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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Africa</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>IL DECLINO DELL’IMPERIALISMO FRANCESE E LA FINE DEL FRANCO CFA</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 18:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Moro]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Franco CFA]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; IL DECLINO DELL’IMPERIALISMO FRANCESE E LA FINE DEL FRANCO CFA di Domenico Moro Recentemente Macron, il presidente francese, ha dichiarato “Non escludo l’invio delle truppe in Ucraina, la Russia non può e non deve vincere”. Si tratta di una affermazione molto grave che, se messa in pratica, porterebbe all’allargamento della guerra in Europa. Per questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2024/04/R.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-8874" title="r" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2024/04/R-222x300.png" alt="" width="222" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 2em;">IL DECLINO DELL’IMPERIALISMO FRANCESE E LA FINE DEL FRANCO CFA</span></p>
<p><strong>di Domenico Moro</strong></p>
<p>Recentemente Macron, il presidente francese, ha dichiarato “Non escludo l’invio delle truppe in Ucraina, la Russia non può e non deve vincere”. Si tratta di una affermazione molto grave che, se messa in pratica, porterebbe all’allargamento della guerra in Europa. Per questa ragione, gli altri Paesi della Ue, a partire dalla Germania e dall’Italia, si sono affrettati a escludere l’intervento di truppe europee nel conflitto tra Ucraina e Russia. L’affermazione di Macron può apparire contraddittoria, anche perché nel 2022 la Francia aveva cercato di venire incontro alle ragioni della Russia, sostenendo la necessità di non umiliarla se e quando si fosse arrivati a un trattato di pace. Quali sono le ragioni che hanno portato Macron a cambiare atteggiamento e alle recenti dichiarazioni? La ragione principale è probabilmente da rintracciare nella crisi dell’imperialismo francese. In particolare, la dichiarazione di Macron è una risposta alla crescente presenza della Russia nell’area di influenza francese nelle sue ex colonie dell’Africa occidentale e equatoriale.</p>
<p>Per comprendere quello che sta accadendo è utile rifarsi a una categoria dell’economia e della politica, quella di imperialismo. La Francia, infatti, può essere definita, come gli Usa e più degli altri principali paesi avanzati dell’Europa occidentale, un Paese imperialista. La Francia è un paese avanzato che fa parte del centro dell’economia-mondo e che sfrutta i paesi periferici, in particolare quelli dell’Africa da cui drena ricchezze verso la propria economia. A differenza degli altri Paesi della Ue, la Francia è una grande potenza che, oltre a poter drenare ricchezza attraverso lo sfruttamento dell’Africa, ha due vantaggi: dispone di armi nucleari e ha un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu dove esercita il potere di veto.</p>
<p>La Francia è, però, una potenza e un imperialismo in crisi. I fattori che evidenziano questa crisi sono, oltre alla perdita di posizioni in Africa, la forte conflittualità sociale rappresentata dai movimenti contestativi che sono sorti negli ultimi anni in Francia, come i gilet gialli e gli imponenti scioperi contro la riforma delle pensioni. Inoltre, la Francia è minata da una forte crescita del deficit e del debito pubblico. In particolare, la Francia è tra i Paesi europei con un alto debito che si trovano schiacciati dal Patto di stabilità. Non caso, recentemente si è fatta capofila dei Paesi dell’Europa mediterranea, i quali reclamano che la spesa militare venga scorporata dal calcolo del deficit e sia finanziata con debito europeo, cioè con l’emissione di bond europei. Da ultimo, ma non per importanza, la Francia negli ultimi decenni si è caratterizzata per una forte deindustrializzazione, che ha indebolito la sua economia.</p>
<p>Ma torniamo alla categoria di imperialismo. L’imperialismo è una fase storica del capitalismo e si caratterizza per cinque condizioni: la forte concentrazione della produzione e del capitale, la fusione del capitale bancario con quello industriale, la grande importanza acquistata dall’esportazione di capitale in confronto all’esportazione di merci, il sorgere di associazioni internazionali di capitalisti che si ripartiscono il mondo e infine la compiuta ripartizione della terra tra le più grandi potenze imperialistiche<a href="https://www.marx21.it/internazionale/il-declino-dellimperialismo-francese-e-la-fine-del-franco-cfa/#sdendnote1sym">i</a>. La Francia presenta al massimo grado queste caratteristiche. In particolare, ha settori economici molto concentrati in poche imprese giganti, che figurano tra le principali multinazionali europee, come Total, LVMH, Sanofi, Airbus, ecc.</p>
<p>Soprattutto l’economia francese è caratterizzata dalla prevalenza dell’esportazione di capitali rispetto all’esportazione di merci. Negli ultimi anni è cresciuto il disavanzo commerciale, che è passato dagli 83 miliardi del 2019 ai 200 miliardi di dollari del 2022<a href="https://www.marx21.it/internazionale/il-declino-dellimperialismo-francese-e-la-fine-del-franco-cfa/#sdendnote2sym">ii</a>. Quindi, la Francia importa molto più di quanto esporta in termini di beni, anche se può contare su un surplus nell’interscambio di servizi, che tuttavia non è in grado di compensare il disavanzo commerciale di beni. Invece, per quanto riguarda l’importazione e l’esportazione di capitali, la situazione è completamente capovolta. A questo proposito, dobbiamo fare riferimento ad uno specifico indicatore statistico: gli investimenti diretti all’estero (Ide), che rappresentano sia gli investimenti sotto forma di acquisizione di imprese estere sia quelli <em>green field</em>, cioè nella forma di stabilimenti costruiti ex novo all’estero. Lo stock di Ide in uscita dalla Francia nel 2022 era di 1.525 miliardi, pari al 53,53% del Pil, mentre lo stock degli Ide in entrata era di 896,7 miliardi pari al 32,22% del Pil<a href="https://www.marx21.it/internazionale/il-declino-dellimperialismo-francese-e-la-fine-del-franco-cfa/#sdendnote3sym">iii</a>. La percentuale di Ide in uscita sul Pil della Francia è la maggiore tra le grandi economie della Ue.</p>
<p>Quindi, la Francia è esportatrice netta di capitali. Viceversa, come abbiamo visto, per quanto riguarda l’interscambio di beni presenta un considerevole deficit. Ciò significa che la Francia consuma molto più di quanto produce. Il punto è che, se può fare questo, lo può fare solamente grazie alla ricchezza che drena dai Paesi periferici, in particolare dalle sue ex colonie africane. Lo strumento principale che permette questo drenaggio di ricchezza è il franco CFA.</p>
<p>Il franco CFA fu creato nel 1945 in seguito agli accordi di Bretton Woods con l’intenzione di legare finanziariamente le colonie africane alla Francia. L’acronimo CFA stava per Colonie francesi d’Africa. Dopo la decolonizzazione e l’indipendenza delle colonie francesi il franco CFA venne mantenuto, pur mutando il significato dell’acronimo che divenne Cooperazione finanziaria in Africa. Oggi, Il franco CFA è adottato da 14 Paesi africani suddivisi in due realtà economiche distinte, la Uemoa (Unione economica e monetaria dell’Africa Occidentale) e la Cemac (Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale).</p>
<p>Quali sono le caratteristiche del franco CFA e come contribuisce a subordinare i Paesi africani alla Francia? Innanzi tutto il franco CFA, originariamente ancorato al franco, è ora ancorato all’euro da una parità stabilita dalla Francia mentre la sua convertibilità è stabilita dalle autorità monetarie francesi. Inoltre, i Paesi che adottano il franco CFA devono depositare presso il Tesoro francese la metà delle loro riserve valutarie e la Francia può intervenire nella definizione della politica monetaria della zona valutaria africana. Tra le varie conseguenze dell’ancoraggio del franco FCA all’euro c’è anche l’obbligo per i paesi che ne fanno parte di adottare le regole del Patto di stabilità europeo, in particolare il limite del 3% al deficit statale, che rappresenta un impedimento all’attuazione di quelle politiche espansive della spesa pubblica che potrebbero favorire lo sviluppo di Paesi arretrati.</p>
<p>Il franco CFA impedisce il cambiamento strutturale dell’economia dei Paesi che lo adottano. Ciò significa che non consente lo spostamento di risorse da settori a bassa produttività (come l’agricoltura) a settori ad alta produttività (come l’industria), mantenendo così statica e arretrata l’economia dei Paesi aderenti. Viceversa, il franco CFA permette alla Francia di perseguire i propri interessi economici, consentendo alle imprese francesi un accesso facilitato al mercato africano e alle enormi risorse naturali di quei Paesi. In particolare, vengono facilitate le multinazionali francesi che operano nel campo estrattivo e nel petrolio, come la Total, le quali beneficiano di tassi di cambio vantaggiosi.</p>
<p>Tuttavia il sistema basato sul franco CFA sta andando in pezzi, come scrive Alessandra Colarizi: “La Françafrique, il sistema di relazioni privilegiate intessuto da Parigi nel continente attraverso il franco CFA, garantito dal Tesoro francese, la firma di accordi militari, e la francofonia, sta attraversando una crisi esistenziale senza precedenti. Il sintomo più evidente è rintracciabile nell’accordo raggiunto dai Paesi dell’Africa occidentale il 21 dicembre 2019 per l’acquisizione di una moneta propria che permetterà (pare nel 2027) di abbandonare il franco CFA. La nuova valuta, l’ECO, potrebbe essere ancorata allo yuan cinese per evitare oscillazioni pericolose per i mercati. E c’è chi già parla di un passaggio dalla tutela francese alla tutela cinese.”<a href="https://www.marx21.it/internazionale/il-declino-dellimperialismo-francese-e-la-fine-del-franco-cfa/#sdendnote4sym">iv</a></p>
<p>Oltre che del franco CFA, la presa imperialistica francese sull’Africa si è avvalsa anche dello strumento militare. Le truppe francesi sono intervenute in modo ricorrente dal 2002 ad oggi in Costa d’Avorio, dove nel 2011 hanno effettuato un vero colpo di stato, arrestando il presidente Laurent Gbagbo, colpevole di non essere troppo disponibile a cedere il controllo dei giacimenti di petrolio alla Total, e sostituendolo con Alassane Quattara, che, da ex alto dirigente del Fondo monetario internazionale, gode della fiducia della Francia e delle altre potenze occidentali, tra le quali c’è anche l’Italia. Di recente il presidente Mattarella, durante il viaggio che lo ha portato in diversi Paesi dell’Africa Occidentale, ha incontrato Quattara, per discutere del rafforzamento della presenza italiana nel Paese africano. Del resto, l’Eni ha scoperto e sta sfruttando a Baleine il più grande giacimento di gas e petrolio della Costa d’Avorio. La Francia, inoltre, è intervenuta militarmente dal 2013 in Mali, Burkina Faso, Ciad e Niger prima con l’operazione Serval e poi con l’operazione Barkhane. La Francia ha impedito che le questioni interne al Mali venissero risolte con il solo ausilio di forze militari africane, come era previsto dall’Onu. Evidentemente lo Stato francese non poteva permettere che Paesi ricchissimi di risorse minerarie fuoriuscissero dal controllo di politici locali legati alla Francia e alle sue multinazionali. Di recente, però, anche il controllo sul piano militare sta venendo meno. Le truppe francesi sono state espulse prima da Burkina Faso e Mali e poi, a fine 2023, dal Niger.</p>
<p>A sostituire la Francia, sul piano economico e militare è la Russia, come abbiamo accennato sopra, che sta rafforzando la sua presenza nell’Africa occidentale e centrale. Recentemente Putin ha concordato con la Repubblica del Congo un potenziamento della collaborazione economica e politica, e ha stabilito accordi con il Mali, con il quale ha siglato una partnership sull’industria del litio, e con il Niger, con il quale si sono rafforzati i legami su antiterrorismo, agricoltura, settore minerario ed energia.</p>
<p>L’imperialismo francese, come quello statunitense, è in netta difficoltà perché, grazie alla sponda offerta dai Paesi del Brics, in particolare da Cina e Russia, i paesi periferici sono entrati in una nuova fase storica, quella della decolonizzazione reale. Le economie periferiche, come quelle dell’Africa, dopo la metà del XX secolo si erano liberate dal colonialismo europeo ma solo formalmente, rimanendo legate ai Paesi colonizzatori, come la Francia. Ora siamo ad una svolta, rappresentata dalla decolonizzazione reale, ossia dalla liberazione dalla dipendenza economica e militare. Non sembra, però, che l’imperialismo occidentale voglia accettare di buon grado questa nuova situazione. Togliatti, a proposito dell’imperialismo fascista, sosteneva che l’imperialismo debole o in crisi è il più pericoloso, perché nel tentativo di affermarsi o invertire la tendenza al declino può far ricorso alla guerra. Così è accaduto nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. A quel tempo la guerra scoppiata in Europa fu una resa dei conti relativa alla partita della spartizione delle colonie. Anche oggi la guerra in Europa rappresenta non solo lo scontro tra i due Paesi, Russia e Ucraina, ma anche il terreno sul quale l’imperialismo occidentale cerca di arrestare il proprio declino e mantenere la sua presa sulle aree periferiche e dipendenti dell’economia mondiale.</p>
<p>Note:</p>
<p><a href="https://www.marx21.it/internazionale/il-declino-dellimperialismo-francese-e-la-fine-del-franco-cfa/#sdendnote1anc">i</a> Lenin, <em>L’imperialismo, fase suprema del capitalismo</em>, in “Opere Scelte”, Editori Riuniti Roma 1965, pagg. 638-639.</p>
<p><a href="https://www.marx21.it/internazionale/il-declino-dellimperialismo-francese-e-la-fine-del-franco-cfa/#sdendnote2anc">ii</a> Unctad, database, Merchandise: trade balance, annual.</p>
<p><a href="https://www.marx21.it/internazionale/il-declino-dellimperialismo-francese-e-la-fine-del-franco-cfa/#sdendnote3anc">iii</a> Oecd, data, FDI stock.</p>
<p><a href="https://www.marx21.it/internazionale/il-declino-dellimperialismo-francese-e-la-fine-del-franco-cfa/#sdendnote4anc">iv</a> Alessandra Colarizi, Africa rossa. Il modello cinese e il continente del futuro, L’Asino d’oro edizioni, Roma 2022, pag. 81.</p>
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		<title>LE ISOLE DEL TESORO</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 09:43:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Le isole del tesoro]]></category>
		<category><![CDATA[Megachip]]></category>
		<category><![CDATA[Nicholas Shaxson]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Fagan]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Le isole del tesoro, N.Shaxson, Feltrinelli ediore. &#160; Pierluigi Fagan &#160; Nicholas Shaxson è un giornalista britannico, di quei pochi che evidentemente sentono ancora il fuoco sacro della professione del ficcanaso. Shaxson affronta un tema scabroso: i paradisi fiscali. Questo il duro impatto dell’inizio del primo capitolo del suo libro che qui recensiamo per [...]]]></description>
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<p><a href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2012/12/17/le-isole-del-tesoro/le-isole-del-tesoro-n-shaxson/" rel="attachment wp-att-56"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2012/12/le-isole-del-tesoro-n-shaxson.jpg?w=640" alt="Le isole del tesoro, N.Shaxson, Feltrinelli ediore." /></a></p>
<p>Le isole del tesoro, N.Shaxson, Feltrinelli ediore.</p>
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<p><a title="Leggi tutti gli articoli di pierluigi fagan" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/author/pierluigifagan/" rel="author">Pierluigi Fagan</a></p>
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<p>Nicholas Shaxson è un giornalista britannico, di quei pochi che evidentemente sentono ancora il fuoco sacro della professione del ficcanaso. Shaxson affronta un tema scabroso: i paradisi fiscali. Questo il duro impatto dell’inizio del primo capitolo del suo libro che qui recensiamo per i lettori di Megachip: “Più della metà del commercio mondiale passa [ … ] attraverso i paradisi fiscali. Oltre la metà di tutti gli attivi bancari ed un terzo dell’investimento diretto estero effettuato dalle imprese multinazionali vengono dirottati offshore. […] l’’85% delle emissioni bancarie ed obbligazionarie internazionali si svolgono in […] una zona offshore. Nel 2010 l’Fmi ha stimato che i soli bilanci dei piccoli centri insulari ammontavano complessivamente […] ad una somma equivalente a circa un terzo del Pil mondiale”.<br />
Si continua con il fatto che l’83% delle maggiori impresi statunitensi possedeva società off shore e secondo Tax Justice Network, il 99% di quelle europee. La sede off shore fa venire subito in mente una isola dove vige una giurisdizione segreta, opaca ad ogni velleità di controllo. Infatti nel 2007, l’Fmi ha individuato nella Gran Bretagna ( appunto, un’isola ) una giurisdizione segreta, l’altra è l’isola di Manhattan. La giurisdizione segreta serve a diverse cose: evasione, elusione, irrintracciabilità dei soci di una impresa, irrintracciabilità dell’origine dei flussi finanziari, riciclaggio, false fatturazioni ed altre pratiche spinte. Tra queste scambi di favori con i narcotrafficanti, piazzisti d’armi, corruttori e tangentari di varia taglia che si comprano i loro rappresentanti all’interno del sistema politico per l’appunto detto “rappresentativo”, monarchi, generali, dittatori sanguinari e conduttori di stati canaglia che qui, dato l’ambientino, è titolo di merito. L’off shore è la concreta condizione di possibilità perché esista sia la globalizzazione del traffico delle merci, sia la costituzioni di multinazionali, sia più di ogni altra cosa, la globalizzazione finanziaria, nonché il riciclaggio dell’economia del debito. Queste “giurisdizioni segrete” sono circa sessanta. I due gruppi principali secondo l’intrepido Shaxson sono quello britannico e quello americano. Chi si aspettava una elenco di spiaggette tropicali con palme e mojito condite da nomi esotici deve rivedere le sue nozioni non tanto di geografia, quanto di storia. Le piazze citate sono tutte attuali o precedenti colonie ancora sotto la giurisdizione Union Jack &amp; Stars and Stripes o entità ufficialmente autonome dove però la casa madre esercita una autorità di fatto.<br />
L’aggregato più importante, quello che conta circa la metà di queste giurisdizioni segrete è la patria della moderna Massoneria, la Gran Bretagna. Ai britannici piacciono da morire i segreti e gli omicidi rispettabili basta leggere Conan Doyle ed Agatha Christie o guardare la Signora in Giallo o il Commissario Barnaby . Capofila Jersey, Guernsey, ( difficili da controllare perché sono località nel lontano canale della Manica ) e l’Isola di Man ( ancora più difficile perché spersa nel remoto Mare d’Irlanda ) sono seguite dalle Cayman ed altre dove veleggiavano i vecchi pirati come H. Morgan . Sembra incredibile ma la forma politica di alcune di queste dipendenze della Corona britannica sono baliaggi, una rara forma feudale che risale al Medioevo. Con quelle controllate indirettamente, come Hong Kong, Singapore, Bahamas, Dubai ed Irlanda e conteggiando anche gli attivi del sistema bancario della City, i britannici controllano la metà degli attivi bancari del mondo, quado si dice il ricardiano vantaggio comparato. Il posto dove si fanno le operazioni più schifose pare sia Gibilterra, poi c’è Malta ( ed anche Cipro ), Bermuda, le Isole Vergini ( un po’ di verginità non guasta mai in questo porcaio ), Turks &amp; Caicos. Le Isole Cayman sono il quinto centro finanziario del pianeta con 80.000 società ( per 44.000 abitanti ) e sede dei tre quarti degli hedge fund del mondo.<br />
Poi c’è il polo americano, perché anche loro sono anglosassoni d’origine e le tradizioni di famiglia contano. Gli americani si sa è gente pratica e quindi alcune faccende le sbrigano direttamente in casa. Così le banche della Florida o gli affari svolti nel Wyoming, Delaware, Nevada ( dove se vi rimane qualche spicciolo i casinò di Las Vegas vi aspettano scintillanti ) non hanno nulla da invidiare quanto a segretezza e favore fiscale rispetto ai Caraibi britannici. Poi se volete l’esotico, ci sono le solite Isole Vergini, ( ci sono vergini inglesi e vergini americane ) e le Marshall che con Liberia e Panama offrono un porto sicuro ad ogni traffico battente la bandiera di chi non vuol far sapere la sua identità. Tanto varrebbe rispolverare il jolly roger. Enron aveva 862 controllate off shore, Citigroup 427, New Corporation dell’ineffabile Murdoch 152. Le multinazionali fatturano dalle località con vantaggio fiscale alle sedi piazzate nei paesi normali, I profitti di questi, vanno a quelle ed evitata la tosatura fiscale, da quelle partono per le scorribande conosciute anche con il pomposo nome di “responso dei mercati”. Gli europei si limitano alla Svizzera, Andorra, Monaco, Liechtenstein, Lussemburgo, ma favori sui bilanci si possono ottenere anche in Irlanda e soprattutto nella altrimenti prodiga di consigli sulla virtuosità dei bilanci statali, Olanda. In Italia potete sempre bussare a San Marino o in Vaticano se avete buone entrature nella mafia. Stati nel cui nome potrete imbattervi se cultori della parole crociate di Bartezzaghi come Vanuatu, Nauru e Mauritius sono conduit heaven dove i vostri traffici da e per la Cina, l’India e l’Africa possono cambiare identità fiscale senza problemi. La finanziarizzazione non esisterebbe senza l’off shore. Questa ragnatela di paradisi allettanti per la riproduzione asessuata dei capitali, sottrae income fiscale a gli stati che sono poi costretti a chiedere soldi in prestito su quei stessi mercati in cui questi capitali gonfi di illegalità, operano.<br />
Questo è quanto del solo primo capitolo, nel libro – Nicholas Shaxson, Le isole del tesoro. Viaggio nei paradisi fiscali dove è nascosto il tesoro della globalizzazione, Milano, Feltrinelli, 2012, 19 euro – ce ne sono altri 11. L’impressione che ne trae è duplice ma collegata. La prima è che quando si parla di capitalismo e capitalisti sembra ci sia una superclasse transnazionale che vive in un “non luogo”, secondo l’espressione di Augé che molti ha affascinato nel mainstream del postmoderno a cui sono andati appresso anche i Negri, gli Hardt ed altri critici conformisti. Qui invece viene fuori forte e chiaro che questi sono sistemi non tollerati ma debitamente costruiti, protetti ed incentivati dagli Stati Uniti d’America e dal Regno Unito, ovvero l’hot spot della finanza e l’hot spot della banca che si saldano in quel sistema banco-finanziario che oggi domina quella economia che già da tre secoli dominava le nostre società. Son questi gli “stati canaglia” e del resto certe espressioni ti vengono in mente solo se ne hai familiarità, ognuno usa l’insulto che più teme di ricevere. La seconda impressione che se ne trae è la più sgradevole. Quando si citano economisti americani o britannici, cosa che ultimamente fanno anche molti critici-critici nostrani, quando si affoga nei marosi di discussioni zeppe si involuzioni semantiche fatte a posta per farti capire che tu sei cretino e non puoi capire i misteri della curva di Phillips o l’equazione di Fischer, bisognerebbe scuotersi e scuotere gli interlocutori per dir loro “ Ma de ché state a parlà ?”.<br />
L’intera faccenda si riduce ad un assioma semplice, semplice. Gli anglosassoni hanno varato dalla decisione di Nixon di creare moneta per volontà ( fiat money ) senza alcun corrispettivo reale di ricchezza materiale ( si ricordi che la moneta essenzialmente è un semplice debito ). Il presupposto venne poi sviluppato con la globalizzazione, il monetarismo, la deregolamentazione e la finanziarizzazione, per ordinare l’economia stante che l’economia già ordinava cultura, società e politica dei vari paesi e dei vari popoli. Ordinando l’economia con la finanza, si sono costruiti l’impero della circolazione finanziaria che attira capitali da ovunque per vivere di commissioni, di occupazione correlata e per gestire questa massa di soldi, in parte veri, in parte da loro stessi stampati su foglietti di carta verdognola o su certificati di nessun valore reale, per una nuova stagione di geopolitica della ricchezza e dei rendimenti crescenti. Comminando premi e punizioni a piacere, gestendo la ricchezza dell’élite mondiale e dei popoli che a queste sono subordinati, hanno pensato così di sopravvivere alla loro decadenza economica, demografica, culturale e politica. I baroni anglosassoni del 1215 imposero il “no taxation without rappresentation”. Ora la rappresentation se la comprano al mercato della democrazia rappresentativa con i soldi salvati dal “no taxation”. Questa è la libertà dei veri liberali.<br />
Come diceva F.Braudel, la fase finanziaria è sempre l’autunno di una egemonia che sta perdendo il potere reale il ché ci apre alla speranza che s’alzi un nuovo vento. Purtroppo però Ungaretti ci ricorda anche che noi, come i soldati, “ si sta come d’autunno su gli alberi le foglie”.</p>
<p><a href="http://www.megachip.info/rubriche/3-libri-consigliati/8700-le-isole-del-tesoro.html" rel="nofollow">http://www.megachip.info/rubriche/3-libri-consigliati/8700-le-isole-del-tesoro.html</a></p>
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		<title>GLI SCHIAVI DEL BURKINA FASO</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2015 08:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Burkina Faso]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Bertelli]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale diritti dell'uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un reportage fotografico in forma di appello al Tribunale dei Diritti dell&#8217;Uomo contro il governo del Burkina Faso per violazione della dignità e della bellezza di uomini, donne e bambini…   Gli schiavi del Burkina Faso sono centinaia di persone che lavorano ai limiti della sopravvivenza nella cava di pietre di Ouagadougou, capitale del Burkina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong></p>
<p><strong><em>Un reportage fotografico in forma di appello al Tribunale dei Diritti dell&#8217;Uomo contro il governo del Burkina Faso per violazione della dignità e della bellezza di uomini, donne e bambini…</em></strong></p>
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<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/-0a4jrJaiv_8/VY2PIm7GoWI/AAAAAAAABO4/Oblb54jA7pc/s1600/DSC_4818.jpg" target="_blank"><img src="https://3.bp.blogspot.com/-0a4jrJaiv_8/VY2PIm7GoWI/AAAAAAAABO4/Oblb54jA7pc/s400/burkina-faso-foto-pino-bertelli-1.jpg" alt="" width="267" height="400" border="0" /></a></div>
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<div><strong>Gli schiavi del Burkina Faso sono centinaia di persone che lavorano ai limiti della sopravvivenza nella cava di pietre di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso… la cava è in mano al malaffare… e bambini, donne, uomini ricevono pochi centesimi a cesto di pietre… la corruzione passa sotto silenzio e nessuno denuncia questo crimine contro gli ultimi della terra!</strong></div>
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<div><strong>Il mio amico e maestro don Gallo diceva: «Il diritto della forza va combattuto con la forza del diritto!».</strong></p>
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<div><strong><em></em></strong><em><strong>Pino Bertelli</strong></em></div>
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<div><strong>SULL&#8217;ARTE DI STRISCIARE AD USO DEI CORTIGIANI DELLA FOTOGRAFIA</strong>
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<div><em>Un buon cortigiano non deve mai avere un&#8217;opinione personale ma solamente quella del padrone o del ministro, e deve saperla anticipare facendo ricorso alla sagacia; ciò presuppone un&#8217;esperienza consumata, una profonda conoscenza del cuore degli uomini. Un buon cortigiano non deve mai avere ragione, non è in nessun modo autorizzato ad essere più brillante del suo padrone o di colui che gli dispensa benevolenze, deve tenere ben presente che il Sovrano </em>[Papa, Banchiere, Generale, Primo ministro]<em> e più in generale l&#8217;uomo che sta al comando non ha mai torto.</em><br />
[Paul Heinrich Dietrich, barone d'Holbach (1723-1789)]</p>
<div>I filosofi dionisiaci, che sovente sono di cattivo umore per i dolori millenari che il canagliume dei privilegiati infligge agli ultimi della terra (non solo nel mare di mezzo)… considerano (non a torto) il mestiere del fotografo pari a quello del cortigiano, stupido, vigliacco e infame! I fotografi del mondano riciclato (e tutta la razza di artisti serventi), come i cortigiani, praticano la condiscendenza, l&#8217;adulazione, la benevolenza in cambio di trenta denari… basta una passata televisiva o una mezza pagina sui giornali a grande tiratura (anche on-line)… il <em>portfolio</em> poi impresso nelle pagine delle riviste specializzate, commentato dallo storico o dal critico che lavora per le banche, fondazioni, assessorati, università o i beni culturali… è il naturale battesimo d&#8217;ingresso del fotografo a corte.<br />
<a name="14e33e30d8782cdd_more"></a></div>
<div><a href="http://2.bp.blogspot.com/-7hZq5CUc8zc/VY2ix47IBHI/AAAAAAAABPU/LizMkcyimAU/s1600/burkina-faso-foto-pino-bertelli-2.jpg" target="_blank"><img src="https://2.bp.blogspot.com/-7hZq5CUc8zc/VY2ix47IBHI/AAAAAAAABPU/LizMkcyimAU/s400/burkina-faso-foto-pino-bertelli-2.jpg" alt="" width="267" height="400" border="0" /></a></div>
<div>Il fotografo che aspira alla conquista di un posto in società (quello dello spettacolare integrato nei dispositivi dell&#8217;impero) si dedica fin dal principio allo studio dell&#8217;arte di strisciare… si umilia alla presenza di qualsiasi insegnante, padrone, politico, prete o mercante e fa della devozione la sua filosofia… per acquisire una premio internazionale riesce persino a favorire imposture, persecuzioni, crimini che il potere giudica necessari al benessere del governo (quale che sia).</div>
<div>La nobile arte del fotografo strisciante sta nella pratica costante della dissimulazione… questa razza di serpi (volevo dire di fotografi) sono affettuosi, educati, servizievoli con tutti coloro che possono aiutarli a disprezzarli… sono arroganti e cinici solo con gli indifesi o con chi non può sostenere il prezzo dovuto per l&#8217;ascesa al ponte di comando. Il buon fotografo servente è talmente assorbito dalla voglia di successo, consenso, celebrità… che nemmeno gli sfiora l&#8217;idea che la vera arte è incompatibile con le gabbie delle istituzioni e tutte le forme di potere sono solo strumenti di oppressione. Da qui la necessità, secondo alcuni filosofi libertari e libertini, di rovesciare le istituzioni esistenti per fondare una nuova società tra liberi e uguali e promuovere la pubblica felicità.</div>
<div><a href="http://4.bp.blogspot.com/-w_OJ-c53tFc/VY2jDPZYirI/AAAAAAAABPc/iq_MuCQT1KU/s1600/burkina-faso-foto-pino-bertelli-3.jpg" target="_blank"><img src="https://4.bp.blogspot.com/-w_OJ-c53tFc/VY2jDPZYirI/AAAAAAAABPc/iq_MuCQT1KU/s400/burkina-faso-foto-pino-bertelli-3.jpg" alt="" width="267" height="400" border="0" /></a></div>
<div>Il <em>Saggio sull&#8217;arte di strisciare ad uso dei Cortigiani</em> (di ogni tempo), scritto da Paul Heinrich Dietrich, barone d&#8217;Holbach, pubblicato postumo nel 1813, subito censurato dalla chiesa, è un insostituibile manuale per apprendere quest&#8217;arte della genuflessione, che ha le sue radici nella nascita delle religioni, dei governi, delle banche, delle guerre, dei musei e perfino dei mercati delle pulci dei Sud della terra (si attanaglia bene alla cortigianeria fotografica della nostra epoca)… qui il barone dell&#8217;ateismo scrive: «Un perfetto cortigiano è senza ombra di dubbio il più sorprendente degli uomini. Smettiamo di parlare di abnegazione dei devoti verso la Divinità […]: la vera abnegazione è quella del cortigiano verso il proprio padrone; guardate come si umilia in sua presenza! Diventa pura macchina, o meglio, si riduce a un niente; attende di ricevere da quello la propria essenza, cerca di individuare nei suoi tratti caratteri che lui stesso deve assumere; è come una cera malleabile pronta a riceve qualsiasi calco le si voglia imprimere»<sup><strong>1</strong></sup>. Tutto vero. I governi sembrano fatti apposta per accogliere tali deficienti… uomini necessari, indispensabili, di cui ogni Stato non può fare a meno… a loro spetta escogitare ingegnose trovate per tormentare, tassare, violentare il popolo. Il contagio del potere è legato indissolubilmente all&#8217;arte di strisciare e costituisce il fondamento di ogni forma di assolutismo. L&#8217;arte di strisciare ad uso dei cortigiani-fotografi si attiene a una regola non scritta: conoscere a memoria il prezzo di tutti quelli che incontrano! Un fotografo suscettibile o di cattivo carattere non riuscirà mai ad entrare a corte e subire le peggiori mortificazioni.</div>
<div><a href="http://1.bp.blogspot.com/-mSN0NGlPMTA/VY2nitcaNVI/AAAAAAAABPo/7U2h2CAGZPs/s1600/burkina-faso-foto-pino-bertelli-4.jpg" target="_blank"><img src="https://1.bp.blogspot.com/-mSN0NGlPMTA/VY2nitcaNVI/AAAAAAAABPo/7U2h2CAGZPs/s400/burkina-faso-foto-pino-bertelli-4.jpg" alt="" width="266" height="400" border="0" /></a></div>
<div>Sui sentieri ininterrotti di ogni forma espressiva ci sono stati (e ci sono) però artisti che hanno praticato l&#8217;arte della diserzione e dell&#8217;opposizione: i loro percorsi affabulativi hanno respinto l&#8217;autorità, la dipendenza, la sottomissione e fatto della propria vivenza un ponte, un gesto che ha respinto il trionfo della barbarie (estetica ed etica) sulla quale si poggia l&#8217;assenso generalizzato dell&#8217;arte al potere. Solo al fotografo-cortigiano è dato di trionfare sulle proprie immagini e fare di se stesso il calco dell&#8217;umiliazione… il fotografo-cortigiano esperto è oggetto d&#8217;invidia dei suoi simili e della pubblica ammirazione. Incarna come nessuno mai l&#8217;arte di strisciare, una disciplina difficile da praticare; questa disciplina è forse la più grande conquista dello spirito umano (certo la più frequentata).</div>
<div>Per quanto concerne la maestria fotografica senza collari né guinzagli, Sebastião Salgado è un fulgido esempio di fotoscritture della bellezza in rapporto all&#8217;ingiustizia che ne consegue… un fotografo non si definisce tanto per la sua libera coscienza, quanto per la sua capacità libertaria che si svincola da ogni obbedienza… questo implica lavorare al ribaltamento delle prospettive istituzionali, sottomettere l&#8217;economico al politico e porre il bello, il giusto e il buono al servizio dell&#8217;etica, far primeggiare la compassione, la condivisione, l&#8217;amore per gli esclusi, ridurre le strutture del dominio al solo ruolo di etichette al servizio dei potenti e schierarsi a fianco dei diritti dell&#8217;uomo. Ne <em>Il sale della terra</em><sup><strong>2</strong></sup>, un documentario di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado sulla vita spericolata di Sebastião Salgado, possiamo vedere non solo la grandezza creativa di un fotografo: più di ogni cosa, ciò che emerge dallo schermo è lo scoramento di un testimone del nostro tempo per la tirannia, il cannibalismo, la violenza che la civiltà dello spettacolo continua a produrre contro l&#8217;intera umanità.</div>
<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/-itKpJUCPBPg/VY2xeuMxDCI/AAAAAAAABP4/o4W2wOgqjPM/s1600/burkina-faso-foto-pino-bertelli-5.jpg" target="_blank"><img src="https://3.bp.blogspot.com/-itKpJUCPBPg/VY2xeuMxDCI/AAAAAAAABP4/o4W2wOgqjPM/s400/burkina-faso-foto-pino-bertelli-5.jpg" alt="" width="267" height="400" border="0" /></a></div>
<div>Né estetizzazione della politica, né politicizzazione dell&#8217;arte, ma aspirazione alla nascita di un&#8217;estetica generalizzata che diffida di ogni capolavoro sacralizzato dall&#8217;industria, per principio. «Per vivere vibratamente il vuoto traboccante della sera spirituale, occorre non solo educare il nostro senso storico, ma anche prendere le distanze dal mondo, coltivare una certa sensibilità neroniana senza follia, una predisposizione per i grandi spettacoli, per le emozioni rare e pericolose, per le aspirazioni audaci» (E.M. Cioran)<sup><strong>3</strong></sup>. La burrasca dei sensi (che è incline alle dissociazioni) non si esaurisce nella coltivazione delle disobbedienze civili, interroga l&#8217;irrazionalismo dell&#8217;ordine costituito e poiché tutto ciò si mantiene nei limiti del permesso all&#8217;interno della pura apparenza, occorre farsi un futuro contro la sorte che i costruttori di ideologie approntano sulla genuflessione del genere umano.</div>
<div>La fotografia imperante esprime un&#8217;estetica della desolazione priva d&#8217;avvenire… fluttua nel corpo delle culture/politiche del falso e dell&#8217;oppressione prolungata… è la calligrafia visuale del potere al tempo della falsità e dell&#8217;impostura… dove ogni illusione è santa e ogni consenso ottenebrato dalla rapacità del neoliberismo… la fotografia dello spettacolo &#8211; o della modernità liquida &#8211; esprime il culto della carogna e alimenta o avvelena la paura e il servaggio delle masse piegate al potere assoluto dell&#8217;economia politica contemporanea<sup><strong>4</strong></sup>. La fotografia consumerista è parte del processo di liquefazione tra individui, disgregazione dei rapporti sociali che tendono a dissiparsi e diventare sempre più effimeri… è uno strumento della società globalizzata che agisce sul comportamento delle persone, è un pretesto per assoggettare i cadaveri del declino alla gogna dei mercati che li strozza.</div>
<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/-iTgW6GZvUNM/VY3J6oZF8uI/AAAAAAAABQ8/kLjt5NIYugI/s1600/burkina-faso-foto-pino-bertelli-6.jpg" target="_blank"><img src="https://3.bp.blogspot.com/-iTgW6GZvUNM/VY3J6oZF8uI/AAAAAAAABQ8/kLjt5NIYugI/s400/burkina-faso-foto-pino-bertelli-6.jpg" alt="" width="267" height="400" border="0" /></a></div>
<div>Va detto. La banca, il fucile e l&#8217;aspersorio sono sempre andati d&#8217;accordo… i loro alleati sono il fatalismo, il pessimismo e il nichilismo… l&#8217;uguaglianza delle tirannie è in atto… democrazie della violenza, regimi totalitari, terrorismi religiosi, mercato delle armi e della droga, saccheggio di oro, argento, acqua dei paesi impoveriti dall&#8217;innalzamento dei dividendi delle banche multinazionali… lavorano per il mantenimento delle disuguaglianze, utili a tenere in piedi un edificio sociale in mano a una minoranza di saprofiti… i governi stanno al giogo… i popoli restano sfigurati sui marciapiedi della storia come puttane sfiorite… tuttavia ai quattro venti della terra debuttano uomini in rivolta che cercano di mettere fine a questa mattanza degli esclusi.</div>
<div>L&#8217;angelo della rivoluzione è più che mai necessario per passare dalla resistenza all&#8217;insubordinazione e permettere ai dannati, ai reprobi, agli schiavi della mistica della merce, di riprendere nelle mani il loro destino e mettere fine a millenni di vessazioni… si tratta non di costruire, ma demolire, non annunciare affatto nuove favole, ma sopprimere le vecchie menzogne (diceva Aleksandr Herzen)<sup><strong>5</strong></sup>: vi è un diritto che prevale su tutti gli altri, è il diritto alla rivolta, la più antica e vitale delle risposte dell&#8217;uomo ai despoti che lo tengono a catena… è la gioia per la vita che rende liberi.</div>
<div><strong><em>L&#8217;intero reportage (141 foto) è visibile <a href="https://plus.google.com/photos/103571584451422926517/albums/6162390068587338033" target="_blank">qui</a></em></strong></div>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<div><strong>1</strong> Paul H.D. d&#8217;Holbach, <em>Saggio sull&#8217;arte di strisciare ad uso dei Cortigiani</em>, Il Melangolo, Genova 2009.</div>
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<div><strong>2</strong> Wim Wenders &#8211; Juliano Ribeiro Salgado, <em>Il sale della terra</em>, 2014.</div>
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<div><strong>3</strong> Emil M. Cioran, <em>Sulla Francia</em>, Voland, Roma 2014.</div>
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<div><strong>4</strong> Zygmunt Bauman, <em>Modernità liquida</em>, Laterza, Bari 2003.</div>
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<div><strong>5</strong> Aleksandr Herzen, Dall&#8217;altra sponda, Adelphi, Milano 1993.</div>
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