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	<title>Comunismo e Comunità &#187; CIE</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Miguel, lettera di un &#8220;irregolare&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 14:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Onori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[CIE]]></category>
		<category><![CDATA[espulsioni]]></category>
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		<description><![CDATA[di Andrea Onori Miguel arrivò a Roma dal Perù 20 anni fa e auspicava di realizzare i suoi grandi sogni in Europa.  Dopo aver sudato, prodotto e seminato per 20 anni in Italia,  il 30 settembre 2009 è stato espulso. L&#8217;ultima triste avventira di Miguel, prima della sua espulsione è stato il Cie di Ponte Galeria (Roma). E’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Andrea Onori</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/07/miguel.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1459" style="margin: 5px;" title="miguel" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/07/miguel-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Miguel arrivò a Roma dal Perù 20 anni fa e auspicava di realizzare i suoi grandi sogni in Europa.  Dopo aver sudato, prodotto e seminato per 20 anni in Italia,  il 30 settembre 2009 è stato espulso. L&#8217;ultima triste avventira di Miguel, prima della sua espulsione è stato il Cie di Ponte Galeria (Roma). E’ un illegale, un diverso e questo può bastare per sbattere in una cella un essere umano. Afflitto dalla disperazione, ingoia due pile e della candeggina. Non riesce a sopportare di sottovivere in una cella, senza aver commesso nessun reato.  Compie un atto estremo e spera che qualcuno si accorga di lui, della sua storia, delle sue aspirazioni spezzate. Dopo quella vicenda Miguel verrà espulso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono riuscito a raggiungerlo telefonicamente e tramite mail in Perù. Miguel sta bene, ha ritrovato il sorriso che gli avevano tolto in Europa. Vorrei condividere con voi una delle mail che mi ha mandato qualche tempo fa:<br />
Ciao Andrea carissimo amico mio,<br />
te chiedo de scusarmi per il ritardo dopo che ho fatto questa spedisione ho capito que era tutto semplice. Bene campeon il palone stato sempre tutto too percio date da fare. io voglio che tu sappia che io ho voluto rimanere in Italia per due ragione: guarda bene mi sono illuso in questi ideali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ unione europea trovano realizzazione i nostri comune ideali; per noi al centro vi e l’uomo. La sua dignità è inviolabile. I suoi diritti sono inalienabili. Donne e uomini hanno gli stessi diritti. Noi abbiamo come obiettivo la pace e la liberta, la democrazia e lo stato di diritto, il rispetto reciproco e la responsabilita, il benessere e la securezza, la toleranza e la participazione, la giustizia e la solidarieta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unione europea si basa sull”uguaglianza e le relazioni solidali. Noi conserviamo nell’ unione europea autonomia e molteplice tradizioni dei paise membri. Le frontiere aperte e la vivace varietà di lingue,culture e regioni ci arricchiscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi domando si questo non e sultanto che un utopia nel confronto della Europa. E’ una grande mensogna nel confronto de tutto l’mondo voglio sentire il tuo parere campeon. seguendo un grande intelettualle americano economista e scritore sr. jeremy refkim, scrive un libro titolato il sogno europeo sta lentamente eclisando il soño americano anche questo non e sultanto che pura utopia prima che l’ Italia con berlusconi e la destra europea iniziazeno a fare pulizia etnica molto prima ho comprado queste libro con multa passione ogni notte lo legeva con una grande giogia.</p>
<p style="text-align: justify;">direi che il vostro tessuto democratico e molto deteriorato in pericolo de scomparire ,adiretura non vi acorgete ho fate finta de no capire che la mafia e patrone del esercito cosa molto triste quasi 20 anni della mia vita ad una nazione che no se lo a meritato. In questo Dio no c’entra propio e il potere della mafia che sta deteriorando le vostre consiecia e il vostro tesuto sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">No e tempo per l’Italia de star a gurdare Maria de Filipi, Mis Itlalia, la isola dei famosi ho quella stronzada del grande fratello. Avete un grande bisogno urgente di observare como i vostri valori scompagiono. I vostri giovani non apprezzano questo e si trascura di far capire a la nazione la vera realta. La vera emrgenzia en italia no sono gli immigrante bensi lo sono le tre potente organizasione criminale cioe mafia,camorra, ndrangheta. Sono loro che hanno sostrato il controllo allo stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi il capo spiatorio del governo sono gli immigrati. Andrea campeon ti voglio dire che 20 anni fa quando io sono arrivati in Italia no cerano gli albanese, no cerano i romeni, no cerano gli africani pero 20 anni fa no sull tanto veniva mutilato da voi la giustizi e il dirito bensi uciso con 500kili de tritolo signica che per honesta cera ia qualcosa di marcio e come no sono gli imigrante ad aver marcito oggi questa societa.</p>
<p style="text-align: justify;">io si posso voglio documentarte con lichidazien de lavoro che son svolto en familia molto ricca que no me hanno pagado un solo contributo al INPS. cue triste!!! Pensa a volta no sco de casa por evitare de che qualcun amico me chieda di ofrirle qualcosa. Senti campeon non sultanto un articulo bensi volendo un libro si potrebbe scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Andrea spero di no anogiarte. Sono stato piantonato quando ero in ospedale per 15 giorni della guardia de finanza un de loro voleva calpestare i miei dirito di malato il suo colega li a detto di no provare a farlo perche io era una persona que sapeva vita e miracolo del Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene Andrea io te aspeto arrivederci te saluto affetuosamente comppresso i tuoi cari</p>
<p style="text-align: justify;">Miguel Angel</p>
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		<title>Primo marzo e sciopero degli immigrati</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 21:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[1 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[CIE]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[di Antonio Catalano Ieri in molte città italiane si sono svolte manifestazioni indette dal movimento Primo marzo 2010 all’insegna di “una giornata senza di noi”. Una mobilitazione pensata per mettere al centro dell’attenzione la condizione dei lavoratori migranti sempre più tartassati da una legislazione che li tiene sotto schiaffo, per meglio poterli sfruttare e utilizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Antonio Catalano</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/Immigrati1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-444" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="IMMIGRATI" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/Immigrati1.jpg" alt="IMMIGRATI" width="358" height="223" /></a>Ieri in molte città italiane si sono svolte manifestazioni indette dal movimento Primo marzo 2010 all’insegna di “una giornata senza di noi”. Una mobilitazione pensata per mettere al centro dell’attenzione la condizione dei lavoratori migranti sempre più tartassati da una legislazione che li tiene sotto schiaffo, per meglio poterli sfruttare e utilizzare in chiave ricattatoria contro i lavoratori italiani La principale arma di controllo e di ricatto è il soggiorno di permesso senza del quale si è relegati nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione). Permesso di soggiorno – centellinato e mercanteggiato dalle questure – senza del quale il lavoratore immigrato entra nella clandestinità, oggi divenuta reato. I lavoratori immigrati sono sottoposti ai più duri lavori, molto spesso in condizioni di supersfruttamento, e con il ricatto permanente dell’espulsione. I recenti fatti di Rosarno ci mostrano cosa succede quando i migranti giustamente si ribellano e mettono sotto accusa l’intera catena dello sfruttamento che non si può limitare alle ‘ndraghete, camorre e mafie. Le responsabilità risiedono in un sistema che vede nella forza-lavoro migrante un’occasione d’oro per lucrare profitti, ma anche per coltivare una situazione di divisione interna al mondo del lavoro del tutto funzionale al capitalismo, attizzando l’ostilità dei lavoratori italiani contro i lavoratori immigrati, e nello stesso tempo ipocritamente indicando nel razzismo una malattia da estirpare. Il razzismo va estirpato energicamente, ma a condizione che non diventi l’alibi delle anime belle che così possono continuare nei<em> fatti</em> ad utilizzare come si diceva gli uni contro gli altri. Una logica da ribaltare, che si può fare a condizione che tutte le forze del lavoro imparino a superare le false contrapposizioni e linee di fratture che la classe dominante riproduce continuamente, come quella fra lavoratori italiani e lavoratori immigrati. Quindi un processo che coinvolga tutti i lavoratori. Un lavoro difficile, ma senza del quale è difficile pensare che si possano fare dei passi in avanti, anche sul <em>semplice</em> terreno dell’antirazzismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le manifestazioni di ieri sono state importanti, sicuramente un passo nella direzione di quello che dovrà essere un <em>vero</em> sciopero generale che coinvolga <em>tutti</em> i lavoratori. Uno sciopero del genere richiede molto impegno e tempo. Probabilmente si potrà arrivare ad una scadenza simile per l’autunno prossimo. Ma bisogna stare attenti a come si riempie di significato una scadenza simile. Sicuramente non si può accettare l’impostazione politica di chi pensa che si tratti di dimostrare in questo modo l’insostituibilità del lavoro migrante. Il lavoro migrante in questo modo diventa solo funzione del Capitale e delle sue leggi di movimento, i lavoratori immigrati “servono” e per questo bisogna nutrire nei loro confronti pazienza e tolleranza. No! Una logica del genere non può essere accettata. Serve solo a scavare ulteriormente un fossato fra i lavoratori italiani ed immigrati, ingenerando questa sì una perversa spirale che non può che avvantaggiare chi di questa situazione si approfitta. Ciò che invece si deve mettere al centro dell’attenzione per la costruzione dello sciopero di <em>tutti </em> i lavoratori è la necessità che ci si stringa tutti intorno a parole d’ordine che fanno schieramento da un punto di vista di classe: pari diritti per tutti i lavoratori, difesa del salario, e denuncia dell’uso capitalistico della forza-lavoro migrante. Solo a partire da queste premesse si potrà davvero svolgere una campagna <em>politica </em>e <em>culturale</em> antirazzista e antixenofoba.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questi motivi non possono che farci schifo l’ipocrisia di tutti coloro che ieri primo marzo erano in piazza pur condividendo <em>tutte </em> le politiche discriminatorie e <em>razziste</em> che finora si sono avute, dal centrosinistra al centrodestra. Fa rabbia, per esempio, vedere in piazza Vittorio a Roma la signora Turco del Pd, come se non fosse lei (insieme a Napolitano) la firmataria della legge, la “Turco Napolitano” appunto, che in Italia ha istituito i famigerati CPT (Centri di permanenza temporanea) poi diventati appunto CIE. Ma non limitiamoci alla signora Turco, il sostegno all’iniziativa del Primo marzo è, come si dice, <em>bipartisan. </em>C’è il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera Giuliano Cazzola (Pdl) che sostiene le motivazioni dello sciopero: «Gli immigrati vogliono dimostrare non solo di esistere ma di essere indispensabili con il loro lavoro alle attività economiche e sociali del paese: circostanza assolutamente vera». Adesioni anche della <em>storica</em> nemica dei diritti dei lavoratori (vedi referendum contro l’articolo 18), la radicale Emma Bonino (candidata per il centrosinistra alla regione Lazio), che parla di “vera integrazione” e della sua antagonista elettorale Renata Polverini (Pdl) che denuncia «un assoluto ritardo nelle politiche dell’immigrazione». Poi abbiamo la presidente dell’assemblea nazionale del Pd Rosy Bindi che dichiara che il successo della mobilitazione «è una sfida alla politica perché finalmente faccia la sua parte per governare in modo giusto e lungimirante il cambiamento». Dario Franceschini (Pd) si lascia prendere dalle emozioni e descrive una piazza Vittorio (Roma) ricca di «colori, musica, entusiasmi, valori. Sono i nuovi italiani che rendono più bella l’Italia». Il presidente della Camera Gianfranco Fini  (Pdl) dedica il suo incontro con i giovani di cinque licei romani all’immigrazione rilanciando il tema della cittadinanza per gli immigrati, dichiarando che rifirmerebbe la legge che porta anche il suo nome (la Bossi-Fini) sottolineando però che «il tema della sicurezza è il primo tema della società civile ma non risolve il problema della integrazione e dell’armonia della società».</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire? da voltastomaco! Ma allora le leggi razziste che da un quindicennio infestano l’Italia chi le ha scritte chi le ha sostenute chi le ha propagandate? Il discorso è che questi veri e propri cialtroni servi e servili sanno bene che parlare in questo modo è politicamente corretto, è in sintonia piena con il capitalismo globalizzato che vede negli immigrati risorsa pura da accaparrare e sfruttare come fosse una miniera a cielo aperto. Questi cialtroni blaterano di accettazione, multiculturalismo, multietnicismo, e multi vari ben sapendo che in questo modo non si mette in discussione nulla si ottiene, anzi, da una parte l’accettazione della <em>funzionalità </em> al sistema della forza-lavoro migrante dall’altra la <em>colpevolizzazione</em> dei lavoratori italiani che – sbagliando – considerano e vivono gli immigrati come dei concorrenti. Questi cialtroni temono come la morte che i lavoratori italiani imparino a considerare invece i lavoratori immigrati come dei <em>naturali </em> alleati nella battaglia in difesa dei propri diritti e interessi. «Stesso lavoro stesso salario!». Per questo dobbiamo batterci, altro che palloncini colorati!</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo coro unanime che bela a comando si distingue una forza aggressiva (capitalisticamente parlando) – che ha fatto la sua “fortuna” sfruttando le paure figlie delle incertezze determinate dall’incedere della crisi – la quale non intende sottomettersi all’ideologia del <em>politicamente corretto</em>. Questa forza è la Lega Nord, ed è l’unica che ha pensato di organizzare in contemporanea il primo marzo una contro-manifestazione a Sesto San Giovanni. Riconosciamo la coerenza della Lega, pur detestando questa forza che si caratterizza per una politica nei <em>fatti</em> razzista.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, bene essere scesi in piazza, ma adesso si lavori politicamente perché si vada alla vera scadenza dello sciopero che veda uniti lavoratori italiani e lavoratori immigrati nella consapevolezza che i diritti degli uni non si difendono fuori o contro i diritti degli altri.</p>
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