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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Al-Jazeera</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>La difesa dei lavoratori italiana passa per la difesa della Siria e del legittimo governo di Assad: intervista di CeC al compagno Ouday Ramadan</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 20:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Al-Jazeera]]></category>
		<category><![CDATA[Arabiya]]></category>
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		<description><![CDATA[La difesa dei lavoratori italiana passa per la difesa della Siria e del legittimo governo di Assad: intervista di Comunismo e Comunità al compagno Ouday Ramadan (a cura di Stefano Zecchinelli) Nota introduttiva: Ouday Ramadan (detto Soso) è un compagno impegnato, ormai da moltissimo tempo, a contrastare le menzogne imperialistiche contro la Siria e i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La difesa dei lavoratori italiana passa per la difesa della Siria e del legittimo governo di Assad: intervista di <em>Comunismo e Comunità</em> al compagno Ouday Ramadan (a cura di Stefano Zecchinelli) </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nota introduttiva:</em></strong><em> Ouday Ramadan (detto Soso) è un compagno impegnato, ormai da moltissimo tempo, a contrastare le menzogne imperialistiche contro la Siria e i movimenti anti-imperialisti nell’area Medio Orientale. Inizialmente è stato un oppositore di sinistra al governo Assad, tanto che dovette uscire dalla Siria nel 1983.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ha militato nel Partito comunista libanese e ha partecipato alla lotta armata in Libano. Dal 1986 è in Italia, dove ha aderito, negli ultimi anni, al Partito dei comunisti italiani.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rientrato in Siria nel 1994, si è impegnato a difendere il governo del Ba’th dalle menzogne dei media di regime, nonostante non si consideri baasista.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel novembre scorso è stato in Siria e, come giornalista operativo sul posto, ha svolto una importante attività di <strong>informazione vera</strong> rispetto alla vergognosa disinformazione dei giornalisti occidentali.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E’ stato, insieme ad altri compagni, il principale promotore della manifestazione del 16 giugno a Roma ed ora della manifestazione del 14 luglio a Milano.</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-3315 aligncenter" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="siria" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2012/07/siria-300x191.gif" alt="" width="300" height="191" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>&#8211;</strong><strong>-</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1.</strong>  <em>D: Come prima domanda le chiederei di inquadrarmi, da un punto di vista storico e geo-politico, il ruolo della Siria nell’area Medio Orientale. Le chiederei di soffermarsi, in modo particolare, sul sostegno che il Ba’th siriano ha dato (e dà) alle resistenze anti-imperialistiche (libanese, palestinese ed irakena) ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: La Siria geograficamente è situata nell’area Medio Orientale e confina con la Palestina occupata<strong><em>; la Palestina occupata deve essere considerata come il termometro della libertà e della giustizia sociale.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con l’arrivo al potere del generale Assad, attraverso il suo colpo di stato bianco, c’è stata la statalizzazione dell’economia siriana, persino gli alberghi sono stati statalizzati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Siria ha marcato e sottolineato quale sarebbe stata la sua condotta politica: in primis il totale appoggio alla causa palestinese, la riforma della società siriana attraverso le politiche sociali, il Ba’th ha combattuto l’analfabetismo e ha militarizzato la popolazione.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974-1975 scoppiava la guerra civile in Libano e l’esercito siriano entrò nel territorio libanese su richiesta del presidente Sulaymān Farangiyye.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Libano era chiamato la Svizzera del Medio Oriente essendo un paese molto difficile da governare, per il numero di diverse etnie che convivevano in quel territorio. Dopo la cacciata dalla Giordania, Arafat cercò di creare in Libano uno stato palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;">La Siria, con il suo interveto, fermò il massacro dei cristiani e rimase in Libano fino al 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">A Beirut nell’ ’82 sono morti seimila soldati siriani mentre l’OLP aveva dato l’ordine della ritirata.</p>
<p style="text-align: justify;">Arafat venne trasferito in Tunisia nel 1982 e rientrò nel 1984.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Siria ha sempre appoggiato attivamente la resistenza palestinese e la resistenza libanese</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza la Siria di Assad quanto tempo sarebbero durati gli Hezbollah ?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2003 l’ambasciatore Collin Powell consegnò alla Siria una serie di dictat per riabilitarla: la prima richiesta era la cacciata da Damasco di Hamas, la cacciata degli Hezbollah e la cacciata dei bathisti irakeni rifugiati in Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Da precisare che dal 2003 la Siria ha aperto le porte a due milioni di profughi irakeni e tutt’ora c’è una comunità di un milione e mezzo di profughi irakeni che vive a Damasco e dintorni (a parità di diritti con i siriani!)</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2006, durante l’aggressione israeliana al Libano, la Siria aprì le porte a un milione e mezzo di profughi libanesi curando i feriti, seppellendo i morti, dando vitto ed alloggio ai profughi.</p>
<p style="text-align: justify;">Bashar Al Assad rispose a Powell ‘’ne prendo atto delle tue richieste però noi facciamo le cose in cui crediamo’’.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2.</strong> <em>D: La Siria è sicuramente un appoggio preziosissimo per la resistenza palestinese e nell’area svolge un ruolo anti-imperialistico fondamentale. Cosa ne pensi del cambio di posizioni politiche fatto da Hamas: spostamento della sede da Damasco ad Ankara (Turchia) ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: Lo spostamento di Hamas è da inquadrare con lo spostamento di rotta della dirigenza Usa.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a Bush, Obama che proviene da una famiglia islamica, ha cambiato rotta introducendo il dialogo con l’Islam padronale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta gli Usa erano alleati nel suolo dell’Afghanistan con i fondamentalisti islamici, oggi non hanno fatto altro che rispolverare le vecchie conoscenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Fratellanza Islamica è stata riciclata e siccome Hamas è una costola della Fratellanza Islamica ha obbedito alla logica islamista radicale.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La tanto decantata Hamas può spiegarci come mai a Gaza non ci sono armi per combattere il sionismo, ma pullula di droga ed eroina ? Chi impedisce ad Hamas, che appoggia la guerra di dissanguamento contro il regime siriano, di appoggiare una guerra simile contro lo Stato israeliano ?</p>
<p style="text-align: justify;">La Fratellanza Islamica ha detto che il nemico è Israele però oggi il Presidente dell’Egitto rispetta tutti gli accordi con la Comunità Internazionale in primis quelli di Camp David.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3.</strong> <em>D: Che rapporti ha la Siria con la sinistra palestinese ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: <strong><em>Il Fronte popolare gode di ottimi rapporti con la Siria mentre il Fronte popolare commando gode di eccellenti rapporti.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Siria vivono circa un milione di profughi palestinesi che hanno gli stessi diritti dei siriani ed hanno anche un esercito chiamato Esercito della liberazione della Palestina.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, nel territorio siriano, i combattenti palestinesi svolgono l’addestramento militare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4.</strong> <em>D: Da comunista che critiche faresti a Bashar Al Assad ? Sono stati introdotti degli elementi di economia mercatistica nel sistema economico siriano (che è sempre stato un sistema economico con una fortissima partecipazione statale) ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: Da comunista mi oppongo all’introduzione di politiche private e quello che stiamo vedendo oggi in Siria non è altro che la logica conseguenza di ciò.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Critico Bashar Al Assad per aver introdotto le banche e le scuole private su spinta della borghesia e di aver accettato il Fondo Monetario Internazionale e tutti i sistemi della socialdemocrazia.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La cosa peggiore è stata quella di aver inventato il sistema misto pubblico-privato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5.</strong> <em>D: Dopo aver inquadrato storicamente la questione siriana andiamo al conflitto in corso. Penso che l’imperialismo occidentale usi sempre la stessa tattica: negli anni ’80 si affidò, in Nicaragua, a bande armate per destabilizzare il governo Sandinista (i famosi Contras), e questa operazione l’ha ripetuta in Jugoslavia, in Irak, Libia ed ora Siria. Gli imperialisti fanno leva sulle minoranze etnico religiose (come in Irak) o su bande di mercenari (come in Nicaragua). Che cosa ne pensa ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: Questa è la strategia più conveniente per gli Usa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha funzionato in Jugoslavia, per il Kosovo, ed in Irak ha avuto comunque successo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L’impero americano non è altro che la continuazione di quello inglese: ovunque gli inglesi hanno esteso il loro dominio c’è sempre stata una lotta per i confini basata sull’odio etnico e religioso.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6<em>.</em></strong><em> D: Quali sono i principali centri di disinformazione all’estero ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: Tutti i mezzi di comunicazione controllati dalle forze imperialistiche: Arabiya, Al Jazeera, BBC, La Rai, ecc&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7.</strong> <em>D: Che cosa significa la Siria per la Russia ? Mi spiego meglio: la stabilità del governo di Damasco è una chiave per fermare la globalizzazione unipolare americana ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: <strong><em>La Siria è il confine della Federazione Russa; caduta la Siria, i russi si troverebbero gli islamici in casa, oltre ai ceceni.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tartus (base russa sul territorio siriano) è l’unico sbocco per i russi nel mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8.</strong> <em>D: Molti analisti pensano che la crisi siriana possa porta ad una terza guerra mondiale. Quale è la tua posizione a riguardo ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: Sì, la crisi siriana può portare ad una terza guerra mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Siria ha dimostrato di sapersi difendere ma la stupidità dell’imperialismo potrebbe portare ad una guerra mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9.</strong> <em>D: Il 16 giugno c’è stata a Roma una importante manifestazione in sostegno del legittimo governo di Bashar Al Assad e la stessa iniziativa ci sarà a Milano il 14 luglio. Quale è il risultato politico raggiunto con la manifestazione di Roma e quale risultato politico possiamo raggiungere a seguito della manifestazione di Milano ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">R: La manifestazione del 16 giugno è stata un grande successo ed ha dimostrato che l’Italia non è allineata agli Usa.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la passione, malgrado tutto il boicottaggio, la manifestazione ha avuto un grande successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato politico dovrebbe essere un punto di partenza e non di arrivo.</p>
<div style="text-align: justify;">
<p><em>La difesa della Siria è la difesa dei lavoratori italiani, degli oppressi, dei disoccupati, dell’articolo 18, di ogni valore sociale per cui milioni di uomini e donne nel mondo danno la vita, e va inquadrata sotto quella linea di sangue che va da Parma a Guernica, arrivando a Stalingrado, passando per tutti i decenni fino ai nostri giorni. Per non dimenticare quella linea condotta da Omar Al Mukhtar, </em><em> Schulze-Boysen,Mehdi Ben Barka, Ernesto Guevara, Salvador Allende, fino ad arrivare a milioni di famosi ed anonimi martiri della causa anti-colonialista, che hanno lottato per l’emancipazione e la liberazione umana.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Considerato che la manifestazione del 16 giugno ha avuto un grande successo auspico che quella del 14 luglio sia sulla solita scia, però vedo che il boicottaggio è arrivato attraverso falsi manifesti, falsi organizzatori, prese di distanze e quanto altro.</em></p>
<p><em>Per quanto mi riguarda, io non ho alcun orticello da difendere, una qualche casa editrice o mettere il cappello su qualcuno. A Roma eravamo tutti contro l’aggressione alla Siria e a Milano sarà lo stesso.</em></p>
<p><em>Chi vuole venire venga e chi non vuole venire faccia pure, la Siria è al di sopra di ogni orticello.</em></p>
<p><em>Ringrazio il compagno Ouday Ramadan per avermi concesso questa importante intervista. Spero che questo lavoro di contro-informazione possa diffondersi fra i movimenti anti-imperialisti fino ad arginare la disinformazione dei media di regime. E’ doveroso per chi sostiene posizioni anti-imperialiste creare un dualismo di poteri anche sul piano informativo e sul piano culturale (Stefano Zecchinelli).</em></p>
<h1></h1>
</div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Assad, parole da un paese sovrano.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 12:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[di Pino Cabras Troppi “discorsi sul discorso”, e nessuno che abbia la possibilità di leggerlo davvero, quel discorso. Parliamo del discorso pronunciato dal presidente siriano Bashar al-Assad a Damasco al cospetto del Parlamento il 30 marzo 2011, e visto da milioni di telespettatori. Ve lo proponiamo perciò in italiano, in modo che possiate cogliere direttamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> </em></strong>di<em> Pino Cabras </em><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/assadparlamento.jpg"><img class="size-full wp-image-2380 alignright" style="margin: 5px;" title="assadparlamento" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/assadparlamento.jpg" alt="" width="308" height="150" /></a>Troppi “discorsi sul discorso”, e nessuno che abbia la possibilità di leggerlo davvero, quel discorso. Parliamo del discorso pronunciato dal presidente siriano Bashar al-Assad a Damasco al cospetto del Parlamento il 30 marzo 2011, e visto da milioni di telespettatori. Ve lo proponiamo perciò in italiano, in modo che possiate cogliere direttamente l’impostazione dei valori e degli interessi mobilitati dal leader della Siria. Prima che qualche esportatore di democrazia (per l’intanto esportatore di caos e uranio impoverito) proponga di trasformare anche la Siria in una poltiglia di disgregazione e soldataglia armata fino ai denti che spara dai pick-up, come l’Iraq e la Libia, sarà bene che si legga questo discorso dignitoso e sovrano.<br />
Assad opera all&#8217;interno di un sistema di potere in un’area del pianeta in cui si concentrano spinte violentissime: non ha accenti gandhiani. Ma non può essere certo rappresentato dalla narrazione falsa e indistinta che nasconde le guerre imperialistiche dietro un’inesistente lotta fra democrazie e dittature. Non dimentichiamo che la nostra bella democrazia in questi giorni parla di “tsunami umano” per descrivere l’impatto di poche migliaia di migranti, mentre la Siria, dopo l’invasione imperiale dell’Iraq, ha dovuto accogliere un milione e mezzo di rifugiati che scappavano dalla macelleria del paese confinante, riuscendo a reggere tutto sommato bene il carico. Immaginatevi, per fare le proporzioni, 4 milioni di magrebini che si fossero riversati in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Assad vanta un consenso reale e una collocazione politica autenticamente indipendente, il che gli ha fatto scegliere le priorità nazionali con altro spirito rispetto agli altri paesi del mondo arabo. Leggendolo, si può cogliere la certezza che non rientrerà nello schema che ha abbattuto o indebolito i leader di altri paesi dell’area. L’evoluzione della Siria sarà diversa. Si può intuire tuttavia la sua preoccupazione per le pressioni mediatiche (cita molte volte le “Tv satellitari”), a riprova che i social network hanno sì un peso crescente, ma il vero tessuto mediatico ha il filo di Al Jazeera, e i potenti lo sanno. A questa preoccupazione si aggiunge il lamento per le trame di potenze vicine e lontane all’interno del suo paese: «Diranno che crediamo alle teorie della cospirazione. In realtà non c&#8217;è alcuna teoria della cospirazione. C&#8217;è una cospirazione.»</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo discorso, tutto rivolto in chiave interna, Assad non nomina direttamente i nemici a livello internazionale, né nomina gli amici. Sceglie il basso profilo. Ma possiamo ritenere che Turchia, Russia e Iran, per diverse ragioni, siano una presenza importante nella rete di relazioni che vorrà preservare la sovranità del regno di questo leader prudente e attento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Discorso al Parlamento siriano del Presidente Bashar al-Assad: Mercoledì 30 marzo 2011</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Signor Presidente dell&#8217;Assemblea, signore e signori, membri dell&#8217;Assemblea del Popolo,<br />
</strong><br />
è per me un grande piacere incontrarvi ancora una volta in questa illustre istituzione, per parlare della situazione che coinvolge il nostro Paese e tutta la regione e per rivolgermi, attraverso voi, a tutti i figli della Siria; la Siria, che è nel cuore di ognuno di noi, castello invincibile, con le sue glorie, con la sua gente, in ogni provincia, città, villaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi rivolgo a voi mentre viviamo circostanze eccezionali, eventi le cui conseguenze mettono a dura prova la nostra unità e la nostra stessa sopravvivenza. Si tratta di una prova che si ripete ciclicamente a causa della congiura permanente contro questo paese. Grazie alla nostra volontà , ai nostri legami solidali, ed alla volontà di Dio, ogni volta riusciamo a farvi fronte in un modo che non fa che aumentare la nostra forza e orgoglio. Il popolo siriano ha conquistato il diritto di tenere alta la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi parlo dal cuore con sentimenti di orgoglio per l&#8217;appartenenza a questo grande popolo, con la gratitudine per il vostro amore, ma parlo anche con sentimenti di tristezza e dolore per eventi che hanno causato la morte di nostri fratelli e figli. È mia responsabilità tutelare la sicurezza di questo Paese e garantirne la stabilità. Questo rimane il pensiero dominante nella mia mente, il sentimento nel mio cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">So che il popolo siriano attende da alcuni giorni questo discorso, ma io l&#8217;ho appositamente rinviato per ottenere un quadro più completo della situazione, o quanto meno delle sue linee essenziali, e in maniera tale da sgombrarlo di quella retorica emotiva che può tranquillizzare taluni ma che non avrebbe prodotto alcun cambiamento né impatto in un momento in cui i nostri nemici lavorano ogni giorno in maniera organizzata, sistematica e scientifica, al fine di minare la stabilità della Siria. Ci rendiamo conto che essi hanno agito in modo intelligente, utilizzando metodologie molto sofisticate per le loro azioni, ma allo stesso tempo vediamo la loro stupidità per aver scelto come obiettivo un paese e un popolo contro cui le loro manovre non possono avere successo. A voi diciamo: avete un&#8217;unica possibilità, imparate dai vostri fallimenti, mentre il popolo siriano non ha che da imparare dai suoi successi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti voi conoscete i rivolgimenti che si stanno producendo nella nostra regione da qualche mese. Si tratta di importanti cambiamenti che avranno ripercussioni in tutta l&#8217;area, senza eccezioni, tra i paesi arabi ma forse anche oltre. Questo ovviamente riguarda anche la Siria, perché la Siria è parte di questa regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se vogliamo considerare quel che ci riguarda direttamente, rispetto a quanto è successo finora sul più ampio scenario arabo, possiamo dire che quanto accaduto rafforza la prospettiva della Siria, nel senso che il nostro paese esprime un consenso popolare. Quando c’è un simile consenso dovremmo esserne rassicurati, si possa essere poi d&#8217;accordo o meno su talune questioni. Ciò significa che questa condizione popolare araba, marginalizzata per tre o quattro decenni, è tornata ora al centro degli sviluppi nella nostra regione a conferma che i popoli arabi, anche se hanno provato ad addomesticarli, non sono stati domati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto ci riguarda, voi sapete che nei miei discorsi ho fatto spesso riferimento alla piazza araba, al fatto che essa ci indica la direzione, ci illumina su cosa pensa la gente. Molti, nei media, hanno reagito a questo con cinismo, e molti politici mi guardavano con sorrisi beffardi quando usavo con loro queste espressioni, particolarmente durante incontri in momenti in cui la Siria si trovava sotto grande pressione, e loro venivano a propormi idee contrarie ai nostri interessi o mi inducevano a cospirare contro la Resistenza [in tale modo sono chiamate le fazioni in Libano o Palestina che si oppongono ad Israele, NdT] o contro altri paesi arabi. Quando le pressioni si facevano più forti, io usavo quelle espressioni per dire loro: anche se io, personalmente, accettassi queste proposte, la gente le rifiuterebbe, e a quel punto rifiuterebbero anche me, per me sarebbe un suicidio politico. E loro mi guardavano e sorridevano, senza credermi. Oggi, dopo questi eventi, ho avuto diversi incontri durante i quali ho ripetuto quelle stesse parole, ma adesso, loro, assentivano con la testa e mi davano ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">assad21Questo è molto importante. E dal momento che i popoli arabi rifiutano di essere addomesticati e il loro cuore rimane indomito, dobbiamo lavorare ancora più duramente per sanare le spaccature nel nostro mondo arabo, e particolarmente in questo momento di cambiamenti nella regione, determinandoci a raggiungere insieme gli obiettivi. Per alcune questioni di fondo che riguardano tutti noi, in quanto popoli arabi, in particolare la causa palestinese, riteniamo &#8211; e spero a ragione &#8211; che i cambiamenti attuali possano mutare anche il corso assunto dalla causa palestinese, almeno rispetto agli ultimi due o tre decenni, nel senso di un passaggio da una condizione in cui si fanno concessioni ad una in cui si partecipa a diritti. Dunque, riteniamo che quanto sta accadendo possa avere ricadute positive.</p>
<p style="text-align: justify;">La Siria non è isolata rispetto a quanto sta accadendo nel mondo arabo. Noi siamo parte di questa regione. Noi la influenziamo e ne siamo a nostra volta influenzati, ma allo stesso tempo non siamo una copia di altri paesi. Nessun paese è esattamente come qualunque altro. Noi, in Siria, abbiamo caratteristiche che ci distinguono da tutti gli altri, dal punto di vista interno ed esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano interno, le nostre politiche si basano sullo sviluppo, l&#8217;apertura, la comunicazione diretta tra me ed il popolo siriano. Sto parlando di principi generali senza riferirmi ad aspetti positivi o negativi o ad obiettivi che possiamo o no aver raggiunto. In linea di principio, questi sono i pilastri della nostra politica interna.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra politica estera si basa sull&#8217;attaccamento ai nostri diritti nazionali e a quelli panarabi, sull&#8217;indipendenza, sul sostegno alla resistenza araba quando è in atto un’occupazione. Il legame tra politica interna ed estera è sempre stato il cittadino siriano. Quando il cittadino siriano non è più il cuore della politica interna ed estera, ci troviamo davanti a una deviazione, e diventa compito delle istituzioni del Paese correggere questa deviazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato lampante di queste politiche è stato un caso senza precedenti di unità nazionale che è stata la vera forza che ha protetto la Siria negli anni passati quando le pressioni si sono intensificate contro di noi. Grazie a questo risultato siamo stati in grado di smantellare le enormi minacce poste contro la politica siriana. Siamo stati in grado di mantenere il ruolo e la posizione centrale della Siria. Ma questo non ha dissuaso i nemici. Comincerò a parlare della cospirazione attuale, e poi mi sposterò sulla situazione interna, di modo che le stazioni televisive satellitari non potranno dire che il presidente siriano considera tutto quanto è successo un complotto straniero. Dobbiamo cominciare con gli elementi principali e poi effettuare i collegamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mantenimento o rafforzamento del nostro ruolo [come Nazione], sulla scorta di principi rifiutati da altri, ha determinato i nemici a fare del loro meglio per indebolirci attraverso altri mezzi. Ho sempre messo in guardia rispetto alla gioia per le nostre vittorie, perché il successo conduce ad una sensazione di sicurezza e compiacimento. Quando sei nel mezzo di una battaglia, tu sai chi è il tuo nemico, ne conosci i piani. Ma quando è finita, non sai quello che il nemico sta preparando. Così, dopo ogni successo dobbiamo lavorare duramente per difendere la vittoria e proteggerci da ogni cospirazione che potrebbe covare contro di noi nel mondo esterno. E sono sicuro che voi tutti sapete che la Siria sta fronteggiando un grande complotto i cui tentacoli si estendono da alcuni paesi stranieri, vicini e lontani, nonché dall&#8217;interno. Un piano che ha sfruttato la tempistica, se non la forma, di ciò che sta accadendo in altri paesi arabi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi vanno di moda le cosiddette “rivoluzioni”. Noi non le chiamiamo così solo perché è diventato un luogo comune farlo. Secondo tali schemi, se qualcosa accade in Siria è a causa del contagio: siccome c&#8217;è una rivoluzione da qualche parte, allora c&#8217;è una rivoluzione anche qui; c&#8217;è un vento riformista altrove, allora c&#8217;è anche qui. Gli strumenti usati sono sempre gli stessi: slogan e vuote chiacchiere sulla libertà. Di conseguenza, se da noi ci sono richieste di riforme – e credo che tutti noi siamo chiamati alle riforme – rischiamo di accodarci allo schema dominante senza capire cosa sta realmente accadendo. Ecco perché sono stati ingannevolmente miscelati, in maniera davvero furba, tre elementi. So che questi argomenti sono conosciuti dalla maggior parte delle persone che ci ascoltano, e da voi che le rappresentate. Tuttavia, ne discuterò ancora una volta, al fine di armonizzare i nostri concetti sulla base delle informazioni finora disponibili. Ci possono essere poi elementi che saranno rivelati in seguito. Così, dicevo, hanno mescolato tre elementi: sedizione, riforme, necessità quotidiane. La maggior parte del popolo siriano fa appello alle riforme, e nessuno di voi [Onorevoli] le ostacola. La maggior parte del popolo siriano ha qualche bisogno insoddisfatto, e noi tutti siamo qui a discutere, criticare, confrontarci, perché non abbiamo ancora risolto molti dei bisogni del popolo siriano. Ma la sedizione si è infiltrata tra gli altri due fattori, ha iniziato a guidarli e a nascondersi sotto di essi. Questo è il motivo per cui sono state tratte facilmente in inganno molte persone che in principio hanno manifestato in assoluta buona fede. Non possiamo dire che tutti coloro che hanno manifestato sono cospiratori. Questo non è vero, e noi vogliamo essere chiari e realistici.</p>
<p style="text-align: justify;">I congiurati sono un numero ristretto, questo è naturale. Anche noi, nel governo, non sapevamo, come chiunque altro, e non capivamo cosa stesse davvero accadendo finché gli atti di sabotaggio non hanno iniziato ad emergere. Le cose, poi, sarebbero diventate più chiare. Cosa c&#8217;entravano i sabotaggi con le riforme? Cosa c&#8217;entrano gli omicidi con le riforme? Alcune stazioni televisive satellitari hanno cominciato a parlare di attacchi contro alcuni edifici un&#8217;ora prima che ciò avvenisse effettivamente. Come hanno fatto a saperlo? Leggono nel futuro? Questo è accaduto più di una volta. Poi, le cose hanno cominciato a diventare più chiare. Diranno che crediamo alle teorie della cospirazione. In realtà non c&#8217;è alcuna teoria della cospirazione. C&#8217;è una cospirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">È stato difficile per noi reagire contro questa situazione, perché la gente è venuta a trovarsi in mezzo tra la lotta contro la sedizione e l&#8217;aspirazione alle riforme. In linea di principio, noi sosteniamo le riforme e veniamo incontro ai bisogni del popolo. Questo è il dovere dello Stato. Ma non possiamo sostenere la sedizione! Quando il popolo siriano, con il suo innato patriottismo, ha avuto consapevolezza di quanto stava accadendo, tutto è diventato più facile. E la risposta in realtà è venuta più dalla gente di quanto sia giunta dallo Stato. Come avete visto, lo Stato ha evitato di agire e ha lasciato che fosse il popolo a rispondere [si riferisce alle manifestazioni oceaniche a favore dell'unità nazionale il giorno precedente al discorso, NdT]. Questa è stata la risposta più sonora, pacifica e patriottica, che ha restaurato l&#8217;unità nazionale molto rapidamente in Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che vediamo oggi è una tappa, e non sappiamo se si tratta di un primo stadio o di una fase avanzata. Ma il risultato finale che vogliono ottenere per la Siria è di un indebolimento fino alla disintegrazione, perché così verrà rimosso l&#8217;ultimo ostacolo che si trova di fronte ai piani di Israele. Questo è ciò che dobbiamo aspettarci. Non soffermiamoci sui dettagli, dobbiamo sapere che loro continueranno ancora e ancora a ripetere i loro tentativi, in un modo o in un altro. Ogni tentativo farà tesoro del precedente e dal fallimento si svilupperà una nuova esperienza. Allo stesso modo, quando vinciamo noi dobbiamo costruire su questa esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stato consigliato da più parti di non entrare nei dettagli e di rimanere sul generale, ma ogni aspetto sarà reso noto, come normale, al fine di essere pienamente trasparenti.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio hanno cominciato a sobillare e incitare, molte settimane prima che scoppiassero i disordini. Hanno usato le stazioni TV satellitari e internet, ma non ha ottenuto nulla. Quindi hanno usato la sedizione, iniziando a diffondere informazioni false, voci, immagini&#8230; tutto falso. Poi hanno iniziato ad utilizzare l&#8217;elemento confessionale. Venivano inviati SMS verso i membri di un gruppo confessionale avvertendoli che un altro stava per attaccarli. E per essere credibili, hanno mandato persone mascherate nei quartieri in cui convivono gruppi confessionali diversi per bussare alle porte delle persone e dire che gli altri avevano già attaccato ed erano in strada, al fine di ottenere una reazione. E per un po&#8217; ha funzionato. Ma siamo stati in grado di stroncare la sedizione sul nascere grazie all&#8217;incontro tra le guide delle comunità che hanno diffuso la verità. Alla fine hanno usato armi. Hanno iniziato ad uccidere persone a caso, perché sapevano che quando c&#8217;è il sangue diventa più difficile risolvere il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo ancora scoperto l&#8217;intera struttura di questa cospirazione. Abbiamo scoperto una parte di essa, ma sappiamo che è altamente organizzata. Ci sono reti di sostegno in più di una provincia, legate ad alcuni paesi stranieri. Ci sono reti mediatiche, reti di falsificazione e gruppi di &#8220;testimoni oculari&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno cominciato nel governatorato di Daraa. Alcuni dicono che Daraa è un governatorato di confine. Io dico che se Daraa è sui confini, è al tempo stesso nel cuore di ogni siriano. E anche se Daraa non è al centro della Siria, è il cuore pulsante della Siria e di tutti i siriani. Questo è Daraa, adesso. Daraa è in prima linea con il nemico israeliano, ed è la prima linea di difesa per l&#8217;entroterra. Daraa, al-Qunaitira, e parte delle zone rurali di Damasco difendono le altre parti della Siria che si trovano dietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, nessuno può difendere la patria e allo stesso tempo cospirare contro di essa. Questo è impossibile e inaccettabile. La gente di Daraa non ha alcuna responsabilità per quanto accaduto, ma anche loro, insieme a noi, condividono la stessa responsabilità di porre fine alla sedizione. In questo, noi e tutta la popolazione siriana siamo con Daraa. Il popolo di Daraa è gente con un genuino patriottismo, dotata di magnanimità e dignità. Sono vittime di poche persone che hanno voluto spargere il caos e distruggere il tessuto nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">I cospiratori hanno i loro piani anche per altri governatorati. Come sapete, si sono trasferiti a Latakia e in altre città, con le stesse tecniche: omicidi, intimidazioni, incitamento. C&#8217;erano chiare istruzioni di non colpire nessun cittadino siriano. Purtroppo, quando i fatti si svolgono sulla strada, e il confronto è fuori dalle istituzioni, gli avvenimenti divengono fatalmente caotici, azione e reazione diventano la regola. Quelli che potremmo chiamare errori, situazioni contingenti, diventano una dominante, e la gente viene uccisa. Questo è quello che è successo, come voi tutti sapete.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, il sangue che è stato versato sulle strade è sangue siriano, e questo riguarda tutti noi perché le vittime sono nostri fratelli e le loro famiglie sono le nostre famiglie. È importante ricercare le cause e i responsabili di questi eventi. Dobbiamo indagare e portarli in giudizio. Quanto accaduto, comunque, è stato per preservare l&#8217;unità nazionale e non dividere i siriani. È stato per il rafforzamento del paese, non per indebolirlo, per porre fine alla sedizione, non per lasciare che divampasse. Cerchiamo dunque di agire il più rapidamente possibile per curare le nostre ferite e ristabilire l&#8217;armonia nella nostra grande famiglia e fare in modo che l&#8217;amore continui ad essere il legame che ci unisce.</p>
<p style="text-align: justify;">In parte, ciò che è successo oggi è simile a quanto accaduto nel 2005. È una guerra virtuale. Dissi all&#8217;epoca che volevano costringerci alla resa muovendo contro di noi una guerra virtuale che utilizza i mezzi di comunicazione e Internet, anche se Internet non era così diffuso come oggi. Hanno cercato di farci sentire soverchiati e che la nostra unica scelta fosse quella di arrenderci senza nemmeno combattere. Oggi il principio è lo stesso. Vogliono farci incorrere in una sconfitta virtuale, ma con metodi diversi. Vi è una certa fibrillazione nel Paese, per ragioni diverse, principalmente per la richiesta di riforme. Per mezzo del caos, usando il tema delle riforme come copertura, utilizzando il settarismo per aizzare gli uni contro gli altri, ecco che la guerra virtuale è stata realizzata in un&#8217;altra forma. Nel 2005 abbiamo scongiurato la sconfitta virtuale attraverso la consapevolezza popolare. Oggi le cose sono ovviamente più difficili, sia perché Internet è più diffuso, sia perché gli strumenti sono più moderni. Ma la coscienza popolare che abbiamo visto è stata sufficiente a reagire molto rapidamente. Nonostante ciò, sostengo che non dobbiamo sentirci appagati per quanto abbiamo ottenuto. Abbiamo bisogno di rafforzare questa coscienza nazionale patriottica, perché è la vera forza che protegge la Siria in ogni frangente.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, vi è una questione essenziale. Siamo di fronte a cambiamenti regionali che avanzano come un&#8217;onda, e dobbiamo capire come affrontarla, da che parte mettere la prua. Nonostante quello che abbiamo detto di positivo circa le caratteristiche di questa onda, dobbiamo farci guidare da essa o dobbiamo piuttosto guidarla? Quando l&#8217;onda ha toccato la Siria, la questione è diventata fonte di preoccupazione per tutti noi. Dobbiamo sfruttare l&#8217;energia dell&#8217;onda secondo i nostri interessi. Dovremmo essere proattivi piuttosto che reattivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Io uso questa energia per spingere verso quanto è stato annunciato nei giorni scorsi, dopo la riunione del Comando regionale del partito Ba&#8217;th, quando abbiamo annunciato aumenti di stipendio e discusso in merito alla legge sui partiti politici e sulla legislazione emergenziale [attualmente il multipartismo in Siria non è ammesso, mentre è in vigore dal 1963 una legge che ha instaurato uno stato d'emergenza, NdT].</p>
<p style="text-align: justify;">Sto cercando di spiegare il nostro pensiero. Non sto illustrando cose nuove, ma voglio far capire cosa stiamo pensando così da armonizzare le nostre visioni. In questo modo, quando succede qualcosa e noi conseguentemente prendiamo una decisione, tutti possono capire come lo Stato intende procedere. Spesso ci sono difetti di comunicazione. Ci sono cose che non sappiamo come promuovere: magari pensiamo che siano buone cose e invece sono mal interpretate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, noi dobbiamo affrontare le riforme in risposta ai nostri problemi o per dare una risposta alla sedizione? Se non ci fosse stata la sedizione non avremmo intrapreso queste riforme? Se la risposta è sì, significa che lo Stato agisce in modo opportunistico, e questo è male. Se sosteniamo che queste decisioni sono state prese sotto la pressione di un determinato evento o in seguito alla pressione popolare, questa è debolezza. E credo che se il popolo spinge il governo in seguito al clima di pressione del momento, non fa che assecondare le pressioni esterne. Il principio è sbagliato. Il rapporto tra governo e popolo non può basarsi sulla pressione, bensì sulle esigenze e bisogni della società, che altro non sono che i diritti della società. È dovere dello Stato far fronte a tali esigenze. Quando le persone chiedono i loro diritti, è naturale che il governo debba rispondere a queste esigenze, e farlo felicemente, anche se non fosse in grado di soddisfarle. Perché tutto dipende dal tipo di relazione che esiste tra governo e popolo, l&#8217;unica vera pressione che un funzionario di governo dovrebbe sentire è la mancanza di fiducia della gente in lui, la pressione della responsabilità che ha verso il popolo. E la pressione più grande di tutte è quella della coscienza nazionale e patriottica che abbiamo visto [in questi giorni]. È stata senza precedenti, e ogni volta ci sorprende di più. Sono questo genere di pressioni che ci costringono a pensare a come poter mostrare la nostra gratitudine a questo popolo, fornendo sviluppo, riforme, prosperità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le riforme annunciate giovedì scorso non sono una novità, erano decisioni della Conferenza regionale del partito Ba&#8217;th, già nel 2005. E c&#8217;erano due motivi per questo: uno è che il contenuto delle decisioni non è legato alla crisi, è legato al nostro bisogno di riforme. Quando abbiamo proposto queste idee nel 2005 non vi era alcuna pressione sulla Siria. Un anno prima, nel 2004, al vertice di Tunisi, che è stato il primo vertice arabo dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, vigeva una condizione di collasso e sottomissione all&#8217;America. Gli Stati Uniti volevano imporci riforme e democrazia. Noi ci siamo opposti a questo progetto, al vertice arabo, ed è fallito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando abbiamo proposto le riforme nel 2005, esse provenivano dai nostri bisogni reali e non erano dettate sotto pressione esterna. Quelle pressioni non avevano nulla a che vedere coi nostri interessi, ma con la resistenza, con l&#8217;Iraq, e con questioni di politica estera. Prima ho parlato dei tre elementi: sedizione, riforme, bisogni della gente. Penso che ciò che era necessario per porre fine alla sedizione fosse solo la consapevolezza popolare. Quanto alle riforme, esse sono già state avviate. Certo, ci sono stati ritardi, ma se ci sono ritardi vuol dire che sono effettivamente iniziate! Le riforme non hanno l&#8217;obiettivo di combattere la sedizione, perché il loro impatto è solitamente di lungo termine. Alcuni dicono che il governo ha fatto promesse a cui non sono seguiti fatti. Per rispondere a questo devo riassumere brevemente il processo di riforma dal 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;epoca illustrammo il piano a grandi linee, il quadro di tali riforme non era stato ancora definito. Appena due mesi dopo il mio discorso è scoppiata l&#8217;Intifada ed è cominciata la cospirazione contro la Resistenza, le pressioni hanno iniziato a montare. Poi ci fu l&#8217;11 settembre. L&#8217;Islam, i musulmani, gli arabi, eravamo tutti sotto accusa. Ci fu l&#8217;occupazione dell&#8217;Afghanistan e poi dell&#8217;Iraq, e alla Siria toccò pagare un prezzo per la sua posizione contro le invasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti sapete cosa è successo in Libano nel 2005 [in seguito all'omicidio dell'ex premier Rafiq Hariri, attribuito inizialmente alla Siria, e alla Rivoluzione dei Cedri, il contingente militare siriano si ritirò dal Libano, NdT] e poi la guerra del 2006 [guerra dei trentatré giorni tra Israele e Libano, NdT] e le sue ripercussioni, e la guerra contro Gaza alla fine del 2008. L&#8217;intero periodo è stato una sequela continua di pressioni. A questo si sono aggiunti i problemi che abbiamo avuto con i quattro anni di siccità che hanno danneggiato il nostro programma economico. Tutto ciò ha provocato un mutamento di priorità, e questo è un fattore importante. Ne ho parlato in più di una intervista, ne ho parlato con i media stranieri. Ho detto che questi eventi hanno cambiato le nostre priorità. Non mi sto giustificando, sto semplicemente spiegando i fatti e separando i dati soggettivi da quelli oggettivi. Quando parlo della siccità, voglio intendere che su quella non potevamo, come governo, farci nulla, ma ovviamente ciò non significa che non potevano essere adottate misure per migliorare l&#8217;economia. Quanti nel 2000 avevano dieci anni ora sono ventenni, ed è giusto che i giovani abbiano piena cognizione di questi fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">La massima priorità era diventata la stabilità della Siria, e ora siamo in una fase in cui possiamo apprezzare questa stabilità. L&#8217;altra massima priorità era legata alle condizioni di vita. Mi capita di incontrare molte persone, e il novantanove per cento delle conversazioni ruota attorno alle condizioni di vita. Ovviamente ci sono anche altre lamentele, ma le condizioni di vita rimangono l&#8217;elemento principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo non giustifica i ritardi su altre questioni, ma di fatto non abbiamo potuto concentrare i nostri sforzi su questioni politiche come la legge sullo stato d&#8217;emergenza o la legge sul multipartitismo. La ragione è che quando è in gioco la vita delle persone, non ci possono essere rinvii. Possiamo rimandare un proclama di partito per mesi o anche anni, ma non possiamo rimandare il cibo a colazione per i bambini. Possiamo rimandare taluni problemi che gravano sulla popolazione a causa della legislazione emergenziale o di altre misure giuridiche o amministrative, ma non possiamo protrarre qualcosa che causi sofferenze a un bambino quando i genitori non hanno abbastanza soldi per curarlo o perché il governo non dispone dei medicinali che gli servono. Questo è ciò a cui dobbiamo far fronte quotidianamente, e che anche voi membri dell&#8217;Assemblea del Popolo dovete affrontare.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi è stato un problema di priorità. Nel periodo 2009-2010 le cose sono migliorate ed è stato possibile introdurre alcune di queste riforme. Per quanto riguarda la legge sul multipartitismo, il Comando regionale ha effettivamente elaborato una legge, ma non l&#8217;abbiamo ancora discussa. Ci sono stati ritardi, e lasceremo che su questo giudichi la gente. Ma se non avessimo voluto fare queste riforme, non ce ne saremmo presi carico nel 2005. Le cose possono procedere in ritardo a causa della burocrazia, di negligenze, o per altre ragioni. Siamo tutti parte di questo popolo e sappiamo come stanno le cose. È importante però spiegare a che punto siamo e conoscere il contenuto delle riforme. Ora c&#8217;è una nuova Assemblea del Popolo e nel prossimo futuro ci saranno nuove amministrazioni locali. Ci sarà presto un nuovo governo e una nuova Conferenza regionale. Quindi in questo 2011 vedremo nuova linfa e progrediremo verso un nuovo stadio. Abbiamo rinviato la Conferenza regionale proprio perché sapevamo di dover tenere conto di questi cambiamenti e avremmo potuto così presentarli alla Conferenza con nuova linfa in tutti i settori. Quello che voglio dire è che la riforma per noi non è una moda. Non è un riflesso di questa onda che sta investendo la regione. È quanto ho detto anche nella mia intervista al «Wall Street Journal» due mesi fa, quando i primi sommovimenti stavano cominciando in Egitto. Mi hanno chiesto: «Ha intenzione di introdurre riforme?». Ho risposto che «se non fossero già iniziate, e non avessimo già un programma pianificato, ormai sarebbe stato troppo tardi e non ci sarebbe stato motivo di sprecare il nostro tempo».</p>
<p style="text-align: justify;">Molti funzionari, in particolare funzionari stranieri, sostengono che, sì, il presidente è un riformatore, ma quelli intorno a lui cercano di ostacolarlo. Dico loro che, al contrario, la gente intorno a me spinge fortemente per queste riforme. Quello che voglio dire è che non ci sono ostacoli, ci sono solo ritardi. Nessuno si oppone alle riforme, e chi si opponeva lo ha fatto per tornaconto personale e perché corrotto. Erano pochi e sono stati allontanati. La vera sfida è sul tipo di riforma che vogliamo. Questo è il motivo per cui dobbiamo evitare di intraprendere un processo di riforma col condizionamento di circostanze momentanee, altrimenti avremo risultati controproducenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi dieci anni abbiamo parlato di riforme, e la nostra riforma odierna dovrebbe da un lato riflettere gli ultimi dieci anni ma valere per i prossimi dieci. E non so se dovremmo stare troppo a pensare se questa onda ha cause maggiormente interne o esterne. Questo è il nostro pensiero. Potrebbero intervenire cambiamenti tali da rallentare la riforma, o accelerarla, oppure cambiare la sua direzione. Dovremo fare tesoro delle esperienze di altri paesi. La Tunisia, ad esempio, è stata molto istruttiva per noi, più dell&#8217;Egitto, e abbiamo inviato esperti per studiare quel modello e trarne insegnamenti. Quando la rivoluzione è iniziata, ci siamo resi conto che molte delle cause riguardavano il modo in cui la ricchezza veniva distribuita, non solo in termini di corruzione, ma anche in termini di distribuzione geografica. Questo è qualcosa che abbiamo cercato di evitare, e anche in futuro saremo chiamati ad una equa distribuzione dello sviluppo in Siria. In linea di principio, se non ci sarà una riforma questo avrà effetti distruttivi per l&#8217;intero paese, ma la sfida principale sarà capire di che tipo di riforma abbiamo bisogno, e ci sarà bisogno dell&#8217;impegno e intelligenza di tutti i siriani quando a breve cominceremo a discutere le leggi proposte.</p>
<p style="text-align: justify;">Le misure annunciate giovedì scorso non hanno preso avvio dalla piazza, perché, come ho detto, il Comando regionale aveva già elaborato progetti sulla legge emergenziale e sul multipartitismo più di un anno fa. Ma ci sono altri progetti di legge che saranno discussi pubblicamente e poi passeranno al vaglio delle istituzioni competenti prima di essere approvati. Ci sono altre misure che non sono state annunciate giovedì: alcune di esse riguardano il rafforzamento dell&#8217;unità nazionale e altre sono relative alla lotta contro la corruzione, ai media e alla creazione di posti di lavoro. Questi provvedimenti verranno annunciati dopo che saranno stati attentamente approfonditi. Il precedente governo aveva iniziato a studiare questi temi e saranno una priorità per il nuovo. Ad esempio, gli aumenti salariali sono stati discussi durante un incontro con il team economico. Ho guidato quella riunione e abbiamo discusso tutto un pacchetto di provvedimenti economici, ma al momento solo la decisione sugli stipendi è stata presa. Altro seguirà.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito di questo e dell&#8217;aumento agli stipendi di circa millecinquecento lire siriane, il governo aveva ricevuto delle richieste in tal senso che ha deciso di soddisfare. Circa un&#8217;ora fa ho ricevuto il provvedimento che ha definito la questione. Dobbiamo dare credito al governo per il lavoro fatto, di sua iniziativa, senza rispondere alle istruzioni di nessuno. Volevo solo che fosse chiaro ai cittadini siriani.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che saremo in grado, nel corso del prossimo mese, di individuare le misure ulteriori che devono essere prese. E io vi chiederò [Onorevoli] un calendario per ogni misura. Sicuramente sia l&#8217;attuale Assemblea popolare che la prossima farà in modo di calendarizzare ogni provvedimento, perché ciò contribuirà a regolamentare il lavoro. Alcune persone mi chiedono di fissare una scadenza per i lavori dell&#8217;Assemblea del Popolo, ma su questo tema penso che prevedere un lasso di tempo determinato sia una questione puramente tecnica. Potrebbe essere fissato un tempo più breve di quanto sia necessario e in questi casi correre contro il tempo influisce sulla qualità. Credo che il nostro dovere sia fornire al popolo siriano le risposte migliori, non le più veloci. Vogliamo procedere rapidamente, certo, ma non per questo essere frettolosi. In ogni caso, sono sicuro che ci sarà qualche canale televisivo via satellite che dirà che tutto ciò non è sufficiente. “Sufficiente” per loro è solo distruggere il nostro paese e noi, semplicemente, questo non lo possiamo permettere. A proposito, non siate arrabbiati per quello che alcune emittenti televisive hanno fatto, perché alla fine sono sempre loro stessi a cadere nella trappola che hanno cercato di fabbricare contro di noi e il popolo siriano. Sono seguaci della menzogna al punto che finiscono per credere alle loro stesse menzogne e a cadere nelle loro stesse trappole.</p>
<p style="text-align: justify;">Fratelli e sorelle, può darsi che non tutto il male venga per nuocere. Ma siamo esseri umani e di certo non ci può piacere quello che è successo. Non ci può piacere la sedizione, non le uccisioni, non lo stato di tensione. Ma le crisi possono essere una condizione positiva se saremo in grado di controllarle e uscirne vittoriosi. Il segreto della forza della Siria risiede nelle molte crisi che ha affrontato nel corso della sua storia, in particolare dopo l&#8217;indipendenza. Dobbiamo affrontare la crisi con grande fiducia e con la determinazione a vincere. Anche la preoccupazione potrebbe essere una condizione positiva se ci spinge ad andare avanti piuttosto che scappare perché quando avanziamo ci muoviamo con fiducia, mentre quando scappiamo rischiamo di inciampare e cadere. In tempo di crisi molte persone si affidano ad una soluzione, qualunque sia, mentre in realtà è meglio non avere alcuna soluzione se non si trova quella giusta. Questa è una delle lezioni che abbiamo imparato da queste crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbattere la sedizione è un dovere nazionale, morale e religioso, e tutti coloro che possono essere parte della soluzione non possono sostenere il problema. Il Sacro Corano dice: «La sedizione è peggio dell&#8217;omicidio», così tutti coloro che volontariamente o involontariamente vi contribuiscono, si rendono complici dell&#8217;uccisione della Patria. Non c&#8217;è spazio alcuno per il compromesso o per evitare di schierarsi. La posta in gioco è la Patria. È in atto una grande cospirazione. Non siamo in cerca di battaglie. Il popolo siriano è pacifico, ama gli altri, tuttavia mai ha esitato nella difesa delle proprie cause, interessi e principi. E se saremo costretti alla battaglia, così sia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordate l&#8217;espressione “effetto domino&#8221; utilizzata dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq? Gli Stati Uniti pensavano, sotto la precedente amministrazione, che i paesi arabi fossero come tessere di un domino, per cui i piani prevedevano di colpirne uno e tutti gli altri sarebbero caduti in successione. Quello che è successo è stato l&#8217;esatto contrario: erano i loro piani ad essere come tessere di un domino, ne abbiamo colpito uno e hanno cominciato a cadere uno dopo l&#8217;altro. Questo accadrà di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal momento che alcune persone hanno la memoria corta, gliela voglio rinfrescare ancora una volta dicendo che NON tutto ciò che sta accadendo è una cospirazione, li vedo appostati nei loro studi pronti a sparare commenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto a voi, figli di questa grande Nazione, l&#8217;amore per il paese che esprimete giorno dopo giorno e più che mai in tempo di crisi, e che in modo particolare avete espresso ieri con manifestazioni di massa senza precedenti in tutto il paese, mi dà più fiducia e determinazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La vostra solidarietà e unità nella lotta contro la sedizione mi rassicura sul futuro e poiché negli slogan che avete scandito avete espresso la disponibilità a sacrificarvi per il vostro presidente, vi dico che la cosa più naturale è che sia il presidente a sacrificarsi per il suo popolo e la patria. Io sarò il fedele fratello e compagno che cammina a fianco del suo popolo e lo condurrà a costruire la Siria che amiamo, la Siria di cui siamo orgogliosi, la Siria invincibile per i suoi nemici.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie mille</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://sana.sy/eng/21/2011/03/30/339334.htm</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblicato anche da <em>Megachip</em></p>
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		<title>L’alba radiosa della conquista del continente dimenticato</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 14:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Piero Pagliani (Pubblicao anche su Megachip) 1. E così l’attacco alla Libia è iniziato. Nel momento in cui scrivo questo articolo le agenzie battono la notizia che sulla Libia sono già stati lanciati 110 missili. Quando sarà pubblicato, ci saranno probabilmente già state, Dio non voglia, le prime vittime civili “per errore”. Già mettono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img title="Aerei da guerra" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/03/Aerei-da-guerra.jpg" alt="" width="270" height="186" /> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>di Piero Pagliani</p>
<p>(Pubblicao anche su <em>Megachip</em>)<strong><br />
</strong><br />
1. E così l’attacco alla Libia è iniziato. Nel momento in cui scrivo questo articolo le agenzie battono la notizia che sulla Libia sono già stati lanciati 110 missili.</p>
<p>Quando sarà pubblicato, ci saranno probabilmente già state, Dio non voglia, le prime vittime civili “per errore”. Già mettono le mani avanti e ci vengono a dire che Gheddafi usa i civili come scudi umani.</p>
<p>Ricorda qualcosa? Sì, è il copione iracheno che si ripete, in modo addirittura sfacciato.<br />
Da quanto si capisce &#8211; e purtroppo molti pezzi della cosiddetta sinistra radicale non vogliono vedere &#8211; l’attacco al quale impotenti assistiamo è stato pianificato come piano B qualora le forze anti-Gheddafi, rifornite di armi tramite l’esercito Egiziano (per ammissione degli USA), non fossero riuscite a rovesciare il leader libico.</p>
<p>È evidente che non ci riuscivano. Anzi, Gheddafi stava per riprendere il controllo del Paese. A questo punto l’attacco dall’esterno era obbligatorio.</p>
<p>È quasi sorprendente che moltissimi rinomati maitre-à-penser progressisti e sedicenti comunisti, che solo dieci anni fa per le stesse cose sarebbero scesi in piazza, non abbiano avuto sentore di questo semplice schema sotto gli occhi di tutti. Cioè dello “schema Iraq”. Nemmeno a “fargli i disegnini”, come si dice.</p>
<p>Ovverosia non è servito a nulla nemmeno che i vertici del Pentagono dicessero all’unisono con i vertici militari russi che non c’era nessuna prova dei bombardamenti sui civili che Al-Jazeera, la rete televisiva proprietà di alcuni boss del petrolio della Penisola Arabica, dava per certi fin dall’inizio della crisi, portando a testimonianza vari “sentito dire”. Non è servito a nulla che fosse subito saltato fuori che le pretese fosse comuni a Tripoli erano invece fosse singole fotografate durante i lavori di sistemazione del cimitero di cittadino.</p>
<p>In poche parole, i progressisti e i sedicenti comunisti si sono adeguati beatamente alle bugie imperiali per poter rendere omaggio al motto ironico della sinistra statunitense: “Say no to war &#8230; unless a Democratic is president”.</p>
<p>Se dieci anni fa le guerre di Bush facevano scendere in piazza milioni di persone per protesta, oggi le “guerre umanitarie” hanno fatto proseliti in ogni coscienza. Per dirla con antiche parole di Rossana Rossanda, la sinistra pressoché al completo ha «adottato il senso comune dell’avversario all’attacco». E anche Rossana Rossanda stessa lo ha fatto, e ha staffilato Valentino Parlato per non essersi dichiarato con convinzione antigheddafiano.</p>
<p>E così il senso comune dell’avversario all’attacco ha conquistato anche chi lo denunciava. Siamo ormai in pieno paradosso del mentitore.</p>
<p>Ma non c’è da meravigliarsi: ho sempre pensato che una delle armi più potenti dell’imperialismo statunitense fosse quella culturale. E così è: nel momento in cui sembrano in gravi difficoltà, impantanati in Afghanistan, incapaci di normalizzare l’Iraq, incalzati da Russia e Cina, disubbiditi da Turchia e Brasile, indebitati fino al collo, nel mezzo di una crisi finanziaria di gigantesche proporzioni, ecco che ritornano ad essere egemonici sull’Europa &#8211; con la notevole parziale eccezione della Germania &#8211; e su buona parte del Medio Oriente, facendo d’incanto dimenticare Iraq, Afghanistan e i mugugni europei.</p>
<p>Le rivolte nel Maghreb, incautamente esaltate da un punto di vista politico da persone più avvezze al populismo che alle analisi rigorose, non hanno spostato di un centimetro la loro influenza nella regione. Anzi &#8211; ed è sotto gli occhi di tutti a suon di bombardamenti &#8211; la stanno rilanciando alla grande.</p>
<p>Gli Stati Uniti sono uno strabiliante Paese. Nel 1971 proprio mentre stavano perdendo la guerra nel Vietnam, il presidente Nixon ebbe l’ardimento di proclamare l’inconvertibilità del dollaro in oro, ovverosia di dire al mondo che il sistema monetario internazionale si sarebbe basato d’ora in poi sulla potenza americana pura. E fu una mossa stupefacente: da quel momento i Paesi in surplus sarebbero stati costretti a comprarsi il debito pubblico statunitense e avrebbero dovuto sostenere la superpotenza.</p>
<p>Solo la Francia gaullista protestò e cercò di mettere il bastone tra le ruote di questo sistema. Oggi la Francia del marito di Carla Bruni è in prima fila nell’attacco alla Libia, ansiosa di premere il grilletto.</p>
<p>E qui arriviamo alla seconda parte della storia.</p>
<p>2. È evidente che il petrolio rientra a pieno titolo nel quadro. Ma non è l’unico elemento. In realtà io sono convinto che questa prima parte dei sommovimenti nel Maghreb abbiano un fine ben più ambizioso che si conclamerà in un atto successivo: ridefinire le aree di influenza in Africa, nel continente dimenticato. Dimenticato dai media, perché non ci sono incrementi del PIL da capogiro come in Asia o in Brasile, ma anche perché non ci sono più leader politici di rilievo, a parte Nelson Mandela a Sud e, per l’appunto, Gheddafi a Nord. Per il resto si sa solo che c’è una micidiale guerra civile nel Congo, che ce n’è una altrettanto micidiale nel Sudan, e che ci sono conflitti interni in Nigeria, in Somalia, nel Niger, in Costa d’Avorio. Si sa, ma non se ne parla. Si parla, quando conviene, della capacità di penetrazione della Cina nel Continente Nero, cosa che per principio da noi Occidentali è considerata una scandalosa intrusione, ma che non sorprende considerando che la Cina possiede buona parte dei mezzi di pagamento mondiali e quindi i Paesi africani sono ben più contenti di essere pagati dalla Cina piuttosto che essere rapinati da noi.</p>
<p>Infine qualcuno ricorda che in quel continente dimenticato &#8211; sicuramente da Dio e dai media, ma non dagli uomini &#8211; si trovano cobalto, uranio, cromo, manganese, platino, petrolio e altre ricchezze naturali. E se si guarda da vicino, si vede che Gheddafi ha una notevole influenza su molti dei Paesi che custodiscono tali ricchezze.</p>
<p>Gli Stati Uniti si sono installati in alcune nazioni africane ma quel continente necessita di una stabilità, e soprattutto di uno solo che comandi e decida per tutti. In altri termini ha bisogno di una pax americana.</p>
<p>Gli USA lo sanno da tempo. Sanno ad esempio che il controllo sul Medio Oriente si deve accompagnare con quello dell’Africa Orientale. Per questo sono ad esempio già intervenuti direttamente in Somalia, nel 1993 e nel 2007. Per questo sono intervenuti direttamente in Sudan: credo che qualcuno si ricorderà che nell&#8217;agosto 1998, in pieno &#8220;Sexgate&#8221;, Bill Clinton fece bombardare le industrie farmaceutiche di Al-Shifa, adducendo la scusa che lì si preparavano armi chimiche, ma in realtà distruggendo buona parte delle scorte farmaceutiche del Paese. Come ci ricorda Noam Chomsky, gli USA riuscirono a bloccare un’inchiesta dell’ONU su questi attacchi.</p>
<p>Sono casi che hanno fatto scalpore, ma non unici, perché gli Stati Uniti non hanno per nulla dimenticato l’Africa.</p>
<p>Nell’introduzione al rapporto del 2005 dal titolo “Più che Umanitarismo: un Approccio strategico degli Stati Uniti verso l’Africa”, Richard Haas, presidente del Council on Foreign Relations, sottolineava che «entro la fine del decennio l’Africa sub-sahariana probabilmente diventerà una fonte di importazione energetica per gli Stati Uniti importante come lo è ora il Medio Oriente».</p>
<p>Ecco: le “guerre umanitarie” si fanno “più che per umanitarismo”: si fanno per geostrategie. Si fanno per le materie prime, per le risorse energetiche e per il contenimento dei grandi competitor internazionali.</p>
<p>Eppure questi competitor non si sono opposti in Consiglio di Sicurezza. Perché?</p>
<p>Forse, capendo benissimo che gli USA e i suoi alleati sarebbero intervenuti in ogni caso, hanno voluto che almeno formalmente l’intervento fosse regolato dai limiti di un dispositivo delle Nazioni Unite (che in realtà non regolamenterà un bel nulla, dato che è già fuori dalla legalità internazionale, poiché la carta dell’ONU non prevede interventi militari se non in caso di attacco ad una nazione sovrana, cosa che non si applica alla Libia). O può essere che gli USA abbiano usato chissà quali armi persuasive. Di sicuro la Russia ha già fatto capire che la sua astensione è stata presa obtorto collo (ha subito protestato per i bombardamenti) e la Cina sa benissimo che sta subendo un grave colpo. Tuttavia la competizione sul piano militare è estranea al DNA dell’Impero di Mezzo e fedele al fatto di essere maestra insuperabile nella diplomazia, sta sicuramente rimuginando per bene cosa dire.</p>
<p>Ad ogni modo sembrano per ora tutti costretti a fare da spettatori all’apertura col piede di porco di una delle porte più resistenti all’invasione imperialistica dell’Africa.</p>
<p>Non sorprende che a dar manforte si siano subito suggeriti, con la solerzia di chi alza continuamente la mano in classe e certi di ottenerne benefici, chi questi benefici in Africa li ha già sperimentati: la Francia, indifferente ai quattro milioni di morti che le sue guerre coloniali fecero in quel continente, e la Gran Bretagna.</p>
<p>Ma la guerra deve essere velocissima e quindi feroce perché l’85% del petrolio libico finisce in Europa. In particolare le nostre forniture dipendono dalla Libia per il 30% per quanto riguarda il petrolio e per il 10% per il gas.</p>
<p>Bisogna quindi dare una lezione rapida a Gheddafi, Rapida ed esemplare perché l’intera Africa e l’intero mondo arabo la capisca.</p>
<p>Berlusconi dal canto suo ha già capito con le cattive che non può “bypassare” gli USA in politica estera e in politica energetica e così ha fatto carta straccia del trattato di amicizia con la Libia appena firmato, rendendosi degno di Casa Savoia della quale un adagio popolare diceva che non aveva mai finito una guerra dalla stessa parte dove l’aveva iniziata, a meno che avesse voltato gabbana un numero pari di volte.</p>
<p>Mission accomplished! Scommetto che ora si rimetterà in discussione anche Southstream.</p>
<p>E la rivista “Micromega” sarà soddisfatta: dei tre teppisti sulla moto rappresentati in una famosa copertina due stanno già per ricevere il fatto loro. Manca ancora Putin. Ma anche in Russia qualcosa capiterà, stiamone pur certi.</p>
<p>Intanto godiamoci lo spettacolo dei 110 missili che hanno aperto l’Odissea all’Alba.</p>
<p>Un’alba radiosa, non c’è che dire.</p>
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