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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Metafisica</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Metafisica e guerra</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 17:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore A. Bravo]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[Metafisica e guerra di Salvatore Bravo La guerra di questi giorni necessita di una lettura storica e filosofica. La lettura storica ricostruisce gli eventi in modo olistico, mentre la filosofia deve svolgere un lavoro archeologico. La guerra non è uno stato di eccezione, è la normalità dell’Occidente capitalistico, da Hobbes fino a giungere al tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2022/04/787fe504fcc37d9fd342c3584614fb9d_XL.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7892" title="787fe504fcc37d9fd342c3584614fb9d_xl" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2022/04/787fe504fcc37d9fd342c3584614fb9d_XL-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a></h1>
<h1></h1>
<h1>Metafisica e guerra</h1>
<h3>di Salvatore Bravo</h3>
<p>La guerra di questi giorni necessita di una lettura storica e filosofica. La lettura storica ricostruisce gli eventi in modo olistico, mentre la filosofia deve svolgere un lavoro archeologico. La guerra non è uno stato di eccezione, è la normalità dell’Occidente capitalistico, da Hobbes fino a giungere al tempo presente la guerra si svolge all’interno dei confini degli stati o tra gli stati. Ogni guerra è un episodio della storia della crematistica divenuta “la storia” dell’occidente planetario. Lo scopo di ogni atto di guerra personale o collettivo è il perseguire interessi privati o lobbistici, è la potenza della dismisura a guidare intenzioni, gesti, parole e armi. Bisogna far emergere il non detto, il paradigma all’interno del quale ci si muove, si pensa e si agisce. La ragione strumentale è ormai azione priva di limiti supportata dal pensiero debole, che crede nel solo calcolo utilitaristico e nella logica computazionale.</p>
<p>La verità è solo un accidente del passato, senza il fondamento metafisico, non vi è verità-bene, per cui la ragione strumentale da essere frammento dell’attività umana è divenuta totalità illimitata. La guerra tra Ucraina e Russia è un evento interno alla storia del nichilismo europeo e planetario che persegue l’onnipotenza economica.</p>
<p>Senza il fondamento veritativo il quale dona concretezza alla vita dei singoli, si perseguono obiettivi sempre più astratti e onnipotenti per incidere nella realtà che sfugge tra i sogni di grandezza che si sviluppano tra le pieghe della disperazione. Le oligarchie per toccare la vita e sentire di esistere devono avere come obiettivo ambizioni sempre più elevate e onnipotenti. Si coniugano due livello che si intersecano: la crisi della metafisica ha comportato la rinuncia alla ragione oggettiva, tale condizione ha incentivato lo sviluppo della razionalità strumentale la quale ha comportato l’economicismo e l’accumulo smisurato. Le oligarchie internazionali esprimono massimamente i due piani, sono il punto apicale dell’eclisse della ragione oggettiva. La tragedia attuale è nella generalizzazione di tale cultura antimetafisica. I popoli sono addestrati a credere ciecamente nella ragione strumentale, guardano con ammirazione invidiosa la potenza delle oligarchie, non scorgono l’impotenza che li caratterizza, ma solo il farsi padroni e signori della vita dei popoli. I popoli sono ingannati e turlupinati della ragione metafisica. Le oligarchie negli ultimi decenni hanno agito neutralizzando il dibattito pubblico ed eliminando i corpi medi nei quali la dialettica costituiva il katechon all’onnipotenza distruttrice della razionalità strumentale. La condizione attuale è ulteriormente complicata dalla presenza pervasiva dei media in possesso degli oligarchi che sterilizzano il dibattito, e hanno sostituito la pluralità delle posizioni ideologiche e prospettiche, sostanza della democrazia, con la pluralità delle immagini ampiamente manipolate. Le immagini con il loro silenzio hanno sostituito il logos e il dialogo, per cui si ha la percezione di essere in democrazia, ma in realtà è solo il suo esoscheletro cavo. Dinanzi al nuovo episodio della storia del nichilismo tecnocratico in corso, vi è un’urgenza metafisica non colta e rimossa. Senza verità-bene nulla potrà cambiare, e qualora le circostanze portassero ad una rapida pace o al compromesso diplomatico resterebbe irrisolto il fondamento metafisico del problema. Senza una rivoluzione culturale e metafisica continueremo ad essere all’interno di un percorso distruttivo a livello biologico, culturale e planetario. La razionalità strumentale non comprende e conosce che l’accumulo e l’utile, per cui è azione di devastazione antropologica e ambientale ordinaria con dei picchi di tensione nei quali si può scorgere la verità non detta della condizione storica attuale. Le guerre permettono di fessurare la realtà del potere e di guardare all’interno la verità in cui siamo implicati. La lettura storica delle ragioni delle parti in causa, se è scissa dall’ermeneutica filosofica rischia di condurci ad un semplicismo che non individua la profondità del problema. Bisogna guardare la tempesta che muove l’intero bosco della vita e dei popoli e non solo i singoli alberi che cadono con il loro fragore. Solo il frammento che rimanda alla totalità può liberarci dalla cecità della ragione strumentale con i suoi innumerevoli dati preziosi per comprendere la contingenza attuale, ma non sufficienti per scorgere il problema nella sua profondità inquietante. Senza la verità e il bene nulla è possibile, nessuna alternativa è progettabile. Alla cultura del frammento che cela la ripetizione ossessiva dello stesso in forme nuove, dobbiamo opporre il frammento in relazione alla totalità per poterne svelare la verità e cambiare percorso il quale punta direttamente verso l’abisso. Necessitiamo di strumenti metafisici e di una nuova metodologia di indagine per comprendere che nel frammento di tale guerra è racchiusa la verità dell’intero, far emergere tale verità è l’esodo che dobbiamo organizzare dalla cultura totalitaria delle oligarchie. La metafisica nella percezione della maggioranza e delle accademie è solo un residuo inutile del passato, invece, solo essa ci può restituire il riorientamento gestaltico per un nuovo inizio:</p>
<p>“<em>L’Intero dell’essere, dunque, si trova come riprodotto nel frammento anche attraverso la predicazione dell’unità, così come il frammento ha proiettato la propria ombra sull’intero dell’essere attraverso la richiesta della determinatezza della predicazione. E infatti, come è impossibile, cioè autocontraddittorio, pensare al “fondo” dell’essere quale molteplice,. Così è impossibile, cioè autocontraddittorio, porre qualcosa senza porla nella sua unità. Porre qualcosa vuol dire pensarla, pensare qualcosa vuol dire l’unità di un molteplice<a name="sdfootnote1anc" href="https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22780-salvatore-bravo-metafisica-e-guerra.html#sdfootnote1sym"></a>1”.</em></p>
<p>La guerra ci restituisce il dramma metafisico in cui siamo. Il frammento non pensato nella sua unità e relazione diviene illimitato e, dunque, assimila e cancella la totalità per diventare la verità artificiale e relativistica senza fondamento. Senza la chiarezza del problema metafisico si rischia di non individuare il nemico sociale che tutto muove, il quale non è solo nemico di classe, ma è problema e dramma etico derivante dalla crisi dei fondamenti. Il nemico circola nei popoli con la cultura del frammento e con la ragione strumentale che conosce solo mezzi senza finalità onto-assiologiche. I popoli sono colonizzati dalle oligarchie, in quanto si nutrono dello stesso linguaggio bellicoso e proprietario. Il vero lavoro metafisico deve partire della guerra che vive nei nostri comportamenti quotidiani per elevarsi ad un piano di consapevolezza comunitaria per trascenderla in una nuova progettualità metafisica. Le vie di uscita dalla crisi metafisica possono essere plurali, ma ciò che è irrinunciabile è riportare il frammento alla totalità nelle sue relazione e rimandi, poiché la sola cultura analitica non può che portarci all’irrazionalità di uno stato di guerra perenne, in quanto le parti sono irrelate e dunque destinate al conflitto:</p>
<p>“<em>In fondo, le vie d’accesso o di fuoriuscita di una città sono molteplici e l’importante è rappresentarne il senso interale, almeno nel nostro caso rispettandone la complessità di struttura<a name="sdfootnote2anc" href="https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22780-salvatore-bravo-metafisica-e-guerra.html#sdfootnote2sym"></a>2”.</em></p>
<h5>Note</h5>
<h5><a name="sdfootnote1sym" href="https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22780-salvatore-bravo-metafisica-e-guerra.html#sdfootnote1anc"></a>1 Carmelo Vigna, Il frammento e l’intero Indagini sul senso dell’essere e sulla stabilità del sapere, Vita e Pensiero Milano 2000, pag. 201</h5>
<div id="sdfootnote2">
<h5><a name="sdfootnote2sym" href="https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22780-salvatore-bravo-metafisica-e-guerra.html#sdfootnote2anc"></a>2 Ibidem pag. 426</h5>
<p><em>http://www.linterferenza.info/cultura/metafisica-e-guerra/</em></p>
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		<title>La didattica a distanza</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2020 13:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
		<category><![CDATA[Maurice Merleau-Ponty]]></category>
		<category><![CDATA[Metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore A. Bravo]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Benjamin]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; L’esperienza della DaD in quest’anno scolastico volge al termine, l’anno che verrà è un anno di incognite didattiche e non solo. La nazione intera dovrebbe interrogarsi su questa esperienza, poiché la scuola trasmette modelli relazionali oltre che conoscenze, queste ultime, nell’attuale assetto, sono state sostituite dalle competenze, ovvero dallo logica del fare e dell’usare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/05/download-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6569" title="download-4" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2020/05/download-4-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’esperienza della DaD in quest’anno scolastico volge al termine, l’anno che verrà è un anno di incognite didattiche e non solo. La nazione intera dovrebbe interrogarsi su questa esperienza, poiché la scuola trasmette modelli relazionali oltre che conoscenze, queste ultime, nell’attuale assetto, sono state sostituite dalle competenze, ovvero dallo logica del fare e dell’usare. Ecco questo è già un modello, una modalità di relazione: il mondo con i suoi oggetti dev’essere pronto all’uso, oggettivabile. La nuova prescrizione è trasformare ogni conoscenza in attività che produca risultati, azioni volte, in definitiva, al plusvalore. Si va a scuola per imparare a diventare imprenditori di sè. Tale attività implica una distanza, l’altro è sempre un mezzo  per la propria carriera o potenziale consumatore dei prodotti “dell’imprenditore”. Tale stile è rafforzato dalle parole, il linguaggio ci parla, le parole ci formano e ci dispongono ad accogliere il mondo in una certa modalità prospettica. Le parole che circolano nella scuola come nella totalità della struttura sociale sono le parole del capitale. A scuola la comunità scolastica è perennemente erosa dalla violenza delle parole: scuola azienda, crediti, debiti, offerta formativa, piano di recupero ecc… nulla sfugge alla pervasività del capitale che attraverso le parole decostruisce l’umanesimo per sostituirlo con l’imperio della manipolazione. Nel linguaggio fenomenologico di Maurice Merleau Ponty l’essere umano si distingue dagli oggetti per la spazialità di situazione, mentre gli oggetti sono iscritti nella spazialità di posizione. Didatticismo e linguaggio assottigliano la differenza tra spazialità di posizione e di situazione. L’abitudine al calcolo, alla manipolazione incentiva la relazione di sussunzione, mediante la quale il soggetto impara ad usare l’altro percepito come oggetto. Tale percezione investe anche il manipolatore, il quale si autopercepisce come ente da cui estrarre “i suoi capitali” da immettere sul mercato, al quale ci si deve adattare. Le passioni tristi sono, in tal modo la grigia ordinarietà del capitalismo assoluto, sciolto da ogni vincolo, nella felice definizione di Costanzo Preve.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un mondo aptico</p>
<p>Benjamin nella sua profetica capacità di pensare il fondamento delle tecnologie utilizzava il termine aptico<a name="_ftnref1" href="http://www.linterferenza.info/cultura/la-didattica-distanza/#_ftn1"></a>[1], ovvero con le tecnologie alleate del capitale, si afferma un nuovo tipo di umanità, nella quale prevale la manipolazione relazionale. Le tecnologie pongono tra il soggetto e l’altro il mezzo con cui l’alterità è oggetto di manipolazione e dunque è posta ad una distanza emotiva che necrotizza la relazione. Si assiste all’emergere di un nuovo fenomeno assolutamente nuovo nella storia dell’umanità: la riduzione dell’altro ad ente da misurare, oggettivare mediante una spazialità e temporalità imposta. Tale deriva anticomunitaria ha portato nella storia a tragedie ben note: gli olocausti hanno tra i loro fondamenti l’affermarsi di tali logiche della  distanza, mediante tecnologie, che rendono possibile l’impossibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’antimetafisico</p>
<p>La Metafisica non solo afferma fondamenti veritativi e di senso, ma specialmente permette alla quantità di disporsi all’interno della qualità. Tale binomio è tramontato con la fine della metafisica. La Metafisica descrive nell’ottica fenomenologica l’esperienza vissuta, mediante di essa la persona scopre l’altro, si relaziona all’alterità riconoscendo con la differenza la similitudine, tale realtà si configura mediante la condivisione di spazi e tempi direttamente vissuti<a name="_ftnref1" href="http://www.linterferenza.info/cultura/la-didattica-distanza/#_ftn1"></a>[1]:</p>
<p>“<em>La metafisica non è una costruzione di concetti con i quali cercheremmo di rendere meno sensibili i nostri paradossi; ma è l’esperienza che ne facciamo in ogni situazione della storia personale e collettiva, e delle azioni che, assumendole, le trasformano in ragione. E’ un’interrogazione tale da non concepire una risposta che l’annulli, ma solo azioni risolute che la riportino più in là”.</em></p>
<p><em> </em>Le idee, le interrogazioni, le personalità si formano all’interno di relazioni tra le persone e negli ambienti. Si immagini, ora, la DaD la quale, già nel suo acronimo afferma la sua verità: didattica a distanza, distanza da cosa? Naturalmente dalla relazione. Il rapporto è sostituito dal mezzo, da una cornice nella quale scorrono fotogrammi in velocità che in modo sincretico docente ed alunno possono manipolare a livello visivo o a livello audio, l’altro è solo un’immagine a disposizione su cui si può agire apticamente. La domanda che emerge è: quali pensieri, idee o relazioni si possono strutturare su questo fondamento virtuale?</p>
<p>Si strutturano personalità con l’illusione di essere creature prometeiche che hanno il mondo a “portata di mano”.</p>
<p>La DaD arriva a fine di un percorso di distruzione delle relazioni e dell’umanesimo metafisico. Diviene necessario per orientarsi sul presente e per ipotizzare il futuro capire il percorso che ci ha portati alla DaD, per far fronte ad essa e neutralizzarla. L’uso del mezzo macchinale forma personalità che si confondono con il mezzo, fino ad integrarsi con esso, ovvero si sviluppano personalità con comportamenti macchinali. L’intento è di organizzare i popoli secondo schemi macchinali in modo che l’unità sia data dall’uso del pensiero computazionale organico al mercato globale<a name="_ftnref2" href="http://www.linterferenza.info/cultura/la-didattica-distanza/#_ftn2"></a>[2]”:</p>
<p>“<em>La macchina come maestra. — La macchina insegna, attraverso se stessa, l’interagire di masse umane in azioni in cui ciascuno deve fare una sola cosa: essa fornisce il modello dell’organizzazione partitica e della condotta bellica. Non insegna viceversa la padronanza individuale: di molti fa una macchina, e di ogni individuo uno strumento per un unico scopo. Il suo effetto più generale è insegnare il vantaggio della centralizzazione”.</em></p>
<p>E’ ora di porci delle domande, ora che la verità lapalissiana è dinanzi a noi ed invoca una risposta possibilmente corale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a name="_ftn1" href="http://www.linterferenza.info/cultura/la-didattica-distanza/#_ftnref1"></a>[1] Aptico dal greco <em>ἁπτικός</em> (<em>haptikόs</em> → predisposto ad essere toccato ma anche capacità di venire in contatto con qualcosa) derivato da <em>ἅπτω</em> (<em>haptόs</em> → tocco, esprimendo un’azione, ma anche palpabile) associato a <em>-ικός</em> (<em>-ikós</em> → suffisso sostantivante): può essere definita come la capacità di mutuo contatto tra il sé e l’altro da sé.</p>
<p><a name="_ftn1" href="http://www.linterferenza.info/cultura/la-didattica-distanza/#_ftnref1"></a>[2] Maurice Merleau Ponty Senso e non senso il Saggiatore Milano pag. 116</p>
<p><a name="_ftn2" href="http://www.linterferenza.info/cultura/la-didattica-distanza/#_ftnref2"></a>[3] Nietzsche Umano troppo umano volume II aforisma 218</p>
<p><strong>Salvatore A. Bravo</strong></p>
<p><a href="http://www.linterferenza.info/cultura/la-didattica-distanza/">http://www.linterferenza.info/cultura/la-didattica-distanza/</a></p>
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