<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Comunismo e Comunità &#187; Islam</title>
	<atom:link href="https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;tag=islam" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.comunismoecomunita.org</link>
	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Jun 2026 15:21:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>“Jihad e Imperialismo”</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=8719</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=8719#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 18:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[al-Quaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Bertotto]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[jihad]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Brignoli]]></category>
		<category><![CDATA[sionismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=8719</guid>
		<description><![CDATA[“Jihad e Imperialismo”: un saggio monumentale per capire la questione palestinese &#160; di Giulia Bertotto  Maurizio Brignoli si occupa da diversi anni dei rapporti tra l’imperialismo e le principali religioni. Ha pubblicato “Breve storia dell’imperialismo” (La città del Sole, 2010). Il suo ultimo saggio si intitola “Jihad e Imperialismo. Dalle origini dell’islamismo ad Al-Qaida e Isis: quale ruolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><img src="https://covers.youcanprint.it/p/YCP_L_9791280401281.jpg" alt="Jihad e imperialismo" /></h1>
<h1></h1>
<h1>“Jihad e Imperialismo”: un saggio monumentale per capire la questione palestinese</h1>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Giulia Bertotto </strong></p>
<p>Maurizio Brignoli si occupa da diversi anni dei rapporti tra l’imperialismo e le principali religioni. Ha <em>pubblicato “Breve storia dell’imperialismo”</em> (La città del Sole, 2010). Il suo ultimo saggio si intitola <em>“Jihad e Imperialismo. Dalle origini dell’islamismo ad Al-Qaida e Isis: quale ruolo nel grande scontro antimperialistico?” </em>appena uscito per LAD EDIZIONI.</p>
<p>Un’opera imponente e indispensabile per capire il rapporto politico, economico, quindi anche sociale e culturale tra Occidente e Oriente, tra mondo cattolico e laico e il complesso universo islamico. Nell’introduzione scrive: “Buona parte delle analisi che hanno tentato di indagare l’Isis, e precedentemente al-Qaida et similia, consiste nel fatto che venga posta come centrale la dimensione religiosa, con tutto un conseguente correlato di riferimenti che rende più agevole inserire il fenomeno all’interno dello “scontro di civiltà”, concetto che, a sua volta, permette di offuscare la comprensione delle origini e degli scopi dell’oggetto di indagine”. Il jihadismo ha origini e scopi molto più terreni, poiché “la realtà sottostante al discorso pseudoreligioso e di scontro di civiltà è assolutamente materiale e profana. Il sistema capitalistico non ha bisogno di una legittimazione religiosa, soprattutto dal XVIII secolo in poi”.</p>
<div data-adunitid="2">
<div id="gpt-slot-2" data-google-query-id="CLyqvN2W04IDFTNJkQUdyikNww">
<div id="google_ads_iframe_/5966054,22788468173/Lantidiplomatico_it/Lantidiplomatico_it_Intext_0__container__"></div>
</div>
</div>
<p><em>Abbiamo rivolto al dottor Brignoli un’intervista davvero Antidiplomatica, ponendo anche domande che forse gli avrebbe rivolto un ipotetico lettore di giornali diplomatici.</em><br />
<strong>Dottor Brignoli, iniziamo col definire il termine a noi meno familiare del discorso, ossia il <em>Jihad </em>da noi occidentali considerato solo nel suo aspetto esteriore, la guerra santa contro gli infedeli per arrivare all’Umma, mentre solitamente -soprattutto a livello mediatico- trascuriamo l’aspetto interiore e mistico di lotta per approdare alla vera fede. Nel suo saggio afferma che “Non è la religione la questione principale da prendere in esame per spiegare le cause del fenomeno Isis, al-Qaida, ecc., bensì l’imperialismo nella sua dimensione economica, politica, militare e ideologica”. Per citare Marx siamo di fronte a un caso di falsa coscienza volto a occultare i veri aspetti geopolitici e finanziari che muovono le fila dei rapporti internazionali?</strong></p>
<p><em>Spesso quando si affronta la questione dell’islamismo si sposta l’attenzione sul cosiddetto “scontro di civiltà”, che dal punto di vista ideologico presenta grandi vantaggi perché permette di contrapporre l’Occidente ai “barbari”, ma di fatto l’islamismo è un ampio e complesso fenomeno moderno che si sviluppa tra XVIII e XX secolo. Al suo interno troviamo tradizionalisti che hanno usato la religione per combattere il colonialismo nel XIX secolo, i “papi” dell’Islam cioè i sauditi, i Fratelli Musulmani, principale corrente di islamizzazione dei paesi arabi, e islamonazionalisti come Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina. C’è poi il jihadismo, che ha svolto spesso un’utile funzione per l’imperialismo occidentale, dai tempi dell’Afghanistan fino all’Isis. Ma ripeto, si tratta di un fenomeno moderno, figlio soprattutto della strategia del caos di matrice statunitense, per creare disordine e divisione nei paesi musulmani situati in zone cruciali per il controllo delle risorse energetiche, dei corridoi commerciali e delle aree valutarie.<br />
</em></p>
<div data-adunitid="2">
<div id="gpt-slot-3" data-google-query-id="CITQjOWW04IDFUMFogMdvG8CZA">
<div id="google_ads_iframe_/5966054,22788468173/Lantidiplomatico_it/Lantidiplomatico_it_Intext_1__container__"><strong>Una sorta di balcanizzazione a sfondo teologico. Lei afferma che l’islamismo sia un fenomeno moderno, ma allora le crociate?</strong></div>
</div>
</div>
<p><em>Per quanto riguarda il termine “balcanizzazione” è stato utilizzato da Bernard Lewis, e a questo pensatore dobbiamo anche l’espressione “Arco della crisi”, cioè il modo di utilizzare tutte quelle formazioni che nell’Unione Sovietica potevano essere elemento di indebolimento dell’URSS stessa: finanziare gruppi di mujaheddin ultraconservatori e oscurantisti, non dissimili dai talebani afgani, per fomentare la destabilizzazione socio-politica e quindi economica. Anche all’epoca delle crociate vi erano molti più interessi economici e commerciali che questioni teologiche in ballo, anche se in passato, almeno fino al Settecento, la dimensione religiosa, politica ed economica si presentano dal punto di vista ideale come unità.<br />
</em></p>
<div data-adunitid="2">
<div id="gpt-slot-4" data-google-query-id="CNeTsuWW04IDFeYXogMd07AE5g">
<div id="google_ads_iframe_/5966054,22788468173/Lantidiplomatico_it/Lantidiplomatico_it_Intext_2__container__"></div>
<div><strong>Ma così non rischiamo di deresponsabilizzare questi movimenti più o meno violenti? Insomma se è sempre<em> colpa</em> dell’Occidente non finiamo per appiattire paradossalmente il ruolo di queste organizzazioni?</strong></div>
</div>
</div>
<p><em>Dobbiamo esaminare la situazione economica: nel mondo arabo troviamo processi di indipendenza nazionale, che si sviluppano fra le due guerre mondiali e nel secondo dopoguerra, guidati da formazioni laiche, espressione di una borghesia nazionale che si contrappone agli interessi dell’imperialismo, che daranno vita a un capitalismo di stato. Questo sistema è andato in crisi con l’esplodere dell’ultima grande crisi da sovrapproduzione tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Una crisi che andava a colpire le popolazioni arabe con le loro differenze di classe. Da un lato il nazionalismo si trasforma in uno strumento di potere di classi che vengono reinserite all’interno del sistema imperialistico col ruolo di borghesie compradore, mentre l’islamismo sviluppa la sua base sociale e la sua egemonia ideologica corporativistica rimanendo organico al processo di evoluzione capitalistica del mondo arabo con una borghesia che utilizza l’islamismo per occupare posti dirigenti e guadagni derivanti dall’amministrazione dello stato. Dall’altra una gioventù impoverita dotata di un’istruzione media, e condannata alla funzione di esercito industriale di riserva senza possibilità di partecipazione politica che trova nelle parole esaltanti e nel messaggio ideale islamista una speranza di rinascita e di rivincita. Ecco, l’islamismo cerca di tenere insieme queste due istanze inconciliabili, ambizioni borghesi e masse di giovani anche poverissimi, che propenderanno per una lotta armata. I grandi capi jihadisti esprimeranno però le aspirazioni di una borghesia araba e di un capitale produttivo (Bin Laden è laureato in ingegneria e in amministrazione aziendale, al-Zawahiri in medicina, al-Baghdadi in giurisprudenza) che non vuole più avere una posizione subordinata agli interessi occidentali gestiti con la complicità delle petromonarchie. Occorre aggiungere che la predisposizione a farsi saltare in aria è una caratteristica (marginale e più diffusa fra chi ha una scarsa conoscenza dell’islam) molto moderna, così come il fanatismo, attribuibile a cause materiali molto più che a aspirazioni soprannaturali. La scelta sul piano dell’arbitrio e della coscienza resta sul piano etico e diciamo che non ci compete.</em></p>
<p><strong>Chiaro, non è una posizione <em>giustificativa</em> ma antropologica. Come può, il suo rigoroso e maestoso studio, aiutarci a comprendere ciò che sta accadendo in Palestina?</strong></p>
<p><em>La questione palestinese ha origine nel dicembre 1947 (anche se si può risalire alla dichiarazione Balfour del 1917), quando inizia la pulizia etnica operata dal gruppo dirigente guidato da Ben Gurion e dalla sinistra sionista e tale progetto non è mai finito, anzi come ha spiegato lo storico israeliano Pappé è un “genocidio incrementale”. Hamas nasce come costola dei Fratelli Musulmani d’Egitto. Inizia con un lavoro di predicazione e soccorso alla popolazione con scuole e aiuti umanitari, cosiddetto corporativismo, aiuti umanitari per anestetizzare la lotta di classe contro l’occupante. Hamas è stato appoggiato da diversi governi sionisti in quanto capace di depotenziare le forme di resistenza. Ma Hamas come ogni movimento politico si impegnerà poi nelle Intifade, trasformandosi in una formazione islamo-nazionalista per l’indipendenza nazionale. L’ANP intanto svolgeva un ruolo di collaborazione con Israele, perché non poteva fare altro e probabilmente neppure lo voleva. Intanto nel 2006 a Gaza, Hamas vinceva le elezioni grazie al ruolo di forza di resistenza all’occupante.<br />
</em></p>
<div data-adunitid="2">
<div id="gpt-slot-6" data-google-query-id="CNi6n-aW04IDFY9EHgId8L0Kog">
<div id="google_ads_iframe_/5966054,22788468173/Lantidiplomatico_it/Lantidiplomatico_it_Intext_4__container__"><strong>A proposito del consenso verso Hamas. Secondo lei attualmente, dopo il bombardamento di scuole, ospedali, moschee, case gran parte della popolazione sostiene Hamas?</strong></div>
</div>
</div>
<p><em>L’appoggio ad Hamas è andato scemando nel corso degli anni, questo accade soprattutto perché è quanto mai difficile governare senza risorse in condizioni disumane, dove arrivano calorie razionate, è impedito l’accesso alla pesca, la disoccupazione raggiunge tassi drammatici, e le incursioni e punizioni collettive sono quasi all’ordine del giorno. La situazione nella Striscia era invivibile, prima o poi questa prigione a cielo aperto sarebbe esplosa.</em></p>
<p><strong>C’è all’orizzonte un eventuale risveglio panislamico in relazione e reazione al genocidio sulla Striscia di Gaza? Al momento sembra che del popolo palestinese non importi granché alla comunità internazionale, e questo vale anche per alcuni paesi del mondo islamico.</strong></p>
<p><em>Le petromonarchie, per quanto ora meno subordinate a Washington visto che perseguono i propri interessi anche con Pechino, sono più preoccupate di proteste interne che di intervenire per i palestinesi e non sembrano voler sacrificare i rapporti con Usa e Israele per la causa palestinese. In Occidente alcuni governi sono in difficoltà davanti ai fiumi umani delle proteste, ma non hanno intenzione di recedere da un appoggio incondizionato a Tel Aviv.</em></p>
<p><strong>L’Egitto ha sempre temuto l’arrivo dei profughi palestinesi e per evitare il flusso di disperati ha stretto anche accordi con Israele.</strong></p>
<p><em>Se gli israeliani vogliono deportare i gazawi nel deserto del Sinai, l’ultima cosa che vuole Il Cairo, che ha messo fuori legge i Fratelli Musulmani, è ritrovarsi Hamas sul suo territorio, anche se Hamas si è distaccata dalla Fratellanza. I palestinesi adesso possono contare su Hezbollah libanese, il quale però a mio avviso entrerebbe in guerra solo se attaccato. Ricordiamo che in Libano vi sono anche partiti filosionisti come le Falangi libanesi maronite, potrebbe riaccendersi una guerra civile. Il Libano è l’anello debole del cosiddetto “asse della resistenza” e rischia oltretutto di essere il prossimo obiettivo di Israele.</em></p>
<p><em>Anche l’Iran interverrebbe nel conflitto se trascinato in esso diciamo così, ma dubito voglia iniziare una guerra con Israele e gran parte del mondo occidentale. I sauditi hanno chiesto di cessare le ostilità e l’Algeria ha proposto di bloccare i rifornimenti energetici ad Israele ma ha ricevuto ferme opposizioni da Eau e Bahrein. L’ultima volta che la Siria, nel 1973, ha provato a riprendersi il Golan, con l’Egitto, Israele ha minacciato l’uso dell’atomica e i siriani non hanno potuto che fare marcia indietro dotandosi dell’ “atomica dei poveri”, le armi chimiche. Un terzo del suo territorio è occupato da forze curde in vece degli Usa, non credo possa occuparsi della Palestina.</em></p>
<p><em>Il rischio di un ampliamento del conflitto c’è, ma al momento è difficile dire chi eventualmente interverrà.</em><br />
<strong>Un capitolo del suo saggio si intitola “una Gladio “nazijihadista” in Ucraina”. In che modo il Jihad si manifesta nel cuore d’Europa?</strong></p>
<p><em>Si tratta di un rapporto avviato alla fine del 2014, il Parlamento di Kiev proponeva di sostenere gli islamisti in Cecenia, in funzione antirussa, i georgiani andavano nella stessa direzione. Un tentativo di replicare il modello dell’operazione Gladio promossa dalla CIA per estirpare i partiti comunisti. Combattenti del jihad si sono uniti al Battaglione Azov e al Settore Destro (Pravyj Sektor), miliziani in Kosovo e poi in Ucraina tra i filonazisti. Sono mercenari con esperienze in eserciti NATO e che sono transitati anche nelle formazioni curde filostatunitensi in Siria. La sinergia è tra formazioni neonaziste e gruppi jihadisti, ad esempio il Battaglione Sheik Mansour che annovera reduci delle guerre cecene.</em></p>
<p><em>Per pensare alla pace dobbiamo conoscere come funzionano le guerre, i loro retroscena, lo sfruttamento di ideologie e ideali per ragioni di potere e profitto.</em></p>
<div><em><br />
</em></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=8719</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un viaggio tra Occidente e Islam: la parola a Franco Cardini</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=7472</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=7472#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 16:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Fernand Braudel]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cardini]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizazione]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=7472</guid>
		<description><![CDATA[Un viaggio tra Occidente e Islam: la parola a Franco Cardini 10 MAGGIO 2019  OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE Franco Cardini, nato a Firenze nel 1940, è uno dei più importanti studiosi italiani del Medioevo e delle relazioni tra Occidente e Islam. Nel corso della sua lunga carriera didattica e nelle sue numerose pubblicazioni ha esplorato nel dettaglio le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2021/09/9788842082811_0_536_0_75.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7474" title="9788842082811_0_536_0_75" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2021/09/9788842082811_0_536_0_75-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></h2>
<h2></h2>
<h2>Un viaggio tra Occidente e Islam: la parola a Franco Cardini</h2>
<div>
<div><a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/2019/00/">10 MAGGIO 2019</a></div>
</div>
<div></div>
<div> <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/un-viaggio-tra-occidente-e-islam-la-parola-a-franco-cardini/?fbclid=IwAR38s4KHXZzmMdlq7sYwmqj3Mf8tSIyZdi9jn3rAeaqo0dqNgHAhc6dAKsc">OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE</a></p>
</div>
<p><strong>Franco Cardini, </strong>nato a Firenze nel 1940, è uno dei più importanti studiosi italiani del Medioevo e delle relazioni tra Occidente e Islam. Nel corso della sua lunga carriera didattica e nelle sue numerose pubblicazioni ha esplorato nel dettaglio le sue materie d’interesse e studiato approfonditamente questioni cruciali come le Crociate, gli scambi culturali tra Europa e mondo islamico nell’era Medievale, la rilevanza storica di centri come Istanbul, Gerusalemme, Samarcanda. Al tempo stesso, ha sempre dedicato un occhio di riguardo all’onda lunga della storia, capace di giungere sino ai giorni nostri, e alle dinamiche contemporanee che influenzano le regioni su cui si è principalmente concentrato il suo studio: il Medio Oriente e il bacino del Mediterraneo.</p>
<p>Proprio su questi temi verte, principalmente, lo scambio di idee che l’Osservatorio Globalizzazione ha avuto modo di avere assieme a Franco Cardini, le cui risposte ci ricordano, ora più che mai, la necessità di comprendere appieno la storia per potersi orientare al meglio nel presente.</p>
<h3>Occidente e Islam tra Europa e Mediterraneo</h3>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione</strong>: <em>Islam e Occidente si sono “scoperti” e incontrati più volte nel corso della storia. In </em><strong>Europa e Islam – Storia di un malinteso</strong> <em>lei tratteggia con dovizia di particolari l’alternarsi delle fasi di incontro, scontro e scoperta reciproca tra due mondi mai veramente distinti. <strong>Che lezione può darci questa storia?”</strong></em></p>
<p><strong>Franco Cardini:</strong>  “Che <strong>mondo occidentale moderno e Islam hanno le stesse radici</strong> (la cultura ellenistico-romana e la fede abramitica), che hanno a luogo convissuto con reciproco vantaggio finché<strong> l’Occidente moderno</strong>, armato delle armi fornitegli dalla rivoluzione mentale e tecnologica dei secoli XIII-XVIII, non ha determinato e gestito a suo vantaggio l’economia-mondo impiegando sistematicamente i suoi nuovi mezzi concettuali e tecnici: <strong>antropocentrismo, eurocentrismo, individualismo, primato dell’economia e della tecnica, sviluppo dello sfruttamento capitalistico intensivo, progressiva cancellazione in ogni campo della “cultura del limite”.</strong><br />
Con questi princìpi si sono battute e sottomesse l’una dopo l’altra le civiltà musulmane imponendo loro il regime coloniale e la più o meno inevitabile occidentalizzazione coatta. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: terrorismo, crisi della civiltà occidentale (non “scontro fra culture”), avanzata dei fondamentalismi”.</p>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione:</strong><em> Oriente e Occidente hanno più volte avuto nel <strong>Mediterraneo</strong> un punto d’incontro fondamentale. Il “grande mare” gioca ancora oggi un ruolo di prima grandezza?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini</strong>: Senza dubbio il Mediterraneo – <strong>nonostante il grande Fernand Braudel ne abbia dimostrato la vitalità anche in età moderna</strong> – ha subìto un’eclisse fra Cinque e Ottocento mentre il traffico nautico e l’asse della civiltà si spostava sugli oceani. Le cose sono tuttavia <strong>mutate dal 1869</strong>, l’anno dell’inaugurazione del canale di Suez, e ancor più stanno mutando adesso con il progresso della “<strong>Nuova Via della Seta</strong>” di matrice cinese, che sta reinvestendo<a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/progetto-italia/geografia-fagan/"> in pieno il Mediterraneo</a>: anche se ciò comporterà per forza di cose crisi e riallineamenti anche sui piani politico, economico, diplomatico e militare. Fino a che punto ad esempio la crescita d’importanza della presenza cinese nel Mediterraneo è compatibile con il vecchio assetto della NATO, e quando cominceranno i governi europei a prenderne atto e a comportarsi di conseguenza?</p>
<p><a tabindex="0" href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwiizKm_sunhAhUBDuwKHcafCHUQjRx6BAgBEAU&amp;url=http%3A%2F%2Fit.nextews.com%2Fd1d62391%2F&amp;psig=AOvVaw3DSBwFI7D5QVoGrWgf6v9E&amp;ust=1556218137422006" rel="noopener noreferrer" target="_blank" data-ctbtn="0" data-cthref="/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwiizKm_sunhAhUBDuwKHcafCHUQjRx6BAgBEAU&amp;url=http%3A%2F%2Fit.nextews.com%2Fd1d62391%2F&amp;psig=AOvVaw3DSBwFI7D5QVoGrWgf6v9E&amp;ust=1556218137422006" data-noload="" data-ved="2ahUKEwiizKm_sunhAhUBDuwKHcafCHUQjRx6BAgBEAU"><img src="https://i2.wp.com/nextews.com/images/1c/03/1c037cbf7e0c0ece.jpg?resize=522%2C353" alt="Risultati immagini per fernand braudel" width="522" height="353" data-iml="1556131738714" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p><em>Fernand Braudel (1902-1985) è stato uno dei più grandi storici del XX secolo. La sua ricerca ha riguardato principalmente la storia del Mediterraneo.</em></p>
<h3>La riscoperta dell’Islam tra timori e incomprensioni</h3>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione</strong>: <em>Questa mancanza di comprensione, purtroppo, prosegue da almeno due decenni. Decenni che hanno invece visto riemergere a più riprese, in Occidente, <strong>una crescente islamofobia</strong>. Come ha potuto formarsi una galassia islamofobica che ha, in maniera tanto distorsiva, propugnato l’idea di un <strong>inevitabile scontro di civiltà?</strong> Come sono state scordate le lezioni della storia?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini: </strong>Tutto ciò è accaduto anzitutto data la  necessità, da parti di governi e di ceti dirigenti dal secondo dopoguerra ad oggi, di <strong>far dimenticare gli errori compiuti dalle potenze vittoriose dei due conflitti mondiali prima con la pace di Parigi del 1919-20, che ha posto le basi per un secolo di conflitti nel Vicino e nel Medio Oriente, e quindi con la politica di scontro frontale scelta soprattutto dagli Stati Uniti d’America già nella decisione di contrastare la politica asiatica dell’URSS (la guerra di Corea).</strong></p>
<p>Non dimentichiamo che il <strong>Patto di Varsavia</strong>, l’alleanza politico-militare tra URSS e i paesi suoi “satelliti”, è stata la necessaria risposta al patto <strong>NATO,</strong> a sua volta determinato dal fatto che gli statunitensi, rompendo una loro consuetudine politica che datava dalla cosiddetta “dottrina Monroe”, hanno preso a impegnarsi sempre di più come potenza egemone non solo sul Pacifico, ma anche sull’Atlantico. Una volta <strong>disintegrata l’Unione Sovietica</strong>, anche grazie all’impegno politico, diplomatico e culturale statunitense e allo strumento propagandistico degli ideali della “società del benessere”, vale a dire del consumismo, <strong>quella politica si è procurata altri nemici, sempre più agguerriti nella misura nella quale essa, provocando una sempre maggior concentrazione di ricchezza, determinava un generale impoverimento dei popoli</strong>. Alcuni ambienti musulmani hanno cominciato a progressivamente reagire a questa situazione: dal <strong>1979</strong> si è profilato il complesso dei movimenti, delle istanze religiose e degli ideali politici che hanno mosso il cosiddetto “<strong>fondamentalismo islamico</strong>”, peraltro una realtà complessa, articolata, per più versi contraddittoria.</p>
<p>D’altronde le potenze occidentali sottoposte all’egemonia statunitense hanno largamente provato di aver bisogno, per sopravvivere a se stesse conferendosi valori etici e culturali che evidentemente non sono più in grado di promuovere, di un “nemico metafisico”. L’Occidente contemporaneo, dopo aver battuto il <strong>“Male assoluto”</strong> nazista e l’”<strong>Impero del Male</strong>”  comunista e sovietico (espressione coniata da Ronald Reagan nel 1983), aveva bisogno d’inventarsi un altro nemico, il “<strong>Terrore islamico</strong>”. Questa espressione si diffuse globalmente nel 2001, dopo l’11 settembre, e fu poi adottata dal governo di George W. Bush jr. a proposito del <em>rais </em>iracheno Saddam Hussein, precipitosamente  derubricato da alleato nella tensione contro l’Iran a “nuovo Hitler” nella seconda guerra del Golfo.. L’adozione del <strong><em>passepartout </em>ideologico costituito dal libro <em>The clash of civilizations </em>di Samuel Huntington</strong> e i  movimenti <em>neoconservative </em>e <em>theoconservative </em>statunitensi, facilmente impiantati anche da noi, hanno fatto il resto, favorendo un ridicolo clima da “nuova crociata”.</p>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione:</strong><em> Lei indica il 1979 come anno di <strong>un’importante svolta nel mondo islamico</strong>. Come giudica, sotto il profilo geopolitico e storico, la genesi e i frutti di quattro decenni di rinnovato radicalismo, che hanno profondamente modificato sia l’Islam che le sue relazioni con il resto del mondo?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini</strong>: La grande crisi nasce nel 1979 dal susseguirsi di <strong>due eventi precisi e quasi contemporanei</strong>. Primo: l’impiantarsi in Iran della <strong>repubblica islamica</strong> nata coralmente da una grande rivoluzione di popolo contro la tirannia interna e l’umiliazione esterna imposta alla sua gente dallo shah Mohammed Reza Palhevi che aveva inaugurato un regime di dura repressione con introduzione coatta dei costumi occidentali in Iran e aveva nel contempo consentito agli statunitensi di spadroneggiare nel suo regno, provocando un sentimento di quasi unanime esasperata reazione dal quale fu cacciato a furor di popolo. Secondo: la <strong>necessità di cacciare i sovietici dall’Afghanistan</strong> e di metter fine all’esperimento socialista afghano, obiettivi che si sarebbero potuti ottenere in modo relativamente facile se gli afghani avessero accettato l’aiuto della repubblica islamica dell’Iran, vicina e disposta a muoversi (com’era nei voti del capo militare afghano comandante Massud, che pur era un musulmano sunnita mentre gli iraniani sono sciiti). Per “liberare” l’Afghanistan senza ricorrere agli iraniani, gli <strong>USA scelsero di appoggiarsi al loro principale alleato musulmano, il wahhabita re dell’Arabia saudita, che inviò in Afghanistan i suoi combattenti-missionari</strong>. Questi ultimi immisero in quel Paese un tipo d’Islam fanatico e retrivo, estraneo alle tradizioni afghane e tipico invece della setta wahhabita, fino ad allora confinata nel sud dell’Arabia. Da allora il <strong>wahhabism</strong>o ha innervato l’intero Islam, dilagando e distorcendone il carattere, fino a giungere al punto al quale siamo adesso: i wahhabiti, egemonizzati dal primo alleato degli USA nel mondo arabo, intendono egemonizzare a loro volta l’intero Islam sunnita sostenendo una guerra civile <em><strong>(fitna)</strong></em> contro gli sciiti in genere e gli iraniani in particolare. Tale guerra ha purtroppo il supporto sia degli USA, sia d’Israele, per ragioni e considerazioni di carattere politico-strategico che personalmente ritengo infauste.</p>
<p><a tabindex="0" href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwiQzO7bs-nhAhXFCOwKHR9xBwQQjRx6BAgBEAU&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.independent.co.uk%2Fnews%2Fuk%2Fhome-news%2Ftony-blair-supported-military-action-in-iraq-a-year-before-the-war-leaked-emails-suggest-a6698596.html&amp;psig=AOvVaw2SzMQuhSeajdZKlpitmP2i&amp;ust=1556218457451790" rel="noopener noreferrer" target="_blank" data-ctbtn="2" data-cthref="/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwiQzO7bs-nhAhXFCOwKHR9xBwQQjRx6BAgBEAU&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.independent.co.uk%2Fnews%2Fuk%2Fhome-news%2Ftony-blair-supported-military-action-in-iraq-a-year-before-the-war-leaked-emails-suggest-a6698596.html&amp;psig=AOvVaw2SzMQuhSeajdZKlpitmP2i&amp;ust=1556218457451790" data-noload="" data-ved="2ahUKEwiQzO7bs-nhAhXFCOwKHR9xBwQQjRx6BAgBEAU"><img src="https://i1.wp.com/static.independent.co.uk/s3fs-public/thumbnails/image/2015/10/18/11/Bush-Blair-Crawford.jpg?resize=502%2C353&amp;ssl=1" alt="Risultati immagini per george bush iraq" width="502" height="353" data-iml="1556132067204" data-recalc-dims="1" data-lazy-loaded="1" /></a></p>
<p><em>Tony Blair e George W. Bush, artefici della guerra all’Iraq del 2003.</em></p>
<h3>Appelli inascoltati</h3>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione: </strong><em>A inizio secolo lei fu molto attivo nel propugnare una reazione ragionata e di prospettiva alla minaccia terroristica, sulla base di una <strong>profonda consapevolezza di tali cambiamenti occorsi nel mondo islamico</strong> di cui l’Occidente sembrava completamente ignaro. Curò un volume coraggioso, </em><strong>La paura e l’arroganza</strong>,<em> incentrato sul rifiuto delle “guerre al Terrore”, ritenute fonte di nuove e più gravi contrapposizioni. Quanto fu difficile far sentire la propria voce, all’epoca?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini</strong>: <strong>Fu praticamente impossibile</strong>: come risulta dal fatto che un mio libro successivo, <strong><em>Astrea e i Titani</em></strong>, nel quale esponevo sistematicamente quanto ho sopra riassunto, fu praticamente fatto sparire dalle librerie e dai media. Nonostante sia molto ricercato e richiesto, al momento attuale Laterza ritiene di non poterne pubblicare una nuova edizione. <strong>All’inizio della seconda guerra del Golfo</strong> io e pochi altri amici (<strong>Giulietto Chiesa, <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/le-nuove-rotte-del-populismo-marco-tarchi/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Marco Tarchi,</a> il generale Fabio Mini pur ex comandante NATO e persona qualificatissima</strong>) sostenemmo prove alla mano che le temute “armi di distruzione di massa” di <strong>Saddam Hussein</strong> erano inesistenti. Fummo dapprima oggetto di ripetuti tentativi di ridicolizzazione, poi – visto che le nostre difese, trasmesse dai media, risultavano efficaci – fummo posti a tacere con la solita tattica: il silenzio, l’emarginazione, mentre il coro dei soliti gregari del sistema andava ripetendo che i nostri argomenti erano “<strong>filomusulmani</strong>” (quindi “antisionisti”) e complottistici. Stessa fine aspettava le <strong>nostre numerose pubblicazioni, mai presentate e recensite</strong>: valga per tutte l’esempio del bellissimo libro di Marina Montesano, <em><strong>Mistero americano</strong></em>, del 2004, edito dalla Dedalo, che smontava implacabilmente i luoghi comuni a proposito dell’11 settembre e che fu precipitosamente silenziato. Provate a ritrovarlo oggi. È noto che <strong>Tony Blair</strong> è stato costretto da una rigorosa inchiesta parlamentare britannica a confessare che tutto il castello di carte delle prove riguardanti Saddam Hussein e le armi di distruzione di massa (ricordate la kermesse televisiva di Colin Powell, umiliante per il suo passato di eccellente soldato?) era il risultato di un accordo montato fra lui e Bush. <strong>Ma nessuno dei nostri <em>anchormen</em> televisivi, che allora appoggiarono coralmente quelle balle, si è fatto vedere dinanzi alle telecamere per chiedere ammenda del suo errore: hanno continuato a pontificare imperterriti.</strong></p>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione:</strong><em> </em><em>Ora che, a quasi vent’anni di distanza, le problematiche che allora si immaginava di sradicare repentinamente sono ancora, purtroppo, presenti, qual è il suo giudizio sugli avvenimenti concernenti la storia mediorientale più recente e il terrorismo?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini</strong>: L’alleanza<strong> statunitense-israeliana-saudita</strong>, alla quale si sono accodati tanto la NATO quanto paesi arabi quali Egitto e Giordania, sta seriamente minacciando la pace, nel Vicino Oriente e nel mondo. <strong>Le false “primavere arabe” e quindi la crisi del 2011 in Libia e in Siria con tutte le sue conseguenze (ISIS prima fra tutte) ci hanno condotto a una situazione confusa e ambigua, con la “coalizione” statunitense-saudita-curda presentata come vittoriosa sull’ISIS</strong> (che in realtà è stata battuta in cinque anni da un’altra coalizione, quella siriano-russo-iraniana appoggiata dagli stessi curdi), la difficoltà di ridefinire i confini vicino-orientali dopo la loro pessima definizione franco-inglese del 1918-20 e la Turchia in una situazione ambigua. <strong>La lotta ai migranti dall’Africa condotta senza combattere le vere cause della migrazione</strong>, ovvero <strong>l’alleanza tra le <em>lobbies </em>multinazionali</strong> che depredano suolo e sottosuolo africano,<strong> i governi locali tirannici e corrotti loro complici e la copertura internazionale che Francia e Gran Bretagna forniscono loro</strong> utilizzando sistematicamente lo strumento del <em>veto </em>in sede di consiglio di sicurezza ONU a tutte le risoluzioni che potrebbero fornire qualche via d’uscita al problema continentale africano, è il secondo grande problema del nostro mondo.  Politica degli USA ed egemonia delle <em>lobbies </em>finanziarie internazionali sono le prime responsabili della situazione internazionale odierna.</p>
<h3>Le radici dell’Occidente e l’incontro tra cristianità e Islam</h3>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione:</strong><em> La <strong>guerra al Terrore</strong> riportò in auge l’idea di “<strong>Occidente</strong>”. Un Occidente pensato, tuttavia, per avere il baricentro atlantico. Il discorso sulle radici cristiane fu allora, e continua ad essere, notevolmente strumentalizzato. Ma quali sono le radici dell’Occidente?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini</strong>: Due: <strong>prima la cultura ellenistico-romana</strong> ereditata dalla Cristianità occidentale (come del resto da quella orientale) e il<strong> messaggio storico e trascendente della Rivelazione abramitica</strong> passata dagli ebrei ai cristiani e ai musulmani (vi sono poi altre radici, quelle costituite dagli apporti dei popoli protagonisti delle migrazioni tra II e X secolo d.C.: celti, germani, uraloaltaici, slavi).</p>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione: </strong><em>Il <strong>cristianesimo cattolico</strong> sembra oggi vivere, in Europa, una fase di recessione, che si contrappone all’azione globale dell’attuale papato. Che ruolo gioca l’eclissi dell’identità cristiana nel declino globale dell’Europa?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini</strong>: Un <strong>ruolo fondamentale</strong>. L’Europa è senza dubbio nata come idea d’unione in un contesto che non era più quello della “<strong>Cristianità romana</strong>”: c’era già stata la Riforma e il “processo di secolarizzazione” era molto avanzato. Con tutto ciò, i patti di Westfalia del 1648 – nei quali è stato proposto di vedere il primo lontano nucleo di una possibile idea di concordia se non di unità politica tra i popoli del continente – parlano di <strong><em>mutua inter christianos tolerantia</em></strong>. Ai primi dell’Ottocento il poeta <strong>Novalis proponeva un’dentità/unità di Cristianità e di Europa (Christenheit oder Europa)</strong>. Da allora, la crescente laicizzazione-decristianizzazione ha fatto passi da gigante: ma l<strong>’Europa agnostica non sa trovare un centro concettuale attorno al quale aggregarsi; e il fatto che negli ultimi decenni abbia praticamente consentito di confusamente connettere la sua già problematica identità con il concetto di “Occidente” ha ulteriormente confuso le cose.</strong> Un’Europa priva d’identità cristiana e disinteressata dinanzi alla prospettiva di porsi come cerniera tra un Occidente “<strong>a testa americana</strong>” sempre più in crisi e un “Oriente” che si va invece aggregando attorno a quel formidabile centro propulsore che è la <strong>Conferenza di Shanghai che ormai unisce Cina, Russia e India</strong> rischia di giocarsi da perdente la sua ultima carta.<strong> Ma gli europei non sono preparati: negli ultimi sessant’anni non è nata una scuola europeistica, in grado di costruire l’identità patriottica europea nella coscienza e nel cuore dei giovani. Se fosse stato fatto, oggi avremmo un ceto dirigente robustamente, consapevolmente europeista, fatto di persone adulte ancora giovani che avrebbero considerato<em> naturaliter</em> Leonardo, Cervantes, Shakespeare, Goethe, Mozart e Balzac come loro concittadini</strong>. Così non è stato: ed è stata un’occasione perduta irrecuperabile. Noi stiamo preparando un analogo fallimento nel corso del prossimo mezzo secolo. Continuiamo così. Continuiamo a farci del male.</p>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione:</strong><em> Per quanto concerne gli incontri tra Cristianità e Islam la Chiesa ha, negli ultimi decenni, fatto notevoli passi avanti. <strong>Giovanni Paolo II, Benedetto XVI</strong> (sebbene molto spesso ingiustamente frainteso) e <strong>Francesco</strong> si sono spesi per un dialogo ecumenico. Come è la situazione nella galassia islamica?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini</strong>: <strong>Incerta e confusa</strong>, attraversata da mille equivoci e da mille fraintendimenti. Le organizzazioni internazionali islamiche ci sono, ma sono vittime di tre fattori: la loro litigiosità interna, la loro velleità di voler tornare a un passato di gloria ormai irrecuperabile e l’egemonia al loro interno di forze finanziare ed economiche potentemente compromesse con il mondo fondamentalista e con alleanze internazionali ostili a un possibile futuro europeo di unità politica.</p>
<p><strong>Osservatorio Globalizzazione:</strong><em> Quanto potrà influire sui rapporti tra Oriente e Occidente l’ascesa continua dei movimenti pentecostali ed evangelici che hanno notevolmente influenzato i partiti populisti negli ultimi anni? Che questioni sono poste in essere dal <strong>sionismo cristiano</strong> di Bolsonaro in Brasile, degli evangelici statunitensi e dei governi dell’Est Europa?</em></p>
<p><strong>Franco Cardini</strong>: Sono tutte forze che, da prospettive diverse e magari estranee se non ostili far loro, giocano contro <strong>qualunque prospettiva di unità europea e di revisione innovativa degli attuali pericolanti, stantii e desueti equilibri come quello “mediterraneo” garantito o comunque sostenuto dalla NATO</strong>. I partiti sovranisti e populisti sono efficaci nel distruggere quel poco che più o meno di un’Europa potenzialmente unitaria esiste (e che è del resto insufficiente e inadeguato), ma al suo posto non hanno ancor espresso alcun progetto alternativo e se formeranno dei governi saranno vittime quindi del <em>divide et impera</em> dei tecnocrati Chief Executive Officiers delle lobbies multinazionali che – lo hanno dimostrato benissimo <strong>illustri studiosi, quali Stieglitz e Chomsky</strong> – li asserviranno. L’antieuropeismo di chi sostiene di voler distruggere questa Unione Europea non ha finora proposto ad essa alcuna alternativa valida: è <strong>antieuropeismo</strong> <strong><em>tout court</em></strong>, a involontario oppure forse fin troppo <strong>cosciente servizio di quanti intendono distruggere in tutto il mondo il primato della politica per sostituirlo con quello della finanza e della tecnologia che peraltro, purtroppo, è esso stesso un “primato della politica”: ma di una politica empia, disumana, diabolica, mirante solo all’avere che ha come scopo l’avere, al profitto che ha come scopo altro profitto e altro ancora</strong>. Una politica scopo della quale è la riduzione del genere umano a un’immensa moltitudine di schiavi asserviti a un pugno di Paradisi Artificiali, roccaforti della ricchezza e della potenza, castelli-cattedrali di una minoranza privilegiata. E questo progetto sta già creando una miriade di aspiranti-scudieri e di aspiranti-menestrelli. Guardatevi attorno: guardate questi ragazzi tutti sempre “connessi”, tutti assorbiti dalla Matrix dei loro Paradisi informatici, impegnati al massimo in master fasulli e gli orizzonti culturali dei quali sono, al massimo, quelli di divenire uno chef alla moda. E’ da loro che usciranno le migliaia di C.E.O. che costituiranno la manovalanza semiprivilegiata e pseudofelice dei Signori del Terzo Millennio: a meno che la robotica non renda anche loro del tutto inutili. Noi marciamo verso questo terribile domani, conseguibile forse in un paio di generazioni. Unica consolazione: <strong>grazie a Dio, la storia è imprevedibile</strong>. Dietro l’angolo c’è sempre quel che Vilfredo Pareto chiamava l’Imponderabile, Fernand Braudel la congiuntura, i maghi di Faraone <em>ezbà Elohim</em> (in ebraico “il Dito di Dio”). Grazie a Dio, nella storia prima o poi arrivano gli unni, scoppia la Peste Nera, o si verifica la Rivoluzione dei Prezzi, o comunque nasce qualcosa che modifica il “necessario” corso degli avvenimenti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=7472</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>HEZBOLLAH, MOVIMENTO POPOLARE</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=6717</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=6717#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 11:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[sionismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=6717</guid>
		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160;  HEZBOLLAH, MOVIMENTO POPOLARE Il Libano da sempre è stato una combinazione di culture, etnie e religioni differenti che hanno portato anche a guerre civili, soprattutto fra cristiani maroniti supportati dall&#8217;entità sionista e musulmani. Fra il 1982 e il 1985 la Resistenza islamica prepara il nuovo soggetto politico- militare che prende il nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/10/Hezbollah.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6718" title="hezbollah" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/10/Hezbollah-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong><strong>HEZBOLLAH, MOVIMENTO POPOLARE</strong></p>
<p>Il Libano da sempre è stato una combinazione di culture, etnie e religioni differenti che hanno portato anche a guerre civili, soprattutto fra cristiani maroniti supportati dall&#8217;entità sionista e musulmani.</p>
<p>Fra il 1982 e il 1985 la Resistenza islamica prepara il nuovo soggetto politico-<br />
militare che prende il nome di Hezbollah (il Partito di Dio).</p>
<p>Il panarabismo uscito sconfitto dalle guerre contro l’entità sionista e con le varie fazioni della “sinistra” indebolite, non è riuscito a fornire risposte adeguate alle richieste dei popoli, in questo contesto nasce Hezbollah.<br />
Nato appunto dai fondamentali della religione sciita, ben presto si fa portatore del riscatto nazionale libanese nei confronti dell&#8217;invasore sionista e dei suoi alleati.</p>
<p>Non sto qui a parlare delle origini e storia di Hezbollah, c&#8217;è una letteratura a<br />
riguardo molto ben dettagliata, voglio solo rimarcare l&#8217;aspetto sociale e<br />
geopolitico di tale movimento.<br />
Nato soprattutto fra gli abitanti sciiti nel Libano del sud e fra i sobborghi di Beirut, Hezbollah è riuscito ad essere la voce degli ultimi della terra, dei<br />
diseredati, prendendo le loro difese e facendo proprie le loro rivendicazioni, ma soprattutto difendendole dall&#8217;invasore sionista.<br />
In circa 40 anni di attività è divenuto uno degli attori principali della scena<br />
nazionale libanese e anche, geopoliticamente parlando, attore nella scena<br />
mediorientale.<br />
Questo è avvenuto grazie alla capacità dei suoi dirigenti e militanti di riuscire a creare una capillare rete sociale tra i proletari, tra le masse più impoverite del Libano offrendo loro assistenza medica, sanitaria, ecc., rendendo meno dura la vita di un luogo da sempre bersaglio dei sionisti.<br />
Ospedali, scuole, ma anche moschee, centri culturali e mass media indipendenti che esaltano l&#8217;azione dei combattenti fioriscono in un deserto di macerie: Hezbollah ricopre un ruolo progressista e di faro per i diseredati dell&#8217;intero medio oriente e diventa ben presto l&#8217;incubo dei sionisti, i suoi quadri sono anche ex esponenti di Al-Fatah e di organizzazioni di sinistra palestinesi e libanesi.<br />
La lotta di liberazione nazionale contro l&#8217;occupante sionista avrà, ed ha tutt&#8217;ora, uno strettissimo legame con la liberazione della Palestina, una lotta impari ma che grazie al supporto della popolazione libanese ha portato Hezbollah alla vittoria nel sud del Libano, cacciando gli invasori, anche se quest&#8217;ultimi hanno conservato la regione delle fattorie di Sheeba.</p>
<p>Come sottolineato sopra Hezbollah è divenuto un esempio da seguire per molte organizzazioni, una su tutte Hamas: entrambe partendo da presupposti ideologici religiosi finiscono per essere veri e propri movimenti per la liberazione nazionale e sociale, non volendo creare stati islamici, ma facendosi portatori di una nuova visione del mondo del mondo islamico.<br />
In quest&#8217;ottica progressista Hezbollah, in questi ultimi anni, ha di fatto aperto le porte a tutti i libanesi, di qualsiasi credo religioso ed etnia, mostrando così il suo volto popolare, non sono pochi gli esempi di battaglioni composti da drusi o cristiani che sono andati a difendere, insieme a reparti russi, il legittimo governo siriano di Assad da fantocci islamisti a guida yankee-sionista.</p>
<p>E’ fondamentale capire che Hezbollah è l’anello di congiunzione geopolitico, tra il Golfo Persico e il Mediterraneo: i suoi quadri si sono messi a disposizione della Resistenza irachena, del legittimo governo siriano, e della Resistenza palestinese, nonché fornendo assistenza ai resistenti yemeniti.<br />
Ovviamente Hezbollah è nato in un contesto territoriale e sociologico del tutto<br />
estraneo alla cultura europea, ma non per questo non può offrire spunti.</p>
<p>Nel nostro paese infatti la nascita di un Movimento Popolare Progressista, aperto a tutti coloro che sognano un reale cambiamento di sistema è diventato una sorta di sogno, ma non è detto che ciò non si realizzi.<br />
Se nel mondo mediorientale la nascita di Hezbollah è avvenuta anche grazie<br />
all&#8217;invasione dell&#8217;entità sionista ed ad altre macroscopiche contraddizioni di<br />
natura etnica ed economica (il sud del Libano era la parte più arretrata del<br />
paese), nel nostro paese, che viene considerato una democrazia completa, ci<br />
sono tuttavia condizioni economiche e sociologiche che segnano evidenti fratture sociali ed in più abbiamo un&#8217;occupazione militare (le 113 basi yankee) da oltre 75 anni e pertanto con tutti i distinguo del caso ci sarebbero i presupposti per la nascita di un nuovo Movimento.<br />
In conclusione Hezbollah è a oggi il volto nuovo di una &#8220;laicità religiosa&#8221; volta alla liberazione della nazione e dell&#8217;uomo, che non ha pari in Medioriente se non in Siria o Iran ed in tempi passati che si riscontrava anche in paesi come la Libia.</p>
<p><em>Sta di fatto che lotta sociale e lotta di liberazione nazionale vanno di pari<br />
passo, un grande insegnamento, che Hezbollah ha messo in pratica con<br />
successo, una lezione che l&#8217;Europa e l&#8217;Italia in particolar modo ha dimenticato.</em></p>
<p><strong><em>Emanuele Fanesi </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=6717</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL BUCO NERO DELL’ISLAM. (2/2)</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5739</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5739#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2019 09:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Edward W. Said]]></category>
		<category><![CDATA[Hegel]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Kant]]></category>
		<category><![CDATA[Maometto]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Fagan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=5739</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Pierluigi Fagan [ Proveniamo da questa prima parte del ragionamento. In questa seconda parte scenderemo dalle premesse storico-strutturali dell’Islam, alla più stretta attualità incarnata da quel Isis di cui molto si parla e discute. Per la completezza del ragionamento si consiglia di leggere anche le note, sopratutto l’ultima.] PARTE SECONDA: Il potere di ridurre il Molteplice ad Uno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<div>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/dates.gif"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/dates.gif?w=405&amp;h=220" alt="dates" width="405" height="220" data-attachment-id="1927" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/dates/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/dates.gif" data-orig-size="550,299" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="dates" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/dates.gif?w=405&amp;h=220" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/dates.gif?w=550" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Pierluigi Fagan</strong></em></p>
<p>[ <em>Proveniamo da questa <a href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/">prima parte</a> del ragionamento. In questa seconda parte scenderemo dalle premesse storico-strutturali dell’Islam, alla più stretta attualità incarnata da quel Isis di cui molto si parla e discute. Per la completezza del ragionamento si consiglia di leggere anche le note, sopratutto l’ultima.</em>]</p>
<p>PARTE SECONDA: <strong>Il potere di ridurre il Molteplice ad Uno.</strong></p>
<p>Ricostruito il quadro delle linee di significato e di forza dell’Islam storico, possiamo provare a dare una prima interpretazione dei fatti che abbiamo e stiamo osservando nelle cronache recenti, ci riferiamo al problema del fondamentalismo, del terrorismo, delle guerre mediorientali, delle cosiddette primavere, del nuovo califfato dell’Isis (Isil, Is, Da’ish). Per operare questa interpretazione dobbiamo però prima sospendere la presenza, il ruolo ed i condizionamenti e distorsioni che un attore esterno, porta nella dinamica: l’Occidente.</p>
<p>Sia nel bene di coloro che ritengono che ogni cosa che accade nel mondo riguardi chissà perché la nostra civilizzazione, sia nel male di color che ritengono che tutto ciò che accade nel mondo è colpa nostra, gli occidentali trattano l’Islam sempre e solo come una materia la cui forma è data da noi, dai nostri interessi. <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/said-ew_orientalismo1.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/said-ew_orientalismo1.jpg?w=185&amp;h=300" alt="SAID-EW_orientalismo1" width="185" height="300" data-attachment-id="1928" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/said-ew_orientalismo1/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/said-ew_orientalismo1.jpg" data-orig-size="356,577" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;HP Scanjet 8300&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="SAID-EW_orientalismo1" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/said-ew_orientalismo1.jpg?w=185&amp;h=300" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/said-ew_orientalismo1.jpg?w=356" /></a>L’Islam non ha sostanza a sé, ma è sempre trattato come <em>sostanza per noi</em>. Chi scrive non pensa ciò sia sempre errato, anzi. E’ dato storico incontrovertibile che noi ci si sia occuppati ed impicciati fin troppo di quello che succede nell’Islam. Chi scrive già segnalò l’assurdità per la quale noi interveniamo in ogni dove, distorcendo la dinamica storica degli altri e domandava per paradosso cosa saremo noi oggi se una potenza straniera fosse intervenuta nella nostra guerre intestine, nella nostre rivolte e rivoluzioni, nella nostre dialettiche storiche perché preoccupata della piega che stavano prendendo gli eventi, dal “suo” punto di vista. Immaginiamo la civilizzazione “Altri” che interviene in forza nella Parigi del 1789 perché legata in affari o interessi vari alla monarchia regnante. Cosa sarebbe oggi “Occidente” senza quel momento storico, Napoleone, il ’48 e tutte le catene delle loro conseguenze? Come produrre anticorpi se non si prendono malattie? E come si superano le malattie se qualcuno ha interesse a tenerci malati? Quale nevrosi di civiltà (oltre quelle che abbiamo) si manifesterebbero dopo una serie interminabile di coiti interrotti e repressi da un tutore-tiranno, interessato e spesso in conflitto d’interessi, che decide cosa è bene e cosa è male (per lui), noi si faccia?</p>
<p>Dobbiamo quindi dare per assodato che  dietro i fatti di cronaca recente (guerra in Siria, Isis, Libia, curdi etc.) vi siano pupari occidentali ed israeliani che tentano di gestire la loro parte di sceneggiatura, ma una cosa è gestire i fenomeni, altro pensare essi si possano creare in laboratorio. Si fa  torto alle altre civilizzazioni ed alla possibile loro comprensione se di ogni fatto, di ogni dinamica, di ogni significato storico riguardi loro, noi si legga lo sviluppo sempre e soltanto da dietro le lenti distorcenti dell’occhiale occidentale. Così come non si può immaginare che il movimento fondamentalista nasca e si sviluppi del tutto spontaneamente, non si può ridurlo ad una <em>covert operation</em> dei servizi segreti occidentali o israeliani i quali, per altro, ben sanno che i movimenti non si creano dal nulla, si incoraggiano, si sfruttano, si orientano, si usano.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/in-the-harem-gyula-tornai-290x290.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/in-the-harem-gyula-tornai-290x290.jpg?w=640" alt="In-the-Harem-Gyula-Tornai-290x290" data-attachment-id="1929" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/in-the-harem-gyula-tornai-290x290/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/in-the-harem-gyula-tornai-290x290.jpg?w=640" data-orig-size="290,290" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="In-the-Harem-Gyula-Tornai-290×290" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/in-the-harem-gyula-tornai-290x290.jpg?w=640?w=290" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/in-the-harem-gyula-tornai-290x290.jpg?w=640?w=290" /></a>Questa misinterpretazione che a sua volta è una riduzione di complessità, è animata da una sbrigativa passione per la semplificazione dialettica per la quale ci sono A e B, se non A allora B, o A o B. Gli arabi non hanno passioni, sentimenti, ragioni, interessi, trame storiche, sono solo pupazzi che l’Occidente manovra. Così facendo, ci è preclusa la comprensione di cosa potrebbe essere un mondo multipolare, poiché non vediamo gli <strong>attori plurali</strong> che agiscono sulla scena, le loro contraddizioni, la dinamica complessa dei loro interessi e della loro condizioni di possibilità. Invito dunque a riporre per un momento gli occhiali occidentali (stante che essi rimangono nelle nostra costituzione mentale di cui non ci posiamo spogliare se non perdendo la nostra stessa facoltà interpretativa) ed a tentare una interpretazione dei fatti islamici partendo dal loro contesto  e non dalle nostre proiezioni su di esso.</p>
<p>La nostra tesi è che proprio in funzione del futuro, di un mondo sempre più multipolare, quindi ricco di opportunità ma anche di potenziale disordine ed in funzione di due previsioni assai probabili, <strong>l’una</strong> che dice che l’Islam crescerà e di molto, <strong>l’altra</strong> che dice che il potere della ricchezza araba è a termine poiché le fonti energetiche stanno o hanno superato il picco, altre se ne cercano e trovano da altri parti, altre forme di energia prima o poi verranno cercate e trovate, qualcuno nell’area arabo sunnita, lì dove origina il fenomeno islamico, si sta ponendo il problema del suo futuro ordinamento. Questo qualcuno è il centro naturale del fenomeno islamico, cioè il mondo arabo ed all’interno del mondo arabo il centro del centro: il mondo politico e culturale <strong>arabo saudita</strong> quale <strong>buco nero dell’Islam</strong>.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/images-1.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/images-1.jpg?w=640" alt="images (1)" data-attachment-id="1930" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/images-1-2/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/images-1.jpg?w=640" data-orig-size="251,201" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="images (1)" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/images-1.jpg?w=640?w=251" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/images-1.jpg?w=640?w=251" /></a>Buco nero sta qui come metafora delle nuove conoscenze che abbiamo sulle galassie. Sembra infatti che al centro di ogni galassia in rotazione ci sia un buco nero che è anche l’unico oggetto che non ha orbita  e che con la sua enorme massa gravitazionale risulta il perno, il motore immobile intorno al quale tutto il resto ruota, per sfuggire alla fatale attrazione (Aristotele ne giorebbe!). La dialettica (diciamo così) tra la forza gravitazionale e la velocità di fuga crea l’oggetto galassia che è un oggetto in equilibrio dinamico tra la fatale attrazione del centro che inghiotte tutto ed ontologicamente annulla l’oggetto di cui è centro e la spensierata libertà di fuga che però annulla lo stesso l’ontologia dell’oggetto galassia, per dissipazione. Si tratta dunque di vedere i rapporti tra Arabia Saudita e mondo arabo e tra mondo arabo e mondo islamico in dilatazione (che è anche fuga dal punto di vista della purezza del significato di Islam) per vedere il ruolo centrale del buco nero arabo-saudita-hanbalita-wahhabita.</p>
<p>Vediamo allora alcuni eventi recenti con gli occhiali sauditi e non con quelli occidentali, anche se lenti diverse possono pur avere una messa a fuoco coincidente.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/afgh-mmap-md.png"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/afgh-mmap-md.png?w=300&amp;h=211" alt="afgh-MMAP-md" width="300" height="211" data-attachment-id="1931" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/afgh-mmap-md/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/afgh-mmap-md.png" data-orig-size="1030,727" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="afgh-MMAP-md" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/afgh-mmap-md.png?w=300&amp;h=211" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/afgh-mmap-md.png?w=640" /></a>Guerra in <strong>Afghanistan</strong>. In Afghanistan era in corso un tentativo di fondamentalizzazione dopo che la società afghana aveva tentato addirittura la carta del socialismo seguita da una restaurazione di un governo probabilmente manovrato dagli occidentali, invasione dei russi etc. L’Afghanistan si presentava come caso esemplare per tutto il destino degli equilibri islamici nel centro-Asia, nell’area pakistano-indiana, nel confine sunnita (afgano e pakistano) vs quello sciita (Iran) in una zona propensa all’adozione di sincretismi derivanti dall’antichissima tradizione di origini indoeuropee. La fondamentalizzazione un po’grezza dei talebani al-qaedizzati, ad un certo punto è stata sacrificata per dar sfogo alla “comprensibile reazione” all’11 Settembre, stante che in obiettivo si aveva una seconda e più importante mossa:   l’Iraq di Saddam Hussein.</p>
<p>Ecco quindi la guerra all’ <strong>Iraq</strong> in cui c’era un partito, il temibile partito Ba’th, lo stesso del siriano al-Assad, temibile perché panarabo quindi rivolto allo stesso ideale dell’Umma musulmana sebbene secondo un ordinatore politico e non religioso, interreligioso nella fondazione (fondato da un alawita quindi sciita, un cristiano ortodosso ed un sunnita) e temibile poiché orientato almeno all’origine come “socialista”. <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/iraq-mmap-md.png"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/iraq-mmap-md.png?w=300&amp;h=211" alt="iraq-MMAP-md" width="300" height="211" data-attachment-id="1932" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/iraq-mmap-md/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/iraq-mmap-md.png" data-orig-size="1030,727" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="iraq-MMAP-md" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/iraq-mmap-md.png?w=300&amp;h=211" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/iraq-mmap-md.png?w=640" /></a>Oltre al partito c’era anche un leader laico, sebbene sunnita. I rapporti tra laicità e concetto dell’Islam sono assai innaturali dal punto di vista dei fondamenti, ogni laicizzazione o secolarizzazione è possibile, forse per alcuni anche auspicabile ma bisogna riconoscere che dal punto di vista della logica del sistema islamico (che è un sistema con un ordinatore religioso, non politico o economico o militare o culturale che sono i cinque pilastri di ogni forma di civilizzazione) essi sono innaturali ed assai problematici. Ad esempio configgono con il concetto di Umma (dal punto di vista religioso) che è assai più concreto e meno vago dell’ecumene di origine greca o di cristianità. La distruzione dell’Iraq è stata integralmente addebitata all’interesse americano ed in sub-ordine a quello israeliano, ma si ricordi che la materia prima dell’11 Settembre, i presunti attentatori, erano tutti arabo-sauditi.</p>
<p>Poi abbiamo operazioni fondamentaliste occasionali in <strong>India</strong> ed <strong>Indonesia</strong> zone dall’alto contenuto disordinante per la purezza dell’Islam, aree in cui il fondamentalismo ha agito in aperto contrasto alla possibilità di conseguire qualsiasi concreto obiettivo politico che non fosse “l’avvertimento”, il “segno” rivolto più alla comunità islamica generale che non quella specifica.</p>
<p>Segue la sequenza delle cosiddette “primavere arabe”, tutti eventi avvenuti in paesi laici o quasi laici: <strong>Tunisia, Egitto, Libia, Siria</strong>, con tentativi non chiari in <strong>Yemen</strong> e con una onda lunga, subito contenuta, in <strong>Turchia</strong>. Per sbaglio (cioè spontaneamente) si accende anche il Marocco ma nessuno ha reale interesse nel destabilizzare il Marocco e la cosa presto rientra.</p>
<p>Nel mentre, operazioni fondamentaliste sub-sahariane, di monito alle nuove forme islamiche del <strong>Mali</strong>, <strong>Niger, Nigeria<a name="_ednref1" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_edn1"></a><strong>[i]</strong></strong> etc. ed anche rivolte a gli algerini che vanno un po’ per conto loro, nel mentre la versione somala diventa egemone del proprio territorio. Più ci si addentra nel centro Africa (la nuova frontiera dell’espansione islamica) più  il sincretismo tra Islam e culture tribali animistiche è un dato di fatto, tanto inevitabile, quanto sgradevole a gli occhi di chi non concede alla shari’a possibilità adattative ed interpretative, anche perché così perderebbe il controllo del sistema di cui è centro.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/libya-map-tribal-populations.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/libya-map-tribal-populations.jpg?w=294&amp;h=300" alt="libya-map-tribal-populations" width="294" height="300" data-attachment-id="1933" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/libya-map-tribal-populations/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/libya-map-tribal-populations.jpg" data-orig-size="589,600" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="libya-map-tribal-populations" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/libya-map-tribal-populations.jpg?w=295" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/libya-map-tribal-populations.jpg?w=589" /></a>Alcuni casi vanno visti meglio da vicino. Nel <strong>caso</strong> <strong>libico</strong> abbiamo un leader che se vantava a parole, talvolta, l’identificazione totale con l’Islam, nei fatti però era una scheggia impazzita del tutto individuale. Gheddafi più che un laico sembrava addirittura un agnostico-ateo ed oltretutto, al momento dello scoppio della crisi, era impegnato in un ambizioso tentativo di egemonizzare l’islamismo africano in una mixture di black power, anticolonialismo, Islam identitario afro-arabico. Gheddafi era in odio ai sauditi e compagni (Qatar, Emirati) dal celebre scontro tra rialzisti (Iraq, Algeria, Iran, Venezuela) e ribassisti (monarchie del Golfo) nell’Opec anni ’70. Oltretutto pare si fosse messo a vagheggiare un cambio di valuta nella vendita del petrolio.  La Lega araba si riunisce tre settimane dall’inizio delle ostilità in Libia e consente la no fly zone ma non l’intervento militare occidentale, poi però i “golfisti” inviano mezzi e uomini e contribuiscono non poco alla legittimità islamica dell’abbattimento del regime di Tripoli, continuando sino ai giorni nostri a etero-dirigere la distruzione per cannibalizzazione, via tribalizzazione, di ogni forma istituzionale in Libia.</p>
<p>Nel <strong>caso</strong> <strong>egiziano</strong>, i Fratelli musulmani  (che ricordiamolo sono hanbaliti, quindi rivolti all’area del -ritorno ai fondamenti- anche se con metodi e prassi “sociali” e dal basso, invise ai wahhabiti) hanno svolto un ruolo molto periferico nelle rivolte che portarono alla destituzione di Mubarak, salvo poi proporsi come nuovo ordinatore. Morsi viene destituito perché l’Egitto tutto è tranne che fondamentalista, è forse il paese arabo meno islamico ci sia<a name="_ednref2" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_edn2"></a>[ii] . Ricordiamo che l’Egitto è il paese più grande della zona araba, demograficamente parlando, ha l’esercito probabilmente più grande ed efficiente è egemone dal punto di vista della cultura soprattutto civile, popolare, di massa ed anche “alta”.  Dopo 60 anni di oggettiva alleanza tra i Fratelli ed i sauditi, una volta che Morsi esprime la sua presidenza e la sua visione pan arabica ed egalitaria del modello della Fratellanza ecco da parte saudita il repentino cambio d’atteggiamento, l’attivo supporto al colpo di stato militare ed il recente inserimento della Fratellanza nella lista dei terroristi secondo Ryad. Una bella faccia tosta.</p>
<p>Il <strong>caso</strong> <strong>siriano</strong> è il più interessante.   La Siria è un paese a maggioranza sunnita ma con una componente sciita. E’ sciita in particolare, la famiglia del presidente al-Assad (dello stesso partito Ba’th di Saddam), ma di una fazione sciita assai irregolare che ha forti influssi gnostici che crede nelle ipostasi (una vecchia eredità neoplatonica che si ritrova anche nella quaballah ebraica) e puzza di politeismo o enoteismo. <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/syria-opposition-group-map_4fd30d9a50032.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/syria-opposition-group-map_4fd30d9a50032.jpg?w=300&amp;h=213" alt="syria-opposition-group-map_4fd30d9a50032" width="300" height="213" data-attachment-id="1934" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/syria-opposition-group-map_4fd30d9a50032/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/syria-opposition-group-map_4fd30d9a50032.jpg" data-orig-size="721,512" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="syria-opposition-group-map_4fd30d9a50032" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/syria-opposition-group-map_4fd30d9a50032.jpg?w=300&amp;h=213" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/syria-opposition-group-map_4fd30d9a50032.jpg?w=640" /></a>Si ricordi che la Siria fu storicamente, il crocevia intellettuale della tarda antichità, lì dove gnostici anche di origine ermetico – sapienziale egiziana, s’incontravano con neo-platonici di origine greca, cristiani delle origini (non normalizzati, cioè eretici)- mazdei, caldei e mesopotamici di varie forme. Poiché l’Islam è un fenomeno che origina dalle tribù e clan seminomadi meccani, cioè della fetta di penisola araba stretta tra Mar Rosso e deserto (Hijaz) , esso divide il tempo in due: la <strong>Jahiliyya</strong>  ovvero età dell’ignoranza (la primitività) ed il periodo successivo che inizia ai quarantanni del Profeta (circa 610 d.C.). Ne consegue che in tutti i paesi in cui prima del 610 d.C. ci fu cultura, fatti e civiltà di un certo rilievo, si sovrappone un codice che negando ampie porzioni delle radici storiche, crea situazioni precarie e contraddittorie: casi in cui  il diavolo fa la pentola ed anche i coperchi ma non le valvole di sfiato. Egitto e Siria sono casi del genere, casi a cui sono sfuggiti la Turchia per varie ragioni tra cui la diversa identità etnica e la storia ottomana  e l’Iran-Persia che infatti è sciita, in cui la teologia, la giurisprudenza  e i rapporti con l’entità politica e con la stesa filosofia sono ben differenti da quelli in ambito sunnita. Convincere egiziani o siriani che prima del 610 essi erano primitivi ed ignoranti è assai problematico. Tra le fazioni che hanno combattuto al-Assad dalla prima ora, troviamo l’Esercito siriano libero  che ha origini laico-militari (semmai è veramente esistita una realtà non fittizia con queste credenziali, cosa dibattuta);  una variegata miriade di sigle salafite (molte appartenenti o ex-appartenenti al network al-Qaeda) che hanno tutte origine sunnita-fondamentalista e poi il famoso Isis-Isil-Is-Da’ish (noi useremo ISIS per l’identificazione). Cos’è l’Isis?</p>
<p><strong>ISIS</strong></p>
<p>L’ISIS ha compiuto alcuni atti, di cui molti simbolici, di grande significato che noi prenderemo “sul serio”, a cui cioè dedicheremo una curiosità non minimizzante. Per definirlo, non ricorreremo ai vari “dietro le quinte”, incerti, confusi da una fitta nebbia di punti di vista ed interessi eterogenei, ma dal suo fenomeno evidente, da cose che si possono osservare nel suo comportamento manifesto.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/isis_map_oil.png"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/isis_map_oil.png?w=300&amp;h=191" alt="ISIS_map_oil" width="300" height="191" data-attachment-id="1935" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/isis_map_oil/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/isis_map_oil.png" data-orig-size="548,350" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="ISIS_map_oil" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/isis_map_oil.png?w=300&amp;h=191" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/isis_map_oil.png?w=548" /></a></p>
<ul>
<li>Il loro comandante si è proclamato “<strong>califfo</strong>”. Il califfo (a cui corrisponde in ambiente sciita l’imam sebbene questi abbia funzioni parzialmente diverse) è un figura di riferimento di grande importanza per tutto l’ambiente islamico sunnita, quindi per il circa 90% dei musulmani. Egli è il vicario o successore addirittura di Maometto e svolge la funzione di capo militare e politico con limitati risvolti spirituali (non prevedendo l’Islam una centralizzazione ed un clero in fatto teologico) per tutto l’Islam. Ma il califfato (ottomano) termina nel 1924 ed anche in ragione della successiva divisione in stati e nazioni, nessuno si è più sognato di riproporlo poiché il califfato prevede l’unità dell’Umma ovvero l’unità, anche politica, di tutti musulmani quindi il superamento degli stati nazionali e dei relativi poteri ed interessi.</li>
<li>L’organizzazione fonde alcune altre precedenti autonome attraverso la riproposizione del “<strong>Patto dei profumati</strong>” ovvero la riedizione di un mitico accordo tra clan rivali della Mecca, una alleanza federale, addirittura di epoca pre-Maometto che ha un preciso significato nell’immaginario musulmano.</li>
<li>Esso dichiara che prima di scontrarsi con Israele, il nemico da abbattere è Hamas, ritenuto gruppo apostata, inverte quindi la logica dello jihad che prima deve far pulizia dentro l’Islam e semmai dopo rivolgersi ai non islamici<a name="_ednref3" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_edn3"></a>[iii]. Sino ad oggi si è dedicato proprio ai<strong> nemici interni</strong> secondo una certa visione dell’Islam e secondo una strategia che è inversa rispetto ad al-Qaeda.</li>
<li>Dove opera l’Isis viene imposta la <strong>shari’a</strong> più stretta ancorpiù coranica che non sunnitica, secondo la visione hanbalita-wahhabita più estrema. L’Isis non si dichiara salafita e pare che la sua dottrina interna di riferimento sia proprio quella di Abd-al-Wahhab.</li>
<li>Si propone di superare l’accordo Sykes-Picot, accordo coloniale anglo-francese del 1916 che definì più o meno gli attuali confini in cui è divisa l’area (lo stato-nazione è un concetto del tutto refrattario alla logica dell’Umma coranica che ricordiamolo, proviene da tempi animati da tribù seminomadi vagheggianti in gradi spazi aperti). <strong>Superamento dello stato-nazione</strong> previa demolizione controllata degli stati, Umma-califfato, un unico potere politico per una unica moschea per un unico dio.</li>
<li>La capitale del nuovo stato islamico è al-Raqqa, nel nord della Siria e lì vicino accadde qualcosa di molto significativo per la storia dell’islam soprattutto per quanto riguarda la sua divisione. Lì infatti, nella <strong>Battaglia di Siffin</strong> (657) si venne a creare la spaccatura che porterà alla divisione tra la tradizione (minoritaria) sciita e (maggioritaria) sunnita, nonché alla fazione kharigita oggi quasi del tutto scomparsa (e c’è chi accusa ISIS di essere proprio un’incarnazione kharigita che è come accusarli di apostasia, il che nell’Islam è accusa assai grave. Questo qualcuno è al-Qaeda ovvero il progetto fondamentalista perdente che è in disgrazia, superato da quello che chiamiamo Isis, e con quell’accusa vuole screditarlo sul suo stesso terreno, quello della purezza).</li>
<li>Da tutto questo <strong>retroterra simbolico</strong> non è quindi un caso che le concrete azioni di guerra o aggressione si siano rivolte contro il governo iracheno (sciita) e siriano (sciita-alawita), contro ogni minoranza stanziale sul Dar-al-Islam (la terra sacra dell’islam) ovvero cristiani, yazidi, zoroastriani, curdi, la Moschea Giona di Mosul “meta di apostasia”, la tribù Chaitat in Siria ed da ultimo libanesi.</li>
<li>La <strong>presenza su Internet dell’Isis</strong>, secondo gli esperti del settore, raggiunge i picchi di qualità occidentale e dice di una sofisticata e ben organizzata volontà culturale nella loro personale interpretazione della jihad. Dopo siti, bandiere di seta nera, magliette, ci aspettiamo i mouse-pad e le immancabili mugs (tempo di scrivere il pezzo e nel frattempo l’ironia è diventata realtà, <a href="http://www.huffingtonpost.it/2014/09/04/isis-mania-propaganda-jihadista-gadget_n_5764822.html?utm_hp_ref=italy">qui</a>).</li>
</ul>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/la_follia_dell039islam_quotmalatoquot_dell039_isis-_strage_di_donne_e_bambini-5356.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/la_follia_dell039islam_quotmalatoquot_dell039_isis-_strage_di_donne_e_bambini-5356.jpg?w=300&amp;h=187" alt="la_follia_dell039islam_quotmalatoquot_dell039_isis._strage_di_donne_e_bambini-5356" width="300" height="187" data-attachment-id="1936" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/la_follia_dell039islam_quotmalatoquot_dell039_isis-_strage_di_donne_e_bambini-5356/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/la_follia_dell039islam_quotmalatoquot_dell039_isis-_strage_di_donne_e_bambini-5356.jpg" data-orig-size="620,387" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="la_follia_dell039islam_quotmalatoquot_dell039_isis._strage_di_donne_e_bambini-5356" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/la_follia_dell039islam_quotmalatoquot_dell039_isis-_strage_di_donne_e_bambini-5356.jpg?w=300&amp;h=187" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/la_follia_dell039islam_quotmalatoquot_dell039_isis-_strage_di_donne_e_bambini-5356.jpg?w=620" /></a></p>
<p>Sappiamo dell’alto livello organizzativo di questa entità, il suo manifestarsi quasi all’improvviso e già bella matura, dotata di belle divise uniformi ed armamenti sofisticati e pronta ad una operatività non spontaneistica, sappiamo della sua ricchezza e sappiamo che dietro ci sono capitali del Golfo, interessi americani e forse anche israeliani, connivenze turche. Ma a noi interessa domandarci <strong>a quale concreto progetto, tutto ciò fa capo?</strong> Un progetto che “parla” all’Islam non in maniera improvvisata, ben motivata, ben dentro la complessità culturale che lo connota, con piani precisi, con uno sforzo continuo nell’usare “simboli” e costruire quindi una grande narrazione che ha un fine non campato per aria ma solide radici e che va incontro ad un problema tutt’altro che inattuale: come dare senso unico alla molteplicità espansiva dell’Islam contemporaneo e futuro? <em>Quale autorità unica, per una unica moschea che risponda all’ordinamento dato dalla religione del dio unico?</em></p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/article-2674736-1f46221200000578-100_634x381.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/article-2674736-1f46221200000578-100_634x381.jpg?w=300&amp;h=180" alt="article-2674736-1F46221200000578-100_634x381" width="300" height="180" data-attachment-id="1937" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/article-2674736-1f46221200000578-100_634x381/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/article-2674736-1f46221200000578-100_634x381.jpg" data-orig-size="634,381" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="article-2674736-1F46221200000578-100_634x381" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/article-2674736-1f46221200000578-100_634x381.jpg?w=300&amp;h=180" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/article-2674736-1f46221200000578-100_634x381.jpg?w=634" /></a></p>
<p>= 0 =</p>
<p>La domanda è retorica perché la risposta è stata premessa ed è la nostra tesi che <strong>l’Arabia Saudita</strong> (con alcune altre monarchie del Golfo) abbia un disegno egemone (imperiale diremmo in occidente) ben chiaro. Unire e controllare omogeneizzandole le realtà arabo sunnite. Omogeneizzare significa preventivamente disciogliere le strutture statali (<strong>Iraq, Libia, Siria</strong>), obiettivo che ha molti interessati nelle regione (tra cui Israele) ed anche fuori (gli USA, l’UK, la Francia). Già si è operato e si sta operando per spaccare le strutture della Libia, della Siria e dell’ Iraq<a name="_ednref4" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_edn4"></a>[iv] , poi potrebbe essere la volta della <strong>Giordania</strong> tenuto conto che tra la famiglia saudita-wahhabita quali custodi di Mecca e quella hashemita giordana vi è una storica competizione per rivendicare il diritto all’eventuale califfato. Ma anche il <strong>Libano</strong> poiché si sta cercando un solido sbocco al Mediterraneo (inversione dei flussi petroliferi?). Si potrebbe poi vedere cosa succede allo <strong>Yemen</strong> (dove c’è da sistemare la faccenda degli huthi sciiti) ed all’<strong>Oman</strong> (dove c’è da sistemare gl’ibaditi-kharigiti), sempre che non torni d’attualità l’altro bersaglio grosso  ovvero l’Egitto o l’Algeria.</p>
<p>La strategia sembra quindi voler porre l’Isis oltre che come costruttore del califfato anche  come <strong>punto di riferimento per l’intera galassia fondamentalista</strong> trans-islamica, di modo da orientare questa nelle operazioni in tutto l’Islam anche il più eterodosso e con ciò, tenere a bada ogni eventuale eccentricità. Isis sembra essere un progetto 2.0 che supera ed evolve quello di Al-Qaeda con la quale, infatti, è in concorrenza. Isis bada all’Islam più che all’Occidente ed è una struttura compatta invece che federativa. Controllare o provocare in remoto, eventi africani, caucasici e quindi anche russi, centroasiatici e quindi anche cinesi, indo-asiatici e fornire un modello identitario forte per i musulmani occidentali, il suo scopo. <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/branding-terror-hr21.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/branding-terror-hr21.jpg?w=233&amp;h=300" alt="Branding-Terror-HR21" width="233" height="300" data-attachment-id="1938" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/branding-terror-hr21/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/branding-terror-hr21.jpg" data-orig-size="1369,1761" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Branding-Terror-HR21" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/branding-terror-hr21.jpg?w=233&amp;h=300" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/branding-terror-hr21.jpg?w=640" /></a>Già si manifestano molte defezioni dal sistema al-Queda in favore del nuovo sistema Isis i cui relativi successi stanno catalizzando tutti i giovani musulmani sia dell’Islam interno, sia coloro che ne vivono fuori. Un modello storicamente fondato, credibilità del poter perseguire il progetto e di poterlo offrire come alternativa concreta, come “cosa che si può (e deve) fare”, ora e qui.</p>
<p>Il califfato sarebbe la premessa di un porre il potere sul mondo arabo mediorientale in mani saudite/golfo (basato sullo standard dei “fondamentali” islamici), relativizzando Turchia (che pure partecipa ma con sue ragioni strategiche a questo primo tratto di sviluppo della strategia in Siria), Iran ed Egitto, depotenziando i due pericolosi confinanti, smembrandoli (Siria e Iraq), ed acquisendo anche nuovo petrolio e sopratutto un altra ricchezza poco notata nei commenti, acqua, molta acqua. Garantire all’Arabia Saudita un ampio potere politico ed un deciso peso geopolitico in chiave multipolare, visto che il suo peso economico-finanziario potrebbe ridursi e quello demografico è irrisorio e gonfiato da autodichiarazioni ed immigrati-schiavi. Questo obiettivo dell’unione dei sunniti “veri”, va preso come un “tendere a…”, non cioè come cosa che si realizzerà nella sua compiutezza, non certo tutto realistico ed immediato e certamente ad un certo punto, l’Isis sarà formalmente sacrificato (almeno in SyrIraq) come già lo furono i talebani, per permettere all’Arabia Saudita di comparire in prima persona o tramite un potere sunnita tradizionalista locale, appena più presentabile dei tagliatori di gole. Lungo questa via, l’istituzione di uno stato (califfale) che spacchi Siria ed Iraq (portando alla definitiva tripartizione sciiti-curdi-sunniti), sarebbe già un grande successo, un precedente, un modello, un segnale che in questo riassestamento epocale della zona, avrebbe una importante valenza “culturale”.</p>
<p>L’ISIS non è che il braccio operativo di questa strategia, quanto sta accadendo non è che il deployment di questa stessa strategia. Controllare riformulandolo il cuore arabo a guida Hijaz, di modo che questo possa provare a controllare l’Islam. <strong>Ridurre il Molteplice all’Uno, far ruotare la galassia intorno al buco nero</strong><a name="_ednref5" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_edn5"></a>[v] .</p>
<p>Tentano di farlo usando l’ordinatore religioso, il più universale e profondo ma anche il meno determinante (il meno preciso). Intendono farlo usando l’ordinatore in versione originaria, semplificata, tradizionale, fondamentale ma queste qualità derivano da un periodo storico più semplice, un periodo storico che aveva una struttura oggi irripetibile. Dall’analfabetismo di Maometto al suo essere l’ultimo, il “sigillo dei profeti” colui che chiude per sempre la serie, dal giustificare la rivelazione come ultimo avvertimento di un Dio stanco di non esser ascoltato e mal interpretato alla diffidenza per la stessa teologia speculativa (per non dire della filosofia di cui gli arabi hanno intuito meglio dei greci stessi, il potere antagonista vs la fede), <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/saudi-arabia-flag.gif"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/saudi-arabia-flag.gif?w=300&amp;h=203" alt="saudi-arabia-flag" width="300" height="203" data-attachment-id="1939" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/saudi-arabia-flag/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/saudi-arabia-flag.gif" data-orig-size="390,265" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="saudi-arabia-flag" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/saudi-arabia-flag.gif?w=300&amp;h=203" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/saudi-arabia-flag.gif?w=390" /></a>dall’assenza di clero ai limiti ermeneutici autoimposti di continuo nella storia dei rapporti tra testo-fede e comportamenti concreti, la struttura di questa interpretazione che vuol ordinare il Molteplice all’Uno tenuto saldamente in mano dai Pochi (i clan dominanti l’Hijaz arabo) è la stessa di chi vuol fare di tutto il mondo un mercato in mano a coloro che detengono le fiches del gioco (i clan banco-finanziari occidentali). Ma questa tendenza che come abbiamo visto ha antecedenti storici profondi, è sistematicamente avversata dall’altra, la diversificazione per adattamento a contesti storico-locali eterogenei, la dialettica irriducibile si riproporrà e dal rimbalzo all’Uno, ci si può aspettare un contro rimbalzo al Molteplice.</p>
<p>Questa strategia è una <strong>riduzione ad Uno</strong> della quale non si può discutere nulla, quindi <strong>integrale</strong>, è una struttura che vuole ordinare il Tutto, quindi <strong>totalitaria</strong>.  Siamo sempre e sempre di nuovo alla stessa struttura fondamentale della riduzione di complessità, Pochi vs Molti, una struttura che sebbene la si voglia vestire di religione o di economia o di forza militare o di sapienza è intrinsecamente sempre e soltanto una struttura politica. Relativa cioè ai modi in cui le persone regolano la loro convivenza. E’ questa struttura che oggi entra in fatidica tensione, qui come in Occidente ed entra in tensione perché l’ambiente umano e quello fisico che l’umano ospita ha raggiunto livelli di complessità oggettiva forse non più così meccanicamente riducibili. Anche i clan del’Hijaz come quelli di Wall Street (che non a caso sono grandi amici) vanno incontro a grandi falcate verso una possibile crisi adattativa e noi con loro, fintanto che a loro delegheremo la decisione su i modi di stare al mondo. La riduzione all’Uno è un po’ come il ritirarsi delle acque prima dell’onda di tsunami, è il ritorno ai fondamentali, alle origini, alle certezze dell’ordine semplificato, prima del liberarsi di una nuova fase storica.</p>
<p>La <strong>multipolarizzazione planetaria</strong> è il nuovo scenario al quale andiamo incontro. Come gli anglosassoni tentano il ricompattamento dell’Occidente, un ritorno ai fondamentali ed alle identità-storico culturali ispira tanto i russi-ortodossi, quanto gli arabi-sunniti, ma anche gli indiani del nazionalismo hindu e presto anche gli altri asiatici. Ognuno si sta apprestando a definirsi e compattarsi, prima di affrontare le nuove e complesse relazioni esterne. Le frizioni tra i bordi di queste nuove zolle storico-culturali saranno i primi effetti di questa ripresa della geo-storia e forse molte entità fragili che si trovano su i bordi si spaccheranno. Che alla lunga fase dell’ordinarsi planetario secondo i principi dell’economia, faccia seguito una fase più complessa che includa l’ordinarsi secondo principi religioso-culturali può essere un bene come un male. La differenza sarà data da quanto l’unico principio in grado di ordinare il nuovo e complesso mondo, avrà possibilità di esprimere una sua logica autonoma: <strong>il principio politico</strong>.</p>
<p>Ma il principio politico non può agire se non a seguito di una teoria, una nuova teoria-mondo che oggi né esiste, né sembra avere tradizioni. E se non si vedono costrutti culturali politici rivolti all’esterno, non si notano neanche quelli rivolti all’interno. Decenni di ordinamento economico occidentale hanno desertificato la teoria politica rivolta agli stati ed all’autorganizzazione dei popoli. Il sistema parlamentar-liberale è ancillare rispetto al sistema economico è sconta quindi una debolezza intrinseca, quello social-comunista è stato diroccato dalla storia, quello democratico è inquinato e corrotto e nella sua forma originaria (la democrazia diretta e diffusa) è sconosciuto e dimenticato dai più. Trionfa quindi dappertutto il ritorno ai Pochi, che siano oligarchi econo-finanziari o aristocrazie di partito o di etnia o di fede o militari. E’ questo trovarsi in una situazione del tutto nuova e del tutto inedita che intendiamo, quando parliamo del <strong>problema di “adattamento alla complessità”</strong>. Stiamo per affrontare qualcosa di molto nuovo e sconosciuto, ritirandoci in qualcosa di molto vecchio e tradizionale. All’incipiente disordine, si reagirà con un irrigidimento progressivo verso l’alto dei vari sistemi geo-cultural-politici, che è l’esatto contrario di quanto dovrebbe fare un sistema per adattarsi ad un ambiente sempre più complesso.</p>
<p>A questo problema abbiamo dedicato gran parte delle ricerche qui pubblicate ed ad esso continueremo a dedicare le nostre attenzioni e sforzi di comprensione ed analisi. Le cronache del mondo nuovo sono appena all’inizio.</p>
<p>(Fine. 2/2)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Arabia Saudita in breve:</strong></p>
<p>L’Arabia Saudita è uno stato islamico (l’unico propriamente tale, fino ad oggi) basato su un monarchia assoluta ereditaria, basata su una unica famiglia che in “intima riunione” stabilisce la successione e la cui “costituzione” è la shari’a. Non si svolgono elezioni, non vi sono partiti, sindacati, possibilità di manifestare. Gran parte della sua popolazione era nomade o seminomade ancora negli anni ’60 del ‘900.<br />
<a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/opecoilreserves_share_of_world_crude_reserves.png"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/opecoilreserves_share_of_world_crude_reserves.png?w=300&amp;h=181" alt="OPECOilreserves_share_of_world_crude_reserves" width="300" height="181" data-attachment-id="1954" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/opecoilreserves_share_of_world_crude_reserves/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/opecoilreserves_share_of_world_crude_reserves.png" data-orig-size="760,460" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="OPECOilreserves_share_of_world_crude_reserves" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/opecoilreserves_share_of_world_crude_reserves.png?w=300&amp;h=181" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/opecoilreserves_share_of_world_crude_reserves.png?w=640" /></a>E’ vietato ogni altro culto che non sia islamico, l’apostasia è perseguita con la condanna a morte. E’ il 45° stato per popolazione (ma più di un quarto sono immigrati soprattutto filippini e come tutti gli altri immigrati in condizione praticamente schiavile) ma il 9° per spesa militare, il secondo per rapporto tra spesa militare e popolazione dopo gli USA. Mentre <strong>la popolazione aumenta, i proventi delle vendita del petrolio diminuiscono</strong>. Il reddito pro-capite ha registrato il record storico di contrazione da quando esistono tali registrazioni, passando dai 25.000 US$ del 1980 a gli 8.000 del 2003. Facenti parte del corpo statale i mutawwi’in, commissari per la propagazione della virtù e la prevenzione del vizio, una <strong>polizia religiosa</strong>. Non è ovviamente rispettata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la pena di morte per decapitazione è stata eseguita 26 volte solo nello scorso Agosto 2014, non sempre si tengono processi a riguardo e l’intera procedura giudiziaria è assai opaca. Sono regolarmente comminate la fustigazione, il taglio di piedi e mani, secondo Amnesty International e Human Rights Watch è regolarmente applicata la tortura. L’Arabia Saudita è stata tra le ultime nazioni a dichiarare illegale la schiavitù (1962) sebbene il Dipartimento di stato degli USA affermi che ancora oggi l’AS sarebbe il 3° paese in graduatoria per questo tipo di commercio.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/1280px-worldwide_military_spending_2005_horizontal-svg.png"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/1280px-worldwide_military_spending_2005_horizontal-svg.png?w=300&amp;h=188" alt="1280px-Worldwide_military_spending_2005_(horizontal).svg" width="300" height="188" data-attachment-id="1941" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/1280px-worldwide_military_spending_2005_horizontal-svg/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/1280px-worldwide_military_spending_2005_horizontal-svg.png" data-orig-size="1280,804" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="1280px-Worldwide_military_spending_2005_(horizontal).svg" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/1280px-worldwide_military_spending_2005_horizontal-svg.png?w=300&amp;h=188" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/1280px-worldwide_military_spending_2005_horizontal-svg.png?w=640" /></a></p>
<p>L’Arabia Saudita è il primo produttore mondiale di petrolio, quindi è il dominus dell’OPEC, è stimata avere il 25% delle riserve mondiali di greggio ed è 6a per riserve di gas. Fu l’Arabia Saudita per prima (1973) ad accettare la richiesta USA di adottare il dollaro come moneta unica di riferimento per gli scambi petroliferi, l’OPEC seguì due anni dopo, dollari poi convertiti in debito pubblico americano e protezione militare per i pozzi del Golfo.</p>
<p>Dopo aver lungamente brigato per farvi parte, l’Arabia Saudita ha rifiutato l’anno scorso, il seggio che le era stato offerto (!) al Consiglio di sicurezza dell’ONU come membro non permanente. L’AS non scambia informazioni fiscali ma ciò non l’ha portata nelle black list che del resto sono state abolite nel 2012, assieme alle grey ed alla grey-dark (con l’eccezione di Nauru e Guatemala).</p>
<p>La commissione Camera e Senato USA che redasse il Rapporto sull’11 Settembre si vide secretare da Bush, 28 delle 838 pagine. Nel 2003 una lettera bipartisan di 46 senatori che citavano l’ipotetico coinvolgimento della Arabia Saudita (ripetendo ciò che insinuava certa stampa che poi sarebbe il New York Times) ne richiesero la divulgazione, invano.  Ora, c’è una richiesta più formale di un senatore democratico ed un repubblicano che ha definito la lettura della parte secretata “scioccante”. La richiesta verrà reiterata pubblicamente dai due assieme all’organizzazione dei parenti delle vittime, il prossimo 11 Settembre (2014).</p>
<p>Concludiamo con cronaca degli ultimi giorni ricordando che secondo i sauditi che hanno reso apposita dichiarazione alla fine di Agosto basate su un rinvenuto “laptop dell’Apocalisse” in Siria, organizzazioni terroristiche islamiche si appresterebbero a compiere attacchi biologici in UE ed USA. Avvertimento o minaccia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>= = = = =</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a name="_edn1" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_ednref1"></a>[i] La penetrazione africana che crea disordine e caos certo verrà guardata con occhi benevoli da coloro che vogliono contrastare l’altra penetrazione africana, quella cinese.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/14732_hussein-taha.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/14732_hussein-taha.jpg?w=640" alt="itahahu001p1" data-attachment-id="1942" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/itahahu001p1/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/14732_hussein-taha.jpg?w=640" data-orig-size="241,300" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;itahahu001p1&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="itahahu001p1" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/14732_hussein-taha.jpg?w=640?w=241" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/14732_hussein-taha.jpg?w=640?w=241" /></a></p>
<p><a name="_edn2" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_ednref2"></a>[ii] Segnalo tre cose su questa affermazione un po’ stentorea: la prima è che c’è l’Egitto del deserto, quello nilotico e quello delle città, quello del nord e quello del sud e quindi dire “L’Egitto è…” è sempre problematico. La seconda è un letterato egiziano <strong>Taha Husayn</strong> il quale scrisse il celebre “Sulla poesia pre-islamica” nel 1926. Husayn sostenne, non senza fondate ragioni, che la radice egiziana affondava nel lungo periodo della civiltà faraonica che a sua volta aveva forti legami con quella greca. E’ questa tra l’altro una tesi sviluppata nel celebre <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Atena_nera">Atene Nera</a> da M. Bernal,  tesi impopolare tanto nel mondo arabo che in quello occidentale i quali si vivono come naturalmente contrapposti. In ciò si può vedere la dinamica per la quale  quando c’è la volontà di unirsi non c’è limite alla fantasia che crea genealogie comuni del tutto inventate e le teorie diventano fatti, quando invece ci sono reali radici comuni ma c’è la volontà opposta, i fatti diventano teorie. In sostanza Husayn sosteneva che la radice egiziana non è islamica e l’Islam è una sovrapposizione. Da cui l’islamismo storicamente problematico degli egiziani. Husayn fu anche Ministro dell’Educazione dal 1950 e in quanto tale affermò obbligatorietà e gratuità dell’insegnamento scolastico primario ( egli era cieco dall’età di tre anni, ma come spesso accade in questi casi, forse ci vedeva meglio di altri…). Husayn è l’equivalente di Satana per i salafiti. La terza è che dall’Egitto non è provenuta nessuna delle quattro scuole giuridiche storiche per i sunniti, ma deriva il revival neo-salafiyya, il pensatore <strong>Sayyid Qutb</strong> (1906-1966) a cui si rivolgono spesso le radici teoriche di molte organizzazioni salafite (con più o meno ragione è da vedere) ed il movimento dei Fratelli Musulmani che è di ambito hanbalita. A dire che la complessità egiziana è irriducibile e che si manifesta in un arco che dalla relativizzazione dell’Islam arriva fino alle punte più fondamentaliste, segno di fragilità delle convinzioni basilari islamiche, che è quanto volevamo sostenere nella dichiarazione forse un po’ troppo stentorea.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sayyid-qutb.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sayyid-qutb.jpg?w=300&amp;h=205" alt="sayyid-qutb" width="300" height="205" data-attachment-id="1943" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/sayyid-qutb/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sayyid-qutb.jpg" data-orig-size="335,230" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="sayyid-qutb" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sayyid-qutb.jpg?w=300&amp;h=205" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sayyid-qutb.jpg?w=335" /></a></p>
<p>In Egitto, tra XIX° e XX° secolo, si formò il <strong>movimento culturale Nahda</strong> che portò alla nascita dei primi giornali, ai movimenti femministi (!), al nazionalismo arabo e pan-arabo (anche in Siria, Libano), alla ripresa della filosofia, della scienza, della riflessione giuridica, della letteratura, delle prime forme di coscienza anti-coloniale.</p>
<p><a name="_edn3" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_ednref3"></a>[iii] In questo senso è interessante la cartina del futuro califfato, distribuita recentemente dall’Isis. In Occidente ci si è divertiti e preoccupati di vedere la Spagna ed i Balcani  inclusi nei sogni jihadisti e i furbi dietro l’operazione, conoscendoci, hanno anche dichiarato che arriveranno a San Pietro. Hanno titillato la nostra paranoia del feroce Saladino-Mira Lanza. In realtà, l’informazione contenuta nella cartina è interessante per come hanno diviso l’Islam. Platone diceva che l’essere va tagliato come il macellaio taglia la carne, lungo le sue linee di minor resistenza ovvero separando le parti che hanno più consistenza in sé. Così la cartina mostra quello che dicevamo all’inizio, le aree storico-culturali che dividono i vari Islam non secondo la recente partizione coloniale e stato nazionale, ma secondo la storia reale, dura,  concreta e di lungo periodo. Chi l’ha fatta sa bene di cosa parla e a chi si rivolge.</p>
<p><a name="_edn4" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_ednref4"></a>[iv] I confini dei paesi arabi mediorientali usciti dagli accordi Sykes-Picot sono notoriamente instabili. <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sykes-picot-map-in-1916.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sykes-picot-map-in-1916.jpg?w=300&amp;h=300" alt="sykes-picot-map-in-1916" width="300" height="300" data-attachment-id="1944" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/sykes-picot-map-in-1916/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sykes-picot-map-in-1916.jpg" data-orig-size="600,600" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="sykes-picot-map-in-1916" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sykes-picot-map-in-1916.jpg?w=300&amp;h=300" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/sykes-picot-map-in-1916.jpg?w=600" /></a>Quelli tra Siria ed Iraq, da sempre quantomeno porosi, praticamente inesistenti. Spaccare l’Iraq in tre è una vecchia idea americana e non vedrebbe che d’accordo l’Arabia Saudita, poco o nulla potrebbe e forse vorrebbe  fare l’Iran, tantomeno i curdi a cui anzi, si potrebbe regalare anche una forma di autonomia pre-nazionale da usare anche contro l’Iran (esiste un Kurdistan nel nord dell’Iran) ed utile anche per tenere sottopressione le arditezze di Erdogan. La nostra analisi è a grana grossa ma le cose mediorientali hanno una complessità frattale che si riproduce a varie scale, fino alle più piccole, fino alla grana finissima come la sabbia del loro deserto fatto di roccia, vento e tempo. A dire che se questa è l’intenzione che intravediamo, non è detto che avrà vita facile. Coloro che ad oggi sono alleati oggettivi e financo forze interne al mondo Isis, domani potrebbero rivelarsi con un diverso disegno. E’ il caso ad esempio, dei molti militari iracheni ex-Saddam che forse vogliono solo raggiungere una posizione di forza contro la parte sciita con cui poi trattare, ma non sciogliere l’Iraq o spezzarlo come è nei piani Isis. Sta di fatto, che l’invenzione dell’Iraq tri-etnico (curdi, arabi, iranici) è una creatura simile all’ircocervo e non poteva venire in mente che ai presuntuosi, quanto ignoranti (o diabolicamente perversi), geografi coloniali inglesi e che una struttura così improbabile è certo destinata a spaccarsi.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/120720125744-prince-bandar-bin-sultan-bin-abdulaziz-story-top.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/120720125744-prince-bandar-bin-sultan-bin-abdulaziz-story-top.jpg?w=300&amp;h=168" alt="120720125744-prince-bandar-bin-sultan-bin-abdulaziz-story-top" width="300" height="168" data-attachment-id="1945" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/120720125744-prince-bandar-bin-sultan-bin-abdulaziz-story-top/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/120720125744-prince-bandar-bin-sultan-bin-abdulaziz-story-top.jpg" data-orig-size="640,360" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="120720125744-prince-bandar-bin-sultan-bin-abdulaziz-story-top" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/120720125744-prince-bandar-bin-sultan-bin-abdulaziz-story-top.jpg?w=300&amp;h=168" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/09/120720125744-prince-bandar-bin-sultan-bin-abdulaziz-story-top.jpg?w=640" /></a></p>
<p><a name="_edn5" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/#_ednref5"></a>[v] Il nostro ragionamento non è originale, molte fonti hanno segnalato la presenza e il ruolo dell’Arabia Saudita nella faccenda di cui abbiamo parlato. Quello che cambia, nel nostro caso, è la convinzione che l’AS non sia un finanziatore, un ambiguo fiancheggiatore, un indiretto protettore, un demiurgo a cui è sfuggito di mano il mostro, come certi commentatori sembrano voler accreditare (dall’Aspen Institute in giù)  ma il cervello che ha pensato tutta l’operazione, la strategia ed ha curato l’avvio delle operazioni, continuando a dirigerle in prima persona. All’Ottobre 2013, l’ambasciatore siriano in Giordania, Benjat Suleiman, ebbe a dichiarare che il vero capo di al-Qaeda era il principe <strong>Bandar bin Sultan</strong>, dichiarazione ripetuta dall’ex primo ministro iracheno (sciita) al-Maliki al Marzo di quest’anno. Il personaggio ha un bel curriculum che trovate <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bandar_bin_Sultan">qui</a> e che vi suggerisco caldamente di leggere. Un ben informato punto sulla situazione recente <a href="http://www.lastampa.it/2014/08/28/blogs/underblog/isis-le-foto-del-senmc-cain-obama-i-neocon-e-altri-retroscena-PX0lTKSMjngBesC1x9t0JI/pagina.html">qui </a>(si consiglia un giretto nel blog della giornalista della Stampa, davvero completo e ben informato). Un ben informato punto sulle origini ideologico-storiche dell’Isis (nonostante la mia diffidenza verso fonti inglesi e viepiù da parte di agenti MI-6, quanto riportato risulta dalla stessa ricerca indipendente sin qui esposta) in chiave Arabia Saudita – Isis, <a href="http://www.huffingtonpost.com/alastair-crooke/isis-wahhabism-saudi-arabia_b_5717157.html">qui</a>. Certo, l’articolo sembra dar retta ad un presunto dualismo arabo-saudita, come la versione ufficiale di “privati”, “forze interne” al regno siano i finanziatori occulti dell’Isis, tende ad accreditare. Dal parziale occultamento di Bandar, all’elevazione delle pene per i jiahdisti sauditi che volessero tornare in patria, fino al spontaneo finanziamento di una struttura ONU che si occupa di terrorismi, all’aver “scoperto” attentatori Isis interni che si apprestavano a far saltare pozzi sauditi, l’AS sembra voler mostrarsi per ciò che non è, in una escalation di improvviso “ripensamento e distanziamento”. <a href="http://www.huffingtonpost.com/alastair-crooke/isis-aim-saudi-arabia_b_5748744.html">Questa </a>seconda parte dell’articolo di Alastair Crooke entra nel dettaglio di questa ipotesi di un conflitto intestino al mondo wahhabita, ipotizzando addirittura un cambio di dinastia come obiettivo Isis, ovvero prendere il posto di casa al-Sa’ud. Chi scrive è diffidente sull’ipotesi del dualismo, chi detiene il potere in AS (un potere totalitario a cui non credo possa sfuggire qualcosa di così evidente) sa perfettamente cosa stia succedendo, perché sembra proprio che lo stia facendo succedere lui stesso in conseguenza di ben precisi interessi strategici. Tale strategia ha chiari e lampanti motivazioni, ha fatti non difficili da reperire per chi ha una volontà di ricerca minimamente indipendente, ha chiari precedenti nei coinvolgimenti dell’AS nelle primavere arabe, nei finanziamenti a vari jihadisti inclusa la prima fase di al-Qaeda, nella cosciente delega a Bandar di “creare e risolvere” la crisi siriana (delega benedetta dagli ambienti neo-con americani di cui Bandar è grande amico), nell’oggettiva convergenza ideologica di lungo corso con i promotori dello stato islamico Syria-Iraq che sembra proprio stiano realizzando null’altro che un progetto wahhabita piantato nel DNA di casa Al Sa’ud. Altresì, l’ipotesi della “serpe in seno” per la quale Isis starebbe coltivando un progetto di rivoluzione islamica ai danni della casa Al-Sa’ud, ci sembra poco realistico sul piano internazionale. Davvero Crooke pensa che gli USA, la sua UK, la Francia e le altre golfo-monarchie, per non dire dell’Iran, della Turchia, dell’Egitto, della Russia etc. permetterebbero ai tagliagole di impossessarsi delle riserve petrolifere planetarie? Queste versioni delle due Arabia Saudite a me paiono assai di comodo. Tendono ad accreditare una casa regnante con vocazioni moderniste che francamente non ci risultano se non come operazioni limitate e di facciata, mentre ci risultano nove interrotti anni di Bandar bin Sultan a capo del National Security Council.</p>
<p>L’iscrizione dell’Arabia Saudita a “stato canaglia”, per coloro a cui piace usare questa categoria, dovrebbe esser  oggettiva ma l’oggettività è sempre relativa, specie se il giudicante dipende geo-strategicamente  dal fatto che deve giudicare o a livello individuale dagli interessi del suo committente.</p>
<h2><a href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/">https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/</a></h2>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=5739</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL BUCO NERO DELL’ISLAM (1/2)</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5736</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5736#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2019 09:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Corano]]></category>
		<category><![CDATA[Hegel]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Kant]]></category>
		<category><![CDATA[Maometto]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Fagan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=5736</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Pierluigi Fagan   Lo studio è diviso in due parti, una storico-ideologica, l’altra proietta le questioni storiche sulle vicende contemporanee. PARTE PRIMA: Ermeneutica e potere ovvero chi interpreta cosa. L’Islam è quella parte di mondo che si riconosce nella religione musulmana (1,5 miliardi di individui, in crescita) ma i diversi complessi culturali interpretano diversamente questo fatto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<div>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/islmap.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/islmap.jpg?w=554&amp;h=292" alt="islmap" width="554" height="292" data-attachment-id="1901" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/islmap/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/islmap.jpg" data-orig-size="744,391" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="islmap" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/islmap.jpg?w=554&amp;h=292" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/islmap.jpg?w=640" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Pierluigi Fagan  </em></h2>
<div>
<p><strong><em>Lo studio è diviso in due parti, una storico-ideologica, l’altra proietta le questioni storiche sulle vicende contemporanee.</em></strong></p>
</div>
<p>PARTE PRIMA: <strong>Ermeneutica e potere ovvero chi interpreta cosa</strong>.</p>
<p><strong>L’Islam</strong> è quella parte di mondo che si riconosce nella religione musulmana (1,5 miliardi di individui, in crescita) ma i diversi complessi culturali interpretano diversamente questo fatto a seconda della loro geografia e del retaggio storico che gli appartiene. Abbiamo così l’Islam indonesiano, quello afgano-pakistano, quello centro-asiatico e turco, quello iranico, quello arabo mediorientale-egiziano a sua volta divisibile in almeno quattro tradizioni, quello arabo nord-africano (Maghreb), quello medio-africano (Sahel). Tutto però parte da un fatto collegato ad un testo ed il fatto (la predicazione del profeta Maometto) ed il testo (il Corano che ricordiamo è parola diretta di Dio, trasferita al medium  Maometto dal messaggero che è l’Arcangelo Gabriele) hanno una ben precisa radice storica. Questa è la cultura seminomade delle tribù del deserto che si concentravano periodicamente lì dove oggi c’è l’Arabia Saudita ed in particolare la sua parte occidentale che si affaccia sul Mar Rosso,l’Hijaz. Il senso storico di quanto avvenne con Maometto, fu la creazione di un Uno (l’Umma, la comunità dei musulmani) ad unire la molteplicità irriducibile delle configurazioni clanico-tribali, attraverso l’adozione comune di un ordinatore religioso di stampo strettamente monoteistico . La dialettica tra unità e concorrenza inter-tribale segna la fondazione dell’Islam e si perpetuerà nei secoli come oscillazione tra i due poli, sino ai giorni nostri. L’Islam è quindi una religione geo-storicamente determinata anche se, come tutte le grandi religioni, ha aspirazioni universali.</p>
<p>L’intera struttura della relazione tra il concetto del Corano e le genti che vi hanno fatto riferimento, si può individuare nella dialettica non componibile tra l’Uno ed il Molteplice. Dialettica non componibile significa perenne oscillazione tra i due poli dialettici, l’andare e venire di forme unificanti e dividenti, singolari e plurali, semplificate e complesse. Questa dialettica non è stata fino ad oggi composta anche se non è detto non lo possa essere in futuro.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/allah-islam-25006535-1600-1200.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/allah-islam-25006535-1600-1200.jpg?w=300&amp;h=225" alt="ALLAH-islam-25006535-1600-1200" width="300" height="225" data-attachment-id="1902" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/allah-islam-25006535-1600-1200/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/allah-islam-25006535-1600-1200.jpg" data-orig-size="1600,1200" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="ALLAH-islam-25006535-1600-1200" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/allah-islam-25006535-1600-1200.jpg?w=300&amp;h=225" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/allah-islam-25006535-1600-1200.jpg?w=640" /></a><strong>L’Uno</strong> è il nocciolo del concetto monoteista. Il monoteismo -in generale- nasce all’intersezione di due movimenti. Il <strong>primo</strong>era quello che intendeva superare la frammentarietà delle tribù stanziali-semistanziali-seminomadi e nomadi che cioè tendeva a coagulare le molteplicità delle entità territoriali probabilmente per via di una raggiunta densità demografica che poneva il serio problema del fare massa di piccoli nuclei di genti altrimenti divisi gli uni da gli altri. Questo “fare massa” aveva a sua volta due ragioni, <strong>sia</strong> quella dell’evitare che le differenze sfociassero in aperto e continuo conflitto, quindi disordine, <strong>sia</strong> quella di seguire una certa <em>escalation delle dimensioni</em> che portava i popoli a farsi guerra l’un l’altro ed a prevalere proprio in funzione della massa relativa. Il <strong>secondo </strong>movimento era quello che doveva gerarchicizzare insiemi sociali sempre più grandi. In questo caso l’Uno è “il primo”, il “più importante” e spesso emerge lentamente da un lavoro di semplificazione gerarchica che si registra tanto nella società mondana (la figura dal “capo” che diventa sempre più unica, fissa ed in cima alla gerarchia sociale di una società sempre più grande e complessa. Capi anticamente eletti da consigli e successivamente derivati per discendenza, in molti casi anche “divina”), quanto nelle credenze. Nel zoroastrismo come nel  caso egiziano di Amenhotep IV-Akhenaton (atonismo), l’Uno emerge da precedenti condomini, poli-tetra-tria e diarchie che si ordinano e semplificano allungandosi verso l’alto al cui culmine si pone l’Uno, il Massimo, il Principio, l’Unico, l’Ordinatore. I monoteismi canonici compiranno la seconda parte del tragitto, tagliando ogni relazione tra l’Uno ed il sottostante da cui proviene. In pratica è una progressiva transizione dal politeismo al monoteismo via <strong>enoteismo<a name="_ednref1" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/?fbclid=IwAR1nw8tE3ugDmidek1JxHHAsWVJxHY0xDP7MoKpCFr6I74Mxf5rAVBzLlRw#_edn1"></a><strong>[i]</strong></strong> secondo la definizione di Max Müller. Questi due movimenti, la riduzione ad Uno, teologica e quella sociale, dovrebbero essersi manifestati più o meno in sincronia, dai 6 ai 4mila anni fa, a partire dalle regioni bagnate dai grandi fiumi mesopotamici e da lì, diffusisi in una più ampia regione.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/special-report-genography.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/special-report-genography.jpg?w=300&amp;h=214" alt="SPECIAL-REPORT-GENOGRAPHY" width="300" height="214" data-attachment-id="1903" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/special-report-genography/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/special-report-genography.jpg" data-orig-size="1550,1107" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="SPECIAL-REPORT-GENOGRAPHY" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/special-report-genography.jpg?w=300&amp;h=214" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/special-report-genography.jpg?w=640" /></a>Non è quindi un caso che il monoteismo, compaia nell’areale che va dal Nilo e poco dopo il Tigri e l’Eufrate, lì dove la presenza umana è più antica. E’ assai probabile che le varie wave dell’out of Africa (il movimento di costante migrazione che portò fuori dell’Africa, che segnò sia la migrazione dell’erectus, sia quella del sapiens-sapiens) ebbe questa zona, quella mesopotamica, come terminale. Ci sono anche teorie che dicono che la penisola araba fosse in realtà una sorta di paradiso terrestre (del resto tutto quel petrolio dice che in precedenza, la superficie era piena di carbonio vegetale e/o animale) e che solo in seguito andò dissecandosi , motivando le prime popolazioni out of Africa a spostarsi verso la Mesopotamia.  Più antico significa anche stratificazione temporale di tante e diverse genti perché nell’area mesopotamica si viveva meglio (acqua, clima) e quindi si formarono precocemente società di massa da ordinare. Altresì, non v’è dubbio che in quel catino si sia storicamente concentrata la più ampia varietà etnica mai altrove registrata<a name="_ednref2" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/?fbclid=IwAR1nw8tE3ugDmidek1JxHHAsWVJxHY0xDP7MoKpCFr6I74Mxf5rAVBzLlRw#_edn2"></a>[ii].</p>
<p>A questo polo unificante dell’Uno, si contrappone sistematicamente la dispersione nel Molteplice. Così il popolo ebraico racconta di sé di esser stato unificato dal suo Dio-Uno che stringe con loro (ma è una probabile metafora del fatto che essi strinsero “tra” loro) la fatidica alleanza delle dodici tribù di cui la Torah provvede a fornire una retrostante genealogia unificante poiché discendente da uno stesso Uno abramitico. <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3-religioni-mono.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3-religioni-mono.jpg?w=300&amp;h=215" alt="3-religioni-mono" width="300" height="215" data-attachment-id="1904" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/3-religioni-mono/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3-religioni-mono.jpg" data-orig-size="450,323" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="3-religioni-mono" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3-religioni-mono.jpg?w=300&amp;h=215" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3-religioni-mono.jpg?w=450" /></a>La fissazione delle genealogie e la ricostruzione ex-post di genealogie comuni che si ritrova anche nel Corano è proprio di culture che provengono da organizzazioni nucleari famigliari, poi claniche, poi tribali. Quando dalla molteplicità si vuole passare all’unità, si “scoprono” discendenti comuni. A questo movimento alla sintesi, seguono poi successivamente movimenti ad allagare. Di nuovo con Gesù Cristo si tenta di ricucire il senso di unità e di nuovo il cristianesimo diventerà la storia di una dottrina circondata da deviazioni eretiche (che per la verità sorsero quasi immediatamente dopo Cristo in quel inestricabile calderone di culti che mischiavano caldei, siriani, alessandrini greci ed egiziani, gnostici, mazdei etc.) e dalle contrapposizioni tra cattolici, ortodossi, protestanti e successive speciazioni. Così per l’Islam che rimbalza dal più asciutto monoteismo concettuale, aniconico, privo di interpretazione poiché dotato di dettato divino, alle fazioni sunnite (hanafita, hanbalita,  malikita, shaf’ita, zahirita) a quelle sciite (ismailita, jafarita, zaidita) poi gli ibaiditi più o meno assimilabili alla tradizione kharigita ritenuta da sciiti e sunniti eretica mentre questi ritengono quelli apostati, la tradizione sufi e le molte altre speciazioni di speciazioni etc.  Ognuna delle scuole interpretative giuridico – spirituali islamiche (se si adotta questa discriminante, ma si può anche usare quella teologica o quella della discendenza di legittimità e si aprono altri alberi), coincide con un areale geografico, segno che la provenienza etnico-geo-storica non solo marca delle differenze ma le ha istituzionalizzate in una versione particolare di quello che dovrebbe essere un unico credo generale. Capita così che quando si legge dei perduranti frizioni e scontri ad esempio tra sciiti e sunniti si dovrebbe in realtà leggere la irriducibile frizione tra iranici ed arabi soprattutto wahhabiti (cioè sauditi). Frizioni etniche che in Occidente danno luogo ad esempio al “razzismo” mentre entro un sistema ordinato dal paradigma religioso, danno luogo a “guerre di religione” o meglio “di interpretazione”. Non a caso, H. G. Gadamer è uno dei filosofi occidentali più apprezzati da molti pensatori arabi contemporanei.</p>
<p>= 0 =</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/arabian_peninsula_dust_seawifs.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/arabian_peninsula_dust_seawifs.jpg?w=640" alt="Arabian_Peninsula_dust_SeaWiFS" data-attachment-id="1905" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/arabian_peninsula_dust_seawifs/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/arabian_peninsula_dust_seawifs.jpg?w=640" data-orig-size="290,265" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Arabian_Peninsula_dust_SeaWiFS" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/arabian_peninsula_dust_seawifs.jpg?w=640?w=290" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/arabian_peninsula_dust_seawifs.jpg?w=640?w=290" /></a></p>
<p>L’Islam è un sistema la cui costituzione originaria ne determina le condizioni di possibilità ma anche i limiti e le contraddizioni adattative al mondo di oggi e domani. La definizione del sistema è religioso-culturale, non storico-politica o filosofico-culturale. L’Islam è il sistema che si riferisce alla predicazione di un profeta (Maometto), ad un libro divino (il Corano), alla trasmissione della tradizione iniziale (Sunna<a name="_ednref3" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/?fbclid=IwAR1nw8tE3ugDmidek1JxHHAsWVJxHY0xDP7MoKpCFr6I74Mxf5rAVBzLlRw#_edn3"></a>[iii]) che insieme fanno la legge del sistema (shari’a). L’origine è etnicamente araba ma nel mondo islamico contemporaneo <strong>la componete araba è solo il 15-20%</strong> e tendenzialmente, in virtù della forte espansione potenziale (Sud-est asiatico, Cina Africa), diminuirà ulteriormente. Questa rappresenta una prima, forte, tensione difficilmente componibile stante l’attuale situazione culturale e politica dell’aggregato islamico. La radice del sistema è di millequattrocento anni fa, è piantata in una zona specifica della terra araba e nella dimensione tribale di quelle genti. Ma la pianta islamica è oggi molto più grande della sua radice e viepiù lo sarà. Essa ombreggia un sempre più vasto territorio che include numerose e diverse etnie e variegate culture sempre più afro-asiatiche e fa i difficili conti con una contemporaneità che è dominata da un concetto storico di modernità nato in Occidente (in altra pianta con tutt’altre radici) che amalgama, anche contraddittoriamente, elementi di diversa natura quale lo stato-nazione, l’economia internazionalizzata se non globalizzata, la tecnoscienza, la libertà individuale (per quanto problematicamente definita). Una tensione basilare nelle comparazioni (spesso fatte da menti confuse dal noto errore delle pere e delle mele) tra occidentali e musulmani  proviene dalla differenza sostanziale tra unità base dei due sistemi: l’individuo semmai cittadino, anticamente di poleis oggi di stati con popoli (nazione) per l’Occidente; la famiglia-clan-tribù per l’Islam arabo, ma anche africano e spesso orientale.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3515e6cb227952a82f2e395207ad00c1.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3515e6cb227952a82f2e395207ad00c1.jpg?w=300&amp;h=240" alt="3515e6cb227952a82f2e395207ad00c1" width="300" height="240" data-attachment-id="1906" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/3515e6cb227952a82f2e395207ad00c1/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3515e6cb227952a82f2e395207ad00c1.jpg" data-orig-size="400,320" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="3515e6cb227952a82f2e395207ad00c1" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3515e6cb227952a82f2e395207ad00c1.jpg?w=300&amp;h=240" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/3515e6cb227952a82f2e395207ad00c1.jpg?w=400" /></a>La definizione religiosa non sarebbe di per sé un problema, anzi sarebbe una forza. Non v’è dubbio che le religioni, soprattutto se spogliate delle vicende storiche delle loro attualizzazioni ed evoluzioni storico-politiche-istituzionali, hanno una forte componete di universalità. Non vi è altra forma di pensiero umano che trovi adesioni in spazi così disparati come quelli che sono sussunti in un buddismo che include versioni indiane – tibetane – cinesi – giapponesi -newyorkesi (a dire delle élite occidentali che vi si riconoscono); in un cristianesimo che spazia dalle Americhe all’Asia o nell’Islam afro-arabo-turco-asiatico e non vi è altra forma culturale di massa le cui origini siano così antiche nel tempo risalendo ai più di duemilacinquecento-millecinquecento anni fa. Questa resiliente estensione spazio-temporale dice che queste religioni intercettano problemi ed aspirazioni umane profonde, facenti parte di un nucleo dell’essere umano che forse non è del tutto a-storico ma che si muove con una lentezza tale da sembrarlo, a noi che lo scansioniamo con la misura standard della storia conosciuta (scritta), cioè dei tremila anni, se non meno.</p>
<p>Ma ci sono differenze nella struttura fine del sistema islamico che, comparate con quelle delle altre religioni inter-etniche (quindi ad eccezione dell’ebraismo che rimane una religione etnica), danno conto di un problema, <strong>il problema dell’adattamento al divenire della complessità che cresce nel tempo</strong>. La prima di queste differenze è nella natura divina del testo sacro. Divino è in un certo senso anche l’Antico Testamento ma è incluso nel suo testo il fatto che sia una (molteplice nello spazio e nel tempo) trascrizione umana, lo è anche il Nuovo  ma è notorio il fatto che sia opera di apostoli, <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/klimt_l-albero-della-vita.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/klimt_l-albero-della-vita.jpg?w=225&amp;h=300" alt="klimt_l-albero-della-vita" width="225" height="300" data-attachment-id="1907" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/klimt_l-albero-della-vita/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/klimt_l-albero-della-vita.jpg" data-orig-size="320,425" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="klimt_l-albero-della-vita" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/klimt_l-albero-della-vita.jpg?w=226" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/klimt_l-albero-della-vita.jpg?w=320" /></a>oltretutto scriventi qualche decennio dopo i fatti che narrano, lo è l’insegnamento del Buddha che anzi ha già dall’inizio uno statuto più etico-filosofico che non teologico (così come il confucianesimo ed il taosimo), lo sono le Upanishad dell’induismo che però già nella loro intricata, stratificata e molteplice forma e nella stessa loro origine da un precedente strato vedico (nato plurale già nella collezione dei quattro libri che lo compongono) si dispongono in favore della pluralità. Ma il Corano è “divino” in un senso più puro perché è parola di Dio dettata dal tramite dell’Arcangelo Gabriele e solo memorizzata da Maometto e stenografata in seguito. La tradizione insiste addirittura nel ritenere che Maometto fosse analfabeta proprio per significare che neanche volendo, il tramite umano, avrebbe potuto alterarne il senso e significato. Esso va quindi preso così com’è, letteralmente. Ed ancora, essendo parola di Dio espressa in quel modo (in arabo) non può esser tradotta, bisogna imparare l’arabo e così facendo assimilarne la logica, quindi il succo culturale. Esiste quindi un problema di identità tra radice araba e chioma islamica che crea tensione tra l’Uno ed il Molteplice ed esiste una tensione storica tra la complessità dell’oggi e quella ben minore dell’Hijaz (l’area originaria di Mecca e Medina) del VII° secolo.</p>
<p>In Occidente, l’armeneutica filosofica nasce piuttosto tardi (XVIII° secolo, prima di Kant) come adozione di una pratica culturale osservata in ambito teologico e lì praticata sin dalla nascita di qualsivoglia specifica religione. Il clero o i saggi interpreti nascono assieme ai testi a cui fanno riferimento (spesso li creano, come nel caso ebraico e non solo) e la loro funzione è quella compensazione tra l’astratta genericità (che ne fa l’universalità) dei testi “sacri” e la loro decifrazione o attualizzazione nei casi specifici che son sempre un po’ difformi dalla disposizione scritta. Questa intermediazione interpretativa è luogo di potere. Questa camera di compensazione, nell’Islam, è assai problematica, perché la parola originaria è intoccabile e  non esiste un clero propriamente detto. Nei fatti però, una ermeneutica islamica esiste ed è anche assai articolata.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/papa-313-islam-nel-mondo.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/papa-313-islam-nel-mondo.jpg?w=300&amp;h=203" alt="PAPA 313 islam nel mondo" width="300" height="203" data-attachment-id="1908" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/papa-313-islam-nel-mondo/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/papa-313-islam-nel-mondo.jpg" data-orig-size="903,612" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="PAPA 313 islam nel mondo" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/papa-313-islam-nel-mondo.jpg?w=300&amp;h=203" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/papa-313-islam-nel-mondo.jpg?w=640" /></a></p>
<p>Molti studiosi hanno sottolineato il fatto proponendo la categoria plurale “gli” Islam che alla nostra superficiale conoscenza, rimangono sconosciuti in sé e come fenomeno generale. Il tutto si sviluppa in assenza di una autorità piramidale, che è la  condizione migliore per favorire la molteplicità dell’ interpretazione. Questa mancanza di istituzionalità e di una autorità generale del credo, diventa una splendida occasione di differenziazione in cui si realizzano sia diverse forme di interpretazione che diventano poi bandiere di altrettanti atteggiamenti religioso-politco-culturali, sia ragione di divisioni che sovrapponendosi a quelle etnico-culturali proprie delle varie zone del mondo islamico, creano una molteplicità impegnata in un dialogo a volte anche aspro. Poiché la teologia speculativa (kalam) era ciò che più assomigliava ad un pluralismo fondamentale poiché afferente al cuore del messaggio religioso, essa è stata presto bloccata. Il pluralismo si è allora impossessato della zona più naturalmente molteplice ovvero l’interpretazione delle norme giuridico-spirituali: cosa è giusto fare per esser un buon musulmano nelle mille occasioni che la vita individuale e sociale incontra nel suo sviluppo.</p>
<p>La molteplicità parte dai testi poiché è dai testi che si trae la legge, la shari’a. Il testo dei testi è senz’altro il Corano ma il Corano a sua volta ha una prima parte che è relativa al periodo meccano del Profeta ed una seconda parte che è relativa al periodo medinese. La prima parte è più universale ed ispirata, più poetica, parla ai cuori come si conviene ad una predicazione per cui pochi parlano ai molti per attrarli e convincerli. <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/koran.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/koran.jpg?w=300&amp;h=199" alt="Koran" width="300" height="199" data-attachment-id="1909" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/koran/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/koran.jpg" data-orig-size="2000,1333" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1207840595&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.02&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Koran" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/koran.jpg?w=300&amp;h=199" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/koran.jpg?w=640" /></a>Questa poeticità è a sua volta un problema poiché si basa su una lingua orale molto sofisticata ma a cui cominciava a corrispondere una lingua scritta non altrettanto sofisticata. Essa è anche irrimediabilmente  più generica, cosa che invece non è la seconda, quella medinese, genericità che però ne fa anche l’universalità. Ma a sua volta, se la parte medinese è già “operativa” riguardando una comunità già formata, che amministra un territorio e si confronta con i problemi politico-giuridici concreti e con la relazione esterna (guerra, pace, trattati, convivenza con altre etnie/credenze, commerci etc.) ci si può domandare se essa è universale (come poi vedremo crede la scuola hanbalita) o particolare, se ciò vale nella sua integralità  per “quel” contesto che come tutti i contesti è relativo a precise condizioni geo-storiche. Si ricorre allora alla Sunna che è “tradizione e consuetudine”. Qui abbiamo parole ed atti del Profeta, ma anche parole ed atti dei suoi Compagni che certo beneficiarono della sua vicinanza ma che non erano i prescelti da Dio e quindi erano più fallibili. Inoltre con la Sunna si passa dalla parola di Dio a quella umana ed infatti ve ne sono state diverse versioni con diatribe infinite sull’originalità dei contenuti.  Alcuni (non tutti) allora seguono anche l’Ijma che è il consenso comune dei principali giurisperiti, ovvero le interpretazioni consensuali rispetto a norme che non sono chiaramente espresse nel corpo principale (Corano+Sunna=shari’a), con alcuni degli alcuni che si spingono fino a prospettar possibile una sorta di ragionamento per analogia, trasferendo validità tra disposizioni certe a quelle incerte, in base ad un criterio di similarità che però è assai poco oggettivo di sua natura. Ne vengono fuori almeno otto scuole giuridiche ammesse (ma ammesse secondo un giudizio non da tutti riconosciuto), di cui cinque (chi dice quattro) sunnite, due sciite ed una kharigita. Da alcuni studiosi, l’intera faccenda è suddivisa tra coloro che si attengono solo alle scritture e color che in vari modi, prospettano qualcosa oltre a queste o quantomeno una attenta interpretazione.<a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/slide_10.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/slide_10.jpg?w=300&amp;h=224" alt="slide_10" width="300" height="224" data-attachment-id="1910" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/slide_10/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/slide_10.jpg" data-orig-size="1058,793" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="slide_10" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/slide_10.jpg?w=300&amp;h=224" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/slide_10.jpg?w=640" /></a></p>
<p>L’intero movimento interpretativo proviene da una prima fase molto plurale, al limite del caotico, poi col consolidarsi di poteri politici califfali si assiste ad una condensazione in filoni precisi ed un mutuo consenso a ritenere, da un certo punto in poi, chiusa l’innovazione interpretativa, similmente a ciò che successe nei rapporti tra teologia e filosofia e nella teologia speculativa stessa. Si assiste cioè ad uno stesso movimento che dall’Uno si apre al Molteplice ma quando questo diventa eccessivo, ha un rimbalzo violento a chiudere, a tornare al fondamento, alla certezza, all’Uno. Ciononostante, il movimento interpretativo spinge di nuovo ad aprirsi e viepiù ciò si manifesta quanto più si amplia la complessità dell’Islam, complessità delle realtà geo-storiche e complessità crescente della contemporaneità a cui siamo tutti sottoposti.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/cartina_muta_mondo.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/cartina_muta_mondo.jpg?w=400&amp;h=228" alt="Cartina_muta_mondo" width="400" height="228" data-attachment-id="1911" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/cartina_muta_mondo/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/cartina_muta_mondo.jpg" data-orig-size="1031,588" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cartina_muta_mondo" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/cartina_muta_mondo.jpg?w=400&amp;h=228" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/cartina_muta_mondo.jpg?w=640" /></a>Delle otto scuole, cinque sono sunnite e quindi relative a, chi dice l’80%, chi dice il 90% del totale islamico, l’ultima di esse in ordine temporale fu proprio una “scuola del rimbalzo”, gli <strong>hanbaliti,</strong> che si connota come ultra-ortodossa. In specie, essa vieta l’intromissione della ragione umana ed interpretativa, richiamandosi alla “lettera” della shari’a stretta (Corano + Sunna) e contraria ad ogni intellettualismo, financo teologico (nemici giurati sono i sufi e gli sciiti che hanno una teologia molto elaborata, a volte anche prospettante un livello esoterico ed uno essoterico). La stessa dinamica si può osservare nei sempre problematici rapporti che vi furono tra <strong>kalam</strong> ovvero la teologia speculativa e la <strong>falsafa</strong>, la filosofia propriamente detta (per quanto la filosofia araba procede quasi sempre entro i confini dettati dalla rivelazione e non è quasi mai in dichiarata opposizione). Dopo la lunga stagione di apertura che va da al-Kindi, al-Farabi, Ibn Bajjah, Ibn Tufail, Avicenna ed Averroè, anche lì c’è il rimbalzo, la chiusura di al-Ghazali (morto nel 1111).</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/ibn_saud_1945.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/ibn_saud_1945.jpg?w=640" alt="Ibn_Saud_1945" data-attachment-id="1912" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/ibn_saud_1945/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/ibn_saud_1945.jpg?w=640" data-orig-size="152,190" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Ibn_Saud_1945" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/ibn_saud_1945.jpg?w=640?w=152" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/ibn_saud_1945.jpg?w=640?w=152" /></a></p>
<p>Un hanbalita del XVIII° secolo, fu il fondatore della interpretazione <strong>wahhabita</strong> che strinse un sodalizio di ferro con un membro della famiglia Sa’ud, i cui discendenti sono oggi al potere in Arabia Saudita. Sintetizzava il suo pensiero sull’Islam con “<em>Una legge, una autorità, una moschea</em>”. L’interpretazione wahhabita è quell’Uno più certo e semplice, l’Uno puro.</p>
<p>Di questo ambito fanno anche parte i <strong>salafiti</strong> (stimati come 3% del mondo islamico, ma forse anche meno) al cui interno si riproduce la pluralità che divide coloro che tali si definiscono solo come ispirazione religioso-giuridica di stampo tradizionale e coloro che da ciò traggono conseguenze politiche ed operative anche in termini di jiahd, per alcuni rivolta più all’esterno, ai nemici storici, gli infedeli; per altri più rivolta all’interno dello stesso Islam. Connessa a questi filoni, la posizione invero più specifica dei <strong>Fratelli</strong> <strong>Musulmani</strong> (a cui è collegato Hamas),  che nasce nel XX° secolo in Egitto ed innova in senso sociale in quanto parte dal basso della gente comune e non dalle élite (la cultura tradizionale arabo-islamica è tendenzialmente elitista e gerarchica). <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/hijaz.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/hijaz.jpg?w=300&amp;h=230" alt="hijaz" width="300" height="230" data-attachment-id="1915" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/hijaz/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/hijaz.jpg" data-orig-size="799,615" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="hijaz" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/hijaz.jpg?w=300&amp;h=230" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/hijaz.jpg?w=640" /></a>La specifica wahhabita è solo una parte dell’hanbalismo e molti di questi non riconoscono le successive derivazioni salafite, così come i wahhabiti non approvano i Fratelli Musulmani, il movimento al molteplice si riproduce anche all’interno delle stesse scuole, anche perché -com’è noto- c’è sempre qualcuno più puro del più puro. Sta di fatto però che questa parte di hanbaliti, sono arabi puri e l’areale della tradizione è propriamente l’<strong>Arabia Saudita</strong> (il Qatar oggi appoggia di più i Fratelli Musulmani e parte dei salafiti). Arabia Saudita che è la definizione moderna, stato-nazionale, della patria del Profeta, della rivelazione coranica, il luogo in cui si sono dette le cose e compiuti gli atti che costituiscono la Sunna, in cui c’è Mecca e Medina, quella che una volta era l’<strong>Hijaz</strong>, l’origine dell’albero islamico ed anche il luogo in cui ci sono le più vaste riserve di petrolio.</p>
<p>L’ Arabia Saudita è dunque la <strong>patria dell’Uno islamico</strong> tradizionale da cui si osserva il Molteplice islamico storico e contemporaneo, come un problema.</p>
<p>(<em>continua</em> <a href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/06/il-buco-nero-dellislam-22/">qui</a>)</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/sermone.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/sermone.jpg?w=300&amp;h=225" alt="sermone" width="300" height="225" data-attachment-id="1918" data-permalink="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/sermone/" data-orig-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/sermone.jpg" data-orig-size="640,480" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="sermone" data-image-description="" data-medium-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/sermone.jpg?w=300&amp;h=225" data-large-file="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2014/08/sermone.jpg?w=640" /></a></p>
<p><a name="_edn1" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/?fbclid=IwAR1nw8tE3ugDmidek1JxHHAsWVJxHY0xDP7MoKpCFr6I74Mxf5rAVBzLlRw#_ednref1"></a>[i] Il politeismo -in generale- corrisponde ad un periodo in cui le tribù-clan si federavano o anche solo, si collegavano in una rete di pratiche e scambi che insistevano su uno stesso territorio. L’enoteismo (eno=uno, teo=dio, “un” dio) corrispose ad un periodo successivo in cui si formarono gli antecedenti dei popoli. Mettendosi assieme diversi clan-tribù, c’erano ovviamente molti dei e piano piano si formò l’esigenza di una gerarchia per ordinare il significato attribuendolo ad un significante e così, “un” dio, venne elevato <em>inter pares,</em> magari retrodatando una comune origine come nei Veda. L’enoteismo passò alla monolatria prima di diventare  monoteismo. Nel tempo le divinità “altre” divennero inferiori, poi estranee, poi nemiche e s’impose il monoteismo (mono=solo teo=dio, un solo dio). Si compiva parallelamente la piena fusione clanico-tribale nel nuovo popolo. In questa fase che è quella dei monoteismi ad esempio ebraico e poi musulmano, il problema specifico, il problema primo era espellere ogni residua traccia di particolarismo riflesso in uno o più dei minori. Per gli ebrei ad esempio, è nell’esilio babilonese, quindi piuttosto tardi, infatti, che si forma l’esigenza di premettere alle altre disposizioni (nei “comandamenti”, il primo è stato l’ultimo ad essere concepito), l’essere il tuo dio, l’ordinare l’esclusività, il vietare ogni icona e l’idolatria (molto diffusa in precedenza), conseguentemente il vietare il pregare e l’idolatrare questi feticci, ricordando che Egli è un dio rancoroso in grado  di punire i colpevoli fino alla terza-quarta generazione. Questa disposizione premette ogni altra ed è quindi, ai tempi, sentita come la più discriminante ed urgente. Il percorso di sintesi dal molto all’uno, si verifica sistematicamente. In Egitto Akhenaton stabilisce un monoteismo centrato su Aton su un precente (poi ripristinato successivamente) enotesimo centrato su Amun-Ra. Nei greci-romani nel periodo classico e sulla scorta del platonismo del Timeo (neo-platonismo), Zeus-Giove assume progressivamente il ruolo di dominus. L’induismo è monistico, monoteistico-enoteistico come geometria teosofica sormontate un politeismo naturalistico e nel Rg Veda (il più antico libro sacro che ci è pervenuto dal passato dell’umanità) il famoso Nasadiya sukta (129:10) presenta l’origine del tutto e di tutti (dèi successivi compresi) dall’Uno. I cristiani hanno angeli, arcangeli, varie versioni della madonna, demoni, santi ed addirittura una trinità al vertice (i protestanti sono più asciutti e rigorosi e nel loro accesso individuale alla scrittura sono simili ai salafiti). Gli Gnostici ed i Mormoni sono enoteisti e i testimoni di Geova enoteisti monolatrici. Gli ebrei son coloro che più duramente e per primi hanno lottato per la riduzione del molteplice (le dodici tribù e la proliferazione divina) ad uno (il popolo di dio, l’eletto dall’Uno). I musulmani sono molto simili a gli ebrei. Anche loro provengono da un enoteismo tribale (Allah era uno divinità enoteista prima di diventare “mono”) ed anche loro si fondano come popolo (Islam = sottomissione) facendo del precedente Allah pre-islamico enoteista, il dio unico il cui concetto di unicità è detto primo dei cinque pilastri della fede, la discriminante. Lo “shirk” (associazionismo, la non esclusività, il politeismo in pratica) è ritenuto da molti musulmani (ad esempio nella scuola hanbalita ed in quella wahhabita e poi in quella salafita), il peccato in assoluto più grave. Qui la struttura Uno-Molteplice è tutta sbilanciata in favore dell’Uno poiché il senso storico della religione che discende da Maometto è proprio quella di unire le rissose e vendicative molteplici tribù e clan concorrenti. La vigilanza sull’ortodossia monoteistica musulmana è quindi assoluta perché è questo il nocciolo della sua struttura storica, della sua ragione originaria.</p>
<p><a name="_edn2" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/?fbclid=IwAR1nw8tE3ugDmidek1JxHHAsWVJxHY0xDP7MoKpCFr6I74Mxf5rAVBzLlRw#_ednref2"></a>[ii] Si possono contare popoli provenienti dall’altipiano iranico, dal Caucaso, dall’entroterra euro-asiatico (turchici e centro asiatici vari), di origine indoeuropea, berberi, abissini-centro africani e naturalmente i vari strati semitici (da cui Cam, Sem e Jefet e le 70 nazioni della tradizione degli antichi libri ebraici).</p>
<p><a name="_edn3" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/?fbclid=IwAR1nw8tE3ugDmidek1JxHHAsWVJxHY0xDP7MoKpCFr6I74Mxf5rAVBzLlRw#_ednref3"></a>[iii] La Sunna era la legge delle tradizioni già in periodo pre-islamico, quando i clan tribali erano gestiti dagli anziani che eleggevano un capo coordinatore: lo sceicco. Il potere piramidale che riporta ad Uno e che gestisce l’ordine del sistema è quindi una struttura molto antica, più antica dell’Islam stesso. Essere “sunnita” per conseguenza, è essere fedele a questo tipo di struttura, anche se il termine ha poi assunto altri significati in conseguenza dello sviluppo storico.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/?fbclid=IwAR1nw8tE3ugDmidek1JxHHAsWVJxHY0xDP7MoKpCFr6I74Mxf5rAVBzLlRw">https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/09/01/il-buco-nero-dellislam-12/?fbclid=IwAR1nw8tE3ugDmidek1JxHHAsWVJxHY0xDP7MoKpCFr6I74Mxf5rAVBzLlRw</a></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=5736</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Strage in Nuova Zelanda: il neofascismo è anche una patologia mentale</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5548</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5548#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 16 Mar 2019 19:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[CIA]]></category>
		<category><![CDATA[Fascisti]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Oriana Fallaci]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranismo]]></category>
		<category><![CDATA[stefano zecchinelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=5548</guid>
		<description><![CDATA[Stefano Zecchinelli L’autore dell’attentato neofascista in Nuova Zelanda, una orrenda strage che ha colpito ben due moschee provocando all’incirca 49 morti, si chiama Terrant Breston. Cerchiamo di ricostruire il profilo sociale, psicologico e politico di quest’individuo per poi trarre alcune conclusioni provvisorie sul neofascismo del ventunesimo secolo. Il signor Breston è australiano e proviene dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="primary">
<article id="post-8204">
<header>
<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/03/hqdefault.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5550" title="hqdefault" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/03/hqdefault-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></h1>
<h1><em>Stefano Zecchinelli</em></h1>
<h1>L’autore dell’attentato neofascista in Nuova Zelanda, una orrenda strage che ha colpito ben due moschee provocando all’incirca 49 morti, si chiama Terrant Breston. Cerchiamo di ricostruire il profilo sociale, psicologico e politico di quest’individuo per poi trarre alcune conclusioni provvisorie sul neofascismo del ventunesimo secolo.</h1>
</header>
<div>
<p>Il signor Breston è australiano e proviene dalla classe media dei <strong><em>colonizzatori reali</em></strong>inglesi. Leggiamo una sua breve presentazione: <em>‘’Ho avuto un’infanzia normale, senza grandi problemi. Non ho frequentato l’università perché non avevo un grande interesse a studiare. Ho lavorato per un breve periodo, poi ho iniziato a investire in Bitcoin e usato quei soldi per viaggiare. <strong>Ripeto: sono solo un uomo bianco normale che ha deciso di prendere posizione per garantire un futuro alla mia gente. Per incitare alla violenza, alla rappresaglia contro chi occupa le nostre terre.</strong> Per mostrare gli effetti dell’azione diretta. Per creare un clima di paura e cambiamento’’ 1.</em></p>
<p>Dobbiamo notare che, per ragioni tanto politico-sociali quanto di psicosi collettiva, i neofascisti non hanno il senso della storia e della politica: per loro il concetto di occupazione consiste nella mera influenza culturale (allora che dire dell’<em>imperialismo linguistico </em>anglosassone o del <em>colonialismo culturale</em> USA?) oppure nei flussi migratori. La causa delle migrazioni, secondo questi spostati, non è da individuare nello sviluppo capitalista diseguale del mondo e nelle guerre imperialiste, bensì in un malefico progetto di colonizzazione dell’Occidente da parte dei popoli post-coloniali, il più delle volte musulmani. In questo modo, il neofascismo ha fatto propria la teoria sulla <em>guerra permanente</em> di David Horowitz volgarizzata, in Europa, dalla giornalista neoconservatrice Oriana Fallaci. La pericolosità di queste organizzazioni politiche oramai globalizzate è evidente: divulgando, nelle fila del proletariato impoverito e dei ceti medi rovinati dal neoliberismo, la tesi sullo <em>scontro di civiltà</em> finiscono per pompare la propaganda USA contro <em>il mondo multipolare</em> che oggi vede il protagonismo politico ed economico di grandi paesi come la Russia, la Cina e l’Iran. Il neofascismo è per Washington una sorta di perenne preservativo, malgrado la ‘’<em>sinistra zombie</em>’’ non voglia riconoscerlo.</p>
<p>Lo stragista anglo-australiano rilasciò un’ intervista alquanto interessante perché compendia nel migliore dei modi le paranoie di un mondo reazionario sintomatico nella decomposizione delle società capitaliste. Leggiamo le parti più significative.</p>
<p><strong><em>“Perché hai effettuato questo attacco?</em></strong></p>
<p><em>Per dimostrare agli invasori che le nostre terre non saranno mai le loro. Che saranno nostre finché esisterà l’uomo bianco. Non le conquisteranno MAI. Non si sostituiranno a noi. Poi per vendicare le migliaia di vittime bianche causate dagli invasori stranieri. Per vendicare i bianchi trattati da schiavi nelle loro terre dagli islamici. Per vendicare le vittime bianche degli attentati islamici. Per ridurre “direttamente” il numero di immigrati nelle terre dei bianchi terrorizzandoli o, se necessario, rimuovendoli fisicamente. Per svegliare il mio popolo.’’</em></p>
<p><strong><em>‘’Chi fa parte di questi gruppi? E quante persone sono state “assoldate”?</em></strong></p>
<p><em>Il numero totale di persone che fanno parte di queste organizzazioni è in termini di milioni. Migliaia i gruppi. Ci sono persone di ogni ceto sociale che fanno parte soprattutto dei corpi militari e sono nelle forze dell’ordine. Nazionalisti e “etno-nazionalisti” cercano oggi lavoro soprattutto in comparti che servono le nazioni e le comunità. Dentro le forze armate europee ci sono migliaia di soldati aderenti a gruppi nazionalisti.’’</em></p>
<p>I riferimenti a Breivik ed allo <em>Stato etnico</em> sono notevoli, ma ricordiamo che al mondo esiste un solo stato che si proclama ‘’etnicamente omogeneo’’: lo Stato di Israele. L’alleanza “bianca” (USA, Gran Bretagna, Europa ed Israele) contro il mondo musulmano, rappresenta un tema caro all’estrema destra USA, la stessa mucillaggine sociale che appoggia Donald Trump mettendo insieme il peggio del neonazismo statunitense ed europeo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Il terrorismo islamista è meno pericoloso di quello neofascista?</em></strong></p>
<p><strong>Un documento di 98 pagine, prodotto dai quattro principali istituti investigativi europei, dimostra come lo stragismo di estrema destra possa diventare molto più pericoloso dell’integralismo <em>wahabita</em> perché potenziato dall’elemento sorpresa. Il materiale non manca:</strong></p>
<p><strong><em>L</em></strong>’<em>Instituto Real de Servicios Unidos </em><em>(RUSI</em>, <em>il</em> <em>Chatham House</em> <em>e l’Instituto para el Diálogo Estratégico</em> <em>e la</em> <em>Universidad de Leiden informano che</em> <em>‘<strong>’Dada la intensa atención pública sobre el terrorismo de inspiración religiosa, el hallazgo de que la extrema derecha representa una proporción similar dentro de la base de datos de los perpetradores es particularmente significativo’’ </strong>2 (Data l’intensa attenzione pubblica circa il terrorismo di matrice religiosa, la scoperta che l’estrema destra rappresenti un pericolo, in proporzioni simile al terrorismo islamista, basandoci sui dati acquisiti, è un elemento particolarmente significativo)</em></p>
<p>La popolazione europea ha dimostrato grande preoccupazione per il terrorismo di matrice islamista (<strong><em>degenerazione fondamentalista del tutto estranea alla religione islamica</em></strong>) tralasciando la crescita della destra radicale, <em>neo-nazionalista</em> e xenofoba. Come mai scrittori prevalentemente di formazione liberale o neoliberale, come Oriana Fallaci, sono diventati la <em>Bibbia</em> del neofascismo del ventunesimo secolo? Il <em>fascista fai da tè</em>, in tenuta <em>neo-moderna</em>, ha difficoltà ad accedere alle letture di Hitler, Rosenberg e del novello sionista Julius Evola, quindi, disorientato dagli sproloqui di questo o quel giornalista o intellettuale da strapazzo, si ferma alle sparate ad effetto anche della guerrafondaia fiorentina oppure ai lunghi monologhi dell’oscurantista Silvana De Mari (‘’medico ’’ e scrittore affetta da una vera e propria ossessione anti-omosessuali ed anti-musulmani). Un sociologo critico ha tutti gli elementi per riassumere la psicologia del neofascista con estrema facilità: Hitler – nell’immaginario xenofobo – rimane il kapò dal pugno di ferro da imitare contro senzatetto, immigrati e musulmani, ma i bestseller di Oriana Fallaci hanno contribuito ad indottrinare migliaia di spostati col ‘’mito’’ dello sceriffo texano anti-immigrati. Le organizzazioni di estrema destra non discutono del significato politico dell’immigrazione ma, rovesciando la stessa medaglia degli sciocchi <em>senza frontiere</em>, demonizzano l’immigrato in quanto tale. Il capitalismo viene destoricizzato e l’oppressione neocoloniale cancellata dalle pagine del tempo; la propaganda culturale della <em>CIA</em> non potrebbe che dire ‘’grazie’’.</p>
<p>Un giorno, di fronte a tragedie come quella che ha colpito la comunità musulmana della Nuova Zelanda, i cittadini europei dovranno seriamente interrogarsi sul ruolo di personaggi come Oriana Fallaci nella “<strong><em>plebeizzazione”</em></strong> dell’ideologia americano-sionista. Il neofascismo è, per diversi aspetti, anche una patologia mentale.</p>
<p><a href="https://www.tpi.it/2019/03/15/chi-e-brenton-tarrant-nuova-zelanda/?fbclid=IwAR0rT0ECzHsYbq-agWTHFbAEe-OUwL4kJziHMISLaKaJJjOmpqDqWUPHDj8">https://www.tpi.it/2019/03/15/chi-e-brenton-tarrant-nuova-zelanda/?fbclid=IwAR0rT0ECzHsYbq-agWTHFbAEe-OUwL4kJziHMISLaKaJJjOmpqDqWUPHDj8</a></p>
<p><a href="https://www.hispantv.com/noticias/europa/216929/informe-terroristas-extrema-derecha-europa-letales">https://www.hispantv.com/noticias/europa/216929/informe-terroristas-extrema-derecha-europa-letales</a></p>
<p><img src="https://www.iltempo.it/resizer/670/-1/true/1552631544878.jpg--nuova_zelanda__strage_in_due_moschee__il_massacro_filmato_e_postato_online.jpg?1552631544000" alt="Immagine correlata" width="670" height="315" data-iml="1552722421786" /></p>
<p>Fonte foto: Il Tempo (da Google)</p>
</div>
</article>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=5548</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una nuova storia alternativa della filosofia</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5470</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5470#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 15:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vergani]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Costanzo Preve]]></category>
		<category><![CDATA[I. Kant]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Karl Löwith]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=5470</guid>
		<description><![CDATA[Cibo per la mente. L&#8217;ultimo saggio di Costanzo Preve pur approfondito e articolatissimo offre la rara possibilità, a chi ha voglia di pensare, di essere agilmente compreso. Bruno Vergani &#160; &#160; Non avverto la necessità e non dispongo di competenza per recensire, nel merito, l&#8217;opera. Mi limiterò, dunque, a una condensata esposizione, a caldo, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/03/12122434_812337118882933_4793130536741699321_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5471" title="12122434_812337118882933_4793130536741699321_n" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/03/12122434_812337118882933_4793130536741699321_n.jpg" alt="" width="165" height="240" /></a></p>
<p><em><strong>Cibo per la mente. L&#8217;ultimo saggio di Costanzo Preve pur approfondito e articolatissimo offre la rara possibilità, a chi ha voglia di pensare, di essere agilmente compreso.</strong></em></p>
<div>
<hr align="left" noshade="noshade" size="1" width="100%" />
</div>
<p>Bruno Vergani</p>
<div>
<hr align="left" noshade="noshade" size="1" width="100%" />
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non avverto la necessità e non dispongo di competenza per recensire, nel merito, l&#8217;opera. Mi limiterò, dunque, a una condensata esposizione, a caldo, di personali note di lettura. Note indirizzate a chi &#8220;non studioso&#8221; e non professionista della filosofia si approccia a essa per puro piacere e/o per necessità esistenziale e politica.</p>
<p>Il saggio storico-filosofico di Costanzo Preve (1943-2013) &#8220;Una nuova storia alternativa della filosofia&#8221; con sottotitolo &#8220;Il cammino ontologico-sociale della filosofia&#8221; è opera non semplice che chiede impegno e concentrazione da parte del lettore. La fatica ha inizio ancor prima di aprire il libro per problemi di distribuzione: introvabile nelle librerie va richiesto direttamente dall&#8217;editore, tuttavia sollecito nella spedizione. Un libro da meritarsi. Nel testo, purtroppo, qualche refuso di stampa agilmente superabile.<br />
Il saggio pur complessivamente unitario nel descrivere la storia filosofica occidentale, oltre a cenni sull&#8217;antica Cina, India, e Islam, è tanto articolato e intrecciato che, oltre alla versione cartacea, sarebbe utile anche una versione ebook, così da permettere in successivi approfondimenti &#8211; non è un libro da leggere una volta sola, ma un riferimento a oltranza &#8211; la ricerca di lemmi specifici in tutto il testo.</p>
<p>Storia della filosofia &#8220;nuova e alternativa&#8221; estranea ai consueti manuali scolastici, quelli dossografici che asettici espongono in rassegna i filosofi più significativi della storia d&#8217;Occidente come un succedersi casuale di opinioni: blasoni, più o meno di valore, da appendere alla parete del soggiorno. Opera che, invece, dice in modo partecipato, approfondito e sensato, gli autori e le tendenze filosofiche attraverso una sistematica deduzione delle categorie di pensiero derivanti dai processi storici e sociali. Non si tratta di un banale tematizzare storico che colloca in un determinato contesto sociale i filosofi occidentali, ma di un approccio ontologico dove l&#8217;originalità del pensiero di ogni autore trova essere nella storia e nel contempo dà essere alla storia, così come trova essere dai contesti politico-sociali e nel contempo li plasma.</p>
<p>Una originalità di metodo, quella di Preve, proficua ma anche insidiosa per il lettore non filosofo, o filosofo di strada come il sottoscritto: il saggio nell&#8217;emanciparsi da un approccio dossografico, da una parte produce un clima di freschezza e di proficuo coinvolgimento per il lettore poco erudito, dall&#8217;altro lo spiazza, specialmente nei capitoli centrali del libro, quelli su Kant e l&#8217;onnipresente Hegel, dove Preve si attarda per quest&#8217;ultimo in una personale articolata apologia. Un opificio vigoroso, produttore di tanti e tali argomenti da richiedere, in alcuni passaggi, una attenzione snervante e dove, se sprovvisti di una approfondita precedente conoscenza degli autori trattati, il testo appare inevitabilmente criptico. Vero che nel serrato procedimento dialettico, esposto nel saggio, è pur possibile, di rimando e per deduzione, apprendere e comprendere i tratti salienti di tutti i filosofi trattati, ma la fatica di tale &#8220;cammino a ritroso&#8221; talvolta è tanto in salita da consigliare, perlomeno, lo studio di un buon testo scolastico di storia della filosofia, insieme alla lettura dei testi autografi dei filosofi in oggetto, prima di affrontare il previano approccio alternativo: dispiacerebbe trovarsi confusi, smarriti in vicoli secondari, così da perdere, inutilmente esausti, superstrade davvero proficue presenti nel libro, non tanto per un incremento di erudizione, ma per una vita migliore, e personale e sociale, che l&#8217;opera offre.</p>
<p>Ma per chi intende ben vivere e per farlo non vuole aspettare di essere erudito, il saggio storico-filosofico pur approfondito e articolatissimo offre, comunque &#8211; a chicchessia se pensante &#8211; di essere agilmente compreso, perlomeno nei passaggi fondamentali. L&#8217;Autore stesso propone una traccia di lettura per alleggerire il percorso, ripetendo e ricapitolando, sistematicamente e più volte, i punti cruciali del suo dialettico pensiero, evitando nel contempo di soffermarsi più del necessario su nodi e aspetti meno importanti &#8211; sovente rinchiudendoli letteralmente tra parentesi -, anche se numerosi.<br />
Moderati i motivi di perplessità che sorgono riguardo la laicità che Preve riduce a &#8216;laicismo&#8217; e ai suoi esponenti italiani. &#8216;Laicismo&#8217; che &#8211; per l&#8217;Autore &#8211; nel combattere l&#8217;innocua religione, ma indifferente al crudele capitalismo dilagante, diviene connivente e alleato del capitalismo stesso. In questo contesto la religione cattolica, Magistero ecclesiale incluso, è interpretata come un potenziale e utile freno alla dismisura capitalistica dilagante. Vero che più i gruppi, laici e non, si caratterizzano ideologicamente più tendono inevitabilmente a clericalizzarsi, a identificarsi nelle idee e nelle comunità di appartenenza. Da qui il rischio di una laicità sacralizzata, ideologico giudizio di valore dove l&#8217;originale pensiero personale vira in liturgie conformi alle linee programmatiche imposte. Nel riconoscere al &#8220;comunista&#8221; Preve nella sua critica al laicismo nostrano una coraggiosa visione originale e anticonformista annoto, tuttavia, che ogni uomo pensante e un minimo onesto respingerebbe con l&#8217;Autore il &#8216;laicismo&#8217; per come esposto nel saggio, percependosi invece laico perchè capace di pensiero soggettivo: se la testa del soggetto è sana tale definizione di laicità, nella sua elementarità, si rivela precisa e congrua: primato del pensiero e della persona. Soggetto pensante e soggetto laico, dunque, coincidenti. Ingeneroso, nel contesto, il giudizio &#8211; forse estemporaneamente più ideologico che filosofico &#8211; di Preve nei confronti del percorso filosofico di Karl Löwith.</p>
<p>Preve riesce, in ogni caso, a onorare, lui per primo, l&#8217;invito che rivolge al lettore &#8211; nell&#8217;ultimo XL Capitolo &#8211; quando lo sollecita, con riferimento a Socrate, alla pratica comunitaria della filosofia vissuta. L&#8217;opera, capace di accurata distinzione fra filosofia e ideologia risulta un atto politico efficace perché frutto di pensiero, mai di pregiudizio, e terminata la lettura ci si percepirà con più precisa chiarezza nel mondo, si dirà &#8220;comunismo&#8221; sapendo quello che si dice; più capaci di inediti innesti storici tra epoche lontane; si sarà più consapevoli che il bene e il male esistono e la scienza filosofica è capace di individuarli e anche definirli: bene è senso del limite e della misura, male è smodata dismisura; la sfera di Parmenide da uovo sodo sarà attuale metafora della permanenza circolare e eterna della buona legislazione e il telegiornale delle 20 lo si interpreterà in modo migliore di prima: si sentirà la puzza del &#8220;politicamente corretto&#8221; a chilometri di distanza, e &#8220;imperialismo&#8221; diverrà termine purtroppo attualissimo.</p>
<p><em>Costanzo Preve<br />
Una nuova storia alternativa della filosofia. Il cammino ontologico-sociale della filosofia.<br />
pp. 544<br />
Petite Plaisance, 2013</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=5470</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quattro cose per orizzontarsi nel gioco di tutti i giochi</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5198</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=5198#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2015 18:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Fagan]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[TISA]]></category>
		<category><![CDATA[TPP]]></category>
		<category><![CDATA[TTIP]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=5198</guid>
		<description><![CDATA[&#160; &#160; Pierluigi Fagan C’è un gioco che condiziona tutti gli altri giochi. Condiziona significa che ne determina le condizioni di possibilità e, talvolta, financo gli esiti. Che sia l’euro o l’Europa o la sovranità nazionale o la Siria o i migranti o la disoccupazione o il bilancio dello stato o il ruolo di certe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.sinistrainrete.info/images/stories/stories3/compare-countries-money-01.jpg" alt="compare countries money 01" width="310" height="251" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Pierluigi Fagan</em></h3>
<p>C’è un gioco che condiziona tutti gli altri giochi. Condiziona significa che ne determina le condizioni di possibilità e, talvolta, financo gli esiti. Che sia l’euro o l’Europa o la sovranità nazionale o la Siria o i migranti o la disoccupazione o il bilancio dello stato o il ruolo di certe élite, tutti i giochi si giocano in un gioco più ampio di cui, soprattutto in Italia, c’è assai scarsa conoscenza. Paese che ha perso la guerra, capitalistico per certi versi ma ancora “ancien règime” per altri, umanistico e financo religioso quanto mai estensivamente scientifico, più idealista che illuminista, ancora fratturato dalla questione meridionale, ripiegato nel confort del proprio paesaggio, tradizione e gastronomia, sempre più estraneo al mondo. Sarà bene allora far pratica di conoscenza con questo gioco di tutti i giochi perché anche se facciamo finta di non saperlo, noi siamo anche pedine di questo gioco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>La prima cosa da considerare è che le condizioni interne di un sistema dipendono in gran parte dal suo esterno.</strong></li>
</ul>
<p>Quando analizziamo lo stato di potere, di forza e di salute di una civilizzazione, di uno stato, di un sistema economico, dobbiamo prioritariamente riferirci a quali sono i suoi rapporti con l’ esterno. Il suo esterno è ciò che lo contiene e i tre stati qualitativi dipendono in gran parte dall’assetto della relazione che il sistema intrattiene con ciò che lo contiene. Lo scenario ultimo, quello che non dipende da altri ma da cui tutti dipendono è quindi, semplicemente, il mondo. Il mondo è il contenitore di tutti i sistemi.</p>
<p>Nel mondo, oggi, si muovono diverse forze ma le principali, quelle che lottano l’un con l’altra per il controllo migliore del mondo sono due. Una è gli Stati Uniti d’America. Gli USA sono la forza di gran lunga dominante e il loro dominio proviene da almeno sessanta anni di potere sostanziale sul mondo o quantomeno su sua larga parte. L’altra non è una singola forza ma un potenziale sistema, un sistema che al momento non è ancora tale essendo ancora allo stato di aggregato. Tale aggregato, passibile di divenire un sistema, è formato da tre entità: Germania, Russia, Cina. Queste tre entità coprono tutte e tre le parti del continente euroasiatico, Germania ad ovest, Russia al centro, Cina ad est. Se queste forze minori, si saldassero in sistema, è la semplice geografia che determinerebbe la struttura portante del potere sul mondo, gli USA diventerebbero un satellite del centro del mondo ed i satelliti non hanno alcuna autonomia, dipendendo da ciò intorno a cui gravitano. Se e per quanto avere un mondo dominato dagli USA e se, quando e come, avere un mondo diverso è il Grande Gioco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>La seconda cosa da considerare è la natura sistemica dei giocatori del gioco.</strong></li>
</ul>
<p>Gli USA sono un sistema, l’aggregato Germania – Russia – Cina no, è un sistema potenziale. Gli USA sono un sistema perché sono uno stato-nazione, con un paio di secoli di storia e senza un ingombrante passato. Non è quindi percorso da linee di faglia interne per quanto tutti i sistemi molto estesi sono sempre a rischio di frattura. L’unità degli Stati Uniti significa un unico sistema politico, militare, economico, culturale, religioso che riporta ad un centro intenzionale, un potere o un gestore centrale in grado di far muovere il sistema come un organismo unico. Gli Stati Uniti sono posizionati su un’isola con due oceani ai meridiani e nessuna seria minaccia ai paralleli, sono quindi una fortezza isolata ed inespugnabile. Il gioco in difesa degli USA sarà sempre un gioco in attacco, sarà cioè un gioco che si svolge fuori dei propri territori, sul continente euroasiatico o altrove ma mai sul proprio territorio. La posta del suo gioco è il controllo di buona parte del mondo, da questo controllo deriva il suo benessere.</p>
<p>L’aggregato Germania – Russia – Cina (GRC) invece non è un sistema.</p>
<p>La parte di massima estensione spaziale, la <strong>Russia</strong>, ha uno popolazione che è poco meno del doppio di quella tedesca ed un decimo di quella cinese. Essa non esercita alcuna forza di gravità ad est dove la massa cinese è padrona del campo, esercita una forza di gravità naturale nel centro-Asia ed esercita una forza di gravità contrastata sul suo ovest dove una serie di stati europei si trovano in mezzo tra la Russia e la Germania. Qui è la storia recente più che la geografia o la storia profonda a segnare le dinamiche. Questi paesi che “stanno in mezzo” furono satelliti dell’’URSS ed hanno un ricordo assai sgradevole della perdita di autonomia che connotò quella fase storica.</p>
<p>Essi quindi cercano e cercheranno in tutti i modi di sottrarsi al risucchio gravitazionale russo. In questi casi, si cerca un altro centro di gravità che possa contrastare quello da cui si vuole evadere. Sembrò che l’Europa e la Germania potessero rappresentare questa alternativa ma l’Europa non è a sua volta un sistema e la Germania è troppo debole per esercitare questo ruolo. Così, sono diventati il perfetto <em>pied à terre</em> per gli Stati Uniti  in cerca di alleati fidati nel territorio euroasiatico che è lì dove si gioca la partita. La Russia ha un centro politico forte ed una forza atomica e militare altrettanto competitiva (essendo l’eventuale gioco militare dettato dalla forza più forte, cioè l’arma atomica, la consistenza delle tre armi tradizionali -terra/aria/mare- è importante fino ad un certo punto. La guerra condizionata dall’atomica è una guerra di pura e semplice altrui distruzione non di conquista territoriale come è stata nei millenni passati). La Russia non ha una economia forte, né alcuna capacità di egemonia culturale. Come la storia insegna, la Russia non si può “conquistare” poiché ha sempre un territorio alle spalle nel quale rifugiarsi ma può essere seriamente danneggiata ovvero resa relativamente impotente.</p>
<p>La <strong>Cina</strong> ha una estensione territoriale meno vasta dell’apparente essendo altissima la sua composizione demografica ed essendo più di metà del suo territorio difficilmente abitabile. La Cina ha una fragilità intrinseca che è la sua totale dipendenza quanto a fornitura di acque dolci da un territorio specifico, il Tibet. La nuclearizzazione mirata delle fonti fluviali tibetane, porterebbe ad una carenza d’acqua drammatica. Sebbene si siano verificate tensioni nella consistenza interna (Tibet e Xinjang), la Cina non è facilmente divisibile al suo interno come per altro la Russia. Intorno, la Cina ha potenziali partner e potenziali nemici, i potenziali nemici possono ovviamente essere amici dell’avversario. Il principale è il Giappone. Con l’India i rapporti sono variabili ma non è né nella storia e nelle tradizioni, immaginare evoluzioni negative (una guerra indo-cinese) o positive (una concreta alleanza indo-cinese). Comunque delle due, è semmai più probabile la seconda che non la prima. La Cina ha dunque un problema nel suo stesso intorno perché ognuno degli stati che la circondano, può diventare <em>pied à terre</em> per l’eventuale nemico in un confronto dichiarato. La forza economica della Cina è basata su quella che è anche una debolezza in termini strategici, una massa demografica enorme. I richiami allo “sviluppo armonioso”, il recupero delle linee di saggezza strategica addirittura del periodo confuciano, sono equivocate in Occidente. Per la Cina, queste direttive sono ontologiche, quindi senza alternative, un cinese che ha cuore il proprio sistema, sa da migliaia di anni che: a) internamente deve prevalere la concordia alla discordia perché il territorio non consente la presenza di parti in competizione pena la guerra eterna ed inconcludente (cioè senza scopo possibile); b) ogni diversione esterna peggiora l’equilibrio, già di suo problematico, della concordia interna. Chi immagina una Cina imperialista che si lancia alla conquista del suo mondo circostante, non sa quel dice. Ciò ovviamente non toglie che il sistema cerchi in altri modi il controllo del suo intorno ma è più un legare che un controllare. La forza militare della Cina non è nota. Si suppone non sia molto competitiva in assoluto ma si teme (dal punto di vista americano, ovviamente) abbia sviluppato qualche “sorpresa”. Il potere cinese, da sempre, ha nella strategia e nel tempo, un suo a priori. Quindi i cinesi, da quando decisero di aprirsi al mondo, avranno sviluppato una simulazione ampia di scenari e previsto almeno a livello di pensiero, diverse alternative. A che punto è la realizzazione pratica di queste alternative, quelle militari e dei sistemi d’arma nello specifico, non sappiamo e non sappiamo neanche se lo sanno o pensano di saperlo i vertici strategici USA.</p>
<p>La <strong>Germania</strong> è, dei tre, il sistema più squilibrato e problematico. Del tutto privo di autonomia militare, questo ne fa un paese a sovranità zoppa. Con una estensione territoriale contenuta ed una contenuta popolazione, l’unica vera forza della Germania è la posizione e l’economia. Ma come spesso accade, i punti di forza hanno le loro debolezze. Posizione ed economia, in Germania, sono direttamente correlate.  Una buona parte della sua forza economica è dovuta a: a) dominio del sistema monetario dell’euro che le dà una serie di vantaggi noti, nel controllo delle relazioni economiche con Francia, Italia, Spagna, nord Europa. La Gran Bretagna, notoria seconda gamba del sistema anglo-sassone, è fuori da questo raggio sebbene rimanga un vicino geografico; b) mantenimento del sistema mondiale degli scambi dove esercita, tramite una politica economica mercantilista, un ruolo di rilievo assoluto. Se però si arrivasse ad una qualche perturbazione di tale mercato mondiale (se si arrivasse ad un irrigidimento nel confronto delle forze, non necessariamente una guerra vera e propria) la Germania sarebbe, con la Cina, una delle prime entità a risentirne. La Germania è un sistema al centro di un parallelogramma di forze. L’unica alleanza non problematica e naturale è con i paesi del Nord Europa. Con gli altri europei il rapporto è di cuginanza conflittuale e per altro, sino ad oggi, la Germania non ha mai mostrato reali capacità egemoniche che tra l’altro non fanno assolutamente parta delle sua storia, né di quella del continente. Quanto fatto a Luglio scorso alla Grecia, ricorda (semmai ce ne fosse stato il bisogno) a Francia ed Italia, cosa significa avere a che fare coi tedeschi. Naturalmente antagonista è il rapporto con il Regno Unito. Interessata ad allargare la sua egemonia ad Est andando incontro alla richiesta di maggiori legami proveniente dalle nazioni in fuga dal “Grande orso russo”, non ha mostrato reali capacità di saper gestire questo possibile incontro. Per altro, deve sempre bilanciare questo suo eventuale interesse espansivo con la necessità di non mettersi in urto con la Russia. Se alla Germania fosse permessa una amicizia organica coi russi, nel contratto si potrebbe prevedere lo spazio consentito all’espansione d’influenza tedesca ma a questo punto agisce l’altra forza traente, gli Stati Uniti d’America. I rapporti tra Germania e Stati Uniti sono assai complicati. Storicamente, non c’è simpatia ma ricordiamoci che sia gli Angli, sia soprattutto i Sassoni, originano proprio da quelle terre. La Germania è stato protettorato statunitense lungamente dopo la Seconda guerra mondiale e tutt’oggi, la forza militare tedesca è americana. La Germania dipende vitalmente dai rapporti con i cugini europei che possono, all’occasione, giocare sull’amicizia interessata con gli USA per bilanciare la maggior forza tedesca. In sostanza, la Germania dipende dall’esistenza di quella globalizzazione che gli americani hanno senz’altro favorito ma che potrebbero revocare anche solo in parte (ad esempio diminuire o rendere meno facile quella delle merci ma mantenere in quella dei capitali dove controllano l’intero sistema), proprio per mettere in difficoltà eventuali competitors geopolitici. Né la leadership interna, né le condizioni di possibilità esterne, permettono a questo punto di pronosticare una facile soluzione del “problema Germania”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>La terza cosa è simulare i possibili sviluppi del gioco.</strong></li>
</ul>
<p>Prima però bisogna dire qualcosa anche sul sistema forte. Se i tre GRC sono ancora un aggregato potenziale e non un sistema, la cui analisi delle forze indica qualche luce e molte ombre, l’unico vero sistema esistente e quindi il player più forte, come esce da una analisi che si sforza di essere realista? Gli <strong>USA</strong> partono con quattro punti di forza ed uno di debolezza. I punti di forza sono: A) come detto, gli USA, sono l’unico vero sistema, unito e compatto. Hanno inoltre una lunga tradizione di controllo del mondo e quindi un expertise. Possono disordinare gli altri più o meno a piacimento e molto difficilmente possono essere disordinati; B) la potenza militare degli Stati Uniti è inarrivabile anche si mettessero assieme le forze dei tre aspiranti poli di un nuovo sistema. Tra l’altro, al di là delle contabilità delle armi, il solo fatto che da una parte c’è un sistema unico e rodato e dall’altra un sistema nuovo, fa partire questo secondo in deciso svantaggio; C) la potenza più che economica, finanziaria o banco-finanziaria. Dal dollaro al sistema Wall Street – la City – l’offshore, gli Stati Uniti sono in grado non solo di controllare relativamente ma sostanzialmente i competitors ma anche tutti gli altri. Ci sono infatti coreani, australiani, indiani, iraniani, sauditi, israeliani, egiziani, turchi, africani e sud americani oltre che i rissosi e casinisti europei occidentali (e gli affamati ed impauriti europei orientali) nel Grande Gioco e tutto il Grande Gioco verte sul sistema banco-finanziario-off shore anglosassone. In un modo o nell’altro, tutte le élite del mondo hanno i propri soldi in quel sistema e sono le élite a decidere i destini dei popoli. D) Gli Stati Uniti, rappresentano ancora la certezza del sistema vigente che tutti consociamo e non è mai facile lasciare il conosciuto per lo sconosciuto. La loro egemonia è hard nella struttura ma le popolazioni poco o niente sanno di strutture, per lo più hanno contatto con le sovra-strutture e sul piano sovra-strutturale, il soft power americano, ancora oggi, non ha rivali. Se idealmente chiedessimo a chiunque se preferisce stare sotto l’egemonia apparentemente benevola americana o sotto quella tecno-ottusa dei tedeschi o quella alieno-repellente dei cinesi o <img src="http://www.sinistrainrete.info/images/stories/stories3/12011252_10200919372262375_3775720435697685862_n.jpg" alt="12011252 10200919372262375 3775720435697685862 n" />quella neo-zarista dei russi, non v’è dubbio che buona parte del mondo sceglierebbe ancora gli yankee. Il punto è che l’alternativa all’egemonia americana non è un’altra egemonia ma l’autonomia. In teoria tra egemonia anche benevolente e piena autonomia non c’è partita ma raggiungere l’autonomia è un problema ciclopico, questa è l’inerzia su cui giocano gli americani.</p>
<p>Gli USA hanno quindi quattro unti di forza, la debolezza allora qual è? La debolezza è che gli Stati Uniti, possono solo perdere, di più o di meno, più velocemente o lentamente ma possono solo perdere. Gli USA dipendono strutturalmente da un forte controllo su più o meno tutto il mondo ma il mondo è giunto ad un livello di complessità tale che nessuno può sensatamente pensare di controllarne l’intera complessità. Su questo non c’è dubbio alcuno. La partita è certo molto complessa ma GRC sono solo la cuspide di un possibile sistema mondiale, il <strong>sistema multipolare</strong>. La vera posta in gioco nel Gioco di tutti i giochi e questa: un polo americano a governo, con geometrie variate, dell’intero sistema o comunque della parte maggiore o l’apertura di una nuova fase di mondo con un nuovo gioco complesso che coinvolge diversi poli.  Tutti tranne gli USA, avrebbero interesse ad aprire una nuova fase planetaria in cui tutti giocano con tutti (con o contro), in cui ognuno si possa giocare la sua partita, in cui anche il più remoto staterello periferico possa giocarsi la sua ricerca di autonomia relativa pasandosi ora di qui ora di là in qualche tenzone locale, portandosi a casa comunque un qualche maggior vantaggio che non fare da colonia a qualche macro-sistema dominante. C’è infatti una seconda corona di stakeholders interessati al Grande Gioco ed è nell’elenco riportato precedentemente. Assicurare a tutti il loro interesse non è facile. La realtà è sempre più complessa della teoria per cui pur essendoci un oggettivo interesse di tutti al nuovo sistema multipolare, c’è comunque e per lungo tempo di sarà (basta vedere gli stati europei e il loro harakiri – seppuku (切腹) – dell’interesse oggettivo nei rapporti con i russi per compiacere il sistema dominante americano) un gioco asimmetrico di resistenze, ricatti, inerzie, attriti, che freneranno l’esplicarsi di un fronte attivo in favore dei nuovi equilibri. Sarà una transizione, una transizione lenta e difficile.</p>
<p>Tra l’altro conviene a tutti sia una transizione lenta perché se il sistema americano dovesse trovarsi in seguito ad una forte contrazione in una improvvisa, grave, crisi ontologica, si rischierebbe tutti un qualche colpo di testa della bestia ferita ed una bestia con qualche migliaio di testate nucleari, può decidere di morire portandosi appresso molte altre bestie attorno a lei. Sarebbe un funerale assai affollato. Questa è una incognita che ha molti gradi. In sostanza, non è facile rispondere alla domanda: quanto possono contrarsi gli Stati Uniti d’America senza perdere la loro natura essenziale che li obbligherebbe ad una svolta storica di riconfigurazione della mentalità e delle strutture del loro vivere associato, dall’esito assai incerto? Nell’incertezza, cautela è obbligo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>La quarta cosa è tentare di prevedere il reale svolgersi del gioco.</strong></li>
</ul>
<p>A questo punto è chiaro che gli Stati Uniti, giocheranno il gioco di difesa della loro posizione di controllo cercando di limitare, ritardare e rallentare la crescita di competitività degli avversari. Il miglior modo per farlo è metterli in difficoltà. Lo sviluppo di questa nuova fase dei rapporti internazionali ha già visto le prime mosse. La <strong>prima</strong> in assoluto è stata il varare una strategia di compattamento dello schieramento USA&amp;friends. Ciò sta avvenendo con la promozione dei tre trattati (TPP, TTIP, TISA) commercial-giuridici che possono creare una piccola globalizzazione centrata su gli interessi e soprattutto gli standard, americani. Gli standard (giuridici e normativi), cioè la fissazione del regolamento di sistema, sono financo più importanti dei vantaggi commerciali perché creano una forma forte che, nel tempo, omogeneizza le strutture politiche ed economiche, rendendo il processo quasi-irreversibile. Coi trattati, gli USA non promuovono sesso ma un matrimonio. L’andamento di questo pezzo di strategia è contrastato ed il suo happy end (che sarebbe un punto di vantaggio quasi decisivo per gli Stati Uniti) è tutt’altro che scontato. La <strong>seconda</strong> è il rafforzamento dei legami militari diretti (NATO) ed indiretti. Il <strong>terzo</strong> è stato l’operazione Ucraina, tesa prioritariamente a creare un motivo di tensione nei rapporti Russia – Europa di modo che non si saldasse un mercato dei comuni interessi (energia vs tecnologia con flussi di investimenti incrociati). Il <strong>quarto</strong> avanza a piccoli passi ed è una sorta di tortura cinese inflitta ai cinesi stessi. Che sia il Tibet, il Mar cinese, rivolte ad Hong Kong,  il riarmo giapponese, la tensione confinaria tra le due Coree, il rifiuto momentaneo di includere lo yuan nel paniere IMF, i crolli di Shanghai e chissà cos’alto che non sappiamo, la pressione verso il Paese di Mezzo crescerà e sarà continua. Altresì, si agirà su tutta la corona di stati confinanti com’è dichiarato pubblicamente nella strategia obamiana “pivot to Asia”. E’ stato naturalmente previsto che, come sta avvenendo, russi e cinesi superino la loro reciproca diffidenza naturale (sono infatti paesi con frontiere in comune) e creino una alleanza almeno difensiva ma se volete dominare un gioco molto complesso, il diminuirne la complessità (amici vs nemici) è il primo passo di buonsenso che potete compiere. Bisogna poi vedere se e quanto cambierà questa strategia col cambio d’inquilino della Casa Bianca.  Il <strong>quinto</strong> è stato creare un sistema che tende all’ordine ma rimane in perenne disordine sebbene controllato, nel Medio Oriente. Questa mossa non ha altro intento che evitare di formarsi un ordine spontaneo e permettersi un progressivo disinteresse sull’area, stante che gli USA hanno investito storicamente molta attenzione e soldi su di esso. Ora però il gioco principale è un altro e questa regione non può più assorbire cotanta energia. Per cui: a) dotarsi di energia in proprio (gas di scisto); b) sdoganare l’Iran come forza di un rettangolo formato anche da Arabia Saudita, Egitto e Turchia quanto a mondo arabo, pentagono con Israele come libera variante; c) alternare carezze e schiaffi (Isis, Iraq, Yemen, Siria, accordo con l’Iran) per agitare le acque ma mai fino in fondo. Tra shale gas e controllo indiretto del mercato petrolifero arabo, si può altresì privare la Russia del potere scaturito dagli enormi giacimenti di gas siberiano.  Il <strong>sesto </strong>è il più facile e riguarda l’Europa. L’Europa produce internamente il proprio disordine in maniera naturale per cui basta stare a guardare e pigiare qualche tasto ogni tanto, tanto il grosso del casino lo fanno da soli. Questa considerazione vale per l’Europa ma più in generale per il mondo intero data la sua crescente complessità la cui natura caotica (in attesa dei tempi lunghi dei processi di auto-organizzazione) è implicita. La riduzione coatta della Germania s’impone sia per ragioni geo-politiche sopraesposte, sia per convertire gli europei ad una più convinta politica monetaria espansiva che aiuti a non grippare il motore del capitalismo mondiale affetto da rischi di “stagnazione secolare”, contando sulle sponde italo-francesi. Il <strong>settimo </strong>è quello di rinunciare gradatamente alle strutture della globalizzazione delle merci (restringendola alle aree dei trattati) che oggi favorisce più la Germania e la Cina che gli USA ed intensificare quelle della globalizzazione finanziaria ed, ovviamente, gestire la contrazione di potenza del dollaro.</p>
<p>La strategia è quindi negativa ovvero distruttiva (distruggere forme d’ordine alternativo) e quindi diretta a creare ordine dal disordine. Il disordine è quello che si vede e sempre più di vedrà, sia perché naturale, sia perché c’è un attivo agente disordinante, l’ordine è ciò che rimane del potere unificato americano: tanto più gli altri combatteranno col disordine, tanto più loro manterranno una facoltà di ordinare (mettere in ordine e ordinare nel senso di comandare).</p>
<p>La contro-strategia dell’aggregato aspirante sistema è giovane ed incerta. I BRICS sembravano una premessa di coordinamento sistemico agito su gli interessi economico-finanziari ma è bastata l’avvisaglia di una contrazione del sistema economico mondiale e qualche operazione mirata di disordine finanziario e valutario per indebolire molto le volontà. Lo SCO (Shanghai, Cooperation Organization), l’alleanza russo-asiatica è un processo lento che comunque procede. L’asse russo-cinese si è recentemente saldato ma va ricordato che l’amicizia tra i due popoli non è mai esistita. La Cina sta lanciando la sua nuova super-banca di investimenti, stile IMF/WB ma bisognerà vedere quando sarà operativa e quali sono i progetti. L’idea centrale è quella di infittire le relazioni economiche lungo i due assi detti “Vie della Seta”, dal polo cinese a quello euro-tedesco, via Russia e non solo. Tutto questo ed altro ancora, sconta il fatto che non è facile fare mentre è molto più facile non far fare o sabotare. Una strategia distruttiva contro una costruttiva ha costantemente la meglio nel breve-medio periodo. Nel lungo periodo è un altro discorso.</p>
<p>Una sguardo specifico, voglio infine riservare al problema militare visto che molti temono la <strong>Terza Guerra mondiale</strong>. Il primo movente del creare tensioni è evitare relazioni pericolose per la posizione americana. Il secondo, quando le tensioni prendono la dimensione militare, è creare un costo. La struttura economica del bilancio americano prevede storicamente il costo militare, quello degli altri no, inoltre gli americani hanno il dollaro, gli altri no. Anche solo dover prevedere un minimo o un massimo se la tensione cresce, di improvement dei costi di armamento, crea una difficoltà a chi ha bilanci al limite della capienza e tende a concentrare gli investimenti nello sviluppo economico. La provocazione continua ed incrementale, gli appelli a gli europei affinché non facciano conto supinamente sull’ombrello americano, il preoccuparli perché la Russia si mostra aggressiva (che poi sia in effetti solo difensiva non importa data la capacità di manipolare l’informazione mainstream), l’incitarli ad armarsi per proprio conto, hanno tutti fine nel sabotaggio degli equilibri di bilancio sapendo che un bilancio squilibrato porta o all’IMF, quindi alla dipendenza finanziaria o a premere sul tessuto sociale di modo che le popolazioni siano sempre più nervose e le loro élite sempre più preoccupate e quindi desiderose di soluzioni di ricambio  della leadership, facili ed immediate. Col soft power, fondazioni, servizi segreti, primavere, ong, massoneria, amici degli amici o altro si potrà poi ben infilarsi nei processi di ricambio delle èlite fallite promuovendone di nuove, ovviamente “amiche”. Poiché strutturalmente inglobato nel bilancio USA, il costo militare lì è addirittura un keynesismo oltre che il volano del famoso complesso militare-industriale-tecnoscientifico. Quindi i “problemi del mondo” per gli USA, sono vitali per controllare il suo esterno ma anche perché trainano il funzionamento interno. Le crisi locali poi sono dei precisi esperimenti di controllo indiretto delle situazioni. Una “crisi baltica” ad esempio, galvanizzerebbe i paesi est-europei, continuerebbe a mettere in difficoltà i russi già sotto sanzioni e col prezzo del gas in saldo ma disturberebbe anche ogni velleità autonomista della Germania.</p>
<p>Credo si possa suggerire, a chi segue i fatti del mondo, di mettersi comodo. Emergerà una sempre più intricata complessità ed apparente contraddittorietà nello sviluppo delle due strategie, la costruttiva e la distruttiva. Siamo in una transizione epocale e quindi i tempi non sono brevi. Certo, c’è sempre il rischio che maneggiando provocazioni, testate nucleari, ardite manovre <em>from behind, </em>qualche cosa vada storto ma non è reale interesse di alcuno far diventare il Grande Gioco, un Grande Dramma. Una guerra aperta tradizionale non è possibile per via del nucleare e una guerra aperta nucleare non avrebbe senso. Questa è una delle contraddizioni insite nel nucleare che gli strateghi dei giochi americani ben conoscono, avendola sfruttata lungo tutta la Guerra Fredda.</p>
<p>E’ un Grande Gioco davvero, il più grande si sia visto nella nostra storia planetaria, il primo che prevede per campo il pianeta intero. Sarà una lunga e tortuosa transizione alla fin della quale il mondo si troverà in uno stato strutturale nuovo, quella che chiamiamo l’Era della complessità. Ci vorrà molto o poco tempo? Sarà confusa ma infine sostanzialmente pacifica sebbene punteggiata da micro-conflitti e forti tensioni o transiterà com’è tradizione occidentale attraverso un qualche olocausto? E noi, noi qui, nel nostro immediato “quartiere di mondo”, cosa e come vivremo, in quale struttura più fine di quella qui tratteggiata, ambienteremo la nostra ansiosa e preoccupata esistenza? Ci torneremo su un’altra volta.</p>
<h5>[L’analisi segue una precedente che trovate anche <a href="http://www.sinistrainrete.info/filosofia/3983-pierluigi-fagan-al-margine-del-caos.html">qui </a>confermandone l’impianto. Nulla, nell’anno trascorso e nelle molte cose successe, ha modificato sensibilmente la mia interpretazione. Nella mancanza di palesi falsificazioni, vi leggo un auspicio di fondatezza anche se un anno, per lo sviluppo del Grande Gioco, è ben poca cosa…]</h5>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=5198</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PICCOLO STUDIO SULL’ ISLAM (1). Il nucleo centrale del Corano.</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4992</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4992#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2015 18:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Abramo]]></category>
		<category><![CDATA[Corano]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Maometto]]></category>
		<category><![CDATA[Mosé]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Fagan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=4992</guid>
		<description><![CDATA[Pierluigi Fagan L’ introduzione al nostro “Piccolo studio sull’islam” si trova qui. L’islam è un sistema culturale definito da un ordinatore religioso. Tale religione si basa su una credenza riferita ad un triangolo di elementi, Dio, Muhammad, Corano. I tre sono legati tra loro da questa sequenza: Dio trasferisce a Muhammad attraverso ripetute apparizioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="nav-above">
<div><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/02/index.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4993" title="index" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/02/index.jpg" alt="" width="279" height="181" /> </a></div>
<div><em><strong>Pierluigi Fagan</strong></em></div>
</div>
<p><em>L’ introduzione al nostro “Piccolo studio sull’islam” si trova <a href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/01/26/islam-e-complessita-introduzione-ad-un-piccolo-studio-sullislam/">qui</a>.</em></p>
<p>L’islam è un sistema culturale definito da un ordinatore religioso. Tale religione si basa su una credenza riferita ad un triangolo di elementi, Dio, Muhammad, Corano. I tre sono legati tra loro da questa sequenza: Dio trasferisce a Muhammad attraverso ripetute apparizioni di un angelo messaggero, lungo l’arco di ventidue anni, un lungo discorso che, meno di venti anni dopo la morte del Profeta, viene raccolto attingendo a varie fonti e messo giù per iscritto. Questa raccolta dei pezzi del discorso originale che Dio trasferì a Muhammad e che fu, prima tradizione orale poi scritta, è il Corano, parola di Dio.</p>
<p>Analizzeremo poi il contesto, il problema delle fonti, l’esegetica e l’ermeneutica, la struttura,  le conseguenze storico culturali, la tradizione che si liberano da questi eventi. Subito, vogliamo dare al lettore, l’idea del succo di ciò che dice Dio, che dice il Corano.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/maometto-la-mecca-medina-cartina.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/maometto-la-mecca-medina-cartina.jpg?w=300&amp;h=183" alt="Maometto La Mecca Medina cartina" width="300" height="183" /></a></p>
<p>Il perno del discorso è una relazione semplice ma molto interessante. Da una parte Dio in persona, dall’altra un uomo a nome di tutti gli uomini. Lungo questo asse, passa un discorso non un dialogo, un discorso che ha un emittente al vertice della potenza (Dio) ed un ricevente totalmente passivizzato, un portavoce della trasmissione, di cui si riaffermerà continuamente la neutralità di medium. I destinatari finali del discorso, che come poi vedremo è un contratto, sono tutti gli esseri umani. Non ci sono racconti trasmessi lungo tortuose catene, discorsi in terza persona, dialoghi dubbiosi, testimonianze, c’è solo Uno che parla ed uno che ascolta per riferire. La rivelazione verrà periodizzata in un continuum che corre parallelo la prima formazione della comunità dei credenti raccolti intorno a Muhammad, per ventidue anni (610-632), le parole di Dio sono come mani invisibili che danno forma alla comunità che nasce, cresce e sviluppa la propria complessità,  nel mentre essa agisce nella realtà. Dio vede gli effetti delle sue parole, corregge, specifica, amplia, precisa, ammonisce.</p>
<p>Per lo più (ma non sempre) sono parole abbastanza chiare, gli esempi sono ripetuti più e più volte, la forma rimata aiuta la memorizzazione, l’argomento è relativamente semplice, quasi nulla indugia in cose oltre-la-fisica (metafisica) e quando lo fa, come nel caso dell’oltrevita, le parole del contratto sono di nuovo chiare, semplici, inequivocabili, ripetute più volte. Dio sa che parla a tutti gli uomini, sa che è l’ultima volta che lo farà dopo aver provato -inutilmente- a farsi capire nel passato (elenco di tutti coloro che hanno avuto messaggi da Dio da Adamo ad Abramo, da Mosé a Gesù).  Dio offre per l’ennesima volta un contratto,  i cui termini sono estremamente asciutti: credere. Credere nel fatto che dall’altra parte dell’esistente e della rivelazione ci sia effettivamente Dio, che questo dio è Uno-Tutto senza se e senza ma, che è ovviamente onnipotente ed onnisciente (sa tutto e può far tutto), che sta parlando proprio a te, tramite il suo portavoce.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/coran.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/coran.jpg?w=179&amp;h=300" alt="coran" width="179" height="300" /></a></p>
<p>Dopo questa premessa principale che apre alla relazione, giungono i termini contrattuali propriamente detti. I primi sono la regola generale della relazione: sottomettersi senza riserve di alcun tipo a ciò che Dio dice, vuole, dispone; i secondi sono il seguire alcuni precetti etico-comportamentali che fanno dell’altro capo del contraente, un buon fedele, un buon “totalmente dedito” ad osservare le disposizioni di Dio (significato proprio di musulmano). In ultimo si aggiungeranno principi normativi e giuridici per la vita comunitaria. Osservate queste disposizioni con sincerità, convinzione, abnegazione,  scatta il premio contrattuale: la lunga felicità nell’oltrevita. Si prevede anche che il credente possa sbagliare ma se la sua disposizione generale è sincera potrà essere perdonato, il dio del Corano è chiaro e preciso nei termini ma è comunque “clemente e misericordioso” come ripete l’incipit di 113 su 114 sure coraniche. Adesioni contrattuali insincere, dubitative, doppiogiochiste, false ed apparenti, intermittenti, con riserva, dissociate tra forma e contenuto sono sanzionate con la punizione contrattuale: una lunga e spaventosamente indicibile, sofferenza eterna. Naturalmente lo stesso vale per coloro che non aderiscono al contratto o lo infrangono palesemente e senza pentimento. Quello che conta è la disposizione d’animo e il fattivo atteggiamento del credente, il premio o la punizione non sarà in questa breve esperienza terrena a termine, le cose e gli eventi della propria vita personale potranno anche sembrare strani ed ingiusti ma il disegno di Dio è imperscrutabile e comunque questa vita è a tempo, il premio o la punizione si godrà lì dove non c’è più il tempo. Il succo della faccenda è questo, il resto è declinazione delle disposizioni su cui ovviamente, in seguito torneremo.</p>
<p>Soffermiamoci un po’ su questa costruzione centrale. L’oggetto della predicazione di Muhammad, furono le parole di Dio ricevute direttamente per infusione in una serie di sedute di contatto. Per lo più, c’era un tramite, l’angelo Gabriele ma questo probabilmente venne usato da Dio stesso per dare una forma alla sua stessa voce, quello che Gabriele trasmette direttamente nella mente di Maometto è la voce e quindi la parola di Dio in prima persona. Non è neanche esatto definire questa “una voce” poiché il discorso coranico viene come impresso nella coscienza del Profeta che dice cose che non sapeva lui stesso di sapere, l’intera prassi dell’esercizio della comune fede dei musulmani, attraverso la ripetizione continua, quasi ossessiva, delle preghiere, del Corano stesso, di frasi augurali di pace, di enunciazioni sulla grandezza ed unicità di Dio, ripete questa esperienza di abbandono pervasivo al messaggio .</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/514lnvzibl-_sy344_bo1204203200_.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/514lnvzibl-_sy344_bo1204203200_.jpg?w=196&amp;h=300" alt="514LnvZiB+L._SY344_BO1,204,203,200_" width="196" height="300" /></a></p>
<p>Questo lungo discorso di Dio poi prenderà la forma scritta che conosciamo come Corano<a name="_ednref1" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/02/07/piccolo-studio-sull-islam-1-il-nucleo-centrale-del-corano/#_edn1"></a>[1], 114 capitoli (sure) di varia lunghezza ospitanti  6236 versetti, tutto quanto ivi vi è contenuto è detto direttamente da Dio. Dall’altra parte c’è un uomo, un prescelto come tanti altri vi furono prima di lui a partire da Abramo (ma il dialogo con gli umani risaliva a Noè ed anzi ad Adamo)<a name="_ednref2" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/02/07/piccolo-studio-sull-islam-1-il-nucleo-centrale-del-corano/#_edn2"></a>[2] ma al quale non succederà più nessuno, questa è l’ultima parola di Dio, è una <em>last call</em>. Di Maometto si sottolineerà il presunto analfabetismo o quantomeno il suo essere illetterato. Questo, per togliere ogni dubbio su un suo possibile intervento attivo nel riferire (o manipolare o inventare addirittura) le parole di Dio. L’analfabeta non avrebbe potuto conoscere così tante tra le cose raccontate nel Corano anche relative ai precedenti tentativi di rivelazione (Abramo, Mosè, Gesù e molti altri), l’illetterato non avrebbe saputo esprimersi con lo stile di quell’arabo antico che i conoscitori dicono essere la sofisticata cifra poetica di alcuni suoi passi (chi scrive, non consoce l’arabo antico ed ha letto il testo nella propria lingua). La <em>shahada</em>, ovvero la frase che se recitata con onesta convinzione converte immediatamente all’islam, il cui significato asciugato è -c’è un solo Dio e Maometto è il suo profeta-, traspone quello che il profeta ha fatto e detto come fatto e detto da Dio stesso, il suo ruolo è quindi passivo per un verso ma molto attivo e significativo dall’altro. Egli è pur sempre il “prescelto” ed influenti saranno la sua prima interpretazione e la somma dei suoi stessi comportamenti che si presumono orientati da Dio stesso. Ma nel Corano stesso, vi sono appunti che Dio fa a Muhammad quando questo fa qualcosa che non dovrebbe fare, perché Muhammad è umano con tutte le approssimazioni dell’umano.</p>
<p>Il discorso in prima persona, l’assenza di dialogo, la presenza del tutto neutra del medium Muhammad, si comparano alle differenti strutture della Torah e del Vangelo (si è fatto notare che i musulmani aborrono la forma plurale “vangeli” quasi che i fatti e le verità fossero molteplici e plurali). La prima trascritta in un tempo molto lungo in cui le fonti sono incerte, in cui ci sono molti racconti in terza persona fatti da non si sa chi ed in nome di chi, in cui addirittura Mosè discute con Dio. Il secondo, scritto qualche decennio dopo la morte del profeta che oltretutto è ritenuto dai cristiani non un semplice uomo ma quella entità emanata da Dio stesso che gli sarebbe addirittura figlio e che s’accompagna addirittura ad una terza ipostasi (lo Spirito santo) che invalida il monoteismo assoluto. Sulla Torah c’è dunque il dubbio che il testo abbia manipolato e confuso il discorso originario, sul secondo ci sono meno dubbi ma c’è l’inaccettabile equivoco della divinità di Cristo. Altro poi viene aggiunto nel Corano, da un Dio deluso su come tali discorsi sono stati recepiti da ebrei e cristiani. Molti interventi nel Corano, tornano su questi argomenti, precisano, falsificano, distinguono. E’ chiaro l’intento molto preciso di ricondurre questo ultimo tentativo di dire a gli uomini come stanno le cose nel solco potente dei monoteismi regionali, spiegando perché si è reso necessario questa ennesima -ed ultima- rivelazione dato che le due tradizioni precedenti (ebraica, cristiana che ricordiamo erano presenze forti della regione) erano andate talvolta fuori strada. Altresì, il monoteismo assoluto<a name="_ednref3" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/02/07/piccolo-studio-sull-islam-1-il-nucleo-centrale-del-corano/#_edn3"></a>[3], sgombrava il campo da ogni conflitto di autorità, chi parla è Lui, Uno, in prima Persona, chi ascolta è lui o lei, uno, in prima persona, nessuna intermediazione, intercessione, possibile   contraddizione, “rumore” distorsivo l’informazione.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/corano3.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/corano3.jpg?w=640" alt="corano3" /></a></p>
<p>Se ebrei e cristiani avevano commesso degli errori, i politeisti che erano poi il grosso dei credenti nelle varie tribù del mondo arabo del tempo, erano del tutto fuori discorso. I politeisti erano il target primario della predicazione, l’ossessiva ripetizione dell’unicità assoluta di Dio è rivolta a loro perché come a tante tribù corrispondono tanti dei, così ad un Dio-Uno deve corrisponde una unica comunità, l’<em>umma</em>, il vero obiettivo socio-politico dell’operazione. Agnostici ed atei erano ovviamente il grado zero dell’umanità, carne da macello per arredare la Gehenna (l’inferno). Inoltre, quello del dio coranico non è un “<em>message in a bottle</em>” inviato da lassù a qualcuno e “speriamo che capiscano”. La rivelazione è continua lungo tutta la vita adulta di Muhammad, è un serial lungo ventidue anni, Dio vede gli effetti che produce il suo discorso, c’è in sostanza una relazione cibernetica in cui la parola diventa una serie fatti che chiamano altre parole che tengono conto di essi. Più che una rivelazione è un corso di formazione, un educational.</p>
<p>Per questo ultimo sforzo, Dio, chiede una risposta chiara o sì o no e se sì alle specificate, inderogabili condizioni. Il tutto fa pari con la forma. Il Corano è stato rivelato per essere compreso da tutti, prima in forma recitata (orale), poi gli uomini lo misero per scritto. La sua forma prima è qualcosa che Dio racconta o impone di dire, di recitare, di ripetere a voce.  Questa seconda forma è particolarmente suggestiva, è una sorta di recitazione la cui sceneggiatura è scritta direttamente da Lui, ognuno, verbalizzando il Corano (al-Qur’an, la recitazione) ripete la parola di Dio. L’oltre vita è descritto con dovizia di particolari molto precisi, sia nel bene (paradiso), sia nel male (inferno). Come ci si arriva è molto semplice, ci sarà un giorno del giudizio ed ognuno sarà accompagnato da una lista di meriti e demeriti noti a Dio che tutto vede e sa, meriti e demeriti rispetto all’impegno di credenza e sottomissione, nonché alle disposizioni di cui non abbiamo ancora parlato. Nessuno potrà appellarsi ad altri, intercessori, garanti, conoscenze influenti, come il contratto è <em>one to one</em>, così sarà il giudizio.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/9788820310547.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/9788820310547.jpg?w=640" alt="9788820310547" /></a></p>
<p>Questo provocò un effetto culturale ben noto a proposito di tutti monoteismi storici, l’individualizzazione. La relazione scandita da fede – comportamento – giudizio che comporta uno o l’altro tipo di vita eterna, basata su i poli Dio – individuo, fu un potente principio di responsabilizzazione. Le società crescevano di componenti e complessità, qui come altrove si cercava di unire ed al contempo ordinare la comunità ma parallelamente, la cosa poteva funzionare solo se ogni singolo individuo si rapportava a gli altri ed al tutto come una parte autocosciente e responsabile. Senza l’auto-controllo individuale, le grandi società sarebbero scomparse in un turbine di caos. Altresì, l’assenza di punti oscuri o invenzioni teologiche o ghirigori ontologici o contraddizioni assiologiche (non poi del tutto azzerate come poi vedremo) o misteri gnoseologici o imponente mitologia, non solo seguiva lo stato oggettivo dei contraenti in contratto (da una parte Dio ma dall’altra anche analfabeti ignoranti piuttosto barbari per molti versi) ma annullava o tendeva ad annullare tutte quelle situazioni che da una parte arricchirono ma dall’altra confusero l’essenza della condizione di credente ed osservante degli altri due monoteismi. Incluso lo statuto speciale degli ermeneuti privilegiati, ovvero un clero intercessore tra parola di dio ed umana comprensione.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corano"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/200px-quran2.png?w=640" alt="200px-Quran2" /></a>Dio è anche qui, e non è una novità dell’islam, onnipotente ed onnisciente. L’islam non dubitò mai di due cose: da una parte tutto ciò che è, è perché Dio vuole che così sia, dall’altra ogni uomo rimane responsabile del suo comportamento, della sua resistenza a Satana che continuamente lo insidierà, della sua scelta fondamentale (credere senza condizioni nel Dio unico e nella rivelazione che fece al Profeta) e di tutte quelle conseguenti (attenersi alle disposizioni). Il Corano è molto netto e preciso nella separazione Bene – Male che era l’asse portante del mazdeismo, la terza altra grande religione dell’area del tempo. Un certo meccanicismo deterministico naturale e storico funge da quinta a i liberi e responsabili atti umani in base ai quali scatta l’ultimo giudizio. Il “senza condizioni” nella credenza che abbiamo aggiunto, si riferisce a tutti quei passi del Corano in cui Dio stesso anticipa a Maometto il fatto che molti gli chiederanno segni, atti, manifestazioni, prove, “condizioni” che nessuno è nella posizione di porre a Dio. Per costoro basterebbe volgersi intorno a vedere la natura ed il mondo che li circonda, chi? come e perché? avrebbe fatto tutto ciò?  Chi pone condizioni è fuori della credenza, non sarà sottomesso (islam) non sarà totalmente dedito (muslim), quindi andrà all’inferno. Altre volte Dio cedette a queste richieste, ma il soddisfarle si rivelò comunque inutile, quindi, visto che siamo all’ultimo tentativo o sì o no, <em>tertium non datur</em>. E che ognuno si prenda le proprie responsabilità.</p>
<p><a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/quran1.png"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/quran1.png?w=300&amp;h=199" alt="quran1" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Individualizzazione e responsabilizzazione del credente, scioglimento degli ordini umani tribali e formazione dell’ordine comunitario, norme d’ordine etico – morale – comportamentale e giuridico per le interrelazioni umane, questo l’oggetto del contratto che Dio offre ad ognuno  previa libera sottomissione del credente ad un Dio unico, totipotente, assoluto. Premio o punizione a rinforzo della credenza ed osservanza delle sue disposizioni suggellano il patto. Questa la struttura portante della credenza islamica che si basa su un testo che riporta la parola diretta che Dio trasmise al Profeta perché questi la trasmettesse a tutti gli uomini.</p>
<p>Già nella prossima puntata dello studio entreremo nel merito dei secondi oggetti contrattuali, le norme etiche e comportamentali. Poi torneremo un po’ indietro per inquadrare la socio-storia dei tempi in cui avvenne la rivelazione e cominceremo l’analisi della struttura del Corano scritto e della sua travagliata redazione, cosa che forse continuerà in una successiva puntata. In seguito, parleremo dei terzi oggetti contrattuali ovvero le disposizioni normative e giuridiche della Scrittura. Continueremo poi con l’analisi della formazione della tradizione, parallela ad una sunteggiata analisi dell’islam storico. Finiremo con l’aggiornamento sull’islam novecentesco e termineremo definitivamente con le conclusioni rivolte alla contemporaneità.</p>
<p>(1)</p>
<p><a name="_edn1" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/02/07/piccolo-studio-sull-islam-1-il-nucleo-centrale-del-corano/#_ednref1"></a>[1] Nel Corano stesso si fa riferimento al fatto che quanto trasmesso da Dio è il testo di un Libro (celeste, XCVIII, 2-3) e conferma il senso di tutti i Libri anteriori (X, 37; XVI, 29-30; LXXXVII, 18). Nella prima rivelazione di Gabriele (XCVI, 1-5), c’è l’invito a recitare il Corano, in onore di quel Dio che “<em>ha insegnato agli uomini l’uso del calamo (della scrittura)</em>”. In particolare questo ultimo che è, secondo la tradizione, il primo in assoluto temporalmente parlando, è curioso che presenti Dio per la prima volta come colui che ha dato la scrittura all’uomo. I rapporti tra rivelazione e la sua scrittura in ambito islamico, sono assai complicati. Si va dal fatto che Maometto dettava le rivelazioni che riceveva ai suoi segretari, che uno di questi addirittura gli presenterà dei versi da lui <a href="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/cope4.jpg"><img src="https://pierluigifagan.files.wordpress.com/2015/02/cope4.jpg?w=640" alt="cope4" /></a>stesso inventati senza che il Profeta se ne accorgesse, alcuni riferiscono che nel delirio che anticipò la morte chiese <em>“…l’occorrente per scrivere un documento che doveva preservare i fedeli dell’errore.</em>” (M.Rodinson pg.284), alla raccolta di vari supporti (papiri, pezzi di legno, scapole di cammello etc.) su cui erano riportati sure e versetti in ordine sparso al fine di “ricostruire” quel testo che poi divenne canonico nel 650, ai corani minori (incompleti) che alcuni tra i suoi fedeli possedevano e che contribuirono alla ricostruzione, alle insidie dell’arabo scritto del tempo che era ancora imperfetto ed informazione. Sta di fatto che Dio non impone a Muhammad di scrivere ciò che egli gli dice ma di recitarlo, né Muhammad sentì mai l’esigenza di farlo con sistematicità, l’oralità non è una scelta dovuta alla mancanza di alternative, è una vera e propria scelta di Dio la cui ratio non verrà sempre giustamente considerata.</p>
<p><a name="_edn2" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/02/07/piccolo-studio-sull-islam-1-il-nucleo-centrale-del-corano/#_ednref2"></a>[2] Nel Corano, Dio cita tutti coloro ai quali, prima di Maometto, affidò (invano) i suoi messaggi, tra gli altri: Ismaele, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne, Giona, Giobbe, Giuseppe, Davide, Salomone, Giovanni Battista, Gesù.</p>
<p><a name="_edn3" href="https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/02/07/piccolo-studio-sull-islam-1-il-nucleo-centrale-del-corano/#_ednref3"></a>[3] Monoteismo assoluto è una definizione tecnica che precisa con esattezza il significato del Dio islamico. Nel Corano, nella predicazione di Maometto, nella rivelazione di Dio, questo concetto è “il” concetto, reiterato, ripetuto, oggetto di quella prima dichiarazione di fede che converte all’islam e che il musulmano ripeterà migliaia di migliaia di volte nella sua vita attraverso la preghiera. A noi forse, oggi sfugge la centralità del concetto. La nuova religione interveniva in uno scenario politeista quanto a credo e pluri-tribale quanto a fatto. Dio-Uno che via Profeta, forma la sua comunità era un distruggere la tradizione tribale di sangue per costruire una tribù di fede ed al contempo era distruggere la tradizione plurale di dei superiori, minori, spiriti vari che aumentavano l’entropia della credenza e quindi dell’ideologia per riportare tutta la comunità ad una credenza condivisa e sincronica. Altresì, nessuno poteva intermediare questa relazione tra l’Uno ed i molti.</p>
<div>
<div>
<div id="google_ads_div_wpcom_below_post_ad_wrapper"> https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/02/07/piccolo-studio-sull-islam-1-il-nucleo-centrale-del-corano/</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=4992</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quei bravi ragazzi amici di Israele</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4971</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=4971#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 15:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[stefano zecchinelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=4971</guid>
		<description><![CDATA[ Stefano Zecchinelli &#160; “Vivere nell’ombra dell’olocausto ed aspettarsi di essere perdonati di ogni cosa che fanno, a motivo della loro sofferenza passata, mi sembra un eccesso di pretese. Evidentemente non hanno imparato molto dalla sofferenza dei loro genitori e dei loro nonni.“ Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura 1998 &#160; &#160; &#160; 1. L’Arabia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/vorster-peres-rabin.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4972" title="vorster-peres-rabin" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/01/vorster-peres-rabin-300x258.jpg" alt="" width="300" height="258" /></a><a title="Post di Stefano Zecchinelli" href="http://www.linterferenza.info/author/stefano-zecchinelli/">Stefano Zecchinelli</a> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>“Vivere nell’ombra dell’olocausto ed aspettarsi di essere perdonati di ogni cosa che fanno, a motivo della loro sofferenza passata, mi sembra un eccesso di pretese. Evidentemente non hanno imparato molto dalla sofferenza dei loro genitori e dei loro nonni.“</em></strong></p>
<p><em>Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura 1998</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>1.</em></strong> L’Arabia Saudita è incatenata da una ripugnante dittatura baluardo del colonialismo occidentale dentro ( e contro ) il mondo arabo. Nonostante la forte opposizione di organizzazioni popolari prevalentemente sciite, la famiglia reale dei Saud, appoggiata dagli Usa e da Israele, resta ben salda al potere; un potere illegittimo fondato sulla repressione, il terrore e la mortificazione continua dei ceti popolari.</p>
<p>L’ideologia che legittima la dittatura saudita è il wahaabismo, una degenerazione dell’Islam sunnita fondato sull’anti-islamico precetto della guerra di sterminio contro gli infedeli. Chiunque abbia una conoscenza minima del mondo musulmano sa anche che l’opera di Wahaab ( alla fine del ‘700 ) si colloca all’interno di un ampio movimento revisionista appoggiato – in primis – dal colonialismo britannico. Molti alti esponenti del mondo sciita, non a caso, hanno evidenziato la natura e la genesi del wahabismo, uno fra tutti, l’Imam Khamenei:</p>
<p><em>“Oggi alcune persone in differenti parti del mondo islamico – che vanno sotto il nome di gruppi Takfiri, Wahabiti e Salafiti – compiono atti malvagi e ignobili contro l’Iran, i musulmani sciiti e l’Islam Sciita. Ma tutti devono sapere che costoro non sono i nemici principali. Essi mostrano odio e commettono stupidaggini, ma il nemico principale è chi li aizza e finanzia, chi – quando questi gruppi perdono l’impulso – li incoraggia con diversi mezzi”.</em></p>
<p>Il comune odio verso l’Iran e prima ancora verso l’Islam sciita, ha legato wahabismo e sionismo in modo inscindibile. Tale alleanza è stata consacrata da un rapporto di assistenza reciproca fra lsraele e la dittatura saudita. La monarchia dei Saud promuove il terrorismo contro i governi islamico-popolari, osteggia violentemente Hamas in Palestina e gli Hezbollah in Libano scatenando contro questi due movimenti di liberazione nazionale le bande di Al Qaeda e dell’ISIS. Poteva Israele trovare un alleato migliore ?</p>
<p>Morto re Abdullah, un feroce dittatore amico personale della famiglia Bush, il presidente israeliano Reuven Rivlin ha dichiarato:</p>
<p><em>“La notizia della scomparsa di re Abdullah mi ha molto rattristato. Egli era un esempio di leadership stabile, ponderata e responsabile, con una profonda tradizione religiosa. Come ‘Custode dei Luoghi Santi dell’Islam’, re Abdullah ha agito da moderatore rispettando la sensibilità e la santità di Gerusalemme e cercando di promuovere prosperità per la regione. Le sue politiche sagge hanno contribuito notevolmente alla stabilità del nostro stato e del Medio Oriente”</em></p>
<p>Che altro dire ? Rivlin, un politico di estrema destra legato al “Ku Klux Klan” Likud, che omaggia uno dei peggiori tiranni della seconda metà del ‘900. Sembra proprio, come ora vedremo, che Israele e i governi sionisti non riescano a stare lontano dalle dittature. Facciamo qualche esempio per dare una idea della collocazione geopolitica ma soprattutto della natura di Israele.</p>
<p><strong><em>2.</em></strong> Nel 1976 Rabin – il laburista elogiato dalla gran parte della sinistra liberale – invitò a Gerusalemme John Vorster, un ex nazista di cui Rabin occultò il vergognoso passato.</p>
<p>Rabin fece riferimento “<em>agli ideali comuni di Israele e del Sud Africa: la speranza nella giustizia e in una coesistenza pacifica</em>” e, secondo Rabin, Israele come il Sudafrica ‘<em>affrontano brutalità e instabilità ispirate dall’esterno’</em>. Il Sudafrica attaccò l’Angola anche con il sostegno di Tel Aviv e Vorster disse “<em>Israele ed il Sud Africa hanno una cosa essenziale in comune: sono entrambi situati in un circondario ostile, abitato da popoli dalla pelle scura”. </em>Di fronte a queste parole di Vorster il laburista Rabin non avrà provato un minimo di imbarazzo? Fu una ideologia così razzista a far sì che i neofascisti europei solidarizzassero nello stesso tempo per il Sudafrica e per Israele, come ho già spiegato i altri articoli?.</p>
<p>Israele fu compartecipe dei crimini sudafricani in Angola tanto è vero che Liel, che dirigeva in Sudafrica il dipartimento israeliano degli Affari esteri, dichiarò:”<em>Noi siamo stati implicati nella guerra dell’Angola, come consiglieri dell’esercito sudafricano. Avevamo ufficiali israeliani sul posto. La relazione era molto stretta”.</em> In parole povere, la collaborazione fu totale e Israele fece in modo che il regime razzista del Sudafrica si dotasse di armi di distruzione di massa. Furono anche condotti esperimenti per la creazione di nuove armi chimiche e batteriologiche, una parte delle quali destinate proprio al Sudafrica che era un regime alleato, ed evidentemente per Israele l’oppressione dei popoli africani non era importante. Per la serie: chi non ha il sangue ebraico può anche essere sterminato; gli affari prima di tutto.</p>
<p><strong><em>3.</em></strong> Nel 1973 e nel 1976, in Cile ed Argentina, la CIA organizzò due colpi di Stato militari portando al potere rispettivamente Pinochet e Videla. Israele non solo appoggiò i due regimi asserviti e clienti degli Usa ma fornì loro assistenza tecnica. Come ormai è ampiamente documentato, il Mossad collaborò con la DINA cilena.</p>
<p>Di recente Wikileaks ha dimostrato come il governo di Tel Aviv abbia reclutato ex membri della DINA pinochetista per operazioni di spionaggio contro Venezuela ed Iran. Se ne è occupato il Colonnello Yoeli Orr, vecchia conoscenza dei militari golpisti, e dai documenti di Wikileaks emerge lo scopo comune di “<em>condividere informazioni e fornirsi addestramento reciproco, quando e dove possibile</em>”.</p>
<p>Le informazioni a tal proposito sono molteplici, ad esempio l’aggiornato blog di Palestinafelix ci fa sapere che:</p>
<p><em>“…Altri ebrei sionisti vennero poi reclutati nell’esecutivo sostenuto dalle baionette della Junta: mentre i prigionieri politici dagli stadi venivano portati alle camere di tortura della DINA, dove elettrodi erano collegati ai genitali come da prescrizioni del Mossad israeliano (grande esperto di ‘interrogatori’). Tutto ciò mentre economisti friedmaniti come Sergio Melnick scavavano un abisso fra i redditi dei lavoratori e quelli della borghesia sfruttatrice e parassitaria complice della dittatura fino a generare le rivolte e gli scioperi del 1983, mentre il duo padre-figlio di Miguel Schweitzer Speisky e Miguel Schweitzer Walters occupava in periodi diversi le poltrone di Ministro della Giustizia (quindi direttamente coinvolto nelle sparizioni e nelle brutalità) e degli Esteri (per nascondere quelle stesse brutalità agli occhi del mondo) e Berdichewsky veniva inviato in Israele come ambasciatore”.</em></p>
<p><a href="http://palaestinafelix.blogspot.it/2010/11/gli-amichevoli-rapporti-di-israele-coi.html">http://palaestinafelix.blogspot.it/2010/11/gli-amichevoli-rapporti-di-israele-coi.html</a></p>
<p>Emerge una collaborazione militare, di intelligence e socioeconomica. I Chicago Boys statunitensi hanno fornito tecnici neoliberisti sia al Cile che all’Argentina e certamente ad Israele. Non dimentichiamoci che nel 1977, in Israele, va al governo l’ex fascista Begin fautore di politiche antipopolari anche in campo economico.</p>
<p>Begin si sarà forse identificato nelle politiche di sterminio attuate da Pinochet contro il popolo Mapuche ?</p>
<p>Le madri dei martiri antifascisti argentini hanno più volte solidarizzato con la Palestina, paragonando il regime sionista alle dittature militari sudamericane degli anni passati, paragone pertinente che per quanto mi riguarda faccio mio.</p>
<p>Leggiamo:</p>
<p><em>“Un giovedì pomeriggio a metà agosto, le madri si sono radunate insieme con attivisti palestinesi. I due gruppi hanno iniziato a formare un cerchio e si sono alternati nel rivolgersi alla folla sulle loro cause che si sovrapponevano. Entrambi hanno parlato dei desaparecidos, gli scomparsi. Anche se questo termine è più comunemente usato dai latinoamericani per descrivere uno specifico fenomeno — le vittime dei regimi violenti, che affliggono il loro continente nel XX secolo — in questo contesto, la frase è stata generalizzata”</em></p>
<p><a href="http://www.resistenze.org/sito/te/po/pa/popaei24-015044.htm">http://www.resistenze.org/sito/te/po/pa/popaei24-015044.htm</a></p>
<p>Cosa ha spinto Israele a simpatizzare e ad allacciare rapporti tanto stretti con le dittature sudamericane ? Forse questa antipatia per la democrazia da parte di tutti i governanti sionisti deriva dalla loro esperienza nell’esercito. Israele è l’unico paese del mondo che ha una classe dirigente interamente militare. Non c’è un uomo politico che non venga dall’IDF. Che tipo di democrazia può nascere su tali basi ? Una democrazia blindata fondata sull’idea di una sorta di “suprematismo” etnico in uno stato di perenne guerra con tutti.</p>
<p><strong><em>4.</em></strong> Israele ha appoggiato politiche di sterminio in Sri Lanka, ha dato copertura allo Scià Reza Palavi di Persia, è complice delle politiche segregazioniste attuate nei confronti dei popoli del sahara occidentale. La SAVAK, la polizia segreta di Palavi, è stata addestrata dal Mossad israeliano, e anche lo Scià era un ammiratore dell’ideologia ultranazionalista hitleriana. Fonti documentate dimostrano come i servizi segreti di Tel Aviv abbiano aiutato Hassan II, Re del Marocco, ad assassinare il nazionalista progressista Ben Barka. Il neofascista filo-NATO Salazar e la ex Rhodesia bianca ( appoggiata da tutta la destra estrema europea ) sono stati protetti dai governanti israeliani che non hanno mai ripudiato questi loro alleati nonostante fossero apertamente e dichiaratamente fascisti. I servizi segreti israeliani hanno assassinato in tutta l’Europa nel corso degli anni molti esponenti politici e semplici esponenti del mondo della cultura palestinese, colpevoli solo di appoggiare la lotta di liberazione del loro popolo. .</p>
<p>In Colombia, Israele appoggia da sempre governi di estrema destra ed antidemocratici, i sionisti non a caso sono coinvolti nel massacro di La Rochela del 1989 ( Fonte: <em>Informe Confidencial del Das al Juzgado Segundo de Orden Pùblico del 10 maggio 1989 </em>).</p>
<p>Militari israeliani hanno partecipato a crimini analoghi in Guatemala, Honduras e Perù. Il Comitato Centrale del Partito comunista del Perù ci conferma che i dittatori al potere “<em>Hanno contrattato con consiglieri israeliani, la CIA non è bastata; il Mossad dice: servono per la lotta antisovversiva elicotteri notturni con più potenza di fuoco, questo richiede più soldi dal parlamento, hanno cambiato le funzioni dei giudici nelle zone di emergenza, ora lo fa direttamente la polizia e c’è una nuova legge cosiddetta “dell’impunità” con la quale la polizia è autorizzata a sparare senza rispondere per questo</em>”.</p>
<p>Insomma, non c’è stata dittatura neoliberista e neofascista che non abbia goduto dell’appoggio dello stato sionista; un perenne disprezzo per la democrazia che ha caratterizzato tutta la storia di Israele.</p>
<p>Altri testi consultati:</p>
<p><a href="http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=259">http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=259</a></p>
<p>http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_internazionale/2010_07_marco-sacchi_israele-un-ingranaggio-della-controrivoluzione-mondiale.htm</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=4971</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
