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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Inquinamento</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Affinità-divergenze tra la compagna Greta e noi</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 18:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Gilet Gialli]]></category>
		<category><![CDATA[Greta]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti Verdi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi, uccelli che volano a stento malati di morte il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte. Un’isola intera ha trovato nel mare una tomba il falso progresso ha voluto provare una bomba, poi pioggia [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/04/cq5dam.web_.738.462.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5769" title="cq5dam-web-738-462" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/04/cq5dam.web_.738.462-300x187.jpeg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p align="right"><em>E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi</em></p>
<p align="right"><em>la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi,</em></p>
<p align="right"><em>uccelli che volano a stento malati di morte</em></p>
<p align="right"><em>il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte.</em></p>
<p align="right"><em>Un’isola intera ha trovato nel mare una tomba</em></p>
<p align="right"><em>il falso progresso ha voluto provare una bomba,</em></p>
<p align="right"><em>poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita</em></p>
<p align="right"><em>invece le porta la morte perché è radioattiva.</em></p>
<p align="right">Pierangelo Bertoli</p>
<p><em> </em></p>
<p>Nelle ultime settimane si è imposto al centro del dibattito, in forme nuove e inedite, il tema dell’ambientalismo. Ci sono state enormi manifestazioni in tutto il mondo; di particolare rilievo anche quelle che si sono tenute in Italia, soprattutto se si considera la difficoltà di mobilitazione delle masse che attualmente affrontano i vari movimenti politici.</p>
<p>Il movimento ambientalista cova in sé valori e visioni del mondo condivisibili e ricchi di potenzialità. La battaglia per la difesa dell’ambiente è la nostra battaglia e deve essere una priorità per chiunque oggi faccia lo sforzo di provare a immaginare un’alternativa al sistema economico dominante. Al contrario, la particolare sfumatura di ‘radicalismo chiacchierone’, stando alla quale occuparsi dell’ambiente prima di avere abbattuto il capitalismo sarebbe un vezzo borghese, <a href="http://contropiano.org/news/ambiente-news/2019/04/20/greta-e-i-gretini-0114712" rel="noopener" target="_blank">è semplicemente una stupidaggine</a>, buona soltanto per fornire una giustificazione alla propria inutilità e marginalità.</p>
<p>Tuttavia, è importante individuare potenziali elementi contraddittori del movimento che in questi giorni ha riacceso i riflettori su una tematica così importante, elementi che, spesso contro la stessa volontà soggettiva di chi è impegnato in sacrosante battaglie, finiscono per rendere molte istanze pienamente compatibili con gli equilibri dell’ordine socio-economico costituito.</p>
<p>La principale grande contraddizione di alcuni movimenti ambientalisti, una parte dei quali convergenti nelle più recenti mobilitazioni di piazza, è quella di non individuare nel modo di produzione dominante la vera causa dell’inquinamento ambientale, della distruzione degli ecosistemi e dei paesaggi, nonché del fragile equilibrio che esiste tra natura e uomo. In secondo luogo, in molti movimenti ambientalisti – sorti a partire dagli anni ’80 come valvola di sfogo del riflusso che era seguito alla sconfitta dei movimenti della sinistra extra-parlamentare del decennio precedente – si è avuta la forte tendenza a sostituire alla critica dello sfruttamento del lavoro la critica dello sfruttamento dell’ambiente in quanto tale, come dinamica separata dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.</p>
<p>Questa mancata considerazione della centralità del modo di produzione capitalistico ha tre immediate conseguenze:</p>
<ul>
<li>il richiamo a buone azioni individuali da parte del singolo come apparente e falsa soluzione del problema;</li>
<li>un orizzonte di azione limitato, per cui l’obiettivo di fondo sarebbe risolvere le problematiche ambientali anche in un’ottica di piena compatibilità con il modo di produzione capitalistico;</li>
<li>la non individuazione del fatto che, senza la messa in discussione delle basi del sistema economico dominante, forti interessi imprenditoriali sono perfettamente in grado di cavalcare l’onda ambientalista investendo, spesso sostenuti da lauti finanziamenti pubblici, in settori del cosiddetto ‘capitalismo verde’, con tutte le conseguenze distributive che ciò comporta.</li>
</ul>
<p>Un’analisi più approfondita degli stretti legami tra modo di produzione e ambiente può invece contribuire a evitare alcune delle potenziali derive del movimento ambientalista, la cui nascita e crescita è sicuramente un’opportunità per migliorare il rapporto tra l’uomo e la natura. Proprio per rendere questo movimento più forte, e la sua azione più efficace, confidando che la critica sia costruttiva e che il movimento esca rafforzato dal dibattito interno, proviamo ad affrontare le tre questioni più analiticamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le buone azioni individuali come apparente e falsa soluzione del problema</p>
<p>Nel recente dibattito sui cambiamenti climatici o sui problemi dell’inquinamento ambientale, spesso si sentono appelli generici all’adozione di comportamenti individuali virtuosi e rispettosi dell’ambiente, quasi fosse la via preferenziale per risolvere gli squilibri causati dalle azioni antropiche sugli equilibri naturali. Si tratta di un ambientalismo che potremmo definire ‘individualista’ nel metodo e nel merito. Stando a questo approccio, l’azione individuale, anziché quella collettiva, viene vista come mezzo per raggiungere gli obiettivi preposti. Da un lato, si tende a far ricadere le responsabilità sul singolo consumatore che utilizza troppa plastica, che non effettua la raccolta differenziata o che prende la macchina per andare al lavoro. Dall’altro, si pone l’attenzione su comportamenti del singolo individuo, spesso non controllabili, non verificabili o magari, in alcuni casi, neanche realmente inquinanti e allo stesso tempo si sorvola sulle gigantesche responsabilità delle grandi industrie che producono adottando tecnologie altamente inquinanti e devastando interi territori.</p>
<p>Peraltro, senza cambiare il sistema di produzione tramite regole, è difficile che il singolo modifichi i propri comportamenti: ad esempio, finché si confeziona in plastica ogni prodotto è molto difficile che il consumatore litighi con ogni commerciante per come viene impacchettata la merce acquistata. È possibile che qualcuno lo faccia, ma nei grandi numeri questo non avviene per ovvie ragioni (discorso simile si può fare per la delega al consumatore del controllo fiscale del commerciante mediante la richiesta dello scontrino).</p>
<p>Il ‘tipico’ ragionamento errato è il seguente: se io riuso il mio sacchetto della spesa, magari anche non di plastica, e lo dico ai miei amici e tutti i miei amici lo dicono ai loro amici, prima o poi non si userà più plastica, e (forse) questi sacchetti non saranno più prodotti. Un ragionamento diverso potrebbe, invece, essere il seguente: tramite un aperto impegno politico ottengo una legge che vieti l’utilizzo di sacchetti in plastica nei supermercati. Nel primo caso si ha un ragionamento autoassolvente – poiché è verosimile che la mia singola condotta tendenzialmente non cambierà niente – che appaga la coscienza senza che siano richiesti grandi sforzi. Nel secondo caso si può aspirare a ottenere il risultato sperato, ma è molto più faticoso: bisogna aderire ad un partito o fare pressione su un partito perché proponga e approvi la legge, oppure raccogliere firme, sensibilizzare l’opinione pubblica… in poche parole, occorre attivarsi realmente.</p>
<p>L’ambientalismo individualista produce, inoltre, un effetto di selezione avversa per cui l’ambientalismo stesso diviene un orpello dei ricchi o di chi può permetterselo, scatenando rabbia e invidia sociale nei poveri, spesso la maggioranza. Il <a href="https://coniarerivolta.org/2019/02/23/la-lezione-dei-gilet-gialli-lambientalismo-non-e-un-pranzo-di-gala/" rel="noopener" target="_blank">caso dei gilet gialli</a> è il più lampante, ma pensiamo a quanto sia difficile utilizzare biciclette anziché automobili da parte di chi non vive vicino al posto di lavoro e deve ogni giorno attraversare la città dalla periferia al centro e ritorno, con ogni condizione climatica: la colpa dell’inquinamento non può pertanto essere affibbiata al lavoratore che, oltre che essere sfruttato, dovrebbe sentirsi anche in colpa per l’inquinamento. Piuttosto, andrebbe considerato il fatto che il sistema non offre alternative efficaci a basso inquinamento, quali un sistema di mezzi pubblici funzionante e capillare.</p>
<p>È evidente, del resto, che l’apparato di potere politico-mediatico che sostiene il sistema di relazioni economiche dominante lavora alacremente per alimentare il sentimento ambientalista individualista, rinfocolando il senso di colpa dei singoli individui consumatori, rei di praticare comportamenti non virtuosi, per assolvere indirettamente i veri protagonisti della distruzione del pianeta: le grandi imprese che devastano ogni giorno ambiente e territorio.</p>
<p>In sostanza, l’ambientalismo non può essere individuale o ‘a misura d’uomo’: per affrontare questi temi, anche coinvolgendo la comunità scientifica che già da anni pone questioni e soluzioni, criticità e risposte, occorre riconoscere che solo tramite la politica e l’azione collettiva si può cambiare il mondo. Il primo passo sarebbe, pertanto, comprendere che la causa prima dell’inquinamento non è una filosofica malvagità umana, ma piuttosto una pratica economica quale il capitalismo, e in particolare il liberismo e il progressivo arretramento dello Stato davanti all’avanzare del mercato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La limitatezza dell’orizzonte di azione e la compatibilità con il modo di produzione capitalistico</p>
<p>A ciò si lega il secondo aspetto critico: è vacuo, contraddittorio o persino controproducente portare avanti una battaglia seriamente ambientalista senza combattere al contempo il sistema di produzione che danneggia l’ambiente, cioè il capitalismo in quanto tale. Il capitalismo in sé, un sistema basato sul mero incremento del profitto, tende, oltre a generare il sistematico sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ad un inevitabile sfruttamento delle risorse naturali. È davvero ragionevole sperare che un sistema che produce povertà e disuguaglianze possa essere limitato sulla base di sincere remore ambientali? Va, tuttavia, anche detto che una regolazione finalizzata quantomeno a limitare la devastazione dell’ambiente e delle risorse naturali è in via ipotetica pensabile (e da diversi paesi almeno in parte già attuata) anche dentro al modo di produzione corrente, tramite forme più o meno blande di tutele ambientali che non intaccano in modo rilevante gli interessi dei capitalisti. Il problema diventa allora capire su chi ricade, in termini di distribuzione degli oneri, il costo della salvaguardia dell’ambiente. Ecco che la questione ambientale non può essere in alcun modo disgiunta da quella sociale e distributiva, a livello nazionale e internazionale. L’uso di tecnologie meno inquinanti, la riconversione della produzione, la capacità di riciclare ciò che è riciclabile, sono azioni costose i cui costi possono essere variamente distribuiti a seconda di scelte eminentemente politiche. In paesi dove si vive con meno di un dollaro al giorno, e si muore di fame, non molti avranno a cuore l’ambiente, pressati da problemi più urgenti, e, se anche ci fosse la volontà, mancherebbero le risorse materiali. Laddove, invece, nei paesi ricchi vi siano risorse potenziali abbondanti per abbattere l’inquinamento, occorre chiedersi chi si stia davvero <a href="https://coniarerivolta.org/2019/02/23/la-lezione-dei-gilet-gialli-lambientalismo-non-e-un-pranzo-di-gala/" rel="noopener" target="_blank">sobbarcando i costi della possibile transizione ecologica</a>.</p>
<p>Non è quindi possibile scindere la critica allo sfruttamento dell’ambiente dalla critica allo sfruttamento dell’uomo. Credere che sia sufficiente una sensibilizzazione dei decisori di politica ambientale sui danni che il sistema economico arreca all’ambiente a beneficio della collettività, fuori da una più generale critica dei meccanismi capitalistici, è nel migliore dei casi una mera illusione, nel peggiore una concezione che non tiene conto in alcun modo dell’impatto distributivo della tutela dell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il ‘capitalismo verde’, ossia come gli interessi dominanti sono in grado di cavalcare l’onda ambientalista</p>
<p>Questo ragionamento ci porta in modo naturale alla terza considerazione e contraddizione. È ormai da diversi anni nota la capacità del capitalismo di fagocitare il tema ambientale, depotenziandolo e trasformandolo in occasione di profitto. Da almeno due-tre decenni si parla di ‘capitalismo verde’ in riferimento a tutto quel mondo, in rapida crescita, di imprese, spesso grandi multinazionali, dedite alla produzione di energie rinnovabili oppure che si fregiano di adottare tecnologie produttive ad un più basso tasso di emissioni inquinanti. Qui il problema è duplice.</p>
<p>Da un lato si pone una questione di direzione della ricaduta dei costi della riconversione ecologica. Sovente le imprese che producono energie rinnovabili ricevono fiumi di sussidi dai governi, pagati tramite la fiscalità generale che è sostenuta nell’essenziale dai lavoratori. A riguardo, il <em>Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli</em> (una sorta di <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01068776.pdf" rel="noopener" target="_blank">censimento dei sussidi</a> statali curato dal Ministero per l’Ambiente) indica che, nel 2016, dei 41 miliardi di aiuti al sistema produttivo (che si sostanziano in sgravi fiscali e sussidi diretti), ben 16 sono stati considerati ‘ambientalmente favorevoli’, e pertanto assimilabili a varie realtà operanti nel variegato universo del capitalismo verde.</p>
<p>Dall’altro, ed emblematica è a riguardo l’attualissima vicenda francese, le misure proposte per ridurre l’inquinamento da parte dei governi passano per la maggior tassazione di beni inquinanti il cui uso ricade essenzialmente sulle fasce di reddito basse e medie (come l’automobile). Se si vuole avere come bussola un impatto distributivo non regressivo di una politica ambientale, il primo passo è rifiutare ogni delega della stessa al mercato. Politiche di tutela dell’ambiente e di riduzione dell’inquinamento non possono che passare per un intervento pubblico di pianificazione e controllo, che non rimetta nelle mani degli attori privati tramite gli incentivi di mercato la gestione dei processi e che non incida in modo iniquo sulla distribuzione del reddito, facendo pesare i costi della riconversione ecologica sulle fasce più deboli della popolazione tramite politiche fiscali di stampo regressivo. Tutto l’opposto insomma di quelle politiche ‘ambientaliste’ di stampo liberista che delegano al mercato la soluzione dell’inquinamento e che hanno fatto esplodere in Francia la sacrosanta protesta dei gilet gialli contro l’ultraliberista e ambientalista <em>à la page</em> Emmanuel Macron.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per concludere</em></p>
<p>La cura dell’ambiente e della natura è una priorità assoluta per la stessa sopravvivenza dell’uomo e per una buona vita sana, equilibrata e rispettosa del contesto in cui l’uomo vive, ovvero il pianeta Terra. Se però si inverte la logica e la tutela della natura diviene un obiettivo quasi autonomo dalla tutela della dignità umana e dalla lotta contro ogni sfruttamento, si può finire risucchiati in un vicolo stretto e senza uscita. È per molti aspetti vero che l’economia di mercato non tollera alcun limite alla massimizzazione del profitto, ivi compreso il limite al libero sfruttamento dell’ambiente, della terra, dei mari e dell’aria; allo stesso tempo è anche vero che, alla lunga, lo sviluppo tecnologico potrebbe dar vita a tecnologie sempre meno distruttive dell’ambiente e sempre meno costose. E tuttavia, se anche questo mai accadesse, il capitalismo, per sua stessa definizione e tensione naturale, continuerebbe a perpetrare il quotidiano sfruttamento sistematico dell’essere umano. A quel punto, un ambientalismo che non parta dal presupposto della critica del modo di produzione capitalistico e dello sfruttamento del lavoro si potrebbe perfettamente conciliare con quel modo di produzione che pratica l’annichilimento dell’essere umano per la massimizzazione del profitto: una conclusione che demolirebbe lo stesso fondamento umanistico di ogni concezione solidaristica del mondo cui l’ambientalismo tuttavia si richiama.</p>
<p>In conclusione, ambientalismo ed ecologismo possono essere forze propulsive dell’emancipazione e della solidarietà, se inseriti in una visione più generale dei rapporti sociali che parta da una critica radicale del modo di produzione dominante e da una proposta radicale di trasformazione dei rapporti sociali. Bisogna rivendicare un mondo sano, un ambiente salubre e una Terra pulita per il miglioramento della qualità della vita umana in armonia con il contesto naturale. Del resto, di un mondo pulito dove vivono esseri umani in catene, cosa ce ne faremmo?</p>
<p><strong><em><a href="https://coniarerivolta.org/author/coniarerivolta/" rel="author">coniarerivolta</a> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>&#8220;Bertolaso non mi freghi!&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 11:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Resistenze]]></category>
		<category><![CDATA[Bertolaso]]></category>
		<category><![CDATA[Boscoreale]]></category>
		<category><![CDATA[Boscotrecase]]></category>
		<category><![CDATA[Inceneritore]]></category>
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		<description><![CDATA[di Movimento per la Difesa del Territorio Area Vesuviana Domani giornata di mobilitazione contro le discariche del parco nazionale del Vesuvio (no a cava vitiello, blocco e bonifica di cava Sari) e per un piano rifiuti radicalmente alternativo ed ecosostenibile. Quattro cortei partiranno da Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno e Torre Annunziata per convergere sulla rotonda del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Movimento per la Difesa del Territorio Area Vesuviana</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/10/discarica-31.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1830" style="margin: 5px; border: 5px solid black;" title="discarica-31" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/10/discarica-31.jpg" alt="" width="413" height="331" /></a>Domani giornata di mobilitazione contro le discariche del parco nazionale del Vesuvio (no a cava vitiello, blocco e bonifica di cava Sari) e per un piano rifiuti radicalmente alternativo ed ecosostenibile. Quattro cortei partiranno da Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno e Torre Annunziata per convergere sulla rotonda del presidio su via Panoramica. Le persone poi resteranno in presidio perchè è terminata la pausa degli sversamenti decisa da Bertolaso&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">La mobilitazione è promossa dal coordinamento dei comitati e dei movimenti anti-discariche dell&#8217;area vesuviana con adesioni a carattere regionale.<br />
(ricordiamo che oggi c&#8217;è stato anche lo sciopero cittadino e un nuovo corteo a san giuseppe vesuviano)</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto di partenza del Movimento Area Vesuviana è in piazza Sant&#8217;Anna a Boscotrecase. SI può arrivare in autostrada (uscita Torre Annunziata) o in circumvesuviana (linea per Scafati)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
A seguire la piattaforma con un comunicato del Movimento per la Difesa del Territorio Area Vesuviana e, in allegato, il manifesto:</p>
<p style="text-align: justify;">- Immediata chiusura e bonifica della discarica ex-Sari nel parco nazionale del Vesuvio<br />
- Impegno scritto per la non apertura della mega-discarica nella cava-Vitiello nel Parco nazionale del Vesuvio<br />
- Costanti e quotidiane analisi delle falde acquifere, del suolo e del sottosuolo per ripristinare le compromesse condizioni ambientali e della salute<br />
- Organizzazione e attuazione immediata di una vera raccolta differenziata porta a porta, con la necessaria filiera per il compostaggio, riciclo e il riuso dei materiali<br />
- Impianti di Trattamento Meccanico-Biologico Manuale; Trattamento a freddo dei rifiuti al posto dell&#8217;incenerimento!<br />
- Bonifica immediata delle aree inquinate<br />
.-Processo reale di autorganizzazione e autodeterminazione delle comunità locali rispetto alla definizione di un nuovo piano rifiuti</p>
<p style="text-align: justify;">coordinamento dei comitati e dei movimenti anti-discariche dell&#8217;area vesuviana</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;imbroglio </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo mesi di false dichiarazioni sulla fine dell&#8217;emergenza, il dittatore si è smascherato! La decisione di affidare nuovamente la risoluzione del problema rifiuti in Campania a Bertoladro e la sua inaffidabile cricca, decreta senza ombre di dubbi (per chi ancora ne avesse!) che l&#8217;emergenza non è mai finita e che si è pensato a nascondere piuttosto che affrontare il problema con serie politiche di gestione dell&#8217;intero ciclo dei rifiuti. Rinominare chi già ha gestito il malaffare mentendo spudoratamente sulla natura degli scarti conferiti in discarica, sulle misure di sicurezza per la realizzazione di un invaso a norma di legge, sui controlli adottati per prevenire l&#8217;inquinamento generalizzato del territorio, non ci rassicura per niente! In 16 anni di gestione straordinaria e 14 miliardi di euro spesi si sarebbe potuto dotare il sistema di smaltimento di serie strutture di riciclo dando lavoro a migliaia di disoccupati, avviare una virtuosa raccolta differenziata porta a porta, allestire siti di compostaggio per la frazione organica e scegliere il trattamento biologico a freddo come sistema di selezione dei rifiuti piuttosto che ingrossare le tasche della lurida lobby imprenditoriale/mafiosa per la costruzione di mega-inceneritori finanziati con soldi pubblici attraverso l&#8217;imbroglio dei cip6 (quota della nostra bolletta energia destinata, formalmente, alle fonti di energia rinnovabili).</p>
<p style="text-align: justify;">La propaganda del cavaliere, di voler risolvere in 10 giorni (ne mancano già solo 6!) la crisi rifiuti, sbandierata in un consiglio straordinario dei ministri, senza minimamente accennare a percorsi di lungo termine che non prevedano discariche e obsoleti e inquinanti inceneritori come unica risoluzione del problema, è solo fumo negli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il tentativo di concertazione con le parti interessate tenutosi ieri nell&#8217;incontro dal prefetto a Napoli si è rivelato l&#8217;ennesimo bluff ben architettato per spegnere la rivolta, l&#8217;ulteriore tentativo di spostare avanti nel tempo il problema senza assumersi nessuna responsabilità! Noi non ci stiamo! Rilanciamo con forza la chiusura immediata e definitiva della cava Sari e la bonifica dell&#8217;intero territorio. La lotta continuerà finchè questo non sarà fatto!</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun tentativo di criminalizzazione riuscirà a sortire l&#8217;effetto voluto: chi vuole dividere la piazza tra manifestanti buoni e cattivi fa il gioco del potere e rafforza il suo dominio. Non è accettabile che ogni qualvolta si materializzano, dal basso, movimenti di trasformazione sociale, la retorica fascista delle corporazioni affaristiche minaccia il pericolo per le istituzioni democratiche, imponendo il coprifuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Violento non è chi scende in piazza a manifestare il proprio dissenso per le politiche criminali messe in atto dalle amministrazioni, sia di destra che di sinistra, al governo, ma è chi impartisce dall&#8217;alto l&#8217;ordine di caricare ogni sera &#8211; usando ingenti forze schierate in assetto antisommossa &#8211; i manifestanti indiscriminatamente: donne, uomini, giovani e anziani sono tutti vittime di questo stato assassino! Arresti, fermi, denunce e perquisizioni a pioggia sono i metodi messi in campo per intimidire la lotta. I reati contestati sono sempre gli stessi: adunata sediziosa, detenzione di esplosivi, oltraggio e resistenza al pubblico ufficiale. La repressione sembra essere l&#8217;unica forza di questa classe politica incapace e corrotta. Per mesi la popolazione ha protestato pacificamente per difendere il proprio diritto ad esistere. La decisione di aprire una seconda discarica sotto il Vesuvio è una scelta scellerata e incauta, uno schiaffo in faccia alla popolazione che ha generato un&#8217;indignazione tale da alzare il livello della protesta di chi da mesi sta mettendo in gioco i propri corpi e le proprie vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prezzo battuto all&#8217;asta di 14 milioni di euro è il valore stimato che il governo ha dato alla vita delle popolazioni vesuviane! Scendere in piazza per ribadire il nostro dissenso è l&#8217;unica cosa che resta da fare! Ribellarci con tutte le nostre forze per dire che non accetteremo nessuna compensazione, nessun compromesso, perché non c&#8217;è niente da trattare quando in gioco c&#8217;è il futuro di intere popolazioni, il riscatto di un territorio sfruttato e depredato fino all&#8217;osso.</p>
<p style="text-align: justify;">CONTRO LA REPRESSIONE DELLE LOTTE SOCIALI</p>
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