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	<title>Comunismo e Comunità &#187; rossobruni</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Il ruolo della Russia e la bancarotta dei rossobruni</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2016 22:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Stefano Zecchinelli Il presidente russo, Vladimir Putin, ha criticato l’operato di Lenin, leader bolscevico ed architetto della Rivoluzione russa. A detta di Putin le teorie leniniste sull’autodeterminazione dei popoli sarebbero  una ‘’bomba atomica’’, la vera causa della distruzione dell’Urss. La posizione di Putin è impegnativa e non può essere liquidata con poche battute.   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img title="Il ruolo della Russia e la bancarotta dei rossobruni" src="http://www.tribunodelpopolo.it/wp-content/uploads/2016/01/hqdefault-480x330.jpg" alt="Il ruolo della Russia e la bancarotta dei rossobruni" width="480" height="330" /></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Stefano Zecchinelli</em></strong></p>
<p><strong><em>Il presidente russo, Vladimir Putin, ha criticato l’operato di Lenin, leader bolscevico ed architetto della Rivoluzione russa. A detta di Putin le teorie leniniste sull’autodeterminazione dei popoli sarebbero  una ‘’bomba atomica’’, la vera causa della distruzione dell’Urss. La posizione di Putin è impegnativa e non può essere liquidata con poche battute</em></strong>.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Per il capo del Cremlino <em>“E’ stato proprio questo modo di pensare – </em>il presidente russo si riferisce alla teoria bolscevica sull’autonomizzazione<em> – che ha portato al crollo dell’Unione Sovietica”</em>, <em>“La rivoluzione mondiale non ci serviva”.</em> Putin non attacca l’esperienza sovietica, ma rinviene nel leninismo la ‘bomba’ che ha fatto crollare l’esperimento nazionalcomunista staliniano. Questa contrapposizione Lenin/Stalin – contrapposizione reale – ha una sua precisa genesi storica ma, prima di dare le dovute spiegazioni, è bene chiarire cosa intendesse Lenin per ‘’diritto delle nazioni all’autodecisione’’.</p>
<p><strong><em>La reale posizione di Lenin sulla questione nazionale</em></strong></p>
<p>Per prima cosa chiariamo che cos’è una nazione. Una nazione secondo Stalin è <em>‘’</em><em>un’entità stabile di linguaggio, territorio, vita economica, formazione psicologica, che si è storicamente evoluta e si manifesta in una cultura comune’’ </em>(<em> Il Marxismo sulla Questione Nazionale e Coloniale </em>). Questa posizione venne accolta, pochi anni dopo, addirittura dal suo avversario storico, Leon Trotsky il quale spiega che <em>“La lingua è lo strumento più importante di comunicazione umana, e di conseguenza dell’industria. Diviene nazionale insieme col trionfo dello scambio di merci che integra le nazioni. Su queste fondamenta lo Stato nazionale è eretto come l’arena più conveniente, proficua e normale per il gioco delle relazioni capitaliste.”</em> ( <em>Storia della rivoluzione russa </em>). Sia Stalin che Trotsky concordarono nel ritenere ‘’la lingua’’ l’elemento caratterizzante lo Stato nazionale, ma per Lenin, i due teorici, non coglievano un ulteriore aspetto importante. Nessuno negherebbe mai che la Svizzera sia uno Stato ‘semi-indipendente’ e sovrano ma – e faccio parlare il rivoluzionario russo – <em>“In Svizzera ci sono tre lingue statali, ma le leggi che sono sottoposte a referendum vengono stampate in cinque lingue, vale a dire, in due dialetti Romanici in aggiunta alle tre lingue statali. Secondo il censimento del 1900 questi due dialetti sono parlati da 38.651 dei 3.315.443 abitanti di Svizzera, cioè da un poco al di sopra dell’1%. Nell’esercito ufficiali e sottufficiali permettono la più larga libertà ai loro uomini di parlare nel loro linguaggio nativo. Nei cantoni di Graubünden e Wallis (ciascuno con una popolazione poco sopra i centomila) entrambi i dialetti godono di un’uguaglianza completa.” </em>( <em>Commenti Critici sulla Questione Nazionale,</em> ottobre-dicembre 1913 ). L’identità nazionale svizzera – il discorso si potrebbe estendere a tutte le nazioni che tutt’oggi rivendicano la propria indipendenza – si è forgiata durante il conflitto contro l’impero austriaco, compattando i ceti popolari di quel paese, per questa ragione Lenin sostituì la categoria staliniana di ‘’entità stabile’’ con quella di ‘’entità evoluta’’ facendo del conflitto di classe la forza motrice degli Stati nazionali a venire. La sua posizione, per quanto ne dica Putin, resta di grande attualità ed è il punto di partenza per tutti coloro i quali vogliano lavorare ad una progettualità politica che spezzi l’egemonia di Washington e dei suoi vassalli.</p>
<p>Le rivendicazioni autonomiste possono essere definite democratico-borghesi, non socialiste, ma questo non impedì a Lenin di appoggiarle preservando, sapientemente, l’indipendenza di classe del mondo del lavoro. Dall’altro lato, il  leader bolscevico individuò con grande anticipo nei vuoti slogan sulla ‘’cultura nazionale’’ un’arma neocolonialista volta a disintegrare le nazioni. Putin ha letto questa eloquente pagina leninista?</p>
<p><em>“Il risveglio delle masse dal loro torpore feudale, la lotta contro tutte le oppressioni nazionali, per la sovranità del popolo e per la sovranità delle nazioni, è progressiva. Quindi, è un dovere vincolante per un marxista mantenere la più risoluta e coerente democrazia su tutti i punti della questione nazionale. Si tratta di un compito prevalentemente negativo. Ma il proletariato non può andare oltre questo e appoggiare il nazionalismo, perché oltre a questo punto comincia l’attività “positiva” della borghesia che si sforza di rafforzare il nazionalismo.”</em></p>
<p><em>“Ecco perché il proletariato si limita, per così dire, alla richiesta negativa del riconoscimento del diritto all’autodeterminazione, senza offrire garanzie ad alcuna nazione, e senza impegnarsi a concedere nulla a danno di altre nazioni.”</em></p>
<p><em>“La conclusione è che ogni nazionalismo liberal-borghese causa la più grande corruzione fra gli operai e infligge un immenso danno alla causa della libertà e della lotta di classe proletaria. È tanto più dannosa in quanto la tendenza borghese (e feudale-borghese) si nasconde sotto lo slogan della “cultura nazionale”. In nome della cultura nazionale – grande russa, polacca, ebraica, ucraina, e altre – i reazionari centoneri, i clericali, e anche la borghesia di tutte le nazioni, fanno il loro sporco lavoro.</em></p>
<p><em>“Questi sono i fatti dell’odierna vita nazionale, se la esaminiamo dal punto di vista della lotta di classe e non dal punto di vista di insipidi ‘principi generali’, declamazioni e frasi.”</em>(<em> Commenti critici sulla questione nazionale </em>)<em> 1</em></p>
<p>Lenin sostenne che l’indipendenza e l’ “autonomizzazione” fossero la vera base dell’ “assimilazionismo”: <em>“il proletariato non può appoggiare qualsiasi consolidamento del nazionalismo, al contrario, appoggia tutto ciò che contribuisce a cancellare le distinzioni nazionali e a rimuovere le barriere nazionali, appoggia tutto ciò che rende più stretti i legami fra le nazionalità, o che conduce all’amalgamare le nazioni. Agire differentemente significa prendere le parti del filisteismo nazionalista reazionario.”</em> Per questa ragione, Leon Trotsky, una volta che l’Ucraina cadde in mano all’anarchico di dubbio provenienza, Nestor Machno, non esitò ad intervenire militarmente inglobando quel paese nell’Urss. La domanda resta la stessa: quale modello di società si vuole costruire ? Chiarito ciò, io non credo che Putin falsifichi la posizione di Lenin per ignoranza. Putin è un uomo colto, uno statista ‘’scuola <em>Kgb</em>’’; le sue ragioni sono ben altre.</p>
<p><strong><em>Vladimir Putin, conteso da antimperialisti e rossobruni</em></strong></p>
<p>Vladimir Putin salva dell’esperienza sovietica due aspetti di cruciale importanza: <em>(1)</em> la geopolitica di potenza ( da non confondere con l’imperialismo: né l’Urss e nemmeno la Russia, sono mai state imperialistiche ); <em>(2)</em> il compromesso con la Chiesa ortodossa. Per dare una coerente ideologia al suo progetto politico, ha dovuto conciliare i settori più conservatori dello stalinismo russo rappresentati dal <em>Partito comunista della Federazione Russa</em> di Zjuganov, con i tradizionalisti, un tempo di destra, di cui il maggior esponente e pensatore è Aleksander Dugin. Detto questo è corretto ribadire l’appoggio di molti progressisti alla lodevole opposizione geopolitica russa contro i progetti imperialistici nord-americani: molti intellettuali antimperialisti ed associazioni socialiste si sono affiancate, giustamente, alla Russia in questa lotta. Gli aspetti bivalenti si susseguono continuamente.</p>
<p>Nel 1922 Lenin si rivolge con grande durezza verso Stalin: <em>‘’Perciò l’internazionalismo da parte della nazione dominante, o cosiddetta “grande nazione” (sebbene sia grande soltanto per le sue violenze, grande soltanto come è grande Diergimorda), deve consistere non solo nell’osservare la formale uguaglianza tra le nazioni, ma anche una certa ineguaglianza che compensi da parte della nazione dominante, della grande nazione, l’ineguaglianza che si crea di fatto nella realtà. Chi non l’ha capito, non ha capito l’atteggiamento realmente proletario verso la questione nazionale, ed è rimasto, in sostanza, su una posizione piccolo-borghese, e perciò non può non scivolare ad ogni istante nella posizione borghese’’ </em>(<em> Sulla questione nazionale o della autonomizzazione</em>). Se Stalin ha cozzato frontalmente con la politica di Lenin ( difesa, per quanto se ne dica, coerentemente da Trotsky ) in nome della salvaguardia ‘’patriottica’’ dello Stato proletario sovietico ( in realtà una inedita forma di ‘socialismo burocratizzato’ ), Putin mira a riconquistare le antiche sfere di influenza sovietica col fine di rafforzare il capitalismo russo. Scompare, per l’attuale capo del Cremlino, la dicotomia ‘destra/sinistra’ e Dugin diventa un ideologo di primo piano in </p>
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		<title>Rossobruni maior e rossobruni minor. Perché, perché sì e perché no</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2014 10:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Pagliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo di Piero Pagliani 1. Per capire che cos’è il cosiddetto “rossobrunismo” attuale occorre innanzitutto mettere a fuoco l’approdo ideologico e politico della sinistra storica in Occidente. Questo approdo è stato sintetizzato dall’economista statunitense Michael Hudson in una semplice domanda che si trova ad un punto di snodo del suo libro “Super Imperialism [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<header class="titleoverimg"></header>
<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4208" title="a" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2014/02/a-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a></p>
<div class="itemIntroText">
<p style="text-align: left;"><em>Riceviamo e pubblichiamo</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>di Piero Pagliani</strong></em></p>
<p><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>1.</strong> Per capire che cos’è il cosiddetto “rossobrunismo” attuale occorre innanzitutto mettere a fuoco l’approdo ideologico e politico della sinistra storica in Occidente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Questo approdo è stato sintetizzato dall’economista statunitense Michael Hudson in una semplice domanda che si trova ad un punto di snodo del suo libro “<em>Super Imperialism -The Origin and Fundamentals of U.S. World Dominance</em>”. La domanda è così formulata: </span><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">«<em>Quale altro compito hanno oggi i partiti di sinistra se non quello di tradire i propri patti costitutivi</em>?».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ una domanda molto pertinente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Diverse volte ho dovuto sottolineato un fatto che spesso sfugge: i partiti storici della sinistra europea hanno assunto, a volte in modo quasi estatico come in Italia, un’ideologia politico-economica che nata negli anni Cinquanta a Chicago fu per la prima volta sperimentata <em>in corpore vili</em> in Cile su richiesta del dittatore Pinochet e sotto la protezione delle sue armi fasciste. Si tratta del neoliberismo-monetarismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Basta questo dato di fatto storico per comprendere che siamo di fronte a una potente forma di commistione tra destra e sinistra che possiamo battezzare “rossobrunismo <em>maior</em>”, Essendo <em>maior</em>, è la forma più pericolosa e invasiva di rossobrunismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Poi vediamo pure quelle minori, quelle classiche, quelle che si rifanno al rossobrunismo storico, ma se prima non si capisce che è la forma maggiore che ha creato il contesto in cui allignano le altre non si riesce ad andare avanti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">L’abbraccio bipartisan, conclamato in Italia dal governo Monti e poi da quello Letta, per finire col pericoloso ma buffonesco “Renzisconismo”, non è altro che la fine di un processo di convergenza tra destra e sinistra che dura ininterrottamente dalla caduta della cosiddetta Prima Repubblica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Alle segreterie del centrodestra e del centrosinistra, a contatto con gli ambienti atlantici e finanziari che indicavano i percorsi e suggerivano le azioni, era chiaro che gli spazi per distinguersi <em>nella sostanza</em> dall’avversario politico erano ormai minimi e sempre più destinati a ridursi. Tuttavia la sovrastruttura ideologica dei due schieramenti (parte non indifferente delle motivazioni elettorali) non ha potuto essere dismessa troppo bruscamente anche perché le dinamiche ideologiche non vanno esattamente di pari passo con quelle politiche dato che sono sottoposte ad attriti maggiori (o, come preferisco dire, perché hanno una <em>viscosità</em> maggiore – se non fosse così non si capirebbe perché le grandi religioni sono vive e vegete). Il reale scontro tra i due schieramenti si è dunque svolto a livello puramente ideologico-propagandistico e nelle espressioni più acute ha assunto toni che non so se definire farseschi o surreali, con le accuse di “fascismo” da una parte e di “comunismo” dall’altra. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ bene tenerlo a mente per il nostro discorso, perché in realtà non c’era né fascismo da una parte né tanto meno comunismo dall’altra. Era solo, come avrebbe detto Gramsci, un grande agitarsi sulla scena del teatrino della politica (quello che tutti devono vedere) mentre dietro sghignazzava il faccione (non visto e da non vedere) della realtà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Anche questo ha creato l’ambiente adatto per le maggiori e minori forme di rossobrunismo, perché era un modo per togliere ogni valenza semantica sensata, per non dire scientifica e storica, a quei due termini. Quella <em>lotta sul nulla</em>, alla quale ha sfortunatamente partecipato anche la sinistra radicale adeguandosi alla retorica antiberlusconiana (ripeto: <em>retorica</em>), ha, come si diceva una volta, <em>disarmato gli operai</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Prima di spiegare cosa intendo con questa affermazione, faccio notare che la valenza nulla di quella lotta è dimostrata quasi come un teorema dalle grandi intese odierne.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Perché “disarmato gli operai”? Perché per chiamare milioni di persone a lottare a vanvera e mobilitarle sul nulla, erano richiesti almeno due requisiti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il primo era che dall’idea di “capitalismo” si passasse al sentire comune che viviamo in una forma naturale di economia, che definisce quindi l’<em>ambiente</em> in cui viviamo (che è quindi intrasformabile, in quanto non si trasformano <em>ambienti</em>, ma solo “mondi”, cioè l’ambiente divenuto Storia) imponendo leggi oggettive, formalizzabili nei modelli dell’Economia matematizzata. Anzi, emblematico della confusione tra destra e sinistra era quest’ultima che accusava la prima di alterare o di non uniformarsi a queste leggi (vi ricordate le accuse a Berlusconi di non fare le liberalizzazioni?).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il secondo è che non esisteva più l’imperialismo ma un insieme di diritti umani di carattere universale, da difendere eventualmente con azioni militari internazionali. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Due dati di fatto, <em>capitalismo</em> e <em>imperialismo</em>, sono dunque stati sostituiti poco a poco con due narrazioni, una per giustificare la politica interna e l’altra quella internazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Perché era così importante espungere i termini “capitalismo” e “imperialismo” dal discorso? Perché occorreva espungere l’idea stessa di “rapporto sociale”, impedire la comprensione del fatto che non siamo in presenza dell’Economia senza altre qualificazione, bensì di un modo di produzione di classe (sissignori: <em>di classe</em>), col “fine ristretto” (Marx) dell’<em>accumulazione infinita</em>, sostenuto da rapporti internazionali politici ed economici diseguali (Lenin). E si badi che questa <em>disuguaglianza</em> non è una condizione congiunturale che valeva solo ai tempi di Lenin, ma è <em>intrinseca ai rapporti di produzione capitalistici</em>. E’ ineliminabile e se i rapporti di forza internazionali cambiano, le condizioni di crisi, sempre implicite nel fine ristretto dell’accumulazione capitalistica, rischiano di precipitare. Anzi, di solito precipitano. E infatti sono precipitate. Lo si è sempre visto e lo si vede anche adesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ il nascondere questa doppia realtà, capitalismo-imperialismo, che ha creato la confusione da cui sono sorti (o risorti) i rossobrunismi minori. Ma è solo la comprensione di quella doppia realtà che permette di smascherare sia questi sia il rossobrunismo maggiore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Il rossobrunismo minore, cioè quella modalità a volte rozza e a volte raffinata, a volte intellettuale e a volte squadristica, a volte un po’ più di destra e a volte un po’ più di sinistra di mischiare ingredienti del comunismo con ingredienti del fascismo è la risposta <em>falsa</em> a ciò che abbiamo descritto prima. Non mi interessa discutere della falsità, o meglio della “falsa coscienza”, dei suoi capi ed ideologi. Potrebbe esserci in un caso e non esserci in un altro. Fatti che non mi interessano. Mi interessa invece capire perché la risposta è falsa e perché tuttavia può affascinare intellettuali che <em>pur non essendo rossobruni</em> si sentono in dovere (o in diritto) di dialogare con quelli che lo sono, tra i quali, con un’estensione non del tutto impropria, possiamo metterci Casa Pound. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>2.</strong> Le narrazioni di carattere ideologico imposte dall’<em>establishment</em> nascondono il fatto che <em>la crisi capitalistica e la conseguente finanziarizzazione sono scatenate dalla natura di classe dei processi di accumulazione</em>. Ma queste narrazioni non possono di certo nascondere il degrado delle condizioni di vita e di lavoro prodotto dalla crisi. Tuttavia precludono un’analisi “scientifica” di detta crisi e dei modi per affrontarla. Al suo posto prevalgono diagnosi esoteriche alle quali non possono che corrispondere pratiche di resistenza confuse e spesso rivolte a falsi obiettivi. Insomma, risposte che sono fatte della stessa materia delle narrazioni, solo con un segno opposto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">L’esempio più lampante è dato dalla spiegazione della finanziarizzazione come un colpo di stato o un complotto attuato da una sorta di <em>Spectre</em> di finanzieri cosmopoliti coadiuvati da alcuni potentati politici internazionali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Inutilmente Marx insisteva sul fatto che i meccanismi di accumulazione &#8211; e le loro contraddizioni &#8211; si ergono come oggettivi anche di fronte agli stessi capitalisti. E inutilmente sottolineava la natura di <span class="st"><em>Charaktermaske</em> degli attori sociali, per quanto potenti possano essere. Riconoscere questo non vuol dire disconoscere che questi attori sociali si possano riunire nelle loro conferenze Bilderberg o istituti Aspen o commissioni Trilaterali. Non vuol dire che non si accordino per lanciare un attacco a colpi di spread su Paesi poco sovrani o a colpi di missili su Paesi troppo sovrani. Non significa che le decisioni non vengano ormai prese in luoghi ben al riparo dalla sovranità popolare e dalla democrazia. Significa che anche questi attori sociali non possono agire «<em>in modo arbitrario</em>» e «<em>in circostanze scelte da </em></span><em><span style="font-family: Arial;">loro</span></em><span class="st"><em> stessi</em>» (Marx). Significa quindi che tra di essi ci sono contrasti e conflitti e che non hanno capacità di manovra illimitate.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Galleggianti invece in una gelatina esoterica, narrazione e contronarrazione non possono che generare mostri (<em>Unwesen</em>, avrebbe detto Marx sulla scorta di Hegel).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E infatti la teoria oggi corrente, anche laddove uno non se l’aspetterebbe, del golpe, del complotto massonico dei finanzieri, o peggio ancora del complotto massonico-sionista è purtroppo molto simile a quella famigerata del complotto <em>demoplutogiudaico</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ incredibile che tutta una schiera di intellettuali, analisti e politici pur stimabili, pur sinceri, non se ne accorgano. Non si accorgono cioè che con queste tesi il <em>punto di vista scientifico</em> viene perso e il <em>punto di vista di classe</em> viene dimenticato, perché sono <em>due poli<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>che si costruiscono e definiscono mutuamente</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E’ un po’ come un colpo di sonno (della ragione) che rischia di provocare incidenti. Capisco la stanchezza, capisco l’esasperazione dovuta all’arroganza della finanza e alla ormai totale opacità delle decisioni di un personale politico tanto ridicolo quanto indisponente e deleterio, e capisco pure le condivisibili intenzioni, ma farsi prendere dai colpi di sonno significa aprire un grande spazio alle contronarrazioni mitologiche in cui possono facilmente accomodarsi le false idee rossobrune. E’ quindi un atto di responsabilità politica, oltre che intellettuale, riprendere un punto di vista <em>di classe e scientifico </em>(a costo di far rabbrividire qualcuno e sghignazzare qualcun altro, dirò anche che il punto di congiunzione è la <em>teoria del valore</em>, pur con tutte le sue problematiche). Cosa che non significa ripetere a macchinetta l’altra grande narrazione, cioè quella della classe operaia che “libera tutti”, perché le cose a partire per lo meno dall’instaurarsi del capitalismo dei funzionari del capitale si sono molto complicate. (Difficile avere un punto di vista di classe senza ripetere la narrazione della classe salvifica? Si molto difficile. E’ una porta strettissima ma da lì occorre passare).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Per quanto riguarda l’imperialismo il discorso è del tutto analogo. La narrazione della difesa dei diritti umani è esageratamente falsa per essere creduta a lungo. Per renderla un po’ più verosimile hanno dovuto mettere un Presidente nero di sinistra a capo degli Usa e far gridare a squarciagola tutti gli strilloni di sinistra disponibili nei Paesi satellite, dai partiti ai giornali, dagli intellettuali alle Ong (e anche in questo caso ne abbiamo trovati dove non ce li saremmo aspettati).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">In questo caso la contronarrazione gelatinoso-esoterica è fornita da un antiamericanismo nostalgico, decorato da labari e croci uncinate. Ovvero da un nazionalismo identitaristico, (contro)imperialistico, che si distende dalla mitologia del comunitarismo runico degli Hobbit a quella dell’Eurasia come contraltare all’impero anglosassone all’attacco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Come si vede, i due corni del problema sono impugnati. Ma al contrario.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">C’è un infallibile test: i rossobruni possono parlare finché vogliono contro la finanza e contro le guerre imperiali americane, ma mai riusciranno a capire il collegamento tra accumulazione capitalistica e imperialismo, tra finanziarizzazione e guerra, tra accumulazione, imperialismo e crisi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Non è una questione d’intelligenza ma, sottolineo nuovamente, di <em>classe</em>. Capire quei collegamenti vuol dire riconoscere che il <em>capitalismo è un modo di produzione che si basa su rapporti sociali di classe</em>. E quindi agire di conseguenza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Ecco perché la “soluzione” rossobruna è falsa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">La sua fascinazione deriva dal fatto che offre <em>scorciatoie</em> legate a facili mitologie, come quelle del sangue e del suolo, che sono facili perché sono prepolitiche e si fondano sulle “apparenze concrete” del qui e ora, sul caos del vissuto empirico di ciascuno di noi. E’ più facile parlare di complotto dei cattivi banchieri appoggiati dalle armi imperiali piuttosto che della caduta del saggio di profitto, dei rapporti tra questa e la divisione internazionale del lavoro e del potere e del rapporto tra rendita finanziaria e plusvalore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E infatti la falsa soluzione non si combatte solo con la lotta intellettuale-teorica. Occorre <em>sfidarla sul terreno della società e delle lotte sociali</em> <em>in un’ottica di classe</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Mancando questo rimane solo l’aspetto intellettuale, che se da una parte è insufficiente, dall’altra porta al paradosso che vengono emarginati proprio quegli intellettuali che questo vuoto lo hanno sentito e denunciato, spingendoli a cercare interlocutori anche al di fuori delle loro proprie radici politiche e culturali (non è poi questo che riconosce Sergio Cararo nel suo <em>in mortem</em> di Costanzo Preve su “Contropiano”?).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Arriviamo così all’ultimo punto, alla pietra dello scandalo di questi giorni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;"><strong>3.</strong> Dialogare con Casa Pound, oppure con ambienti di destra più intellettuali e meno aggressivi, è diventata una moda. Dirò subito che non considero di per sé rossobruno chi lo fa. Per essere espliciti non avrei considerato Diego Fusaro rossobruno nemmeno se avesse confermato il suo impegno con Casa Pound. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Voglio invece capire perché lo si fa e spiegare perché non bisogna farlo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Al di là di ambizioni ed esibizioni personali, che sono la cosa meno interessante del discorso, lo si fa probabilmente perché si riconosce che la contronarrazione di quegli ambienti politici tutto sommato, anche se erroneamente, alcuni dati del problema li afferra.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Intanto non so se “errore” sia una categoria applicabile a chi si rende protagonista di aggressioni squadristiche. Detto ciò (che non è poco rilevante) vediamo cosa è in effetti “afferrato”, seppur malamente. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">La globalizzazione, i danni causati dall’Euro, la finanziarizzazione e la serie infinita di guerre e di azioni eversive promosse dagli Usa e dalla Nato hanno riportato all’ordine del giorno la “questione nazionale”. E lo hanno fatto quasi di sorpresa, dopo la lunga stagione postsessantottina durante la quale il concetto stesso di stato-nazione era stato messo tra i cimeli in soffitta (cosa che in verità i comunisti non hanno mai fatto, per quanto internazionalisti). Qui ad esempio si può notare una distorta commistione tra un internazionalismo senza più classi o partiti di riferimento e la narrazione dei diritti umani, <em>astrattamente</em> universali e <em>concretamente</em> divisi dalle fratture geopolitiche.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Di fronte a ciò non è molto difficile mettere insieme il concetto di “socialismo” con quello di “nazionalismo”. E’ una storia già vista. Ed è sempre la stessa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Essendosi già compiuta da un pezzo la tragedia, siamo stati anche in grado di prendere coscienza che fu un errore allora (si parla della precedente crisi sistemica, del fascismo e del nazismo) lasciare sguarniti certi territori di conflitto, scindere il socialismo dal <em>playground</em> più immediato e favorevole delle classi subalterne, cioè lo stato-nazione (Cesaratto). Più immediato e favorevole, per vari motivi tra cui il fatto che la mobilità transnazionale del capitale aumenta la sua forza, mentre quella della forza lavoro si chiama “emigrazione” ed è indice di debolezza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Per fortuna abbiamo capito quegli errori. Ma averli capiti significa che dobbiamo metterci a dialogare con chi a quegli errori diede una soluzione non solo falsa, ma addirittura criminale e infine tragica? No, no, no. Mille volte no.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Non ha senso. Avrebbe senso se il nazionalismo avesse a che vedere con la questione nazionale, che invece è una questione di classe e non di <em>Blut und Boden</em>. Avrebbe senso se la lotta all’imperialismo fosse puramente una questione geopolitica e di potenza. Ma non è così, perché, come si è detto prima, anche l’imperialismo è legato al carattere di classe dell’accumulazione capitalistica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Che senso intellettuale avrebbe? Quello di sfruttare le ambiguità per cercare di “catechizzare” gli avversari? Cosa che funzionerebbe solo se il volenteroso dialogante riuscisse a spiegare ciò che essi non vogliono nel modo in cui vogliono. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E che senso politico avrebbe? L’egemonia non si esercita legittimando gruppi di destra ben strutturati (che tra l’altro rappresentano solo se stessi), ma sfidandoli, come si è detto, sul terreno del conflitto sociale. Perché lì casca l’asino.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><span class="st"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">E solo lì si può fare veramente capire che l’</span></span><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial;">Aufhebung</span></em><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;"> marxiano esclude il ritorno al Medioevo, alle società organicistiche, al preilluminismo o che la decrescita, per parlare di un concetto su cui sto ragionando, non può essere disgiunta dal concetto di “de-accumulazione”. Insomma, che la critica alla modernità capitalistica serve per andare oltre la modernità e non per ritornare a condizioni premoderne; che la critica al concetto di “progresso” serve per rilanciare quello di “emancipazione” e non quello di “conservazione” o “reazione”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa politica queste cose dovrebbero essere ben chiare, così da evitare l’errore di cacciarsi in dialoghi che possono essere solo monologhi o cacofonie.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa teoria pensando alla politica, il discorso non cambia.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 40.9pt; text-indent: 9.0pt;"><em><span style="font-size: 10.0pt; font-family: Arial; font-style: normal;">Se si fa teoria pensando alla teoria, allora non so cosa dire.</span></em></p>
</div>
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		<title>Alcune puntualizzazioni per Valerio Evangelisti</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 15:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comunismo e Comunità]]></category>
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		<description><![CDATA[della Redazione Alla fine di Giugno sul numero 5 di &#8220;Su la testa&#8220;, inserto mensile di “Liberazione”, organo del Partito della Rifondazione Comunista, è apparso un articolo firmato da Valerio Evangelisti dal titolo &#8220;I rosso-bruni: vesti nuove per una vecchia storia&#8221;, (articolo successivamente ripreso sul sito carmillaonline.com). Nelle battute finali dell&#8217;articolo, dopo una rassegna di [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;">della Redazione</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/07/Eymerich.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1488" style="margin: 5px; border: 5px solid black;" title="Eymerich" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2010/07/Eymerich.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a>Alla fine di Giugno sul numero 5 di &#8220;<em>Su la testa</em>&#8220;, inserto mensile di “<em>Liberazione</em>”, organo del Partito della Rifondazione Comunista, è apparso un articolo firmato da Valerio Evangelisti dal titolo &#8220;I rosso-bruni: vesti nuove per una vecchia storia&#8221;, (articolo successivamente ripreso sul sito <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://carmillaonline.com/">carmillaonline.com</a></span></span>). Nelle battute finali dell&#8217;articolo, dopo una rassegna di approcci politici considerati frutto di qualche tipo di sintesi tra estrema destra-estrema sinistra, tra i sospetti di tale tipo di pensiero è stato citato anche Costanzo Preve e &#8211; così si legge &#8211; il “<em>suo sito</em>”, chiamato “Comunismo e libertà”.</p>
<p style="text-align: justify;">Specifichiamo anzitutto che il sito cui Evangelisti fa sicuramente riferimento si chiama “Comunismo e Comunità” e non è il sito “di Preve”, bensì uno spazio virtuale condiviso da un gruppo di persone, tra cui Preve stesso, riunite in quello che si può definire non assolutamente un gruppo politico, bensì un laboratorio di idee e proposte per rilanciare su basi solide un pensiero ed una pratica  anticapitalistici, basati sul pensiero di Marx.</p>
<p style="text-align: justify;">Che non si tratti e non si possa trattare di un gruppo politico è facilmente verificabile dal fatto che i suoi membri fanno riferimento a militanze, simpatie politiche o aree culturali differenti, tutte situate nella sinistra radicale.</p>
<p style="text-align: justify;">Diverso è ovviamente il tema della “provenienza”. Come Evangelisti sa in parte (perché a volte sbaglia), alcune delle persone che partecipano a questo laboratorio anni addietro hanno militato in formazioni dell’estrema destra. I loro nomi e le loro storie politiche personali sono a tutti noti. Nulla è stato nascosto, e queste persone hanno compiuto un percorso individuale trasparente che le ha condotte a rigettare la loro precedente collocazione tramite una sofferta autocritica  (sofferta perché variamente pagata sulla propria pelle, anche a duro prezzo). Ciò per altro non è un fenomeno nuovo nella storia del movimento anticapitalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso che ha portato queste persone alla militanza comunista &#8211; del tutto controcorrente in un’epoca che vede <em>ricompensati</em> passaggi in senso opposto: dalla sinistra alla destra &#8211; è stato oggetto di discussioni non reticenti. Gli altri partecipanti, infatti, sono persone che da sempre sono impegnate nell’area comunista e hanno storie personali e persino familiari che non permetterebbero loro di accettare nessun tipo di compromesso col fascismo o con alcuna delle sue singole espressioni, come il nazionalismo, il razzismo e l’antisemitismo. Elementi rifiutati anche dai più giovani che si sono avvicinati alla riflessione politica in tempi più recenti e non hanno pertanto pedigree di sorta da “esibire”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto il pensiero di Costanzo Preve è visto come una serie di domande aperte alle quali ognuno dei partecipanti al laboratorio si sente in dovere di rispondere, non per deferenza ad un “maestro”, bensì per la loro pregnanza e importanza per il rilancio di un movimento comunista. Sicuramente l’elaborazione previana mette in crisi alcune strutture concettuali e certezze ideologiche non solo del  mondo culturale  generico (quanto composito) della sinistra italiana ed europea, ma della stessa galassia marxista. La sua originalità interpretativa nella lettura degli aspetti culturali e filosofici dell’attuale capitalismo occidentale, della parabola gloriosa e insieme autodistruttiva del comunismo storico novecentesco, degli aspetti dissolutivi della cultura dominante integrata in vario modo nelle sue versioni di destra e di sinistra entro le coordinate del pensiero unico capitalistico, con tutto il suo corollario ideologico,  richiede uno sforzo di riposizionamento che si può volere o non volere intraprendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò ci è ben noto ed è noto allo stesso Preve. Ma tutto ciò non c’entra assolutamente nulla con le fantasie rossobrune, non c’entra nulla con tentativi di mischiare le acque della destra con quelle della sinistra, non c’entra nulla con fantasmatiche teorie sintetiche. L’analisi di Preve, con tutte le sue specificità e modalità che a volte non sono condivise all’interno del nostro laboratorio, si colloca al 100% all&#8217;interno di una tradizione comunista di lunga durata, se per comunismo di lunga durata intendiamo l’inclinazione a  pensare ad un organizzazione sociale strutturalmente solidale, egalitaria e che superi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la brutale conflittualità intrinseca del capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di “comunitarismo”, in Preve, non ha evidentemente nulla a che vedere con la “comunità del sangue  e del suolo”, né con un qualche superamento identitario della divisione in classi. Al contrario, il problema che si pone Costanzo Preve è quello di superare l’impasse epocale in cui la visione escatologica del “soggetto rivoluzionario” ha fatto finire il movimento anticapitalistico. Un soggetto per altro identificato via via in modi differenti dal movimento comunista nel corso della sua parabola centenaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni dei partecipanti al laboratorio credono che l’elaborazione di Preve sia condivisibile e politicamente propositiva; altri pensano invece che, ad esempio, il concetto di “comunità” sia immaturo oppure non sufficientemente “strutturale”, come lo erano invece i concetti marxiani di “classe” e quello di “lavoratore collettivo cooperativo”, il soggetto che per Marx doveva, a causa delle contraddizioni sociali del capitalismo, abolire lo “stato di cose presenti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo è proprio l’abolizione dello stato di cose presenti, ovverosia dell’alienazione economicista del capitalismo, ciò che ci lega ineluttabilmente al progetto comunista, nelle sue glorie così come nelle sue disfatte.</p>
<p style="text-align: justify;">Che possano esistere nel variopinto panorama dei gruppuscoli politici e culturali, isolati tentativi “rossobruneschi” (categoria inefficace ma che usiamo per semplificazione) di unificare elementi caratteristici della tradizione politica di “estrema destra” ad elementi caratteristici della tradizione politica di “estrema sinistra”, o di fascismo e comunismo, non lo neghiamo affatto. Sarebbe anzi interessante, se si volesse realmente intraprendere una seria inchiesta su tali mondi, capire le ragioni sociali, economiche e politiche che creano quel vuoto di analisi e di presenza fisica e culturale sul territorio che permette all’estrema destra, nelle sue diverse facce, di fare proseliti anche tramite l’abuso di tematiche proprie della tradizione socialista e comunista (in parte la Lega è un tal frutto).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lasciamo per ora da parte questo problema ed entriamo brevemente nel merito di alcune questioni sollevate. Innanzitutto non pensiamo che sia un crimine riconsiderare la storia del “soggetto rivoluzionario” della tradizione marxista, cercando di applicare ad essa proprio il metodo analitico di Marx. Si può opinare sulla correttezza dell’approccio e dei risultati, ma è meglio astenersi da accuse di carattere inquisitorio che evitano l’argomento con riferimenti dogmatici ad una “classe” che non si è più in grado di descrivere politicamente e storicamente; perché così non si fa un passo avanti nel superamento dell’impasse, ma ci si avvita ancora di più nella crisi. E neppure riteniamo sensato ascrivere a priori al pensiero di destra il concetto di “comunità”. In primo luogo perché sarebbe un bel regalo, e in secondo luogo perché i movimenti della sinistra radicale hanno da tempo cercato di rielaborare questo concetto in termini antagonistici, senza contare i riferimenti che si possono trovare in Marx stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Parimenti, non capiamo quale sia lo scandalo nel considerare particolarmente pericoloso <em>in questa fase</em> l’imperialismo statunitense, cioè la politica estera della più grande potenza militare del mondo. Siamo convinti che non possa affatto esistere antimperialismo senza anticapitalismo. Al contrario pensiamo che l’antimperialismo sia una declinazione dell’anticapitalismo (e quindi siamo lontani da qualsiasi ipotesi “euroasiatista” o similare). Ciò non toglie che riteniamo indispensabile riuscire a condurre la pratica politica <em>contemporaneamente</em> su entrambi i piani della realtà capitalistica: quello orizzontale del conflitto interimperialistico e quello verticale del conflitto sociale. In questo, siamo convinti, risiede l’insegnamento più profondo della genialità politica di Lenin. Ma proprio su questo ci riteniamo assolutamente in ritardo e carenti. Ad ogni modo, per lo meno ci poniamo il problema. Sicuramente non è possibile porselo con la santificazione preventiva di Barack Obama, che non è altro che un modo per nascondere la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alle persone, suona persino strano che Evangelisti abbia voluto tacciare di “rossobrunismo” una persona come Costanzo Preve, la cui storia politica è nota a chiunque conosca il <em>milieu</em> dell’estrema sinistra italiana dagli anni ‘60 in poi, così come è nota la sua attuale posizione critica, sia politica sia filosofica, verso questo stesso ambiente con il quale continua comunque a mantenere contatti personali, basti pensare non solo alla sua amicizia con Paolo Ferrero ma anche alla stima di fondo &#8211; diremmo “etica” &#8211; che pur nella diversità e nella polemica politica e teorica Preve non ha mai negato all’attuale Segretario di PRC. Un attacco, quello di Evangelisti, che di fatto è sterile e del tutto gratuito, contro un vecchio militante che ancora scrive: “<span style="font-family: Bookman-Light,serif;"><em>E’ ovvio che per questa ragione biografica io continui a considerare l’estrema sinistra con un occhio di attenzione e di riguardo. In fondo, sono sempre (ed anzi sempre di più) </em></span>«<span style="font-family: Bookman-Light,serif;"><em>comunista</em></span>»<span style="font-family: Bookman-Light,serif;"><em> anche se non nel senso di Ferrero e di Diliberto</em></span><span style="font-family: Bookman-Light,serif;">”.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, spiace essere costretti a ripeterlo per l’ennesima volta, ma non ci sono né “complotti” né “infiltrazioni”. E’ tutto leggibile in chiaro sul sito <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://comunismoecomunita.org/">comunismoecomunita.org</a></span></span> a partire dalla voce “<em>Chi siamo</em>”. Tutto contestabile ma tutto in chiaro. E vogliamo sperare che anche le contestazioni siano in chiaro, relative al merito e non serpeggianti tramite rimandi obliqui.</p>
<p style="text-align: justify;">Sui <em>contenuti</em> che esprimiamo ci piacerebbe ricevere giudizi, critiche e suggerimenti, perché l’apertura al confronto con chi si pone l’obiettivo di mettere in discussione <em>lo stato di cose presenti</em> è parte dello scopo del nostro laboratorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, non abbiamo nessuna simpatia per la filosofia della Santa Inquisizione, in cui l’accusa diventa prova e “conversione” è sinonimo di “ammissione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Su queste e non altre basi speriamo quindi in una disponibilità al dialogo.</p>
<p>La Redazione di <em>Comunismo e Comunità</em></p>
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