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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Spazio Tadini</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Intervento di Ennio Abate alla presentazione di «Calpestare l’oblio» allo Spazio Tadini</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 21:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Calpestare l'odio]]></category>
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		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo con piacere questo notevole intervento di Ennio Abate alla presentazione di «Calpestare l’oblio» allo SPAZIO TADINI di Milano &#8211; in Via Jommelli 24 -, organizzato da Adam Vaccaro di MILANOCOSA.  Si è trattato di  un incontro per discutere di &#8220;Calpestare l&#8217;oblio&#8221;, un&#8217;antologia &#8211; così recita l&#8217;annuncio pubblicato sulla stampa nazionale &#8211; di &#8220;Cento poeti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Pubblichiamo con piacere questo notevole intervento di Ennio Abate alla presentazione di «Calpestare l’oblio» allo SPAZIO TADINI di Milano &#8211; in Via Jommelli 24 -, organizzato da Adam Vaccaro di MILANOCOSA.  Si è trattato di  un incontro per discutere di &#8220;Calpestare l&#8217;oblio&#8221;, un&#8217;antologia &#8211; così recita l&#8217;annuncio pubblicato sulla stampa nazionale &#8211; di &#8220;Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana&#8221;, curata da Valerio Cuccaroni, Davide Nota e Fabio Orecchini. L&#8217;incontro si è tenuto il 5 aprile scorso.</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gentili autori e organizzatori di CALPESTARE L’OBLIO,</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">sono del ’41. Da vecchio, dunque, scrittore quasi clandestino e militante </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>in proprio </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">fuori da qualsiasi partito, ragionando sulla base della storia del Novecento e di quella italiana del dopoguerra (in particolare degli anni Settanta), mi permetto di porvi due domande: </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- quale oblio ha da essere oggi calpestato? </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- lo si può calpestare solo in poesia, soltanto con la poesia?</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vi anticipo, in attesa di vostre risposte, le mie:</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/donna-grida.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2398" style="margin: 5px;" title="donna-grida" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/donna-grida.jpg" alt="" width="250" height="287" /></a>- in questo Paese l’oblio non è caduto soltanto o soprattutto sulla Resistenza e la Costituzione, come sostenete nell’introduzione del libro e in vari testi antologizzati, ma sulla lezione profonda di Marx e sulla storia del comunismo novecentesco &#8211; terribile sì, ma non cancellabile o surrogabile dall’apologia, quasi sempre in piatto “americanese”, della democrazia;</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- ad obliare non sono stati solo i poeti o i leader politici e intellettuali viventi (della sinistra </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>in primis</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">), ma anche quella parte della popolazione che una volta poteva ancora a buon diritto essere chiamata ‘popolo’ o ‘di sinistra’;</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- se l’oblio è tanto diffuso e generale, non si può semplicemente “calpestarlo”, ma si dovrà capirne  tutti insieme (e non solo i poeti) le ragioni e intervenire &#8211; se possibile &#8211; sulle cause che l’hanno prodotto: non può esserci nuova “poesia civile” se, come a me sembra, è venuta meno  ogni forma di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>polis </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">e, quindi, sono venuti meno quegli attori sociali una volta – oggi non più – indicati coi nomi di  ‘</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>citoyens</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">’, ‘popolo’ o ‘società civile. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pur riconoscendovi, dunque, il merito &#8211; non trascurabile in un periodo di coma della cultura &#8211; di aver raccolto il grido di dolore  di tanti poeti (da Roversi ai giovani esordienti) e costruito un libro – dico io – di “quasi poesia civile”, non vi nascondo la mia disapprovazione per l’operazione di mero assemblaggio. Non posso qui argomentare  a fondo il mio severo giudizio. Mi limito ad alcuni accenni: </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">1. Riunendo (non so se </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>una tantum </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">o in modo più continuativo) voci disparate attorno a un discorso di vago antiberlusconismo,  individuando un ostacolo indefinito, che voi chiamate «ideologia della separazione, anche culturale», agitando l’ideale di una mai esistita «officina culturale italiana, fatta di continuo scambio tra libero giornalismo, libero movimento intellettuale e artistico, libero mondo dello studio, della ricerca, dell&#8217;università», siete stati e sarete coccolati e applauditi. Oggi essere confusamente antiberlusconiani, plurali o pluralistici, anti-ideologici è quasi d’obbligo. Questi i </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>login</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> giusti per accedere ai giornali “di sinistra”. Questo l’unico dissenso che i sacerdoti della nostra disfatta Cultura  tollerano e, dunque, concedono.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">2. Come non vedere, però,  nella vostra scelta la rinuncia a pensare quali debbano essere le condizioni per la nascita di una vera,  non ornamentale e tutta da ridefinire “poesia civile”? </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io la vedo. Altri &#8211; anziani quanto o più di me – tacciono in nome del “largo ai giovani”. Eppure sanno che la poesia (o una possibile “poesia civile”) non si fonda su ragioni contingenti né  può limitarsi a  dire un NO, del resto più moralistico che politico,  unicamente al personaggio-mostro-maschera, che in Italia porta il nome  del signor B. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">3. I veri nemici o i falsi amici della poesia (o di una possibile “poesia civile”) non sono mai solo i “nemici della cultura”, non sono mai solo televisivi e soltanto “mostri”. Gestiscono affabili e seri, da destra e da sinistra, al livello locale e globale, un sistema che opprime milioni di persone. Li individuereste, se nel vostro lessico quotidiano (e, perché no, nei ragionamenti e poi nei versi) agissero parole-concetti per dire la </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>realtà</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">: come  &#8216;capitale&#8217;, &#8216;capitalismo&#8217;, ‘rapporti sociali capitalistici’, non a caso termini epurati anche dal lessico dell’attuale sinistra che vi ha sponsorizzati.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">4. Ignorando o rinunciando invece agli interrogativi  più ardui, le vostre poesie oscillano per lo più &#8211; questa l’impressione ricevuta leggendole &#8211; e oscilleranno  tra un intimismo  dell’io apolitico e una retorica indignazione mutuata dall’antifascismo di nonni e  padri resistenziali, purtroppo diventato mito inerte e  scheletro nell’armadio della cultura italiana, come già denunciò nel lontano 1965  Franco Fortini in «Verifica dei poteri». </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">5. Con tale mito in testa  è fin troppo  agevole &#8211; come  si può vedere &#8211; scorgere reincarnazioni di fascismo  e di Hitler, dove c’è forse tutt’altro. Un “tutt’altro” su cui dovremmo interrogarci  seriamente, senza paraocchi. E che invece gli USA, l’Occidente e l’attuale cultura italiana non vogliono vedere né permetterci di vedere, preferendo seppellirlo in anticipo sotto le bombe “umanitarie” della “democrazia”.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con tale mito in testa e l&#8217;avallo dei grandi nomi della cultura e della politica – ieri di Norberto Bobbio, oggi  addirittura del presidente della repubblica Napolitano &#8211; non si ripara lo sfascio dell’Italia, ma lo si prolunga, condannandola a partecipare  &#8211; in subordine  e paradossalmente in nome di una Costituzione che ripudia la guerra &#8211;  a guerre non chiamate più con questo nome: dalla prima del Golfo del 1991, a quella per spartirsi la Jugoslavia e ora  all’ultima in corso in Libia. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">6. Date tali premesse &#8211; esplicite o implicite – del vostro </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>calpestare l’oblio</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, nessuno dei vostri versi, nessun bello slogan (come quello che dà il titolo alla vostra antologia), nessun «osservatorio sulla questione culturale, scolastica, artistica, giornalistica», pur da voi auspicato, vi permetterà di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>osservare</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, fosse pure dalla condizione di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>testimoni secondari</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (Cesare Cases), l’orrore del presente – questo, sì, ideologizzato, spettacolarizzato e obliato, ancor più di  quello del passato. Per responsabilità &#8211; ripeto &#8211;  non solo delle élite culturali e politiche, ma  dei milioni di io/noi atomizzati dalle nuova divisione mondiale del lavoro e che si spappolano ulteriormente  tutte le sere davanti alle TV.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Concludo. Vi ho detto qual è  per me l’oblio (di oggi e di ieri) da combattere, per riempire di nuovi significati e non di belle parole il vuoto lasciato  dal Conflitto Sconfitto. Quelli che hanno tuttora qualche suo ricordo, ripartano almeno da alcune delle «nostre verità», come le chiamò Fortini. Gli altri si cerchino altri padri,  diversi da quelli democratici. Recuperino o imparino ad ascoltare voci chiaramente anticapitaliste e anticolonialiste. Ad esempio, rileggano o leggano per la prima volta, l’intervento di un B. Brecht al Congresso internazionale degli scrittori del 1935. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il poeta tedesco, distanziandosi da un antifascismo anche allora miope sulle questioni essenziali e preoccupato soltanto della “difesa della cultura”, scriveva: «Si abbia pietà della cultura ma prima di tutto si abbia pietà degli uomini! La cultura è salva quando gli uomini sono salvi. […] Compagni, pensiamo alla radice del male!».</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ecco, in questi giorni che stanno sconvolgendo il Maghreb e la Libia, l’invito è a interrogarsi, fosse pure balbettando, sulla «radice del male». </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tentiamo di nominare ciò che oggi manca: a noi poeti, a quelli che  vivono in Italia e a quanti &#8211; schiuma di storie a noi sconosciute -  arrivano fino a Lampedusa.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ennio Abate</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Redazione di POLISCRITTURE (</span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.poliscritture.it/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">www.poliscritture.it</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> )</span></span></p>
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