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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Ratzinger</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Una lettera aperta su marxismo e religione.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 10:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costanzo Preve</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
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		<description><![CDATA[Una lettera aperta su marxismo e religione. Torino, novembre 2011 di Costanzo Preve Alla vigilia del convegno politico dei cattolici a Todi (17 ottobre 2011) un gruppo di intellettuali di formazione marxista ha firmato una interessante lettera aperta. Si tratta del filosofo del diritto Barcellona, del sociologo Paolo Sordi, del filosofo già teorico dell&#8217;operaismo italiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/11/MArx.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2912" title="MArx" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/11/MArx.jpg" alt="" width="225" height="264" /></a>Una lettera aperta su marxismo e religione.</p>
<p>Torino, novembre 2011</p>
<p style="text-align: justify;">di Costanzo Preve</p>
<p style="text-align: justify;">Alla vigilia del convegno politico dei cattolici a Todi (17 ottobre 2011) un gruppo di intellettuali di formazione marxista ha firmato una interessante lettera aperta. Si tratta del filosofo del diritto Barcellona, del sociologo Paolo Sordi, del filosofo già teorico dell&#8217;operaismo italiano Mario Tronti e dello storico barese Giuseppe Vacca, autore di studi apologetici su Togliatti e la linea politica del PCI negli anni Settanta e Ottanta. Benché io non abbia assolutamente nulla a che fare con l&#8217;ambiente intellettuale di questi distinti signori, e sia uscito dalla loro cultura e dai loro riti di appartenenza identitaria da molto tempo, devo dire che concordo pienamente con loro nel metodo e nel merito, e mi permetto di fare alcune ulteriori osservazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">1. Essi si collocano sul terreno del PD, &#8221; partito di credenti e di non credenti&#8221;, e lo invitano ad un dialogo con la  Chiesa cattolica (e quindi non solo con generici e indifferenziati credenti), a partire da una nuova emergenza antropologica il cui aspetto più allarmante è la manipolazione biologica genetica della vita. Inoltre propugnano l&#8217;apertura di un dialogo pubblico su due temi del magistero di Benedetto XVI, e cioè rispettivamente il rifiuto del relativismo etico ed il concetto di valori non negoziabili. La risposta laica non è mancata, ed è venuta con una lettera sull&#8217;Unità dello storico PD Francesco Benigno, che ha parlato di &#8220;marxisti ratzingeriani&#8221;, i quali avrebbero compiuto una doppia semplificazione: ridurre il ruolo della religione nel mondo contemporaneo a quello della presenza della sola Chiesa cattolica, escludendo la pluralità delle fedi, e di sorvolare non solo sulle divergenze del mondo cristiano ma anche su quelle interne allo stesso mondo cattolico. Ripeto: sono completamente estraneo al mondo dei cosiddetti &#8221; intellettuali di sinistra&#8221;, e tanto più al mondo dei fiancheggiatori culturali del Partito democratico, ma l&#8217;argomento mi interessa molto, e per questo ritengo opportuno fare alcune osservazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">2. In primo luogo non ha nessun senso parlare di &#8221; marxisti ratzingeriani&#8221;, in quanto oggi nessuno sa seriamente dire chi è ancora marxista e chi non lo è più da tempo. Venuto meno il canone marxista comune, sia eretico che ortodosso, frantumate le discipline specialistiche su basi universitarie (filosofi, politologi, economisti, storici, sociologi, eccetera), il marxismo segue ormai nel mondo intero il principio pirandelliano del &#8221; così è se vi pare&#8221;.  Si è qui invece palesemente di fronte non tanto ad un discorso sul marxismo e la religione, il suo ruolo sociale ed il suo contenuto o meno di verità o di falsità, quanto ad una valutazione sul laicismo assai più che sulla laicità costituzionale, che nessuno mette più seriamente in discussione. I quattro firmatari (che hanno tutto il mio assenso) rifiutano il terreno laicista alla Pannella-Bonino (No Taleban , No Vatican), che è disposto al massimo a riconoscere ai cattolici un ruolo caritativo subalterno di assistenza a drogati, malati e poveracci vari, e che riconosce ipocritamente un ruolo ai cattolici come belatori ritualistici in cortei pecoreschi di generiche grida di &#8220;paceee, paceee&#8221; approvando simultaneamente le guerre e i bombardamenti contro i dittatori barbuti o baffuti. È questa la linea dei vari Bertinotti, Diliberto, Vendola, eccetera: la Chiesa non ficchi il suo naso medievale sui costumi modernizzati e sui diritti assoluti degli individui, e poi le si può riconoscere un ruolo integrativo subalterno sui &#8220;valori&#8221;, e sull&#8217;integrazione dello smantellamento dei sistemi di <em>welfare state</em>. Eutanasia, manipolazione genetica incontrollata, matrimonio <em>gay</em>, eccetera, e poi si può sempre concedere ai preti di fornire ciotole di minestra ai poveracci ed alle suore di pulire caritatevolmente il culo agli invalidi e paralitici che non sono in grado di pagarsi privatamente badanti rumene o moldave.  Di fronte a questa cialtroneria da ipocriti è evidente che il manifesto dei quattro intellettuali è tutto oro colato.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Ma vediamo ora il problema filosofico del &#8220;relativismo etico&#8221;. E&#8217; noto che il corpaccione intellettuale colto di &#8220;sinistra&#8221; è passato in massa negli anni Ottanta da Hegel e Marx (sia pure letti storicisticamente con gli occhiali croce-gentiliani di Gramsci) a Nietzsche e Heidegger letti con gli occhiali di Vattimo e di Cacciari. Questo passaggio al postmoderno è basato proprio sul relativismo etico come terreno del rifiuto di un concetto normativo di natura umana, che parte da Aristotele e giunge anche alla fine al concetto marxiano di &#8220;ente naturale generico&#8221; (<em>Gattungswesen</em>), che però non è affatto un involucro vuoto destinato ad essere riempito di ogni aleatoria casualità storica, ma significa adeguamento alle potenzialità (l&#8217;aristotelica <em>dynamei on</em>) della vera natura dell&#8217;uomo.  L&#8217;antropologia ratzingeriana è aristotelismo puro, ed a mio avviso prescinde completamente dalla credenza in un disegno intelligente o in un creazionismo più o meno antropomorfizzato. So bene che il teologo bavarese Ratzinger non la ammetterebbe, ma personalmente credo che la sua visione antropologica sarebbe valida anche se Dio non esistesse (<em>etsi Deus non daretur</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, Ratzinger, nel suo rifiuto di Marx (evidentemente ridotto ad economista ricardiano ateo ed a politologo dittatoriale totalitario), non riesce a spiegare le radici economiche sociali del relativismo, e si ha allora il paradosso del fatto che da un lato accetta il capitalismo, e dall&#8217;altro non vuole il relativismo, che ne è un portato culturale inevitabile. La moderna forma assoluta, totalitaria e &#8220;speculativa&#8221; di capitalismo, infatti, si è lasciata alle spalle i vecchi limiti borghesi e proletari, e nella sua deriva post-borghese e post-proletaria &#8220;relativizza&#8221; ormai tutto alla forma di merce e alla solvibilità monetaria del suo portatore. Non a caso il fondatore filosofico dell&#8217;auto-istituzione su se stessa della società capitalistica, lo scettico relativista scozzese David Hume, aveva rifiutato ogni fondazione religiosa (Dio), filosofica (il diritto naturale), politica (il contratto sociale), propugnando la totale auto-fondazione dell&#8217;economia politica su se stessa, e cioè sull&#8217;abitudine allo scambio radicata nella natura umana. È quindi impossibile essere &#8220;marxisti ratzingeriani&#8221;, con tutta la buona volontà. Si tratta di un epiteto laicista, tipico della cultura odiosa dei Bonino-Pannella, che va molto al di là delle nicchie dei radicali propriamente detti.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Passiamo ora al concetto di valori non negoziabili. Nell&#8217;ottica cattolica si tratta essenzialmente se non esclusivamente della vita, con il correlato rifiuto dell&#8217;eutanasia, accettando però il rifiuto del cosiddetto &#8220;accanimento terapeutico&#8221;, che però ormai è diventato un dato della prassi medica informata largamente non ideologico ed accettato da tutti. Ma quali sono i valori non negoziabili ? Certamente la vita, ma come allargarne la natura? Il discorso qui si fa simile a quello del tempo del giusnaturalismo, in cui si trattava di stabilire quali fossero, e se vi fossero, dei diritti naturali. Qualcuno ne toglieva, e qualcuno ne aggiungeva (ad esempio, il diritto di resistenza alla tirannia).  Per la Chiesa cattolica  la famiglia è un diritto non negoziabile. Sono pienamente d&#8217;accordo. Non nascondiamoci dietro un dito. La cultura laicista odia la famiglia, e non perde occasione per delegittimarla, partendo dalle sue innegabili patologie, senza tener conto che esistono certamente patologie della famiglia, ma esistono patologie ancora maggiori dei cosiddetti <em>single</em>, e cioè della non-famiglia. Dietro l&#8217;apologia delle coppie <em>gay</em> non ci sta soltanto un giustificato riconoscimento dei diritti delle convivenze (che non mi sogno minimamente di negare, impedire o rendere difficili), ma ci stavano proprio odio futuristico per la cosiddetta &#8220;normalità&#8221; piccolo-borghese, ereditata dalla vecchia cultura avanguardistica novecentesca.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia fra i diritti non negoziabili io inserisco il diritto alla casa, alle cure mediche, all&#8217;abitazione per tutti ed al lavoro. A mio parere, se ci mettiamo sul piano dei diritti umani non negoziabili, anche questi sono valori non negoziabili. Accettando il capitalismo, e per di più nella forma americana globalizzata neoliberale gestita oggi dal partito degli economisti contro quello dei politici, la Chiesa cattolica di fatto promuove l&#8217;ipocrisia.  Certo, il quotidiano &#8220;Avvenire&#8221; è culturalmente molto meglio di &#8220;Repubblica&#8221;, ma Casini ed il suo elettorato cattolico, ed anche Fioroni ed il suo, credo proprio che non estendano il principio della non-negoziabilità dei valori anche a quanto detto sopra.</p>
<p style="text-align: justify;">A parole, la sinistra è per l&#8217;egualitarismo, ed ecco perché si è tanto riconosciuta nel libro di Bobbio a proposito della dicotomia Destra/ Sinistra. Ma nei fatti, avendo delegato la riproduzione sociale al partito degli economisti (più a destra di Gengis Khan e di Attila, re degli Unni), questo è rimasto sulla carta. Tanti problemi aperti. E comunque una lode ai quattro intellettuali. Meglio loro del ghigno teratomorfo di Pannella e dei laicisti fanatici.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Ratzinger o Fra Dolcino?</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 14:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fra dolcino]]></category>
		<category><![CDATA[Ratzinger]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Sidoli]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas Muntzer]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo di Roberto Sidoli, Massimo Leoni, Daniele Burgio. Prefazione Gesù di Nazareth, il “primo socialista”. Le comunità politico-religiose degli esseni e di Qumran, basate entrambe su un modo di vita e produzione collettivistico. Amos e Isaia, profeti “rossi” dell’Antico Testamento. Fra Dolcino e T. Muntzer, rivoluzionari comunisti e cristiani. Le organizzazioni “eretiche” cristiane, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e pubblichiamo</em></p>
<p><em> di Roberto Sidoli, Massimo Leoni, Daniele Burgio.</em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em><strong>Prefazione</strong></em></p>
<p>Gesù di Nazareth, il “primo socialista”.<a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/11/fra-dolcino.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2891" style="margin: 5px;" title="fra dolcino" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/11/fra-dolcino.jpg" alt="" width="197" height="240" /></a></p>
<p>Le comunità politico-religiose degli esseni e di Qumran, basate entrambe su un modo di vita e produzione collettivistico.</p>
<p>Amos e Isaia, profeti “rossi” dell’Antico Testamento.</p>
<p>Fra Dolcino e T. Muntzer, rivoluzionari comunisti e cristiani.</p>
<p>Le organizzazioni “eretiche” cristiane, dagli eroici marcioniti agli anabattisti rivoluzionari della Comune di Munster, con la loro scelta di campo allo stesso tempo comunista e religiosa.<br />
I cristiani per il socialismo, il cristiano-marxista Chavez. Boff e la teologia della liberazione, il socialismo indigeno di Evo Morales, ecc.</p>
<p>Pratiche plurimillenarie e proteiformi, concrete ed innegabili, su cui il materialismo storico “classico” si è confrontato e rapportato solo di sfuggita e con un certo imbarazzo, mentre invece richiedono sia un processo accurato di analisi che un criterio generale d’interpretazione e di comprensione, in grado di spiegare perché – a determinate condizioni – la religione si sia potuta e si possa tuttora trasformare in positiva, liberatoria e sovversiva “anfetamina dei popoli”.<br />
Anche Engels, nella sua  notevole opera “La guerra dei contadini in Germania”, riconobbe che l’azione del religioso, credente  cristiano e rivoluzionario Thomas Muntzer era ispirato da principi- guida che come minimo si avvicinavano al comunismo, ma purtroppo da tale fatto innegabile, indiscutibile e testardo non derivò le necessarie conseguenze teoriche.<br />
Risulta ormai necessario modificare una parte consistente dell’ormai consolidata analisi marxista sulla pratica religiosa, presa nella globalità: del resto “il vero è l’intero”, rilevava  Hegel nella sua geniale “Fenomenologia dello Spirito”.[1]<br />
Riteniamo ancora valido il nucleo fondamentale della valutazione espressa dal marxismo “classico” sia rispetto alla genesi della religione, da intendersi come il prodotto dell’azione umana (l’uomo ha creato le divinità, e non viceversa), che soprattutto per quanto riguarda la funzione concreta di “oppio dei popoli” svolta via via dalla religione in una sua particolare versione, quella fornita dagli apparati ecclesiastici collegati strettamente al potere politico e agli organi statali, a partire dalla teocrazia sumera (3700 a.C.) fino ad arrivare all’attuale gerarchia vaticana.<br />
Ma il nucleo non è tutto e già nell’introduzione alla sua “Critica della filosofia del diritto di Hegel”  Marx scrisse giustamente che “l’uomo crea la religione e non la religione l’uomo”, rilevando anche che la religione “è l’oppio dei popoli”,  aggiunse anche che essa rappresenta “l’espressione della miseria effettiva e la protesta contro questa miseria effettiva”, e cioè il “sospiro della creatura  oppressa”.<br />
Oppio dei popoli, e allo stesso tempo “protesta contro la miseria”: una polarità di opposti molto interessante, ma poco studiata e compresa.<br />
Della tradizionale concezione materialista rispetto alla religione molto bisogna conservare, a nostro avviso, ma quasi altrettanto bisogna modificare: per tanto si propongono quattordici tesi generali su questo tema, che formano l’ossatura fondamentale di questo libro.</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/11/Ciao.pdf">continua a leggere qui</a></p>
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