<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Comunismo e Comunità &#187; Henrique Capriles</title>
	<atom:link href="https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;tag=henrique-capriles" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.comunismoecomunita.org</link>
	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Jun 2026 15:21:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>Maduro: una vittoria necessaria</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=3629</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=3629#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 21:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Resistenze]]></category>
		<category><![CDATA[Atilio Boròn]]></category>
		<category><![CDATA[Henrique Capriles]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Chavez]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolàs Maduro]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=3629</guid>
		<description><![CDATA[La delicata situazione della Rivoluzione Bolivariana dopo le elezioni del 14 aprile di Atilio Boròn (*) Fonte: Centro di  Iniziativa Proletaria Era fondamentale che Nicolàs Maduro vincesse, e ha vinto. Ma ha vinto con fatica, il che richiede di esaminare le cause della perdita sofferta dal chavismo e del notevole aumento della destra. È stata una vittoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 class="contentheading" style="text-align: center;"><strong>La delicata situazione della Rivoluzione Bolivariana dopo le elezioni del 14 aprile</strong></h3>
<p style="text-align: right;">di <em><strong>Atilio Boròn (*)</strong></em></p>
<p style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://ciptagarelli.jimdo.com/2013/04/18/venezuela/" target="_blank">Centro di  Iniziativa Proletaria</a></p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/04/Maduro.png"><img class="alignleft size-full wp-image-3635" title="Maduro" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/04/Maduro.png" alt="" width="320" height="240" /></a>Era fondamentale che Nicolàs Maduro vincesse, e ha vinto. Ma ha vinto con fatica, il che richiede di esaminare le cause della perdita sofferta dal chavismo e del notevole aumento della destra. È stata una vittoria che ha messo in evidenza la debolezza metodologica dei pronostici che, da un lato e dall&#8217;altro, prevedevano una larga vittoria del candidato chavista.</p>
<p>Riguardo al verdetto delle urne, la prima cosa da dire è che <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Venezuela-Capriles-impugnero-risultato-elezioni_32129824815.html" target="_blank">il suo rifiuto</a> da parte di Henrique Capriles non è in alcun modo sorprendente. È quello che indica di fare in questi casi il manuale di comportamento della <strong>CIA</strong> e del <strong>Dipartimento di Stato</strong> quando si tratta di <strong>delegittimare un processo elettorale</strong> in un paese il cui governo non si sottomette ai <em>diktat</em> dell&#8217;impero.</p>
<p>Anche se la distanza tra l&#8217;uno e l&#8217;altro è stata molto piccola, non vi è nulla di eccezionale alla luce della storia venezuelana: nelle elezioni presidenziali del 1978 <strong><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/luis-herrera-campins/" target="_blank">Luis Herrera Campins</a></strong>, candidato del <em>Copei</em>, ottenne il <em>46,6%</em> dei voti contro il <em>43,4</em> del suo rivale di Azione Democratica. Differenza: <em>3,3</em> per cento, e il secondo riconobbe immediatamente il trionfo del suo avversario.</p>
<p>Prima ancora, nel <em>1968</em>, un altro candidato del Copei, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/rafael-caldera-rodriguez/" target="_blank"><strong>Rafael Caldera</strong></a>, giunse alla presidenza con il <em>29,1</em> per cento dei suffragi, imponendosi sul candidato di AD, <strong>Gonzalo Barrios</strong>, che aveva ottenuto il <em>28,2</em> per cento dei voti. Differenza: <em>0,9</em> per cento e problema risolto.</p>
<p>Più vicino nel tempo, è in contrasto con l&#8217;ostinazione di Capriles l&#8217;atteggiamento dell&#8217;allora presidente Hugo Chàvez che, nel <a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/chavez-spagna/punti-referendum/punti-referendum.html" target="_blank">referendum costituzionale del 2007</a>, ammise senza mezzi termini la sua sconfitta quando l&#8217;opzione per il <strong>NO</strong> ottenne il <em>50,6</em> per cento dei voti contro il <em>49,3</em> per cento dei <strong>SI</strong> alla riforma che egli caldeggiava. Nonostante che la differenza fosse di poco superiore all&#8217;uno per cento, <strong>Chàvez riconobbe immediatamente il verdetto delle urne</strong>. Una bella lezione per l&#8217;ottenebrato perdente.</p>
<p>Risultati elettorali molto stretti sono più frequenti di quanto si pensi. Negli Stati Uniti, per non andare molto lontano, nell&#8217;elezione presidenziale del 7 novembre 2000 il candidato democratico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Al_Gore" target="_blank"><strong>Al Gore</strong></a> si impose nella votazione popolare con il <em>48,4</em> per cento dei voti, contro il repubblicano <strong>George W.Bush</strong>, che ottenne il <em>47,9</em> dei suffragi. Come si ricorderà, una manovra fraudolenta effettuata nel Collegio Elettorale dello stato della Florida &#8211; il cui governatore, casualmente, era<em> Jeb Bush</em>, fratello di George W. &#8211; operò il miracolo di &#8220;<em>correggere gli errori</em>&#8221; in cui era caduto un settore dell&#8217;elettorato della Florida rendendo possibile l&#8217;ascesa di Bush alla Casa Bianca. Insomma: <strong>chi aveva vinto perse</strong> e viceversa; un bell&#8217;esempio di sovranità popolare della democrazia statunitense. Nelle elezioni presidenziali del <em>1960</em>, <strong>John F. Kennedy</strong>, con il <em>49,7%</em> dei suffragi, si impose su <strong>Richard Nixon</strong> che raccolse il <em>49,6</em>. La differenza era appena dello <em>0,1</em> per cento, poco più di 100.000 voti su un totale di circa 69 milioni, e il risultato fu accettato senza discussioni.</p>
<p>Ma in Venezuela le cose sono diverse e la destra grida &#8220;<em>brogli</em>&#8221; ed esige di ricontare ogni voto, quando già Maduro ha accettato il riconteggio delle schede. Fa pensare, ciò nonostante, l&#8217;intollerabile ingerenza dell&#8217;ineffabile Barak Obama che non ha detto una parola quando gli rubarono l&#8217;elezione di Al Gore, ma ieri sera ha trovato il tempo per dire, per bocca del suo portavoce, che era &#8220;<em>necessario</em>&#8221; e &#8220;<em>prudente</em>&#8221; ricontare i voti dato il risultato &#8220;<em>estremamente contraddittorio</em>&#8221; delle elezioni venezuelane. Accetterebbe egli che un governante di un altro paese gli dicesse quello che deve fare davanti alle poco trasparenti elezioni statunitensi?</p>
<p>Detto quanto sopra, come spiegare <strong>la fuga dei voti sofferta dal chavismo</strong>? Naturalmente non c&#8217;è una sola causa. Il Venezuela ha attraversato, dall&#8217;apparizione della <a href="http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/morte_hugo_chavez_ecco_le_tappe_della_malattia_del_presidente_venezuelano/notizie/256207.shtml" target="_blank">malattia di Chàvez</a> (<em>8 giugno 2011)</em>, un periodo in cui le energie del governo sono state in gran parte dirette a fronteggiare ed affrontare le inedite sfide che la situazione generava per un esperimento politico segnato dall&#8217;enorme attivismo del leader bolivariano e per l&#8217;iper-presidenzialismo del regime politico costruito dal 1998. Questa caratteristica dava fastidio a Chàvez in un primo momento, ma poi egli finì coraggiosamente per riconoscere che era corretta. Già Fidel lo aveva avvertito, nel 2001, che doveva evitare di trasformarsi nel &#8220;<em>sindaco di ogni paese</em>&#8220;. In ogni caso, lo sconcerto causato dalla forzata inattività di Chàvez ha colpito profondamente la gestione della &#8220;<em>cosa</em>&#8221; pubblica, con il conseguente aggravarsi di problemi già esistenti come l&#8217;inflazione, la fuga del dollaro, la paralizzante burocratizzazione e l&#8217;insicurezza dei cittadini, per citarne solo alcuni.</p>
<p>Problemi a cui, non è male ricordarlo, già si era riferito più di una volta lo stesso Chàvez, per affrontare i quali aveva esposto la necessità del &#8220;<em>colpo di timone</em>&#8221; annunciato nel primo Consiglio dei Ministri del nuovo ciclo iniziato dopo la vittoria del <em>7 ottobre 2012</em>, discorso in cui il leader bolivariano aveva fatto un forte richiamo alla<strong> critica e all&#8217;autocritica</strong>, esigendo dai suoi collaboratori il miglioramento radicale dell&#8217;efficienza di ministeri e agenzie, il rafforzamento del potere comunale e lo sviluppo di un sistema nazionale di informazione pubblico quali ineludibili pre-requisiti della costruzione del socialismo. Nel suo intervento segnalava che &#8220;a<em> volte possiamo cadere nell&#8217;illusione che, chiamando tutto socialista &#8230; uno può pensare che questo l&#8217;ho fatto, è a posto, è socialista, gli ho cambiato nome, è tutto a posto</em>&#8220;. Da qui la sua calda esortazione a rafforzare i consigli comunali, la socializzazione dell&#8217;economia, della cultura, del potere. Diceva, con ragione, che &#8220;<em>non dobbiamo continuare ad inaugurare fabbriche che siano come un&#8217;isola, attorniate dal mare del capitalismo, perchè il mare le inghiotte</em>&#8220;.</p>
<p>Ma insieme a questi problemi della gestione statale ci sono stati altri fattori che hanno contribuito alla creazione di un malessere sociale, di un malumore pubblico: la destra e l&#8217;imperialismo hanno attivamente lavorato, come lo fecero nel <a href="http://www.ecn.org/reds/mondo/americalatina/cile/cile0210allende.html" target="_blank">Cile di Allende</a>, a sabotare il funzionamento dell&#8217;economia ed esasperare l&#8217;anima della popolazione attraverso il metodico taglio dei rifornimenti di prodotti essenziali, dell&#8217;energia elettrica, con la sospetta attività di gruppi di paramilitari che seminavano il terrore nei quartieri popolari e la continua campagna di denunce e accuse contro Maduro veicolate e ingigantite attraverso i mezzi di comunicazione di massa, facilitando così la diserzione di un numeroso contingente di votanti.</p>
<p>La Rivoluzione Bolivariana affronta una situazione delicata ma ben lontana dall&#8217;essere disperata o da provocare la caduta in un angosciato pessimismo. La svergognata intromissione di Washington riflette la sua urgenza di farla finita con il chavismo &#8220;<em>ora o mai più</em>&#8220;, cosciente che si tratta di una situazione passeggera. Davanti a questa situazione Maduro, come presidente, deve rispondere con serena fermezza, evitando di cadere nelle prevedibili provocazioni messe in atto dai suoi nemici. È innegabile che ha davanti a sé una società spaccata in due, dove la destra per la prima volta dimostra di avere la capacità di inquadrare e mobilitare, almeno nel giorno delle elezioni, il <strong>50%</strong> dell&#8217;elettorato.</p>
<p>Recuperare il predominio su questo terreno non è impossibile, ma questo dipenderà meno dalla radicalità dei discorsi del governo che dalla profondità ed efficienza delle <strong>politiche concrete</strong> che Miraflores adotterà; dipenderà, in fondo, dalla qualità della gestione governativa nell&#8217;affrontare i principali problemi che colpiscono la popolazione, tema sul quale Maduro ha sensatamente insistito nel suo discorso.</p>
<p>Non bisogna sottovalutare, in questo quadro, il fatto che <strong>fino al 2016 l&#8217;Asssemblea Nazionale ha un&#8217;ampia maggioranza chavista</strong> (<em>95 su 165</em>) e che il nuovo presidente potrà contare sull&#8217;appoggio di <strong>20 dei 23 governatori della Repubblica Bolivariana</strong>. La correlazione di forze, quindi, continua a mostrare un chiaro <strong>predominio del chavismo</strong> e la risposta di numerosi governi della regione e di fuori &#8211; come Cina e Russia, tra gli altri &#8211; aggiunge un fattore in più alla necessaria governabilità e all&#8217;avanzamento verso un improrogabile compimento del testamento di Chàvez, il già citato &#8220;<em>colpo di timone</em>&#8220;.</p>
<p>Siamo certi che il coraggioso popolo venezuelano sarà all&#8217;altezza delle circostanze e delle sfide che l&#8217;attuale situazione prospetta.</p>
<p>(*) Politologo argentino<br />
16 aprile 2013</p>
<p><em>(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria &#8220;G.Tagarelli&#8221; Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=3629</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
