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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Casa Bianca</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>La corsa della Regina Rossa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2024 17:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; La corsa della Regina Rossa di Piero Pagliani &#160; &#160; L&#8217;Occidente non ha una strategia. I suoi esperti con le foglie di lauro al posto dei neuroni hanno solo una visione statica della realtà, una visione di corto periodo, come i suoi politici. Guardano il singolo fotogramma e non il film e [...]]]></description>
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<div><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2i0MX5pVH5qmdJpGUpADWG1zGcwEFxpdt15erIoBJGPLxYDa9M2X5pvQW16FnNWDfJBeUKz5pnZRBxC0TLqTA7740ktH7YZAdD2kMvk4G97eu1O8DdXX1a8Ys7o8NSpaabnftkEyGjlW93OPZ8tPDK8ESmWrgyE56I6JnN3GRWRsHQOv01ZfBzvdmY0Y/s769/9788807900150_0_536_0_75.jpg"><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh2i0MX5pVH5qmdJpGUpADWG1zGcwEFxpdt15erIoBJGPLxYDa9M2X5pvQW16FnNWDfJBeUKz5pnZRBxC0TLqTA7740ktH7YZAdD2kMvk4G97eu1O8DdXX1a8Ys7o8NSpaabnftkEyGjlW93OPZ8tPDK8ESmWrgyE56I6JnN3GRWRsHQOv01ZfBzvdmY0Y/s320/9788807900150_0_536_0_75.jpg" alt="" width="208" height="320" border="0" data-original-height="769" data-original-width="500" /></a></div>
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<h1>La corsa della Regina Rossa</h1>
<div><strong>di Piero Pagliani</strong></div>
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<p>L&#8217;Occidente non ha una strategia. I suoi esperti con le foglie di lauro al posto dei neuroni hanno solo una visione statica della realtà, una visione di corto periodo, come i suoi politici.</p>
<p>Guardano il singolo fotogramma e non il film e prendono decisioni in base alle ultime immagini  istantanee che hanno visto, cioè in base a una percezione frammentaria della realtà, dalla quale di conseguenza rimangono sconnessi.</p>
<p>Perché la realtà è una dinamica non catturabile da nessuna loro equazione, né politica né economica.</p>
<p>Sono intellettualmente dei complottisti, proprio come quelli che essi censurano. Ne sono l&#8217;immagine speculare rovesciata.</p>
<p>La sconnessione cognitiva è ormai una costante fra i nostri decisori (e fra i complottisti, cosa però molto meno gravida di nefaste conseguenze, data la loro irrilevanza).</p>
<p>La sconnessione cognitiva si autoalimenta perché si auto-giustifica. È il corto circuito analisi viziata-menzogna. Sconnessione cognitiva che si esprime come dissonanza cognitiva.</p>
<p>E così nel febbraio 2022 erano convinti che la Russia sarebbe collassata in pochi mesi se non addirittura in pochi giorni. Era con quella previsione in testa che la Nato l&#8217;aveva trascinata per i capelli nella guerra in Ucraina.</p>
<p>Erano convinti che un pacchetto di sanzioni l&#8217;avrebbe messa in ginocchio. Siamo al tredicesimo pacchetto e le sanzioni hanno colpito come un boomerang l&#8217;Occidente mentre hanno esortato la Russia a rilanciare la propria economia anche in settori in cui dipendeva pesantemente dall&#8217;Occidente rendendosi sempre più autonoma, come era prevedibile. Ci dicevano che la Russia sarebbe stata isolata. Al vertice dei BRICS di Johannesburg dell&#8217;anno scorso, ventidue importanti Paesi hanno chiesto di entrate. E molti altri sono in coda per associarsi all&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.</p>
<p>Un mese sì e uno no si diceva che la Nato avrebbe fornito a Kiev una <em>Wunderwaffe</em>, una V2, un&#8217;arma miracolosa che sarebbe stata “<em>game changer</em>” nel conflitto. Erano gli invincibili tank tedeschi Leopard, erano gli indistruttibili tank americani Abrams, erano gli imbattibili blindati Bradley, erano gli efficientissimi Patriot. Erano le brigate addestrate e armate dalla Nato. Bruciano tutte in quantità industriali sui campi di battaglia ucraini. Uomini e mezzi. Gli Usa hanno addirittura ritirato i loro Abrams e la 47ª brigata meccanizzata autonoma, fiore all&#8217;occhiello della Nato, è stata quasi completamente distrutta, richiamata in ogni punto critico del fronte (al posto dei battaglioni nazisti che si sono rifiutati di combattere) e senza possibilità di rotazione.</p>
<p>Ora le <em>Wunderwaffen</em> sono i missili a lunga gittata, come gli Atacms e gli Storm Shadow. Sono serviti e serviranno per attacchi sui civili in centri abitati della Russia. Puro terrorismo in mancanza d&#8217;altro. O per cercare di distruggere il ponte di Crimea, classico obiettivo lineare e pertanto difficilmente danneggiabile seriamente (il 30 aprile un attacco di 6 Atacms ha avuto come esito l&#8217;interruzione del traffico per 45 minuti per motivi di sicurezza, cosa che sicuramente ha fatto tremare il Cremlino: tutti abbattuti, anche se la Casa Bianca “non ammette”, cioè nega, come i bambini dell&#8217;asilo).</p>
<p>Secondo il ministro della Difesa britannico, Grant Shapps, anche il governo Meloni ha rifornito Kiev di Storm Shadow, smentendo spudoratamente la propria promessa che avrebbe fornito solo armi difensive. E smentendo la nostra Costituzione.</p>
<p>Siamo anche noi quindi coinvolti a pieno titolo nell&#8217;escalation verso il conflitto diretto Nato-Russia. E poi ci sorprendiamo se le filiali di Ariston e Bosch passano sotto amministrazione russa. E in Russia la UE ha <em>assets</em> per 1.5 o forse addirittura 2.5 trilioni di euro. Un disastro visto che i governi occidentali, di destra e di sinistra, sono tutti votati al servilismo per Washington fino alla nostra rovina.</p>
<p>Ma c&#8217;è una ricompensa: i nostri rappresentanti diplomatici potranno saltare la fila all&#8217;esibizione inaugurata il 1º maggio a Mosca delle <em>Wunderwaffen</em> della Nato distrutte, come già è concesso con un cartello a quelli di Usa, UK, Polonia e Francia. O si arriva subito ai negoziati o tra non molto dovremo scegliere tra resa incondizionata (che non è una garanzia di pace) e guerra “<em>all-out</em>” con alta probabilità che diventi nucleare data l&#8217;impossibilità della Nato di ottenere il predominio operativo convenzionalmente.</p>
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<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
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<td><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh64pnvAxbOe03hsCodDtzvF4Z2oJV09694aOQttcEmK79cSvhY_7ZEF0O7vadrgowJ43pI_G_E-J86tEIK1Cp6c_-6HXuz1YAUjjQrrHLkb1Li_B22L0LJSBJh1knePAYUbZwVO8MDBGbYBnwHL_9Hf6N_PtzdtpthAqvYJLyBb4sHReRB2yg0m9pIOo0/s696/Sans-titre-48-696x464.jpg"><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh64pnvAxbOe03hsCodDtzvF4Z2oJV09694aOQttcEmK79cSvhY_7ZEF0O7vadrgowJ43pI_G_E-J86tEIK1Cp6c_-6HXuz1YAUjjQrrHLkb1Li_B22L0LJSBJh1knePAYUbZwVO8MDBGbYBnwHL_9Hf6N_PtzdtpthAqvYJLyBb4sHReRB2yg0m9pIOo0/s320/Sans-titre-48-696x464.jpg" alt="" width="320" height="213" border="0" data-original-height="464" data-original-width="696" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>La mostra delle armi catturate a Mosca</td>
</tr>
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<p>Ma l&#8217;Occidente vede solo qualche fotogramma, non vede il film della Storia perché non ha gli strumenti per farlo, e non ha gli strumenti per farlo perché sono antitetici agli interessi che difende e quindi sono <em>inconcepibili</em>.</p>
<p>Questi strumenti non definiscono infatti una metodologia (la scienza dei nullatenenti, come diceva il geniale corruttore Lucio Colletti). No, nessuna metodologia: questi strumenti definiscono una visione politica e filosofica, una <em>Weltanschauung</em>, una visione del mondo.</p>
<p>E loro ne hanno un&#8217;altra. Non sbagliata, ma tragicamente criminale.</p>
<p>Rimettere i neuroni al posto delle foglie di lauro non è infatti una questione di comprensione. È una questione di classe, di rinuncia agli onori e ai privilegi e di rifiuto della difesa degli interessi di oligarchie che divorano lo spazio e il tempo materiali, politici e ideali delle comunità e delle singole persone, per poter tornare a una visione umanistica e universalistica ormai uccisa in Occidente.</p>
<p>Nella sua recensione al numero di Limes intitolato “Mal d&#8217;America”, Carlo Formenti consiglia di leggere criticamente le analisi interne agli Stati Uniti e allo schieramento atlantista, che vedono il male nel giro vizioso dell&#8217;espansionismo imperiale, cioè nella tendenza ad «affrontare i problemi della propria sovratensione estendendosi ulteriormente», perché alla fine sempre di scontri di classe si tratta e sempre di scontri di classe occorre quindi parlare. E ha ragione.</p>
<p>Alcuni studiosi degli imperi chiamano il risultato di quel giro vizioso “sovradimensionamento strategico”, sintomo classico ricorrente di una prossima decadenza.</p>
<p>Ma il giro vizioso si potrebbe più propriamente definire come “corsa della Regina Rossa”, quella di “Alice oltre lo specchio”: dover correre sempre più forte fino alla massima velocità possibile per rimanere fermi, e per potersi spostare dover correre almeno due volte più veloce del massimo possibile. E a sua volta, per usare una quasi-metafora economica di Giovanni Arrighi, questa necessità la si può far risalire al fenomeno dei “rendimenti decrescenti”. Dico “quasi-metafora” perché in realtà descrive la logica capitalistica dell&#8217;accumulazione senza (un) fine, della sovraccumulazione come suo esito e la continua necessità di espansione come unico rimedio ad essa: la finanziarizzazione (che è per definizione un giro vizioso essendo sostanzialmente uno “schema Ponzi”), l&#8217;appropriazione di settori non ancora pienamente capitalistici, aree geografiche/Paesi/economie/lavoro, e di quello che era il dominio pubblico (debito pubblico, trasporti, sanità, istruzione, e anche l&#8217;aria da respirare &#8211; vedi la sedicente “transizione ecologica” con le sue manovre nascoste dietro la parola “sostenibile” che è insostenibile essa stessa dato che ormai qualsiasi cosa è “sostenibile”) e infine la riappropriazione di spazi che erano stati ceduti alle lotte, come le conquiste del lavoro ora non più tollerabili e non più funzionalizzabili.</p>
<p>E, ovviamente, la sottrazione degli spazi democratici.</p>
<p>David Ignatius sul Washington Post del 26 aprile scorso si interroga così: «<em>Is the sun slowly setting on U.S. power? That depends on us</em>». E inizia in questo modo:</p>
<p>«<em>The United States might be stumbling toward a decline from which few great powers have ever recovered. It has many of the tools of national recovery but doesn’t yet have a shared recognition of the problem and how to fix it</em>»:</p>
<p><a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2024/04/26/david-ignatius-rand-study-us-forecast-decline/%22%20%5Ct%20%22_blank">https://www.washingtonpost.com/opinions/2024/04/26/david-ignatius-rand-study-us-forecast-decline/</a></p>
<p>No, dottor Ignatius, no. Si ricordi che <em>no great power has ever recovered from its decline</em>.</p>
<p>Gli Usa sono una grande potenza con enormi risorse e hanno i mezzi per adattarsi ai cambiamenti del mondo, ma non per opporvisi.</p>
<p>Ma l&#8217;adattamento è, ancora una volta, eminentemente un problema di classe.</p>
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