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	<title>Comunismo e Comunità &#187; poliscritture</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Intervento di Ennio Abate alla presentazione di «Calpestare l’oblio» allo Spazio Tadini</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 21:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Calpestare l'odio]]></category>
		<category><![CDATA[ennio abate]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[poliscritture]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Tadini]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo con piacere questo notevole intervento di Ennio Abate alla presentazione di «Calpestare l’oblio» allo SPAZIO TADINI di Milano &#8211; in Via Jommelli 24 -, organizzato da Adam Vaccaro di MILANOCOSA.  Si è trattato di  un incontro per discutere di &#8220;Calpestare l&#8217;oblio&#8221;, un&#8217;antologia &#8211; così recita l&#8217;annuncio pubblicato sulla stampa nazionale &#8211; di &#8220;Cento poeti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Pubblichiamo con piacere questo notevole intervento di Ennio Abate alla presentazione di «Calpestare l’oblio» allo SPAZIO TADINI di Milano &#8211; in Via Jommelli 24 -, organizzato da Adam Vaccaro di MILANOCOSA.  Si è trattato di  un incontro per discutere di &#8220;Calpestare l&#8217;oblio&#8221;, un&#8217;antologia &#8211; così recita l&#8217;annuncio pubblicato sulla stampa nazionale &#8211; di &#8220;Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana&#8221;, curata da Valerio Cuccaroni, Davide Nota e Fabio Orecchini. L&#8217;incontro si è tenuto il 5 aprile scorso.</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gentili autori e organizzatori di CALPESTARE L’OBLIO,</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">sono del ’41. Da vecchio, dunque, scrittore quasi clandestino e militante </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>in proprio </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">fuori da qualsiasi partito, ragionando sulla base della storia del Novecento e di quella italiana del dopoguerra (in particolare degli anni Settanta), mi permetto di porvi due domande: </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- quale oblio ha da essere oggi calpestato? </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- lo si può calpestare solo in poesia, soltanto con la poesia?</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vi anticipo, in attesa di vostre risposte, le mie:</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/donna-grida.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2398" style="margin: 5px;" title="donna-grida" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/donna-grida.jpg" alt="" width="250" height="287" /></a>- in questo Paese l’oblio non è caduto soltanto o soprattutto sulla Resistenza e la Costituzione, come sostenete nell’introduzione del libro e in vari testi antologizzati, ma sulla lezione profonda di Marx e sulla storia del comunismo novecentesco &#8211; terribile sì, ma non cancellabile o surrogabile dall’apologia, quasi sempre in piatto “americanese”, della democrazia;</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- ad obliare non sono stati solo i poeti o i leader politici e intellettuali viventi (della sinistra </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>in primis</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">), ma anche quella parte della popolazione che una volta poteva ancora a buon diritto essere chiamata ‘popolo’ o ‘di sinistra’;</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- se l’oblio è tanto diffuso e generale, non si può semplicemente “calpestarlo”, ma si dovrà capirne  tutti insieme (e non solo i poeti) le ragioni e intervenire &#8211; se possibile &#8211; sulle cause che l’hanno prodotto: non può esserci nuova “poesia civile” se, come a me sembra, è venuta meno  ogni forma di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>polis </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">e, quindi, sono venuti meno quegli attori sociali una volta – oggi non più – indicati coi nomi di  ‘</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>citoyens</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">’, ‘popolo’ o ‘società civile. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pur riconoscendovi, dunque, il merito &#8211; non trascurabile in un periodo di coma della cultura &#8211; di aver raccolto il grido di dolore  di tanti poeti (da Roversi ai giovani esordienti) e costruito un libro – dico io – di “quasi poesia civile”, non vi nascondo la mia disapprovazione per l’operazione di mero assemblaggio. Non posso qui argomentare  a fondo il mio severo giudizio. Mi limito ad alcuni accenni: </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">1. Riunendo (non so se </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>una tantum </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">o in modo più continuativo) voci disparate attorno a un discorso di vago antiberlusconismo,  individuando un ostacolo indefinito, che voi chiamate «ideologia della separazione, anche culturale», agitando l’ideale di una mai esistita «officina culturale italiana, fatta di continuo scambio tra libero giornalismo, libero movimento intellettuale e artistico, libero mondo dello studio, della ricerca, dell&#8217;università», siete stati e sarete coccolati e applauditi. Oggi essere confusamente antiberlusconiani, plurali o pluralistici, anti-ideologici è quasi d’obbligo. Questi i </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>login</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> giusti per accedere ai giornali “di sinistra”. Questo l’unico dissenso che i sacerdoti della nostra disfatta Cultura  tollerano e, dunque, concedono.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">2. Come non vedere, però,  nella vostra scelta la rinuncia a pensare quali debbano essere le condizioni per la nascita di una vera,  non ornamentale e tutta da ridefinire “poesia civile”? </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io la vedo. Altri &#8211; anziani quanto o più di me – tacciono in nome del “largo ai giovani”. Eppure sanno che la poesia (o una possibile “poesia civile”) non si fonda su ragioni contingenti né  può limitarsi a  dire un NO, del resto più moralistico che politico,  unicamente al personaggio-mostro-maschera, che in Italia porta il nome  del signor B. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">3. I veri nemici o i falsi amici della poesia (o di una possibile “poesia civile”) non sono mai solo i “nemici della cultura”, non sono mai solo televisivi e soltanto “mostri”. Gestiscono affabili e seri, da destra e da sinistra, al livello locale e globale, un sistema che opprime milioni di persone. Li individuereste, se nel vostro lessico quotidiano (e, perché no, nei ragionamenti e poi nei versi) agissero parole-concetti per dire la </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>realtà</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">: come  &#8216;capitale&#8217;, &#8216;capitalismo&#8217;, ‘rapporti sociali capitalistici’, non a caso termini epurati anche dal lessico dell’attuale sinistra che vi ha sponsorizzati.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">4. Ignorando o rinunciando invece agli interrogativi  più ardui, le vostre poesie oscillano per lo più &#8211; questa l’impressione ricevuta leggendole &#8211; e oscilleranno  tra un intimismo  dell’io apolitico e una retorica indignazione mutuata dall’antifascismo di nonni e  padri resistenziali, purtroppo diventato mito inerte e  scheletro nell’armadio della cultura italiana, come già denunciò nel lontano 1965  Franco Fortini in «Verifica dei poteri». </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">5. Con tale mito in testa  è fin troppo  agevole &#8211; come  si può vedere &#8211; scorgere reincarnazioni di fascismo  e di Hitler, dove c’è forse tutt’altro. Un “tutt’altro” su cui dovremmo interrogarci  seriamente, senza paraocchi. E che invece gli USA, l’Occidente e l’attuale cultura italiana non vogliono vedere né permetterci di vedere, preferendo seppellirlo in anticipo sotto le bombe “umanitarie” della “democrazia”.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con tale mito in testa e l&#8217;avallo dei grandi nomi della cultura e della politica – ieri di Norberto Bobbio, oggi  addirittura del presidente della repubblica Napolitano &#8211; non si ripara lo sfascio dell’Italia, ma lo si prolunga, condannandola a partecipare  &#8211; in subordine  e paradossalmente in nome di una Costituzione che ripudia la guerra &#8211;  a guerre non chiamate più con questo nome: dalla prima del Golfo del 1991, a quella per spartirsi la Jugoslavia e ora  all’ultima in corso in Libia. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">6. Date tali premesse &#8211; esplicite o implicite – del vostro </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>calpestare l’oblio</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, nessuno dei vostri versi, nessun bello slogan (come quello che dà il titolo alla vostra antologia), nessun «osservatorio sulla questione culturale, scolastica, artistica, giornalistica», pur da voi auspicato, vi permetterà di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>osservare</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, fosse pure dalla condizione di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>testimoni secondari</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (Cesare Cases), l’orrore del presente – questo, sì, ideologizzato, spettacolarizzato e obliato, ancor più di  quello del passato. Per responsabilità &#8211; ripeto &#8211;  non solo delle élite culturali e politiche, ma  dei milioni di io/noi atomizzati dalle nuova divisione mondiale del lavoro e che si spappolano ulteriormente  tutte le sere davanti alle TV.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Concludo. Vi ho detto qual è  per me l’oblio (di oggi e di ieri) da combattere, per riempire di nuovi significati e non di belle parole il vuoto lasciato  dal Conflitto Sconfitto. Quelli che hanno tuttora qualche suo ricordo, ripartano almeno da alcune delle «nostre verità», come le chiamò Fortini. Gli altri si cerchino altri padri,  diversi da quelli democratici. Recuperino o imparino ad ascoltare voci chiaramente anticapitaliste e anticolonialiste. Ad esempio, rileggano o leggano per la prima volta, l’intervento di un B. Brecht al Congresso internazionale degli scrittori del 1935. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il poeta tedesco, distanziandosi da un antifascismo anche allora miope sulle questioni essenziali e preoccupato soltanto della “difesa della cultura”, scriveva: «Si abbia pietà della cultura ma prima di tutto si abbia pietà degli uomini! La cultura è salva quando gli uomini sono salvi. […] Compagni, pensiamo alla radice del male!».</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ecco, in questi giorni che stanno sconvolgendo il Maghreb e la Libia, l’invito è a interrogarsi, fosse pure balbettando, sulla «radice del male». </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tentiamo di nominare ciò che oggi manca: a noi poeti, a quelli che  vivono in Italia e a quanti &#8211; schiuma di storie a noi sconosciute -  arrivano fino a Lampedusa.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ennio Abate</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Redazione di POLISCRITTURE (</span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.poliscritture.it/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">www.poliscritture.it</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> )</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Commento alle tesi di Alessandro Ettore Cimò</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=2040</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 12:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro ettore cimò]]></category>
		<category><![CDATA[ennio abate]]></category>
		<category><![CDATA[ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo di seguito una lettera di Ennio Abate, il quale entra nel merito delle tesi esposte da Alessandro Ettore Cimò, qui. Ringraziamo Ennio per l&#8217;intervento e ci auguriamo che sia stimolante per i lettori. La Redazione di Ennio Abate Gentile Alessandro Ettore Cimò, mi scuso di mantenere così in ritardo la promessa fatta di commentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo di seguito una lettera di Ennio Abate, il quale entra nel merito delle tesi esposte da Alessandro Ettore Cimò, qui. Ringraziamo Ennio per l&#8217;intervento e ci auguriamo che sia stimolante per i lettori.</p>
<p style="text-align: justify;">La Redazione</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;">di Ennio Abate</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;">Gentile Alessandro Ettore Cimò,</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;">mi scuso di mantenere così in ritardo la promessa fatta di commentare più a fondo le tue tesi sul «conflitto poetico totale», sulle quali mesi fa avevo lasciato una veloce impressione, ma adesso ci sono e vengo subito al sodo.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;">Perché mi sento di ribadire quanto scrissi (« troppa enfasi, troppo giovanilismo, troppo nuovismo, troppo futurismo; l’effetto è un solipsismo colto che si esaspera in una contrapposizione astratta con un Nemico altrettanto astratto») anche dopo una lettura più approfondita? Per varie ragioni, che cercherò di esporre – spero &#8211; senza la sicumera dei vecchi (io lo sono, essendo del 1941) ma con una sotterranea (e condizionata però…) simpatia per l’insoddisfazione e l’indignazione che comunque intravedo nel tuo scritto.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;">La prima. Il tuo discorso resta troppo esterno alle pratiche reali (passate e presenti) dei poeti. Non viene fatto un solo nome né della «vecchia poesia» né della giovane, che permetterebbe di entrare più nel merito delle accuse che muovi. E, a dir la verità, pare svolto da uno che più che praticare la poesia è un filosofo ( e per giunta abbastanza dogmatico e non dialettico, come pure a parole rivendica di essere). Ti si dovrebbe credere, insomma, soltanto sulla parola quando affermi che «la vecchia poesia dominante è sempre rimasta il riflesso del pensiero dominante, pensiero inscritto nell‟</span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;"><em>ideologia </em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;">dominante e pertanto il vecchio poeta non ha mai parlato» (p.6). Perché non fai nessun esempio. Preferisci, come si suol dire, “sparare nel mucchio”, usare  categorie davvero lasche, generazionali (come quella di ‘vecchi’ e ‘giovani’) o abbandonarti a voli pindarici, sintetizzando – scusa la sincerità – con troppa presunzione secoli di ricerche poetiche che non credo davvero esplorate con il rigore necessario. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/01/ars-poetica.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2041" style="margin: 5px;" title="ars-poetica" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/01/ars-poetica-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a>La seconda. Cosa ci sia nel calderone di quella che chiami «vecchia poesia» davvero non è chiaro. Il tuo discorso è per me fondato, come appena detto,  su una contrapposizione esteriore,  ideologica, e – ripeto-  un po’ dogmatica  tra vecchi e  giovani poeti. Affermi: « Il vecchio poeta è pertanto l‟uomo contemplativo in grande stile» oppure  «il vecchio poeta è una forza conservatrice e conciliatrice: egli è un </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>ideologo</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">». Ma non lo provi, non porti esempi, non fai nomi. Ti chiedi: «si può forse oggi fare poesia senza fare una critica della </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>vecchia poesia</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">, quella poesia borghese dalla </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>poetica dell’effimero</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">, apologia della vanità?», ma la «vecchia poesia» è indicata in termini stereotipati</span></span><a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">. Sostieni che «quella poesia è stato il grande pianto dei </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>vecchi valori </em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">caduti in disgrazia con l‟aumento di benessere delle masse, il dolore delle salde distinzioni che svaniscono, il lamento della media e piccola borghesia e i canti festosi di coloro che si facevano carico delle richieste dei salariati, di coloro che con la vecchia poesia hanno compiuto una </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>falsificazione del reale santa e giusta</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">, che hanno confuso talmente le acque da condurre il popolo sfruttato all‟</span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>accettazione incondizionata </em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">della putrefazione e del più vero e sincero relativismo». Ma è davvero così? Il discorso  mi pare  svolto all’ingrosso e frettolosamente (oltre che ingenerosamente). E quanto imperterrito e sicuro affermi «il vecchio poeta non ha mai parlato: esso è continuamente stato parlato dall’immagine del suo tempo che egli, con più o meno consapevolezza, idolatrava e giustificava», io mi chiedo: davvero tutti  indistintamente idolatri del loro tempo i “vecchi poeti”? Anche la poesia di un Fortini, tanto per fare solo un nome di poeta che ho conosciuto e letto,  era un «dolce trastullo per collezionisti ed onanisti intellettuali»? </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;">La terza.  Quando delinei ( sempre all’ingrosso e senza fare nomi) i tratti della «giovane poesia» o parli del «giovane poeta» quasi tutto quello che dici smentisce l’unica affermazione che mi sentirei di condividere in pieno: ««Il giovane poeta è colui che ispira il dubbio e il quesito, non fornisce risposte da quiz televisivo». Ben pochi dubbi sento e nessun quesito trovo e nessuna prova di fatto adduci in affermazioni che al massimo esprimono delle (aggressive e insofferenti) intenzioni.</span></span><a name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">La quarta. Il linguaggio adottato dalle tesi è verbalmente violento</span></span><a name="sdfootnote3anc" href="#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"> e in posa</span></span><a name="sdfootnote4anc" href="#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"> e non esito a vederne la matrice in quello futurista d’inizio Novecento</span></span><a name="sdfootnote5anc" href="#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">. Le tonalità  aggressive però mascherano secondo me disperazione e spinte  autodistruttive </span></span><a name="sdfootnote6anc" href="#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">La quinta. Quando le tesi delineano una prospettiva, il progetto pensato per i «giovani poeti», individuano come bersaglio un cosiddetto «edonismo di massa»,  che viene letto (troppo moralisticamente e in superficie secondo me) come effetto di «</span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>decadenza culturale</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">»</span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em> </em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">e frutto di un «facinoroso nichilismo d‟avanguardia». Ad esso i giovani poeti dovrebbero contrapporre la “realtà.”</span></span><a name="sdfootnote7anc" href="#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"> Ma poi questa “realtà” sembra ridursi a una indefinita e ambigua « </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>miseria umana</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">», immergendosi nella quale dovrebbe scaturire una «</span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>poesia della miseria</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">», intesa &#8211; mi pare &#8211; a volte come un dare «sfogo alla  nostra sete di </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><em>perversione</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">», altre volte ad un amore per la vita e per l’azione</span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">.</span></span><a name="sdfootnote8anc" href="#sdfootnote8sym"><sup>8</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">Il discorso qui, oltre ad essere sbilanciato tutto su un versante  grosso modo politico con un’elencazione  babelica di rivendicazioni indiscriminate  e senza priorità</span></span><a name="sdfootnote9anc" href="#sdfootnote9sym"><sup>9</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"> e ad ignorare la complessità e l’ambiguità del rapporto ideologia/poesia o politica/poesia (negli anni ’60-’70 al centro dell’attenzione critica di poeti come Sanguineti o Fortini, sempre per fare qualche nome), si abbandona  a un insidioso elitarismo</span></span><a name="sdfootnote10anc" href="#sdfootnote10sym"><sup>10</sup></a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"> e ai soliti toni marinettiani- nicciani.</span></span><a name="sdfootnote11anc" href="#sdfootnote11sym"><sup>11</sup></a></p>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Avrò saltato vari altri punti  interessanti, ma  per ora mi fermo qui. Evito di dire come invece su queste cose la penso io, ma sia sul blog <a href="http://moltinpoesia.blogspot.com/">Moltinpoesia</a> sia sul sito della rivista<a href="http://www.poliscritture.it/"> Poliscritture</a> ( e qui in particolare in <a href="http://www.poliscritture.it/article.php3?id_article=429&amp;var_mode=recalcul">Una discussione sulla poesia nata quasi per caso</a>)  troverai varie cose per fartene un’idea e, se pensi di poter continuare questo dialogo, non resta che farti vivo.</strong></span></span></h2>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">Un caro saluto</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">Ennio Abate</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;">10 gen 2010</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><br />
</span></span></p>
<div id="sdfootnote1" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a><span style="font-family: Arial,serif;"></span><span style="font-family: Arial,serif;"> «quei versi di regime, quei dolci inni all‟inesistenza, quelle 	litanie della religione della consolazione artificiale, quei cantici 	rituali della stasi conservatrice, quelle prediche dell‟angoscia 	esponenziale, quei sermoni sul paradiso in terra».</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"></span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">« 		La giovane poesia è nel concreto, per tutti questi motivi qui 		abbozzati, una sollevazione contro governanti menzogneri e contro 		maestri menzogneri, contro idee becere e becere merci, contro mode 		transitorie e ricicli storici. Questo fenomeno di autodistruzione è 		la cosa più straordinaria che sia mai accaduta. Dinanzi a noi 		stanno ancora dei secoli, parecchi secoli tristi e pieni di basse 		agitazioni prima che sia bruciato completamente ciò che è 		vecchio, e si presenti chiaramente ciò che è giovane. Eppure il 		giovane poeta non si scoraggia di fronte all‟attesa: egli lavora 		perché vuole distruggere il dominio di un individuo sull‟altro, 		dei morti sui vivi; vuole annientare la violenza dei potenti, della 		legge dei pochi e della proprietà. Sacro per lui è soltanto 		l‟uomo giovane e non vi è nulla di superiore a lui»</span></span></li>
<li><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">«La 		giovane poesia sarà allora un irriverente </span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>eutanasia 		artistica</em></span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">. 		Il giovane poeta rifiuterà qualsiasi preconfezionato status: egli 		non deve cadere mai nella facile tentazione dell‟adeguamento 		formale e sostanziale. Ecco allora perché il giovane poeta appare 		malato per colui che intossicato esperisce il suo esser brutalmente 		violentato come felicità. </span></span></span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">La 		bruttezza rende giovani poeti! Il giovane poeta non teme pertanto 		di prendere posizione: «trovo inconcepibile l‟ingenuità 		democratica che consiste nel credere che basti instaurare 		l‟eguaglianza perché ci sia come conseguenza la libertà».</span></span></span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">«il 		compito del giovane poeta sarebbe quello di mostrare nell’aria 		libera la contraddizione di tutte le cose, con lo stesso impeto e 		la stessa passione; egli dovrebbe riuscire a immobilizzare questa 		ascesa nell‟immobilità in un attimo di equilibrio, facendo 		sentire nel contempo il suo slancio, il suo movimento collettivo».</span></span></span></li>
</ul>
</div>
<div id="sdfootnote3" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote3sym" href="#sdfootnote3anc">3</a><span style="font-family: Arial,serif;"></span><span style="font-family: Arial,serif;"> « Ricordatevi almeno per qualche becero minuto della vostra 	esistenza, lettori maledetti, che se alziamo così la mano c‟è </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>sovversione</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">».</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote4sym" href="#sdfootnote4anc">4</a><span style="font-family: Arial,serif;"></span><span style="font-family: Arial,serif;"> «Sia dunque chiaro, almeno fino alla fine di queste pagine 	barbaramente vomitate».</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote5sym" href="#sdfootnote5anc">5</a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"></span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"> «È l‟ora di tornare alle armi! Ecco giungere la seconda 	battaglia, lo scontro frontale che non ammette tregue per nessuno 	schieramento…».</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote6sym" href="#sdfootnote6anc">6</a><span style="font-family: Arial,serif;"></span><span style="font-family: Arial,serif;"> «i giovani poeti vogliono comprendere e piuttosto annullarsi da sé 	che soccombere alla marea dello spettacolo della nuova religione!»; 	«La sistematicità è attualmente defunta e questi stessi pensieri 	sparsi abortiti dai nostri stomaci di silicone si dissolvono 	tragicamente nella loro non-rappresentabilità e nella loro 	in-comunicabilità»</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote7" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote7sym" href="#sdfootnote7anc">7</a><span style="font-family: Arial,serif;"></span><span style="font-family: Arial,serif;"> «Ma i giovani poeti si sono accorti che dietro alle proprie spalle, 	sotto il proprio naso, la realtà non smette di sussistere».</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote8" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote8sym" href="#sdfootnote8anc">8</a><span style="font-family: Arial,serif;"></span><span style="font-family: Arial,serif;"> «il giovane poeta in quanto amante della vita diviene </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>uomo 	d’azione</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">, movimento per il 	totale piacere di muoversi. Non rimane più scelta al di fuori del 	vivere o morire. E non rimane più nemmeno una scelta estetica: 	questa pratica sovversiva, questa teoria insurrezionale, questi 	versi rivoluzionari, non saranno mai per tutti».</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote9" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote9sym" href="#sdfootnote9anc">9</a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"></span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"> «Perché gli extracomunitari, i nomadi, i rom, le case, gli 	stipendi, vengono sempre relegati negli speciali notturni oppure 	dopo notizie del tipo: “il nuovo dio inaugura un supermercato”? 	Perché i movimenti sociali, la controinformazione, le femministe, 	chi soffre ogni istante della sua inutile vita, non può avere 	visibilità? Perché le stronzate tipo il calcio, Miss Mondo, i 	talent show, i reality e cose simili, hanno tutto questo spazio? 	Perché i giornalisti si accalcano ad una sfilata di moda e non 	vengono con noi sotto i ponti di queste martoriate e fredde 	metropoli? Perché il Papa sta su tutte le prime pagine dei 	giornali? I mussulmani cosa fanno tutto il giorno? Perché diamo per 	scontato che loro vivono solamente per preparare attentati contro di 	noi e riteniamo impossibile che pure loro qualche volta abbiano 	qualcosa da dire? Perché allo stesso modo vige il silenzio sui 	valdesi, sui testimoni di Geova, sugli animisti? Perché nessuno 	risponde a queste domande? Forse perché non rispettano i canoni 	delle solite domande confezionate </span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>ad 	hoc</em></span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">? 	Perché certi Stati non possono avere il nucleare mentre altri Stati 	sì? Perché i primi dovrebbero sicuramente usarlo per scopi di 	aggressione mentre chi già lo usa non potrebbe usarlo nel futuro 	per fini distruttivi? Perché definiamo le nostre radici come 	cristiane ma viviamo giornalmente da razzisti e immersi nel lusso? 	Perché nell‟era dell‟informazione globale nessuno in realtà sa 	nulla? Perché ci lamentiamo tanto delle tasse ma in un‟ottica 	futura non ci poniamo mai e anzi tacciamo la deriva che questo 	nostro ambiente ha preso a causa di un sistema produttivo che per 	sopraffare deve necessariamente essere disumano ed immorale? Perché 	il perbenismo e il moralismo imperversano sotto il naso di tutti ma 	nessuno osa parlare? Perché si deve giungere al punto da doversi 	porre tutti questi perché?». </span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote10" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote10sym" href="#sdfootnote10anc">10</a><span style="font-family: Arial,serif;"></span><span style="font-family: Arial,serif;"> « Si abbandoni al populismo questo infame e quotidiano </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>pettegolezzo-mondo </em></span><span style="font-family: Arial,serif;">perché 	per una giovane poetica è inevitabile essere elitaria; non è ormai 	chiaro che ogni arte che aspiri veramente ad essere tale se 	pretenderà di essere popolare fallirà prostituendosi al mercato?»; 	«Si deve dunque comprendere fino in fondo che la giovane poesia è 	per pochi non per mancanza di umiltà ma per una strategia ben 	consolidata che non permette più passi falsi».</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote11" style="text-align: justify;">
<p><a name="sdfootnote11sym" href="#sdfootnote11anc">11</a><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"></span></span></span></p>
<ul>
<li><span style="color: #00000a;"> <span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">«Allora 		i giovani poeti sono disposti a perder tempo, a vivere da 		straccioni, perché altri si possano cibare del loro dolore e 		possano vedere ciò che gli specchi celano. Il giovane poeta non è 		un uomo come gli altri; ha una coscia d‟amianto infatti. Il 		giovane poeta è essenzialmente più lontano di ogni ente e 		nondimeno è più vicino all‟uomo di qualunque ente, sia questo 		un fiore, un volatile, una scultura classica, un computer, una star 		oppure un dio. Il giovane poeta è ciò che è più vicino. Eppure 		questa sua vicinanza resta per l‟uomo comune ciò che è più 		lontano in questo mondo completamente e ripetutamente sviato. Il 		giovane poeta rimane dunque sempre servo del tempo che nega e del 		proprio popolo a venire. Né nel tempo né nello spazio è mai 		stata riscontrata l‟esistenza di un soggetto autonomo. Ogni 		comportamento di fronte a qualcosa rappresenta un modo storicamente 		determinato di appropriazione del mondo, così il consumo e così 		la poesia. Allora anche i giovani poeti sono figli del loro tempo e 		vogliono che sia diverso perché in loro il futuro ha ancora un 		senso da scrivere, e questo senso non gli è fornito da un 		allucinogeno ma dal presente, dai bug di sistema presenti nella 		realtà odierna» . </span></span></span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">« 		Lo dicemmo già una volta: la giovane poesia è arte psicopatica, 		svelamento totale, insania a catena, violenza assoluta, substrato 		rivoluzionario e perciò superamento immateriale, ossia «noi 		morendo vogliamo vivere e acculturarci!». La giovane poesia, 		proprio in quanto giovane, ha una propria autonomia e una propria 		verità che va al di là della comune e quotidiana realtà, un al 		di là che finisce per coincidere inevitabilmente con l‟al di 		qua, l‟autentica realtà disvelata dall‟apparenza: essa è </span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>ambiguità </em></span></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">a 		un tal punto di saturazione da divenire in modo palese il reale».</span></span></span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: x-small;">« 		Qualcuno ancora accuserà meschinamente questa strada di essere 		autoritaria: ma questo qualcuno è un prete che non sa pensare e 		parla in nome di altri dei. Egli non vive, egli è vissuto! Fosse 		anche sovvenzionata da un collettivo di neonati e sponsorizzata 		ufficialmente da una goliardica taverna di nani, nessuno potrà mai 		impedire alla giovane poesia di imperversare nei sentieri di questa 		città imperiale, la capitale del «non chiederti nulla, asino che 		non sei altro!». Questi viali impareranno col tempo a convivere 		con la necessità: essi sono la casa delle puttane sfruttate, dei 		drogati da sogni sfumati e i fogli dei giovani poeti». </span></span></span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
</div>
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