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	<title>Comunismo e Comunità &#187; PD</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Santoro, il buco nero</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Sep 2023 17:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
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<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/09/michele-santoro-luigi-de-magistris-1879768.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8624" title="michele-santoro-luigi-de-magistris-1879768" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/09/michele-santoro-luigi-de-magistris-1879768-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" /></a></h1>
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<h1>Santoro, il buco nero</h1>
<h3>di Nico Maccentelli</h3>
<p>Mentre è ormai piuttosto evidente, in modo trasversale, a gran parte della popolazione di varie colorazioni politiche e identità, che il problema di restrizioni e ricatti biopolitici, della guerra tra un’emergenza terroristica creata ad arte e l’altra, è il sistema dominante USA attraverso la NATO, le oligarchie anglosassoni e quelle ordoliberiste del nord Europa che sottraggono sovranità al nostro paese attraverso la UE, la sinistra euroimperialista e atlantista ha bisogno di recuperare consenso d’innanzi a un astensionismo dilagante e a sondaggi che rivelano la contrarietà della maggioranza degli italiani all’invio di armi in Ucraina. Per le oligarchie imperialiste sarebbe molto meglio la stabilità del comando capitalista e dei suoi apparati garantita dal PD e dai suoi cespugli moderati e radicali: ossia Calenda e Renzi da una parte e Fratoianni e Bersani dall’altra, con aggiunta dei 5Stelle: un buco nero che attrae insieme ai vari protagonisti di una politichetta, la solita, anche quelle soggettività che contro la guerra in chiave antimperialista avrebbero molto da spendersi e lottare, ma i cui dirigenti e autorevoli compagni che menano le danze fanno loro da tappo.</p>
<p>L’elezione della Schlein alla direzione del PD non ha cambiato un fico secco perché di fatto l’adesione ai dettami guerrafondai NATO è bipartisan e le polemiche sul salario e il reddito di cittadinanza non sono temi capaci di coinvolgere le classi popolari, le quali non vedono certo nel PD e in minima misura i 5 Stelle come loro rappresentanti.</p>
<p>Per questo entra in campo Santoro, che come premessa mette al centro la pace fine a se stessa, senza nemici, senza critiche a una sinistra alla deriva, sempre più strumento di comando degli apparati oligarchici imperialisti.</p>
<p>In questo modo, il partito di Santoro si candida a divenire l’ago della bilancia di uno schieramento che va dal PD e le sue patetiche bandierine arcobaleno ai cespugli di sinistra, sardine, coalizioni civiche, SI, verdi, centri sociali, municipalisti vari, rimettendo in pista anche quella sinistra di segno comunista, uscita dalle batoste elettorali, UP con Rifondazione, PaP, alla ricerca di un posto al sole alle europee.</p>
<p>Uno schieramento che ammette tutti per battere senza essere alternativa politiche, l’avversario bipartisan, ossia la Meloni con FdI, FI e Lega.</p>
<p>Siamo in presenza di un progetto politico di piccolo cabotaggio che, con la scusa della guerra, ha dietro le quinte lo scopo di scalzare un governo non gradito a determinate cordate capitaliste più affini all’anglosfera e alle euroburocrazie di Meloni, Salvini &amp; c. e porsi nel solito pendolo dell’alternanza europeista e atlantista, dunque delle frazioni di capitalismo dominante.</p>
<p>Già Grassi (prossina assemblea fiorentina) e l’area MarxXXI scaldano i motori per rientrare nell’inciucione santoriano che certamente ammetterà qualche riottoso multipolarista anti-NATO, tenendolo a cuccia: il che devitalizzerà ulteriormente l’opzione di un terzo polo anti-UE, sovranista, che va giustamente oltre le divisioni canoniche di destra e sinistra, insomma un progetto dannoso e pericoloso che condurrà tra catene umane e kermesse dalla facile quanto inconcludente demagogia pacifista a un binario morto tutti gli staterelli maggiori senza masse che vi aderiranno.</p>
<p>Dicevo partito di Santoro perché è l’unico che è partito avendo un canale media che fa audience e oggi un partito è tale se è un mezzo di comunicazione di massa e non certo inteso come cellula, sezione o giornaletto pseudo-bolscevico, anche in forma di blog o sito.</p>
<p>Il cuore dell’operazione è questa, con la benedizione di una borghesia imperialista che per recuperare deve avere con sé anche la sinistra radicale che crede di battersi per la pace, di avere consensi ma lavora in realtà per il re di Prussia, un progetto ambizioso perché mette d’accordo tutti e lava le coscienze di chi ha la sua ragion d’essere e la sua agibilità politica dentro la sinistreria più inconcludente e collusa come la CGIL (sua sinistra che sia), ARCI, ANPI, ecc.</p>
<p>Non è un caso che la stessa PaP non sia mai uscita dalla contraddizione sindacalismo di base o CGIL…</p>
<p>Alla fine approderanno tutti con Santoro, con tutti i distinguo che non servono a nulla, a chi manovra del resto, importa poco o nulla che tu sia comunista, contro il sistema: puoi farlo da filocinese, mutualista… tu puoi leggere il libretto rosso, Mao, Lin Piao, puoi essere anarchico, situazionista… Elio Petri aveva visto giusto in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. L’importante è far rientrare tutto nel quadro delle compatibilità in un sistema post-democratico borghese (oltre la stessa configurazione costituzionale, dei diritti civili e delle libertà del citoyen della stessa democrazia borghese… Agamben docet), divenuto tale dopo il passaggio autoritario utilizzando la pandemia, di cui la maggior parte di questi piccoli gruppi dirigenti di loro stessi non si sono minimamente accorti. Ed è un’altra ragione del perché tutti approdano con chi li porterà a servire il re di Prussia. Basta qualche bella parola sulla pace e il gioco è fatto. Ma del resto cosa non si farebbe per legittimarsi dentro i propri ambiti arci-anpisti sciampisti che lavano via l’antagonismo reale. Che cosa non si farebbe per la prossima querelle di spartizione dei collegi alle europee.</p>
<p>Tutto questo mercato delle buone intenzioni può avvenire solo perché non vi sono movimenti di massa. È già arduo costruire qualcosa in una Francia attraversata da tumulti sociali, figuriamoci in un’Italia dalle deboli e frammentarie proteste di nicchia.</p>
<p>In questo momento siamo veramente al buio della politica di classe e i comunisti sono come quel fante che ricevuto il colpo non s’era accorto… di essere già morto.</p>
<p>Ma questa è una storia che presuppone anche altre analisi politiche e storiche…</p>
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<div>https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/26316-nico-maccentelli-santoro-il-buco-nero.html</div>
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		<title>La Lega e la farsa dei Minibot (Seconda parte)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 15:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/06/buonianulla.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-5930" title="buonianulla" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2019/06/buonianulla-300x168.png" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Abbiamo spiegato, nella <a href="https://coniarerivolta.org/2019/06/05/la-lega-e-la-farsa-dei-minibot-prima-parte/" rel="noopener" target="_blank">prima parte di questo contributo</a>, che l’introduzione di Minibot proposta dalla Lega non sortirebbe gli effetti esplicitamente millantati dai suoi promotori. Presentato come <em>escamotage </em>per sfuggire alle regole di finanza pubblica imposte da Bruxelles, l’eventuale pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione a mezzo di titoli di Stato di piccolo taglio porterebbe ad un aumento del debito pubblico. Per questa semplice ragione contabile solleverebbe quindi i medesimi problemi politici che qualsiasi manovra fiscale espansiva incontra all’interno degli stringenti vincoli europei. Se la Lega volesse davvero dare uno stimolo all’economia non si preoccuperebbe di ingegnarsi con queste trovate, ma piuttosto si impegnerebbe in vere politiche fiscali espansive in barba ai trattati europei.</p>
<p>Eppure, intorno ai Minibot sembra muoversi molto di più di un dibattito sui ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. In queste ore l’opposizione liberista al Governo prova a convincerci del fatto che quando parliamo di Minibot stiamo, in verità, parlando nientemeno che <a href="https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2019/05/31/minibot-governo-mozione-camera/?refresh_ce=1" rel="noopener" target="_blank">dell’uscita dell’Italia dall’euro</a>! Quello che sembrava un noioso dibattito sulla contabilità dei debiti commerciali nasconderebbe dunque il ‘<a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2018/07/13/news/litalexit-non-e-un-cigno-nero-ma-puo-diventare-una-profezia-che-si-autoavvera-205381/" rel="noopener" target="_blank">cigno nero’</a>, la temutissima ipotesi di <a href="https://www.9colonne.it/207501/minibot-bonaf%C3%83%C2%A9-pd-dietro-di-loro-si-legge-italexit#.XPaWNRYza70" rel="noopener" target="_blank">abbandono della moneta unica</a>. Una tesi audace vuole che l’obiettivo del rilancio dell’economia tramite strumenti innovativi di compensazione dei crediti commerciali sia solo uno specchietto per le allodole, e che il vero obiettivo dei Minibot sia porre le basi per la diffusione di una moneta parallela all’euro come preludio all’uscita. Sarà vero? In quanto segue proveremo a rispondere a questa domanda sotto due punti di vista. Prima cercheremo di capire se effettivamente, cioè dal punto di vista tecnico, i Minibot creano le condizioni per l’uscita dall’euro. Poi, dopo aver chiarito che questa arma segreta dei leghisti sarebbe meno efficace di un’ampolla dell’acqua del sacro Po gettata contro i palazzi di Francoforte, ne indagheremo la dimensione politica, l’aspetto più interessante di tutta la questione.</p>
<p>Ma facciamo un passo indietro. La storia del Piano B, cioè dell’opportunità di predisporre le misure tecniche necessarie al disimpegno dall’euro nasce in tutt’altro contesto, sotto la furia della tempesta finanziaria che colpì la Grecia nel 2015, quando il popolo greco elesse una coalizione di sinistra radicale – Syriza – per fermare la rigida applicazione dell’austerità che stava letteralmente distruggendo il Paese. Poco prima delle elezioni politiche, i vertici di Syriza incaricano il loro economista di riferimento, Yanis Varoufakis, di preparare un piano emergenziale per meglio resistere alle pressioni che la Banca Centrale Europea (BCE) e i mercati avrebbero prevedibilmente esercitato sul nascente governo di sinistra. Come <a href="http://www.ekathimerini.com/199945/article/ekathimerini/news/varoufakis-claims-had-approval-to-plan-parallel-banking-system" rel="noopener" target="_blank">riporta</a> il quotidiano greco <em>Kathimerini</em>, il <em>leader </em>Alexīs Tsipras avrebbe chiesto a Varoufakis “di predisporre un sistema di pagamento operante in euro, ma che avrebbe potuto essere modificato nel giro di una notte per operare in <em>dracma</em>”, la moneta greca in circolazione prima dell’euro. Il timore che muoveva Tsipras era ben fondato, ma per capirlo dobbiamo prima spiegare cosa sia un sistema di pagamento.</p>
<p>L’ordinario funzionamento della nostra economia richiede la continua, rapida e sicura circolazione di quantità gigantesche di denaro, e il denaro – come le persone o le automobili – ha bisogno di strade e infrastrutture per spostarsi agevolmente da un luogo ad un altro. La circolazione del denaro contante, monete e banconote, riveste oggi un ruolo marginale, mentre i maggiori flussi di denaro che scorrono nelle vene dell’economia sono costituiti dalla cosiddetta moneta elettronica: bancomat, carte di credito, bonifici, giroconti, <em>home banking</em>. Le loro strade e infrastrutture sono quindi reti informatiche complesse. Se alziamo lo sguardo dai nostri affari quotidiani e guardiamo a questi flussi dall’alto, ci rendiamo conto che il processo complessivo è mastodontico: centinaia di migliaia di bonifici e operazioni finanziarie si accumulano nei registri elettronici delle banche che, ogni giorno, si scambiano milioni di euro. L’infrastruttura tecnica che rende questa circolazione possibile e ordinata è il sistema di pagamento, una rete interbancaria che ha il suo cuore nell’autorità monetaria – la banca centrale. Il sistema di pagamento su cui poggia la nostra economia è oggi quello comune all’area dell’euro: il sistema Target 2 cogestito da Banca d’Italia, Bundesbank e Banque de France. Ogni singola banca si poggia a questa infrastruttura per tutte le transazioni con il resto del sistema finanziario che superano un certo importo, sotto la supervisione della Banca Centrale. Ogni giorno Target 2 regola in Europa 350.000 pagamenti corrispondenti a circa 1.700 miliardi di euro, ed ogni pagamento, in media, sposta poco meno di 5 milioni di euro in meno di 5 minuti. In Italia sono regolati 34.000 pagamenti al giorno, pari a 68 miliardi di euro che si spostano quotidianamente nel sistema finanziario nazionale per importi medi di 2 milioni di euro a transazione. Questi numeri possono aiutarci a chiarire l’elevata complessità del processo di circolazione della moneta in un’economia avanzata, una complessità che ha indotto alla prudenza la sinistra radicale greca nel momento in cui si affacciava alle stanze del potere. Come reagire se il sistema bancario e le autorità monetarie voltano le spalle ad un governo in carica, bloccando i meccanismi di creazione e trasferimento della liquidità che regolano ogni giorno l’economia? Questo l’interrogativo, pienamente legittimo, che sembra aver mosso Tsipras e compagni nella fase di ideazione di un Piano B.</p>
<p>Quando Tsipras e Varoufakis sono passati dalle parole ai fatti, la questione è rapidamente sfuggita di mano. È lo stesso Varoufakis a raccontare, sempre secondo il giornale greco <em>Kathimerini</em>, di aver avuto fin da subito le mani legate. Il progetto era talmente segreto da dover restare chiuso in una cerchia ristrettissima di persone. L’eccentrico economista greco decide perciò di coinvolgere un suo amico di infanzia con spiccate doti informatiche, oggi docente di Information Technologies alla Columbia University, per <em>hackerare</em> il sistema informatico dell’Agenzia Fiscale e ottenere il controllo della piattaforma. L’idea è di utilizzare quella semplice ma funzionale infrastruttura elettronica per trasferire il denaro tra i greci in caso di emergenza, come ammette chiaramente Varoufakis: “Immagina i primi momenti in cui le banche vengono chiuse, i Bancomat smettono di funzionare e c’è bisogno di un sistema parallelo di pagamento per tenere in piedi l’economia <em>for a little while</em> (cioè per un pochino di tempo), per dare alla gente la sensazione che lo Stato controlla la situazione e non ci sia panico. […] Questo avrebbe creato un sistema bancario parallelo mentre le banche sono chiuse a causa di un’aggressione della BCE finalizzata a soffocarci”. Quando Varoufakis diventa Ministro dell’Economia, il suo amico copia il <em>software</em> dell’Agenzia delle Entrate sul suo <em>laptop</em> per <em>hackerarlo</em> ed eventualmente far partire in caso di emergenza “il sistema bancario parallelo”. Come ci racconta Varoufakis, <a href="https://www.businessinsider.com/yanis-varoufakis-valve-game-economy-greek-finance-2015-2?IR=T" rel="noopener" target="_blank">non nuovo ad avventure informatiche</a>: “Eravamo pronti a ricevere il via libera dal Primo Ministro quando le banche sarebbero state chiuse in modo da irrompere nel Segretariato Generale delle Entrate Pubbliche …, collegare il <em>laptop</em> e far partire il sistema.” Un film, ma la situazione inizia ad assomigliare, più che all’epica della ‘La casa di carta’, a quella scena de ‘La banda degli onesti’ in cui Totò e Peppino sono impegnati a fabbricare casarecce banconote false che nessuno dei falsari avrà poi il coraggio di spendere. Nessuna persona ragionevole, infatti, può pensare di gestire artigianalmente una infrastruttura informatica complessa e pesante come un sistema di pagamento di una nazione. Neppure Varoufakis, che confessa: “Il progetto era più o meno completo: avevamo un Piano B, ma il problema era passare dalle cinque persone che l’avevano ideato alle mille necessarie ad implementarlo, questione per la quale avrei dovuto ricevere un’autorizzazione che non è mai arrivata”. Riavvolgiamo il nastro di questa storia per chiarire i termini della questione: al di là del tentativo rapidamente fallito, i vertici di Syriza avevano in mente una situazione di emergenza legata alla chiusura del sistema di pagamento da parte di un’autorità monetaria ostile, nella piena consapevolezza che questo Piano B sarebbe stato niente di più di una misura tampone, capace di reggere “<em>for a little while”</em>. Questo per dire che, nonostante la dimensione comica che la vicenda assume nel racconto dello stesso Varoufakis, il tema del Piano B aveva comunque una ragion d’essere tutt’altro che ridicola. Un governo senza sovranità monetaria può infatti essere ricattato dalla banca centrale, visto che quest’ultima tiene le redini del sistema di pagamento necessario all’ordinato funzionamento di un’economia sviluppata.</p>
<p>Ridicola è invece la trasposizione italiana di questa pellicola che ci viene offerta dall’economista della Lega, Claudio Borghi, con la teoria dei Minibot. Ignorando del tutto la natura del problema, cioè il fatto che qualsiasi ritorsione dell’autorità monetaria passerebbe immediatamente per l’architettura informatica del sistema di pagamento, i leghisti sembrano convinti di poter garantire l’ordinario funzionamento dell’economia, in caso di comportamenti ostili della BCE, attraverso la circolazione di biglietti cartacei con stampate <a href="http://carlomaxbotta.blogspot.com/2018/02/il-layout-dei-minibot-di-carlo-botta.html" rel="noopener" target="_blank">le facce della Fallaci e di D’Annunzio</a>: i Minibot, per l’appunto. Spiega Borghi in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qTMR_5ghE5M" rel="noopener" target="_blank">video</a> del 2017: “Nel momento stesso in cui decido di non adoperare più l’euro, o anche soltanto di entrare in una discussione dura per trovare le modalità di smantellamento, e costoro pensassero di attuare delle tattiche ‘alla greca’ per cercare di forzarci la mano e quindi chiudere le banche lasciando la gente senza contanti, senza bancomat: non potrebbe più succedere che la gente si trovi con la paura di non avere il contante perché altrimenti Francoforte non ti fa più vedere l’euro, perché avrebbe già i Minibot in normale circolazione, e quelli non potrebbero essere contingentati da nessuno. E quindi noi avremmo la possibilità di avere questa arma di prosecuzione tranquilla della circolazione del contante, senza dover sottostare agli ordini di qualcuno. Nel momento stesso in cui si decide di uscire, il Minibot diventerà già il contante della nuova moneta, e tutto sarebbe molto più semplice.” Gestire ogni giorno 34.000 pagamenti da 2 milioni di euro ciascuno per masse da 68 miliardi di euro con banconote cartacee non sembra la migliore delle idee. Borghi è convinto che il problema sia garantire la circolazione dei contanti: non sa, forse, che oggi il circolante rappresenta meno del 6% del PIL mentre l’aggregato monetario (in gergo tecnico, M2) che include anche i depositi bancari, i libretti postali e tante altre forme di moneta elettronica che per circolare ha bisogno di una rete interbancaria, supera il 90% del PIL. Inventare nuove banconote parallele all’euro può dare forse l’illusione ottica che si stia sfuggendo dalla morsa dei vincoli europei, ma non risolverebbe assolutamente il problema che si ponevano Tsipras e Varoufakis, e che Salvini e Borghi – molto probabilmente – non hanno mai seriamente preso in considerazione. Stendiamo dunque un velo pietoso sull’aspetto tecnico della questione – sulla effettiva praticabilità di un’uscita dall’euro indotta a partire dall’introduzione dei Minibot – e proviamo a concentrarci sul punto politico, che è forse il lato più interessante di tutta questa vicenda.</p>
<p>La strampalata tesi per cui i Minibot siano un primo passo fuori dall’euro, oggi agitata dall’opposizione liberista a questo governo, dal PD alle <a href="https://it.reuters.com/article/businessNews/idITKCN1T710X-OITBS" rel="noopener" target="_blank">agenzie di rating</a>, nasce in seno alla Lega, e viene candidamente illustrata da Borghi nel video già menzionato, dove i Minibot sono presentati come “un espediente per uscire in modo ordinato e tutelato” dall’euro. Il ragionamento di Borghi è il seguente: “Se uno si deve preparare all’uscita, non può pensare di prepararsi all’uscita fuori dalle regole. Devi prepararti dentro alle regole europee, e dopo salutare. Perché sennò altrimenti chiudi tutto e automaticamente fai le tue cose. Invece bisogna pensare a qualcosa che sia in regola e che possa funzionare prima, che mi renda più semplice l’uscita.” Il discorso non ha alcun senso logico, ma proprio per questo rivela chiaramente il senso politico dell’operazione Minibot architettata dalla Lega. Borghi sta dicendo che per uscire dall’euro, cioè <em>prima </em>di uscire dall’euro, devi introdurre una moneta parallela che, al momento giusto, diventa la valuta ufficiale del Paese in barba ai burocrati di Bruxelles. L’economista della Lega pone l’enfasi sulla necessità che questa moneta parallela sia accettata dall’Europa. Qui sta il non senso: se si riuscisse ad introdurre una moneta parallela “che sia in regola”, cioè accettata dall’Unione Europea, si avrebbe tutto il necessario per realizzare quelle politiche fiscali espansive che i vincoli fiscali e monetari imposti dall’Europa impediscono oggi anche solo di immaginare, e dunque non ci sarebbe più quell’immediato bisogno di uscire. Fosse possibile finanziare spesa sociale, sanità, istruzione, pensioni e perseguire la piena occupazione “dentro alle regole europee”, non vi sarebbe più l’urgente bisogno di rompere la gabbia, semplicemente perché quella è una gabbia nella misura in cui ti impedisce di usare la leva monetaria (ossia la possibilità di finanziare spese pubbliche stampando moneta) per creare nuova occupazione e tutelare i lavoratori già occupati. Un abisso separa i termini del discorso illustrati da Varoufakis dalla dimensione farsesca del progetto leghista: per i vertici di Syriza il problema era tenere botta davanti ad un’azione ostile dell’autorità monetaria, e non certo realizzare una sorta di ‘uscita dall’euro all’interno dell’euro’, come invece confessa senza vergogna Borghi. Il Piano B deve servire a gestire l’emergenza che si presenta al momento della rottura con la BCE e le altre istituzioni europee, ma non appena la rottura si sia consumata l’unica opzione possibile per gestire la circolazione monetaria di un Paese è prendere possesso del sistema di pagamento ufficiale, ovvero dell’infrastruttura gestita dalla banca centrale. Questo è il cuore del problema politico che la barzelletta dei Minibot ci aiuta a far emergere: il tema del potere.</p>
<p>Se una forza politica ha intenzione di incidere sulla realtà, e dunque si pone tra i suoi obiettivi il governo dell’economia, avrà bisogno di tutte le strutture di potere necessarie a gestire questa complessità, a partire dalla banca centrale. A modo suo, Varoufakis alludeva a questo quando parlava della necessità di passare dalle cinque persone che avevano sognato il romanzesco Piano B alle mille occorrenti a realizzarlo. Rompere con l’Europa significa riprendersi l’autorità monetaria e usarla per creare lavoro e difendere lo Stato sociale. Significa mettere le mani sulla Banca d’Italia, cioè pretendere che operi al servizio del governo e non agli ordini delle istituzioni europee. E Borghi in effetti è sincero: nel video dice chiaramente che lo stratagemma dei Minibot è un’alternativa alla rottura, cioè – per usare le sue parole – al “chiudi tutto e automaticamente fai le tue cose”. La favoletta dei Minibot è la plastica rappresentazione della mancanza di volontà politica da parte della Lega di mettere in pratica qualsiasi ipotesi di rottura con l’Europa, e della spasmodica ricerca da parte dell’aitante Salvini della massima compatibilità con le regole europee. Perciò, se proprio si deve dare l’impressione di star implementando qualche operazione di rottura, meglio utilizzare, fra tutti, l’espediente più innocuo.</p>
<p>La Lega di Governo si culla dunque in questo equivoco: non ha nessuna volontà di rottura con l’Europa dell’austerità, per la quale <a href="https://coniarerivolta.org/2019/05/31/le-favole-di-salvini-favole/" rel="noopener" target="_blank">lavora alacremente da ormai un anno</a>, ma continua a solleticare a fini strumentali e in maniera truffaldina il mito di una rottura a cui non ha mai creduto. Una mera suggestione buttata lì per alimentare l’idea che la Lega rappresenti un’alternativa al sistema di precarietà, povertà e disoccupazione che impone l’Europa, suggestione tanto più utile quando la Lega è impegnata in prima fila ad amministrare l’austerità per conto di Bruxelles, a suon di tagli alla spesa sociale e aumento delle tasse. Più l’opposizione sbraita contro un’ipotesi di uscita dall’euro che sarebbe implicita nel varo dei Minibot o in qualsiasi altra sparata dell’attuale governo, più si rafforza quel legame sentimentale tra la Lega e gli elettori, che a quel partito hanno affidato il loro senso di rivalsa contro l’Europa. Un senso di rivalsa pienamente legittimo, una sacrosanta rabbia sociale da cui deve ripartire qualsiasi credibile opzione politica di riscatto dei lavoratori.</p>
<p><em><strong>Coniarerivolta</strong></em></p>
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		<title>La Sinistra “Radicale” e le sue prospettive.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 09:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
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		<category><![CDATA[Rifondazione Comunista]]></category>
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		<description><![CDATA[  &#160; &#160; &#160; &#160; Aldo Giannuli &#160; C’è chi pensa, anche qualche frequentatore di questo blog, che io scriva certe cose in odio alla sinistra “radicale” (dopo spiegherò le virgolette) di cui ho fatto parte. Niente di più sbagliato: non solo non ho alcun odio verso quell’area, ma me ne sento ancora parte e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1> <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/04/sinistra_radicale_fallimento_940.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5081" title="sinistra_radicale_fallimento_940" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/04/sinistra_radicale_fallimento_940-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a></h1>
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<p><em><strong>Aldo Giannuli</strong></em></p>
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<p><strong>C’è chi pensa, anche qualche frequentatore di questo blog, che io scriva certe cose in odio alla sinistra “radicale” (dopo spiegherò le virgolette) di cui ho fatto parte. Niente di più sbagliato: non solo non ho alcun odio verso quell’area, ma me ne sento ancora parte e ne auspico la rigenerazione.</strong></p>
<p><strong>Oggi siamo di fronte ad un’area residuale di Rifondazione, del sindacalismo radicale, dei Centri sociali ecc. che, mi pare evidente, debba superare se stessa e rifondarsi per davvero. Allo stato attuale, e mettendo insieme Rifondazione, Sel, Sinistra anticapitalista, Pdci, Pcl, gruppo di Rizzo ed altri minori, Carc, centri sociali e sindacati di base, si parla di alcune decine di migliaia di militanti (non tutti attivi per la verità), e di un’area elettorale che i sondaggi stimano al 4,5-5%. Non mi pare che l’eventuale aggiunta della Fiom sposti molto, anche perché molti dei suoi iscritti già votavano Sel o Rifondazione. Dunque, al massimo l’apporto sarebbe di qualche migliaio di attivisti e 100.000 voti che prima andavano al Pd.  Diverso è il discorso se dovesse esserci una scissione rilevante del Pd.</strong></p>
<p><strong>Insomma, siamo ad un’area di circa il 5% dell’elettorato. Nove anni fa, la sommatoria di Rifondazione, Pdci, Verdi e liste minori come il Pcl, assommavano a circa l’11% dei voti, la sola Rifondazione aveva il 6,5% e vantava oltre settantamila iscritti. Questi sono i dati. In questa situazione è troppo parlare di fallimento?</strong></p>
<p><strong>Questo è accaduto nel pieno di una crisi straordinaria che, in teoria, avrebbe dovuto gonfiare le vele di una sinistra antisistema, ma qui, a riscuotere è stato il M5s. Ci sarà pure una ragione. Insisto su un punto accuratamente scansato dai miei interlocutori di “area”: se Rifondazione avesse saputo fare il suo mestiere, sarebbe sorto il M5s? Ma soprattutto, in cosa è “radicale” questa sinistra?</strong></p>
<p><strong>Di questo disastro l’area in questione non si è mai data una ragione. Sel è l’unica ad aver avuto un relativo successo, essendo riuscita a rientrare in Parlamento, ma è anche vero che, rispetto alle percentuali che i sondaggi attribuivano nel 2010 (mai inferiori all’8%) ed ai risultati parziali ottenuti nel 2011, il raccolto finale è stato piuttosto modesto (3,2%) che oggi i sondaggi oscillando intorno al 2,6-2,7%.</strong></p>
<p><strong>Il caso peggiore, direi quasi clinico, è quello di Rifondazione che, avendo mancato per due volte di seguito l’ingresso in parlamento ed essendosi ridotta a percentuali da prefisso telefonico, rielegge il segretario che l’ha portata alla catastrofe e fa finta di niente. Dire questo è una manifestazione di odio?</strong></p>
<p><strong>Non ho difficoltà a riconoscere tutti i limiti del M5s –di cui ho spesso scritto- e non mi sento di giurare che essi saranno superati evitando il naufragio, sono convinto ancora oggi della necessità di una sinistra di classe all’altezza dei tempi, ma vi pare che l’attuale sinistra “radicale” sia in grado di esserlo? Siamo seri!</strong></p>
<p><strong>E qui casca il discorso delle virgolette che ho messo alla parola radicale. Il punto è che questa sinistra non è affatto radicale ma cerca goffamente di sembrarlo: un paio di slogan, qualche atteggiamento stentoreo, il culto di una conflittualità fine a sé stessa e più recitata che praticata davvero, e poi si passa a riscuotere il dividendo elettorale per mantenere un po’ di burocrati e famiglie. La verità (costa dirlo ma bisogna dirlo) è che la sinistra “radicale” attuale è il prodotto di un ventennale adattamento all’ambiente di chi si è scavato una nicchia in cui sopravvivere. E questo lo dico anche ai ragazzi dei centri sociali che credono che essere radicali significhi sfasciare le vetrine e scontrarsi con la polizia. Anche questa è una teatralizzazione del conflitto, ma non è il vero conflitto sociale. Odio i centri sociali perché dico queste cose? Nemmeno per sogno, e quando mi cercano sono sempre disponibile, ma il dovere più importante di un amico è quello di dire la verità (o quello che crede sia tale) senza troppi complimenti. Gli “amici compiacenti” sono sempre falsi. E, infatti, non lesino critiche anche ruvide al M5s.</strong></p>
<p><strong>Lo stesso vale per l’area ex Rifondazione e simili: criticare non significa odiare e quando qualcuno inizia a confondere le due cose, senza mai rispondere nel merito, è il brutto segnale di una senescenza avanzata e senza speranze.</strong></p>
<p><strong>Io spero che la sinistra marxista si riprenda, ma non ci sarà nessuna rifondazione di questa senza una autocritica spietata, perché chi non riconosce i suoi errori è destinato a ripeterli. E, per cortesia: rispondetemi nel merito.</strong></p>
<p><strong> http://www.aldogiannuli.it/la-sinistra-radicale-e-le-sue-prospettive/</strong></p>
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		<title>Lati nascosti imperiali e subimperiali</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2014 09:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[ Proprio quando occorrerebbe aiutare gli USA a deimperializzarsi senza collassi verticali, vanno ovunque al governo i bauscia, i fascisti e altri disastri [Piotr] di Piotr   Il lato nascosto di Bausciolandia Il 40% al PD di Matteo Renzi mi ha abbastanza sorpreso ma non sconcertato. Tuttavia conta anche il sempre più forte calo dell&#8217;affluenza alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <em>Proprio quando occorrerebbe aiutare gli USA a deimperializzarsi senza collassi verticali, vanno ovunque al governo i bauscia, i fascisti e altri disastri</em> [Piotr]</p>
<div></div>
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<div id="contenuto_3">
<hr align="left" noshade="noshade" size="1" />
<hr align="left" noshade="noshade" size="1" />
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<div id="News_PhotoLite" style="text-align: right;"><strong>di Piotr</strong></div>
<div style="text-align: center;"> <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/06/NEWS_206002.jpg"><img class="size-medium wp-image-4595" title="NEWS_206002" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/06/NEWS_206002-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></div>
<div><strong>Il lato nascosto di Bausciolandia</strong></div>
<div></div>
<div>Il 40% al PD di <strong>Matteo Renzi</strong> mi ha abbastanza sorpreso ma non sconcertato.</div>
<div>Tuttavia conta anche il sempre più forte calo dell&#8217;affluenza alle urne, così che il 40% del 58,6% fa meno del 24%. Ovviamente è un discorso che vale per tutti.</div>
<div><strong>Il 40% a Renzi è il 18 aprile del PD</strong>. Ma con una differenza rispetto all&#8217;alba della DC. Mentre nel 1948 la Democrazia Cristiana aveva dalla sua il dopoguerra, la ricostruzione e le prime avvisaglie di quello che verrà chiamato il <em>ventennio d&#8217;oro del capitalismo</em>, Renzi ha contro la <strong>resa dei conti di una drammatica crisi sistemica</strong>. Certo, il fiorentino cerca di usare le stesse tecniche propagandistiche ma si capisce da lontano che è un &#8220;<em>bauscia</em>&#8220;. Non è solo una questione di stile personale o di gorgia fiorentina. Chiunque al suo posto, con la sua missione da compiere, non potrebbe essere altro che un <em>bauscia</em>. Diciamo che forse è <strong>il </strong><em><strong>bauscia</strong></em><strong> giusto al monumento giusto</strong>.</div>
<div>Povero Renzi, se la DC dei tempi d&#8217;oro &#8211; composta per nulla da <em>bauscia</em> ma da gente molto seria, democristiana ma seria &#8211; poteva giustamente mostrare al &#8220;popolo sovrano&#8221; mezza pagnotta italiana e mezza pagnotta americana, perché era nell&#8217;ordine degli eventi che l&#8217;altra mezza pagnotta venisse dalla sponda opposta dell&#8217;Atlantico, oggi le cose sono capovolte e Obama ha fatto capire chiaramente che lui ha solo mezza pagnotta e il resto glielo devono dare i suoi alleati, ad esempio tramite il &#8220;<em>Transatlantic Trade and Investment Partnership</em>&#8220;, il famigerato TTIP.</div>
<div>Insomma, il trionfatore fiorentino è abile nella <strong>supercazzola democristiana</strong>, come dice Marco Travaglio, ma secondo me non sarà molto sostenuto dagli eventi. Con l&#8217;appoggio degli Usa e facendo leva sulla scocciatura degli Europei venuta ampiamente a galla con le recenti elezioni, riuscirà a far allentare la politica di austerità imposta dalla Germania (già Monti aveva iniziato a chiederlo, nonostante i luoghi comuni un po&#8217; superficiali di sinistra).</div>
<div>Quindi assisteremo anche a qualche esempio di <strong>supercazzola economica</strong> (come i famosi 80 euro). Qualcuno tirerà momentaneamente il fiato, qualcuno si metterà in mostra col proprio servo encomio e qualcuno si pavoneggerà. Ma avrà il fiato corto. Poi la realtà della crisi sistemica ci ripiomberà addosso come un macigno ingigantito.</div>
<div>Insomma, solo di derivati abbiamo un sacco vuoto grande come il 1000% del PIL mondiale. E ci dicono che occorre riempirlo!</div>
<div>Con tutta la buona volontà, anche se spremessero i lavoratori come limoni e succhiassero tutta la ricchezza privata e pubblica come vampiri, santi numi!, nessuno ha <strong>dieci Terre dieci</strong> per riempire quel sacco. <strong>Occorrerà bruciare i libri contabili</strong>.</div>
<div>La domanda cruciale è allora: Lo si farà <strong>concordemente</strong> in un mondo a quel punto necessariamente <strong>multipolare</strong> (perché si tratta anche di bruciare il Dollaro come moneta imperiale) o lo si farà con devastanti <strong>guerre mondiali</strong> come è successo fin&#8217;ora perché nessuno ha mai voluto rinunciare al proprio dominio?</div>
<div>Se vogliamo essere <strong>realisti</strong>, il problema principale che dovrebbero porsi gli alleati degli Usa non è come leccargli meglio i piedi o fargli meglio una fronda micragnosa, ma come aiutarli, con la collaborazione dei grandi Paesi emergenti, a <strong>deimperializzarsi senza collassi verticali</strong> che scatenerebbero in tutto il mondo terremoti a cui nessuna forza politica e sociale in nessun Paese è preparata e quindi dall&#8217;esito imprevedibile ma prevedibilmente devastante.</div>
<div>Purtroppo i governanti della UE sembrano avvitati in diversi giri viziosi e in balia degli eventi. <strong>Non c&#8217;è nessuno statista di caratura al governo di nessun Paese dell&#8217;Unione</strong> e meno che meno uno statista con una visione internazionale e globale dei problemi. Nemmeno Obama sembra un gran che. Sembra solo aver registrato obtorto collo che gli Usa devono fare i conti con altre forze e con le proprie debolezze, come aveva iniziato a fare Bush Jr. nel suo ultimo anno di presidenza. Temo che se la Clinton dovesse arrivare alla Casa Bianca persino questa impropria &#8220;capacità&#8221; di fare la scelta giusta dopo aver tentato tutte quelle sbagliate verrà meno. Ragion per cui, faccio voti affinché alla Casa Bianca questa sponsor di golpisti parafascisti non ci arrivi mai, con buona pace delle sue <em>fan</em> che giracchiano a sinistra.</div>
<div></div>
<div><strong>Il lato nascosto dell&#8217;Impero.</strong></div>
<div></div>
<div>Ho recentemente ripreso in mano la storia di Lawrence d&#8217;Arabia e del suo periodo. È molto istruttiva.</div>
<div>Probabilmente pochi sanno che Thomas Edward Lawrence era un <strong>archeologo</strong>. Un archeologo al <strong>servizio diretto dell&#8217;Impero Britannico</strong>, analogamente ad altri studiosi di cose del Vicino Oriente, come <strong>Gertrude Bell</strong> (donna dalla vita straordinaria sulla quale <strong>Ridley Scott</strong> sta girando un film con <strong>Angelina Jolie</strong>, ma che sarà probabilmente anticipato da un film di <strong>Werner Herzog</strong> sullo stesso personaggio con protagonista <strong>Naomi Watts</strong>), o come <strong>Harry St. John Philby</strong> esperto di Arabo e di lingue del subcontinente indiano, il cui figlio sarà la famosa spia doppiogiochista <strong>Kim</strong>, o come <strong>David Hogarth</strong>, grande studioso degli Ittiti. Tutte persone di grande cultura, temperamento e ingegno.</div>
<div>C&#8217;è un motivo ovvio per cui l&#8217;Impero chiedeva il loro servizio: potendo viaggiare, in quanto studiosi, senza destare troppi sospetti in aree geostrategicamente delicate, essi fornivano la necessaria copertura ad operazioni di <em>intelligence</em>, o potevano condurle personalmente.</div>
<div>Ma c&#8217;è un motivo più sottile, che va sotto quel concetto di &#8220;<strong>orientalismo</strong>&#8221; straordinariamente descritto dal compianto <strong>Edward Said</strong> nel suo omonimo saggio (Feltrinelli), cioè un complesso articolato e coerente di discipline, che andavano dall&#8217;archeologia, appunto, a nuovi campi di studio come la linguistica comparata e che aveva un compito ben preciso:</div>
<blockquote><p>&#8220;<em>Teorizzare l&#8217;Oriente, dargli forma, identità definizione, col pieno riconoscimento del suo posto nella memoria storica, della sua importanza nella strategia imperiale, del suo &#8220;naturale&#8221; ruolo di appendice dell&#8217;Europa; conferire dignità al sapere acquisito tramite l&#8217;occupazione coloniale, considerandolo un &#8220;contributo alla cultura moderna&#8221;&#8230; . Sentire di poter disporre quasi a piacimento, in quanto europei, della storia, della geografia, del tempo degli orientali; istituire nuovi campi di specializzazione; creare nuove discipline; suddividere, dispiegare, schematizzare, incolonnare, classificare e registrare ogni cosa visibile (e se possibile anche invisibile); da ogni dettaglio osservabile trarre una generalizzazione; da ogni generalizzazione una legge immutabile sulla natura, il temperamento, la mentalità e i tratti costituzionali degli orientali; ma soprattutto tramutare la realtà viva in materia libresca, possedere o credere di possedere la realtà principalmente perché nulla in Oriente sembra potersi opporre efficacemente alla forza dell&#8217;Occidente</em>.&#8221;</p></blockquote>
<div>Come ebbe a dire un alto papavero dell&#8217;amministrazione coloniale britannica, <strong>Lord Curzon</strong>, nel 1914 alla Mansion House, gli studi orientali non erano un &#8220;<em>lusso intellettuale</em>&#8221; bensì &#8220;<em>un grande obbligo imperiale.</em>&#8220;. Quindi la scuola di studi orientali a Londra che egli proponeva era <em> </em>&#8220;<em>parte dell&#8217;indispensabile attrezzatura per il governo dell&#8217;Impero</em>&#8220;. E infatti la scuola fu fondata e divenne la <em>London University School of Oriental and African Studies</em>.</div>
<div></div>
<div>Più muscolare di quello inglese &#8211; che in fondo faceva capo a una piccola nazione e aveva quindi necessità di esercitare più egemonia che repressione &#8211; <strong>l&#8217;imperialismo statunitense ci ha invece innanzitutto abituati a grandi stragi</strong>: dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki ai due milioni di morti in Vietnam, al milione e mezzo di morti in Iraq. Più centinaia di migliaia di morti sparsi qua e là. Negli ultimi venti anni gli Stati Uniti hanno aggredito un Paese dietro l&#8217;altro, tra cui il Sudan, la Serbia, l&#8217;Afghanistan, l&#8217;Iraq, la Libia, la Somalia. <strong>Marines, bombe, missili, budella squarciate, crani fracassati, bambini bruciati vivi, donne violentate, persone torturate, armi proibite</strong>, come quelle usate dagli Usa a <strong>Falluja</strong>, dagli Israeliani a <strong>Gaza</strong> e che ora i nazisti di Kiev stanno utilizzando nelle <strong>zone russofone dell&#8217;Ucraina</strong>.</div>
<div>Non basterebbe una Norimberga per questi crimini. Ma non ci sarà nessuna Norimberga.</div>
<div>Ai giorni nostri non sarebbe pensabile neppure un &#8220;Tribunale Internazionale&#8221; come quello che nel 1966 fu fondato da Bertrand Russell e Jean-Paul Sartre per indagare sui crimini di guerra americani nel Vietnam.</div>
<div>Il motivo è lampante: <strong>la sinistra</strong>, tranne pochissime eccezioni in quella cosiddetta &#8220;estrema&#8221; (ma anche qui, ripeto, le eccezioni sono rare) <strong>è stata completamente metabolizzata dal </strong><em><strong>nuovo orientalismo imperiale</strong></em><strong>,</strong> cioè da quella narrazione condotta all&#8217;unisono da partiti e media, che utilizza concetti surrettizi e pervasi che creano un campo culturale di grande efficacia permettendo al più alcune critiche a particolari &#8220;modalità&#8221; imperiali, ma non alla &#8220;missione imperiale&#8221;, che è data per scontata. Ovviamente ognuno la sconta in base a una o più delle molteplici sfaccettature con cui si presenta (diritti umani, lotta all&#8217;Hitler di turno, persino salvaguardia ecologica; e così via).</div>
<div>L&#8217;orientalismo classico da una parte doveva convincere gli Occidentali a sentirsi in diritto di imperare (se non addirittura in dovere come suggerivano concetti come il famoso &#8220;fardello dell&#8217;uomo bianco&#8221; di <strong>Rudyard Kipling</strong>) e dall&#8217;altra doveva fornire agli Orientali una <strong>immagine di sé</strong> che li facesse in vario modo &#8220;collaborare&#8221; con i loro dominatori.</div>
<div>Al contrario, cosa stupefacente, il neo-orientalismo deve innanzitutto convincere ad appoggiare l&#8217;Impero chi in Occidente dovrebbe invece essere antimperialista. Un vero lavaggio del cervello. Grazie anche alla pervasività dei media moderni il lavoro non si è rivelato poi così complesso: bastava appropriarsi di parole d&#8217;ordine, concetti e termini progressisti e dare in restituzione il senso comune dell&#8217;avversario all&#8217;attacco presentato in confezione e con griffa accettabili. E così, al posto di raffinati cervelli come Gertrude Bell o T. E. Lawrence sono infine bastati venditori di fumo e intellettualotti imbonitori da quattro soldi.</div>
<div><em>Mission accomplished</em>!</div>
<div>Oggi un Bertrand Russell o un Jean-Paul Sartre che volessero istituire un &#8220;Tribunale internazionale contro i crimini di guerra&#8221; sarebbero visti come dei provocatori. Innanzitutto dai &#8220;progressisti&#8221;, termine al quale io difficilmente riesco ancora ad associare qualche valore positivo.</div>
<div>Nel giro di un decennio le centinaia di migliaia, i milioni di persone, che protestavano contro le guerre di Bush Jr. sono state spazzate via. Ma non con la forza. <strong>Sono state spazzate via dalla propria testa</strong>.</div>
<div>La crisi avanza, il sistema unipolare centrato sugli Usa cede, ma &#8211; cosa per certi versi paradossale &#8211; la capacità dell&#8217;apparato culturale imperiale di essere egemonico miete un successo dopo l&#8217;altro.</div>
<div>&#8220;<strong>Egemonia</strong>&#8220;. Famoso concetto gramsciano. Eccola all&#8217;opera. Da anni insisto nel dire che una delle più efficaci armi statunitensi è quella culturale. Sarebbe tutta da studiare la storia di questo nuovo pervasivo &#8220;orientalismo&#8221;, il clima culturale che riesce a creare (di cui fanno parte integrante e sono testimonianze le ridicole pubblicità in lingua inglese o la sostituzione di termini dell&#8217;Italiano con calchi su quell&#8217;idioma, come l&#8217;idiota &#8220;supportare&#8221; al posto di &#8220;sostenere&#8221; o l&#8217;ancor più idiota &#8220;competitor&#8221; invece di &#8220;concorrente&#8221;) e la sua capacità di espansione che &#8211; cosa stupefacente &#8211; è direttamente proporzionale all&#8217;ampiezza delle dimostrazioni che questo apparato imperiale procura progressivamente più danni che vantaggi.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Il lato nascosto dei guerrafondai</strong></div>
<div></div>
<div>Le polemiche sul Movimento 5 Stelle sono parte di questo clima. Io, personalmente, non mi scandalizzo della <strong>scelta del M5S di fare gruppo con l&#8217;UKIP</strong>.</div>
<div>Certo, avrei preferito che facesse gruppo con la sinistra antimperialista e libertaria. Il problema è che <strong>la sinistra antimperialista e libertaria non c&#8217;è</strong>. Un delimitato ma preciso problema. Se ci fosse stata l&#8217;avrei votata al posto del M5S. Il gatto si mangia la coda. Il M5S è lontano dalla mia concezione di &#8220;sinistra antimperialista libertaria&#8221;, ma lo è di più la sinistra che si presenta alle elezioni. Quindi approssimazione per approssimazione, preferisco chi si approssima di più secondo quello che ritengo un ordine concreto di priorità e non secondo il nominalismo di sigle, bandiere, simboli e altri codici ideologici di riconoscimento. E <strong>in cima alle priorità io vedo l&#8217;antimperialismo</strong>, che vuol dire innanzitutto una cosa semplice: <strong>ricerca e difesa della pace,</strong> <strong>contrasto a guerre e massacri</strong> e in secondo luogo possibilità di non farsi devastare da questa crisi sistemica (di questa possibilità, remota, l&#8217;antimperialismo è una condizione indispensabile).</div>
<div>Ecco perché, ad esempio, Curzio Maltese è il prototipo del motivo per cui non ho votato la Lista Tsipras. Maltese dice che dopo l&#8217;incontro con Farage nessuno a sinistra vuole più dialogare con Grillo. Maltese vuole infatti dialogare col PD. Poi succede che ci siano persino prove di dialogo sulle regole elettorali fra M5S e PD, con buona pace di tutti.</div>
<div>Ma ammesso che l&#8217;UKIP sia xenofobo, con che termine qualificare un partito, <strong>il PD, la cui gestione dell&#8217;immigrazione ha indotto decine di immigrati tenuti in campi di concentramento a cucirsi per protesta la bocca con ago e filo</strong>? Trovate voi il termine adatto.</div>
<div>E magari qualcuno di voi saprà anche rispondere a questa domanda: se l&#8217;UKIP è così xenofobo, come mai ha chiesto e ottenuto l&#8217;espulsione di Borghezio, dopo i suoi insulti alla Kyenge, dal gruppo parlamentare europeo EFD &#8220;<em>per le ripugnanti dichiarazioni rilasciate</em>&#8221; e dare così &#8220;<em>un segnale inequivocabile che i commenti di stampo razzista sono inaccettabili.</em>&#8221; (Farage)? Come mai si continuano a citare le dichiarazioni razziste di suoi esponenti che per tali dichiarazioni sono stati espulsi?</div>
<div>Se tanto mi dà tanto, ecco una piccola parziale antologia piddina:</div>
<div></div>
<div><strong>- </strong><strong>Caterina Marini</strong>, ex portavoce del segretario della federazione pratese del Pd, renziana di ferro:</div>
<blockquote><p>&#8220;<em>Extracomunitari ladri stronzi dovete morire subito</em>&#8221; (giugno 2013).</p></blockquote>
<div></div>
<div>- Giovanni Picaro, candidato sindaco PD di Biccari (Puglie):</div>
<blockquote><p>&#8220;<em>I bambini Mao-Mao</em>&#8220;.</p></blockquote>
<div>Bella espressione usata per contrastare l&#8217;assegnazione di un alloggio popolare agli extracomunitari. (aprile 2014).</div>
<div></div>
<div>- Paola Binetti, senatrice PD:</div>
<blockquote><p>&#8220;<em>Queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia</em>&#8220;. E per ribadire il concetto: &#8220;<em>Fino agli Anni Ottanta nei principali testi scientifici mondiali l&#8217;omosessualità era classificata come patologia, poi la lobby degli omosessuali è riuscita a farla cancellare. Ma le evidenze cliniche dimostrano il contrario</em>&#8220;.</p></blockquote>
<div></div>
<div>E non mi consta che nessuno dei tre sia stato espulso. La Binetti se ne andò nel 2010, ma nessuno la volle mai cacciare. Ma andiamo avanti.</div>
<div>Il M5S aveva due alternative: relegarsi all&#8217;assoluta irrilevanza per via dei regolamenti del Parlamento europeo, o far parte di un gruppo internazionale.</div>
<div>La soluzione suggerita dai soliti benpensanti di sinistra era quella di formare gruppo con i &#8220;Verdi&#8221;.</div>
<div>Per carità di Dio! Fare gruppo con personaggi come <strong>Daniel Cohn-Bendit</strong>, e i suoi pari, i più ligi servitori dell&#8217;Impero, <strong>coloro che hanno appoggiato tutte le aggressioni imperiali</strong>, talmente lacchè che facevano ringraziare il Cielo perché c&#8217;era la Merkel al governo e non loro? Gente come Cohn-Bendit che &#8220;capiva le ragioni&#8221; del governo turco contro i militanti di sinistra che assieme alle loro mogli o compagne morivano per lo sciopero della fame che conducevano per protesta contro le condizioni carcerarie?</div>
<div>Ma di che cosa stiamo parlando? Di &#8220;diritti umani&#8221;? Di &#8220;guerra&#8221; e di &#8220;pace&#8221;? Di che cosa stiamo parlando? Io parlo di persone con le budella fuori, di uomini e donne ridotti a scheletri per rivendicare la propria dignità, di centinaia di migliaia di madri di bambini morti per missili, embarghi disumani e infine scannati da tagliagole fondamentalisti sguinzagliati dall&#8217;Impero e dai suoi tirapiedi per <strong>i dannati soldi e il dannato potere</strong>.</div>
<div>Di che cosa stiamo parlando? Ditemelo voi!</div>
<div>Ma sì. Dialoghiamo con il PD come vuole Curzio Maltese. Almeno <strong>l&#8217;UKIP si è dichiarato risolutamente contrario ad ogni guerra imperiale</strong>. Il PD puzza di cadaveri lasciati marcire nel deserto, di piaghe da embargo, di brandelli di carne sparsi per centinaia di metri dai missili. Dialoghiamo col Partito che ha bombardato Belgrado, che ha sostenuto le missioni subimperiali in Afghanistan e Iraq, che ha osannato &#8211; con Napolitano in testa &#8211; i bombardamenti sulla Libia, il PD dei leader che si facevano fotografare allegri con fondamentalisti poi beccati dal <em>New York Times</em> ad assassinare persone in Siria. Il PD che amplia la base di Vicenza, che vuole il MUOS in Sicilia, crimine contro i Siciliani per perpetrare crimini contro il Mondo. Infine col PD che regala i soldi alle banche, che sostiene (ops! &#8220;supporta&#8221;) il gioco d&#8217;azzardo in mano alle mafie, che regala i soldi ai camorristi che inquinano il territorio, che tiene secretate per anni e anni confessioni di pentiti d&#8217;importanza letteralmente vitale per la salute di milioni di concittadini.</div>
<div><strong>Dialoghiamo, va bene. Ma che gli diciamo</strong>?</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Il lato nascosto del M5S</strong></div>
<div></div>
<div><strong>Il Parlamento europeo non conta nulla</strong>, non decide nulla, non ha voce in capitolo su nulla. Per ammissione stessa dei lobbisti ufficialmente registrati a Bruxelles, riceve meno informazioni dalla Commissione Europea di quante ne ricevano le lobby stesse. Le pochissime cose che una forza politica a Bruxelles può fare sono condizionate dall&#8217;appartenenza ad un gruppo transnazionale.</div>
<div>L&#8217;apparentamento con l&#8217;UKIP permetterà di condurre, per quanto consentito, <strong>battaglie neutraliste</strong> comuni (ripeto; condizione fondamentale ad ogni discorso di tipo politico ed economico) e battaglie <strong>antioligarchiche</strong>. Quando non sarà così, metterà a nudo le differenze tra UKIP e M5S e servirà quindi a questo movimento per assestare la sua identità che si sposta sempre più decisamente a sinistra, ma come la si intendeva una volta: antimperialista, pacifista, nemica delle oligarchie politiche, economiche e finanziarie.</div>
<div>E&#8217; un dato di fatto che questo vituperato M5S è l&#8217;unica forza politica italiana che stia difendendo conseguentemente la nostra Costituzione nata dalla Resistenza.</div>
<div><strong>Al di fuori ci sono solo chiacchiere e finanziarizzazione</strong>, chiacchiere e smantellamento dei principi costituzionali, chiacchiere e liberismo, chiacchiere e imperialismo col suo puzzo di carne bruciata, coi suoi fascisti laici e islamici lanciati all&#8217;attacco di ogni singolo Paese che non rientra nei ranghi.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Il lato nascosto della crisi ucraina</strong></div>
<div></div>
<div><strong>Il neo-Orientalismo imperiale ha fatto un buon lavoro</strong> e tuttora lo sta facendo. In Ucraina il governo neonazista di Kiev voluto, foraggiato e sostenuto dagli Usa e malvolentieri dalla UE sta compiendo nefandezze di ogni genere.</div>
<div>Cose tenute debitamente nascoste dai nostri grandi media.</div>
<div>È una drammatica nota finale necessaria perché nei prossimi giorni uscirà in Italia un documentario intitolato &#8220;<em>Femen</em>&#8221; in cui le note &#8220;paladine della libertà&#8221; ucraine si autoincensano.</div>
<div>Come è stato ampiamente documentato, le <em>Femen</em> sono collegate al partito neonazista &#8220;<em>Svoboda</em>&#8221; (il cui manuale ideologico si intitola &#8220;Nazionalsocialismo&#8221;) e all&#8217;ancor più disgustoso &#8220;<em>Pravy Sector</em>&#8220;, il famigerato Settore Destro autore tra l&#8217;altro proprio del massacro di Odessa.</div>
<div>Boicottare questa iniziativa è quindi, come si diceva una volta, dovere di ogni sincero democratico.</div>
<div></div>
<div><a href="http://megachip.globalist.it">megachip.globalist.it</a></div>
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		<title>Sulla rivoluzione</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2014 11:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria e critica]]></category>
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		<description><![CDATA[ di Costanzo Preve &#8211; 24/04/2012   1. Cesare Allara ha messo in rete l’8 aprile 2012 un corposo intervento sulla rivoluzione. Benché Allara sia solo un geometra in pensione, rivela nel suo intervento di essere un politologo più in gamba di Bobbio e di Sartori. E questo per una ragione semplicissima, perché si rifiuta di modellizzare [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: right;"><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"> <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/La-Rivoluzione-di-Eugenio-Orso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4500" title="La-Rivoluzione-di-Eugenio-Orso" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/La-Rivoluzione-di-Eugenio-Orso-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a></span><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><em><strong><span style="color: #888888;">di Costanzo Preve &#8211; 24/04/2012</span></strong></em></span><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"> 1. Cesare Allara ha messo in rete l’8 aprile 2012 un corposo intervento sulla rivoluzione. Benché Allara sia solo un geometra in pensione, rivela nel suo intervento di essere un politologo più in gamba di Bobbio e di Sartori. E questo per una ragione semplicissima, perché si rifiuta di modellizzare astrattamente la democrazia, il liberalismo, le forme di Stato e di governo, eccetera, separando metodologicamente lo spazio economico dallo spazio politico. Esattamente ciò che Bobbio e Sartori non fanno, per cui poi hanno buon gioco nell’isolare un sistema di regole sospeso nel vuoto.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Oggi parlare di rivoluzione fa passare chi lo fa per irresponsabile estremista potenzialmente totalitario. Non è così, ma è quello che oggi passa il convento politicamente corretto. Per farla breve, sosterrò le seguenti tesi:</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">a) La rivoluzione non può più essere considerata inevitabile storicamente, come un marxismo utopico e drogato ha fatto passare per un secolo e mezzo. Può anche darsi che non arrivi mai, almeno in tempi storici. Al massimo se ne possono ipotizzare le precondizioni trascendentali (in linguaggio kantiano), culturali (in linguaggio idealistico-hegeliano) e socio-economiche (in linguaggio marxiano).</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">b) Per pura analogia, dirò ciò che penso di quattro rivoluzioni storicamente già avvenute: Francia 1789, Russia 1917, Cina 1949 e Cuba 1959. Da questo esame comparativo risulterà che oggi non possiamo aspettarci più nulla di lontanamente simile.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">c) Mi sento di escludere soltanto due modelli come del tutto improbabili: il modello leniniano della rivoluzione operaia, salariata e proletaria organizzata in partito di tipo comunista, e il modello Negri-Hardt-Badiou delle moltitudini comuniste mondializzate. Ritengo il cincischiarsi intorno una perdita di tempo, e Allara ha fatto bene a parlare provocatoriamente di confetto Falqui. Poteva anche parlare di “dolce Euchessina”, visto che è una persona cortese e non ha voluto scortesemente dire: “Ma va a cagare!”.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">d) Naturalmente io non so assolutamente come può avvenire una prossima rivoluzione. Ma ritengo un presupposto fondamentale lo sganciamento dalla globalizzazione, dagli USA e da questa Europa, nonché la fine della pestifera dicotomia Destra/Sinistra, modo infallibile di dividere il popolo potenzialmente riaggregabile su basi ideologiche e paleo-ideologiche.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">2. Per un secolo e mezzo il marxismo scolastico, esplicito o implicito, ortodosso o eretico, rozzo o sofisticato, ha abituato a considerare la rivoluzione socialista pressoché inevitabile sulla base dell’analogia storica con la rivoluzione francese del 1789: così come c’era stata una rivoluzione borghese, così prima o poi arriverà inevitabilmente anche una rivoluzione proletaria.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Errore, errore scusabile, ma errore. E questo errore si fonda, a mio parere, su di una confusione teorico-pratica fra borghesia e capitalismo, come se il capitalismo fosse un treno trainato da una locomotiva chiamata borghesia e il macchinista potesse essere cacciato dai viaggiatori stanchi del fatto che non si fermava alle stazioni che volevano loro. </span></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">In realtà la borghesia è una classe dialettica, che produce contemporaneamente sia sfruttamento ed estorsione di plusvalore, sia coscienza inquieta ed infelice per la mancata universalizzazione dei valori illuministici ed idealistici di libertà, eguaglianza e fraternità. Karl Marx, che non aveva nulla di proletario, elaborò in modo brillante e profondo questa coscienza infelice borghese unendola a una lettura alternativa della teoria del valore di Smith e Ricardo. Il capitalismo, di cui la fase borghese è soltanto una fase, perché ha avuto una fase pre-borghese, ed è ora in piena fase post-borghese (mai confondere la borghesia con i gruppi strategici della riproduzione capitalistica globalizzata e con la proprietà privata giuridico-catastale dei mezzi di produzione!), è invece un meccanismo tecnico (nel senso di Heidegger), burocratico (nel senso di Max Weber), sistemico e anomico, vero “processo senza soggetto” (nel senso di Althusser e di La Grassa). Per questo la rivoluzione anticapitalistica si identifica filosoficamente con l’umanesimo e politicamente con il comunitarismo.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/19873.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4502" title="19873" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/19873-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Dunque la rivoluzione non ha nessuna necessità. Potrebbe anche farsi attendere per secoli o non arrivare mai. Chi parla della sua necessità scientifica deve essere cordialmente inviato al confetto Falqui o alla dolce Euchessina.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">3. La rivoluzione francese del 1789 è riuscita o è fallita? Dipende. In primo luogo, seguendo la teoria della nascita aleatoria del capitalismo di Robert Brenner, che io condivido, non c’è stato nessun bisogno del 1789 e della rivoluzione francese per far “decollare” il capitalismo. Mito per pigri. Nel 1640 in Inghilterra e nel 1776 negli USA non ci sono state rivoluzioni, almeno nel significato classista del termine. Il capitalismo è fiorito in Olanda e Inghilterra senza nessun bisogno di rivoluzione. Svegliatevi bambine!</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">In secondo luogo, la rivoluzione “borghese” della Bastiglia è riuscita, ma perché la borghesia era già al potere, ed è bastata una “spallata”, sia pur pittoresca con ghigliottina e Napoleone.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">In terzo luogo, il suo programma originario è fallito completamente con la decapitazione di Robespierre (1794). Il programma originario, di tipo russoviano, prevedeva l’applicazione di un diritto naturale rivoluzionario e di un contratto sociale egualitario. Peggio che andare di notte, da Napoleone a Sarkozy.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">                4. La rivoluzione russa del 1917 invece, è fallita o è riuscita? Risponderò a modo mio, e scordatevi le tre sinfonie, leninista, trotzkista e stalinista.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">  <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/1917revolution.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4503" title="1917revolution" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/1917revolution-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a></span></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">La rivoluzione russa del 1917 ha avuto come base sociale e di classe la classe operaia e quella dei contadini poveri, organizzata necessariamente da un partito comunista leninista; senza organizzazione sarebbe ancora a pettinare le bambole e a sfogliare le margherite. Ed appunto perché ha avuto questa base sociale di classe, e non ha saputo, voluto o potuto allargarla è poi fallita nel 1991, sulla base di una controrivoluzione sociale di massa dei nuovi ceti medi “socialisti”, stanche dei metodi trogloditici del livellamento dispotico operaio e proletario. Stalin, lungi dall’essere stato un incidente di percorso o un burocrate termidoriano di destra (come raccontano le vulgate trotzkista e anarchica), è stato il solo modo con cui una classe radicalmente incapace di egemonia pacifica e consensuale, come la classe operaia, salariata e proletaria, ha potuto accedere al potere, sia pure per soli 74 anni (1917-1991).</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Bestemmia! Anatema! Sacrilegio piccolo-borghese! Ma andate per favore alla dolce Euchessina e al confetto Falqui.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">5. La rivoluzione cinese è riuscita, ma non certo a fare una Cina proletaria ed egualitaria (se non in parte nel periodo 1949-1976), quanto nel fare della Cina una grande potenza economica, politica e militare. Anche in Cina, come in URSS, per un po’ gli operai e i contadini poveri hanno dominato con metodi dispotico-egualitari, e poi c’è stata anche lì la fisiologica controrivoluzione dei ceti medi e dei nuovi ricconi. A differenza della Russia, in cui c’erano i trafficoni sionisti, l’idiota e ipocrita Gorbaciov e l’alcoolista Eltsin, i cinesi avevano una saggezza millenaria, e hanno fatto transitare pacificamente la baracca senza spaccare tutto. Questione di lunga durata con i Chin, gli Han e i Ming. Saggezza confuciana, sovranità nazionale e nessun postumo da sbronza sa vodka.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">6.La rivoluzione cubana non ha nessun rapporto con il mito operaio, salariato e proletario. Essa è dovuta ad una avanguardia nazionalista combattente, che Dio benedica Castro e Chavez. Raul Castro, privatizzatore cauto, si è messo in una strada di tipo cinese, ma tiene sempre le redini del potere politico. Per questo le varie Yoani Sanchez e le altre iene sono tanto insoddisfatte. Ma quanto durerà nessuno lo sa. Spero a lungo, ma è un azzardo. E non ditemi che el pueblo unido jamas sera vencido. Finora è sempre stato sistematicamente vinto. E’ vero che c’è sempre una prima volta.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/PLA.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4504" title="PLA" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/PLA.jpg" alt="" width="300" height="259" /></a><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">7. In Italia, per opera soprattutto della pigra tradizione inerziale “di sinistra”, la rivoluzione è pensata secondo un modello da confetto Falqui. E’ una sorta di CGIL + FIOM + Landini + CUB + COBAS, rafforzati da centri sociali casinisti e insaporita da salsa FEP (femminista, ecologista e pacifista). Dal momento che appare una base sociale insufficiente anche per i più ingenui, si attuano varie <em>addizioni a fisarmonica</em>, con lavoratori precari, gay, salariati vari, giovani flessibili, immigrati arabi e neri, cattolici progressisti, Ciotti vari, eccetera, fino a raggiungere la stragrande maggioranza del genere umano, sottraendo soltanto Berlusconi, Rosy Mauro e il povero Trota. Questa addizione e questa sottrazione restano sempre e solo virtuali, e cioè del tutto inesistenti. La grancassa mediatica nel frattempo demonizza Stalin, Pol Pot e il caro leader Kim Il Sung, avvertendo educatamente che i centri commerciali sono pur sempre meglio delle utopie totalitarie. La generazione del Sessantotto, nel frattempo pentitasi di essere esistita, ha trasformato il pentimento in una vera e propria organica visione del mondo.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">C’è poi la variante centri sociali-marxismo universitario prevalentemente anglosassone, che rifiuta gli orribili burocrati coreani con gli occhi a mandorla, prende atto del fatto che gli operai al massimo possono darci dentro con tamburi e fischietti, e sognano di moltitudini di singolarità unificate magicamente da un impero deterritorializzato. Qui siamo a mio avviso nel delirio puro, ed è appunto per questo che piace tanto. Vogliamo voltare pagina, o no?</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">8. Voltare pagina è difficile, perché ti chiedono subito che cosa proponi tu, e siccome in effetti non glielo sai dire, allora ti mandano al diavolo e ripiegano, i più moderati su Camusso e Bersani, gli intermedi su uno dei tre porcellini (Vendola, Diliberto, Ferrero), e i più estremisti su di una setta bordighista (Lotta Comunista), staliniana (Rizzo) o trotzkista (Ferrando). Ma così ci si dimostra subalterni, perché solo un subalterno credulone si aspetta che gli scodellino la minestra già riscaldata. In realtà il gas deve addirittura essere ancora acceso, e i fiammiferi non si sa neppure dove cercarli.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">9. Allara ha fatto benissimo a condividere l’auspicio del vecchio Mario Monicelli per una rivoluzione, ignota fino ad oggi nella storia d’Italia, che ha conosciuto solo forme di trasformismo metamorfico, da Depretis a Giolitti fino a D’Alema e Bersani. Ma non vorrei che questo troppo facile auspicio ci facesse sfuggire il punto più delicato, e cioè che l’auspicio sulla rivoluzione si accompagni a un sorvolare e a un silenziamento sui tre presupposti politicamente scorrettissimi che dovrebbero accompagnarli.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Primo, la globalizzazione è l’equivalente di ciò che la sinistra, l’ANPI, i centri sociali, il PD e i tre porcellini chiamano “fascismo”.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Secondo, l’alleanza militare NATO e l’impero strategico USA nel mondo sono l’equivalente di ciò che sinistra, l’ANPI, i centri sociali, il PD e i tre porcellini chiamano “fascismo”.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Terzo e ultimo, l’euro è l’equivalente di ciò che la sinistra, l’ANPI, i centri sociali, il PD e i tre porcellini chiamano “fascismo”.</span></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">E perciò, delle due l’una: o la sinistra, l’ANPI, i centri sociali, il PD e i tre porcellini vivono nel mondo reale e io ho perso ogni contatto con il mondo, oppure è il contrario. Il lettore barri la casella giusta. Da tempo non mi offendo più, anche se mi dicono che ho perso ogni contatto con il mondo reale.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"> 10. Partiamo dall’euro. Posso anche concedere la buona fede nei suoi creatori, tipo “rispondere alla sfida della globalizzazione” oppure “evitare in futuro altre guerre fratricide in Europa”. Non sono un economista, e l’euro potrebbe anche restare come moneta di riserva (Giacché, Mélenchon), ma bisogna prima ammetterlo: l’euro è stato un tragico errore, è incompatibile con il <em>welfare</em>, sia pure “dimagrito”, bisogna tornare alla sovranità monetaria dello Stato nazionale. Che poi ci possa o debba essere anche una moneta di conto parallela, lo si chieda agli “economisti di sinistra”.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">La sfida della globalizzazione ha voluto dire di fatto l’adattamento supino alla globalizzazione. Non esiste una globalizzazione buona, virtuosa, o l’altermondialismo per gonzi politicamente corretti. Globalizzazione significa lavoro flessibile e precario, decentramento produttivo, speculazione finanziaria, privatizzazione tendenziale di tutta la sanità e di tutta l’educazione pubblica. I comportamenti della giunta Draghi-Monti-Napolitano sono sotto gli occhi di tutti, almeno di quelli che non si lasciano distrarre dall’avanspettacolo del Trota e della Santanchè.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/portada.php_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4505" title="portada.php" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/05/portada.php_-300x162.jpg" alt="" width="300" height="162" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Hanno aumentato l’età pensionabile, arriverà la mazzata dell’IMU, ma siamo appena agli antipasti. Sotto attacco ci stanno la sanità e l’educazione pubbliche. Il modello è quello americano, perché la globalizzazione tendenzialmente ha un solo modello: assicurazioni sanitarie private ed educazione privata a pagamento. Paesi scandinavi e Cina resisteranno per un poco, ma non possono farlo a lungo. La primavera araba cosiddetta ha liquidato l’autonomia dell’intero mondo arabo, consegnandolo a un pool di sceicchi sauditi e di fratelli musulmani insaporiti di salafismo.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Si parla di antiglobalizzazione e di finanz-capitalismo (Gallino), e poi per politicamente corretto non se ne vuole pagare il prezzo: fuori dalla NATO, USA a casa loro, asse politico Parigi-Berlino-Mosca (niente a che fare con il vecchio comunismo), ripristino della sovranità e della moneta nazionale, contingentamento dell’immigrazione (niente a che fare con il razzismo!), eccetera.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Svegliatevi bambine! E’ impossibile criticare il capitalismo, la globalizzazione, e avere anche il politicamente corretto di sinistra. Per fare la frittata bisogna rompere le uova. Se qualcuno per caso avesse questa ricetta, me la dica, e gliene sarò grato. Ma non credo ci sia.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 16.0pt; line-height: 115%;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Renzi vuole la poltrona di Letta, altrimenti rischia di “scadere”</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Feb 2014 16:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Orso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; di Eugenio Orso   Come qualsiasi novità, che in tempo di crisi dura sempre meno, anche Renzi deve fare in fretta. Per questo vuole urgentemente la poltrona di piccolo Quisling occupata da Letta. Banalmente, quando si apre un locale nuovo, o si lancia un nuovo prodotto, ci si può aspettare un paio di mesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<header class="entry-header"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/o-matteo_renzi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4192" title="o=--matteo_renzi" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/o-matteo_renzi-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
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<h1 class="entry-title"><span style="color: #ff0000;"><em>di Eugenio Orso</em></span></h1>
<div class="entry-meta"><span class="sep"> </span></div>
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<div class="entry-content clearfix">
<p style="text-align: justify;"><strong>Come qualsiasi novità, che in tempo di crisi dura sempre meno, anche Renzi deve fare in fretta. Per questo vuole urgentemente la poltrona di piccolo Quisling occupata da Letta. Banalmente, quando si apre un locale nuovo, o si lancia un nuovo prodotto, ci si può aspettare un paio di mesi di gloria, di pingui incassi e di buon afflusso di clienti, fidando sulla novità che paga e sulla pubblicità martellante che l’accompagna, ma poi, dopo l’iniziale boom, finito il breve periodo di vacche grasse si dovrà fare i conti con la dura realtà. Così è per l’ultimo prodotto lanciato in carne e ossa sul mercato politico-elettorale dal pd, cioè per Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, infatti, altro non è che una creazione mediatico-subpolitica per carpire il consenso degli italiani idiotizzati, impoveriti dalla crisi e dalla grande finanza, prima che questi, messi con le spalle al muro dal debito, dai mercati e dall’euro, sfuggano al controllo sistemico. Il fatto che Matteo abbia trionfato nella “festa privata” piddina chiamata primarie, cuccandosi la segreteria del partito, non dovrebbe dargli automaticamente il diritto di occupare la poltrona di presidente del consiglio e di scacciare l’ominicchio (sempre con targa pd) che attualmente la occupa. I maligni dicono che sta cercando di fare quel che fece a suo tempo D’Alema con Prodi, evitando di passare per le elezioni. Le elezioni politiche, quelle vere naturalmente, per quanto pilotate e soggette a leggi elettorali-truffa, non di certo le primarie.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pur avendo in passato dichiarato che avrebbe continuato a fare il sindaco, in quel di Firenze, e di non desiderare ardentemente la poltrona di “premier”, non deve stupire se Renzi frigge come nessuno al mondo per gettare Letta dalla finestra del cinquecentesco Palazzo Chigi. E prenderne rapidamente possesso. Il tempo stringe, lo specchietto per le allodole potrebbe appannarsi, già fra qualche mese, e Matteo rischia di “scadere”. Napolitano sembra che rimetta la decisione al pd, che ormai domina incontrastato l’Italia per conto delle eurocrazie, ma probabilmente sta dandosi da fare, sullo sfondo, per il Loro bene e il nostro male. L’incontro “riservato” con Monti, dell’agosto 2011, pur non costituendo reato penale, fino all’alto tradimento degno di “impeachment”, dovrebbe metterci sull’avviso. Che Renzi abbia sfacciatamente mentito, quando, appena qualche settimana fa, ha dichiarato di non aspirare alla poltrona occupata da Letta, non dovrebbe stupire il colto e l’inclita. Anzi, è cosa fin troppo scontata e normale, perché menzogna e mendacia sono considerate preziose qualità, nel pd collaborazionista dei poteri esterni. In attesa di scalzare Letta – e forse il momento buono è arrivato – Renzi ha preventivamente costituito, con la sua segreteria “lettiani free”, una sorta di governo ombra dei trenta-quarantenni rampanti (peggiori di quelli socialisti del Midas, nel luglio del 1976), con Marianna Madia al Lavoro (non ha mai lavorato in vita sua!), Maria Elena Boschi alle Riforme (altra velina piacente, come e più di Marianna), la meno bella (anzi, bruttina) Debora Serracchiani alle Infrastrutture, Luca Lotti all’Organizzazione e via elencando. Mi sembra che i ministri ombra anti-Letta siano dodici in tutto, fra i quali dominano le donne, quasi tutte moderatamente sexy, se non procaci. Melius abundare quam deficere. In evidente ossequio alle “quote rosa” politicamente corrette e in concessione al berlusconismo televisivo. Come velina, personalmente preferisco Pina Picierno (Legalità e Sud), perché mi piacciono le more con gli occhi scuri. Forse appenderò in camera un suo poster, preferibilmente svestita. Ma torniamo a cose più serie. Servitore politico prediletto dalle aristocrazie eurofinanziarie, il pd è talmente bene insediato nei gangli vitali del semi-stato italiano, da permettersi di costituire una segreteria-governo ombra che fa da contraltare al suo stesso esecutivo! Anche in ciò, Renzi è un segno dei tempi, o più precisamente, dei malatempora che currunt.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo scontro finale Renzi-Letta, che si disputano l’osso della presidenza del consiglio, potrebbe svolgersi proprio oggi, 13 febbraio, nel primo pomeriggio, quando si riunirà la direzione nazionale piddina. Comunque finirà la vicenda, con Letta riconfermato per il rotto della cuffia, a certe condizioni, oppure con Renzi trionfante che agguanta l’agognata carica, è chiara almeno una cosa. Renzi sa di non avere molto tempo, sa bene che se il governicchio di Letta durerà ancora per un annetto, o per due, o addirittura di più, la “sua novità”, in quanto prodotto mediatico-politico-propagandistico, si esaurirà del tutto. In un futuro non lontano, altri prodotti, nuovi e spendibili sul mercato elettorale, potranno surclassarlo. Per questo vuole la poltrona di Letta e la vuole subito, prima che l’incanto si rompa. Altrimenti rischia di “scadere”.</strong></p>
</div>
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		<title>Il federalismo fiscale: pratica e &#8220;ideologia&#8221; disgregativa</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 10:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Dorato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Lorenzo Dorato All&#8217;ordine del giorno nell&#8217;agenda del governo italiano c&#8217;è, fin dall&#8217;inizio della legislatura, il federalismo fiscale. Lanciato dalla lega nord in ossequio al proprio universo ideologico e soprattutto alle istanze più &#8220;immediate&#8221; del proprio elettorato di riferimento, il federalismo fiscale è in realtà ampiamente supportato da una vasta gamma di forze politiche, dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Lorenzo Dorato</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/07/federalismo_fiscale.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1411" style="margin: 5px;" title="federalismo_fiscale" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/07/federalismo_fiscale.gif" alt="" width="150" height="160" /></a>All&#8217;ordine del giorno nell&#8217;agenda del governo italiano c&#8217;è, fin dall&#8217;inizio della legislatura, il federalismo fiscale. Lanciato dalla lega nord in ossequio al proprio universo ideologico e soprattutto alle istanze più &#8220;immediate&#8221; del proprio elettorato di riferimento, il federalismo fiscale è in realtà ampiamente supportato da una vasta gamma di forze politiche, dal Pdl al Pd passando per l&#8217;Italia dei valori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il federalismo, inteso come presunta autogestione e autogoverno dei territori facenti parti di uno Stato, ha naturalmente diverse forme e diversi significati. Non va confusa infatti la decentralizzazione amministrativa, la promozione delle culture locali e regionali e delle diverse forme organizzative dei singoli territori (che può essere giudicata positivamente) con il federalismo economico e l&#8217;iper- federalismo culturale, la cui ratio di fondo è lo svuotamento del solidarismo interno allo Stato-nazione e l&#8217;esaltazione dei particolarismi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il federalismo economico e fiscale prevede un contesto in cui ogni area regionale gestisce in proprio le risorse che preleva dai propri cittadini mettendosi in concorrenza con le altre regioni tramite la gestione del fisco (ad esempio attraendo imprese sul territorio grazie a regimi fiscali o normativi vantaggiosi che vanno a scapito dei servizi sociali e dei diritti del lavoratori).</p>
<p style="text-align: justify;">Per iper-federalismo culturale intendo invece la decentralizzazione assoluta e marcata dell&#8217;istruzione a tutti i livelli, a partire dalla scuola, che finisce per svuotare la dimensione nazional-statuale negandogli una sua propria identità. Un conto ad esempio è promuovere l&#8217;insegnamento delle culture locali e territoriali oppure, come avviene in Spagna, delle lingue; altro conto è decentralizzare i programmi scolastici al punto tale da disconoscere l&#8217;esistenza di un programma forte comune, creando così i presupposti per il venir meno dello spirito culturale di unità dei cittadini, spirito che è anche la base per il senso di appartenenza ad una comunità politica che trascende, rispettandola e riconoscendola,  la comunità micro-culturale in senso stretto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il federalismo economico-fiscale e l&#8217;iper-federalismo culturale sono i due cardini  del tentativo di distruzione dall&#8217;interno dello Stato nazione. Parallelamente e in piena complementarietà agiscono in Europa e nel mondo le forze esterne di erosione della sovranità statale, ovvero le istituzioni antidemocratiche europee e quelle cosiddette internazionali in verità appannaggio della potenza egemone (Stati Uniti).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si ragiona di federalismo bisogna sempre tenere conto dell&#8217;esistenza di precisi interessi capitalistici oggi egemoni favorevoli alla perdita di sovranità degli Stati (tutti tranne lo Stato dominante naturalmente). Le ragioni di questo interesse sono due: la prima è svuotare lo Stato, inteso come luogo reale del conflitto e del compromesso tra esigenze dei profitti e esigenze sociali e civili, di potere, eliminando poco a poco la cornice istituzionale che è stata l&#8217;involucro di tutte le lotte politiche e sociali. A prima vista si può obiettare che il federalismo avvicina il potere al cittadino. Ma è proprio qui l&#8217;inganno ed è qui che l&#8217;ideologia federalistica trova il suo consenso. L&#8217;apparente avvicinamente al cittadino è del tutto fittizio, poiché la Regione, intesa come unità micro-territoriale, non è e non sarà mai per propria struttura un organismo sovrano per le scelte decisive di politica-economica. La sovranità teorica rimane allo Stato che in buona parte l&#8217;ha sciaguratamente ceduta alla tecnocrazia europea, ma tale sovranità per l&#8217;appunto resta teorica poiché lo Stato non può più attuarla pienamente a causa della pluralità di poteri regionali in competizione tra di loro che di fatto annullano l&#8217;efficacia di qualsiasi provvedimento. Il risultato è che la sovranità anziché avvicinarsi al cittadino semplicemente perde di consistenza e si corrode nel labirinto dei poteri stratificati e apparenti e tra di loro concorrenti. Il cittadino toscano, calabrese o lombardo vive nell&#8217;illusione di godere di una sovranità regionale ravvicinata, ma ignora che la regione non è altro che l&#8217;esecutrice materiale di direttive che provengono da Brussels o da Washington e che quel poco di autonomia decisionale residua che era nelle mani dello Stato, è ulteriormente erosa proprio dallo pseudo-potere di regioni sottomesse ad unico vero potere post-statale.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda ragione alla base dell&#8217;interesse imperialistico e capitalistico verso il federalismo fiscale (la prima abbiamo visto attiene allo svuotamento dell&#8217;involucro sovrano del conflitto sociale) riguarda i rapporti di forza tra le diverse formazioni capitalistiche nazionali, laddove la potenza egemone e in generale le potenze egemoni hanno tutto l&#8217;interesse a depotenziare la capacità di sviluppo e di accrescimento di peso specifico sul panorama internazionale politico e commerciale di altre potenze sub-dominanti. In tal senso il federalismo è imposto come arma di sottosviluppo, di disgregazione territoriale e di attacco contro potenziali strategie industriali e commerciali statali-nazionali ostili alla potenza egemone. D&#8217;altronde una delle armi da sempre usata dagli imperialismi è stata quella del <em>divide et impera </em>per meglio controllare non solo le terre colonizzate e sfruttate, ma anche i propri potenziali concorrenti nel dominio mondiale. La spinta verso federalismi sempre più accentuati (sul piano economico-fiscale in primis) va letta nel quadro della strategia del divide et impera similmente all&#8217;appoggio a molti separatismi e scissionismi in diverse aree del mondo (dal Tibet alla Cecenia, dal Darfur all&#8217;Ex-Jugoslavia ed Ex-Unione Sovietica).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo alle ragioni addotte da coloro che propagandano la bontà del federalismo nell&#8217;attuale contesto capitalistico occidentale e in particolare in Italia. La tesi ufficiale dei sostenitori del federalismo è la responsabilizzazione delle gestioni politiche locali a fronte del divario economico tra nord e sud attribuibile secondo costoro a inefficienze e assistenzialismo. Non sarebbe ammissibile che una parte della nazione produca assai di più di un&#8217;altra parte per poi dover redistribuire le risorse ai nullafacenti. Il problema della sperequazione nella produzione e nel reddito naturalmente è un problema serissimo dellItalia. Tuttavia la sua causa non è certo l&#8217;assistenzialismo statale né lo spirito nullafacente del meridionale medio. L&#8217;assistenzialismo è soltanto un tappa-buchi di una situazione di mancanza di sviluppo strutturale del sud che si protrae dai tempi dell&#8217;unità d&#8217;Italia ed è il frutto avvelenato di una pura operazione di carattere coloniale che fece del sud l&#8217;esportatore di manodopera e della borghesia del nord il suo sfruttatore. Oggi la manodopera da sfruttare viene da ben più lontano, ma il sud resta un&#8217;area geografica ad altissima disoccupazione e basso sviluppo economico. La ragione è la cronicizzazione del dualismo nord-sud dovuta alla mancanza di una politica economica centrale forte che non fosse semplicemente di carattere emergenziale e di breve periodo (con le innumerevoli casse per il mezzogiorno finite ad ingrossare sacche di malaffare volta per volta). La responsabilità del sottosviluppo del sud è al 100% italiana e di tutta l&#8217;Italia, dell&#8217;incapacità di rompere la logica colonialistica su cui scaiguratamente è nata la nostra nazione politica permettendo il dilagare della criminalità organizzata collusa con lo Stato e lasciando il sud in balia di un circolo vizioso: sottosviluppo-criminalità-degrado sociale-sottosviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega nord e tutti i partiti favorevoli al federalismo economico-fiscale diffondono nella popolazione l&#8217;idea che il prelevamento autonomo delle risorse fiscali e la loro gestione interna alla Regione, permettono un ristabilimento della responsabilità dei territori e della vicinanza dei cittadini alla gestione economica. In realtà, come abbiamo visto, il federalismo non fa altro che creare deliberatamente un intreccio di poteri impotenti e in reciproca competizione, al fine di:</p>
<p style="text-align: justify;">1-svuotare il senso della sovranità politica, sia sul piano culturale che sul piano strutturale e materiale.</p>
<p style="text-align: justify;">2- creare le condizioni per una concorrenza al ribasso sulla fiscalità con grave detrimento per lo Stato sociale (delocalizzazione delle imprese tra regioni a diverso regime fiscale) e per le condizioni dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">3- ricreare entro gli Stati-nazione le stesse condizioni già esistenti nel catastrofico regime di libera circolazione di capitali e merci privo di politica economica centralizzata presente nell&#8217;U.E.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza l&#8217;obiettivo reale del federalismo è un obiettivo imperialistico e di classe. Da un lato si punta all&#8217;erosione di sovranità (dall&#8217;interno) dello Stato, colpendolo nel suo potenziale margine residuo di intervento pubblico di carattere sociale e redistributivo, nonché di politica industriale; da un altro lato si punta a favorire la concorrenza a ribasso tra le regioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso il programma di regionalizzazione, federalismo, autonomia dei territori è stato sponsorizzato da Washington fin dal principio degli anni 90, contemporaneamente ai lauti investimenti per il finanziamento dei nazionalismi separatisti spacca-nazioni politiche (come in Jugoslavia). Il tutto si è accompagnato al rafforzamento dei vincoli europei, producendo così sia dall&#8217;interno che dall&#8217;esterno degli Stati una condizione di imposta e ricercata impotenza politica degli stessi. E l&#8217;impotenza politica di uno Stato è il primo passo per confondere il cittadino e il lavoratore privandolo degli strumenti di rappresentanza reale, unico vero involucro di qualsiasi lotta civile e sociale sensata.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere contro il federalismo fiscale significa essere contro un ulteriore spazio di dominio imposto dalle oligarchie capitalistiche e rivendicare il senso e l&#8217;importanza della sovranità politica, non certo in chiave di difesa di strategie di potenza nazionali, ma in chiave di tutela della sovranità popolare da incanalare a fini di trasformazione sociale.</p>
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		<title>Riforme istituzionali: nuovi passi verso l’erosione della sovranità popolare e della rappresentanza</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 17:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Dorato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo fiscale]]></category>
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		<category><![CDATA[riforme istituzionali]]></category>
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		<description><![CDATA[di Lorenzo Dorato A seguito delle elezioni regionali del 28-29 marzo il dibattito politico, al netto delle vicende giudiziarie e degli scandali di turno, si è fortemente concentrato sulla questione delle cosiddette riforme istituzionali, oltreché sul pericolosissimo progetto di federalismo fiscale (cui si dedicherà un approfondimento a parte). Le forze politiche hanno manifestato una contrapposizione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Lorenzo Dorato</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/05/parlamento.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1106" style="margin: 5px;" title="parlamento" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/05/parlamento.jpg" alt="parlamento" width="300" height="292" /></a>A seguito delle elezioni regionali del 28-29 marzo il dibattito politico, al netto delle vicende giudiziarie e degli scandali di turno, si è fortemente concentrato sulla questione delle cosiddette riforme istituzionali, oltreché sul pericolosissimo progetto di federalismo fiscale (cui si dedicherà un approfondimento a parte).</p>
<p style="text-align: left">Le forze politiche hanno manifestato una contrapposizione, del tutto formale, sulle priorità riformistiche del momento, con le opposizioni che invocavano la maggiore urgenze delle riforme a carattere sociale (i cui contenuti non vengono però mai esplicitati) accusando la maggioranza di badare alle sole esigenze del premier e alle pressioni della Lega nord. Al di là dello scontro sulla tempistica, le maggiori forze politiche, Pdl, Pd, Lega Nord, Italia dei valori e Udc condividono un progetto di sconvolgimento istituzionale da tempo meditato e in agenda.</p>
<p style="text-align: left">Si tratta della triade: presidenzialismo o semi-presidenzialismo – riduzione del numero dei parlamentari –  aumento del numero di unità elettorali (circoscrizioni o insiemi di collegi), laddove non sia possibile l’applicazione <em>sic et simpliciter </em>del sistema maggioritario.</p>
<p style="text-align: left">Il primo provvedimento vorrebbe fare dell’Italia un paese a democrazia rappresentativa di tipo presidenziale (tipo Stati Uniti) o semi-presidenziale (sul modello francese). In entrambi i casi, nel primo in modo lampante (non a caso si tratta del progetto sostenuto apertamente dai radicali e da Emma Bonino) si mira ad erodere il potere del parlamento ridistribuendolo ad un presidente della Repubblica direttamente eletto dal popolo. Un’unica persona, naturalmente facente parte di un partito forte (Pd o Pdl) gestirebbe buona parte del potere politico contribuendo ad erodere ulteriormente la rappresentanza proporzionale delle istanze espresse dagli elettori. Quando infatti la competizione prevede che il primo classificato vince e accede al potere istituzionale le preferenze espresse per gli altri candidati perdono ogni effetto. Potenziare il ruolo del presidente della repubblica eletto direttamente dal popolo, in tempi di dominio del pensiero unico con massiccio assenso passivo dell’opinione pubblica, significa aumentare lo sbilanciamento del potere (già evidente) verso le forze politiche di maggior peso . Interessante notare come le riforme antiproporzionalistiche in tutte le loro vesti e forme, si moltiplicano proprio nelle fasi storiche in cui il sistema di potere dominante ha consolidato un dominio ideologico inequivocabile sugli elettori, anche se non totale. Proprio la non completezza di tale dominio invita i rappresentati politici della gestione capitalistica a varare tutte le riforme finalizzate ad annullare per il presente e soprattutto per il futuro qualsiasi velleità di azione di minoranze non allineate. Le remore del partito democratico all’applicazione del presidenzialismo sono esclusivamente relative alla presenza di Berlusconi sulla scena politica e al rischio che tale personaggio troppo eccentrico e attento ai propri interessi, e dunque in potenziale contrapposizione con altri interessi oligarchici costituiti, possa accentrare eccessive quote di potere nelle sue mani. Malgrado questo ostacolo contingente, già ampi settori del PD vedono con favore la riforma istituzionale presidenzialistica proprio in quanto favorente il meccanismo di messa all’angolo di ogni pensiero politico alternativo alla forma oligarchica di cui tale partito è massimo esponente e rappresentante. La stessa Idv manifesta esplicitamente la contrarietà alla riforma nelle circostanze attuali solo per la presenza di Berlusconi.</p>
<p style="text-align: left">Il provvedimento finalizzato alla riduzione del numero dei parlamentari è ben più subdolo degli intenti presidenzialisti. Mascherato da una presunta lotta contro gli sprechi, la burocratizzazione e le inefficienze (consueto cavallo di battaglia delle riforme neo-liberali e-o antidemocratiche), il vero intento della riduzione del numero di parlamentari è ancora una volta l’esclusione dal parlamento delle forze politiche più piccoli, al fine di giungere a quel definitivo bipartitismo tanto agognato dalle classi dominanti per imporre i propri progetti egemonici dietro la parvenza di una democrazia dell’alternanza sul modello anglosassone (si noti che tale modello è al momento in fase di rigetto e discussione proprio nella sua patria, il Regno Unito, grazie al successo elettorale del partito liberale ed alla sua incredibile sottorappresentazione. La riduzione dei parlamentari penalizza fortemente i partiti più piccoli proprio in un sistema elettorale psuedo-proporzionale corretto con una suddivisione in numerose e piccole circoscrizioni. Attualmente le circoscrizioni elettorali su cui si computa la ripartizione dei seggi sono ventisei, ma da più parti si parla della necessità di un aumento del numero di unità elettorali (insieme di collegi o circoscrizioni più piccole) per il conteggio dei voti e la loro trasformazione in seggi. Più unità elettorali significa meno seggi da assegnare a ciascuna unità, dunque un progressivo avvicinamento alla logica maggioritaria pura (per cui è previsto un solo seggio per ogni unità elettorale). Se i parlamentari vengono ridotti  e contemporaneamente le unità territoriali vengono aumentate di numero, il risultato è che ciascuna unità territoriale potrà eleggere un più esiguo numero di candidati (magari anche solo due) e tantissimi voti espressi dagli elettori non riceveranno, pertanto, alcuna rappresentanza parlamentare. La mossa liberal-populistica della riduzione dei parlamentari per supposti scopi di riduzione dei costi della politica è quindi un ipocrita tentativo di accelerare il bipartitismo in maniera subdola. Anche perché se proprio si ritiene eccessivo il costo dovuto agli stipendi dei parlamentari (problema comunque del tutto secondario) si potrebbe con eguale efficacia ridurre del 50% lo stipendio di ciascuno. Ma di questo si parla decisamente meno.</p>
<p style="text-align: left">Si può concludere dicendo che l’urgenza delle riforme istituzionali considerate fondamentali per la governabilità del paese è una copertura ideologica per nascondere l’unico vero fine perseguito dalle forze politiche sotto ricatto delle oligarchie capitalistiche: il definitivo livellamento della rappresentanza, mai del tutto conseguito in Italia, e l’approdo ad un partito unico ultra-capitalistico formalmente diviso in due partiti che si distinguono nella forma e nell’estetica.</p>
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		<title>Gli irresponsabili</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 20:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Garante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Cacciari]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pietro Garante «Je ne suis pas d&#8217;accord avec ce que vous dites, mais je me battrai jusqu&#8217;à la mort pour que vous ayez le droit de le dire.» Questa frase è stata formulata nel 1906 nel libro inglese “The Friends of Voltaire” ma per tradizione viene attribuita a Voltaire stesso. E per tradizione viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><span lang="fr-FR">di Pietro Garante</span></span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<blockquote>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><span lang="fr-FR">«</span></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><span lang="fr-FR"><em>Je ne suis pas d&#8217;accord avec ce que vous dites, mais je me battrai jusqu&#8217;à la mort pour que vous ayez le droit de le dire</em></span></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><span lang="fr-FR">.»</span></span></p>
</blockquote>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%;" lang="fr-FR" align="JUSTIFY">
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Questa frase è stata formulata nel 1906 nel libro inglese “</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>The Friends of Voltaire</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">” ma per tradizione viene attribuita a Voltaire stesso. </span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><img class="alignright size-full wp-image-568" style="margin: 3px;" title="staino_sul_pd" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/staino_sul_pd.jpg" alt="staino_sul_pd" width="300" height="300" />E per tradizione viene ripetuta da chiunque si ritenga, a seconda delle occasioni, tollerante, liberale o democratico.</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Ma tutte le cose che si fanno per tradizione finiscono per essere svuotate di contenuto per diventare delle semplici connotazioni identitarie che servono per mostrare una fede non </span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>in</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"> qualcosa, ma </span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>contro</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"> qualcun altro.</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;">
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Sembra un po’ esagerato scomodare Voltaire per le faccende di casa nostra, dove un supposto tramezzino andato di traverso avrebbe messo in crisi uno dei rituali di base della democrazia formale: le elezioni.</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">In realtà sembra che per traverso fossero andati certi equilibri di potere interni al partito di maggioranza.</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Fatto sta che gli opponenti, cioè il centro sinistra, hanno preso la palla al balzo crogiolandosi nell’idea di potere vincere delle belle “elezioni bulgare”, ovvero senza  avversari, consapevoli della pertinenza dell’analisi di Crozza: “</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>Il PD fa le primarie perché sono le uniche elezioni in cui, forse, vince uno del PD</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">”. </span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Insomma, per continuare nello spirito di Crozza, il centrosinistra voleva trasformare le prossime elezioni nelle due più importanti regioni italiane in primarie.</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;">
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><img class="alignleft size-full wp-image-569" style="margin: 3px;" title="partito_democratico-altan" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/partito_democratico-altan.jpg" alt="partito_democratico-altan" width="259" height="320" />Invece nello spirito di Voltaire avrebbe dovuto spontaneamente compiere azioni o sottoporre proposte per permettere al proprio maggiore avversario di poter partecipare alla competizione elettorale. </span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Per almeno due motivi. Il primo è di carattere formale, ed è talmente evidente che non lo discuto. Il secondo è di carattere politico: la legittimità di qualsiasi governo regionale di centrosinistra uscito da elezioni così falsate sarebbe stata rimessa in discussione, ad ogni occasione, dal centrodestra (come ha capito utilizzando un po’ di buon senso democratico Massimo Cacciari).</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;">
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Non avendo invece ricevuto l’assist da parte dell’opposizione, il partito di maggioranza ha dovuto fare di testa sua, secondo una prassi che gli è familiare: la legge “</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>ad personam</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">” (ora “</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>ad listam</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">”). </span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">La conclusione è che ora abbiamo che è il centrosinistra ad essere pronto ad ogni occasione buona a impugnare la legittimità di eventuali prossimi governi regionali di centrodestra. </span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;">
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">In un caso come nell’altro abbiamo una riprova della putrescenza della cosiddetta Seconda Repubblica. Una riprova che siamo in un Paese dove </span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>due soggetti politici irresponsabili</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"> e i loro piccoli scudieri e paggi affetti da ADHD (cioè da disturbo da deficit d&#8217;attenzione ed iperattività) si dimostrano incuranti delle reali necessità del Paese e si ricordano che esiste qualcosa al di fuori dei loro apparati solo quando qualche corposo interesse economico e politico esogeno tira loro le orecchie o gli fa balenare l’opportunità di qualche lucro.</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-570" style="margin: 3px;" title="the_incredibles_pd" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/the_incredibles_pd.jpg" alt="the_incredibles_pd" width="280" height="218" /></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">La loro </span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>irresponsabilità</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"> (e insisto ad utilizzare questo aggettivo con cui Pasolini caratterizzava gli intellettuali di sinistra della sua epoca, propensi in modo acritico ad accettare le “ragioni” dei sessantottini, fra i quali non pentito mi annovero &#8211; ma questa contraddizione esula dal discorso in oggetto) questa </span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>irresponsabilità</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">, dicevamo, è testimoniata in modo lampante dal rituale e incessante richiamo ad una legalità costituzionale che invece è nella realtà calpestata del continuo in modo </span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>bipartisan</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">.</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;" lang="fr-FR">
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Articolo. 11: “</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli..</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">.”. Bene e il recente rifinanziamento </span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>bipartisan</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"> del nostro corpo d’invasione in Afghanistan? E i bombardamenti sulla Serbia del governo D’Alema il cui decimo anniversario l’anno scorso è passato senza che nessuno ne parlasse, proprio nel Paese delle sagre, delle processioni e delle fanfare dove si commemora di tutto e di più?</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;">
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">E l’articolo 4: “</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">”? Che ne facciamo di questo articolo? Ci serve per commuoverci per i lavoratori licenziati o cassaintegrati quando salgono sulle gru o sui tetti delle loro fabbriche, perché allora ci ricordano tanto i simpatici panda minacciati dal “progresso”?</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;">
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Ma poco importa. Strappiamoci, invece, le vesti perché lo spettacolo rituale delle elezioni rischia di diventare una sceneggiata. Questo è ciò che conta!</span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.32cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">E tuttavia io non trascurerei le funeste conseguenze di questo indecente spettacolo. Funeste quanto più tali rituali (del tutto inservibili nella presente fase storica in Italia, pur con ogni buona volontà non estremistica) segnano un tale distacco dalla realtà da far ritornare di allarmante attualità la famosa descrizione di Marx ed Engels: </span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;">
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">“<span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>Cretinismo parlamentare, infermità che riempie gli sfortunati che ne sono vittime della convinzione solenne che tutto il mondo, la sua storia e il suo avvenire, sono retti e determinati dalla maggioranza dei voti di quel particolare consesso rappresentativo che ha l&#8217;onore di annoverarli tra i suoi membri, e che qualsiasi cosa accada fuori delle pareti di questo edificio, &#8211; guerre, rivoluzioni, costruzioni di ferrovie, colonizzazione di intieri nuovi continenti, scoperta dell&#8217;oro di California, canali dell&#8217;America centrale, eserciti russi, e tutto quanto ancora può in qualsiasi modo pretendere di esercitare un&#8217;influenza sui destini dell&#8217;umanità,- non conta nulla in confronto con gli eventi incommensurabili legati all&#8217;importante questione, qualunque essa sia, che in quel momento occupa l&#8217;attenzione dell&#8217;onorevole loro assemblea</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">.” </span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Marx-Engels</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>, </em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">“</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>Rivoluzione e controrivoluzione in Germania</em></span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">”</span><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;"><em>.</em></span></p>
<p style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 50%; text-align: justify;" lang="en-GB">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;" lang="en-GB"><span style="font-family: Bookman Old Style,serif;">Good night and good luck</span></p>
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