<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Comunismo e Comunità &#187; Baghdad</title>
	<atom:link href="https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;tag=baghdad" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.comunismoecomunita.org</link>
	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Jun 2026 15:21:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>Sulle elezioni irachene del 7 marzo</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=659</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=659#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 12:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Brumini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Al-Maliki]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Bassora]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Brumini]]></category>
		<category><![CDATA[Najaf]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=659</guid>
		<description><![CDATA[di Matteo Brumini Nel momento in cui queste righe vengono scritte dall&#8217;Iraq arrivano i primi risultati (molto) parziali delle elezioni tenutesi il 7 marzo scorso. Ad otto giorni dal voto i primi risultati ci dicono che il blocco di Al-Maliki comunemente chiamato “Alleanza per lo Stato di Diritto” è in testa in sei delle 18 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/sesay.iraq_.elections.matter.cnn_.640x480.jpg"><img class="size-medium wp-image-660 alignright" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="sesay.iraq.elections.matter.cnn.640x480" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/sesay.iraq_.elections.matter.cnn_.640x480-300x225.jpg" alt="sesay.iraq.elections.matter.cnn.640x480" width="300" height="225" /></a>di Matteo Brumini</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Nel momento in cui queste righe vengono scritte dall&#8217;Iraq arrivano i primi risultati (molto) parziali delle elezioni tenutesi il 7 marzo scorso. Ad otto giorni dal voto i primi risultati ci dicono che il blocco di Al-Maliki comunemente chiamato “Alleanza per lo Stato di Diritto” è in testa in sei delle 18 province irachene: Baghdad, Bassora, Babel, Najaf, Muthanna, e Karbala. Allawi è primo in quattro: Salahuddin, Diyala, Ninive (seconda provincia per numero di deputati eletti: 34), e adesso al Anbar. La coalizione sciita, l&#8217;Alleanza Nazionale Irachena, è ferma invece a due province: Maysan e Qadissiya, entrambe nel sud. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;ultimo dato per ora disponibile è quello di Bassora ed è un dato piuttosto importante perché è la terza provincia per numero di deputati eletti (24): aggiudicarsela, assieme a Baghdad (che di deputati ne elegge 68) significa avere buone probabilità di vincere le elezioni. Al momento Al-Maliki è in testa in tutte e due ed ha dunque buone probabilità (qualora i dati rimanessero questi) di vincere le elezioni.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">A questi dati prima di fare le prime considerazioni si devono aggiungere quello sull&#8217;affluenza e quello sulla ripartizione etnico-religiosa del voto. Secondo la Commissione elettorale Irachena, che ha fornito i dati disaggregati per provincia, ha votato il 62,40% degli aventi diritto; un dato notevolmente inferiore a quello delle precedenti elezioni parlamentari del dicembre 2005, quando aveva votato il 79,63% degli iracheni, anche se più alto rispetto alle provinciali del gennaio 2009, dove l’affluenza era stata del 51 per cento. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">La partecipazione più alta nelle tre province del nord che compongono la regione del Kurdistan: 80% a Dohuk, 76% a Irbil, 73% a Sulaimaniya. Alla pari con quest’ultima, un’altra provincia abitata da molti kurdi (nonché assai ricca di petrolio): quella contesissima di Kirkuk, dove vivono anche arabi e turcomanni, con il 73 per cento. Stessa percentuale a Salahuddin, provincia del nord a maggioranza arabo sunnita, la cui capitale, Tikrit, è il luogo dal quale proveniva l’ex presidente Saddam Hussein. Le province abitate in maggioranza da arabi sunniti hanno visto una forte affluenza: un dato in controtendenza rispetto alle elezioni del dicembre 2005, quando la percentuale di sunniti che avevano votato era stata bassa. Ecco quindi il 66% di Ninive, e poi si comincia a scendere con il 63% a Babel, 62% a Diyala, Karbala, e Qadissiya, 61% ad al Anbar, Najaf, e Muthanna, il 60 % di Wasit e Dhi Qar. In coda, Baghdad e Bassora: in quest&#8217;ultima provincia ha votato solo il 57 per cento, mentre nella capitale l’affluenza non ha superato il 53% . Ultima Maysan, provincia del sud-est a maggioranza sciita, con il 50 per cento.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Questi dati ci dicono dunque che sunniti e kurdi hanno votato in massa mentre si attesta un calo della partecipazione elettorale degli arabi sciiti. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/iraq.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-661" style="margin: 5px;" title="iraq" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/iraq-300x224.jpg" alt="iraq" width="300" height="224" /></a>Da più parti intanto subito dopo il voto si susseguono accuse di irregolarità nel voto e nei conteggi; due giorni dopo il voto e la possibilità di esclusione dalle liste (dopo il voto) di 55 candidati sospetti di avere un passato ba&#8217;ahtista (da ricordare che prima delle elezioni con le stesse accuse erano stati esclusi altri 400 candidati), la maggior parte dei quali è dentro Iraqiya, la coalizione di Allawi che ha già avvertito di una “reazione molto violenta” se i voti ottenuti da questi candidati dovessero venire annullati.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">In un articolo datato 11 marzo l&#8217;analista Ranj Alaaldin dalle pagine del The Guardian parla già di una probabile  “lunga fase di mercanteggiamenti tra le diverse fazioni per formare un governo di coalizione”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">La situazione dunque ad un primo esame appare decisamente caotica ed incerta; quasi un iracheno su due non è andato a votare ed il risultato uscito dalle urne sembra confermare una situazione politica incerta e priva di una consistente maggioranza numerica per alcuna delle tre coalizioni. In tal senso va ricordato che la coalizione di Al-Maliki che per ora sembra essere in vantaggio rispetto alle altre due è tenuta assieme al suo interno da fragili equilibri basati più sul calcolo politico, sugli interessi clientelari e sul nepotismo che sulla condivisione programmatica. L&#8217;Alleanza per lo Stato di Diritto di Al-Maliki difatti è composta al suo interno da una maggioranza di gruppi sciiti ma anche da notabili sunniti, da cristiani e da kurdi. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Un fragile equilibrio interno che è lo specchio dell&#8217;altrettanto fragile equilibrio della coalizione di Al-Maliki tra i vari attori internazionali che si stanno spartendo l&#8217;Iraq, Siria e Arabia Saudita certamente ma soprattutto Stati Uniti ed Iran che sono presenti a queste elezioni del 7 marzo rispettivamente con Iraqiya di Allawi e l&#8217;Alleanza Nazionale Irachena (in cui tra l&#8217;altro ci sono anche varie e consistenti frange dello sciismo di Moqtada Al-Sadr. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Dunque se Al-Maliki vorrà tenere in piedi la sua “Alleanza per lo Stato di Diritto” e se (come sembra apparire sempre di più dai risultati elettorali parziali) vorrà costruire un governo di coalizione difficilmente potrà farlo con Iraqiya vicina a Washington o con l&#8217;ANI vicina a Teheran. Probabilmente dovrà rivolgersi al blocco kurdo ma questo porrà al centro del tavolo delle trattative la non facile questione kurda irachena, blocco a cui bene o male anche gli altri attori di queste elezioni sembrano dover guardare. I kurdi ne sono ben consapevoli ed hanno segnalato di poter collaborare con chiunque, anche con gli ex ba&#8217;ahtisti. Una collaborazione che evidentemente avrà un suo prezzo che passerà attraverso le non risolte controversie su territori, risorse petrolifere e gestione del potere.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 2; orphans: 2; text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Di certo per ora i primi dati delle elezioni del 7 marzo in Iraq ci restituiscono una immagine piuttosto diversa da quella diffusa dai mezzi di informazione di massa in Italia ed in Occidente; una immagine quasi epica per non dire eroica di un popolo iracheno voglioso di democrazia esportata che sfida gli attentati per andare a votare e l&#8217;immagine di uno Stato democratizzato con la forza che ora comincerebbe a godere dei frutti di questa democrazia calata dall&#8217;alto con le armi. L&#8217;articolo è terminato, mentre stavo finendo di scrivere è esplosa una autobomba a Fallujah con almeno 7 morti e 13 feriti.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=659</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
