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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Piero Pagliani</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Lati nascosti imperiali e subimperiali</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2014 09:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
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		<description><![CDATA[ Proprio quando occorrerebbe aiutare gli USA a deimperializzarsi senza collassi verticali, vanno ovunque al governo i bauscia, i fascisti e altri disastri [Piotr] di Piotr   Il lato nascosto di Bausciolandia Il 40% al PD di Matteo Renzi mi ha abbastanza sorpreso ma non sconcertato. Tuttavia conta anche il sempre più forte calo dell&#8217;affluenza alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <em>Proprio quando occorrerebbe aiutare gli USA a deimperializzarsi senza collassi verticali, vanno ovunque al governo i bauscia, i fascisti e altri disastri</em> [Piotr]</p>
<div></div>
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<div id="News_PhotoLite" style="text-align: right;"><strong>di Piotr</strong></div>
<div style="text-align: center;"> <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/06/NEWS_206002.jpg"><img class="size-medium wp-image-4595" title="NEWS_206002" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/06/NEWS_206002-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></div>
<div><strong>Il lato nascosto di Bausciolandia</strong></div>
<div></div>
<div>Il 40% al PD di <strong>Matteo Renzi</strong> mi ha abbastanza sorpreso ma non sconcertato.</div>
<div>Tuttavia conta anche il sempre più forte calo dell&#8217;affluenza alle urne, così che il 40% del 58,6% fa meno del 24%. Ovviamente è un discorso che vale per tutti.</div>
<div><strong>Il 40% a Renzi è il 18 aprile del PD</strong>. Ma con una differenza rispetto all&#8217;alba della DC. Mentre nel 1948 la Democrazia Cristiana aveva dalla sua il dopoguerra, la ricostruzione e le prime avvisaglie di quello che verrà chiamato il <em>ventennio d&#8217;oro del capitalismo</em>, Renzi ha contro la <strong>resa dei conti di una drammatica crisi sistemica</strong>. Certo, il fiorentino cerca di usare le stesse tecniche propagandistiche ma si capisce da lontano che è un &#8220;<em>bauscia</em>&#8220;. Non è solo una questione di stile personale o di gorgia fiorentina. Chiunque al suo posto, con la sua missione da compiere, non potrebbe essere altro che un <em>bauscia</em>. Diciamo che forse è <strong>il </strong><em><strong>bauscia</strong></em><strong> giusto al monumento giusto</strong>.</div>
<div>Povero Renzi, se la DC dei tempi d&#8217;oro &#8211; composta per nulla da <em>bauscia</em> ma da gente molto seria, democristiana ma seria &#8211; poteva giustamente mostrare al &#8220;popolo sovrano&#8221; mezza pagnotta italiana e mezza pagnotta americana, perché era nell&#8217;ordine degli eventi che l&#8217;altra mezza pagnotta venisse dalla sponda opposta dell&#8217;Atlantico, oggi le cose sono capovolte e Obama ha fatto capire chiaramente che lui ha solo mezza pagnotta e il resto glielo devono dare i suoi alleati, ad esempio tramite il &#8220;<em>Transatlantic Trade and Investment Partnership</em>&#8220;, il famigerato TTIP.</div>
<div>Insomma, il trionfatore fiorentino è abile nella <strong>supercazzola democristiana</strong>, come dice Marco Travaglio, ma secondo me non sarà molto sostenuto dagli eventi. Con l&#8217;appoggio degli Usa e facendo leva sulla scocciatura degli Europei venuta ampiamente a galla con le recenti elezioni, riuscirà a far allentare la politica di austerità imposta dalla Germania (già Monti aveva iniziato a chiederlo, nonostante i luoghi comuni un po&#8217; superficiali di sinistra).</div>
<div>Quindi assisteremo anche a qualche esempio di <strong>supercazzola economica</strong> (come i famosi 80 euro). Qualcuno tirerà momentaneamente il fiato, qualcuno si metterà in mostra col proprio servo encomio e qualcuno si pavoneggerà. Ma avrà il fiato corto. Poi la realtà della crisi sistemica ci ripiomberà addosso come un macigno ingigantito.</div>
<div>Insomma, solo di derivati abbiamo un sacco vuoto grande come il 1000% del PIL mondiale. E ci dicono che occorre riempirlo!</div>
<div>Con tutta la buona volontà, anche se spremessero i lavoratori come limoni e succhiassero tutta la ricchezza privata e pubblica come vampiri, santi numi!, nessuno ha <strong>dieci Terre dieci</strong> per riempire quel sacco. <strong>Occorrerà bruciare i libri contabili</strong>.</div>
<div>La domanda cruciale è allora: Lo si farà <strong>concordemente</strong> in un mondo a quel punto necessariamente <strong>multipolare</strong> (perché si tratta anche di bruciare il Dollaro come moneta imperiale) o lo si farà con devastanti <strong>guerre mondiali</strong> come è successo fin&#8217;ora perché nessuno ha mai voluto rinunciare al proprio dominio?</div>
<div>Se vogliamo essere <strong>realisti</strong>, il problema principale che dovrebbero porsi gli alleati degli Usa non è come leccargli meglio i piedi o fargli meglio una fronda micragnosa, ma come aiutarli, con la collaborazione dei grandi Paesi emergenti, a <strong>deimperializzarsi senza collassi verticali</strong> che scatenerebbero in tutto il mondo terremoti a cui nessuna forza politica e sociale in nessun Paese è preparata e quindi dall&#8217;esito imprevedibile ma prevedibilmente devastante.</div>
<div>Purtroppo i governanti della UE sembrano avvitati in diversi giri viziosi e in balia degli eventi. <strong>Non c&#8217;è nessuno statista di caratura al governo di nessun Paese dell&#8217;Unione</strong> e meno che meno uno statista con una visione internazionale e globale dei problemi. Nemmeno Obama sembra un gran che. Sembra solo aver registrato obtorto collo che gli Usa devono fare i conti con altre forze e con le proprie debolezze, come aveva iniziato a fare Bush Jr. nel suo ultimo anno di presidenza. Temo che se la Clinton dovesse arrivare alla Casa Bianca persino questa impropria &#8220;capacità&#8221; di fare la scelta giusta dopo aver tentato tutte quelle sbagliate verrà meno. Ragion per cui, faccio voti affinché alla Casa Bianca questa sponsor di golpisti parafascisti non ci arrivi mai, con buona pace delle sue <em>fan</em> che giracchiano a sinistra.</div>
<div></div>
<div><strong>Il lato nascosto dell&#8217;Impero.</strong></div>
<div></div>
<div>Ho recentemente ripreso in mano la storia di Lawrence d&#8217;Arabia e del suo periodo. È molto istruttiva.</div>
<div>Probabilmente pochi sanno che Thomas Edward Lawrence era un <strong>archeologo</strong>. Un archeologo al <strong>servizio diretto dell&#8217;Impero Britannico</strong>, analogamente ad altri studiosi di cose del Vicino Oriente, come <strong>Gertrude Bell</strong> (donna dalla vita straordinaria sulla quale <strong>Ridley Scott</strong> sta girando un film con <strong>Angelina Jolie</strong>, ma che sarà probabilmente anticipato da un film di <strong>Werner Herzog</strong> sullo stesso personaggio con protagonista <strong>Naomi Watts</strong>), o come <strong>Harry St. John Philby</strong> esperto di Arabo e di lingue del subcontinente indiano, il cui figlio sarà la famosa spia doppiogiochista <strong>Kim</strong>, o come <strong>David Hogarth</strong>, grande studioso degli Ittiti. Tutte persone di grande cultura, temperamento e ingegno.</div>
<div>C&#8217;è un motivo ovvio per cui l&#8217;Impero chiedeva il loro servizio: potendo viaggiare, in quanto studiosi, senza destare troppi sospetti in aree geostrategicamente delicate, essi fornivano la necessaria copertura ad operazioni di <em>intelligence</em>, o potevano condurle personalmente.</div>
<div>Ma c&#8217;è un motivo più sottile, che va sotto quel concetto di &#8220;<strong>orientalismo</strong>&#8221; straordinariamente descritto dal compianto <strong>Edward Said</strong> nel suo omonimo saggio (Feltrinelli), cioè un complesso articolato e coerente di discipline, che andavano dall&#8217;archeologia, appunto, a nuovi campi di studio come la linguistica comparata e che aveva un compito ben preciso:</div>
<blockquote><p>&#8220;<em>Teorizzare l&#8217;Oriente, dargli forma, identità definizione, col pieno riconoscimento del suo posto nella memoria storica, della sua importanza nella strategia imperiale, del suo &#8220;naturale&#8221; ruolo di appendice dell&#8217;Europa; conferire dignità al sapere acquisito tramite l&#8217;occupazione coloniale, considerandolo un &#8220;contributo alla cultura moderna&#8221;&#8230; . Sentire di poter disporre quasi a piacimento, in quanto europei, della storia, della geografia, del tempo degli orientali; istituire nuovi campi di specializzazione; creare nuove discipline; suddividere, dispiegare, schematizzare, incolonnare, classificare e registrare ogni cosa visibile (e se possibile anche invisibile); da ogni dettaglio osservabile trarre una generalizzazione; da ogni generalizzazione una legge immutabile sulla natura, il temperamento, la mentalità e i tratti costituzionali degli orientali; ma soprattutto tramutare la realtà viva in materia libresca, possedere o credere di possedere la realtà principalmente perché nulla in Oriente sembra potersi opporre efficacemente alla forza dell&#8217;Occidente</em>.&#8221;</p></blockquote>
<div>Come ebbe a dire un alto papavero dell&#8217;amministrazione coloniale britannica, <strong>Lord Curzon</strong>, nel 1914 alla Mansion House, gli studi orientali non erano un &#8220;<em>lusso intellettuale</em>&#8221; bensì &#8220;<em>un grande obbligo imperiale.</em>&#8220;. Quindi la scuola di studi orientali a Londra che egli proponeva era <em> </em>&#8220;<em>parte dell&#8217;indispensabile attrezzatura per il governo dell&#8217;Impero</em>&#8220;. E infatti la scuola fu fondata e divenne la <em>London University School of Oriental and African Studies</em>.</div>
<div></div>
<div>Più muscolare di quello inglese &#8211; che in fondo faceva capo a una piccola nazione e aveva quindi necessità di esercitare più egemonia che repressione &#8211; <strong>l&#8217;imperialismo statunitense ci ha invece innanzitutto abituati a grandi stragi</strong>: dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki ai due milioni di morti in Vietnam, al milione e mezzo di morti in Iraq. Più centinaia di migliaia di morti sparsi qua e là. Negli ultimi venti anni gli Stati Uniti hanno aggredito un Paese dietro l&#8217;altro, tra cui il Sudan, la Serbia, l&#8217;Afghanistan, l&#8217;Iraq, la Libia, la Somalia. <strong>Marines, bombe, missili, budella squarciate, crani fracassati, bambini bruciati vivi, donne violentate, persone torturate, armi proibite</strong>, come quelle usate dagli Usa a <strong>Falluja</strong>, dagli Israeliani a <strong>Gaza</strong> e che ora i nazisti di Kiev stanno utilizzando nelle <strong>zone russofone dell&#8217;Ucraina</strong>.</div>
<div>Non basterebbe una Norimberga per questi crimini. Ma non ci sarà nessuna Norimberga.</div>
<div>Ai giorni nostri non sarebbe pensabile neppure un &#8220;Tribunale Internazionale&#8221; come quello che nel 1966 fu fondato da Bertrand Russell e Jean-Paul Sartre per indagare sui crimini di guerra americani nel Vietnam.</div>
<div>Il motivo è lampante: <strong>la sinistra</strong>, tranne pochissime eccezioni in quella cosiddetta &#8220;estrema&#8221; (ma anche qui, ripeto, le eccezioni sono rare) <strong>è stata completamente metabolizzata dal </strong><em><strong>nuovo orientalismo imperiale</strong></em><strong>,</strong> cioè da quella narrazione condotta all&#8217;unisono da partiti e media, che utilizza concetti surrettizi e pervasi che creano un campo culturale di grande efficacia permettendo al più alcune critiche a particolari &#8220;modalità&#8221; imperiali, ma non alla &#8220;missione imperiale&#8221;, che è data per scontata. Ovviamente ognuno la sconta in base a una o più delle molteplici sfaccettature con cui si presenta (diritti umani, lotta all&#8217;Hitler di turno, persino salvaguardia ecologica; e così via).</div>
<div>L&#8217;orientalismo classico da una parte doveva convincere gli Occidentali a sentirsi in diritto di imperare (se non addirittura in dovere come suggerivano concetti come il famoso &#8220;fardello dell&#8217;uomo bianco&#8221; di <strong>Rudyard Kipling</strong>) e dall&#8217;altra doveva fornire agli Orientali una <strong>immagine di sé</strong> che li facesse in vario modo &#8220;collaborare&#8221; con i loro dominatori.</div>
<div>Al contrario, cosa stupefacente, il neo-orientalismo deve innanzitutto convincere ad appoggiare l&#8217;Impero chi in Occidente dovrebbe invece essere antimperialista. Un vero lavaggio del cervello. Grazie anche alla pervasività dei media moderni il lavoro non si è rivelato poi così complesso: bastava appropriarsi di parole d&#8217;ordine, concetti e termini progressisti e dare in restituzione il senso comune dell&#8217;avversario all&#8217;attacco presentato in confezione e con griffa accettabili. E così, al posto di raffinati cervelli come Gertrude Bell o T. E. Lawrence sono infine bastati venditori di fumo e intellettualotti imbonitori da quattro soldi.</div>
<div><em>Mission accomplished</em>!</div>
<div>Oggi un Bertrand Russell o un Jean-Paul Sartre che volessero istituire un &#8220;Tribunale internazionale contro i crimini di guerra&#8221; sarebbero visti come dei provocatori. Innanzitutto dai &#8220;progressisti&#8221;, termine al quale io difficilmente riesco ancora ad associare qualche valore positivo.</div>
<div>Nel giro di un decennio le centinaia di migliaia, i milioni di persone, che protestavano contro le guerre di Bush Jr. sono state spazzate via. Ma non con la forza. <strong>Sono state spazzate via dalla propria testa</strong>.</div>
<div>La crisi avanza, il sistema unipolare centrato sugli Usa cede, ma &#8211; cosa per certi versi paradossale &#8211; la capacità dell&#8217;apparato culturale imperiale di essere egemonico miete un successo dopo l&#8217;altro.</div>
<div>&#8220;<strong>Egemonia</strong>&#8220;. Famoso concetto gramsciano. Eccola all&#8217;opera. Da anni insisto nel dire che una delle più efficaci armi statunitensi è quella culturale. Sarebbe tutta da studiare la storia di questo nuovo pervasivo &#8220;orientalismo&#8221;, il clima culturale che riesce a creare (di cui fanno parte integrante e sono testimonianze le ridicole pubblicità in lingua inglese o la sostituzione di termini dell&#8217;Italiano con calchi su quell&#8217;idioma, come l&#8217;idiota &#8220;supportare&#8221; al posto di &#8220;sostenere&#8221; o l&#8217;ancor più idiota &#8220;competitor&#8221; invece di &#8220;concorrente&#8221;) e la sua capacità di espansione che &#8211; cosa stupefacente &#8211; è direttamente proporzionale all&#8217;ampiezza delle dimostrazioni che questo apparato imperiale procura progressivamente più danni che vantaggi.</div>
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<div><strong>Il lato nascosto dei guerrafondai</strong></div>
<div></div>
<div>Le polemiche sul Movimento 5 Stelle sono parte di questo clima. Io, personalmente, non mi scandalizzo della <strong>scelta del M5S di fare gruppo con l&#8217;UKIP</strong>.</div>
<div>Certo, avrei preferito che facesse gruppo con la sinistra antimperialista e libertaria. Il problema è che <strong>la sinistra antimperialista e libertaria non c&#8217;è</strong>. Un delimitato ma preciso problema. Se ci fosse stata l&#8217;avrei votata al posto del M5S. Il gatto si mangia la coda. Il M5S è lontano dalla mia concezione di &#8220;sinistra antimperialista libertaria&#8221;, ma lo è di più la sinistra che si presenta alle elezioni. Quindi approssimazione per approssimazione, preferisco chi si approssima di più secondo quello che ritengo un ordine concreto di priorità e non secondo il nominalismo di sigle, bandiere, simboli e altri codici ideologici di riconoscimento. E <strong>in cima alle priorità io vedo l&#8217;antimperialismo</strong>, che vuol dire innanzitutto una cosa semplice: <strong>ricerca e difesa della pace,</strong> <strong>contrasto a guerre e massacri</strong> e in secondo luogo possibilità di non farsi devastare da questa crisi sistemica (di questa possibilità, remota, l&#8217;antimperialismo è una condizione indispensabile).</div>
<div>Ecco perché, ad esempio, Curzio Maltese è il prototipo del motivo per cui non ho votato la Lista Tsipras. Maltese dice che dopo l&#8217;incontro con Farage nessuno a sinistra vuole più dialogare con Grillo. Maltese vuole infatti dialogare col PD. Poi succede che ci siano persino prove di dialogo sulle regole elettorali fra M5S e PD, con buona pace di tutti.</div>
<div>Ma ammesso che l&#8217;UKIP sia xenofobo, con che termine qualificare un partito, <strong>il PD, la cui gestione dell&#8217;immigrazione ha indotto decine di immigrati tenuti in campi di concentramento a cucirsi per protesta la bocca con ago e filo</strong>? Trovate voi il termine adatto.</div>
<div>E magari qualcuno di voi saprà anche rispondere a questa domanda: se l&#8217;UKIP è così xenofobo, come mai ha chiesto e ottenuto l&#8217;espulsione di Borghezio, dopo i suoi insulti alla Kyenge, dal gruppo parlamentare europeo EFD &#8220;<em>per le ripugnanti dichiarazioni rilasciate</em>&#8221; e dare così &#8220;<em>un segnale inequivocabile che i commenti di stampo razzista sono inaccettabili.</em>&#8221; (Farage)? Come mai si continuano a citare le dichiarazioni razziste di suoi esponenti che per tali dichiarazioni sono stati espulsi?</div>
<div>Se tanto mi dà tanto, ecco una piccola parziale antologia piddina:</div>
<div></div>
<div><strong>- </strong><strong>Caterina Marini</strong>, ex portavoce del segretario della federazione pratese del Pd, renziana di ferro:</div>
<blockquote><p>&#8220;<em>Extracomunitari ladri stronzi dovete morire subito</em>&#8221; (giugno 2013).</p></blockquote>
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<div>- Giovanni Picaro, candidato sindaco PD di Biccari (Puglie):</div>
<blockquote><p>&#8220;<em>I bambini Mao-Mao</em>&#8220;.</p></blockquote>
<div>Bella espressione usata per contrastare l&#8217;assegnazione di un alloggio popolare agli extracomunitari. (aprile 2014).</div>
<div></div>
<div>- Paola Binetti, senatrice PD:</div>
<blockquote><p>&#8220;<em>Queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia</em>&#8220;. E per ribadire il concetto: &#8220;<em>Fino agli Anni Ottanta nei principali testi scientifici mondiali l&#8217;omosessualità era classificata come patologia, poi la lobby degli omosessuali è riuscita a farla cancellare. Ma le evidenze cliniche dimostrano il contrario</em>&#8220;.</p></blockquote>
<div></div>
<div>E non mi consta che nessuno dei tre sia stato espulso. La Binetti se ne andò nel 2010, ma nessuno la volle mai cacciare. Ma andiamo avanti.</div>
<div>Il M5S aveva due alternative: relegarsi all&#8217;assoluta irrilevanza per via dei regolamenti del Parlamento europeo, o far parte di un gruppo internazionale.</div>
<div>La soluzione suggerita dai soliti benpensanti di sinistra era quella di formare gruppo con i &#8220;Verdi&#8221;.</div>
<div>Per carità di Dio! Fare gruppo con personaggi come <strong>Daniel Cohn-Bendit</strong>, e i suoi pari, i più ligi servitori dell&#8217;Impero, <strong>coloro che hanno appoggiato tutte le aggressioni imperiali</strong>, talmente lacchè che facevano ringraziare il Cielo perché c&#8217;era la Merkel al governo e non loro? Gente come Cohn-Bendit che &#8220;capiva le ragioni&#8221; del governo turco contro i militanti di sinistra che assieme alle loro mogli o compagne morivano per lo sciopero della fame che conducevano per protesta contro le condizioni carcerarie?</div>
<div>Ma di che cosa stiamo parlando? Di &#8220;diritti umani&#8221;? Di &#8220;guerra&#8221; e di &#8220;pace&#8221;? Di che cosa stiamo parlando? Io parlo di persone con le budella fuori, di uomini e donne ridotti a scheletri per rivendicare la propria dignità, di centinaia di migliaia di madri di bambini morti per missili, embarghi disumani e infine scannati da tagliagole fondamentalisti sguinzagliati dall&#8217;Impero e dai suoi tirapiedi per <strong>i dannati soldi e il dannato potere</strong>.</div>
<div>Di che cosa stiamo parlando? Ditemelo voi!</div>
<div>Ma sì. Dialoghiamo con il PD come vuole Curzio Maltese. Almeno <strong>l&#8217;UKIP si è dichiarato risolutamente contrario ad ogni guerra imperiale</strong>. Il PD puzza di cadaveri lasciati marcire nel deserto, di piaghe da embargo, di brandelli di carne sparsi per centinaia di metri dai missili. Dialoghiamo col Partito che ha bombardato Belgrado, che ha sostenuto le missioni subimperiali in Afghanistan e Iraq, che ha osannato &#8211; con Napolitano in testa &#8211; i bombardamenti sulla Libia, il PD dei leader che si facevano fotografare allegri con fondamentalisti poi beccati dal <em>New York Times</em> ad assassinare persone in Siria. Il PD che amplia la base di Vicenza, che vuole il MUOS in Sicilia, crimine contro i Siciliani per perpetrare crimini contro il Mondo. Infine col PD che regala i soldi alle banche, che sostiene (ops! &#8220;supporta&#8221;) il gioco d&#8217;azzardo in mano alle mafie, che regala i soldi ai camorristi che inquinano il territorio, che tiene secretate per anni e anni confessioni di pentiti d&#8217;importanza letteralmente vitale per la salute di milioni di concittadini.</div>
<div><strong>Dialoghiamo, va bene. Ma che gli diciamo</strong>?</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Il lato nascosto del M5S</strong></div>
<div></div>
<div><strong>Il Parlamento europeo non conta nulla</strong>, non decide nulla, non ha voce in capitolo su nulla. Per ammissione stessa dei lobbisti ufficialmente registrati a Bruxelles, riceve meno informazioni dalla Commissione Europea di quante ne ricevano le lobby stesse. Le pochissime cose che una forza politica a Bruxelles può fare sono condizionate dall&#8217;appartenenza ad un gruppo transnazionale.</div>
<div>L&#8217;apparentamento con l&#8217;UKIP permetterà di condurre, per quanto consentito, <strong>battaglie neutraliste</strong> comuni (ripeto; condizione fondamentale ad ogni discorso di tipo politico ed economico) e battaglie <strong>antioligarchiche</strong>. Quando non sarà così, metterà a nudo le differenze tra UKIP e M5S e servirà quindi a questo movimento per assestare la sua identità che si sposta sempre più decisamente a sinistra, ma come la si intendeva una volta: antimperialista, pacifista, nemica delle oligarchie politiche, economiche e finanziarie.</div>
<div>E&#8217; un dato di fatto che questo vituperato M5S è l&#8217;unica forza politica italiana che stia difendendo conseguentemente la nostra Costituzione nata dalla Resistenza.</div>
<div><strong>Al di fuori ci sono solo chiacchiere e finanziarizzazione</strong>, chiacchiere e smantellamento dei principi costituzionali, chiacchiere e liberismo, chiacchiere e imperialismo col suo puzzo di carne bruciata, coi suoi fascisti laici e islamici lanciati all&#8217;attacco di ogni singolo Paese che non rientra nei ranghi.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Il lato nascosto della crisi ucraina</strong></div>
<div></div>
<div><strong>Il neo-Orientalismo imperiale ha fatto un buon lavoro</strong> e tuttora lo sta facendo. In Ucraina il governo neonazista di Kiev voluto, foraggiato e sostenuto dagli Usa e malvolentieri dalla UE sta compiendo nefandezze di ogni genere.</div>
<div>Cose tenute debitamente nascoste dai nostri grandi media.</div>
<div>È una drammatica nota finale necessaria perché nei prossimi giorni uscirà in Italia un documentario intitolato &#8220;<em>Femen</em>&#8221; in cui le note &#8220;paladine della libertà&#8221; ucraine si autoincensano.</div>
<div>Come è stato ampiamente documentato, le <em>Femen</em> sono collegate al partito neonazista &#8220;<em>Svoboda</em>&#8221; (il cui manuale ideologico si intitola &#8220;Nazionalsocialismo&#8221;) e all&#8217;ancor più disgustoso &#8220;<em>Pravy Sector</em>&#8220;, il famigerato Settore Destro autore tra l&#8217;altro proprio del massacro di Odessa.</div>
<div>Boicottare questa iniziativa è quindi, come si diceva una volta, dovere di ogni sincero democratico.</div>
<div></div>
<div><a href="http://megachip.globalist.it">megachip.globalist.it</a></div>
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		<title>Sette osservazioni sulla crisi ucraina</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2014 09:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La reazione russa era obbligata. Apre scenari da brivido, ma segue ferreamente e coerentemente la logica della III guerra mondiale in cui il mondo è immerso. [Piero Pagliani] &#160; &#160; di Piero Pagliani. &#160; Prima osservazione. La crisi in corso in Ucraina è l&#8217;ennesima riprova che le crisi sistemiche portano inesorabilmente a guerre mondiali. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/03/putin-obama-poker.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4308" title="putin-obama-poker" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/03/putin-obama-poker-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a></h1>
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<h1><span style="color: #ff0000;"><strong>La reazione russa era obbligata. Apre scenari da brivido, ma segue ferreamente e coerentemente la logica della III guerra mondiale in cui il mondo è immerso.</strong></span><em> [Piero Pagliani]</em></h1>
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<div style="line-height: 50%; margin-bottom: 0cm;"></div>
<div style="line-height: 50%; margin-bottom: 0cm;"><strong>di Piero Pagliani</strong>.</div>
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<p><strong><em>Prima osservazione</em>.</strong> La crisi in corso in Ucraina è l&#8217;ennesima riprova che <strong>le crisi sistemiche portano inesorabilmente a guerre mondiali</strong>. Per favore, basta stupirci delle guerre. La crisi sistemica del Seicento fu risolta dalle guerre anglo-olandesi che durarono più di vent&#8217;anni. La crisi sistemica scorsa fu risolta da una guerra mondiale di trent&#8217;anni che iniziò nel 1914 e terminò solo nel 1945. La <strong>guerra mondiale scatenata dall&#8217;odierna crisi sistemica</strong> è iniziata ufficialmente l&#8217;11 settembre del 2001, cioè tredici anni fa e oggi rischia di entrare in una fase nuova e più devastante.</p>
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<div style="line-height: 50%; margin-bottom: 0cm;"></div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;"><strong> <em>Seconda osservazione</em>.</strong> L&#8217;odierna crisi sistemica, si è conclamata ufficialmente il 15 agosto del 1971 quando Nixon dichiarando che il Dollaro non era più convertibile in oro, dichiarò implicitamente che <strong>la moneta imperiale era garantita esclusivamente dalla potenza</strong> politica, militare, diplomatica, culturale e solo infine economica degli Stati Uniti. Gli stessi motivi per cui quella moneta aveva corso mondiale obbligatorio. Basta, per favore, ripetere che la crisi attuale è iniziata con lo scoppio della bolla dei <em>subprime</em> o, al più, con quella della &#8220;<em>New Economy</em>&#8220;. Sono due episodi della crisi sistemica principale.</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;"><strong> <em>Terza osservazione</em>.</strong> La crisi ucraina sembra confermare l&#8217;ipotesi che ho avanzato in &#8220;<a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=73540" target="_blank"><em>Al cuore della Terra e ritorno</em></a>&#8220;: <strong>siamo entrati in una fase di deglobalizzazione</strong>, ovvero di suddivisione del sistema-mondo in compartimenti geo-economici separati e potenzialmente contrapposti. Un&#8217;altra conferma è il <a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=90441&amp;typeb=0&amp;La-Nato-economica--un-attacco-alla-democrazia" target="_blank"><em>Transatlantic</em> <em>Trade and Investment Partnership</em></a> (Ttip), cioè la cosiddetta &#8220;Nato economica&#8221;, in corso di negoziazione. Di conseguenza la finanziarizzazione come l&#8217;abbiamo sperimentata a partire dal <em>Volcker shock</em> del 1979 e poi diventata virulenta negli ultimi venti anni, subirà una radicale trasformazione, dato che era sostenuta dalla globalizzazione. In relazione a questa accezione del concetto di &#8220;finanziarizzazione&#8221;, dobbiamo aspettarci una <strong>fase di definanziarizzazione</strong> che accompagnerà, anche se non in modo meccanico, quella di deglobalizzazione. Questa definanziarizzazione richiede di scambiare il più possibile valori finanziari con valori reali. Il che, in parole povere, vuol dire cercare di riempire un enorme sacco vuoto con ricchezza reale, cosa che non può non portare a disastri e scompensi per innanzitutto richiede un aumento del saggio di profitto (da cui le &#8220;riforme del lavoro&#8221;) e l&#8217;assalto all&#8217;arma bianca del dominio pubblico. Come placebo per l&#8217;ormai irrecuperabile &#8220;piena occupazione&#8221;, al fine del necessario controllo sociale verrà probabilmente introdotto un &#8220;reddito di sussistenza&#8221;, operando così una <strong>ghettizzazione istituzionalizzata</strong> di parti sempre più ampie delle crescenti &#8220;classi subalterne&#8221;, per più di una generazione. Uno scenario sociale, culturale e antropologico agghiacciante.</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;"><strong> <em>Quarta osservazione</em>.</strong> Con la crisi ucraina gli Stati Uniti e la Nato sono ritornati <strong>ai vecchi amori della Guerra Fredda: le forze politiche fasciste</strong>. L&#8217;accoglienza di Kerry al nazista Oleh Tjahnybok, leader di <em>Svoboda</em>, ne è l&#8217;emblema. Nel 2009 era stata la volta dell&#8217;<strong>Honduras</strong> a subire un golpe <em>old</em><em>fashion</em> orchestrato dall&#8217;<em>entourage</em> della famiglia Clinton ed eseguito da gorilla fascistoidi addestrati nella &#8220;Scuola delle Americhe&#8221;. In Medio Oriente ormai non si nasconde più l&#8217;utilizzo imperiale di manovalanza fondamentalista antidemocratica. Ad ogni modo<strong>, in Europa era dai tempi del colpo di stato dei colonnelli in Grecia che non si assisteva più a un uso aperto di personale fascista in Europa</strong> (utilizzo coperto c&#8217;è stato invece ad esempio durante le guerre che hanno distrutto la Jugoslavia. Anzi, possiamo considerare le guerre nei Balcani un punto di snodo, in cui forse per la prima volta <strong>cooperarono</strong> <strong>con le forze imperiali sia fascisti sia </strong><em><strong>jihadisti</strong></em>. La differenza è che oggi, per l&#8217;appunto, <span style="text-decoration: underline;">il loro utilizzo è palese, aperto, quasi rivendicato</span>.</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;"><strong> <em>Quinta osservazione</em>.</strong> Il ricorso da parte imperiale di forze che formalmente sono direttamente contrastanti coi valori professati dall&#8217;Impero, è un probabile sintomo dell&#8217;<strong>indebolimento delle sue capacità egemoniche</strong>, cioè delle sue capacità a far condividere come universali i propri interessi particolari. Da tempo, infatti, il &#8220;modello&#8221; occidentale ha dimostrato di non essere in grado di essere universalmente applicato e di creare più problemi di quanti ne riesca a risolvere, sia in termini di sviluppo, sia in termini di stabilità sociale e internazionale.</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;"><strong> <em>Sesta osservazione</em>.</strong> Il <strong>colpo di stato in Ucraina</strong> (ché tale è stato, indipendentemente dal fatto che il regolarmente eletto presidente Janukovi<span style="font-family: Times New Roman, serif;">č</span> fosse corrotto e incapace), eseguito come avevo previsto assieme ad altri osservatori, pochi purtroppo, durante lo svolgimento dei giochi olimpici di So<span style="font-family: Times New Roman, serif;">č</span>i, è avvenuto grazie a finanziamenti statunitensi e tedeschi (non solo accertati, ma addirittura dichiarati), è stato politicamente sostenuto, a volte persino in loco, da pezzi grossi della politica e della diplomazia Atlantica (Kerry, McCain, Ashton) e infine è stato attuato utilizzando reparti paramilitari fascisti a volte addestrati direttamente in basi Nato. In poche parole, è stato un assalto atlantico alle frontiere occidentali della Russia, con ciò stracciando in una volta i Trattati di Parigi ed Helsinki su cui si basava la sicurezza collettiva europea dopo la fine dell&#8217;Urss.</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;">E&#8217; stata quindi una <strong>mossa pericolosissima</strong>, cosa che testimonia delle gravi difficoltà che l&#8217;Occidente sta sperimentando a causa della crisi sistemica.</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;"><strong> <em>Settima osservazione</em>.</strong> <strong>La reazione della Russia era obbligata</strong>. Ciò non vuol dire che non apra <strong>scenari da brivido</strong>, ma solo che segue ferreamente e coerentemente la logica della <strong>terza guerra mondiale</strong> in cui siamo immersi. L&#8217;avventurismo occidentale, che è testimone di una preoccupante dose di <strong>arrogante disperazione</strong>, sta nel fatto che si è compiuta la mossa ucraina pur sapendo che al 90% Mosca avrebbe reagito in modo brutale e deciso. Do per scontato che le dinamiche concitate di questo scorcio di crisi sistemica possano indurre anche <strong>mosse particolarmente pericolose e imbecilli</strong>. Ma qui mi sembra che siamo di fronte a una inquietante amnesia storica. Non ci si ricorda più che la Russia (e spero che si capisca perché non dico &#8220;Unione Sovietica&#8221; in questo contesto) al costo di centinaia di migliaia di morti sgominò la VI armata del generaleFriedrich Paulus a Stalingrado, invertendo le sorti della II Guerra Mondiale? Non ci si ricorda più che la Russia <strong>al prezzo di venti milioni di morti</strong> ricacciò i nazisti fino a issare la bandiera rossa sul <em>Reichstag</em>? Si pensa che quelle cose siano successe perché c&#8217;era Stalin al Cremlino? Sbagliato. Stalin ebbe bisogno di evocare non una resistenza comunista, bensì la <strong>Grande Guerra Patriottica</strong> benedetta dai <em>pope</em>.Una guerra le cui radici affondavano totalmente nella tradizione russa, dove i Tedeschi erano i Cavalieri Teutoni e l&#8217;Armata Rossa gli stormi di contadini-soldati guidati dal <strong>principe Aleksandr Nevskij</strong>.<br />
Non dice niente il fatto che Putin abbia avuto per la Crimea anche l&#8217;appoggio delle opposizioni?<br />
Cosa credete che pensino i Russi quando vedono i nazisti della Galizia prendere in ostaggio le piazze ucraine? Non si chiamava <strong>&#8220;</strong><em><strong>Galizien</strong></em><strong>&#8220;</strong> la <strong>prima unità non tedesca di SS</strong>?</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;">Se i decisori occidentali non hanno più voglia di leggersi la Storia si vadano almeno a vedere il film di Eisenstein e <span style="color: navy;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=vKZPgGbUuX0">quando i Cavalieri Teutoni caricano i Russi sul lago Peipus gelato</a></span></span></span> si facciano venire anche loro un po&#8217; di sano, istruttivo e saggio gelo alla fronte vedendo come è andata a finire:</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/03/image001.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4302" title="image001" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/03/image001.gif" alt="" width="254" height="191" /></a><em>Morale</em>. <strong>C&#8217;è necessità di</strong> <strong>Pace</strong>. C&#8217;è un&#8217;enorme necessità di Pace. C&#8217;è un&#8217;urgentissima necessità di Pace. Per il nostro Paese c&#8217;è bisogno di una politica di <strong>neutralità</strong>. Innanzitutto dovrebbe ritornare a svolgere quel <strong>ruolo di mediazione </strong>che lo ha contraddistinto a partire dalla fine della II Guerra Mondiale almeno fino all&#8217;inizio degli anni Novanta. Già questo sarebbe un notevole passo avanti. Alternativamente, il nostro Paese potrebbe essere tirato dentro una guerra devastante in men che non si dica, senza che nemmeno se ne accorga. C&#8217;è bisogno che si rilanci un movimento di pacifismo attivo. C&#8217;è bisogno di capire che <strong>guerra e crisi sono due facce della stessa medaglia</strong>. C&#8217;è bisogno di un rilancio dell&#8217;idea stessa di &#8220;democrazia&#8221;. All&#8217;inizio della crisi, tra gli anni Sessanta e Settanta c&#8217;era coscienza di ciò. Oggi che questa coscienza è ancora più necessaria di allora siamo invece paralizzati in uno stato catatonico sia delle capacità di analisi e comprensione, sia di quelle di mobilitazione politica. Non abbiamo più la capacità di elaborare un&#8217;idea indipendente, che guardi al di là del nostro naso. Al massimo siamo al carro dei problemi suscitati dall&#8217;avversario e riusciamo &#8211; spesso malamente &#8211; solo a ragionare su quelli. Eppure siamo di fronte a un <strong>cambio di civiltà</strong>. Forse a un cambio dell&#8217;idea stessa di civiltà. Dovremmo con tutte le nostre forze evitare che ciò si trasformi in una catastrofe, perché <strong>la catastrofe non è assolutamente ineluttabile</strong> (la storia del mondo è piena di cambiamenti di civiltà),<strong> ma evitarla dipende da noi</strong>. Eppure non riusciamo a far niente e <strong>la catastrofe la rischiamo in continuazione</strong>.</div>
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<div style="margin-bottom: 0cm;"><em>http://megachip.globalist.it</em></div>
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]]></content:encoded>
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		<title>Sceneggiature e sceneggiate</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 14:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Fascisti Ucraini]]></category>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Soci]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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		<description><![CDATA[ Tra la sceneggiatura del golpe in Ucraina e la sceneggiata di Vladimir Luxuria a Soci, assistiamo al marketing del nuovo imperialismo. Bugie, martellamenti e amnesie. di Piotr. Sceneggiatura. L&#8217;Ucraina 1. Quando nel mio post di un mese fa ho scritto che prevedevo che l&#8217;Ucraina stesse per diventare la Siria europea, la profezia era purtroppo molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/NEWS_188400.jpg"><img class="size-medium wp-image-4251 alignright" title="NEWS_188400" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/NEWS_188400-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a> </strong><strong>Tra la sceneggiatura del golpe in Ucraina e la sceneggiata di Vladimir Luxuria a Soci, assistiamo al marketing del nuovo imperialismo. Bugie, martellamenti e amnesie.</strong></p>
<div style="text-align: left;" align="right"><strong>di Piotr</strong>.</div>
<div></div>
<div><em><strong>Sceneggiatura. L&#8217;Ucraina</strong></em></div>
<div align="JUSTIFY">1. Quando nel mio post di un mese fa ho scritto che prevedevo che l&#8217;<strong>Ucraina</strong> stesse per diventare la <strong>Siria</strong> europea, la profezia era purtroppo molto facile.</div>
<div align="JUSTIFY">Tutto si è ripetuto da copione. Mi viene in mente la barzelletta del carabiniere che va due volte a vedere Ben Hur perché pensa che possa cambiare il risultato della corsa delle bighe.</div>
<div align="JUSTIFY">No. <strong>Il risultato è lo stesso</strong> ovunque Cia, Nato e suoi uffici specializzati in &#8220;rivoluzioni colorate&#8221;, con contorno di Ong e di media e intellettuali progressisti (che sono diventati i <strong>nemici giurati di ogni ipotesi di emancipazione umana</strong>, comunque la si declini, vuoi con Marx, vuoi con Gesù o vuoi soltanto per puro amore di noi stessi, dei nostri figli e dell&#8217;Umanità e della Natura).</div>
<div align="JUSTIFY">Il risultato è lo stesso perché <strong>il copione è esattamente lo stesso</strong>. Persino la pretesa &#8220;morte in diretta&#8221; dell&#8217;infermiera. Quando l&#8217;ho vista mi è subito venuta in mente la &#8220;morte in diretta&#8221; di Neda Soltan a Teheran. Ve la ricordate? Fece piangere indignato tutto <strong>il cortile della distopia ginocratica di sinistra</strong>, con a capo Lidia Menapace, più propriamente detta Menaguerra da quando votò a favore delle nostre missioni sub-imperiali a fianco degli Usa con motivazioni pseudo-poetico-intellettuali da presa per il culo.</div>
<div align="JUSTIFY">Tutta la sinistra, da quella <strong>rossobruna</strong> al Parlamento (spiegherò in un altro post perché &#8220;rossobruna&#8221;) a quella <strong>confusionaria e disorientata</strong> fuori dal Palazzo, trainata dalle ginocrati si mise allora a piangere una sedicenne, ma anche ventunenne, ma anche ventiseienne, che aveva un volto ma anche un altro, che aveva un papà che la prese tra la braccia morente ma che invece era anche il suo insegnante di musica, che aveva un fidanzato che dichiarò come Neda fosse determinatissima ad andare a quella manifestazione, ma anche il suddetto insegnante di musica che dichiarò invece che erano rimasti imbottigliati in auto per caso in quella manifestazione, che era musulmana ma anche cristiana, che fu seppellita ma anche fatta sparire dal &#8220;regime&#8221;. E soprattutto, che <strong>era morta ma anche viva</strong>, perché resuscitò in buona salute in Germania.</div>
<div align="JUSTIFY">Ragazzi! Che superbo <em>ma-anchismo.</em> Nemmeno Veltroni.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">2. Insomma, <em>amica veritas, sed magis amicum imperium</em>.</div>
<div align="JUSTIFY">La nostra infermiera ucraina ci ha messo un solo giorno a resuscitare, ma in quel breve lasso di tempo si sono riscatenate le lacrime dirittumaniste ma di fatto imperiali di tutti, <strong>di tutta la destra come di tutta la sinistra</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY">Dato che il copione era noto, le lacrime erano state preparate da tempo, pronte per essere distribuite ai buonisti moderati e a quelli estremisti. Preparate assieme ai titoloni.</div>
<div align="JUSTIFY">&#8220;<em>Kiev brucia, guerra civile</em>!&#8221; titolava Venerdì scorso <em>La Repubblica</em>. E faceva fatica a nascondere la soddisfazione. Da quanto tempo infatti i suoi <em>stakeholders</em> Nato e Cia stavano preparando questo risultato!</div>
<div align="JUSTIFY">Pensate che non sia così? Ma dai! Abbiamo visto il bacio in bocca tra John Kerry e Oleh Tiahnybok, <em>Führer</em> dei nazisti che hanno tenuto in ostaggio le piazze ucraine. E non finisce lì. Da quelle piazze è trapelata da tempo la notizia del <strong>soldo</strong> dei &#8220;manifestanti democratici&#8221;: 100 <em>grivnia</em> (8 euro) per le persone normali, 300 <em>grivnia</em> (25 euro) per gli studenti. Ed è stato anche spifferato che il più munifico &#8220;datore di lavoro&#8221; nelle piazze insanguinate di Kiev è il <em>Konrad Adenauer Stiftung</em>, legato alla CDU della Merkel (l&#8217;Unica in Europa che ci guadagnerebbe qualcosa).</div>
<div align="JUSTIFY">Tanto è vero che l&#8217;<em>Assistant Secretary of State</em>, Victoria Nuland (quella del famoso «<em>In culo l&#8217;Unione Europea</em>»), si è sentita sollevata e ha deciso di fare <em>outing</em> dichiarando lo scorso dicembre al <em>National Press Club</em> che gli Usa avevano «<em>investito</em>» <strong>5 milioni di dollari</strong> per organizzare un &#8220;<em>network</em>&#8221; finalizzato a «<em>raggiungere gli </em><em><strong>obiettivi statunitensi in Ucraina</strong></em><strong>»</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY">A parte il fatto che se questa signora, che la <strong>sinistra statunitense</strong> (ma non la nostra!) definisce &#8220;<em>a rabid warmonger</em>&#8220;, cioè una <strong>guerrafondaia affetta da rabbia</strong>, ammette cinque milioni, allora evidentemente devono essere stati almeno cinquanta, a parte ciò chiediamoci da cosa è fatto il suddetto &#8220;<em>network</em>&#8220;? Ma lo sappiamo benissimo: dalla <strong>rete di partiti e partitini neonazisti di cui è affetta l&#8217;Ucraina</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY">Eccoli qua sotto, i nostri vecchi amici, nelle loro migliori estrinsecazioni democratiche di piazza (ricorda qualcosa?).</div>
<p><img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NewsExtra_188392.jpg" alt="" width="263" height="174" /> <img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NewsExtra_188393.jpg" alt="" width="400" height="267" /><br />
Ed eccoli eseguire gli <strong>ordini finali</strong>: <img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NewsExtra_188394.jpg" alt="" width="500" height="344" /><br />
Sapete, no, a cosa servono i fucili di precisione (che la polizia ucraina non ha in dotazione nelle piazze)? Servono a fare cecchinaggio, quello stesso cecchinaggio sulla folla che poi metodicamente verrà incolpato al governo in carica.</p>
<div align="JUSTIFY">Questo fa parte integrante del copione.</div>
<div align="JUSTIFY">Non ci credete ancora? L&#8217;Occidente non fa di queste cose? Noi non organizziamo i massacri? <strong>Occidente brava gente? </strong>State allora a sentire, perché è istruttivo.</div>
<div align="JUSTIFY">Audrius Butkiavicius era a capo della sicurezza della capitale lituana quando il 13 gennaio 1991 qualcuno sparò sulle migliaia di manifestanti che si erano radunati attorno alla torre della televisione di Vilnius, uccidendo 14 persone.</div>
<div align="JUSTIFY">In seguito questo losco figuro è diventato ministro della difesa (integrata nella Nato). Nel 2000 rilasciò un&#8217;intervista alla giornalista Natalia Lopatinskaja del giornale lituano in lingua russa <em>Obzor</em>:</div>
<blockquote>
<div align="JUSTIFY">Domanda: <em>Fu lei a pianificare i morti di quel gennaio?</em></div>
<div align="JUSTIFY">Risposta: <em>Sì&#8230; io non posso certo giustificarmi di fronte ai parenti delle vittime, ma davanti alla storia posso farlo. Voglio aggiungere: quelle vittime inflissero un colpo decisivo alle due principali colonne del potere sovietico, l&#8217;esercito e il KGB. Lo dico apertamente, sì io ho organizzato tutto ciò. Avevo lavorato per lungo tempo nell&#8217;Istituto Einstein, con il professor Gene Sharp, che si occupava di quella che allora si chiamava difesa civile. Cioè di guerra psicologica. Sì, io pianificai come mettere l&#8217;esercito sovietico in una posizione psicologica tale che ogni ufficiale avrebbe dovuto vergognarsi di farne parte.</em></div>
</blockquote>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">Quelle erano le &#8220;Primavere baltiche&#8221; a cui il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, non a caso paragonò in seguito le &#8220;Primavere arabe&#8221;: «<em>Quando guardo all&#8217;Europa centrale e orientale, sono estremamente ottimista riguardo il futuro che possiamo raggiungere in Nord Africa</em>».</div>
<div align="JUSTIFY">Purtroppo alla sinistra non basta nemmeno farle i disegnini. Tutta presa dai suoi <strong>piagnucolosi miti</strong> e dalle sue <strong>nostalgie per il bel tempo andato</strong>, quando c&#8217;erano i buoni e i cattivi, gli indiani e i cow-boy, finisce per scodinzolare di fronte anche alle <strong>più sputtanate azioni imperiali</strong>. Basta, per l&#8217;appunto, che gli si dica &#8220;<em>i buoni stanno lì e i cattivi là</em>&#8220;. Poi il suo bisogno irrazionale di credere in qualcosa fa il resto (e a volte ha persino la spudoratezza di definirsi marxista).</div>
<div align="JUSTIFY">In <strong>Venezuela</strong> si ritenta oggi per l&#8217;ennesima volta il medesimo copione. Per ora siamo all&#8217;inizio. Ma facile facile, tra poco arriveranno i cecchini. Lo dice la sceneggiatura. Dovete guardare <strong>assolutamente</strong> questo video, perché la sceneggiatura è tutta lì e vale per il Venezuela, l&#8217;Ucraina, la Siria, la Libia, l&#8217;Iran e per tutti i Paesi nel mirino dell&#8217;impero; anche per noi se occorresse (immaginatevi le parti):</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/foto-llaguno11a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4247" title="foto-llaguno11a" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/foto-llaguno11a-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZB3Zzm7bEkQ">Puente Llaguno &#8211; Claves de una masacre ITA </a></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZB3Zzm7bEkQ">In</a> Ucraina adesso si parla di accordo, di governo di unità nazionale. Staremo a vedere, perché una cosa a me sembra chiara: la Nato non mollerà finché l&#8217;Ucraina non sarà balcanizzata e la Russia vi si opporrà con tutte le forze.</div>
<div align="JUSTIFY">Auguri agli Ucraini e auguri a noi.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><em><strong>Sceneggiata. La mercificazione imperiale del corpo</strong></em></div>
<div align="JUSTIFY">1. Ho avuto già modo di dire che la <strong>mercificazione del corpo a scopi di conquista imperiale</strong>, l&#8217;esibizione ad esempio dei corpi nudi delle donne come strumento di marketing della superiore civiltà occidental-imperialista, per me è una delle più laide forme di pornografia.</div>
<div align="JUSTIFY">Le <em>Femen</em> sono parte di queste agenzie di marketing, così come le <em>Pussy Riot</em> in Russia.</div>
<div align="JUSTIFY">All&#8217;allegra brigata non poteva non aggiungersi <strong>Vladimir Luxuria</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY">Le ultime notizie note sull&#8217;attività politica di questa signora è che strizzava l&#8217;occhiolino al Cavaliere dopo un temporaneo passaggio al servizio del saltimbanco mediatico Bertinotti.</div>
<div align="JUSTIFY">Ora, come ben si sa, Vladimir Luxuria è stata fermata per un paio d&#8217;ore dalla polizia a Soci. Le agenzie dicono a causa di bandiere e cartelli pro omosessualità. Eccola qui sotto, &#8220;maltrattata&#8221; dagli agenti russi in borghese.</div>
<div align="JUSTIFY">Bene. Parliamoci chiaro, il signor Wladimiro Guadagno non è al soldo di Obama. Aveva solo la necessità di rinverdire gli allori mediatici da tempo appannati e lo ha fatto come è richiesto dalla società dello spettacolo e come era in grado di fare, cioè come <strong>compartecipe alle insulsaggini dirittumaniste della sinistra</strong>. In altre parole, il signor Guadagno è la prova che l&#8217;impero non agisce solo con <em>commitment</em> diretti, ma forse ancor di più creando un <em>milieu</em> politico e culturale paludoso. Un <em>milieu</em> rivolto prevalentemente alla sinistra, che possa affascinarla. Per un motivo ovvio: la destra è già al fianco dell&#8217;impero mentre la sinistra deve essere costantemente rassicurata che se appoggia l&#8217;impero, lo fa per cause <strong>buone e giuste</strong>. Per dirla brutalmente, la sinistra ha sempre bisogno di essere un po&#8217; masturbata, così si acquieta.</div>
<div align="JUSTIFY">Il lavoro imperiale è ben fatto, perché i miasmi della palude entrano nei polmoni di tutti, anche inconsapevolmente.</div>
<div align="JUSTIFY">Non so quanto sia inconsapevole Vladimir Luxuria, fatto sta che pensare che la comunità gay italiana sia rappresentata da questa persona è raggelante. Per fortuna non è così. Questa pretesa ce l&#8217;ha però Vladimir Luxuria che si è sentita investita del ruolo di rompighiaccio nella fredda Soci <strong>fregandosene di come la pensasse la comunità gay russa</strong> (si veda sotto).</div>
<div align="JUSTIFY">Le lobby nascono in vari modi tra i quali anche l&#8217;autoinvestitura. Ma se la lobby di un settore industriale rappresenta proprio quel settore industriale, quando si tratta di fenomeni sociali e culturali la cosa è ben diversa, e così la lobby omosessuale sta agli omosessuali come quella ebraica sta agli ebrei. Con complicazioni in più di carattere ideologico e culturale, le relazioni sono come quelle del <em>board</em> di una <em>corporate</em> con i lavoratori di una sua controllata. Il loro compito è quello del vantaggio dei membri della combriccola, indipendentemente dal fatto che si possa creare un danno ai propri presunti rappresentati (sia chiaro che qui essere omosessuali o ebrei è del tutto accidentale, perché queste dinamiche sono comuni a tutti i gruppi di &#8220;rappresentanti&#8221; e di &#8220;facenti vece&#8221;; pensiamo, purtroppo, a cosa diventò il già glorioso Partito Bolscevico).</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<p><img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NewsExtra_188395.jpg" alt="" width="275" height="154" /></p>
<div align="JUSTIFY">2. Ora, per favore, non incominciamo con la solfa che a me piace Putin. Non è così perché <strong>a me non piace nessun potente</strong>. Sto solo cercando di ragionare su un fatto abbastanza insignificante che però è paradigmatico di  quelle dinamiche che hanno portato la sinistra, anche radicale, a fare da <strong>cassa di risonanza del &#8220;senso comune dell&#8217;avversario all&#8217;attacco&#8221;</strong> (espressione di Rossana Rossanda, felice ma molto, molto antica). Ovviamente qui parlo di sinistra come insieme di fenomeni culturali e non necessariamente politici.</div>
<div align="JUSTIFY">Ad ogni modo qualche precisazione è dovuta, data la generale disinformazione che ci viene riversata addosso. Per prima cosa, la contestata legge non è &#8220;di Putin&#8221;, perché è stata votata da tutti i partiti, anche quelli d&#8217;opposizione.</div>
<p><img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NewsExtra_188396.jpg" alt="" width="500" height="600" /></p>
<div align="JUSTIFY">In secondo luogo, la legge non proibisce<strong> </strong>l&#8217;omosessualità ma la <strong>«</strong><strong><em>propaganda di orientamenti sessuali non tradizionali davanti a minori</em></strong><strong>».</strong><strong> </strong><strong>Le pene previste non contemplano la Siberia come qualche sciocco si è subito affrettato a dire, </strong>bensì<strong> multe</strong> che vanno dai quattromila ai cinquemila rubli (circa 100-125 euro) per il cittadino comune al milione di rubli (circa 19.000-23.400 euro) per chi ha un ruolo nella magistratura. Gli stranieri, infine, sono punibili con una multa fino a 100.000 rubli e possono essere detenuti per 15 giorni ed espulsi (questo è l&#8217;aspetto geopolitico della legge, se così possiamo dire).</div>
<div align="JUSTIFY">Se per &#8220;propaganda di orientamenti sessuali&#8221; si intendono adescamenti e pornografia, questo è proibito dappertutto, che siano tradizionali o meno. Penso però che il problema sia meno  banale. Mi chiedo, infatti, se con &#8220;tradizionale&#8221; si intende  l&#8217;usare i termini &#8220;papà&#8221; e &#8220;mamma&#8221; davanti a bambini e con &#8220;non tradizionale&#8221;, invece, &#8220;genitore 1&#8243; e &#8220;genitore 2&#8243; come qualcuno politicamente corretto vorrebbe fare da noi. Si capisce subito che se si vuole entrare nel merito di quella legge, si entra in <strong>un bel ginepraio</strong>, più facile da districare col machete dell&#8217;ideologia che scostando i rami e le spine con pazienza, gentilezza e sensatezza.</div>
<div align="JUSTIFY">Comunque cercherò d&#8217;informarmi, perché solo in questo caso ci sarebbe discriminazione.</div>
<div align="JUSTIFY">Fatto sta che Nikolay Alexeyev, leader gay e attivista LGBT, con alle spalle anni di battaglie per i diritti degli omosessuali e tentativi spesso repressi di organizzare gay pride a Mosca, per nulla amante di Putin, ha dichiarato che pur non approvando la legge ritiene che definirla &#8220;persecutoria&#8221; sia esagerato.</div>
<div align="JUSTIFY">E fatto sta che il famoso ballerino gay Dmitry Oskin ha dichiarato: «<em>Putin non è un omofobo. Amo Putin, lui è grande. Ha fatto un sacco di cose buone per la Russia. E&#8217; il mio presidente preferito Lo rispetto</em>». Il ballerino fa l&#8217;ossequioso perché vivendo in Russia vuole fare carriera? Proprio per niente: Oskin <strong>si è trasferito da quattro anni a Londra</strong><em> </em><strong>dove si è unito civilmente al suo compagno</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY">3. Strano, eh? Non è che la realtà sia diversa da come ce la raccontano? Certo, a volte si fa una fatica infernale a cercare un po&#8217; di controinformazione. Una volta la sinistra la faceva, adesso la sua controinformazione si discosta a stento dall&#8217;informazione <em>mainstream</em> e quando se ne discosta è quasi esclusivamente su questioni di politica economica, come se tutto si riducesse a quella sfera.</div>
<div align="JUSTIFY">Putin può sicuramente fare della propaganda quando esalta l&#8217;arte di <em>Tchaikovsky</em> affermando che quando una persona è meritevole, è meritevole e basta, indipendente dal suo orientamento sessuale. Però è un dato di fatto che <strong>il duo lesbico t.A.T.u.</strong> abbia cantato alla cerimonia d&#8217;inaugurazione dei Giochi Olimpici di Soci, come si può vedere sopra.</div>
<div align="JUSTIFY">Ora però le cose si fanno più serie e vi prego di prestare attenzione al ragionamento che segue.</div>
<div align="JUSTIFY">Tutti si ricorderanno della grande performance di Vladimir Luxuria all&#8217;<strong>indegno reality chiamato &#8220;L&#8217;Isola dei Famosi&#8221;</strong>. L&#8217;isola si trovava in <strong>Honduras</strong>. Il 28 giugno del 2009 il presidente democraticamente eletto di quel Paese, Manuel Zelaya, accusato di essere favorevole a Hugo <em>Chávez</em> (che riposi in pace) fu arrestato dai <strong>militari fascistoidi</strong> formatisi alla famigerata &#8220;Scuola delle Americhe&#8221; in un <strong>colpo di stato</strong> tramato in prima persona dall&#8217;entourage dell&#8217;allora Segretario di Stato <strong>Hillary Clinton</strong>, altra losca virago per la quale stravedono tutti dal <em>Manifesto</em> a <em>Repubblica</em>. Io mi ricordo bene gli ammiccamenti di quest&#8217;ultimo giornale col presidente golpista Roberto Micheletti. L&#8217;intervista che gli fece Omero Ciai iniziava con queste frasi surreali: «<em>Dottor Micheletti ma chi glielo ha fatto fare di cacciarsi in questo guaio? Non si rende conto di essere perlomeno fuori moda?</em>» (<em>La Repubblica</em>, 3 luglio 2009). Cioè, un golpe fascista era diventato un guaio per il golpista e una questione di &#8220;moda politica&#8221;.</div>
<p><img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NewsExtra_188397.jpg" alt="" width="500" height="233" /></p>
<div align="JUSTIFY">Così l&#8217;organo del PD. O forse è il PD ad essere l&#8217;organo del Gruppo Espresso. Boh! Mentre ci penso andiamo avanti.</div>
<div align="JUSTIFY">Qui di seguito vedete la lista di <strong>lesbiche, omosessuali e transessuali uccisi dai fascisti</strong> <strong>subito dopo il golpe</strong> (fonte <em>globalgaiz.com</em>; riporto la lista con un copia-incolla, così com&#8217;è):</div>
<blockquote>
<div>Vicky Hernández Castillo, transgender, June 29, 2009 Valeria, (Darwin Joya), transgender, June 30, 2009 Martina Jackson (Martín Jackson), transgender, June 30, 2009 Fabio Adalberto Aguilera Zamora, gay, July 4, 2009 Héctor Emilio Maradiaga Snaider, gay, August 9, 2009 Michelle Torres, (Milton Torres), transgender, August 30, 2009 Enrique Andrés García Nolasco, gay, September 2, 2009 Jorge Samuel Miranda Mata (Salome), transgender, September 20, 2009 Carlos Reynieri Salmerón (Sadya), transgender, September 20, 2009 Marión Lanza, transgender, October 9, 2009 Montserrat Maradiaga (Elder Noe Maradiaga), transgender, October 10, 2009 Juan Carlos Zelaya, transgender, October 26, 2009 Rigoberto Wilson Carrasco, transgender, November 2, 2009 José Luís Salandía, gay, November 2, 2009 Anonymous man, gay, November 4, 2009 Walter Tróchez, gay, December 13, 2009</div>
</blockquote>
<div align="JUSTIFY">L&#8217;ultimo ucciso, dopo essere stato orrendamente torturato, Walter Tróchez, era uno dei più amati leader LGBTI (in Honduras &#8220;I&#8221; sta per &#8220;intersex&#8221;) e membro del <em>Frente Nacional de Resistencia Popular</em>, FNRP, contro il golpe in Honduras. <strong>Un bravo</strong> <strong>compagno omosessuale</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">Orbene, avete mai sentito che Vladimir Luxuria sia andata a protestare in Honduras? Mai.</div>
<div align="JUSTIFY"><strong>Però, guarda caso, è andata a Soci</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY">Eppure nel gennaio del 2011 l&#8217;organizzazione honduregna LGBTI <em>Red Cattrachas</em> aveva chiamato alla protesta contro le decine di uccisioni di gay, lesbiche e transessuali perpetrate dal momento del golpe. Si è fatta vedere Vladimir Luxuria?</div>
<div align="JUSTIFY">No. <strong>Però si è fatta vedere a Soci</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY">Alla fine dello scorso anno in <strong>Uganda</strong> è passata una legge per cui l&#8217;omosessualità può essere punita persino con l&#8217;ergastolo. Certo, Vladimir Luxuria ha protestato sul suo sito. Anzi aveva pre-protestato, perché la sua protesta è ferma al novembre del 2012. Si è fatta vedere in Uganda dopo l&#8217;approvazione della legge? No. E ci credo: nessuno se la sarebbe filata di pezza in Uganda. Per essere presa in considerazione avrebbe dovuto rischiare di grosso. Meglio andare a Soci dove al più ti fermano per un paio d&#8217;ore, così si può sbraitare a buon mercato, ci sono le Olimpiadi e tutti aspettano solo che succeda questo. La visibilità è assicurata.</div>
<div align="JUSTIFY">In <strong>Arabia Saudita</strong> la sodomia viene equiparata al reato di fornicazione e pertanto punita alla stessa maniera: se il colpevole è un uomo sposato deve subire la lapidazione fino alla morte; se invece si tratta di uno scapolo la pena ammonta a 100 frustate nella pubblica piazza e l&#8217;esilio per un anno. Lapidazione fino alla morte. I nostri progressisti però ci hanno spinti a protestare non contro l&#8217;Arabia Saudita, ma contro l&#8217;Iran per la <strong>lapidazione</strong> di Sakineh Ashtiani <strong>mai avvenuta e che non potrà mai avvenire</strong> perché in Iran non la si praticava da decenni ed è stata ufficialmente abolita due anni fa. Siccome ci sono certamente cose per cui l&#8217;Iran potrebbe essere a ragione censurato, un giorno bisognerà riflettere come mai gli apparati propagandistici occidentali cerchino invece di far leva su casi farlocchi. Ma ritorniamo adesso in quella spensierata nazione che è proprietà privata dei principi Sauditi.</div>
<p><img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NewsExtra_188398.jpg" alt="" width="289" height="200" /></p>
<div align="JUSTIFY">Abbiamo mai visto lì Vladimir Luxuria col parruccone arcobaleno inneggiante ai diritti LGBT? No. Troppo rischio e poi non è certo il caso di disturbare chi è <strong>impegnato a preparare i massacri in Siria</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY"><strong>Quindi meglio farsi vedere a Soci a disturbare quelli che quei massacri tentano di impedirli</strong>.</div>
<div align="JUSTIFY">Così è, e delle gesta dell&#8217;intrepida Vladimir Luxuria in Hoduras ci ricorderemo solo di quando esulta con le mutande di Valeria Marini in testa, con Piero Sansonetti, allora direttore di &#8220;Liberazione&#8221;, che scriveva che per Rifondazione Comunista la vittoria di Luxuria era un po&#8217; come la vittoria di Obama in America. Contenti lui e Bertinotti, oltre che Luxuria. Ma in realtà <em>ex parte subjecti</em> era sensato, perché da quelle parti <strong>non andavano oltre nella visione delle cose</strong>. Bertinotti elucubrava di «<em>circolo vizioso guerra-terrorismo</em>» e di «<em>guerre ingiuste ma inefficaci</em>» (notate il fantastico &#8220;ma&#8221;, che dice tutto dell&#8217;idiozia del concetto). Più tardi Ferrero si lanciava in un fantasmagorico &#8220;<em>Compagne Pussy Riot</em>&#8221; (cioè un gruppo sponsorizzato politicamente dalla Clinton, ovvero dalla mandante di gorilla fascistoidi che si dedicano alla mattanza in serie di gay e transessuali), così che l&#8217;universo mondo capiva la pregnanza della visione della direzione di Rifondazione riguardo i conflitti mondiali e riguardo i problemi della gente, lasciando migliaia di poveri militanti ad arrabattarsi disorientati e a cercare di capirci qualcosa.</div>
<div align="JUSTIFY">L&#8217;importante, ancora una volta, era poter dire &#8220;<em>Io c&#8217;ero</em>&#8220;. C&#8217;ero all&#8217;<strong>evento mediatico</strong>, c&#8217;ero all&#8217;<strong>evento di marketing</strong>, ho in qualche modo partecipato al fenomeno di cui tutti parlavano. Posso magari perdere ogni appuntamento con la Storia, ma mai un appuntamento al cabaret globale.</div>
<div align="JUSTIFY">Poi qualcuno ancora si domanda come mai i partitini della sinistra radicale stiano sparendo dalla faccia della Terra. Al punto in cui siamo, sarà doloroso ma è l&#8217;unico modo perché rinasca qualcosa.</div>
<div align="JUSTIFY">Nel frattempo è meglio distogliere lo sguardo da queste miserie e rallegrarci che in altre parti del mondo le cose sono affrontate in modo molto più serio e infinitamente più dignitoso oltre che più coraggioso.</div>
<div align="JUSTIFY">Ecco un manifesto del <em>Movimiento de Diversidad en Resistencia</em> sul presidente honduregno:</div>
<p><img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NewsExtra_188399.jpg" alt="" width="320" height="410" /></p>
<div></div>
<div align="JUSTIFY">E sapete da cosa si nota che si sta parlando non di un altro continente ma proprio di un altro pianeta? Dal loro slogan:</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="CENTER">&#8220;¡<strong>SOCIALISMO SÍ, HOMOFOBIA NO!</strong>&#8220;.</div>
<div align="CENTER"></div>
<div align="CENTER"><strong><a href="http://megachip.globalist.it/">megachip.globalist.it</a></strong></div>
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		<title>Rossobruni maior e rossobruni minor. Perché, perché sì e perché no</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2014 10:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Fusaro]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Pagliani]]></category>
		<category><![CDATA[rossobruni]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo di Piero Pagliani 1. Per capire che cos’è il cosiddetto “rossobrunismo” attuale occorre innanzitutto mettere a fuoco l’approdo ideologico e politico della sinistra storica in Occidente. Questo approdo è stato sintetizzato dall’economista statunitense Michael Hudson in una semplice domanda che si trova ad un punto di snodo del suo libro “Super Imperialism [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<header class="titleoverimg"></header>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4208" title="a" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/a-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a></p>
<div class="itemIntroText">
<p style="text-align: left;"><em>Riceviamo e pubblichiamo</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>di Piero Pagliani</strong></em></p>
<p><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>1.</strong> Per capire che cos’è il cosiddetto “rossobrunismo” attuale occorre innanzitutto mettere a fuoco l’approdo ideologico e politico della sinistra storica in Occidente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Questo approdo è stato sintetizzato dall’economista statunitense Michael Hudson in una semplice domanda che si trova ad un punto di snodo del suo libro “<em>Super Imperialism -The Origin and Fundamentals of U.S. World Dominance</em>”. La domanda è così formulata: </span><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">«<em>Quale altro compito hanno oggi i partiti di sinistra se non quello di tradire i propri patti costitutivi</em>?».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ una domanda molto pertinente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Diverse volte ho dovuto sottolineato un fatto che spesso sfugge: i partiti storici della sinistra europea hanno assunto, a volte in modo quasi estatico come in Italia, un’ideologia politico-economica che nata negli anni Cinquanta a Chicago fu per la prima volta sperimentata <em>in corpore vili</em> in Cile su richiesta del dittatore Pinochet e sotto la protezione delle sue armi fasciste. Si tratta del neoliberismo-monetarismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Basta questo dato di fatto storico per comprendere che siamo di fronte a una potente forma di commistione tra destra e sinistra che possiamo battezzare “rossobrunismo <em>maior</em>”, Essendo <em>maior</em>, è la forma più pericolosa e invasiva di rossobrunismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Poi vediamo pure quelle minori, quelle classiche, quelle che si rifanno al rossobrunismo storico, ma se prima non si capisce che è la forma maggiore che ha creato il contesto in cui allignano le altre non si riesce ad andare avanti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">L’abbraccio bipartisan, conclamato in Italia dal governo Monti e poi da quello Letta, per finire col pericoloso ma buffonesco “Renzisconismo”, non è altro che la fine di un processo di convergenza tra destra e sinistra che dura ininterrottamente dalla caduta della cosiddetta Prima Repubblica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Alle segreterie del centrodestra e del centrosinistra, a contatto con gli ambienti atlantici e finanziari che indicavano i percorsi e suggerivano le azioni, era chiaro che gli spazi per distinguersi <em>nella sostanza</em> dall’avversario politico erano ormai minimi e sempre più destinati a ridursi. Tuttavia la sovrastruttura ideologica dei due schieramenti (parte non indifferente delle motivazioni elettorali) non ha potuto essere dismessa troppo bruscamente anche perché le dinamiche ideologiche non vanno esattamente di pari passo con quelle politiche dato che sono sottoposte ad attriti maggiori (o, come preferisco dire, perché hanno una <em>viscosità</em> maggiore – se non fosse così non si capirebbe perché le grandi religioni sono vive e vegete). Il reale scontro tra i due schieramenti si è dunque svolto a livello puramente ideologico-propagandistico e nelle espressioni più acute ha assunto toni che non so se definire farseschi o surreali, con le accuse di “fascismo” da una parte e di “comunismo” dall’altra. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ bene tenerlo a mente per il nostro discorso, perché in realtà non c’era né fascismo da una parte né tanto meno comunismo dall’altra. Era solo, come avrebbe detto Gramsci, un grande agitarsi sulla scena del teatrino della politica (quello che tutti devono vedere) mentre dietro sghignazzava il faccione (non visto e da non vedere) della realtà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Anche questo ha creato l’ambiente adatto per le maggiori e minori forme di rossobrunismo, perché era un modo per togliere ogni valenza semantica sensata, per non dire scientifica e storica, a quei due termini. Quella <em>lotta sul nulla</em>, alla quale ha sfortunatamente partecipato anche la sinistra radicale adeguandosi alla retorica antiberlusconiana (ripeto: <em>retorica</em>), ha, come si diceva una volta, <em>disarmato gli operai</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Prima di spiegare cosa intendo con questa affermazione, faccio notare che la valenza nulla di quella lotta è dimostrata quasi come un teorema dalle grandi intese odierne.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Perché “disarmato gli operai”? Perché per chiamare milioni di persone a lottare a vanvera e mobilitarle sul nulla, erano richiesti almeno due requisiti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il primo era che dall’idea di “capitalismo” si passasse al sentire comune che viviamo in una forma naturale di economia, che definisce quindi l’<em>ambiente</em> in cui viviamo (che è quindi intrasformabile, in quanto non si trasformano <em>ambienti</em>, ma solo “mondi”, cioè l’ambiente divenuto Storia) imponendo leggi oggettive, formalizzabili nei modelli dell’Economia matematizzata. Anzi, emblematico della confusione tra destra e sinistra era quest’ultima che accusava la prima di alterare o di non uniformarsi a queste leggi (vi ricordate le accuse a Berlusconi di non fare le liberalizzazioni?).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il secondo è che non esisteva più l’imperialismo ma un insieme di diritti umani di carattere universale, da difendere eventualmente con azioni militari internazionali. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Due dati di fatto, <em>capitalismo</em> e <em>imperialismo</em>, sono dunque stati sostituiti poco a poco con due narrazioni, una per giustificare la politica interna e l’altra quella internazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Perché era così importante espungere i termini “capitalismo” e “imperialismo” dal discorso? Perché occorreva espungere l’idea stessa di “rapporto sociale”, impedire la comprensione del fatto che non siamo in presenza dell’Economia senza altre qualificazione, bensì di un modo di produzione di classe (sissignori: <em>di classe</em>), col “fine ristretto” (Marx) dell’<em>accumulazione infinita</em>, sostenuto da rapporti internazionali politici ed economici diseguali (Lenin). E si badi che questa <em>disuguaglianza</em> non è una condizione congiunturale che valeva solo ai tempi di Lenin, ma è <em>intrinseca ai rapporti di produzione capitalistici</em>. E’ ineliminabile e se i rapporti di forza internazionali cambiano, le condizioni di crisi, sempre implicite nel fine ristretto dell’accumulazione capitalistica, rischiano di precipitare. Anzi, di solito precipitano. E infatti sono precipitate. Lo si è sempre visto e lo si vede anche adesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ il nascondere questa doppia realtà, capitalismo-imperialismo, che ha creato la confusione da cui sono sorti (o risorti) i rossobrunismi minori. Ma è solo la comprensione di quella doppia realtà che permette di smascherare sia questi sia il rossobrunismo maggiore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il rossobrunismo minore, cioè quella modalità a volte rozza e a volte raffinata, a volte intellettuale e a volte squadristica, a volte un po’ più di destra e a volte un po’ più di sinistra di mischiare ingredienti del comunismo con ingredienti del fascismo è la risposta <em>falsa</em> a ciò che abbiamo descritto prima. Non mi interessa discutere della falsità, o meglio della “falsa coscienza”, dei suoi capi ed ideologi. Potrebbe esserci in un caso e non esserci in un altro. Fatti che non mi interessano. Mi interessa invece capire perché la risposta è falsa e perché tuttavia può affascinare intellettuali che <em>pur non essendo rossobruni</em> si sentono in dovere (o in diritto) di dialogare con quelli che lo sono, tra i quali, con un’estensione non del tutto impropria, possiamo metterci Casa Pound. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>2.</strong> Le narrazioni di carattere ideologico imposte dall’<em>establishment</em> nascondono il fatto che <em>la crisi capitalistica e la conseguente finanziarizzazione sono scatenate dalla natura di classe dei processi di accumulazione</em>. Ma queste narrazioni non possono di certo nascondere il degrado delle condizioni di vita e di lavoro prodotto dalla crisi. Tuttavia precludono un’analisi “scientifica” di detta crisi e dei modi per affrontarla. Al suo posto prevalgono diagnosi esoteriche alle quali non possono che corrispondere pratiche di resistenza confuse e spesso rivolte a falsi obiettivi. Insomma, risposte che sono fatte della stessa materia delle narrazioni, solo con un segno opposto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">L’esempio più lampante è dato dalla spiegazione della finanziarizzazione come un colpo di stato o un complotto attuato da una sorta di <em>Spectre</em> di finanzieri cosmopoliti coadiuvati da alcuni potentati politici internazionali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Inutilmente Marx insisteva sul fatto che i meccanismi di accumulazione &#8211; e le loro contraddizioni &#8211; si ergono come oggettivi anche di fronte agli stessi capitalisti. E inutilmente sottolineava la natura di <span class="st"><em>Charaktermaske</em> degli attori sociali, per quanto potenti possano essere. Riconoscere questo non vuol dire disconoscere che questi attori sociali si possano riunire nelle loro conferenze Bilderberg o istituti Aspen o commissioni Trilaterali. Non vuol dire che non si accordino per lanciare un attacco a colpi di spread su Paesi poco sovrani o a colpi di missili su Paesi troppo sovrani. Non significa che le decisioni non vengano ormai prese in luoghi ben al riparo dalla sovranità popolare e dalla democrazia. Significa che anche questi attori sociali non possono agire «<em>in modo arbitrario</em>» e «<em>in circostanze scelte da </em></span><em><span style="font-family: Arial;">loro</span></em><span class="st"><em> stessi</em>» (Marx). Significa quindi che tra di essi ci sono contrasti e conflitti e che non hanno capacità di manovra illimitate.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Galleggianti invece in una gelatina esoterica, narrazione e contronarrazione non possono che generare mostri (<em>Unwesen</em>, avrebbe detto Marx sulla scorta di Hegel).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E infatti la teoria oggi corrente, anche laddove uno non se l’aspetterebbe, del golpe, del complotto massonico dei finanzieri, o peggio ancora del complotto massonico-sionista è purtroppo molto simile a quella famigerata del complotto <em>demoplutogiudaico</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ incredibile che tutta una schiera di intellettuali, analisti e politici pur stimabili, pur sinceri, non se ne accorgano. Non si accorgono cioè che con queste tesi il <em>punto di vista scientifico</em> viene perso e il <em>punto di vista di classe</em> viene dimenticato, perché sono <em>due poli<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>che si costruiscono e definiscono mutuamente</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ un po’ come un colpo di sonno (della ragione) che rischia di provocare incidenti. Capisco la stanchezza, capisco l’esasperazione dovuta all’arroganza della finanza e alla ormai totale opacità delle decisioni di un personale politico tanto ridicolo quanto indisponente e deleterio, e capisco pure le condivisibili intenzioni, ma farsi prendere dai colpi di sonno significa aprire un grande spazio alle contronarrazioni mitologiche in cui possono facilmente accomodarsi le false idee rossobrune. E’ quindi un atto di responsabilità politica, oltre che intellettuale, riprendere un punto di vista <em>di classe e scientifico </em>(a costo di far rabbrividire qualcuno e sghignazzare qualcun altro, dirò anche che il punto di congiunzione è la <em>teoria del valore</em>, pur con tutte le sue problematiche). Cosa che non significa ripetere a macchinetta l’altra grande narrazione, cioè quella della classe operaia che “libera tutti”, perché le cose a partire per lo meno dall’instaurarsi del capitalismo dei funzionari del capitale si sono molto complicate. (Difficile avere un punto di vista di classe senza ripetere la narrazione della classe salvifica? Si molto difficile. E’ una porta strettissima ma da lì occorre passare).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Per quanto riguarda l’imperialismo il discorso è del tutto analogo. La narrazione della difesa dei diritti umani è esageratamente falsa per essere creduta a lungo. Per renderla un po’ più verosimile hanno dovuto mettere un Presidente nero di sinistra a capo degli Usa e far gridare a squarciagola tutti gli strilloni di sinistra disponibili nei Paesi satellite, dai partiti ai giornali, dagli intellettuali alle Ong (e anche in questo caso ne abbiamo trovati dove non ce li saremmo aspettati).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">In questo caso la contronarrazione gelatinoso-esoterica è fornita da un antiamericanismo nostalgico, decorato da labari e croci uncinate. Ovvero da un nazionalismo identitaristico, (contro)imperialistico, che si distende dalla mitologia del comunitarismo runico degli Hobbit a quella dell’Eurasia come contraltare all’impero anglosassone all’attacco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Come si vede, i due corni del problema sono impugnati. Ma al contrario.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">C’è un infallibile test: i rossobruni possono parlare finché vogliono contro la finanza e contro le guerre imperiali americane, ma mai riusciranno a capire il collegamento tra accumulazione capitalistica e imperialismo, tra finanziarizzazione e guerra, tra accumulazione, imperialismo e crisi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Non è una questione d’intelligenza ma, sottolineo nuovamente, di <em>classe</em>. Capire quei collegamenti vuol dire riconoscere che il <em>capitalismo è un modo di produzione che si basa su rapporti sociali di classe</em>. E quindi agire di conseguenza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Ecco perché la “soluzione” rossobruna è falsa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">La sua fascinazione deriva dal fatto che offre <em>scorciatoie</em> legate a facili mitologie, come quelle del sangue e del suolo, che sono facili perché sono prepolitiche e si fondano sulle “apparenze concrete” del qui e ora, sul caos del vissuto empirico di ciascuno di noi. E’ più facile parlare di complotto dei cattivi banchieri appoggiati dalle armi imperiali piuttosto che della caduta del saggio di profitto, dei rapporti tra questa e la divisione internazionale del lavoro e del potere e del rapporto tra rendita finanziaria e plusvalore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E infatti la falsa soluzione non si combatte solo con la lotta intellettuale-teorica. Occorre <em>sfidarla sul terreno della società e delle lotte sociali</em> <em>in un’ottica di classe</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Mancando questo rimane solo l’aspetto intellettuale, che se da una parte è insufficiente, dall’altra porta al paradosso che vengono emarginati proprio quegli intellettuali che questo vuoto lo hanno sentito e denunciato, spingendoli a cercare interlocutori anche al di fuori delle loro proprie radici politiche e culturali (non è poi questo che riconosce Sergio Cararo nel suo <em>in mortem</em> di Costanzo Preve su “Contropiano”?).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Arriviamo così all’ultimo punto, alla pietra dello scandalo di questi giorni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>3.</strong> Dialogare con Casa Pound, oppure con ambienti di destra più intellettuali e meno aggressivi, è diventata una moda. Dirò subito che non considero di per sé rossobruno chi lo fa. Per essere espliciti non avrei considerato Diego Fusaro rossobruno nemmeno se avesse confermato il suo impegno con Casa Pound. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Voglio invece capire perché lo si fa e spiegare perché non bisogna farlo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Al di là di ambizioni ed esibizioni personali, che sono la cosa meno interessante del discorso, lo si fa probabilmente perché si riconosce che la contronarrazione di quegli ambienti politici tutto sommato, anche se erroneamente, alcuni dati del problema li afferra.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Intanto non so se “errore” sia una categoria applicabile a chi si rende protagonista di aggressioni squadristiche. Detto ciò (che non è poco rilevante) vediamo cosa è in effetti “afferrato”, seppur malamente. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">La globalizzazione, i danni causati dall’Euro, la finanziarizzazione e la serie infinita di guerre e di azioni eversive promosse dagli Usa e dalla Nato hanno riportato all’ordine del giorno la “questione nazionale”. E lo hanno fatto quasi di sorpresa, dopo la lunga stagione postsessantottina durante la quale il concetto stesso di stato-nazione era stato messo tra i cimeli in soffitta (cosa che in verità i comunisti non hanno mai fatto, per quanto internazionalisti). Qui ad esempio si può notare una distorta commistione tra un internazionalismo senza più classi o partiti di riferimento e la narrazione dei diritti umani, <em>astrattamente</em> universali e <em>concretamente</em> divisi dalle fratture geopolitiche.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Di fronte a ciò non è molto difficile mettere insieme il concetto di “socialismo” con quello di “nazionalismo”. E’ una storia già vista. Ed è sempre la stessa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Essendosi già compiuta da un pezzo la tragedia, siamo stati anche in grado di prendere coscienza che fu un errore allora (si parla della precedente crisi sistemica, del fascismo e del nazismo) lasciare sguarniti certi territori di conflitto, scindere il socialismo dal <em>playground</em> più immediato e favorevole delle classi subalterne, cioè lo stato-nazione (Cesaratto). Più immediato e favorevole, per vari motivi tra cui il fatto che la mobilità transnazionale del capitale aumenta la sua forza, mentre quella della forza lavoro si chiama “emigrazione” ed è indice di debolezza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Per fortuna abbiamo capito quegli errori. Ma averli capiti significa che dobbiamo metterci a dialogare con chi a quegli errori diede una soluzione non solo falsa, ma addirittura criminale e infine tragica? No, no, no. Mille volte no.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Non ha senso. Avrebbe senso se il nazionalismo avesse a che vedere con la questione nazionale, che invece è una questione di classe e non di <em>Blut und Boden</em>. Avrebbe senso se la lotta all’imperialismo fosse puramente una questione geopolitica e di potenza. Ma non è così, perché, come si è detto prima, anche l’imperialismo è legato al carattere di classe dell’accumulazione capitalistica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Che senso intellettuale avrebbe? Quello di sfruttare le ambiguità per cercare di “catechizzare” gli avversari? Cosa che funzionerebbe solo se il volenteroso dialogante riuscisse a spiegare ciò che essi non vogliono nel modo in cui vogliono. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E che senso politico avrebbe? L’egemonia non si esercita legittimando gruppi di destra ben strutturati (che tra l’altro rappresentano solo se stessi), ma sfidandoli, come si è detto, sul terreno del conflitto sociale. Perché lì casca l’asino.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E solo lì si può fare veramente capire che l’</span></span><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Aufhebung</span></em><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;"> marxiano esclude il ritorno al Medioevo, alle società organicistiche, al preilluminismo o che la decrescita, per parlare di un concetto su cui sto ragionando, non può essere disgiunta dal concetto di “de-accumulazione”. Insomma, che la critica alla modernità capitalistica serve per andare oltre la modernità e non per ritornare a condizioni premoderne; che la critica al concetto di “progresso” serve per rilanciare quello di “emancipazione” e non quello di “conservazione” o “reazione”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa politica queste cose dovrebbero essere ben chiare, così da evitare l’errore di cacciarsi in dialoghi che possono essere solo monologhi o cacofonie.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa teoria pensando alla politica, il discorso non cambia.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa teoria pensando alla teoria, allora non so cosa dire.</span></em></p>
</div>
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		<title>India Italia: ritorno dal futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 00:08:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[Di ritorno da un lungo soggiorno in India, ripenso ancora alla geniale intuizione di Marx: &#8220;L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche&#8220;  di Piero Pagliani In India ci si può andare per cercare atmosfere esotiche, oppure una spiritualità che da noi sembrerebbe mancare. In entrambi i casi il presupposto è che ci si vada con una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Di ritorno da un lungo soggiorno in India, ripenso ancora alla geniale intuizione di Marx: &#8220;<em>L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche</em>&#8220;</h2>
<p style="text-align: right;"> di <strong>Piero Pagliani</strong></p>
<div id="contenuto_3" style="position: absolute; top: 191px; vertical-align: bottom; width: 494px;">
<div style="height: 11px; margin-top: 23px;">
<div class="BioFirma BioVia"></div>
</div>
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/12/NEWS_177549.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4073" title="NEWS_177549" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/12/NEWS_177549-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>In India ci si può andare per cercare atmosfere esotiche, oppure una spiritualità che da noi sembrerebbe mancare. In entrambi i casi il presupposto è che ci si vada con una bella corazza eurocentrica che tenga fuori l&#8217;India in carne ed ossa con le sue dinamiche storiche, sociali, politiche, ecologiche e antropologiche. Se invece si cerca di non rimanere a contemplare il subcontinente dalla finestra anche quando, paradossalmente, si è entrati fisicamente dalla sua porta, e se ci si sforza di &#8220;vivere&#8221; un po&#8217; l&#8217;India, per quanto la sua complessità geografica, storica e culturale lo permetta a una mente occidentale, allora non è impossibile capire, anche se solo approssimativamente, che quello che sembra un tuffo nel passato è invece un bagno nel futuro, &#8220;arretratezze&#8221; e stridenti contraddizioni economico-sociali comprese.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Sono appena tornato dal mio decimo soggiorno in quello straordinario <em>patchwork</em> di lingue, alfabeti, etnie, filosofie, religioni, economie e condizioni sociali e ancora una volta non posso riflettere se non partendo dalla geniale intuizione di Marx: &#8220;<em>L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche</em>&#8220;, dove la dimensione dilatata diventa una contrazione del tempo così che i fenomeni che là si riscontrano appaiono come possibili esasperazioni di quelli che nel nostro Paese sono ancora in cova.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Una convinzione confermata anche da questo viaggio un po&#8217; stravagante, dalle dimore reali del Rajasthan all&#8217;utopia sincretistica della <em>Ramakrishna Mission</em> di Calcutta, dall&#8217;Università <em>Visva-Bharati</em> di Santiniketan fondata da Tagore, dove si sono formate menti come il Nobel per l&#8217;Economia, Amartya Sen, alla <em>Jawaharlal Nerhu University</em> di Delhi dove ci si iscrive solo per specializzarsi in un <em>campus</em> che è un microcosmo dell&#8217;India, come lì amano presentarsi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">In mezzo, l&#8217;incontro con una cara amica, tanto energica quanto affascinante, che la verità sulla Siria e sull&#8217;Afghanistan ha voluto andarsela a vedere con autobus di linea, in due viaggi infiniti dall&#8217;Europa all&#8217;India. Una verità vista con gli occhi di una giovane donna indù in mezzo ai fermenti e alle tragedie di Paesi musulmani. <em>Chapeau</em>!</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Di questo non parlerò qui, ma a suo tempo. Dirò invece, ma alla fine, del mio &#8220;incontro&#8221; fortuito e tangenziale con l&#8217;altra parte della barricata mediorientale, a Kuwait City, nel mio poco avventuroso viaggio inverso dall&#8217;India all&#8217;Europa.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche. Frammento 1</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Se dall&#8217;oasi di pace di Santiniketan si ritorna alla congestione di Calcutta passando per Panagarh (a causa di un ponte interrotto sulla strada più diretta), si incrocia la Durgapur-Kolkata Expressway, parte della micidiale National Highway 2 che collega la capitale del Bengala Occidentale alla capitale dell&#8217;India, e la si incrocia proprio a pochi chilometri da Singur. Lì appare spettrale la <strong>famigerata cattedrale nel deserto</strong>: la non-fabbrica della Tata Motors abbandonata al suo destino dopo le drammatiche proteste dei contadini che non accettavano l&#8217;esproprio dei loro terreni decisa dall&#8217;allora governo del <strong>Fronte delle Sinistre</strong>. A nulla valse il compromesso raggiunto col patrocinio del Governatore allora in carica, Gopalkrishna Gandhi, nipote del Mahatma.[1]La Tata Motors non accettò nemmeno un metro quadrato in meno di quanto pretendeva. Così lasciò quel simulacro di fabbrica a severo monito della devastazione gratuita di cui era capace il &#8220;capitalismo dal volto umano&#8221; esaltato da qualche giornalista e ricostruì la sua fabbrica nel Gujarat governato dal BJP, il <strong>partito nazionalista indù</strong>. Perché tra gli Stati indiani vale una sorta di <em>spread</em> politico-sociale: chi offre condizioni più vantaggiose (ovvero carta bianca) agli imprenditori più potenti?</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Il Fronte delle Sinistre, capeggiato dal Partito Comunista Indiano (Marxista), o CPM, aveva cercato di mettersi al passo col <strong>neoliberismo imperante</strong> ma era stato fermato dalla lotta corale dei contadini e degli intellettuali che fino al giorno prima erano stati i suoi sostenitori, lasciandoci le penne e <strong>sparendo dallo scenario politico</strong> bengalese dopo 34 anni consecutivi di governo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche. Frammento 2</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Il BJP è anche l&#8217;assoluto vincitore delle <strong>elezioni</strong> statali che si sono tenute ai primi di dicembre nel Chhattisgarh, nel Mizoram, nel Rajasthan, nel Madhya Pradesh e a Delhi. Se il risultato nel Rajasthan si sentiva nell&#8217;aria, nelle manifestazioni di strada, nelle onnipresenti bandiere dei <em>Saffrons</em> [2] e nei discorsi della gente, i 121 deputati del BJP contro i 21 del <em>Congress Party</em> hanno sbalordito. Ma molto di più ha sbalordito il 165 a 58 del Madhya Pradesh e soprattutto il 32 a 8 di Delhi, fino a ieri roccaforte del <em>Congress</em>. Il partito di Sonia Gandhi si è dovuto accontentare della vittoria del piccolo Mizoram, una delle isolate e irrequiete Sette Sorelle del Nordest, abbarbicato tra Myanmar e Bangladesh.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Ma a Delhi, udite udite!, un altro fenomeno ha sorpreso: l&#8217;esplosiva entrata in scena dell&#8217;<em>Aam Aadmi Party</em> che con 28 deputati su 70 è diventato il secondo partito del <em>National Capital Territory of Delhi</em> [3].<br />
Questo partito è stato fondato da Arvind Kejriwal, un ingegnere quarantacinquenne che con l&#8217;<strong>appoggio di personalità di sinistra</strong>, come le grandi attiviste Aruna Roy e Medha Patkar, si è staccato dal <strong>movimento &#8220;anticasta&#8221;</strong> (nel senso usato da noi, non nel senso delle caste indiane) del <span style="color: blue;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=63491&amp;typeb=0&amp;-Preferirei-non-essere-Anna--storia-indiana-di-una-Tangentopoli-pilotata" target="_blank">controverso Anna Hazare</a></span></span>. Ma cosa significa &#8220;<em>Aam Aadmi</em>&#8220;? Significa, udite udite un&#8217;altra volta!, &#8220;Uomo Qualunque&#8221;. Proprio così, l&#8217;AAP è il <strong>Partito dell&#8217;Uomo Qualunque</strong>.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Così dichiara Arvind Kejriwal: &#8220;<em>Noi siamo aam aadmis. Se troviamo una soluzione nella sinistra, siamo felici di prenderla in prestito da lì. Se la troviamo nella destra, siamo felici di prenderla in prestito da là</em>&#8220;.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Qui vengono in mente molte cose, dal Movimento 5 Stelle ai Forconi, le nuove espressioni che assume l&#8217;<strong>opposizione di una società &#8220;liquida&#8221;, cioè sempre meno strutturata in classi, agli esiti disastrosi di </strong><span style="color: blue;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=73540" target="_blank"><strong>un modo di produzione sempre più di classe</strong></a></span></span>. Sono appena tornato in Italia e ciò che è successo attorno al 9 dicembre mi è giunto da lontano. Devo riprendere il filo dell&#8217;analisi, ma a prima vista mi sembra che posizioni come quelle di <span style="color: blue;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/9913-avviso-ai-naviganti-succeder%25C3%25A0-qualcosa-il-9-dicembre?" target="_blank"><em>Infoaut</em></a></span></span> siano tra le più condivisibili. Ne riparleremo, ma di sicuro siamo in mezzo a <strong>fenomeni che solo apparentemente possono essere catalogati con le vecchie categorie</strong>. Certo anche la destra cerca di sfruttarli usando le proprie categorie, che però non sono di certo più nuove e quindi non daranno alla destra maggiori soddisfazioni (a meno di clamorose stupidaggini della sinistra anticapitalista).</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Ad ogni modo, il <em>Congress Party</em> di Sonia Gandhi, attualmente al potere, dovrà prendere serie contromisure in vista delle elezioni generali del prossimo anno e già le sue correnti e i leader contrapposti stanno affilando i coltelli.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Ricorda qualcosa? L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche. Frammento 3</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">La recente consultazione elettorale ha decretato la <strong>sparizione dei due partiti comunisti</strong>, il <em>Communist Party of India</em> e il summenzionato CPM [4].<br />
Al di là dei loro errori sembra il segnale che <strong>anche in India l&#8217;accelerazione neoliberista ha in qualche misura liquefatto la società, o quanto meno una sua parte</strong>. Qui è evidentissimo che ciò non vuol dire che le disuguaglianze e le differenze sociali siano svanite nel nulla. Anzi, si tocca con mano proprio il contrario. Una bella contraddizione, non c&#8217;è che dire. Come si è detto, nello stesso Bengala Occidentale, uno degli Stati più comunisti del mondo, la base di massa e intellettuale che aveva sostenuto la sinistra al potere per decenni, l&#8217;ha abbandonata con disgusto dopo i fatti di Singur e i massacri di contadini a Nandigram, e in gran parte ha rivolto il suo favore elettorale al <em>Trinamul Congress Party</em>, un partito locale demo-populista. La leader di questo partito, Mamata Banerjee, da <em>Chief Minister</em> dopo iniziali aperture alla sinistra radicale e persino ai <strong>naxaliti</strong>(i guerriglieri o ex guerriglieri maoisti) attualmente governa il Bengala Occidentale con pugno e cipiglio autocratico e autoritario [5].Eppure all&#8217;epoca delle elezioni bengalesi la scelta era quasi obbligata: non votare o votare <em>Trinamul</em>. Mamata venne sostenuta persino dalla grande scrittrice <strong>Mahasweta Devi, comunista da sempre</strong>, la quale però la aspettò al varco della prima grave mossa sbagliata, il divieto di manifestazione imposto a un&#8217;importante organizzazione per i diritti democratici accusata di sostenere i guerriglieri maoisti. Mahasweta definì senza mezzi termini &#8220;fascista&#8221; il divieto di Mamata e ne nacque una durissima polemica.</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Tuttavia nessuno degli intellettuali e militanti con cui ho parlato si pente della sua scelta elettorale anche quando prende decise distanze o avanza dure critiche al governo in carica. La sensazione è che all&#8217;epoca occorresse <strong>sbarazzarsi di un &#8220;sistema di sinistra&#8221; ormai diventato antidemocratico e autoreferenziale</strong> e che, in generale, in qualche modo occorre nuotare anche nella confusione e scontare la perdita delle coordinate precedenti, fenomeni inevitabili in un mondo stressato da dinamiche che non permettono modelli interpretativi e d&#8217;azione completi e nemmeno modelli anche solo coerenti.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;India è un&#8217;Italia di dimensioni asiatiche. Frammento 4</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Mentre sono bloccato in coda a Calcutta, le enormi dimensioni di questa metropoli che io amo, caotica ma accogliente, i cartelloni pubblicitari di grandi fiere asiatiche del commercio e dell&#8217;industria e i camion che trasportano merci per migliaia di chilometri con insegne colorate sui cassoni, immagini di divinità ai cruscotti e la scritta &#8220;<em>India Is Great</em>&#8221; e infine l&#8217;anarchia funzionante di una nazione immensa, ricchissima e poverissima, che ha appena inviato una sonda spaziale verso Marte, mi aprono uno squarcio sgomento sulla nostra piccola Italia e il nostro piccolo Occidente.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">E&#8217; chiaro che ogni problema è importante. Anche se noi siamo piccoli abbiamo <strong>problemi gravi</strong>, molto gravi, da affrontare. Ma perché diventino problemi percepiti anche come <strong>seri</strong> e quindi seriamente affrontati occorre <strong>non perdere di vista la dimensione mondiale in cui sono inseriti</strong>. Da qui, veramente, le vicissitudini di Berlusconi e anche le primarie del PD, solo per dirne due, appaiono come cose piccine e meschine, quanto il parlarne. Per l&#8217;ennesima volta un viaggio in questa straordinaria Italia di dimensioni asiatiche me lo conferma palmarmente.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="color: blue;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=73540" target="_blank"><strong>Il capitalismo è un sistema che ha bisogno di tutto il resto del mondo</strong></a></span></span>. Purtroppo ogni singola formazione particolare capitalistica ha bisogno di tutto il resto del mondo e in modo crescente. Qui sta il guaio, perché <strong>la disponibilità del resto del mondo diminuisce, socialmente, geopoliticamente ed ecologicamente al crescere della richiesta e dei richiedenti</strong>.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Quando potenze, come prima la Gran Bretagna e in seguito gli Stati Uniti, sono riuscite a imporre ai partner un sistema gerarchico di &#8220;distribuzione del resto del mondo&#8221;, le cose per qualche tempo hanno funzionato, anche se la gerarchia è stata messa in discussione da due carneficine mondiali. Ma da quando il resto del mondo si è ridestato e non ne ha voluto più sapere di essere &#8220;il resto&#8221;, tutte le <strong>contraddizioni dell&#8217;accumulazione capitalistica</strong> nascoste sotto il tappeto sono riemerse gigantesche, una dopo l&#8217;altra.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">In quel momento non poteva più esserci nessun modello teorico che reggesse bene, perché <strong>la Storia si è rimessa in moto e i modelli logici possono solo cercare di inseguirla</strong>.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">E&#8217; la confusione che segue la distruzione di Kali, la forma irata e distruttiva della dea Durga. Se ci sarà una rigenerazione non lo sappiamo ancora e, almeno per ora, non ce lo dirà la teoria. Bisogna tenere la barra a dritta ricalcolando la rotta ad ogni miglio, avendo solo poche stelle come guida sopra un cielo poco limpido, oppure si andrà a sbattere contro gli scogli (o non si salperà nemmeno, come in molti per paura scelgono).</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Post Scriptum</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Per ritornare in Europa dovevamo passare una giornata a Kuwait City. Volevamo visitare la città ma il visto ci è stato negato perché tutte le strade erano bloccate per la conferenza del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Non potevamo fare altro che essere confinati nell&#8217;albergo dell&#8217;aeroporto e guardare la televisione. Ma lo spettacolo in qualche modo è stato istruttivo: rinchiusi nel Bayan Palace gli elegantissimi protettori dei ribelli siriani se ne uscivano con una straordinaria dichiarazione: &#8220;Il Consiglio richiede il ritiro di tutte le milizie straniere dalla Siria. Sostiene che Assad non debba avere nessun ruolo nel prossimo governo (in base alla vecchia bugia delle armi chimiche). Saluta il cambiamento iraniano&#8221;.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Ovviamente i giornali locali si sono affrettati a commentare che per &#8220;milizie straniere&#8221; si intendevano &#8220;Hezbollah e i combattenti sciiti provenienti dall&#8217;Iraq&#8221;. Eppure quella dichiarazione diplomaticamente ambigua sembrava l&#8217;obbligato controcanto alla concomitante dichiarazione di USA e UK che i loro aiuti &#8220;<em>lethal</em>&#8221; ai ribelli che operano nel Nord della Siria sarebbero stati sospesi. I supporter del fronte Sud non gradivano, non concordavano, ma si adeguavano. Il Consiglio degli opportunisti che banchettano con le rimanenze imperiali doveva prendere atto delle decisioni dell&#8217;impero. <strong>Perché è l&#8217;impero che comanda, con la sua complessità, coi suoi interessi contraddittori e con le sue lobby contrapposte. Non ristretti, potentissimi, omogenei e occulti centri di potere</strong>.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Per ammorbidire il licenziamento, gli Usa hanno concesso ai Sauditi due mesi per cercare di occupare posizioni a Sud, ma come è noto l&#8217;ultima offensiva di migliaia di <em>jihadisti</em><em><span style="font-style: normal;"> provenienti dalla Giordania si è risolta in un disastro e i Sauditi hanno dimostrato il loro profondo disappunto nei confronti dell&#8217;alleato occidentale non accettando il posto nel Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu.</span></em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Poco importa che <em>in the process</em> un altro pezzo della civilissima nazione siriana sia stato devastato. La Storia è piena di imperi che devastano civiltà &#8220;aliene&#8221; e &#8220;barbare&#8221;. Giulio Cesare sterminò un terzo dei Galli prima di associarli alla civiltà imperiale. <strong>L&#8217;idea di &#8220;civiltà&#8221; la dettano i vincitor</strong>i. E i dominanti sono dominanti perché costringono e poi convincono i dominati a credere che <em>there is no alternative</em>: il progresso coincide con l&#8217;adattamento al dominio.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">E anche a noi il progresso imperiale statunitense alla fine, anche se non vogliamo confessarcelo, ci piace. Siamo cresciuti con esso, la sua cultura ci è entrata nelle ossa, la sua idea di &#8220;civiltà&#8221;, di &#8220;democrazia&#8221;, di &#8220;giustizia&#8221;, di &#8220;diritto&#8221; ci ha plasmati e alla fine, nel fondo dei nostri pensieri, c&#8217;è la convinzione che in un modo o nell&#8217;altro <strong>l&#8217;uomo bianco porta sulle sue spalle il fardello della civilizzazione</strong>.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Forza, dai, ammettetelo con me.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="fr-FR"><em>Tu le connais, lecteur, ce monstre délicat, </em></span></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><em><span lang="fr-FR">Hypocrite lecteur</span></em><span lang="fr-FR"><em>, </em></span></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="fr-FR"><em>mon semblable, </em></span></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="fr-FR"><em>mon frère</em></span><span lang="fr-FR">!</span></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>NOTE:</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">[1] Il Governatore di uno Stato indiano federato è un supervisore costituzionale dell&#8217;operato del governo locale e risponde al Presidente della Federazione Indiana. Quindi è indipendente dal governo statale in carica.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">[2] <em>Saffron</em>, arancione, è il colore del BJP.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;" align="JUSTIFY">Fonte: <a href="http://megachip.globalist.it/" target="_blank"><strong>Megachip</strong></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">[3] Come dire il distretto federale &#8220;Washington D. C.&#8221;</div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">[4] Il discorso non si applica ai partiti marxisti-leninisti legali, che solitamente non si presentano alle elezioni, né men che meno al partito maoista clandestino.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">[5] Il <em>Chief Minister</em> è il primo ministro di uno stato della Federazione Indiana.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=93308&amp;typeb=0&amp;India-Italia-ritorno-dal-futuro</div>
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		<title>“Un giorno devi andare”, La comunità che è stata e quella che sarà</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 21:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione a cura di Piero Pagliani – Megachip. &#8230; se gli uomini potessero, cioè, non esser-così, in questa o in quella identità biografica particolare, ma esser soltanto il così, la loro esteriorità singolare e il loro volto, allora l’umanità accederebbe per la prima volta a una comunità senza presupposti e senza soggetti, a una comunicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Recensione a cura di <strong>Piero Pagliani – <a href="http://www.megachip.info/rubriche/3-libri-consigliati/10060-un-giorno-devi-andare-la-comunita-che-e-stata-e-quella-che-sara.html" target="_blank">Megachip</a></strong>.</p>
<p style="text-align: center;">&#8230; <em>se gli uomini potessero, cioè, non esser-così, in questa o in quella identità biografica particolare, ma esser soltanto </em><em>il</em><em> così, la loro esteriorità singolare e il loro volto, allora l’umanità accederebbe per la prima volta a una comunità senza presupposti e senza soggetti, a una comunicazione che non conoscerebbe più l’incomunicabile</em>.<br />
Giorgio Agamben, “La comunità che viene”</p>
<p><strong><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/04/Jasmine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3610" title="Jasmine" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/04/Jasmine.jpg" alt="jasmine" width="320" height="156" /></a>1.</strong> Il regista italiano <strong>Giorgio Diritti</strong> ci ha regalato un altro prodigioso lungometraggio, “Un giorno devi andare”, con la sensibile Jasmine Trinca. E lo ha fatto per Pasqua. Forse non è un del tutto un caso, anche se di certo in quel lavoro non si parla di Resurrezioni, ma al più, forse, di una piccola resurrezione esistenziale. Però nel film, protagoniste assolute sono le donne.</p>
<p>Proprio come nel racconto pasquale del vangelo di Giovanni lo è Maria Maddalena, la testimone della Resurrezione (quindi è una donna la testimone del punto cardinale del Cristianesimo, un fatto rivoluzionario per quei tempi, ma anche per i nostri).</p>
<p>Nel film di Giorgio Diritti le donne sono testimoni di vicende legate alla vita famigliare e ai suoi dolori, in parte naturali, in parte sociali. Come quello della protagonista, Augusta, abbandonata dal marito dopo la morte del loro bambino e la notizia che lei non potrà più avere figli (un marito imbecille e spregevole, diciamolo pure).</p>
<p>Augusta va in Brasile per cercare, lungo il Rio delle Amazzoni, e poi in una favela di Manaus, di ridare un senso alla propria vita e offrire un oblio al proprio dolore, dimenticandosi &#8211; ma solo apparentemente &#8211; dei dolori che ha lasciato alle altre due donne della sua famiglia, la mamma e la nonna, a Trento.</p>
<p>Giorgio Diritti è un “credente sociale”, per così dire, come Olmi. Nulla di strano quindi che si parli di missionari e di fede.</p>
<p>Può essere strano per chi non è credente per l’elementare motivo che “credere non è razionale”. Siamo d’accordo, comunque: credere non è razionale. Viceversa, non si <em>crede</em> a una dimostrazione matematica ma la si capisce o non la si capisce; non è una questione di fede. Nemmeno Kant e Gödel, sommi pensatori, riuscirono a dimostrare l’esistenza di Dio. Ci hanno solo lasciato interessanti esercizi di logica modale.</p>
<p>Quindi bisogna mettersi il cuore in pace e non pensare di vedere film come quelli di Olmi o di Diritti avendo come retropensiero, o meglio come rumore di fondo, la contrapposizione tra fede e ragione. Perché sarebbe come andare in montagna contrapponendo la passione per l’arrampicata alla dimostrazione di meccanica razionale che se cede un appiglio può finir male a causa della forza di gravità. Corre voce che gli alpinisti lo sappiano perfettamente.</p>
<p><strong>2</strong>. Ma c’è di più; ed è un po’ il pensiero che, in modo confuso, mi avvolgeva mentre vedevo il film e che poi ha preso forma: chi non si pone il problema della divinità dell’uomo, anche se non lo risolve, non si può porre il problema dell’uomo.</p>
<p>Si porrà, eventualmente, quello del suo progresso, ma non della sua emancipazione, perché quello che vede, direbbe Montale, non è «<em>che la <em>scialbatura</em>, la tonaca che riveste la nostra umana ventura</em>». Anche se avvolto nell’epica e nei grandi progetti.</p>
<p>“Progresso” vuol dire molte cose. Ma anche molto ambigue.</p>
<p>La favela in cui vive Augusta, e dove i nodi vengono al pettine, è oggetto di un piano di risanamento del governo. Sia chiaro, è sempre meglio che una parte della ricchezza sociale fluisca verso le classi, i ceti e le popolazioni che non ce la fanno, piuttosto di rimanere nelle mai sazie mani del capitale.</p>
<p>Ma ecco qui, subito, scattare la <em>grande ambiguità</em>: quella ricchezza più equamente ripartita, è misurata attraverso il valore di scambio, l’unico metro nel sistema sociale capitalistico, laddove il metro della comunità (ovvero della società non rovesciata) è il valore d’uso. La ricchezza distribuita porta quindi il marchio indelebile, la lettera scarlatta, del feticismo capitalistico, della sua alienazione economicistica, anche se il suo valore d’uso tenta di avere fini sociali, grazie al programma governativo di rilocazione degli abitanti della favela.</p>
<p>Cose simili succedono in tutti i Paesi ormai emersi. In Brasile, come in India o in Cina. Ovviamente, se l’ideologia del progresso accomuna tanti, i metodi tuttavia non sono gli stessi e disegnano una corposa linea di demarcazione. Ad esempio tra chi fa offerte come a Manaus e chi, come il Partito Comunista (Marxista) del Bengala Occidentale lo scorso decennio, compie eccidi contro chi non accetta i diktat. È una demarcazione semplice ma netta tra democrazia e non democrazia, come l’intellighenzia di sinistra bengalese ad un certo punto capì, togliendo infine la sua fiducia al governo che per decenni aveva eletto (anche in questo caso, l’India è un’Italia di dimensioni asiatiche, come diceva Marx, anche se c’è da dire che i nostri supporter della sinistra sono un po’ più “testoni”, forse perché invece di omicidi lo scorso anno la nostra sinistra ha sostenuto un governo di suicidi, e quindi la situazione sembra grave ma come al solito non seria, mentre invece lo è, eccome).</p>
<p>Tornando in Brasile, il governo di Lula e del suo successore ricolloca dunque una parte della ricchezza accumulata ricollocando gli abitanti delle favelas in posti più dignitosi, più igienici e più sicuri. In fondo sembra uno scambio più che equo: qualche decina di migliaia di reali contro la disponibilità a trasferirsi e a farsi demolire la baracca. La famiglia che accetta sembra avere tutti i vantaggi.</p>
<p>E invece, ci fa capire Giorgio Diritti, si offrono denari in cambio della perdita della <em>comunità</em>, che è forse il concetto chiave del film</p>
<p><strong>3.</strong> Per tutta la storia assistiamo al contrappunto tra la comunità delle suore arroccata nel bell’Eremo di San Romedio, in Trentino (e chi c’è stato sa quanto sia “fuori dal mondo”), e la comunità della favela su palafitte di Manaus, coi suoi abitanti stretti tra l’alettante promessa del governo e l’attaccamento, addirittura la fedeltà, alla loro vita comunitaria, con la preoccupazione di perderla per sempre.</p>
<p>Qui si opera l’inversione. L’emancipazione comunitaria del disastro, se così possiamo approssimativamente definirla con un evidente ossimoro, <em>borderline</em> sia per le condizioni igieniche sia per quelle legali (mi tornava prepotentemente in mente Pasolini), mantiene unite le sue persone in condizioni che a noi, “progrediti” che assistiamo alla vicenda nella sala cinematografica romana, sembrano spaventose (e il regista non cerca per nulla di far finta che non sia così, anzi).</p>
<p>Dall’altra parte del fiume &#8211; che diventa assassino di bambini con l’inondazione, unico momento in cui la natura spaventa, e guarda caso lo fa nella città non nella rigogliosa giungla amazzonica &#8211; al di là di quel confine naturale e sociale, c’è il progresso. Il progresso dei singoli. Possibilmente di molti, anche se non di tutti; ma tante singolarità, senza legami di comunità, che accresceranno con la loro sommatoria una società di atomi disaggregati, ancorché progrediti. Una condizione descritta in modo mirabile dai piano-sequenza nella palestra privata che alla chiusura Augusta e i suoi amici della favela hanno il compito di pulire e lucidare, con tutte le sue multistazioni e cyclette uguali e allineate perfettamente, ad aspettare indifferenziati cultori del mito del corpo perfetto e astratto.</p>
<p><strong>4.</strong> C’è dunque da riflettere su questa dialettica tra progresso ed emancipazione, tra società atomizzata e comunità.</p>
<p>Una riflessione cruciale, perché la comunità può diventare, se minacciata dall’aut aut del progresso, il luogo della <em>reazione</em> anche in senso politico.</p>
<p>Ne abbiamo visti alcuni esempi in Bolivia, che l’imperialismo ha cercato di giocare contro Morales. Le si videro in Nicaragua, dove poche “comunità” indie si unirono per qualche tempo alla delinquenziale guerriglia antisandinista dei <em>Contras</em>, sempre al soldo nordamericano. Per non parlare di alcuni specifici aspetti delle attuali “rivoluzioni colorate” e della strategia di esportazione del caos imperiale nel Medio Oriente allargato.</p>
<p>Siamo dunque di fronte a contraddizioni immense che la sinistra non si è mai attrezzata per affrontare (stupendosi magari che la <em>comunità</em> Valsusina le abbia preferito di gran lunga il Movimento 5 Stelle). La destra invece si è in parte attrezzata, ma per imprimere un marchio reazionario, dove la lotta contro il progresso non è per l’emancipazione, ma per garantire quel progresso a pochi, disposti lungo una gerarchia ramificata, in cui agli ultimi posti c’è chi non avrà né progresso né emancipazione, ma qualche spicciolo e tante torve chiacchiere sui miti del <em>Blut und Boden</em>.</p>
<p>Anche i film precedenti di Diritti avevano come tema la comunità.</p>
<p>Nel sorprendente “Il vento fa il suo giro” era quella di «<em>contadini che &#8230; si sono inurbati portandosi dietro miti identitari rancorosi e fossilizzati. Anzi, rancorosi proprio perché fossilizzati, non più vitali, solo pensati e rinchiusi in una sorta di mausoleo</em>».</p>
<p>Nel magnifico “L’uomo che verrà”, protagonista è la comunità contadina di Marzabotto «<em>descritta senza stucchevolezze bucoliche. Non c’è nulla di romantico nella vita contadina. C’è solo la realtà del lavoro che segue le strette regolarità di una natura non mitizzata ma vissuta, e la stessa riproduzione degli uomini segue dei ritmi imposti da ciò che viene visto come un disegno più alto e accettato con amore e letizia</em>»; dove «<em>anche la guerra partigiana e la solidarietà degli abitanti sembrano far parte di scelte naturali, non ideologiche</em>» e all’eccidio ci si avvicina «<em>scandendo le stagioni</em>»<a title="title" name="_ftnref1" href="http://www.megachip.info/rubriche/3-libri-consigliati/10060-un-giorno-devi-andare-la-comunita-che-e-stata-e-quella-che-sara.html#_ftn1"></a>[1].</p>
<p>Anche in quei film la comunità è in bilico tra essere soggetto e oggetto. In quest’ultimo lavoro gli interrogativi si espandono e in qualche misura chiarificano anche quelli precedenti.</p>
<p>La superposizione della comunità dell’Eremo su quelle indie, attraverso la sua missionaria inviata in Amazzonia, getta sul tappeto, con gentilezza ma senza infingimenti, il grande problema di tutti questi tipi di azioni, siano esse fatte da cristiani o da laici: il problema epistemologico-politico riassunto da <em>Gayatri</em> Chakravorty <em>Spivak nella famosa domanda “</em><em>Can the subaltern speak</em><em>?”</em><a title="title" name="_ftnref2" href="http://www.megachip.info/rubriche/3-libri-consigliati/10060-un-giorno-devi-andare-la-comunita-che-e-stata-e-quella-che-sara.html#_ftn2"></a>[2]<em>.</em></p>
<p><em>Il subalterno può parlare, o ha bisogno sempre del “traduttore”, di chi “capisce” quel che vorrebbe dire ma non riesce ad esprimere, sia esso un missionario, un funzionari di partito, un intellettuale?</em></p>
<p><em>È una domanda che dobbiamo porci sentendo le dichiarazioni progressiste del funzionario governativo alla TV sul destino della favela delle palafitte e i commenti dei suoi abitanti. Ed è un problema che ci aggredisce quando sentiamo e vediamo il telepredicatore </em><em>evangelical</em><em> nella capanna della comunità del villaggio indio, che dalla TV parla, predica, predica e parla, ordinando purificazioni a persone che non vede, che non vedrà mai e che non ha nessun interesse a vedere.</em></p>
<p><em>Forse, stringi stringi, questo figuro fa cose non molto diverse da quelle della missionaria cattolica che distribuisce santini e statuine di Gesù bambino. Ma ancora una volta il mezzo discrimina. Almeno la suora, laggiù, nei villaggi, c’è davvero, in carne ed ossa. Così avrà la possibilità di riflettere sulle critiche che le avanza Augusta (attenzione, dunque, al mito della democrazia tramite tecnologia, foss’anche interattiva, senza occhi che s’incontrano).</em></p>
<p><em>La domanda riemerge in continuazione, dunque, grande come un edificio, come classi (se l’era posta anche Lenin), popoli e nazioni, come fiumi e oceani.</em></p>
<p><em>Non abbiamo certo una risposta (sarebbe poi possibile una risposta intellettuale?). Però, e qui torniamo all’inizio della chiacchierata, un primo suggerimento ce lo offre Giorgio Diritti, fin dal titolo: Occorre “andare”, mettersi comunque in cammino, perché se si vuole cambiare occorre cambiare là dove le cose devono essere cambiate. E se non si riesce a fare altro, almeno saremo testimoni.</em></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<p><a title="title" name="_ftn1" href="http://www.megachip.info/rubriche/3-libri-consigliati/10060-un-giorno-devi-andare-la-comunita-che-e-stata-e-quella-che-sara.html#_ftnref1"></a>[1] Le citazioni sono tratte dal mio “<a href="www.comunismoecomunita.org/?p=1265" target="_blank"><em>L’Uomo che verrà. Decisamente sì</em></a>”</p>
<p><a title="title" name="_ftn2" href="http://www.megachip.info/rubriche/3-libri-consigliati/10060-un-giorno-devi-andare-la-comunita-che-e-stata-e-quella-che-sara.html#_ftnref2"></a>[2] Per il suo significato si vedano Mahasweta Devi, “<em>Trilogia del seno</em>” con saggi di Gayatri Chakravor.</p>
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		<title>Alla scoperta della guerriglia indiana</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 12:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Piero Pagliani* &#160; Improvvisamente l’Italia ha scoperto che esiste l’India. Finora sapeva che esisteva un Paese asiatico che sfornava i film di Bollywood coi balletti, che aveva gli ashram da meditazione, un esercito di informatici, un PIL succulento e magari qualche interesse turistico e balneare. Ma non sapeva che esisteva l’India. Ora tutti i giornali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Piero Pagliani</strong>*</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2012/03/naxaliti.jpg"><img title="naxaliti" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2012/03/naxaliti-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify">Improvvisamente l’Italia ha scoperto che esiste l’India.</p>
<p align="justify">Finora sapeva che esisteva un Paese asiatico che sfornava i film di Bollywood coi balletti, che aveva gli ashram da meditazione, un esercito di informatici, un PIL succulento e magari qualche interesse turistico e balneare. Ma non sapeva che esisteva l’India.</p>
<p align="justify">Ora tutti i giornali parlano della vicenda dei due marò e dei due connazionali rapiti dai ribelli maoisti.</p>
<p align="justify">Un vero shock: mentre in Occidente si tenta di ricacciare nella nebbia dei tempi anche il termine “comunista”, nella decima potenza economica mondiale si scopre che esiste un esercito di guerriglieri non solo comunisti, ma addirittura maoisti.</p>
<p align="justify">Come mai? Di che fenomeno si tratta?</p>
<p align="justify">I nostri due connazionali sono stati rapiti nello stato dell’Orissa mentre visitavano una zona tribale. In questi dati di fatto c’è tutto quel che serve per iniziare a parlare del fenomeno della guerriglia maoista in India.</p>
<p align="justify">L’Orissa è uno degli stati più poveri dell’Unione Indiana. Chi va in questa bellissima terra ospitale ha la sensazione di ritrovarsi in un’India di quarant’anni fa, non ancora invasa dal turismo internazionale ma già invasa dalla plastica, segno tangibile della sua “modernizzazione”. Infatti la regione è passata da un PIL di 37.000 milioni di rupie nel 1985 a 670.900 milioni nel 2005. Il solito paradosso di un capitalismo che si sviluppa polarizzando le ricchezze: accumulazione grandiosa da una parte, povertà e degrado dall’altra: la popolazione dell’Orissa soffre di un tasso di povertà cronica per oltre il 40%, percentuale che sale sensibilmente tra la popolazione tribale che costituisce più del 22% degli abitanti.</p>
<p align="justify">L’Orissa possiede un quinto del carbone indiano, un quarto delle miniere di ferro, un terzo della bauxite e quasi tutta la cromite. Sono stati firmati Memorandum of Understanding che prevedono la creazione di alcuni dei più giganteschi impianti estrattivi di tutta l’Asia e a farne le spese sono le popolazioni tribali e i contadini poveri, perché quelle concessioni investono prevalentemente le zone abitate dalle tribù e da contadini marginali oggi ridotti alla fame grazie alla Nuova Politica Agricola orientata alle grandi proprietà e all’agri-business internazionale.</p>
<p align="justify">Voglio subito accostare questi dati ad un brano tratto dallo straordinario reportage che Arundhati Roy ha scritto nel 2010 su Outlook dopo aver trascorso un mese in clandestinità coi guerriglieri:</p>
<p align="justify">«Sono circondata da questi strani, splendidi ragazzini col loro curioso arsenale. Sono tutti maoisti, di sicuro. Stanno tutti per morire? La giungla è la loro scuola di addestramento militare? E gli elicotteri d’assalto, le silhouttes della ricerca termica e i telemetri al laser? Perché devono morire? Per che cosa? Per trasformare tutto questo in una miniera? Ricordo la mia visita alle miniere a cielo aperto di ferro a Keonjhar, in Orissa. Là prima c’era una foresta. E ragazzini come questi. Ora la terra è come una ferita aperta, rossa. Polvere rossa riempie le narici e i polmoni. L’acqua è rossa, l’aria è rossa, la gente è rossa, i loro polmoni e i loro capelli sono rossi. Tutto il giorno e tutta la notte i camion rombano per i loro villaggi, paraurti contro paraurti, migliaia e migliaia di camion, che trasportano il minerale al porto di Pradip da dove partirà per la Cina. Ritornerà lì sottoforma di auto e di fumo e di improvvise città che spunteranno di notte. Ad un “ritmo di crescita” che lascia gli economisti senza fiato. Sottoforma di armi per fare la guerra.»</p>
<p align="justify">2. I tribali sono la popolazione più antica dell’India. Stimati nelle statistiche in 80 milioni in realtà sembra che siano circa 140 milioni. Ufficialmente detti Adivasi (che in Sanscrito significa, per l’appunto, “aborigeni”), preferiscono chiamarsi ed essere chiamati “tribali”.</p>
<p align="justify">Esiste nella Repubblica Indiana un “registro” delle tribù che dovrebbe favorire il loro sviluppo (“Scheduled tribes”). Ed effettivamente esiste anche un corpo di leggi che dovrebbe proteggere i loro diritti, le loro proprietà, i loro territori. Ma i tribali sanno, fin dai tempi del Raj britannico, che tutti questi diritti si sciolgono come neve al sole appena il “progresso” accampa pretese contrapposte sul loro ambiente. E “progresso” significa ora sfruttamento delle foreste e delle risorse minerarie colà celate. E in più quello della risorsa principe: l’acqua.</p>
<p align="justify">E’ per queste ragioni che i tribali si organizzano in forze di resistenza che a loro volta vengono organizzate, militarmente e politicamente, dai maoisti mentre gli interessi costituiti organizzano forze di “autodifesa” (dette ipocritamente “Salwa Judum”, ovvero “marcia della pace”) che si dedicano a tali e tante nefandezze che corrono regolarmente il rischio di essere sciolte dalla Suprema Corte: si leggano i racconti tremendi di Mahasweta Devi, la più grande scrittrice bengalese contemporanea. Si leggano le sevizie alle quali sono sottoposte le donne, come il massacro del loro seno, simbolo di fertilità e di continuità della vita.</p>
<p align="justify">3. Ma qual è la “storia” di questo movimento guerrigliero di cui in Italia praticamente non se ne sa nulla?</p>
<p align="justify">Il 3 marzo del 1967 nel distretto di Darjeeling un gruppo di braccianti appartenenti alla tribù dei Santhal, spalleggiati da un folto gruppo di militanti rivoluzionari del Communist Party of India (Marxist), o CPM, capeggiati dal coraggioso e esperto dirigente Kanu Sanyal, occupa illegalmente con le sue bandiere rosse una porzione di latifondo vicino al villaggio di Naxalbari e comincia a mietere il grano.</p>
<p align="justify">Sarà una piccola scintilla destinata ad incendiare una vasta prateria, non solo nelle aree rurali ma anche in grandissime metropoli come Calcutta, dove decine di migliaia di giovani e studenti, infiammati dall’idea di poter trasformare l’India in un Paese comunista ripercorrendo la vittoriosa strategia dei rivoluzionari cinesi, si spostarono nelle campagne per aiutare il movimento contadino o iniziarono azioni di guerriglia urbana.</p>
<p align="justify">I rivoluzionari in poco tempo si staccarono dal CPM, considerato opportunista e revisionista, e fondarono il Communist Party of India (Marxist-Leninist), o CPI(ML), sotto la direzione del geniale e determinatissimo leader Charu Majumdar. Alla sua destra stava proprio Kanu Sanyal, che il Primo Maggio del 1967 annunciò la nascita del nuovo partito sulla grande spianata del Sahid Minar a Calcutta, davanti a una folla immensa.</p>
<p align="justify">Tuttavia l’India degli anni Settanta non era la Cina degli anni Quaranta: le condizioni sociali ed economiche erano diverse e non c’era una guerra mondiale a dividere il fronte dei potenti, a indebolire gli avversari e a porre una questione nazionale, tutti fattori decisivi che giocarono a favore dei rivoluzionari cinesi.</p>
<p align="justify">Gettata a terra e rialzatasi più volte con enorme coraggio, la guerriglia naxalita dopo sei anni venne definitivamente sconfitta con un altissimo tributo di sangue e una tremenda serie di violenze, non solo nelle campagne.</p>
<p align="justify">Il bilancio delle vittime della repressione di quegli anni fu di 10.000 persone, tra cui la maggior parte della leadership, mentre all’incirca altre 50.000 furono messe in prigione. Tutto ciò senza che si levasse una sola voce di protesta nel Parlamento.</p>
<p align="justify">Charu Majumdar divenne il ricercato numero uno. Il 16 luglio del 1972 la polizia riuscì ad arrestare una staffetta che a seguito di torture brutali rivelò l’ubicazione del luogo in cui Majumdar si era rifugiato a Calcutta, permettendone l’arresto. Morì in circostanze non chiarite mentre era in mano alla polizia. Il suo corpo venne cremato in tutta fretta alla sola presenza dei più stretti congiunti.</p>
<p align="justify">4. Kanu Sanyal intanto giaceva da due anni in prigione nello stato dell’Andhra Pradesh, condannato all’ergastolo. Da tempo aveva però messo in discussione la linea di Charu Majumdar dell’annichilimento del nemico di classe, che nella nostra terminologia potremmo definire “brigatista”, che prevedeva l’eliminazione di latifondisti, uomini della polizia, politici e funzionari statali. Al suo posto, Sanyal propugnava la “linea di massa” dell’occupazione delle terre dei latifondisti e la loro difesa con le armi, linea considerata da Majumdar “economicista”.</p>
<p align="justify">Era un disaccordo latente che si era manifestato ben prima dell’arresto. Durante il nostro incontro nelle campagne di Naxalbari nel 2006 Kanu mi rivelò che c’era un segreto accordo tra lui e Charu Majumdar: ognuno avrebbe portato avanti la propria linea, anche se quella ufficiale rimaneva la linea di Charu. Morto Majumdar, i naxaliti finirono per adottare la linea di Kanu Sanyal che fu liberato nel 1977 su interessamento del neonato governo bengalese del Left Front, pressato da una campagna popolare e giornalistica a suo favore in cui fu persino accostato al Mahatma Gandhi (Kanu Sanyal in più riprese totalizzerà ben 15 anni di prigione).</p>
<p align="justify">Costretti ad indietreggiare di fronte alla repressione, a rinchiudersi in basi sempre più locali, man mano i vari gruppi rivoluzionari iniziarono a riorganizzarsi e a riunirsi, su basi prima regionali, poi statali e infine panindiane. Tuttavia una parte delle organizzazioni decise di uscire dalla clandestinità, non ritenendo l’India in condizioni pre-rivoluzionarie, mentre un’altra parte decise di continuare a portare avanti la lotta armata.</p>
<p align="justify">Così questa lenta fase di riorganizzazione sfociò da una parte nella nascita di due principali partiti marxisti-leninisti che uscirono dalla clandestinità, ovvero il CPI(ML) Liberation e, nel 2004, il CPI(ML) diretto da Kanu Sanyal, mentre dall’altra portò all’unificazione dei propugnatori della guerriglia di massa le cui sparse organizzazioni si riunirono nel settembre dello stesso 2004 nel CPI(Maoist), conquistando sempre maggiori consensi da parte soprattutto dei tribali, poi dei braccianti e dei contadini marginali. Una forza che fu possibile verificare quando, lo stesso anno, in occasione dei “colloqui di pace” tra i maoisti e il governo dell’Andhra Pradesh, i guerriglieri furono sostenuti nella città di Warangal da una manifestazione di un milione e mezzo di persone.</p>
<p align="justify">Era la prova del loro radicamento nelle foreste interne della “tribal belt”, la “fascia tribale” popolata dai più antichi abitanti dell’India. L’area di azione della guerriglia comprende il Karnataka, il Chhattisgarh, il Bengala Occidentale, l’Andhra Pradesh, il Maharashtra, il Jharkhand, il Bihar, l’Uttar Pradesh e, per l’appunto, l’Orissa.</p>
<p align="justify"><em></em>5. Ma sebbene finora si sia trattato di una guerra a bassa intensità, la guerriglia maoista è ormai considerata una minaccia al “progresso”, con quel bendidio celato nelle colline e nelle foreste in cui nei secoli è stata emarginata la gente che ad essa oggi si affida per la propria sopravvivenza. E ciò spiega ogni tipo di retorica a supporto dell’escalation repressiva.</p>
<p align="justify">Il 18 giugno 2009 al Lok Sabha, il Parlamento indiano, il Primo Ministro, Manmohan Singh, economista con un passato al Fondo Monetario Internazionale, è stato esplicito: “Se gli estremisti di sinistra continuano a prosperare in zone che hanno ricchezze naturali minerarie, il clima per gli investimenti ne risentirà sicuramente”. Cinque mesi più tardi con la mobilitazione di 18 compagnie armate di tutto punto fu lanciata l’Operazione Green Hunt e le azioni delle corporation minerarie schizzarono alle stelle.</p>
<p align="justify">Tuttavia la repressione non riesce a venire a capo della “singola più importante minaccia interna dal momento dell’Indipendenza” (come ebbe a dire Manmohan Singh). Si tentano allora negoziazioni; ma in mezzo a operazioni militari, come si lamentava con me uno dei negoziatori lo scorso novembre a Calcutta. Tre giorni dopo, infatti, a seguito di una vastissima operazione nelle foreste del Jungal Mahal proprio nel Bengala Occidentale, veniva ucciso Kishenji, capo militare del CPI (Maoist).</p>
<p align="justify">Il governo nega che sia in corso un’operazione chiamata “Green Hunt”. Ma con questo o un altro nome, o anche priva di nome, l’operazione c’è, l’ordine di sparare a vista ai maoisti veri o sospettati c’è, l’ordine di uccidere per il progresso c’è.</p>
<p align="justify"><em>* studioso del movimento naxalita, attivista No War, è tornato recentemente dallo stato indiano dell&#8217;Orissa.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli scenari politici internazionali della crisi sistemica</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 09:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria e critica]]></category>
		<category><![CDATA[capitale]]></category>
		<category><![CDATA[imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Pagliani]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervento di Piero Pagliani  all&#8217;assemblea sul debito e sull&#8217;euro di Chianciano Terme sabato 22 ottobre. di Piero Pagliani 1. Capitale e Potere: l’origine della crisi 1 2. Politica e finanza: tra storica collaborazione e storico conflitto 3. Capitale e Potere: i paradossi politici della loro aggiunzione 4. Ipotesi di resistenza all’autocolonizzazione dei Paesi europei Serie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="color: #000080;">Intervento di Piero Pagliani  all&#8217;assemblea sul debito e sull&#8217;euro di Chianciano Terme sabato 22 ottobre.</span></em></strong></p>
<p><strong><em>di Piero Pagliani</em></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>1. Capitale e Potere: l’origine della crisi 1<a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/10/piero.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2849" title="piero" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/10/piero.jpg" alt="" width="202" height="130" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong> 2. Politica e finanza: tra storica collaborazione e storico conflitto </strong></p>
<p><strong> 3. Capitale e Potere: i paradossi politici della loro aggiunzione </strong></p>
<p><strong> </strong><strong> 4. Ipotesi di resistenza all’autocolonizzazione dei Paesi europei </strong></p>
<p><strong> </strong><strong> Serie economiche </strong></p>
<p><strong>1. Capitale e Potere: l’origine della crisi </strong></p>
<p><strong> </strong> Poche settimane or sono, in pieno attacco all’euro, “La Repubblica” mentre da una parte terrorizzava i suoi lettori parlando della caduta nell’abisso delle borse e persino dell’oro, dall’altra li invitava surrettiziamente ad investire in titoli a lungo termine del debito pubblico della Germania e degli Stati Uniti, ultimi rifugi al riparo dalla bufera planetaria. Ma come? D’accordo la Germania, ma gli Stati Uniti? Il Paese più indebitato del mondo da che mondo è mondo? D’acchito la perplessità è d’obbligo. Eppure, per lo meno sul breve periodo (ma difficilmente sul medio e a maggior ragione sul lungo &#8211; e qui sta una parte del trucco degli imbonitori) i titoli di debito pubblico di questi Paesi potrebbero veramente essere un affare sicuro.</p>
<p>Fino a quando?</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/10/Contrasto-alla-crisi-e-scenari-politici.pdf">continua a leggere qui &#8221; Contrasto alla crisi e scenari politici&#8221;</a></p>
<p><strong>&#8220;Pubblicato in collaborazione con Megachip&#8221;</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Preferirei non essere Anna”: storia indiana di una Tangentopoli pilotata</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 10:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Hazare]]></category>
		<category><![CDATA[arundhaty roy]]></category>
		<category><![CDATA[gandhi]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Pagliani]]></category>
		<category><![CDATA[tangentopoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Proponiamo la traduzione di un originale articolo della scrittrice indiana Arundhati Ro y, cu i aggiungiamo un formidabile apparato di note, necessarie a una comprensione non superficiale del testo. L’esempio indiano ci aiuta capire la portata di alcune cruciali vicende nostrane (in India i fenomeni italiani si amplificano su scala asiatica). La traduzione è stata curata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><span style="line-height: 16px;"></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Proponiamo la traduzione di un originale articolo della scrittrice indiana <strong><a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arundhati_Roy">Arundhati Ro</a></strong></span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><strong><a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arundhati_Roy"><img class="alignright size-medium wp-image-2717" style="border-style: initial; border-color: initial; margin: 5px;" title="Arundhati_roy_wti" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/09/Arundhati_roy_wti-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />y</a></strong>, cu</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;">i aggiungiamo un formidabile apparato di note, necessarie a</span></p>
<p></span><span style="font-family: verdana, geneva; line-height: 16px;"><br />
</span></div>
<div><span style="line-height: 16px;"></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;"> una comprensione non superficiale del testo.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;">L’esempio indiano ci aiuta capire la portata di alcune cruciali vicende nostrane (in India i fenomeni italiani si amplificano su scala asiatica).</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;">La traduzione è stata curata da <strong>Piero Pagliani</strong>, autore di articoli su società e politica in India, del documentario &#8220;La grazia e la violenza&#8221; sulla lotta antiespropri dei contadini del Bengala Occidentale, nonché del libro &#8220;<a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://www.mimesisedizioni.it/archives/000650.html">Naxalbari-India. La rivolta nella futura terza potenza mondiale</a>&#8220;.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;">
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><strong><span style="color: #c00000;">Premessa del traduttore</span></strong><span style="color: #c00000;">:</span></span></p>
<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="color: #c00000;"><span style="color: #000000;">I nostri giornali hanno dato molto risalto allo sciopero della fame in India del settantaquattrenne <strong>Anna Hazare</strong>. Lo sciopero è in sostegno del <strong><em>Jan Lokpal Bill</em></strong>, una proposta indipendente di legge anticorruzione; <em>Lokpal</em> in Sanscrito significa “protettore del popolo”.</span></span></p>
<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="color: #000000;">L’analisi di <strong>Arundhati Roy</strong> rivela cosa c’è dietro a questa campagna mediatica e ci pone di fronte all’ambiguità di “battaglie” moralizzatrici e a prima vista condivisibili. Anche noi italiani.</span></p>
<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="color: #000000;">Anzi, ancora una volta possiamo rispecchiarci in ciò che succede in India, dove le cose italiane vengono semplicemente ampliate in dimensioni asiatiche.</span></p>
<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="color: #000000;">Tutte le note sono mie.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><span style="font-family: verdana, geneva;"> </span></span></p>
<h1 style="padding-bottom: 5px; margin-top: 0cm; margin-right: 22.9pt; margin-bottom: 0.0001pt; margin-left: 0cm; line-height: 30px; font-size: 30px; font-family: Georgia, Times, sans-serif; visibility: visible;">I&#8217;d rather not be Anna</h1>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><em><strong>Arundhati Roy</strong> &#8211; «</em><span class="photo-source"><em>The Hindu</em><em>»</em><span class="photo-source"><em>, 21 agosto, 2011.</em></span></span></span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;">
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><em>Mentre i suoi mezzi forse sono gandhiani, le sue richieste non lo sono di sicuro.</em></span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;"> </span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Se ciò che stiamo vedendo alla TV è veramente una rivoluzione, allora è una di quelle più imbarazzanti e inintelleggibili dei tempi recenti. Per ora, qualunque siano le domande che voi avete in merito al <em>Jan Lokpal Bill</em>, qui ci sono le risposte che verosimilmente otterrete: spuntate la casella &#8211; (a) <em>Vande Mataram</em> (b) <em>Bharat Mata ki Jai</em> (c) India is Anna, Anna is India (d) <em>Jai Hind</em><a name="_ftnref1"></a><span style="font-size: 12pt;">[1]</span>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Per ragioni completamente differenti, e in modi completamente differenti, potreste anche dire che i Maoisti e il <em>Jan Lokpal Bill</em> hanno in comune una cosa: entrambi mirano a sovvertire lo Stato indiano. I primi lavorando dal basso, per mezzo di una lotta armata, condotta da un esercito in larga parte <em>adivasi</em>, composto dai più poveri tra i poveri<a name="_ftnref2"></a><span style="font-size: 12pt;">[2]</span>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Il secondo partendo dall’alto, per mezzo di un incruento colpo maestro gandhiano, condotto da un santo coniato di fresco, e un esercito di persone largamente urbanizzate e di sicuro più benestanti (in questo il Governo sta facendo tutto ciò che gli è possibile per sovvertire se stesso).</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Nell’aprile del 2011, pochi giorni dall’inizio del primo “sciopero della fame fino alla morte” di <strong>Anna Hazare</strong>, cercando qualche maniera per distrarre l’attenzione dai grandi scandali di corruzione che hanno ridotto i suoi margini di credibilità, il governo ha rivolto un invito al “<em>Team Anna</em>” &#8211; il logo scelto da questo gruppo della “società” civile &#8211; affinché entrasse a far parte di una commissione incaricata di redigere una nuova proposta di legge anti-corruzione. Dopo pochi mesi però ha abbandonato quel tentativo e ha presentato un suo proprio progetto di legge, ma talmente pieno di difetti che era impossibile prenderlo sul serio.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Poi, il 16 agosto, la mattina del suo secondo “digiuno fino alla morte”, prima che avesse iniziato il digiuno stesso o di aver commesso alcun atto illegale, Anna Hazare è stato arrestato e imprigionato. Così ora la lotta per il <em>Jan Lokpal Bill</em> si è fusa con quella per il diritto a protestare, con quella per la stessa democrazia.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Dopo poche ore di questa “Seconda Lotta per la Libertà”, Anna è stato rilasciato.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Ma con una decisione astuta ha rifiutato di lasciare la prigione ed è rimasto nel carcere di Tihar, come un ospite riverito, dove ha iniziato un digiuno reclamando il diritto di digiunare in un luogo pubblico.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Per tre giorni, mentre fuori si accalcavano la folla e i furgoni delle televisioni, membri del <em>Team Anna</em>, sfrecciavano dentro e fuori dalla prigione di massima sicurezza, portando fuori messaggi video da mandare in onda su tutti i canali della TV nazionale (a chi altro si sarebbe concesso un simile lusso?). Nel frattempo 250 impiegati della Commissione Municipale di Delhi, 15 camion e sei ruspe lavoravano senza sosta per mettere a posto il terreno fangoso del piazzale Ramlila in vista del grande spettacolo del weekend<a name="_ftnref3"></a><span style="font-size: 12pt;">[3]</span>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Ora Anna, servito da capo a piedi, vegliato da folle salmodianti e telecamere montate su gru, sorvegliato dai medici più cari di tutta l’India, ha iniziato la terza fase del digiuno fino alla morte. “<em>Dal Kashmir a Kanyakumari, l’India è una</em>”, ci dicono i conduttori televisivi.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Mentre i suoi metodi possono essere gandhiani, le richieste di Anna Hazare non lo sono per niente. Contrariamente alle concezioni di Gandhi riguardo il decentramento del potere, il <em>Jan Lokpal Bill</em> è una <strong>legge anti-corruzione draconiana</strong> in base alla quale un <strong>comitato</strong> di persone accuratamente scelte dovrebbe amministrare una <strong>gigantesca burocrazia</strong>, fatta di <strong>migliaia di impiegati</strong>, col <strong>potere di</strong> <strong>sorvegliare</strong> dal primo ministro ai membri del parlamento e a quelli del potere giudiziario, giù fino a tutti gli organi amministrativi e all’ultimo funzionario governativo.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Il <em>Lokpal</em> avrebbe poteri di indagine, sorveglianza e incriminazione. Eccettuato solo il fatto che non avrebbe delle sue prigioni particolari, funzionerebbe come un amministrazione indipendente che avrebbe il compito di contrastare quella gonfiata, inaffidabile e corrotta che già abbiamo. <strong>Due oligarchie al posto di una</strong>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Se tutto ciò funzionerà o meno dipende da come concepiamo la corruzione.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><strong>La corruzione</strong> è solo una questione di legalità, di irregolarità e corruttele finanziarie, oppure è la moneta corrente di una transizione sociale verso una società enormemente ineguale, nella quale il potere continua a concentrarsi nelle mani di una minoranza sempre più piccola.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Immaginate, ad esempio, una città di centri commerciali nelle cui strade la vendita ambulante sia stata vietata. Un ambulante dà una piccola bustarella al poliziotto di quartiere e al tipo del comune per poter violare la legge e vendere le sue merci a chi non può permettersi i prezzi dei grandi magazzini. È una cosa così terribile? In futuro dovrà pagare anche i rappresentanti del<em>Lokpal</em>? La soluzione dei problemi che affliggono le persone comuni risiede nell’affrontare i problemi strutturali di <strong>ineguaglianza</strong>, o nella creazione di un’altra struttura di potere alla quale la gente dovrà inchinarsi.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Nel frattempo gli accessori di scena e le coreografie, il nazionalismo aggressivo e lo sventolio di bandiere della Rivoluzione di Anna sono tutti presi in prestito dalle proteste <em>anti-reservation</em>, dalla parata per la vittoria ai mondiali di cricket e dalle celebrazioni per i test nucleari<a name="_ftnref4"></a><span style="font-size: 12pt;">[4]</span>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Ci indicano che se non sosteniamo Il Digiuno non siamo dei “veri indiani”. I canali televisivi h24 hanno deciso che non ci sono altre notizie degne di essere riportate.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">“Il Digiuno”, ovviamente, non è quello di <strong>Irom Sharmila</strong> che è durato più di dieci anni (ora è in nutrizione forzata) contro l’AFSPA che dà licenza ai soldati nel Manipur di uccidere sulla semplice base di un sospetto<a name="_ftnref5"></a><span style="font-size: 12pt;">[5]</span>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Non è lo <strong>sciopero della fame a staffetta</strong> che è in corso proprio adesso da parte di <strong>diecimila abitanti</strong> di villaggio a <strong>Koondakulam</strong> per protesta contro le centrali nucleari<a name="_ftnref6"></a><span style="font-size: 12pt;">[6]</span>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">“Il Popolo” non significa gli abitanti del <strong>Manipur</strong> che sostengono lo sciopero della fame di Irom Sharmila. E nemmeno le migliaia di persone che stanno tenendo testa ai poliziotti armati e alle mafie minerarie a <strong>Jagatsinghpur</strong>, o <strong>Kalinganagar</strong>, o <strong>Niyamgiri</strong> o <strong>Bastar</strong> o <strong>Jaitapur</strong>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Né dobbiamo pensare alle vittime della fuga di gas di <strong>Bhopal</strong> o alle persone mandate via dalle dighe nella <strong>Valle della Narmada</strong>. E nemmeno i contadini nella <strong>NOIDA</strong> o a <strong>Pune</strong> o nell’<strong>Haryana</strong> o in tutti gli altri posti dove stanno resistendo all’esproprio delle loro terre<a name="_ftnref7"></a><span style="font-size: 12pt;">[7]</span>.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">“Il Popolo” significa solo l’audience che è stata raccolta per assistere allo spettacolo di un uomo di 74 anni che minaccia di digiunare fino alla morte se il suo <em>Jan Lokpal Bill</em> non viene discusso e approvato dal Parlamento. “Il Popolo” sono le decine di migliaia che sono state miracolosamente trasformate in milioni dai nostri canali TV, come Cristo ha moltiplicato i pani e i pesci per sfamare gli affamati. “<em>Un miliardo di voci ha parlato</em>,” ci dicono. “<em>L’India è Anna</em>”.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Chi è veramente questo nuovo santo, la Voce del Popolo? Abbastanza stranamente non gli abbiamo sentito dire nulla riguardo preoccupazioni molto urgenti. Niente riguardo al suicidio dei contadini nei suoi dintorni o riguardo l’Operazione “<em>Green Hunt</em>” solo un po’ più in là<a name="_ftnref8"></a><span style="font-size: 12pt;">[8]</span>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Nulla su Singur, Nandigram, Lalgarh, sulle agitazioni dei contadini o il flagello delle SEZ<a name="_ftnref9"></a><span style="font-size: 12pt;">[9]</span>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Non sembra avere alcuna opinione sui piani del Governo di dispiegare l’Esercito Indiano nelle foreste dell’India Centrale.</span></p>
<p class="body" style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Però appoggia la xenofobia del Marathi Manoos di <strong>Raj Thackeray</strong> e ha elogiato il “modello di sviluppo” del Capo Ministro del Gujarat che ha sovrinteso il pogrom del 2002 contro i musulmani (dopo le proteste pubbliche Anna ha ritirato le dichiarazioni, ma probabilmente non la sua ammirazione)<a name="_ftnref10"></a><span style="font-size: 12pt;">[10]</span>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Nonostante questo cancan, i giornalisti seri hanno fatto il loro lavoro. Ora conosciamo i trascorsi di Anna con l’RSS<a name="_ftnref11"></a><span style="font-size: 12pt;">[11]</span>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Abbiamo saputo da Mukul Sharma cha ha studiato la comunità del villaggio di Anna, Ralegan Siddhi, che lì negli ultimi 25 anni non si sono tenute le elezioni per il <em>Gram Panchayat</em> né nelle società Cooperative<a name="_ftnref12"></a><span style="font-size: 12pt;">[12]</span>. Conosciamo la posizione di Anna rispetto agli “harijans”<a name="_ftnref13"></a><span style="font-size: 12pt;">[13]</span>: «Nella concezione del Mahatma Gandhi ogni villaggio doveva avere il suo <em>chamar</em><span style="font-size: 12pt;">[14]</span>, il suo<em>sunar</em><span style="font-size: 12pt;">[15]</span>, il suo <em>kumhar</em><span style="font-size: 12pt;">[16]</span>, e così via<a name="_ftnref17"></a><span style="font-size: 12pt;">[17]</span>. Essi dovrebbero svolgere il lavoro che compete al loro ruolo e alla loro occupazione, così che il villaggio possa essere autosufficiente<a name="_ftnref18"></a><span style="font-size: 12pt;">[18]</span>. È proprio quello che pratichiamo a Ralegan Siddhi.»</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">È allora forse sorprendente che membri del <em>Team Anna</em> abbiano rapporti con la <em>Youth for Equality</em>, il movimento <em>anti-reservation</em> (e pro-merito)? Questa campagna è guidata da gente che gestisce una manciata di ONG generosamente finanziate e i cui <strong>benefattori</strong> includono la <strong>Coca-Cola</strong> e la<strong>Lehman Brothers</strong>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><em>Kabir</em><a name="_ftnref19"></a><span style="font-size: 12pt;">[19]</span>, gestita da Arvind Kejriwal e Manish Sisodia, figure chiave del <em>Team Anna</em>, ha ricevuto negli ultimi tre anni ben 400.000 dollari dalla <strong>Fondazione Ford</strong>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><br />
</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; color: #008000;">Tra i finanziatori della Campagna Contro la Corruzione in India, ci sono compagnie e fondazioni indiane proprietarie di industrie per l’alluminio o che costruiscono porti e SEZ, che gestiscono imprese immobiliari e sono legatissime a politici che gestiscono imperi finanziari da miliardi di rupie. Alcuni di loro sono attualmente indagati per corruzione e altri reati. Perché allora sono tutti così entusiasti?</span></strong></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;"> </span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Voglio ricordare che la campagna per il <em>Jan Lokpal Bill</em> è iniziata a marciare a tutto vapore proprio quando vennero alla luce rivelazioni imbarazzanti di Wikileaks assieme ad una serie di truffe, tra cui quella del “<em>2G spectrum</em>”, nelle quali grandi gruppi industriali, giornalisti senior, ministri del governo e politici del Congress e del BJP sembrano aver agito in collusione in vari modi al fine di succhiare dall’erario pubblico miliardi di rupie<a name="_ftnref20"></a><span style="font-size: 12pt;">[20]</span>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Per la prima volta in molti anni, giornalisti-lobbisti vennero svergognati ed è sembrato che qualche capitano d’industria indiano potesse finire in galera. Un tempismo perfetto per una lotta contro la corruzione. Non è vero?</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Proprio nel momento in cui lo Stato abdica dai suoi doveri tradizionali <strong>e le <em>corporation</em> così come le ONG subentrano alle funzioni governative</strong> (fornitura dell’acqua, dell’elettricità, dei trasporti, utilizzo del sottosuolo, sanità, istruzione); proprio nel momento in cui lo spaventoso potere ed estensione dei grandi gruppi mediatici cerca di controllare l’immaginazione pubblica, ci piacerebbe pensare che questi istituzioni - <em>corporation</em>, media e ONG &#8211; possano essere sottoposte alla giurisdizione di una legge di protezione popolare [<em>Lokpal</em>] . Invece il progetto di legge proposto le lascia completamente fuori.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Ora, <strong>strillando più forte di tutti gli altri, soffiando su una campagna che martella senza sosta sul tema dei politici cattivi e della corruzione governativa, sono riusciti abilmente a tirarsene fuori</strong>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Peggio ancora, grazie alla demonizzazione del solo Governo sono riusciti a costruirsi un pulpito per richiede un’ulteriore <strong>abdicazione </strong>da parte dello <strong>Stato </strong>dalla<strong> sfera pubblica</strong> e un secondo round di riforme &#8211; ovvero, più <strong>privatizzazioni</strong>, più accesso alle infrastrutture pubbliche e alle risorse naturali dell’India. <strong>Non manca molto a quando la Corruzione Corporate verrà dichiarata legale e ridenominata “Pedaggio Lobbistico”</strong>.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-right: 22.9pt; margin-left: 0cm;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Gli 830 milioni di persone che vivono con 20 rupie al giorno<a name="_ftnref21"></a><span style="font-size: 12pt;">[21]</span>, trarranno veramente un qualche beneficio dal rafforzamento di quell’insieme di politiche che li sta impoverendo e che sta conducendo questo Paese verso la guerra civile? Questa crisi orrenda è l’esito del completo<strong>fallimento in India della democrazia rappresentativa</strong>, in cui i corpi legislativi sono formati da politici criminali e milionari che hanno smesso di rappresentare il popolo. In cui nemmeno una istituzione democratica è accessibile da parte della gente comune. Non fatevi prendere in giro dalle bandiere svolazzanti. Stiamo assistendo ad un’India che viene fatta a pezzi in una guerra di signorie che è mortale come lo sono tutte le battaglie condotte dai signori della guerra afgani, con la sola differenza che qui la posta è molto, molto più alta.</span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span style="font-family: verdana, geneva;"> </span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Fonte: «<span class="photo-source">The Hindu»<span class="photo-source">, 21 agosto, 2011.</span></span></span></p>
<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span class="photo-source" style="font-family: verdana, geneva;">Traduzione per Megachip e note esplicative a cura di <strong>Piero Pagliani</strong>.</span></p>
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<hr size="1" />
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn1"></a><span style="font-size: 10pt;">[1]</span> Il <em>Vande Mataram</em>, scritto nel 1882 da Bankim Chandra Chattopadhyay è un inno alla dea Durga considerata come la personificazione nazionale dell’India. Il motto <em>Bharat Mata ki Jai’</em>(&#8220;Vittoria per la Madre India&#8221;) è usato da varie organizzazioni indù. Notevole è stato il suo uso da parte dell’<em>Indian National Army</em> (<em>Azad Hind Fauj</em>), cioè dell’esercito che operava contro gli Inglesi assieme ai giapponesi e alleato alla Germania nazista, organizzato da Subhas Chandra Bose, detto <em>Netaji</em> (Duce), un militante che proveniva dalla sinistra nazionalista vicina a Gandhi. Nonostante tutto la figura del <em>Netaji</em> è ancora molto rispettata in tutta la sinistra indiana. <em>Jai Hind</em>significa “Viva l’India” ed era proprio il grido di battaglia dell’<em>Indian National Army</em>.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn2"></a><span style="font-size: 10pt;">[2]</span> <em>Adivasi</em>, dal sanscrito <em>adi</em>=originario e <em>vasi</em>=abitante, indica i membri delle tribù, che popolavano l’India prima dell’invasione aria. Ufficialmente sono listati in un registro detto delle “<em>Scheduled Tribes</em>” che conta circa 85 milioni di persone, ma c’è chi pensa che siano almeno il doppio. Presenti in percentuali molto variabili nei diversi stati indiani, vivono prevalentemente in zone forestali e montagnose, oggi oggetto dell’attenzione rapinosa di società estrattive ed altro. Esclusi dall’universo indù, emarginati, sono considerati, anche da Arundhati Roy, i “poveri tra i poveri”. Fortemente cristianizzati oggi preferiscono usare il termine “tribale”, come termine autoaffermativo. Formano storicamente il nucleo della guerriglia maoista.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn3"></a><span style="font-size: 10pt;">[3]</span> Ramlila , anche noto come Lanka Maidan, è uno dei luoghi più popolari di Delhi. La scelta di questo luogo non è dunque casuale.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn4"></a><span style="font-size: 10pt;">[4]</span> In India esiste un corpo di norme che prevedono che negli incarichi pubblici e negli istituti d’istruzione pubblici e privati ci sia una quota (<em>Reservation</em>, solitamente pari al 50%) di posti riservata ai settori più svantaggiati della popolazione, recensiti in base ai registri delle “<em>Scheduled Tribes</em>”, delle “<em>Scheduled Castes</em>” e delle “<em>Other Backward Catses</em>”. La legge ha provocato un’ondata di proteste anche aspre e violente e con suicidi pubblici da parte dei settori privilegiati (a volte però ormai solo nominalmente), sulla base di diversi ragionamenti, tra cui, come ricorda Arundhati Roy, quelli poggianti sulla meritocrazia. Questa norma è stata criticata anche da alcuni settori della sinistra. Recentemente è scoppiato il caso del film di Bollywood, “<em>Aarakshan</em>”, sospettato di essere <em>anti-reservation</em> (“aarakshan” in Hindi significa proprio “<em>reservation</em>”)</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn5"></a><span style="font-size: 10pt;">[5]</span> L’<em>AFSPA</em> (<em>Armed Forces Special Powers Act</em>) è una cosiddetta “legge draconiana” con cui dal 1958 il Parlamento indiano conferisce poteri speciali alle forze armate in quelle che vengono definite &#8220;zone disturbate&#8221; nelle cosiddette Sette Sorelle, cioè gli stati del Nord-Est dell’Arunachal Pradesh, Assam, Manipur, Meghalaya, Mizoram, Negaland e del Tripura. In queste aree, le forze armate possono aprire il fuoco contro un assembramento di più di cinque persone sulla base di un banale sospetto. <strong>Irom Sharmila</strong> fu testimone nel novembre del 2000 del massacro di 10 persone che stavano aspettando l’autobus a Malom, un villaggio dello stato del Manipur, per una rappresaglia a casaccio da parte delle forze di sicurezza. Da quel momento iniziò uno sciopero della fame per l’abolizione di quella legge. La sua storia è raccontata da Deepti Priya Mehrotra nel libro “<em>Burning Bright</em>” (Penguin Books India, 2009). Irom ha recentemente dichiarato al <em>Times of India</em> che ritiene la campagna di Anna Hazare “qualcosa di artificiale”.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn6"></a><span style="font-size: 10pt;">[6]</span> In quella località del Tamil Nadu la <strong>Russia</strong> sta costruendo <strong>due reattori nucleari</strong>.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn7"></a><span style="font-size: 10pt;">[7]</span> NOIDA significa <em>New Okhla Industrial Development Area</em>, ed è una città dell&#8217;India di circa 300.000 abitanti nello stato federato dell&#8217;<a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" title="Uttar Pradesh" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Uttar_Pradesh"><span style="text-decoration: none;">Uttar Pradesh</span></a>, in cui ci sono vari progetti di sviluppo industriale. Anche gli altri luoghi sono stato teatro di lotte dei contadini per contrastare l’esproprio delle proprie terre a favore dello sviluppo industriale.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn8"></a><span style="font-size: 10pt;">[8]</span> La cosiddetta <strong>“Operazione <em>Green Hunt</em>”</strong> è un’iniziativa militare contro i guerriglieri maoisti. Si veda il mio articolo <a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://www.comunismoecomunita.org/?p=951">“<span style="color: #0000ff;">India: cosa sta accadendo?</span>”</a> e il fondamentale reportage di Arundhati Roy [<a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://www.puntorosso.it/images/saperi/roy.pdf">http://www.puntorosso.it/images/saperi/roy.pdf</a>].</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn9"></a><span style="font-size: 10pt;">[9]</span> SEZ sta per “Special Economic Zone” e indica un’area individuata per lo sviluppo industriale, solitamente a spese dei contadini che la abitano. Sulla vicenda di Singur e Nandigram si veda il mio articolo <a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://it.peacereporter.net/articolo/14803/In+Europa+la+macchina+da+1900+euro.+E">”India: Nano rosso sangue”</a>. La zona di <strong>Lalgarh</strong> nel Bengala Occidentale è stata teatro di operazioni contro i maoisti che hanno visto episodi atroci e controversi.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn10"></a><span style="font-size: 10pt;">[10]</span> I <strong>Marathi</strong> (<em>manoos</em> significa “cittadino comune”) formano un gruppo etnico indo-ariano che abita lo stato del Maharashtra e le cui prerogative sono difese spesso con la violenza dal fondatore e presidente del <em>Maharashtra Navnirman Sena</em> (“<em>Maharashtra Reformation Army</em>”) un partito di destra etnocentrico a base regionale. Il Capo Ministro (<em>Chief Minister</em>, ovvero primo ministro di uno stato federato) in oggetto è <strong>Narendra Modi</strong>, del Partito Nazionalista Indù, BJP, che è stato accusato di aver coordinato il pogrom anti-musulmano del 2002 seguito ad un attentato ad un treno di pellegrini indù. Su ciò si veda il reportage di Arundhati Roy<a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://www.internazionale.it/la-notte-dellindia/">http://www.internazionale.it/la-notte-dellindia/</a>.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn11"></a><span style="font-size: 10pt;">[11]</span> Il <em>Rashtriya Swayamsevak Sangh</em> (<strong>RSS</strong>) - <em>Ready for Selfless Service</em> o <em>National Volunteer Organization</em> &#8211; è <strong>un’organizzazione di massa paramilitare nazionalista indù</strong>, che pare comprenda almeno <strong>un milione e mezzo di affiliati</strong>. Ritenuta d’<strong>ispirazione</strong> <strong>fascista</strong>, da essa provengono molti quadri del BJP. Nathuram Godse, l’assassino di Gandhi, era stato un militante dell’RSS.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn12"></a><span style="font-size: 10pt;">[12]</span> Si veda <a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://kafila.org/2011/04/14/the-making-of-an-authority-anna-hazare-in-ralegan-siddhi/">“<span style="color: #0000ff;">The Making of an Authority: Anna Hazare in Ralegan Siddhi</span>”</a>. Il “<em>panchayat</em>” &#8211; assemblea (<em>ayat</em>) dei cinque (<em>panch</em>)<strong> </strong>è l’organo elettivo di autogoverno dei villaggi indiani<strong>.</strong></span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn13"></a><span style="font-size: 10pt;">[13]</span> Letteralmente “figli di Dio”, nome col quale Gandhi indicava gli “intoccabili”. Attualmente essi tendono invece ad autoaffermarsi col termine “<em>dalit</em>”, derivato dal Sanscrito col significato più o meno di “messo a terra”, “spezzato”, ritenendo “figli di Dio” un termine socialmente ipocrita.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn14"></a><span style="font-size: 10pt;">[14]</span> Lavoratore o commerciante di pellame o oggetti in pellame. Membro dell’omonima sottocasta dei<em>Dalit</em>.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn15"></a><span style="font-size: 10pt;">[15]</span> Orafo, tipicamente membro delle caste alte dei Bramini o dei Guerrieri.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn16"></a><span style="font-size: 10pt;">[16]</span> Appartenente alla casta dei vasai.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn17"></a><span style="font-size: 10pt;">[17]</span> Arundhati Roy vuole evidenziare la visione tradizionalista per caste di Anna Hazare, come si evince dal capoverso seguente.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn18"></a><span style="font-size: 10pt;">[18]</span> Qui Anna Hazare fa implicitamente riferimento al concetto gandhiano di <em>Swadeshi</em> che fu parte della strategia gandhiana per l’indipendenza e per il miglioramento delle condizioni economiche dell’India facendo leva sulla sua struttura di villaggio. <em>Swa</em> significa “se stesso” o “proprio” e <em>Desh</em> significa “paese”. Il concetto di <em>Swadeshi</em> è stato utilizzato in seguito in vari modi &#8211; vedi il mio “<a style="text-decoration: none; color: #0269b3;" href="http://www.mimesisedizioni.it/archives/000650.html">Naxalbari-India</a>” (Mimesis, 2007).</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn19"></a><span style="font-size: 10pt;">[19]</span> Una ONG che si presenta come promotrice della trasparenza nell’amministrazione.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px; margin-right: 22.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn20"></a><span style="font-size: 10pt;">[20]</span> Lo “Scandalo 2G Spectrum” fu un grosso scandalo legato alla concessione delle licenze per le telecomunicazioni utilizzanti la tecnologia <em>wireless</em> di seconda generazione.</span></p>
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<p style="margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><a name="_ftn21"></a><span style="font-size: 10pt;">[21]</span> Circa 30 centesimi di euro.</span></p>
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<p style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; margin-top: 10px; margin-bottom: 15px;">
<p></span></div>
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		<title>Crisi sistemica e strategia “a pietre miliari” ai tempi di Obama e del settimo miliardo.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 09:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<description><![CDATA[di Piero Pagliani In varie occasioni la crisi sistemica attuale è stata collegata in modo diretto a problemi di sovrappopolazione e, per contro, di progressiva scarsità di risorse. Chi, come me, al contrario legge sia i termini demografici sia quelli fisico-naturali attraverso categorie di carattere sociale viene a volte visto come un “fissato” dei “rapporti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/08/indien-main.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2660" title="indien-main" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/08/indien-main-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a></p>
<p>di Piero Pagliani</p>
<p>In varie occasioni la crisi sistemica attuale è stata collegata in modo diretto a problemi di sovrappopolazione e, per contro, di progressiva scarsità di risorse. Chi, come me, al contrario legge sia i termini demografici sia quelli fisico-naturali attraverso categorie di carattere sociale viene a volte visto come un “fissato” dei “rapporti di produzione” che non terrebbe conto dei contesti fisici nei quali tali rapporti si dispiegano.   E’ un dibattito, che al di là delle etichette filosofiche o di scuola che può assumere, tocca punti nevralgici che hanno riflesso sul modo di prevedere quanto succederà e di conseguenza sul modo di intendere le lotte politiche da condurre da qui in avanti.</p>
<p>1. Come si genera l’«esubero»</p>
<p>Personalmente non ho una visione totemica dei “rapporti di produzione” e meno che mai li ho disinseriti dai loro vari limes fisici e territoriali. La mia storia politica e polemica si è sempre basata, al contrario, su uno stretto intreccio degli aspetti economici, finanziari, politici, culturali e infine fisico-spaziali. Cionondimeno non ritengo che abbia senso negare la fondatività di detta categoria, ovviamente se la si sottrae ad ogni lettura di tipo economicistico.</p>
<p>Cosa si intende infatti con “rapporto di produzione”? Se si intende semplicemente il rapporto capitale-lavoro come è stato inteso dalla tradizione tardo-marxista, allora penso che si sia sulla strada errata, perché tale rapporto non può mai essere considerato isolatamente né in termini di specificità analitica esclusiva né, tanto meno, di specificità politica risolutiva.</p>
<p>Se si intende invece, in modo più ampio, il rapporto sociale rovesciato (cioè “reificato”) per cui tutta la società è funzionalizzata all’accumulazione infinita di capitale, allora sì: questa è proprio la dimensione su cui baso la mia analisi. Ma questa è la dimensione delle catastrofi economiche, sociali e di quelle ecologiche.</p>
<p>E ovviamente anche di quelle “demografiche”, che esistono solo relativamente a questa dimensione: il prefisso “sovra” nel termine “sovrappopolazione” si riferisce sempre, solo ed esclusivamente ad un modo sociale di utilizzare le risorse del pianeta. E’ quindi ovvio che un sistema sociale che si basa sulla accumulazione-polarizzazione infinita di ricchezze è in grado di rendere sovrabbondante (cioè “in esubero”) qualsiasi quantità.</p>
<p>2. L’esempio dell’India</p>
<p>Sino alla seconda metà del Settecento l’India era una delle maggiori potenze economiche mondiali: incideva per il 22,6% sul PIL mondiale e per il 32% sul prodotto manifatturiero mondiale. Voltaire e gli altri intellettuali europei la descrivevano come la terra delle ricchezze, della raffinatezza e del benessere.</p>
<p>Dopo una settantina d’anni di dominio britannico era diventata la terra della miseria; e la miseria fu subito imputata alla sovrappopolazione. Furono mobilitati gli storici e i demografi dell’Orientalismo imperiale per sostenere questa tesi. Eppure la popolazione dell’India Miserevole non era drammaticamente aumentata rispetto a quella della vecchia India Miracolo Universale. Ciò che invece le rendeva differenti era la rapina imperiale.</p>
<p>Vediamo delle cifre “demografiche”, relative ai morti per carestia, ricavate dallo studio di W. S. Lilley “India and Its Problems” e relative ad un periodo in cui la popolazione indiana rimase di fatto costante (255.000 nel 1800, 271.306 nel 1900) benché con un paio di picchi di fluttuazione:<br />
Periodo 	Morti per carestia<br />
1800-1825 	1.000.000<br />
1825-1850 	400.000<br />
1850-1875 	5.000.000<br />
1875-1900 	15.000.000</p>
<p>A queste cifre si aggiungono quelle delle carestie della prima metà del Novecento, come quella del Bengala del 1943.</p>
<p>E mentre il paese moriva letteralmente di fame, le esportazioni (anche di granaglie, legumi e semi oleosi!) vivevano un periodo d’oro, incrementando nel modo seguente:<br />
Anno 	Valore esport. (Ml  sterline)<br />
1834 	8<br />
1855 	23<br />
1870 	53<br />
1900 	69</p>
<p>per aumentare ancora a dismisura nella prima metà del Novecento: 137 milioni nel 1910, 250 milioni nel 1928.</p>
<p>I motivi di questa logica perversa li ho analizzati nel libro “Naxalbari-India. La rivoluzione nella futura terza potenza mondiale” (Mimesis, 2007). E sono motivi unicamente dovuti al sistema di liberismo rapinoso e a senso unico imposto dal Raj britannico, non ad una “logica invertita” dei contadini indiani che invece erano costretti, per via dei meccanismi di mercato e di tassazione basati sul denaro che erano stati imposti dai britannici, a mandare “al mercato le riserve di cereali che per tradizione si conservavano per gli anni di carestia” (Daniel Thorner, “Economic Development – India before 1947”. The Encyclopaedia Americana, New York, XV, 12-14, 1960).</p>
<p>E tanto meno sono motivi malthusiani: già nel 1878 il “Journal of the Statistical Society” rivelava che durante i precedenti 120 anni di governo britannico in India si erano riscontrate 31 carestie gravi contro le 17 dei due millenni precedenti.</p>
<p>La tesi della sovrappopolazione indiana ci è stata tramandata, assieme ad altre sciocchezze, fino ai giorni odierni.</p>
<p>Adesso le cause dei cambiamenti climatici sono additate nello sviluppo “irresponsabile” dei popolosissimi Paesi emergenti, che avrebbero la colpa di voler copiare quello occidentale, oggi fallimentare ma che tanto benessere ha portato a noi privilegiati negli ultimi 200 anni.</p>
<p>Per certi versi si avvolge una completa bugia in una mezza verità. E’ pur vero che da alcuni decenni i Paesi emergenti sono quelli che hanno garantito lo sviluppo capitalistico materiale del Pianeta (che è lo sviluppo che inquina), mentre i Paesi a capitalismo maturo, da decenni in recessione o in stagnazione materiale, si sono dedicati alla finanziarizzazione, che non inquina ma prepara terremoti sociali e geopolitici attraverso i quali sarà filtrato, depotenziato o viceversa moltiplicato ogni inquinamento della sfera ecologica. Ma è anche vero che noi siamo sempre i maggiori consumatori mondiali (USA in testa) e che (sempre USA in testa) abbiamo tuttora la possibilità di dettare i termini negoziali dell’accumulazione capitalistica mondiale, spingendo su leve finanziarie, diplomatiche, politiche, culturali e &#8211; last but not least &#8211; militari.</p>
<p>3. Gli USA e la destabilizzazione di Mediterraneo e Medio Oriente</p>
<p>Ciò che sta accadendo oggi lo dimostra. Dopo che gli USA e le forze/interessi europei ad essi afferenti hanno destabilizzato l’intero bacino del Mediterraneo, dalla Tunisia alla Siria, e da lì tutti i Paesi che si spingono nel cuore dell&#8217;Asia fino al Pakistan (punto nevralgico delle geostrategie mondiali), Afghanistan, Iraq e, finora con scarso successo, Iran, ora hanno sottoposto l’Europa a un attacco finanziario che solo economicisti senza speranza possono vedere collegato al debito pubblico, ma che è la forma specifica di destabilizzazione politica finalizzata a ribadire la supremazia degli USA e dei loro viceré sullo scacchiere occidentale e il divieto di concepire e men che meno praticare più o meno ardite politiche nazionali e Ostpolitik, che giocoforza devono passare per i Paesi produttori di petrolio e il loro environment arabo-musulmano ormai totalmente sconvolto.</p>
<p>Si capisce allora perché Osama Bin Laden sia dovuto uscire ufficialmente di scena: tutto sommato una conseguenza del famoso discorso di “riconciliazione col mondo musulmano” di Obama al Cairo.</p>
<p>E oggi si capisce anche a cosa è servito l’attacco dello scorso anno alla Mavi Marmara: un severo richiamo alla Turchia di non farsi trascinare troppo sul serio dal sogno panturanico che Recep Tayyip Erdoğan ha ereditato dal passato governo filoccidentale e ha riletto in forma moderatamente islamica ed equidistante. Non vorrei che gli attacchi dell’improvvisamente redivivo PKK servano a ricordare ad Erdoğan che alla fine i governi turchi sono pur sempre sotto la tutela dell’Esercito e della Magistratura kemalisti (un richiamo che sta andando a buon fine, visto il dietro-front della Turchia rispetto alla Siria e l’ormai lontanissimo ricordo della fiera indignazione di Erdoğan contro Israele dopo l’attacco a freddo alla nave turca della Freedom Flotilla).</p>
<p>Ovviamente in queste poche righe sto cercando di mettere assieme pezzi di una strategia che prosegue non attraverso linee chiaramente prefissate. In una crisi sempre più nevrastenica e dinamica, nemmeno gli USA possono progettare “grand strategies”.</p>
<p>Si procede invece per accumulo di elementi che vengono approntati a volte in modo estemporaneo, vuoi aggiustando il tiro in una determinata situazione, vuoi sfruttando un’occasione (la cosiddetta “primavera araba”, in parte subita come in Tunisia, in parte prevista e finora sfruttata, come in Egitto, e in gran parte artificialmente suscitata, come in Libia e in Siria), vuoi scatenando “inferni finanziari” (che ovviamente poi, una volta avuta la stura, seguono “leggi” parzialmente autonome, relative cioè ai giochi strategici della loro sfera specifica).</p>
<p>In altre parole, si cerca di tirare pragmaticamente al proprio mulino le conseguenze di eventi che solo in parte sono stati preventivati, previsti o governati, senza seguire una strategia top-down, bensì una strategia “bidirezionale a pietre miliari” (per usare una terminologia mutuata dall’Intelligenza Artificiale): dall’alto e dal basso, dagli obiettivi e dai dati disponibili, contemporaneamente, badando però che le linee si incrocino in determinati punti (le “pietre miliari”) considerati imprescindibili (ad esempio il controllo sulle fonti energetiche o l’isolamento della Russia &#8211; ovviamente quella di Putin, non quella di Medvedev).</p>
<p>George “Dubia” Bush e i neocons avevano invece in testa una maschia strategia top-down: bisogna conquistare questo, quello e quell&#8217;altro, secondo una tabella di marcia prestabilita. Ma già con l’ultimo anno della seconda amministrazione Bush, ci si accorse definitivamente che le cose non andavano per il loro verso.</p>
<p>Il feroce Segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, fu sostituito col pragmatico Robert Gates, che l’ancor più pragmatico Barack Obama ha tenuto in carica fino ad aprile, con buona pace di chi vedeva nel “presidente nero” un redentore.</p>
<p>In realtà Obama è l’uomo giusto al momento giusto, che ha proseguito la transizione di strategia iniziata dall’ultimissimo Bush, passando dall’aperta conquista in nome della Lotta contro il Male, ad un ragionevole “leading from behind”, versione dello “speak softly and carry a big stick; you will go far” (“parla piano ma gira col bastone; andrai lontano”) attribuito a Theodore Roosevelt.</p>
<p>Il fine è sempre lo stesso: la supremazia planetaria degli USA, l’unica condizione che possa permettere al Paese più indebitato del mondo di ergersi come virtuoso sacerdote dell’ordine mondiale e non finire invece in una situazione di guerra civile, una volta che si è scoperto che il re è nudo.</p>
<p>Ma anche, se gli equilibri mondiali non cambiano radicalmente, l’unica condizione per evitare una situazione di caos mondiale. Questo è il secondo punto di forza statunitense. Se impediranno che gli altri Paesi organizzino una governance mondiale, nella quale gli USA sarebbero solo inter pares e nemmeno primi, il ricatto può continuare a funzionare.</p>
<p>Una sfida politica giocata con elementi militari, culturali, diplomatici e finanziari (e, sia detto per inciso, uno dei motivi principali per attaccare selvaggiamente Gheddafi e i suoi progetti di moneta unica africana).</p>
<p>4. I limiti e i conflitti da ora in poi</p>
<p>Questo quadro è un omaggio al concetto di “rapporto di produzione”? Forse sì, forse no. Basta intendersi.</p>
<p>In questo quadro sette miliardi di esseri umani sono un fattore assoluto? Ne dubito. Nel senso che questi sette miliardi, come le risorse disponibili (che tra l’altro sono sia “risorse” sia “disponibili” solo in relazione ad un rapporto sociale) sono pur sempre suddivisi in Paesi ricchi, poveri, centrali, periferici, emersi, emergenti, dominanti, subdominanti, dominati, vincenti e sconfitti. Sono cioè separati da quegli elementi che caratterizzeranno i conflitti che plasmeranno la nostra era, da qui in poi.</p>
<p>Potremmo parlare analiticamente di “popolazione mondiale” e di “risorse mondiali” in termini assoluti solo se questi vari limes spaziali, politici, sociali e geopolitici continuamente messi in discussione, ribaditi o rimossi, non ci fossero definitivamente più (così come, sia detto tra parentesi, solo in quel caso acquisterebbe un senso il concetto di “moltitudine”).</p>
<p>Ma dato che ciò non è, ben altri saranno i problemi che affliggeranno popolazione e risorse mondiali ben prima della rilevanza delle loro quantità assolute. In termini concreti, lungi dal negare l’esistenza di limiti fisici assoluti, affermo che le conseguenze di detti limiti potrebbero essere persino anticipate da quelle dinamiche.</p>
<p>In modo un po’ paradossale, ciò che è assoluto potrebbe essere anticipato da ciò che è relativo.</p>
<p>Ne potremo, e ne dobbiamo, quindi parlare politicamente per contrastare un’uscita dalla crisi sistemica mondiale attraverso i meccanismi finora obbligatoriamente utilizzati dal capitalismo: conflitti internazionali e mobilitazione a scala ancora più estesa di risorse naturali e sociali che essendo finalizzate all’accumulazione senza fine, inevitabilmente sarebbero bruciate in un lasso di tempo ancora minore, facendoci avvicinare ulteriormente ad una situazione di collasso, ovvero di caos mercantilistico, politico, sociale ed ecologico.</p>
<p>Ma non possiamo farlo contrapponendo una supposta “sovrappopolazione” ad un supposto “modello di sviluppo”. Abbiamo visto che quel “modello di sviluppo” ha potuto dichiarare in esubero, decretandone la morte, milioni di abitanti di una nazione che il secolo successivo, col doppio di abitanti ma col controllo sulle proprie risorse, è risuscita negli anni Settanta a giungere all’autosufficienza alimentare.</p>
<p>Ora quell’autosufficienza è stata persa. Per via dell’ulteriore incremento di popolazione? Nemmeno per sogno: per via della New Agricoltural Policy, impostata dai governi progressisti del Congresso con l’appoggio dei Comunisti, proseguita da quelli reazionari nazionalisti indù, e continuata dall’attuale governo del Congresso, con l’obiettivo pubblicizzato di far diventare l’India il più grande esportatore di prodotti agricoli del mondo.</p>
<p>Un esempio lampante della relazione tra risorse, popolazione e rapporti sociali.</p>
<p>Prince-PhilipL’ecologia esiste solo in rapporto al genere umano, cioè al genere dell’animale politico, sociale e dotato di logos. A me dell’ecologia senza genere umano non interessa un bel nulla perché è solo un nonsense (che piace al Principe Filippo, cofondatore del WWF &#8211; incidentalmente assieme al Principe Bernardo d’Olanda, primo presidente del Gruppo Bilderberg &#8211; che vorrebbe reincarnarsi in un “virus letale per eliminare la sovrappopolazione”: che Dio, quindi, lo preservi a lungo).</p>
<p>Infine, come ultimo esempio, se a milioni e milioni le persone hanno accettato/subito ed ancora accettano/subiscono di porre termine al proprio orizzonte ecologico ed essere mandate in guerra per ammazzare e farsi ammazzare, vuol dire che in qualche modo prima della sfera ecologica c’è la sfera sociale.</p>
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