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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Antonella Ricciardi</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Banditismo sociale in India</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Sep 2013 01:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[banditismo sociale]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Phoolan Devi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonella Ricciardi Pochi luoghi, al pari dell&#8217;India, hanno esercitato un fascino imperituro, in Europa: fascino spesso intriso di suggestioni mistiche, arcane, impregnate di esotismo. Eppure, sia l&#8217;immagine che in Europa si ha di un&#8217;India &#8220;fantastica&#8221;, che quella di un&#8217;India più legata alla realtà quotidiana, con i suoi progressi futuristici, e con i suoi problemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/09/Phoolan-Devi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3830" title="Phoolan Devi" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/09/Phoolan-Devi.jpg" alt="India" width="460" height="287" /></a></p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Antonella Ricciardi</strong></p>
<p>Pochi luoghi, al pari dell&#8217;India, hanno esercitato un fascino imperituro, in Europa: fascino spesso intriso di suggestioni mistiche, arcane, impregnate di esotismo. Eppure, sia l&#8217;immagine che in Europa si ha di un&#8217;India &#8220;fantastica&#8221;, che quella di un&#8217;India più legata alla realtà quotidiana, con i suoi progressi futuristici, e con i suoi problemi che si radicano nella notte dei tempi, vede spesso, da parte di gran parte degli europei, la mancanza di conoscenza, a volte totale, altre parziale, di aspetti fondamentali della vita sociale e culturale dell&#8217;India contemporanea.</p>
<p>Un esempio simbolicamente importante, tra i vari, è legato alla figura della celebre &#8220;regina dei banditi&#8221;, Phoolan Devi, popolarissima in India, già dai primi anni &#8217;80, e semi-sconosciuta in Occidente. Solo da meno di un ventennio la conoscenza della vicenda di questa donna indiana, divenuta leggendaria in Patria, si è lentamente affacciata in Europa, attraverso, soprattutto, la traduzione di un&#8217;autobiografia, molto bella, intensa e sconvolgente, tradotta nelle principali lingue europee, e raccolta da due studiosi e scrittori europei (la francese Marie-Thérèse Cuny e l’inglese Paul Rambali); il titolo originario di tale opera, edita con la Sperling &amp; Kupfer, è “Io, Phoolan Devi”, ma è stato pubblicato in italiano con il titolo “Le mie cento vite”, con allusione metaforica alle molto numerose volte in cui Phoolan era riuscita ad uscire da situazioni ai limiti…  la toccante vicenda di Phoolan, così,  ha ispirato articoli giornalistici, documentari, qualche lavoro teatrale. Inoltre, la diffusione di un celebre film del regista indiano Kahpoor (sia pur solo in parte rispondente alla realtà storica), circolato soprattutto in Inghilterra, e le più recenti vicende riguardanti la stessa Phoolan, che nel 2001 è stata vittima di un delitto politico, mente era impegnata a portare avanti i diritti dei più poveri con il partito socialista Samajwadi, hanno avuto una parte nella scoperta di questo personaggio. Spirito dell&#8217;India povera, in cerca di un giusto riscatto, la storia di Phoolan ne rappresenta, in realtà, milioni e milioni di altre: la sua vicenda, infatti, è un concentrato di temi, che variano dai problemi legati alla ricerca della giustizia sociale, in luoghi dell&#8217;India ancora feudali, dove la divisione in caste, abolita per legge da decenni, di fatto ancora sussiste,alla condizione della donna, frequentemente ancora in condizioni di drammatica marginalità, nel mondo rurale dell&#8217;India dei villaggi.</p>
<p>Per introdurre, comunque, alla toccante vicenda di Phoolan, e del contesto umano che fa da sfondo alla sua vicenda, è illuminante ricordare alcune considerazioni espressa dalla stessa Phoolan&#8230; tra queste, le seguenti, tra le tante, dalle quali emerge la consapevolezza dell&#8217;ingiustizia sociale che segna fin dalle origini e condiziona la sorte: &#8220;Per fare qualcosa di diverso, non dovevo nascere donna in una famiglia povera&#8221;, ed ancora &#8220;Non so nè leggere nè scrivere. Questa è la mia storia&#8230;&#8221;. Questa ed altre riflessioni, dalle quali emerge un dolore reale, infatti, esprimono, in modo limpido e molto lucido, il cuore del problema, che ha riguardato questa donna straordinaria, ma anche molte altre, sia pur, naturalmente, in circostanze mai del tutto identiche&#8230; Phoolan era nata nell&#8217;India del XX secolo, sebbene la sua storia sembri, a tratti, provenire da un passato remoto e non prossimo. Era venuta al mondo nel 1963 (sebbene alcuni dati facciano riferimento al 1957&#8230; Phoolan, tuttavia, aveva sempre affermato che la data veritiera fosse la prima), in un villaggio dell&#8217;Uttar Pradesh, Gurha Ka Purwa: vicino la metropoli di Mirzapur, nell&#8217;India settentrionale. Il suo nome aveva il significato poetico di &#8220;Fiore di Dio&#8221;, poichè la piccina era nata durante la festa dei fiori, nel periodo della  stagione delle piogge. Il nome fu uno dei pochi richiami gentili della sua infanzia. Vissuta, infatti, in una famiglia di bassa casta, i barcaioli, &#8220;mallah&#8221;, Phoolan, pur amata dai genitori, dalle tre sorelle, Rukmini, Rakmali (detta Choti), Bhuri, e dal fratellino, Shiv Narayan, soffrì in prima persona l&#8217;oppressione sociale di cui era vittima la sua famiglia.</p>
<p>Nell&#8217;infanzia, Phoolan era una bambina vivace, con molti slanci: pur avendo cominciato tardi a parlare con gli altri, dato che inizialmente &#8220;parlava solo con se stessa”, la bambina si faceva molte domande…c&#8217;erano giorni, ad esempio, in cui cercava Dio (pur essendo teoricamente politeista, la religione induista a volte vede interpretazioni che considerano gli dei espressione di un&#8217;unica potenza divina…per cui, a volte, anche tra loro l&#8217;espressione Dio viene usata al singolare). Phoolan, così, cercava Dio nel fiume Yamuna, dove venivano deposte le ceneri dei defunti, e si chiedeva se Dio le somigliasse. Il padre, Devidin, un uomo mite ed umile, le aveva spiegato che Dio fosse dappertutto; Phoolan si era interrogata anche sui musulmani, immaginandoli diversissimi&#8230;il padre, ancora una volta, le aveva spiegato che fossero, invece, persone non diverse da loro, che però, invece che andare nei templi, pregavano nelle moschee. Phoolan faceva ipotesi anche sulla vita dopo la morte, pensando, con una sorellina (non diversamente dai bambini di altri luoghi del mondo), di potere andare, dopo, su una stella: un astro che le somigliasse&#8230;non luminoso come le altre stelle, ma scuro come la sua carnagione..la stella &#8220;Kara&#8221; (nera), che faceva solo ombra&#8230;</p>
<p>La serenità di questi anni della prima infanzia, però, veniva turbata dalla vita di povertà del luogo&#8230; La madre di Phoolan, Moola, era una donna fiera, ma piegata ed indurita dalle ingiustizie; Phoolan, più volte, affermò di sentirsi come lei: &#8220;con troppa rabbia dentro&#8230;&#8221;. Il nucleo familiare di Phoolan, già di per sè numeroso (i figli viventi dei suoi genitori erano, appunto, cinque, ma vi erano state anche due gemelline, decedute poco dopo la nascita), dovette affrontare difficoltà ulteriori, dovute ad un sopruso avvenuto anni prima: il padre di Phoolan, infatti, era stato defraudato di gran parte della sua terra dal fratello Bihari..il figlio di Bihari, Mayadin, aveva continuato, secondo la  narrazione di Phoolan, ad avere un atteggiamento arrogante verso i parenti prossimi, ormai proprietari solo di una minuscola porzione di terra. I genitori di Phoolan avevano subito, così, varie persecuzioni giudiziarie ed erano stati pubblicamente picchiati, poichè si erano notevolmente indebitati, a causa delle espropriazioni subite: per tali motivi, avevano cercato un miglioramento della situazione economica dando in sposa la piccola Phoolan, a soli 11 anni, ad un vedovo di 35 anni: scelto anche perchè, in tale caso, la dote richiesta alla famiglia della sposa era minore. In cambio di una mucca e di una bicicletta, così, Phoolan venne consegnata ad un uomo che descriverà in quanto brutale, alcolizzato e giocatore d&#8217;azzardo accanito. In realtà, i genitori di Phoolan, pesantemente indebitati, cercavano, con tale matrimonio, un sollievo economico; nell&#8217;India rurale del tempo non erano rari matrimoni anche in età infantile&#8230;tuttavia, veniva considerato fondamentale che l&#8217;abitare insieme e l&#8217;unione sessuale tra gli sposi avvenisse, comunque, dopo l&#8217;inizio della pubertà. Erano diversi i casi, così, di matrimoni celebrati in età molto precoci, in cui gli sposini, però, iniziavano ad abitare insieme dopo degli anni; erano, peraltro, usanze di villaggio, in quanto la legge prevedeva i 18 anni per sposarsi di propria iniziativa del tutto autonoma. I genitori di Phoolan avevano cercato di proteggere la figlia da precoci ed innaturali attenzioni da parte del marito, cercando di convincerlo ad aspettare alcuni anni prima di prendere con sè la figlia, la quale, oltretutto, ancora non era maturata fisicamente, non avendo ancora visto il sorgere del ciclo mensile. Tuttavia, Putti Lal, questo il nome del marito, aveva insistito nel volerla portare con sè, nel suo lontano villaggio, affermando che Phoolan potesse essergli utile per le faccende domestiche, ed aggiungendo, comunque, che avrebbe aspettato riguardo la consumazione del matrimonio.</p>
<p>Sotto il ricatto della necessità economica, così, i genitori della bambina avevano ceduto. Questa triste situazione si era trasformata in una vera disgrazia per Phoolan, la quale si era trovata ad essere non solo schiava domestica, ma anche sessuale del marito, che, in breve tempo, l&#8217;aveva più volte violentata, mentre la ragazzina non poteva neppure comprendere chiaramente cosa le stesse succedendo. Solo a tratti, Phoolan era stata difesa da alcuni abitanti del nuovo villaggio, e dallo stesso suocero, che si era dichiarato disgustato dalle turpi e depravate azioni del figlio, intimandogli di non pensare di avvicinarsi alla ragazzina prima di alcuni anni&#8230; Putti Lal, tuttavia, aveva un atteggiamento altalenante, oscillante tra il fare entrare altre donne, stavolta adulte, nella sua stanza da letto (nonostante le proteste del padre, che gli ricordava, comunque, che ormai fosse sposato), ed il continuare a sottoporre a violenze la sventurata fanciulla&#8230; In questo contesto, misero e degradato, la situazione era precipitata ulteriormente: Phoolan, forse anche per le poche cure cui era stata sottoposta, si era seriamente ammalata&#8230;Qualcuno del villaggio, così, avendo avuto compassione per la sorte della piccola, e trovando ingiusta la sua situazione, aveva avvisato i suoi genitori, i quali erano, così, tornati a riprendere Phoolan, dato che non riceveva abbastanza cure.  Il padre e la madre, così erano stati accolti dalla proteste di Putti Lal, ma anche dall&#8217;accoglienza più umana del suocero di Phoolan, il quale aveva regalato alcune rupie (la moneta locale) alla fanciulla. Phoolan, così, era riuscita a tornare al villaggio natìo, dove i genitori avevano appreso, con rabbia e dolore, degli abusi subiti dalla figlia: essi avevano, così, deciso di considerare non più valido il matrimonio di Phoolan, restituendo a Putti Lal i gioielli che erano divenuti di Phoolan con il matrimonio.</p>
<p>Le vicende di Phoolan, da questo periodo, alla sua vita coi banditi, sono varie, ma ancora marcatamente caratterizzate dall&#8217;ingiustizia: la giovanissima non riuscì a liberarsi subito da Putti Lal, che temporaneamente riuscì a riprenderla e torna a torturarla, prima che Phoolan riuscisse a ritrovare la strada per la libertà. Il suo carattere indomito non sopportava le vessazioni che i membri della sua comunità, appartenenti alla casta più bassa della gerarchia induista, subivano da parte dei latifondisti locali, che spesso li sfruttavano  e consideravano un atto dovuto che le povere fossero a loro disposizione: così, due di loro entrarono con la forza nell&#8217;abitazione di Phoolan, che all&#8217;epoca aveva circa 14 anni, violentandola davanti ai suoi genitori. Phoolan che all&#8217;epoca si era sentita quasi soffocare per la rabbia e l&#8217;umiliazione, anni dopo ricorderà queste drammatiche circostanze con queste parole, volte a considerare anche quanto il linguaggio stesso, spesso, non renda abbastanza quanta sofferenza ci sia dietro tali vissuti: &#8220;Voi lo chiamate stupro, nel vostro vocabolario manierato,ma avete idea di cosa è la vita in un villaggio indiano? Quel che chiamate stupro avviene ogni giorno alle donne povere. E&#8217; dato per scontato che le figlie dei povere siano ad uso dei ricchi. Per loro, non siamo loro proprietà&#8230;&#8221;. Attualmente, con i drammatici casi, all&#8217;ordine del giorno, sulle violenze carnali in India, tali parole ancora di più, tristemente attuali: ciò che è cambiato è una maggiore consapevolezza sociale del problema&#8230;Moralmente ancora più devastante dello stupro stesso, forse, fu per Phoolan la reazione di poliziotti, evidentemente corrotti e già vicini ai thakur (proprietari terrieri) autori del misfatto: dopo averla schiaffeggiata, le fu detto &#8220;Possono anche averti violentata, e allora? Non ti vergogni a venire qui ad accusarli? Come osi diffamare cittadini rispettabili? I thakur fanno un buon lavoro, tenendo in riga gente come te&#8230;&#8221;. L’oltraggio dello stupro si era addirittura ripetuto, perpetrato dalla stessa tipologia di soggetti, poco tempo dopo; il padre, Devidin, pur affranto, tendeva al fatalismo, affermando che, purtroppo, quello fosse il loro destino, in quanto poveri, e raccontando di disgrazie ancora peggiori: ad esempio, della storia di una ragazza, rapita da criminali thakur, e costretta a servirli con il suo corpo, di villaggio in villaggio; tuttavia, Phoolan non si era rassegnata…in un certo momento, aveva affermato: “Perché è il mio destino? Non sono diversi da noi, hanno lo stesso sangue nelle vene. Noi abbiamo il nostro orgoglio e loro il loro, quindi perché noi?”.</p>
<p>In quel periodo, poi, Phoolan era stata accusata di avere commesso furti di oggetti di calore in casa del cugino Mayadin: Phoolan, pur subendo la brutalità della polizia, riuscì, con l&#8217;aiuto di un avvocato, a dimostrare di essere stata altrove: era andata, infatti, ad accompagnare la sorella maggiore, Rukmini, ad abortire. Anche questo evento era legato alla povertà: la giovane Rukmini aveva già quattro bambini, e temeva che un quinto non potesse, comunque, sopravvivere; successivamente, Rukmini arrivò a farsi sterilizzare, tanto era spaventata dalla miseria… Pur istintivamente preferendo, entrambi, una possibilità diversa dall&#8217;aborto, il marito di Rukmini e Phoolan avevano, comunque, cercato di stare accanto alla ragazza, e Phoolan l&#8217;aveva, appunto, accompagnata&#8230;   Gli eventi, poco dopo, subirono un&#8217;accelerazione: Phoolan venne presa con sè da un banda di predoni. L&#8217;episodio è controverso… varie furono le versioni al riguardo: secondo alcuni venne venduta, secondo altri si unì volontariamente&#8230; Alcune circostanze, narrate dalla stessa Phoolan, possono far ipotizzare che ella si sia unita volontariamente ai banditi, esasperata dalle angherie subite: poco tempo prima, era stata difesa dal cugino Kailash e da altre persone, contro i notabili del villaggio, e correva voce che qualcuno, armato, la proteggesse già lì; alcune fonti, non confermate dalla donna, sostennero che Phoolan si era unita a Kailash in un matrimonio religioso. Tuttavia, Phoolan, comunque, dichiarò, al riguardo di essere stata rapita, probabilmente su suggerimento di coloro che già le avevano reso ardua la vita nel suo villaggio.</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/09/India.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3832" title="India" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/09/India.jpg" alt="" width="252" height="177" /></a>La banda di briganti era composta da componenti di vari strati sociali: c&#8217;erano soprattutto poveri, ma anche alcuni rappresentanti di caste più elevate. Il capobanda, Babu, era un uomo brutale, anche lui incline ad abusare delle donne: tuttavia, Phoolan viene presa sotto la protezione di Vikram Mallah, un giovane della stessa banda, che riescì a sopraffare Babu. Vikram era, a sua volta, un mallah, secondo il richiamo del suo stesso cognome, e, pur essendo un fuori-legge, cercava di rispettare alcuni &#8220;codici d&#8217;onore&#8221;, tra cui il rispettare le donne, il non uccidere nemici mentre sono inermi, ad esempio nel sonno, il cercare di aiutare i poveri oppressi da strutture sociali ancora feudali. Abituata a trovare uomini che volevano essere serviti e chiedevano obbedienza, Phoolan troverà in Vikram un uomo che le chiederà, con gentilezza, se lo trovasse degno di lei&#8230; Quando Vikram la baciò, per Phoolan fu il primo bacio, dato che in passato aveva subito solo brutali violenze sessuali&#8230; Phoolan diventa in breve tempo, nella giungla, la nuova moglie di Vikram, che la difese, coi suoi uomini, dalle insidie del mondo: ciò che i genitori di Phoolan non erano riusciti a fare, per la schiavitù economica, e che la polizia corrotta aveva rifiutato di attuare&#8230; In seguito, Phoolan scoprì dallo stesso Vikram che egli fosse già sposato: in effetti era possibile, sebbene raro, che degli induisti potessero avere più di una moglie: di solito, avveniva quando ci si fosse sposati molto giovani, senza una maggiore formazione della propria personalità; all&#8217;inizio, Phoolan aveva provato rabbia nell&#8217;apprendere ciò, ma poi si era calmata, dato che era una cosa avvenuta prima che si conoscessero, e Vikram le aveva raccontato la verità; anche la prima moglie di Vikram, abituata fin da piccola a questa mentalità, aveva avuto modo di conoscere ed accettare Phoolan.</p>
<p>Phoolan confidò a Vikram anche gli orrori vissuti con Putti Lal: Vikram, che pure nella sua vita di bandito ne aveva viste tante, rimase attonito: si fece giurare che la cosa fosse vera, e le disse che doveva dimenticare ciò, sebbene, prima, fosse giusto che avesse un po&#8217; di giustizia per le angherie subite. Una delle azioni attuate dalla banda guidata da Vikram e Phoolan fu, così, un duro pestaggio ai danni dello stesso Putti Lal&#8230;  Vikram dichiarò di essere lui, adesso, il marito della giovane, mentre Phoolan non volle che Putti Lal venisse ucciso, ma che portasse addosso, per il resto della sua vita, i segni di quella rivalsa. Accanto a Putti Lal, ferito, venne lasciato un cartello, in cui venne scritto che questo era ciò che doveva accadere a persone più che adulte che approfittino di ragazzine. Per qualche tempo, pur in una condizione di grande precarietà, Phoolan conobbe l&#8217;amore e fu felice con Vikram; tuttavia, questa stagione della sua vita si rivelò breve: poco tempo dopo, Vikram venne assassinato, nel 1980, da banditi rivali, appartenenti ad una fazione di estrazione thakur.</p>
<p>In quei giorni, il dramma di Phoolan toccò un apice: straziata per l&#8217;assassinio del suo uomo, venne tenuta prigioniera dai suoi aggressori, che vollero che venisse violentata per settimane, di villaggio in villaggio. Da varie ricostruzioni, sembrerebbe che guadagnassero anche dal permettere a vari uomini di abusare di Phoolan, mentre lei, tutt&#8217;altro che consenziente, veniva tenuta immobilizzata&#8230; Ancora una volta, però, la sorte di Phoolan si dimostrò imprevedibile: apparentemente intenzionato ad abusare di lei, si presentò anche un anziano bramino&#8230;un uomo di alta casta, che però aveva sempre trattato Phoolan con gentilezza e rispetto: la ragazza era sconvolta all&#8217;idea che anche lui potesse pensare di approfittare in modo turpe della sua condizione… In realtà, l&#8217;uomo era lì per cercare di aiutarla, sebbene avesse dovuto fingere di essere intenzionato a condividere i criminali intenti degli altri. Egli aveva, così, aiutato Phoolan a fuggire, affermando anche che era una persona rispettata, ed i membri della gang non avrebbero osato fargli del male&#8230; Phoolan aveva, così riacquisito la libertà, ma la sorte del bramino era stata crudelmente sventurata: era deceduto, infatti, in seguito all&#8217;incendio appiccato alla sua abitazione, per rappresaglia rispetto al suo ruolo nella liberazione di Phoolan, che era stato scoperto.</p>
<p>Phoolan, invece, sopravvissuta agli stenti, oltre che alle violenze di gruppo, riuscì a raggiungere gli uomini di Vikram, che la riaccolsero e, anche per il valore da lei dimostrato mentre al suo fianco, la considerarono loro leader. La banda era composta sia da induisti poveri che da musulmani, i quali, solitamente, erano in povertà quanto i mallah; inoltre, la non ammissione delle caste, almeno sul piano dei principi, da parte dei musulmani, rendeva più facile e fruttuoso il rapporto di Phoolan con essi. La tolleranza religiosa era naturale nel gruppo guidato da Phoolan, ed i suoi uomini, a loro modo religiosi, donavano offerte sia ai templi induisti che alle moschee. Fedelissimo a Phoolan, in particolare, era il leale Man Singh, induista: da lei considerato un braccio destro, amico col quale avere un legame improntato a vera fratellanza morale. Phoolan, così, era a capo di una &#8220;formazione&#8221;, tra il banditesco ed il rivoluzionario, che usava la forza dei fucili, saccheggiando i beni dei più ricchi della regione, oltre che intimidendo la polizia: una volta, depredarono anche il palazzo di un maharajah (pur non avendo più un valore legale, le famiglie nobili, in India, conservavano, solitamente, i propri beni, comprese sfavillanti dimore principesche&#8230;). Phoolan aveva notato, con irritazione, che la bellissima dimora del nobile era tanto vasta che avrebbe potuto ospitare tutto il suo villaggio… Gran parte dei soldi rubati, però, venivano regalati, da Phoolan e Man Singh in persona, ai poveri della regione: soprattutto alle donne senza mezzi. Inoltre, per approvazione generale del gruppo, Phoolan era diventata colei che giudicava i casi di abusi nei villaggi della regione: in particolare, ella puniva i proprietari terrieri sfruttatori ed i violentatori, che spesso erano le stesse persone.</p>
<p>Phoolan era convinta che quello fosse l&#8217;unico modo per avere giustizia, dato che la sua esperienza le aveva mostrato quanto la polizia non desse ascolto alla voce dei poveri; la giovane donna si considerava uno strumento di Durga, la dea induista della giustizia&#8230;già al tempo in cui era stata lei a subire abusi sessuali, aveva infatti pregato Durga, la dea che, pensava, dava forza ai miserabili, di resistere e non piegarsi alle umiliazioni, cosa che invece accadeva a tante altre donne. In particolare, queste erano le parole più accorate, di una preghiera che spesso ella rivolgeva a Durga: &#8220;Canta delle mie gesta/Narra le mia battaglie/Come sconfissi i demoni/Perdona le mie colpe/E concedimi la pace&#8221;.   Il fenomeno definito &#8220;banditismo&#8221;, così, aveva in parte connotazioni di guerriglia sociale, sia pur in forma solo in parte auto-consapevole. Le azioni della banda di Phoolan erano quasi sempre incruente: tra le poche eccezioni vi fu l&#8217;eccidio di Behmai, la località dove, secondo Phoolan, si nascondevano i complici di Sri Ram, il bandito rivale, responsabile dell&#8217;assassinio di Vikram e delle torture ai suoi danni. Ventidue uomini, tutti appartenenti alla casta dei proprietari terrieri thakur, considerati suoi seviziatori, furono uccisi, e diverse feriti, durante l&#8217;attacco al villaggio, nel 1981. La polizia mise una taglia sulla testa di Phoolan, che superava le 11.000 rupie. Per alcuni anni, però, la giovane donna continuò a vivere alla macchia con i suoi uomini, continuando a condurre atti di banditismo-guerriglia a favore delle caste basse: sembrava imprendibile..si diffuse la voce che potesse diventare invisibile, mentre molti, tra i più derelitti, la divinizzarono.</p>
<p>Tuttavia, Phoolan ed i suoi uomini si resero conto che, in quel modo, non poteva durare a lungo: fu intavolata una trattativa tra la banda, da una parte, e gli organi di polizia e governo, dall&#8217;altra&#8230;circostanza che rende l&#8217;idea anche dell&#8217;appoggio sociale di cui godeva il gruppo, che gli forniva maggiore potere contrattuale. Inoltre, è possibile che, da parte del governo, ci fosse un reale tentativo di arrivare ad una pacificazione della regione, dove la devianza aveva, chiaramente, forti radici nella reazione ad ingiustizie sociali, attuali ed ancestrali. Nella trattativa furono coinvolti gli Stati federati indiani di Uttar Pradesh e Madhya Pradesh, e vi ebbe un ruolo la stessa premier dell&#8217;India, Indira Gandhi, che s&#8217;impegnò personalmente a salvaguardare l&#8217;incolumità personale di Phoolan e dei suoi uomini; Phoolan stessa le fu grata, ed affermò, anni dopo, di aver pianto lacrime amare dopo aver saputo che Indira Gandhi fosse deceduta a causa di un attentato&#8230; Le condizioni essenziali poste da Phoolan, ed accolte, erano le seguenti: che venisse evitata la pena di morte, ivi tramite impiccagione, per lei e gli uomini della sua banda; di una condanna non superiore agli otto anni di carcere; di essere giudicati ed imprigionati nel Madhya Pradesh e non nello stato originario dell&#8217; Uttar Pradesh, dove governavano i thakur, per cui c&#8217;era una maggiore probabilità che vi fossero pregiudiziali contro di loro; che in prigione non venissero separati, e venissero ben nutriti; che la sua famiglia venisse trasferita, a sua volta, nel Madhya Pradesh, dove poteva essere meglio accolta, e le venisse fornita una porzione di terra pari a quella che le era stata rubata.</p>
<p>La resa di Phoolan, avvenuta, nel febbraio 1983, alla presenza di molte migliaia di persone, tra folla locale, poliziotti, giornalisti, politici, fu spettacolare: la giovane donna, accompagnata da Man Singh e da altri 12 uomini della banda, che pure si arresero, depose fiori davanti al ritratto del Mahatma Gandhi, in segno di abbandono della violenza; elle depose, poi, le armi di fronte al primo ministro del Madhya Pradesh, toccandogli i piedi, in segno di umiltà. La cerimonia, voluta dai governanti di quel territorio, era della stessa tipologia di altre, che avevano visto la resa negoziata di altri banditi con motivazioni sociali. Una delle sorelle di Phoolan, a proposito delle drammatiche ed estreme circostanze che avevano portato Phoolan sulla via del banditismo, aveva espresso questa riflessione, densa di significato: &#8220;Dio trasforma gli uomini in santi, ma degli uomini hanno trasformato una donna in bandito&#8230;&#8221;.</p>
<p>Phoolan scontò, in realtà, 11 anni: tre più del previsto, in quanto a differenza di altri membri della sua banda, che avevano accettati, successivamente, di essere estradati nell&#8217;Uttar Pradesh, che aveva fornito garanzie di incolumità, aveva preferito rimanere lontana da quel luogo. I capi di imputazione che la riguardavano concernevano rapine ed omicidi, ma la Devi non venne, effettivamente, processata; si trovò un accordo politico-giudiziario, per cui si ritenne che aveva ormai, comunque, scontato la pena che le sarebbe potuta essere comminata. Phoolan varcò i cancelli della prigione, così, nel 1994. Tornata in libertà, dopo qualche tempo si sposò nuovamente, stavolta con un deputato, oltre che agente immobiliare di Delhi: Umaid Singh. Nella loro casa di Delhi, Phoolan ed Umaid tenevano insieme i ritratti di Durga, di Buddha, di Gesù Cristo e di Bhimrao Ambedkar, uomo politico che, nato paria (intoccabile, ossia fuori casta), aveva poi, però, partecipato alla stesura della Costituzione dell&#8217;India. Storicamente, non è stato raro che i paria, e vari membri di caste povere, si convertissero a religioni che, almeno teoricamente, non prevedono caste (ad esempio, Buddhismo, Cristianesimo, Islam&#8230;); nel caso di Phoolan e del marito, non risulta una effettiva conversione, ma, piuttosto, una generica simpatia per le figure citate, e per ciò che rappresentano&#8230;cosa non rara anche tra altri induisti in situazioni simili.</p>
<p>Le battaglie di Phoolan Devi, però, non erano terminate; le accuse principali nei suoi confronti erano state ritirate anche dal governo dell&#8217;Uttar Pradesh, e Phoolan, coinvolta dal leader socialista Yadav, che aveva mediato anche per la sua resa e liberazione, si candidò diverse volte per il partito socialista Samajwadi, venendo eletta deputata: per la prima volta, nel 1996. Il suo seggio in Parlamento era stato ottenuto attraverso moltissimi voti raccolti proprio nell&#8217;Uttar Pradesh. Nella giungla, Phoolan era sopravvissuta alla fame, alle fughe dalla polizia, ai banditi rivali, ma fu nella metropoli di Delhi che si arrestò la sua marcia: il 25 luglio 2001, subì un attentato, a colpi di pistola, da parte di tre sicari a volto coperto: colpita da più pallottole, venne trasportata in ambulanza, ma il suo decesso avvenne durante il percorso per arrivare in ospedale. Una sua guardia del corpo, rimasta ferita, era riuscita a dare l&#8217;allarme. Proprio pochi giorni prima, a Phoolan era stata diminuita la scorta, ridotta ad una sola persona. Al governo dell&#8217;India vi era il Bharatiya Janata Party, formazione di destra, nazionalista ed integralista, induista, più vicina agli interessi della caste alte. Il delitto era avvenuto durante la campagna elettorale, mentre si stava profilando una disfatta elettorale dei partiti che sostenevano le classi sociali più alte proprio nell&#8217;Uttar Pradesh. Dei sospetti, sorti per ipotesi sull’eredità di Phoolan, addirittura verso la famiglia della stessa Phoolan (di origine ed il nuovo marito), per motivi di eredità, vennero successivamente smentiti.</p>
<p>Gli esecutori materiali del crimine vennero arrestati: uno di essi, evaso in modo rocambolesco con la complicità di alcuni poliziotti, venne nuovamente arrestato solo nel 2006. Particolare indegno, ma significativo, fu la richiesta di ricevere una parte dell&#8217;eredità di Phoolan da parte di Putti Lal, primo marito di Phoolan; sebbene si trattasse di un matrimonio non anche civile, non essendo riconosciute dallo Stato indiano delle nozze ad un&#8217;età tanto precoce.  Piuttosto che una vendetta per un passato molto lontano, appare molto probabile che si sia trattato di una manovra elettorale a sfondo delittuoso, che possa aver comportato una cospirazione; possibili mandanti, comunque, non sono stati attualmente individuati. Il Parlamento indiano aveva osservato un minuto di silenzio, comunque, in segno di rispetto per Phoolan, e lo stesso primo ministro dell&#8217;epoca, Vaypajee, aveva partecipato alla cerimonia funebre.  Phoolan, così, era caduta, combattendo, stavolta, senza armi, mentre stava continuando a portare avanti i suoi ideali, a favore degli oppressi: di coloro che considerava fossero, moralmente, suoi fratelli e sorelle, umiliati e sfruttati; in particolare, infatti, Phoolan Devi stava promuovendo un disegno di legge contro il lavoro minorile ed a favore di censimenti più accurati nelle campagne.</p>
<p>La memoria di questa pasionaria rimane molto viva e popolare in India: in realtà, Phoolan non è stata uccisa del tutto, ma la sua anima è viva e presente, e continua ad ispirare chi cerchi giustizia e dignità rispetto ad inumani soprusi; alcuni atti compiuti da Phoolan e della sua banda possono venire considerati crudeli, certamente, ma le attenuanti non mancarono loro, assolutamente&#8230;inoltre, gran parte degli atti da loro compiuti rappresentarono, effettivamente, un più che giusto riscatto, in circostanze che impedirono a queste persone di delegare alla legge la possibilità di difenderli&#8230;</p>
<p>La storia di Phoolan può apparire lontanissima, nonostante sia, più o meno, contemporanea: giustamente ciò era stato sottolineato nell&#8217;opera teatrale, in Italia, a lei dedicata in Italia da Federico Bertozzi, con la collaborazione di Giorgio Zorcù, il quale notava quanto la prima impressione fosse la distanza, ma anche temporale, dato che le vicende sembravano ambientate in un disumano Medioevo europeo e non nella contemporaneità di un Paese che è anche temuta potenza nucleare; ancora Zorcù notava, altrettanto giustamente, che ad uno sguardo più attento, però, i temi riguardanti le sopraffazioni narrate in quella vicenda non sono poi tanto sconosciute alla storia europea: dall&#8217;oppressione feudale ai matrimoni combinati, alla violenza alle donne, ad altro ancora. A tali, profonde, osservazioni si può aggiungere che anche i sentimenti umani essenziali rimangono gli stessi, pur nelle sfumature sempre nuove che variano da persona a persona.</p>
<p>Anche il tema del banditismo in quanto protesta sociale non è nuovo alla storia europea: tuttora vengono ricordate le leggende (con parziale sfondo storico reale) di Robin Hood, e, per riferirsi ad un esempio più vicino, non è stato certo dimenticato il &#8220;brigantaggio&#8221; delle campagne italiane meridionale, che, in larga parte, fu una protesta sociale contro sopraffazioni non del tutto differenti&#8230;un banditismo che, in buona parte, fu, più propriamente, una forma di guerriglia causata dal disagio sociale&#8230; Rimanendo al Sud italiano, non è stata certo dimenticata l&#8217;indomita figura di una &#8220;brigantessa sociale&#8221;: Michelina De Cesare..non l&#8217;unica, ma una delle più celebri, anche per la tragica sorte&#8230;violentata ed assassinata dalle forze che avrebbero dovuto riportare &#8220;legge ed ordine&#8221;. Il corpo nudo di Michelina De Cesare venne esposto e fotografato&#8230;non diversamente da quello che avvenne, oltre un secolo dopo a Neera, moglie di un bandito musulmano della banda di Phoolan, Baba Mustakim: nel caso riguardante il cadavere di Neera, venne esposto in più villaggi, come un trofeo&#8230;</p>
<p>Del resto, le stesse vicende della banda di Phoolan, pur originarie dell&#8217;India profonda, sono meglio comprensibili inquadrandole in un contesto sociale più vasto ed eterogeneo, con in comune un disagio sociale radicato, sfociato nella protesta in forma di banditismo: si tratta, appunto, del fenomeno del banditismo sociale, particolarmente analizzato, in particolare, dallo studioso marxista Hobsbawm: un fenomeno che si è verificato dall&#8217;America Latina all’India, dall&#8217;Italia meridionale a molti altri luoghi del mondo. In India, in particolare, è stato diffuso (ed ancora, in parte, lo è) in territori ancora, in molta parte, feudali: In particolare, nell&#8217;Uttar Pradesh, nel Rajasthan nel Bihar, dove una struttura sociale fondata sul latifondo è aggravata da annosi scontri tra caste. In particolare, poi, l&#8217;Uttar Pradesh, territorio originario di Phoolan, era una zona di banditismo endemico, alimentato dal disagio sociale, già dal XIII secolo&#8230; Già in passato, c&#8217;era stato qualche caso di bandito che aveva poi assunto qualche carica politica, forte dell&#8217;appoggio di una parte significativa della popolazione.  Anche la natura fisica di quella terra favoriva il fenomeno, tra i dirupi e le valli in cui scorre il fiume Chambal&#8230;un territorio tribale, sul quale lo Stato indiano, in parte, non aveva controllo…</p>
<p>Le vicende rievocate, così, apparentemente tanto lontane, sono, in realtà, preziose per comprendere meglio quanto sia radicata, sotto differenze di superficie, un’ essenza umana comune..concetto che traspare anche queste parole della stessa <strong>Phoolan Devi</strong>: “<em>Volevo dimostrare che, qualunque siano le nostre origini, la nostra casta, il colore della nostra pelle, abbiamo tutti un senso dell’onore</em>”.</p>
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		<title>Intervista a Giulietto Chiesa</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2012 19:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[antonella ricciardi]]></category>
		<category><![CDATA[giulietto]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella seguente intervista, Giulietto Chiesa, giornalista, e scrittore di rilievo internazionale, oltre che uomo politico, affronta diverse tematiche di netta attualità: tra queste, quello della iniqua e non lungimirante svalutazione della cultura in Italia, dall&#8217;Università alla scuola, e quello della giustizia sociale, non ricercata in maniera accettabile dal governo Monti, che per molti aspetti si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><em>Nella seguente intervista, Giulietto Chiesa, giornalista, e scrittore di rilievo internazionale, oltre che uomo politico, affronta diverse tematiche di netta attualità: tra queste, quello della iniqua e non lungimirante svalutazione della cultura in Italia, dall&#8217;Università alla scuola, e quello della giustizia sociale, non ricercata in maniera accettabile dal governo Monti, che per molti aspetti si configura in forma di governo della miseria, mosso dagli interessi prioritari della grande finanza transnazionale, secondo quanto, appunto, si deduce dalle analisi  del celebre giornalista; altri argomenti importanti approfonditi da Giulietto Chiesa sono quelli delle politiche di guerra e del dramma siriano, oltre che del colonialismo e dell&#8217;imperialismo in armi, del passato e del presente.</em></p>
<p align="JUSTIFY"> di <em>Antonella Ricciardi</em></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “Alternativa si è mostrata in prima linea contro la possibilità di chiusura del prestigioso Istituto Italiano degli Studi Filosofici di Napoli: può illustrare quali siano le conseguenze più nefaste di questo nuovo colpo alla cultura italiana, già provata, ricordiamo, da tagli ed, in generale, da attacchi, alla scuola ed all&#8217;Università? E a quali cause attribuisce questa incresciosa situazione, più generale?”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “Beh, non è una novità: l’assoluta incapacità dei governi italiani di tutelare la ricchezza culturale di questo Paese, che, nonostante, appunto, i governi che si sono succeduti, continua a esistere. Quindi, non mi stupisce che si continui in questa linea; mi stupisce solo che un governo, che si è presentato come il governo dei tecnici, sia altrettanto insensibile e ignorante dei precedenti di centro-destra, di centro e di centro-sinistra: è attribuibile solo ad una totale mancanza di interesse per la cultura della popolazione italiana, e per la ricerca scientifica in generale. Il patrimonio dell’Istituto degli Studi Filosofici di Napoli è una gigantesca massa di materiali, documenti, e tradizione, che deve restare nei secoli, nel nostro futuro nazionale. Lasciarla perdere, lasciarla disperdere, è un delitto capitale, assoluto. Ripeto, l’unica cosa che mi trattiene dall’esprimere, da usare parole ancora più gravi, è che in realtà, se ti guardi intorno, gli stessi giudizi li devi dare per quanto riguarda la scuola, che viene abbattuta, depotenziata, violentata, privata di ogni autonomia, e sottoposta alla primazia della scuola privata, in tutti i suoi contorni, in tutti i suoi significati. Purtroppo siamo in questa situazione, e continuiamo a degradare”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “Quindi c’è una continuità negativa tra la Gelmini, Profumo…: trasversale a vari governi, insomma?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2012/11/Giulietto_Chiesa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3386" title="Giulietto_Chiesa" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2012/11/Giulietto_Chiesa.jpg" alt="" width="211" height="293" /></a>Chiesa: “Assoluta e trasversale…senza dimenticare che il primo responsabile del degrado della scuola italiana si chiamava, sfortunatamente, Berlinguer: non Enrico, ma un suo parente”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><br />
Ricciardi: “Dunque, collegandoci con un’altra domanda, visto che abbiamo toccato, appunto, il tema dell’istruzione, di quanto venga non valorizzata, di quanto, in un certo senso, certe clientele, gruppi legati a scuole private, vengano, invece, favoriti , e passando invece, più in generale, alla questione del governo Monti, vediamo che Alternativa è particolarmente contraria alle linee direttive del governo Monti: può spiegare la vostra opposizione a proposito degli aspetti economico-sociali che, a vostro avviso, vengono peggiorati dall&#8217;azione di questo governo? Facendo, quindi, un discorso più generale, ma su questo governo in particolare…</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “Io su questo vorrei essere molto sintetico: noi siamo stati contrari alla formazione del governo Monti, perché il governo Monti si è presentato sulla scena italiana dicendo apertamente che avrebbe implementato, adottato, eseguito gli ordini che venivano dalla Banca Centrale Europea. Il governo Monti è il governo della banche. La Banca Centrale Europea è un pezzo del sistema finanziario internazionale, che è quello che ha depredato gli Stati, le imprese e le persone: quindi, già questo è chiarissimo. Posso dire soltanto che Mario Monti è stato coerente con le sue premesse. Ha fatto esattamente ciò che aveva detto di fare, cioè ha cominciato a spogliare gli italiani, lo Stato italiano, e ci sta portando alla recessione…e quindi sta portando, creando un degrado sociale, economico, del Paese, che non ha precedenti nella storia del dopoguerra…cioè è l’uomo che ha rotto il patto sociale, italiano ed europeo. Per questa ragione noi siamo ostili ad ogni suo atto, e a tutti gli atti noi abbiamo risposto con ostilità, perché non ce n’è uno solo che contraddica questa linea.” </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “E poi non è un governo appunto così al di sopra delle parti: insomma, nei fatti Monti è un esponente della grande finanza internazionale, la stessa che ha portato a questi risultati…”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “E’ il governo della grande finanza internazionale, in senso proprio e diretto. Mario Monti è un uomo di Goldman Sachs: fa la politica della grande finanza…Io credo che faccia la politica della grande finanza americana, in primo luogo. Dopodichè, bisogna soltanto aggiungere un codicillo a questa affermazione, e cioè, quando io dico che noi siamo contro il governo Monti, io dico che siamo anche contro tutti i partiti che hanno appoggiato il governo Monti… E siccome lo hanno appoggiato il PD, il PDL, l’UDC e tutti quelli che tengono bordone, è chiaro che noi siamo contro a tutta la casta parlamentare che in questo momento occupa le istituzione italiane”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “Chiaramente, Monti, da solo, non avrebbe potuto fare ciò che ha fatto e che sta attuando, certo… Passando poi alla politica estera, lei ed il suo movimento siete radicalmente contrari ad un intervento di guerra contro il governo siriano: può spiegare quali siano le vostre ragioni e quali ritiene sarebbero le conseguenze, evidentemente sciagurate, di una tale azione?”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “Dunque, intanto noi non siamo solo contro l’intervento in Siria, con la partecipazione italiana a qualunque operazione militare in Siria: noi siamo contro ogni intervento militare italiano”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “Oltre alla situazione specifica, ultimamente, in Siria, in generale vale questa premessa..”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “Noi poniamo al primo punto, al nostro ordine del giorno, la richiesta al prossimo governo dell’Italia (non a questo, perché questo non è in grado neanche di accoglierla, questa richiesta), ma a un qualunque governo che si presenterà sulla scena italiana che si impegni preventivamente, e sottolineo la parola preventivamente (così tutti lo sanno, e non ci sono errori), a dichiarare che noi non parteciperemo più a nessuna azione militare..che è l’inizio di una discussione su un’uscita dell’Italia dalla NATO… Perché questa proposta è molto precisa, puntuale, circoscritta. Poi si tratta di avviare una discussione politica nazionale, che decida che l’Italia deve o non deve restare dentro la Nato: noi chiediamo che l’Italia esca dall’Alleanza, e si proclami Paese europeo indipendente e neutrale”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “Oltretutto, queste ipotesi, invece, di partecipazione italiana ad azioni militari, sono anche contrarie alla Costituzione stessa: sono intervenienti niente affatto difensivi, voglio dire…c’è tutta una serie di questioni che vengono paventate per questi interventi: delle motivazioni umanitarie che poi, invece, possono nascondere altri interessi…”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “Questa è storia passata, nella quale purtroppo la sinistra che tutti hanno conosciuto si è fatta triturare dalla guerra…ma noi vogliano riaprire il discorso partendo da nuove basi: lasciamo perdere tutte le sciocchezze sulle guerra umanitarie: ormai quelli che volevano e potevano capire lo hanno capito. Adesso non si tratta più di “guerre umanitarie”: si tratta delle altre guerre, che non hanno più neanche una lontana parvenza di umanitarietà: si tratta di guerre di espansione della rapina imperiale… E quindi noi siamo, per forza di cose, contro questi precisi fatti. Ovviamente noi usiamo, come in tutte le altre nostre posizioni, la Costituzione repubblicana di questo Paese.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “Certo… Diciamo che è emerso quanto sia seriale questa politica di guerre ricorrenti, parte di un’unica strategia, evidentemente imperialistica, cui Alternativa si oppone… A proposito ancora della posizione di Alternativa riguardo qualcosa di storico, che però si riflette anche sul presente, possiamo vedere che il suo movimento ha preso nettamente posizione contro la costruzione di un costoso monumento ad Afile, un paesino della provincia romana, dedicato a Rodolfo Graziani, in quanto conclamato criminale di guerra, i cui delitti sono stati ingiustamente misconosciuti, non abbastanza riconosciuti, da una parte dell&#8217;opinione pubblica (forse non c’è un’adeguata conoscenza, generalmente, di questi atti delittuosi): può ricordare quindi, con dei particolari, almeno alcune delle responsabilità più significative di Graziani? Ed in che modo interpreta questa iniziativa ad Afile?”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa “Non è possibile elencare molto i dettagli, perché dovrei mettermi lì fare ricerca storica, e non mi pare che sia essenziale in questa sede, e non è importante la figura di Graziani di per sé, se non per il fatto che sia quella di un massacratore di lavoratori. Quindi, il dettaglio lo lasciamo agli storici; noi abbiamo preso questa posizione perché mi sembrava la più legittima… l’unica legittima. C’è una specie di revival del fascismo dans le temps [“nel tempo”, in francese], che è in realtà roba vecchia, roba da ottuagenari..ma anche gli ottuagenari continuano a vivere perché la vita è stata, per fortuna di tutti, allungata dalle medicine, e quindi questa gente continua, diciamo, a vivere nella nostalgia: si accomodino, è un fatto privato, ma è un fatto che è vietato dalla Costituzione del nostro Paese: si chiama apologia del regime fascista; quindi, anche qui siamo stati coerenti con la Costituzione.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “E poi, penso, coerenti anche con le linee generali di Alternativa: prima discorrevamo dell’opposizione all’imperialismo in armi di Alternativa, e Graziani fu, tra l’altro (oltre ad avere il ruolo esponente del regime che lei accennava), anche esponente della repressione in Libia, in Etiopia: quindi, di un imperialismo del passato, che però (pur in forme diverse) era pur sempre un imperialismo in armi… Quindi, ci può essere anche una continuità pure da questo punto di vista tra l’analisi storica e la posizione sul presente di Alternativa?”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “Sì, sì per carità: questo è evidente. Al riguardo, mi occupo di questioni anche un po’ più recenti: se lei va in una scuola qualunque, e fa una qualunque domanda a un ragazzo di quindici-sedici anni, scoprirà che questi ragazzi non hanno la minima idea di quello che è accaduto anche 10 anni fa: il livello di incultura in cui vivono i nostri ragazzi è impressionante. Tutto è stato dimenticato, tutto è stato cancellato: si vive del presente e nell’immediatezza: questo è il grave problema. Se si va a parlare di Graziani, nessuno saprà di che si tratta, ma se si va a parlare di quello che è accaduto al rapimento di Aldo Moro, per esempio, scoprirà che nessuno sa niente neanche di questo…”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “E’ un fatto anche molto più recente: è ancora più impressionante la cosa, in un certo senso…”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “E’ proprio questo che mi preme ricordare: abbiamo perduto ogni memoria, e, quindi, avendo perduto la memoria, anche questi relitti del passato possono, impunemente, riandare indietro ai loro trionfi del lontano pre-guerra, diciamo”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “E poi, forse, anche quando, in qualche caso, emerge qualche memoria, è eccessivamente trasfigurata nell’idea degli “italiani brava gente”, che poi non sempre era poi così fondata.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “Non sempre: mai. C’è stato un bellissimo libro, che ha proprio questo titolo: “Italiani brava gente?”, ma ha messo il punto interrogativo. Quando si è dovuti essere imperiali e assassini si è stati imperiali e assassini, anche se si avevano le pezze al piede. Non abbiamo nessuna giustificazione storica per le nostre avventure imperiali in Africa.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “E c’erano, appunto, delle importanti ricerche dello storico Del Boca, a questi propositi…”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Chiesa: “Parlavo proprio di lui”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Ricciardi: “Infatti, vi sono numerose ricerche e numerosi libri, di cui ha mostrato buona conoscenza, naturalmente”. </span></p>
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		<title>Antonella Ricciardi Intervista l&#8217;Avvocato Rosario Tarsia</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2012 20:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Ricciardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel dialogo che segue successivamente, l&#8217;avvocato Rosario Tarsia, del Foro di Roma, espone le principali ragioni per cui il nuovo concorso a cattedra, indetto dal ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, sia iniquo, illogico, e, conseguentemente, da invalidare. In particolare, l&#8217;avvocato Tarsia, da anni difensore dei diritti dei docenti, e soprattutto della loro componente meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Nel dialogo che segue successivamente, l&#8217;avvocato Rosario Tarsia, del Foro di Roma, espone le principali ragioni per cui il nuovo concorso a cattedra, indetto dal ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, sia iniquo, illogico, e, conseguentemente, da invalidare. In particolare, l&#8217;avvocato Tarsia, da anni difensore dei diritti dei docenti, e soprattutto della loro componente meno garantita, quella dei precari, spiega, limpidamente, la dannosa inutilità insita nella scelta del ministro di avere indetto un concorso riservato a persone già vincitrici di concorsi: persone, cioè, che avevano già tutti i titoli per potere accedere al ruolo, cioè al posto a tempo indeterminato..circostanze che si erano verificate, infatti, per un certo numero di insegnanti ogni anno, prima dell&#8217;incognita rappresentata dal nuovo concorso. Tale concorso, peraltro, non mette in palio nuovi posti di lavoro, ma rimette in discussione l&#8217;ordine con cui dovrebbero avvenire delle assunzioni già previste da un piano triennale (le graduatorie, infatti, si aggiornano ogni tre anni, coi nuovi punti dei professori), che dovevano avvenire, originariamente, seguendo l&#8217;ordine delle graduatorie, cioè dell&#8217;elenco di professori in &#8220;fila&#8221; per ottenere il ruolo&#8230;ordine stabilito sulla base del loro punteggio, che a propria volta deriva dai risultati dei loro studi e della percentuale di pratica nei loro insegnamenti. Il concorso indetto da Profumo, invece, vuole sottrarre un 50% dei posti alla graduatorie, che sono, invece, già piene di persone vincitrici di concorsi, in fila, appunto, secondo il numero dei loro punti: tali graduatorie sono infatti quelle di merito, che comprendono professionisti vincitori dei concorsi a cattedra del 1990 e del 1999 (molti dei quali non hanno, quindi, ancora una cattedra a tempo indeterminato), e quelle ad esaurimento, degli abilitati all&#8217;insegnamento che hanno partecipato alle Ssis (scuole di specializzazione per l&#8217;insegnamento secondario), che a loro volta avevano superato un concorso in entrata, oltre ad un percorso biennale comprendente esami (circa 20) di varia natura (i cui corsi prevedevano frequenza obbligatoria), un tirocinio diretto nelle scuole, uno indiretto, ed un nuovo concorso, in uscita. Le Ssis venivano indette ogni due anni, ed avevano da tempo sostituito i concorsi a cattedra. Inoltre, Rosario Tarsia, che ha all&#8217;attivo successi di notevole importanza sul fronte della scuola, approfondisce anche ulteriori motivazioni che rendono il concorso impostato in modo non condivisibile: tra queste, la problematica del danno economico che può apportare un concorso assolutamente non necessario,  le molte incongruenza riguardanti le prove previste dal concorso stesso, la circostanza che Profumo non abbia, invece, indetti il concorso proprio per delle graduatorie esaurite&#8230;. Per possibili adesioni al ricorso dell&#8217;avvocato Tarsia c&#8217;è tempo fino al 4 novembre; è molto utile ricordare, inoltre, che un&#8217;eventuale iscrizione al concorso non è incompatibile con la partecipazione al ricorso contro il concorso stesso: ciò, sia nel caso che si intenda poi partecipare che non partecipare effettivamente a tale concorso, che, comunque, l&#8217;avvocato Tarsia e moltissime persone che hanno a cuore il mondo della scuola sperano possa essere, naturalmente, bloccato. Tale ricorso, presentato al TAR del Lazio, può essere fatto proprio, comunque, da persone residenti in tutte le regioni d’Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2012/11/Giù-le-mani-dalla-scuola-pubblica.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3375" style="margin: 5px;" title="Giù-le-mani-dalla-scuola-pubblica" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2012/11/Giù-le-mani-dalla-scuola-pubblica-300x296.jpg" alt="" width="300" height="296" /></a>Ricciardi: “Può spiegare ai lettori, in una sintesi chiarificatrice, quali ritiene che siano le motivazioni principali per cui si debba ritenere ingiusto il concorso a cattedra indetto dal ministro Profumo? In particolare, può indicare quali leggi e pronunciamenti giudiziari violi tale concorso che, peraltro, coinvolge graduatorie non esaurite?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tarsia: “I motivi che rendono ingiusto il concorso sono tali e tanti che queste poche righe non basteranno per elencarli tutti, dunque mi limiterò a citare solo i principali. Chi volesse approfondire la questione, potrà ricevere spiegazioni dettagliate recandosi sul blog <a href="http://www.noalconcorso.blogspot.it">www.noalconcorso.blogspot.it</a>  o scrivendo un’email a <a href="mailto:noalconcorso@gmail.com">noalconcorso@gmail.com</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">In primis il principale <em>vulnus </em>del provvedimento è portato dalla violazione di legge: art. 35 comma 5 ter dlgs 165/01; legge 241/90 art. 3; art. 97 Cost. in relazione agli interessi e alle aspettative di diritto dei soggetti che si oppongono; da qui il <em>vulnus</em> di eccesso di potere e difetto di motivazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è poi un piano triennale di immissioni in ruolo, che con questo concorso viene stravolto. Vi sono palesi discriminazioni, soprattutto fra gli insegnanti di sostegno: pur possedendo un’abilitazione, alcuni docenti di sostegno non potranno partecipare al concorso per una serie di storture e paradossi nel bando che avrebbero fatto impallidire il buon Kafka.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono delle graduatorie composte da docenti vincitori di concorso, che hanno pazientemente atteso il loro turno “accontentandosi”, per anni, di supplenze annuali. Queste graduatorie saranno cancellate, con un colpo di spugna, sebbene una sentenza della Cassazione abbia di recente affermato che, in presenza di graduatorie concorsuali valide ed efficaci, <strong>l’amministrazione</strong>  <strong>deve motivare</strong> la scelta di indire<strong>  un nuovo concorso</strong>. Naturalmente non vi è  traccia nel bando di concorso di tali motivazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo concorso è in contrasto con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, che si esplicita nei criteri di <strong>ragionevolezza, efficacia, efficienza, economicità</strong>. Questi ultimi sono pilastri su cui è poggiata la gestione della pubblica amministrazione, così come sancito anche dalla <strong>Costituzione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E, infine, viene da chiedersi: perché, in un periodo di tagli a destra e a manca, l’amministrazione ha deciso di sperperare 150 milioni di euro, o forse più, per un concorso di cui nessuno sentiva l’esigenza?”<br />
<strong>Ricciardi:  “Il ministro Profumo ha addirittura caldeggiato la possibilità di un concorso a cattedra annuale, nonostante le graduatorie (dei vincitori dei precedenti concorsi a cattedra, del 1990 e del 1999, e degli abilitati delle Ssis, a loro volta vincitori di concorsi) si aggiornino ogni tre anni. Cosa pensa di questa ipotesi, che tenderebbe a sconvolgere ulteriormente un ordine già prestabilito di graduale accesso al posto a tempo indeterminato di persone, appunto, già vincitrici di concorsi? Si è fatto, cioè, l&#8217;idea che dietro tale disegno possa esserci un &#8220;piano&#8221; particolare, e ritiene che possa essere in contrasto con quale disposizione giuridica?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tarsia: “Il ministro ha caldeggiato ciò che non poteva caldeggiare sia in relazione alla prospettiva temporale del suo governo sia in relazione alla normativa vigente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ammesso e non concesso che sia legittimo bandire nuovi concorsi, le dichiarazioni del ministro riguardo alla frequenza con la quale tali concorsi saranno indetti fanno capire lo stato confusionale nel quale è incappato il titolare del dicastero dell’Istruzione. Ha parlato prima di un concorso in autunno e uno in primavera, poi di concorsi con frequenza annuale, infine ha fatto emanare un bando per un concorso valido per due anni scolastici.  E tutto ciò in presenza dell’art. 400 comma 01 del dlgs 297/94, che prevede concorsi triennali, mentre l’ultimo concorso è del ’99… Insomma, la confusione regna sovrana in viale Trastevere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi risulta, pertanto, difficile riuscire a comprendere il “disegno” del ministro in carica. Ma, qualunque sia tale piano, esso contrasta con vari pronunciamenti della Cassazione. Fra gli altri, oltre a quello ricordato precedentemente, mi permetto di citare un precedente molto recente: “il conferimento dell&#8217;incarico di supplenza, specie quello annuale, è il veicolo attraverso il quale l&#8217;incaricato si assicura l&#8217;assunzione a tempo indeterminato in quanto, man mano che gli vengono assegnati tali incarichi la sua collocazione in graduatoria avanza e quindi gli permette l&#8217;incremento del punteggio cui è correlata l&#8217;immissione in ruolo.”  Il concorso, stravolgendo di fatto le graduatorie esistenti, andrebbe contro la <em>ratio</em> di questa sentenza.”<br />
<strong>Ricciardi: “Oltre ad essere considerato concettualmente vessatorio, ed economicamente fonte di un colossale spreco di denaro pubblico, tale concorso presenta motivi di perplessità anche per il modo in cui è stato organizzato: tra le altre prove, prevede, ad esempio, un test preselettivo con cinquanta quesiti, che si prevede siano di notevole lunghezza (cui rispondere in soli cinquanta minuti di tempo), e concernenti generalmente materie diverse dalla propria classe di concorso&#8230; inoltre, la conoscenza di una lingua straniera richiesta, anche a persone non laureate in lingue, è di livello alto (il B2, infatti, è il quarto dei sei livelli classificati di conoscenza di una lingua)&#8230; Riguardo tale secondo aspetto, benché la conoscenza di una lingua straniera possa essere incoraggiabile, si può ritenere, però, che la pretesa di un livello tanto alto di conoscenza  possa essere fuori tema rispetto alle materie nelle quali si sia laureati e che ci si trovi ad insegnare? Si rischia, infatti, ad esempio, di danneggiare il percorso professionale, per fare un esempio tra i tanti, di un docente di latino e greco, perchè dovrebbe conoscere di più la lingua inglese, che comunque mai insegnerà&#8230;Ritiene, quindi, che si possa ritenere che ci sia qualcosa di non condivisibile e di ingiusto in tale eventuale circostanza?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tarsia: “Questo è un altro dei pasticci del ministero: è vero che nelle avvertenze generali si chiede la conoscenza di una lingua comunitaria a livello B2, ma l’unico modo per testare questa conoscenza sarà, per quasi tutti gli aspiranti, un test di 7 domande, scritte, a risposta multipla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, mi chiedo: come si fa a testare un livello così elevato di conoscenza di una lingua tramite 7 domande <em>a crocette</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, il problema che lei pone, seppur corretto, mi pare, per fortuna, fortemente ridimensionato, almeno per i candidati della scuola dell’infanzia e della secondaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Diverso il discorso per gli aspiranti docenti della scuola primaria (la vecchia scuola elementare). Per costoro vi sarà, obbligatoriamente, anche un’ulteriore prova scritta e una prova orale di inglese. Tutto questo va nella direzione dell’eliminazione del maestro specialista di inglese (fonte di risparmi per il Miur), iniziata alcuni anni or sono. Ma ciò contrasta, oltre che col buonsenso (meglio un insegnante specializzato di inglese, che un maestro unico tuttofare), anche con il già citato dlgs 297/94 che, all’art. 400 comma 3, prevede esplicitamente che la prova di lingua straniera sia facoltativa.”</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ricciardi: “A parte il ricorso già in preparazione al TAR del Lazio, sarebbe possibile, eventualmente, anche un altro ricorso, alla Corte dei Conti, per il danno all&#8217;erario che il concorso, inutile e dannoso per chi ne confuta contenuto e motivazioni, apporterebbe?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tarsia: “Innanzitutto c’è da segnalare che un esposto alla Corte dei Conti è aperto ad ogni cittadino. Sarebbe comunque da valutare, eventualmente, solo dopo una pronuncia positiva da parte del Tar. Ne ridiscuteremo a tempo debito.”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ricciardi: “Paradossalmente, ci sono, invece, casi di graduatorie esaurite (ad esempio, di lingua spagnola, ma non solo), per le quali, invece, il concorso non è stato indetto: in che modo considera questo modo di procedere &#8220;al contrario&#8221;, da parte del ministro?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tarsia: ”Su questo punto si concretizza l&#8217;ulteriore <em>vulnus</em> giuridicamente rilevante. Il mio studio legale sta analizzando la ripartizione dei posti destinati al concorso in tutta Italia, e quello che ne sta venendo fuori è un quadro sconfortante: tantissime classi in cui le graduatorie sono esaurite, ma non è stato indetto il concorso, e altrettanti casi di graduatorie stracolme, con presenza di molti docenti di ruolo perdenti posto, in cui il concorso sarà effettuato. E’ sinceramente difficile riuscire a dare una spiegazione logica… Quel che è certo è che tutte queste assurdità saranno analizzate dai giudici del Tar del Lazio: la mia fondata speranza è che le centinaia di docenti a cui il concorso ruberà il futuro e che, pertanto, si stanno rivolgendo al mio studio legale, possano ottenere giustizia attraverso il <strong>blocco</strong> di questo concorso <strong>inutile, costoso, ingiusto</strong>”.</p>
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		<title>Intervista a Giulietto Chiesa</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 14:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
		<category><![CDATA[Giulietto Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonella Ricciardi, direttrice di Comunismo e Comunità Nel dialogo che segue a breve, Giulietto Chiesa, giornalista e scrittore di fama internazionale, studioso di spessore, soprattutto, di temi sociali e legati alla globalizzazione, esprime le principali posizioni ideali e le proposte concrete del suo movimento di recente fondazione: Alternativa Politica. Le analisi di Giulietto Chiesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> </em></strong> di Antonella Ricciardi, direttrice di Comunismo e Comunità</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2898" style="margin: 5px;" title="giulietto chiesa" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/11/giulietto-chiesa.jpg" alt="" width="275" height="183" /> <em>Nel dialogo che se</em><em>gu</em><em>e a breve, Giulietto Chiesa, giornalista e scrittore di fama internazionale, studioso di spessore, s</em><em>oprattutto, di temi sociali e legati alla globalizzazione, esprime le principali posizioni ideali e le prop</em><em>oste concrete del suo movimento di recente fondazione: Alternativa Politica. Le analisi di Giulietto Chiesa spaziano, in particolare,  dall&#8217;annoso problema del debito pubblico, al dramma del precariato e della disoccupazione, dalle guerre di aggressione neo-colonialistiche, ai temi della salvaguardia ambientale e dell&#8217;importanza ineludibile della cultura</em><em>, per non subire passivamente una propaganda omologante, che, su piccola e larga scala, risponde solitamente agli interessi senza scrupoli dell&#8217;alta finanza sovranazionale. Non minore importanza ha, in questo approfondimento, la metafora di &#8220;Matrix&#8221;, spesso usata da Chiesa per indicare una reale (eppure, per molti, impalpabile) propaganda che distorce ed a volte falsifica la realtà&#8230;dal nome di un celebre film in cui il protagonista viveva, inconsapevolmente, in un mondo di realtà virtuale&#8230; Inoltre, Giulietto Chiesa, che storicamente è stato, tra le altre cose,  autore di libri per alcune delle maggiori case editrici italiane (tra cui Feltrinelli, Einaudi, Ponte alle Grazie, Laterza, Editori Riuniti), corrispondente da Mosca per i quotidiani L&#8217;Unità e La Stampa, oltre che per TG5, TG1 e TG3, oltre che esponente del Partito Comunista Italiano ed europarlamentare con la Lista Di Pietro-Occhetto, esprime l&#8217;auspicio di favorire, anche grazie alla propria visibilità sui mass media, un coordinamento tra formazioni politiche affini alla stessa Alternativa: progetto già in fieri con l&#8217;associazione di movimenti denominata &#8220;Uniti e diversi&#8221;. Continua, così, l&#8217;intenso impegno di questo autore per un mondo diverso e migliore, che, già in passato, gli era valso attenzione e riconoscimenti, tra cui il Premio Nazionale Cultura della Pace, nel 2002, per la sua attività giornalistico-umanitaria.</em> <strong><em> </em></strong> <strong>Ricciardi</strong> :“Tra le principali posizioni programmatiche espresse da Alternativa, il suo movimento politico, c&#8217;è l&#8217;idea che sia da respingere il pagamento del debito pubblico da parte dei cittadini, almeno nella forma in cui si presenta attualmente, e tutt&#8217;al più questo sia da rinegoziare in altri termini, non così inaccettabili&#8230; Tale presa di posizione deriva dall&#8217;analisi del ruolo svolto dall&#8217;alta finanza, banche e speculatori in primis, nell&#8217;attuale crisi globale&#8230;infatti, non viene ritenuto giusto che la società civile, nella sua interezza, debba pagare proprio per una crisi causata da politiche economiche dissennate dell&#8217;alta finanza&#8230; A questo riguardo, volevo così chiederle, più in dettaglio, quali siano stati i meccanismi capitalistici che abbiano portato ai guasti dell&#8217;attuale crisi, e quali siano le misure che proponete per mettere in atto una politica sociale differente&#8230;Quindi, insomma, le chiedo di illustrare questa crisi non casuale, secondo le vostre analisi…”  <strong>Chiesa</strong>: “Non c’è nulla di casuale: questa è una crisi, secondo quanto è stato già detto da qualche parte, sistemica, nel senso che non solo c’è una crisi di carattere strutturale, si tratta di una crisi che non è emendabile, perché è come quando si rompe una macchina: ci sono rotture che possono essere riparabili, e ci sono rotture che invece richiedono che si butti via l’automobile, punto e basta… ecco, voglio dire, se fonde il motore, la macchina non è più utilizzabile, se non cambiando il motore. Esattamente questo è l’esempio che io vorrei fare…la finanza mondiale è andata in surriscaldamento, e si è fusa. Questo meccanismo non è più riparabile. Ogni tentativo di protrarre resistenza produrrà soltanto ulteriori guasti. Questo è il senso dell’esempio della macchina che non si rimette più in moto. Siamo, cioè, di fronte a una svolta epocale sotto diversi punti di vista: in particolare, sotto questo punto di vista. Tale è il primo punto. Secondo punto: io non credo che il problema del non pagamento del debito sia che i cittadini singoli non pagano il debito: questo non è possibile. Questo si esprime, invece, in forma politica, in questi termini, perché questa è la situazione di uno Stato che è giunto a questa conclusione che io ho pocanzi delineato…”</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/11/Intervista-a-Giulietto-Chiesa.pdf">continua a leggere qui  &#8220;Intervista a Giulietto Chiesa&#8221;</a></p>
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		<title>Le minoranze etniche del Kosovo</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 15:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Resistenze]]></category>
		<category><![CDATA[Condoleeza Rice]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Albania]]></category>
		<category><![CDATA[guerra alla Serbia]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Antonella Ricciardi Nell&#8217;attuale momento storico, che ha visto da tempo, oramai, essere stata attuata l&#8217;indipendenza del Kossovo, dopo una guerra condotta dalla NATO, almeno sulla carta, in nome della libertà dei popoli e della loro protezione da violenze, il silenzio sui crimini e la pulizia etnica ai danni delle locali minoranze è, se possibile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/07/Profughi_zingari_in_Kosovo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2641" title="Profughi_zingari_in_Kosovo" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/07/Profughi_zingari_in_Kosovo-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">di Antonella Ricciardi</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;attuale momento storico, che ha visto da tempo, oramai, essere stata attuata l&#8217;indipendenza del Kossovo, dopo una guerra condotta dalla NATO, almeno sulla carta, in nome della libertà dei popoli e della loro protezione da violenze, il silenzio sui crimini e la pulizia etnica ai danni delle locali minoranze è, se possibile, ancora più assordante. Sono almeno 300.000, infatti, i profughi, zingari e serbi soprattutto, cacciati da quella terra dai militanti kosovari-albanesi. Questo, in nome di un Kosovo etnicamente monolitico (proprio il progetto che veniva contestato ai serbi), spesso sotto l&#8217;occhio indifferente o addirittura compiacente della NATO, guidata dai militari americani. Delle violenze contro la minoranza serba si è parlato, comunque, relativamente un po&#8217; di più che di quelle verso altri gruppi locali: ai danni delle popolazioni serbe si sono registrati, in effetti, numerosi assassinii, stupri, incendi di case e monasteri cristiani-ortodossi&#8230; Un altro gruppo esposto a rischio è quello dei kosovari di etnia gorana: si tratta di genti molti affini ai serbi (la lingua madre dei gorani, detti anche goranci, è addirittura il serbo-croato), ma con leggere differenze che li distinguono da questi ultimi; inoltre, gli slavi gorani sono di religione musulmana. Anche i kosovari di etnia croata e confessione cattolica di Jajevo sono stati costretti a scappare, mentre i kosovari di etnia turca, una piccola comunità discendente dei dominatori ottomani, hanno sofferto diversi morti per i bombardamenti americani, durante il conflitto del 1999, e versano tuttora in condizioni drammatiche. Non molto noto è anche ciò che è avvenuto ai danni della minoranza di zingari che risiede in quei luoghi: si tratta di alcune centinaia di migliaia di persone, distinte fondamentalmente (ma non solo) nei due gruppi dei rom (cristiani e musulmani) e degli ashkali, detti anche hashkari, prevalentemente islamici. Gli zingari rom parlano tuttora l&#8217;antico idioma zingaro, cioè la loro versione del romanish, detto anche romanì, lingua indoeuropea  del gruppo indoario (non slavo), e vicina a quelle indiane&#8230;anche se una parte dei rom, quelli cergari, che sono  cristiani-ortodossi, parlano il serbo-croato al pari del romanish; i rom musulmani, inoltre, vengono detti khorakanè o xoraxanè, cioè &#8220;cantori del Corano&#8221;. Gli zingari ashkali sono albanesizzati nel linguaggio, in grado di parlare quale prima lingua l&#8217;albanese; discendono forse da un gruppo zigano che un tempo abitava ad Ashkelon, in Palestina, secondo quanto potrebbe indicare il loro nome, e sono forse stati, in passato, in parte commisti coi turchi o gli egiziani che si trasferirono nel Kosovo in epoca ottomana. Queste popolazioni zingare, all&#8217;epoca della Jugoslavia, erano meglio integrate che in molti altri posti d&#8217;Europa, dove spesso vivevano in povertà e di espedienti: tra gli zingari locali, invece, l&#8217;artigianato dei metalli, ad esempio, era giunto ad essere un fiore all&#8217;occhiello; spesso non erano nomadi ma abitavano in propri villaggi e quartieri. Attualmente, molti di loro, che un tempo erano almeno il 10% della popolazione del Kosovo (e, poichè certamente ve ne erano di non registrati in quanto tali nelle statistiche, il loro numero reale si aggirava attorno alle 450.000 persone circa) sono stati cacciati indiscriminatamente dall&#8217;UCK, il &#8220;partito-armato&#8221; dei militanti indipendentisti kosovari-albanesi, anche per sospetti mai provati di collaborazione con le milizie serbe. Purtroppo, si calcola che ci siano stati anche omicidi: sono circa 100, infatti, i rom morti per tali motivi, mentre si sono verificati anche casi di donne violentate, a volte davanti ai mariti ed ai suoceri, per maggiore spregio. Dei circa 22.000 rom che vivevano a Pristina, inoltre, ne sono potuti rimanere solo una cinquantina.  Sia i serbi che i kosovari-albanesi, in effetti, ci tenevano ad avere i gruppi zingari dalla propria parte. Ultimamente, alcuni zigani che avevano cercato di tornare a Pristina hanno subito delle intimidazioni, durante una delle quali è rimasta ferita una bambina di dodici anni. Altre vittime la comunità rom li aveva avuti sotto i bombardamenti americani, che avevano ucciso, inoltre, circa 5000 serbi. Gli zingari, comunque, sono sì un popolo senza un proprio Stato, ma hanno un proprio Parlamento simbolico, che già nel dicembre 2005 aveva espresso l&#8217;intenzione di chiedere al comando americano della N.A.T.O. ed ai suoi alleati un risarcimento per i danni di guerra, perché nei loro confronti era stato perpetrato un genocidio e per pretendere dalle Nazioni Unite e dalle Corti Internazionali che ne fossero trovati i colpevoli. &#8230; A questo proposito, è particolarmente significativo anche quanto aveva dichiarato il cosiddetto &#8220;re&#8221;  degli zingari  Raiko Djuric, (in realtà, con un ruolo di guida nel loro Parlamento simbolico, che nei fatti è un Congresso mondiale di queste popolazioni): &#8220;Nella federazione jugoslava abbiamo avuto anche un ministro zingaro, Drakisha Svetkovic, e ora siamo solo profughi o ospiti. Se i serbi cacciati dal Kosovo sono cittadini di serie B,  nella Serbia dilaniata dalla crisi economica, senza lavoro e prospettive, dove la vita è cara come in Europa, noi zingari [provenienti dal Kosovo, n.d.R.] semplicemente non esistiamo [ultimamente, però, molti profughi zingari dal Kosovo sono stati ospitati in Serbia, n.d.R.]. Così vaghiamo qui, in Macedonia, in Italia, soprattutto a Milano; molti, 46.000, sono arrivati in Germania perché anche quando c’era l’embargo rimaneva il canale aperto con l’Ungheria. Da lì era facile entrare in Germania&#8221;. [Cfr. Il Manifesto dell'8 dicembre 2005, articolo di Tommaso Di Francesco]. E ancora, ecco altri estratti significativi dallo stesso pezzo: &#8220;vicino Lipljan, una frazione di 50-60 case di rom, qualche zingaro ashkali è rimasto. [...]  E le vostre case? Chiedo a tutti quelli che ormai riempiono la baracca: «Sono arrivati gli albanesi e le case sono state bruciate &#8211; rispondono quasi in coro &#8211; tutte bruciate. Come possiamo tornare senza protezione e senza le nostre case? Eravamo minacciati ogni giorno, facevano il segno del coltello che taglia il collo. Perché non ce lo vengono a chiedere a noi che pensiamo dell’indipendenza?». «Noi siamo la prova di quanto sarebbe ingiusta l’indipendenza di una sola etnia &#8211; risponde Raghib &#8211; ma se torno trovo<br />
il coltello, è la democrazia del coltello. Vogliono vivere soli, che vivano da soli. Che torno a fare e che mondo è questo?»&#8221;. E ancora, riportando la testimonianza raccolta della giornalista tedesca Marina Achenbach a proposito dei profughi rom riparati in Macedonia, anche attraverso le parole di Nezdet Mustafa, rom e uomo politico della Macedonia, che ha studiato Filosofia e Scienze Politiche all&#8217;Università, e con ruolo guida in un importante quartiere rom della capitale macedone Skopje, Shuto Orizari (di solito abbreviato in Shutka):  &#8220;Nezdet Mustafa critica con forza le istituzioni internazionali: «L&#8217;Alto Commissariato dell&#8217;ONU per i Rifugiati si è comportato in maniera assolutamente negligente verso i rom. Guardate cosa succede adesso nel campo profughi di Stenkovac: è un campo di concentramento! I rom non possono uscire. I giornalisti hanno problemi a entrare. Si tratta di una  precisa direttiva dell&#8217;ACNUR. Io credo che sia anche una violazione delle loro stesse regole. E credo che la documentazione che stiamo preparando porterà  a un processo in tribunale contro l&#8217;ACNUR. Abbiamo documenti che dimostrano che non hanno fatto il loro dovere correttamente». [...] La figlia della famiglia fuggita da Lipljan [...] offre una conclusione inattesa: «Un nostro vicino, uno Shiptar, un albanese, è venuto da noi, fino a  Skopje, per chiederci di tornare. Ma la notte non avrebbe potuto proteggerci, non poteva garantire la nostra incolumità. Allora gli abbiamo detto: &#8220;Non veniamo. Perchè ci chiami se poi qualcuno là ci ucciderà ?&#8221; Si è messo a piangere ed è tornato indietro&gt;&gt;.&#8221;    Fu sotto lo Stato jugoslavo (associato ai loro occhi ai serbi) che  i rom, per la prima volta, ebbero pieni diritti, poterono imparare dei mestieri e migliorare la propria istruzione.  Eppure, l&#8217;allarme per i cambiamenti avvenuti in seguito, e riguardo, quindi, la discriminazione ed altre ingiustizie perpetrate ai danni delle minoranze, era già stato lanciato da tempo&#8230;Ecco, ad esempio, le parole di un comunicato di Amnesty International già datato (risale al 29 aprile 2003), ma che descrive una situazione ancora non del tutto inattuale: &#8220;Le quotidiane intimidazioni subite da serbi, bosniaci, gorani, rom, ashkali ed egiziani limitano la loro libertà  di movimento. Il timore di avventurarsi fuori dalle enclavi monoetniche rafforza la percezione di prigionia e di esclusione e nega alle minoranze il godimento dei fondamentali diritti umani&#8221;,  e ancora: &#8220;L&#8217;impossibilità  di avere accesso a cure mediche adeguate ha determinato un aumento dei tassi di mortalità  e delle malattie all&#8217;interno dei gruppi minoritari. In alcune zone, questi non hanno accesso alle medicine di base&#8221;. Quelli che vengono chiamati &#8220;egiziani&#8221; nel testo sono in realtà un altro gruppo di zingari, soprannominati, appunto, &#8220;egiziani&#8221;, perchè secondo le proprie storie tramandate di generazione in generazione, forse leggendarie, avrebbero risieduto a lungo in Egitto prima di stabilirsi nel Kosovo; alcuni li considerano di origine ashkala, e pensano che l&#8217;averli fatti considerare distinti dagli altri sia stata una mossa dello Stato jugoslavo per favorire l&#8217;immagine di un Kosovo più aperto dal punto di vista dell&#8217;integrazione tra le etnie. Gli zigani soprannominati &#8220;egiziani&#8221; sono di religione musulmana, e sanno parlare quale prima lingua l&#8217;albanese, come gli ashkali. Ancora a proposito di queste minoranze, nei fatti prigioniere a casa propria, quando non rifugiatesi fuori dal Kosovo, è molto importante tenere presente il dato statistico che, a causa delle discriminazioni attualmente in atto, si calcola che fino al 90% dei serbi e dei rom sia disoccupato; del resto, già nel giugno del 1999 tutti i serbi erano stati licenziati dai servizi pubblici e dagli impieghi statali. Riguardo di nuovo i rom, invece, nessuna loro comunità, che fosse più vicina ai serbi o ai kosovari-albanesi, si è potuta sottrarre agli sforzi dell&#8217;UCK di creare un Kosovo etnicamente omogeneo. I reati ai danni delle minoranze raramente vengono puniti ed impediti da molti militari della N.A.T.O. (uno dei quali, americano, fu addirittura colpevole di un crimine particolarmente spregevole: uccise, infatti, una ragazzina kosovara-albanese, dopo averla violentata), incontrando tuttora poco rilievo sui mass media. Nel 1999, dunque, paventando principi di autodeterminazione dei popoli e di protezione da discriminazioni a sfondo etnico (che in teoria sono naturalmente condivisibili, ma che in questo caso non sono stati applicati in modo equo), la N.A.T.O., sotto comando statunitense, bombardava la Serbia, il Montenegro all&#8217;epoca non ancora indipendente, e le postazioni serbe in Kosovo (ma a volte uccidendo in realtà civili, anche kosovari-albanesi, e comunque civili di tutte le etnie di quelle contrade)&#8230;Quegli stessi comandi americani, in teoria in terra balcanica per aiutare un piccolo popolo oppresso, attualmente non muovono un dito, purtroppo, per migliorare la triste condizione dei profughi zingari, serbi e  kosovari di etnie diverse da quella albanese: a riprova del fatto che non siano stati realmente principi umanitari e di autodeterminazione a muovere l&#8217;amministrazione Clinton e quelle successive americane in quelle terre, ma che piuttosto i vari governi americani cerchino di approfittare della tragedia dello scontro tra popoli per installarsi in pianta stabile in quel Paese. Si tratta di una strategia che non deve meravigliare, dato che il governo statunitense, storicamente, ha spesso cercato di prosperare sulle sventure altrui&#8230;è poco noto ma tristemente vero, ad esempio, che addirittura in occasione dello tsunami che nel 2004 si era abbattuto su molti Paesi dell&#8217;Oceano Indiano, pensando alla  ricostruzione affidata in molti casi a ditte americane, Condoleeza Rice avesse dichiarato, con nettissima spregiudicatezza: &#8220;Lo tsunami si è dimostrato una meravigliosa occasione dalla quale gli Stati Uniti hanno tratto enormi benefici&#8221; [cfr. il mensile Orion del marzo 2005, pag. 50].<br />
 
 </p>
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		<title>Intervista a Mario Fracasso</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 13:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<category><![CDATA[Brigate Rosse]]></category>
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		<category><![CDATA[Mario Fracasso]]></category>
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		<description><![CDATA[di Antonella Ricciardi Nella testimonianza che segue a breve, Mario Fracasso, un tempo esponente delle Brigate Rosse, narra alcuni passaggi della difficile vicenda che lo ha portato a cercare di &#8220;cambiare le cose&#8221;, prima attraverso la lotta armata, poi tramite la cultura, espressa tramite libri autobiografici e la partecipazione a produzioni documentaristiche, anche per poter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Antonella Ricciardi</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nella testimonianza che segue a breve, Mario Fracasso, un tempo esponente delle Brigate Rosse, narra alcuni passaggi della difficile vicenda che lo ha portato a cercare di &#8220;cambiare le cose&#8221;, prima attraverso la lotta armata, poi tramite la cultura, espressa tramite libri autobiografici e la partecipazione a produzioni documentaristiche, anche per poter guardare avanti in altra maniera. Al di là delle visioni politiche che si possano avere, comunque, il dialogo con Mario Fracasso ha i suoi motivi d&#8217;interesse, soprattutto perchè è, per diversi aspetti, il ritratto di un&#8217;epoca storica, quella degli anni di piombo italiani, ancora in parte da approfondire.</em></p>
<p style="text-align: justify;">RICCIARDI: “Sei stato un esponente storico delle Brigate Rosse, motivo per cui hai trascorso una prigionia molto lunga, dato che eri stato arrestato, a causa di un pentito, nel 1980, rimanendo segregato fino al 1994, e sei tornato del tutto libero nel 2004&#8230; Durante gli anni più recenti sei divenuto autore di vari libri, in prosa e in poesia, e in diversi brani (molti dei quali nell&#8217;opera &#8220;Autobiografia di un ex brigatista rosso&#8221;)  ripercorri un itinerario di ribellione contro un&#8217;oppressione molto dura, di natura economica e politica: puoi riassumere, in estrema sintesi, quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a partecipare alla lotta armata?”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/Mario-Fracasso.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2458" style="margin: 5px;" title="Mario Fracasso" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/Mario-Fracasso-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>FRACASSO: “Le motivazioni sono state possiamo dire &#8220;socialmente e politicamente storiche&#8221; (storia del movimento operaio e comunista per combattere il sistema borghese e vivere il comunismo) e, nel concreto, ci sono state per affrontare le condizioni umane e sociali dei bisogni che si volevano soddisfare, insieme alle alternative guerrigliere, di fronte alla reazione della borghesia e del revisionismo. Un discorso un po’ lungo&#8230; perciò è giusto fermarsi sul perché che mi ha spinto a partecipare alla lotta armata. Un perché che mi ha spinto per soddisfare quei bisogni umani e sociali di giustizia che continuamente sentivo sulla propria pelle proletaria e di classe, e che attraverso la partecipazione alle lotte che il movimento politico e sindacale portava avanti, ma non sentivo ancora concretizzato. Nell&#8217;incontro e nella discussione avuta con un compagno brigatista ho avuta la convinzione di fare ciò,  anche se era tutto da approfondire che questo mio bisogno potesse essere realizzato”.</p>
<p style="text-align: justify;">RICCIARDI: “Cosa ti è rimasto più impresso dell&#8217;esperienza del carcere? Sei riuscito a riconoscere un senso a questa vicenda di prigionia, nonostante sia stata certamente anche sofferta?”<br />
FRACASSO: “Dell&#8217;esperienza in carcere mi è rimasto impresso il senso dell&#8217;annientamento e in alcuni casi di eliminazione fisica indotta, visto le poche e insufficienti alternative per far fronte a questo annientamento che esprime la prigione. Il mio rapporto forzato con la prigione è emblematico perchè per questa mia ricerca di giustizia la borghesia mi ha condannato inizialmente a 5 anni e poi a 50 anni di prigionìa per la partecipazione alle lotte che il proletariato prigioniero ha condotto e in specifico alla partecipazione all&#8217;annientamento di due traditori politici. Perciò l&#8217;unico senso che riconosco alla prigionia è quello della prosecuzione dell&#8217;attacco criminale e terroristico di chi detiene il potere, per vedere annientato chi cerca di combatterlo ponendosi all&#8217;altezza dello scontro di classe. Tutto questo ci deve portare ad essere a conoscenza di tutte le sue articolazioni, essendo in un luogo di prigionia e in condizioni anche di ostaggio e di rappresaglia, e con convinzione affrontarlo organizzati logicamente se vogliamo resistere e liberarcene”.</p>
<p style="text-align: justify;">RICCIARDI: “Attraverso i tuoi volumi, hai spesso cercato di congiungere la descrizione di episodi significativi di vita di persone a te molto care e ben note (ad esempio, i tuoi genitori, contadini molto poveri del Salento, una compagna d&#8217;impegno ideale, Alfonsina Bertelli) con un contesto storico-culturale più generale, in quanto si trattava di episodi con valore simbolico anche generale&#8230; Puoi fare qualche esempio di esperienze di tali singole persone che ti hanno reso più consapevole della situazione storica del nostro tempo?”</p>
<p style="text-align: justify;">FRACASSO: “Tra le singole persone che ci sono tante, sono i miei genitori e Alfonsina che mi hanno dato un contributo notevole per la consapevolezza della situazione storica del nostro tempo: da una parte i miei genitori, per le condizioni lavorative che furono costretti ad affrontare per poter vivere e mantenere la famiglia in modo dignitoso, e dall’altra Alfonsina, per cui le condizioni famigliari erano insoddisfacenti prima, e poi, da donna, per anni ha affrontato con coraggio e dignità il rapporto attraverso i nostri colloqui con la prigione, magistratura ecc. fino al punto di arrivare alla morte”.</p>
<p style="text-align: justify;">RICCIARDI: “L&#8217;opera &#8220;Nel tratto di strittuledda&#8221; [il termine “strittuledda”, in dialetto salentino, vuol dire “strettoia”, con riferimento sia al restringimento fisico del carcere che al fatto che in tale ambiente, per forza “raccolto”, si sono accumulati anche fatti positivi: rapporti umani ed ispirazione per scritture poetiche, n.d. R.]  è una miscellanea di poesie, di autori vari (alcune di queste ti sono state dedicate): in questi versi, scritti da diversi militanti politici, e preceduti da una tua introduzione di ringraziamenti, trovano spazio, oltre a sentimenti personali ed universali, anche aspirazioni intense a favore della emancipazione delle classi sociali più svantaggiate e di popoli oppressi da colonialismo ed imperialismo: ad esempio, dei Tupac Amaru peruviani, dei rivoluzionari afroamericani, dei pellerossa, e così via. Tu stesso sei autore di un libro di poesie (&#8220;Alessano lo conosceva bene&#8230;eppur bisogna andare&#8230;&#8221;) in cui i versi non sono scissi da una visione politica (ad esempio, c&#8217;è una composizione di sostegno al popolo palestinese)&#8230; Ritieni, quindi, che la letteratura possa essere utile non meno della militanza politica attiva per sostenere un certo tipo di cause?”</p>
<p style="text-align: justify;">FRACASSO: “Sono convinto che la letteratura possa dare un contributo notevole per sostenere la lotta della liberazione di classe, proprio per non lasciare in mano alla borghesia e ai suoi servi la smemorizzazione e la mistificazione ipocrita delle battaglie che i popoli oppressi conducono da secoli per potersi liberare dallo sfruttamento sanguisuga e guerrafondaio. E&#8217; anche una battaglia<br />
culturale e di classe per liberarci dalla divisione del lavoro manuale che spesso tocca ai proletari e del lavoro intellettuale che spesso è la borghesia o la piccola borghesia a portarlo avanti”.</p>
<p style="text-align: justify;">RICCIARDI: “Quali sono i messaggi più significativi che hai voluto comunicare attraverso i tuoi libri?”<br />
FRACASSO: “I messaggi che ho voluto comunicare attraverso i libri, sono quelli che dicevo prima, che i sacrifici e le lotte che i popoli, il proletariato portano avanti ogni giorno, devono essere loro a scriverli e comunicarli, affinchè non ci siano più sfruttamento e oppressione”.</p>
<p style="text-align: justify;">RICCIARDI: “Oltre ad aver scritto ben nove libri, hai anche partecipato al film-documentario “Sangue vivo”, in quanto comparsa, lo stesso nel documentario “Fine pena mai” e in quanto protagonista sei stato nel film “Italian Sud Est”: in che modo è nata l’iniziativa di questi film- documentari, e quali sono i messaggi più importanti di cui si fanno portatori?”</p>
<p style="text-align: justify;">
FRACASSO: “L&#8217;iniziativa per partecipare a film e documentari è stata, come sempre, per tentare di dare un mio contributo di lotta, e di conoscenza delle condizioni proletarie e di ribellione a questo sistema sociale ingiusto e segregante anche attraverso il cinema, e anche per far conoscere un po’ di storia del movimento guerrigliero espresso dalle Brigate Rosse”.</p>
<p style="text-align: justify;">RICCIARDI: “Tornando ai tuoi scritti, in essi valorizzi anche le tradizioni della tua terra, cioè la Puglia, ed in particolare la provincia di Lecce, nel cuore della cultura salentina: si tratta di un territorio con un bagaglio molto specifico (ad esempio, con caratteristiche musiche e danze) oltre che con una tradizione anche di battaglie sociali notevoli (per esempio, le lotte dei contadini nelle campagne, per la terra): a cosa ti senti più legato di questi luoghi,che hai voluto rielaborare anche nelle tue opere?”</p>
<p style="text-align: justify;">
FRACASSO: “Mi sento legato anche qui, nella realtà concreta del Salento, perchè continua ad essere in una condizione di sfruttamento, le musiche e le danze sono espressione delle sofferenze, amori e lotte, che il popolo contadino e bracciantile esprimeva, e sia con le lotte che hanno portato avanti nell&#8217;occupazione delle terre che erano state promesse al ritorno della guerra, e sia riguardo i diritti negati con la repressione e con la prigionia”.</p>
<p style="text-align: justify;">1° aprile 2011</p>
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		<title>Vita liquida</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 13:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[antonella ricciardi]]></category>
		<category><![CDATA[vita liquida]]></category>
		<category><![CDATA[Zygmunt Bauman]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonella Ricciardi Particolarmente interessante, per l’analisi dell’epoca contemporanea, è il concetto di “vita liquida”, elaborato, tra gli altri, soprattutto dal sociologo Zygmunt Bauman, che lo ha applicato alle società più moderne. Una società, infatti, può essere definita “liquida” quando le situazioni in essa ricorrenti si modifichino, frequentemente, prima che le persone che in esse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">di Antonella Ricciardi<br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/03/società-liquida.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2208" style="margin: 5px;" title="società liquida" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/03/società-liquida-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Particolarmente interessante, per l’analisi dell’epoca contemporanea, è il concetto di “vita liquida”, elaborato, tra gli altri, soprattutto dal sociologo Zygmunt Bauman, che lo ha applicato alle società più moderne.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Una società, infatti, può essere definita “liquida” quando le situazioni in essa ricorrenti si modifichino, frequentemente, prima che le persone che in esse si trovino coinvolte possano stabilizzarsi in esse: prima, cioè, che tali situazioni possano conservare la propria “forma”.  Quella della liquidità, cioè, è una metafora con la quale si indica una vita precaria, sia dal punto di vista socio-economico, per cui gli esseri umani non possono concretizzare i frutti del proprio lavoro in beni duraturi, che dal punto di vista dei rapporti umani, nei quali aumenta sì la libertà nel vivere e gestire dei rapporti, ma si accentua pure la tendenza alla labilità di questi ed alla mancanza di impegno considerevole nel cercare, invece, di consolidarli. Tale vita liquida è, quindi, caratterizzata da una serie di nuovi inizi, che però, conseguentemente, implicano anche l’altro lato della medaglia, per cui questa condizione comporta pure una notevole successione di fini di qualcosa, come in un cammino precocemente lastricato di tombe… Si tratta, cioè, di un clima per diversi aspetti affascinante, avventuroso, dato che comporta una maggiore possibilità di sperimentazioni, di se stessi e verso gli altri, ma dall’altro anche con caratteristiche di tristezza e drammaticità, in quanto ci si trova in una vita caratterizzata dall’incertezza, da troppi pochi punti fermi, come in un labirinto le cui leggi sembrano passare attraverso una sorta di “distruzione creatrice”, che sulle macerie del vecchio edifica il nuovo: senza dimenticare, al riguardo, che le rovine in questione sono sovente anche umane, purtroppo, data anche la continua minaccia di restare indietro ed in cui, pure riguardo i rapporti umani, molte previsioni sono difficili da sviluppare, dato che le variabili di essi sono spesso, in misura notevole, incognite.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">In questo clima di portata epocale, la scuola stessa, ed in generale, il sistema dell’istruzione, viene lambito da questa liquidità, pur rimanendo parzialmente una istituzione di maggiore solidità rispetto ad altre realtà. Un segno di affermazione di maggiore flessibilità, di liquidità, nella scuola è data dal concetto di “lifelong learning”, cioè di educazione che continui per tutto il corso della vita. Si tratta di una filosofia fatta propria dalla Commissione delle Comunità Europee agli albori di questo terzo millennio, ma con radici antiche altrove: la stessa istituzione europea ha, al riguardo, citato un antico proverbio, espressione della saggezza cinese, risalente a circa due millenni prima, che così suonava: “Quando fai piani per un anno, semina grano. Se fai piani per un decennio, pianta alberi. Se fai piani per la vita, forma e educa le persone”. Infatti, il 21 novembre 2001 questo organismo europeo ha realizzato una comunicazione dal titolo “Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente”.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Questa idea ha sicuramente degli importanti lati positivi ed innovativi, in quanto tende a non lasciare a se stesse le persone una volta terminati i propri percorsi di studio, e cerca inoltre di considerare l’apprendimento, sia nello studio che nei rapporti, in generale, col mondo che ci circonda, quale qualcosa di più completo ed olistico, poiché “la formazione non sarà più sinonimo di scuola o di istruzione […] bensì capacità di “apprendere ad apprendere, di acquisizione di conoscenze spendibili nei vari contesti” [Cfr. Bruno Schettini, “Un’educazione per il corso della vita”, Luciano Editore Napoli 2005]. Trovo questa impostazione molto interessante e condivisibile, dato che è certo che nel corso di tutta la vita, e non solo nella sua fase iniziale, si continui ad apprendere, e, quindi, ci si continui a formare. Nel corso di tutta l’esistenza, infatti, nel cervello possono crearsi nuove sinapsi, cioè altri collegamenti tra le cellule cerebrali (i neuroni), in conseguenza di nuovi stimoli. Per questi motivi, è fondamentale che l’individuo possa sviluppare meglio le proprie potenzialità, i propri talenti, integrando tra loro, maggiormente, le proprie competenze, ed divenendo, in questo modo, un essere più completo, più realizzato.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Naturalmente, però, l’idea di lifelong learning non deve condurre a sbilanciarsi troppo verso una flessibilità eccessiva del mercato del lavoro, che rischierebbe, ad un certo punto, di coincidere con una precarietà di quest’ultimo. Un conto è, cioè, bene approfondire e aggiornarsi riguardo i propri specifici ambiti di lavoro, cosa certamente positiva per se stessi e per le persone che entrano a contatto con l’attività degli insegnanti, un altro è incrementare una competitività eccessiva che accresca le diseguaglianze sociali ed i rapporti di potere asimmetrici: dopo l’appello alla formazione permanente, cioè,  a volte non c’è corrispondente capacità di garantire un impiego alle persone che avessero terminato tale periodo di ulteriore formazione, con profonde conseguenze negative, logicamente, pure in termini psicologici, attraverso naturali sentimenti di depressione e frustrazione. Soprattutto, è fondamentale, a mio parere, che le attività degli insegnanti non siano lasciate soltanto alle logiche del mercato, in quanto ciò porterebbe ad accrescere delle ingiuste sperequazioni, anzichè ridurle …la scuola, del resto, non è un’azienda, né deve diventarlo, in quanto produce, sì, ma non con una modalità totalmente ed immediatamente misurabile: i suoi frutti, piuttosto, si vedono soprattutto nel corso del lungo periodo: sono, cioè, a lungo termine, anche oltre lo stesso percorso scolastico.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/03/Modernità.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2209" style="margin: 5px;" title="Modernità" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/03/Modernità-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Del resto, una preoccupazione dominante nello stesso documento della Commissione delle Comunità Europee consiste nel timore che una crescente commercializzazione della formazione permanente, regolata particolarmente dal mercato, non sia in grado di fornire ciò di cui la società abbia veramente bisogno, influenzando così negativamente la vitalità delle varie economie nazionali. Altre preoccupazioni degli autori del documento riguardano i possibili rischi, oltre ai benefici, che la “società della conoscenza” potrebbe portare con sé: in effetti, solo il 60,3% degli abitanti dell’Unione Europea tra i 25 e i 64 anni è in possesso di un  titolo di studio secondario superiore, per cui quasi 15 milioni di persone, prive di tale livello d’istruzione, sono seriamente esposte al rischio di emarginazione socio-economica. Certamente ci sono degli obiettivi positivi dietro l’esigenza dell’espansione della formazione per apprendere permanentemente: in particolare, quella della promozione di una forza lavoro qualificata e adattabile, in vista di una società più inclusiva e democratica, con un maggiore benessere ed una minore incidenza della criminalità.  Tuttavia, fermo restando ciò, c’è chi ritiene che, nel documento, si attribuisca valore, troppo nettamente, ad una formazione professionale troppo finalizzata alle esigenze dell’economia e del mercato del lavoro (è il caso, ad esempio, di una analisi di Kenneth Wain in una comunicazione alla National Consultation Conference on Lifelong Learning, svoltasi a Malta nel 2001), mentre, anche e soprattutto nel caso della scuola, la valutazione del suo valore non può essere solo di tipo strettamente economicistico a breve termine. Lo stesso Bauman afferma, al riguardo, che il discorso sulle innovazioni, sulla formazione viene sempre più collegato a quello sull’efficienza competitiva, sul rapporto costi-efficacia  e sull’affidabilità, per cui: “il suo scopo dichiarato è di conferire alla forza lavoro le virtù della flessibilità, della mobilità e della «capacità di base legate all’occupazione»” (cfr. Zygmunt Bauman, “Liquid Life”,  Polity Press, Cambridge 2005, edito in Italia col titolo “Vita liquida”, Editori Laterza, Bari 2005, pag. 139.]. Le apprensioni legate ad una eccessiva disponibilità nei confronti delle aspirazioni dei dirigenti d’azienda rispetto ad altre esigenze, nel testo del documento, hanno, quindi, un certo fondamento per Bauman. Addirittura Raili Moilanen (citato da Bauman), a proposito dei contenuti delle relazioni presentate alla terza edizione della International Conference on Research Work and Learning, le quali erano espressione del punto di vista datoriale, notava che: ”l’apprendimento e lo sviluppo appaiono importanti per le organizzazioni soprattutto per ragioni di […] competitività […] il punto di vista dell’essere umano in quanto tale non appare rilevante.“ </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">[Cfr. Raili Molainen. “HRD and learning-for whose well-being?, «LLinE: Lifelong Learning in Europe», 1 (2004), pp. 34-39, riportato in “Vita liquida” a pag. 139].</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Naturalmente, quando si tengono presenti in modo unilaterale solo le maniere per incrementare il profitto di chi abbia già una posizione di potere, si accresce questa notevole asimmetria, e con essa le diseguaglianze socio-economiche. Opportunamente, in effetti, gli studiosi Borg e Mayo affermano che “in questi tempi difficili di neoliberalismo la nozione di apprendimento auto direttivo si presta a un discorso che consente allo Stato di abdicare alle sue responsabilità nel fornire una formazione di qualità che in una società democratica rappresenta un diritto di ogni cittadino” [riportato in Bauman, “Vita…”, .cit].</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Penso sia giusto ammettere che la “pianificazione dell’esistenza” e il “libero gioco senza freni” dei mercati siano reciprocamente incompatibili: per queste ragioni, trovo che sia condivisibile l’auspicio di Bauman che la politica statale non si arrenda ad un primato dell’economia. Un aspetto presente nel documento della Commissione Europea che può aprire, invece,  prospettive positive, anche a parere di Bauman, è il concetto del “dare pieni poteri ai cittadini” (in inglese, “empower”). In una società liquido-moderna, argomenta infatti Bauman, se la formazione viene ben costruita e non va a discapito del sociale, è utile che sia davvero permanente, dato che può dare, tra l’altro, maggiori opportunità alle donne e agli uomini del nostro tempo di recuperare fiducia nelle proprie capacità, nei propri talenti, con maggiori e più concrete speranze di reale successo. Tale empowerament mira proprio, tra le sue principali finalità, a migliorare e favorire più fiorenti legami inter-umani (anche, naturalmente, nei rapporti tra professori e studenti), il che può rendere meno difficile, tra le altre cose, una maggiore autostima per entrambi, la ricostruzione di uno spazio pubblico, e, in generale, il rendere il mondo (sia pur, magari, ancora in piccolo) un posto più ospitale per gli esseri umani.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Per migliorare la formazione dei professori, può essere particolarmente fruttuoso approfondire la conoscenza delle materie psico-pedagogiche, al fine di migliorare il rapporto e la comprensione tra insegnanti ed allievi: infatti, per porgere le varie materie d&#8217;insegnamento, considero non si debba prescindere dalla giusta cura nei confronti della dimensione emozionale  durante l&#8217;interazione con le studentesse e gli studenti, sia riguardo i modi di divulgare tali serie di argomenti, che a proposito di un più generale rapporto umano. E&#8217; importante, ad esempio, tenere a mente che non sempre il non riuscire bene in una disciplina può dipendere da un non essere particolarmente predisposti per questa. Naturalmente, esistono vari tipi di intelligenze, ed una persona particolarmente versata in una o più attività può esserlo di meno in altre (lo studioso Howard Gardner aveva in effetti classificato nove tipi di intelligenze); tuttavia, esistono a volte anche dei condizionamenti psicologici, per cui possono manifestarsi delle insicurezze di fondo che rendano difficile ad un soggetto l&#8217;applicarsi ad una determinata materia con la necessaria lucidità e serenità: una di queste è, ad esempio, «l&#8217;impotenza a presa», ossia un sentimento d&#8217;incapacità di riuscita in alcuni ambiti, aprioristico e dovuto a complessi che affondano le radici in determinati vissuti (ad esempio in una sfiducia in se stessi, che a volte si riscontra in persone provenienti da famiglie nelle quali non era diffuso il continuare gli studi, ecc&#8230;).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Ogni essere umano ha infatti una storia che naturalmente è cominciata già prima dell&#8217;andare in qualunque scuola: è quindi fondamentale ricordare ciò, per non cadere in una sorta di &#8220;analfabetismo emozionale&#8221;, di incomprensione di stati d&#8217;animo fondamentali. Un compito di spessore dell&#8217;insegnante deve essere quindi anche il saper cogliere questi meccanismi psicologici, perchè senza la comprensione di determinate questioni non è possibile neppure la formulazione di soluzioni che possano essere fruttuose.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">In passato, sovente si è, purtroppo, svalutata la dimensione emozionale, ingiustamente confusa tout court con l&#8217;emotività, nel senso di tendenza troppo accentuata a farsi trasportare da una dimensione non razionale; tra l&#8217;altro, questa impropria confusione di ambiti è stata sottolineata in modo trasparente da un recente lavoro di Damasio, dall&#8217;eloquente titolo “L&#8217;errore di Cartesio” [Cfr. Giovanni Damasio, “L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano”, Adelphi, Collana Biblioteca Scientifica, 1995 ], che ha preso le mosse dalla critica ad una separazione troppo netta tra mente e corpo, tra razionalità ed emozionalità. L&#8217;emozionalità ha infatti un valore cognitivo: con le emozioni è possibile conoscere molteplici aspetti del proprio mondo interiore e di quello esterno; lo studioso Daniel Goleman ha, al proposito, elaborato il concetto di intelligenza emotiva.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">In conclusione, perciò, è chiaro che la cura della dimensione emozionale nei rapporti umani e scolastici tra docenti e discenti faciliti un migliore apprendimento delle materie scolastiche, le quali, a propria volta, se bene assorbite ed interiorizzate, sono in grado di rendere migliore, più evoluta, la stessa vita emozionale di chi studi.</span></span>﻿</p>
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