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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Costituzione</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Europa, chi?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2014 21:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria e critica]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Amoroso]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Pagliani]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo qui un saggio di Piero Pagliani, presentato brevemente da Bruno Amoroso. Un&#8217;analisi documentata e aggiornata su crisi sistemica e destino dell&#8217;Europa. Il contributo di Piero Pagliani alla riflessione sull&#8217;Europa ha il merito di muoversi su un doppio binario oggi indispensabile. Continuare ad approfondire i cambiamenti interventi negli ultimi decenni nel quadro del capitalismo e dell&#8217;economia mondiale per individuare le nuove forme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Pubblichiamo qui un saggio di Piero Pagliani, presentato brevemente da Bruno Amoroso. Un&#8217;analisi documentata e aggiornata su crisi sistemica e destino dell&#8217;Europa.</h2>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/04/europa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4423" title="europa" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/04/europa-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a>Il contributo di <strong>Piero Pagliani</strong> alla riflessione sull&#8217;Europa ha il merito di muoversi su un <strong>doppio binario</strong> oggi indispensabile. Continuare ad approfondire i cambiamenti interventi negli ultimi decenni nel quadro del <strong>capitalismo </strong>e dell&#8217;<strong>economia mondiale</strong> per individuare le nuove forme assunte dallo sfruttamento capitalistico e del potere, e cercare di individuare il <strong>punto debole</strong> di questo sistema sul quale coagulare le forze sociali della <strong>protesta</strong>.<br />
Un compito necessario perché le varie opposizioni oggi esistenti tendono a disperdersi sui <strong>mille rivoli</strong> della protesta, ciascuno riaffermando un proprio specifico punto di vista (<strong>sovranità monetaria, debito, Cassa Depositi e prestiti, democrazia, Costituzione</strong>), senza tener conto della percezione che di questi problemi hanno i cittadini e lavoratori in generale.<br />
Non è un caso che le uniche proteste e movimenti che hanno avuto questa capacità di coagulo (5 Stelle, Forconi, ecc.) sono stati visti con sospetto e bistrattati senza la capacità né di dialogo con questi né di inserirsi nella protesta popolare con moto proprio.<br />
Si resta così ingabbiati nelle manipolazioni della <strong>sinistra </strong>che nei polveroni della legge elettorale e della difesa delle &#8220;istituzioni&#8221; da essa stessa volute (Napolitano, Boldrini, ecc.) partecipa a questa manipolazione agitando contenuti funzionali solo alla propria sopravvivenza nei corridoi del potere.</p>
<div><em> Il saggio &#8221;Europa, chi?&#8221; in formato pdf, 23 pagine: <a href="http://www.scribd.com/doc/216643228/Europa-Chi" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>CLICCA QUI</strong></span></a>.</em></div>
<div></div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=101146&amp;typeb=0&amp;Europa-chi-" target="_blank"><strong>Megachip</strong></a></div>
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		<title>Il 25 aprile e la Costituzione tradita</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 12:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Garofalo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Garofalo]]></category>
		<category><![CDATA[utopia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Lucio Garofalo In prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un’ampia riflessione prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e mutilata, sancita solo sulla Carta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Lucio  Garofalo</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/04/partigiani.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-939" style="margin: 5px;" title="partigiani" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/04/partigiani-300x160.jpg" alt="partigiani" width="300" height="160" /></a>In  prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un’ampia riflessione  prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci  consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce  ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e  mutilata, sancita solo sulla Carta Costituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente  sono convinto che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di lifting o  rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, e tantomeno abolita,  come insinuano i suoi detrattori, ma deve essere semplicemente e finalmente  applicata. Solo concretizzando i dettami costituzionali sarà possibile far  rinascere il Paese, sarà possibile promuovere un’effettiva emancipazione in  senso espansivo e progressista della società in cui viviamo, liberando le  straordinarie potenzialità civili e culturali, etiche e spirituali in essa  presenti, ma anche le forze produttive imprigionate ed umiliate nell’attuale  fase storica di regressione e di imbarbarimento politico, morale e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia,  se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista. In primo luogo  perché temo che la nostra bellissima Costituzione sia in qualche misura eversiva  e inapplicabile nell’attuale ordinamento economico, politico e sociale, segnato  da profonde e insanabili contraddizioni, che si possono eliminare solo  abbattendo e superando il sistema capitalistico che le ha generate e che  contribuisce a perpetuarle.</p>
<p style="text-align: justify;">In  secondo luogo, con il quadro parlamentare e governativo uscito rafforzato dalle  recenti elezioni regionali, francamente non riesco a far finta di nulla e non  posso non nutrire seri dubbi sulle effettive possibilità di applicare finalmente  il dettato costituzionale. Invece, mi pare più facile immaginare e prevedere  un’iniziativa per stravolgere il testo costituzionale mediante una sorta di  <em>“grande inciucio”</em>, ossia un’ampia intesa parlamentare di stampo  neoconsociativo sul tema delle cosiddette <em>“riforme costituzionali”</em> (ma  sarebbe più corretto definirle <em>“controriforme”</em>), tanto attese e invocate  non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre  ricordare la matrice sovversiva e criminale della banda filo-berlusconiana  giunta stabilmente al governo, che sta sfasciando le istituzioni, i diritti e le  garanzie costituzionali. Il pericolo costituito dal nuovo fascismo, dalle forze  che governano l&#8217;Italia, è persino più grave del passato, considerando il mix di  populismo, razzismo e affarismo sfrenato che ispira il blocco politico e sociale  che fa capo al bandito di Arcore.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque,  in Italia incombe una vera emergenza democratica. Persino in Parlamento è stata  eliminata ogni forma di dissenso e libera opposizione. Tranne forse Di Pietro,  resta in campo la finta ed evanescente <em>&#8220;opposizione&#8221;</em> di D’Alema, Bersani  e soci, dietro cui si annida una pratica neoconsociativa. Suggerirei di  riflettere su quanto scriveva Antonio Gramsci a proposito del <em>“sovversivismo  delle classi dirigenti”</em>. Inoltre, 35 anni fa Pasolini aveva preconizzato  l&#8217;avvento di un nuovo fascismo, a condizione che questo si auto-proclami  <em>“democratico”</em> e si ripari sotto le mentite spoglie  dell’<em>&#8220;antifascismo&#8221;</em>. Mi pare che ciò rispecchi esattamente il quadro  storico in cui si è compiuta la “<em>metamorfosi”</em> della destra neofascista  (ex MSI) per accedere al governo del Paese, sdoganata e traghettata verso il PDL  dal populismo berlusconiano. Ma la citazione di Pasolini si adatta anche per  inquadrare la <em>“metamorfosi”</em> degli eredi del PCI, in primo luogo il  PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  sottoscritto si schiera tra quanti sono convinti che non esista alcuna  differenza tra PD e PDL, eccetto la <em>&#8220;L&#8221;</em> in  più nella sigla del partito  di plastica di Berlusconi. Per il resto conviene stendere un velo pietoso. Non a  caso fu coniata la formula <em>&#8220;Veltrusconismo&#8221;</em> per designare la funzionalità  di entrambi (PD e PDL) ad un progetto neogolpista attuato in forme  apparentemente soffici e indolori, un disegno di stabilizzazione neocentrista e  neoconservatrice che fa capo ai due soggetti <em>&#8220;protagonisti e antagonisti&#8221; </em>della scena politica nazionale, destinati a governare insieme la fase della  <em>“Terza Repubblica”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia,  al di là di queste note pessimistiche, faccio prevalere ciò che Gramsci definiva  <em>“l’ottimismo della volontà”</em>. Per cui, non solo in veste di cittadino, ma  altresì di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i  valori ideali insiti nella Costituzione, di cui bisogna far conoscere ed  apprezzare la bellezza poetica. Non a caso, alla stesura del testo  costituzionale parteciparono le migliori menti politiche e letterarie  dell’epoca: su tutti cito la straordinaria figura di Piero Calamandrei.</p>
<p style="text-align: justify;">La  Costituzione è la madre della democrazia italiana, indubbiamente scalcagnata e  malandata per varie ragioni storiche e politiche. La Costituzione ne incarna  idealmente il ricco patrimonio valoriale, perciò leggerla è il miglior modo per  festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed  ispirare le nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto,  approfitto per denunciare una grave mistificazione ideologica che si perpetua da  anni nel nostro sciagurato Paese. Quella di occultare le origini della  democrazia italiana, benché istituita solo sulla carta. E&#8217; opportuno ricordare  che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia, sebbene solo formale)  affonda le sue radici storiche e ideali nella Resistenza contro l’occupazione  nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della  monarchia sabauda e della dittatura fascista di Mussolini è nata la Costituzione  ed è risorta la civiltà democratica del popolo italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, cioè di parte, e non può essere  diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una <em>&#8220;festa di tutti&#8221;</em>,  una sorta di ricorrenza <em>“neutrale”</em>, equivale a snaturare e azzerare il  valore simbolico e politico di quella che è la Festa per antonomasia della  Resistenza partigiana e antifascista. Infatti, il 25 aprile si festeggia, ovvero  si dovrebbe rievocare e, in qualche misura, rinnovare la vittoria della  Resistenza popolare partigiana contro l&#8217;invasione nazista e contro i fascisti  che flagellarono l’Italia per un tragico ventennio, conducendo il Paese verso la  rovina, costringendo il nostro popolo alla catastrofe della seconda guerra  mondiale, in cui intere generazioni di giovani proletari furono sfruttati come  carne da macello per arricchire e ingrassare una ristretta minoranza di  affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Da  quella Liberazione nacque la Costituzione del 1948, scritta non tanto con la  penna, quanto con il sangue di tante donne e uomini che sacrificarono la propria  vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati  <em>&#8220;partigiani&#8221;</em> proprio perché schierati e militanti da una parte precisa,  contro il fascismo, l&#8217;imperialismo e la guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  carattere apertamente antifascista e partigiano, egualitario, democratico e  pluralista, pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo  all’avanguardia, addirittura rivoluzionario sul piano internazionale, ma è anche  il motivo principale per cui essa è invisa, temuta e osteggiata nei settori più  oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per  cui essa è negata e disattesa nella realtà concreta. E’ superfluo elencare gli  articoli della Costituzione reiteratamente violati e traditi, a cominciare  dall’art. 11, in cui emerge lo spirito pacifista e internazionalista della  Costituzione del 1948: <em>“l’Italia ripudia la guerra </em>(…)<em>”</em>, è  l’incipit dell&#8217;articolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa  è una preziosa lezione della storia che oggi, in tempi bui, dominati  dall&#8217;indifferenza, dal fatalismo, dall&#8217;apatia e antipatia politica, si tenta di  mettere in discussione e addirittura negare alle giovani generazioni. Questo  <em>&#8220;fatalismo&#8221;</em>, assai diffuso tra la gente, è il peggior nemico della gente  stessa, in quanto induce a pensare che nulla possa cambiare e tutto sia già  deciso da una sorta di destino superiore, una forza trascendente contro cui i  miserabili sarebbero impotenti, ma così non è.</p>
<p style="text-align: justify;">In  materia di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un  famoso pezzo giovanile di Antonio Gramsci, <em>&#8220;Odio gli indifferenti&#8221;</em>, in  cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire <em>&#8220;Essere  partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.  L&#8217;indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò  odio gli indifferenti. L&#8217;indifferenza è il peso morto della storia </em>(&#8230;)  <em>Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti&#8221;</em>. Questo è il  miglior messaggio che si possa trasmettere ai giovani, una sorta di inno che  esprime in forma lirica e nel contempo in modo inequivocabile, l&#8217;amore per la  vita e la libertà, tradotte in termini di partecipazione attiva alle decisioni  che riguardano il destino della collettività umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre  in tema di assenteismo e non partecipazione alla vita politica, rammento un  celebre brano di Bertolt Brecht: <em>&#8220;Il peggior analfabeta è l&#8217;analfabeta  politico&#8221;</em>. Non c&#8217;è nulla di più vero e più saggio. Brecht sostiene che  l&#8217;analfabeta politico <em>&#8220;non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli,  del pesce, della farina, dell&#8217;affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono  dalle decisioni politiche. L&#8217;analfabeta politico è talmente asino che si  inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa,  l&#8217;imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore  abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico  disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e multinazionali.&#8221;</em>. Ed io  vorrei aggiungere: <em>&#8220;delle imprese locali&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella  circostanza odierna mi preme rilanciare l’idea della Politica in quanto  espressione della volontà popolare e della libera creatività dell’animo umano,  che si concretizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza e  nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali,  ovviamente diverse sul versante spirituale e culturale. Inoltre, la Politica  dovrebbe essere un mezzo di aggregazione e partecipazione sociale, uno strumento  diretto e corale per intervenire concretamente sui processi decisionali che  investono l’intera comunità, una modalità di socializzazione tra gli individui,  la più elevata e raffinata forma di socialità umana. Del resto, l’antica  etimologia del termine, dal greco <em>“Polis”</em> (città), indica il senso della  più nobile attività dell’uomo, denota la somma manifestazione delle potenzialità  e delle prerogative attitudinali dell’essere umano in quanto <em>“animale  politico”</em>. Tale capacità dell’uomo si estrinseca nella Politica come  organizzazione dell&#8217;autogoverno della Città.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  senso originario della Politica si è svuotato ed è degenerato nella più ignobile  <em>“professione”</em>, nell’esercizio del potere fine a se stesso, riservato agli  <em>“addetti ai lavori”</em>, ai carrieristi e affaristi della politica. Quella  che un tempo era una <em>“nobile arte”</em>, la suprema occupazione dell’uomo,  oggi è percepita e praticata come mezzo per impadronirsi della città e delle sue  risorse territoriali, una squallida carriera per mettere le proprie luride mani  sulle ricchezze del bilancio economico comunale. Un bene che, invece, dovrebbe  appartenere a tutti ed essere gestito dalla comunità dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">La  nuova Resistenza è l&#8217;opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una  visione e una pratica del potere come appannaggio di un’esigua minoranza di  privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e  combattuta con fermezza, perché il soggetto che si organizza in comitato o  partito politico, convenzionalmente definito <em>“ceto politico dirigente”</em>,  non appena conquista il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città,  si disinteressa del bene comune per occuparsi dei loschi affari della casta, o  dei singoli individui. Questo stato di corruzione della politica, che non  coincide con un’esperienza di autogoverno dei cittadini, ma risponde agli  interessi egoistici e corporativi di una cerchia elitaria e circoscritta, è la  causa principale che genera un sentimento di indifferenza e disaffezione dei  cittadini verso la politica, cioè il governo della Polis, in quanto  rappresentativo degli interessi privati di pochi affaristi, nella misura in cui  tali vicende sono recepite come estranee agli interessi della gente.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto,  occorre rilanciare l’idea dell’autogestione e dell’autogoverno dei cittadini,  sperimentando nelle comunità locali l’idea della politica come rifiuto radicale  del potere scisso dalla collettività, come partecipazione diretta della  popolazione ai processi decisionali, ai canali di controllo e gestione del  bilancio economico comunale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’utopia  della democrazia diretta non è solo possibile e praticabile localmente, ma è  necessaria di fronte all’avvento di un fenomeno autoritario globale che minaccia  quel poco di sovranità democratica vigente in alcuni Stati nazionali. I quali  sono soppiantati da organismi economici sovranazionali che dirigono le dinamiche  dell’economia e dei suoi assetti bancari e finanziari. Questo fenomeno di  globo-colonizzazione ha favorito l’ascesa dei gruppi finanziari più forti e  delle corporation multinazionali, con danni irreparabili per i diritti civili e  sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema  produttivo, la cui condizione si fa sempre più precaria e  ricattabile.</p>
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