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	<title>Comunismo e Comunità &#187; attualità</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Più Europa o meno Europa? Meno Europa, e perché.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 12:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costanzo Preve</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Costanzo Preve]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Costanzo Preve 1. Il progetto di un&#8217;Europa politicamente e culturalmente unita è, in quanto tale, qualcosa di nobile. Esso trova le sue radici in una lunga storia, in cui peraltro le discontinuità ed i conflitti sono almeno altrettanto grandi della continuità e dell&#8217;affinità. Il discorso culturali visti con sulle cosiddette &#8220;radici comuni&#8221; dell&#8217;Europa è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><em><strong>di Costanzo Preve</strong></em></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>1</strong><strong>. Il progetto di un&#8217;Europa  politicamente e culturalmente unita è, in quanto tale, qualcosa di  nobile. Esso trova le sue radici in una lunga storia, in cui peraltro le  discontinuità ed i conflitti sono almeno altrettanto grandi della  continuità e dell&#8217;affinità. Il discorso culturali visti con sulle  cosiddette &#8220;radici comuni&#8221; dell&#8217;Europa è molto diffuso, ma a seconda dei  punti di vista diventa un gioco di aggiunte e di esclusioni. I credenti  insistono sulle &#8220;radici cristiane&#8221; dell&#8217;Europa, mentre i laici cercano  di toglierle in tutti i modi, ed insistono invece su temi a loro cari,  come la rivoluzione scientifica e l&#8217;illuminismo. Dal momento che non  sono per ora di moda nel difficile mondo dei ceti intellettuali  politicamente corretti, Hegel e Marx sono però esclusi, in quanto sono  ancora scritti sulla &#8220;lavagna dei cattivi&#8221;.</strong><br />
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<strong>Le generazioni trainanti dell&#8217;unificazione politica dell&#8217;Europa sono  state soprattutto due. La prima è composta da coloro che hanno vissuto  il trauma della prima guerra mondiale, e sono ormai tutti defunti  (Adenauer, De Gasperi, Schumann, eccetera). La seconda è composta da  coloro, oggi ormai quasi centenari, che hanno vissuto il trauma della  seconda guerra mondiale (il tedesco Schmidt, l&#8217;italiano Ciampi,  eccetera). E’ allora del tutto chiaro il loro movente psicologico, che  possiamo tranquillamente riconoscere come nobile: mai più il macello  sanguinoso della prima guerra mondiale! Mai più il macello sanguinoso  della seconda guerra mondiale! Pace ed unità fra i popoli europei!</strong><br />
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<strong>E tuttavia, anche la strada per l&#8217;inferno è lastricata di buone  intenzioni. L&#8217;aver cancellato Hegel e Marx come padri filosofici  dell&#8217;Europa comporta anche la cancellazione della dialettica storica, e  la sua sostituzione con l&#8217;innocuo moralismo kantiano e con le buone  intenzioni retoriche.</strong><br />
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</strong><br />
<strong>In questa fine del 2011 i nodi sono giunti al pettine. L&#8217;unificazione  economica europea è stata un atto di irresponsabile avventurismo  storico. E allora non intestardiamoci nell&#8217;errore. Facciamo un passo  indietro, finché siamo ancora in tempo.</strong><br />
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<strong>2. In primo luogo, l&#8217;Europa non è un  popolo o una nazione. Non esiste una nazione europea. Non esiste un  popolo europeo. Chi prende in giro la bossiana Padania, dicendo che non  esiste, ha effettivamente ragione (e anche io penso che la Padania non  esista, già il Veneto ed il Friuli esistono molto di più), ma ha poi  torto se pensa che invece l&#8217;Europa esista. Per dirla con Metternich,  l&#8217;Europa è solo un&#8217;espressione geografica. L&#8217;Italia invece non lo è.</strong><br />
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</strong><br />
<strong>Un progetto politico, anche nobile, non può costituire una nazione.  Ci vuole il consenso dal basso dei suoi cittadini. L&#8217;esempio della  Bosnia dovrebbe insegnare qualcosa, se si volesse ancora imparare, e non  fossimo nelle mani di manipolatori mediatici e di bombardatori Nato,  con i loro vergognosi finti magistrati dell&#8217;Aia. I serbi e i croati non  volevano stare insieme, e i musulmani da soli non potevano obbligarli.  Un esempio contrario è la Svizzera, che infatti è un&#8217;unica nazione  multiculturale. I ticinesi non sono stati costretti a stare con i  tedeschi ed i francesi in una grottesca &#8220;elezione maggioritaria&#8221;, ma  sono in stragrande maggioranza d&#8217;accordo a starci insieme. E potremmo  fare molti altri esempi.</strong><br />
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<strong>Paradossalmente, il solo che ha parlato di &#8220;Europa nazione&#8221; è stato  il nazionalsocialista belga Jean Thiriart. Chiedetelo ai miei due amici  Franco Cardini e Claudio Mutti, che da giovani ci hanno creduto. Ma il  progetto era semplicemente politico, e non aveva vere radici nazionali.  In un primo momento, si trattava di sbattere fuori dall&#8217;Europa sia gli  Usa che l&#8217;Urss. In un secondo momento, suicidatasi l&#8217;Urss a causa del  nichilismo antropologico dei &#8220;comunisti&#8221;, si trattava solo di sbattere  fuori gli Usa (si tratta del progetto eurasiatico, che peraltro io  condivido nel suo aspetto geopolitico). Ma, ancora una volta, le nazioni  non si possono inventare.</strong><br />
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<strong>Paradossalmente, da circa trent&#8217;anni il ceto universitario ha  scoperto che le nazioni non esistono, che sono state inventate in epoca  romantica da poeti e scrittori, e che sono semplici &#8220;comunità  immaginarie&#8221;. Naturalmente, non è affatto vero. Le nazioni esistono, i  popoli esistono, e soltanto le oligarchie finanziarie ed i loro  intellettuali asserviti vorrebbero distruggerle. Non dimentichiamoci mai  che, secondo la corretta impostazione di Bourdieu, gli intellettuali  come gruppo sociale sono un gruppo dominato interno alla classe  dominante. Gli intellettuali universitari hanno un guinzaglio lungo,  perché devono dare l&#8217;impressione di essere liberi opinatori, certo molto  più lungo di poliziotti, militari, diplomatici, eccetera, ma hanno  sempre un guinzaglio, anche se lungo. Se il gruppo dominante della  classe dominante, e cioè le oligarchie finanziarie globalizzate a guida  imperialistica Usa, decidono che si deve archiviare lo Stato nazionale  sovrano sulla moneta, è solo questione di tempo perché i pagliacci del  circo universitario &#8220;scoprano&#8221; che le nazioni sono solo &#8220;comunità  immaginarie&#8221;.</strong><br />
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<strong>Ma ovviamente non è così. Le nazioni ed i popoli non si clonano  dall&#8217;alto con una decisione economica. Nessuna Bce e nessuna giunta  tecnocratica Monti potrà mai farlo.</strong><br />
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<strong>3. Inoltre, il continente europeo è  occupato da basi militari Usa, dotate di armamento nucleare, a quasi  settant&#8217;anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Non ci può essere  democrazia ad Atene con una guarnigione spartana insediata stabilmente  sull&#8217;Acropoli. Non ci può essere democrazia in Europa con le decisioni  strategiche di politica internazionale prese in un diverso continente.  La strategia imperiale Usa decide sovranamente di invadere  l&#8217;Afghanistan, e gli europei sono tenuti a mandarci i loro soldati, per  di più pagando le spese. Gli Usa decidono di aggredire la Serbia (1999),  la Libia (2011), di tenere sotto pressione il Libano, la Siria, l&#8217;Iran,  eccetera, ed i pagliacci europei seguono.</strong><br />
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<strong>Per il circo mediatico e la corporazione universitaria questo non è  un problema, e le basi nucleari Usa sono di fatto invisibili. Ma il  fatto che siano invisibili per questi corrotti non significa che siano  inesistenti, e questo sarebbe un bel problema per la corrente filosofica  dei cosiddetti &#8220;nuovi realisti&#8221; (new realists), se per questi paludati  pagliacci il &#8220;realismo&#8221;, e cioè la realtà esterna esistente  oggettivamente, non si limitasse al cosiddetto &#8220;populismo mediatico&#8221; di  Berlusconi e della sua corte di sicofanti e puttane.</strong><br />
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<strong>Eppure, si vorrebbe fare l&#8217;Europa senza sovranità geopolitica.  Ipocritamente ci prendono in giro dicendoci che, una volta fatta  l&#8217;Europa, potremo contare di più anche rispetto agli Usa. Sfacciati  mentitori! Il congedare le basi Usa in Europa non può essere l’esito  finale di un processo, ma solo un presupposto per poter parlare di  sovranità europea. Un bambino lo capirebbe, purché non imbonito e  corrotto da giornalisti, opinionisti superpagati e professori  universitari boriosi.</strong><br />
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<strong>Ad un&#8217;espressione geografica che non era né un popolo né una nazione,  e che per di più è occupata da basi militari straniere, si è voluto  imporre una unificazione economica avventuristica. Fermiamoci prima che  sia troppo tardi.</strong><br />
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<strong>4. Molti degli oligarchi si sono  accorti che l&#8217;Europa economica non può funzionare. Il gioielliere  Bulgari (cfr. Repubblica, 6/12/2011) scrive che &#8220;la ricetta oggi non è  tanto come salvare l&#8217;euro, ma come salvarci dall&#8217;euro&#8221;. Non si poteva  dire meglio, ma lo scandalo è che debbano essere gli oligarchi a dirlo,  perché la &#8220;sinistra&#8221; degenerata è passata dal culto del socialismo  sovietico al culto dei &#8220;grandi insiemi commerciali&#8221; globalizzati (e  questo tutta la sinistra, e non solo certo Bersani, Napolitano e  Veltroni, ma anche Vendola, Ferrero e Diliberto, ansiosi di tornare in  un parlamento commissionato e svuotato di ogni sovranità ). Il santone  degli economisti Joseph Stilglitz è ancora più chiaro di Bulgari: &#8220;gli  economisti su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico non discutono più se  l&#8217;euro sopravviverà, ma come far sì che il suo crollo provochi il minor  sconquasso possibile&#8221; (cfr. Repubblica, 7/12/2011). Faccio notare che  queste due sentenze oracolari dell&#8217;oligarchia (Bulgari e Stilglitz) sono  state entrambe pubblicate da un quotidiano che nelle altre pagine urla  che per salvare l&#8217;euro gli italiani sono chiamati a fare sacrifici  terribili in termini di welfare ed età pensionabile.</strong><br />
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<strong>È spiegabile questa palese schizofrenia, che fa a pugni con quella  logica formale (le opposizioni reali senza contraddizione) che gli  intellettuali dell&#8217;oligarchia contrappongono virtuosamente alla  maledetta logica dialettica (con contraddizioni) di Hegel e Marx?</strong><br />
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<strong>Io credo di sì, e cercherò di spiegare perché.</strong><br />
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<strong>5. Noi siamo dominati da una  oligarchia completamente fuori controllo. E fuori controllo perché si è  sottomessa volontariamente, per avidità e rancore verso la plebaglia  pezzente e le sue richieste di welfare e benessere, ad un meccanismo  anonimo ed impersonale di accumulazione incontrollata del capitale  finanziario. Nell&#8217;ultimo trentennio essa ha saputo incorporare nelle sue  tecniche di dominio vecchi rappresentanti politici della plebaglia  pezzente, esperti in manipolazione, demagogia e gestione della storica  babbionaggine dei subordinati trinariciuti (in Italia curiosamente  definiti &#8220;comunisti&#8221;, sit venia verbo). Essa ha incorporato sia il circo  mediatico, in particolare televisivo, sia il circo intellettuale, in  particolare universitario. Essa ha metabolizzato le vecchie identità di  destra e sinistra in una nuova metamorfica identità, il Politicamente  Corretto, nuovo conformismo sociale flessibile (culto religioso della  Shoah ad espiazione perpetua, americanismo mimetico di schiavi e  proconsoli vari, diritti umani a bombardamento incorporato,  liberalizzazione del costume, confinamento della religione ad assistenza  di drogati, malati, poveracci e al pentimento di ripugnanti assassini,  vedi il caso Erica di Novi Ligure, colpevolizzazione delle masse  politicamente scorrette come leghisti, fascisti, nazisti, eccetera). Il  mercenariato &#8220;comunista&#8221; (preferisco chiamarlo scandalosamente così  piuttosto che esorcizzare l&#8217;orrore con il rassicurante e deviante  termine di ex-comunisti) è stato un esempio di quello che i teorici  delle élites (Mosca, Pareto e Michels, ma particolarmente Pareto) hanno a  suo tempo definito come un processo di circolazione e di rinnovamento  delle élites stesse.</strong><br />
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<strong>6. Questi figuri ci porteranno nel  baratro non tanto perché siano soggettivamente malvagi (anche se in  molti casi lo sono), ma perché si sono consegnati mani e piedi ad un  meccanismo riproduttivo fuori controllo, una religione idolatrica di  economisti che ha sostituito la vecchia religione artigianale  monoteistica di preti, pretini, pretori, pastori, rabbini, ulema, bonzi,  stregoni sioux, oggi convocati spesso in riunioni di babbioni  salmodianti, non si sa se più ipocriti o cretini (o tutti e due).</strong><br />
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<strong>Quest&#8217;Europa, quindi, è fuori controllo. A scadenza storica, passati i  tempi nervosi dell&#8217;attualità politica, l&#8217;euro sarà servito alle  oligarchie a distruggere 150 anni di risultati, sia pure modesti e  miseri, di riformismo socialista e &#8220;borghese&#8221;. Gramsci non avrebbe mai  potuto immaginare che questo sarebbe stato fatto, in un&#8217;inedita  combinazione di tragedia, commedia e dramma satiresco, con la  collaborazione attiva di alcuni mostri da lui stesso evocati, come  D&#8217;Alema e Napolitano. Ma chi conosce la storia di Frankenstein non  dovrebbe stupirsi.</strong><br />
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</strong><br />
<strong>Soltanto la dialettica, hegeliana e poi marxiana, può spiegare questo  processo. Per questo la dialettica è esorcizzata, sia in alto (i  sofisticati intellettuali) sia in basso (la plebaglia ansiosa di  linciare prima Craxi e poi Berlusconi). Ma forse la giunta Monti,  arrivata al potere con un vero golpe freddo (la minaccia al Berlusca di  far fuori le sue aziende in borsa) innescherà un processo di  ripensamento. Non ci spero molto, perché conosco la stupidità dei miei  polli. Ma cerchiamo di crederci.</strong></p>
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