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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Peres</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Un Nobel per lo yuan</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 11:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Garante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[di Pietro Garante Quando ero ragazzo e si davano i Nobel per la Pace al dottor Schweitzer e a Martin Luther King, o a Linus Pauling, credevo che quel premio avesse un senso umanitario. Ero giovane ed ingenuo, ma anche i tempi erano oggettivamente diversi: il mondo era stabile sotto il duopolio USA-URSS e l’Occidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Pietro Garante</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ero ragazzo e si davano i Nobel per la Pace al dottor Schweitzer e a Martin Luther King, o a Linus Pauling, credevo che quel premio avesse un senso umanitario.<br />
Ero giovane ed ingenuo, ma anche i tempi erano oggettivamente diversi: il mondo era stabile sotto il duopolio USA-URSS e l’Occidente accumulava capitalisticamente con grande lena,  coordinato, guidato e protetto dagli Stati Uniti.<br />
Poi venne una stagione fitta di Nobel dati a politici e capi di stato (era già avvenuto in precedenza, ma con moderazione). Vedemmo allora premiati il dottor Kissinger assieme al vietnamita Le Duc Tho, che però rifiutò il premio, e poi Begin assieme a Sadat, per aver fatto la pace tra Israele ed Egitto, o Peres, Rabin e Arafat per aver fatto finta di far la pace tra Israeliani e Palestinesi. Mi “perplimono” un pò questi premi, ma con un pò di cinismo e di realpolitik possiamo capirne il senso, per lo meno formale.<br />
Da quando siamo nel pieno dei sommovimenti tellurici dovuti al crollo dell’URSS e al conclamarsi della crisi planetaria dell’egemonia USA, vediamo invece un progressivo affollarsi di premi dati ai “dissidenti”, ovvero a coloro che criticano i governi (solitamente detti “regimi”) che danno fastidio agli Stati Uniti (col recentissimo entr’acte esilarante di un premio Nobel preventivo per la Pace assegnato al guerrafondaio Barack Obama).<br />
Capostipite fu Sakharov, poi venne il polacco Wałęsa, poi il Dalai Lama, quello che ha dovuto ammettere di essere stato per anni sul libro paga della CIA al suon di 180.000 dollari all’anno, poi la birmana Aung San Suu Kyi, dolce e non-violenta leader di un partito, la National League for Democracy, con filiali a Washington, capitale di un noto Paese non-violento; poi l’iraniana Shirin Ebadi ed ora il cinese Liu Xiaobo.<a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/10/liu-xiaobo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1723" style="margin: 5px;" title="liu-xiaobo" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/10/liu-xiaobo.jpg" alt="" width="336" height="237" /></a><br />
Tutte persone con buone ragioni per voler dissentire dai loro governi. Tutte persone scelte, tra le mille possibili, con serissimi criteri geopolitici, per essere laureate Nobel per la Pace da parte del Norwegian Nobel Committee.<br />
Scelte che si sono spesso associate a tentativi concreti di rovesciare governi, regimi, poteri. Sempre in una stessa identica direzione: quella in cui si deve in un modo o nell’altro “esportare la democrazia”.<br />
Ecco allora la “rivoluzione verde” iraniana, la rivolta dei monaci in Tibet, quella dei monaci nel Myanmar, quella degli Uiguri nello Xinjiang (che però è finita sotto silenzio appena è saltato fuori che in realtà erano gli Uiguri a massacrare i cinesi Han &#8211; viva l’obiettività).<br />
Gli USA hanno sviluppato tecniche, una volta abbastanza raffinate ma ormai sputtanate dalla ripetitività, per far leva sui malumori di minoranze o ceti sociali e sfruttarli nei loro giochi politici e geopolitici. L’Einstein Institution, col suo corredo di false ONG, è l’esempio apodittico di fucina di queste tecniche (ne parlò anche un servizio di “Report”).<br />
I media allineati e gli intellettuali allineati (praticamente tutti, con una percentuale che rasenta il 100% tra quelli cosiddetti “progressisti”) fanno da cassa di risonanza di queste tecniche, così come il solito pittoresco jet-set di nani e ballerine, il cui leader indiscusso è il canterino miliardario Bono.<br />
Ecco l’origine del politically correct, che ha fatto della sinistra radicale un luogo di aristotelica corruzione culturale e politica (si pensi a un Kouchner o ad un Cohn Bendit, o ai nostri meno illustri Sofri, Mieli, Annunziata, Nirenstein), o dove si agitano generosi useful idiots, e di quella non radicale un luogo di diretto asservimento alle mene di potenza statunitensi.<br />
Piazza Tienanmen fu innanzitutto un profondo scontro di potere all’interno del Partito Comunista Cinese. Poi un tentativo da parte di poteri politici, economici e finanziari internazionali di ripetere il processo che stava frantumando il blocco sovietico e che da lì a poco avrebbe portato al collasso dell’URSS, ad alcuni milioni di morti per indigenza e all’aumento del 13%  della mortalità nell’ex impero sovietico (e a tal fine cercarono di mobilitare anche Gorbaciov, che guarda caso l’ anno dopo ricevette il Nobel per la Pace). Infine Piazza Tienanmen fu il tentativo del nuovo ceto medio cinese che si stava sempre più prepotentemente formando, e che come in Iran aveva un punto di forza nelle Università, di ottenere più gradi di libertà e privilegi.<br />
Un ceto medio in progressiva ascesa, le cui pulsioni “democratiche” sono state tacitate più dall’enorme arricchimento reso possibile proprio grazie alla sconfitta del tentativo di Tienanmen, che non dalla repressione. Per il futuro si vedrà.<br />
Come al solito gli “idealisti” ci lasciano le penne, perché si trovano, il più delle volte senza rendersene conto, nel bel mezzo dello scontro tra grandi poteri ed enormi interessi.<br />
Ci lasciano le penne perché finiscono soli, uccisi o dietro le sbarre. Oppure perché ricevono un pelosissimo premio che li equipara ad un semplice termine di negoziazione per ottenere la rivalutazione dello yuan (il Corriere della Sera era  addirittura sfrontato nell’accostare le due cose il giorno dopo il premio).<br />
Mammona ha vinto ancora: stavolta il Nobel per la Pace.</p>
<p style="text-align: justify;">Chissà perché il Nobel non è mai stato dato alla dissidente anticapitalista e antimperialista Silvia Baraldini condannata a 43 anni di carcere negli Stati Uniti, e ivi imprigionata in condizioni terribili per 16 anni?</p>
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		<title>Peres: l&#8217;Iran deve essere espulso dall&#8217;Onu</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Stella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
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		<description><![CDATA[di Federico Stella La recente visita del vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha fatto emergere chiaramente un forte elemento di coesione tra i due stati: l&#8217;Iran. La tiratina d&#8217;orecchie di Biden e le immediate scuse di Netanyahu per il modo un po&#8217; frettoloso e per il momento inadeguato (la visita del vicepresidente statunitense) in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify">di Federico Stella</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify"><img class="alignright size-full wp-image-593" style="margin: 5px;border: black 1px solid" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/03/Shimon-Peres-Joe-Biden-324.jpg" alt="Shimon-Peres-Joe-Biden-324" width="324" height="230" />La recente visita del vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha fatto emergere chiaramente un forte elemento di coesione tra i due stati: l&#8217;Iran. La tiratina d&#8217;orecchie di Biden e le immediate scuse di Netanyahu per il modo un po&#8217; frettoloso e per il momento inadeguato (la visita del vicepresidente statunitense) in cui è stata annunciata la costruzione di nuove colonie a Gerusalemme Est, non ha certo minato i rapporti tra i due stati. Ci vuole, infatti, ben altro che l&#8217;improvviso annuncio da parte del ministero degli interni israeliano della costruzione di 1600 nuovi alloggi a Gerusalemme Est per incrinare un rapporto essenziale per gli equilibri del Medio Oriente. L&#8217;apprensione che Biden ha dimostrato per la ripresa dei colloqui di pace tra Israele e Palestinesi, unico modo, a suo dire, per bloccare l&#8217;aumento di consensi per gli “estremisti” palestinesi, e le scuse di Netanyahu non sembrano altro che una recita per dimostrare al mondo intero che, nonostante i litigi, alla fine dei conti Usa e Israele sono vicini. Nonostante questa farsa di dichiarazioni improvvise, scuse e imbarazzi, gli alloggi, ovviamente, verranno costruiti lo stesso..</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;text-align: justify">A prescindere da questo triste e ripetitivo resoconto della drammatica situazione in cui si trova il popolo palestinese e dalle scaramucce tra Usa e Israele, l&#8217;evento chiave di questa visita sono state le dichiarazioni riguardanti l&#8217;Iran. La questione è così calda da far passare in secondo piano i dissensi che alcuni estremisti religiosi israeliani hanno avuto per la politica estera Usa dall&#8217;insediamento del governo Obama in poi. Lo sviluppo nucleare iraniano è in questo momento uno dei problemi principali della delicata situazione medio orientale e Israele ne è così preoccupato che ha recentemente minacciato un bombardamento sulle centrali nucleari della Repubblica Islamica.</p>
<p style="text-align: justify">I sospetti che questa visita di Biden avesse come primo punto dell&#8217;agenda la questione nucleare iraniana erano numerosi. Fonti politiche israeliane sostengono, infatti, che uno degli scopi della visita consisterebbe nella volontà di ribadire la contrarietà di Obama a possibili azioni militari contro l&#8217;Iran. Netanyahu si è, tuttavia, dimostrato soddisfatto degli sforzi di Obama per mettere in atto pesanti sanzioni contro la Repubblica Islamica, dichiarando che <span style="font-family: Times New Roman, serif">«più forti saranno [le sanzioni], più il regime iraniano sarà costretto a scegliere tra portare avanti il programma atomico e la sua stessa esistenza».</span> Dichiarazioni pesanti affiancate da quelle altrettanto dure di Peres: <span style="font-family: Times New Roman, serif">«L&#8217;Iran deve essere espulso dall&#8217;Onu». E Biden rassicura tutti quanti: «Non c&#8217;è distanza alcuna fra Stati Uniti e Israele quando si parla della sicurezza di Israele».</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">
<p align="justify"> </p>
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