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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Covid 19</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Foster e la frattura metabolica: alla ricerca di un pensiero ecosocialista in Marx</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 16:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Barbetta Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Ian Angus]]></category>
		<category><![CDATA[John Foster]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Foster e la frattura metabolica: alla ricerca di un pensiero ecosocialista in Marx di Francesco Barbetta &#160; Il dibattito sui nessi filosofici e politici tra produzione teorica marxiana e ambiente è sempre più attuale e urgente. La distruzione delle condizioni di vita così come le conosciamo, imposta dalla logica del capitale, dimostra inequivocabilmente la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<p><img src="https://www.sinistrainrete.info/images/stories/stories12/amazon-com-thegreeningofmarxism9781572301191-tedbenton-books_1285556913204.jpeg" alt="amazon com thegreeningofmarxism9781572301191 tedbenton books 1285556913204" width="300" height="270" data-src="/images/stories/stories12/amazon-com-thegreeningofmarxism9781572301191-tedbenton-books_1285556913204.jpeg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Foster e la frattura metabolica: alla ricerca di un pensiero ecosocialista in Marx</h2>
<h3>di Francesco Barbetta</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dibattito sui nessi filosofici e politici tra produzione teorica marxiana e ambiente è sempre più attuale e urgente. La distruzione delle condizioni di vita così come le conosciamo, imposta dalla logica del capitale, dimostra inequivocabilmente la necessità di cambiamenti radicali nei rapporti tra economia e natura.</p>
<p>La trasformazione di tutto in merce impone dinamiche temporali e spaziali incompatibili con i processi naturali, portando il pianeta ad una situazione di totale squilibrio ed esaurimento. Certamente, qualsiasi dato che offriremmo sull&#8217;argomento sarebbe obsoleto e, sfortunatamente, in peggio.</p>
<p>Secondo l&#8217;SRC (Stockholm Resilience Center), dei 9 confini planetari (cambiamento climatico, perdita di biodiversità, variazione del ciclo biogeochimico dell’azoto e del fosforo, acidificazione degli oceani, consumo di suolo e di acqua, riduzione della fascia di ozono nella stratosfera, diffusione di aerosol in atmosfera e inquinamento chimico), 7 vengono superati, generando effetti di feedback che creano un ambiente di instabilità e insicurezza.</p>
<p>È all&#8217;interno di questi squilibri che dobbiamo cercare, ad esempio, le cause del Covid-19. Il dibattito sui vaccini, per quanto urgente e pertinente, si limita agli effetti piuttosto che ai nessi causali dei problemi.</p>
<p>Questo è il motivo che mi sta spingendo ad approfondire teoricamente i rapporti tra marxismo e pensiero ecologico.</p>
<p><em>Sollecitato dalla recensione che ho scritto per Effimera del libro di Ian Angus <a href="http://effimera.org/sul-rapporto-tra-marxismo-e-questione-ecologica-di-francesco-barbetta/" rel="noopener" target="_blank">&#8220;Anthropocene. Capitalismo fossile e crisi del sistema Terra&#8221;</a>, ho approfondito lo studio del pensiero di John Bellamy Foster. Questo lungo e denso saggio spero possa essere utile per far conoscere ai compagni italiani le sue tesi. A maggior ragione in un momento di radicalizzazione del movimento ambientalista in cui si fa sempre più urgente la necessità di affrontare con gli adeguati strumenti teorici la sfida della transizione ecologica.</em></p>
<p><em>I negazionisti del Covid-19 di oggi saranno i negazionisti del cambiamento climatico domani e non possiamo permetterci di vederli sfruttare i costi sociali della transizione ecologica per mettere su due fronti opposti ambiente e lavoro.</em></p>
<p><em>Dedico questo saggio a mio zio Santino recentemente scomparso.</em></p>
<p>* * * *</p>
<p>John Bellamy Foster parte dal presupposto che per comprendere il rapporto tra uomo e natura nel nostro secolo è necessario comprendere le nuove visioni della natura emerse nel passaggio dal XVII al XIX secolo: come il materialismo e la scienza hanno consentito lo sviluppo di forme ecologiche di pensiero e, in tal modo, comprendere la trasformazione sociale associata al cambiamento della relazione tra essere umano e ambiente. Per affrontare questa sfida sceglie come punto di partenza il materialismo di Marx e quello di Darwin, considerando questi come i primi punti di riferimento per la risoluzione della questione. In effetti, una simile associazione era già stata fatta in precedenza da Caudwell, in <em>Heredity and Development</em>, uno dei pochi pensatori all&#8217;inizio del XX secolo a non rifiutare una concezione <em>coevolutiva</em> tra uomo e natura nell&#8217;opera di Marx e di Darwin. Tuttavia, per Foster, l&#8217;argomento restava ancora da approfondire, dato che era stato lasciato da parte dagli scienziati sociali, a causa dei grandi eventi storici accaduti in quel periodo.</p>
<p>Il materialismo deve essere concepito come una teoria della natura, originata dalla filosofia greca che trova in Epicuro il suo grande sviluppo.</p>
<p>“<em>In its most general sense materialism claims that that the origins and development of whatever exists is dependent on nature and “matter,” that is, a level of physical reality that is independent of and prior to thought.”</em><em>1</em><em></em></p>
<p>Per Foster può essere suddiviso in: ontologico, che si caratterizza come una dipendenza unilaterale dell&#8217;essere sociale dal biologico, epistemologico, dove l&#8217;esistenza è indipendente dall&#8217;attività prodotta dal pensiero scientifico e pratico, che deduce il ruolo costitutivo della trasformazione dell&#8217;uomo nelle forme sociali. In questa definizione, la teoria di Marx tende a concentrarsi più nettamente sul <em>materialismo pratico</em>, nel senso che si concentra sulle azioni messe in atto dall&#8217;uomo in relazione alla trasformazione della natura ma non trascura i materialismi epistemologici e ontologici quando afferma il carattere alienato con cui si costituisce tale rapporto.</p>
<p>All&#8217;inizio del XIX secolo le discussioni filosofiche sollevate da David Hume e, successivamente, da Kant, avevano fatto maturare il confronto teorico tra prospettive materialiste e idealistiche, promuovendo una critica di entrambe nel campo dell&#8217;etica e della gnoseologia. In questi due grandi campi c&#8217;è chi ha difeso il primato dello spirito sulla natura, la cui prospettiva è stata storicamente sviluppata da Hegel e sarà associata al cristianesimo nel tentativo di spiegare, in ultima istanza, la creazione del mondo, mentre il materialismo sarà associato all&#8217;empirismo, all&#8217;interno delle scienze della cognizione, e al sensualismo.</p>
<p>Per Foster, per capire Marx, dobbiamo prima passare attraverso la comprensione dell&#8217;epicureismo dato che Marx non è mai stato disposto ad abbandonare il materialismo pratico, né una sua comprensione generale come categoria ontologica ed epistemologica. Alla base del suo materialismo sta la premessa che il mondo naturale preesiste ed è indipendente dall&#8217;esistenza del pensiero umano. In effetti, il pensiero stesso deve essere visto come un atto successivo dell&#8217;esistenza materiale-naturale umana. La connessione perenne tra mondo naturale-materiale e mondo sociale non dissolve le incongruenze e le contraddizioni esistenti tra queste sfere che saranno abbracciate, nella loro prospettiva dialettica, all&#8217;interno di un flusso storico continuo. Questa<em> dialettica relazionale della storia</em> è stata enfaticamente evidenziata da Marx come parte di un processo naturale di produzione dell&#8217;esistenza umana. Tra queste sfere, tuttavia, risiede l&#8217;alienazione strutturale che è il prodotto dell&#8217;interazione umana con la natura all&#8217;interno del modo di produzione capitalista.</p>
<p>Nella sua <em>Critica della ragion pura</em> Kant sviluppa i concetti di noumeno e fenomeno, promuovendo anche una critica di ogni conoscenza basata sull&#8217;esperienza. La trascendenza della cosa in sé, dove risiede la sua inconoscibilità, sembrava minare tutti i tentativi di costruire una filosofia materialista coerente. Nella prospettiva di Marx, la grande innovazione hegeliana sta nel proporre una risposta al dilemma kantiano riguardo alla conoscenza della cosa stessa. Secondo Hegel, l&#8217;oggettivazione dello spirito nel mondo costituirebbe l&#8217;alienazione fondamentale che separa l&#8217;uomo dal mondo esterno ed è prodotta dai problemi della cognizione e perfezionata lungo un processo storico sviluppato dallo spirito. Si tratta quindi di un processo in cui si stabilisce la trasformazione del mondo e dell&#8217;uomo, dalla conferma della ragione nella Storia. Questo processo di contraddizione e trascendenza, fondamento essenziale del concetto di alienazione in Hegel, costituisce l&#8217;essenza stessa della sua dialettica. Il principale contributo di Marx sarebbe proprio il tentativo di ristabilire la dialettica nel campo della filosofia materialista. Contrario alla concezione hegeliana, che comunque negava la possibilità logica del materialismo come forma di conoscenza, Marx propone che l&#8217;alienazione si costituisce nel rapporto uomo-natura attraverso le azioni materiali dell&#8217;uomo, e non dalla subordinazione della realtà alla esistenza del pensiero. Andando oltre la posizione proposta dai teorici del suo tempo storico, i <em>materialisti idealisti</em>, che ponevano il materialismo in antagonismo con l&#8217;idealismo hegeliano, in particolare feuerbachiano, Marx trarrà dalla fonte epicurea la sua nozione di materialismo.</p>
<p>Epicuro sarebbe stato il primo a percepire l&#8217;alienazione dell&#8217;essenza umana all&#8217;interno del mondo dell&#8217;apparenza, negando sia la libertà che il potere di autodeterminazione dell&#8217;uomo all&#8217;interno del mondo materiale. Subito dopo aver completato la sua tesi di dottorato Marx scrisse <em>The History of Modern Philosophy from Bacon to Espinoza</em>, pubblicata nel 1833, mentre Feuerbach stava sviluppando la sua posizione materialista nelle <em>Tesi provvisorie per la riforma della filosofia</em> che sarebbero state pubblicate nel 1842. L&#8217;importanza di Feuerbach riguarda le critiche di Marx, contenute nell&#8217;<em>Ideologia tedesca</em>, contro le sue tesi, grazie alle quali costruirà la propria nozione di materialismo. Per lui il materialismo di Feuerbach è puramente contemplativo, il che lo rende del tutto astratto, mentre, d&#8217;altra parte, afferma la comprensione del suo materialismo, come materialismo pratico, proponendo un cambiamento nell&#8217;approccio epistemologico del materialismo. Sviluppando l&#8217;idea che la coscienza sia un atto successivo all&#8217;esistenza materiale, Marx pone la natura e le relazioni naturali, poste in essere dall&#8217;uomo nella conservazione della sua esistenza, come base inseparabile del materialismo. Quindi è radicalmente impossibile pensare alla costruzione della coscienza umana senza tener conto del ruolo della natura al suo interno. Il mondo sensibile in Marx, il mondo esterno, fisico, preesiste all&#8217;uomo e alla coscienza umana. Aggiunto a questo concetto, Marx porrà la dialettica come elemento fondamentale per comprendere l&#8217;intima e perenne connessione tra l&#8217;uomo, la natura e la costruzione sociale del mondo. Uno dei punti centrali della tesi difesa da Foster è che questi elementi furono trascurati dagli autori che, alla fine del secolo XIX, hanno avuto la necessità di separare il campo delle scienze naturali dalle scienze sociali, facendo propendere l&#8217;interpretazione della teoria marxista verso una prospettiva puramente sociale, basata sull&#8217;analisi della prassi umana. In ogni caso, gli economisti e sociologi contemporanei criticano il pensiero classico, rivendicando una presunta negazione della <em>priorità ontologica</em> della natura all&#8217;interno del pensiero sociologico.</p>
<p>Secondo Foster:</p>
<p><em>“Western, critical Marxism (along with much of contemporary philosophy and social science) was defined by its rejection of crude nineteenth-century positivism, which attempted to transfer a mechanistic and reductionist world-view (which was credited with some notable successes in the development of science) to the realm of social existence. However, in rejecting mechanism, including mechanistic biologism of the social Darwinist variety, thinkers in the human sciences, including Marxists, increasingly rejected realism and materialism, adopting the view that the social world was constructed in the entirety of its relations by human practice—including, notably, those aspects of nature that impinged on the social world—thereby simply denying intransitive objects of knowledge (objects of knowledge which are natural and exist independently of human beings and social constructions).”</em>2</p>
<p>Per Foster, questo movimento ha portato il marxismo a concezioni sempre più idealistiche dell&#8217;esistenza umana. Di conseguenza, il concetto di materialismo iniziò a incorporare una visione unicamente sociale, i concetti di Marx furono elaborati in modi sempre più astratti, rafforzando il predominio di una distorta lettura economicista dell’opera marxiana basata sulla separazione sempre più marcata tra struttura e sovrastruttura. Solo salvando il concetto originario di materialismo, tratto dalla concezione originaria epicurea di Marx, evidente nei suoi primi scritti e nelle sue tesi di dottorato, è possibile ristabilire il ruolo della natura all&#8217;interno dello schema teorico marxiano e comprendere i problemi fondamentali vissuti dall’esistenza umana. Occorre invece evitare di tornare al biologico e al darwinismo sociale <em>“through a non-mechanistic, non-reductionist, critical materialism that retains a connection to a materialist conception of history”</em><em>3</em>, essendo l&#8217;unica soluzione all&#8217;idealismo che cresce nel campo delle scienze sociali, nonché la soluzione all&#8217;impoverimento della nozione di natura per il materialismo. Concentrandosi sull&#8217;alienazione esistente tra il lavoro umano e le condizioni naturali di produzione, un&#8217;idea che tocca la sua nozione di metabolismo sociale, Marx ha denunciato la spoliazione della natura prima della nascita di una moderna coscienza ecologica. Nonostante ciò, viene spesso attaccato per una presunta negligenza teorica, prodotta in parte dal disprezzo del ruolo della natura nella sua opera, che è generalmente espressa sotto forma di tre distinti argomenti:</p>
<p>1) Le questioni riguardanti la natura sollevate da Marx non sono collegate al suo sistema teorico, essendo disconnesse e “sparse” in tutti i suoi lavori.</p>
<p>2) Marx avrebbe gradualmente abbandonato il ruolo della natura nella sua opera, essendo stata inserita solo nei suoi primi scritti, in conseguenza delle idee formulate intorno all&#8217;alienazione.</p>
<p>3) Marx avrebbe posto la natura sotto il totale controllo e sottomissione della conoscenza scientifica e tecnologica, in quanto inserita all&#8217;interno dei mezzi di produzione.</p>
<p>D&#8217;altra parte, c&#8217;è chi difende l&#8217;idea che Marx avrebbe affermato il <em>dominio baconiano</em> della natura attraverso la conoscenza strumentale umana e l&#8217;espansione della produzione industriale e del commercio internazionale.</p>
<p>C&#8217;è anche chi porta la discussione marxiana nel campo dell&#8217;etica, sostenendo che la prospettiva abbracciata dal marxismo è antropocentrica, in quanto centrata sull&#8217;azione umana, quindi, incapace di sostanziare un passaggio a una concezione ecocentrica del rapporto uomo-natura. Tendendo a moralizzare l&#8217;economia queste correnti di pensiero considerano la dicotomia antropocentrismo-ecocentrismo fondamentale per il dibattito sull&#8217;ordine economico, tuttavia, i loro approcci finiscono per restare nel campo dei <em>valori ecologici</em>, derivati da concezioni romanticizzate della natura, dello spiritualismo e dell&#8217;idealismo filosofico. Non sono di alcuna utilità per comprendere le relazioni all&#8217;interno del modo di produzione capitalista. In ogni caso, tali visioni non partono da un&#8217;analisi congruente con l&#8217;essenza della comprensione materialistica della storia e la necessaria interazione uomo-natura come proposta da Marx. Per Foster, tali dualità, ovvero: naturalismo e sociologismo, materialismo e idealismo, devono essere riconosciute come categorie <em>“dialectically connected in their one-sidedness, and must be transcended together, since they represent the alienation of capitalist society.”</em>4</p>
<p>Secondo l&#8217;autore, un&#8217;analisi ecologica deve essere sia materialistica che dialettica, e:</p>
<p>“<em>As opposed to a spiritualistic, vitalistic view of the natural world which tends to see it as conforming to some teleological purpose, a materialist sees evolution as an open-ended process of natural history, governed by contingency, but open to rational explanation. A materialist viewpoint that is also dialectical in nature (that is, a non-mechanistic materialism) sees this as a process of transmutation of forms in a context of interrelatedness that excludes all absolute distinctions. Life (organisms) and the physical world, as Rachel Carson was wont to emphasize, do not exist in “isolated compartments.” Rather there is an “extraordinary unity between organisms and the environment.” A dialectical approach forces us to recognize that organisms in general do not simply adapt to their environment; they also affect that environment in various ways, and by affecting it change it. The relationship is therefore a reciprocal one. For example, “the soil undergoes great and lasting evolutionary changes as a direct consequence of the activity of the plants growing in it, and these changes in turn feed back on the organism’s conditions of existence.” An ecological community and its environment must therefore be seen as a dialectical whole; one in which different levels of existence are ontologically significant—and in which there is no overall purpose guiding these communities.”</em>5</p>
<p>Il capitalismo poteva svilupparsi solo a partire dalle trasformazioni della produzione agricola e, soprattutto, dalla nozione di proprietà capitalista che trova una prima forma nel XVII secolo. Lo sviluppo iniziale del capitalismo avvenne quando le città (centri urbani), così come la classe borghese, ottennero l&#8217;indipendenza dai cicli naturali dell&#8217;agricoltura e, poiché la tecnologia consentiva la produzione capitalistica, la creazione di livelli adeguati di plusvalore. Nelle città l&#8217;ordine capitalista si è storicamente naturalizzato come superamento della vita rurale.</p>
<p>Gli uomini trovarono il proprio sostentamento, lungo gran parte della storia dell&#8217;umanità, lavorando nei campi. I rapporti di produzione, nel corso della storia, sono sempre stati tra coloro che possiedono i mezzi di produzione e la terra e i lavoratori che ne traggono il proprio sostentamento. Tali divisioni sociali hanno avuto nel tempo configurazioni diverse, tuttavia, solo nella forma capitalistica, formazione economico-sociale che ci interessa, il modo dominante di appropriazione del surplus è basato sull&#8217;espropriazione dei produttori diretti il cui plusprodotto è appropriato con mezzi puramente economici. Questo accade perché nel capitalismo il rapporto del lavoratore con la terra ha tre caratteristiche importanti, e cioè: il produttore diretto (lavoratore) non ha terra di sua proprietà da lavorare; il loro rapporto con la produzione avviene attraverso la vendita della loro forza lavoro in cambio di un salario; chi determinerà le condizioni di tale rapporto sarà il mercato. Ogni merce, nella società capitalista, passa attraverso il filtro del mercato. La produzione di plusvalore, i salari dei lavoratori, così come sia il lavoro che il capitale dipendono ulteriormente dal mercato per le condizioni più elementari della propria riproduzione. Nel modo di produzione capitalista, il più elementare degli atti umani, il cibo, è soggetto alle leggi del mercato. In questo processo di mercificazione dell&#8217;agricoltura, che rappresenta il suo progressivo assorbimento da parte delle dinamiche capitaliste, è possibile osservare tre momenti distinti.</p>
<p>Secondo Foster:</p>
<p><em>“</em><em>the first revolution was a gradual process taking place over several centuries, connected with the enclosures and the growing centrality of the market; technical changes included improvements in manuring, crop rotation, drainage, and livestock management. In contrast, the second agricultural revolution took place over a shorter period— 1830–1880—and was characterized by the growth of a fertilizer industry and the development of soil chemistry, associated in particular with the work of Justus von Liebig.The third agricultural revolution took place still later, in the twentieth century, and involved the replacement of animal traction with machine traction on the farm, followed by the concentration of animals in massive feedlots, coupled with the genetic alteration of plants (producing narrower monocultures) and the more intensive use of chemical inputs—such as fertilizers and pesticides.”</em>6</p>
<p>Nel 1844, mentre stava ancora scrivendo il suo <em>Schizzo d’una critica dell&#8217;economia politica</em>, Marx ebbe accesso all&#8217;opera di Liebig, definendola una delle critiche più energiche alla teoria malthusiana. Il <em>Capitale </em>può essere inteso come il punto di integrazione tra una concezione materialistica della storia, sviluppata principalmente nei <em>Manoscritti economico-filosofici del 1844</em> e nell&#8217;<em>Ideologia tedesca</em>, con una concezione materialista della natura, ottenuta dalla critica degli economisti classici, soprattutto attraverso l&#8217;analisi del lavoro di autori dediti allo studio dell&#8217;agricoltura. Nell&#8217;opera, Marx espone i frutti della sua elaborazione, partendo da un&#8217;analisi centrata sul concetto di <em>Metabolismo (Stoffwechsel)</em>, delucidando aspetti fondamentali dell&#8217;alienazione che aveva sviluppato nei lavori precedenti. In questo contesto, due punti cruciali costituiscono le forme fondamentali di alienazione della produzione capitalistica, e cioè: in un primo aspetto, fondamentale-strutturante, che agisce a livello ontologico, che riguarda l&#8217;alienazione fondamentale dell&#8217;uomo stesso dalla natura, che costituirà una separazione che consente il salto di socialità e il superamento dell&#8217;animalità, essendo, quindi, una struttura che si articola attorno ad una mancanza essenziale che segna l&#8217;avvento del linguaggio e la separazione antagonistica tra città e campagna, che costituirà uno degli aspetti fondamentali della sua critica allo sviluppo capitalistico nella società borghese. Secondo Foster:</p>
<p>“<em>Moreover, Marx’s concept of metabolic rift in the relation between town and country, human beings and the earth, allowed him to penetrate to the roots of what historians have sometimes called the “second agricultural revolution,” occurring in the capitalism of his day, and the crisis in agriculture with which this was associated, thereby enabling him to develop a critique of environmental degradation that anticipated much of present-day ecological thought.”</em>7</p>
<p>Il percorso di comprensione di questa seconda <em>frattura metabolica</em> deve iniziare con i <em>Grundrisse</em>, dove Marx traccia lo schema di un progetto di critica dell&#8217;economia politica borghese che lo porta ad un&#8217;analisi introduttiva del complesso problema delle condizioni di riproduzione sociale all&#8217;interno del modo di produzione capitalista. Per Marx, Malthus avrebbe sbagliato a generalizzare l’elemento sovrappopolazione per tutte le società, astraendo dalle differenze storiche nelle formazioni sociali e riducendole a una relazione meramente numerica che, secondo Marx, era &#8220;<em>un astratto rapporto aritmetico che è campato in aria e non è fondato né su leggi naturali né su leggi storiche”</em>8. In questo modo, Marx si colloca, anche se indirettamente, nella discussione sui limiti e le barriere naturali e storiche alla riproduzione capitalista. Per Malthus, le risorse naturali utilizzate per la sussistenza umana crescevano su scala aritmetica, mentre la popolazione cresceva su scala geometrica, seguendo questo flusso fino a incontrare limitazioni esterne che costituivano delle barriere naturali. D&#8217;altra parte, Marx si rese conto che, trascurando alcune questioni storiche e sociali fondamentali, Malthus finì per ridurre le barriere esterne a limiti immanenti o naturali. Malthus credeva che la crescita della popolazione avrebbe superato le condizioni naturali nel soddisfare i bisogni alimentari umani, sulla base di una relazione matematica. Tuttavia, la sua teoria nega ogni possibilità di interazione umana sulle condizioni naturali del suolo, ad esempio, supponendo che tali condizioni siano prodotte esclusivamente dalla natura.</p>
<p>D&#8217;altra parte, la natura a cui si riferisce Malthus è stata ereditata dai Fisiocrati che, sulla base dell&#8217;idea che il suolo e l&#8217;ambiente sarebbero stati un debito della natura verso l&#8217;uomo. Marx è stato a lungo accusato, a causa delle reiterate critiche a questa nozione malthusiana, di sostenere l&#8217;idea che la natura non ha un valore aggiunto, essendo un bene libero e illimitato, soggetto solo alle capacità umane di sfruttamento. Tuttavia, affermando la connessione tra le relazioni sociali, storicamente costituite nel modo di produzione capitalista, con la natura e l&#8217;uso del suolo, Marx svilupperà la nozione secondo cui i valori di scambio superano, all&#8217;interno della produzione di ricchezza, i valori d’uso, che rappresenta una contraddizione (ecologica) del capitalismo e che porta a pensare che il valore dato alla natura è più legato alla logica del mercato delle merci che alla sua capacità di soddisfare bisogni reali. Essendo il capitalismo un modo di produzione costruito sui valori di scambio, una questione largamente trascurata dagli autori dell&#8217;economia politica classica è che, poiché la natura è parte integrante delle forze produttive, insieme al lavoro, ed è quest&#8217;ultimo l&#8217;unico a contribuire alla generazione della ricchezza, mentre viene trascurato il ruolo dell&#8217;ordine naturale, il modo di produzione capitalista basa la sua produzione di valore su una contraddizione. D&#8217;altra parte, Marx chiarisce che il lavoro è la materia della natura mobilitata dalla volontà umana, essendo responsabile della costruzione del valore della natura, all&#8217;interno del processo produttivo. Tuttavia, il lavoro non può essere considerato l&#8217;unica fonte di ricchezza materiale, dato che nel <em>Capitale</em> Marx afferma che, citando William Petty, mentre il lavoro è padre della ricchezza, la terra è sua madre, criticando le posizioni idealistiche di autori come Ferdinand Lassalle per aver trascurato il ruolo della natura, attribuendo tutta la produzione alla <em>forza creatrice soprannaturale del lavoro</em>.</p>
<p>Nel 1777, James Anderson pubblica l&#8217;opera <em>An enquiry into the nature of the corn laws</em>, dove propone un&#8217;indagine sui processi di produzione agricola inglese, che poi sviluppa in</p>
<p><em>A calm investigation of the circumstances that have led to the present scarcity of grain in Britain</em>, del 1801, che culminerà in un&#8217;elaborata critica del lavoro di Malthus sull&#8217;agricoltura fondiaria capitalista e sul regime di locazione del suolo fertile in Inghilterra. Anderson confuta la teoria di Malthus e Ricardo, spiegando che l&#8217;affitto delle terre più fertili non dipende esclusivamente dalle condizioni innate del suolo, così come dal suo potenziale uso umano. Accadde che i suoli più fertili venissero dapprima assorbiti dalla produzione capitalistica, tanto che tali suoli stavano progressivamente perdendo il loro potenziale produttivo, a causa del loro uso non razionale. In modo che, secondo Anderson, <em>“the existence of differential rent primarily to historical changes in soil fertility, rather than to conditions of “absolute fertility.”</em>9 Così, con un&#8217;adeguata preparazione (concimazione con letame, irrigazione, ecc.) il terreno meno fertile potrebbe diventare più fertile degli altri, allo stesso modo che, senza le dovute cure, il terreno potrebbe perdere gradualmente la sua fertilità. Sicché, infatti, ciò che Malthus e Ricardo descrivono come fertilità del suolo è proprio il grado di produttività del suolo, cioè la sua utilità per il sistema produttivo, tratto che non è immanente al suolo ma un&#8217;attribuzione sociale. Pertanto, per Anderson, il calo della fertilità del suolo era dovuto all&#8217;impossibilità di adottare pratiche agricole sostenibili, dato che il detentore della proprietà terriera l&#8217;avrebbe utilizzata solo per il periodo della sua locazione, indipendentemente dal suo uso futuro da parte dei proprietari terrieri. Oltre a questo scorcio pionieristico, Anderson giunse anche alla conclusione che la perdita delle capacità fertilizzanti naturali del suolo fosse dovuta a una crescente divisione tra campagna e città e, attraverso queste argomentazioni, poté affermare che la scarsità di grani utilizzati per il nutrimento umano è dovuta al suo (cattivo) uso da parte dell&#8217;uomo, a partire dall&#8217;analisi del modo (socio-storico) in cui lo utilizza per il suo sostentamento e non per l&#8217;aumento geometrico della pressione dell&#8217;umanità su un approvvigionamento alimentare che cresce aritmeticamente.</p>
<p>Per Anderson, se la popolazione di un paese è destinata ad aumentare, e la sua gente è principalmente impiegata nella coltivazione della terra, la produttività seguirà il ritmo di quella popolazione, qualunque essa sia, e ci sarà abbondanza in ogni stagione. A quanto pare, Marx ebbe accesso all&#8217;opera di Anderson intorno al 1851, considerando che nel periodo dal 1850 al 1860 si dedicò alla scrittura delle <em>Teorie sul plusvalore</em>, dove cita l&#8217;autore riferendosi alla storicizzazione della fertilità del suolo. Secondo Marx la rendita differenziale dei proprietari terrieri è in parte il risultato della fertilità data artificialmente alla terra dall&#8217;agricoltore, per cui il suo <em>grado di fertilità</em> non dipende unicamente dalla natura. In breve, il calo della fertilità è da attribuire alla produttività aggiunta al suolo che non ha tenuto conto della sua capacità di far fronte al suo usufrutto, e, dall&#8217;altro, alla negligenza di alcuni produttori nel non investire per migliorare o mantenere la propria produttività (incapacità di riciclare lo sterco, ad esempio). In questo modo, Anderson è stato colui che<em> ha collegato materialmente l&#8217;economia politica alla vera agronomia, aiutando Karl Marx “</em><em>to historicize the problem of capitalist ground rent, while more fully comprehending the conditions of the soil.”</em>10</p>
<p>Secondo Foster:</p>
<p><em>“It was the crisis of soil fertility in European and North American agriculture and the great advances in soil science in Marx’s own day which were, however, to allow Marx to transform this historical approach to the question of agricultural improvement into an ecological critique of capitalist agriculture (&#8230;) the availability of food could prove insufficient due to the distortions produced within society and in the cultivation of the soil—rather than due to the inherent inadequacies of agriculture.”</em>11</p>
<p>Il riconoscimento del debito nei confronti del lavoro di Anderson non è mai stato riconosciuto da Malthus nella sua opera, tuttavia, è chiaro che la <em>“credenza”</em> in una concezione della legge naturale, che condivideva con Ricardo, non gli impediva di riconoscere la possibilità di migliorare le condizioni di produzione attraverso la cura del suolo, però, senza dargli il dovuto risalto. A suo avviso, tali differenze nella produzione non hanno avuto effetti considerevoli rispetto all&#8217;aumento delle popolazioni. Marx intraprese tali letture mentre scriveva il <em>Capitale</em> nel 1860, rendendosi conto che esisteva una divisione storica tra le due concezioni dell&#8217;agricoltura, in gran parte dovuta all&#8217;espansione delle conoscenze sulla chimica del suolo, soprattutto a causa del lavoro di Liebig <em>Organic chemistry in its application to agricultural and physiology</em>, in cui valuta lo stato delle conoscenze agrarie prima del 1840. Nella sua concezione, prima del 1840, la produttività agricola era radicalmente dipendente dalle condizioni naturali del suolo e dei nutrienti delle piante e presenti nel terreno, considerando che non esistevano ancora conoscenze evolute sulla loro costituzione fisico-chimica. Questo spiegherebbe il fatto che molti autori, che hanno scritto le loro opere prima di questa data, consideravano la natura come un <em>“potere illimitato”</em> e <em>“indistruttibile”</em>. Nei secoli XVII e XVIII, in Inghilterra, scoppiò la <em>“rivoluzione agraria”</em>, compatibile con le esigenze dello sviluppo del capitalismo industriale. Già nel XIX secolo, al tempo di Marx, l&#8217;Europa e il Nord America stavano attraversando una <em>crisi ecologica</em> derivante dalla saturazione del suolo, dal crescente inquinamento delle città e dalla deforestazione, che giustificava un&#8217;iniziale preoccupazione scientifica per la distruzione dell&#8217;ambiente.</p>
<p>L’opera di Liebig <em>Organic chemistry in its application to agriculture and physiology</em> del 1840 rappresentava una risposta separata a questo problema. Lo sguardo di Liebig ha causato un po&#8217; di panico tra gli agricoltori dell&#8217;epoca, avvertendoli dei pericoli dell&#8217;esaurimento del suolo e della carenza di fertilizzanti. La capacità di risolvere questo problema era limitata dalla divisione sociale del lavoro dell&#8217;epoca, nonché dal crescente antagonismo tra campagna e città. Tutti erano convinti dell&#8217;insostenibilità dell&#8217;agricoltura capitalista, tuttavia fu Marx a ravvivare tali critiche, lasciandole sparse per tutta la sua opera. Nel 1853 Henry Carey, famoso economista americano, iniziò a scambiarsi lettere con Marx ed a condividere considerazioni sulla critica dell&#8217;economia politica inglese, in particolare su questioni eminentemente agrarie. Parte delle sue considerazioni sull&#8217;uso estremo della terra nel paese, e le conseguenze di ciò, furono pubblicate in <em>The slave trade domestic and foreign</em>, la sua opera principale, e inviate a Marx, sottolineando il fatto che<em> “long-distance trade arising from the separation of town and country (and agricultural producer and consumer) was a major factor in the net loss of soil nutrients and the growing crisis in agriculture”.</em>12</p>
<p>Liebig sarà fortemente influenzato da questo lavoro e intraprenderà uno studio empirico per valutare le forme di esproprio delle terre, avvenute in Inghilterra e negli USA, nel corso del XIX secolo, e la conseguente diagnosi di spoliazione agricola come principale elemento di impoverimento del suolo, che dovrebbe essere sostituito da una forma basata sulla restituzione del suolo, delle sue condizioni di fertilità, che sarebbe di ostacolo agli interessi economici di questi paesi. In <em>Agricultural Chemistry</em>, afferma che la crescita delle città è stata concomitante con un sistematico impoverimento delle condizioni di produzione agricola. Non è indifferente ricordare che tale impoverimento è stato accompagnato da una progressiva erosione del tessuto sociale rurale, ormai zona eterna di conflitti, movimenti di emigrazione, epidemie e, contraddittoriamente, fame. Maggiore è la distanza tra la campagna e la città, maggiori sono le condizioni di crescita urbana, parallelamente a una progressiva svalutazione della campagna, logica presto rivelata da Marx. Un elemento importante nel processo metabolico tra uomo e natura, trascurato all&#8217;interno del modo di produzione capitalistico, è il riciclo organico degli scarti di produzione e il loro ritorno alla natura, chiudendo il ciclo di sfruttamento della natura per il mantenimento dell&#8217;uomo in vita. Mantenere la produttività del suolo, così come della natura in generale, è un impegno spesso trascurato verso le generazioni future. Tuttavia, ciò che si frappone nella realizzazione di questo importante atto è la frattura metabolica esistente nel rapporto tra uomo e natura, generato dal capitalismo come condizione storica della sua esistenza.</p>
<p>L&#8217;interesse di Marx per l&#8217;opera di Liebig, espressa in vari punti nel primo volume del <em>Capitale </em>ma in particolare nel terzo volume, espone esplicitamente la letteratura che costituisce la base della sua analisi delle condizioni agricole dello sviluppo industriale in Inghilterra. Rappresenta l&#8217;inizio di una critica sistematica allo sfruttamento capitalistico, nel senso del progressivo prelievo di nutrienti dal suolo, nonché del degrado della base naturale dei mezzi di produzione in genere, determinato dalla grande espansione dell&#8217;industria capitalistica e dell&#8217;agricoltura, la cui crescita, secondo la conclusione di Marx, è inversamente proporzionale all&#8217;impoverimento del suolo e degli operai. Il concetto di <em>metabolismo (Stoffwechsel)</em>, costituisce la nozione centrale coinvolta da Marx per spiegare il processo di scambio materiale tra uomo e natura che si tradurrà nella produzione di valori d&#8217;uso necessari all&#8217;esistenza.</p>
<p>Nei suoi <em>Manoscritti del 1861-1863</em>, Marx afferma che il lavoro reale è l&#8217;attività attraverso la quale si svolge il metabolismo tra uomo e natura, sviluppando le categorie e le conclusioni raggiunte nei <em>Grundrisse</em> e anticipando le definizioni centrali della discussione svolta nel <em>Capitale</em>. Già nel 1880, nelle <em>Glosse a Wagner</em>, l&#8217;autore con cui Marx condivideva la formulazione dell&#8217;idea di metabolismo in ambito economico, sottolinea l&#8217;importanza del concetto nella sua formulazione critica dell&#8217;Economia Politica classica. Da questo concetto Marx pone le basi per comprendere il carattere universale del processo (necessario) di interazione con la natura da cui l&#8217;uomo produce la propria esistenza, in tutti i tempi storici e, in particolare, l&#8217;espressione alienata che assume la sua forma capitalista. <em>Stoffwechsel</em> costituisce <em>“un sistema del ricambio sociale generale, dei rapporti universali, dei bisogni universali e delle capacità universali”</em>13, utilizzato dall&#8217;uomo per produrre la sua esistenza e, portato a un sistema di produzione generalizzata di merci, dal modo di produzione capitalista. Per Foster:</p>
<p><em>“Marx therefore employed the concept both to refer to the actual metabolic interaction between nature and society through human labor (the usual context in which the term was used in his works), and in a wider sense (particularly in the Grundrisse) to describe the complex, dynamic, interdependent set of needs and relations brought into being and constantly reproduced in alienated form under capitalism, and the question of human freedom it raised—all of which could be seen as being connected to the way in which the human metabolism with nature was expressed through the concrete organization of human labor. The concept of metabolism thus took on both a specific ecological meaning and a wider social meaning.”</em>14</p>
<p>La scelta del termine<em> metabolismo (Stoffwechsel</em><em>) </em>all&#8217;interno delle relazioni economiche capitaliste non ha origine con Marx ma nel libro <em>Agricultural chemistry di Liebig</em>, pubblicato nel 1840. Il suo uso è stato ripreso dalla cerchia dei fisiologi tedeschi negli anni &#8217;30 e &#8217;40 dell&#8217;Ottocento, facendo riferimento a scambi materiali derivati dal processo di respirazione, e quindi, data un&#8217;applicazione più ampia, serviva per rappresentare tutti gli scambi materiali che avvengono in natura, sia a livello cellulare che biochimico. Il concetto sarà considerato, dagli anni &#8217;40 in poi, come una categoria teorica fondamentale per comprendere l&#8217;interazione degli organismi con il loro ambiente. La sua idea originale si riferisce alla nozione che ogni essere vivente interagisce con il suo ambiente, utilizzando i materiali e l&#8217;energia disponibili nella natura che lo circonda (il suo ambiente), rimuovendo gli elementi necessari e, convertendoli, attraverso varie reazioni metaboliche, nella materia di base dell’esistenza materiale. Liebig si riferiva al termine per spiegare il processo metabolico necessario da osservare per evitare il degrado del suolo. L&#8217;uso di questo concetto rappresenta un momento storico in cui elementi concettuali presi dalla fisica e dalla chimica sono stati trasposti nel campo delle scienze umane, formando un materialismo scientifico con una forte allusione all&#8217;energetica (conservazione e scambio di energia da parte degli esseri), rifiutando di aderire al meccanicismo e al determinismo comuni alle scienze naturali dell&#8217;epoca.</p>
<p>Tuttavia, fu Robert Mayer, nel 1845, con la pubblicazione di <em>The Motions of Organisms and their Relation to Metabolism</em>, che per primo avvicinò la legge di conservazione dell&#8217;energia agli eventi generali dell&#8217;economia. <em>“Hence, the whole notion of metabolism came to be linked in this way with the more general shift toward energetics in science, and was thus essential for the development of “quantitative ecology”</em>15, avendo influenzato l&#8217;uso del termine da parte di Marx negli anni &#8217;60 dell&#8217;Ottocento per spiegare il rapporto tra uomo e natura attraverso il lavoro. In ogni caso, <em>“the widespread use of the concept of metabolism during these decades—a usage that cannot be attributed to any one thinker”</em>16, anche considerando l&#8217;importanza del suo uso da Liebig in poi. Nell’<em>Anti-Dühring</em> Engels, ad esempio, afferma che <em>“il ricambio materiale organico sia il fenomeno più generale e più caratteristico della vita, è cosa che da trent&#8217;anni a questa parte è stata detta infinite volte dalla chimica fisiologica e dalla fisiologia chimica.”</em>17 Nella <em>Dialettica della natura</em> Engels ha evidenziato il contributo di Liebig, Helmholtz e Tyndall al salto di conoscenza scientifica nel dominio dell&#8217;energia negli anni Quaranta e Cinquanta dell&#8217;Ottocento. L&#8217;uso del concetto da parte di Marx arrivò a colmare una lacuna teorica da lui considerata fondamentale per comprendere la radice filosofica dell&#8217;interdipendenza tra uomo e natura, accostata fin dall&#8217;inizio dei suoi studi. Dire che <em>“l&#8217;uomo vive della natura”</em>, è come dire che la natura trae dalla natura gli elementi per la sua esistenza, considerando che l&#8217;uomo è parte della natura, con la quale ha bisogno di instaurare un dialogo permanente se non vuole morire. Questo complesso rapporto di dipendenza colloca l&#8217;uomo all&#8217;interno di un più ampio sistema di produzione della vita naturale in generale, non solo suo, che dipende dal mantenimento della sua armonia di esistere. Questo scambio complesso, mediato dal lavoro, subordina l&#8217;uomo in un sistema di scambi materiali, sottomettendolo a un insieme di <em>“norme naturali” </em>imposte dalla natura, nonché a un insieme di <em>“norme sociali”</em> che ne delimitano l&#8217;azione. La specificità dell&#8217;indagine marxiana è stata quella di verificare il carattere dell&#8217;alienazione dell&#8217;uomo dalla natura avvenuta all&#8217;interno di questo processo.</p>
<p>Analizzando la genesi del capitalismo, dall&#8217;osservazione delle condizioni storiche, nonché l&#8217;evoluzione dell&#8217;agricoltura moderna, Marx ha potuto verificare il potenziale distruttivo dell&#8217;economia capitalista nei confronti dell&#8217;ambiente naturale. In tutti i passaggi che ci siamo proposti di analizzare, è possibile percepire la diagnosi fatta sull&#8217;industria capitalista, sulla sua responsabilità nell&#8217;impoverimento del suolo e del lavoratore. Nel <em>Capitale</em> Marx fa riferimento a una terminologia specifica per rappresentare una <em>“rottura”</em>, un <em>“fallimento irreparabile”</em>, all&#8217;interno dell&#8217;interazione metabolica uomo-natura, che avrà importanti conseguenze per lo sviluppo della sua opera. Nel <em>Capitale </em>(<em>“Genesi della rendita fondiaria capitalistica&#8221;</em>), Marx afferma che:</p>
<p><em>“la grande proprietà fondiaria riduce la popolazione agricola a un minimo continuamente decrescente, contrapponendole una popolazione industriale stipata in grandi città e continuamente crescente; genera perciò condizioni che provocano un’insanabile frattura nel tessuto del metabolismo sociale prescritto dalle leggi naturali della vita, in seguito alla quale le risorse della terra vengono dissipate, e il commercio estende questo sperpero ben oltre i confini del rispettivo paese. (Liebig). Se la piccola proprietà fondiaria crea una classe di barbari che per metà vive ai margini della società e che unisce tutta la rozzezza di forme sociali primitive a tutte le sofferenze e le miserie di paesi civili, la grande proprietà fondiaria mina alle radici la forza del lavoro nell’ultima regione in cui la sua energia naturale originaria cerca rifugio, e nella quale essa si accumula come fondo di riserva per il rinnovo della forza vitale delle nazioni: nelle campagne. Grande industria e grande agricoltura gestita industrialmente operano di concerto. Se, in origine, esse si separano perché la prima devasta e rovina maggiormente la forza lavoro e quindi la forza naturale dell’uomo e la seconda più direttamente la forza naturale della terra, nel corso ulteriore dello sviluppo esse si dànno la mano, in quanto il sistema industriale applicato ai campi sfibra gli stessi lavoratori e, da parte loro, industria e commercio forniscono all’agricoltura i mezzi per esaurire il suolo.”</em>18</p>
<p>La frattura metabolica appare nell&#8217;opera marxiana come una delle contraddizioni del capitalismo, causata dalla crescita simultanea della grande industria e dell&#8217;agricoltura, sotto le richieste del capitale. La separazione tra campagna e città, così come il progressivo aumento della distanza tra agricoltura e industria capitalista, vengono additati come fatti generatori di un&#8217;alienazione nel rapporto tra uomo e natura. Tale alienazione genererebbe una <em>“rottura”</em>, una<em> “frattura”</em> nel rapporto uomo-natura, da cui risulterà una mancanza essenziale, una <em>“perdita” </em>nell&#8217;asse dell&#8217;interazione metabolica. Nei Grundrisse Marx afferma che:</p>
<p>“<em>Non è l’unità degli uomini viventi e attivi con le condizioni naturali inorganiche del loro ricambio con la natura, e di conseguenza la loro appropriazione della natura, bensì la separazione di queste condizioni inorganiche dell’esistenza umana da questa esistenza attiva, una separazione che è posta compiutamente solo nel rapporto tra lavoro salariato e capitale, che ha bisogno di una spiegazione o che è il risultato di un processo storico”.</em>19</p>
<p>Tale <em>“frattura” </em>costituisce, secondo Marx, l&#8217;essenza stessa del carattere predatorio che il capitalismo avrà nei confronti dell&#8217;ambiente, la vera radice di tutti i problemi ambientali, in termini strutturali. Ciò implica dire che il capitalismo è un sistema di <em>“rapina”</em> poiché sottrae all&#8217;operaio il suo oggetto e la sua forza-lavoro, per produrre il plusvalore, riducendolo a<em> “cosa”</em>, d&#8217;altra parte, toglie alla natura tutto gli elementi necessari per la realizzazione dei suoi interessi, senza il corretto <em>“restauro” </em>di quanto le è stato sottratto. Il modo di produzione capitalista non ha una logica basata sul mantenimento dell&#8217;ordine e sull&#8217;esistenza di relazioni al suo interno, anzi, essendo fondato su una struttura alienata, ne prevede la progressiva corrosione. Il lavoro, come elemento di <em>“mediazione”</em>, attraverso il quale si attua il <em>“controllo”</em> e la <em>“regolazione” </em>dell&#8217;interazione metabolica, dove l&#8217;uomo si adatta ai bisogni e ai limiti naturali, per adattare la natura ai suoi interessi, perde immediatamente ogni traccia di sostenibilità sul lungo periodo. Il graduale aumento di questa separazione genera una presunta autonomia da parte dell&#8217;industria riguardo alla finitezza dei beni naturali che vengono utilizzati nella produzione, così che il suo sviluppo <em>“non trova più in sé, naturalmente, le condizioni della sua propria produzione, la quale esiste invece come industria autonoma al di fuori di essa”</em>20, diventando così ecologicamente insostenibile. Il pericolo risiede nel carattere alienato della relazione, che sta alla base di ogni inadeguato sfruttamento delle risorse naturali, a partire dal non riconoscimento dell&#8217;uomo come essere che costituisce l&#8217;intelaiatura naturale dell&#8217;ambiente in cui vive (alienazione fondamentale) fino al riconoscimento che la materia da cui estrae gli elementi della sua vita è finita. La naturalizzazione dello stile di vita capitalistico implica necessariamente una denaturalizzazione dell&#8217;uomo.</p>
<p>Per Foster:</p>
<p><em>“Marx employed the concept of a “rift” in the metabolic relation between human beings and the earth to capture the material estrangement of human beings within capitalist society from the natural conditions which formed the basis for their existence. (&#8230;) To insist that large-scale capitalist society created such a metabolic rift between human beings and the soil was to argue that the nature-imposed conditions of sustainability had been violated.”</em>21</p>
<p>Analizzando lo schema teorico in cui Marx fa uso del termine <em>“frattura metabolica”</em>, possiamo vedere che egli individua nella separazione tra città e campagna la base dell&#8217;alienazione in cui risiede tutta l&#8217;insostenibilità dell&#8217;industria capitalista.</p>
<p>Al crescente inquinamento dei centri urbani ed a tutta l&#8217;irrazionalità nell&#8217;uso delle risorse naturali si aggiungeva l&#8217;impossibilità di restituire al suolo i nutrienti che erano stati rimossi sotto forma di alimenti e fibre. Si può quindi concludere che l&#8217;essenza della sostenibilità sta nel riunire e ristabilire il collegamento tra produzione industriale e agricola, restituendo alla natura gli scarti di produzione e consumo, trattati e trasformati, come parte di un ciclo metabolico completo. Il <em>“fallimento” </em>derivante dalla separazione tra campagna e città, nonché la critica all&#8217;industria capitalista, hanno portato Marx a formulare, indirettamente, un&#8217;idea di sostenibilità ecologica, nonché quella di una solidarietà interoperativa a sfondo ecologico, molto vicina a quella che verrà formulata in seguito dagli ambientalisti contemporanei. L&#8217;agricoltura capitalista va contro l&#8217;agricoltura razionale, nei modelli analizzati da Marx, influenzato dai teorici della seconda rivoluzione agricola, e, in vari momenti della sua opera, indica la distruzione delle foreste, l&#8217;esaurimento delle riserve di carbone e il danno ambientale a seguito della sua espansione. Marx afferma nel capitolo 46 del <em>Capitale</em> che:</p>
<p>“<em>Bisogna distinguere il caso in cui la rendita scaturisce da un prezzo di monopolio perché esiste un prezzo di monopolio dei prodotti o dello stesso suolo da essa indipendente, e quello in cui i prodotti si vendono a un prezzo di monopolio perché esiste rendita. Se parliamo di prezzo di monopolio, intendiamo in generale un prezzo unicamente determinato dal desiderio di acquisto e dalla solvibilità dei compratori, indipendentemente sia dal prezzo generale di produzione, sia dal prezzo determinato dal valore dei prodotti. Un vigneto che produce un vino di qualità affatto eccezionale, un vino che può in generale essere prodotto solo in quantità relativamente modesta, arreca un prezzo di monopolio. Grazie a questo prezzo di monopolio, la cui eccedenza sul valore del prodotto è unicamente determinata dalla ricchezza e dalla predilezione degli esimi bevitori, il viticultore realizzerebbe un sovraprofitto considerevole. Questo sovraprofitto, che scaturisce da un prezzo di monopolio, si converte in rendita e finisce sotto questa forma nelle mani del proprietario fondiario in virtù del suo titolo su quella porzione del globo dotata di qualità particolari. Dunque, in questo caso, è il prezzo di monopolio a creare la rendita. Sarebbe invece la rendita a creare il prezzo di monopolio, se del grano fosse venduto non solo al disopra del suo prezzo di produzione, ma al disopra del suo valore, a causa della barriera che la proprietà fondiaria oppone all’investimento di capitale, senza pagamento di rendita, in un terreno incolto. Il fatto, che solo in virtù del titolo di un certo numero di persone alla proprietà del globo terrestre queste possano appropriarsi come tributo una parte del pluslavoro eseguito dalla società, e appropriarselo in misura sempre crescente via via che la produzione si sviluppa, è mascherato dalla circostanza che la rendita capitalizzata, quindi questo stesso tributo capitalizzato, appare come prezzo del suolo, e questo può, di conseguenza, essere venduto come ogni altro articolo di commercio. Ne segue che al compratore il suo diritto alla rendita appare non come ottenuto gratis &#8211; e senza il lavoro, il rischio e lo spirito d’intrapresa del capitale -, ma come pagato al suo equivalente. Come si è già osservato prima, la rendita gli appare soltanto come interesse del capitale con cui ha acquistato il terreno e, insieme ad esso, il titolo di diritto alla rendita. Esattamente allo stesso modo, al proprietario di schiavi che ha comprato un negro la sua proprietà su quest’ultimo appare acquisita non grazie all’istituto della schiavitù in quanto tale, ma grazie ad una compravendita di merce. Senonché la vendita non crea il titolo stesso, ma si limita a trasferirlo. Per poter essere venduto il titolo deve già essere presente, e una serie di tali vendite, la loro continua ripetizione, non può crearlo più che non lo possa una sola. Ciò che lo ha creato, in effetti, sono i rapporti di produzione. Non appena questi sono arrivati a un punto in cui è necessario che cambino pelle, ecco che la fonte materiale di quel titolo e di ogni transazione basata su di esso, la fonte economicamente e storicamente giustificata, derivante dal processo di creazione sociale della vita, viene a cadere. Dal punto di vista di una superiore formazione socio-economica, la proprietà privata di singoli individui sul globo terrestre apparirà non meno assurda della proprietà privata di un uomo su un altro. Neppure un’intera società, una nazione, anzi tutte le società di una stessa epoca prese assieme, neppure esse sono proprietarie della terra. Ne hanno soltanto il possesso, l’usufrutto, e hanno il dovere, da boni patres familias, di trasmetterla migliorata alle generazioni successive.”</em>22</p>
<p>L&#8217;insostenibilità, risiede in due fatti fondamentali: l&#8217;incapacità di condurre uno sfruttamento naturale che consenta il godimento futuro da parte di altre generazioni di uomini delle risorse naturali e la fede nell&#8217;infinità delle risorse naturali. Entrambi i fatti derivano direttamente dalla concezione immediata della soddisfazione dei bisogni umani come intrapresa dal modo di produzione capitalista. La sostenibilità è, essenzialmente, un legame storico esistente tra le generazioni umane che sono prigioniere della stessa fatticità e che, costrette al prevalere della solidarietà, su tutti gli altri valori derivati dalla logica del capitale, si uniscono nella conquista della sopravvivenza. L&#8217;attuazione di questo modello di razionalità dipende dall&#8217;emancipazione umana dalla condizione alienata in cui si costituisce il suo rapporto con la natura, il che implica necessariamente un cambiamento della forma dei rapporti di produzione. A tal fine, Marx sviluppò l&#8217;idea di un sistema agricolo basato su una associazione dei produttori associati, uniti attraverso il lavoro cooperativo, che rappresenterebbe un superamento della condizione di sfruttamento capitalista, iniziando a svilupparsi all&#8217;interno della realtà agricola.</p>
<p>Marx ha ripetutamente insistito sul fatto che le contraddizioni del capitalismo genererebbero un<em> &#8221;problema cronico&#8221;</em> nella produzione agricola, così che con l&#8217;espansione del modello di agricoltura e industria sulla condizione alienata tra campagna e città, di conseguenza genera l&#8217;insostenibilità ecologica di tutta la produzione capitalistica che avanza senza il dovuto controllo razionale.</p>
<p>Il passaggio a una società post-capitalista di produttori associati sarebbe responsabile di una nuova forma di metabolismo umano con la natura, aprendo lo spazio allo sviluppo della creatività in tutte le fasi della produzione e del consumo, nonché il suo fondamento sul predominio dei valori d’uso, fondati sul superamento del divario tra campagna e città, agricoltura e industria, un&#8217;alienazione che genera la <em>“frattura metabolica”</em>. In ogni caso, il passaggio al socialismo o al comunismo non sarebbe, di per sé, un superamento di tutti i problemi della produzione umana, al contrario, la necessità di curare il controllo razionale della produzione sarebbe una costante umana a prescindere dal modo di produzione.</p>
<p>Per Foster:</p>
<p><em>“Further, there is simply no indication at any point in Marx’s vast intellectual corpus that he believed that a sustainable relation to the earth would come about automatically with the transition to socialism. Rather he stressed the need for planning in this area, beginning with measures aimed at the elimination of the antagonistic division of labor between town and country. This included the more even dispersal of population, the integration of industry and agriculture, and the restoration and improvement of the soil through the recycling of soil nutrients. All of this obviously required a revolutionary transformation in the human relation to the earth.”</em>23</p>
<p>Marx nota che:</p>
<p><em>“ogni produzione è appropriazione della natura da parte dell’individuo all’interno e a mezzo di una determinata forma sociale”.</em>24</p>
<p>Il capitalismo si distingue dagli altri modi di produzione, tra l&#8217;altro, per il suo modo di concepire la natura come parte della sfera della proprietà privata. Nella proprietà capitalista essa dissolve tutti i tradizionali legami che possono esistere tra l&#8217;uomo e la terra, separando il lavoratore e le condizioni oggettive della sua realizzazione, compreso lo scioglimento forzato da parte del processo storico di espropriazione, generando due conseguenze fondamentali:</p>
<p>1. La dissoluzione del rapporto uomo-terra. Si crea un rapporto alienato dove l&#8217;uomo si vede distinto e autonomo di fronte al flusso naturale.</p>
<p>2. Scioglimento dei rapporti in cui lavora il proprietario della terra e in cui il lavoratore è proprietario.</p>
<p>L&#8217;espropriazione costituisce un mezzo per trasformare i mezzi di produzione in capitale e la popolazione in salariati e si presenta come una delle tappe fondamentali nella costruzione storica della struttura alienata del rapporto uomo-natura e nel dare origine, in linea di principio, all&#8217;accumulazione originaria, la genesi del modo di produzione capitalista. Il lavoro alienato e la proprietà privata saranno i risultati ottenuti dall&#8217;espropriazione.</p>
<p>In un primo momento, in Inghilterra, l&#8217;espropriazione venne condotta da John Locke e Oliver Crowell, attraverso l&#8217;espansione della recinzione dei commons, privando una grande massa della popolazione delle loro proprietà, costringendoli a lavorare come salariati. Questo fatto è stato osservato non solo da Marx, ma anche da altri autori come Thomas Morte e Francis Bacon. Con la Riforma protestante, i beni della Chiesa furono espropriati e distribuiti tra coloro che avrebbero formato la prima classe borghese. La progressiva sostituzione delle terre occupate dalle comunità tradizionali con grandi latifondi, generalmente occupati da poche famiglie, dediti all&#8217;allevamento del bestiame, ebbe il potere di incorporare la terra al capitale, e d&#8217;altra parte, di creare un esercito di lavoratori in eccedenza necessario per lo sviluppo delle industrie. Secondo Marx, i proprietari terrieri formavano, in principio, la prima classe originata dall&#8217;espropriazione del contadino, dando origine al modello dell&#8217;agricoltura capitalistica e, successivamente, al capitalismo industriale. Nella sua opera classica, <em>Second Treatise of Government</em>, John Locke dedica un intero capitolo alla difesa dell&#8217;argomento secondo cui la proprietà privata è un diritto naturale dell&#8217;uomo, la cui esistenza deriva dalla trasformazione della natura ad opera del lavoro umano. A suo avviso, nessuno può pretendere, in linea di principio, di essere detentore del possesso o della proprietà di qualsiasi cosa in natura, considerando che Dio ha dato tutto a tutti, non stabilendo un uso privato di nulla in natura per nessun uomo in particolare. Il lavoro sarebbe, nella sua concezione, l&#8217;unica proprietà di cui l&#8217;uomo nasce proprietario. Applicando la sua forza lavoro alla natura, vi aggiunge qualcosa che prima non c&#8217;era, escludendo così il diritto degli altri a quella cosa. Pertanto, lavoro e proprietà privata sarebbero naturalmente correlati, per il fondatore del liberalismo politico. Nella sua argomentazione, inizialmente, afferma che il lavoro è la misura della proprietà, nonché il suo usufrutto, considerando che Dio non ha dato all&#8217;uomo nulla da sprecare.</p>
<p>Possiamo dire che la sua opera rappresenta una sintesi del pensiero di diversi autori che lo hanno preceduto in un momento storico di espansione dell&#8217;espropriazione in Inghilterra a causa delle riforme politiche di Crowell. Rappresenta, a nostro avviso, un grande esempio di come la terra inglese sia stata trasformata in capitale, e di come il modello di proprietà prodotto in questo periodo trasposerà la sfera materiale, e formerà la base di tutta la legislazione, nonché dei diritti fondamentali alla vita, libertà e proprietà, che saranno tutte trattate da Locke come <em>&#8220;proprietà dell&#8217;uomo&#8221;</em>, essendo il telos dello Stato la protezione di queste proprietà. Pertanto, si formerebbe la base istituzionale (politica e giuridica) per l&#8217;espansione del modo di produzione capitalistico, incentrato sulla protezione della proprietà privata. La distruzione dei commons e dei legami comunitari tradizionali, la tratta degli schiavi, lo sterminio delle popolazioni indigene, tra molti altri eventi, sono descritti da Marx come seminali per l&#8217;espansione della proprietà privata capitalista. Sulla base dell&#8217;espropriazione si determina la condizione per sostenere la legge fondamentale del capitalismo e cioè l&#8217;accumulazione illimitata, basata sullo sfruttamento dei lavoratori e sulla separazione tra uomo e natura, attraverso il rapporto alienato della proprietà privata.</p>
<p>Nel capitolo sull’accumulazione originaria, Marx afferma che:</p>
<p><em>“</em><em>La scoperta delle terre dell’oro e dell’argento in America, lo sterminio, la riduzione in schiavitù e il seppellimento nelle miniere della popolazione indigena, l’incipiente conquista e saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in riserva di caccia commerciale alle pelli nere, contrassegnano gli albori dell’èra di produzione capitalistica. Questi processi idilliaci sono momenti essenziali dell’accumulazione originaria.”</em>25</p>
<p>Il capitalismo si costituirà, quindi, in un sistema di separazioni e contraddizioni, campagna e città, proprietario e lavoratore, uomo e natura, e queste costituiscono la malta della sua struttura di alienazione. Secondo Foster:</p>
<p>“<em>For Marx, all of this was inseparable from, and indeed is a logical outgrowth of, what he called the “differentia specifica” of the system of capitalist private property—the fact that it was built on systematic alienation from all forms of naturally based need. Hence, under the artificial regime of capital it is the search for exchange value (that is, profit), rather than the servicing of genuine, universal, natural needs, which constitutes the object, the motive, for production. (&#8230;) In all of this, however, Marx continually insists that the alienation from the earth is sine qua non of the capitalist system.”</em>26</p>
<p>Il rapporto dell&#8217;uomo con la terra è mediato dalle relazioni sociali che si costituiscono su un determinato modo di produzione. Nel sistema capitalistico tale rapporto è alienato, sotto diversi aspetti, per cui il ripristino del rapporto metabolico tra uomo e natura può essere effettuato solo superando questa condizione. L&#8217;integrazione tra campagna e città, agricoltura e industria, che costituiscono i punti fondamentali dell&#8217;alienazione capitalista, sarà la base per il superamento dell&#8217;alienazione dell&#8217;uomo dalla natura. Engels nel suo <em>Anti-Dühring l</em>o afferma:</p>
<p>“<em>la soppressione dell&#8217;antagonismo di città e campagna non solo è possibile, ma è divenuta una diretta necessità della stessa produzione industriale, così come è diventata del pari una necessità della produzione agricola ed inoltre dell&#8217;igiene pubblica. Solo con la fusione di città e campagna può essere eliminato l&#8217;attuale avvelenamento di acqua, aria e suolo, solo con questa fusione le masse che oggi agonizzano nelle città saranno messe in una condizione in cui i loro rifiuti saranno adoperati per produrre le piante e non le malattie.”</em></p>
<p>Nello stesso senso, Foster sostiene che l&#8217;alienazione degli esseri umani dalla terra è una precondizione per l&#8217;alienazione dell&#8217;uomo da parte del regime dell&#8217;accumulazione capitalista, così che <em>&#8220;the revolution against capitalism required therefore not only the overturning of its specific relations of exploitation of labor, but also the transcendence—through the rational regulation of the metabolic relation between human beings and nature by means of modern science and industry—of the alienation from the earth: the ultimate foundation/precondition for capitalism.”</em></p>
<hr />
<h5>Note</h5>
<h5>1Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.2</h5>
<h5>2Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.7-8</h5>
<h5>3Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.8</h5>
<h5>4Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.11</h5>
<h5>5Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.15-16</h5>
<h5>6Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.148-149</h5>
<h5>7Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.141-142</h5>
<h5>8Grundrisse. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, pag. 603</h5>
<h5>9Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.145</h5>
<h5>10Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.146</h5>
<h5>11Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.146-147</h5>
<h5>12Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.153</h5>
<h5>13Grundrisse. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, pag. 89</h5>
<h5>14Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.158</h5>
<h5>15Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.160</h5>
<h5>16Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.161</h5>
<h5>17La scienza sovvertita del signor Eugen Dühring, pag.44</h5>
<h5>18Il Capitale, terzo volume, pag.1003</h5>
<h5>19Grundrisse. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, pag. 468</h5>
<h5>20Grundrisse. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, pag. 513</h5>
<h5>21Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.163</h5>
<h5><em>22</em>Il Capitale, terzo volume, pag.956-958</h5>
<h5>23Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.169-170</h5>
<h5>24Grundrisse. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, pag. 10</h5>
<h5>25Il Capitale, primo volume, pag.938</h5>
<h5>26Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.174</h5>
<h5>27La scienza sovvertita del signor Eugen Dühring, pag.189</h5>
<h5>28Marx’s Ecology: Materialism and Nature, pag.176-177</h5>
<p>https://bollettinoculturale.blogspot.com/2022/02/foster-e-la-frattura-metabolica-alla.html</p>
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		<title>Contro il Green Pass. La posta in gioco: disciplina e sorveglianza</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 15:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Cracco]]></category>
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		<description><![CDATA[Contro il Green Pass. La posta in gioco:                                                        disciplina e sorveglianza Gli ultimi studi su vaccini, contagiosità e immunità naturale, la blockchain europea del Green Pass con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 26px;"><strong><br />
</strong></span></div>
<ul>
<li><em><em><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2021/12/unnamed-11.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7643" title="unnamed-1" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2021/12/unnamed-11-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></em></em><br />
<h1>Contro il Green Pass. La posta in gioco:                                                        disciplina e sorveglianza</h1>
<div>
<div></div>
<div>
<blockquote><p>Gli ultimi studi su vaccini, contagiosità e immunità naturale, la blockchain europea del Green Pass con le ‘condizionalità’ che implementa e l’identità digitale, i corpi docili e la disciplina come pratica di potere</p></blockquote>
<pre>“Il corpo è anche direttamente immerso in un campo politico: i rapporti di potere operano su di lui una presa immediata, l’investono e lo marchiano, lo addestrano, lo suppliziano, lo costringono a certi lavori, l’obbligano a delle cerimonie, esigono da lui dei segni. Questo investimento politico del corpo è legato, secondo relazioni complesse e reciproche, alla sua utilizzazione economica. È in gran parte come forza di produzione che il corpo viene investito da rapporti di potere e di dominio, ma, in cambio, il suo costituirsi come forza di lavoro è possibile solo se esso viene preso in un sistema di assoggettamento: il corpo diviene forza utile solo quando è contemporaneamente corpo produttivo e corpo assoggettato.”
Michel Foucault, <em>Sorvegliare e punire</em></pre>
<pre>“Chi non astrae da ciò che è dato, chi non collega i fatti ai fattori che li hanno prodotti, chi non disfà i fatti nella sua mente, in realtà non pensa.”
Herbert Marcuse, <em>L’uomo a una dimensione</em></pre>
<p>Ciò che ruota attorno a Covid-19, vaccini e Green Pass andando a investire le sfere politiche, economiche e sociali, è molto ampio. Circoscrivere un’analisi a un focus è inevitabile. Su ciò che è stata la gestione politica della pandemia abbiamo già scritto ad aprile 2020 (1), e con il passare del tempo la situazione non è affatto cambiata. La novità degli ultimi mesi sono i vaccini. Non si intende qui approfondire l’intricata questione – sperimentazione, produzione, brevetti, effetti collaterali, sviluppo alternativo del protocollo per le terapie di cura ecc. – ma la campagna vaccinale italiana e l’introduzione del Green Pass, con la tecnologia blockchain e la rete europea <em>Gateway</em> che lo caratterizzano.</p>
<p>Partiamo dai punti fermi.</p>
<p>1. Vaccinazione e Green Pass sono due atti differenti. La scelta di vaccinarsi contro il virus Sars-Cov-2 tocca aspetti intimi e personali quali le ataviche paure della malattia e della morte, a cui ciascuno risponde con le proprie, insindacabili, scelte. Quanto la martellante propaganda politica e mediatica abbia alimentato ad arte <em>tutte</em> le possibili paure umane in questi quasi due anni, è un discorso che esula dalla riflessione che si vuole qui affrontare: resta l’esistenza del sentimento con cui ognuno deve scendere a patti, e la vaccinazione è uno dei patti possibili. Il Green Pass è un’altra cosa: pur vaccinandosi, si può decidere di non scaricarlo e di non utilizzarlo. Sulla sua divenuta obbligatorietà di fatto, legata all’università e al lavoro, torneremo più avanti, ma la questione focale è che vaccinazione e Green Pass sono due azioni separate, due decisioni diverse in capo a ogni persona, e la prima non implica per forza la seconda.</p>
<p>2. La libertà individuale non è assoluta: all’interno di una comunità deve fare i conti con la dimensione collettiva, ossia deve limitarsi.</p>
<p>Stabilito questo, si tratta di ragionare.</p>
<h4>Il sonno della logica</h4>
<p>Due sono gli aspetti che investono la vaccinazione: protezione personale e circolazione del virus (ossia protezione degli altri). Su questi temi, aggiungiamo altri punti fermi.</p>
<p>3. Il vaccino tutela il vaccinato dal contrarre la malattia in forma grave e quindi, in teoria, dal ricovero ospedaliero e, si spera, dalla morte. L’ultimo studio al momento disponibile (21 luglio 2021) dell’Istituto Superiore di Sanità (2) analizza le caratteristiche dei 127.044 pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 (sono lo 0,21% della popolazione italiana, secondo i dati Istat): l’età media è 80 anni e, su un campione rappresentativo di ogni fascia di età, il numero medio di patologie presenti è 3,7. Sono numeri che, a distanza di 16 mesi dall’inizio dell’epidemia, confermano il dato che i decessi colpiscono gli anziani, prevalentemente con patologie, e le persone non anziane già compromesse da patologie.</p>
<p>4. Si moltiplicano studi e dichiarazioni che fissano a sei mesi la protezione degli attuali vaccini, periodo dopo il quale l’efficacia progressivamente diminuisce in modo importante. Una ricerca pubblicata su Lancet e confermata da Luis Jodar, vicepresidente senior e direttore medico di Pfizer Vaccines, afferma che dopo sei mesi l’efficacia di due dosi Pfizer decade dall’88% al 47% e che “le infezioni da Covid-19 nelle persone che hanno ricevuto due dosi di vaccino sono pertanto molto probabilmente dovute alla diminuzione di efficacia e non causate dalla Delta o altre varianti che sfuggono alla protezione del vaccino” (3): da qui l’avvio della campagna per la terza dose.</p>
<p>5. Anche le persone vaccinate possono trasmettere il virus. Al momento non si hanno ancora studi con numeri definitivi, ma la contagiosità sembra essere inferiore rispetto ai non vaccinati. Quello della Oxford University del 29 settembre, pubblicato in preprint su MedrXiv (4) – quindi ancora privo della peer-reviewed – sembra essere l’ultimo e più completo studio sul tema: basato sul tracciamento di un campione di 95.716 casi indice, ha rilevato una minore contagiosità rispetto alla variante Delta del 65% per Pfizer e del 36% per AstraZeneca. Da una parte quindi si conferma che i due principali vaccini non bloccano la trasmissione, dall’altra è comunque positivo, soprattutto per il dato di Pfizer – molto meno per quello di AstraZeneca – poter ridurre la circolazione del virus. Tuttavia il tracciamento operato ha evidenziato anche che dopo appena 12 settimane (meno di tre mesi) non si misura più alcuna differenza tra vaccinati e non vaccinati nella trasmissione della variante Delta. In altre parole, i due vaccini presi in esame proteggono dal contagio per appena tre mesi.</p>
<p>Lo studio rileva inoltre che gli eventi di contatto si sono verificati “prevalentemente all’interno delle famiglie (70%), nei visitatori delle famiglie (10%), in eventi e attività (10%) e al lavoro/scuola (10%)”: ci si contagia dunque all’80% nell’ambiente domestico e solo per il 20% nei luoghi pubblici (dove ora è necessario il Green Pass).</p>
<p>Infine un dato estremamente significativo: la contagiosità degli asintomatici. Il tracciamento ha mostrato che, nel caso dei vaccinati, la trasmissibilità del virus (variante Delta) da parte degli asintomatici era ridotta del 39%; contemporaneamente però si è rilevato che “le cariche virali nelle infezioni della variante Delta che si verificano <em>dopo</em> la vaccinazione sono simili negli individui vaccinati e non vaccinati, anche se la durata dello spargimento virale può essere ridotta. Ciò mette in dubbio che la vaccinazione possa controllare la diffusione della Delta con la stessa efficacia di Alpha (la precedente variante, <em>n.d.a.</em>) e se, con una maggiore trasmissibilità, ciò spieghi la rapida diffusione globale della Delta nonostante la crescente copertura vaccinale”. Ripetiamo che è uno studio recente che attende la peer-reviewed, e quindi dati definitivi sulla questione ancora non esistono, ma indubbiamente i ricercatori sono autorevoli e il campione preso in esame è ampio.</p>
<p>6. L’immunità naturale offre una protezione più duratura rispetto ai vaccini, e la acquisiscono anche gli asintomatici e i paucisintomatici. Il 7 luglio 2021 l’Istituto Mario Negri affronta il tema (5) mettendo a confronto diversi studi internazionali, e aggiunge: “I dati ufficiali riportano che circa il 10% della popolazione italiana ha avuto una diagnosi di laboratorio di positività al SARS-CoV-2. Questa percentuale, in realtà, potrebbe essere molto più alta dato che la maggior parte delle infezioni (si stima tra l’80 e il 90%) rimane asintomatica e non viene quindi diagnosticata”. Per quanto sia una stima, è un numero impressionante; anche fosse solo il 40-50%. Perché significa, dopo 19 mesi di pandemia e tre ondate, che oggi una parte niente affatto irrilevante della popolazione – milioni di persone – è già protetta dall’immunità naturale <em>senza saperlo</em>, e altri milioni di cittadini potrebbero acquisirla entrando in contatto con il virus evitando di ammalarsi. Una immunità a lungo termine, che potrebbe durare addirittura anni grazie alle “cellule della memoria” che si rifugiano nel midollo osseo, e proteggere anche dalle varianti (quelle finora conosciute, ovviamente: non si può studiare ciò che ancora non esiste): si rimanda direttamente al link in nota per i dettagli scientifici. L’Istituto Negri evidenza inoltre che nelle persone già in possesso dell’immunità naturale la vaccinazione aumenta la protezione dal virus, ed è ovvio: produce gli anticorpi a breve – quelli che decadono dopo sei mesi circa – sommandoli alla protezione delle cellule della memoria. Ma il punto è che gli studi effettuati finora mostrano che l’immunità naturale di durata già offre, di per sé, la protezione.</p>
<p>7. Quando ragioniamo in termini di trasmissibilità/circolazione del virus, quindi, la semplice equazione “non-vaccinato = maggiore contagiosità rispetto al vaccinato” è errata: sia perché non tiene conto dell’immunità naturale già acquisita <em>inconsapevolmente</em> da milioni di persone rimaste asintomatiche nelle precedenti ondate, sia perché la minore contagiosità dei vaccinati potrebbe durare appena tre mesi (a fronte di un Green Pass che ne dura dodici). Certo il Pass viene rilasciato anche a chi ha una diagnosi di guarigione dal Covid, dunque a chi ha l’immunità naturale, ma è evidente che un asintomatico non può avere una diagnosi di guarigione da una malattia di cui non ha manifestato sintomi.</p>
<p>Tirando le somme, il vaccino protegge se stessi dalla malattia grave ma non protegge in egual misura gli altri; pur diminuendo la diffusione del virus (forse per appena tre mesi), non ne blocca la circolazione – né l’eventuale creazione di varianti –; milioni di persone hanno inconsapevolmente già acquisito una immunità naturale che li pone sullo stesso piano dei vaccinati ed è durevole (a differenza di quella data dai vaccini, a quanto pare); gli asintomatici vaccinati hanno cariche virali simili a quelle dei non vaccinati, e questo incide nella trasmissibilità del virus; la mortalità per Covid-19 colpisce i ‘fragili’, ossia anziani (prevalentemente con patologie) e non anziani già compromessi da patologie.</p>
<p>La prima considerazione è ovvia: le categorie ‘fragili’ possono proteggersi. Questo è il dato principale e positivo della vaccinazione. E significa anche, parallelamente, che non si pone alcun dilemma etico tra libertà individuale e collettività, perché le conseguenze della scelta di non immunizzarsi con il siero ricadono unicamente sulla persona che opera tale scelta: <em>l’altro</em>, che ha optato per la vaccinazione, è protetto. Dunque, come è insindacabile la decisione personale di vaccinarsi, lo è quella contraria.</p>
<p>È privo di fondamento ribattere che la mancata inoculazione è comunque un atto egoista e irresponsabile in quanto, se si contrae la malattia, si contribuisce a <em>intasare</em> gli ospedali, pesando quindi economicamente sul sistema sanitario e togliendo posti letto ad altre patologie: al di là del fatto che il ragionamento apre a una pericolosa deriva da Stato etico, che impone una condotta sanitaria ai cittadini in nome dell’utilitarismo (non fumare perché il tuo eventuale tumore ai polmoni inciderà sul sistema sanitario, non ingrassare, non bere ecc.), quanti 12enni, 20enni, 30enni, 40enni, 50enni hanno <em>intasato</em> gli ospedali nelle precedenti ondate, occupando posti letto? I dati dell’ISS (6) danno la risposta. Dal 23 febbraio 2020 al 4 ottobre 2021 (19 mesi) i ricoveri totali sono stati 433.835: appena il 17,16% hanno riguardato la fascia di età 12-50 anni (0,91% per 12-20 anni; 2,79% per 21-30 anni; 4,74% per 31-40 anni; 8,71% per 41-50 anni). Se guardiamo alle terapie intensive, negli stessi 19 mesi il totale degli ingressi è stato di 58.950: solo il 10,16% relativo a persone tra 12 e 50 anni (0,25% nella fascia di età 12-20; 0,82% per 21-30 anni; 2,41% per 31-40 anni; 6,68% per 41-50 anni). Numeri che nulla hanno intasato.</p>
<p>La seconda considerazione investe la scelta politica di mettere in atto una campagna vaccinale sull’intera popolazione sopra i 12 anni – mentre si sta studiando anche il siero per i bambini –: sulla base dei dati e dei fattori sopra analizzati, è una decisione che non ha alcun fondamento logico. Una cosa è rendere disponibile il vaccino a tutti i cittadini, dando la priorità alle categorie ‘fragili’: questo approccio consente a ognuno di fare insindacabilmente la propria libera scelta (<em>libera</em> significherebbe <em>informata</em>, l’esatto contrario della propaganda da cui siamo stati martellati, ma è un diverso discorso che qui non affrontiamo); un altro è obbligare di fatto tutta la popolazione a vaccinarsi, con l’introduzione del Green Pass – che vedremo.</p>
<p>A sostegno della inoculazione di massa si continua a portare il rapporto rischi/benefici, ma è una narrazione falsata in partenza perché mistifica i fattori di realtà fino a oggi conosciuti: anche escludendo i recenti dati acquisiti nello studio della Oxford University sopra riportato (soprattutto la decadenza del minor contagio da vaccinazione dopo 12 settimane, poi la questione degli asintomatici), da una parte abbiamo l’immunità naturale <em>duratura</em> già acquisita da milioni di persone e il loro contributo al rallentamento della circolazione del virus, dall’altra c’è l’attuale impossibilità a conoscere gli effetti a lungo termine della vaccinazione; un aspetto che non può essere messo da parte con superficiale rapidità, soprattutto per adolescenti e giovani – per non parlare dei bambini.</p>
<p>Vale la pena ricordare che l’EMA ha rilasciato a tutti i vaccini una “autorizzazione condizionata” (<em>conditional marketing authorization</em>) proprio per l’assenza delle informazioni relative ai rischi a lungo termine: Pfizer, per esempio, prevede di terminare i trial clinici il 2 maggio 2023 (7). Una criticità evidenziata sia dall’OMS (“Non sono ancora disponibili dati sulla sicurezza a lungo termine e il tempo di follow-up rimane limitato” [8]) che dall’EMA (“Al momento della disponibilità del vaccino, la sicurezza a lungo termine del vaccino BNT162b2 mRNA [Pfizer] non è completamente nota […] le informazioni mancanti riguardano: dati di sicurezza a lungo termine; uso in gravidanza e durante l’allattamento; uso in pazienti immunocompromessi; uso in pazienti fragili con comorbilità […] uso in pazienti con disturbi autoimmuni o infiammatori; interazione con altri vaccini” [9]). Ora, detta brutalmente: una persona anziana può a ragion veduta ritenere poco rilevanti gli eventuali effetti a lungo termine del vaccino, a fronte di un rischio molto più concreto di malattia grave Covid-19; un adolescente o un 50enne inverte i fattori dell’equazione.</p>
<p>Certo esiste una parte di popolazione che per ragioni di salute non può vaccinarsi, ma purtroppo è un aspetto che i vaccini non hanno affatto risolto, vista la loro incapacità a bloccare la circolazione del virus. È infatti un ulteriore dato che avrebbe dovuto incentivare investimenti e attenzione sullo studio dei protocolli di cura, rimasti invece al palo: <em>i vaccini ci salveranno</em> è stato l’unico approccio sanitario, fin dall’inizio. E se gettiamo uno sguardo al domani, l’impostazione non sembra cambiare: il 4 ottobre l’Ema ha approvato la terza dose per tutti gli over18 mentre Ugur Sahin, amministratore delegato di BioNTech (in un’intervista al Financial Times), Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer (alla ABC) e Stéphane Bancel, CEO di Moderna (al quotidiano svizzero Neue Zuercher Zeitung) hanno già messo le mani avanti dichiarando in coro che il futuro sarà la vaccinazione annuale (10). Affermazione che è scappata di bocca anche a Draghi, nella conferenza stampa dell’8 aprile scorso: “Dovremo continuare a vaccinarci negli anni a venire perché ci saranno delle varianti, quindi questi vaccini vanno adattati”. Approccio valido per i ricchi Paesi che possono acquistare e pagare alle società farmaceutiche le dosi di vaccino, ovviamente: i cittadini ‘fragili’ dei Paesi poveri possono sperare e attendere (11).</p>
<p>A supporto dell’imposizione di una vaccinazione di massa non può essere richiamato nemmeno l’eventuale fattore ‘long covid’, non essendoci ancora studi in grado di fotografarlo con dati certi, e nemmeno il tema ‘varianti’: gli attuali sieri sono stati sviluppati precedentemente all’individuazione delle varianti. L’apertura della campagna vaccinale in queste condizioni è stata una scommessa: solo dopo infatti i dati hanno mostrato che i vaccini danno protezione anche dalla variante Delta. Una scelta decisamente discutibile sul piano del rapporto rischi/benefici.</p>
<p>In conclusione, la realtà che viviamo è nebulosa e illogica: nebulosa per tutto ciò che ancora non è chiaro, illogica per tutto ciò che già lo è. E anziché agire con cautela, riservare il vaccino alle categorie ‘fragili’ di <em>tutti</em> i Paesi del pianeta, informare adeguatamente i cittadini, rafforzare la sanità di territorio e lo studio dei protocolli di cura, rendere accessibili tamponi gratuiti, l’Unione europea si è inventata il Green Pass e governo e Parlamento italiano l’hanno trasformato in un obbligo vaccinale.</p>
<h4>L’obbligo vaccinale del Green Pass</h4>
<p>Si parla di “spinta gentile” e di “obbligo surrettizio”, invocando perfino una legge che renda l’obbligo trasparente. Il Green Pass è un ricatto: esteso a università (1 settembre) e lavoro (15 ottobre) si configura come un obbligo vaccinale che discrimina chi non accetta un trattamento sanitario.</p>
<p>È un obbligo perché non lascia scelta a milioni di persone, coloro che non possono permettersi di pagare due/tre tamponi a settimana, operando una discriminazione di tipo economico su un <em>bisogno</em> fondamentale: il lavoro. (E non chiamiamolo <em>diritto</em> perché raggira la realtà: <em>diritto</em> è qualcosa che mi appartiene e posso scegliere se rivendicare o meno, <em>bisogno</em> è qualcosa che non mi lascia scelta. Diverso è ciò che Marx definiva “attività” in una società non capitalistica, ma è un altro discorso…) Il lavoro è un bisogno perché per vivere, pagare il cibo, l’affitto e le bollette, si <em>deve</em> lavorare. Al prezzo calmierato di 15 euro a tampone si sommano 45 euro a settimana, 180 euro al mese. Per una persona. In ottica familiare, magari con figli all’università, la spesa può moltiplicarsi. La <em>scelta</em> che viene data a queste persone, nella situazione nebulosa e illogica in cui ci troviamo, è accettare un trattamento sanitario che non vogliono o non avere i soldi per sopravvivere.</p>
<p>C’è poi l’aspetto della gestione: cercare la farmacia che applica il prezzo calmierato, prenotare il tampone ogni due giorni, calcolare l’orario – compatibilmente con quello lavorativo – per poter sfruttare a pieno le 48 ore… quanto tempo si può resistere prima di cedere al ricatto? Al momento, l’Italia è l’unico Paese al mondo che ha esteso il Green Pass ai luoghi di lavoro, mentre solo quattro Stati hanno imposto l’obbligo vaccinale direttamente per legge: Indonesia, Turkmenistan, Tagikistan e Micronesia.</p>
<p>Per non parlare del paradosso che prende vita: all’interno dei luoghi ‘solo Green Pass’ sono i vaccinati a poter portare il virus; chi sceglie di non farlo ha in mano un tampone negativo e quindi tutela <em>davvero</em> gli altri.</p>
<p>Tamponi e protocolli di cura infatti, accanto alla vaccinazione delle persone ‘fragili’, sono strumenti sanitari; il Green Pass è un lasciapassare politico.</p>
<p>“L’Assemblea esorta gli Stati membri e l’Unione europea” afferma la Risoluzione 2361 del 27 gennaio 2021 del Consiglio d’Europa (12) “a garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è sottoposto a pressioni politiche, sociali o di altro tipo per essere vaccinato se non lo desidera; a garantire che nessuno venga discriminato per non essere stato vaccinato, per possibili rischi per la salute o per non volersi vaccinare; […] a distribuire informazioni trasparenti sulla sicurezza e sui possibili effetti collaterali dei vaccini […] a comunicare in modo trasparente i contenuti dei contratti con i produttori di vaccini e renderli pubblicamente disponibili per l’esame parlamentare e pubblico” (13). Parole vuote, prive della forza di imporre alcunché ai governi dei Paesi e aggirabili con la fasulla alternativa del tampone.</p>
<p>C’è altro: il Green Pass non rappresenta solo l’obbligo vaccinale. È insieme una tecnologia e una pratica di potere. Partiamo dalla prima.</p>
<h4>La blockchain del controllo</h4>
<p>Il Green Pass entra in vigore il primo luglio, ed è una creazione europea: il Parlamento Ue lo approva e viene presentato come una “facilitazione” per i viaggi tra Paesi all’interno della Ue, perché elimina quarantene e tamponi. Tutti gli Stati europei lo abilitano: alcuni lasciano i cittadini liberi di scaricarlo, altri (per ora Francia, Irlanda, Austria, Olanda, Portogallo, Grecia, Romania, Danimarca, Croazia) lo legano all’accesso a ristoranti, cinema, musei ecc. Tra il 22 luglio e il 16 settembre il governo Draghi approva una serie di decreti legge – convertiti in legge dal Parlamento con una rapidità che raramente si è vista – che lo rende obbligatorio prima per ristoranti al chiuso, cinema, musei ecc., poi per treni a lunga percorrenza e università, infine per i luoghi di lavoro, pubblici e privati.</p>
<p>Il Green Pass si basa su una tecnologia blockchain a crittografia asimmetrica, ossia a doppia chiave, pubblica e privata (14). Senza entrare in eccessivi tecnicismi, permette di collegare determinate ‘condizioni’ a un individuo, il quale, scaricando il Pass, apre la propria identità digitale sulla relativa piattaforma di rete europea (la DGCG, <em>Digital Green Certificate Gateway</em>, anche detta <em>Gateway</em>, gestita direttamente dalla Commissione Ue: permette l’interoperabilità delle reti nazionali <em>Digital Green Certificate-DGC</em>) (15). Oggi la ‘condizione’ implementata è sanitaria: la vaccinazione o il tampone negativo o la guarigione dal Covid-19 abilitano il soggetto a entrare in determinati luoghi, ottenendo il via libera all’accesso dal software <em>VerificaC19 </em>che controlla il QR code del Pass. Le ‘condizioni’, lo abbiamo visto, sono state decise da governo e Parlamento italiani per via legislativa, e allo stesso modo possono mutare. L’eccezionalità del Green Pass è infatti la sua caratteristica tecnica che lo rende uno strumento dinamico, il cui utilizzo potrà estendersi e arricchirsi nelle forme più diverse: potrà abilitare il soggetto in base a condotte di comportamento (oggi la vaccinazione, domani pagamenti…) o a status (residenza, occupazione, dichiarazione dei redditi, fedina penale… qualsiasi cosa).</p>
<p>Non solo. La struttura a blockchain permette una raccolta dei dati (potenzialmente infinita) che non è aggregata: la blockchain <em>individualizza</em> i dati, legandoli all’identità digitale creata, e come tali li conserva. Il Green Pass quindi sta attuando una schedatura di massa. Nella migliore delle ipotesi sta testando la funzionalità dell’infrastruttura – che potrebbe essere la base del futuro euro digitale – nella peggiore sta già creando le identità digitali dei cittadini e implementando il database di una piattaforma che potrà essere utilizzata per gli usi più diversi. Al Green Pass si affianca infatti un cambiamento legislativo sull’utilizzo dei dati.</p>
<p>Con il decreto legge n. 139 dell’8 ottobre, il governo ha messo mano alla legge 196/2003 sulla privacy: con l’articolo 9, il nuovo decreto stabilisce che “il trattamento dei dati personali da parte di un’amministrazione pubblica […] nonché da parte di una società a controllo pubblico statale […] è sempre consentito se necessario per l’adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l’esercizio di pubblici poteri a essa attribuiti. La finalità del trattamento, se non espressamente prevista da una norma di legge o, nei casi previsti dalla legge, di regolamento, è indicata dall’amministrazione, dalla società a controllo pubblico in coerenza al compito svolto o al potere esercitato”. Viene inoltre abrogato l’articolo 2 quinquesdecies del codice della Privacy, che consentiva al Garante di intervenire preventivamente sull’attività della pubblica amministrazione imponendo “misure e accorgimenti a garanzia” dei dati dell’interessato se il trattamento dei dati presentava “rischi elevati”, anche se svolto “per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico”. In altre parole, ora qualsiasi ente pubblico o società a controllo statale potrà decidere autonomamente (“la finalità del trattamento è indicata dall’amministrazione stessa”) di utilizzare <em>tutti</em> i dati personali del cittadino per qualsiasi obiettivo (la vaghezza della dicitura “pubblico interesse”); per di più eludendo il controllo preventivo del Garante della Privacy.</p>
<p>L’accoppiata <em>Gateway</em>/modifica legislativa mette le basi per una nuova realtà. L’incrocio dei dati è infatti sempre stato il principale problema dell’amministrazione pubblica: lo Stato già detiene molte informazioni personali del cittadino, ma su database separati. Il <em>Digital Green Certificate</em> nazionale è la piattaforma nella quale poter trasferire, e poi via via aggiornare, tutti i dati dei cittadini (catasto, motorizzazione, Agenzia Entrate, fascicolo sanitario, dati giudiziari… per non parlare delle informazioni in mano alle diverse società partecipate dallo Stato), collegandoli alle loro identità digitali; il <em>Gateway</em> europeo permetterà l’interoperabilità tra le reti nazionali; la blockchain consentirà l’emissione di Pass ‘condizionati’.</p>
<p>Anche la conservazione dei dati diventa potenzialmente infinita. A oggi, il Green Pass e i dati di contatto forniti (telefono e/o email), così come le informazioni che hanno generato il Pass (vaccino, tampone o guarigione) sono conservate fino alla scadenza del Pass stesso, dopodiché “vengono cancellate”; queste ultime, tuttavia, possono essere conservate nel caso “siano utilizzate per altri trattamenti, disciplinati da apposite disposizioni normative, che prevedono un tempo di conservazione più ampio” (16).</p>
<p>Si aggiunge infine la questione del tracciamento. Oggi la app <em>VerificaC19</em> lavora offline: la legge raccomanda di connettersi al <em>Gateway </em>almeno una volta nell’arco di 24 ore e aggiornare, in locale, i codici dei Green Pass esistenti. Non potrebbe fare diversamente, la rete non reggerebbe. Ma è facile ipotizzare che quando sarà attivo il 5G il tracciamento diventerà possibile, accanto alla creazione di nuovi Pass, nuove ‘condizionalità’ e nuove app di verifica che lavoreranno online.</p>
<p>Il costante controllo della nostra vita operato da Google, Facebook, Microsoft ecc. a fini economici è divenuto ‘usuale’ e difficilmente aggirabile; anche l’utilizzo dei dati raccolti da Big Tech per obiettivi politici è qualcosa con cui abbiamo già fatto i conti (vedi Cambridge Analytica); ma il controllo da parte dello Stato è un’altra cosa. Non si tratta di scomodare il Grande Fratello di Orwell – anche perché sarebbe piuttosto il “mondo nuovo” di Huxley, vista la remissività con cui il Green Pass è stato accettato dalla popolazione – ma di essere consapevoli che il campo di potere politico è sempre, in potenza, quello dominante: perché detiene il monopolio della violenza e perché emette le leggi, ossia stabilisce cosa è legale e cosa non lo è; a quale condotta corrisponde un reato e quindi una pena, detentiva o meno. Con <em>Gateway,</em> blockchain e Green Pass lo Stato potrà operare un controllo capillare e individualizzato su ogni cittadino, preventivo o a posteriori, e attuare discriminazioni (come già ha fatto). Senza nemmeno la necessità dello smartphone, perché il QR code può essere verificato anche su carta.</p>
<p>Risultava curioso, infatti, il nome scelto per il lasciapassare: <em>Green</em> Pass. Certo oggi tutto si inscrive nella narrazione <em>green</em> perché ciò che è <em>green</em> è <em>cool</em>, ma ora è evidente che non si tratta solo di marketing: il Pass è qui per restare. Il suo nome non poteva richiamare un evento specifico, per di più drammatico, come una pandemia.</p>
<p>È questa la <em>Rivoluzione Tech</em>? La nuova società digitalizzata che ci attende? Non si dovrebbe mai dimenticare che la privacy non è la nostra dimensione privata ma la relazione di potere tra individuo, Stato e mercato.</p>
<h4>Corpi docili</h4>
<p>In termini di pratiche di potere, dove si inscrive il Green Pass?</p>
<p>“La disciplina fabbrica degli individui”, “fabbrica corpi sottomessi ed esercitati, corpi ‘docili’. La disciplina aumenta le forze del corpo (in termini economici di utilità) e diminuisce queste stesse forze (in termini politici di obbedienza)”. E ancora: “Il potere disciplinare è un potere che, in luogo di sottrarre e prevalere, ha come funzione principale quella di ‘addestrare’ o, piuttosto, di addestrare per meglio prelevare e sottrarre di più. Non incatena le forze per ridurle, esso cerca di legarle facendo in modo, nell’insieme, di moltiplicarle e utilizzarle”; “non è un potere trionfante, che partendo dal proprio eccesso può affidarsi alla propria sovrapotenza; è un potere modesto, sospettoso, che funziona sui binari di un’economia calcolata, ma <em>permanente</em>”. Sono parole di Michel Foucault, tratte da <em>Sorvegliare e punire </em>(17). Non si può non andare al pensatore francese se si vuole ragionare sulle pratiche di potere. Sono diversi i punti di riflessione che il testo apre, nel momento in cui lo si rilegge immersi nella realtà del Green Pass. Proviamo a toccarli.</p>
<p>Primo punto: correggere.</p>
<p>La disciplina, riflette Foucault, produce corpi pronti a eseguire le prestazioni richieste; mentre la legge <em>vieta o impone</em> e i meccanismi di sicurezza <em>gestiscono</em> una realtà, la disciplina <em>prescrive</em>. Essa include la punizione (la sanzione per chi rifiuta il Green Pass, che da pecuniaria arriva fino alla sospensione dal lavoro senza stipendio) ma il suo obiettivo non è punire, bensì correggere: “Il castigo disciplinare ha la funzione di ridurre gli scarti. Deve dunque essere essenzialmente <em>correttivo</em>”; “la punizione, nella disciplina, non è che un elemento di un sistema duplice: gratificazione-sanzione. Ed è questo sistema a divenire operante nel processo di addestramento e di correzione”. Dopo mesi di lockdown e assenza di socialità, il potere ‘gratifica’ il cittadino con la ‘libertà’: non si impone (legge) con una obbligatorietà vaccinale ma prescrive un comportamento. <em>Tutto tranne un altro lockdown</em> è ciò che probabilmente ognuno di noi si è sentito dire da almeno un amico; <em>Il Green Pass è libertà</em> è stato lo slogan politico servilmente riportato dai grandi media.</p>
<p>Una ‘libertà’ – va da sé, o non si porrebbe la necessità del secondo elemento, la correzione – accessibile solo al <em>buon</em> cittadino, colui che è pronto a eseguire la prestazione richiesta: la vaccinazione. Qualsiasi tipo di potere sa che non potrà mai aspirare a imporsi sulla totalità dei cittadini, e infatti la disciplina <em>riduce</em> gli scarti, non li elimina. Chi invoca la persuasione per convincere i no-vax – non operando in malafede alcuna distinzione tra no-vax e no-pass – finge di non sapere che il potere ha storicamente sempre accettato che una parte della popolazione si sottragga al suo dominio, finendo ai margini della società, nei bassifondi di un ‘mondo altro’ – piccola criminalità, sottoproletariato, poveri, stranieri irregolari… Ciò che conta è la dimensione: questa alterità esclusa deve essere quantitativamente minima per non divenire un problema di difficile gestione. La prima sanzione ha colpito la socialità – il Green Pass di agosto – la seconda ha alzato l’asticella all’università, la terza al luogo di lavoro: aumento progressivamente la sanzione per ottenere più correzione e ridurre gli scarti.</p>
<p>Secondo punto: normalizzare.</p>
<p>“L’arte di punire, nel regime del potere disciplinare,” scrive Foucault, “non tende né all’espiazione e neppure esattamente alla repressione, ma pone in opera cinque operazioni ben distinte: […] paragona, differenzia, gerarchizza, omogeneizza, esclude. In una parola, <em>normalizza</em>. […] Appare, attraverso le discipline, il potere della Norma”. Poco importa se la ‘norma’ creata è del tutto illogica, ciò che conta è che sia percepita dalla popolazione come <em>normale.</em> Ed è la lenta progressione della disciplina a farla percepire come tale, il lento spostamento dei punti di riferimento, l’abitudine che si acquisisce alla nuova realtà, dimenticando quella precedente: la costante mancanza di coerenza nella gestione dell’epidemia è divenuta <em>normale</em>, i vaccini che decadono dopo sei mesi sono <em>normali</em>, offrire il proprio smartphone a uno scanner per entrare in un ristorante, al cinema, al lavoro è <em>normale.</em></p>
<p>Terzo punto: dividere.</p>
<p>Creata la ‘norma’,la disciplina riproduce, costantemente, “la divisione tra normale e anormale”, e quel che rientra in quest’ultima categoria – creata dalla società stessa – è, ovviamente, ciò che la società mette ai margini ed esclude. È un processo talmente evidente che pochi esempi sono sufficienti: “Propongo una colletta per pagare ai no-vax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci” (Roberto Burioni, 23 luglio); “È sbagliato considerare l’attacco no-vax come un attacco perseguibile a querela: oggi è un attacco contro lo Stato e come tale dovrebbe essere perseguito” (Matteo Bassetti, 25 luglio); “Criminali no-vax” (Libero, 31 agosto, titolo di prima pagina); “Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile” (Mattia Feltri, Il Domani, 5 settembre).</p>
<p>Quarto punto: sorvegliare.</p>
<p>“[Il potere disciplinare] si organizza come potere multiplo, automatico e anonimo; poiché se è vero che la sorveglianza riposa su degli individui, il suo funzionamento è quello di una rete di relazioni dall’alto al basso, ma, anche, fino a un certo punto, dal basso all’alto e collateralmente. […] La disciplina fa ‘funzionare’ un potere relazionale che si sostiene sui suoi propri meccanismi e che, allo splendore delle manifestazioni, sostituisce il gioco ininterrotto di sguardi calcolati. Grazie alle tecniche di sorveglianza, la ‘fisica’ del potere, la presa sul corpo, si effettuano tutto un gioco di spazi, di linee, di schermi, di fasci, di gradi, e senza ricorrere, almeno in linea di principio, all’eccesso, alla forza, alla violenza. Potere che è in apparenza tanto meno ‘corporale’ quanto più è sapientemente ‘fisico’”. Spazi (luoghi in cui si può accedere solo con il Green Pass), sorveglianza verticale (<em>Gateway</em> e blockchain) e collaterale (il cameriere, il controllore sul treno, il bigliettaio del cinema, l’impiegato adibito al lavoro, a cui bisogna esibire il Pass): una rete di sguardi che quotidianamente controllano. Potere fisico non solo perché si impone sul corpo, ma perché il corpo è il primo ‘oggetto’ che viene investito dalla disciplina del lasciapassare: deve essere sottoposto a un trattamento sanitario (vaccino) o a un esame diagnostico (tampone).</p>
<p>Quinto punto: utilizzare.</p>
<p>“La disciplina è il procedimento tecnico unitario per mezzo del quale la forza del corpo viene, con la minima spesa, ridotta come forza ‘politica’ e massimalizzata come forza utile”. Abbiamo già visto, nel corso della prima ondata, quali sono stati i punti di crisi dell’epidemia, quelli che hanno mosso le decisioni politiche; sappiamo tutti, tolto il velo dell’ipocrisia pelosa ai discorsi ufficiali e alle lacrime da studio televisivo, che per la classe dirigente politica ed economica di questo Paese il problema non è mai stato la morte di migliaia di anziani in pensione, ma il blocco dell’economia e gli ospedali pieni, la pressione di Confindustria da una parte e il conflitto sociale che ne poteva scaturire, dall’altra. Il Green Pass riesce a massimalizzare l’utilità di tutti i corpi: quelli dei cittadini attivi producono e consumano, vanno a lavorare e al ristorante; quelli degli anziani/’fragili’ fanno pressione affinché il resto della popolazione si disciplini: <em>non ti importa che io possa morire?</em> L’umano sentimento della solidarietà viene trasformato in strumento utile alle pratiche disciplinari e in annullamento del pensiero critico.</p>
<p>Tirando le somme, il Green Pass ha corretto, normalizzato, diviso, sorvegliato e utilizzato i cittadini, disciplinandoli. È, a oggi, l’ultimo atto di una serie di pratiche politiche (18) che hanno creato una popolazione docile perché impaurita, prima shockata e poi <em>normalizzata</em> in una nuova abitudine, che si affida al ‘sovrano’ per la sua salvezza, convinta che la propria vita dipenda da un trattamento sanitario a cui è disposta a sottoporsi annualmente, e da un lasciapassare politico che lo attesti e che le garantisca l’accesso a luoghi nei quali possa interagire solo con persone altrettanto verificate e controllate. Una popolazione che ora si sente corroborata dal calo del numero dei contagi e delle ospedalizzazioni (ma attendiamo la stagione fredda per vedere quel che accade, viste le caratteristiche degli attuali vaccini), e non si domanda se la stessa situazione sarebbe stata raggiunta anche vaccinando solo le categorie a rischio e lasciando la libera scelta: perché eliminando la malattia grave tra anziani e ‘fragili’ gli ospedali sarebbero comunque stati vuoti; perché dopo 19 mesi di pandemia, l’immunità naturale dei milioni di asintomatici avrebbe comunque rallentato la circolazione del virus, garantendo anche la diffusione di una immunità di durata. Non si chiede, insomma, se senza il ricatto e la discriminazione del Green Pass non si troverebbe ora nella stessa situazione di salute pubblica, ma in una società molto diversa: dove le persone, e non lo Stato, possono ancora decidere del rapporto rischi/benefici di un trattamento sanitario sul proprio corpo.</p>
<p>Non ci sono risposte. Come sopra già evidenziato, la situazione è nebulosa e illogica. Ma ciò che lascia sconcertati è che non ci siano – e non ci siano state – domande.</p>
<h4>Discriminazione</h4>
<p>Al 22 luglio, data del primo decreto Green Pass, il 47,6% dei cittadini si erano <em>volontariamente</em> già vaccinati, e arrivavano al 62,4% se aggiungiamo al conteggio l’inoculazione delle prime dosi: quella italiana non si poteva certo definire una popolazione che fuggisse il vaccino. Al 20 luglio erano già stati <em>volontariamente</em> scaricati 36 milioni di Green Pass (19); al 29 luglio, pochi giorni dopo il decreto, erano diventati 41,3 milioni (20). Sorprende che milioni di persone non abbiano battuto ciglio sulla discriminazione che il Pass già operava, accettando supinamente che in alcuni luoghi dove prima <em>tutti</em> i cittadini potevano avere accesso con misurazione della temperatura, mascherina e distanziamento, dal 6 agosto potessero entrare, sempre con misurazione della temperatura, mascherina e distanziamento, solo coloro che avevano acconsentito a un trattamento sanitario o a un esame diagnostico. Poco importa se ristoranti al chiuso, cinema, teatri ecc. non si configurano come diritti o bisogni fondamentali: il principio non cambia. La discriminazione non è qualcosa di quantificabile: <em>è</em> o <em>non è</em>.</p>
<p>Difficile dire se questa arrendevolezza abbia consentito a governo e Parlamento di alzare l’asticella del ricatto al lavoro; sicuramente l’ha facilitato. Incontrando resistenze, forse il potere politico avrebbe abbandonato l’idea (come precedentemente accaduto per la app Immuni) e l’obbligo non sarebbe stato esteso. Il ‘se fosse’ è sempre un gioco inutile perché il filo del tempo non si può riavvolgere, ma nel momento in cui lo si utilizza per un’analisi costruttiva non è affatto una sterile speculazione. L’apertura di un conflitto sociale inizia sempre con una scelta individuale: scioperare, andare in piazza, rifiutarsi, sono innanzitutto scelte – e responsabilità – personali, che solo dopo si trasformano in collettive. Chi lotta sa che l’impotenza e la frustrazione sono sentimenti diffusi, perché nella complessità politica ed economica di oggi è difficile che l’apertura di un conflitto con il potere porti a un cambiamento sociale nel breve termine. Ma il Green Pass, come prima la app Immuni, offriva questa possibilità. Quella di dire NO, di rifiutarsi di avallare con il proprio comportamento – scaricare e utilizzare il Pass – una pratica discriminatoria. Era una scelta politica che, ricordiamo, aveva nulla a che fare con l’insindacabile decisione di vaccinarsi, e non richiedeva certo un gran sacrificio: non andare al ristorante, a teatro, al cinema…</p>
<p>Molti cittadini, in numero maggiore rispetto a quelli che stanno riempiendo le piazze contro il Pass, ora si dichiarano contrari alla sua applicazione al lavoro; eppure, in una incoerenza che sembra non riguardarli, continuano ad avallare la discriminazione utilizzando il lasciapassare per riempire locali serali e ristoranti; non hanno modificato la loro condotta dopo il 16 settembre, quando il governo ha esteso l’obbligo al lavoro a partire dal 15 ottobre e l’asticella della discriminazione si è alzata. Lasciare vuoti ristoranti, cinema, teatri ecc. può diventare un’arma economica di pressione sul potere politico, oltre a rappresentare un atto di protesta collettiva e di coerenza personale.</p>
<p>Non si può né sperare né attendere una chiamata strutturata e organizzata, da sinistra, per questo conflitto: salvo poche realtà o singoli individui, la sinistra movimentista che si riempie continuamente la bocca della parola ‘discriminazione’, dichiarando di volerla combattere, si è appiattita sulle posizioni governative spedendo il cervello in vacanza. Sta, dunque, a ciascuno di noi. Scegliere.</p>
<p>(Articolo chiuso in redazione il 12 ottobre 2021)</p>
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<p>1) Giovanna Cracco, <a href="https://rivistapaginauno.it/covid-19-lockdown/" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><em>Covid-19. Lockdown</em></a>, Paginauno n. 67/2020</p>
<p>2) Cfr. <a href="https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia">https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia</a></p>
<p>3) Cfr. <em>Lancet: “Due dosi Pfizer efficaci fino a sei mesi”</em>, Il Fatto Quotidiano, 5 ottobre 2021</p>
<p>4) Cfr. The impact of SARS-CoV-2 vaccination on Alpha &amp; Delta variant transmission, <a href="https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.09.28.21264260v1.full-text" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.09.28.21264260v1.full-text</a></p>
<p>5) Cfr. <em>Covid-19 ed immunità: quanto a lungo può durare la protezione?</em> <a href="https://www.marionegri.it/magazine/covid-19-durata-immunita" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.marionegri.it/magazine/covid-19-durata-immunita</a></p>
<p>6) Per comodità sono stati presi i numeri già elaborati dal gruppo CovidStat dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), basati sui dati acquisiti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Cfr. <a href="https://covid19.infn.it/iss/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://covid19.infn.it/iss/</a></p>
<p>7) Cfr. <a href="https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04368728?term=NCT04368728&amp;draw=2&amp;rank=1">https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04368728?term=NCT04368728&amp;draw=2&amp;rank=1</a></p>
<p>8) Cfr. <a href="https://apps.who.int/iris/rest/bitstreams/1327316/retrieve">https://apps.who.int/iris/rest/bitstreams/1327316/retrieve</a></p>
<p>9) Cfr. <a href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/rmp-summary/comirnaty-epar-risk-management-plan_en.pdf" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.ema.europa.eu/en/documents/rmp-summary/comirnaty-epar-risk-management-plan_en.pdf</a></p>
<p>10) Cfr. «Varianti, servirà un nuovo vaccino», A. Caperna, Il Giornale, 4 ottobre 2021</p>
<p>11) Vedi Rapporto Oxfam International, pag. 36</p>
<p>12) Il Consiglio d’Europa, nato nel 1949, è un’organizzazione internazionale che promuove la difesa dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; è composto da 47 Stati membri ed è un organo indipendente dall’Unione europea</p>
<p>13) Cfr. <a href="https://pace.coe.int/en/files/29004/html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://pace.coe.int/en/files/29004/html</a></p>
<p>14) Abbiamo già parlato di blockchain in relazione ai bitcoin: le caratteristiche tecniche restano le medesime. Cfr. Giovanna Cracco, <a href="https://rivistapaginauno.it/bitcoin-tra-tecnologia-e-politica/" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><em>Bitcoin, tra tecnologia e politica</em></a>, Paginauno n. 56, febbraio 2018</p>
<p>15) Cfr. Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52</p>
<p>16) Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, art. 16</p>
<p>17) Tutti i virgolettati di questa parte dell’articolo sono tratti da: Michel Foucault, <em>Sorvegliare e punire</em>, Einaudi</p>
<p>18) La disciplina sui corpi è iniziata con le limitazioni alla libertà di movimento; l’obbligo di certificare per iscritto il proprio essere fuori di casa tramite un modulo da portare con sé e da esibire, se richiesto, alle forze di polizia; l’imposizione di mascherine e di un distanziamento tra persone. Anche il rituale del bollettino giornaliero sul numero dei contagiati e dei morti rientrava nel meccanismo disciplinatorio: dati privi di coerenza sistemica avevano l’obiettivo di continuare a spaventare una popolazione già totalmente disorientata, rendendola ancora più arrendevole alla disciplina. Cfr. Giovanna Cracco, <a href="https://rivistapaginauno.it/covid-19-lockdown/" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><em>Covid-19. Lockdown</em></a>, Paginauno n. 67, aprile 2020</p>
<p>19) Cfr. <a href="https://www.lastampa.it/cronaca/2021/07/20/news/speranza-vaccino-essenziale-anche-sotto-i-40-anni-36-milioni-di-green-pass-scaricati-fino-ad-oggi-1.40517764">https://www.lastampa.it/cronaca/2021/07/20/news/speranza-vaccino-essenziale-anche-sotto-i-40-anni-36-milioni-di-green-pass-scaricati-fino-ad-oggi-1.40517764</a></p>
<p>20) Cfr. <a href="https://www.adnkronos.com/green-pass-speranza-strumento-anti-restrizioni-gia-scaricati-41-3-mln_4pPX4QasGLTwn7c96t1TiN" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.adnkronos.com/green-pass-speranza-strumento-anti-restrizioni-gia-scaricati-41-3-mln_4pPX4QasGLTwn7c96t1Ti</a></p>
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<h1><a style="font-size: 13px;" href="https://rivistapaginauno.it/author/giovanna-cracco/">Giovanna Cracco</a></h1>
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<li><strong><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-74-ottobre-novembre-2021/" rel="noreferrer noopener" target="_blank" data-type="post" data-id="5522"><em>(Paginauno n. 74, ottobre <em>–</em> novembre 2021</em>)</a></strong></li>
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		<title>A Davos Pechino respinge il neoliberismo del Grande Reset</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 10:46:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stefano ZecchinelliA Davos Pechino respinge il neoliberismo del Grande Reset di Stefano Zecchinelli &#160; Tra il 25 ed il 29 gennaio 2021, i leader mondiali hanno preso parte alla conferenza digitale intitolata “The Davos Agenda” per discutere della transizione neoliberista al Grande Reset definita da Edward Snowden nuova Architettura di Potere. Pochi storici e giornalisti investigativi hanno evidenziato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<figure aria-describedby="caption-attachment-2521"><img src="https://www.scenariglobali.it/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-07-alle-19.30.04-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /><strong>Stefano Zecchinelli</strong><strong>A Davos Pechino respinge il neoliberismo del Grande Reset</strong></p>
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<p><strong>di Stefano Zecchinelli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra il 25 ed il 29 gennaio 2021, i leader mondiali hanno preso parte alla conferenza digitale intitolata “The Davos Agenda” per discutere della transizione neoliberista al <em>Grande Reset</em> definita da Edward Snowden nuova <em>Architettura di Potere</em>. Pochi storici e giornalisti investigativi hanno evidenziato come il superamento del capitalismo finanziario verso la digitalizzazione dell’economia, fosse stata prospettata nel 1970 da Zbigniew Brzezinski in un misconosciuto lavoro teorico, “Between Two Ages: America in the Technotronic Era”, dove il maggiore Geopolitico dell’unilateralismo USA scrive: <em>“L’era tecnotronica implica la graduale comparsa di una società più controllata. Una tale società sarebbe dominata da un’élite, svincolata dai valori tradizionali. Presto sarà possibile esercitare una sorveglianza pressoché continua su ogni cittadino e mantenere aggiornati archivi completi contenenti anche le informazioni più personali sul cittadino. Questi file saranno soggetti a recupero istantaneo da parte delle autorità” 1</em> (citato da Matthew Ehret, <a href="https://www.strategic-culture.org/news/2021/02/01/xi-and-putin-stand-up-for-humanity-at-davos-closed-vs-open-system-ideologies-clash-again/"><em>SCF</em></a> 1 febbraio 2021). Ci troviamo dinanzi ad una nuova era.</p>
<p>Il giornalista investigativo Matthew Ehret ha spiegato come l’<em>establishment</em> neoliberista abbia celebrato la crisi provocata dalla pandemia per <em>Covid-19</em> trasformandola in un’occasione per accelerare le politiche neoliberiste di distruzione della sovranità costituzionale ed annichilimento della <em>forza lavoro</em>, una revisione ideologica che per l’analista Pepe Escobar instaurerebbe un antistorico <em>neofeudalesimo capitalista</em>; la matrice ideologica del <em>Grande Reset</em> neoliberista risiede nella dottrina economica del pastore protestante Thomas Malthus, la <em>decrescita demografica</em>. Soltanto il presidente russo Vladimir Putin e lo statista cinese Xi Jinping hanno respinto l’agenda di Washington per la <em>guerra globale</em> ed il passaggio al <em>capitalismo di sorveglianza</em>, basando la loro concezione della globalizzazione <em>non imperialista</em> sul paradigma del ‘’sistema aperto’’ e dello ‘’sviluppo sostenibile’’. Matthew Ehret, con l’eccellente articolo <em>Xi e Putin difendono l’umanità a Davos</em>, si domanda quale versione del <em>Grande Reset</em> uscirà vincitrice alla fine.</p>
<p><strong>La Cina è nemica del neoliberismo</strong></p>
<p>Il presidente Xi ha individuato quattro grandi problemi che le forze anti-neoliberiste devono risolvere:</p>
<ul>
<li>La risoluzione dei problemi macroeconomici nei paesi sottosviluppati.</li>
<li>L’abbandono del mondo unipolare e la coesistenza pacifica fra diversi modelli produttivi (nel 1956, Mao contestò da sinistra questa posizione sistematizzata da Cruscev).</li>
<li>Colmare le disuguaglianze nord-sud seguendo lo schema, negli scambi commerciali, vincente – vincente.</li>
<li>Affrontare uniti le sfide globali.</li>
</ul>
<p>Contrapponendosi ai neoconservatori di Washington, coloro che hanno pianificato lo scontro di civiltà e la ‘’guerra infinita ‘’, lo statista cinese ha decostruito metodicamente l’americano-centrismo dei nuovi <em>strateghi del capitale</em>:</p>
<p><em>“La differenza di per sé non è motivo di allarme. Ciò che provoca allarme è l’arroganza, il pregiudizio e l’odio. È il tentativo di imporre la gerarchia alla civiltà umana o di imporre agli altri la propria storia, cultura e sistema sociale. La scelta giusta è che i Paesi perseguano una convivenza pacifica basata sul rispetto reciproco, trovando solo un terreno comune, accantonando le differenze e promuovendo gli scambi e l’apprendimento reciproco. Questo è il modo per dare impulso al progresso della civiltà umana”</em> (<em>Ibidem</em>)</p>
<p>Non è casuale l’accanimento geopolitico dello <em>Stato profondo</em> USA verso le nazioni alleate (tattiche e strategiche) della Cina. Fidel Castro definì le potenze imperialiste egemonizzate dalla proiezione unipolare del Pentagono in quanto potenze <em>sotto-sviluppanti</em>: grandi nazioni che impongono il sottosviluppo. La Dottrina Xi – al di là del dibattito ideologico aperto ed alcune correnti (decisamente non marxiste) che il <em>PCC</em> tollera al proprio interno – mantiene come riferimento teorico il marxismo-leninismo ed attinge dalle tesi di Mao Tse Tung su <em>La nuova democrazia</em>. Pechino non investirà sulla decrescita e sulla <em>green economy</em> che tanto piace all’<em>Elite</em> neoliberista, ma sul progresso scientifico unito alla modernizzazione industriale e sulla difesa degli Stati nazionali sovrani come delineato dall’<em>ONU</em>.</p>
<p>Il <em>Partito comunista cinese</em> sostiene una economia di pace. Xi Jinping non è Ernesto ‘’Che’’ Guevara, predilige la diplomazia alla radicalizzazione del conflitto di classe e distingue l’imperialismo (negativo) dalla globalizzazione (da definire); il globalismo teorizzato dallo statista cinese si basa sulla mondializzazione del <em>Welfare State</em> ed il progressivo abbandono del neoliberismo. La stabilizzazione dell’Eurasia è il primo passo d’una, autentica, Rivoluzione geopolitica. In questi termini è auspicabile che la Via della Sete possa diventare una ‘’Strada della Salute’’ dall’Asia all’Europa: i vaccini russo e cinese hanno una efficacia che s’attestata al 95%, un risultato straordinario ed uno smacco alle case farmaceutiche anglo-statunitensi.</p>
<p>L’economista Peter Koenig, uno dei maggiori studiosi del <em>Grande Reset</em>, ha prospettato una <em>rivoluzione passiva</em> neosocialista, guidata dalla Cina, all’interno dell’<em>establishment</em> neoliberista, leggiamo:</p>
<p><em>‘’Entrando in questo nuovo “tempo di grandi cambiamenti”, la Cina potrebbe immaginare di guidare la riforma dell’OMC filo-occidentale per dare al Sud del mondo, alias Paesi in via di sviluppo, maggiore voce nelle politiche commerciali internazionali, portando il mondo verso uno sviluppo più equilibrato per tutti i Paesi. La Cina potrebbe anche sforzarsi di modificare le politiche fiscali del FMI, consentendo ai Paesi emergenti di sviluppare le proprie capacità e di utilizzare le proprie risorse naturali in modo indipendente, secondo le proprie esigenze e, se necessario, con assistenza tecnica internazionale che non li asserva, cosa che secondo le attuali regole e condizioni del FMI/Banca mondiale non è. In questo senso, la Cina potrebbe assumere un ruolo di primo piano nell’aiutare a coordinare al meglio le politiche macroeconomiche dei Paesi, attraverso il meccanismo del G20’’ 2</em></p>
<p>La politica della persuasione, al di là delle conoscenze tecniche acquisite da Pechino unito all’Internazionalismo della nuova Sinistra Maoista, difficilmente ‘’convertirà’’ chi con cinismo e nella totale indifferenza ha pianificato la distruzione d’una porzione del pianeta: la nuova classe capitalista transnazionale anglosassone ed il Pentagono, i veri artefici della declinazione tecnocratica del <em>Grande re-settaggio </em>definita da alcuni analisti (come il reporter antimperialista Fulvio Grimaldi) <em>tecno-fascismo</em>. La Cina ha affrontato questa crisi epica promuovendo l’equità, difendendo il diritto alla salute senza compromettere l’economia produttiva; gli USA hanno occidentalizzato la catastrofe, spettacolarizzando il fallimento del proprio sistema sanitario ed utilizzando l’inetto Donald Trump come capro espiatorio. La crisi del ‘’regime’’ nord-americano inizia alla fine degli anni ’60 con la <em>distruzione controllata</em> del sistema di Sicurezza Nazionale creato anni addietro da Roosevelt e Sabin. A Washington nessuno è politicamente innocente.</p>
<p>Per il sociologo marxista James Petras la differenza l’ha fatta la selezione della classe dirigente:</p>
<p><em>‘’La Cina ha selezionato leader che hanno evidenziato capacità e serietà nell’indagare e punire oltre un milione di funzionari e plutocrati corrotti. Gli investigatori anti-crimine  sono stati riconosciuti come leader ‘puliti e dediti al lavoro’.</em></p>
<p><em>Al contrario, l’amministrazione statunitense ha ripetutamente nominato i criminali di Wall Street a posizioni di alto livello nel Tesoro, nella Federal Reserve e nel FMI con risultati disastrosi per la cittadinanza, senza capacità di analisi o correzione’’ 3</em></p>
<p>L’aver mantenuto la pace e l’amicizia con gli altri paesi fa di Pechino un partner affidabile per l’Europa, contrariamente Washington ha condotto guerre tanto brutali quanto disastrose per se stessi e per le nazioni coinvolte dalla follia paranoide dei neoconservatori. Il rifiuto del neoliberismo del <em>Grande Reset</em> rappresenta una difesa delle rivendicazioni storiche della classe operaia, tutto quello che la sinistra ‘’imperiale’’ (<em>sinistra bianca</em>, utilizzando le parole dei nuovi maoisti) ha colpevolmente rimosso.</p>
<p><strong> https://www.scenariglobali.it/mondo/a-davos-pechino-respinge-il-neoliberismo-del-grande-reset/</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://aurorasito.altervista.org/?p=15208"><strong>http://aurorasito.altervista.org/?p=15208</strong></a></p>
<p><strong><a href="http://aurorasito.altervista.org/?p=15113">http://aurorasito.altervista.org/?p=15113</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://albainformazione.wordpress.com/2017/12/03/18837/">https://albainformazione.wordpress.com/2017/12/03/18837/</a></strong></p>
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		<title>Malattia e mercato</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2021 17:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Malattia e mercato di Salvatore Bravo &#160; I popoli non sono più costituiti da cittadini, ma sono potenziali malati a cui far consumare farmaci, la nuova plebe deve brucare farmaci, in questo modo dipende dal mercato gestito dalle multinazionali e nel contempo è ossessionata dalla salute: scruta i sintomi di ogni potenziale malattia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img src="https://www.sinistrainrete.info/images/stories/stories11/PANDEMIE.jpg" alt="PANDEMIE" width="300" height="210" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Malattia e mercato</h1>
<h3>di Salvatore Bravo</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>I popoli non sono più costituiti da cittadini, ma sono potenziali malati a cui far consumare farmaci, la nuova plebe deve brucare farmaci, in questo modo dipende dal mercato gestito dalle multinazionali e nel contempo è ossessionata dalla salute: scruta i sintomi di ogni potenziale malattia, ne insegue l’evoluzione, ne vuole prevenire lo sviluppo. La distinzione tra malati e sani diviene tanto sottile da non essere più distinguibile. L’antiumanesimo si radica, anche, nel mito della salute ad ogni costo, del corpo come feticcio da adorare e servire, mentre la vita interiore avvizzisce e la creatività è addomesticata con la fobia della malattia. L’atomocrazia si espande mediante la paura dell’altro, il quale è portatore di virus e batteri. Ogni politica decade e si cancella nel timore che l’altro sia il latore della morte. La trasformazione del cittadino in paziente è il successo delle multinazionali del farmaco colluse con la politica, un flusso indeterminato e vorticoso di denaro. Non solo hanno negato il giuramento di Ippocrate seppellendolo nella strategia di marketing, ma hanno trasformato i popoli in plebi impaurite dalla malattia. I nuovi pazienti sono sollecitati ad allungare i giorni della propria vita affidandosi religiosamente a medici e luminari che spesso sono rappresentanti delle multinazionali, sono la truppa che assalta il mercato diffondendo timori, incutendo il terrore, ammalando i pazienti che dovrebbero guarire. Il mercato trasforma il farmaco in prodotto e il cittadino in consumatore, per arrivare a questo obiettivo deve diffondere l’inquietudine della malattia.</p>
<p>La minaccia è introiettata nel consumatore, che si autopercepisce come malato perenne in continua lotta contro le malattie. L’attenzione è orientata alla difesa della sola “nuda vita”, ogni movimento interiore scompare nella battaglia contro le tempeste delle potenziali malattie. Il mercato del farmaco<a name="sdfootnote1anc" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote1sym"></a>1 diviene “luogo dei veleni”, si inventano malattie, si aumentano gli effetti delle stesse, si insegna ad osservare i segni del suo apparire per medicalizzare i popoli e porli sotto custodia dei potentati farmaceutici e dei suoi “generali”, ormai divi televisivi che dispensano nelle loro liturgie l’imperativo categorico della medicalizzazione della vita. Sono i nuovi sacerdoti che castigano i nuovi peccati: la cura di sé dev’essere orientata al corpo biologico, ogni deviazione è un peccato che si paga con la malattia e con la morte. La nuova obbedienza è generale, la nuova chiesa è la multinazionale del farmaco che dispensa farmaci come fossero sacramenti. Si inventano malattie per aumentare con i “sacramenti” gli introiti. La sindrome disforica premestruale ne è un esempio, è stata creata per vendere il “Sarafem”, le inchieste lo hanno dimostrato. Il prozac stava scadendo l’autorizzazione allavendita, per cui è stato riciclato dandogli una nuova veste grafica con cui giustificare la sua reintroduzione nel mercato. L’ansia sociale, una volta timidezza, è una nuova patologia da curare con il Paxil, chiunque in una società competitiva mostri sintomi di ansia sociale risulta malato, per normalizzarlo si utilizza il farmaco. Il mercato è sempre alla ricerca di nuovi malati: si può ipotizzare che il nuovo malato su cui si sta puntando possa essere “il maschio” rappresentato nelle cronache come “patologico aggressore”, e dunque, da curare. La cornice sociale con le sue dinamiche non compare, la violenza in tal modo è spiegata facendo riferimento alla “natura patologica”. Le patologie sono strategia di marketing che trovano nella cultura dell’astratto il loro humus di formazione. Se la capacità dei popoli di contestualizzare declina, è inevitabile che siano disarmati dinanzi all’esercito di “graduati” delle multinazionali. Verità e menzogna si confondono, la platea dei veri ammalati è minima, ma per vendere il farmaco è necessario allargare la platea degli ammalati. Il biopotere colluso con la politica diviene un corpo unico che avanza con i suoi cingolati e slogan contro i popoli. Se lo dice la scienza tutti tacciono, la scienza è rappresentata come imparziale, come la divinità mondana che con i suoi oracoli indica la strada per la salvezza della malattia. L’astratto ancora una volta sostituisce il concreto. La letteratura umanistica e critica sempre meno praticate ci consentono di capire il presente con i suoi pericoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Knock, ovvero il trionfo della medicina</strong></p>
<p>L’opera teatrale <em><strong>Knock, ovvero il trionfo della medicina</strong></em> (<em>Knock ou Le triomphe de la médecine</em>) di Jules Romains scritta nel 1923, denuncia la medicina che si trasforma in un affare. Il dottor Knock usa il tamburino, oggi si utilizzano i mezzi mediatici per penetrare nella psiche ed indebolire le difese critiche. Lo scopo è eguale favorire la percezione che non ci si curi abbastanza, è il nuovo peccato:</p>
<p>“<em><strong>K:</strong> Comprendete, amico mio, quello che io voglio innanzitutto, è che la gente si curi. Se volevo guadagnare era a Parigi che m&#8217;installavo o a New York. <strong>T:</strong> Ah! Avete messo il dito sulla piaga. Non ci si cura mai abbastanza. Non ci si vuole ascoltare, e ci si tratta troppo duramente. Quando si ha male ci si sforza. Tanto varrebbe essere degli animali. <strong>K:</strong> Noto che ragionate molto giustamente, amico mio<a name="sdfootnote2anc" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote2sym"></a>2”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A scuola di medicina</strong></p>
<p>La nuova medicina per imporsi deve allearsi con l’istruzione, deve diffondere il terrore dei germi, deve favorire un’igienica distanza. Il dottor Knock si allea col maestro, l’istruzione dev’essere assimilata al biopotere, dev’essere asservita per allevare i futuri consumatori nella paura della malattia che si trasforma nel timore dell’altro. La socializzazione dev’essere inibita in nome del terrore batteriologico, in modo da assicurarsi un fiorente mercato nel presente e nel futuro:</p>
<p>“<em><strong>K:</strong> vediamo! Voi eravate in relazioni costanti col dott. Parpalaid, vero? <strong>B:</strong> Lo incontravo di tanto in tanto al caffè dell&#8217;Hotel. Ogni tanto facevamo una partita al biliardo. <strong>K:</strong> Non è di quelle relazioni che voglio parlare. <strong>B:</strong> Non ne avevamo altre. <strong>K:</strong> Ma&#8230;ma&#8230;come vi eravate ripartiti l&#8217;insegnamento popolare dell&#8217;igiene, l&#8217;opera di propaganda nelle famiglie&#8230;che so&#8230;i mille compiti che il medico e il maestro non possono che svolgere d&#8217;accordo! <strong>B:</strong> Non ci eravamo spartiti nulla di nulla. <strong>K:</strong> Cosa?? Avete preferito agire ciascuno isolatamente? <strong>B:</strong> E&#8217; più semplice. Non ci abbiamo pensato né l&#8217;uno né l&#8217;altro. E&#8217; la prima volta che si parla di questo a San Maurizio. <strong>K:</strong> (con tutti i segni di una grande sorpresa) Ah!&#8230;Se non lo sentissi dalla vostra bocca, vi assicuro che non ci crederei. <strong>B:</strong> Sono desolato di causarvi questa delusione, ma non potevo prendere io una decisione di tal genere, l&#8217;ammetterete, anche se ne avessi avuto l&#8217;idea, e anche se il lavoro della scuola mi avesse lasciato più tempo libero. <strong>K:</strong> Evidentemente! Voi aspettavate un appello che non è venuto<a name="sdfootnote3anc" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote3sym"></a>3”.</em></p>
<p>L’assimilazione opera con “le parole buone che celano cattive intenzioni”. Il maestro è osannato come “autorità morale”, ma è solo il servo del nuovo marketing. La nuova medicina penetra nelle istituzioni per trasformarle in allevamento per i futuri consumatori, facendo appello al timore più inquietante, ovvero alla paura di ammalarsi e morire. Il nuovo terrore scorre e circola in nome della vita:</p>
<p>“<em><strong>B:</strong> Qui l’acqua è buona, siamo in montagna. <strong>K:</strong> Sanno almeno cos&#8217;è un microbo? <strong>B:</strong> Ne dubito molto! Qualcuno conosce la parola, ma devono immaginare che si tratti di una specie di mosca! <strong>K:</strong> (si alza) E&#8217; spaventoso. Ascoltate, caro signor Bernard, non possiamo riparare, noi due, in otto giorni anni di&#8230;diciamo d&#8217;incuria. Ma bisogna fare qualcosa. <strong>B:</strong> Non mi rifiuto, temo solo di non potervi essere di molto aiuto. <strong>K:</strong> Signor Bernard, qualcuno che vi conosce bene, mi ha rivelato che Voi avete un grave difetto: la modestia. Siete il solo ad ignorare che qui Voi avete autorità morale ed una influenza personale non comuni. Mi dispiace di dovervelo dire ma nulla di serio si può fare qui senza di voi. <strong>B:</strong> Voi esagerate dottore. <strong>K:</strong> Certamente, io posso curare i miei malati senza di Voi. Ma la malattia chi mi aiuterà a combatterla? Chi istruirà questa povera gente sui pericoli che ogni secondo attentano il loro organismo? Chi insegnerà loro che non bisogna aspettare di essere morti per chiamare il medico? <strong>B:</strong> Sono molto negligenti, non lo nego. <strong>K:</strong> Cominciamo dall&#8217;inizio. Ho qui il materiale di molte conferenze divulgative, note molto complete, belle figure e una lanterna (antico strumento per proiettare le diapositive). Sistemerete tutto ciò come sapete fare. Tenete, per cominciare, una breve conferenza, tutta scritta, certamente molto gradevole, sulla febbre tifoide, le forme insospettabili che prende, i suoi numerosi veicoli: acqua, pane, latte, molluschi, verdure, insalata, polvere, fiato, ecc&#8230; le settimane e i mesi durante i quali cova senza tradirsi, gli accidenti mortali che provoca immediatamente, le complicazioni temibili che trascina in seguito; il tutto abbellito da graziose vedute: bacilli ingranditi in modo formidabile, dettagli di escrementi tifoidi, gangli infetti, perforazioni intestinali, e non in bianco e nero, ma a colori, rosa, marrone, giallo, bianco verdastro come potete vedere Voi stesso (si siede di nuovo)<a name="sdfootnote4anc" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote4sym"></a>4”.</em></p>
<p>Conferenze e seminari divengono luoghi dell’ammaestramento al mercato, sono occasione per inoculare la paura e guadagnare clienti in nome della difesa della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In farmacia</strong></p>
<p>La rete medicale-mercantile si allarga, la nuova medicina trova nei farmacisti gli alleati per l’affare. Knock invita il farmacista Mousquet ad essere parte del dispositivo, bisogna trasformare la popolazione in graduati della malattia, bisogna spillare da ciascuno denaro offrendogli in cambio il prodotto salute. La persona non dev’essere più tale, ma deve sentirsi un ammalato in modo che la rete medicale possa ridurlo a cliente dell’apparto medico-mercantile, nessuno deve sfuggire al dispositivo, ma tutti vi devono partecipare:</p>
<p>“<em><strong>K:</strong> Ammalarsi&#8230;vecchia nozione che non regge più di fronte ai dati della scienza attuale. La salute non è che una parola che si potrebbe tranquillamente cancellare dal nostro vocabolario. Io non conosco gente sana. Sa cosa diceva Pasteur: “Coloro che si credono sani sono malati senza saperlo”. Per parte mia io conosco solo gente più o meno affetta da malattie, più o meno numerose ad evoluzione più o meno rapida. Naturalmente se Voi andate a dir loro che stanno bene&#8230;non chiedono di meglio che credervi, ma Voi li ingannereste. Vostra sola scusa sarebbe che avete già troppi malati da curare per prendere di nuovi. Nelle vene di ogni uomo c’è il germe della malattia. Noi dobbiamo organizzare gli abitanti di questo paese come un grande esercito&#8230;un esercito di ammalati e ciascuno con il suo grado&#8230;ammalati lievi, gravi, gravissimi, mortali&#8230;così come in un esercito ci sono i soldati, i graduati, gli ufficiali, i generali&#8230; <strong>M:</strong> In ogni caso è una gran bella teoria. <strong>K:</strong> Teoria profondamente moderna, signor Mousquet, riflettete, è parente molto prossima dell&#8217;ammirabile idea della nazione armata che fa la forza dei nostri stati. <strong>M:</strong> Voi siete un pensatore dottor Knock, e i materialisti avranno un bel sostenere il contrario, il pensiero guida il mondo. <strong>K:</strong> (si alza) Ascoltatemi! (Tutti due sono in piedi) Può essere che io sia presuntuoso. Forse mi aspettano amare disillusioni. Ma se, in un anno, giorno dopo giorno, Voi non avrete guadagnato i venticinquemila franchi netti che vi sono dovuti, se madame Mousquet non avrà le gonne, i cappelli e le calze che la sua condizione esige, vi autorizzo a venirmi a fare una scena qui e vi porgerò le guance perché possiate schiaffeggiarmi. <strong>M:</strong> Caro dottore, sarei un ingrato se non vi ringraziassi con effusione e un miserabile se non vi aiutassi con tutto il mio potere<a name="sdfootnote5anc" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote5sym"></a>5”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Moda per ammalati</strong></p>
<p>I nuovi poteri si alleano con i vecchi, si viene a riprodurre una nuova configurazione, una nuova geometria. La signora in viola è una nobile decaduta, comprende la finalità del medico e subodora l’affare. Propone di usare il suo prestigio sociale per incoraggiare “la pubblica salute”, per vincere reticenze e timori, in cambio risolverà i suoi problemi economici lanciando camicie da notte per gli ammalati, l’affare si allarga, diventa tentacolare:</p>
<p>“<em><strong>SV:</strong> Ecco. Ho voluto dare l&#8217;esempio. Trovo che voi avete avuto una bella e nobile ispirazione. Ma conosco la mia gente. Ho pensato: &#8220;Non ne hanno l&#8217;abitudine, non ci andranno. E questo signore ci resterà male per la sua generosità&#8221;. E mi sono detta: &#8220;Se vedono che una signora Pons, signorina Lempoumas, non esita a inaugurare le consultazioni gratuite, non avranno più paura di presentarsi&#8221;, perché i miei anche minimi gesti vengono osservati e commentati. Il gioco è fatto. Ci sarà la fila fra poco qui fuori, caro dottore. <strong>K:</strong> Il vostro comportamento è molto lodevole signora. Vi ringrazio. <strong>SV:</strong> (si alza e fa come per ritirarsi) Sono felice, dottore, di aver fatto la vostra conoscenza. Resto a casa tutti i pomeriggi. Viene sempre qualcuno. Facciamo salotto attorno a una vecchia teiera Luigi XV che ho ereditato dai miei avi. Ci sarà sempre una tazza a parte per Voi (Knock si inchina, la signora in viola avanza verso la porta). Sapete che io sono veramente molto, molto tormentata dai miei affittuari e dai miei titoli. Passo delle notti senza dormire. E&#8217; orribilmente stancante. Non conoscete, dottore, un segreto per far dormire?<a name="sdfootnote6anc" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote6sym"></a>6 “.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Vecchia e nuova medicina</strong></p>
<p>Il dottor Parpalaid simbolo della medicina della cura e non dell’affare vorrebbe riprendere il suo posto, ma il dottor Knock riesce a gabbarlo ad incutere anche in lui il timore della malattia. La vecchia medicina è sconfitta, al suo posto vi è l’immenso potere della nuova medicina penetrata in ogni gesto, parola, pensiero e comportamento. Il paesaggio è impregnato di medicina e di ammalati. Il mercato ha fagocitato il paese vivo al suo posto vi è un immenso affare, pazienti intimoriti dalla malattia e dalla morte e dunque manipolabili:</p>
<p>“<em><strong>K:</strong> Perbacco! Guardate un po&#8217; qua, dottor Parpalaid, certo conoscete la vista che si ha da questa finestra, tra una partita di biliardo e l&#8217;altra, a suo tempo, non avete potuto non vedere: là in fondo il monte Aligre che segna il confine del Comune. I paesi di Mesclat e di Treburn si intravedono a sinistra; e se, da questo lato le case di San Maurizio non facessero una specie di rigonfiamento, avremmo d&#8217;infilata tutti i cascinali della valle. Voi non avrete visto in ciò null&#8217;altro che quelle bellezze naturali di cui siete avido. E&#8217; un paesaggio rude, a malapena umano, che contemplavate. Oggi ve lo mostro tutto impregnato di medicina, animato e percorso dal fuoco sotterraneo della nostra arte. La prima volta che mi sono piantato qui davanti, il giorno dopo del mio arrivo, non ero molto fiero, sentivo che la mia presenza non aveva gran peso, che questo vasto territorio esisteva indipendentemente da me e dai miei simili. Ma ora io sono a mio agio qui come un organista davanti al suo grande organo. In duecentocinquanta di queste case &#8211; non le vediamo tutte a causa del fogliame &#8211; ci sono duecentocinquanta camere dove qualcuno s&#8217;inchina alla medicina, duecentocinquanta letti in cui un corpo steso testimonia che la vita ha un senso e, grazie a me, un senso medico. La notte è ancora più bello, perché ci sono i lumi. E quasi tutte le luci sono mie. I non malati dormono nelle tenebre. Sono spariti. Ma i malati hanno tenuto la loro lampada accesa. La notte mi sbarazza di tutto quello che è rimasto ai margini della medicina, me ne nasconde il fastidio e la sfida. Il cantone lascia il posto ad una specie di firmamento del quale io sono il creatore continuo. E non vi dico delle campane. Pensate che per tutti loro, il primo compito delle campane è ricordare le mie prescrizioni dato che esse ne sono la voce. Pensate che tra qualche minuto suoneranno le dieci, che per tutti i miei malati le dieci sono la seconda misurazione della temperatura rettale, e che tra qualche istante, duecentocinquanta termometri penetreranno allo stesso tempo&#8230; <a name="sdfootnote7anc" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote7sym"></a>7“. Atto III</em></p>
<p>L’opera del 1923 è profetica è stata rappresentate a teatro come nei film, ci parla ancora, è viva nella sua verità, e pone il problema fondamentale che si vuole rimuovere, ovvero il senso della medicina e dell’informazione, al suo posto, oggi, in attesa che la domanda si ponga, imperano le sirene delle multinazionali e dei suoi gendarmi.</p>
<hr />
<h5>Note</h5>
<p><a name="sdfootnote1sym" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote1anc"></a>1 <strong>Farmaco</strong> deriva <strong>dal greco</strong> φαρμακον, pharmakon, che vuol dire &#8220;rimedio, medicina&#8221;, ma anche &#8220;veleno&#8221;.</p>
<p><a name="sdfootnote2sym" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote2anc"></a>2 <em><strong>Knock, ovvero il trionfo della medicina</strong></em>, <em>knock e il tamburino</em></p>
<h5><a name="sdfootnote3sym" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote3anc"></a>3 Ibidem <em>Knock e il maestro Bernard</em></h5>
<h5><a name="sdfootnote4sym" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote4anc"></a>4 Ibidem <em>Knock e il maestro Bernard</em></h5>
<h5><a name="sdfootnote5sym" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote5anc"></a>5 Ibidem <em>Knock e il farmacista Mousquet</em></h5>
<h5><a name="sdfootnote6sym" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote6anc"></a>6 Ibidem <em>Knock e la signora in viola</em></h5>
<div id="sdfootnote7">
<h5><a name="sdfootnote7sym" href="https://www.sinistrainrete.info/societa/20326-salvatore-bravo-malattia-e-mercato.html#sdfootnote7anc"></a>7 Ibidem <em>Atto III</em></h5>
</div>
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		<title>Chi sono i criminali?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 10:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Asl]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Opera Viva]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Chi sono i criminali? Salute e reddito subito 24 OTTOBRE 2020 &#160; Una epidemia virale non è un asteroide che piomba sulla terra. La malattia non è un evento evitabile di una esistenza. Come le istituzioni si organizzano per gestire le epidemie e la malattia è invece un terreno discrezionale, che dipende dalle scelte [...]]]></description>
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<header>
<h1></h1>
<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/10/sono-i-criminali.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6739" title="sono-i-criminali" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/10/sono-i-criminali-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a></h1>
<h1></h1>
<h1>Chi sono i criminali?</h1>
<h2>Salute e reddito subito</h2>
<p><time>24 OTTOBRE 2020</time></header>
<p>&nbsp;</p>
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<div data-ratio="60">
<div><img src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAP///wAAACwAAAAAAQABAAACAkQBADs=" alt="rivolta.napoli.2020.strada.ANSA.750x450" data-sizes="auto" data-srcset="https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_2040/https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_1648/https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_940/https://operavivamagazine.org/wp-content/uploads/2020/10/rivolta.napoli.2020.strada.ANSA_.750x450.jpg 2040w, https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_2040/https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_1648/https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_940/https://operavivamagazine.org/wp-content/uploads/2020/10/rivolta.napoli.2020.strada.ANSA_.750x450.jpg 1648w, https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_2040/https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_1648/https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_940/https://operavivamagazine.org/wp-content/uploads/2020/10/rivolta.napoli.2020.strada.ANSA_.750x450.jpg 940w, https://cdn.shortpixel.ai/client/q_glossy,ret_img,w_480/https://operavivamagazine.org/wp-content/uploads/2020/10/rivolta.napoli.2020.strada.ANSA_.750x450-320x192.jpg 480w" /></div>
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<div id="post12730">
<p>Una epidemia virale non è un asteroide che piomba sulla terra. La malattia non è un evento evitabile di una esistenza. Come le istituzioni si organizzano per gestire le epidemie e la malattia è invece un terreno discrezionale, che dipende dalle scelte che fa un esecutivo e più esecutivi, più Asl,  governi, regionale, statale, europeo. Il modello che deve rispondere dell’attuale situazione è un modello che si è formato per delle precise scelte politiche. Inquinamento, pareggio di bilancio, tagli al welfare, depauperazione delle risorse del sud del mondo, da qualunque parte la si veda, da qualunque parti si cominci a ragionare c’è un solo imputato: la politica delle istituzioni.</p>
<p>Chi fa il pericolosissimo gioco di scaricare sulla piazza responsabilità, di parlare di irresponsabili, di parlare di folle di camorristi, sta clamorosamente sbagliando obiettivo: chi protesta è chi non si può permettere le cure perché senno muore di fame, è chi non si può permettere di scegliere tra diritto alla salute e diritto alla sussistenza. I criminali sono quelli che costringono a questa scelta, i delinquenti sono quelli che con una organizzazione della sanità privata hanno concorso a fare 35 mila vittime di Covid fino a giugno e da fonti autorevoli il bollettino sembra che potrà essere di 500 morti al giorno da novembre senza misure restrittive.</p>
<p>In sei mesi il governo centrale, quello regionale e quello europeo non hanno organizzato nemmeno la politica diagnostica, nemmeno quella territoriale, con l’oscena cronaca di tamponi con file (contagiose), anche per gli immunodepressi e gli invalidi (quanti fanno la chemio? Come fanno a fare i tamponi se mentre fanno la fila anche se non ammalati rischiano di ammalarsi?), asl che non rispondono, medici di base irreperibili. Basterebbe l’incubo, la minaccia di finire in un ospedale campano (medici preparatissimi e infrastrutture indecenti) o in uno di Roma (i reparti per le patologie polmonari croniche in un noto ospedale della capitale sono al terzo piano senza ascensore e non hanno potuto approntare nessun percorso in caso di cumulo tra fibrosi polmonare e Covid, cioè una specie di condanna a morte). In più non c’è stato nessun cambio di passo sulla corsa al suicidio rappresentata dai tagli al welfare, siamo ancora appesi a ipotesi varie, ma nessuna patrimoniale, nessuna redistribuzione del reddito, solo incentivi alle imprese che sembrano essere il soggetto principe di qualsiasi azione economica, prendono soldi e non devono nemmeno garantire che non licenzieranno, che assumeranno chi lavora in nero, che riconvertiranno le produzioni che inquinano.</p>
<p>In questo quadro chi criminalizza la protesta è un connivente di una strage che ha dei precisi responsabili. Il giochetto di togliere legittimità alle proteste dicendo sono criminali, sono camorristi, è davvero un gioco da criminali professionisti. Per i motivi di cui abbiamo detto sopra ma anche per altro, che forse è bene affrontare. La delinquenza organizzata al sud ha nella incapacità dello Stato a offrire garanzie sociali, scuola istruzione e sanità il suo mandante. E questo da sempre. Il corto circuito di senso è dire che chi protesta perché con un lockdown senza sostegno al reddito sarebbe costretto a inventarsi chissà cosa per non morire di fame è un camorrista, significa dare uno schiaffo alla logica.</p>
<p>Se c ‘è qualcosa di significativo da salvare di questo Covid è che unisce tra di loro quelli che non hanno niente o troppo poco: operai del nord, lavoratori in nero del sud, migranti contro un accentramento della ricchezza nelle mani di pochi che in una circostanza come questi non sono chiamati a una tassazione straordinaria ed ingente. Il Covid crea una linea di separazione tra chi ha e chi non ha. E crea una linea di unione tra le lotte, scuola, istruzione e soprattutto sanità.</p>
<p><em>Giovanna Ferrara </em></p>
<p><em>Opera Viva Magazine</em></p>
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		<title>UMANITÀ E SOCIETÀ NEL TEMPO DELLA PANDEMIA.</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2020 17:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Toscani]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>

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		<description><![CDATA[Franco Toscani Umanità e società nel tempo della pandemia Nel tempo della pandemia (che, come ha sancito ufficialmente all’inizio di marzo l’Organizzazione mondiale della sanità, è l’epidemia di coronavirus o Covid-19 estesasi a livello planetario) siamo tutti riportati alla nudità della nostra esistenza, dell’essenza umana e la sofferenza è universale. In questi frangenti ci sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/05/unnamed-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6543" title="unnamed-1" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/05/unnamed-1-300x97.jpg" alt="" width="300" height="97" /></a></h2>
<p><strong><span style="font-size: 1em;">Franco Toscani</span></strong></p>
<div>
<h3>Umanità e società nel tempo della pandemia</h3>
<div></div>
<p>Nel tempo della pandemia (che, come ha sancito ufficialmente all’inizio di marzo l’Organizzazione mondiale della sanità, è l’epidemia di coronavirus o Covid-19 estesasi a livello planetario) siamo tutti riportati alla nudità della nostra esistenza, dell’essenza umana e la sofferenza è universale. In questi frangenti ci sono rivelate nel modo più brutale, spietato e collettivo la fragilità, la finitezza e la mortalità costitutive degli esseri umani, l’assurdità della dismisura, di ogni mito e culto dell’onnipotenza; si può fingere di meno a noi stessi e agli altri sulla nostra condizione, i nodi vengono maggiormente al pettine. Pensiamo, specialmente nelle fasi più gravi e drammatiche della pandemia, alla presenza massiccia della morte attorno a noi e sempre più vicina a noi, alla sua strapotenza, alla minaccia costante dell’annientamento che rappresenta. Ricorrendo al linguaggio della teologia, Claudio Magris ha parlato della prolixitas mortis (prolissità della morte), della sua incombenza e incontinenza, della sua ininterrotta narrazione.</p>
<p>Nei giorni della pandemia ci tocca sperimentare in modo particolarmente amaro e rivelatore la verità tragica della filosofia dell’esistenza circa la prossimità estrema della morte, la vicinanza del nulla, il forte senso della fragilità umana e del destino. Avvertiamo con maggiore nettezza la nostra totale appartenenza alla natura, la nostra dipendenza da essa, l’ineludibilità della nostra interdipendenza ecologica e globale, il fatto che non possiamo esistere fuori della natura e cavarcela senza un nuovo rapporto con l’ambiente naturale e sociale.</p>
<p>Tutti in qualche modo soffriamo, però in modi e forme anche notevolmente diversi. La sofferenza e il peso maggiori – non va mai dimenticato – riguardano i malati e gli emarginati, tutto il personale sanitario costretto a turni di lavoro massacranti e a prodigarsi in condizioni difficilissime, tutti quei lavoratori della produzione e dei servizi che sono in prima linea per aiutare in vari modi la società. Un’immensa gratitudine, non del tutto esprimibile a parole, va a tutti coloro che operano continuamente per gli altri, per risanare, provvedere ai bisogni essenziali della popolazione, alleviare le pene, limitare i danni, evitare il peggio. Va soprattutto agli umili e agli ultimi che sgobbano senza posa, ai tanti senza-nome e senza-storia che svolgono il loro prezioso lavoro quotidiano lontani dalle luci della società sirenico-spettacolare e senza alcuna ribalta mediatica.</p>
<p>Ci sono poi una sofferenza psichica e interiore, un disagio e un malessere, una paura e un’angoscia che ci concernono tutti indistintamente, in varia misura, coi quali dovremo imparare a convivere e che già cerchiamo faticosamente di gestire e controllare, in nome dell’amore per la vita e per la convivenza. Ci proviamo, almeno dobbiamo assolutamente provarci, perché la mera disperazione non conduce da nessuna parte, anzi ci paralizza e impedisce l’azione.</p>
<p>Anche la prospettiva che questa situazione, soprattutto il rischio di contagio, possa durare non pochi mesi o più di un anno, è davvero rattristante e inquietante. Per non parlare della crisi economico-sociale in cui siamo già precipitati, di proporzioni gigantesche, planetarie. I milioni di nuovi poveri e disoccupati reclamano giustamente aiuto, ma nessuno può fare miracoli, neppure il miglior governo del mondo, che del resto non esiste da nessuna parte. E’ impressionante l’impasse in cui la politica si dibatte oggi, oscillante fra demagogia, promesse impossibili da mantenere, irresponsabilità, serietà dell’impegno e pesanti responsabilità di governo, chiamata a dare risposte impossibili o per forza carenti in una situazione senza precedenti, invitata da ogni parte a tamponare faticosamente le ferite del corpo sociale e a dare risposte comunque inadeguate. Naturalmente, anche in questa situazione, c’è chi si dedica senza alcun pudore allo sciacallaggio, alla demagogia sfrenata e alla più vile strumentalizzazione politica, promettendo miracoli e cose del tutto aleatorie. Molti abboccano, ma non se ne può più della politica da bassa cucina elettorale, alla ricerca del consenso immediato, di corto respiro, menzognera. Come ha detto in un’intervista televisiva un medico intelligente, riferendosi a sé stesso e ai medici (ma il discorso andrebbe esteso a tutti), oggi “nessuno può fare lo Zarathustra” e atteggiarsi a facile profeta o a salvatore dalla bacchetta magica. Un pizzico di umorismo e di sana autoironia ci farebbe bene anche in questi frangenti, ma prevalgono di gran lunga in molti la rabbia, la violenza verbale, il disprezzo, il mugugno ininterrotto e l’opposizione inconcludente, il velleitarismo, la mancanza di lucidità e di alternative praticabili.</p>
<p>Fatti per la vita sociale, di gruppo e di relazione, abituati ai riti e ai culti della civiltà di massa, nelle presenti circostanze agli uomini è improvvisamente impedita la normalità di questa vita, pensiamo soltanto all’obbligo del mantenimento delle distanze tra le persone, all’impedimento degli abbracci, delle strette di mano, dei gesti affettuosi, dei contatti ravvicinati, etc. . Ognuno è in qualche modo paradossalmente invitato e per certi aspetti obbligato – proprio per amarci e rispettarci più profondamente – a diffidare dell’altro, a non aprirsi all’altro, a sospettare il contagio ovunque, a mantenere le distanze, appunto.</p>
<p>E’ amarissima – ancorché indispensabile e necessaria, beninteso – questa riduzione drastica e pesante, questa perdita secca dei livelli normali della qualità della vita, delle relazioni e della socialità nelle nostre città spettrali e desertificate, in cui le sirene delle ambulanze rompono sovente il silenzio delle vite sospese con suoni terribili, opprimenti l’animo ancor più del solito, di sventura e di morte.</p>
<p>Questa normalità degli affetti, dei sentimenti, dei rapporti umani schietti, delle relazioni fruttuose ci è assolutamente cara e indispensabile; non è così, invece, per la normalità alienata, per la normalità del conformismo e del consumismo, dell’inquinamento e del rumore, del traffico e della fretta, della società dell’individualismo e della competizione, del capitalismo edonistico e della cultura dello spreco, del totalitarismo del mercato, del mondo mercificato e del feticismo economico, dell’impero del capitale, delle merci, della tecnica e del Dio-denaro, in cui gli uomini sono ridotti essenzialmente a produttori/consumatori, valgono solo come tali, non sono più considerati innanzitutto come abitanti del pianeta, come esseri umani nella loro complessità e pienezza. Questa “normalità” va rimessa in discussione, perché sta inaridendo la convivenza sociale, sta distruggendo e forse distruggerà la vita sul pianeta.</p>
<p>Nei giorni della pandemia colpiscono molti volti, sguardi, movimenti, atteggiamenti, gesti, spesso muti, mesti, discreti e quasi impercettibili, ma anche pietosi, solidali, gentili, cortesi, partecipi, più che mai coscienti e rispettosi. E’ la ricchezza della nostra umanità colpita e ferita, che non può esprimersi pienamente, ma che scopre e vive la condizione comune di sofferenza, disagio e impedimento. Ci sono pure meravigliosi volontari che prestano aiuto come possono, veri e propri piccoli, grandi eroi della nostra vita quotidiana tribolata, testimonianze luminose della nostra umanità.</p>
<p>Molti, per fortuna, capiscono che siamo tutti “sulla stessa barca”, che nessuno – nemmeno Trump, Johnson e Bolsonaro – può permettersi di fare troppo a lungo il gradasso o lo sbruffone in questa situazione così tragica e dolorosa. Nessuno di quelli che, giovani o vecchi, sono ancora sani o non contagiati dovrebbe dimenticare che ci sono quelli che hanno bisogno, stanno male o, comunque, stanno peggio di loro.</p>
<p>Nell’isolamento, nell’apprensione e nella desolazione universale, io, ad esempio, riesco ancora, almeno per il momento, a lavorare e a scrivere queste note: ne sono pienamente cosciente e quasi me ne vergogno, ma è pur vero che devo, voglio, posso farlo e che ciascuno è chiamato anche al dovere sacrosanto di non cadere vittima di una depressione paralizzante e pericolosa (specialmente in queste condizioni di vita sociale), alle esigenze della convivenza, di proteggersi e di proteggere gli altri, come e per quanto possibile, almeno cercando di non ammalarsi e di non contagiare.</p>
<p>Non possiamo però dimenticare che, nemmeno in queste circostanze così aspre per tutti, continua ad agire l’umanità meschina, peggiore degli sciacalli e degli avvoltoi, degli approfittatori e degli opportunisti, del “familismo amorale”, di coloro per cui vale il motto “tanto peggio per gli altri” e che pensano soltanto a sé stessi, al proprio “particulare”: mi riferisco, ad esempio, a quegli sciagurati che cercano di truffare gli anziani introducendosi nelle abitazioni e spacciandosi per personale sanitario, a quelli che hanno consapevolmente contagiato altri andandosene tranquillamente in giro o speculato sul prezzo delle mascherine, a coloro che corrono all’accaparramento di beni alimentari nei supermercati o di prodotti sanitari nelle farmacie, a coloro che chiedono aiuti economici senza averne davvero bisogno. Occorre fare attenzione anche a questa umanità irresponsabile e incosciente o comunque scarsamente responsabile in servizio permanente effettivo.</p>
<p>Sperimentiamo infatti più che mai l’ambivalenza dell’umano e quella che Robert Musil chiamò, nel suo capolavoro incompiuto Der Mann ohne Eigenschaften (L’uomo senza qualità, 1930-1942), “la profonda duplicità del mondo” (die tiefe Zweideutigkeit der Welt), che ora ci abbassa e ora ci innalza, una volta ci deprime e una volta ci esalta.</p>
<p>Da un lato, troviamo tra l’altro l’opportunismo, l’arroganza e la presunzione, la malvagità, lo sciacallaggio economico e politico, la stupidità, insomma tutto il male di cui gli uomini sono capaci anche nelle situazioni che dovrebbero richiedere il massimo di aiuto, solidarietà e collaborazione; dall’altro le meravigliose qualità, caratteristiche ed energie di tutti coloro che danno il meglio di sé, impegnati ad arginare il peggio e a salvaguardare l’umano. Assistiamo a veri e propri prodigi quotidiani in termini di abnegazione, generosità, cura, attenzione, lavoro costante e scrupoloso, prodigalità e rispetto, quasi sempre senza alcuna grancassa mediatica.</p>
<p>Sarebbe auspicabile che da questa tragedia potesse spuntare un “nuovo inizio”, una ri-nascita, affacciarsi un “cuore nuovo” o “di carne” (grande tema della sapienza e profezia biblica. Cfr. Ez 11, 19-20; Ez 36, 26-27; Ger 31, 31-34; 1Re 3, 9-12) in alternativa al “cuore di pietra”, avviarsi una conversione (non solo etica, ma pure una conversione ecologica dell’economia), un processo di umanizzazione reale, in nome di quella globalizzazione della fraternità e della cooperazione, della solidarietà e della condivisione indicata pure, profeticamente, da papa Francesco. Un’altra forma della globalizzazione, più ecologica e solidale, più giusta e fraterna, è drammaticamente urgente.</p>
<p>“Svegliati, o Signore!”, ha esclamato papa Francesco in un giorno di fine marzo, in una piazza san Pietro vuota e scura, sotto la pioggia, durante l’Urbi et orbi, invocando Dio perché intervenga e ci liberi dalla pandemia. “Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”: queste e altre parole del papa sono nel contempo pietose, lucide e profondamente umane, ma rivelano pure una drammatica impotenza.</p>
<p>Su “Avvenire” il sociologo cattolico Mauro Magatti ha espresso apertamente nei giorni più duri di questa tragedia il proprio smarrimento e la propria inquietudine di credente circa la difficoltà di cogliere i segni e le tracce del divino nella situazione odierna. Comunque la si pensi, credenti o non credenti, non c’è alcun “Dio tappabuchi” (Dietrich Bonhoeffer), Dio non risponde, non può risponderci. Siamo affidati a noi stessi, alle nostre scelte e responsabilità, alle nostre azioni e pratiche di vita.</p>
<p>Il silenzio e l’assenza di Dio – nel tempo presente che sparge paura, sofferenza e morte a piene mani fra gli uomini – ci lasciano particolarmente sgomenti e ci rivelano l’abisso della condizione umana, ma ci richiamano pure all’esigenza pressante dell’azione e della assunzione di responsabilità.</p>
<p>Le attuali tribolazioni e angustie richiedono una radicale conversione dei cuori e delle coscienze, una tensione alla giustizia, a contrastare le enormi diseguaglianze economico-sociali, i vergognosi squilibri di ricchezza e di potere esistenti nel mondo. Va riscoperta e praticata la compassione, che non è un atteggiamento di compatimento che va dall’alto al basso, ma la capacità di partecipare e di comprendere le sofferenze altrui, cercando di contrastarle e alleviarle. Il filosofo Mauro Ceruti ha osservato lucidamente che oggi la fraternità non è più soltanto un’aspirazione etica, ma comincia a diventare una necessità inscritta nella nuova condizione umana. Saremo capaci di riscoprire e praticare compassione e fraternità?</p>
<p>Nel momento attuale è ancora prevalente la ratio strumentale-calcolante rivolta agli interessi particolari, minoritaria è invece la ragione rivolta al bene comune, alla giustizia, alla verità.</p>
<p>Ci troviamo e ci troveremo sempre più in una situazione in cui sono e saranno richieste molte risorse economiche, in cui occorre e occorrerà applicare il sano e semplice principio secondo cui chi ha di più deve dare di più. Una maggiore giustizia sociale diventa un imperativo morale, se non vogliamo fare delle vane chiacchiere e della retorica insulsa, insopportabile.</p>
<p>E’ in gioco pure il destino dell’Europa, che è in crisi perché non è ancora la nostra vera casa comune, la nostra patria (Heimat). Soprattutto, essa non è ancora unita davvero, politicamente e culturalmente. L’immenso patrimonio e i tesori della grande cultura europea sono sotto i nostri occhi e nella nostra storia (per la verità, insieme a tante altre cose vergognose, come il colonialismo, l’imperialismo, la cultura della guerra, il razzismo, l’eurocentrismo, etc.), ma vanno riscoperti e fatti vivere. Ora vediamo lucidamente che l’Europa è posta davanti ad un aut-aut: senza spirito di solidarietà e fraternità, senza aiuto e collaborazione reali, senza vera unità – non solo economica, ma politica e culturale -, essa soccomberà, fallirà e lascerà rovinosamente il campo libero agli egoismi nazionali, alle rinnovate spinte sovraniste e nazionaliste.</p>
<p>Una delle verità principali che questa pandemia ci consente di riscoprire è quella che il buddhismo chiama la “co-produzione condizionata” o “genesi interdipendente” di tutti i fenomeni, ossia il fatto che l’interrelazione o interdipendenza universale concerne tutti gli esseri e le cose; nessuno o nessuna cosa può sognarsi uno “splendido isolamento”, può fare l’ “anima bella”. L’uomo non è un dio né una bestia, diceva già Aristotele, ma un animale razionale, sociale e politico.</p>
<p>In questa stessa direzione della “vita buona”, anche il grande pensiero filosofico europeo e italiano ha parlato sovente di intersoggettività, di relazionismo e di “ontologia chiasmatica”: penso qui soprattutto a Edmund Husserl, Enzo Paci e Maurice Merleau-Ponty.</p>
<p>Più che mai attuale è pure il messaggio della poesia La ginestra (1836) di Giacomo Leopardi, che richiama gli uomini – a partire dalla condizione umana e dalla sventura comune – a riscoprire le ragioni della fratellanza e dell’amore reciproco, della solidarietà e della cooperazione.</p>
<p>Molti potranno riconsiderare e rivalutare tutto ciò, ma non è scontato. Per il momento, siamo ancora nella bufera, ci occorrono molta pazienza e molto coraggio (o forza del cuore, come dice ottimamente Vito Mancuso), molta coscienza, responsabilità, azione solidale e concreta.</p>
<p>Questa pandemia che ha messo in scacco il pianeta è un segno inquietante dei tempi, da interpretare, crediamo, come un avviso estremo ai naviganti. Per chi suona la campana? Suona per te, per ciascuno di noi, per l’umanità e la civiltà planetaria. Se non ascolteremo questo suono – e tutto va purtroppo nella direzione del non-ascolto o di un ascolto scarso, solo parziale, della ripresa della normalità alienata, della continuazione della devastazione della Terra e dell’inaridimento dell’umano -, nuove sciagure si profileranno inevitabilmente all’orizzonte.</p>
<p><em><strong>Petite Plaisance </strong></em></p>
</div>
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		<title>TRA GUERRA E PAURA. LA LOTTA ALL’EPIDEMIA</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 17:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria e critica]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Eschilo]]></category>
		<category><![CDATA[Orban]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Bravo]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra guerra e paura  &#160; La lotta all’epidemia è descritta nella forma di una guerra capillare e pervasiva che irrora la comunità, fino a trasformarla in un luogo chiuso in cui regna la paura dell’altro Il proliferare della parola guerra è un ottimo espediente per occultare le responsabilità. «Nella guerra la prima vittima è la verità», scriveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<div>
<h5><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/04/images1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6502" title="images" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/04/images1.jpg" alt="" width="223" height="226" /></a></h5>
<h3></h3>
<h3><em>Tra guerra e paura </em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La lotta all’epidemia è descritta nella forma di una guerra capillare e pervasiva che irrora la comunità,</strong><br />
<strong>fino a trasformarla in un luogo chiuso in cui regna la paura dell’altro</strong></p>
<p><strong>Il proliferare della parola <em>guerra</em> è un ottimo espediente per occultare le responsabilità.</strong></p>
<p><strong>«Nella guerra la prima vittima è la verità», scriveva Eschilo.</strong></p>
<p>Il <em>Covid-19</em> non è solo un problema epidemiologico, anzi, lo stato di eccezione in cui siamo sta rivelando “le verità nascoste” del sistema, attraverso i provvedimenti attuati per inibirne la diffusione.<br />
In questi mesi serpeggia un nuovo linguaggio che si catalizza intorno alla parola “guerra”. La parola “guerra” stride con il periodo pasquale, la pasqua con i suoi significati simbolici e teologici sfuma tra le chiuse chiese e l’aggressività verbale in nome della difesa della salute. Contro il nemico sull’uscio di casa. La lotta all’epidemia è descritta nella forma di una guerra capillare e pervasiva che irrora la comunità, fino a trasformarla in un luogo chiuso in cui regna la paura dell’altro: l’infezione ha il viso del vicino, il pericolo è incarnato nella comunità vivente veicolo del <em>retrovirus</em>.<br />
La <em>guerra</em> reca con sé la paura specie se il nemico è invisibile, impalpabile: è ovunque, ma resta invisibile, indeterminato, può essere in chiunque. La paura non paralizza solo gli spostamenti e le relazioni, ma specialmente rafforza il desiderio di dirigismo ed autoritarismo, mediante i quali difendersi dall’aggressore. Si cavalca la guerra e la paura nel circo mediatico. Scorre nella rete la parola guerra, si compara la situazione attuale a contesti altri, ci si spinge a paragonare la guerra al <em>retrovirus</em> alle vicende della seconda guerra mondiale. La forzatura è assolutamente palese, ma ha l’effetto di provocare la chiamata alle armi contro i trasgressori, e specialmente di giustificare la paralisi della democrazia, e l’assenso ai nuovi padroni: i <em>virologi</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Democrazia senza politica<br />
</strong>La politica tace e cede il passo agli esperti che progettano la guerra. I finanzieri hanno ceduto il posto agli scienziati, nel silenzio della politica, per cui le loro dichiarazioni sono il nuovo oracolo verso cui si tende l’orecchio oranti, sono i generali di una popolazione impaurita che ha perso il controllo sulla propria vita. I <em>virologi</em> giudicati come esponenti dell’oggettività della scienza sono i nuovi punti di riferimento, le loro parole sono indiscutibili. La politica fa un passo indietro per non perdere consensi e delega ai <em>virologi</em> l’agenda da dettare. La politica arretra sempre, prima dinanzi ai finanzieri, ora davanti ai <em>virologi</em>, e dunque è evidente il grande vuoto dell’Occidente.<br />
L’Occidente non pratica la politica, perché ha smesso di essere comunità. Comunità e politica sono un binomio inscindibile come insegna Platone col mito di Prometeo nel <em>Protagora</em>. Naturalmente i <em>virologi</em> si limitano ad indicare provvedimenti tacendo le istituzioni di appartenenza ed i legami tra scienza, politica e finanza. La parola “guerra” che risuona violenta tra le sinapsi degli impauriti sudditi serve a celare l’intreccio per ostentare l’immagine di una realtà sociale progredita e scientifica.<br />
Le domande possono tacere come l’opposizione, poiché la “guerra” esige il distanziamento spaziale e temporale. Dove si combatte una guerra ci sono soltanto soldati, tutti i cittadini sono in trincea. Ogni casa è una trincea, per cui si vive separati, ed in tal modo le parole cadono, le prime vittime della guerra sono le <em>domande</em>, le richieste di chiarimenti, il silenzio delle opposizioni. Domenico Arcuri commissario all’emergenza ha dichiarato il 18 Aprile che <em>vige una guerra</em>. In tempo di guerra il potere invita ad adeguarsi e ad effettuare “dichiarazioni” ragionevoli. Le uniche affermazioni ragionevoli sono le enunciazioni del governo:</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p>«Tra l’11 giugno 1940 e il primo maggio 1945 – dice – a Milano sono morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale 2 mila civili, in 5 anni; in due mesi in Lombardia per il coronavirus sono morte 11.851 civili, 5 volte di più». Da qui la riflessione: non può esserci ripartenza senza la salute. «Dobbiamo agire con cautela e prudenza come in questi mesi. – dice Arcuri – È clamorosamente sbagliato comunicare un conflitto tra salute e ripresa economica. Senza salute, la ripresa durerebbe un battito di ciglia, bisogna tenere insieme questi due aspetti. Dobbiamo ripartire ma garantendo la salute e la sicurezza del numero massimo di cittadini possibile. Serve esperienza e intelligenza. Non abbiamo tempo per dibattiti».</p></blockquote>
<p>«Non c’è tempo per dibattiti», in un normale paese democratico, tali parole sarebbero sufficienti per la caduta del governo. Dove non c’è dibattito non c’è democrazia. Ci si scandalizza del caso ungherese: V. Orban, il 30 marzo 2020, ha ricevuto dal parlamento potere speciali, ha istituzionalizzato <em>apertis verbis</em> la contrazione della democrazia. Il caso italiano è peggiore: i DPCM non sono oggetto di discussione, il parlamento è un bivacco vuoto, non si discute e non si dibatte, perché <em>si è in guerra</em>. La funzione dell’uso della parola <em>guerra</em> trova una prima ragione: <em>si è in guerra, quindi niente discussioni</em>. L’Europa tace ed interviene solo sui conti pubblici e sui tagli alle politiche sociali; sul deficit di democrazia tace svelando d’essere semplicemente l’Europa della finanza.</p>
<p><strong>Guerra scientifica<br />
</strong>Il 29 marzo, da Fazio, Prodi ribadiva è «come una guerra», sostenendo l’affermazione di Draghi. Anzi, nel paragone di Draghi, la lotta al <em>Covid-19</em> è una «guerra scientificamente giusta». La <em>guerra</em> necessita di essere valutata secondo criteri scientifici in possesso da Draghi. L’uso truffaldino della parola scienza è fatto con maestria, la guerra è <em>scientifica</em>, per cui nessuno può contestare i provvedimenti e la loro esattezza. Draghi e Prodi si intendono di guerra, hanno depauperato il patrimonio pubblico a favore dei privati. Anche quella era una guerra, ma i morti e gli infelici effetti di quei provvedimenti erano rappresentati come “risanamento economico”:</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prodi: «Come la guerra, ha ragione Draghi» –</strong> Mentre la settimana che inizia segnerà un momento cruciale anche per gli<strong> aiuti europei</strong>. Sul tema, in serata, si è fatto sentire l’ex presidente della Commissione europea, <strong>Romano Prodi</strong>: «È come la guerra, il paragone di <strong>Draghi</strong> è scientificamente giusto. Non è la crisi del <strong>2008</strong> che parte dalla finanza e poi prende il resto dell’economia, prende tutti: i ristoratori e quelli che devono andare a mangiare». Esiste, ha spiegato l’ex premier a Che tempo che fa, «una diffusa idea che la <strong>solidarietà europea</strong> finisca per aiutare soprattutto gli altri, ma gli <strong>olandesi</strong> devono capire: se succede una grande crisi a chi vendono i loro <strong>tulipani</strong>?».</p></blockquote>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Verità e guerra<br />
</strong>Il proliferare della parola <em>guerra</em> è un ottimo espediente per occultare le responsabilità, e far apparire le decine di migliaia di vittime come normali e naturali, perché se c’è la guerra ci sono vittime, e non ci si chiede se erano evitabili, e se i tagli alla sanità sono tra le cause dell’ecatombe: la <em>guerra</em> semplicemente ha le sue vittime, ed i suoi eroi sul campo (personale sanitario).<br />
Ma è una strana guerra, poiché ci sono le vittime, gli eroi, i generali al comando, ma mancano i carnefici, o meglio è tutta colpa di un <em>virus</em>: non vi sono carnefici umani, è una fatalità naturale. In tal modo si educa ad affidarsi agli eroi ed ai generali. La popolazione inerme trova in loro il rifugio dai bombardamenti virali. Il circo mediatico con toni sempre più aggressivi incita a sanzionare i trasgressori, la rabbia è veicolata verso i nuovi untori: in tal modo i responsabili sono esenti da critiche e da processi. La paura inibisce il pensiero, cerca il responsabile immediato, e così si resta impigliati nello scorrere delle informazioni senza discernimento, senza poter ricostruire la genetica dei fatti. «Nella guerra la prima vittima è la verità», Eschilo sentenziava. La cultura classica attraversa i tempi e ci dona la bussola per capire il presente.</p>
<p><strong>Normalità della guerra<br />
</strong>La parola <em>guerra</em> ha l’effetto di formare le menti alla normalità dell’aggressione per risolvere i problemi a dispregio dell’articolo 11 della Costituzione:</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p>“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.</p></blockquote>
<p>La coerenza con l’articolo 11 vorrebbe che si insegnasse ad usare un linguaggio di pace e di concetti nelle contingenze difficili. Invece le argomentazioni sono sostituite dalle esortazioni alla <em>guerra</em> contro il nemico invisibile. La normalità della guerra di tutti contro tutti prima del <em>Covid-19</em> era edulcorata dal sentimentalismo mediatico. Ora la maschera cade. In contingenze sfavorevoli si fa appello solo all’attività repressiva indorata da forme di orgoglio nazionali: inni sui balconi, esposizione di bandiere, appelli mediatici per mostrare di essere un grande paese.<br />
La politica ha assunto la postura di Clinia nelle <em>Leggi </em>di Platone, ovvero <em>la guerra è un valore</em>, nei tempi di pace <em>si educa alla guerra</em> in modo che in caso di necessità il passaggio risulti lieve. La globalizzazione ha educato alla guerra ed alle sue parole, per cui la politica ed i suoi esperti che descrivono la guerra e la necessità del dirigismo autoritario non sorprendono nessuno, perché si è stati emotivamente preparati alla divisione ed alla solitudine dalla guerra perenne della globalizzazione:</p>
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<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p>«CLINIA: Credo, straniero, che a chiunque sia facile comprendere le nostre usanze. Come vedete, la natura di tutta la regione di Creta non è pianeggiante come quella dei Tessali, ed è per questo motivo che quelli si servono per lo più di cavalli, mentre noi corriamo a piedi: il nostro territorio infatti è irregolare, ed è più adatto alla pratica della corsa. In questa regione è necessario possedere armi leggere e correre senza portare con sé cose pesanti: la leggerezza degli archi e delle frecce sembra dunque essere adatta. Tutte queste cose ci preparano ad affrontare la guerra, e, mi sembra, tutto è stato ordinato dal legislatore in vista di questo obbiettivo: perché anche per i pasti in comune, forse li ha introdotti, vedendo che tutti, quando fanno una guerra, sono costretti dalla situazione stessa a mangiare insieme durante questo tempo per motivi di sicurezza. Del resto mi sembra che abbia voluto condannare la stoltezza della maggior parte di coloro i quali non capiscono che ogni stato si trova sempre in una guerra incessante contro un altro stato finché vive. Se allora in tempo di guerra bisogna mangiare insieme per ragioni di sicurezza, e comandanti e soldati devono essere addestrati per la guardia, questo dev’essere fatto anche in tempo di pace. Infatti, quella che la maggior parte degli uomini chiama pace, è soltanto un nome, perché di fatto ogni Stato è per natura sempre in guerra, anche se non dichiarata, contro un altro stato. Considerando la cosa da questo punto di vista, scoprirai che il legislatore di Creta stabili tutte le nostre consuetudini pubbliche e private in vista della guerra, e che per questa ragione ci comandò di osservarle, poiché pensava che nessun’altra ricchezza o possesso fosse utile, se non si vincesse in guerra, dato che tutti i beni dei vinti finiscono nelle mani dei vincitori». <a name="_ftnref1" href="http://blog.petiteplaisance.it/salvatore-bravo-tra-guerra-e-paura-la-lotta-allepidemia-e-descritta-nella-forma-di-una-guerra-capillare-e-pervasiva-che-irrora-la-comunita-fino-a-trasformarla-in-un-luogo-chiuso-in-cui-re/#_ftn1"></a>[1]</p></blockquote>
<p><em> </em></p>
<p>La democrazia ha bisogno di parole per capire: senza di esse non è che un corpo privo di vita. Il <em>Covid-19</em> con le sue tragedie, se non innesca la dialettica della verità rischia di rendere vane il numero, innumerevole, di persone che non ci sono più, e specialmente è fondamentale comprendere quanto avviene per dare <em>dignità</em> ai morti ed a coloro che hanno vissuto il trauma del lutto.<br />
La democrazia non vive di paure, ma di verità e dialettica. Le parole sono l’anima pensante di una nazione, se le parole che circolano sono solo <em>parole di guerra</em>, non vi sarà comunità democratica, ma solo il regno dell’aggressività che entra in ogni relazione e si insedia nei pensieri per curvali allo sguardo guerriero.</p>
<p><strong>Salvatore Bravo</strong></p>
<p><a name="_ftn1" href="http://blog.petiteplaisance.it/salvatore-bravo-tra-guerra-e-paura-la-lotta-allepidemia-e-descritta-nella-forma-di-una-guerra-capillare-e-pervasiva-che-irrora-la-comunita-fino-a-trasformarla-in-un-luogo-chiuso-in-cui-re/#_ftnref1"></a>[1] Platone, Le Leggi, Ousia,<em> Edizione Acrobat, a cura</em> di Patrizio Sanasi, pag. 5,</p>
</div>
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		<title>IL DISPREZZO COME MODALITÀ DI GOVERNO</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 14:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
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<h4><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-covid-19-860x280.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6449" title="coronavirus-covid-19-860x280" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-covid-19-860x280-300x97.jpg" alt="" width="300" height="97" /></a></h4>
<h4>Salvatore Bravo</h4>
<h3>Il disprezzo come modalità di governo</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il disprezzo è la vera cifra dell’esperienza <em>covid 19</em>: il popolo è oggetto di una pedagogia regressiva e reazionaria, di un esperimento paternalistico ed ideologico. Si susseguono gli appelli a restare in casa in ogni foggia e maniera. Si cerca di raggiungere le diverse fasce di età utilizzando immagini, slogan, pubblicità di diverso genere, funzionali alle fasce di età. In genere per convincere a restare in casa si utilizzano “i volti preoccupati” dei vip di circostanza, i quali descrivono le loro giornate al tempo del <em>covid 19</em>, anche loro costretti, come tutti, a restare in casa, a rinunciare agli splendori quotidiani per una sana cattività.<br />
La volgarità del disprezzo non ha pudicizia. Si cerca di convincere la popolazione che tutti siamo eguali ed uniti in un unico destino. Si occultano le differenze, si rimuove la solitudine dei tanti che sono lasciati soli e sono impediti nelle attività quotidiane. La violenza del potere si concretizza in una falsa immagine della popolazione. Nei servizi televisivi sulle vite dei vip viene abilmente occultato che la loro condizione è diseguale rispetto alla media della popolazione. La vita vera, perché esiste la verità del quotidiano, si materializza nella difficoltà nel reperire il necessario per la sopravvivenza. Le lunghe file per la spesa per anziani e disabili sono l’incubo quotidiano, a cui si unisce la solitudine delle vuote ore casalinghe. Dopo l’attesa e le file si deve subire la televisione di Stato e non, che magnifica il sacrificio dei cittadini mostrando che non ci sono privilegiati, ma che anche i ricchi piangono, anche i famosi sono chiamati a rinunciare alla loro vita di consumo per essere parte del sacrificio nazionale. Nei servizi televisivi appaiono nello splendore abbacinante del trucco di scena e colgono l’occasione per una nuova esposizione mediatica, si garantiscono un’ulteriore visibilità mediatica.<br />
Le vite delle persone normali con le loro ansie non appare, scompare tra le fumisterie dei trucchi, delle luci dell’ideologia del privilegio camuffato per condivisione nazionale. I famosi si appellano al senso civico, invitano alla pazienza, a leggere libri ed al senso della famiglia. Le loro vite sono la negazione dei valori a cui si appellano, ma si tratta solo di un altro copione con cui recitare un altro ruolo. Il nichilismo è per sua natura liquido, si può recitare ogni ruolo, perché nessuno è vero. Offende ed umilia la popolazione la farsa quotidiana e l’assenza dei veri protagonisti di questa tragedia nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Multe<br />
</strong>Le trasgressioni devono essere sanzionate, se mettono in pericolo le vite degli altri, ma se in una condizione di tracollo economico, con il lavoro nero da sempre tollerato e sostenuto, si multano i trasgressori fino a tremila euro, ci si deve chiedere: multe di tale entità possono essere pagate dal precario che lavora in nero e deve uscire di casa per sopravvivere? Gli stipendi medi non raggiungono i mille euro; è lecito, è giusto, multare con tremila euro una persona costretta, in molti casi, a trasgredire?<br />
Ancora una volta la distanza tra governati e governanti è abissale. Alla retorica della bandiera, delle canzonette sul balcone, al retorico “andrà tutto bene” bisogna opporre la crudezza del vero. La pandemia sta mostrando le verità di un sistema sclerotizzato in contraddizioni che non trovano voce. La “sinistra” di governo tace, ma è parte della scena mediatica che ci vuole ubbidienti e senza pensiero. Si sta consumando l’ennesima “farsa dolorosa” con le complicità di sistema, il quale avvezzo da decenni alla sottomissione delle masse, mette in pratica <em>il disprezzo come forma di governo</em>. È un’arma da non sottovalutare: il disprezzo entra nella psiche, nelle relazioni, forma alla servitù. Nel trattare l’altro da servo imbecille, si porta l’latro al convincimento di esserlo e in questo modo lo si persuade di non meritare altro che disprezzo, i suoi diritti non sono che capricci: il <em>covid 19</em> è un terribile esperimento sociale, in cui il disprezzo per le masse è la nuova formula alchemica dei dominatori. Talvolta il potere batte i pugni per difendere la popolazione dai dinieghi dei plutocrati di Bruxelles, è la parodia della paternalismo borbonico. Il popolo bambino-suddito deve “percepire” che vi è il Super io che lo protegge, ma non gli consente di essere libero e padrone di sé: deve imparare la <em>dipendenza</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Linguaggio</strong><br />
Il linguaggio del potere verso i sudditi è sempre prescrittivo: “State a casa!”, “Lavatevi le mani!” “Uscite uno alla volta!”. Ai bambini si danno ordini in modo ripetuto, perché possono disobbedire. I bambini non hanno autocoscienza, pertanto devono essere controllati con le parole che mentre ordinano, per il loro bene, terrorizzano con la sanzione e nello stesso tempo con immagini che servono ad impaurire ed inibiscono il pensiero. Le immagini che a ciclo continuo ci subissano, non aiutano a capire, ma servono a tener buona la popolazione. Capire il motivo dell’anomalia del numero dei morti non è consentito, implicherebbe il potere che si mette a nudo con le sue responsabilità dalla gestione dell’epidemia ai tagli sociali. Se non si comprendono le ragioni, se non sono oggetto di pubblica discussione, il potere si assicura che il dopo sarà eguale al prima. È in atto una manovra di conservazione e di investimento sul futuro del potere.<br />
Nella melassa degli appelli e della propaganda ci sono anche gli angeli e gli eroi: il <em>personale medico</em>. Ma quest’ultimo non è costituito da eroi ed eroine, ma da <em>vittime</em>. Sulla loro carne viva si consumano decenni di tagli alla sanità, di numero chiuso alle università. Lavorano più di quanto dovrebbero e le loro vite sono in costante pericolo. Designarli come eroi è un modo per aggirare il problema della sanità pubblica e delle politiche di pareggio dei conti. Nella confusione non mancano i pretoriani del potere che donano centinaia di milioni di euro alla sanità: i finanzieri globali si possono permettere gesti di generosità con i quali essere, ancora, nella luce della ribalta. Sono giudicati come benefattori del popolo tanto nessuno si chiede da dove provenga tanta ricchezza. Colgono un’ottima occasione per farsi pubblicità e cancellare il sospetto che siano parte sostanziale del problema e non la soluzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Religione come oppio dei poveri</strong><br />
Le messe ed i crocifissi che vengono esposti per fermare la pandemia sono un ottimo espediente per tenere buona la popolazione, perché crede che tutto ciò che accade è dovuto a cause trascendenti. Dopo decenni di disprezzo verso la religione la si scongela per rabbonire le masse. Il senso religioso non è questo, ma vive nella vita quotidiana del libero atto di fede che non si lascia strumentalizzare, ma vive la scelta di essere altro nel mondo rispetto ai canoni convenzionali. Il credente difende la fede dall’uso che il potere ne vuole fare all’occorrenza: la religione di circostanza è l’oppio che si dà a taluni per calmierare la rabbia e le domande. Lo spazio che viene concesso alla religione è parte del disprezzo generalizzato verso un popolo che dev’essere eternamente bambino.</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/04/414OKLH36SL._SX352_BO1204203200_.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6450" title="414oklh36sl-_sx352_bo1204203200_" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/04/414OKLH36SL._SX352_BO1204203200_-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Eroi della didattica mediatica</strong><br />
I tempi grami vogliono una pluralità di eroi e di eroine. La didattica mediatica ha i suoi protagonisti in docenti che vengono invitati ad usare le piattaforme per videolezioni. Nessuno spiega ai docenti i rischi delle videolezioni, i pericoli della rete e specialmente che la propria immagine e la propria voce possono essere manipolate ed oggetto di ogni genere di uso. Si invita, si blandisce all’uso non consapevole. Non è una forma di disprezzo l’invito all’uso senza la consapevolezza? Ci si appella alla relazione empatica dopo che la scuola è stata ridotta ad azienda nella quale i fini educativi sono solo forma, mentre la tecnica è tutto. Si esige che siano i docenti a rassicurare i discenti, rivelando che le famiglie ed il loro senso comunitario è stato estinto dall’individualismo di sistema. La scuola nella quale si è imparato a competere a livello orizzontale e verticale, ora, dev’essere empatica… I docenti sono niente come gli alunni, per cui ad essi si può chiedere tutto.</p>
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<p><strong>Tempi moderni</strong><br />
Al <em>bambino</em> la verità va detta gradualmente: si deve abituare alla sottrazione delle sue libertà poco alla volta. La verità non la si dice intera, ma data la costitutiva fragilità del <em>bambino</em> si scelgono i tempi con cui dirgli a cosa va incontro. Si verifica la reazione ai primi provvedimenti. Se è positiva, si procede oltre. Il disprezzo è tutto qui, il popolo è un suddito che va governato dosando i provvedimenti, osservando le reazioni per poi decidere che si può chiedere ed esigere ancor di più. Il fine non è svelato, la verità è solo del potere. Il <em>bambino</em> deve solo imparare ad obbedire e se non lo fa si minaccia di controllare la tracciabilità dello smartphone. Si rafforza tale modalità ripetendo che è momentanea e che è per il suo bene, perché il popolo è naturalmente incapace di capire cosa è il bene ed il male: c’è il potere che gli insegna cosa deve docilmente fare e come deve vivere.</p>
<p><strong>Nichilismo passivo</strong><br />
È in scena il nichilismo. Il nichilismo non è una teoria, ma una pratica di vita circolare ed invasiva che deve addestrare, le menti come i corpi, alla sudditanza. Perché gli uomini e le donne sono niente, sono entità manipolabili, sono argilla pronta a prendere la forma voluta dal potentato di turno. Nichilismo circolare, perché è il sistema dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso, ad esserne coinvolto. Il covid 19 sta rilevando, ancora una volta, la struttura nichilistica dell’Occidente nella forma della finanza. Nichilismo passivo, poiché la microfisica del potere esige la passività dei sudditi e gli stessi governanti sono i sudditi dei paradigmi culturali che mettono in pratica. Ora che la verità appare tra le sue tragiche fessure, sta agli uomini ed alle donne di buona volontà e di verità non farsi sfuggire un’occasione storica per un nuovo inizio. Il nichilismo non è la fine della storia, ma il sintomo di una malattia carsica e profonda che attende la cura del pensiero e della prassi.</p>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
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