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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Roberto Massari</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>COMPLICANZE «SPETTACOLARI»</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2015 16:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Guy Debord]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Bertelli]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Massari]]></category>
		<category><![CDATA[Situazionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[   Roberto Massari Produrre ancor oggi qualcosa di originale su ciò che Debord ha scritto o fatto, è un&#8217;impresa molto ardua. Apparentemente tutto su di lui è stato detto, tutto di lui è stato letto e visto, mentre il suo nome si conferma sempre più come un contrassegno simbolico di un&#8217;epoca: gli anni delle avanguardie [...]]]></description>
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<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://1.bp.blogspot.com/-KgwPPVyJG0U/VS1Zt0hYf0I/AAAAAAAAA1c/R-CB7Yeys9I/s1600/debord-e-il-situazionismo-revisited-punto-della-situazione-n.-1.jpg"><img src="http://1.bp.blogspot.com/-KgwPPVyJG0U/VS1Zt0hYf0I/AAAAAAAAA1c/R-CB7Yeys9I/s1600/debord-e-il-situazionismo-revisited-punto-della-situazione-n.-1.jpg" alt="" width="295" height="400" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><em> </em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div>
<h3> Roberto Massari</h3>
</div>
<div></div>
<div>Produrre ancor oggi qualcosa di originale su ciò che Debord ha scritto o fatto, è un&#8217;impresa molto ardua. Apparentemente tutto su di lui è stato detto, tutto di lui è stato letto e visto, mentre il suo nome si conferma sempre più come un contrassegno simbolico di un&#8217;epoca: gli anni delle avanguardie e del ribellismo presessantottesco.</div>
<div>Il nome di Debord è oggi più noto di quanto non lo fosse vent&#8217;anni fa e spesso, nella cronaca giornalistica, rimpiazza ingiustamente il nome del movimento di cui egli fu controverso alfiere: il Situazionismo. Resta il fatto, però, che il ritmo storicamente sempre più vorace con cui si consumano mode e riti letterari, ha reso impossibile un&#8217;assimilazione reale dei contenuti della sua battaglia. Quasi nulla del suo messaggio affiora nel mondo della politica istituzionale (anche della più radicale, contestatrice o alternativista), ma nulla o quasi anche nel mondo che viene ipocritamente definito «dell&#8217;antipolitica», benché sarebbe più corretto parlare di mondo dell&#8217;antiparlamentarismo e dell&#8217;antipartitocrazia.</div>
<div>La verità è che ben poco è stato assimilato persino negli ambienti che operano con buone intenzioni anticapitalistiche o antisistemiche, travolti ingenuamente dal crollo delle ideologie tradizionali e ancora incapaci di elaborare il lutto.</div>
<div>Attende Debord un destino simile a quello di altre icone eversive novecentesche: la società dello spettacolo (quella reale e non quella letteraria) si sta impadronendo della sua opera, della sua vita e del suo messaggio &#8211; peraltro così «spettacolarmente» conclusi col suicidio del 1994. In lingue e traduzioni varie fioriscono libri su libri, articoli su articoli, via via ingarbugliando intuizioni che sarebbero invece fondamentali per una comprensione critica della nostra epoca.</div>
<div></div>
<div>A leggere o rileggere il suo capolavoro del 1967 (la <em>SdS</em>)<sup><strong>1</strong></sup>, si può verificare agevolmente che quelle intuizioni erano relativamente semplici nella loro essenzialità e nella loro formulazione apodittica (cioè autoevidente, ma per questo anche indiscutibile); mentre complicata era e tale rimane la cornice complessiva all&#8217;interno della quale erano inserite. Non c&#8217;è dubbio che si fatica a seguire il filo del discorso, come ho potuto verificare di nuovo e concretamente alcuni anni fa quando, con scarso successo, feci dei corsi sulla <em>SdS</em> e i <em>Commentari</em> per dei giovani. Forse un po&#8217; meglio è andato il mio tentativo di rendere comprensibili (quindi sintetizzabili, trasmissibili e linguisticamente semplificabili) le idee portanti della critica debordiana alla società spettacolare, come ho fatto nel breve saggio/compendio che redassi per un convegno su Debord (L&#8217;Aquila, 2008 &#8211; qui in appendice). Confesso che, accingendomi a quel lavoro, mi chiedevo se la sintesi mi sarebbe riuscita, ammesso che fosse possibile.</div>
<div>La complicanza principale è rappresentata dal fatto che la costruzione concettuale della <em>SdS</em> è fortemente <em>asistematica</em>. I temi si accavallano; abbondano i salti logici; il gusto dell&#8217;aforisma sostituisce il dovere della dimostrazione e la formulazione assiomatica l&#8217;indagine deduttiva; continuo è il ricorso a calembour, assonanze linguistiche e in genere a giochi di parole che lasciano interdetto il lettore, oscurando il processo formativo di concetti peraltro veri, affascinanti, futuribili.</div>
<div>Non ci si lasci ingannare dalla struttura per Tesi: espediente procedurale tradizionale in campo filosofico, che qui denota una parentela diretta con lo stile di Ludwig Wittgenstein nel <em>Tractatus logico-philosophicus</em> del 1918-22. Nonostante il titolo, anche questo rappresenta una sfida letteraria alla coerenza logica, tanto da prestarsi a seconda degli autori a letture epistemologiche, gnoseologiche, estetiche, etiche, di filosofia del linguaggio e perfino mistiche. In alcune parti non matematiche (per es. 1.1-2.023, 2.04-2.14) o quando affronta il rapporto tra linguaggio e realtà, ci si ritrova davanti alla procedura per aforismi e assiomi tipica della <em>SdS</em>, a parte i diversi termini di riferimento: uguale è l&#8217;intenzione apodittica, comune il tono «oscuro» delle connessioni (il disordinato intreccio di tematiche), esplicita l&#8217;ambizione (presunzione?) di creare un sistema «superiore» di analisi del rapporto linguaggi/pensiero. È stata colta anche una possibile affinità tra i due:</div>
<div>
<blockquote><p>«La ricognizione wittgensteiniana dello spazio linguistico basata sulla pratica esplorativa dei giochi di linguaggio non sembra lontana nella sostanza dal tentativo debordiano di ripensare lo spazio urbano attraverso modalità inconsuete di esperirlo. In questo senso, la sperimentazione di Wittgenstein <em>sul</em> linguaggio si configura come una sorta di deriva…»<sup><strong>2</strong></sup>.</p></blockquote>
</div>
<div>Senza voler sminuirne il ruolo, va detto che se la <em>SdS</em> ha fornito un contributo imperituro alla storia del pensiero, lo ha fatto soprattutto con le sue grandi e lungimiranti intuizioni, <em>in assenza pressoché totale di dimostrazioni</em> &#8211; concettuali, logiche o storiche &#8211; e <em>senza una «bibliografia» ragionata</em> di corredo. Si capisce che il campo di letture propedeutiche debordiane è immenso, con predilezione per autori marxisti, anarchici o comunque del movimento operaio. A parte la mole di riferimenti a Marx, seguìto da Bakunin e Hegel, compaiono più o meno fugaci accenni al pensiero di Erodoto, Machiavelli, Novalis, Bossuet, Feuerbach, Stirner, Engels, Hilferding, Ebert, Bernstein, Luxemburg, Lenin, Parvus, Trotsky, Eastman, Lukács, Korsch, Rizzi, Ciliga, Lyssenko, Freud, Kierkegaard, Burckhart, Cohn, Mumford, Gabel, Boorstin.</div>
<div>Con l&#8217;eccezione di Joseph Gabel (1912-2004) &#8211; autore de <em>La fausse conscience: essai sur la réification</em>, del 1962, e di altri scritti sull&#8217;alienazione, da Marx alle moderne concezioni della schizofrenia &#8211; l&#8217;unico di questi autori che abbia attinenza diretta con la materia trattata da Debord è il Daniel Joseph Boorstin (1914-2004) di <em>The Image: A Guide to Pseudo-events in America</em>, del 1962. Per il resto, silenzio assordante su tutti coloro che hanno affrontato in epoca moderna (novecentesca) le tematiche della spettacolarizzazione sociale, dell&#8217;invasione consumistica, della massificazione nella comunicazione con la nascita dei suoi nuovi media, della rappresentazione immaginifica eteroindotta e sostitutiva della realtà, dell&#8217;inflazione pubblicitaria, della falsa rappresentazione (tele)visiva ecc.</div>
<div>Tralasciando il contributo di studiosi ipernoti e funzionali per l&#8217;apologia del sistema (valga per tutti Marshall McLuhan), resta il fatto che Debord tace su almeno due studiosi radicali francesi che furoreggiavano in campo filosofico e sociologico negli anni della sua maturazione teorica: autori che conosceva bene e che avevano già elaborato importanti contributi proprio sui temi essenziali della futura <em>SdS</em>. Si tratta ovviamente di Henri Lefebvre (1901-1991) e di Edgar Morin (n. 1921).</div>
<div>Al momento della stesura della <em>SdS</em>, del primo erano usciti due volumi della trilogia <em>Critique de la vie quotidienne</em> (1947, 1961, 1981). E qui importa rilevare l&#8217;ampiezza di tematiche del secondo volume pertinenti per il discorso debordiano, come la distinzione tra bisogno e desiderio, la nuova configurazione del consumatore di massa, la «colonizzazione della vita quotidiana» (espressione che Lefebvre riprende dall&#8217;<em>Internationale Situationiste</em> n. 6/1961, citando esplicitamente Debord) e molto altro. Lefebvre era stato membro dell&#8217;IS e vi aveva esercitato una notevole influenza. Poi il litigio e la separazione: ragion per cui Debord non volle riconoscere il debito teorico gigantesco che aveva contratto con lui.</div>
<div>Non accennare a Morin in un libro sulla spettacolarizzazione sociale è come non citare Umberto Eco in un libro di antisemiotica. Anche in questo caso, all&#8217;origine vi erano stati dissapori per le critiche che Morin, come direttore della rivista <em>Arguments</em> (1957-1962), aveva rivolto dapprima al gruppo di <em>Socialisme ou Barbarie</em> e poi agli eredi raccolti nell&#8217;IS.</div>
<div>Da notare che l&#8217;autore de <em>L&#8217;esprit du temps</em> (Grasset, 1962) all&#8217;epoca era già considerato il padre nobile della sociologia delle comunicazioni di massa, e comunque il principale studioso delle culture di massa: un terreno &#8211; come oggetto di studio dell&#8217;antropologia della società industriale &#8211; nel quale Debord affonda le mani, estraendone quei frutti eversivi e antisistemici che erano invece mancati nell&#8217;elaborazione moriniana. Il debito, comunque, restava e le affinità tra i due sono state messe in rilievo più volte. Per es. da studiosi come Christopher Lasch (1935-1994)<sup><strong>3</strong></sup> o Anselm Jappe (n. 1962)<sup><strong>4</strong></sup>.</div>
<div>Del resto è lo stesso Debord che nel suo film <em>Sur le passage de quelques personnes à travers une assez courte unité de temps</em>, del 1959, aveva preso a prestito da Morin<sup><strong>5</strong></sup> linguaggio e concetti nella pubblicità <em>detournée</em> di un sapone in cui era fatta apparire Anna Karina (futura celebre attrice e poi moglie di Jean-Luc Godard) per esemplificare il discorso situazionista sul fenomeno delle star (lo <em>star system</em>)<sup><strong>6</strong></sup>.</div>
<div>Altra complicanza è data dall&#8217;assenza nella <em>SdS</em> di una polemica frontale (esplicita) con la <em>forma-partito</em>. Non si parla del suo ruolo essenziale nella formazione delle caste statali o variamente istituzionali, distinte dalle caste burocratico-manageriali che produce lo sviluppo economico del capitalismo. Eppure sono le caste partitiche che incarnano più di chiunque altro la spettacolarità sociale, traendone il massimo vantaggio.</div>
<div>Ciò non è più vero unicamente per i regimi totalitari (lo stalinismo è ricordato da Debord), ma investe globalmente i paesi industrialmente avanzati (Italia in primis). Tra le feconde intuizioni debordiane è assente il rapporto che lega la spettacolarizzazione della vita sociale alla statalizzazione degli apparati (burocratici, sindacali, partitici, culturali ecc.).</div>
<div>Più promettente a tale riguardo è il discorso di Vaneigem quando definisce il processo di specializzazione politica come «forma» d&#8217;integrazione nella logica del sistema:</div>
<div>
<blockquote><p>«Quando un politicante si esprime in modo tonto, meschino o ingannevole in un discorso pubblico… questa Forma, questa maniera d&#8217;essere e di reagire non provengono unicamente da lui stesso, ma gli sono imposte dall&#8217;esterno»<sup><strong>7</strong></sup>.</p></blockquote>
</div>
<div><em>[TORNEREMO SUL TEMA NEL PUNTO DELLA SITUAZIONE N. 2 </em>(r.m.)<em>]</em></div>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div id="ftn*">
<div>Testo scritto per il non-convegno situazionista di Sesta Godano (19 settembre 2014) e inserito nel volume in corso di stampa: <em>Debord e il Situazionismo revisited. Punto della Situazione n. 1</em>, a cura di Antonio Saccoccio, con testi di Scuro, Saccoccio, Ricaldone, Peccolo, Nobile, Massari, Marchi, Bertelli, Bandini, Balice, Amico (Bolsena 2015, 224 pp.).</div>
<div id="ftn1">
<div><strong>1</strong> Così citerò d&#8217;ora in avanti l&#8217;edizione de <em>La società dello spettacolo</em> che pubblicai come Massari editore nel 2002 (a cura di Pasquale Stanziale) e della quale è in circolazione la terza ristampa (del 2008).</div>
<div id="ftn2">
<div><strong>2</strong> Luca Lupo, <em>Filosofia della Serendipity</em>, Guida, Napoli 2012, p. 30.</div>
<div id="ftn3">
<div><strong>3</strong> <em>The Minimal Self: Psychic Survival in Troubled Times</em>, del 1984 [<em>L&#8217;io minimo. La mentalità della sopravvivenza in un&#8217;epoca di turbamenti</em>, Feltrinelli, 2004, p. 185].</div>
<div id="ftn4">
<div><strong>4</strong> <em>Guy Debord. Essai</em> (édition revue et corrigée par l&#8217;auteur), Éditions Denoël, Paris 2001, pp. 93-7 [Manifestolibri, 2013].</div>
<div id="ftn5">
<div><strong>5</strong> Edgar Morin, <em>Les stars</em>, Seuil, 1957, p. 111.</div>
<div id="ftn6">
<div><strong>6</strong> Guy Debord, <em>Œuvres</em>, Gallimard, Paris 2006, p. 482-3. Cit. da Gabriel Ferreira Zacarias, «La vedette, &#8220;représentation spectaculaire de l&#8217;homme vivant&#8221;», Revue <em>Ad Hoc</em>, n. 1, luglio 2012.</div>
<div id="ftn7">
<div><strong>7</strong> Raoul Vaneigem, <em>Trattato di saper vivere ad uso delle nuove generazioni</em>, a cura di P. Stanziale, Massari editore, Bolsena 2004, p. 113.</div>
<div>Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: <a href="http://www.utopiarossa.blogspot.com/">www.utopiarossa.blogspot.com</a></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>GIORDANO BRUNO: IL LIBERO PENSIERO VIVE ANCORA</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 18:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Bakunin]]></category>
		<category><![CDATA[Giordano Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[Labriola]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Massari]]></category>
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		<category><![CDATA[Utopia Rossa]]></category>

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		<description><![CDATA[ di Roberto Massari 415° ANNIVERSARIO DI GIORDANO BRUNO &#160; Verrà un giorno che l&#8217;uomo si sveglierà dall&#8217;oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo […] l&#8217;uomo non ha limiti e quando un giorno se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/02/full.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5005" title="full" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/02/full-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a>di Roberto Massari </strong></p>
<p align="center"><strong>415° ANNIVERSARIO DI GIORDANO BRUNO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Verrà un giorno che l&#8217;uomo si sveglierà dall&#8217;oblio e finalmente comprenderà chi è veramente</em></p>
<p><em>e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera,</em></p>
<p><em>che lo rende e lo tiene schiavo […] l&#8217;uomo non ha limiti e quando un giorno</em></p>
<p><em>se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.</em></p>
<p>(<em>da</em> Spaccio della bestia trionfante, 1584)</p>
<p align="right"><em>Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare</em><br />
<em>arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa,</em><br />
<em>improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.</em><br />
(<em>da</em> Oratio valedictoria, 1588)</p>
<p><em>I più cari auguri a Giordano Bruno</em></p>
<p><em>che, pur arso, mai è andato in fumo.</em></p>
<p>(Danilo Breschi)</p>
<p><strong>Per celebrare laicamente il 415° anniversario della morte di Giordano Bruno per mano dell&#8217;Inquisizione (17 febbraio 1600), riproponiamo l&#8217;articolo che Massari scrisse per il giornale dei Cobas della scuola (<em>Cobas</em>, n. 6/2000, p. 12) in occasione del 400° anniversario.</strong></p>
<p><strong>Ricordiamo inoltre che il 17 febbraio alle ore 17.00, in piazza Campo de&#8217; Fiori a Roma &#8211; accanto alla statua eretta nel luogo in cui il filosofo nolano fu arso vivo &#8211; si terrà un&#8217;assemblea pubblica sul tema: </strong><strong>«Nel nome di Giordano Bruno &#8211; je suis laïque», con interventi di Maria Mantello, Franco Ferrarotti e Carlo Bernardini. [<em>la Redazione</em>]</strong></p>
<p>Ogni epoca storica ha avuto i propri martiri del libero pensiero. E ogni epoca storica ha visto nascere proprie forme specifiche in cui si è manifestato ciò che più o meno può intendersi ancor oggi per «libero pensiero».</p>
<p>Accantonando tutte le varianti del caso &#8211; molteplici e ricche così come lo è la creatività umana &#8211; tali forme espressive appaiono determinate fondamentalmente dal conflitto tra un dato materiale, <em>oggettivo</em> (il patrimonio di conoscenze accumulate [maturate] dallo sviluppo delle forze produttive e/o acquisite grazie all&#8217;intercambio ineguale e combinato tra diversi sistemi sociali) e un dato ideologico, <em>soggettivo</em> (le esigenze d&#8217;autodifesa corporativa della propria casta da parte di chi domina o aspira a dominare quello sviluppo, quell&#8217;intercambio, quel sistema sociale). <em>Tra i sistemi di casta legati alle più spietate tradizioni oscurantistiche, particolarmente accaniti nel distruggere sul nascere qualsiasi possibilità di libera formazione delle idee, vi è stata nei secoli e continua ad esservi oggigiorno la Chiesa cattolica, intesa sia come gerarchia vaticana, sia in senso più generale, come struttura di potere teocratico sovranazionale.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Liberi pensatori e Controriforma</strong></p>
<p>Il cristiano moderno e in buona fede si consola a volte pensando che c&#8217;è stato un periodo ben peggiore nella storia di questo sistema di casta, quando nacque per l&#8217;appunto l&#8217;idea di un «braccio secolare» della giustizia divina, nel contesto spirituale e politico che si condensa nel nome della Controriforma avviata dal Concilio di Trento (1545-1563). Ed effettivamente è difficile pensare a un periodo peggiore, nella storia dell&#8217;umanità, per chi si trovasse a vivere quell&#8217;epoca in Italia o in territori limitrofi sotto il dominio papale e intendesse ciononostante far professione di libero pensatore. Massimamente poi se avesse avuto l&#8217;ardire di mettere in discussione, sia pure timidamente, i princìpi della fede cattolica e dello (pseudo)aristotelismo cui tale fede si appoggiava in campo dottrinario-filosofico. Lo attendevano infatti (nell&#8217;ordine) la sospensione dagli uffici, la tortura, il carcere, l&#8217;eliminazione fisica.</p>
<p>Eppure, anche nel contesto terribile della nuova aggressività della Chiesa controriformatrice, alcune intelligenze continuarono a lavorare in maniera indipendente, demistificando dogmi o presunzioni di sapere, conferendo nuove basi (naturalistiche e tendenzialmente antideterministiche) al mondo dell&#8217;etica o aprendo comunque la strada a quello sviluppo del pensiero filosofico e scientifico che alcuni decenni dopo la loro morte sarebbe diventato praticamente inarrestabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quattro pensatori meridionali</strong></p>
<p>Per l&#8217;Italia occorre ricordare quattro grandi personalità, assai diverse nei loro itinerari esistenziali e di ricerca, ma affratellate dal comune intento di rimpiazzare il vecchio spiritualismo teologico aristotelico con una nuova visione naturalistica della vita terrena e dell&#8217;anima, insieme a un positivo orientamento verso le acquisizioni della «ricerca» scientifica. I quattro non fecero compiere progressi significativi alla scienza, ma contribuirono a modificare l&#8217;atteggiamento ideologico nei confronti del suo metodo (precorritori in tal senso di Cartesio). Furono <em>tutti e quattro meridionali</em> e furono tutti e quattro osteggiati, quando non apertamente perseguitati, dalla Chiesa.</p>
<p>Il più «moderato» tra loro &#8211; BERNARDINO TELESIO di Cosenza, antiaristotelicamente assertore dell&#8217;unicità della materia, compresa quella dell&#8217;anima &#8211; fu tra i pensatori anticonformisti quello che se la cavò meglio, vedendo solo gli ultimi anni della propria vita amareggiati dall&#8217;opposizione ostile del mondo ecclesiastico e della cultura ufficiale del tempo.</p>
<p>Il più «estremista» invece &#8211; GIULIO CESARE VANINI di Taurisiano (Lecce) &#8211; ebbe la lingua tagliata e la morte sul rogo all&#8217;età di 34 anni (nel 1619). Lo si considera il padre fondatore di quella corrente di pensiero che va sotto il nome di <em>libertinismo</em>, destinata a raggiungere l&#8217;auge letterario e filosofico solo in epoca illuministica.</p>
<p>Vi è poi il combattivo calabrese domenicano &#8211; TOMMASO CAMPANELLA di Stilo &#8211; sotto molti riguardi il più maturo pensatore dell&#8217;epoca: certamente il più impegnato in campo politico-rivoluzionario. Ideatore della prima utopia sociale comunistica dell&#8217;era «moderna» &#8211; <em>La città del sole</em> &#8211; fu più volte torturato e imprigionato. Nel 1599 fu nuovamente catturato e torturato per aver organizzato una congiura antispagnola in vista della proclamazione di una Repubblica calabrese. Ebbe salva la vita perché si finse pazzo, ma dovette trascorrere ben 27 anni della propria vita in carcere, uscendone per essere trasferito agli «arresti domiciliari» a Roma, sino alla definitiva emigrazione in terra di Francia (onde sfuggire a un nuovo arresto), dove morì nel 1639.</p>
<p>E infine GIORDANO BRUNO &#8211; campano di Nola &#8211; bruciato sul rogo di Campo de&#8217; Fiori a Roma, il 17 febbraio di 400 anni fa, dopo un processo inquisitoriale durato 7 anni. Dei quattro pensatori è certamente il più celebre per essersi trasformato col tempo in un simbolo universale dell&#8217;anticlericalismo, della resistenza al sopruso religioso, del diritto individuale alla libertà di pensiero. E ai nostri giorni, in un&#8217;epoca di così facili pentimenti, è certo significativo che egli si sia rifiutato sino alla fine di abiurare e sconfessare le proprie idee, rinunciando in tal modo alla salvezza della vita che l&#8217;Inquisizione gli avrebbe certamente concesso. Tutte le testimonianze dell&#8217;epoca concordano nel descrivere la fierezza con la quale egli affrontò la condanna a morte decretata da quello stesso cardinale Bellarmino che poi la Chiesa farà «santo».</p>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/02/giordano-bruno-monumento-in-campo-de-fiori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5006" title="giordano-bruno,-monumento-in-campo-de'-fiori" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2015/02/giordano-bruno-monumento-in-campo-de-fiori-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><strong>«D&#8217;ogni legge nemico e d&#8217;ogni fede»</strong></p>
<p>Racconta Bruno che questo verso dell&#8217;Ariosto gli era toccato in sorte durante un gioco. Ma è certo che gran parte della sua vita si ispirò a princìpi di autonomia di pensiero e d&#8217;indipendenza spirituale del tutto pionieristici per l&#8217;epoca sua. Forse anche per questo non prese posizione a favore della Riforma, ma fu anzi inesorabilmente critico del movimento di Lutero. Si immerse piuttosto nella cultura umanistico-rinascimentale del proprio tempo, attingendo ampiamente all&#8217;opera di Erasmo, di Cusano, di Ficino e, con entusiasmo, di Copernico. Non mancarono in lui (come in Campanella) influenze del libertinismo del Vanini, così come non mancarono oscillazioni nei riguardi della fede religiosa (a partire dall&#8217;assunzione tra i 14 e i 15 anni dell&#8217;abito domenicano, poi dismesso, ripreso e nuovamente dismesso). Ma nei momenti di maggiore distacco dalle polemiche confessionali del suo tempo, egli giunse a considerare la religione come pura superstizione e specchio rovesciato del vero, orientandosi piuttosto verso una concezione di sviluppo interiore della religiosità naturale.</p>
<p>Posizioni blasfeme, per l&#8217;epoca, e i primi guai con le autorità ecclesiastiche dovevano convincerlo a intraprendere la via della fuga e poi dell&#8217;esilio, a partire dal 1576.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Unità della natura e infinità del mondo</strong></p>
<p>Bruno critica la teoria aristotelica per la quale forma e materia sarebbero entità separate. La materia, principio unitario di vita, non è qualcosa di inerte, ma è essa stessa fonte di attività, energia in trasformazione all&#8217;interno della quale opera la <em>coincidentia oppositorum</em>, che Cusano aveva definito come caratteristica interna alla personalità divina.</p>
<p>È su questa base &#8211; secondo Ludovico Geymonat &#8211; che l&#8217;unità della natura diventa un fondamento della filosofia autenticamente rinascimentale di Bruno, che non arriva a costituirsi, tuttavia, in una visione unitaria del mondo. Egli parla infatti di più mondi, <em>ma immersi in uno spazio unico, infinito</em>, in cui ogni punto può venir considerato centro dell&#8217;universo; si spalanca in tal modo la porta a un&#8217;entusiastica accettazione del sistema copernicano.</p>
<p>«Scienziato» del suo tempo, Bruno approfondisce temi di magia e di astrologia, di cabalismo e occultismo, ma soprattutto arriva a far suo integralmente il discorso di Copernico, ricavandone non tanto degli insegnamenti matematici, quanto una concezione del mondo e alcune intuizioni di fisica dinamica che lo porteranno a scrivere, ne <em>La cena delle ceneri</em> (altra opera del fecondissimo 1584), che «con la terra si muovono tutte le cose che si trovano in terra». Di lì procederà a una nuova definizione della fisica degli atomi (non più democritea), che costituisce la parte più fragile della sua visione del mondo e sulla quale non ci si può qui soffermare.</p>
<p>Così come si dovrà sorvolare sugli sforzi compiuti dal Nolano per l&#8217;elaborazione di un&#8217;arte della mnemotecnica, o sviluppo della memoria, ispirata originariamente all&#8217;opera di Raimondo Lullo e confluita in lavori specifici come <em>De umbris idearum</em> (1582), <em>Sigillus sigillorum</em> (1583) e <em>De imaginum compositione</em> (1591).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;«eroico furore»</strong></p>
<p>Il principio di attività che opera nella materia e che spinge l&#8217;uomo a liberarsi dalla schiavitù delle passioni, ricercando la ragione autentica del moto delle cose, si ritrova anche all&#8217;interno dell&#8217;etica, della quale viene offerta una concezione dinamica e produttrice di conoscenze. L&#8217;«asinità» è per Bruno lo stato animalesco dell&#8217;uomo che subisce passivamente la natura, che non ricerca la ragione ultima delle cose e non raggiunge la consapevolezza di sé: liberazione della mente è anche liberazione della volontà (<em>Spaccio de la bestia trionfante</em>, 1584) ed entrambe costituiscono delle precondizioni per la ricerca della verità. Tema che verrà ulteriormente sviluppato in <em>De gl&#8217;heroici furori</em> (1585), dove la visione dell&#8217;infinità del mondo diventa strumento di emancipazione dell&#8217;uomo, accanto a quello che Eugenio Garin definisce lo sforzo che l&#8217;uomo compie per oltrepassare «eroicamente» tutti i limiti e tutti i confini. L&#8217;incontro con la Verità, a quel punto, è incontro con la Divinità, o meglio, come afferma nello <em>Spaccio</em>, «la verità è la cosa più sincera, più divina di tutte: anzi la divinità e la sincerità, bontà e bellezza delle cose è la verità».</p>
<p>L&#8217;eroico furore di questo <em>Uomo del Rinascimento</em> (per rinviare a una celebre opera di Agnes Heller, 1967) trascende inevitabilmente in arte, operosità, smania di vivere ed esperimentare, di comprendere e reagire. Fantastica ebbrezza di chi comincia a volare e si libra pericolosamente sui prati verdi del libero pensiero, in procinto di compiere il balzo verso il grande ignoto.</p>
<p>A tanto non giunse Giordano Bruno, e chissà se vi sarebbe potuto giungere. E comunque, la rete dell&#8217;Inquisizione lo riportò con i piedi al suolo, impiegando tutti i mezzi «morali» e materiali a disposizione per l&#8217;epoca, al fine di strappargli una preziosissima abiura. Non vi riuscì, tuttavia, e per questo l&#8217;affidò alle mani del boia, sperando in tal modo di mettere a tacere le aspirazioni umanistico-eversive che emergevano dalla sua riflessione teorica.</p>
<p>È questione di tempo, forse di secoli: ma il fatto che la Chiesa cattolica abbia dovuto uccidere Bruno fisicamente, pensando in tal modo di soffocarne l&#8217;insegnamento &#8211; senza peraltro riuscirvi &#8211; è una prova tangibile della sua vulnerabilità: una prova inesorabile del fatto che anche questa più antica casta teocratica un giorno si dissolverà, mentre la testimonianza dei martiri pionieri del libero pensiero continuerà a vivere per sempre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un monumento simbolico</strong></p>
<p>Il primo tentativo di erigere una statua a Campo de&#8217; Fiori non poteva che avvenire durante la Repubblica romana del 1849. Ma la statua fu distrutta quando il papa, Pio IX, tornò al potere sulla città. Occorre arrivare al 1885 per vedere la costituzione di un comitato per l&#8217;erezione della statua a Giordano Bruno. Al comitato aderirono personalità della cultura come Hugo, Ibsen, Spencer, Bovio, Labriola e, ovviamente, Bakunin.</p>
<p>Nel 1888 si svolsero varie manifestazioni a favore dell&#8217;iniziativa del comitato, animate soprattutto da studenti universitari, con scontri e arresti. Il consiglio comunale di Roma, all&#8217;epoca di orientamento filoclericale, dovette dimettersi e non fu rieletto nelle elezioni successive. Nel 1889 finalmente la statua (opera di Ettore Ferrari) fu eretta dove oggi si trova, diventando un simbolo per la cittadinanza. Ogni anno, il 17 febbraio, essa era oggetto di una commemorazione.</p>
<p>Nel 1929, al momento della stipula dei Patti lateranensi, Pio XI chiese che la statua fosse distrutta. Mussolini non accettò, ma proibì qualunque tipo di manifestazione negli anni del regime fascista. Le commemorazioni ripresero solo dopo la Liberazione e si ripetono ogni anno, con numerose presenze italiane ed estere. Una riprova che la testimonianza di Giordano Bruno e la carica simbolica che egli rappresenta per il mondo del libero pensiero non sono affatto esaurite.</p>
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		<title>EDUCAZIONE SIBERIANA</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2013 09:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[E.M. Cioran]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Siberiana]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Salvatores]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Bertelli]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Massari]]></category>

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		<description><![CDATA[EDUCAZIONE SIBERIANA (Gabriele Salvatores, 2013) di Pino Bertelli “Guerra ai castelli, pace alle capanne&#8230; [occorre fare] la rivoluzione delle cose, poiché [è già] compiuta nelle idee&#8230; Ogni volta che una rivoluzione produce uno spostamento di ricchezze, non dovrebbe farlo in favore di individui, ma sempre in favore della comunità”. Pëtr Alekseevič Kropotkin I. DEGLI ONESTI CRIMINALI Il cinema italiano, non di rado, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">EDUCAZIONE SIBERIANA (Gabriele Salvatores, 2013)</h2>
<p style="text-align: right;">di <strong>Pino Bertelli</strong></p>
<div class="post-header"></div>
<div id="post-body-5390320942540675664" class="post-body entry-content">
<div class="Corpo" style="line-height: 130%; text-align: right;"></div>
<div style="text-align: left;"><em style="font-family: inherit; line-height: 130%;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/06/Educazione-siberiana.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3749" title="Educazione siberiana" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2013/06/Educazione-siberiana-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>“Guerra ai castelli, pace alle capanne&#8230; </em><em style="font-family: inherit; line-height: 130%; text-align: right;">[occorre fare] la rivoluzione delle cose, </em><em style="font-family: inherit; line-height: 130%;">poiché [è già] compiuta nelle idee&#8230; </em><span style="line-height: 130%;" lang="IT"><span style="font-family: inherit;"><em>Ogni volta che una rivoluzione </em></span></span><em style="font-family: inherit; line-height: 130%;">produce uno spostamento di ricchezze, </em><em style="font-family: inherit; line-height: 130%;">non dovrebbe farlo in favore di individui, </em><em style="font-family: inherit; line-height: 130%;">ma sempre in favore della comunità”. </em><span style="color: #343434; font-family: inherit;" lang="IT">P</span><span style="color: #343434; font-family: inherit;" lang="IT">ë</span><span style="color: #343434; font-family: inherit;" lang="IT">tr Alekseevi</span><span style="color: #343434; font-family: inherit;" lang="IT">č</span><span style="color: #343434; font-family: inherit;" lang="IT"> Kropotkin</span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; text-align: left;"></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span style="font-family: inherit; font-variant: small-caps;"><em><strong>I. DEGLI ONESTI CRIMINALI</strong></em></span></div>
<div class="Corpo" style="tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span lang="IT"><span style="font-family: inherit;">Il cinema italiano, non di rado, ha espresso una genealogia del fanatismo o una decomposizione della realtà da fare invidia anche alle baracconate dell’impero hollywoodiano&#8230; tutta una serie di piccoli abatini di questo fare-cinema da deficienti e per deficienti si è accatastato nei percorsi spettacolari del giovanilismo d’accatto o addossato alla <em>stupideria</em> di comici provenienti dalla televisione che poco o niente hanno a che fare con i tempi e i modi della comicità espressa anche nei peggiori film di Totò o di Alberto Sordi (e sono tanti). Qui la critica del costume si trasformava spesso in critica delle certezze (per nulla sociologiche) della vita quotidiana e della politica che le tiene a guinzaglio&#8230; i dogma venivano sfatati o derisi e qualche volta anche i gemiti degli esclusi emergevano dal fondo di vessazioni infinite. Nella commedia italiana attuale, come nei film più “seri”, carichi di idee rimasticate (male) e disperse sullo schermo a favore del botteghino soltanto&#8230; si respira quel tanfo da festival che predica banalità indecenti, promuove profeti di basso profilo e quando usciamo dal cinema ci accorgiamo che c’è un po’ più male nel mondo.</span></span></div>
<p><a name="more"></a></p>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span lang="IT"><span style="font-family: inherit;">Il fatto è che il cinema italiano, nel fascio della sua ipocrisia formale, è un formulario di frivolezze sconcertanti ma, come sappiamo, sotto ogni assassinio dell’immaginazione, giace un cadavere resuscitato. Quello del vuoto dei sentimenti autentici che si mescola al vuoto creativo come immagine di nullità che non comprende (né vuole) l’emersione di eccessi e dismisure che si disfano della storia. Questo cinema di castrati della fantasia rivela non il superamento del reale del quale si fa portatore di infime sciocchezze, e nemmeno della sua evidente rovina, bensì dell’acqua benedetta (del consumo) dell’impostura che parla solo in nome di se stessa (dei propri miti cinetelevisivi) e la differenza tra furbizia e stupidità è sempre più flebile. Un cinema che non pratica gli affanni di un’umanità dolente né la liberazione dei nostri allarmi è un casellario di buffoni, santi, eroi che sguazzano nell’apoteosi del vago e si crogiolano nell’ossessione di piacere ad ogni costo&#8230; senza sapere mai che solo nello sdegno, nel disprezzo, nel dissidio, ogni forma d’arte ha trovato gli elementi estetici/etici che hanno disvelato primavere di carogne. Il cinema può mentire su tutto e pontificare su ciò che resta della vita piena, tuttavia non avrà mai il potere di impedire la ricchezza della dignità come atto di insubordinazione. Lo spettatore, quando prende coscienza della propria intelligenza, rivendica il diritto di incrinare tutti i fasti della menzogna culturale/politica e mostrare — nell’abbattimento di ogni mito — che l’ingiustizia governa l’universo.</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span lang="IT"><span style="font-family: inherit;"><br />
</span></span></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em; text-align: justify;" href="http://2.bp.blogspot.com/-mJDdXouHIB4/UaYSf5kgBpI/AAAAAAAALJQ/xKTK0l0DDks/s1600/locandina.jpg"><span style="font-size: xx-small;"><img src="http://2.bp.blogspot.com/-mJDdXouHIB4/UaYSf5kgBpI/AAAAAAAALJQ/xKTK0l0DDks/s320/locandina.jpg" alt="" width="224" height="320" border="0" /></span></a></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: inherit; line-height: 150%;">Vedere il cinema oltre il cinema significa costruire situazioni di dissenso che si allargano a dissensi più ampi&#8230; i furori dell’immaginario liberato nobilitano gli animi libertari e interrompono il tanfo spettacolare della ragione&#8230; a un certo grado di libertà ogni franchezza diventa insolenza contro l’ordine istituito ed eccetto i “quasi adatti”, i folli o i ragazzi che occupano le strade e tirano i sassi ai carri armati, tutti affondano nell’insignificanza e nel servaggio. Si tratta di liquidare i mandarini della politica, della fede, della finanza, dei saperi&#8230; per farla finita con tutto l’armamentario dell’autorità del ridicolo e fare dell’utopia il detonatore di ogni ribellione del cuore. “La vita sarebbe intollerabile senza le forze che la negano” (E.M. Cioran). Tutto vero. Nel letamaio del cinema, come nelle cloache della farsa istituzionale e delle chiese monoteiste, l’umanità sopravvive amorosamente tra lebbrosari di glorie e ossari della punizione&#8230; i malati di speranza continuano ad aspettare un “buon governo” o un papa non colluso con le dittature di ogni tempo&#8230; le forche dell’illusione hanno fatto più genocidi dei campi di sterminio nazisti e comunisti. Ogni santità ha i suoi teatri&#8230; i servi hanno la medesima anima dei padroni che eleggono ad ogni tornata elettorale e si rassegnano all’ergastolo o alla ghigliottina della </span><em style="font-family: inherit; line-height: 150%;">società consumerista</em><span style="font-family: inherit; line-height: 150%;">.</span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span lang="IT"><span style="font-family: inherit;">Qualche volta il cinema riserva piacevoli sorprese. <em>Educazione siberiana</em> di Gabriele Savatores, per quanto non un sia un lavoro di sobillazione dell’ingiustizia statuale, contiene almeno quella salutare, genuina volgarità che restituisce alla realtà l’elementare vivezza dell’esistente. Va detto. Il cinema di Salvatores non ci è mai piaciuto. L’abbiamo sempre trovato abbastanza innocuo, vagamente leggero, saltuariamente brutto&#8230; quasi sempre troppo ragionato per non sbadigliare dopo pochi minuti di proiezione&#8230; un cinema adatto a tutti i partiti e sposato verso tutte le opinioni&#8230; un cinema che ha cercato di rispettare, con abbastanza lucidità, i tragitti sistematici (semantici) del variegato miscuglio tra espressione del comunicare e calcolo economico. </span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span lang="IT"><span style="font-family: inherit;"><br />
</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="http://2.bp.blogspot.com/-tQ7UtD87JVQ/UaYSfCZz4UI/AAAAAAAALJE/YxzkNiSmkNI/s1600/640px-Educazione_siberiana_film.png"><span style="font-size: xx-small;"><img src="http://2.bp.blogspot.com/-tQ7UtD87JVQ/UaYSfCZz4UI/AAAAAAAALJE/YxzkNiSmkNI/s400/640px-Educazione_siberiana_film.png" alt="" width="400" height="260" border="0" /></span></a><span style="font-family: inherit;"><span lang="IT">Salvatores sa bene che per avere un posto onorevole nel cinema (come nella vita) bisogna essere commedianti, rispettare il gioco delle parti ed </span><span style="color: #343434;" lang="IT">edulcorare</span><span lang="IT"> i vagiti di bile che fuoriescono alla visione di una qualsiasi dogmatica che tratta della giustizia, della bellezza, del bene collettivo&#8230; ha così evitato con cura i formulari della purezza (pietà, carità, comprensione) che hanno eretto i propri comandamenti su secoli di sangue innocente. Del resto, le immagini, le parole, perfino le speranze dei professionisti delle rivoluzioni sono sempre stati legati ai sermoni dell’obbedienza&#8230; e chiunque abbia voluto entrare nel regno dei cieli svaligiati dall’edifico/sistema del potere si è piegato alla logica politica/ecclesiale/mercantile della sottomissione. L’impostura degli idolatri della felicità non sta solo nella forca ma anche e soprattutto nell’epoca dell’apparenza, nelle aurore di disastri e nelle violenze che i saprofiti dell’ordine costituito approntano contro l’insieme dell’umanità.</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span style="font-family: inherit;"><span lang="IT">Con <em>Educazione siberiana</em> Salvatores ha operato uno strappo, una deviazione, un’abrasione del cinema domestico&#8230; qui non si rilasciano certificati di inesistenza né ipotesi divine estremizzate&#8230; gli <em>onesti criminali</em> di Salvatores sono marchiati tanto dalla sete omicida del comunismo sovietico, quanto dalla liturgia dello spettacolo come merce che costruisce i propri consensi nel Pantheon</span><span style="color: #1a1a1a;" lang="IT"> (tempio di tutti gli dèi)</span><span lang="IT"> del consumo&#8230; i buffoni della sinistra o della falsa comunicazione, insieme agli organizzatori della violenza, hanno inventato l’ideologia della felicità (della passività) in eccessi controllati e solo i fuori gioco del disordine, della disperazione o i cavalieri erranti dell’anarchia hanno spezzato i guinzagli della sottomissione e non hanno finito ancora di giocare al grande gioco della libertà. “I comunardi si sono fatti uccidere fino all’ultimo perché anche tu possa acquistare un’apparecchiatura stereofonica Philips ad alta fedeltà” (Raoul Vaneigem) o un iPod bianco-latte. Nel regno del consumo permesso ogni cittadino si crede un re&#8230; ma come tutti i paradisi è un regno artificiale che fonda il proprio successo sulla somma delle mediazioni alienate&#8230; è sull’accumulazione delle merci, come dei linguaggi prostituiti alla decomposizione della verità, che si fonda l’obbedienza ai padroni dell’immaginario&#8230; la società dei ruoli non è che la spartizione del potere dei partiti ed è per questo che i partiti vanno soppressi, per dare vita a uomini e donne che insorgono contro l’origine dell’inumano e nell’antica liberazione delle passioni danno vita a una società di liberi e uguali.</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; margin-left: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 12.0pt left 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify; text-indent: -12.0pt;"><span style="font-family: inherit;"><em><strong><span style="font-variant: small-caps;" lang="IT">II. </span><span style="font-variant: small-caps;" lang="IT">DI </span><span style="font-variant: small-caps;" lang="IT">EDUCAZIONE SIBERIANA</span></strong></em></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span lang="IT"><span style="font-family: inherit;">I quattro moschettieri senza patria né re di <em>Educazione siberiana</em> sono ragazzi che vivono oltre il fiume Nistro’, un’oscura regione siberiana (oggi è la Moldavia) dove Stalin aveva fatto confinare bande di criminali&#8230; i dissidenti politici il comunismo sovietico — uno dei regimi più feroci mai apparsi sulla terra — li destinava ai gulag. La barbarie del comunismo è pari al genocidio nazista&#8230; entrambi hanno costruito le loro ideologie sulla merda e nelle forche della libertà. Stalin e Hitler sono stati dittatori d’occasione, pazzi che hanno convertito popoli interi all’assassinio generalizzato. È vero anche che l’umanità ha adorato soltanto coloro che l’ha umiliata e offesa. E non sarà mai troppo tardi impedire ai profittatori dell’economia/politica di mortificare la dignità degli uomini con la violenza pianificata della <em>finanza nera</em> (celata) e della politica mafiosa. I mostri del totalitarismo non sono mai morti&#8230; continuano ad infestare le fogne del parlamento&#8230; in attesa che venga data loro la sorte che si meritano.</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span lang="IT"><span style="font-family: inherit;">Il film di Salvatores racconta la vita marginale di una comunità dove gli <em>onesti criminali</em> sono educati contro lo stato, la polizia, i padroni&#8230; la filosofia non è proprio quella libertaria che insegna a lottare ogni sorta di autoritarismo e insorgere a fianco degli indifesi, degli oppressi, degli sfruttati&#8230; qui i ragazzi obbediscono a ordini, vaneggiamenti, violenze gratuite&#8230; impugnano le armi con disinvoltura, rubano, saccheggiano, rispettano rituali e codici d’onore a dire poco singolari, quanto mai inerenti alla seduzione ribellistica che tutto vuole e niente costruisce. L’uomo in rivolta è un’altra cosa. “La rivolta garantisce l’essere (a differenza della rivoluzione)&#8230; È il movimento stesso della vita&#8230; non è possibile negare la rivolta senza rinunciare a vivere: il suo grido più puro fa sì che ogni volta sorga un nuovo essere” (Albert Camus, diceva). L’uomo in rivolta sa che il bene nasce dal dissidio e il male che affronta è solo un passaggio intermedio verso la felicità comune.</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span lang="IT"><span style="font-family: inherit;">Quando cade il muro di Berlino (1989) l’odore mercantile dell’Ovest ammorba la fantasia dei ragazzi e nel passaggio epocale si alterano anche i loro equilibri precari. In questa <em>terra di nessuno</em> Koljma e Gagarin (più dei loro amici) crescono selvatici come lupi e cementano la loro amicizia in atti delinquenziali. Seguono l’educazione di nonno Kuzja che dà loro i coltelli dell’iniziazione, li istruisce sul valore alchemico di appartenenza a un gruppo e si fanno marchiare con tatuaggi che li promuovono a <em>criminali onesti</em>. Apprendono anche che il bottino delle rapine deve essere spartito tra i membri della comunità. I siberiani — dice nonno Kuzja — non rubano per arricchirsi ma per aiutare le famiglie, i vecchi, i bisognosi o i “voluti da Dio” (i disagiati mentali) della loro microsocietà, come la figlia del dottore del paese, Xenja (protetta ed amata da Koljma). I ragazzi crescono, Koljma finisce in carcere e Gagarin si aggrega a una banda di spacciatori&#8230; Koljma sopravvive alla detenzione per l’abilità di fare tatuaggi ai galeotti&#8230; Xenja viene violentata e nonno Kuzja trova i soldi per pagare la scarcerazione di Koljma. Si arruola nell’esercito e inizia a dare la caccia al violentatore della ragazza, che è Gagarin. Lo uccide e il film si chiude sulla strada dove Koljma chiede un passaggio per andare in quell’Occidente che aveva sempre sognato.</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span style="font-family: inherit;"><em><span lang="IT">Educazione siberiana</span></em><span lang="IT"> non è certamente un capolavoro&#8230; questa parola non si addice al cinema italiano contemporaneo&#8230; qui non ci sono autori come </span><span style="color: #343434;" lang="IT">Lars von Trier (<em>Melancholia</em>, 2011)</span><span lang="IT">, </span><span style="color: #343434;" lang="IT">Aleksandr Sokurov (<em>Faust</em>, 2011) o Michael Haneke (<em>Amour</em>, 2012)&#8230; autentici maestri della non obbedienza al mercato, gente che ha saputo fare del loro cinema il fondamento di una visione estetica/etica della vita. Salvatores saltella da altre parti della creatività filmica e tuttalpiù può aspirare a una decenza del comunicare che non produce né sonni profondi né irrimediabili uscite dalla sala, come nel caso di quasi tutto il cinema italiano. </span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span style="color: #343434;" lang="IT"><span style="font-family: inherit;">Il soggetto di <em>Educazione siberiana</em>, come è noto, è tratto dal libro omonimo di Nicolai Lilin, scritto, ci pare, con tutti gli ingredienti giusti per il consenso che ne consegue a un romanzo adolescenziale. Le ospitate di Lilin nei talk show lo hanno fatto conoscere al “grande pubblico” televisivo e qualcuno (Roberto Saviano o Maurizio Costanzo) è andato anche in deliquio&#8230; la scrittura “geniale” è un’altra cosa. La sceneggiatura è stata stesa da Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Salvatores, e c’è da dire che il tessuto del film è migliore di quello del libro, meno ascetico, più inficcato nella realtà. I giovani attori, Arnas Federavicius (Kolyma), Vilius Tumalavicius (Gagarin), Eleanor Tomlinson (Xenja), Jonas Trukanas (Mel) specialmente, sono accattivanti&#8230; ma quando entra in scena John Malkovich (nonno Kuzja), lo schermo s’illumina di autorevolezza attoriale. La fotografia di Italo Petriccione alterna sequenze di notevole fattura ad altre molto lavorate, oscure, quasi da cinema horror (che c’entrano poco con la storia del film). Buono il montaggio altalenante di Massimo Fiocchi, quasi una catenaria d’incastri, anche sorprendenti, che insieme alla musica di Mauro Pagani danno al film una sorta di nobiltà affabulativa. Le inquadrature di Salvatores sono forti, risolute, asciutte (tutte le apparizioni di nonno Kuzja, Gagarin, Xenja), si richiamano al miglior cinema europeo (l’uso intelligente degli ambienti), anche se, qualche volta, sono viziate da un certa ricerca formale non proprio riuscita (la giostra “colorata”). La morte/resurrezione del ragazzo-mite nel fiume è una fine citazione di <em>Moby Dick-La balena bianca</em> (1956) di John Huston, ed è perfino più bella, meno spettacolare, ricercata. Coglie la drammaticità di un tempo, quello della <em>società consumerista</em>, che non va difeso ma aiutato a crollare.</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><span style="color: #343434;" lang="IT"><span style="font-family: inherit; font-size: xx-small;"><br />
</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="http://2.bp.blogspot.com/-eRaIwYaGLfg/UaYSe_GgGQI/AAAAAAAALI8/cEz63qE_ZaM/s1600/Educazione_siberiana_1.jpg"><span style="font-size: xx-small;"><img src="http://2.bp.blogspot.com/-eRaIwYaGLfg/UaYSe_GgGQI/AAAAAAAALI8/cEz63qE_ZaM/s400/Educazione_siberiana_1.jpg" alt="" width="400" height="300" border="0" /></span></a><span style="font-family: inherit;"><em><span style="color: #343434;" lang="IT">Educazione siberiana</span></em><span style="color: #343434;" lang="IT"> è un buon film dove la forza della vita e la trasfigurazione della morale istituita, non solo quella comunista (ci viene da ridere!), riscatta il disagio a vivere di ragazzi cresciuti nella violenza, lasciati alla deriva delle proprie emozioni&#8230; c’è dentro una verità esistenziale, una tensione tormentata, inquieta che anela la fine di un malessere ricevuto in sorte dalla nomenclatura sovietica, un regime sprezzante dei diritti umani più elementari&#8230; tuttavia Salvatores — dopo la vendetta o la giustizia — di Koljma (la parte meno riuscita del film), che ammazza Gagarin (si fa uccidere con orgoglio, forse), non trova di meglio assegnare al ragazzo l’uscita di scena verso l’Occidente, quasi fosse la terra promessa. La miseria della <em>società dello spettacolo</em> alla quale va incontro è certo meno aberrante di quella che lascia ma non meno violenta, almeno per gli esclusi dal banchetto degli empi. A un certo grado di infelicità ogni sorta di sopravvivenza diventa indecente. L’autoritarismo dei “ricchi” è intollerabile senza le insorgenze che lo negano e destinano ai cannibali delle banche, ai militari, ai capi di stato e ai papi, una corona di sputi. In ogni uomo niente è più importante e genuino della sua rivolta contro i letamai dell’oppressione, fonte di tutto ciò che è radicalmente vivo.</span></span></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt; text-align: justify;"></div>
<div class="Corpo" style="line-height: 150%; text-align: right;"><span style="font-family: inherit;"><em><span style="color: #343434; line-height: 150%;" lang="IT">Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 9 volte aprile, 2013.</span></em><em></em></span></div>
<p><span style="font-family: inherit;"> <a href="http://www.utopiarossa.blogspot.com/">www.utopiarossa.blogspot.com</a></span></p>
</div>
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