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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Marine Le Pen</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Je suis confus</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2015 14:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<description><![CDATA[ di Pierluigi Fagan &#160; Chi semina vento raccoglie tempesta: se tu vieni ad ammazzare a casa mia, io poi vengo ad ammazzare a casa tua. Si chiama reciprocità ed è alla base delle relazioni umane, nel bene e nel male. Ti chiami Hezbollah e mi vieni a sparare in Siria? Io ti vengo a far [...]]]></description>
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<p><img title="" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NEWS_256337.jpg" alt="" border="0" /></div>
<p><em> <strong>di Pierluigi Fagan</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi semina vento raccoglie tempesta: se tu vieni ad ammazzare a casa mia, io poi vengo ad ammazzare a casa tua. Si chiama reciprocità ed è alla base delle relazioni umane, nel bene e nel male. Ti chiami Hezbollah e mi vieni a sparare in Siria? Io ti vengo a far saltare un supermercato a Beirut. Ti chiami Russia e mi vieni a bombardare in Siria? Io ti butto giù un aereo di turisti. Ti chiami Francia e mi vieni a sparare e bombardare in Africa e Medio Oriente? Io ti vengo a mitragliare mentre ti godi l&#8217;inizio del fine settimana. Facile, semplice, inesorabile.</p>
<p>Questo non ha nulla a che fare con lo scontro di civiltà, Maometto, la CIA, le covert operations, i valori occidentali, la marsigliese, Marianne con la lacrimuccia, il giubileo, i giochi di luce sul tricolore, la condanna dell&#8217;orrore della violenza (pleonasmo), la libertà, il razzismo, i migranti, le &#8220;strane coincidenze&#8221;, gli imperativi morali, il mio morto fa più piangere del tuo, le banlieue, la democrazia. Anzi no, la democrazia c&#8217;entra. È democrazia decidere tutti assieme le cose avendo coscienza del prezzo da pagare per le decisioni prese.</p>
<p>Se il popolo francese ha deciso democraticamente che è suo interesse sparare e bombardare in Mali, in Africa sub-sahariana, in Nord Africa e Medio Oriente, si prenda e pianga i suoi morti com&#8217;è giusto che sia. Se non vuole quei morti, decida democraticamente di starsene a casa quieto. Se starsene a casa quieto comporta perdere una certa percentuale di Pil perché non si ha più l&#8217;oro, il petrolio, il cacao ed altri coloniali, perché non si esportano più macchine ed armi, perché perde influenza geopolitica in Medio Oriente, sappia che scatteranno i meccanismi di Maastricht perché la sua economia, al netto dei coloniali e del Pil fatto grazie alle ex-colonie, sta messa quasi peggio di quella italiana.</p>
<p>Questo comporterà sacrifici, gli stessi che hanno piegato greci, portoghesi, spagnoli, italiani. Non piace? Poi finisce come coi manager Air France linciati e con la Le Pen al 55%? Decida allora di non perdere quella porzione di Pil, vada a bombardare e paghi il prezzo delle conseguenze.</p>
<p>Si tratta solo di decidere, di stabilire chi decide e di sapere il prezzo connesso alle decisioni. Aiutiamo il popolo francese a crescere, a prendersi le responsabilità del proprio modo di stare al mondo. Tutto il resto è <em>temps perdu</em>.</p>
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		<title>Il neoliberismo di Marine Le Pen e la sua lunga marcia verso Israele</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2014 17:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Aginter Press]]></category>
		<category><![CDATA[De Gaulle]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Zecchinelli  1)L’affermazione politica del Front Nazional e la diffusa fascinazione che sta esercitando questa forza politica su molti settori popolari, mi spinge a riprendere alcune mie lontane riflessioni riguardanti questa organizzazione di estrema destra, neo-liberista e, come vedremo, filo-sionista. Mi accingo, dunque, ad analizzare gli stretti rapporti che intercorrono fra neofascismo e sionismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/11/marine-le-pen-louis-aliot-juif-jew.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4857" title="marine-le-pen-louis-aliot-juif-jew" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/11/marine-le-pen-louis-aliot-juif-jew-300x143.jpg" alt="" width="300" height="143" /></a>di <em>Stefano Zecchinelli </em></p>
<p>1)L’affermazione politica del <em>Front Nazional </em>e la diffusa fascinazione che sta esercitando questa forza politica su molti settori popolari, mi spinge a riprendere alcune mie lontane riflessioni riguardanti questa organizzazione di estrema destra, neo-liberista e, come vedremo, filo-sionista. Mi accingo, dunque, ad analizzare gli stretti rapporti che intercorrono fra neofascismo e sionismo e fra la destra post-neo-fascista ed Israele. L’articolo pubblicato su questo giornale <a href="http://www.linterferenza.info/contributi/lestrema-destra-neofascista-manovalanza-degli-usa-e-di-israele/">http://www.linterferenza.info/contributi/lestrema-destra-neofascista-manovalanza-degli-usa-e-di-israele/</a> si propone di inquadrare ideologicamente la destra postfascista all’interno del più vasto campo della ideologia neoconservatrice Usa.</p>
<p>Proprio a partire da questo assunto vedremo come il progetto imperialistico di Marine Le Pen sia funzionale ai progetti imperialistici israeliani che troverebbero nella Francia neocolonialista un valido appoggio. I lavori di ricerca che propongo all’attenzione dei lettori, infatti, hanno una comune radice: individuando nell’ “<em>islamofobia”</em> l’elemento che accomuna il neofascismo tradizionale e molte organizzazioni della destra radicale filo statunitensi e filoisraeliane.</p>
<p>Il caso del <em>Front National</em> è eloquente ma prima di tutto è importante dimostrare che questa organizzazione non ha nulla di progressista per quanto riguarda il suo programma politico ed economico.</p>
<p>Per dimostrare l’estraneità della Le Pen a qualsiasi autentica critica del capitalismo spenderò qualche parola sul “<strong><em>sovranismo di destra” </em></strong>che caratterizza questa organizzazione, prodotto diretto del neofascismo, anche se bisogna evitare semplificazioni fuorvianti che ci porterebbero fuori strada..</p>
<p>Parto quindi da un discorso pronunciato nel 2011 proprio dalla signora Marine Le Pen che dice: <em>‘’ Oggi non abbiamo più il controllo delle nostre frontiere perchè, dopo aver soppresso le nostre frontiere nazionali, abbiamo ceduto l’integrità territoriale francese ed europea ad un organismo europeo denominato Frontex. E siccome ho appena parlato di anonimato, faccio una domanda : I francesi sanno cosa sia il ’Frontex’? No, non lo sanno di certo’’. </em>Il nazionalismo, ogniqualvolta si è spostato a destra ( per poi restarci definitivamente)  ha preso in esame, solo ed esclusivamente, questioni di confine ( Istria, Dalmazia, Trieste, ecc … ) ma mai di sovranità concepita come controllo e gestione delle risorse da parte di un governo popolare.</p>
<p>Fedele alla tradizione delle destre ( per loro stessa natura colonialistiche ed anti-popolari ) Marine Le Pen parla di sovranità ponendo il problema del controllo delle frontiere. E’ bene entrare nel merito dato che c’è molta confusione. Come prima cosa, chi vuole inquadrare il problema, deve mettersi in testa che le destre europee e occidentali non possono avere nessun titolo nel porre la questione della sovranità nazionale/popolare, intesa come controllo e gestione democratica e popolare delle risorse (naturali ed umane) di un territorio o di uno stato, per la semplice ragione che sono sempre state in prima fila nel portare avanti politiche colonialiste e imperialiste finalizzate a sfruttare i popoli, ad espropriarli delle risorse naturali e ad imporre con la forza regimi coloniali, infischiandosene  completamente di quella sovranità che esse per prime calpestavano (questo vale per tutti i paesi europei, compreso l’imperialismo straccione italiano ).</p>
<p>Non è un caso che la Le Pen celebri De Gaulle, il più lucido esponente dell’imperialismo francese, in questo modo: <em>‘’ Questi bei signori, per così dire illuminati, si sono forse dimenticati che la Francia è stata definita nella sua storia la «grande nazione» e che il genio del suo popolo l’ha fatta risplendere nel mondo intero? Bisogna forse ricordare loro che durante i secoli, il nostro Paese ha gestito l’intera emissione della propria moneta nazionale con il più grande beneficio per la sua economia e la sua prosperità? <strong>Si sono forse dimenticati che alla fine della guerra, c’è stata l’indipendente determinazione del Generale de Gaulle di rifiutare di vedersi imporre una valuta USA che i liberatori americani avevano importato insieme ai loro mezzi militari?’’</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Certo, è proprio così, se si sostiene l’idea  di un imperialismo francese (e quello di De Gaulle fu il più coerente tentativo di creare un polo imperialistico europeo) bisogna necessariamente provare a svincolarsi dall’imperialismo americano. Resta però un problema: l’anti-americanismo per essere coerente e conseguente deve trasformarsi anche in antimperialismo (e anti-occidentalismo) mentre, le destre, sono perfettamente integrate nella cultura colonialistica e imperialistica occidentale ( questo lo ha spiegato bene l’intellettuale palestinese Edward Said che non a caso ha parlato di “<em>Occidentalismo”</em> ). Questo fa si che l’anti-americanismo della Le Pen sia solo di facciata. La lady sionista ( questa vuole essere una provocazione, quindi il lettore la colga in pieno!) parla di sovranità monetaria tenendo per mano il padrone di Tel Aviv e strizzando l’occhio a quello di Washington. Se non capiamo questo non cogliamo la sostanza dell’intera questione..</p>
<p>Ricordiamo anche che De Gaulle per difendersi dagli anglo-americani si mise nelle mani della famiglia Rothschild, scegliendo come primo ministro il procuratore della Banca centrale, George Pompidou, accusato poi dai gaullisti di sinistra di essere un anglofilo. Frequentazioni poco socialiste, soprattutto per uno (De Gaulle) che in Algeria e in Indocina si è sporcato le mani (di sangue…).</p>
<p>In estrema sintesi ritengo che le caratteristiche delle estreme destre europee, con prospettive di governo, siano queste:</p>
<p><strong><em>(1)</em></strong> Insistono sulla sovranità senza portare nessuna reale critica all’imperialismo; il loro slogan  (quello con cui raccolgono consensi) è “fuori gli immigrati” e non certo ‘’fuori la Francia e l’Europa dalla NATO’’.</p>
<p><strong><em>(2)</em></strong> Il Front National  si è di fatto configurato come l’ultima spiaggia delle rachitiche borghesie nazionali francesi messe relativamente nell’angolo dal grande capitale internazionale. Oggi i bianchi colonizzano i bianchi e l’imperialismo Usa si è potuto appoggiare, anche in Europa, a borghesie compradore simili, per molti aspetti, ai commissari dei Paesi Coloniali della metà del ‘900.</p>
<p>Che dire? Da questo punto di vista Napolitano, Monti e Sarcozy, sono molto simili a Pinochet, Mobutu e  Suharto. Non siamo in presenza della repressione del dissenso politico ma la funzione socio-economica è sostanzialmente identica.<br />
<strong><em>2.</em></strong> Altri brevi rilievi: <strong><em>(1)</em></strong> l’islamofobia; <strong><em>(2)</em></strong> il passato glorioso della Francia a cui allude la signora Le Pen.</p>
<p><strong><em>(1) </em></strong>Con l’islamofobia Marine Le Pen scimmiotta l’ideologia dei neo-conservatori Usa. Proporrei una duplice lettura: <strong><em>(1)</em></strong> l’ideologia neo-conservatrice nasce in Europa ( Spengler, Schmitt, Evola, ecc … ) e poi viene esportata negli Usa ( Leo Strauss, Novak, Pipes, ecc … ), quindi per comprendere la sottomissione dei gruppi dominanti europei a quelli d’oltre oceano bisogna considerare anche il riciclaggio delle vecchie destre, che da pan-europeiste si trasformano in pan-atlantiste; <strong><em>(2)</em></strong> una guerra imperialistica, combattuta con armi e tecnologia sofisticatissima, necessita di una guerra ideologica preventiva. Concetti come ‘’scontro di civiltà’’, ‘’supremazia del mondo occidentale’’, ‘’assolutizzazione del concetto di democrazia’’  e ‘’totalitarismo’’ si adattano benissimo non solo agli interessi dell’imperialismo USA ma anche a quelli dell’imperialismo francese.  Le vie dell’imperialismo sono infinite e l’odio verso l’Islam di Madame Le Pen ha delle ragioni socio-economiche che vanno oltre la mediocrità culturale del soggetto in questione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>(2) </em></strong>La ‘’grande Francia’’, dice la Le Pen. E’ chiaro che alla radice c’è una ideologia social-sciovinistica tipica della piccola borghesia che peraltro ha avuto risvolti comici negli Stati Uniti (si pensi al “gingoismo”). La difesa dei particolarismi (cosa ben diversa dalla difesa della sovranità nazionale) si traduce sempre in una sorta di superiorità o di supremazia etnica (di carattere ‘’razziale’’ e nazionale). Ecco, dunque, servita su un piatto, la matrice ideologica dell’imperialismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Marine Le Pen ha ricevuto messaggi di stima da parte dalle centrali sioniste occidentali; il suo partito si rifà all’esperienza politica della Repubblica di Vichy e raccoglie reduci della organizzazione terroristica, filo-sionista e filo-americana, chiamata OAS ( legata all’Aginter Press e sotto il controllo diretto della CIA). La stessa potenza imperialistica Usa potrebbe ad esempio, in queste circostanze, utilizzare una “capo popolo” filo-colonialista per destabilizzare l’Algeria, paese nella lista nera della CIA.  In parole povere, se in buona sostanza la Le Pen è un’ultima risorsa per la borghesia nazionale francese, è altrettanto certo che gli Usa non hanno nulla di cui temere da una sua eventuale affermazione politica che la portasse alla guida del paese.</p>
<p>I movimenti politici si giudicano partendo <em>(1)</em> dallo studio della loro genesi storica, <em>(2)</em> dalla analisi della natura di classe che questi hanno e <em>(3)</em> dalla individuazione della base sociale e del consenso ottenuto quindi – come direbbe Gramsci – dal loro <em>blocco storico</em>. Il lepenismo è un direttissimo prodotto del movimento reazionario di Poujade chiamato <em>l’Unione della Difesa dei Commercianti e Artigiani (UDCA)</em>, un movimento che negli anni ‘50 difendeva la piccola borghesia sia contro il proletariato che contro “lo Stato vampiro”. Scusate ma questo antistatalismo non fu, in seguito, proprio lo slogan propagandistico di Ronald Reagan il quale, una volta, in televisione, rivolgendosi alla piccola borghesia americana, tagliò una banconota e disse:”lo Stato vi sta facendo questo”?. E non fu forse proprio il reaganismo l’anticamera di un nazional-neoliberismo che pose le basi per le aggressioni militariste dell’era Bush creandone le condizioni propizie? Madame Le Pen, come dicevamo, è l’ultima spiaggia per il colonialismo europeo; gli sono per ora sfavorevoli i rapporti di forza ma non è detto che la situazione non possa cambiare. Qualcuno obietterà:”Ma la Le Pen, se leggiamo con attenzione il suo programma, chiede uno Stato corporativo”. E’ possibile accettare in parte questa obiezione ed ammettere che il FN mescoli statalismo e neoliberismo (se è per questo anche il primo Mussolini) ma faccio anche notare come storicamente molti movimenti neocorporativisti divennero, al potere, neoliberisti. Un esempio su tutti è il movimento gremialista cileno di Guzman che divenne la lunga mano di Milton Friedman e degli Usa in Cile, dopo il golpe. Marine Le Pen ha forse mai rinnegato l’esperienza pinochetista? Ogni movimento politico deve fare sempre i conti con la storia, non si può transigere su questo; in caso contrario sarebbe una sorta di alieno politico e di certo il neofascismo non è tale.</p>
<p>Come giustamente obiettò Moreno Pasquinelli in risposta a Costanzo Preve: <em>‘’ Il </em><em>sovranismo nazionale</em><em> di per sé, se non è una convenzione semantica,  è solo un concetto che, calato nella pratica, può assumere diverse forme, e alle forme corrispondono diversi contenuti. Il sovranismo può essere revanchista, reazionario, sciovinista, razzista, fascista e imperialista, come appunto quello del </em><em>Fronte</em><em> </em><em>Nazionale </em><em>francese, o può essere, al contrario, antimperialista, socialista, internazionalista e rivoluzionario. <strong>Tra i più accaniti </strong></em><em><strong>sovranisti</strong></em><strong><em>, ad esempio, si annoverano nord-americani e israeliani, di cui speriamo Preve non nutrirà alcuna ammirazione — e che non vorrà, per una tarda infatuazione di matrice idealistica dello Stato-nazione, porre sullo stesso piano dei patriottismi cubano o palestinese’’.</em></strong></p>
<p>Il patriottismo è da salutare positivamente quando ha un suo coerente percorso di natura socialista e antimperialista.  In virtù di ciò è da accogliere senz’altro positivamente lo spirito patriottico dei socialisti venezuelani e cubani, degli Hezbollah e di Hamas, ma mai di forze che hanno avuto legami con le destre fasciste e il colonialismo. Ogni autentica forza politica socialista e progressista europea deve innanzitutto recidere ogni legame con il passato imperialistico dello stato e della nazione di cui fa parte.</p>
<p>Il sovranismo della Le Pen <strong><em>(1)</em></strong> non prende in considerazione seriamente nessuna questione sociale interna ( quindi figuriamoci se può prendere in considerazione i diritti delle classi lavoratrici ), <strong><em>(2)</em></strong> come abbiamo già detto, è orientato verso un capitalismo corporativo senza, oltretutto, rinunciare al neo-liberismo.</p>
<p>In questo, la Le Pen al pari di Orban ( e forse, un domani, dei bonapartisti post-berlusconiani in Italia ), propone una ‘via nazionale al capitalismo neo-liberista’, svincolando, in parte ( in parte per i motivi suddetti ) la borghesia francese dai dettati degli Stati Uniti. Credo che dovremmo riflettere su questo aspetto: non solo la Le Pen si guarda bene dal proporre la nazionalizzazione della Banca Centrale, ma si oppone solo alla libera circolazione delle persone ( come la <em>Lega Nord</em>, del resto ), permettendo ( e promuovendo ? ) la libera circolazione dei capitali. Il FN oltre ad essere filo colonialista e neoliberista ha profonde radici razziste. Cosa fomenta la signora Le Pen? Un ritorno in grande stile al razzismo antiarabo che è una delle principali vergogne d quella <em>Grande Francia</em> a cui lei fa riferimento. Chi simpatizza per la signora Le Pen non può continuare a decontestualizzare la critica all’Euro senza ricollegarla a tutta una serie di politiche sociali conseguenti. Come ignorare il razzismo del FN e non pensare che un partito politico non può scrollarsi dalla sera alla mattina di quella che è stata la sua ragion d’essere (e sulla quale ha da sempre raccolto consensi). E’ davvero ingenuo questo modo di procedere, è come pensare che sia possibile uno spostamento a sinistra di ex militanti del MSI ( <em>Movimento Sociale Italiano</em> ), una cosa che non sta né in cielo e né in terra.</p>
<p>Credo, oltretutto, che sbagli di grosso chi crede che il <em>Front National</em> sia strategicamente contro l’<em>Unione Europea, </em>e suggerisco a questi commentatori di operare una distinzione fra tattica e strategia politica, fra gli slogan, la propaganda e l’orientamento strategico di un movimento. Il FN è contro una UE che abbia come centrale di comando Londra, quindi propone una revisione degli ultimi passaggi di questo processo di integrazione – principalmente dal 1992 in poi – guardando con favore ad un Asse Parigi-Berlino. Per fare questo è necessario il consenso di una parte dell’oligarchia russa e soprattutto di Israele, la patria del sionismo più bellicoso.</p>
<p>Quindi che cos’è il FN ? Il FN è una organizzazione di destra anticomunista ( antipopolare e razzista ) che si oppone ad ogni forma di vero progresso sociale. La matrice ideologica è quella della destra statunitense e dei neocon: <em>(1)</em> supremazia bianca  <em>(2)</em> antisocialismo e militarismo; <em>(3)</em> razzismo ed islamofobia. In cosa si differenzia la Le Pen da Bush ? Praticamente in nulla, ideologicamente parlando, solo che per garantire la ripresa della tradizione colonialista francese ( e qui sta la differenza ), Marine Le Pen deve defilarsi geopoliticamente e cercare l’appoggio dei settori più tradizionalisti della Russia.</p>
<p>Il sostegno di Israele al FN è cruciale ed è bene portare alcuni esempi.</p>
<p>Nel novembre del 2011 Marine Le Pen incontra a New York l’ambasciatore israeliano negli Usa, Ron Prosor. Nonostante Israele pubblicamente non tratti l’episodio con entusiasmo, sottobanco i rapporti crescono.</p>
<p>Nello stesso anno il vicepresidente, Louis Aliot, parte per Tel Aviv accompagnato dal sionista di ferro, un militarista likudista, Michel Thooris. Questo signore è un apologeta della politica simil-fascista di Netanyahu e giustificò l’aggressione imperialista contro il Libano nel 2006 ed il massacro perpetrato durante l’operazione “<em>Piombo Fuso”</em> nel 2008. I rapporti si stringono e Thooris sarà accanto la Le Pen nelle elezioni del 2012. Sempre Aliot rassicurò la lobby sionista che la Francia avrebbe appoggiato sempre Israele contro il mondo arabo e islamico e Marine Le Pen prese le difese dei picchiatori razzisti della <em>Lega di difesa ebraica</em>.</p>
<p>Non per essere ripetitivo ma il FN si accompagna in Europa ai seguenti partiti ultranazionalisti. Non è la prima volta che riportiamo un breve elenco delle destre europee ma è bene riprenderne visione:</p>
<p><strong>Bloc Identitaire</strong> (Francia), <strong>British National Party</strong> (UK), <strong>CasaPound Italia</strong> (Italia), <strong>Dansk Folkeparti</strong> (Danimarca), <strong>English Defence League</strong> (UK), <strong>Front National</strong> (Francia), <strong>Partij voor de Vrijheid</strong> (PVV, Olanda), <strong>Die Freiheit</strong> (Germania), <strong>Freiheitliche Partei Österreichs</strong> (FPÖ, Austria), <strong>Fremskrittspartiet</strong> (Norvegia), Lega Nord (Italia), <strong>Perussuomalaiset</strong> (Finlandia), <strong>Sverigedemokraterna</strong> (Svezia) e <strong>Vlaams Belang</strong> (Belgio).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa salta all’occhio dell’osservatore scrupoloso? In primis si mescolano organizzazioni neofasciste ( come i belgi di <em>Vlaams Belang</em>, il <em>Bloc Identitaire</em> francese e l’italiana <em>CasaPound</em> ) con organizzazioni della destra tradizionalista ma anche neoliberista ( es. la <em>Lega Nord</em> ). Ancora: tutte queste organizzazioni sono filoisraeliane e alcune fanno anche apologia del sionismo ( si pensi agli olandesi di <em>Partij voor de Vrijheid</em> il cui leader vanta pubblicamente stretti rapporti col <em>Mossad</em> ). La <em>Lega Nord</em>, in Italia, è l’anello di congiunzione fra la destra neoliberista e quella neofascista e non a caso Mario Borghezio vanta stretti rapporti sia con reduci stragisti di <em>Avanguardia Nazionale</em> (ha partecipato ad un recente convegno, nel Lazio, presieduto dal terrorista nero Stefano Delle Chiaie ) che con l’atlantica <em>CasaPound</em>.  E’ in quest’ ottica – legami fra neofascismo, servizi segreti e simpatie per l’ideologia neoconservatrice Usa – che dobbiamo leggere i viaggi a Washington e a Tel Aviv di alcuni membri del FN? Eppure già i reduci dell’OAS che fondarono il FN furono appoggiati dal Mossad nella lotta contro i patrioti algerini e il “nasserismo”. In quali termini i rapporti si sono evoluti? Possiamo porre questa domanda: dall’appoggio occulto – servizi segreti e stragismo – si è passati alla progettualità politica? La Le Pen sarà la donna di Israele e della lobby sionista in Francia? Aspettiamo a dirlo ma le domande poste hanno un loro fondamento e mi pare che il cuore della questione sia proprio questa. Faccio una provocazione: <strong><em>il Front National potrebbe essere il volto legale dell’Aginter Press </em></strong>(organizzazione anticomunista che si infiltrò in molti movimenti degli anni ’70 ed etero diretta della CIA ). Certo, si tratta di affermazioni forti ma una seria riflessione politica non può escluderlo affatto.</p>
<p>Molti giornalisti hanno sottolineato l’appoggio di singoli intellettuali – come Alain Soral – che da filo-arabi hanno finito per appoggiare il FN. Ma gli intellettuali, spesso vanitosi e alla costante ricerca di visibilità (in Italia abbiamo numerosi esempi), sono spesso disposti a tutto pur di finire sulla copertina di un magazine di grido. Come, invece, ignorare un’ intera macchina burocratica che si è mossa in direzione di Tel Aviv ? Come fare finta di nulla e non vedere che si è costituita una vera e propria Internazionale islamofoba, con i partiti prima citati, e che il FN è ben incastonato in questo sistema? Credo che sia necessario capire che non è il singolo intellettuale e le sue fissazioni mentali a ‘fare un movimento’ ma la prospettiva complessiva – sia in termini di politica interna che estera – di questo, oltre alla sua capacità di riciclarsi, ossia la sua vocazione trasformistica ed opportunista. La prossimità fra il partito lepenista e l governo israeliano è evidente.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Fino ad ora l’elemento che abbiamo messo maggiormente a fuoco è il carattere neoliberista dell’ organizzazione politica guidata da Marine Le Pen. Chiediamoci cosa potrebbe succedere se quest’ultima  applicasse il suo programma; che risultati potrebbero scaturirne? Cosa succederebbe se il FN governasse la Francia ?</p>
<p>Il risultato non potrebbe che essere una macelleria sociale interna unita ad una sempre crescente aggressività imperialistica della potenza francese. Un programma razzista ed anti-operaio che ha portato dentro il FN il peggio della società francese: dalle masse “plebeizzate” alla piccola borghesia arrabbiata, dai grandi capitalisti alle centrali sioniste,dalle attrici e pornostar in carriera ai bottegai. Uno schieramento di forze  che riesce a coniugare spinte e pulsioni xenofobe e razziste con il sostegno al sionismo. La qual cosa  non ha di certo preoccupato gli Usa dato che questa signora, prima delle elezioni del 2012, ‘’ <em>È poi volata a New York ai primi di novembre e ha incontrato per 20 minuti l’Ambasciatore d’Israele all’Onu, Ron Prosor. E il quotidiano Haaretz le concede una possibilità, purché la condanna dell’anti-semitismo sia “chiara e forte”. A Palm Beach, Marine ha cenato con 200 repubblicani del Tea Party da Bill Diamond, finanziatore ebreo di Rudolph Giuliani. E per un soffio non è stata accolta da vip al Museo della Shoah a Washington. Che il secondo turno sia dietro l’angolo?’’.</em><em></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ci spiegassero i sostenitori del superamento della dicotomia destra/sinistra se questa signora è in grado di destabilizzare il sistema di comando che poggia sulla NATO e sull’Euro. Per quanto mi riguarda, non resta che seguire il monito di Virgilio che disse a Dante “non ti curar di lor ma guarda e passa”. Una cosa sola: di fronte ad un tentativo di svolta reazionaria e neoliberista le classi lavoratrici dovranno ricorrere ad ampie mobilitazioni.</em></p>
<p><em><strong>Approfondimenti</strong></em></p>
<p><em><strong>1.</strong></em> Giorgio Galli in un suo lavoro sulla destra europea scrive : <em>‘’La ferita di Dien Bien Phu e di Algeri non si è mai rimarginata. Essa ha impedito, con i suoi riflessi sull’orgoglio gollista, un più rapido processo di unificazione dell’Europa nella fase di ascesa del riformismo. I legionari e i paras d’Indocina e di Algeri, i loro superstiti ufficiali ( i ‘soldats perdus’ di De Gaulle ) che hanno inseguito la disperata avventura dell’OAS, sono, sinora, gli ultimi eroi combattenti della destra radicale europea e nello stesso tempo coloro che le hanno lasciato in eredità passiva l’occasione mancata costituita dall’unificazione europea. <strong>I loro continuatori sono i combattenti americani nel Vietnam, di cui si tratterà nel capitalismo successivo’’ </strong>( Giorgio Galli, La crisi italiana e la Destra internazionale, Arnoldo Mondadori Editore ).</em></p>
<p>La destra radicale post-fascista, in funzione anti-comunista, diventò uno strumento provocatorio e stragista degli Usa: i neofascisti hanno appoggiato Israele contro i popoli arabi e la Rhodesia bianca contro i movimenti di liberazione nazionale africani. Hanno appoggiato il Sudafrica razzista ed esaltato tutti i colpi di stato neo-liberisti appoggiati dalla CIA.</p>
<p>La svolta filo-americana della destra pan-europeista ( da sempre apparentata con molte organizzazioni sioniste, si pensi all’accordo del regime nazista con la borghesia ebraica, nel 1935, a Praga ) riflette la debolezza delle classi dirigenti europee. Gli aspetti che mi sembrano importanti, in questo caso, sono due: <strong><em>(1)</em></strong> per mantenere il loro potere e contenere il movimento operaio quelle stesse calssi dirgenti non potevano che mettersi al servizio di Washington (quindi insozzarsi le mani per conto di un padrone molto più potente ); <strong><em>(2)</em></strong> un ruolo di primo piano venne affidato ai militari ed ai servizi segreti ( dai neofascisti definiti i ‘corpi sani dello stato’ ) i quali, in modo criminale, cercarono di difendere le manovre imperialistiche dei singoli paesi all’interno della NATO.</p>
<p><strong><em>2.</em></strong> Il carattere filo-imperialista della Le Pen è confermato anche dal modo attraverso cui questa signora filo sionista ha salutato l’ aggressione imperialistica al Mali:</p>
<p><em>“Miei cari compatrioti della Francia metropolitana, d’oltremare e stabiliti all’estero, si impone un’illuminazione politica sull’offensiva lanciata dalla Francia contro i fondamentalisti islamici nel Mali. <strong>Sì, lo sapete, noi sosteniamo l’operazione francese. Perché è una risposta legittima alla richiesta del governo moderato di un paese amico, francofono e alleato</strong></em><strong><em> storico della Francia. La Francia potenza mondiale, la Francia potenza d’equilibrio ha dei doveri particolari nel mondo, che si onorerà nell’interesse delle nazioni amiche e nel nostro interesse superiore quando la causa è giusta. È il caso questa volta. Tanto più che la Francia e il Mali sono legati da una cooperazione di difesa, cosa che rende del resto molto superficiali e inutili i dibattiti sul coinvolgimento o non della NATO o dell’Unione europea. La Francia è una grande potenza, che ha le capacità di effettuare autonomamente quando necessario, senza avere bisogno di essere necessariamente il vassallo di qualcuno. </em></strong><em>Se le coalizioni sono a volte necessarie, spetta alla Francia e solo ad essa determinare l’interesse o no della sua partecipazione. L’avanzata islamista nel Mali deve essere interrotta. Mi fido dei nostri soldati coraggiosi e del nostro esercito per pervenirvi al più presto possibile. Permettetemi a questo punto un pensiero commosso e rattristato per le famiglie dei nostri soldati già scomparsi in questa operazione e per le vittime francesi del tentativo di liberazione del nostro ostaggio in Somalia. La loro morte non sarà stata inutile, ed è per la Francia che il combattimento sarà stato condotto con coraggio. Da questo intervento nel Mali dipende la sicurezza della regione, la sicurezza dei nostri connazionali e la sicurezza dell’Europa e la Francia, che non hanno alcun interesse a vedere lo svilupparsi un nuovo scomparto fondamentalista a migliaia di chilometri dai loro confini e che potrebbe, senza un intervento, diffondersi domani in numerosi altri paesi africani.”</em></p>
<p>Tutto ciò a discapito del diritto all’autodeterminazione del popolo del Mali che ha dimostrato, memore peraltro dei crimini del colonialismo francese, un forte sentimento anti-coloniale opponendosi, armi in pugno, all’aggressione neo-coloniale.</p>
<p>La Le Pen parla per bocca dei capitalisti francesi ma quando dice <strong>‘’<em> L’avanzata islamista nel Mali deve essere interrotta’’</em></strong>, non può che avere il plauso di Tel Aviv.</p>
<p><strong><em>3.</em></strong> In questa intervista Le Pen padre, a dimostrazione del suo servilismo verso la CIA esalta Pinochet, e a comprova della sua fede fascista difende Franco. E’ l’emblema del neofascismo passato armi e bagagli dalla parte dell’imperialismo americano, cosa che, anche ora, i ‘fascisti euroasiatici’, hanno problemi a confutare e rinnegano con una certa vergogna, vergogna per il loro inglorioso ed oscuro passato. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zJ3-G78vQ-0">http://www.youtube.com/watch?v=zJ3-G78vQ-0</a></p>
<p>Ricordo anche, per concludere, che Jean Marie Le Pen fu paracadutista dell’esercito francese nelle guerre coloniali in Indocina, durante l’aggressione del ’56 a Suez ( aggressione sostenuta da Israele ) e prese parte alla Battaglia di Algeri contro il <em>Fronte di liberazione nazionale algerino</em>. Quanto ha influito tutto questo sulla formazione di Marine?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Rivoluzione impossibile</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 11:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
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		<description><![CDATA[Eugenio Orso &#38; Anatolio Anatoli Una domanda ricorrente, che si sente ripetere sempre più spesso e che, apparentemente, non trova una risposta, è “perché non scoppia una rivoluzione?”. La situazione sociale è a precipizio, i soprusi del potere neoliberista, tradotti in manovre finanziarie d’esproprio dai governi nazionali collaborazionisti, continuano senza soste, gli apparati produttivi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 id="p1" style="text-align: right;">Eugenio Orso &amp; Anatolio Anatoli</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/11/rivoluzione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3958" title="rivoluzione" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/11/rivoluzione-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" /></a>Una domanda ricorrente, che si sente ripetere sempre più spesso e che, apparentemente, non trova una risposta, è “perché non scoppia una rivoluzione?”. La situazione sociale è a precipizio, i soprusi del potere neoliberista, tradotti in manovre finanziarie d’esproprio dai governi nazionali collaborazionisti, continuano senza soste, gli apparati produttivi e l’occupazione in paesi come l’Italia sono già alla corda, i redditi popolari si contraggono di giorno in giorno, ma non vi è alcun cenno di una reazione politica e sociale organizzata, per fermare la mano dei massacratori finanziari, mercatisti ed europoidi. La domanda “perché non scoppia una rivoluzione?”, essendoci tutti i presupposti, è più che giustificata e non solo in relazione alla situazione italiana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">Nel presente post cercheremo di rispondere in estrema sintesi a questa domanda, articolando la risposta in quattro punti principali, corrispondenti ad altrettante concause che hanno portato la situazione politica e sociale a questo estremo, neutralizzando il dissenso all’interno della società.</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpFirst" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt; mso-fareast-font-family: 'Palatino Linotype'; mso-bidi-font-family: 'Palatino Linotype';"><span style="mso-list: Ignore;">1)<span style="font: 7pt/normal 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">    </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="color: black; line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">La flessibilizzazione e l’idiotizzazione di massa socialmente organizzate hanno avuto pieno successo.</span></em></strong><span style="color: black; line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;"> Il processo ultraventennale di distruzione delle sicurezze materiali, per i dominati (lavoro precario sottopagato in luogo di lavoro stabile tutelato), e di azzeramento della coscienza politica e sociale nelle masse, ha rappresentato e rappresenta un elemento strutturale del neocapitalismo, un presupposto irrinunciabile per la sua affermazione. Al punto tale che il pd – il più importante cartello elettorale italiano liberaldemocratico al servizio della classe globale dominante – si permette, stando al governo, di estendere il blocco delle retribuzioni al pubblico impiego fino alla fine del prossimo anno, per il taglio ineludibile della spesa pubblica, affamando la sua stessa base di consenso. Sappiamo bene qual è il peso elettorale del pd nel pubblico impiego e, in particolare, in settori come quello della scuola, molto penalizzati in questi ultimi anni. Eppure, i sondaggi rivelano incrementi di consensi percentuali di questo partito-servo delle eurocrazie globaliste, che non possono essere dovuti soltanto al probabile collasso dell’altro socio politico all’interno del sistema, cioè del pdl, o all’altrettanto probabile perdita di consensi di m5s. Ancor peggio, perché Matteo Renzi, l’astro nascente del collaborazionismo politico italiano filo europoide, filo tedesco e filo globalista, molto probabilmente guiderà l’annientamento finale dell’Italia con i voti di coloro che dovrebbero avversarlo. Il suddetto non è un idiota semi-visionario che pontifica alla Leopolda (una specie di San Sepolcro a rovescio, come programma), come mostrano di credere alcuni, ma un neoliberista per convenienza, abile “performer” sulla scena politica, incaricato della demolizione finale del paese.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;"> Fra Berlusconi e Mendella (chi se lo ricorda Giorgio di Rete Mia, il Berlusconi mancato, nonché venditore di case in Romania?), fra la politica televisiva che alimenta lo Spettacolo e il messianesimo spicciolo, ecco spuntare un nuovo “salvatore dell’Italia”, un paio d’anni dopo il non eletto Mario Monti. Il sindaco di Firenze rappresenta la sintesi del berlusconismo, del lib-lab, del neoliberismo “di sinistra” e della politica-Spettacolo (in senso debordiano). Infatti, fidando sull’efficace idiotizzazione di massa, che fa digerire al popolo politiche contrarie ai suoi interessi vitali, i “poteri esterni” <span style="color: black;">hanno scelto Renzi per i motivi anzidetti e perché è un traditore in vendita, disposto a completare il saccheggio dell’Italia occupata. Lo farà pienamente cosciente di farlo, con il sorriso sulle labbra, e quindi è doppiamente colpevole. Dopo di lui il deserto più totale. Questo farabutto è stato in “joint venture” con l’infame Ichino (l’apostata del pci che ha scritto i nullafacenti, definendo lo stipendio del dipendente “odiosa rendita parassitaria”) contro il lavoro dipendente e, in particolare, contro il suo ultimo santuario di stabilità e diritti, cioè l’impiego pubblico. Questo farabutto (Renzi) vuole demolire completamente uno stato sociale che già non funziona, inoculando germi come quello della “flexsecurity”. E’ un sostenitore delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni (ben oltre la celebre “lenzuolata” di Bersani!) per svendere all’incanto gli asset produttivi nazionali e in generale il patrimonio pubblico. Nello stesso tempo, Renzi vorrebbe diminuire il costo del lavoro (e quindi il potere d’acquisto degli italiani) per rianimare la tanto santificata competitività. Il suddetto è un pubblicista del denaro elettronico e della limitazione estrema della circolazione del contante, soluzione ottimale non tanto per “combattere l’evasione”, come si millanta, ma per un efficace e capillare controllo della popolazione. Eppure possiamo essere sicuri che la base elettorale del pd lo sosterrà, forse in grande maggioranza. Pensionati, impiegati pubblici, insegnati e altri soggetti voteranno in massa, “fiduciosi”, per Matteo Renzi, acclamandolo come il “nuovo che avanza” e seguendolo come si segue un pifferaio magico che ti porta verso il baratro. La probabile ascesa politica di Renzi, in un&#8217;Italia “terminale”, costituirà la miglior prova del successo elitistico, conseguito flessibilizzando e idiotizzando le masse popolari.</span></span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt; mso-fareast-font-family: 'Palatino Linotype'; mso-bidi-font-family: 'Palatino Linotype';"><span style="mso-list: Ignore;">2)<span style="font: 7pt/normal 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">    </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">Il mito degli “stati uniti d’Europa”, dietro il quale si nasconde l’unione monetaria europoide quale strumento di dominazione delle élite neocapitalistiche, è stato truffaldinamente diffuso, con successo, a livello di massa.</span></em></strong><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;"> Il fine è di imprigionare interi popoli nell’eurolager e di togliere l’acqua al pesce del dissenso “euroscettico”. Berlusconi e parte del pdl che lo segue stanno pagando caro il loro cauto “euroscetticismo”, in buona parte elettoralistico, la loro relativa inaffidabilità e per questo motivo le élite europoidi hanno deciso di marginalizzarli, o addirittura di eliminarli dalla scena. Meglio non rischiare, anche se Berlusconi, alla fine, ha sempre abbassato vigliaccamente la testa davanti ai grandi “poteri esterni” (come nel caso macroscopico dell’avvento di Monti o in quello dei bombardamenti sulla Libia). Il pd, invece, e soprattutto la sua “ala liberal”, insiste con l’europeismo più sfrenato, con le mitologie fasulle dell’unione dei popoli “democratica”, “dal basso”, con il necessitarismo degli “stati uniti” a moneta unica privata. Tutta propaganda becera e vuota che il pd può permettersi, essenzialmente perché la sua base di consenso è completamente idiotizzata e perciò consenziente, nonostante la prospettiva futura di subire i morsi della fame. Inoltre, ci sono le “regole europee” da rispettare acriticamente, devolvendo “spontaneamente” anche i residui di sovranità nazionale agli organi sopranazionali euroglobalizzanti. La prospettiva del dominio del mercato, cioè della sottomissione agli interessi della classe global-finanziaria deterritorializzata, è quella espressa dai collaborazionisti piddini, confortati dal fatto che la loro base è ormai una congerie d&#8217;idioti politici e sociali, orfani della classe di appartenenza e disposti a bere qualsivoglia fandonia. In sostanza, è sempre la diminuzione dell’essere umano, provocata artificialmente nel passaggio dal capitalismo del secondo millennio a quello del terzo, che favorisce l’accettazione del truffaldino mito degli “stati uniti d’Europa” (di natura elitistica), impedendo ai dominati di ribellarsi. In Italia, possiamo notare come il pd, oltre ad agire politicamente recependo sempre e comunque i diktat del potere euroglobale, riesce a propinare alla sua base le fandonie europeiste con un certo successo, non mettendo mai in discussione la moneta unica privata. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Temiamo che se continuerà il “cammino europeo” del paese, senza scossoni politici e sociali, l’internamento nell’eurolager sarà la sola prospettiva che avranno gli italiani per i prossimi anni.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;"> </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt; mso-fareast-font-family: 'Palatino Linotype'; mso-bidi-font-family: 'Palatino Linotype';"><span style="mso-list: Ignore;">3)<span style="font: 7pt/normal 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">    </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">Il tradimento della sinistra, nei confronti della sua stessa base di consenso, e l’estinzione dei comunisti hanno favorito la schiacciante vittoria del neoliberismo</span></em></strong><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">, in particolare in Europa e in modo molto particolare in Italia, paese in cui esisteva il più grande partito comunista dell’Europa occidentale. Scriveremo solo l’indispensabile su questo punto, avendo già trattato diffusamente l’argomento in passato. Dopo la fine del mondo bipolare Usa-Urss, all’internazionalismo proletario, caduto in disuso, si è sostituito “il villaggio globale”, cioè il mito della globalizzazione unificante per l’umanità. Ancor peggio, lo stato nazionale sovrano è stato avversato per legittimare il governo sopranazionale (nella sostanza non di natura elettiva e “democratica”) e gli organi della mondializzazione (fra i quali la uem, la bce e la commissione europea), secondo i peggiori incubi spinelliani, o meglio “spinellati”. In certi casi la classe, e con lei il vecchio mito dell’operaio-massa, è stata sostituita da una vaga moltitudine, di natura filosofica, inesistente da un punto di vista sociologico e inserita, guarda caso, in un contesto sociale nuovo, squisitamente a-classista, caratterizzato dall’atomizzazione e dall’isolamento dei singoli. Il monopolio della lotta di classe è stato consegnato alle élite globaliste, inibendo la protesta sociale. Tutto questo con la fattiva collaborazione della sinistra e degli apostati del comunismo, in posizione subordinata rispetto ai centri di interesse sopranazionali del neocapitalismo. L’accettazione delle dinamiche mercatiste “a sinistra” è completa, pur temperata da tracce, sempre più sparute, di laburismo. Il testimone della protesta sociale e dell’antagonismo, un tempo nelle mani della sinistra e soprattutto dei comunisti, non l&#8217;ha raccolto nessuno, come possiamo facilmente constatare in Italia. Così è stato mandato definitivamente in soffitta, a far compagnia alla Rivoluzione. Sinistra neoliberista, componente essenziale del partito unico neocapitalistico, e residui di comunismo individualistico post sovietico, completamente rifluito negli immaginari nuovo-capitalistici, oggi dominano incontrastati, turlupinando le masse pauperizzate. Renzi, Letta, Bersani e Vendola, nonostante gli screzi a scopo elettoral-propagandistico e qualche rivalità reciproca, sono dalla stessa parte e la loro politica è unica, come il pensiero dell’epoca. In conclusione, precisiamo che un discorso simile riguarda i sindacati (cisl a suo tempo con Monti e scelta civica, cgil con il pd, fiom con il sel) i quali soffocano la protesta con scioperetti inani e remano bellamente contro i lavoratori, firmando accordi-capestro. Quello che abbiamo definito (forse un po’ semplicisticamente per essere compresi) “il tradimento della sinistra e l’estinzione dei comunisti”, sul piano politico è un fenomeno evidente, che si accompagna al “tradimento del sindacato”, al “tradimento degli intellettuali”, dei giornalisti e via elencando.</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="margin: 0cm 0cm 10pt 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt; mso-fareast-font-family: 'Palatino Linotype'; mso-bidi-font-family: 'Palatino Linotype';"><span style="mso-list: Ignore;">4)<span style="font: 7pt/normal 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">    </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">L’assenza di gruppi politici (e di economisti, di sociologi, di politologi) con un piede dentro il sistema, inseriti nelle sue logiche, ma nello stesso tempo ribelli</span></em></strong><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">, <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;">portatori di nuove istanze e di nuovi programmi strategici economico-politici</em></strong>, disposti a rischiare mettendosi contro gli interessi sovrani della classe globale dominante, è un’evidenza. La strada scelta, nel caso tali gruppi compaiono sulla scena della storia, potrà essere quella dell’affermazione elettorale, giocando secondo le regole liberaldemocratiche. Nell’Italia desertificata questi gruppi mancano completamente, mentre in Francia – potenza nucleare e paese chiave dell’Europa continentale, escludendo la Russia – qualche sorpresa potrebbe forse riservarla il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, anche se noi siamo piuttosto scettici in proposito. L’unica alternativa alla lotta armata rivoluzionaria (oggi purtroppo impensabile) è la formazione e la significativa presenza, all’interno del sistema, di gruppi e partiti politici che “remano contro” il sistema stesso, per la riacquisizione della sovranità nazionale e la subordinazione dell’economia alla politica, capaci di coagulare intorno a sé un vasto consenso popolare. Questi gruppi non seguirebbero la via rischiosa dell’insubordinazione nei confronti delle oligarchie euroglobaliste per etica e buoni sentimenti (mettendo in pericolo la loro stessa incolumità fisica), ma per appropriarsi la sovranità e la decisione politico-strategica all’interno dei vecchi stati nazionali. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">Il punto 4 ci porge l’occasione per delineare possibili, futuri scenari del tutto nuovi. Nel caso i predetti gruppi dovessero comparire, in situazioni di forte tensione sociale e di precipitazione verticale degli eventi, sarà forse possibile sottrarsi definitivamente al giogo neocapitalistico (ed europoide) in due fasi, sintetizzabili in poche righe come segue:</span></p>
<p class="MsoListParagraph" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-align: justify; line-height: normal; text-indent: -18pt; mso-list: l1 level1 lfo2;"><span style="font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt; mso-fareast-font-family: 'Palatino Linotype'; mso-bidi-font-family: 'Palatino Linotype';"><span style="mso-list: Ignore;">1)<span style="font: 7pt/normal 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">    </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">Fase “propedeutica” alla Rivoluzione vera e propria</span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">, dirigista, sovranista, keynesiana, di rigetto del libero mercato (globale) e dell’eurolager. Le forze che la domineranno – non propriamente definibili rivoluzionarie, ma, al più, “protorivoluzionarie” – avranno un piede dentro il sistema, pur ribelli, e guideranno la transizione. In Italia potrebbero manifestare qualche lineamento spiccatamente nazionalista, definibile “di destra”.</span></p>
<p class="MsoListParagraph" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-align: justify; line-height: normal; text-indent: -18pt; mso-list: l1 level1 lfo2;"><span style="font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt; mso-fareast-font-family: 'Palatino Linotype'; mso-bidi-font-family: 'Palatino Linotype';"><span style="mso-list: Ignore;">2)<span style="font: 7pt/normal 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">    </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;">Fase rivoluzionaria vera e propria.</span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt;"> Emergeranno in contesti culturali, politici e sociali “rimessisi in movimento”, liberati dal giogo neocapitalistico, sopranazionale e neoliberale, le vere forze rivoluzionarie. Si ricomporrà il quadro del conflitto sociale non più sbilanciato da una parte sola, emergeranno nuove élite antagoniste, per la fuoriuscita dal capitalismo. Un po’ come i bolscevichi di Lenin dopo la (breve) fase menscevica, solo con tempi presumibilmente più lunghi.</span><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 5pt;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: 'Palatino Linotype','serif'; font-size: 13pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;">Ne consegue che se anche all’inizio le idee socializzanti e neocollettivistiche non troveranno uno sbocco concreto, lo troveranno in seguito quando, alla fine della transizione, si manifesterà una nuova spinta rivoluzionaria nella società. La chiave di tutto questo processo storico sarà la riacquisizione della piena sovranità, monetaria e politica. Solo così la Rivoluzione impossibile potrà ridiventare possibile.</span></p>
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