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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Micromega</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>LA SOVRANITÀ NAZIONALE È DI SINISTRA</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2014 11:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Enrico Grazzini* 2 aprile. «La sinistra dovrebbe lottare per recuperare la sovranità nazionale. Solo così sarà possibile contrastare questa Unione Europea contro i popoli e rifondare l&#8217;Europa democratica. La destra avanza in Europa denunciando che l&#8217;euro e la UE producono povertà e sottomissione alle misure autoritarie calate dall&#8217;alto della tecnocrazia di Bruxelles. Come si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="post-title entry-title" style="text-align: right;">di <strong>Enrico Grazzini</strong>*</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/04/vvv1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4405" title="vvv" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/04/vvv1.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"><span style="color: #444444;">2 aprile. </span></span><span style="color: #444444; font-family: Georgia, Times New Roman, serif;">«</span><strong style="color: #444444; font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">La sinistra dovrebbe lottare per recuperare la sovranità nazionale.</strong><span style="color: #444444; font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"> Solo così sarà possibile contrastare questa Unione Europea contro i popoli e rifondare l&#8217;Europa democratica. La destra avanza in Europa denunciando che l&#8217;euro e la UE producono povertà e sottomissione alle misure autoritarie calate dall&#8217;alto della tecnocrazia di Bruxelles. Come si è visto nella Francia di Hollande, la progressione della destra è simmetrica rispetto al calo socialista e all&#8217;aumento dell&#8217;astensionismo di sinistra. Il problema è che il socialismo europeo è ormai profondamente compromesso con questa Europa liberista e della finanza. Ma anche la sinistra radicale europea, soprattutto quella italiana, soffre di una grave ritardo culturale e politico nei confronti dell&#8217;</span><em style="color: #444444; font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">Europa reale</em><span style="color: #444444; font-family: Georgia, Times New Roman, serif;">. </span></p>
<div style="text-align: left;" dir="ltr">
<div style="text-align: left;" dir="ltr"><span style="color: #444444;"><span style="color: #444444;"> <strong style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">La sinistra aristocratica italiana </strong><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;">sottovaluta i guasti dell&#8217;</span><em style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">Europa reale</em><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"> e dell&#8217;euro e sogna la democrazia dell&#8217;Europa federata e di uno stato federale; rischia così di rimanere elitaria, isolata e senza troppo popolo (e voti). Rischia di rimanere minoritaria se non minuscola, e che alle elezioni europee vincano le proposte della destra conservatrice o fascista; o che, nel migliore dei casi, stravinca il populismo né di destra né di sinistra di Grillo che ha una politica confusa e chiusa verso l&#8217;Europa, ma che è assai più pronto a intercettare gli umori popolari contro questo euro disastroso. L&#8217;Italia è allo stremo. Neppure la crisi del &#8217;29 è stata così violenta, le famiglie non sanno come arrivare alla fine del mese, la disoccupazione e la povertà dilagano, i giovani non trovano lavoro e non hanno prospettive, ma l&#8217;opposizione di sinistra, per usare un eufemismo, sembra latitare: chiede con grande moderazione “meno austerità” e “più democrazia in Europa”. Ma difficilmente queste parole d&#8217;ordine possono mobilitare la resistenza a questa Europa reale. </span></span></span><strong style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">Il brutto trionfo elettorale di Marine Le Pen</strong><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"> dovrebbe svegliarci. Il governo liberal-socialista di Hollande ha seguito le ricette liberiste dell&#8217;Unione Europea e della Merkel e incassa una giusta sconfitta politica ed elettorale forse irreversibile. Il compagno tedesco Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, dice che occorre invertire la rotta e fare finalmente le riforme per lo sviluppo. Ma non fa nessuna autocritica sulla folle austerità imposta dalla sua alleata di governo Angela Merkel, giustifica ed esalta l&#8217;euro di Maastricht, e tace sul fatto che con questi trattati e con il </span><em style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">Fiscal Compact</em><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"> uscire dalla crisi è impossibile</span><a style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn1">[1]</a><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;">. Alexis Tsipras lotta giustamente per opporsi all&#8217;austerità che rovina la Grecia e per superare i trattati vigenti; vuole ridiscutere i debiti e avviare delle riforme radicali della UE e dell&#8217;eurozona. Ma il dibattito sull&#8217;euro e sulla UE deve rimanere aperto, soprattutto nella sinistra italiana. Una vivace discussione sull&#8217;euro non può che fare bene in un contesto in cui troppo spesso una sinistra autoreferenziale discute soprattutto delle ultime affermazioni di Vendola o di Cuperlo, senza però affrontare apertamente e criticamente i problemi reali che interessano milioni di persone. </span></p>
<p><strong style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">Questa Europa fa male, molto male.</strong><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"> Ormai una forte minoranza dell&#8217;opinione pubblica che sta diventando maggioranza non sopporta più l&#8217;euro ed è sempre più critica verso questa UE che impone una crisi che non finisce più. L&#8217;elettorato si sta polarizzando e radicalizzando, e la rabbia contro questa Europa della disoccupazione e della povertà – altro che austerità! austerità è un delicato eufemismo! -, sta dilagando. Però se i ceti popolari votano massicciamente a destra, qualche colpa anche la sinistra ce l&#8217;avrà! </span></p>
<p><strong style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">La nostra proposta</strong><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"> è che per rifondare l&#8217;Europa occorre recuperare la sovranità nazionale sia in campo politico che in quello economico, senza cederla a questa UE neoliberista. Occorre prendere atto che questa Europa è antidemocratica e persegue politiche intrusive e ferocemente liberiste che prolungano e approfondiscono la crisi. Queste politiche, senza abolire Maastricht, sono irriformabili. Non è più possibile farsi illusioni. Dopo la caduta del muro e dopo la fine della minaccia sovietica, dopo la riunificazione della Germania e l&#8217;allargamento a est, l&#8217;Unione Europea ha subito una mutazione genetica rispetto alle speranze dei padri fondatori. L&#8217;attuale Unione Europea è un “non stato”, una istituzione intergovernativa che opprime i popoli, che è diretta dalla finanza ed è guidata da una sola nazione, la Germania, e che è solo debolmente legittimata da un Parlamento senza potere eletto nel 2009 dal 43% dei cittadini europei. L&#8217;Europa non ci protegge dalla crisi ma ci affossa. In questo contesto per uscire dalla crisi è necessario rivendicare la sovranità economica e monetaria degli stati – anche se sarà ovviamente parziale, perché la sovranità piena non è più possibile nella globalizzazione . A livello politico la sovranità popolare si esprime attualmente, nel bene e nel male, solo a livello nazionale dove esistono istituzioni elette dai cittadini. La sovranità nazionale e la democrazia non possono essere cedute gratis all&#8217;Unione Europea in cambio dell&#8217;austerità. </span></p>
<p><strong style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;">La sinistra non dovrebbe </strong><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;">lasciare alla destra la rivendicazione della sovranità nazionale in nome di un astratto ideale europeista. Sovranità nazionale è un concetto ambiguo ma non può essere confuso con il bieco nazionalismo sciovinista e xenofobo di Le Pen o con l&#8217;isolazionismo britannico. Battersi per la sovranità nazionale deve invece significare semplicemente che esigiamo la democrazia e non vogliamo essere diretti da tecnocrazie opache asservite alla finanza e ai governi dei paesi dominanti. Oggi è necessario lottare perché i popoli possano decidere democraticamente le loro politiche economiche: ma questo è possibile solo a partire dagli stati nazionali. Solamente recuperando l&#8217;autonomia degli stati in campo economico e monetario e la sovranità nazionale in campo politico è possibile tentare di rifondare su basi aperte, democratiche e completamente nuove una Europa dei popoli. In questo senso occorre rivendicare una sovranità nazionale aperta alla cooperazione europea e alle battaglie democratiche contro la crisi all&#8217;interno della UE, per esempio per la ristrutturazione dei debiti alla Grecia.</span></p>
<p><span style="color: #444444;"><strong>Habermas e Streeck. Il dibattito sulla sovranità nazionale in Europa </strong></span></p>
<p><span style="color: #444444;">In Francia Frederic Lordon<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn2">[2]</a> e Jacques Sapir sostengono la sovranità nazionale e l&#8217;uscita coordinata degli stati dall&#8217;euro con la creazione di una moneta comune, l&#8217;Eurobancor (di cui parleremo in seguito); mentre il filosofo marxista Etienne Balibar afferma invece che tornare alla sovranità nazionale sarebbe storicamente regressivo. Balibar mira piuttosto alla democratizzazione dell&#8217;Europa<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn3">[3]</a>:“L’unica soluzione è fare blocco assieme, costruire contro-poteri e non dissolversi in una frammentazione di stati”. In Germania si è aperto un dibattito vivace tra Jurgen Habermas e Wolfgang Streeck. Il filosofo Habermas vorrebbe che la Germania (proprio questa nazione…) si desse la missione di guidare in maniera lungimirante il processo di formazione costituzionale degli Stati Uniti d&#8217;Europa dal momento che questo processo nel lungo periodo sarebbe estremamente positivo per la stessa nazione tedesca<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn4">[4]</a>. Habermas mostra così la radice idealista e hegeliana del suo pensiero. Wolfgang Streeck, direttore del Max Planck Institute for the Study of Societies, indica invece che a causa della pressione del capitale finanziario crescono le divergenze tra i paesi europei e aumenta il pericolo per le democrazie; per lui è improponibile affidare proprio alla Germania il compito di fondare l&#8217;Europa unita. Allo stato attuale, secondo Streeck, gli Stati Uniti d&#8217;Europa sono impossibili perché non esiste un demos europeo e perché l&#8217;Unione Europea, espressione del dominio della finanza, prevarica i popoli e la democrazia. Meglio quindi ritornare alla sovranità nazionale in modo che le nazioni possano anche riprendersi il diritto di svalutare o rivalutare le loro monete<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn5">[5]</a>.</span></p>
<p>In Europa si incendia il dibattito sul futuro della UE e dell&#8217;euro: in Italia curiosamente sembra che la sinistra non sia ancora culturalmente pronta ad affrontare apertamente questi temi, che peraltro sono discussi animatamente anche in Grecia all&#8217;interno della stessa Syriza. Nella sinistra italiana, una volta scartata l&#8217;ipotesi di uscire unilateralmente dall&#8217;euro, considerata come catastrofica, prevale l&#8217;allineamento alle tesi pro-euro e pro-UE, e spesso le opinioni eterodosse vengono accantonate e censurate, come vedremo, ed escluse a priori dal dibattito pubblico. Le mie critiche alla sinistra, anche ai pezzi nobili e pensanti della sinistra, come il Manifesto e Sbilanciamoci, tendono a riaprire un dibattito che è ineludibile perché la sinistra possa ancora contare qualcosa in Italia.</p>
<p><strong>La bestemmia monetaria dell&#8217;euro </strong><br />
L&#8217;euro, la moneta unica prevista per tutti i 28 stati dell&#8217;Unione Europea e utilizzata da 12 paesi [qui l'autore commette un banale errore, com'è noto dei 28 paesi che compongono l'Unione europea, sono 18 quelli la cui moneta è l'euro, Ndr], sul piano economico è una solenne bestemmia: infatti significa che 12 paesi molto differenti, dalla Spagna alla Germania, dall&#8217;Italia all&#8217;Olanda, dal Portogallo alla Lettonia, sono soggetti allo stesso tasso di interesse, devono avere la stessa base monetaria e subiscono lo stesso tasso di cambio verso i paesi extraeuropei. Ma è chiaro come il sole che le esigenze sono diverse nei diversi paesi: un paese che corre troppo, in cui l&#8217;inflazione è elevata, ha bisogno di alti tassi di interesse; invece un altro paese (come l&#8217;Italia) che è fermo necessita di tassi bassi per stimolare gli investimenti. Un paese come la Germania può riuscire ad esportare con l&#8217;euro a 1,40 sul dollaro; altri paesi invece con lo stesso tasso di cambio non riescono più ad esportare e a compensare l&#8217;import, e sono quindi costretti ad accendere debiti. Le esigenze sono molto differenti.</p>
<p>La moneta unica presuppone paesi con tassi di inflazione, livelli di competitività, debiti pubblici e bilance dei pagamenti sostanzialmente in equilibrio o tendenzialmente in equilibrio. Altrimenti la moneta unica, che non permette svalutazioni e rivalutazioni della moneta, cioè flessibilità monetaria, agisce in senso esattamente contrario: disequilibra le economie dei paesi. Amplifica le divergenze. Quelli più competitivi e in surplus commerciale guadagnano ed erogano crediti; quelli in deficit accendono debiti e perdono competitività. Se i paesi meno competitivi non possono svalutare – che non significa fare qualcosa di immorale ma significa solo riprezzare i prodotti nazionali verso i compratori esteri – le divergenze si approfondiscono e generano un perverso circolo vizioso. La moneta unica applicata in diversi contesti economici aumenta i differenziali delle economie reali. La Germania diventa sempre più competitiva; gli altri paesi invece perdono industria. La Germania impone una politica deflattiva per ridurre i deficit altrui e per garantirsi che le siano restituiti i debiti. Ma la politica deflattiva comprime l&#8217;economia , provoca la crisi fiscale dello stato, la disoccupazione, la precarizzazione del lavoro, la riduzione dei redditi, della domanda e degli investimenti. Diventa così sempre più difficile restituire i debiti. Non a caso i debiti pubblici dei paesi mediterranei continuano ad aumentare inesorabilmente nonostante l&#8217;austerità. In questa situazione l&#8217;euro sarà sempre in bilico. Questa è la realtà dell&#8217;euro. Questi processi connessi alla moneta unica in aree valutarie non ottimali, ovvero in paesi profondamente diversi, sono chiaramente spiegati nei libri di testo dell&#8217;economia monetaria; ma molti politici ed economisti di sinistra, vuoi per idealismo vuoi per incompetenza, vuoi per mancanza di spirito critico e per conformismo, non hanno voluto riconoscere la realtà.</p>
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<div style="text-align: left;" dir="ltr"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/04/2012-02-05-questione-nazionale-031.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4402" title="2012-02-05-questione-nazionale-03" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/04/2012-02-05-questione-nazionale-031-300x258.jpg" alt="" width="300" height="258" /></a>La verità è che per molta parte della sinistra il sogno di un&#8217;Europa unita e federata, degli Stati Uniti d&#8217;Europa, ha sostituito il sogno fallito del comunismo. La sinistra ha perso la testa e si è innamorata perdutamente dell&#8217;idea di Europa, una Europa che però la tradisce spudoratamente con la finanza. Inoltre la questione della moneta unica è stata considerata – salvo eccezioni – “minore” dalla sinistra italiana. Il problema, afferma una certa sinistra europeista, non è l&#8217;euro: “le difficoltà sono ben più profonde, radicate nell&#8217;economia reale”. Certamente l&#8217;euro non è l&#8217;unica causa delle difficoltà europee e dei paesi del mediterraneo; ma sicuramente fa parte del problema e non della soluzione perché amplifica le difficoltà dell&#8217;economia reale, soprattutto quando scoppiano le crisi. Non è un caso che l&#8217;Europa sia oggi il malato del mondo. Le questioni monetarie non possono essere sottovalutate perché hanno un posto assolutamente centrale nell&#8217;economia. La moneta non è neutra, come invece afferma l&#8217;ideologia monetarista. Ha effetti immensi sul piano economico, politico e simbolico.</div>
<div style="text-align: left;" dir="ltr">
<p>I tedeschi lo sanno e ci hanno spinto a sottoscrivere dei trattati, a partire da quello di Maastricht e del fiscal compact, che rispecchiano in pieno la loro filosofia deflattiva (e gli interessi delle loro banche e della loro industria). L&#8217;euro è nato a immagine e somiglianza del marco; la BCE ha uno statuto ancora più restrittivo della Bundesbank, e il fiscal compact condanna tutti gli stati a non avere debito, ad annullare qualsiasi politica di rilancio della domanda di stampo keynesiano, ad avere bilanci asfittici e sempre in equilibrio, senza deficit. In questo modo è annullata alla radice qualsiasi possibilità di investimento per il futuro e qualsiasi possibilità di ripresa. Siamo in un vero e proprio cul de sac, e con il fiscal compact – la restituzione accelerata dei debiti pubblici e la compressione drastica della spesa pubblica &#8211; la situazione è destinata drammaticamente a peggiorare.</p>
<p>La UE non ci aiuta ma ci bastona. La Commissione UE nel suo ultimo rapporto ha dato la pagella all&#8217;Italia e ci ha bocciato. Per rilanciare la competitività la UE ha decretato che l&#8217;Italia deve abbassare ancora il costo del lavoro, parametrare i salari alla produttività aziendale e differenziare i salari in base alle aree territoriali (cioè realizzare le gabbie salariali). Il paradosso è che la sinistra, anche quella radicale e soi disant comunista-marxista, sembra sottovalutare questi espliciti e dettagliati diktat neocoloniali. Non sorprendiamoci poi se Grillo fa le battaglie “populiste” contro l&#8217;Europa e conquista nove milioni di voti! Per fortuna, dico io, che in Italia c&#8217;è Grillo e non Le Pen!</p>
<p>A sinistra molti suggeriscono che occorre completare l&#8217;euro, la “moneta unica incompiuta”, grazie a una maggiore integrazione europea a livello di politica fiscale e di bilancio, e grazie a una maggiore centralizzazione sulle decisioni economiche, magari accompagnata da una maggiore democrazia delle istituzioni europee. Ma non si può innalzare un grattacielo su fondamenta di sabbia e argilla. Altrimenti si producono mostri come l&#8217;Unione Bancaria su cui recentemente l&#8217;autorevole Wolfgang Munchau sul Financial Times ha scritto un articolo titolato “L&#8217;Europa dovrebbe dire no ad una unione completamente sbagliata”<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn6">[6]</a>. Prima bisogna abbattere le cattive fondamenta e poi ricostruire l&#8217;edificio su solide basi. Del resto la centralizzazione europea sulle politiche economiche è già in atto, ed è fortemente negativa per l&#8217;economia e la democrazia. Grazie al Six Packs la Commissione UE dà già la sua approvazione preventiva – o il suo rifiuto – ai bilanci pubblici dei paesi europei, anche prima dei Parlamenti nazionali. I governi e i Parlamenti sono già sorpassati ed esautorati. Anche il governo Renzi, dopo avere alzato la voce, e dopo che forse avrà ottenuto qualche concessione marginale, dovrà abdicare al vincolante potere europeo.</p>
<p><strong>Il governo Renzi e i trattati da ripudiare </strong><br />
Il governo Renzi cerca di trattare all&#8217;italiana con la UE: dice che rispetterà i vincoli dell&#8217;austerità ma vuole fare anche manovre espansive e di crescita. Vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Il problema è che gli italiani firmano i trattati internazionali pensando a come evaderli; ma i tedeschi pretendono invece (legittimamente) che i trattati sottoscritti vengano rispettati integralmente e senza eccezioni, fino all&#8217;ultimo comma. Sapendo che esistono i furbi, i tedeschi hanno imposto delle sanzioni automatiche per chi infrange i trattati europei: le sanzioni scattano in caso di non rispetto degli accordi e possono essere sospese solo con un voto a maggioranza qualificata (molto improbabile) di due terzi dei paesi europei. Gli aiuti ai paesi in crisi verranno poi concessi solo alle draconiane condizioni della Troika (UE, BCE, FMI), che sono più pesanti di quelli del FMI e del Washington Consensus.</p>
<p>Quando Renzi ha presentato all&#8217;Unione la sua politica economica con velleità semi-espansive, Josè Manuel Barroso, il presidente della Commissione UE, gli ha risposto che “i trattati vanno rispettati integralmente”. E soprattutto gli ha ricordato che “i trattati possono essere modificati solo con l&#8217;unanimità di tutti i paesi della UE”. Cioè è impossibile riformarli! In pratica è possibile solo ripudiarli!</p>
<p>I tedeschi hanno accettato una sola importante (contro)riforma proposta da Renzi: quella del lavoro precario, che deregolamenta completamente il mercato e rende il lavoro una merce indifesa e senza valore, una merce che costa poco e si butta quando si vuole. La riforma di Renzi è simile a quella del socialista Peter Hartz promossa in Germania dieci anni fa dal governo rosso-verde di Gerhard Schröder che ha generato milioni di posti di lavoro sottopagati. Così anche in Italia, grazie alla UE, ci saranno i mini job alla tedesca a 400 euro al mese. Del resto se non si può svalutare la moneta si svaluta il lavoro: questa è la legge ferrea della moneta unica. Ma insieme al lavoro si svaluta anche il capitale nazionale: così è più facile per le aziende estere conquistare le banche e le industrie di un paese in debito, magari privatizzate in nome dell&#8217;Europa. E così i paesi più deboli cadono nel sottosviluppo, nella subordinazione e nella povertà.</p>
<p><strong>Patriottismo economico, Europa e globalizzazione </strong><br />
Ma la sinistra che si vorrebbe marxista o alternativa non si accorge del pericolo. Un esempio per tutti: in un mio articolo sul Manifesto a proposito dell&#8217;assalto di Telefonica a Telecom Italia principale azienda tecnologica nazionale, scrivevo tra l&#8217;altro che «Il patriottismo economico è necessario per contrastare la globalizzazione selvaggia”. Matteo Bartocci, autorevole editorialista del suddetto quotidiano mi ha allora pubblicamente redarguito. Riferendosi al mio articolo scriveva: “Tutto ciò è preoccupante …. Già nel definire «straniere», mani europee, si indirizza l’opinione pubblica verso una concezione competitiva della presenza dei singoli stati nell’Unione. Se poi ci si mette di mezzo anche il «patriottismo» i termini della questione si fanno ancora più sinistri. In tutta la discussione sul mercato delle aziende e sulla politica industriale la dimensione europea semplicemente scompare&#8230;”. Il marxista Bartocci non si accorge neppure che all&#8217;interno dell&#8217;Europa gli stati competono già ferocemente e che la svendita delle maggiori aziende nazionali, soprattutto nel campo delle tecnologie e del risparmio, condannerà l&#8217;Italia al sottosviluppo e alla dipendenza. Questa è la pericolosissima minaccia incombente! Gli speculatori vogliono i gioielli e le banche dei debitori. Altro che Telefonica … ci vorrebbero tanti nuovi Mattei! Forse bisognerebbe ricordare a Bartocci le pagine di Marx sul colonialismo inglese e quelle di Lenin sull&#8217;imperialismo e il sottosviluppo.</p>
<p><strong>La sovranità nazionale è democrazia </strong><br />
Si dice che gli stati non contano più nulla perché la finanza ormai è globalizzata e quindi l&#8217;Europa e l&#8217;euro sono necessari per difendersi dalla globalizzazione. Ma la verità è un&#8217;altra. La UE e l&#8217;euro non ci hanno procurato né stabilità né sviluppo. L&#8217;euro non ci ha veramente difeso dalla speculazione internazionale, è un freno per lo sviluppo e la cura dell&#8217;austerità uccide il paziente. I paesi europei che non hanno adottato l&#8217;euro (Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Polonia, ecc, ecc) e hanno una loro moneta nazionale stanno molto meglio di noi. In Italia in cinque anni di crisi abbiamo perso circa l&#8217;8,5% del PIL e il 30% degli investimenti. I redditi sono scesi al livello dei primi anni &#8217;90, quando l&#8217;euro ancora non c&#8217;era, e l&#8217;Italia ha il 13% di disoccupazione. Un terzo delle famiglie è a rischio povertà, aumenta la pressione fiscale, diminuisce la spesa pubblica e tuttavia cresce il debito pubblico, e l&#8217;Italia non può più neppure manovrare la sua moneta. Opera con una valuta sostanzialmente straniera che impone il fiscal compact. E&#8217; francamente difficile affermare che … fuori dall&#8217;euro saremmo stati peggio!</p>
<p>Sul piano politico la democrazia si esprime esclusivamente a livello nazionale. Nessuno della Troika (commissione UE, BCE, FMI) è stato eletto dai cittadini. Il Parlamento della UE non ha praticamente poteri e serve soprattutto a dare una patina di legittimità alle decisioni dei governi e della Commissione UE. Non può proporre disegni di legge. Anche se i socialisti prevarranno nel Parlamento europeo, i trattati intergovernativi avranno vita propria, almeno fin quando non verranno aboliti. Come pensa Schultz di rovesciare, come promette, le politiche UE? I parlamenti e i governi nazionali sono invece, nel bene e nel male, eletti democraticamente, e possono rigettare i trattati. A livello nazionale i popoli possono influenzare – seppure con molta fatica! &#8211; la politica economica e di bilancio (fisco e spese pubbliche) perché hanno l&#8217;arma potente del voto, delle mobilitazioni sociali e sindacali, della lotta e della partecipazione democratica. Tutto questo per ora non esiste a livello europeo – e prevedibilmente non esisterà ancora per parecchi anni – . I trattati intergovernativi non sono stati sottoscritti dai popoli ma possono essere ripudiati dai Parlamenti nazionali o rigettati via referendum. In Italia un referendum sull&#8217;euro attualmente non si può fare. Ma sarebbe giusto farlo. In Francia e in Olanda i popoli si sono già espressi contro una falsa Costituzione Europea per salvaguardare la loro sovranità. E la Svezia e la Danimarca con un referendum hanno deciso di non entrare nell&#8217;eurozona. Beati loro! La Polonia ha rimandato l&#8217;ingresso nell&#8217;eurozona. Una forma felice di nazionalismo! Solo recuperando la sovranità nazionale è possibile che i popoli possano difendersi dalle politiche neocoloniali della UE e sperimentare nuovi modelli di sviluppo sostenibile. Senza sovranità nazionale non ci può essere neppure un&#8217;ombra di democrazia.</p>
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<div style="text-align: left;" dir="ltr"><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"><span style="color: #444444;"><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/04/tricolor-rotto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4406" title="tricolor-rotto" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/04/tricolor-rotto-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a></span></span></span></span><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"><strong>Uscire dall&#8217;euro e creare l&#8217;eurobancor, la moneta comune ispirata a Keynes </strong></span></div>
<div style="text-align: left;" dir="ltr"></div>
<div style="text-align: left;" dir="ltr"><span style="font-family: Georgia, Times New Roman, serif;">E&#8217; necessario difendere le economie nazionali dall&#8217;attacco predatorio che questa Unione Europea promuove per conto della finanza e dei paesi ricchi. Chi scrive suggerisce che la sinistra proponga un&#8217;uscita concordata dei paesi europei dall&#8217;euro (Germania compresa, se vuole). Non è solo la mia proposta. E&#8217; la proposta dell&#8217;uomo di sinistra che forse più di ogni altro in Europa si intende di finanza: Oskar Lafontaine, ex ministro tedesco delle finanze, ex presidente della SPD, fondatore della Linke tedesca. Secondo Lafontaine (che a differenza di Schulz ha fatto autocritica per le sue passate posizioni pro-euro) bisognerebbe abolire Maastricht, convenire il ritorno alla sovranità monetaria degli stati e concordare un regime di cambi fissi aggiustabili. Secondo Lafontaine bisognerebbe buttare la moneta unica per salvare l&#8217;Europa e impedire che la Germania divenga il bersaglio dei popoli europei che soffrono per l&#8217;euro. Ma la sinistra europea e italiana non vuole neppure ascoltare le sue tesi e discuterne. Quando ho proposto a Sbilanciamoci.info, uno dei migliori think tank della sinistra italiana sull&#8217;economia, un articolo che comprendeva la traduzione della proposta di Lafontaine, la redazione (o forse parte di essa) ha rifiutato la pubblicazione. La soluzione di Lafontaine è forse apparsa troppo radicale per potere essere pubblicata (la mia traduzione è poi apparsa su Micromega<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn7">[7]</a>).</span></div>
<div style="text-align: left;" dir="ltr">
<p>Ma il progetto che suggerisco non è solo di tornare in maniera concordata alla sovranità nazionale e monetaria. E&#8217; possibile proporre una moneta comune europea<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn8">[8]</a>. Per combattere la speculazione internazionale, la UE e la BCE dovrebbero gestire, sulle orme di quanto proponeva John M. Keynes a Bretton Woods, una moneta comune europea, l&#8217;EuroBancor, di fronte al dollaro e allo yen<a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftn9">[9]</a>. Così si potrebbero coniugare efficacemente sovranità nazionale e cooperazione europea, stabilità e sviluppo.</p>
<p>Purtroppo però buona parte della sinistra ritiene che la sovranità nazionale sia da demonizzare perché sempre di destra. Eppure, senza reclamare il potere democratico delle nazioni, la sinistra rischia di apparire cedevole verso i poteri forti e di allontanarsi dal sentimento popolare nel nome di un nuovo “sol dell&#8217;avvenire”, il nobile ideale europeista».</p>
<p><span style="color: #444444;"> <span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif; font-size: x-small;">* Fonte <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/">Micromega</a></span></span><br />
<span style="color: #444444; font-family: Georgia, Times New Roman, serif;"><br style="background-color: white;" /><strong style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;">NOTE </strong><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref1">[1]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> Martin Schulz, la Repubblica, Quel doppio shock che risveglia l&#8217;unione, 21 marzo 2014 </span><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref2">[2]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> Frédéric Lordon, Manifesto-Le Monde Diplomatique, Si può uscire dall’euro con una moneta comune, agosto 2013 </span><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref3">[3]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> Etienne Balibar, Manifesto-Le Monde Diplomatique, Un nuovo slancio, ma per quale Europa? Marzo 2014 </span><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref4">[4]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> Democracy, Solidarity and the European Crisis, Lecture delivered by Professor Jürgen Habermas, 26 April 2013, Leuven </span><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref5">[5]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> Streeck Wolfgang, Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico, Feltrinelli 2013 </span><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref6">[6]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> FT, 16 marzo 2014 “Europe should say no to a flawed banking union” </span><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref7">[7]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> Vedi Micromegaonline, Enrico Grazzini, Lafontaine e la trappola dell’euro, 21 maggio 2013 </span><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref8">[8]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> Enrico Grazzini, Micromegaonline, Da moneta unica a valuta comune: una terza via per superare l’Euro, 27 dicembre 2013; Massimo Amato, Luca Fantacci, “Fine della finanza. Da dove viene la crisi e come si può pensare di uscirne”, Donzelli, 2012; Daniela Palma e Guido Iodice, Euro e monete nazionali, the best of both worlds, pubblicato da keynesblog il 26 agosto 2013; Alfonso Gianni, Micromegaonline, Tra perseverare nell’euro e uscirne, c’è una terza strada da percorrere, 3 settembre 2013, e Alternative per il socialismo N. 28 </span><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><br style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;" /><a style="background-color: white; font-size: 13px;" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-sovranita-nazionale-e-di-sinistra/#_ftnref9">[9]</a><span style="background-color: white; font-size: 13px; line-height: 18px;"> John Maynard Keynes “Eutopia. Proposte per una moneta internazionale”, a cura di Luca Fantacci, et al./edizioni, 2011</span></span></div>
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		<title>La propagazione del caos</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 00:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Micromega]]></category>

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		<description><![CDATA[di Piero Pagliani (pubblicato anche su Megachip) 1. Alla fine di un recente articolo ricordavo una famosa copertina della rivista “Micromega” in cui sulla stessa moto erano rappresentati a mo’ di teddy boys Berlusconi, Gheddafi e Putin. E commentavo che ormai i primi due stavano andando verso il tramonto politico, farsesco il primo, drammatico il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Piero Pagliani</p>
<p>(pubblicato anche su <a href="http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5869-la-propagazione-del-caos.html" target="_blank"><em>Megachip</em></a>)</p>
<p style="text-align: justify;">1. Alla fine di un recente articolo ricordavo una famosa copertina della rivista “Micromega” in cui sulla stessa moto erano rappresentati a mo’ di teddy boys Berlusconi, Gheddafi e Putin. E commentavo che ormai i primi due stavano andando verso il tramonto politico, farsesco il primo, drammatico il secondo, mentre bisognava ancora sistemare il terzo. Ma avvertivo che non c’era da preoccuparsi: sicuramente presto qualcosa sarebbe successo anche in Russia. Dopo un paio di giorni qualcosa è successo, cioè una grave crisi istituzionale tra il primo ministro Vladimir Putin, decisamente contrario all’intervento militare in Libia, e il presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, che ha censurato le critiche alla risoluzione dell’ONU del suo premier.<br />
Proprio ieri però il ministro della Difesa russo, Anatoly Serdyukov, ha chiesto un immediato cessate il fuoco e l&#8217;avvio di negoziati politici scontrandosi col suo omonimo statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">In Russia è quindi in corso un braccio di ferro tra filoccidentali, rappresentati da Medvedev, e i propugnatori del policentrismo, rappresentati da Putin, che secondo quanto riporta Giulietto Chiesa ha probabilmente dalla sua parte la stragrande maggioranza dei Russi.</p>
<p style="text-align: justify;">2- La crisi libica è diventata dunque una pietra di paragone e di confronto in tutti i Paesi e in tutte le organizzazioni sovranazionali. Forse più ancora che l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq. Ed è questo il punto che vogliamo analizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo anche partire dalla copertina di “Micromega”. Non credo che sia un caso che in essa fossero rappresentati tre personaggi che per una ragione o per l’altra non erano graditi a settori molto importanti e influenti dello schieramento Occidentale. Questi democratici e progressisti italiani sono ormai ben strutturati come dépendance del Partito Democratico statunitense, proprio mentre, al contrario, la sinistra statunitense sbeffeggia il suo presidente premio Nobel per la Pace dicendo “Say no to war &#8230; unless a Democrat is president”. La posizione netta del PD e quella ondivaga di Vendola sono coerenti conseguenze di questo milieu politico, non sono sviste. Come non sono sviste le continue votazioni bipartisan dei crediti di guerra per la nostra missione in Afghanistan. E oramai anche nella sinistra cosiddetta “antagonista” si fa fatica a trovare articoli non influenzati da questa deriva. Onore al merito a quei pochi che tengono ancora la barra a dritta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/03/guerra-libia-54.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2302" style="margin: 5px;" title="guerra-libia-54" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/03/guerra-libia-54.jpg" alt="" width="334" height="176" /></a>Gli attacchi veementi a Berlusconi sono quasi cessati dopo che gli USA hanno chiesto a tutti di far momentaneamente quadrato attorno al governo per gestire la guerra in Libia, di cui il nostro Paese è parte in causa fin sopra i capelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi raccoglie per ora un peloso e instabile lasciapassare solo per aver fatto la figura del Giuda, in senso non figurato: dal baciamano ai bombardamenti nel giro di un nonnulla. E per aver smentito la sua politica estera ed energetica degli ultimi anni, sconfitta dalla sua inanità politica sottolineata per contrappasso da un insopprimibile priapismo.</p>
<p style="text-align: justify;">3. I mandanti delle campagne antiberlusconiane dell’Economist e del Financial Times &#8211; accolti come liberatori dal cosiddetto “Popolo Viola” (montatura mediatica, versione italica delle famigerate rivoluzioni colorate, come ormai è evidente) &#8211; assieme ad una Francia ormai degaullizzata grazie al marito di Carla Bruni, hanno colto l’occasione per ritornare alla grande nel Sud del Mediterraneo dal quale erano stati scacciati politicamente in malo modo nel 1956 dagli Stati Uniti e in seguito, parzialmente, da una intraprendenza italiana che data dai tempi del compianto Mattei, con alti e bassi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli USA di Obama, non si capisce se sono stati presi in contropiede, ovvero sono stati anticipati nei loro piani di scardinamento col grimaldello di una porta dell’Africa che faceva un po’ troppa resistenza, oppure se stanno tirando le fila. Il dubbio è dovuto non solo al protagonismo forsennato della Francia, ma anche alla sostanza della risoluzione 1973 che permette a chiunque del giro “giusto”, da solo o in compagnia, di fare quel diavolo che vuole di ogni altra nazione sovrana che invece da questo giro è tagliata fuori.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, non più interventi coordinati da una potenza dominante, ma interventi personalizzati, per ora ammessi solo per i membri di quella che Samir Amin chiama la “Triplice”: USA, Europa e Giappone (il quale però ora ha immense ferite da leccarsi).</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole assistiamo ad una sorta di codifica della competizione interimperialistica all’interno stesso di aggressioni imperialistiche. L’attuale contendere NATO sì, NATO no, ha questo significato.</p>
<p style="text-align: justify;">4. La potenza finora dominante, gli USA, dovrà mettere ordine in questo caos se vuole che i suoi piani di rilancio come unica superpotenza e come centro coordinatore di un nuovo ciclo sistemico di accumulazione del capitale (se mai fosse possibile), sintetizzati nel nome del famoso think-tank “Project for a New American Century”, non vengano intralciati, eventualmente anche da uno scontro serio tra i Paesi di peso della UE.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo l’Italia si rivela essere il ventre molle del quadro europeo, esattamente come la Francia si sta rivelando essere un prepotente scudiero che avanza pretese ed onori in modo assertivo. Una degenerazione dell’originario gaullismo. Vedremo dalle sue mosse future se ad esempio ha deciso di allearsi con Israele o con qualche altra potenza non secondaria per proseguire nel suo forcing nei confronti sia degli USA sia della UE. Perché un alleato deve avercelo per non perdere in partenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo un principio di caos sembra aver già raggiunto la Russia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovverosia, il caos si sta propagando.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è da stupirsi: il caos è il fenomeno tipico generato dalle crisi sistemiche, come è quella che stiamo attraversando.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il caos paradossalmente può permettere squarci di chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attuale amalgama conflittuale tra ex-fascisti, ex-comunisti, neo democristiani, neo socialisti, berlusconiani, cattolici di sinistra e cattolici di destra permette ormai di capire abbastanza bene con chi stare e con chi non stare, includendo in questa verifica anche i signori del “vorrei-ma-non-posso”, i teorici di un colpo al cerchio e di uno alla botte.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è assolutamente esagerato oggi ricordare che gli ex anti-interventisti di sinistra convertitisi all’interventismo nella Grande Guerra finirono per fondare il Fascismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è esagerato e non c’è da scherzare. La guerra in Libia forse finirà anche prima di quella in Iraq (per altro mai finita). Ma se si guarda la sequenza di guerre che ha accompagnato la fine dell’Unione Sovietica e la si combina con la crisi, per nulla conclusa, finanziaria ed economica che stiamo attraversando, non occorre essere un teorico delle crisi sistemiche per capire che qualcosa di drammatico sta succedendo da alcuni decenni e non è destinato a finire né domani né dopodomani.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo scoppio della Guerra del Golfo nel 1990 tutti dissero che sarebbe stata l’ultima guerra prima del nuovo ordine mondiale. Lo abbiamo visto. Quindi prepariamoci a tempi lunghi e riflettiamo, ma alla svelta, sulle scelte da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Su “Il Giornale” di qualche giorno fa, Alessandro Sallusti, un giornalista che non ha mai avuto molti peli sulla lingua, ci ricordava che la nostra partecipazione alla guerra contro la Libia è “una scelta necessaria per mantenere il nostro ruolo in Europa [...]. Non possiamo lasciare che Sarkozy e soci mettano mano da soli sulla Libia, sui nostri interessi economici e sulle nostre strategie politiche”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 26 maggio 1940 Benito Mussolini dichiarava: “In settembre tutto sarà finito, ed io ho bisogno di qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel marzo 2011 qualcuno da destra ancora grida Eia, eia eia e qualcuno da sinistra gli risponde Alalà.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ la Storia stessa unita alla nostra coscienza che ci impone di cambiare drasticamente pagina e di non accettare più questo gioco di specchi.</p>
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