<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Comunismo e Comunità &#187; Pomigliano</title>
	<atom:link href="https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;tag=pomigliano" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.comunismoecomunita.org</link>
	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Jun 2026 15:21:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>Pomigliano: militarizzazione bismarkiana del lavoro industriale regolare</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=1296</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=1296#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 14:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eugenio Orso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[alienazione]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Orso]]></category>
		<category><![CDATA[Marx]]></category>
		<category><![CDATA[Pomigliano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=1296</guid>
		<description><![CDATA[di Eugenio Orso Se molti, a partire da certi intellettuali marxisti “scientifici”, hanno archiviato durante il Novecento l’imbarazzante discorso sull’Alienazione del giovane Marx dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, oggi tale discorso ritorna prepotentemente di attualità, anche nella stessa Italia, insieme alle nuove forme di alienazione indotte dal capitalismo del terzo millennio e dalla globabalizzazione neoliberista. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di  Eugenio Orso</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/06/media_spin.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1297" style="margin: 5px;" title="media_spin" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/06/media_spin-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a>Se molti, a partire da  certi intellettuali marxisti “scientifici”, hanno archiviato durante il  Novecento l’imbarazzante discorso sull’<em>Alienazione</em> del giovane Marx dei <em>Manoscritti economico-filosofici del  1844</em>, oggi tale discorso ritorna prepotentemente di attualità, anche nella  stessa Italia, insieme alle nuove forme di alienazione indotte dal capitalismo  del terzo millennio e dalla globabalizzazione  neoliberista.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<em>Alienazione marxiana dell’operaio di  fabbrica</em>, prepotentemente suscitata già nel diciannovesimo secolo  dall’attivazione e dall’espansione dei rapporti di produzione capitalistici,  convive con lo <em>Schiavismo classico</em> dai lineamenti precapitalistici, con il <em>Neoschiavismo precario</em> e con le più  raffinate, invasive e ideologico–culturali forme d’alienazione che lo scrivente  ha sintetizzato nell’espressione di <em>Meta-alienazione</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste forme  coesistono nello stesso tempo storico e non di rado all’interno di molte  formazioni sociali particolari, come ho già cercato di spiegare in altra sede,  ma oggi è bene concentrare l’attenzione sulla forma storica dell’alienazione che  riporta al pensiero e alle analisi del giovane Marx, suscitata dal capitalismo  ottocentesco, perché oltre a non essersi affatto “estinta” nello spazio  finanziarizzato e globalizzato, sta riacquistando una certa  importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">E certamente vero che  una forma di alienazione, di estraniazione della forza–lavoro, molto simile a  quella marxiana legata alle spietate dinamiche produttive e sociali della prima  industrializzazione, ha interessato lo sviluppo capital-comunista cinese fin dai  suoi inizi ed è osservabile anche oggi nelle aree di rapida e selvaggia  industrializzazione di quello che fu l’impero di mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa forza–lavoro,  in non pochi casi, è costituita da contadini di recente urbanizzazione che hanno  in questi giorni intrapreso una lotta per migliorare le loro condizioni  economiche, chiedendo aumenti salariali e proclamando scioperi – che colpiscono  la Honda  delocalizzata come la  Toyota – nelle ormai storiche regioni manifatturiere cinesi, a  partire dal Guangdong.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile dire che non  si tratta, con buona probabilità, di vere proteste anticapitaliste, con la  riaffermazione di una “speranza” esterna al sistema, ma di rivendicazioni per  miglioramenti economici e di paga dei subalterni che non mettono in discussione,  dalle fondamenta, il “mercatismo orientale” e il modello dell’”economia  socialista di mercato” il cui successo, la cui vertiginosa espansione è stata  resa possibile proprio dai meccanismi attivati a livello planetario dalla  globalizzazione neoliberista.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’inedita stagione di  rivendicazionismo sociale – ancorché interno al capital-comunismo mercatista –  ha avuto inizio in Cina, in questi giorni?</p>
<p style="text-align: justify;">Potrebbe anche essere,  e osserveremo gli sviluppi futuri di queste lotte e la loro eventuale  diffusione, ma c’è un insidioso elemento di novità, di questi tempi, che investe  l’Europa e nella fattispecie l’Italia, e riguarda il lavoro operaio e dipendente  in fabbrica.</p>
<p style="text-align: justify;">In breve, è  in atto un tentativo epocale, in un paese cosiddetto sviluppato quale dovrebbe  essere appunto l’Italia, di spostare indietro le lancette dell’orologio della  storia e di tornare a quella sciagurata condizione – ossia la condizione  dell’operaio-proletario della prima industrializzazione, ridotto a merce umana –  per una spietata, “ricardiana” compressione dei salari e dei  diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  recentissimo caso delle condizioni poste da Fiat Auto [l’”agente strategico”  Marchionne e suoi referenti] ad alcune migliaia di lavoratori campani in quel di  Pomigliano d’Arco, con la clausola della limitazione del diritto di sciopero  pena il licenziamento, la turnazione selvaggia, gli straordinari imposti  liberamente dall’azienda, la malattia “approvata”, le pause mensa che saltano  per le superiori esigenze della produzione, eccetera, ne costituisce la miglior  [anzi, la peggior] testimonianza.</p>
<p style="text-align: justify;">Come  dire che in una società che si vorrebbe [eccezion fatta per la Lega e per alcuni componenti  del PdL, che immaginano una società ancora peggiore dell'attule] popperianamente “aperta”, votata  in apparenza ad un multiculturalismo tollerante e includente, rispettosa dei  “diritti individuali ed umani”, attenta alle “libertà dell’individuo”, fondata  su un dettato costituzionale formale “avanzato”, si impone una pesante  militarizzazione bismarkiana del lavoro industriale regolare, diminuendo in modo  sostanziale diritti e tutele, come se operai, impiegati, lavoratori dipendenti  non appartenessero a questa stessa società, come se non fossero meritevoli di  tutela alcuna, costituendo puri strumenti per il profitto e la creazione del  valore finanziario, e rappresentassero materie prime indispensabili ma  problematiche da “razionalizzare”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  caso Fiat dimostra che la tendenza sarà quella di creare delle zone “di libero  scambio” sotto la sovranità assoluta del Capitale finanziarizzato e mobile anche  in Europa occidentale, delle autentiche “zone franche” sottratte, anzitutto per  quel che attiene la tutela del lavoro, alla garanzia rappresentata da fastidiose  legislazioni giuslavoristiche in essere, dai contratti nazionali di categoria,  dallo stesso dettato costituzionale ed infine, come già si può temere, sottratte  anche all’applicazione delle norme penali.</p>
<p style="text-align: justify;">Se  tutto ciò si concretizzerà, se la  Fiat riuscirà ad imporre una prima volta in Campania il suo  nuovo modello aziendal-autoritario “armonizzato” con le esigenze globali del  Capitale ultimo, se il grande stabilimento di Pomigliano d’Arco fungerà  concretamente da “apripista” per un’estensione dell’applicazione del modello ben  oltre la Fiat, le  condizioni di lavoro e di vita dell’operaio italiano tenderanno sempre di più ad  approssimare quelle, ancor oggi decisamente peggiori, dell’operaio cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel  contempo, se prevarrà la  Fiat spalleggiata da un governo complice, da un’opposizione  sistemica america e vigliacca, dai sindacalisti gialli e da  intellettuali-cortigiani, vi sarà un’ultima, decisiva sconfitta di quella parte  del sindacato italiano – rappresentata essenzialmente dalla Fiom – che non si è  venduta e non ha intenzione di vendere fino alle estreme conseguenze la pelle  dei lavoratori, e giungerà a definitivo compimento quel processo storico di  “rotta di classe” iniziato nel lontano 1980 con la “marcia dei quarantamila”  quadri e impiegati Fiat a Torino, ed innescato al fine di neutralizzare una  volta e per tutte l’Antagonismo, per spezzare un’opposizione sociale e politica  all’epoca ancora forte e per distruggere fino alle fondamenta la coscienza della  classe subalterna novecentesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Se  vi sarà un referendum, come sembra, i votanti saranno lavoratori terrorizzati di  perdere il posto di lavoro e i già scarsi mezzi di sussistenza, quindi esposti  al ricatto dell’agente strategico globalista/ macellaio sociale Marchionne,  nonché pressati dalla maggioranza dei sindacati e dalla sconcia politica  sistemica [sono tutti favorevoli all’accordo, questi loschi figuri, da  Berlusconi e Sacconi a Veltroni e Bersani] che punta alla definitiva  capitolazione dei lavoratori, per farne ciò che vogliono.</p>
<p style="text-align: justify;">Si  nota che in questo caso piena è la smentita della melensa favoletta sistemica  del “lavoro libero”, che dovrebbe animare il mondo capitalistico, e della  universalizzazione delle fantomatiche “libertà individuali” a tutti  garantite.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La  situazione è perciò gravissima, se vista in combinata con la manovra finanziaria  tremontiana che massacra lo stato sociale, riduce i servizi pubblici, non tocca  evasione e privilegi e apre le porte ad un’ultima, finale stagione di  de-emancipazione e ri-plebeizzazione di buona parte della popolazione  italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">La  &#8220;battaglia di Pomigliano&#8221; per una militarizzazione bismarkiana del lavoro  regolare in fabbrica, pur riguardando direttamente e in apparenza soltanto  qualche migliaio di lavoratori metalmeccanici, ha un enorme valore simbolico e  potrà rivelarsi decisiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò  riporto di seguito una mail che mi è stata girata, oggi, da ambienti della Fiom  giuliana, datata 16 giugno e scritta da dipendenti Fiat che si trovano in “prima  linea” nell’impari scontro … e che indubbiamente vale più di tutte le mie  parole:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Accordo separato a Pomigliano. Le  lavoratrici e i lavoratori Fiat non ci stanno: raccolta di firme contro il  ricatto dell’azienda</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa mattina, su  sollecitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, è stata avviata, da parte dei  delegati della Fiom-Cgil delle Carrozzerie di Mirafiori, una raccolta firme  contro l&#8217;accordo separato siglato ieri dalle altre sigle sindacali per lo  stabilimento di Pomigliano. Solo alle Carrozzerie, nel giro di poche ore, sono  già state raccolte oltre un migliaio di firme.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi giorni,  l&#8217;iniziativa verrà estesa agli altri stabilimenti del gruppo. Domani saranno  raccolte le firme alla Fiat di Cassino e alla Sevel di Atessa, in Val di Sangro.  In quest’ultimo stabilimento saranno effettuate due ore di sciopero per turno –  dalle 9 alle 11 e dalle 16 alle 18 – durante le quali si terranno le assemblee  davanti ai cancelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo, indirizzato  a Sergio Marchionne, ad della Fiat, che le lavoratrici e i lavoratori stanno  sottoscrivendo si legge, tra le altre cose, che «di fronte alla possibilità di  vedere la produzione aumentare negli stabilimenti italiani siamo pronti a fare  la nostra parte, ma questo non può avvenire a scapito dei nostri salari, dei  nostri diritti, della nostra dignità e della possibilità di contribuire a  migliorare la nostra vita e la stessa impresa in cui  lavoriamo».</p>
<p style="text-align: justify;">«Fare la nostra parte –  conclude l’appello – per noi vuol dire sforzo e lavoro ma anche e allo stesso  modo difesa della nostra salute e dei nostri diritti. La messa in discussione di  questi per i lavoratori di Pomigliano è per noi la messa in discussione dei  nostri: per questo siamo con loro, ci consideri in campo.»</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Roma, 16 giugno  2010</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=1296</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Libertà secondo capitalismo</title>
		<link>https://www.comunismoecomunita.org/?p=1289</link>
		<comments>https://www.comunismoecomunita.org/?p=1289#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 13:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[acorcdo]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Catalano]]></category>
		<category><![CDATA[CCNL]]></category>
		<category><![CDATA[Cgil]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat]]></category>
		<category><![CDATA[Fiom]]></category>
		<category><![CDATA[Pomigliano]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[statuto dei lavoratori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunismoecomunita.org/?p=1289</guid>
		<description><![CDATA[di Antonio Catalano Marchionne: «Senza accordo Pomigliano chiude». Sacconi: «Pomigliano è la risposta al rattrappimento produttivo». Brunetta: «La Fiom si oppone all’accordo perché difende fannulloni ed opportunisti». Sacconi: «L&#8217;accordo di Pomigliano è un punto di svolta nelle relazioni industriali. Lo ricorderemo come un passaggio importante e dimostra che da oggi questo Paese e&#8217; ancora più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Antonio Catalano</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/06/orgosolo-capitalismo-032.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1292" style="margin: 5px;" title="orgosolo-capitalismo-032" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/06/orgosolo-capitalismo-032-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Marchionne</strong>: «Senza accordo Pomigliano chiude».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sacconi</strong>: «Pomigliano è la risposta al rattrappimento produttivo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Brunetta</strong>: «La Fiom si oppone all’accordo perché difende fannulloni ed opportunisti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sacconi</strong>: «L&#8217;accordo di Pomigliano è un punto di svolta nelle relazioni industriali. Lo ricorderemo come un passaggio importante e dimostra che da oggi questo Paese e&#8217; ancora più moderno perché si e&#8217; adeguato alla competizione». «Vale più questo accordo di molti incentivi perché non c’è incentivo finanziario che possa compensare un disincentivo normativo», prosegue prima di salire sul palco del convegno dei giovani imprenditori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tremonti</strong>: «Troppe regole bloccano l&#8217;economia. L’accordo Pomigliano è un esempio per tutti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marchionne</strong>, assieme al presidente della Fiat, John Elkann: «Che cos&#8217;altro dovremmo fare a parte chiudere? Giocare a pallone forse? Io costruisco auto e se non le produco lì le produrrò da un’altra parte. Ci sono un sacco di posti che amerebbero avere la produzione di auto. La Serbia, per esempio o la Polonia. Quanti costruttori europei avete visto che trasferiscono la produzione dall&#8217;Europa dell&#8217;Est?».</p>
<p style="text-align: justify;">Mancava il buon <strong>Veltroni</strong>: «Questo accordo mi sembra inevitabile: è molto duro, però non avviene sotto un ricatto, bensì a causa di una condizione obiettiva che è figlia della nostra globalizzazione diseguale». «La via giusta è quella dell&#8217;economia sociale di mercato, la via giusta è quella di Pomigliano».</p>
<p style="text-align: justify;">Non aggiungo altro, questo accordo sancisce la fine del CCNL, si istituisce al suo posto un rapporto privato tra lavoratore e proprietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Riporto di seguito il lapidario ed incazzato commento scritto dal mio amico, e compagno, Giovanni De Francesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>LA DELOCALIZZAZIONE </em></strong><strong><em>È</em></strong><strong><em> UN CRIMINE !</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli anni ’90 le industrie italiane, dopo aver ricevuto enormi finanziamenti pubblici per creare occupazione,  chiudono le fabbriche, licenziano i lavoratori e trasferiscono la produzione nei paesi del terzo mondo dove pagano gli operai un dollaro al giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il salario mensile di un operaio italiano pagano 100 operai in africa.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai salari da fame, gli operai vivono condizioni di lavoro schiavistiche e chi protesta viene anche ammazzato. Alle lavorazioni – anche per 12 ore al giorno – sono costretti anche bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutto ciò le popolazioni scappano verso l’occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">L’immigrazione e la disoccupazione hanno la stessa origine: gli industriali che licenziano in italia creano fame e schiavitù negli altri paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa politica di delocalizzazione crea disoccupazione in Italia ed affamamento nei paesi allocati per i soli faraonici profitti degli industriali, esentati dalla legge italiana e comunitaria dal pagamento delle tasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Creare disoccupazione, creare affamamento, ridurre in  schiavitù intere popolazioni e’ un crimine.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, per anni tutte le forze politiche ritengono legale la delocalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, propongono ai lavoratori italiani di ridurre i propri diritti, accettare condizioni di lavoro simili a quelle imposte ai lavoratori del terzo mondo, in modo da evitare la delocalizzazione, in modo da evitare la disoccupazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo è il ricatto che sta compiendo la fiat ai lavoratori di Pomigliano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«</em><em>o accettate condizioni lavorative peggiori, oppure vi licenzio e delocalizzo all’estero</em><em>»</em><em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se passerà questo ricatto, la politica di schiavizzazione si estenderà a tutte le situazioni ed a tutti i lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo occorre resistere ed appoggiare la lotta di opposizione degli operai fiat di Pomigliano contro il piano aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre promuovere sull’intero territorio nazionale una battaglia e delle iniziative di denuncia e di opposizione alla fiat ed ai suoi complici in modo da sostenere la lotta degli operai di Pomigliano.</p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria della loro lotta sarà la vittoria di tutti i lavoratori italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà un primo passo di lotta per ottenere  giustizia e l’uguaglianza di tutti i lavoratori del mondo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.comunismoecomunita.org/?feed=rss2&#038;p=1289</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
