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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Solitudine</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Monadologia della solitudine</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 15:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 2em;">Monadologia della solitudine</span></p>
<h3>di Salvatore Bravo</h3>
<p>In questo momento storico le oligarchie stanno vincendo la lotta di classe con la “cultura dell’incuria” mascherata da cura/diritti individuali.</p>
<p>La pornografica indifferenza verso l’altro è divenuta la normalità nel tempo dell’integralismo liberista, è la forza titanica del capitale. La coscienza di classe ha la sua dinamica nella comunità solidale e nella cura, l’incuria promuove, invece, la reificazione aggressiva e irrazionale che addomestica i subalterni inoculando in essi il disprezzo narcisistico verso i propri pari. L’individualismo tracotante è separazione dall’altro e mistificazione sulla propria condizione. C si percepisce sempre come parte e mai come un intero. Senza dialettica non vi è progetto politico ma riproduzione meccanica del sistema.</p>
<p>La Monadologia delle solitudini è la vittoria di classe degli oligarchi, si dividono i subalterni, si inquina la capacità di pensare in senso olistico, si separa in nome della libertà d’impresa che promette l’Eden.</p>
<p>All’incuria bisogna contrapporre la cura, l’impegno gratuito liberato dalla gratificazione narcisistica ed economica. Nella cura vi è la cultura della prossimità senza la quale “la democrazia dei Signori”, secondo la definizione di Domenico Losurdo non può essere sconfitta.</p>
<p>La selezione meritocratica è la maschera del nuovo razzismo laico e a misura del dio “Pluto”. Razzismo non riconosciuto e vestito con lo splendore abbagliante delle parole-slogan dell’ideologia.</p>
<p>Il merito è il mezzo per colpevolizzare i subalterni della loro sorte. Al nastro di partenza le condizioni sono truccate ma di questo si tace, è il mezzo con cui sospingere alla lotta divisiva. Lotta senza quartiere secondo modalità zoologiche: donne conto uomini, omosessuali contro eterosessuali, vegetariani contro onnivori, lavoratori del pubblico impiego contro i lavoratori del privato ecc. Una nuova zoologia dell’essere umano viene trascritta e abilmente usata per l’accecamento generale.</p>
<p>Vince il più forte a carte truccate.</p>
<p>Il merito è la sciabola con cui colpevolizzare i sudditi. Si invoca il merito, ma sin dall’inizio la vittoria è data ai dominatori, in quanto il vantaggio non è iscritto nelle stelle ma nelle disparità sociali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Uguaglianza/disuguaglianza</strong></p>
<p>La solitudine delle monadi, sotto il capitalismo assoluto, è differente rispetto al passato. La sofferenza non conosce speranza, le monadi sono nel pulviscolo della storia, la solitudine è così naturalizzata, si curano i sintomi dl dolore sociale con farmaci e psicologi.</p>
<p>Vivere e morire sono solo eventi biologici, l’essere umano è eguale agli animali non umani. Non pone fini consapevoli, ma è solo un ruminante al pascolo del mercato, molto può vedere, poco può ottenere. La frustrazione è la normalità nel tempo del consumo assoluto. I fini sono eliminati, la natura è cancellata per “decreto oligarchico”, non resta che la memoria sempre più a breve tempo a caratterizzare l’essere umano. Senza fini e con la memoria storica demolita la prassi è resa sempre più improbabile, non resta che una disperata solitudine a inchiodare i subalterni. Le merci da acquistare sono i fiori sulle catene, ma appassiscono subitaneamente.</p>
<p>Il quotidiano ci offre una realtà malinconica e dolorosa, l’inclusione ha un prezzo: il denaro è il parametro che consente di accedere ai servizi, allo studio, ai beni di qualità. L’inclusione si paga con la disponibilità a rendersi omogeneo, a rinunciare alla differenziazione.</p>
<p>Si mette in atto un processo di reificazione, i fini del mercato ghermiscono l’incluso e lo inducono a scegliere fatalmente gli obiettivi del mercato. La resilienza è la virtù unica richiesta per sopravvivere. Per coloro che non possono o non vogliono essere inclusi l’artiglio del liberismo ha in “premio la marginalità” e, se si vuole si può accedere alla libera morte. In non poche nazioni la libera morte è disponibile ai malati incurabili, psichici e ai soggetti socialmente deboli. La reificazione quotidiana è la normalità dell’inclusione. La violenza è sistemica, ma si proclama la lotta senza quartiere alle violenze: bullismo e femminicidio sono le bandiere del liberismo. Il capitalismo produce relazioni competitive e irrazionali, e nello stesso tempo si professa contro la violenza. Le campagne contro abusi e violenze hanno una serie di imponenti risultati: si allontana l’ombra del vero responsabile delle violenze, i marchi che sostengono le campagne sono visibili e dunque pubblicizzano i loro prodotti. I grandi gruppi economici influenzano i costumi e si sostituiscono alla politica. La democrazia muore vampirizzata dalle multinazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Capitalismo dell’indigenza</strong></p>
<p>Cadute le ideologie che contenevano il liberismo, oggi domina la merce e gli individui sono apparizioni fugaci e interscambiabili. Emergono come categorie, stile manuale di zoologia, da studiare nei comportamenti e nei gusti a cui vendere l’ultima merce. Gusti e comportamenti sono prodotti nei laboratori mediatici, si verificano gli effetti sperimentali sotto la lente di statistiche e grafici, al fine di produrre nuovi mercati.</p>
<p>Il liberismo nel nostro tempo ha dispiegato totalmente la sua verità, è democrazia dei signori come Domenico Losurdo l’ha definita.</p>
<p>La democrazia dei signori è incuria generalizzata. Il soggetto umano è perennemente vilipeso, manipolato nel corpo e offeso nella mente. L’incuria è lo strumento massimo con cui dividere e impedire la coscienza dei subalterni.</p>
<p>La monadologia delle solitudini è sempre più estesa e solida. La consapevolezza progettuale di sé che si struttura nella temporalità politica-progettuale è sostituita da esseri “senza mondo e coscienza”. Disumanizzare rende l’egemonia liberista invincibile nella percezione dei sudditi. Non le possono opporre nulla, devono credere ai suoi slogan e inchinarsi con resilienza al padrone.</p>
<p>Per poter rompere il dominio i subalterni devono uscire dalle grammatiche del dominio. Trasgredire è possibile per far nascere un nuovo mondo, per diventare “ricchi di mondo”, ovvero risemantizzarlo con la cura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cura/Incuria</strong></p>
<p>La cura è principio veritativo-bene che trascende la monadologia delle solitudini coltivata dall’efficientismo competitivo, per introdurre la qualità nei meccanismi fatali della quantità. La cura nelle sue declinazioni è l’inizio di una rivoluzione delle qualità relazionali, è l’integralismo della quantità pensato e concettualizzato che riapre la storia su nuovi scenari nel tempo presente. Il nostro presente fuori dall logica del nichilismo dei “signori” inizia in ogni momento, ciascuno è chiamato a essere “concetto” per abbattere la fosca nube che è penetrata ovunque e sembra minacciare il presente come il futuro. Riconquistare la propria umanità, porsi in ascolto di se stessi e delle alterità è vittoria contro l’indifferenziato. La coscienza è relazione, è comunismo dello spirito, che penetra nelle strutture ossificate della società dei soli affari privati per riportarli alla comunione materiale e del logos senza i quali non vi è nessun “nuovo inizio”. La cura inizia con lo sguardo che indugia sulla <em>Croce della Terra </em>come scrisse Franco Fortini:</p>
<p>Varsavia 1939</p>
<p>Noi non crediamo più alle vostre parole<br />
Né a quelle che ci furono care una volta<br />
Il nostro cuore l&#8217;ha roso la fame<br />
Il sangue l&#8217;han bevuto le baionette.</p>
<p>Noi non crediamo più ai dolori alle gioie<br />
Ch&#8217;eran solo nostre ed erano sterili<br />
La nostra vita è in mano dei fratelli<br />
E la speranza in chi possiamo amare.</p>
<p>Noi non crediamo più agli dèi lontani<br />
Né agli idoli e agli spettri che ci abitano<br />
La nostra fede è la croce della terra<br />
Dov&#8217;è crocifisso il figliuolo dell&#8217;uomo.</p>
<p>Reimparare a guardare la “croce sulla terra” è il primo gesto per liberarsi dalle maglie d’acciaio del capitalismo dell’indicenza. Perché lo sguardo prepari le parole e i gesti della liberazione è necessario percipire-sentire-pensare la realtà storica nella sua verità. Uscire dalla sbornia dell’illusione della menzogna ed entrare nella storia significa fermarsi sul dolore e sull’umiliazione di coloro che portano nel corpo e nella psiche la verità del nostro tempo, è nell’ascolto del proprio dolore di “perdente”. La cura è l’eversione contro l’egemonia del niente dei “Signori e padroni della democrazia”. All’incuria bisogna opporre la cura per emanciparsi dall’egemonia della grammatica del dominio.</p>
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