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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Brics</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>La corsa della Regina Rossa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2024 17:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; La corsa della Regina Rossa di Piero Pagliani &#160; &#160; L&#8217;Occidente non ha una strategia. I suoi esperti con le foglie di lauro al posto dei neuroni hanno solo una visione statica della realtà, una visione di corto periodo, come i suoi politici. Guardano il singolo fotogramma e non il film e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>La corsa della Regina Rossa</h1>
<div><strong>di Piero Pagliani</strong></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Occidente non ha una strategia. I suoi esperti con le foglie di lauro al posto dei neuroni hanno solo una visione statica della realtà, una visione di corto periodo, come i suoi politici.</p>
<p>Guardano il singolo fotogramma e non il film e prendono decisioni in base alle ultime immagini  istantanee che hanno visto, cioè in base a una percezione frammentaria della realtà, dalla quale di conseguenza rimangono sconnessi.</p>
<p>Perché la realtà è una dinamica non catturabile da nessuna loro equazione, né politica né economica.</p>
<p>Sono intellettualmente dei complottisti, proprio come quelli che essi censurano. Ne sono l&#8217;immagine speculare rovesciata.</p>
<p>La sconnessione cognitiva è ormai una costante fra i nostri decisori (e fra i complottisti, cosa però molto meno gravida di nefaste conseguenze, data la loro irrilevanza).</p>
<p>La sconnessione cognitiva si autoalimenta perché si auto-giustifica. È il corto circuito analisi viziata-menzogna. Sconnessione cognitiva che si esprime come dissonanza cognitiva.</p>
<p>E così nel febbraio 2022 erano convinti che la Russia sarebbe collassata in pochi mesi se non addirittura in pochi giorni. Era con quella previsione in testa che la Nato l&#8217;aveva trascinata per i capelli nella guerra in Ucraina.</p>
<p>Erano convinti che un pacchetto di sanzioni l&#8217;avrebbe messa in ginocchio. Siamo al tredicesimo pacchetto e le sanzioni hanno colpito come un boomerang l&#8217;Occidente mentre hanno esortato la Russia a rilanciare la propria economia anche in settori in cui dipendeva pesantemente dall&#8217;Occidente rendendosi sempre più autonoma, come era prevedibile. Ci dicevano che la Russia sarebbe stata isolata. Al vertice dei BRICS di Johannesburg dell&#8217;anno scorso, ventidue importanti Paesi hanno chiesto di entrate. E molti altri sono in coda per associarsi all&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.</p>
<p>Un mese sì e uno no si diceva che la Nato avrebbe fornito a Kiev una <em>Wunderwaffe</em>, una V2, un&#8217;arma miracolosa che sarebbe stata “<em>game changer</em>” nel conflitto. Erano gli invincibili tank tedeschi Leopard, erano gli indistruttibili tank americani Abrams, erano gli imbattibili blindati Bradley, erano gli efficientissimi Patriot. Erano le brigate addestrate e armate dalla Nato. Bruciano tutte in quantità industriali sui campi di battaglia ucraini. Uomini e mezzi. Gli Usa hanno addirittura ritirato i loro Abrams e la 47ª brigata meccanizzata autonoma, fiore all&#8217;occhiello della Nato, è stata quasi completamente distrutta, richiamata in ogni punto critico del fronte (al posto dei battaglioni nazisti che si sono rifiutati di combattere) e senza possibilità di rotazione.</p>
<p>Ora le <em>Wunderwaffen</em> sono i missili a lunga gittata, come gli Atacms e gli Storm Shadow. Sono serviti e serviranno per attacchi sui civili in centri abitati della Russia. Puro terrorismo in mancanza d&#8217;altro. O per cercare di distruggere il ponte di Crimea, classico obiettivo lineare e pertanto difficilmente danneggiabile seriamente (il 30 aprile un attacco di 6 Atacms ha avuto come esito l&#8217;interruzione del traffico per 45 minuti per motivi di sicurezza, cosa che sicuramente ha fatto tremare il Cremlino: tutti abbattuti, anche se la Casa Bianca “non ammette”, cioè nega, come i bambini dell&#8217;asilo).</p>
<p>Secondo il ministro della Difesa britannico, Grant Shapps, anche il governo Meloni ha rifornito Kiev di Storm Shadow, smentendo spudoratamente la propria promessa che avrebbe fornito solo armi difensive. E smentendo la nostra Costituzione.</p>
<p>Siamo anche noi quindi coinvolti a pieno titolo nell&#8217;escalation verso il conflitto diretto Nato-Russia. E poi ci sorprendiamo se le filiali di Ariston e Bosch passano sotto amministrazione russa. E in Russia la UE ha <em>assets</em> per 1.5 o forse addirittura 2.5 trilioni di euro. Un disastro visto che i governi occidentali, di destra e di sinistra, sono tutti votati al servilismo per Washington fino alla nostra rovina.</p>
<p>Ma c&#8217;è una ricompensa: i nostri rappresentanti diplomatici potranno saltare la fila all&#8217;esibizione inaugurata il 1º maggio a Mosca delle <em>Wunderwaffen</em> della Nato distrutte, come già è concesso con un cartello a quelli di Usa, UK, Polonia e Francia. O si arriva subito ai negoziati o tra non molto dovremo scegliere tra resa incondizionata (che non è una garanzia di pace) e guerra “<em>all-out</em>” con alta probabilità che diventi nucleare data l&#8217;impossibilità della Nato di ottenere il predominio operativo convenzionalmente.</p>
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<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh64pnvAxbOe03hsCodDtzvF4Z2oJV09694aOQttcEmK79cSvhY_7ZEF0O7vadrgowJ43pI_G_E-J86tEIK1Cp6c_-6HXuz1YAUjjQrrHLkb1Li_B22L0LJSBJh1knePAYUbZwVO8MDBGbYBnwHL_9Hf6N_PtzdtpthAqvYJLyBb4sHReRB2yg0m9pIOo0/s696/Sans-titre-48-696x464.jpg"><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh64pnvAxbOe03hsCodDtzvF4Z2oJV09694aOQttcEmK79cSvhY_7ZEF0O7vadrgowJ43pI_G_E-J86tEIK1Cp6c_-6HXuz1YAUjjQrrHLkb1Li_B22L0LJSBJh1knePAYUbZwVO8MDBGbYBnwHL_9Hf6N_PtzdtpthAqvYJLyBb4sHReRB2yg0m9pIOo0/s320/Sans-titre-48-696x464.jpg" alt="" width="320" height="213" border="0" data-original-height="464" data-original-width="696" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>La mostra delle armi catturate a Mosca</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma l&#8217;Occidente vede solo qualche fotogramma, non vede il film della Storia perché non ha gli strumenti per farlo, e non ha gli strumenti per farlo perché sono antitetici agli interessi che difende e quindi sono <em>inconcepibili</em>.</p>
<p>Questi strumenti non definiscono infatti una metodologia (la scienza dei nullatenenti, come diceva il geniale corruttore Lucio Colletti). No, nessuna metodologia: questi strumenti definiscono una visione politica e filosofica, una <em>Weltanschauung</em>, una visione del mondo.</p>
<p>E loro ne hanno un&#8217;altra. Non sbagliata, ma tragicamente criminale.</p>
<p>Rimettere i neuroni al posto delle foglie di lauro non è infatti una questione di comprensione. È una questione di classe, di rinuncia agli onori e ai privilegi e di rifiuto della difesa degli interessi di oligarchie che divorano lo spazio e il tempo materiali, politici e ideali delle comunità e delle singole persone, per poter tornare a una visione umanistica e universalistica ormai uccisa in Occidente.</p>
<p>Nella sua recensione al numero di Limes intitolato “Mal d&#8217;America”, Carlo Formenti consiglia di leggere criticamente le analisi interne agli Stati Uniti e allo schieramento atlantista, che vedono il male nel giro vizioso dell&#8217;espansionismo imperiale, cioè nella tendenza ad «affrontare i problemi della propria sovratensione estendendosi ulteriormente», perché alla fine sempre di scontri di classe si tratta e sempre di scontri di classe occorre quindi parlare. E ha ragione.</p>
<p>Alcuni studiosi degli imperi chiamano il risultato di quel giro vizioso “sovradimensionamento strategico”, sintomo classico ricorrente di una prossima decadenza.</p>
<p>Ma il giro vizioso si potrebbe più propriamente definire come “corsa della Regina Rossa”, quella di “Alice oltre lo specchio”: dover correre sempre più forte fino alla massima velocità possibile per rimanere fermi, e per potersi spostare dover correre almeno due volte più veloce del massimo possibile. E a sua volta, per usare una quasi-metafora economica di Giovanni Arrighi, questa necessità la si può far risalire al fenomeno dei “rendimenti decrescenti”. Dico “quasi-metafora” perché in realtà descrive la logica capitalistica dell&#8217;accumulazione senza (un) fine, della sovraccumulazione come suo esito e la continua necessità di espansione come unico rimedio ad essa: la finanziarizzazione (che è per definizione un giro vizioso essendo sostanzialmente uno “schema Ponzi”), l&#8217;appropriazione di settori non ancora pienamente capitalistici, aree geografiche/Paesi/economie/lavoro, e di quello che era il dominio pubblico (debito pubblico, trasporti, sanità, istruzione, e anche l&#8217;aria da respirare &#8211; vedi la sedicente “transizione ecologica” con le sue manovre nascoste dietro la parola “sostenibile” che è insostenibile essa stessa dato che ormai qualsiasi cosa è “sostenibile”) e infine la riappropriazione di spazi che erano stati ceduti alle lotte, come le conquiste del lavoro ora non più tollerabili e non più funzionalizzabili.</p>
<p>E, ovviamente, la sottrazione degli spazi democratici.</p>
<p>David Ignatius sul Washington Post del 26 aprile scorso si interroga così: «<em>Is the sun slowly setting on U.S. power? That depends on us</em>». E inizia in questo modo:</p>
<p>«<em>The United States might be stumbling toward a decline from which few great powers have ever recovered. It has many of the tools of national recovery but doesn’t yet have a shared recognition of the problem and how to fix it</em>»:</p>
<p><a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2024/04/26/david-ignatius-rand-study-us-forecast-decline/%22%20%5Ct%20%22_blank">https://www.washingtonpost.com/opinions/2024/04/26/david-ignatius-rand-study-us-forecast-decline/</a></p>
<p>No, dottor Ignatius, no. Si ricordi che <em>no great power has ever recovered from its decline</em>.</p>
<p>Gli Usa sono una grande potenza con enormi risorse e hanno i mezzi per adattarsi ai cambiamenti del mondo, ma non per opporvisi.</p>
<p>Ma l&#8217;adattamento è, ancora una volta, eminentemente un problema di classe.</p>
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		<title>Brics+ o bric-à-brac?</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 09:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[NYT]]></category>
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		<description><![CDATA[Brics+ o bric-à-brac? di Piero Pagliani &#160; &#160; Il recente vertice BRICS tenutosi in Sud Africa a Johannesburg è stato valutato in modi molto differenti. Non si è trattato solo di una contrapposizione di vedute tra “antimperialisti” e “filoimperialisti”, ma in entrambi i due schieramenti, se così si possono definire, si sono espresse voci discordi tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p><img src="https://www.sinistrainrete.info/images/stories/stories2/Copertina-Educazione-finanziaria.jpg.avif" alt="Copertina Educazione finanziaria.jpg" /></p>
<h1><strong>Brics+ o bric-à-</strong><em>brac?</em></h1>
<h3>di Piero Pagliani</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il recente vertice BRICS tenutosi in Sud Africa a <em>J</em>ohannesburg è stato valutato in modi molto differenti. Non si è trattato solo di una contrapposizione di vedute tra “antimperialisti” e “filoimperialisti”, ma in entrambi i due schieramenti, se così si possono definire, si sono espresse voci discordi tra loro [0].</p>
<p>Non sono in grado di aggiungere molto di nuovo nel merito, anche perché ciò che è emerso dal vertice in modo ufficiale o ufficioso è sicuramente molto meno di quanto è stato fatto e detto in ambiti riservati. Cose di cui vedremo solo più in là gli effetti.</p>
<p>Posso solo suggerire di cercare di traguardare questo vertice e i suoi risultati, per lo meno quelli che appaiono alla luce del sole, sotto un&#8217;angolatura che è poco considerata benché si suggerisca in modo evidente: il vertice di Johannesburg non poteva che riflettere i travagli dell&#8217;epoca corrente che è quella che vede il dispiegarsi del caos sistemico che ha sostituito l&#8217;ordine della Guerra Fredda e dell&#8217;egemonia incontrastata degli Stati Uniti che si è imposta per alcuni decenni alla fine del confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica, un&#8217;egemonia che si è dispiegata con la triade neoliberismo-globalizzazione-finanziarizzazione. Una triade che ha contraddistinto il modo in cui il sistema capitalistico occidentale ha cercato di contrastare la crisi sistemica generata dai venti (o per alcuni, trenta) “anni d&#8217;oro” di accumulazione capitalistica seguiti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, cioè all&#8217;evento che pose termine alla crisi sistemica precedente.</p>
<p>Andrò per sommi capi, non necessariamente consequenziali.</p>
<p>1) A Johannesburg abbiamo visto un ulteriore rafforzamento della partnership tra Russia e Cina. Un&#8217;alleanza, informale si badi bene, a tutto campo e che tiene in debito conto gli interessi dei due partner, che posso non coincidere. Se vogliamo è uno dei vantaggi dell&#8217;informalità di questa alleanza, informalità che entrambe le due superpotenze sottolineano spesso aggiungendo però che la loro è un&#8217;amicizia più salda e ampia di quanto un trattato formale garantirebbe.</p>
<p>Lo si è visto all&#8217;opera nella mediazione operata da Sergej Lavrov tra il desiderio della Cina di ammettere 10 nuovi membri e quello dell&#8217;India di limitarsi a 3. Alla fine ne sono stati ammessi 6: Argentina, Etiopia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran e Arabia Saudita [1].</p>
<p>2) Se l&#8217;ammissione degli ultimi tre Paesi fa complessivamente del BRICS+ il punto d&#8217;incontro del 41% della produzione di petrolio del mondo, in particolare l&#8217;ammissione di Iran e Arabia Saudita è stata il suggello dell&#8217;opera diplomatica cinese a favore del riavvicinamento di questi due Paesi, che ha del miracoloso se si pensa non solo alla differenza dei loro interessi e alla loro originaria collocazione geopolitica, ma anche al conflitto ideologico tra Riad, campionessa dell&#8217;Islam sunnita più intransigente, e Teheran, punto di riferimento dell&#8217;Islam sciita mondiale. Una dimostrazione davanti agli occhi del mondo che l&#8217;area BRICS è portatrice d&#8217;ordine laddove l&#8217;Occidente è ormai visto come l&#8217;impero del caos (e della menzogna).</p>
<p>3) Questo allargamento, mediato dal ministro degli Esteri russo, conferma come fantasioso e non pertinente ogni discorso riguardo l&#8217;isolamento della Russia. Lo ha capito anche il <em>New York Times</em>, al quale non sfugge un punto centrale, ovvero che a dispetto della consolante eterogeneità dei BRICS+ e della mancanza di una piattaforma politica comune è evidente il loro desiderio di «cambiare il sistema globale finanziario e di governo corrente, renderlo più aperto, più variegato e meno restrittivo – e meno soggetto alla politica americana e al potere del dollaro» [2].</p>
<p>Questo il pensiero del NYT.</p>
<p>Gli antimperialisti e in generale i sostenitori di un nuovo ordine multipolare non dovrebbero però solo accontentarsi, soddisfatti, del fatto che la comunità d&#8217;intenti dei BRICS+ sia riconosciuta <em>obtorto collo </em>anche dal NYT, ma dovrebbero soffermarsi anche su ciò che consola quest&#8217;organo dello schieramento neo-liberal-con, ovvero l&#8217;<em>eterogeneità</em> culturale, economica e politica dei Paesi che si pongono quegli obbiettivi <em>condivisi</em>.</p>
<p>In un articolo di giugno mi chiedevo proprio in che misura questa eterogeneità potesse essere un fattore di debolezza degli sfidanti dell&#8217;ordine monocentrico occidentale che è senz&#8217;altro più omogeneo grazie alla sua (travagliata) formazione storica e alla guida centralizzata statunitense [3].</p>
<p>Ovviamente possiamo anche chiederci fino a quando l&#8217;Occidente avrà obbiettivi geopolitici omogenei. Ma questo è un problema aggiuntivo che non cancella quello precedente.</p>
<p>La risposta a queste domande va elaborata sulla base di dati e ragionamenti il più possibile rigorosi, non suggerita da desideri o impazienza.</p>
<p>4) Se nel 1995 la quota di Pil globale di competenza dei G7 era il 44, 9% contro il 16,9% dei BRICS, oggi siamo al 29,9% per i G7 contro il 32,1% dei BRICS [4].</p>
<p>Se poi andiamo nei particolari noteremo che mentre alla fine della Seconda Guerra Mondiale la produzione industriale USA era il 50% di quella mondiale, oggi è il 15%.</p>
<p>Questo è lo sfondo economico dell&#8217;attuale Terza Guerra Mondiale (per ora condotta in <em>tranches</em>). I fattori, anche economici, del caos sistemico sono ovviamente molto più complessi, ma questo è uno dei pattern ricorrenti: la Prima Guerra Mondiale scoppiò quando gli UK persero il ruolo di “opificio del mondo” surclassati da Usa e Germania e dopo quella lunga fase di finanziarizzazione &#8211; circa 45 anni &#8211; che è passata sotto il nome di <em>Belle Époque </em>edoardiana (l&#8217;attuale <em>belle époque</em> reaganiano-thatcheriana sta per compiere 44 anni).</p>
<p>Non solo, ma le guerre moderne sono guerre industriali. Per dirla con una metafora elementare, la capacità di speculazione finanziaria, in una guerra è molto meno importante della produzione concreta di missili o carri armati.</p>
<p>In sintesi, non si può parlare di economia senza parlare di conflitti e non si può parlare di conflitti senza parlare di economia <em>reale</em>.</p>
<p>5) I media del <em>mainstream</em> hanno, chi più chi meno, esultato non solo per la sopra accennata eterogeneità dei BRICS e dei BRICS+, ma anche per le indecisioni e differenze di vedute riguardanti la de-dollarizzazione. Come abbiamo visto, il citato editoriale del NYT mette tuttavia in guardia: attenzione che la de-dollarizzazione è una volontà comune dei BRICS+ ed è una volontà non solo economica ma anche politica.</p>
<p>Ma cosa si intende per de-dollarizzazione? Qui bisogna evitare di lasciarsi andare a facili entusiasmi e ad analisi superficiali. De-dollarizzazione non significa <em>solo</em> che le transazioni commerciali vengono sempre più effettuate in valute locali trascurando il Dollaro, o cose simili.</p>
<p>La dollarizzazione è un intero sistema con una storia quasi ottantennale, che comprende non solo il Dollaro, ma anche la Banca Mondiale, il Fondo Monetario, banche di sviluppo e una rete di banche centrali, di istituti finanziari e di sistemi di pagamento. Un sistema complesso, ben organizzato e ramificato, sorretto da un apparato politico e militare internazionale.</p>
<p>De-dollarizzazione, quindi, vuol dire sostituzione di questo sistema. Cosa che può avvenire solo in anni e solo attraverso conflitti, di cui quelli in Medio Oriente, quello in Ucraina e i futuri confronti in Africa, nell&#8217;Artico e altrove sono esempi.</p>
<p>Comunque il processo di de-dollarizzazione, nel senso sommariamente descritto, è iniziato, è nella logica delle cose &#8211; il che non vuol dire che abbia un esito predefinito &#8211; e i pesi massimi del BRICS+ ne sono elementi trainanti, pur nella varietà di interessi e di rapporti bilaterali dei vari partecipanti.</p>
<p>In particolare si ricordi il filo doppio che dalla dichiarazione di inconvertibilità del Dollaro in oro lega la valuta statunitense e il suo “<em>exorbitant privilege</em>” (copyright Valéry Giscard d&#8217;Estaing) al petrolio e quindi all&#8217;energia. Bisogna tenerne conto per comprendere l&#8217;importanza della concentrazione di produttori di petrolio nel BRICS+ e per discernere il grano dal loglio quando si parla di transizione ecologica e annessi e connessi.</p>
<p>6) Il BRICS nasce dalla crisi sistemica, come particolare esito inintenzionale della globalizzazione. Ed è quindi partecipe delle dinamiche incerte di questa crisi. Non è un esperimento che nasce in un laboratorio asettico ma un complesso percorso che emerge dal denso magma dei rapporti sociali, politici, geopolitici, diplomatici, ideologici ed economici della crisi sistemica. E questo è un primo punto da tenere a mente.</p>
<p>In secondo luogo i BRICS (e i BRICS+) non seguono una nazione-leader (anche se qualche sciocco commentatore la identifica con la Cina). Il problema è proprio nella multipolarità, che è un obbiettivo e al contempo il mezzo per raggiungerlo.</p>
<p>Ciò fa sì che ogni componente abbia particolari interessi e quindi particolari controparti. Ad oggi solo la Russia ha come dichiarato e conclamato avversario l&#8217;Occidente. E Lavrov se ne rende ben conto quando da grande diplomatico qual è dichiara che la suddivisione dei G20 tra G7 e BRICS è empirica e in formazione: “<em>the formal division of the G20 Group into G7+ and BRICS+ is taking a practical shape</em>”.</p>
<p>Il BRICS+ non è antioccidentale. La questione deve essere posta in altri termini: il BRICS+ può essere tollerato dall&#8217;Occidente in crisi? Detto in altri termini, l&#8217;antioccidentalismo non è una posizione ideologica primigenia, ma nasce dallo svolgimento di un processo, paradossalmente (ma nemmeno tanto) innescato dall&#8217;Occidente stesso. La Russia di Putin non nasce antioccidentale. Anzi. Lo è diventata a viva forza. L&#8217;intolleranza nasce in Occidente. Non è un caso che Washington si stia scervellando e dannando per capire come fare la guerra alla Cina senza avere tra i piedi la Russia e senza che l&#8217;economia statunitense collassi “<em>in the process</em>” [5].</p>
<p>E non è un caso che il Sud del mondo veda nel BRICS+ una speranza di riscatto. È l&#8217;Occidente che crea dicotomie costringendo a scegliere “o con noi o contro di noi”, o più correttamente “o sotto di noi o contro di noi”. Il resto del mondo agisce in base a <em>nuances</em>, districandosi tra vari campi di attrazione, procede per approssimazioni successive. Un tipo di logica che nessun pensiero unico potrà mai comprendere.</p>
<hr />
<h6>Note</h6>
<h6>[0] In questo scritto parlerò, a seconda del contesto, di BRICS come organizzazione (“il BRICS”) o per riferirmi ai Paesi partecipanti (“i BRICS”).</h6>
<h6>[1] Pepe Escobar: “Come si è arrivati al BRICS 11 (e reso insignificante il G7)”. <a href="https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/26235-pepe-escobar-come-si-e-arrivati-al-brics-11-e-reso-insignificante-il-g7.html">https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/26235-pepe-escobar-come-si-e-arrivati-al-brics-11-e-reso-insignificante-il-g7.html</a></h6>
<h6>[2] <a href="https://www.nytimes.com/2023/08/24/world/europe/brics-expansion-xi-lula.html">https://www.nytimes.com/2023/08/24/world/europe/brics-expansion-xi-lula.html</a></h6>
<h6>[3] <a href="https://www.sinistrainrete.info/geopolitica/23292-piero-pagliani-hic-sunt-leones.html?highlight=WyJwYWdsaWFuaSJd">https://www.sinistrainrete.info/geopolitica/23292-piero-pagliani-hic-sunt-leones.html?highlight=WyJwYWdsaWFuaSJd</a></h6>
<h6>[4] <a href="https://www.statista.com/chart/30638/brics-and-g7-share-of-global-gdp/">https://www.statista.com/chart/30638/brics-and-g7-share-of-global-gdp/</a></h6>
<h6>[5] Il motivo per cui l&#8217;Occidente è la fabbrica dell&#8217;antioccidentalismo io lo riconduco alle dinamiche di esclusione intrinseche al capitalismo e alla sua necessità di riprodurre differenziali di sviluppo.</h6>
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		<title>L’ORO DEI BRICS: LA DIMENSIONE GEOPOLITICA DELL’IMPLOSIONE FINANZIARIA IN ATTO</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2022 19:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ORO DEI BRICS: LA DIMENSIONE GEOPOLITICA DELL’IMPLOSIONE FINANZIARIA IN ATTO 11 DECEMBER 2022 Dalla pagina Facebook del prof. Sergio Porta. […] In sostanza, si tratta della fine del ciclo storico del dominio coloniale angloamericano sul mondo, descritto attraverso le lenti della de-dollarizzazione. Tale è l’enormità della posta in palio, tale la portata del fenomeno tellurico globale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2022/12/oro-moneta-mondiale.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8228" title="oro-moneta-mondiale" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2022/12/oro-moneta-mondiale-300x246.jpg" alt="" width="300" height="246" /></a></h1>
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<h1>L’ORO DEI BRICS: LA DIMENSIONE GEOPOLITICA DELL’IMPLOSIONE FINANZIARIA IN ATTO</h1>
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<div><strong>11 DECEMBER 2022</strong></div>
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<p><strong>Dalla pagina Facebook del prof. Sergio Porta.</strong></p>
<p>[…] In sostanza, si tratta della fine del ciclo storico del dominio coloniale angloamericano sul mondo, descritto attraverso le lenti della de-dollarizzazione. Tale è l’enormità della posta in palio, tale la portata del fenomeno tellurico globale nell’assetto del potere cui stiamo assistendo, conseguenza del quale è lo spostamento dell’asse terrestre verso le steppe euro-asiatiche.<br />
Questo spostamento, come non cessano di ripetere i massimi esponenti della Federazione Russa, è una determinazione storica del tutto inevitabile. La schiumante reazione del vecchio leone atlantista ormai morente potrà procurare qualche prurito nel grande corpo del movimento in corso, non certo modificarne la direzione. E qui, quando si guarda alla direzione, le cose possono farsi veramente inquietanti.<br />
Lo scenario è quello del default degli Stati Uniti, uno scenario ormai alle porte. L’annuncio dell’entrata dei Sauditi nel BRICS, in un contesto in cui la FED negli ultimi tre anni ha stampato ciclopiche quantità di denaro, porta a iperinflazione e di conseguenza alla salita alle stelle dei tassi di interesse, e a quest punto giunge il crollo del dollaro, delle obbligazioni e delle azioni. Boom. Fine. Ma questa non è ancora la cosa più inquietante. Quella più inquietante – dice Schectman nella intervista a Jay Martin – è questa: non si può pensare che la FED non sappia tutto questo, nel momento stesso in cui ne è principale protagonista. Si deve pensare invece che ne sia regista consapevole.<br />
Ma questa è, naturalmente, conspiracy theory.</p>
<p>1:40 [Andy Schectman] Ho davvero notato che le cose iniziano a cambiare nel 2017, quando all’improvviso la Bundesbank tedesca fece scalpore per aver richiesto il rimpatrio del proprio oro. Questo successe dopo sei anni al ribasso nel mercato dei metalli preziosi. Il 2017 in particolare fu un anno difficile per chi faceva azienda nei metalli preziosi. Il Bitcoin era decollato, i mercati azionari andavano alla grande, l’oro languiva e le banche centrali lo stavano vendendo. Non aveva alcun senso per me: perché le banche centrali avrebbero dovuto vendere oro? Forse perché si era nel bel mezzo di una corrente discendente e c’è questa nuova cosa chiamata Bitcoin che sta davvero iniziando partire, o forse ci stavamo solo allontanando dal vecchio modo di fare le cose e muovendo verso una nuova realtà. Nel 2017 sei ordini su 10 erano di vendita.</p>
<p>2:49 Quindi alla fine del 2017, a sorpresa, la Bundesbank tedesca che aveva iniziato a rimpatriare il proprio oro dalla Federal Reserve di New York uno o due anni prima, ne fece un caso pubblico. Dissero: ehi, rimandateci indietro tutto il nostro oro.<br />
È davvero importante capire che dalla fine della seconda guerra mondiale in poi gli Stati Uniti hanno sempre detenuto la maggior parte dell’oro mondiale. Il motivo è, in breve, che alla fine della guerra a Bretton Woods il dollaro è stato consacrato valuta di riserva mondiale. In sostanza, abbiamo fatto una promessa al mondo dicendo: dateci il vostro oro perché qui è al sicuro. Vi pagheremo 35 dollari l’oncia per il vostro oro e in cambio vi prendete i proventi e comprerete i nostri titoli del Tesoro USA. Questi vi daranno un rendimento su un bene non fruttifero che sarà custodito in modo sicuro, e che vi rivenderemo quando vorrete, sempre a 35 l’oncia. Da allora è stato così per molto tempo e tra poco arriveremo a parlare del momento in cui tutto questo è cambiato. La Germania quindi nel 2017 dice all’Occidente di restituire il loro oro, e nel giro di poche settimane la Banca d’Austria, la Banca d’Ungheria, la Banca di Turchia, la Banca Nazionale Ceca, la Banca Nazionale Olandese, seguirono l’esempio e dissero la stessa cosa: ridateci il nostro oro. E l’hanno detto non solo alla Fed di New York ma anche alla Banca d’Inghilterra: vogliamo rimpatriare il nostro oro. E questo è davvero strano in questo momento, perché eravamo nel bel mezzo di una dinamica discendente dell’oro che andava avanti ormai da cinque-sei anni, e ora le banche centrali stavano rimpatriando il loro oro.</p>
<p>4:44 E nel 2018, l’anno successivo, quegli stessi gruppi che avevano rimpatriato il loro oro hanno acquistato più oro rispetto a quanto avevano fatto nei 60 anni precedenti messi insieme. Quindi qui stava davvero succedendo qualcosa. Queste banche avevano rimpatriato il loro oro dalla FED e dalla Bank of England e ora stavano acquistando nuovo oro in grandi quantità. Molto interessante. Nel 2019 questi numeri sono aumentati di quasi il 100% in termini di acquisti d’oro da parte delle banche centrali. La tendenza stava aumentando significativamente. Le banche centrali non solo rimpatriavano il loro oro, ma ora stavano comprando nuovo oro. E questo mi lasciò perplesso, fino a quando arrivai alla pietra miliare numero uno.</p>
<p>6:20 Pietra Miliare numero 1. Siamo nel 2019, e dopo che le banche hanno appena accumulato oro in modo massiccio nei precedenti due anni e mezzo e rimpatriato tutto il loro oro, uno si chiede: avranno mica avuto informazioni riservate? E questo è il punto che voglio trattare qui: nell’aprile del 2019 la BIS (Bank of International Settlements), cioè la banca centrale dei banchieri centrali con sede a Basilea in Svizzera, senza dir nulla a nessuno ha riclassificato l’oro come unico altro asset di categoria 1 per la riserva mondiale. Ora, dal 1944 alla fine della guerra c’era stato solo un asset di categoria 1 riconosciuto dalle banche centrali, e questo era il dollaro e i titoli del tesoro USA. Erano una risorsa semplicemente senza rischio. E ora, dal nulla e molto, molto silenziosamente, elevano l’oro dalla categoria 3, dove solo il 50% è valutato in bilancio, alla 1, dove è tanto buono quanto il contante. E questo ti fa chiedere se le banche centrali non abbiano ricevuto questo messaggio da BIS: ehi, porta a casa il tuo oro e comincia ad accumularne! Ecco, credo che la risposta a quella domanda sia: sì!</p>
<p>7:20 Poi, nel 2020 vediamo altre cose a cui si possono collegare i puntini. Una di queste è la Pietra Miliare numero 2. Ciò di cui sto per parlare è iniziato qualche anno prima, ma ha davvero preso piede a partire dal 2020. Io lo considero l’evento forse più significativo delle nostre vite fino a questo punto: si tratta del lancio dell’iniziativa cinese della “Belt Road Rail” (Cintura Stradale-Ferroviaria). La maggior parte delle persone con cui parlo non ha la più pallida idea di cosa questa sia, ma è una cosa dall’impatto enorme e incredibilmente significativo per l’Occidente e il suo futuro. Perché si tratta del progetto infrastrutturale più ambizioso mai tentato nella storia umana. Esso collega l’Asia e l’Africa a parti dell’Europa e persino del Sud America. La vecchia Via della Seta, più canali marittimi, ponti, ferrovie, strade. Questo nuovo sistema infrastrutturale sarà riservato all’uso militare e commerciale. È come il Canale di Panama, ma molto più importante. Ma quello che le persone devono capire è che questa specifica piccola opera rappresenterà oltre il 75% della popolazione umana e il 45% del PIL (calcolato al netto della nuova industrializzazione).</p>
<p>9:15 I contratti e gli accordi della nuova Belt Road Rail vengono regolati in massima parte nella divisa del nuovo Yuan Digitale cinese. Questa è una cosa molto, molto, molto grossa, perché negli ultimi tre anni lo Yuan Digitale ha effettuato con successo transazioni al rialzo pari a 20 miliardi di dollari in scambi e accordi, incluso per le Olimpiadi invernali. Io vorrei definirlo una prova beta. Ci torneremo più oltre, ma è davvero una cosa enorme, una in cui il 75 percento della popolazione umana sta iniziando a essere indottrinato all’uso di una nuova valuta e un nuovo sistema di contrattazione. Questo ambizioso progetto infrastrutturale è quasi del tutto privo di partecipazione americana e completamente privo di accordi stipulati in dollari.</p>
<p>10:05 [Robert Kyosaki]: È come Marco Polo e la Via della Seta, è una cosa significativa fino a questo punto: Marco viaggiò dall’Italia fino alla Cina e iniziò a collegare i puntini, mentre l’iniziativa Belt Road Rail, che i cinesi stanno intraprendendo utilizzando la loro CBDC (Central Bank Digital Currency) garantita da asset concreti farà passare al sistema cinese il 75% della popolazione mondiale.</p>
<p>10:54 [Andy Schectman] Questo è l’inizio della realizzazione dell’infrastruttura, sia interna che esterna, che rappresenta la base per la massiccia de-dollarizzazione. Ma ci arriveremo tra un attimo. Altre cose iniziano ad accadere nel 2020 che davvero mi fanno dire: ehi, ho visto qualcosa qui, non ci sono dubbi. Improvvisamente l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), un gruppo di quasi 200 paesi istituito a Bretton Woods, dice al mondo: vogliamo una nuova Bretton Woods. Che cosa significa? Significa che 200 paesi di tutto il mondo vogliono un nuovo standard, non lo standard di Bretton Woods, ovvero che il dollaro USA è la valuta di riserva mondiale. Lo hanno detto proprio sul loro sito web: chiediamo una nuova Bretton Woods. Un momento: qualunque cosa voglia dire, questo mi ha davvero fatto pensare: è qualcosa perfino più grande di quanto avessi pensato. Quando hai 200 paesi da tutto il mondo, oltre a 1) l’iniziativa Belt Road Rail; 2) l’oro che viene riclassificato in categoria 1; 3) tutte le banche centrali rimpatriano il loro oro. E ora: 4) l’FMI vuole un nuovo standard! Ora non ci sono più dubbi che stia succedendo davvero qualcosa.</p>
<p>12:05 E diventa ancora più profondo. Ovviamente, nel 2020 le banche centrali stanno ancora accumulando massicciamente oro, intendo accumulandolo in grande quantità, soprattutto Russia, Cina, India e i membri dei BRICS, quelli forti: Russia, Cina, India, Sud Africa stanno continuando a comprarlo. Poi, vediamo qualcosa venir fuori dal nulla sul mercato Comex, la borsa dei metalli qui negli Stati Uniti. Ogni settimana la borsa delle materie prime del mercato Comex pubblica un Rapporto che si chiama Commitment of Traders Report. Il Commitment of Traders Report mostra il posizionamento, lungo o corto, dei maggiori operatori di borsa. In genere, si tratta solo di banche commerciali e speculatori, ovvero gli hedge fund, e se uno va lungo l’altro va corto e viceversa. È un gioco a somma zero, per così dire. Laddove gli hedge fund che speculano sul denaro andranno lungo, le banche commerciali andranno corto, e viceversa. E questo è tutto ciò che ho sempre visto nel rapporto Commitment of Traders fino al 2020. Poi, dal nulla, ecco un nuovo elenco di soggetti acreditati sul Commitment of Traders, chiamato “Altri” (the Others). Chi diavolo sono gli altri? Sono fondi familiari e fondi sovrani. Sono ritenuti gli operatori privati più informati e ben finanziati del pianeta. E la maggior parte degli scambi che questi soggetti fanno su Comex lo dirigono su qualcosa chiamato “il Globex”, che dà loro un po’ più di privacy e anonimato. Quindi, nessuno sa davvero chi siano, ma quello che hanno fatto nel 2020 seguiva esattamente ciò che facevano le banche centrali: ritirare metallo dalle borse. Quello che è successo nel 2020 è che questo gruppo di “Altri” ha iniziato a prosciugare il mercato, il mercato Comex, dell’asset fisico. Dopo che nessuno ne aveva mai richiesto il ritorno in possesso, in un anno – nel 2020 – è stato ritirato più argento di quanto ne fosse ritirato in un decennio tipico, e più oro di quanto abbia nelle sue riserve ufficiali la Banca del Giappone! Abbiamo quindi gli investitori privati meglio finanziati e informati che fanno esattamente la stessa cosa che hanno fatto le banche commerciali e le banche centrali e cioè: rientrare in possesso del proprio metallo e accumularne del nuovo. Eccoci quindi nel 2020 in cui all’improvviso vedi tutte queste cose accadere: l’FMI chiede un nuovo sistema, l’oro viene riclassificato in categoria 1, le banche centrali rimpatriano il loro oro, le banche commerciali acquistano copiosamente oro: e nessuno sa niente di tutto questo.</p>
<p>14:52 Ed eccoci al 2021, in cui vediamo la Russia, e la Turchia, e l’India, e la Polonia, e la Cina, e il Kazakistan, e l’Ungheria, e la Tailandia, e il Giappone, e il Brasile, e la Repubblica Ceca e la Turchia, che stanno tutti comprando oro. Nessuno ne parla, a causa del suo status di asset di categoria 1 e senza rischi.<br />
Ora fatemi tornare per un momento a ciò di cui abbiamo parlato prima riguardo al dollaro come valuta di riserva mondiale: il dollaro, per quanto concernente i governi nazionali, era sostenuto dall’oro. Noi (gli USA) avevamo promesso al mondo: potete riavere in ogni momento tutto il vostro oro accumulato presso di noi, o anche solo i dollari che possedete, in cambio dei vostri dollari al costo stabilito di $35 per oncia.<br />
Nel 1971 però, verso la fine della guerra del Vietnam, il presidente de Gaulle dalla Francia si rese conto che stavamo emettendo più dollari e buoni del tesoro per finanziare la guerra di quanto avessimo a supporto in oro, così inviò navi da guerra piene di dollari al porto di New York e disse al presidente Nixon: rivogliamo il nostro oro per questi dollari. E noi glielo abbiamo dato, cosa che ha dissanguato una parte molto ampia delle riserve d’oro detenute presso il tesoro USA. A quel punto Nixon disse: ok, agosto del 1971, il negozio è chiuso. Temporaneamente, anche se non si è mai riaperto quindi è stato un lungo periodo temporaneo. Ma abbiamo mantenuto la nostra promessa al mondo, e da quel momento in poi il dollaro non è stato più garantito da nulla.</p>
<p>16:35 Cosa ha mantenuto quindi, da quel momento in poi, il dollaro come valuta di riserva mondiale? A questa domanda si ottengono normalmente una miriade di risposte, di solito gravitanti intorno alla nostra forza militare, o che abbiamo l’economia più grande e robusta, o qualsiasi altra cosa, e immagino che si potrebbe sostenere che alcune di queste risposte siano giuste. Ma ciò che ha davvero mantenuto il dollaro la valuta di riserva mondiale da allora in poi è stato che tre anni dopo Henry Kissinger fu inviato in Arabia Saudita per fare ai Sauditi una promessa: vi sosterremo – disse – chiamiamolo “accordo congiunto di cooperazione militare”. Ti forniremo munizioni e appoggio, e vi assicuriamo che nessuno creerà mai problemi al Regno saudita. Ma in cambio di questo l’OPEC valuterà il petrolio in dollari a livello globale. Va bene – dissero i Sauditi. Quindi dal 1974 ogni singolo paese del pianeta ha dovuto possedere dollari per comprare petrolio, il che ha creato questa domanda sintetica per il dollaro, chiamato “petrodollaro”, e questo fatto ha reso il dollaro la valuta di riserva mondiale. Se vuoi portare energia nel tuo paese devi possedere dollari. È la protezione del Regno saudita e, di conseguenza, il rapporto con l’OPEC che ha permesso al dollaro dal 1974 in poi di rimanere la riserva mondiale. Tre anni prima, quando il legame con l’oro fu rescisso o, il dollaro divenne moneta fiat (inconvertibile), perché non era più sostenuta da nulla. Ovviamente, la storia la conosciamo tutti: da quel momento il dollaro ha perso oltre il 90% del proprio valore.</p>
<p>18:10 E si arriva quindi alla Pietra Miliare numero 3. Direi che questo indicatore è probabilmente più significativo dei due precedenti, e trovo deplorevole che i nostri media non dicano nulla al riguardo. Quando peró vi rendete conto che ogni giornale, stazione radio, stazione televisiva e rivista negli Stati Uniti è di proprietà di sole quattro società, capite che non c’è una giusta varietà di punti di vista e ci sono state fornite informazioni sbagliate. Perché questo momento pone le basi di tutto ciò che accadrà in questo paese andando avanti. Si tratta di quello che è successo il giorno in cui abbiamo lasciato l’Afghanistan.<br />
Siamo il sogno americano. Io, amo questo paese. Ma vi dirò che come patriota americano ero quasi imbarazzato a definirmi americano il giorno in cui lasciammo l’Afghanistan lasciando dietro le linee nemiche… qualcosa che… qualcosa che non avremmo mai fatto nel paese in cui sono cresciuto. Non avremmo mai lasciato uomini e donne in servizio dietro le linee nemiche, non avremmo mai lasciato le persone che ci avevano affidato le loro vite, i Combattenti per la Libertà, dietro le linee nemiche, e non avremmo mai lasciato i loro dati biometrici ai talebani.<br />
Penso che non sia un caso, questo della Pietra Miliare numero 3. Perché ci siamo messi in un enorme imbarazzo, con quelle persone appese all’ultimo aereo in partenza dall’Afghanistan. Sapere che abbiamo americani che sono ancora lì oggi è … è semplicemente imperdonabile, ed è deplorevole, e penso che abbia cambiato il modo in cui il mondo guarda agli Stati Uniti, o almeno alla nostra cosiddetta leadership. E non è una coincidenza la tempistica di questo annuncio d’importanza assoluta. Ancora una volta: cosa rende il dollaro USA riserva mondiale? La protezione del regno saudita. Cos’è successo il giorno dopo che abbiamo lasciato l’Afghanistan? Russia e Arabia Saudita hanno annunciato un accordo congiunto di cooperazione militare. Cosa? Mi state prendendo in giro? La Russia sta ora proteggendo l’Arabia Saudita? E il giorno dopo, indovina chi ha fatto lo stesso annuncio? La Nigeria: che la Russia sta proteggendo la Nigeria attraverso un accordo congiunto di cooperazione militare. La Nigeria è forse il quinto o sesto paese al mondo produttore di petrolio, e sappiamo cos’è l’Arabia Saudita. Dopo questo annuncio, in questo momento vediamo che la Nigeria sta vendendo il proprio petrolio alla Cina per un’obbligazione denominata in Yuan immediatamente convertibile in oro sullo Shanghai Gold Exchange. Si chiama Petrol Yuan Bond, e poiché è immediatamente convertibile in oro sul Shanghai Gold Exchange, è così che paesi come l’Iran eludono le nostre sanzioni: venderanno il loro petrolio ai cinesi nel Petro Yuan Bond e potranno convertire immediatamente l’Yuan in oro sul Shanghai Gold Exchange in lingotti da un chilo, e prenderne possesso. Perché lo Shanghai Gold Exchange ha consegnato quasi cento volte più oro di quello che abbiamo fatto noi nel Comex, che pure fissa il prezzo? Perché questi paesi stanno facendo proprio questo! E indovina chi altro lo sta facendo? L’Arabia Saudita! Quindi, abbiamo il pilastro dell’egemonia del dollaro, cioè i sauditi e ora la Nigeria, due dei 13 paesi membri dell’OPEC, che vendono già il loro petrolio alla Cina entrambi protetti dalla Russia. La Nigeria, che è parte dell’iniziativa Belt Road Rail, protetta dalla Cina. Stanno vendendo il loro petrolio in qualcosa di diverso dai dollari. Questo è una cosa enorme. Non ne stiamo parlando, ma rimane una cosa enorme.</p>
<p>21:53 Quando parliamo di alcune delle cose che abbiamo visto, puoi metterle in fila in una successione di eventi in cui impiegano molto tempo a svolgersi, ma guardando cosa sta succedendo qui, nel 2022, è evidente che sta accelerando. Vediamo quindi cosa è accaduto finora nel 2022, perché c’è da rimanere a bocca aperta. Prima di tutto, c’è il Corridoio Russia-Iran-India (INSTC – International North South Transport Corridor) che è quasi completato: collega la Russia nord-occidentale al Golfo Persico attraverso il Mar Caspio in Iran. Tutti gli altri devono fare tutto il giro, ma i paesi che fanno parte del gruppo possono passare da lì. Poi, Turchia, Egitto e Arabia Saudita hanno annunciato che stanno contemplando l’adesione all’alleanza delle Nazioni BRICS. Ora, se dici pubblicamente che “stai contemplando” significa che la questione è chiusa: questi paesi si stanno allontanando dalle alleanze occidentali e si stanno unendo alle Nazioni BRICS. E l’Arabia Saudita si sta unendo! Abbiamo la Turchia che dice che vogliono abbandonare il dollaro per i pagamenti in energia russa e hanno acquistato 75 tonnellate di oro in più nei primi sette mesi dell’anno rispetto a qualsiasi banca centrale del pianeta, sono i maggiori accumulatori di oro. La Turchia, che ha appena detto che entrerà a far parte delle nazioni BRICS e vuole abbandonare il dollaro negli acquisti d’energia russa, sta sopra tutti nel 2022 per acquisti d’oro. Ora ci sono 147 paesi sulla Belt Road Rail, inclusi tutti i 13 paesi dell’OPEC, tutti fanno parte del BRICS e dell’iniziativa Belt Road Rail. Sei delle 13 nazioni BRICS, cioè sei dei 13 paesi produttori di petrolio, hanno già aderito ai BRICS o sono in procinto di aderirvi. Il settimo, Emirati Arabi Uniti, è appena entrato a far parte della banca BRICS. E ora, un mese fa, Russia e Cina erano a braccetto su un palco annunciando una nuova valuta di riserva mondiale. Allo stesso tempo, abbiamo l’oro che esce dal mercato Comex al tasso mensile più veloce di sempre, e l’argento che viene prelevato in modo massiccio attraverso il LME (London Metals Exchange) riducendolo alla quantità più piccola da quando hanno iniziato a tenerne traccia. E abbiamo oltre 100 milioni di once di argento prelevate da SLV (iShares Silver Trust) dai partecipanti autorizzati. Vediamo quindi un massiccio accumulo di oro e argento uscire dal mercato degli scambi e rientrare alle proprietà.</p>
<p>24:31 Mettiamo insieme tutto questo e pensiamo a come ottenere un Great Reset. In primo luogo, fai esplodere i prezzi delle attività ai massimi storici e ai tassi di interesse più bassi della storia umana, e poi incentivi il mondo a trovare un percorso alternativo. Perché guardate cosa è appena successo ai russi, verso i quali l’85% del mondo sta dicendo: beh, noi possiamo ancora commerciare con te. Perché a loro non piace il modo in cui l’Occidente ha gestito le cose, quindi, si stanno tutti coalizzando in questa super-nazione: 147 paesi sulla Belt Road Rail. Tutti questi paesi delle Nazioni BRICS che rappresentano il 90% della popolazione umana, tutti questi insieme. Pensate alla “fallacia compositionis”: tutti questi paesi uno per uno non possono resistere agli Stati Uniti, li metti tutti insieme e domineranno gli Stati Uniti.<br />
Allora cosa succede se componiamo insieme questo quadro? Perché questa accumulazione di oro e argento? Perché? Ricordiamo che l’oro è stato classificato come l’unica risorsa di categoria 1 livello al mondo insieme ai dollari USA. Ricordiamo le maggiori concentrazioni di denaro al mondo, le banche centrali, le banche commerciali, i fondi sovrani, i fondi familiari: tutti questi lo comprano, tutti li portano lontano dai mercati, lontano dai rischi dell’insolvenza della controparte. Possiamo vedere questo movimento in tutte le principali borse di scambio.</p>
<p>25:55 Cosa significa tutto questo insieme? Semplice: l’Arabia Saudita entra a far parte delle Nazioni BRICS; tutti i paesi produttori dell’OPEC, tutti e tredici, sono sulla Belt Road Rail; si siedono tutti su un palco abbracciati l’uno all’altro una domenica sera qui negli Stati Uniti, lunedì mattina da qualche parte in Cina o in Russia o dovunque sia questo incontro; e l’Arabia Saudita dice: ehi Stati Uniti, grazie è stato un grande viaggio, vi siamo grati. Come sapete, ora siamo protetti da Cina e Russia, infatti abbiamo raggiunto un accordo congiunto di cooperazione militare il giorno in cui vi siete ritirati dall’Afghanistan nel modo come lo avete fatto e ci siamo resi conto che forse non eravate il partner migliore cui legare il nostro carro. Avete mandato il presidente Biden a mendicare petrolio: non ha mendicato petrolio, non è nemmeno andato in Messico o al confine tra Texas e Messico. È venuto qui e ci ha chiesto di non unirci alle Nazioni BRICS. Ma dopo aver riflettuto abbiamo deciso che è nel nostro interesse e di tutta l’OPEC, che è sulla Belt Road Rail, di aprire gli acquisti di energia in altre valute, tra cui lo Yuan la Rupia il Rublo, forse Euro, oro e dollari. Proprio così. Fine della storia.</p>
<p>27:05 Perché poi, cosa succede dopo? Ogni paese del pianeta che dal 1974 ha dovuto acquistare dollari, li scarica nell’immondizia. E se avete mai visto le borse in movimento, in cui un fratello Duke dice all’altro fratello Duke: vendine di più, vendi, vendi!!!, tutti inizieranno a scaricare dollari nell’immondizia mentre il dollaro crolla. Questo è il pilastro numero uno: il valore del dollaro crolla. Cosa succede quando il crollo del dollaro arriva alle coste degli Stati Uniti? Iper-inflazione. Cosa succede come reazione avversa all’iper-inflazione? Picco dei tassi di interesse: devi avere tassi di interesse più alti per compensare la perdita di potere d’acquisto. Ed ecco il cattivo della situazione: era previsto? Sapevano che sarebbe successo? Quando tutti scaricano dollari e l’Arabia Saudita e l’OPEC ringraziano per i bei ricordi e se ne vanno, e tutti continuano a scaricare dollari, e i tassi di interesse aumentano, che succede? Azioni, obbligazioni, immobili, crollano tutti insieme nello stesso momento. I quattro pilastri della ricchezza in questo paese, azioni, obbligazioni, dollari e immobili, crolleranno tutti insieme con l’aumento dei tassi di interesse e la vendita globale del dollaro! Questo è il tuo Great Reset. Ecco quanto è veramente fragile il sistema. Ed è per questo motivo che accumuli metalli preziosi: non è per arricchirti; è perché siamo sul bordo di un cambiamento. Ricordate che abbiamo parlato del 75% della popolazione umana che risiede sulla Belt Road Rail che impara a utilizzare il nuovo Yuan digitale? Cos’è lo Yuan digitale? Per me è un beta test.</p>
<p>28:40 Proprio l’altro giorno è uscito un articolo di un uomo di nome Sergey Glasyev, il ministro russo incaricato dell’integrazione e della macroeconomia per l’Unione Economica dell’Eurasia. Qui ha stabilito i principi fondamentali su cui si baserà il nuovo sistema economico post-dollaro degli Stati Uniti. Dice Glazyev – cito direttamente – che non sarà basato su una sola valuta come con l’ordine di Bretton Woods, ma piuttosto su un paniere di valute locali legato profondamente a una serie di assets reali come oro, altri metalli preziosi, grano, idrocarburi, zucchero ecc. Quale modo migliore per implementare una tecnologia di Distributed Ledger Technology con cui puoi mostrare al mondo la veridicità degli ancoraggi cui tutti questi si stanno legando? Perché l’Unione Europea non funziona? In teoria, perché non ci sono pilastri cui legarsi e ogni paese si muove in direzioni diverse. Ma che ne dite di tutti questi paesi che si uniscono intorno alla comune insofferenza verso l’egemonia occidentale, tanto che stiamo assistendo alla ricucitura delle relazioni tra Iraq e Iran visto che stanno costruendo una ferrovia tra Iran e Arabia Saudita? Si stanno insomma superando le barriere tra paesi che si odiano da anni.</p>
<p>Conosci il vecchio adagio: il nemico del mio nemico è mio amico? Si stanno tutti compattando intorno al tema centrale. Ma non è abbastanza. Occorrono ancoraggi, ancorare fermamente tutti a qualcosa. Quali sono i paesi che possiedono tutte le materie prime? I BRICS. E tutti i paesi che stanno entrando nei BRICS possiedono tutte le materie prime. Quindi, quale modo migliore di implementare la Distributed Ledger Technology che mostrare l’ancoraggio di tutte le materie prime promesse alla nuova valuta BRICS di cui hanno appena annunciato l’uscita?</p>
<p>30:35 Perché l’oro è stato elevato a categoria 1? Ditemelo voi. Sapevano che sarebbe successo? L’inevitabilità nella matematica della scomparsa del dollaro sarà l’ancoraggio centrale di una nuova valuta di riserva mondiale? Quale modo migliore per mostrare l’immutabilità e la veridicità di questo ancoraggio che con uno Yuan digitale cinese di Distributed Ledger Technology che sarà il binario del nuovo sistema BRICS, della nuova valuta BRICS?<br />
E quando ciò accadrà, Dio ci aiuti in questo paese.</p>
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		<title>L’ETA’ DEL CAOS. Recensione al libro di F. Rampini</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 09:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Pierluigi Fagan &#160; Rampini è un reporter sul fronte del presente con un occhio alle avanguardie che si proiettano verso il futuro. La sua cronaca del presente è passata dalla New economy, alla Cina, a Cindia (Cina + India), all’India,  alla banco-finanza con un occhio sempre attento alla rete, per poi tornare ogni tanto all’America, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/6453832_838799.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/6453832_838799.jpg?w=186&amp;h=264" alt="6453832_838799" width="186" height="264" /></a></p>
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<p><em><strong>Pierluigi Fagan</strong></em></p>
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<p>Rampini è un reporter sul fronte del presente con un occhio alle avanguardie che si proiettano verso il futuro. La sua cronaca del presente è passata dalla New economy, alla Cina, a Cindia (Cina + India), all’India,  alla banco-finanza con un occhio sempre attento alla rete, per poi tornare ogni tanto all’America, all’Occidente, all’Europa e sempre meno, all’Italia. Fa il giornalista e non gli si può chiedere di far di più. Oggi si occupa di caos, la cifra della contemporaneità che tende al futuro.</p>
<p>Il suo libro è quindi un report in nove capitoli più intro e conclusioni, sullo stato caotico della contemporaneità. Rampini non spiega e non giudica, racconta a modo suo, scegliendo esempi, casi, fenomeni che non angoscino troppo ma diano il senso di quanto potente sia un cambiamento che si annuncia permanente, ad un pubblico che si trova al confine tra la cultura e l’informazione.</p>
<p>Di tutti i casi che racconta due mi sembrano emblematici per inquadrare il suo punto di vista. Uno è sparpagliato nelle narrazioni e ci dice che il genovese, migrante a Bruxelles all’età di due anni e poi globetrotter prima per il Sole, poi per Repubblica, ha ottenuto la doppia cittadinanza ed è quindi italiano ma anche statunitense. Il suo punto di vista occidentale è quindi per nulla italiano, molto poco europeo ed ormai abbastanza interno alla mentalità “colta” americana ovviamente di sinistra e progressista tipo Rifkin, Stiglitz, Sachs, Mason, Reich . L’altro è il racconto della scelta di Andrew Sullivan, uno dei primi blogger di successo e pioniere del giornalismo on line indipendente che ha improvvisamente chiuso la sua attività sulla rete dopo quindici anni <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/robert-reich.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/robert-reich.jpg?w=170&amp;h=251" alt="Robert-Reich" width="170" height="251" /></a>(Daily Dish). Perché? “<em>Voglio tornare al mondo reale. Leggere lentamente, attentamente. Scrivere un libro.</em> […] <em>lunghi saggi che rispondano in modo approfondito e più sottile alle questioni che si sono presentate in questi anni</em>”. Sullivan ha fatto il pieno di orizzontalità, ora sente il bisogno di verticalità. Traspare qui, il principio di indeterminazione della conoscenza che ad un polo ha questi orizzontalisti dell’informazione, del commento, della polemica che dicono su tutto ma significano poco e dall’altro i verticalismi del sapere, dell’approfondimento specialistico, del linguaggio esoterico di questa o quella remota contrada disciplinare che significano molto ma di porzioni che valgono molto poco per comprendere i fenomeni generali. Conoscere, sapere, comprendere, capire, ci si dibatte in questo quadrilatero gnoseologico i cui oggetti, però, sono in genere molto parziali ritagli del Tutto.</p>
<p>Forse Rampini, prima o poi, sceglierà anche lui di smettere di fare l’ape ronzante su i mille fiori che sbocciano al mattino della nuova storia e, preso dalla sindrome della saggezza che coglie, fatale, ad una certa età, si metterà a riflettere al fondo delle cose. Glielo auguro. Nelle conclusioni (provvisorie e leggere), Rampini cita il libro di Julien Benda “Il tradimento dei chierici” (Einaudi, 2012), Scritto nel ’27, il saggio è una sfuriata indignata contro i traditori dell’intelletto e della ragione. Quegli intellettuali che defezionano dal ruolo terzo di custodi se non dell’impossibile avalutatività weberiana, almeno dell’onestà intellettuale, della visione <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/zom.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/zom.jpg?w=151&amp;h=258" alt="ZOM" width="151" height="258" /></a>storica, della difficile comprensione del tutto ma anche del suo contrario, per diventare apologeti di una fazione in lotta, quando non servi di uno dei mille poteri in lotta per l’egemonia. Ed a questo principio di terzietà sembra volersi ispirare anche il nostro che nei dieci capitoli del suo racconto, ci porta da spunti veloci di geopolitica all’economia sempre più banco-finanziaria, dall’America alla Cina, all’India sempre bilanciando luci ed ombre, dalle questioni ambientali, alle tecnologie, fino ai  poteri non neutrali della scienza,  accennando al problema dei migranti e tornando spesso a parlare della rivoluzione digitale. Il succo conclusivo, Rampini lo trova in una citazione a cui premette: “<em>Allora una strada per uscirne deve anche partire da qui: dalla ricerca paziente delle rarissime voci scomode, che accettano la contraddizione, abbracciano la complessità, cercano di indagare onestamente i propri errori, e riconoscono perfino qualche sprazzo di verità in chi sembra l’opposto di sé</em>”. La citazione è dal libro di un medico americano, Kabat-Zinn ed all’interno le due paroline magiche: “reciprocità ed interconnessione”. L’invito al superamento del manicheismo è forse dovuto allo stato attuale della separazione frontale delle mentalità che c’è negli Stati Uniti ma è anche vero che gli enti complessi (ad esempio il “mondo”) non rispondono alla logica dicotomica.</p>
<p>Insomma, Rampini non esprime giudizi, illustra solo lo stato incipientemente caotico del mondo, scegliendo alcuni linee di faglia per darci un racconto di quel presente, il cui futuro diventa viepiù incerto.</p>
<p>Il movimento principale è ovviamente la pressione esercitata dalle società-economie-demografie affluenti  (BRICS ma non solo), sul sistema occidentale che Rampini interpreta, soprattutto, come americano. Di questo Resto del Mondo, si concentra  su Cina ed India. Inquinamento, corruzione, invecchiamento demografico, rischi di tensioni sociali e rivendicazioni salariali, bolle speculative, squilibri città-campagna e migrazioni interne, la<a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/98179606ceec242a6c9b438200fc5da6.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/98179606ceec242a6c9b438200fc5da6.jpg?w=172&amp;h=262" alt="98179606ceec242a6c9b438200fc5da6" width="172" height="262" /></a> Cina di Rampini è una porcellana piena di incrinature che potrebbero portare a vere e proprie, imminenti, rotture. Il mastice che regge ancora il sistema è dato dal nazionalismo e dal leaderismo di Xi Jinping, uomo forte che incarna un autoritarismo confuciano, versione più hard di quello singaporiano, l’alto tasso di risparmio, i piani della nuova banca di investimenti ed il rinnovato progetto della Via della Seta, le nuove modernissime infrastrutture e la dedizione, anch’essa confuciana, allo studio. Qualche anno fa, il nostro, era più ottimista, oggi traspare una rete di dubbi. C’è da dire che gli analisti americani sono concordemente convinti di questa analisi sino-catastrofica, la Cina è una tigre di carta e prima o poi prenderà fuoco (anche perché ci sono seri problemi nell’approvvigionamento idrico). Rimandiamo ad altre sede una conferma o meno di questa profezia, aggiungo solo che la Cina non ha mai preso del tutto fuoco in duemiladuecento anni e che suddetti analisti provengono da un paese che di anni ne ha solo poco più di duecento. Il confine tra la seria previsione ed il wishful thinking sconfinante nella macumba, temo sia molto labile.</p>
<p>L’India sembra più simpatica a Rampini che lì ha la figlia che svolge progetti di ricerca. Aperta al nuovo asse con Washington (ma temo sia un eccesso di obamismo da parte del genovese dar per scontato questo schieramento geopolitico), l’India è piena di luci e di ombre ma forse le luci prevalgono. Forse proprio perché essendo già di suo patria di un certo caos permanente, l’India sembra quantomeno non aver problemi di adattamento al nuovo clima confuso. Problemi ne ha: burocrazia, inquinamento, ineguaglianza, pessime infrastrutture, scuola di base quasi inesistente. In più il nuovo nazionalismo indù, le tensioni coi musulmani, la condizione della donne, le frizioni tra sistema democratico e sistema castale, anche se questo vige solo fuori dei grandi centri. Però è piena di giovani <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/come-si-governa-light.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/come-si-governa-light.jpg?w=174&amp;h=256" alt="come-si-governa-light" width="174" height="256" /></a>(sebbene dentro una marea demografica montante che la porterà a superare la Cina previdente del figlio unico), sprigiona innovazione ed è forte storicamente nell’intelligenza astratta (matematica), ha un’economia molto sviluppata all’interno e quindi risente meno degli scossoni del caos globale sebbene rimanga dipendente da i capitali esteri che il prossimo rialzo dei tassi Fed potrebbe spingere al ritiro. Interessante la segnalazione delle nuove tecnologie -jugaad-, tecnologie nate per costare molto poco e consumare meno. Forse questo è uno dei segnali positivi dal futuro, quando una piena molteplicità di sistemi, fornirà molteplicità di risposte. Vale per l’innovazione, vale per i sistemi economici, vale per i sistemi culturali, religiosi, politici.</p>
<p>Il report sull’ambiente riporta il problema dell’acqua, drammatico già in California e sul punto di esserlo in Cina e poi: l’acidificazione degli oceani, l’innalzamento delle acque, la riduzione di biodiverisità, l’impoverimento dei terreni, la desertificazione, la rarefazione dei minerali e la prima o poi inevitabile fine delle energie fossili, insetti, virus, caldo, poca acqua o troppa acqua (dislocazione dei climi). Come si affronteranno le emergenze, come vivranno tali pressioni i garantiti dalla propria mobilità e ricchezza ed i fissi, i poveri? Guerre? Grandi balli geopolitici? Governi sempre più autoritari per gestire emergenze sempre più fuori scala? Come impatterà nella dinamica dei prezzi, soprattutto del cibo? Intanto, con raro acume, i repubblicani americani, promuovono la privatizzazione <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/th9cpehdy2.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/th9cpehdy2.jpg?w=182&amp;h=270" alt="th9CPEHDY2" width="182" height="270" /></a>della protezione civile perché dalle disgrazie si traggono molti profitti e nel far profitti si risolvono tutti i problemi. De resto, c’era chi in piena Peste Nera credeva di risolvere il problema andando tutti in chiesa a pregare, cioè a scambiarsi le pulci portatrici dei batteri, per cui non stupiamoci troppo. Non siamo più così primitivamente stupidi, oggi la stupidità è scientifica.</p>
<p>La tecnologia è sempre più <em>distruptive, </em>in pieno senso schumpeteriano. Ma anche qui si proiettano ombre non proprio rassicuranti. L’erosione del lavoro umano, i rischi di creare un mondo-macchina di cui poi perderemo il controllo e che alla fine si riprodurrà da sé e senza neanche le tre leggi di Asimov, l’high frequency trading che amplifica ogni battito di ali di farfalla scatenando tempeste su i mercati interconnessi, gli hacker ma soprattutto il fatto che tutto ciò è spinto o dal profitto o dall’interesse militare o da entrambi. Facebook capitalizza più di Wal Mart con 10.000 occupati contro 2,2 milioni che però vendono merci soprattutto cinesi, Google porta i profitti off shore assieme a molti altri. Reggerà un sistema che fa sempre più profitti con meno persone per poi sottrarli alla tassazione? Molte innovazioni, tutte praticamente, non si è ancora ben capito a cosa servono se non a erodere lavoro umano e quindi chissà chi avrà i soldi da mettere nel sistema che rischia per il profitto a breve, di privarsi di quello medio e lungo termine. Certo, c’è la scoperta che non è più necessario possedere le cose, che le si possono affittare alla bisogna, come gli uffici, ma anche questo è solo un adattamento alla scarsità della chiamata al lavoro per cui tante chiamate, spazi grandi e costi conseguenti, poche chiamate, spazi piccoli e licenziamenti. Il problema è che il primo caso mostra volumi e frequenze inferiori al secondo caso.</p>
<p>Questo pulsare nomadico della struttura di produzione scarica ansia e costi, diretti ed indiretti, tutti sulla popolazione lavorante mentre quella del profitto non mette mai piede sulla terra viscida e semovente, vola alto tra un QE e l’altro, tra un emergente e un riprendente, tra un abbassamento di tasse (e di tassi) ed un off shore, sempre che non si disaffezioni e magari vada a volare alto da qualche altra parte. Tra l’altro contribuendo sempre meno a quel <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/politicalorderpoliticaldecay.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/politicalorderpoliticaldecay.jpg?w=173&amp;h=260" alt="politicalorderpoliticaldecay" width="173" height="260" /></a>welfare che sarebbe l’unica soluzione per reggere una tal scombinata forma di economia caotica. Ed a scanso di equivoci, l’élite predatoria (“estrattiva” secondo la definizione dei baldi Acemoglu-Robinson che la usano però in un diverso contesto) forma lobbies, finanzia partiti quando non scende direttamente in campo con i candidati, utilizza la sfera informativa e formativa per giustificare il suo modo che deve esser inteso come il migliore dei modi possibili e se subisce qualche rara ed occasionale sanzione, trova poi il modo di farla pagare a quelli stessi che sono intenti a salvar la propria esistenza dal caos permanente. Senza arrivare a Piketty, addirittura Fukuyama censura questa finta democrazia, ormai, del tutto patrimonializzata. E il problema è certo più intenso lì dove il 4,4% della popolazione mondiale ha il 22% del Pil, negli Stati Uniti di House of Card, della famiglie dinastiche, delle élite familiste e nepotiste, del marketing elettorale, dei circoli esclusivi e della ancora più esclusiva ed inaccessibile Ivy League, dei corpi della Stato che non si più bene a chi rispondano. Elite, il cui farsi sistema politico che ha in oggetto il controllo del mondo (certo non si fa il 22% del Pil col 4,4% della popolazione per le virtù intrinseche del proprio modello economico sebbene cialtroni prezzolati si prendano la briga di diffondere questa lieta novella dalla televisione, su i giornali, addirittura su i libri), spinge al nuovo imperialismo dei valori, a distruggere ogni sovranità politica, alle più ciniche alleanze con terroristi o dittatori, tenendo sempre a pieno regime il fatidico complesso scientifico-militar-industrial/commerciale di cui pur un generale, addirittura repubblicano, fattosi presidente (D.D.Eisenhower), denunciò l’invadenza totalitaria come suo lascito di saggezza alla nazione. Inascoltato.</p>
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<p>Forse mi son fatto prendere un po’ la mano. Non è che Rampini certe informazioni o<a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/copcde.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/copcde.jpg?w=150&amp;h=229" alt="copcde" width="150" height="229" /></a> considerazioni non le faccia, magari non fa solo queste e mette a controcanto l’altra posizione, aggiungendovi colore ed una certa soavità narrativa. Però, anch’egli arriva a domandarsi: perché non ci si ribella? perché non ci sono nuove idee? Forse la seconda domanda spiega l’assenza di risposte per la prima.</p>
<p>Innanzitutto, il nostro pensiero, il pensiero che permette la presa di coscienza e la comunicabilità di questa presa è disadattato. E’ incredibile leggere la folta schiera degli intellettuali, anche quelli critici, che parlano di economia ma non di valute, di valute ma non di geopolitica, di geopolitica ma non di politica, di politica ma non di eserciti, di eserciti ma non di scienza, di scienza ma non di filosofia, di filosofia ma non di esseri umani e di mondo concreto. Così come la divisione del lavoro permette l’esistenza di un unico depositario del sapere del ciclo intero (il mercato), la divisione dei saperi permette l’esistenza di un concreto ciclo complesso di azioni e retroazioni la cui esistenza è però del tutto invisibile ai più.</p>
<p>La responsabilità più grossa di questo stato di cose è nel chi lo ha permesso. Lo ha permesso la minorità intellettiva di cui siamo tutti colpevoli sebbene i nostri maestri, quelli a cui ci siamo affidati in questi decenni per avere l’illuminazione della saggezza d’insieme, siano stati loro stessi presi nelle morse del riduzionismo, del determinismo, dell’idealismo astratto. Nell’esercizio della funzione critica, abbiamo tutti discusso i prodotti del pensiero ma non il metodo, il modo di produzione. E non parlo solo della denuncia dell’ideologia travestita, della non neutralità della scienza, dell’accademia serva ma proprio della forma del pensiero, semplice e limitato in frazioni sottodisciplinari, invece che complesso, ampio ad<a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/4139078_268530.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/4139078_268530.jpg?w=166&amp;h=231" alt="4139078_268530" width="166" height="231" /></a> abbracciare quell’intero che Hegel pur aveva indicato come l’unico “vero”.</p>
<p>E’ chiaro dunque che le “nuove idee” non potranno essere figlie del vecchio metodo ed infatti la modernità iniziò con la <strong>discussione sul metodo</strong>, che fosse quella di Cartesio o quella di Galilei. Ed è chiaro che dalla revisione del metodo usciranno triturati sia i canoni dominanti il pensiero dominante, sia quelli dominanti il pensiero critico. In più, qui da noi in Occidente, è da vedere anche cosa far sopravvivere andando anche a ritroso della modernità, perché certe idee sono soggette a quella che Braudel (uno dei numi tutelari di questo blog) chiamava “lunga durata”. L’Occidente va incontro allo shock dell’adattamento ad un mondo di cui sarà una frazione tra le altre, da cui dipenderà ontologicamente, in cui ai vecchi servi non ci si potrà più rivolgere con la stessa forma e sostanza dei tempi fin qui trascorsi, in cui bisognerà accettare la reciprocità su cui si basa ogni interrelazione. Una orizzontalità a cui non siamo abituati. E non sarà solo necessaria una riconfigurazione della buona educazione ed un trionfo della big diplomacy  poiché quasi tutto del nostro modo di stare al mondo è dipeso e tuttora dipende da un certo modo di esercitare il controllo, nel senso di potere, sul resto del mondo. Perdendo progressivamente questo, tutta il nostro modo di stare al mondo perderà condizioni di possibilità.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/fraser_ageofacquiescence.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/fraser_ageofacquiescence.jpg?w=166&amp;h=257" alt="Fraser_AgeofAcquiescence" width="166" height="257" /></a>E’ anche questa indisponibilità e resistenza alla messa in discussione radicale (da radici) a bloccare la nascita di nuove idee. L’oggetto di cui si parla, che sia un popolo, un modello di società, un modello di economia, uno stato-nazione, un gruppo di stati nazione uniti da principi e modi simili (o addirittura comuni), è sempre un sistema. Un sistema non ha mai una sola causa ed ecco che il frazionamento disciplinare impedisce in via di principio proprio l’inquadramento ontologico, il dire di sistemi. Quando il sistema mostra decisi segnali di disadattamento al suo contesto, non è questa o quella sua parte che necessita di modifiche, è la sua stessa consistenza sistemica che va riformulata. Altresì, provenendo da tempi relativamente facili, quelli nei quali alimentammo la crescita del nostro tenore di vita estendendo il dominio sull’intero mondo, la nostra cultura sistemica è ancora “magica” com’è nell’incredibile concetto di “mano invisibile”. Dovremmo quindi non solo sviluppare una ontologia sistemica ma anche una architettonica, che è un sapere di cui siamo totalmente privi. Se non ci si apre alla discussione dell’intero partendo dalle sue radici, se cioè non si inaugura un nuovo metodo e non ci si dispone in senso demiurgico a rifare tutto d’accapo (magari poi usando anche pezzi vecchi ma assemblandoli diversamente), il problema non si sbloccherà. Una nuova era presuppone nuovi sistemi di idee e nuovi sistemi di vita associata, gli uni derivati dagli altri. Questo “nuovo radicale” è evocato dall’inflazione di “neo &amp; post” con cui etichettiamo idee figlie di metodi che hanno tre secoli se non di più. Ma non è con l’aggettivazione che risolveremo il problema.</p>
<p>Leggere Rampini? Beh dipende dallo stato delle conoscenze del lettore. Se si cerca l’analisi<a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/copbgz.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/10/copbgz.jpg?w=640" alt="copbgz" /></a> profonda dei fenomeni complessi o anche solo qualche squarcio di possibilità derivata magari proprio dal pensiero complesso, senz’altro no. Se si vuole re-incollare spezzoni di informazione che ognuno di noi incontra su Internet e su nomadiche e rapsodiche letture, non saprei. Rampini ha scritto un aggregato non ha disegnato un sistema, sebbene qualche suggerimento su come incollare i pezzi lo ha messo, qui e lì. Credo Rampini propenda per la parte di chi vuol salvare il capitalismo da se stesso. Questa idea, pare dall’assunto che noi si sia presenti ad una “degenerazione” ma non strutturale, bensì episodica, un cedimento da correggere. La sua interpretazione sistemica quindi prevede aggiustamento non rifondazione. Questa posizione non credo comprenda la radicalità della problematica in cui ci troviamo. Per gli altri, direi di sì. Non c’è tutto ma di tutto, la lettura è garbata, alcuni sguardi specie su India e nuove tecnologie sono utili, la lista delle componenti caotiche mostra una sforzo relativamente competente o comunque, senza dubbio, ben informato. Sebbene solo propedeutico ad un metodo complesso, meglio il patchwork di Rampini di tanti manualisti da “ora vi spiego io qual è il problema”.</p>
<p>Per le soluzioni, comunque, la strada è ancora lunga, molto lunga, e come sempre ricordiamo in questo spazio, il tempo è poco, molto poco.</p>
<p>Federico Rampini, L’età del Caos, Mondadori, Milano, 2015.</p>
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