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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Ambientalismo</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>La “svolta green” pagata dal popolo</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2024 16:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Costanzo Preve]]></category>
		<category><![CDATA[Liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bontempelli]]></category>
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		<category><![CDATA[Svolta Green]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; LA &#8220;SVOLTA GREEN&#8221; PAGATA DAL POPOLO Salvatore A. Bravo &#160; L’irrazionale razionale in Massimo Bontempelli L’irrazionale razionale è la cifra del capitalismo assoluto, la definizione è del filosofo Massimo Bontempelli[1]. L’irrazionale-razionale del capitalismo assoluto è in ogni aspetto del quotidiano, è sufficiente seguire il filo d’Arianna della interalità per mostrare quanto la “razionalità” del capitalismo assoluto, se ricondotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<header>
<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2024/02/giant-traffic-jam-640x480.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8769" title="giant-traffic-jam-640x480" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2024/02/giant-traffic-jam-640x480-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></h1>
<h1></h1>
<h1>LA &#8220;SVOLTA GREEN&#8221; PAGATA DAL POPOLO</h1>
<h1></h1>
<h1></h1>
<h1>Salvatore A. Bravo</h1>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>L’irrazionale razionale</em> in Massimo Bontempelli</strong></p>
</header>
<div>
<p><em>L’irrazionale razionale</em> è la cifra del capitalismo assoluto, la definizione è del filosofo Massimo Bontempelli<a name="_ftnref1" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn1"></a>[1]. <em>L’irrazionale-razionale</em> del capitalismo assoluto è in ogni aspetto del quotidiano, è sufficiente seguire il filo d’Arianna della interalità per mostrare quanto la “razionalità” del capitalismo assoluto, se ricondotta al concreto palesi la sua “irrazionalità”. La razionalità capitalistica è astratta, essa separa la parte dal tutto per manipolarla, per cui solo se la parte è riportata all’intero la razionalità concreta svela la violenza irrazionale del sistema.</p>
<p>La razionalità capitalistica è solo calcolo computazionale delle azioni da effettuare per ottenere il plusvalore, in realtà solo il cono di luce della ragione (filosofica) rivela <em>l’irrazionalità razionale </em>del capitalismo. Il consumo senza limiti, vera essenza nichilistica del capitalismo, è solo irrazionalità mascherata da razionalità dalla fumisteria degli slogan. Il popolo addomesticato alla logica del consumo senza mediazione della razionalità-<em>logos</em> gradualmente sostituisce il <em>logos</em> con il conteggio dei consumi, diviene parte di un sistema di riproduzione del capitalismo assoluto. Il popolo sussunto diventa plebe, è condotto quotidianamente alla mangiatoia del capitale, ne ripete le parole, consuma solo il cattivo cibo del capitalismo che occupa ogni spazio della mente e dello spazio comunitario. Ogni gesto è mercificato, ogni spazio è privatizzato a fini mercantili. La parola e la politica sono anch’esse merci sul mercato ad uso delle oligarchie.</p>
<p>Il popolo privo di domande si rimette al capo o agli influecer, inneggia all’uomo forte e all’imprenditore di successo, si è sempre disposti a seguire l’uomo-donna della Provvidenza. Un popolo senza <em>logos</em> si rimette nelle mani dei potentati, poiché è stato saccheggiato della razionalità critica e politica.</p>
<p>La guerra è lo stato perenne dei popoli proni al “ministero della verità”. La condizione quotidiana delle nuove plebi si manifesta nella competizione senza limiti, nell’individualismo e nel riduzionismo generalizzato. L’io minimo è perennemente belligerante, poiché sostituisce la ricerca di sé con le operazioni proprietarie.</p>
<p>I popoli sono in guerra perché senza domande, ogni epochè dell’agire acquisitivo è messo alla pubblica berlina, la parola che unisce, di conseguenza, è sostituita con  la violenza della parola mercificata. La legge della “nuova civiltà” è <em>l’arbitrarismo,</em> come l’ha definita Massimo Bontempelli, in assenza di vincoli comunitari ed assiologici, ogni esperienza umana è sussunta alla logica acquisitiva.  L’arbitrio del denaro furoreggia con le sue innumerevoli tragedie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Traffico veicolare</strong></p>
<p>Massimo Bontempelli denuncia l’arbitrarismo con i suoi corollari nell’analisi che effettua del traffico veicolare.  Lo spazio pubblico è svuotato del suo senso per essere occupato dai privati, fino ad essere pubblico in senso formale, ma di fatto è privatizzato a spese del pubblico. L’arbitrio è il potere del denaro che non conosce limiti, ma occupa e usa per fini privati gli spazi e le istituzioni pubbliche:</p>
<p>”<em>Basta ragionare, per capire quale sia questo presupposto: è quella forma di nichilismo che abbiamo chiamato arbitrarismo, qui espressa nella concezione secondo cui è un diritto della persona libera quello di usare a piacere lo spazio pubblico per spostarvisi con un proprio privato abitacolo semovente<a name="_ftnref2" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn2"></a><strong>[2]</strong>”.</em></p>
<p>Lo sfruttamento si concretizza per sottrazione: erodere ogni spazio pubblico e assoggettarlo alle logiche proprietarie. È il denaro a stabilire le regole. Lo spazio vissuto è occupato dal traffico veicolare per diventare mercato espositivo gratuito delle auto. I veicoli nelle pubbliche strade muovono al desiderio di acquisto irriflesso dei pedoni e non. Lo sfruttamento del popolo si manifesra anche nella forma dell’occupazione dello sguardo il quale è passivizzato dal traffico veicolare, si introietta l’acquisto e l’uso delle auto come una necessità irrinunciabile. Lo spazio si deforma, in quanto la vista, l’udito e  il tatto diventano i canali con cui la merce penetra nel corpo vissuto conquistandolo.</p>
<p>Ci si abitua alla normalità del rumore come dei gas di scarico, si naturalizza l’artificiale. Il traffico occupa lo spazio come l’aria, anche quest’ultima è al servizio degli esiziali interessi privati, è “occupata” dai gas come dall’inquinamento sonoro, il pensiero è inibito da un ambiente programmaticamente ostile al <em>logos.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>False soluzioni</strong></p>
<p>Si possono denunciare gli effetti del traffico, come spesso avviene,  ma tali critiche non colgono la profondità del problema, restano all’interno dell’empirico, registrano i dati dell’inquinamento, ma non colgono la verità del fenomeno traffico, ovvero gli interessi privati che si celano dietro l’occupazione del suolo pubblico:</p>
<p>”<em>Un po’ tutti si lamentano del cosiddetto traffico, sia pure a livelli diversi, corrispondenti a diversi gradi di sensibilità. Le persone di più consistente spessore umano non sopportano il sequestro allucinante di tutte le strade in tutte le ore alla socialità comunicativa, ad opera dei veicoli che invadono ogni spazio, lo percorrono spesso in modo pericoloso, lo ammorbano di gas, lo rendono costantemente pericoloso<a name="_ftnref3" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn3"></a><strong>[3]</strong>”.</em></p>
<p>Le critiche e le lamentale non turbano i poteri, in quanto esse non elaborano alternative, anzi le critiche impotenti sono sollecitate, perché  sono l’orpello della democrazia formale.</p>
<p>Si cerca di risolvere il problema senza cambiare gli equilibri sociali, senza mettere in discussione la struttura economica e la sovrastruttura culturale. Si sposta il traffico in altri quartieri della città, si libera una parte minuscola della stessa e la si rappresenta come svolta <em>green</em>, per lasciare, in realtà, tutto inalterato, anzi si ammorbano maggiormente altri quartieri della città, spesso abitati dai ceti meno abbienti, i quali subiscono gli effetti del dirottamento ecologico. Si propongono zone a velocità limitata, al punto da scoraggiare l’uso dell’auto per coloro che vivono nelle periferie e non possono che temere le multe che inciderebbero sui loro magri stipendi. La svolta <em>green</em> è pagata dal popolo, mentre l’aristocrazia del denaro può vivere al di là del bene e del male.</p>
<p>Accade anche che l’inurbamento di aree sempre più ampie, in presenza di calo demografico, comporti la costruzione di strade su cui percorrere  distanze sempre più ampie<em>; </em>un intero sistema spaziale è a disposizione dei ceti più abbienti, si costruisce nelle periferie per favorire gli  imprenditori del cemento e delle auto:</p>
<p><em>”Succede, però, che l’ampliamento degli spazi a disposizione delle automobili attira nuove automobili, ed i problemi di scorrevolezza  si riproducono con il passare del tempo identici, ma con quantità maggiori di veicoli, e quindi con più devastanti effetti ecologici<a name="_ftnref4" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn4"></a><strong>[4]</strong>”.</em></p>
<p>Dove lo spazio è liberato dal traffico, esso è diversamente sussunto alle logiche acquisitive: si eliminano le auto per sostituirle con il traffico dei consumatori dediti unicamente allo <em>shopping.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Città senza cittadinanza</strong></p>
<p>Le soluzioni propagandate come ecologiche ed innovative riproducono la struttura gerarchica dell’integralismo economico; la città è divisa in due strati: la superficie per gli automobilisti,  i pedoni sono relegati nelle metropolitane sotto il livello stradale. La divisione degli spazi spesso coincide con la subalternità dei pedoni  all’automobilista, si gerarchizzano gli spazi secondo la logica castale: le auto sempre più costose per il loro mantenimento sono dei più ricchi, mentre i pedoni chiusi nel buio orizzonte nella caverna della metropolita giudicano naturale la propria condizione:</p>
<p>”<em>Per migliorare la circolazione urbana, si sono costruite metropolitane, ma in questo modo, dirottando i pedoni sotto terra, si è resa più forte l’idea che le città appartengono agli automobilisti, e si sono creati nuovi flussi di traffico da e per le stazioni delle metropolitane<a name="_ftnref5" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn5"></a><strong>[5]</strong>”.</em></p>
<p>Il traffico educa all’isolamento, gli automobilisti rinchiusi nell’abitacolo del veicolo imparano l’atomistica delle solitudini; i pedoni subiscono l’occupazione dello spazio pubblico e si abituano alla privatizzazione dello stesso. La città curvata al solo valore di scambio, è città senza <em>agorà,</em> poiché lo spazio non è per gli esseri umani, ma è finalizzato allo scambio mercantile e  alla violenza del plusvalore.</p>
<p>Le violenze che attraversano le città contemporanee sono l’epifenomeno della negazione della città come convivialità e comunità, al suo posto non vi è che la violenza sulle ruote e del cemento. Il cittadino non è parte della comunità cittadina, ma serve la <em>bestia selvaggia del mercato</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La verità del traffico</strong></p>
<p>L’auto è la cinghia di trasmissione della privatizzazione. L’automobilista occupa lo spazio pubblico in modo diretto, ma ne è separato dalla corazza dell’auto. È chiuso e racchiuso in un abitacolo che gli impedisce il contatto percettivo con il mondo esterno, lo guarda velocemente alla ricerca della sua meta, la quale è sempre funzionale ai suoi calcoli privati. Il mondo intero è cancellato in nome dei personalissimi intendimenti privati:</p>
<p>”<em>L’automobile, invece, essendo un abitacolo chiuso, sposta l’individuo attraverso lo spazio pubblico mantenendolo estraneo. Essa, cioè non è soltanto un mezzo privato di circolazione nello spazio pubblico, ma è anche uno spazio privato nello spazio pubblico, come fosse una  piccola casa semimovente, o una stanza distaccata della casa spostabile nelle strade.(… ). L’automobile, quindi, determina la privatizzazione dello spazio pubblico non in quanto è un mezzo di proprietà privata, ma in quanto è uno spazio privato che si mantiene tale nello spazio pubblico. La privatizzazione dello spazio pubblico determinata dall’automobile ha creato modelli di comportamento collettivo che sono aberranti, e tuttavia generalmente accettati come normali<a name="_ftnref6" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn6"></a><strong>[6]</strong>”.</em></p>
<p>Lo spazio sotto l’effetto del traffico manifesta la verità della città nel tempo del capitalismo assoluto: la città non è più abitata, non ha più storia, ma è solo un immenso spazio espositivo per consumatori senza speranza.</p>
<p>Il gigantismo delle auto, inoltre, è l’espressione dell’onnipotenza del  privato sul pubblico, auto dall’aspetto sempre più minaccioso palesano la potenza del privato. Il corazzamento veicolare causa l’espulsione dalla strada del pedone, che si ritrae dinanzi alla possibilità d’essere fisicamente eliminato dalla potenza automobilistica. La minaccia è anche nel rumore assordante, vero strumento di inibizione del pensiero libero. Le città si estendono divorando suolo e spingendo folle umane verso la marginalità urbana. La violenza del sistema capitale si svela e nel contempo si struttura come abitudine intrascendibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La funzione “educativa” del traffico veicolare</strong></p>
<p>L’automobilista rappresenta il microcosmo del capitalismo assoluto, egli è astratto dalla realtà concreta e sfrutta la strada, bene  pubblico, per fini privati. Gli automobilisti sono  il “mezzo” con cui il capitalismo insegna le sue logiche in modo impercettibile:</p>
<p>”<em>L’automobilista, in realtà, è una figura la cui logica di comportamento replica su scala di massima quella dell’imprenditore capitalistico, caratterizzata dall’uso privato di risorse pubbliche (nel caso dell’automobilista dello spazio stradale), e dell’esternalizzazione dei costi della sua attività (nel caso dell’automobilista la circolazione), che diventano così da privati costi sociali<a name="_ftnref7" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn7"></a><strong>[7]</strong>”.</em></p>
<p>La privatizzazione della vita negli ultimi anni si è estesa con le tecnologie, si pensi ai telefoni cellulari, allo sguardo perennemente rapito da immagini e messaggi,  che corrono sulla rete informatica, anche il pedone non guarda la strada, ma è costantemente separato dalla collettività per mezzo del suo smartphone.</p>
<p>Le nuove catene invisibili si moltiplicano,  in esse ci si avvolge con la stessa normalità con cui si respira. L’auto prepara l’imprenditore, poiché forma all’occupazione del suolo pubblico e  al suo sfruttamento, mentre il pedone prepara il precario, poiché formato alla passività ed alla naturalizzazione delle gerarchie sociali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Riforma del paradigma privatistico</strong></p>
<p>Risolvere il problema del traffico è possibile solo se si cambia paradigma di lettura del reale. Le soluzioni messe in atto, in nome della svolta ambientale, hanno il fine solo di perpetuare il capitalismo.</p>
<p>Il paradigma può cambiare solo se la consapevolezza comunitaria diviene motore di cambiamento della struttura e della sovrastruttura.  Massimo Bontempelli propone, così, la sostituzione del traffico con il rafforzamento dei mezzi pubblici espressione di un senso della comunità ritrovata. Reimparare a condividere mezzi veicolari e spazi pubblici può essere il cominciamento per una nuova prospettiva politica:</p>
<p>”<em>I problemi creati dall’automobile non possono essere sensatamente affrontati se non con nuovo paradigma di pensiero che legittimi livelli progressivi di interdizione e  penalizzazione del mezzo automobilistico. Occorre, in primo luogo, contrariamente, a quanto suppone il senso comune, smettere subito di potenziare la rete stradale, e sviluppare invece il trasporto su rotaia. (…). Alle crescenti difficoltà di usare le automobili si dovrebbe rispondere con l’offerta di migliori e più convenienti trasporti pubblici<a name="_ftnref8" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn8"></a><strong>[8]</strong>”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>L’analisi del traffico veicolare denota e connota il capitalismo assoluto il quale produce ricchezza e nel contempo distrugge con la sua <em>irrazionale razionalità</em> l’ambiente e la socialità. Il capitalismo è segnato dalla contraddizione, produce ricchezza e nel contempo distrugge i corpi e le menti. Le ricchezze sono sempre speculari a vecchie e nuove forme di miseria che debbono essere comprese e decriptate:</p>
<p>”<em>1. Il modo di produzione capitalistico ha ormai storicamente svelato la sua natura spaventosamente distruttiva su molteplici piani. Esso ha creato ricchezza economica ad un livello mai raggiunto da alcun sistema precedente. Ma la creazione capitalistica di nuova ricchezza ha dimostrato di essere, allo stesso tempo, creazione di nuove povertà, distruzione della socialità degli esseri umani, della loro sanità psichica, dell’ambiente naturale adatto alla loro vita biologica, delle risorse per il loro futuro. Esso è ormai la maledizione del genere umano, che è condannato, per creare e distribuire ricchezza secondo i rapporti di produzione capitalistici, in maniera sufficiente a mantenere un minimo di equilibrio sociale, a vivere in modo sempre più distruttivo nei confronti della natura e di se stesso<a name="_ftnref9" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftn9"></a><strong>[9]</strong>”.</em></p>
<p>Il breve scritto di Bontempelli, dunque, non è solo una riflessione sul traffico, ma insegna a filosofare e ad assumere un comportamento antidogmatico. L’attività filosofica consiste nell’interrogare <em>il noto</em>, per scoprire che è sconosciuto.</p>
<p>Se i tempi paiono lontani dalla rivoluzione del paradigma, i testi di Bontempelli consentono la sopravvivenza qualitativa di idee che possono ritrovarsi e fiorire, in quanto ciò che ora “appare come intrasmutabile”, in realtà è eroso dalla talpa hegeliana della storia. Nessun sistema è eterno, le parole fendono la muraglia della storia che sembra immutabile e preparano una nuova realtà sociale ed economica. Dobbiamo imparare a guardare con occhi deversi il <em>“noto”</em> per elaborare parole che ci conducono verso un nuovo “esserci”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a name="_ftn1" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref1"></a>[1]Massimo Bontempelli (Pisa 1946 – Pisa 2011) è stato un filosofo, storico, saggista e docente nelle scuole superiori. E’ stato studioso di Hegel e di Marx.</p>
<p><a name="_ftn2" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref2"></a>[2] Massimo Bontempelli, L’arbitrarismo della circolazione autoveicolare C.R.T. Pistoia 2001, pag. 7</p>
<p><a name="_ftn3" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref3"></a>[3] Ibidem pag. 5</p>
<p><a name="_ftn4" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref4"></a>[4] Ibidem pag. 6</p>
<p><a name="_ftn5" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref5"></a>[5] Ibidem pag. 6</p>
<p><a name="_ftn6" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref6"></a>[6] Ibidem pp. 9 10</p>
<p><a name="_ftn7" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref7"></a>[7] Ibidem pp. 11</p>
<p><a name="_ftn8" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref8"></a>[8] Ibidem pp. 12 13</p>
<p><a name="_ftn9" href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI#_ftnref9"></a>[9] Massimo Bontempelli Marino Badiale Per salvare la vita. 28 tesi contro la barbarie</p>
<p><a href="https://www.linterferenza.info/in-evidenza/la-svolta-green-pagata-dal-popolo/?fbclid=IwAR0EutW3PruRn0LhdKv8tGrnY3ixIQTmPVolhfCIsK5pFkZdQPyAoZqfqoI">La &#8220;svolta green&#8221; pagata dal popolo &#8211; l&#8217;interferenza (linterferenza.info)</a></p>
</div>
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		<title>Affinità-divergenze tra la compagna Greta e noi</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 18:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
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		<category><![CDATA[Gilet Gialli]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi, uccelli che volano a stento malati di morte il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte. Un’isola intera ha trovato nel mare una tomba il falso progresso ha voluto provare una bomba, poi pioggia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<header>
<h1></h1>
</header>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/04/cq5dam.web_.738.462.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5769" title="cq5dam-web-738-462" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/04/cq5dam.web_.738.462-300x187.jpeg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p align="right"><em>E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi</em></p>
<p align="right"><em>la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi,</em></p>
<p align="right"><em>uccelli che volano a stento malati di morte</em></p>
<p align="right"><em>il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte.</em></p>
<p align="right"><em>Un’isola intera ha trovato nel mare una tomba</em></p>
<p align="right"><em>il falso progresso ha voluto provare una bomba,</em></p>
<p align="right"><em>poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita</em></p>
<p align="right"><em>invece le porta la morte perché è radioattiva.</em></p>
<p align="right">Pierangelo Bertoli</p>
<p><em> </em></p>
<p>Nelle ultime settimane si è imposto al centro del dibattito, in forme nuove e inedite, il tema dell’ambientalismo. Ci sono state enormi manifestazioni in tutto il mondo; di particolare rilievo anche quelle che si sono tenute in Italia, soprattutto se si considera la difficoltà di mobilitazione delle masse che attualmente affrontano i vari movimenti politici.</p>
<p>Il movimento ambientalista cova in sé valori e visioni del mondo condivisibili e ricchi di potenzialità. La battaglia per la difesa dell’ambiente è la nostra battaglia e deve essere una priorità per chiunque oggi faccia lo sforzo di provare a immaginare un’alternativa al sistema economico dominante. Al contrario, la particolare sfumatura di ‘radicalismo chiacchierone’, stando alla quale occuparsi dell’ambiente prima di avere abbattuto il capitalismo sarebbe un vezzo borghese, <a href="http://contropiano.org/news/ambiente-news/2019/04/20/greta-e-i-gretini-0114712" rel="noopener" target="_blank">è semplicemente una stupidaggine</a>, buona soltanto per fornire una giustificazione alla propria inutilità e marginalità.</p>
<p>Tuttavia, è importante individuare potenziali elementi contraddittori del movimento che in questi giorni ha riacceso i riflettori su una tematica così importante, elementi che, spesso contro la stessa volontà soggettiva di chi è impegnato in sacrosante battaglie, finiscono per rendere molte istanze pienamente compatibili con gli equilibri dell’ordine socio-economico costituito.</p>
<p>La principale grande contraddizione di alcuni movimenti ambientalisti, una parte dei quali convergenti nelle più recenti mobilitazioni di piazza, è quella di non individuare nel modo di produzione dominante la vera causa dell’inquinamento ambientale, della distruzione degli ecosistemi e dei paesaggi, nonché del fragile equilibrio che esiste tra natura e uomo. In secondo luogo, in molti movimenti ambientalisti – sorti a partire dagli anni ’80 come valvola di sfogo del riflusso che era seguito alla sconfitta dei movimenti della sinistra extra-parlamentare del decennio precedente – si è avuta la forte tendenza a sostituire alla critica dello sfruttamento del lavoro la critica dello sfruttamento dell’ambiente in quanto tale, come dinamica separata dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.</p>
<p>Questa mancata considerazione della centralità del modo di produzione capitalistico ha tre immediate conseguenze:</p>
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<li>il richiamo a buone azioni individuali da parte del singolo come apparente e falsa soluzione del problema;</li>
<li>un orizzonte di azione limitato, per cui l’obiettivo di fondo sarebbe risolvere le problematiche ambientali anche in un’ottica di piena compatibilità con il modo di produzione capitalistico;</li>
<li>la non individuazione del fatto che, senza la messa in discussione delle basi del sistema economico dominante, forti interessi imprenditoriali sono perfettamente in grado di cavalcare l’onda ambientalista investendo, spesso sostenuti da lauti finanziamenti pubblici, in settori del cosiddetto ‘capitalismo verde’, con tutte le conseguenze distributive che ciò comporta.</li>
</ul>
<p>Un’analisi più approfondita degli stretti legami tra modo di produzione e ambiente può invece contribuire a evitare alcune delle potenziali derive del movimento ambientalista, la cui nascita e crescita è sicuramente un’opportunità per migliorare il rapporto tra l’uomo e la natura. Proprio per rendere questo movimento più forte, e la sua azione più efficace, confidando che la critica sia costruttiva e che il movimento esca rafforzato dal dibattito interno, proviamo ad affrontare le tre questioni più analiticamente.</p>
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<p>Le buone azioni individuali come apparente e falsa soluzione del problema</p>
<p>Nel recente dibattito sui cambiamenti climatici o sui problemi dell’inquinamento ambientale, spesso si sentono appelli generici all’adozione di comportamenti individuali virtuosi e rispettosi dell’ambiente, quasi fosse la via preferenziale per risolvere gli squilibri causati dalle azioni antropiche sugli equilibri naturali. Si tratta di un ambientalismo che potremmo definire ‘individualista’ nel metodo e nel merito. Stando a questo approccio, l’azione individuale, anziché quella collettiva, viene vista come mezzo per raggiungere gli obiettivi preposti. Da un lato, si tende a far ricadere le responsabilità sul singolo consumatore che utilizza troppa plastica, che non effettua la raccolta differenziata o che prende la macchina per andare al lavoro. Dall’altro, si pone l’attenzione su comportamenti del singolo individuo, spesso non controllabili, non verificabili o magari, in alcuni casi, neanche realmente inquinanti e allo stesso tempo si sorvola sulle gigantesche responsabilità delle grandi industrie che producono adottando tecnologie altamente inquinanti e devastando interi territori.</p>
<p>Peraltro, senza cambiare il sistema di produzione tramite regole, è difficile che il singolo modifichi i propri comportamenti: ad esempio, finché si confeziona in plastica ogni prodotto è molto difficile che il consumatore litighi con ogni commerciante per come viene impacchettata la merce acquistata. È possibile che qualcuno lo faccia, ma nei grandi numeri questo non avviene per ovvie ragioni (discorso simile si può fare per la delega al consumatore del controllo fiscale del commerciante mediante la richiesta dello scontrino).</p>
<p>Il ‘tipico’ ragionamento errato è il seguente: se io riuso il mio sacchetto della spesa, magari anche non di plastica, e lo dico ai miei amici e tutti i miei amici lo dicono ai loro amici, prima o poi non si userà più plastica, e (forse) questi sacchetti non saranno più prodotti. Un ragionamento diverso potrebbe, invece, essere il seguente: tramite un aperto impegno politico ottengo una legge che vieti l’utilizzo di sacchetti in plastica nei supermercati. Nel primo caso si ha un ragionamento autoassolvente – poiché è verosimile che la mia singola condotta tendenzialmente non cambierà niente – che appaga la coscienza senza che siano richiesti grandi sforzi. Nel secondo caso si può aspirare a ottenere il risultato sperato, ma è molto più faticoso: bisogna aderire ad un partito o fare pressione su un partito perché proponga e approvi la legge, oppure raccogliere firme, sensibilizzare l’opinione pubblica… in poche parole, occorre attivarsi realmente.</p>
<p>L’ambientalismo individualista produce, inoltre, un effetto di selezione avversa per cui l’ambientalismo stesso diviene un orpello dei ricchi o di chi può permetterselo, scatenando rabbia e invidia sociale nei poveri, spesso la maggioranza. Il <a href="https://coniarerivolta.org/2019/02/23/la-lezione-dei-gilet-gialli-lambientalismo-non-e-un-pranzo-di-gala/" rel="noopener" target="_blank">caso dei gilet gialli</a> è il più lampante, ma pensiamo a quanto sia difficile utilizzare biciclette anziché automobili da parte di chi non vive vicino al posto di lavoro e deve ogni giorno attraversare la città dalla periferia al centro e ritorno, con ogni condizione climatica: la colpa dell’inquinamento non può pertanto essere affibbiata al lavoratore che, oltre che essere sfruttato, dovrebbe sentirsi anche in colpa per l’inquinamento. Piuttosto, andrebbe considerato il fatto che il sistema non offre alternative efficaci a basso inquinamento, quali un sistema di mezzi pubblici funzionante e capillare.</p>
<p>È evidente, del resto, che l’apparato di potere politico-mediatico che sostiene il sistema di relazioni economiche dominante lavora alacremente per alimentare il sentimento ambientalista individualista, rinfocolando il senso di colpa dei singoli individui consumatori, rei di praticare comportamenti non virtuosi, per assolvere indirettamente i veri protagonisti della distruzione del pianeta: le grandi imprese che devastano ogni giorno ambiente e territorio.</p>
<p>In sostanza, l’ambientalismo non può essere individuale o ‘a misura d’uomo’: per affrontare questi temi, anche coinvolgendo la comunità scientifica che già da anni pone questioni e soluzioni, criticità e risposte, occorre riconoscere che solo tramite la politica e l’azione collettiva si può cambiare il mondo. Il primo passo sarebbe, pertanto, comprendere che la causa prima dell’inquinamento non è una filosofica malvagità umana, ma piuttosto una pratica economica quale il capitalismo, e in particolare il liberismo e il progressivo arretramento dello Stato davanti all’avanzare del mercato.</p>
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<p>La limitatezza dell’orizzonte di azione e la compatibilità con il modo di produzione capitalistico</p>
<p>A ciò si lega il secondo aspetto critico: è vacuo, contraddittorio o persino controproducente portare avanti una battaglia seriamente ambientalista senza combattere al contempo il sistema di produzione che danneggia l’ambiente, cioè il capitalismo in quanto tale. Il capitalismo in sé, un sistema basato sul mero incremento del profitto, tende, oltre a generare il sistematico sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ad un inevitabile sfruttamento delle risorse naturali. È davvero ragionevole sperare che un sistema che produce povertà e disuguaglianze possa essere limitato sulla base di sincere remore ambientali? Va, tuttavia, anche detto che una regolazione finalizzata quantomeno a limitare la devastazione dell’ambiente e delle risorse naturali è in via ipotetica pensabile (e da diversi paesi almeno in parte già attuata) anche dentro al modo di produzione corrente, tramite forme più o meno blande di tutele ambientali che non intaccano in modo rilevante gli interessi dei capitalisti. Il problema diventa allora capire su chi ricade, in termini di distribuzione degli oneri, il costo della salvaguardia dell’ambiente. Ecco che la questione ambientale non può essere in alcun modo disgiunta da quella sociale e distributiva, a livello nazionale e internazionale. L’uso di tecnologie meno inquinanti, la riconversione della produzione, la capacità di riciclare ciò che è riciclabile, sono azioni costose i cui costi possono essere variamente distribuiti a seconda di scelte eminentemente politiche. In paesi dove si vive con meno di un dollaro al giorno, e si muore di fame, non molti avranno a cuore l’ambiente, pressati da problemi più urgenti, e, se anche ci fosse la volontà, mancherebbero le risorse materiali. Laddove, invece, nei paesi ricchi vi siano risorse potenziali abbondanti per abbattere l’inquinamento, occorre chiedersi chi si stia davvero <a href="https://coniarerivolta.org/2019/02/23/la-lezione-dei-gilet-gialli-lambientalismo-non-e-un-pranzo-di-gala/" rel="noopener" target="_blank">sobbarcando i costi della possibile transizione ecologica</a>.</p>
<p>Non è quindi possibile scindere la critica allo sfruttamento dell’ambiente dalla critica allo sfruttamento dell’uomo. Credere che sia sufficiente una sensibilizzazione dei decisori di politica ambientale sui danni che il sistema economico arreca all’ambiente a beneficio della collettività, fuori da una più generale critica dei meccanismi capitalistici, è nel migliore dei casi una mera illusione, nel peggiore una concezione che non tiene conto in alcun modo dell’impatto distributivo della tutela dell’ambiente.</p>
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<p>Il ‘capitalismo verde’, ossia come gli interessi dominanti sono in grado di cavalcare l’onda ambientalista</p>
<p>Questo ragionamento ci porta in modo naturale alla terza considerazione e contraddizione. È ormai da diversi anni nota la capacità del capitalismo di fagocitare il tema ambientale, depotenziandolo e trasformandolo in occasione di profitto. Da almeno due-tre decenni si parla di ‘capitalismo verde’ in riferimento a tutto quel mondo, in rapida crescita, di imprese, spesso grandi multinazionali, dedite alla produzione di energie rinnovabili oppure che si fregiano di adottare tecnologie produttive ad un più basso tasso di emissioni inquinanti. Qui il problema è duplice.</p>
<p>Da un lato si pone una questione di direzione della ricaduta dei costi della riconversione ecologica. Sovente le imprese che producono energie rinnovabili ricevono fiumi di sussidi dai governi, pagati tramite la fiscalità generale che è sostenuta nell’essenziale dai lavoratori. A riguardo, il <em>Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli</em> (una sorta di <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01068776.pdf" rel="noopener" target="_blank">censimento dei sussidi</a> statali curato dal Ministero per l’Ambiente) indica che, nel 2016, dei 41 miliardi di aiuti al sistema produttivo (che si sostanziano in sgravi fiscali e sussidi diretti), ben 16 sono stati considerati ‘ambientalmente favorevoli’, e pertanto assimilabili a varie realtà operanti nel variegato universo del capitalismo verde.</p>
<p>Dall’altro, ed emblematica è a riguardo l’attualissima vicenda francese, le misure proposte per ridurre l’inquinamento da parte dei governi passano per la maggior tassazione di beni inquinanti il cui uso ricade essenzialmente sulle fasce di reddito basse e medie (come l’automobile). Se si vuole avere come bussola un impatto distributivo non regressivo di una politica ambientale, il primo passo è rifiutare ogni delega della stessa al mercato. Politiche di tutela dell’ambiente e di riduzione dell’inquinamento non possono che passare per un intervento pubblico di pianificazione e controllo, che non rimetta nelle mani degli attori privati tramite gli incentivi di mercato la gestione dei processi e che non incida in modo iniquo sulla distribuzione del reddito, facendo pesare i costi della riconversione ecologica sulle fasce più deboli della popolazione tramite politiche fiscali di stampo regressivo. Tutto l’opposto insomma di quelle politiche ‘ambientaliste’ di stampo liberista che delegano al mercato la soluzione dell’inquinamento e che hanno fatto esplodere in Francia la sacrosanta protesta dei gilet gialli contro l’ultraliberista e ambientalista <em>à la page</em> Emmanuel Macron.</p>
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<p><em>Per concludere</em></p>
<p>La cura dell’ambiente e della natura è una priorità assoluta per la stessa sopravvivenza dell’uomo e per una buona vita sana, equilibrata e rispettosa del contesto in cui l’uomo vive, ovvero il pianeta Terra. Se però si inverte la logica e la tutela della natura diviene un obiettivo quasi autonomo dalla tutela della dignità umana e dalla lotta contro ogni sfruttamento, si può finire risucchiati in un vicolo stretto e senza uscita. È per molti aspetti vero che l’economia di mercato non tollera alcun limite alla massimizzazione del profitto, ivi compreso il limite al libero sfruttamento dell’ambiente, della terra, dei mari e dell’aria; allo stesso tempo è anche vero che, alla lunga, lo sviluppo tecnologico potrebbe dar vita a tecnologie sempre meno distruttive dell’ambiente e sempre meno costose. E tuttavia, se anche questo mai accadesse, il capitalismo, per sua stessa definizione e tensione naturale, continuerebbe a perpetrare il quotidiano sfruttamento sistematico dell’essere umano. A quel punto, un ambientalismo che non parta dal presupposto della critica del modo di produzione capitalistico e dello sfruttamento del lavoro si potrebbe perfettamente conciliare con quel modo di produzione che pratica l’annichilimento dell’essere umano per la massimizzazione del profitto: una conclusione che demolirebbe lo stesso fondamento umanistico di ogni concezione solidaristica del mondo cui l’ambientalismo tuttavia si richiama.</p>
<p>In conclusione, ambientalismo ed ecologismo possono essere forze propulsive dell’emancipazione e della solidarietà, se inseriti in una visione più generale dei rapporti sociali che parta da una critica radicale del modo di produzione dominante e da una proposta radicale di trasformazione dei rapporti sociali. Bisogna rivendicare un mondo sano, un ambiente salubre e una Terra pulita per il miglioramento della qualità della vita umana in armonia con il contesto naturale. Del resto, di un mondo pulito dove vivono esseri umani in catene, cosa ce ne faremmo?</p>
<p><strong><em><a href="https://coniarerivolta.org/author/coniarerivolta/" rel="author">coniarerivolta</a> </em></strong></p>
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