<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Comunismo e Comunità &#187; casa pound</title>
	<atom:link href="https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;tag=casa-pound" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.comunismoecomunita.org</link>
	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Jun 2026 15:21:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>Destre radicali: c’è davvero un pericolo? Intervista a Matteo Andriola</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5523</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5523#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 18:19:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Giannulli]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[Comunitarismo]]></category>
		<category><![CDATA[Costanzo Preve]]></category>
		<category><![CDATA[Destra Radicale]]></category>
		<category><![CDATA[Dominique Venner]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Guillaume Faye]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Haudry]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Mabire]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Varenne]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Claude Valla]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo L. Andriola]]></category>
		<category><![CDATA[Pierre Vial]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Steuckers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=5523</guid>
		<description><![CDATA[Scritto da Aldo Giannuli. Postato in Europa, Le analisi, Osservatorio Globalizzazione Matteo Luca Andriola, oltre che grande amico, è tra i giovani storici e politologi italiani forse il più preparato studioso della destra radicale in Italia e nel nostro continente e autore di un libro, “La Nuova Destra in Europa”, ormai tra le bussole per chi voglia approcciarsi al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/03/destre_radicali__940.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5524" title="destre_radicali__940" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/03/destre_radicali__940-300x127.jpg" alt="" width="300" height="127" /></a></h1>
<p>Scritto da <a title="Aldo Giannuli" href="http://www.aldogiannuli.it/author/aldogiannuli/">Aldo Giannuli</a>. Postato in <a href="http://www.aldogiannuli.it/category/globalizzazione/europa-globalizzazione/" rel="category tag">Europa</a>, <a href="http://www.aldogiannuli.it/category/rubriche/articoli_recenti/" rel="category tag">Le analisi</a>, <a href="http://www.aldogiannuli.it/category/globalizzazione/" rel="category tag">Osservatorio Globalizzazione</a></p>
<p>Matteo Luca Andriola, oltre che grande amico, è tra i giovani storici e politologi italiani forse il più preparato studioso della destra radicale in Italia e nel nostro continente e autore di un libro, “<em>La Nuova Destra in Europa</em>”, ormai tra le bussole per chi voglia approcciarsi al tema. Da appassionato di una materia “sorella” – la geopolitica – ho il grande piacere di poter fare due chiacchiere con lui per cercare di orientarmi nell’attuale scenario. <strong>Abbiamo da temere un ritorno di fiamma del pericolo fascista complice una crisi economica che si è fatta crisi sociale – o che forse addirittura da una pregressa crisi sociale e culturale deriva?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tratta invece di un allarmismo anacronistico agitato dalle classi dirigenti come “arma di distrazione di massa”? Oppure, tertium datur, il pericolo si è differenziato da quello del secolo precedente e ha assunto una forma diversa, forse più subdola? Partiamo da questo tema e vediamo se riusciamo a fare qualche incursione nella geopolitica – e sul tema delle rivoluzioni colorate che il blog di Aldo sta analizzando da diverse settimane.</p>
<p><strong> Matteo, ci aiuti innanzitutto a distinguere tra il filone culturale della “Nouvelle Droite”, i cosiddetti populisti, i cosiddetti neocon e le estreme destre più “tradizionali”? Cosa distingue e cosa unisce questi quattro ambiti politico-culturali?  </strong></p>
<p>Allora, partiamo innanzitutto da una distinzione che va fatta, e che spesso certi osservatori dei fenomeni che avvengono nella destra italiana o europea, magari per paraocchi ideologici, non fanno: tutti i fenomeni da te elencati si distanziano l’uno dall’altro, ma su certe tematiche possono convergere. La cosiddetta “Nouvelle Droite” – che analizzo nel mio La Nuova Destra in Europa. Il populismo e il pensiero di Alain de Benoist (Ed. Paginauno, 2014) – è innanzitutto una corrente filosofica sviluppatasi nel ‘68 attorno al Grece, il Groupement de recherches et d’études pour la civilisation européenne, associazione culturale a vocazione ‘metapolitica’ che agisce esclusivamente in ambito culturale, e non direttamente politico, e che ha fra i suoi teorici di punta il filosofo normanno Alain de Benoist, anche se la corrente ha avuto altri teorici, come Dominique Venner, Pierre Vial, Jean Varenne, Jean Haudry, Guillaume Faye, Robert Steuckers, Jean Mabire, Jean-Claude Valla, ecc. La corrente, a seguito dello studio degli scritti di Gramsci, opta per una strategia culturale che verte sulla costruzione di un’egemonia. Nonostante le evoluzioni, la corrente, spiega Pierre-André Taguieff, ha cinque costanti: 1) la denuncia del retaggio giudeo-cristiano della cultura occidentale e la sua incarnazione della “religione monoteista dei diritti umani”; 2) la critica all’«utopia egualitaria»; 3) l’elogio del paganesimo come diretta conseguenza della critica al monoteismo dirittumanista, presentato come alternativa spirituale per il popolo europeo nel corollario del “fondamento e riferimento normativo al patrimonio indoeuropeo”; 4) la critica all’economicismo, all’utilitarismo liberale, all’occidentalismo come American Way of Life, distinta dalla cultura europea, e alla visione mercatista, specie in chiave “mondialista” e finanziaria, una costante dagli anni Ottanta, specie dopo l’uscita nel 1981 del best seller di Guillaume Faye Le système à tuer les peuples (ed. it. Il sistema per uccidere i popoli, AGA Edizioni, 2017) o, nel 1984, del pamphlet La NSC: Nouvelle société de consommation; e 5) l’etnodifferenzialismo radicale, emerso nella seconda metà degli anni ‘70 dalle analisi etnoregionaliste elaborate a suo tempo nei primi anni Sessanta, ed evolutosi negli anni ‘90 in una sorta di relativismo culturale ispirato alle tesi di Claude Lévi-Strauss. Nonostante la sua “apoliticità”, la ND, come spiego nel mio libro, ha interagito con certo «nazional-populismo», una categoria che raggruppa partiti come il Front national di Marine Le Pen al Fpö (l’ex partito di Jörg Haider), al Vlaams Belang del separatista fiammingo Philip Dewinter fino a formazioni come l’Unione democratica di centro (Udc-Svp) in Svizzera e la Lega Nord in Italia, soffermandomi sulle interconnessioni col neodestrismo. Tale area politica non rappresenta tout court il populismo, dato che, come spiega il prof. Marco Tarchi – politologo che ha diffuso le tesi di de Benoist in Italia – «Si può concordare sul fatto che esso [il populismo] non corrisponde in alcun modo univoco a un particolare e ben definito tipo di regime politico, o che non ha presentato contenuti omogenei in tutte le sue manifestazioni empiriche e pertanto non può essere ricondotto né a una visione del mondo intesa secondo i canoni delle classiche Weltanschauung né a un programma politico fissato una volta per tutte». Per Tarchi il populismo, più che un’ideologia è un’attitudine, che può coinvolgere partiti di destra (quelli che ho studiato io), ma pure di sinistra, si pensi al dibattito sulla “sinistra populista” di Laclau. I minimi comun denominatori però sono i medesimi: la centralità del leader carismatico, che cerca un legame col popolo, mitizzato. Il come una comunità omogenea, specie interclassista, da contrapporre ai tradizionali partiti, usurpatori dell’effettiva sovranità popolare. Il leader populista, di solito, parla in Tv con un linguaggio semplice, “popolare”, a volte volutamente volgare (si pensi al vecchio motto leghista come «La Lega ce l’ha duro!») e non usa affatto il “politichese”, una lingua “straniera” per la maggioranza delle persone. Di solito – a destra o a sinistra – il populista denuncia nei suoi interventi il distacco dei partiti politici tradizionali dall’elettorato. Solo che a destra – cosa che nel populismo “di sinistra” o in soggetti politici come il M5S non avviene –, quando si parla di democrazia referendaria/diretta, si intende per “democrazia” la «sovranità del popolo nato ed originario della comunità, che si esprime direttamente attraverso il suo capopopolo, che rappresenta organicamente tutti». Una caratteristica della “Nouvelle Droite”, un minimo comun denominatore col populismo e soprattutto col “rosso-brunismo”, oltre ad un antiamericanismo che nasce da una critica alle storture del mercato, è la messa in discussione della diade liberale destra/sinistra per animare una “nuova sintesi” trasversalista per superare l’impasse che l’Europa liberista sta affrontando, riprendendo simultaneamente elementi “di destra”, come l’identitarismo e il culto per una certa visione antimoderna e tradizionale, con quelli di “sinistra”, come l’ecologismo integrale, la decrescita, la socialità e un certo comunitarismo dipinto come “socialismo”, una risposta ad un pensiero postmoderno che mette anch’esso in discussione tale diade ideologica sostenendo però la fine delle ideologie in nome del dominio di una: quella del mercato. Il rossobrunismo, però, non agisce solo nell’ambito culturale, ma cerca di agire politicamente. Ecco la differenza basilare con la Nuovelle Droite. Parlando dei neocon parliamo di un’area politica di origine americana di stampo liberal-conservatore, occidentalista e soprattutto interventista, favorevole all’esportazione del modello societario occidentalista anche con l’uso della forza e ad un rafforzamento del primato statunitense nel mondo nel quadro unipolare. Siamo distanti dalla Nouvelle Droite e dal “rosso-brunismo” (termine che non amo, e poi spiegherò perché), non solo perché tali aree sono antiamericane e, recentemente, filorusse, ma perché qui si elevano alcune peculiarità a loro diametralmente opposte; vi è invece una certa convergenza con alcune aree del populismo, come quello olandese (ma pure nella Lega, nel Front national ecc.), specie su temi come l’Islam, pensiamo a come certi ambienti del centrodestra elogiano gli scritti di Oriana Fallaci o Magdi Cristiano Allam, candidato, non a caso, in Fratelli d’Italia, dove però convivono – come nella Lega e in altri partiti populisti – sensibilità che potremmo dire filtrate dal neodestrismo.</p>
<p><strong>Dove possiamo collocare partiti politici come Lega Nord, Front National, Alternative Fuer Deutscheland et similia? E quali le affinità e divergenze tra questi stessi movimenti?</strong></p>
<p>Sono tutti parte del nazional-populismo o “populismo di destra”. Vi sono però delle differenze: nella Lega, nonostante la svolta operata da Salvini, rimangono forti sensibilità regionaliste, su cui si può saldare il discorso del comunitarismo identitario sviluppatosi in area neodestrista, mentre nel Front national rimane una visione “giacobina” e nazionalista. L’area frontista converge con quella leghista sul tema immigrazionista e sulla critica all’Ue, nonostante la svolta di Marine Le Pen ha portato il partito a sposare una certa visione “sociale” e trasversalista (“non siamo né di destra né di sinistra, siamo al di là” ecc.) che ha favorito uno sfondamento nell’elettorato operaio e che ha una inequivocabile matrice neodestrista, nonostante de Benoist abbia sempre criticato il Front (ma molti ex aderenti al Grece sono poi passati in area frontista, dando un loro contributo ideologico). Per quel che riguarda AfD siamo davanti ad un soggetto protestatario giovane che attecchisce contro le “vecchie destre” neonaziste (come il Npd) per via delle leggi draconiane contro la propaganda hitleriana, in cui è forte una profonda islamofobia di matrice neocon e, in certe sue frange, filo-israeliana, ma il tabloid neodestro tedesco Junge Freiheit – che ha sempre dato un appoggio alla Lega e al Fpö di Haider – ha sostenuto il movimento perché potevano esser veicolati discorsi identitaristi e di critica alla classe dirigente tedesca.</p>
<p><strong>Le destre sono storicamente un panorama politico molto variegato che nello spazio del solo XX secolo ha ospitato liberali ed autoritari, populisti ed elitisti, clericali ed anticlericali, cattolici tradizionalisti e neopagani, liberisti e statalisti, nazionalisti e localisti, diversissimi ma spesso alleati: oltre ai quattro filoni che ti presentavo nella mia prima domanda ne identifichi altri oggi come oggi?</strong></p>
<p>Éléments, l’organo della Nouvelle Droite, pubblicò nel n° 94 del febbraio 1999 un’inchiesta, arrivando a censire ben… 36 tipologie di destra, come quella nazional-rivoluzionaria, contro-rivoluzionaria, liberale, federal-europeista, comunitarista, bio-eugenista, democratico cristiana, razzista, libertaria, tradizionalista, neofascista, nazionalista, anarchica, regionalista, moralista, anticomunista, tecnocratica, borghese, moderata, americanista, cospirazionista, cattolica, nazista, ecologista, ecc. Morale? Secondo loro la «destra non esiste, non solo le inclinazioni e le referenze divergono, ma non si trovano nemmeno dei valori referenziali ultimi su quali le destre accordarsi». La situazione italiana è simile (nell’alveo della fascisteria nostrana). Franco Ferraresi, nel panorama della destra radicale italiana che si ispirava più o meno al fascismo, scriveva che nel neofascismo convivevano «monarchici e repubblicani, “socializzatori” e difensori della proprietà privata, corporativi e anticorporativi, filoborghese e antiborghesi ma anche neutralisti, filoatlantici, antiatlantici addirittura qualche voce filosovietica; filoarabi e antiarabi; in seguito, filoisraeliani e antisraeliani. Inoltre: cattolici osservati, tradizionalisti anti- o a-cattolici; fra questi, gli ostili alla Chiesa per motivi politici (il “tradimento” del Fascismo), i neopagani, i mistici orientalisti, i simpatizzanti per l’Islam, e così via». Tutte tendenze tutt’oggi presenti nell’estrema destra.</p>
<p><strong>E il “filone rossobruno”? Ti faccio una domanda molto diretta: esiste ed è rilevante nella destra moderna o è una invenzione giornalistica, oppure ancora è stata solo una suggestione intellettuale del passato, tra Niekish e Bombacci?</strong></p>
<p>Allora, la corrente “rossobruna” esiste, ed è una corrente culturale che «In termini prettamente politico-letterari – notava Francesco Boezi su L’Intellettuale Dissidente, rivista online legata a tale area –, coloro che si richiamano a questa visione del mondo, spaziano da Gramsci a Gentile, da Bombacci a figure anarchiche come Proudhon e Bakunin. Filosofia idealista, ergo triade Fichte-Hegel e Marx, sino ad arrivare a politici di riconciliazione nazionale e difesa sovranitaria quali Chavez, Guevara e De Gaulle». Ergo, suggestioni di destra e di sinistra unite in un unico corpus dottrinario, a cui verranno aggiunte suggestioni prese dal marxismo idealistica di Costanzo Preve, l’antiliberalismo socialista di Jean-Claude Michéa, la metafisica di Aleksandr Dugin, il teorico antimoderno della “Quarta Teoria Politica” capace di sintetizzare il marxismo col tradizionalismo di Julius Evola, e le citate suggestioni della Nouvelle Droite. Ma parliamo di un’area politicamente marginale, gruppuscoli che tentano, in nome di una logica antiamericana, di creare un ponte fra una certa destra antimondialista e una certa estrema sinistra. Storicamente è esistito un filone simile nato in seno alla Konservative Revolution tedesca, area culturale sviluppatasi in Germania fra le due guerre ce ha dato argomentazioni al nazionalsocialismo hitleriano, il “nazionalbolscevismo”, animato dall’ex socialista Ernst Niekisch, che teorizzò – alla pari della cosiddetta “sinistra nazionalsocialista”, interna al Nsdap di Hitler e critica di certe politiche anticomuniste dei vertici del partito – una sintesi fra nazionalismo e forme di pianificazione economica di tipo sovietico e di controllo operaio assieme alla collaborazione con la piccola borghesia produttiva contro quella finanziaria. Niekisch, rifacendosi alle tesi di Fichte, esalterà lo “Stato Totale”, imperniato su un nuovo tipo di nazionalismo socialrivoluzionario, indipendentista, uno Stato pronto a sacrificarsi e a servire, che non dipendesse dalle leggi della domanda e dell’offerta, ma, anzi, che piegasse l’economia alle sue necessità, che rifuggisse dall’economia internazionale aperta, scegliendo l’autarchia, esaltando il ruralismo per forgiare un uomo nuovo, teutonico, spartano, diverso da quello “democratico”, frivolo, tipico degli Stati Occidentali. In politica estera, rifacendosi alle tesi di Karl Haushofer, proporrà l’alleanza fra la Germania e l’URSS e, in un secondo momento, la nascita di un’Europa unita da Vlissingen a Vladivostok, una superpotenza autarchica e social-patriottica da contrapporre agli stati “talassocratici” e mercantilisti come l’Inghilterra e le nazioni vincitrici della prima guerra mondiale. Tutte tesi che il moderno “nazional-comunitarismo” – grazie a Aleksandr Dugin o alle tesi dell’ex comunista ed ex SS vallone Jean Thriart, che creerà Jeune Europe, movimento nazional-europeista e “nazional-comunista”, nato per creare «una grande patria comune, una Europa unitaria, potente, comunitaristada Lisbona a Vladivostok» – e la Nouvelle Droite fa sue, filtrate a sua volta dalla cartina dell’Europa delle Waffen-SS! Ma è un’area che da sola non conta nulla, ma che ha diffuso nell’estrema destra – si pensi al ruolo chiave del mensile Orion negli anni ‘80 e ‘90 – la geopolitica e l’eurasiatismo, cioè l’idea di unire l’Europa, libera dall’America e quindi sovrana, con la Russia e i paesi asiatici per costituire un baluardo antiglobalista, e che, come la Nouvelle Droite, è penetrata nei populisti grazie a personalità finite nell’entourage di Marine Le Pen o Matteo Salvini: chi è che organizza i viaggi di Salvini in Russia se non Gianluca Savoini, presidente di Lombardia-Russia e amico di Maurizio Murelli, fondatore di Orion e amico di Dugin? E chi predicava nel Front national l’idea della nascita di un’asse Parigi-Berlino-Mosca se non l’ex neodestrista ed ex nazionalbolscevico Christian Bouchet, oggi dirigente del Fn di Nantes e ieri leader del gruppo “rosso-bruno” Nouvelle résisance, o il geopolitico Aymeric Chauprade, collaboratore di Éléments e punto di contatto con Russia Unita? Sono contatti che dimostrano come tale area sia più interessata a interconnettersi col nazional-populismo, che offre pure una maggiore visibilità, che con certa sinistra ormai marginale, checché ne dicano i «cacciatori di “rossobruni”», categoria creata in Russia dall’entourage liberale di El’cin per criminalizzare un partito comunista che sposava il patriottismo e criticava le privatizzazioni, e diffusosi in Europa occidentale a sinistra dai primi del 2000 per protestare contro l’ipotetica “infiltrazione” di personalità della destra antimondialista nelle manifestazioni contro la guerra contro l’Iraq e che, col tempo, è stata utilizzata a sproposito per denominare non solo chi, da destra, espone le posizioni sopra citate, ma per schedare e marginalizzare chi oggi a sinistra “stecca nel coro” e, su basi marxiste, fa sua la difesa della sovranità popolare europea contro la globalizzazione o critica la criminalizzazione di quei governi e regimi che si oppongono all’unipolarismo americano, dai socialismi arabi come quello in Siria, alla Cina Popolare, al Venezuela, alla Corea del Nord, a Cuba, all’Iran fino alla Russia di Vladimir Putin, o che s’azzarda a dire, da basi marxiste, che l’immigrazione è uno squilibrio e che se le masse votano a destra, forse è tempo per la sinistra di andare al popolo e di parlarne, e non di schedarli come pericolosi “rossobruni”, una patologia che si nutre della psicosi dell’infiltrazione nazimaoista nata negli anni ‘70, oggi anacronistica.</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/03/12141748_811555928961052_271832998701873422_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5525" title="12141748_811555928961052_271832998701873422_n" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/03/12141748_811555928961052_271832998701873422_n-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p><strong>E qui scatta il collegamento con la geopolitica: chi parla di destre estreme, destre radicali e destre populistiche (uso volutamente il plurale, anzi, i plurali!) finisce, nell’Europa di oggi, per parlare inevitabilmente di Europa orientale, e più ancora di Russia. Che cos’è questo “vento nero dall’Est”?</strong></p>
<p>Per come la stanno descrivendo oggi i giornali è un mezzo usato per criminalizzare la Russia di Putin alla pari di chi, appoggiando i “ribelli” in Siria, da del “fascista rossobruno” ad Assad perché in Italia o in Francia certi settori dell’estrema destra e i vari partiti comunisti solidarizzano con il governo, mentre lì vi sono ministri comunisti e socialisti! È vero che Vladimir Putin difende nei suoi discorsi la sovranità russa dall’americanizzazione e certi valori “profondi” come la famiglia ecc., temi che da noi sono affrontati solo dalla destra, ma Russia Unita è un partito centrista in Russia, mentre se vogliamo guardare all’ultradestra, si punti il dito a Žirinovskij, nazionalista e populista di destra, mentre certo patriottismo, unito da forti toni socialisti e nostalgici dell’URSS, è usato anche dai comunisti di Zjuganov! Forse dobbiamo capire che la politica russa non è quella italiana o europea e ci sono discrimini diversi dai nostri (destra/sinistra spinti allo sfinimento e al tifo calcistico, anche se c’è da privatizzare – o liberalizzare, come si opta a sinistra – si superano le distanze), e cioè lì vi sono formazioni che incarnano la vecchia “slavofilia” che si contrappongono a formazioni “occidentaliste”, il che porta i comunisti a criticare Putin per la politica economica ma a lodarlo e a sostenerlo per quella estera. È senz’altro vero che certi settori del populismo europeo guardano a loro modo alla Russia, ma in parte nasce dall’identificazione che da noi ha assunto da anni la sinistra (o anti-autoritaria, radical e movimentista o prona alla finanza e liberista) e, in parte, per intercettare il voto di quei settori della borghesia nazionale che hanno avuto non pochi problemi con le sanzioni alla Russia. Insomma, Vladimir Putin è un liberale, ma di tipo sovranista. Se dovessi paragonarlo ad un politico europeo azzarderei un paragone con Charles De Gaulle, ergo col vecchio gollismo, non quello da Sarkozy in avanti.</p>
<p><strong>Ci addentriamo sempre di più nel mio campo di studi preferito. Se posso dire la mia, l’Occidente – e le sue democrazie – non è estraneo al supporto allo sciovinismo dei paesi dell’Est, penso a come abbia prima coccolato in funzione antiserba un violento nazionalismo croato e come oggi tolleri quello ucraino altrettanto virulento, per non parlare del silenzio assenso sulle discriminazioni contro le minoranze russe nei paesi baltici (private persino della nazionalità!). A tuo avviso si tratta solo di un tacito consenso o c’è di più? Mi riferisco all’afflusso di armi e volontari da molti paesi europei a supporto dei combattenti croati durante gli anni ’90 e di volontari a supporto di quelli ucraini oggi.</strong></p>
<p>Se è vero che un tempo il capitalismo fordista usò il fascismo, prodotto di una società capitalista instabile e della reazione della grande borghesia contro il proletariato emergente attraverso la mobilitazione di masse piccolo-borghesi e sottoproletarie (il “regime reazionario di massa”, come lo descrissero i comunisti in clandestinità, o “reazione di classe estrema del capitalismo per difendere se stesso”, per citare Renzo De Felice), oggi il neocapitalismo post-fordista è molto più flessibile – come del resto la sua stessa struttura economica, liquida – e più maturo, e, oltre ad essersi gradualmente emancipato da quelle caratteristiche valoriali tipiche del vecchio capitalismo produttivo – la sacra triade borghese “Dio-Patria-Famiglia” – s’è gradualmente emancipato dall’azione di tipo reazionaria. Nella seconda metà degli anni ‘70, infatti, la superpotenza americana ha archiviato l’uso massiccio dei golpe militari, connotati a destra, e ha quindi optato per finanziare le note “rivoluzioni colorate”, in parte spontanee perché cavalcavano le contraddizioni di quei governi non allineati agli Usa e, al contempo, supportate e infiltrate dai servizi di intelligence occidentali. Solo che nel caso ucraino, fallita la rivoluzione colorata, s’è passato all’uso delle armi, e lì, effettivamente, i nazionalisti ucraini erano storicamente russofobi, e quindi l’apporto di tali milizie è stato propiziatorio per fare il lavoro sporco. Sul caso croato – e in generale balcanico, specie nei primi anni ‘90 – siamo davanti ad un ottimo laboratorio, dove, soffiando sullo sciovinismo economico delle regioni più sviluppate, Croazia e Slovenia, il grande capitale ha favorito la disgregazione di una repubblica che, pur con tutte le contraddizioni, favorendo la nascita di repubbliche autonome che, nel caso croato, pescavano nel recente nazionalismo ustascia, cioè filofascista.</p>
<p><strong>Per la nuova “società liquida” i golpe militari di destra erano troppo “solidi”: meglio quindi puntare su strumenti “liquidi” a propria volta, più accettabili dalle opinioni pubbliche dei tanti, impresentabili Pinochet. Ma allora si tratta di mie fantasie oppure il supporto, sempre nella doppia forma di uomini e mezzi, verso i nazionalisti antirussi balcanici ieri ed ucraini o caucasici oggi (sino al supporto ad elementi jihadisti in Bosnia, in Siria e forse anche in Cecenia) non è episodico e contingente ma risponde ad un disegno più strutturato? Esagero se ipotizzo – quantomeno come filone di indagine– l’esistenza di una sorta di “Gladio leggera” che, invece che essere una struttura permanente, è appunto liquida e si “dissolve e ricoagula” alla bisogna? Qui potrebbe darci una grossa mano Aldo – chissà che non voglia farne tema per un suo pezzo (o chissà, per il capitolo di un libro).</strong></p>
<p>Qui il prof. Giannuli può esserci veramente d’aiuto dato che è esperto di servizi segreti: personalmente non credo che questi, dai tempi della strategia della tensione, siano molto cambiati: se negli anni ‘60-‘70 infiltravano la destra radicale usandola a fini eversivi, non vedo perché oggi non debbano usare – e ripeto, i Balcani sono stati un ottimo laboratorio dopo il crollo del muro di Berlino, un osservatorio per studiare i futuri comportamenti della Nato sia nel primo conflitto civile che durante la seconda guerra ai danni della Serbia – l’estrema destra nazionalista (ovviamente quella avversa ai nemici geopolitici, e nel caso balcanico i croati non solo erano avversi ad una Serbia che guardava ad una Russia all’ora impotente, ma si consideravano l’Occidente, mentre nel caso ucraino si cavalca la nota ostilità ucraina verso Mosca) o il fenomeno della radicalizzazione delle comunità musulmane, facilitato nel caso bosniaco dal massiccio invio di investimenti da Ankara e delle petromonarchie arabe, Arabia Saudita in testa. E’, a mio avviso, la nuova politica estera di Erdoğan in veste neo-ottomana, che vuole creare non solo una repubblica conservatrice islamica, ma anche un’area d’ingerenza corrispondente al vecchio impero a cavallo fra l’Ue e l’Eurasia, dialogando ora con gli uni (per entrare nell’Ue) e poi con gli altri (ha cominciato a dialogare con l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, o SCO, l’associazione di carattere economico formata da Russia, Cina, Kazakhistan, Kyrghizistan, Tajikistan ed Uzbekistan ), ma senza uscire dalla Nato… non è un caso che qui l’Occidente va in contraddizione: perché Erdoğan, presidente di un paese membro della Nato, è attaccato dalla stampa liberale alla pari di Maduro, di Kim Jong-un e di altri politici antiamericani? Forse per tale progetto?</p>
<p><strong>Interessante la tua lettura del fenomeno Erdogan – a mio avviso l’Erdoganismo è una delle tante manifestazioni proteiformi non solo dell’islam politico moderno “inventato” dai Fratelli Musulmani ad inizio XX secolo e da chi a loro si ispira ma anche di un certo modo “europeo” di intendere le destre nazional-conservatrici. Molto ci sarebbe da dire anche sull’estrema destra turca dei lupi-grigi che non è estranea al collaborazionismo coi ceceni e forse anche coi jihadisti siriani e, a quanto sappiamo, in forti rapporti con gli ambienti atlantici. Anche loro quanto a “proteiformismo” non scherzano, se pensi che Meral Akşener, la candidata di un nuovo partito centrista-europeista che sfida Erdogan è un ex-membro dei Lupi e fino a poco tempo fa esponente del partito di estrema destra MHP. </strong><br />
<strong>Per concludere torniamo però alla domanda di apertura: se un pericolo di estrema destra c’è, sotto quale forma è presente? È oggi come ieri ascrivibile – almeno in alcuni paesi – alla vicinanza allo stato profondo o è un fenomeno puramente sociale e politico? Cosa fare per combatterlo efficacemente?</strong></p>
<p>C’è l’ascesa di una destra radicale (CasaPound, Forza Nuova, Alba Dorata ecc.) di palese matrice neo-nazifascista e di una destra nazionalpopulista, ma la prima – se si esclude il caso greco – non credo possa costituire oggi un pericolo, e mi limito ai dati elettorali e non ovviamente ai valori predicati, per la democrazia. Per quanto riguarda la destra nazionalpopulista italiana è composta da Lega Nord e Fratelli d’Italia, due formazioni che hanno già governato il paese con l’appoggio del centro moderato cattolico e liberale e non credo che possano costituire un pericolo serio come non lo è stato effettivamente Berlusconi; ripeto, parlo di instaurazione di stati autoritari ecc. come si temeva nel 1994, e consiglio di sfogliare lo speciale sulle destre del 1994 di MicroMega, dove l’ascesa del berlusconismo era vista come l’inizio dello stato autoritario per la preseza del Msi e della Lega Nord. Oggi nessuno può dire questo! Idem per paesi come l’Austria, che furono sanzionati nel 1999 dall’Ue per la presenza di Haider, ma il loro operato – nonostante certe esternazioni forti e xenofobiche del governatore della Carinzia – non creò alcuno stato postnazista. All’estero, in paesi come la Francia, fin’ora non hanno mai governato, ma ripeto, i meccanismi interni all’Ue impedirebbero la nascita di regimi neofascisti e antidemocratici. Lo spostamento a destra dell’elettorato è la cartina al tornasole del fallimento della sinistra, sia riformista che neo e postcomunista. Non è sventolando l’impossibile nascita di dittature che la sinistra guadagnerà di nuovo voti dal suo elettorato storico, la working class, ma facendo poco per volta i passi verso di lei, interpretando i suoi umori e i suoi malesseri dando risposte atte a proteggerla dagli squilibri della globalizzazione neoliberista. Vedere CasaPound che distribuisce generi alimentari nei mercati, non dovrebbe spingere la sinistra a denunciare il voto di scambio – ma perché, promettere i famosi 80 euro non è un demagogico voto di scambio? Tu dai il voto a me, e io ti do un bonus? – ma piuttosto a radicarsi di nuovo, come avveniva un tempo, nelle periferie, dove serpeggia un forte disagio sociale.</p>
<p><strong>Beh, concordo: una certa sinistra ha sposato in toto non solo le prassi politiche ed economiche ma anche i presupposti culturali del liberismo e ha perso completamente non solo il contatto con la propria gente ma anche qualsiasi capacità di analisi sociale – quel che il blog di Aldo denuncia da sempre!</strong></p>
<p><em>Grazie mille Matteo! Attendiamo le tue prossime fatiche</em><br />
<em>Amedeo Maddaluno   </em></p>
<p>http://www.aldogiannulli.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=5523</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Allarmi son fascisti</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5154</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5154#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2015 11:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[anticapitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Marchi]]></category>
		<category><![CDATA[Fascisti]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Mac Donald]]></category>
		<category><![CDATA[Razzisti]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=5154</guid>
		<description><![CDATA[Fabrizio Marchi  &#160; Si definiscono “antimondialisti”, anticapitalisti e antimperialisti ma sono solo fascisti, vecchi o nuovi, del secondo o del terzo millennio, in camicia nera o in camicia verde. I concetti che sostengono e i metodi che utilizzano sono più o meno sempre gli stessi. Dicono di lottare per la difesa delle identità culturali contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ansa.it/webimages/img_640/2015/7/17/98710665d52852bbafe560d5eeda5521.jpg" alt="" /></p>
<h2><em><strong><a title="Post di Fabrizio Marchi" href="http://www.linterferenza.info/author/fabriziomarchi/" rel="author">Fabrizio Marchi</a> </strong></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si definiscono “antimondialisti”, anticapitalisti e antimperialisti ma sono solo fascisti, vecchi o nuovi, del secondo o del terzo millennio, in camicia nera o in camicia verde. I concetti che sostengono e i metodi che utilizzano sono più o meno sempre gli stessi.<br />
Dicono di lottare per la difesa delle identità culturali contro i processi di omologazione imposti dalla globalizzazione capitalista (lo chiamano “differenzialismo”), ma è solo un escamotage per coprire il loro razzismo ideologico e pratico (il razzismo “biologico” è ormai impresentabile e improponibile, anche per loro…). Confondono e sovrappongono, a volte per malafede (i leader e i gruppi dirigenti) e spesso per ignoranza (la base e la manovalanza) il concetto di omogeneizzazione (che è un processo effettivamente posto in essere dal sistema capitalistico assoluto che vuole ridurre il pianeta ad un gigantesco Mac Donald) con quello di eguaglianza (che nulla ha a che vedere con il primo) nei confronti del quale sono profondamente, visceralmente e violentemente ostili (altrimenti non sarebbero quello che sono, cioè fascisti…).<br />
Sostengono che il loro nemico non sarebbero gli immigrati ma il sistema (capitalista) che produce l’immigrazione, ma poi, all’atto pratico (che è quello che conta), il loro presunto anticapitalismo si traduce nell’aggressione sistematica e violenta nei confronti degli extracomunitari, come è successo ieri in quel quartiere residenziale a nord di Roma dove solo la presenza della polizia ha impedito che alcuni migranti fossero linciati, o come è successo qualche giorno fa nel Trevigiano, anche se in quel caso indossavano la casacca verde.<br />
Il loro livore e la loro rabbia si scarica sempre sugli ultimi, sulle prime vittime di quel sistema che a parole dicono di voler combattere. Ma sono solo menzogne. Avete forse mai visto dei fascisti assaltare con la stessa veemenza con cui aggrediscono un gruppo di immigrati la sede di una banca, di una multinazionale, di una base militare degli USA o della NATO oppure contestare con altrettanta virulenza questo o quel vertice dei potenti della Terra oppure ancora, che so, un ritrovo di “vip” in qualche località esclusiva per soli ultraricchi? Per quanto mi riguarda, mai. Sempre in prima fila, invece, quando si tratta di prendere a sprangate un immigrato.<br />
Non perché serva a qualcosa prendere a sassate la filiale di una banca o di una multinazionale, sia chiaro, anzi, il più delle volte si tratta di atti politicamente sciocchi e controproducenti. Però, dal momento che quegli stessi atti, per quanto infantili, hanno un valore simbolico (e per questa ragione vengono posti in essere), allora vale anche e soprattutto per le “bravate” dei “fascisti del terzo millennio”, come amano definirsi. E se tanto mi da tanto, se me lo permettete, tra assaltare la filiale di una multinazionale o contestare anche in modo violento un vertice del G8 o l’inaugurazione di una “kermesse di regime” come l’Expo da una parte, e aggredire un gruppo di immigrati dall’altra, c’è una bella differenza. E chi non riesce a vederla e mette tutto e tutti nello stesso calderone, vuol dire che è ottuso oppure in malafede.<br />
Purtroppo queste organizzazioni neofasciste (vale per la Lega Nord come per Casa Pound o simili, comunque oggi alleati) hanno buon gioco nel fare ciò che fanno. Speculano, come sempre hanno fatto, sull’insicurezza di tanta gente che vive una condizione di sofferenza e di forte disagio sociale e che, priva di una coscienza politica e di classe, individua negli immigrati, cioè in quelli che se la passano ancora peggio di loro, la causa o una delle cause principali della loro condizione. Ma anche sull’egoismo di quei settori della piccola e della media borghesia, impauriti anch’essi e in parte impoveriti dalla crisi economica, che credono di difendersi chiudendosi, non solo metaforicamente, nei loro fortilizi. Quanto accaduto in questi giorni a Roma e nel Trevigiano è emblematico in tal senso. Ciò che ha animato la “rivolta” non è stato in questi casi solo l’ostilità nei confronti degli “stranieri” ma il timore, molto più prosaico, che le loro case potessero deprezzarsi, perdere di valore a causa della presenza di questi ultimi che, in quanto tale, è considerata come fonte e causa di degrado.<br />
Questo non vuole essere un giudizio moralistico e men che meno un atteggiamento ideologico e supponente nei confronti di chi, in molti casi anche faticosamente e a prezzo di grandi sacrifici, si è messo un tetto sotto la testa e ha costruito per se e per la propria famiglia una vita decente, ma solo il tentativo di abbozzare un’analisi lucida (che non vuol dire giustificare…), sia pur estremamente sintetica, sulle cause che sono a monte dell’ ostilità nei confronti dei migranti.<br />
Il caso di Casale San Nicola è simile (nell’ostilità) ma allo stesso tempo in larga parte diverso (nella sostanza) da quello di Tor Sapienza dove, non molto tempo fa, scoppiò una rivolta contro il centro che ospitava gli immigrati. Tor Sapienza è una borgata, un quartiere periferico da sempre disagiato e degradato, che una volta avremmo definito “proletario” (oggi il termine è desueto ma la sostanza è la stessa…), dove gli autoctoni e gli stranieri si trovano a condividere lo stesso degrado sociale, la stessa assenza di servizi e di strutture, la stessa mancanza di lavoro e di prospettive e la stessa condizione di miseria esistenziale, oltre che materiale. E’ in questo contesto che cresce e si sviluppa una sorta di competizione che finisce per sfociare nell’ ostilità e nel risentimento, anche e soprattutto in questo caso, da parte dei primi nei confronti dei secondi: la famosa “guerra fra poveri” alimentata ad arte dai padroni del vapore (divide et impera) e da quelle forze neofasciste che su di essa proliferano.<br />
Casale San Nicola è invece un quartiere residenziale, abitato per lo più da una neo piccola e media borghesia di commercianti e piccolissimi imprenditori, per lo più culturalmente sprovveduti, in molti casi di origine popolare, che difendono il loro “status” di “neo borghesi” (termine anche questo improprio ma ci capiamo anche in questo caso) e il “loro” territorio che rischia di essere “invaso” dagli stranieri. I quali, è bene ricordarlo, sono poveri, anzi poverissimi, e questa è la loro “colpa”. Perché se invece di essere poveri fossero benestanti e abitassero nella villetta accanto alla loro o addirittura in una villa, qualora fossero ricchi, il problema non si porrebbe e le “rivolte” non scoppierebbero. Tutt’al più ci sarebbe una sorta di rancore, di invidia più o meno manifesta nei confronti di quello straniero “che ha fatto i soldi”.<br />
Quindi, come vediamo, il problema non è dato tanto dalla questione etnica quanto da quella sociale. E’poi ovvio che quando questi due aspetti si sovrappongono si crea una miscela esplosiva.<br />
Ed è sempre facendo leva su questi “sentimenti” che la destra neofascista e leghista riesce a costruire un blocco sociale interclassista (e ad esercitare anche egemonia politica e culturale), il cui collante è appunto l’ostilità nei confronti degli stranieri e di un non meglio identificato “sistema” (nulla a che vedere con una critica strutturale del dominio capitalistico che non ha nessuna intenzione di mettere realmente in discussione se non in determinati aspetti “culturali”) che provocherebbe questa situazione (e in effetti è così, solo che sono sia la diagnosi che la “cura” ad essere completamente sballate…). In questo blocco sociale interclassista è solo apparentemente assente la borghesia più ricca e altolocata per un motivo molto semplice: i ricchi e i potenti non vivranno mai le contraddizioni create dal loro stesso sistema per la semplicissima ragione che ne godono solo i vantaggi e i privilegi. Del resto, per fare solo un esempio, nessun centro di accoglienza per migranti verrà mai collocato in una quartiere di ricchi. Il rapporto che questi ultimi hanno con gli immigrati è solo quello che hanno con i nuovi “servi”, cioè con i camerieri e le cameriere, i badanti e la badanti, le baby sitter e i dog sitter che prestano servizio nelle loro case. Questa alta borghesia (diciamo classe sociale ultracapitalistica), data la sua condizione, può permettersi anche di assumere rispetto a questo ordine di problemi, un atteggiamento liberale e “politicamente corretto”, ed in effetti è proprio quello che il più delle volte assume, fingendo di scandalizzarsi per i comportamenti intolleranti, rancorosi e violenti di quei settori popolari e di piccola e media borghesia di cui sopra. Ma è proprio qui che continua il depistaggio ideologico da parte della destra neofascista e neoreazionaria la quale si guarda bene, ovviamente, dall’organizzare la rabbia dei ceti popolari verso i veri responsabili della loro condizione di oppressione e disagio sociale (altrimenti sarebbe un’altra cosa…), per dirottarla contro quelli che vivono una condizione ancora peggiore. Ecco che in questo modo si chiude il cerchio. Nella migliore scuola fascista, si acchiappano due, anzi, tanti piccioni con una fava: si alimenta ad arte una guerra fra poveri, si depistano ideologicamente le masse, si crea una gigantesca falsa coscienza e ultimo, ma niente affatto per ultimo, si disinnesca il conflitto di classe.<br />
Coloro che, specie negli ultimi anni (fra cui anche autorevoli pensatori), hanno sostenuto che il fascismo fosse un fenomeno ormai storicamente superato, hanno commesso un grave errore interpretativo. Certo, se per fascismo intendiamo solo ed esclusivamente quello che si è determinato nel ventennio italiano dal 1922 al 1943, allora hanno “tecnicamente” ragione, perché quello è un evento che in quelle date forme e modalità appartiene appunto alla storia e non è ripetibile. Ma noi sappiamo che tutto si trasforma, con il trasformarsi della realtà storica. Questo vale naturalmente anche per il fascismo che si manifesta in forme e modalità sia pure in parte nuove, come è normale che sia, date le differenti circostanze e contesti storici. E non c’è alcun dubbio sul fatto che gli atteggiamenti di ostilità, di razzismo, di intolleranza diffusa e di odio nei confronti degli immigrati affondino le loro radici nella cultura e nell’ideologia fascista e nelle sue propaggini.<br />
E’ doveroso sottolineare che questa sorta di fascismo diffuso (la logica degli “sparuti gruppi di provocatori e violenti “ non regge più, bisogna affrontare il toro per le corna e non raccontarsi balle…) prolifera anche e soprattutto a causa dell’assenza sempre più drammatica di una forza politica in grado di sviluppare una moderna ma forte critica di classe e anticapitalistica.</p>
<p>http://www.linterferenza.info/editoriali/allarmi-son-fascisti/</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=5154</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Populismo e liberismo: la ‘rivoluzione’ di Salvini in camicia nero-verde</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5119</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5119#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 22:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Alain de Benoist]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[De Benoist]]></category>
		<category><![CDATA[Dughin]]></category>
		<category><![CDATA[Fascisti]]></category>
		<category><![CDATA[Le Pen]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Luca Andriola]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=5119</guid>
		<description><![CDATA[  &#160; &#160;   &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Matteo Luca Andriola Le elezioni europee del maggio 2014 hanno rilanciato la Lega Nord, che con il 6% dei consensi ottenuti a livello nazionale conferma che la scelta di Matteo Salvini alla guida del Carroccio è stata vincente: l’uomo giusto al momento giusto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left">
<p><strong><span style="font-size: large;"> </span></strong><strong><br />
</strong><em></em></p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/06/image-215x350.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5121" title="image-215x350" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/06/image-215x350-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="http://www.rivistapaginauno.it/matteolucaandriola.php">Matteo Luca Andriola </a></em></p>
</div>
<table width="8" border="0" cellspacing="3" cellpadding="3" align="center">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" height="79"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="justify">Le elezioni europee del maggio 2014 hanno rilanciato la Lega Nord, che con il 6% dei consensi ottenuti a livello nazionale conferma che la scelta di Matteo Salvini alla guida del Carroccio è stata vincente: l’uomo giusto al momento giusto. Certo, nulla di paragonabile al Front national di Marine Le Pen, che con quasi il 24,8% ha fatto tremare i palazzi di Parigi e quelli della troika, mandando a Bruxelles 25 deputati, e ha superato i gollisti dell’Ump (20,8%) e la gauche riformista, il Ps di Hollande (un misero 14%) (1).</p>
<p align="justify">Salvini è stato più modesto con il suo 6% (oggi però i sondaggi danno la Lega proiettata al 14-15%), ma se pensiamo al tracollo dopo l’ultradecennale gestione di Umberto Bossi, con il partito dato al 3%, risulta evidente quanto il rampante Matteo abbia salvato il Carroccio, cambiando abito e dando una verniciata di nuovo a un partito ormai imbolsito, lontano dai fasti dei primi anni Novanta e dalla fase secessionista, quando il giudice Papalia arrivò a denunciare tale progetto e le camicie verdi come lesive all’unità d’Italia. La Lega Nord – ci vuole poco, basti ricordare l’ultima gestione bossiana caratterizzata da scandali finanziari e dal malcostume – con il passare degli anni, specie con le alleanze con il centrodestra, era diventato un partito totalmente funzionale al sistema, garante della rivoluzione neoliberista apparentemente predicata solo dal centrodestra, ma concretamente perpetrata da ambo gli schieramenti in campo, quello conservatore e quello progressista, entrambi volenterosi complici dei vertici dell’Unione europea.</p>
<p align="justify">Il restyling leghista è avvenuto su binari ben precisi: la crisi economica nella vicina Francia stava rilanciando la Le Pen come, apparentemente, unica opposizione all’eurocrazia, e il Carroccio, archiviato il flirt con la Csu bavarese di Roberto Maroni e della sua Lega 2.0 – desideroso di diventare una forza moderata egemone al Nord da contrapporre a un Pdl rappresentante del resto d’Italia e distante dagli impresentabili lepenisti francesi – diventa improvvisamente antieuropeista (pur non essendo mai stato una forza euro-entusiasta) e filolepenista. Il tutto nel giro di poco tempo, mentre lo stesso Maroni, che ha appoggiato Salvini contro la vecchia guardia bossiana, nel 2012 risultava essere favorevole alla creazione di una Europa federale fondata su delle macroregioni, dove doveva spiccare l’Euroregione Padana-Alpina, macroregione transfrontaliera fra regioni affini dal punto di vista economico, cioè la Lombardia, il Piemonte e il Veneto, l’Austria alpina, la Francia meridionale con Rhôme Alpes, la Baviera e la Slovenia; zone dove prevalgono, sempre non casualmente, diversi populismi alpini (quelle italiane sono guidate da giunte di centro-destra con a capo la Lega Nord, la Carinzia è amministrata dal Bzö fondato da Jörg Haider, forza populista con propensioni governative), regioni dove il Pil è molto più alto che in altre zone; e ovviamente mantenendo il produttivo Nord Italia e queste regioni all’interno dell’eurozona.</p>
<p align="justify">Nel suo libro-manifesto del 2012, <em>Il mio Nord. Il sogno dei nuovi barbari</em>, Maroni scrive: “Il nostro obiettivo politico [della Lega, <em>n.d.a.</em>] è quel lo di diventare il primo partito in tutte le regioni del Nord, sul modello della Csu bavarese, condizione indispensabile per costruire una forte Euroregione, costituzionalmente autodeterminata. Si tratta di un progetto rivoluzionario perché il Nord potrebbe anche diventare il primo tassello di quell’Europa che abbiamo in mente: l’Europa delle Regioni e dei Popoli. [...] Questo assunto ci colloca a grandissima distanza dai partiti e dai movimenti neonazionalisti. Insomma, è ora di finirla con i soliti stereotipi: noi non siamo i nipotini di Le Pen” (2). La crisi economica non innescherà affatto – secondo il <em>moderato</em> Maroni – progetti rivoluzionari e antisistemici, perché “la possibilità di muoversi liberamente nell’Eurozona fa sì che un imprenditore non sia costretto a rimanere nel suo Paese: può chiudere il suo stabilimento nel Nord Italia e aprire in Slovenia o in Polonia”.</p>
<p align="justify">Solo con l’autonomia del Nord – con una Lega egemone – “quell’imprenditore che vuole chiudere a Treviso e aprire a Lubiana avrà trovato la risposta ai suoi problemi. Una Lega egemone, espressione di un blocco sociale fortemente rappresentativo del lavoro in tutte le sue componenti, può costringere Roma e Bruxelles ad avviare il processo che porta alla realizzazione della Euroregione Nord, a statuto fiscale speciale, configurabile nel sistema dei ‘tre quarti a me e un quarto allo Stato’. È con quest’ultimo quarto che Roma deve mantenere la Magna Grecia. Ecco, a Roma faccio una proposta: l’Euroregione del Nord, e in cambio riconosciamo lo status di mantenimento del Sud, che consideriamo la nostra vera controparte. Dobbiamo staccare l’assegno? Siamo pronti a farlo. Con gli stessi criteri di una coppia che divorzia, dove chi ha di più paga gli alimenti. [...] La mia idea è semplice: ti mantengo, ma ci lasci il residuo fiscale, ovvero i tre quarti del gettito complessivo. All’Europa, invece, dico: l’Italia non può essere tutta nell’Europa, solo il Nord può collocarsi nell’Eurozona. La Grecia, la Magna Grecia e un pezzo della Spagna diventeranno l’area mediterranea che l’Europa, come tutti sappiamo, dovrà mantenere da qui in avanti” (3).</p>
<p align="justify">È il caso di dire che Maroni su una cosa ha totalmente ragione: la struttura liquida della Ue e il graduale dissolvimento dei confini interni e delle sovranità hanno senz’altro avvantaggiato sia il grande capitale finanziario che la grande industria produttiva, i quali percepivano gli Stati solo come un freno alla loro libertà di investire: la tua azienda vive dei limiti fiscali? La Ue ti permette di licenziare i tuoi dipendenti e spostare il tutto nell’Est, dove i lavoratori percepiscono paghe più basse e i diritti sindacali sono un’utopia. Il discorso maroniano è rivolto sia a questa imprenditoria che al suo ceto di riferimento, la piccola-media impresa, che ha premiato elettoralmente la Lega nel nord-est e che, a differenza degli squali dell’alta finanza, non è riuscita ad arricchirsi con la crisi ed è in via di proletarizzazione quasi come i ceti salariati. E a loro (alle ‘vittime’ della crisi in corso, siano essi salariati, cittadini indignati contro una politica fatta di privilegi per pochi, pronti a salire sulle barricate sollevando i forconi, o imprenditori e negozianti terrorizzati di chiuder bottega) è rivolto il nuovo corso leghista salviniano, che archivia ogni velleità secessionista – perché mantenere il 75% di tasse nella regione, checché ne dica Maroni, è una secessione fiscale, primo passo per quella politica – e trasforma la Lega Nord nel Front national italiano, in una fase in cui Alleanza nazionale è scomparsa e alla destra di tale soggetto non esistono che frange neofasciste velleitarie e minoritarie, mentre l’a-ideologico Movimento 5 stelle si barcamena tra grandi difficoltà con un elettorato misto, un po’ proveniente dalla sinistra, un po’ dal centro liberale e un po’ dalla destra conservatrice.</p>
<p align="justify"><strong><br />
Il liberale Salvini e il nuovo corso: dalla camicia verde a quella nera</strong><br />
Il Carroccio inizia il suo nuovo corso spostandosi apertamente a destra in modo molto interessante, aprendo cioè il dialogo con intellettuali anticonformisti, alcuni apertamente di destra, altri addirittura della sinistra eretica.<br />
Nel primo caso abbiamo una serie di convegni organizzati da alcuni circoli in odore di neofascismo, animati da ex militanti della destra radicale o di quella sociale alemanniano-storaciana: il circolo culturale Il Talebano, per esempio, del giovane Vincenzo Sofo (ex membro de La Destra di Francesco Storace), consigliere nella zona 6-Milano per la Lega Nord, che ha indetto nel 2013 una serie di convegni con intellettuali anticonformisti come Massimo Fini, Pietrangelo Buttafuoco e il maître à penser della nouvelle droite francese Alain de Benoist. Una serie di serate indispensabili per l’evoluzione in senso lepenista della Lega Nord, e non solo per le accese critiche – senz’altro condivisibili – che questi intellettuali fanno alla struttura finanziaria e liberista dell’Unione europea, ma anche per il programma politico, che ha incoronato Salvini segretario del Carroccio. Un’area intellettuale che descrive le origini della crisi economico-finanziaria e del turbocapitalismo con analisi simili a quelle di un economista di scuola marxista, ossia un fenomeno sconnesso dall’economia reale che va superato dando più sovranità ai popoli del continente e, come afferma Alain de Benoist, anche alle comunità locali, attaccate da una troika e da un’alta finanza interessata solo al proprio profitto e all’utilitarismo (4).</p>
<p align="justify">La svolta lepenista del Carroccio è avvenuta anche in nome di un pragmatismo antieuropeista, perché “se, per portare avanti certi temi a cui tengo – ha detto Salvini durante l’incontro con de Benoist – come un’idea diversa di Europa, devo ragionare con la destra, ci ragiono volentieri” (5). Non, ovviamente, con impresentabili formazioni come Jobbik e Alba dorata, ma con i neopopulismi, forze che per la maggiore hanno al loro interno quote più o meno importanti della cosiddetta fascisteria (dalla matrice di un numero consistente di quadri, all’apparato mitopoietico), ma che si rivelano presentabili e ragionevoli: il Fn di Marine Le Pen, il Fpö di Hans-Christian Strache, il Pvv di Geert Wilders, i fiamminghi del Vlaams Belang ecc.</p>
<p align="justify">Nel farlo, Salvini ha sposato il nazionalismo, ideologia un tempo estranea al Carroccio, permettendo un’espansione del partito in zone come il centro-sud, un tempo estranee al consenso. “Per la prima volta nella sua storia – nota il giornalista-blogger antifascista Saverio Ferrari – la Lega ha tenuto e organizzato in una campagna elettorale iniziative nelle regioni del centro-sud. In prima fila lo stesso segretario. Anche il taglio degli slogan è mutato per indicare il nuovo corso: «Basta tasse, basta immigrati, no Euro, prima gli italiani!». La traduzione in pratica delle posizioni del Front national francese con il quale il partito di Salvini ha stretto un’alleanza in occasione del voto. Da qui il superamento del secessionismo [...] che ha fortemente impattato nel mondo dell’estrema destra, che incapace di presentare proprie liste è rifluito in larga parte in quelle della Lega. È stato il caso di CasaPound, che ha sostenuto apertamente nel centro Italia la candidatura di Mario Borghezio, poi eletto con poco più di cinquemila preferenze” (6).</p>
<p align="justify">Se si esclude l’ovvio – è risaputo che il leghista Borghezio è stato un quadro ordinovista, una colonna del mensile antimondialista della destra radicale Orion, diretto da Maurizio Murelli, interessato, dal 1987 al 1992, al regionalismo leghista (la cui rivista è stata l’incubatrice dei <em>fascisti del III millennio</em> con le sue iniziative culturali, si vedano le Università d’estate di Sinergie europee) e, cosa non meno importante, sorta di plenipotenziario sin da tempi di Bossi per i contatti con l’estrema destra europea (7) – è chiaro che la rivoluzione salviniana ha riempito un vuoto lasciato da An, da sempre, grazie alla destra sociale, capace di aggregare attorno a sé tutto quello che stava alla sua destra. Ora, invece, cavalcando gli squilibri creati dalle politiche neoliberiste della Ue, Salvini – nominalmente nemico di tale sistema – diviene il nuovo referente di tale area politica, alla perenne ricerca di punti di riferimento.</p>
<p align="justify">Non casualmente cambiano anche i referenti a livello geopolitico: se la vecchia Lega si era schierata – come la sinistra radicale, Fiamma tricolore, il Grece di de Benoist e gli antimondialisti di Sinergie europee – contro la guerra alla Serbia di Slobodan Milosevic (8), ora che a far da contraltare agli Stati Uniti, al loro desiderio unipolare di dominare le sorti del globo e alla loro <em>way of life</em> neoliberista c’è il presidente Vladimir Putin – amato e osannato dalle destre radicali e dalla nouvelle droite per la presenza nell’entourage presidenziale del professor Aleksandr Dugin, filosofo nazionalbolscevico e teorico indiscusso dell’Impero Eurasiatico e punto di riferimento per tutti i fautori dell’Eurasia, un grande blocco geopolitico unito da Dublino a Vladivostok e alleato con i Paesi del Brics e quelli antiamericani – il cuore della Lega batte per lui e per la Russia; al punto di arrivare a invitare delegati del partito putiniano al Congresso leghista e a Mosca tramite l’Associazione culturale Lombardia-Russia, diretta dal giornalista leghista Gianluca Savoini (orionista della prima ora e vicinissimo a Murelli fin dagli anni Ottanta) e dall’ex giornalista di TelePadania Max Ferrari (ex Guardia padana, che nei primi anni Novanta, con lo scoppio della guerra in Jugoslavia, ha compiuto insieme a giovani leghisti varesini e piemontesi – come l’on. Guido Rossi, ex membro del Circolo culturale Barbarossa, animato nel 1979 da Murelli a Saluzzo e frequentato da Borghezio – diverse spedizioni in Croazia e nei Balcani per prestare aiuto alle popolazioni locali).</p>
<p align="justify">Questo circolo – ve ne sono di identici nel Front e negli altri partiti neopopulisti – in prima linea nell’intessere i legami diplomatici fra via Bellerio e il Cremlino, ha patrocinato un incontro tenutosi nel capoluogo lombardo alla presenza di Aleksandr Dugin il 4 luglio 2014, dal tema: “La sfida eurasiatica della Russia”. Ma che c’entra Salvini, i legami con il neofascismo e il liberalismo tanto sbandierato?</p>
<p align="justify">
<strong>La rivoluzione liberale del gobettiano Salvini</strong><br />
Nel novembre 2014 il presenzialista lepenista Matteo Salvini, a zonzo per l’etere da un talk show all’altro o inviando valanghe di post provocatori su Twitter e Facebook, è balzato agli onori della cronaca politica – che tra l’altro non lo ha mollato un secondo da quando è diventato segretario – grazie al suo <em>nuovo progetto</em> che sembra antitetico a quello movimentista filolepenista: la ‘rivoluzione liberale’, un vecchio cavallo di battaglia del centro-destra dal 1994 e, secondo loro, mai realizzato. Uno dei fautori di tale svolta, Igor Iezzi, coordinatore provinciale di Milano per la Lega Nord, già nell’ottobre 2013 affermava: “Non ce li vedo Maurizio Lupi e Angelino Alfano a fare la rivoluzione liberale”. “Berlusconi – proseguiva l’esponente leghista – ci ha provato agli inizi della sua avventura politica, derubando la Lega di molte istanze liberali, ma poi si è arenato con alleati che a seconda della latitudine assumevano posizioni più o meno stataliste. [...] Dobbiamo rilanciare i temi del meno Stato e più Società che la Lega degli inizi aveva trasformato nel suo principale cavallo di battaglia e in questo modo sono certo che riconquisteremo molti dei voti finiti al Popolo della Libertà/Forza Italia. Torneranno a casa, ecco, qui nel Carroccio” (9).</p>
<p align="justify">Ed ecco tornare gli anni Novanta, in cui dirigenti e militanti attingevano al pensiero liberale mentre alcuni quadri locali, quelli provenienti dalla destra radicale e identitaria, facevano convegni nel varesotto o in Veneto con il filosofo della nouvelle droite Alain de Benoist, o si facevano ospitare sulle pagine di Diorama letterario, organo della nuova destra italiana di Marco Tarchi, anch’egli interessato al neonato progetto federalista della Lega (10).</p>
<p align="justify">Insomma, identitarismo etnocentrico unito a un po’ di sano neoliberismo, il tutto equilibratamente bilanciato e corretto dalla sempre eterna ‘preferenza nazionale’, ripresa nei programmi sull’immigrazione delle destre populiste europee, che non mette in discussione il sistema economico e le privatizzazioni ma pone paletti identitari per l’accesso al welfare e ai servizi pubblici, il classico <em>Prima i nostri!</em>, formula adottata dal Front national di Jean-Marie Le Pen dal 1985 ed elaborata da Yvan Blot e Jean-Yves Le Gallou, ex quadri intellettuale del Grece di Alain de Benoist animatori nel 1979 del Club de l’Horloge, circolo politico-culturale nato in seno alla nouvelle droite, economicamente reaganiano, atlantista e al servizio diretto delle destre tutte, quelle liberalconservatrici, quelle golliste e quelle nazionalpopuliste, per costruire una <em>droite plurelle</em> e unitaria – a differenza della casa madre grecista, favorevole alla sussidiarietà, critica verso l’americanismo e l’approccio politico diretto (11).</p>
<p align="justify">Dunque, se ‘liberale’ per Berlusconi &amp; Co. (ma pure per gli avversari definiti ‘comunisti’ dalla propaganda berlusconiana, ieri fautori delle prime leggi sulla precarietà e oggi del Jobs Act, elogiato da Bce, Fmi e Moody’s) è sinonimo di ‘deregolamentazione’, per la Lega Nord e forze populiste affini significa usare quanto risulta più comodo della globalizzazione neoliberista, diventando poi antimondialisti e patriottici (localmente o a livello nazionale) quando le contraddizioni sono evidenti, il proprio elettorato se ne accorge o ne diviene vittima.</p>
<p align="justify">Ma la rivoluzione liberale salviniana è oggi soprattutto contro Renzi, contro i lacci di Bruxelles per ottenere un’egemonia all’interno del centro-destra, ora che è in cerca di nuova leadership. Nel novembre 2014, in un’intervista a Massimiliano Mingoia, Salvini sostiene che tale rivoluzione “parte da un programma. Il 13 dicembre a Milano presenteremo la nostra proposta di rivoluzione fiscale. Dagli Stati Uniti arriverà il professor Alvin Rabushka, uno degli ideatore della flat tax. L’obiettivo è un dimezzamento delle tasse con un progetto serio”, e afferma che la vera rivoluzione liberale proposta da Berlusconi nel 1994 potrà esser fatta oggi con lui, dato che “ci sono tutte le condizioni per farla. Siamo in una situazione di emergenza che vent’anni fa non c’era. Adesso siamo con l’acqua alla gola, bisogna cambiare il sistema fiscale italiano. Con lo 0,1 in meno non si risolve nulla”. E ancora, dopo i viaggi in Paesi antiamericani come la Russia di Putin e la Corea del Nord, il leader leghista afferma: “Mi piacerebbe andare negli Stati Uniti, a Washington, ma non per incontrare i democratici, ma i repubblicani, che spero vincano le elezioni di Midterm. Finalmente il bluff di Obama sta per essere svelato. Mi sembra una parabola simile a quella di Renzi. Tante promesse e una fine ingloriosa” (12).</p>
<p align="justify">Un percorso che, non a caso, ricorda quello di Marine Le Pen, anch’essa filoputiniana, antieuropeista, favorevole a svolte sociali e sostenuta da numerosi quadri dell’estrema destra antimondialista e anticapitalista, che nel 2011, dopo essere stata eletta presidente del Front national, è “volata a New York [...] e ha incontrato per venti minuti l’ambasciatore d’Israele all’Onu, Ron Prosor. E il quotidiano Haaretz le concede una possibilità, purché la condanna dell’anti-semitismo sia «chiara e forte». A Palm Beach, Marine ha cenato con duecento repubblicani del Tea Party da Bill Diamond, finanziatore ebreo di Rudolph Giuliani. E per un soffio non è stata accolta da vip al Museo della Shoah a Washington. Che il secondo turno sia dietro l’angolo?” (13).</p>
<p align="justify">
<p align="right"><em> <a href="http://www.rivistapaginauno.it/matteolucaandriola.php">Matteo Luca Andriola</a></em></p>
<p align="left">
<p align="left">
<p><span>1) Cfr.<a href="http://www.rivistapaginauno.it/nuova-destra-front-national.php"><em> Il Front national in Francia: la cavalcata di Marine Le Pen</em></a>, Matteo Luca Andriola, Paginauno n. 38/2014<br />
2) R. Maroni, <em>Il mio Nord. Il sogno dei nuovi barbari</em>, con C. Brambilla, Sperling &amp; Kupfer, 2012, pp. 3, 4<br />
3)<em> Ibidem</em>, p. 20, 21<br />
4) Cfr. <a href="http://www.rivistapaginauno.it/nuova-destra-lega-nord.php"><em>Alain de Benoist e Matteo Salvini: una Lega Nord “al di là della destra e della sinistra”</em></a>, Matteo Luca Andriola, Paginauno n. 36/2014<br />
5) <em>Salvini si prepara a guidare la lega: “Alleanze con la destra estrema? Ci ragiono volentieri”</em>, il Fatto Quotidiano, 3 dicembre 2013<br />
6) S. Ferrari, <em>Lega Nord, l’estrema destra ora parla «padano»</em>, Il Manifesto, 4 settembre2014<br />
7) “Io, in semilibertà, mi ero stabilito a Saluzzo. Là avevo fondato Orion, punto di ritrovo di tante persone di destra. [...] Borghezio era un giovane avvocato con origini di estrema destra, aveva il pallino del complotto giudaico-massonico. [...] Poi, purtroppo, sono stato io a consigliargli di entrare in Lega. Quel movimento era agli albori. Qualcuno di noi lo considerava una pagliacciata. Altri no. Io ho detto a Mario: prova a entrare, mi pare che in Lega si stia concentrando il discorso delle tradizioni, dell’identità&#8230; È entrato, fine anni Ottanta. Dopo un po’ l’ho perso di vista. E me lo ritrovo capovolto. [...] Non avrei mai pensato che arrivasse a quest’odio per l’Islam, a questa difesa delle radici cristiane. È inspiegabile, è un non-senso. [...] Perché le radici che consideravamo, allora, erano semmai pagane. [...] E comunque l’islamismo è rispettatissimo”. M. Murelli, dichiarazione rilasciata a M. Sartori, in <em>Borghezio: Fascio, Lega e Bastone. Ora è il campione della lotta all’Islam ma un tempo gridava al complotto giudaico-massonico</em>, l’Unità, 23 ottobre 2002<br />
8) L’avvocato milanese Stefano Vaj, ex esponente della nuovelle droite e ora membro dell’associazione filoleghista Terra Insubre, nota che “potrebbe perciò piacevolmente sorprendere l’assoluta unanimità con cui praticamente tutte le forze al di fuori dalla più immediata area culturale occidentalista e mondialista – da Rifondazione comunista al Front national, dalla Lega Nord a Sinergie europee al Grece alla Fiamma tricolore – hanno mostrato di percepire immediatamente strumentalità e reale significato dell’attacco degli Usa alla Serbia di Slobodan Milosevic”. S. Vaj, <em>Processo alla Serbia</em>, L’Uomo libero, n. 54, ottobre 2002. Sull’organo leghista furono ospitati interventi di Alain de Benoist e Guillaume Faye, anch’egli noto esponente del Grece e amico di Vaj. Cfr. A. de Benoist, <em>Kosovo e Kurdistan, due pesi e due misure</em>, La Padania, 2 aprile 1999; Id.,<em> Si è aperto il vaso di Pandora</em>, ivi, 6 aprile 1999; G. Faye, <em>I governi europei battano un colpo</em>, ivi, 19 aprile 1999<br />
(9) M. Brusini,<em> Il futuro della Lega si chiama rivoluzione liberale</em>, L’Intraprendente, ottobre 2013<br />
10) I contatti fra nuova destra e il leghismo iniziano nel 1992/93 con la nascita del sistema Maastricht. Nel settembre 1993 esce un numero monografico di Diorama letterario (n. 171) intitolato “L’ipotesi federalista, una prospettiva per l’Europa dei popoli”, con contributi di Irene Pivetti e Gianfranco Miglio; segue, l’11 dicembre 1993, un dibattito organizzato a Gorizia dalla locale giunta regionale della Lega, intitolato “Dopo Maastricht, quale Europa? Prospettive e scenari per l’unità europea”, con Alain de Benoist. Cfr. E. D’Erme, <em>Un federalismo imperiale. Lega e Nuova Destra si sono incontrate a Gorizia. Stesse parole, nemici e proposte. Invitato d’eccezione, il filosofo francese Alain de Benoist</em>, Il manifesto, 15 dicembre 1993<br />
11) Cfr. J.-Y. Le Gallou, <em>La Préference nationale: réponse à l’immigration</em>, A. Michel, 1985. Mentre il Grece afferma che l’economia “non è un fine, ma uno strumento al servizio della politica. Per questo è necessaria una direzione politica dell’economia che permetta l’emergere di un civismo economico superiore agli interessi e ai profitti del mercato, i quali non fanno necessariamente gli interessi della patria” (Ch. Champetier, <em>Europe trosième Rome</em>, Grece, 1988), ed è quindi favorevole alla sussidiarietà e a forme di neocorporativismo, i ‘dissidenti’ del CdH ritengono che la promozione di un welfare state creerebbe omologazione, livellamento ed egualitarismo forzato, e sono per un “liberalismo al servizio dei popoli”: “L’identità va di pari passo, in Occidente, con la libertà. [...] Essere libero significa affermare la propria identità, ciò vale sia per il singolo individuo che per il gruppo” (Lettre d’information du Club de l’Horloge, n. 39/1988). Sulla sussidiarietà e sul suo legame intrinseco con il neoliberismo, cfr. Giovanna Cracco, <em><a href="http://www.rivistapaginauno.it/welfare-sussidiarieta-cl.php">Il welfare ai tempi della sussidiarietà neoliberista: privato e clericale</a></em>, Paginauno, n. 30/2013<br />
12) M. Mingoia, L’intervista <em>Salvini: “Sarò meglio di Berlusconi. Farò la vera rivoluzione liberale”</em>, QN Quotidiano nazionale, 3 novembre 2014<br />
13) M. Ventura, <em>Francia: sfida a destra al primo turno</em>, Panorama, 6 dicembre 2011</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://www.rivistapaginauno.it/nuova-destra-lega-nord-%20salvini.php</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=5119</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>NÉ DI DESTRA, NÉ DI SINISTRA»: FASCISTI DENTRO</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4957</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4957#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 11:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Lami]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Fusaro]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fiom]]></category>
		<category><![CDATA[Front National]]></category>
		<category><![CDATA[Iannone]]></category>
		<category><![CDATA[Le Pen]]></category>
		<category><![CDATA[Marxismo]]></category>
		<category><![CDATA[Preve Costanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità nazionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=4957</guid>
		<description><![CDATA[[Nella foto: Simone di Stefano di Casa Pound tra Adriana Polibortone vicepresidente di Fratelli d'Italia e Borghezio della Lega Nord] di Anna Lami Con l’aggravarsi della crisi economica nell’area euro, in Italia è sorto un vasto e frammentato mondo associazionistico che si batte per l’uscita dalla moneta unica e dall’Unione Europea ed il recupero della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/d_672-458_resize.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4958" title="d_672-458_resize" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/d_672-458_resize-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3>[Nella foto: Simone di Stefano di Casa Pound tra Adriana Polibortone vicepresidente di Fratelli d'Italia e Borghezio della Lega Nord]</h3>
<h3></h3>
<h3>di Anna Lami</h3>
<div>
<div dir="ltr">
<div>
<div>Con l’aggravarsi della crisi economica nell’area euro, in Italia è sorto un vasto e frammentato mondo associazionistico che si batte per l’uscita dalla moneta unica e dall’Unione Europea ed il recupero della sovranità nazionale. In quest’area, che in molti hanno definito “sovranista”,  è opinione piuttosto diffusa che la battaglia per la sovranità nazionale debba essere “trasversale”, quindi oltre le categorie di destra e sinistra, considerate ormai desuete, al pari della questione fascismo/antifascismo.</div>
<div>
[Nella foto: Simone di Stefano di Casa Pound tra Adriana Polibortone vicepresidente di Fratelli d'Italia e Borghezio della Lega Nord]</div>
<div>Su posizioni simili, e con una cassa di risonanza decisamente più ampia rispetto agli ambienti “sovranisti”, si trova anche il <em>Movimento 5 Stelle</em>, che ha fatto del superamento  della dicotomia  destra/sinistra e del disinteresse per l’antifascismo un tratto significativo della propria identità politica.</div>
<div></div>
<div>Anche alcuni intellettuali di provenienza marxista, come Costanzo Preve o, quantomeno studiosi di Marx, come Diego Fusaro, hanno più volte sostenuto nei loro scritti l’esaurimento delle categorie destra/sinistra  e l’assurdità dell’antifascismo “in assenza di fascismo”. [<a href="http://sollevazione.blogspot.it/2013/10/dicotomia-destra-sinistra-tramonto-o.html">Avevamo già avuto modo di criticare le idee di Preve e Fusaro</a>. NdR]</div>
<div></div>
<div>Preve, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, è tornato spesso su queste questioni. Pur ritenendo “<em>integralmente legittima la resistenza antifascista europea, ivi compresa quella italiana</em>”,  considerava “<em>tuttavia chiuso questo episodio storico, e non chiuso in parte, ma chiuso del tutto</em>”. Unica vera grave pecca di Mussolini, secondo Preve, fu la politica di aggressione imperialista e colonialista: “<em>È questo, e praticamente solo questo, che non perdono a Mussolini: l’aggressione ai popoli da colonizzare ed ai vicini che non ci minacciavano né direttamente né indirettamente</em>.”<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn1">[i]</a> Sulla stessa lunghezza d’onda anche Diego Fusaro: “<em>se per fascismo intendiamo il fascismo storico mussoliniano, esso si è estinto da ormai più di cinquant&#8217;anni e non ha senso, dunque, la sopravvivenza dell’-anti alla realtà cui l’-anti si contrapponeva. Se per fascismo intendiamo genericamente la violenza, oggi allora il fascismo è l’economia capitalistica (Fiscal Compact, debito, precariato, ecc.), ossia ciò che gli odierni sedicenti antifascisti accettano in silenzio</em>”.<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn2">[ii]</a></div>
<div>Effettivamente, queste argomentazioni avrebbero senso se per fascismo si volesse indicare la sola prassi politica fondata sulla violenza e sulla sopraffazione dell’altro (che si tratti di oppositori politici o popoli da sottomettere); ridurre, però, il fascismo a violenza e politica imperialista/colonialista significa non aver del tutto compreso  i termini della questione.</div>
<div>Di recente, Fabrizio Marchi, in un suo contributo<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn3">[iii]</a>, rispondendo alle argomentazioni di Preve, ha opportunamente sottolineato che il fascismo non è solo una prassi, ma anche un’ideologia. Si tratta di una constatazione all’apparenza banale, che però tanto scontata non è.  Un po’ l’infondato timore di nobilitare il fascismo riconoscendogli una visione del mondo, un po’ la facilità del liquidare il fenomeno fascista come reazione feroce attuata da trinariciuti esecutori degli ordini del capitale, fanno si che spesso e volentieri si rinunci ad approfondire ulteriormente  la questione.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>IL FASCISMO COME IDEOLOGIA</strong></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/pape-musso-fascisme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4959" title="pape-musso-fascisme" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/pape-musso-fascisme-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></div>
<div><strong></strong>Una breve messa a punto dell’ideologia fascista è dunque utile per ragionare dell’attualità o meno dell’antifascismo con qualche elemento in più.</div>
<div>I lavori dello storico israeliano Zeev Sternhell<em> </em><em>&#8220;</em><em>La destra rivoluzionaria. Le origini francesi del fascismo 1885-1914</em>&#8220;, &#8220;<em>Nè Destra, nè Sinistra. L&#8217;ideologia fascista in Francia</em>&#8220;, &#8220;<em>Nascita dell&#8217;ideologia fascista</em>&#8220;, insieme al saggio di George Mosse &#8220;<em>Le origini culturali del Terzo Reich</em>&#8221; sono, secondo molti storici,   i più centrati per delineare i tratti ideologici alla base dei fascismi. Queste opere dimostrano infatti come la conquista del potere da parte dei movimenti fascisti nel periodo tra le due guerre mondiali sia stata preceduta dalla formazione di un consistente corpus teorico ed ideologico, dalla nascita di una vera e propria &#8220;cultura fascista&#8221; avente radici comuni nei diversi paesi europei.</div>
<div>Confrontando questi studi con &#8220;<em>La dottrina del fascismo</em>&#8221; scritta da Gentile e Mussolini (pubblicata per la prima volta nell&#8217;<em>Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere e Arti</em> del 1932), si può affermare che i punti essenziali, ed a mio avviso, sufficienti, su cui si struttura l’ideologia fascista sono principalmente tre.</div>
<blockquote><p>1.   L’aspirazione a fondere tutto il popolo in una comunità nazionale organica e la conseguente esaltazione dei sentimenti di identità e di appartenenza “tribali” fondati sul sangue, la terra, le tradizioni.2.   La negazione del conflitto di classe e la sua sublimazione in un sistema collaborativo basato sulla solidarietà interclassista in nome dell’interesse generale della nazione.3.   L’opposizione alle concezioni antropologiche materialiste ed egualitarie in favore delle “naturali” ineguaglianze tra gli uomini ed i popoli.</p></blockquote>
<div><strong>1.</strong> Sulla concezione della comunità organica e del nazionalismo tribale Sternhell, nella sua opera “<em>La destra rivoluzionaria&#8221;</em>, mostra come tra la fine del XIX sec. e l’inizio del XX secolo, i settori dell&#8217;estremismo di destra più avanzati e radicali compresero che, per incidere sulla moderna società di massa, dovevano in qualche modo rinnovarsi e cercare un rapporto con il popolo. Con precisione puntuale, Sternhell ha descritto questa metamorfosi culturale dall’estrema destra tradizionale ottocentesca al nazionalismo &#8220;rivoluzionario&#8221; e populista del novecento.</div>
<div>Secondo lo storico israeliano: &#8220;<em>il nuovo nazionalismo esprime bene, sin dalla fine dell&#8217;ottocento, il diffuso senso di rivolta contro lo spirito della rivoluzione francese. Il fossato che separa Corradini da Mazzini, oppure Barrès, Drumont, Maurras da Michelet, dà la misura della distanza che intercorre tra il nazionalismo giacobino e quello &#8220;della terra e dei morti&#8221;, secondo la definizione di Barrès, formula sovrapponibile alla versione tedesca &#8220;blut und boden&#8221;, sangue e suolo.</em>&#8220;<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn4">[iv]</a></div>
<div>Sternhell accenna solo alla Germania, ma chi volesse approfondire e verificare che anche nel contesto tedesco si assiste nello stesso periodo ad un fenomeno analogo, con la diffusione dell&#8217;etno-nazionalismo <em>volkisch</em>, può consultare il già citato &#8220;<em>Le origini culturali del Terzo Reich</em>&#8221; di George Mosse. Si era, quindi, in presenza di un fenomeno generale su scala europea: la diffusione di un nuovo nazionalismo, agli antipodi di quello che aveva tentato, dalla rivoluzione dell’89 alla Comune, una sintesi tra la “religione della patria” e la “religione dell’umanità”, che considerava la nazione come una comunità organica fondata su criteri di appartenenza tribali e non più una collettività di liberi individui.</div>
<div></div>
<div><strong>2. </strong>Ma se è il popolo la sostanza vitale della comunità nazionale fondata sui vincoli del sangue e della tradizione, questo tipo di nazionalismo non può accettare che resti senza soluzione la questione sociale.</div>
<div>Secondo Sternhell, Barrès è uno dei primi a comprendere che un movimento nazionale può esistere solo se è in grado di assicurare l’integrazione di tutti gli strati sociali nel corpo organico della nazione. Marxismo e liberalismo sono movimenti che alimentano il conflitto sociale e favoriscono così la disgregazione dell’unità e della concordia nazionale: non sarebbero quindi altro che due aspetti dello stesso male.<em> </em>È così che fa la sua apparizione quell’ossimoro politico che è il socialismo nazionale.</div>
<div>Come Barrès, che lo precede di vent’anni, anche in Italia Corradini, nel 1910, assume il termine di socialismo nazionale nell’ottica della<em> </em><em>“solidarietà familiare fra tutte le classi della nazione italiana”.</em><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn5"><em>[v]</em></a></div>
<div>Pochi anni dopo la nozione di socialismo nazionale emerge con forza nelle elaborazioni teoriche della Konservative Revolution, il possente movimento politico e culturale di orientamento comunitarista, antiprogressista ed antimaterialista che svolse un ruolo importante nella delegittimazione della Repubblica di Weimar.</div>
<div></div>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/53784315_small.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4960" title="53784315_small" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/53784315_small-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Nelle ricerche di Sternhell, emerge con estrema chiarezza un tratto fondamentale della nuova sintesi ideologica che condurrà al fascismo: la tendenza di queste componenti della destra radicale a &#8220;socializzarsi&#8221;. A mutuare forme organizzative, linguaggio, programmi, dall’avversario sociale (il movimento operaio), la sua tendenza a confluire ideologicamente, e per alcuni aspetti anche politicamente, con il proprio antagonista speculare, la sinistra radicale.</p>
<div>Infatti, argomenta Sternhell, <em>“sul piano dell’ideologia, il fascismo rappresenta la sintesi di un nazionalismo organico e tribale con quella revisione volontaristica e anti-materialistica del marxismo iniziata, alla fine del XIX° secolo, da Georges Sorel e dai sorelisti di Francia e d’Italia. Alla nuova sintesi socialista-nazionale, i seguaci di Sorel apportano anche elementi tratti da Proudhon: il culto della guerra, naturalmente, ma anche quello della famiglia (in cui Proudhon vede un’istituzione mistica), dell’indissolubilità del matrimonio, del rispetto della proprietà privata frutto del lavoro”</em><em> </em><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn6"><em>[vi]</em></a></div>
<div>Da questa sintesi, che vede confluire nei movimenti fascisti tanto nazionalisti, razzisti, futuristi quanto repubblicani, sindacalisti rivoluzionari ed ex- socialisti massimalisti, deriva la difficoltà di incasellare il fenomeno fascista nelle tradizionale classificazione destra-sinistra. Non a caso la maggioranza dei movimenti della destra radicale hanno quasi sempre rifiutato la collocazione a destra nello scacchiere politico, rivendicando il superamento di destra e sinistra.</div>
<div></div>
<div><strong>3.</strong> Per quanto mi riguarda continuo ad essere convinta della collocazione a destra dei fascismi.</div>
<div>Come affermato negli anni trenta dal giurista fascista Carlo Costamagna, direttore durante il regime mussoliniano della rivista &#8220;Lo Stato&#8221;,<em> “<em>la nazione intesa in senso organico non è un tutto indifferenziato, ma una totalità che ha un alto e un basso in senso qualitativo</em></em><em>”</em><em>.<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn7">[vii]</a> </em>Il che, va da sè, implica una differenza &#8220;naturale&#8221; tra gli uomini che compongono la nazione stessa ed una conseguente gerarchia sociale. Secondo Sternhell erano queste le idee di Mussolini fin dal 1918: &#8220;<em>il regime che il socialismo nazionale intende instaurare non sarà affatto un regime egualitario, e non darà luogo ad alcuna socializzazione della proprietà. Soltanto un regime fortemente gerarchizzato, che permetta a una potente elite di guidare la società, può rivelarsi capace di condurre la nazione sulla via dello sviluppo. In Italia come in Francia, i soreliani predicavano da tempo dottrine niente affatto dissimili.</em>&#8220;<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn8">[viii]</a></div>
<div>Insomma i fascismi, anche quelli con maggiori velleità sociali, sono profondamente permeati da una concezione antiegualitaria e gerarchica, quindi di destra. Come spiegato in un <a href="http://sollevazione.blogspot.it/2013/01/riflessioni-sul-neofascismo-italiano.html">mio precedente articolo</a>, reputo la discriminante eguaglianza/diseguaglianza fondamentale per stabilire ciò che sta a destra e ciò che sta a sinistra e per ribadire la validità di queste categorie.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>I NEO-FASCISTI E LA SVOLTA LEPENISTA DELLA LEGA NORD</strong></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/ss.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4961" title="ss" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/ss-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></div>
<p><strong></strong></p>
<div><strong></strong>Quanto il nazionalismo tribale, una visione &#8220;sociale&#8221; contraria al conflitto di classe e l&#8217;antiegualitarismo, caratterizzino ancora i movimenti apertamente neofascisti e neonazisti come l&#8217;<em>NPD</em> tedesco, <em>Alba Dorata</em> in Grecia, <em>Jobbik</em> in Ungheria, <em>Svoboda</em> in Ucraina è evidente. Già di per sé questo dovrebbe essere sufficiente per comprendere che l&#8217;antifascismo non può proprio considerarsi superato.</div>
<div></div>
<div>Ma siamo poi così sicuri che solo le formazioni politiche sopracitate possono qualificarsi come fasciste?  Non necessariamente i movimenti classificabili come tali rivendicano apertamente l’eredità del fascismo storico, anche perché, nei paesi dell’Europa occidentale, sarebbe politicamente castrante.</div>
<div>In questo senso è emblematico il fenomeno della <em>Nouvelle Droite</em> di Alain de Benoist, ripreso in Italia dai giovani missini del <em>Fronte della Gioventù </em>raccolti attorno a Marco Tarchi. Nei documenti del tempo si possono leggere queste affermazioni: “<em>dobbiamo essere fautori della logica del superamento, basta con anticomunismo ed antifascismo, con le vecchie contrapposizioni che fanno il gioco del sistema. Né destra né sinistra, ma innovatori non inquadrati né inquadrabili in vecchi e logori schemi ideologici</em>”<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn9">[ix]</a></div>
<div>&#8220;Uscire dal tunnel del fascismo&#8221; e superare le categorie di destra e sinistra erano le parole d&#8217;ordine della nuova destra dei primi anni ottanta, tant&#8217;è che gli atti del convegno del 1982 a Cison di Valmarino, che sancisce il battesimo ufficiale di quella corrente di pensiero in Italia dopo l’espulsione di Tarchi dal Msi, vengono raccolti in un volume intitolato &#8220;<em>Al di là della destra e della sinistra</em>&#8220;.<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn10">[x]</a></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Anche sulla questione immigrazione-razzismo Alain de Bonoist ha  indirettamente fornito i migliori argomenti ai movimenti populisti di destra, con l&#8217;invenzione del &#8220;differenzialismo&#8221;. In pratica, sostiene il principale teorico della nuova destra, si tratta di difendere le differenze tra i popoli contro un mondo che la globalizzazione ha ridotto ad un unico immenso mercato, cancellando le specificità storiche e le tradizioni culturali. Secondo Pierre Taguieff, in realtà, questo “differenzialismo” nasconde il volto del &#8220;razzismo postmoderno&#8221;: “<em>non si è mai capito che la norma del rispetto delle differenze, lungi dall’incarnare quel fondamentale diritto dell’uomo che è il diritto all’alterità, serve soprattutto a rendere presentabile, se non addirittura rispettabile, l’ossessione del contatto, la fobia della mescolanza, che costituisce il cuore del razzismo. Conservare la distanza culturale significa in primo luogo evitare ogni meticciato, minaccia suprema, presunto motore di un irreversibile declino” </em>.<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn11">[xi]</a> E ancora, “<em>nell’era attuale, il razzismo si è ricomposto attorno all’elogio della differenza culturale, del culto delle radici e delle identità tradizionali. L’assolutizzazione delle identità culturali si è posta alla base degli appelli all’esclusione dei presunti inassimilabili</em>”.<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn12">[xii]</a></div>
<div></div>
<div>Non è un caso, quindi, che il nuovo corso della Lega sia iniziato proprio con una conferenza di Matteo Salvini (allora candidato alle primarie del partito, ma non ancora segretario) con Alain de Benoist, il 2 dicembre 2013 a Milano, dal titolo “<em>La fine della Sovranità.</em><em> </em><em>La dittatura del denaro che toglie il potere ai popoli</em>”. Una conferenza in cui &#8220;<em>De Benoist attacca senz’altro il Turbocapitalismo, alla pari di molte persone di sinistra, ma lo fa arrivando a dire che questo fenomeno è “sconnesso dall’economia reale” e per superarlo suggerisce di tornare alle comunità locali – suscitando il plauso del pubblico leghista– e ridare potere alle comunità interclassiste di ‘produttori’ (perché è questa, in centoni, la soluzione auspicata dalla Nouvelle Droite). Soluzione che non può che interessare il pubblico leghista, composto da piccoli imprenditori spaventati per gli squilibri creati dalla globalizzazione, e che rivela la natura classista del suo pensiero, che in teoria – con il desiderio di creare una ‘terza via’ tramite nuove sintesi fra valori di destra e di sinistra – supera idealmente le due categorie, ma in concreto si sposta a destra, dal momento che, oltre ad appellarsi a valori ancestrali e tradizionali (&#8230;), fa altresì leva su un pubblico radicato in una zona d’Italia (il Nord-Est) composto da un forte  tessuto economico-sociale di piccole e medie imprese che, con l’appoggio alla Lega, inizia a percepire la regione come ‘comunità d’interesse dei produttori padani’ (in senso propriamente interclassista) e come ‘comunità etno-culturale’ (una “comunità di lavoro etnicamente coesa”)</em> &#8221;.<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn13">[xiii]</a></div>
<div></div>
<div>La conferenza Salvini-De Benoist è stata organizzata da <em>il Talebano</em>, un centro culturale che</div>
<div></div>
<p>si propone esplicitamente di essere il <em>think-tank </em>della svolta lepenista della Lega. Animatori del &#8220;Talebano” sono Vincenzo Sofo, già responsabile giovanile della Destra di Storace e ora consigliere di zona del Carroccio a Milano, e Fabrizio Fratus, ex dirigente del Fronte della Gioventù e della Fiamma Tricolore, autore del libro &#8220;<em>Fascisti su Milano</em>&#8221; (un&#8217;apologia delle gesta neofasciste milanesi degli anni &#8217;90), da sempre legato agli ex di Avanguardia Nazionale Mimmo Magnetta, Adriano Tilgher e Stefano Delle Chiaie.  Anche Diego Fusaro ha partecipato ad un incontro con Fratus dall’eloquente titolo “<em>Oltre la destra e la sinistra. Superare le divisioni amiche del sistema</em>”, organizzato sempre da Il Talebano. “<em>In realtà non ci siamo mai definiti di Destra, anzi, noi crediamo in un superamento della dicotomia destra-sinistra.“</em><em> </em><em>ha rivendicato Vincenzo Sofo, ricalcando esattamente le stesse argomentazioni che i neofascisti più avanzati usavano già quarant’anni fa.</em></p>
<div><em><br />
</em></div>
<div>Non sorprende, quindi, che nel programma politico della Lega Nord per le elezioni europee 2014 si trovino affermazioni di questo tipo: “<em>Il mondo è cambiato e con esso il senso della sfida politica. Le vecchie ideologie (“destra” e “sinistra”) ormai sono sorpassate e fuorvianti. La dicotomia oggi è tra mondialismo e identità. Fra gli attori del mondialismo inseriamo con convinzione l&#8217;Unione Europea. Questa, in nome di un egualitarismo spacciato per uguaglianza, sta portando avanti una omologazione degli usi e dei costumi, dei modelli sociali, della comunicazione e dei valori, con lo scopo di slegare l’uomo dalla sua comunità, dal popolo di cui è parte. (..)”.</em><em><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn14">[xiv]</a></em></div>
<div></div>
<div>
<div><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/salvini-de-benoist.jpg"><img title="salvini-de-benoist" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/salvini-de-benoist-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div><strong>CONCLUSIONI</strong></div>
</div>
<div></div>
<div>Ricapitolando: 1. identitarismo tribale (e xenofobo) mascherato da difesa delle differenze etno-culturali; 2. elogio della &#8220;comunità dei produttori&#8221; interclassista insieme a qualche battaglia &#8220;sociale&#8221; (ad esempio il referendum per l&#8217;abolizione della riforma Fornero o il presidio di Salvini al fianco della Fiom per difendere gli operai della Tosi a Legnano); 3. rifiuto dell&#8217;egualitarismo. Aggiungeteci in sovrappiù le pulsioni securitarie ed autoritarie e chiedetevi se tutto questo non vi ricorda &#8220;qualcosa&#8221;. Ai dirigenti di Casa Pound evidentemente &#8220;qualcosa&#8221; ricorda, tant&#8217;è che dopo aver incontrato Salvini, hanno avviato una collaborazione ufficiale con la Lega, prima con il sostegno militante alla candidatura di Borghezio alle scorse europee, poi partecipando con un proprio spezzone al corteo anti-immigrati organizzato dalla Lega il 18 ottobre scorso a Milano, infine fondando “Sovranità”, “<em>un’associazione per chi ama la Nazione e vuole sostenere attivamente le idee di Matteo Salvini”, </em>con l’intento dichiarato di agire nelle prossime tornate elettorali insieme alla Lega al nord e a “Noi con Salvini” al centro-sud<em>.<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn15">[xv]</a></em></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div>Intanto in Francia, <em>“il Front di Marine, cavalcando la crisi dei socialisti e del </em>Front de gauche<em>, coniuga senza alcun problema nazionalismo e ‘socialità’, una forte attenzione alle problematiche sociali e al mondo del lavoro (in chiave ovviamente interclassista) e una critica al mondialismo, che genera squilibri come l’odierna crisi e l’immigrazione, e ha iniziato a puntare tutto, come la Nouvelle Droite, su un nuovo approccio alla definizione di se stessi con slogan “Ni droite, ni gauche, Français!”</em><em> </em><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn16">[xvi]</a></div>
<div></div>
<div>Insomma, dietro l&#8217;ossessione della trasversalità e del superamento di destra e sinistra quasi sempre si nascondono le posizioni della destra più radicale.</div>
<div></div>
<div>Se si considera che il <em>Front National</em> è risultato il partito più votato in Francia alle ultime europee e che la Lega in Italia è data in costante crescita, a me pare proprio di poter affermare che l&#8217;antifascismo sia tutt&#8217;altro che un residuato storico.</div>
<div></div>
<div>La sola discriminante “costituzionale” che per alcuni sovranisti sarebbe sufficiente per risolvere la questione risulta, invece, troppo debole ed, infatti, non ha impedito che persone ed ambienti che pure si riconoscevano in essa dessero indicazione di voto per la Lega e simpatizzassero per la Le Pen. Peraltro, anche i gruppi che teorizzano un razzismo piuttosto esplicito, come il gruppo di <em>Ar </em>fondato dall&#8217;ideologo neonazista Franco Giorgio Freda, sostengono che la battaglia in difesa delle differenze &#8220;razziali&#8221; dei popoli &#8220;<em>non è anticostituzionale, nè contraria alla dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo: affermare che i popoli sono differenti significa semplicemente evidenziare la dignità di tutte le razze e il diritto a preservare le loro specificità</em>&#8220;.<a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_edn17">[xvii]</a></div>
<div></div>
<div>Dunque, fatta eccezione per qualche sparuto gruppo nostalgico, anche gli ambienti più radicali della destra non respingono dichiaratamente la Costituzione, pertanto, per evitare che il <em>sovranismo</em> resti vittima di ambiguità e di nefaste commistioni, la discriminante dirimente resta quella esplicitamente antifascista.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/395_001-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4963" title="395_001 (2)" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/395_001-2-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" /></a></div>
<div><br clear="all" /></p>
<hr size="1" width="33%" />
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[i]</a> http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&amp;file=viewtopic&amp;t=70200&amp;highlight</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[ii]</a> http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/il-paradosso-dellodierno-antifascismo-16147.html</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[iii]</a> http://www.linterferenza.info/editoriali/il-mio-antifascismo/</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[iv]</a> Z. Sternhell, <em>La destra rivoluzionaria</em>. <em>Le origini francesi del fascismo 1885-1914</em>, Corbaccio, Milano, 1997, p. 42.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[v]</a>  In Z. Sternhell, <em>Nascita dell’ideologia fascista, </em>Baldini e Castoldi, Milano, 2002,<em> </em>p. 23.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[vi]</a> <em>Ivi</em>, p. 19.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[vii]</a> Cfr. C. Costamagna<em>, La dottrina del fascismo</em>, Edizioni di Ar, Padova, vol.1, Padova, 1982, p.106</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[viii]</a> Z. Sternhell, <em>Nascita dell’ideologia fascista</em>, p. 303.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[ix]</a> A. Amorese, <em>Fronte della Gioventù</em>. <em>La destra che sognava la rivoluzione: la storia mai raccontata</em>, Eclettica Edizioni, Firenze, 2013, p. 73.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[x]</a> Cfr. <em>Al di là della destra e della sinistra. Atti del convegno «Costanti ed evoluzioni di un patrimonio culturale», </em>Lede, Roma, 1982.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[xi]</a> P.Taguieff, <em>Sulla nuova Destra. Itinerario di un intellettuale atipico</em>, Firenze, Vallecchi, 2003, p. 126.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[xii]</a>  <em>Ivi</em>, p. 34.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[xiii]</a> http://www.rivistapaginauno.it/nuova-destra-lega-nord.php</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[xiv]</a> <a href="http://www.leganord.org/phocadownload/elezioni/europee/Programma%20elettorale%20europee%202014.pdf">http://www.leganord.org/phocadownload/elezioni/europee/Programma%20elettorale%20europee%202014.pdf</a>, p.30.</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[xv]</a> http://www.huffingtonpost.it/2015/01/13/sovranita-casa-pound-matteo-salvini_n_6462966.html</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[xvi]</a> <a href="http://www.rivistapaginauno.it/nuova-destra-front-national.php">http://www.rivistapaginauno.it/nuova-destra-front-national.php</a>. Per approfondire i tratti fascisti del programma del Front National  rimando, inoltre a questo documento del Front de Gauche: http://www.gauchemip.org/spip.php?article16191</div>
</div>
<div>
<div><a title="" href="https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8331350360694748810#_ednref">[xvii]</a> F: Ingravalle, <em>L’automa della legge</em>, Edizioni di Ar, Padova, 1999, p. 55.</div>
</div>
<div></div>
<div>http://sollevazione.blogspot.it/2015/01/ne-di-destra-ne-di-sinistra-fascisti.html</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=4957</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La guerra fra poveri</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4822</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4822#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 12:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Achilli Riccardo]]></category>
		<category><![CDATA[Argan]]></category>
		<category><![CDATA[Borghezio]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Marchi]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Marino]]></category>
		<category><![CDATA[Petroselli]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Tor Sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[Vetere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=4822</guid>
		<description><![CDATA[Ho letto questo interessante articolo del nostro amico e collaboratore, Riccardo Achilli. Dico subito che mentre sono in totale sintonia con l’analisi da lui sviluppata, che costituisce il cuore della sua riflessione, sono invece decisamente in disaccordo con le sue conclusioni che mi sembrano una virata un po’ troppo politicamente corretta e in contraddizione rispetto ai contenuti espressi nell’articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>di Fabrizio Marchi</strong></em></p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/11/pasolini-roma-scontro-poveri.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4842" title="pasolini-roma-scontro-poveri" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/11/pasolini-roma-scontro-poveri-257x300.png" alt="" width="257" height="300" /></a>Ho letto questo interessante articolo del nostro amico e collaboratore, <a href="http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2014/11/tor-sapienza-e-lintera-italia-di_15.html#more" target="_blank"><strong>Riccardo Achilli</strong></a>.</p>
<p>Dico subito che mentre sono in totale sintonia con l’analisi da lui sviluppata, che costituisce il cuore della sua riflessione, sono invece decisamente in disaccordo con le sue conclusioni che mi sembrano una virata un po’ troppo politicamente corretta e in contraddizione rispetto ai contenuti espressi nell’articolo.</p>
<p>Intanto Marino non è una “brava persona”, lo è molto probabilmente dal punto di vista umano e personale, sia chiaro, ma non lo è sotto l’aspetto politico, che è quello che conta e che ci interessa nella fattispecie.</p>
<p>Marino rappresenta la continuazione di quelle giunte dell’”arredo urbano”, cioè del “nulla”, come uso definirle, di “centrosinistra” (niente a che vedere, ovviamente, con le giunte di sinistra guidate da Petroselli, Vetere e Argan) che hanno continuato e consolidato quelle politiche di occupazione del suolo e del verde pubblico che ha portato alla cementificazione selvaggia (che a Roma è un fenomeno che dura ininterrottamente dal dopoguerra e che ha conosciuto uno stop solo durante le amministrazioni di sinistra negli anni ‘70) e alla proliferazione dei mega centri commerciali, a scapito, come lo stesso Riccardo ricordava,  del welfare, dei servizi sociali, , dei trasporti, delle infrastrutture, dell’edilizia pubblica e popolare, della riqualificazione delle periferie. Aggiungo che le vecchie giunte democristiane e pentapartitiche (ricordo quello che andava sotto il nome di patto Dell’Unto-Sbardella, per la spartizione della città, durato circa un decennio) era roba da “pasta e facioli”, come si dice a Roma,  rispetto alla sistematicità e alla “scientificità” con cui quelle politiche di occupazione e spartizione della cosa pubblica sono state perpetrate durante la seconda fase delle giunte di centrosinistra, quelle a guida Rutelli e Veltroni (si scrive Rutelli ma si deve leggere Bettini, cioè il vero uomo forte, il deus ex machina del serpentone metamorfico in salsa romana PCI-PDS-DS-PD, “ di fatto il proprietario” di quel partito per un ventennio almeno e forse più).</p>
<p>La candidatura di Marino è stata concepita dagli stessi in perfetto stile “maquillage”, o “make up”, come si suol dire, né più e né meno di come fu concepita (dagli stessi uomini e gruppi politici) quella di Rutelli. Per la serie, ci mettiamo una faccia “nuova” e “pulita” e poi a tirare le fila sono sempre i soliti noti. E chi sono i soliti noti? Le nomenclature dei partiti politici da sempre  (con la doverosa eccezione di quelle giunte di centrosinistra di cui sopra, le uniche a marcare una discontinuità, le cui politiche urbanistiche venivano concepite e seguite da personaggi del calibro di Antonio Cederna, padre spirituale e politico del Parco dell’Appia Antica) in accordo con i sempiterni “palazzinari” romani, proprietari delle banche e di tutta o quasi la stampa e i media capitolini.</p>
<p>Le giunte Rutelli e Veltroni (e ora Marino, e prima di lui Alemanno) non hanno fatto altro che proseguire e irrobustire quel patto. Marino è un incompetente, ma non ha l’anello al naso. Queste cose lui le sa, e ha scelto consapevolmente di stare al gioco, perché fare il sindaco di una città come Roma non fa schifo a nessuno, neanche a lui.</p>
<p>Ciò detto, mi sembra ancor più contraddittorio, dopo un’analisi così lucida su quella “guerra fra poveri” alimentata ad arte dai padroni del vapore e così lucidamente da lui stesso focalizzata, concludere con una sorta di invocazione ad una soluzione “securitaria” seppur a sfondo politicamente corretto, del tutto speculare, a parti invertite, alle soluzioni “securitarie” della destra.</p>
<p>La verità, amarissima, è che quei “borgatari”, quel “popolo” di Tor Sapienza, protagonista di una “ribellione reazionaria”, non è neanche in grado di distinguere tra un immigrato e un rifugiato politico, oppure tra un rom e un extracomunitario, tanto è abbrutito, tenuto in condizioni di degrado sociale, ambientale e culturale che si sono aggravate pesantemente negli ultimi vent’anni. Un popolo che a causa delle suddette condizioni di abbrutimento culturale e sociale in cui si trova, non è neanche in grado di individuare la vera controparte, i veri responsabili della sua condizione. Per queste ragioni, privo di qualsiasi riferimento  culturale, ideale e politico (con l’eccezione della vecchia e soprattutto nuova destra che guarda caso, dalle lande padane sta cominciando ad attraversare il Rubicone e a sbarcare al centro sud), si ribella a casaccio, e se la prende con tutti quelli che gli capitano a tiro, a cominciare naturalmente da quelli con cui convive e condivide la stessa condizione, cioè gli immigrati e i rom i quali, loro malgrado, vanno ad aggiungere, da un certo punto di vista e calandoci nel contesto,  disagio al disagio.</p>
<p>“Perché tutta questa gente non la mandate ai Parioli o a Villa Glori o al quartiere Coppetè? Perché ce la dobbiamo tenere sempre e soltanto noi nei nostri quartieri già disastrati, dove sporcano, rubano, si ubriacano ecc.(che sia vero o non vero è del tutto ininfluente, ovviamente, ai fini di ciò che vogliamo significare, al di là del fatto che tutti sporcano, si ubriacano o agiscono n modo violento, come ben sappiamo, immigrati e autoctoni…)? Proprio noi che già abbiamo tanti problemi di nostro dobbiamo sopportare il peso di questa situazione?”.</p>
<p>Questo più o meno il “lamento” che sale da quella gente e che prende corpo fino a esplodere in modo violento e con cadenza sempre più frequente. Naturalmente in questa situazione già di per sé esplosiva vengono diffuse ad arte varie leggende metropolitane, alimentate da una certa destra, in base alle quali gli immigrati sarebbero addirittura privilegiati dalle amministrazioni locali e dallo stato relativamente all’accesso ai servizi, all’assegnazione di case popolari, posti negli asili nido ecc.  Menzogne, ovviamente, che però contribuiscono a gettare benzina sul fuoco.</p>
<p>E’ evidente che questa gente  non è in grado di capire, perché gliene mancano gli strumenti, che l’immigrazione massiccia e la presenza nei “loro” territori degli stranieri è il risultato del processo di globalizzazione capitalistica, cioè del domino capitalistico su scala planetaria, che crea una massa di lavoratori ultraprecarizzati, migranti, sradicati dalle loro terre, che vanno ad ingigantire quello che una volta veniva chiamato “esercito industriale di riserva”, cioè la massa dei disoccupati che venivano utilizzati come strumento di ricatto nei confronti dei lavorator occupati. Per la serie:”Lavoratore occupato, o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra, dal momento che se non ti stanno bene le condizioni di lavoro che ti propongo e di fatto ti impongo, ne trovo altri quattrocento d disperati disposti a prendere il tuo posto”.</p>
<p>Oggi la vecchia dicotomia occupati-disoccupati è stata sostituita con quella occupati (sempre più precarizzati) e immigrati, cioè gente disperata, disposta a lavorare in qualsiasi condizione e a qualsiasi salario, pur di sopravvivere. La storia è sempre la stessa, muta la composizione di classe,  le condizioni sociali, ma la sostanza è sempre quella: divide et impera. E in tanti ci cascano, e più sono culturalmente e politicamente fragili, privi di coscienza sociale e politica, e più ci cascano. E naturalmente tutto ciò è manna dal cielo per la destra, che da sempre sguazza e trae alimento dalle “contraddizioni in seno al popolo”, naturalmente approfittando dell’inesistenza di una sinistra degna di questo nome che, se esistesse, saprebbe come governare tali contraddizioni. Perché saprebbe parlare al “suo” popolo (oggi colpevolmente abbandonato e consegnato alla destra), e sarebbe in grado di spiegargli cosa sta accadendo, quali sono i veri responsabili della sua condizione, ma sarebbe capace di parlare al contempo anche agli immigrati, spiegando a tutti che la soluzione non è appunto la guerra fra poveri autoctoni e poveri extracomunitari ma una grande alleanza di tutti ceti sociali popolari e subordinati che possa portare ad un programma politico e ad una politica economica in grado di contenere lo strapotere del grande capitale trans e multinazionale che governa il mondo, schiaccia popoli e culture e li mette artificiosamente gli uni contro gli altri.</p>
<p>In questa situazione, le forze politiche della cosiddetta “sinistra”, “liberal” o “radical” (chic), che hanno sposato a tutto tondo  le ragioni del neoliberismo e ne rappresentano la falsa coscienza, invocano i diritti e si scandalizzano per quanto sta accadendo.</p>
<p>Ipocriti e falsi, non c’è altro modo per definirli. Portano sulle loro spalle la responsabilità di aver dissipato un patrimonio, quello della vecchia Sinistra storica, con tutte le sue contraddizioni e i suoi (grandi) limiti, figlia del Movimento Operaio. Quella Sinistra che sarebbe stata capace, come è stata capace a suo tempo, di fornire al suo popolo gli strumenti cognitivi e culturali per comprendere le contraddizioni della società capitalistica.</p>
<p>Non ricordo di aver visto manifestazioni di operai milanesi, torinesi o genovesi contro gli immigrati meridionali che durante gli anni ’50,  ’60 e ’70 “invasero” i grandi centri industriali delle metropoli del nord. Eppure i problemi che quella immigrazione massiccia determinò erano esattamente gli stessi che viviamo oggi con gli immigrati extracomunitari. La differenza è solo data dal fatto che il sistema capitalistico, quaranta o cinquanta anni fa non era espanso come oggi.</p>
<p>L’appello ai diritti, alla tolleranza, all’antirazzismo, di per se sacrosanto da un punto di vista concettuale e generale,  da parte di questo ceto politico-mediatico, suona dunque ipocrita e puzza di politicamente corretto lontano un miglio.</p>
<p>Questa “sinistra” è speculare e funzionale alla destra, quella vera e senza virgolette, oggi incarnata dalla “nuova destra” che si sta coagulando intorno alla “nuova” Lega Nord di Matteo Salvini, una formazione di ispirazione fondamentalmente neofascista (anche se non dichiaratamente) che ha saputo però rinnovarsi, anche ideologicamente, e che sa parlare al “suo” popolo, una gran parte del quale, è opportuno ricordarlo, in condizioni diverse, sarebbe parte del popolo della Sinistra, a tutto tondo.</p>
<p>Combattere la destra oggi significa svelare la menzogna di cui è portatrice, il ruolo e la funzione effettiva che svolge coperta dietro ad un apparente e finto anticapitalismo e antimondialismo. Balle, che servono a gettare nero seppia in faccia a tanta gente che, giustamente, non ne può più di una “sinistra” altrettanto ipocrita e altrettanto funzionale, sia pur in modo diverso, agli interessi del grande capitale che governa il mondo e ovviamente anche il nostro paese.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.linterferenza.info/attpol/la-guerra-fra-poveri/" target="_blank"><em>L&#8217;Interferenza </em></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=4822</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rossobruni maior e rossobruni minor. Perché, perché sì e perché no</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4204</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4204#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2014 10:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Fusaro]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Pagliani]]></category>
		<category><![CDATA[rossobruni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=4204</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo di Piero Pagliani 1. Per capire che cos’è il cosiddetto “rossobrunismo” attuale occorre innanzitutto mettere a fuoco l’approdo ideologico e politico della sinistra storica in Occidente. Questo approdo è stato sintetizzato dall’economista statunitense Michael Hudson in una semplice domanda che si trova ad un punto di snodo del suo libro “Super Imperialism [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<header class="titleoverimg"></header>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4208" title="a" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/a-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a></p>
<div class="itemIntroText">
<p style="text-align: left;"><em>Riceviamo e pubblichiamo</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>di Piero Pagliani</strong></em></p>
<p><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>1.</strong> Per capire che cos’è il cosiddetto “rossobrunismo” attuale occorre innanzitutto mettere a fuoco l’approdo ideologico e politico della sinistra storica in Occidente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Questo approdo è stato sintetizzato dall’economista statunitense Michael Hudson in una semplice domanda che si trova ad un punto di snodo del suo libro “<em>Super Imperialism -The Origin and Fundamentals of U.S. World Dominance</em>”. La domanda è così formulata: </span><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">«<em>Quale altro compito hanno oggi i partiti di sinistra se non quello di tradire i propri patti costitutivi</em>?».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ una domanda molto pertinente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Diverse volte ho dovuto sottolineato un fatto che spesso sfugge: i partiti storici della sinistra europea hanno assunto, a volte in modo quasi estatico come in Italia, un’ideologia politico-economica che nata negli anni Cinquanta a Chicago fu per la prima volta sperimentata <em>in corpore vili</em> in Cile su richiesta del dittatore Pinochet e sotto la protezione delle sue armi fasciste. Si tratta del neoliberismo-monetarismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Basta questo dato di fatto storico per comprendere che siamo di fronte a una potente forma di commistione tra destra e sinistra che possiamo battezzare “rossobrunismo <em>maior</em>”, Essendo <em>maior</em>, è la forma più pericolosa e invasiva di rossobrunismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Poi vediamo pure quelle minori, quelle classiche, quelle che si rifanno al rossobrunismo storico, ma se prima non si capisce che è la forma maggiore che ha creato il contesto in cui allignano le altre non si riesce ad andare avanti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">L’abbraccio bipartisan, conclamato in Italia dal governo Monti e poi da quello Letta, per finire col pericoloso ma buffonesco “Renzisconismo”, non è altro che la fine di un processo di convergenza tra destra e sinistra che dura ininterrottamente dalla caduta della cosiddetta Prima Repubblica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Alle segreterie del centrodestra e del centrosinistra, a contatto con gli ambienti atlantici e finanziari che indicavano i percorsi e suggerivano le azioni, era chiaro che gli spazi per distinguersi <em>nella sostanza</em> dall’avversario politico erano ormai minimi e sempre più destinati a ridursi. Tuttavia la sovrastruttura ideologica dei due schieramenti (parte non indifferente delle motivazioni elettorali) non ha potuto essere dismessa troppo bruscamente anche perché le dinamiche ideologiche non vanno esattamente di pari passo con quelle politiche dato che sono sottoposte ad attriti maggiori (o, come preferisco dire, perché hanno una <em>viscosità</em> maggiore – se non fosse così non si capirebbe perché le grandi religioni sono vive e vegete). Il reale scontro tra i due schieramenti si è dunque svolto a livello puramente ideologico-propagandistico e nelle espressioni più acute ha assunto toni che non so se definire farseschi o surreali, con le accuse di “fascismo” da una parte e di “comunismo” dall’altra. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ bene tenerlo a mente per il nostro discorso, perché in realtà non c’era né fascismo da una parte né tanto meno comunismo dall’altra. Era solo, come avrebbe detto Gramsci, un grande agitarsi sulla scena del teatrino della politica (quello che tutti devono vedere) mentre dietro sghignazzava il faccione (non visto e da non vedere) della realtà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Anche questo ha creato l’ambiente adatto per le maggiori e minori forme di rossobrunismo, perché era un modo per togliere ogni valenza semantica sensata, per non dire scientifica e storica, a quei due termini. Quella <em>lotta sul nulla</em>, alla quale ha sfortunatamente partecipato anche la sinistra radicale adeguandosi alla retorica antiberlusconiana (ripeto: <em>retorica</em>), ha, come si diceva una volta, <em>disarmato gli operai</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Prima di spiegare cosa intendo con questa affermazione, faccio notare che la valenza nulla di quella lotta è dimostrata quasi come un teorema dalle grandi intese odierne.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Perché “disarmato gli operai”? Perché per chiamare milioni di persone a lottare a vanvera e mobilitarle sul nulla, erano richiesti almeno due requisiti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il primo era che dall’idea di “capitalismo” si passasse al sentire comune che viviamo in una forma naturale di economia, che definisce quindi l’<em>ambiente</em> in cui viviamo (che è quindi intrasformabile, in quanto non si trasformano <em>ambienti</em>, ma solo “mondi”, cioè l’ambiente divenuto Storia) imponendo leggi oggettive, formalizzabili nei modelli dell’Economia matematizzata. Anzi, emblematico della confusione tra destra e sinistra era quest’ultima che accusava la prima di alterare o di non uniformarsi a queste leggi (vi ricordate le accuse a Berlusconi di non fare le liberalizzazioni?).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il secondo è che non esisteva più l’imperialismo ma un insieme di diritti umani di carattere universale, da difendere eventualmente con azioni militari internazionali. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Due dati di fatto, <em>capitalismo</em> e <em>imperialismo</em>, sono dunque stati sostituiti poco a poco con due narrazioni, una per giustificare la politica interna e l’altra quella internazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Perché era così importante espungere i termini “capitalismo” e “imperialismo” dal discorso? Perché occorreva espungere l’idea stessa di “rapporto sociale”, impedire la comprensione del fatto che non siamo in presenza dell’Economia senza altre qualificazione, bensì di un modo di produzione di classe (sissignori: <em>di classe</em>), col “fine ristretto” (Marx) dell’<em>accumulazione infinita</em>, sostenuto da rapporti internazionali politici ed economici diseguali (Lenin). E si badi che questa <em>disuguaglianza</em> non è una condizione congiunturale che valeva solo ai tempi di Lenin, ma è <em>intrinseca ai rapporti di produzione capitalistici</em>. E’ ineliminabile e se i rapporti di forza internazionali cambiano, le condizioni di crisi, sempre implicite nel fine ristretto dell’accumulazione capitalistica, rischiano di precipitare. Anzi, di solito precipitano. E infatti sono precipitate. Lo si è sempre visto e lo si vede anche adesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ il nascondere questa doppia realtà, capitalismo-imperialismo, che ha creato la confusione da cui sono sorti (o risorti) i rossobrunismi minori. Ma è solo la comprensione di quella doppia realtà che permette di smascherare sia questi sia il rossobrunismo maggiore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il rossobrunismo minore, cioè quella modalità a volte rozza e a volte raffinata, a volte intellettuale e a volte squadristica, a volte un po’ più di destra e a volte un po’ più di sinistra di mischiare ingredienti del comunismo con ingredienti del fascismo è la risposta <em>falsa</em> a ciò che abbiamo descritto prima. Non mi interessa discutere della falsità, o meglio della “falsa coscienza”, dei suoi capi ed ideologi. Potrebbe esserci in un caso e non esserci in un altro. Fatti che non mi interessano. Mi interessa invece capire perché la risposta è falsa e perché tuttavia può affascinare intellettuali che <em>pur non essendo rossobruni</em> si sentono in dovere (o in diritto) di dialogare con quelli che lo sono, tra i quali, con un’estensione non del tutto impropria, possiamo metterci Casa Pound. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>2.</strong> Le narrazioni di carattere ideologico imposte dall’<em>establishment</em> nascondono il fatto che <em>la crisi capitalistica e la conseguente finanziarizzazione sono scatenate dalla natura di classe dei processi di accumulazione</em>. Ma queste narrazioni non possono di certo nascondere il degrado delle condizioni di vita e di lavoro prodotto dalla crisi. Tuttavia precludono un’analisi “scientifica” di detta crisi e dei modi per affrontarla. Al suo posto prevalgono diagnosi esoteriche alle quali non possono che corrispondere pratiche di resistenza confuse e spesso rivolte a falsi obiettivi. Insomma, risposte che sono fatte della stessa materia delle narrazioni, solo con un segno opposto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">L’esempio più lampante è dato dalla spiegazione della finanziarizzazione come un colpo di stato o un complotto attuato da una sorta di <em>Spectre</em> di finanzieri cosmopoliti coadiuvati da alcuni potentati politici internazionali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Inutilmente Marx insisteva sul fatto che i meccanismi di accumulazione &#8211; e le loro contraddizioni &#8211; si ergono come oggettivi anche di fronte agli stessi capitalisti. E inutilmente sottolineava la natura di <span class="st"><em>Charaktermaske</em> degli attori sociali, per quanto potenti possano essere. Riconoscere questo non vuol dire disconoscere che questi attori sociali si possano riunire nelle loro conferenze Bilderberg o istituti Aspen o commissioni Trilaterali. Non vuol dire che non si accordino per lanciare un attacco a colpi di spread su Paesi poco sovrani o a colpi di missili su Paesi troppo sovrani. Non significa che le decisioni non vengano ormai prese in luoghi ben al riparo dalla sovranità popolare e dalla democrazia. Significa che anche questi attori sociali non possono agire «<em>in modo arbitrario</em>» e «<em>in circostanze scelte da </em></span><em><span style="font-family: Arial;">loro</span></em><span class="st"><em> stessi</em>» (Marx). Significa quindi che tra di essi ci sono contrasti e conflitti e che non hanno capacità di manovra illimitate.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Galleggianti invece in una gelatina esoterica, narrazione e contronarrazione non possono che generare mostri (<em>Unwesen</em>, avrebbe detto Marx sulla scorta di Hegel).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E infatti la teoria oggi corrente, anche laddove uno non se l’aspetterebbe, del golpe, del complotto massonico dei finanzieri, o peggio ancora del complotto massonico-sionista è purtroppo molto simile a quella famigerata del complotto <em>demoplutogiudaico</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ incredibile che tutta una schiera di intellettuali, analisti e politici pur stimabili, pur sinceri, non se ne accorgano. Non si accorgono cioè che con queste tesi il <em>punto di vista scientifico</em> viene perso e il <em>punto di vista di classe</em> viene dimenticato, perché sono <em>due poli<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>che si costruiscono e definiscono mutuamente</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ un po’ come un colpo di sonno (della ragione) che rischia di provocare incidenti. Capisco la stanchezza, capisco l’esasperazione dovuta all’arroganza della finanza e alla ormai totale opacità delle decisioni di un personale politico tanto ridicolo quanto indisponente e deleterio, e capisco pure le condivisibili intenzioni, ma farsi prendere dai colpi di sonno significa aprire un grande spazio alle contronarrazioni mitologiche in cui possono facilmente accomodarsi le false idee rossobrune. E’ quindi un atto di responsabilità politica, oltre che intellettuale, riprendere un punto di vista <em>di classe e scientifico </em>(a costo di far rabbrividire qualcuno e sghignazzare qualcun altro, dirò anche che il punto di congiunzione è la <em>teoria del valore</em>, pur con tutte le sue problematiche). Cosa che non significa ripetere a macchinetta l’altra grande narrazione, cioè quella della classe operaia che “libera tutti”, perché le cose a partire per lo meno dall’instaurarsi del capitalismo dei funzionari del capitale si sono molto complicate. (Difficile avere un punto di vista di classe senza ripetere la narrazione della classe salvifica? Si molto difficile. E’ una porta strettissima ma da lì occorre passare).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Per quanto riguarda l’imperialismo il discorso è del tutto analogo. La narrazione della difesa dei diritti umani è esageratamente falsa per essere creduta a lungo. Per renderla un po’ più verosimile hanno dovuto mettere un Presidente nero di sinistra a capo degli Usa e far gridare a squarciagola tutti gli strilloni di sinistra disponibili nei Paesi satellite, dai partiti ai giornali, dagli intellettuali alle Ong (e anche in questo caso ne abbiamo trovati dove non ce li saremmo aspettati).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">In questo caso la contronarrazione gelatinoso-esoterica è fornita da un antiamericanismo nostalgico, decorato da labari e croci uncinate. Ovvero da un nazionalismo identitaristico, (contro)imperialistico, che si distende dalla mitologia del comunitarismo runico degli Hobbit a quella dell’Eurasia come contraltare all’impero anglosassone all’attacco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Come si vede, i due corni del problema sono impugnati. Ma al contrario.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">C’è un infallibile test: i rossobruni possono parlare finché vogliono contro la finanza e contro le guerre imperiali americane, ma mai riusciranno a capire il collegamento tra accumulazione capitalistica e imperialismo, tra finanziarizzazione e guerra, tra accumulazione, imperialismo e crisi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Non è una questione d’intelligenza ma, sottolineo nuovamente, di <em>classe</em>. Capire quei collegamenti vuol dire riconoscere che il <em>capitalismo è un modo di produzione che si basa su rapporti sociali di classe</em>. E quindi agire di conseguenza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Ecco perché la “soluzione” rossobruna è falsa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">La sua fascinazione deriva dal fatto che offre <em>scorciatoie</em> legate a facili mitologie, come quelle del sangue e del suolo, che sono facili perché sono prepolitiche e si fondano sulle “apparenze concrete” del qui e ora, sul caos del vissuto empirico di ciascuno di noi. E’ più facile parlare di complotto dei cattivi banchieri appoggiati dalle armi imperiali piuttosto che della caduta del saggio di profitto, dei rapporti tra questa e la divisione internazionale del lavoro e del potere e del rapporto tra rendita finanziaria e plusvalore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E infatti la falsa soluzione non si combatte solo con la lotta intellettuale-teorica. Occorre <em>sfidarla sul terreno della società e delle lotte sociali</em> <em>in un’ottica di classe</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Mancando questo rimane solo l’aspetto intellettuale, che se da una parte è insufficiente, dall’altra porta al paradosso che vengono emarginati proprio quegli intellettuali che questo vuoto lo hanno sentito e denunciato, spingendoli a cercare interlocutori anche al di fuori delle loro proprie radici politiche e culturali (non è poi questo che riconosce Sergio Cararo nel suo <em>in mortem</em> di Costanzo Preve su “Contropiano”?).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Arriviamo così all’ultimo punto, alla pietra dello scandalo di questi giorni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>3.</strong> Dialogare con Casa Pound, oppure con ambienti di destra più intellettuali e meno aggressivi, è diventata una moda. Dirò subito che non considero di per sé rossobruno chi lo fa. Per essere espliciti non avrei considerato Diego Fusaro rossobruno nemmeno se avesse confermato il suo impegno con Casa Pound. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Voglio invece capire perché lo si fa e spiegare perché non bisogna farlo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Al di là di ambizioni ed esibizioni personali, che sono la cosa meno interessante del discorso, lo si fa probabilmente perché si riconosce che la contronarrazione di quegli ambienti politici tutto sommato, anche se erroneamente, alcuni dati del problema li afferra.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Intanto non so se “errore” sia una categoria applicabile a chi si rende protagonista di aggressioni squadristiche. Detto ciò (che non è poco rilevante) vediamo cosa è in effetti “afferrato”, seppur malamente. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">La globalizzazione, i danni causati dall’Euro, la finanziarizzazione e la serie infinita di guerre e di azioni eversive promosse dagli Usa e dalla Nato hanno riportato all’ordine del giorno la “questione nazionale”. E lo hanno fatto quasi di sorpresa, dopo la lunga stagione postsessantottina durante la quale il concetto stesso di stato-nazione era stato messo tra i cimeli in soffitta (cosa che in verità i comunisti non hanno mai fatto, per quanto internazionalisti). Qui ad esempio si può notare una distorta commistione tra un internazionalismo senza più classi o partiti di riferimento e la narrazione dei diritti umani, <em>astrattamente</em> universali e <em>concretamente</em> divisi dalle fratture geopolitiche.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Di fronte a ciò non è molto difficile mettere insieme il concetto di “socialismo” con quello di “nazionalismo”. E’ una storia già vista. Ed è sempre la stessa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Essendosi già compiuta da un pezzo la tragedia, siamo stati anche in grado di prendere coscienza che fu un errore allora (si parla della precedente crisi sistemica, del fascismo e del nazismo) lasciare sguarniti certi territori di conflitto, scindere il socialismo dal <em>playground</em> più immediato e favorevole delle classi subalterne, cioè lo stato-nazione (Cesaratto). Più immediato e favorevole, per vari motivi tra cui il fatto che la mobilità transnazionale del capitale aumenta la sua forza, mentre quella della forza lavoro si chiama “emigrazione” ed è indice di debolezza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Per fortuna abbiamo capito quegli errori. Ma averli capiti significa che dobbiamo metterci a dialogare con chi a quegli errori diede una soluzione non solo falsa, ma addirittura criminale e infine tragica? No, no, no. Mille volte no.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Non ha senso. Avrebbe senso se il nazionalismo avesse a che vedere con la questione nazionale, che invece è una questione di classe e non di <em>Blut und Boden</em>. Avrebbe senso se la lotta all’imperialismo fosse puramente una questione geopolitica e di potenza. Ma non è così, perché, come si è detto prima, anche l’imperialismo è legato al carattere di classe dell’accumulazione capitalistica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Che senso intellettuale avrebbe? Quello di sfruttare le ambiguità per cercare di “catechizzare” gli avversari? Cosa che funzionerebbe solo se il volenteroso dialogante riuscisse a spiegare ciò che essi non vogliono nel modo in cui vogliono. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E che senso politico avrebbe? L’egemonia non si esercita legittimando gruppi di destra ben strutturati (che tra l’altro rappresentano solo se stessi), ma sfidandoli, come si è detto, sul terreno del conflitto sociale. Perché lì casca l’asino.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E solo lì si può fare veramente capire che l’</span></span><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Aufhebung</span></em><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;"> marxiano esclude il ritorno al Medioevo, alle società organicistiche, al preilluminismo o che la decrescita, per parlare di un concetto su cui sto ragionando, non può essere disgiunta dal concetto di “de-accumulazione”. Insomma, che la critica alla modernità capitalistica serve per andare oltre la modernità e non per ritornare a condizioni premoderne; che la critica al concetto di “progresso” serve per rilanciare quello di “emancipazione” e non quello di “conservazione” o “reazione”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa politica queste cose dovrebbero essere ben chiare, così da evitare l’errore di cacciarsi in dialoghi che possono essere solo monologhi o cacofonie.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa teoria pensando alla politica, il discorso non cambia.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa teoria pensando alla teoria, allora non so cosa dire.</span></em></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=4204</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il ragno e la tela</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=973</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=973#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 21:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[blocco studentesco]]></category>
		<category><![CDATA[casa pound]]></category>
		<category><![CDATA[cnl]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[forza]]></category>
		<category><![CDATA[intervento]]></category>
		<category><![CDATA[neofascismo]]></category>
		<category><![CDATA[ostiense]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[tor vergata]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=973</guid>
		<description><![CDATA[La cronaca recente registra episodi di scontro fisico tra giovani neofascisti e giovani antifascisti: Tor Vergata e Ostiense, Roma. Per il 7 maggio è prevista una manifestazione del Blocco studentesco per la quale si sta attivizzando “il movimento antifascista romano e nazionale per impedire che il Blocco studentesco sfili con le proprie camicie nere offendendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/05/La-tela-del-ragno-a18591748.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-975" style="margin: 5px;" title="La-tela-del-ragno-a18591748" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/05/La-tela-del-ragno-a18591748-300x200.jpg" alt="La-tela-del-ragno-a18591748" width="300" height="200" /></a>La cronaca recente registra episodi di scontro fisico tra giovani </span><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><em>neofascisti</em></span><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"> e giovani </span><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><em>antifascisti</em></span><span style="font-family: Calibri,sans-serif;">: Tor Vergata e Ostiense, Roma. Per il 7 maggio è prevista una manifestazione del Blocco studentesco per la quale si sta attivizzando “il movimento antifascista romano e nazionale per impedire che il Blocco studentesco sfili con le proprie camicie nere offendendo la Costituzione e la memoria di Roma città aperta”.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;">Leggi qui l&#8217;articolo in pdf: <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/05/Il-ragno-e-la-tela1.pdf">Il ragno e la tela</a><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=973</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
