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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Ukraina</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Recensione del libro di Emmanuel Todd, La défaite de l’Occident</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 17:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
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<h1>Recensione del libro di Emmanuel Todd,<em> La défaite de l’Occident</em></h1>
<h3>di Gennaro Scala</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il libro in oggetto che è uscito in Francia lo scorso gennaio, fornisce al mondo occidentale forse la descrizione più completa della sua reale condizione. Il libro parte dal conflitto tra Ucraina e Russia, che, naturalmente, Todd descrive quale esso è, cioè un confronto tra l’Occidente e la Russia, ma poi il discorso si allarga a un’ampia analisi della condizione reale degli Usa e dell’Occidente di carattere economico, sociale, antropologico, e anche filosofico, visto il ruolo centrale che ha nel libro il concetto di nichilismo.</p>
<p>Vi sono state varie analisi critiche della politica occidentale, ma il pregio del libro, unico nel panorama attuale, è quello di fornire un quadro generale delle condizioni reali dell’Occidente che sono agli occhi di Todd disastrose. Per questo non esito a dire che si tratta di un libro fondamentale, e mi auguro che il libro scritto da un intellettuale del livello di Todd possa cambiare il dibattito in corso, e riportarlo a termini più realistici, poiché i grossolani errori di valutazione nel caso di un conflitto con una potenza nucleare come la Russia possono essere molto pericolosi, ma non c’è molto da sperare, dato lo stato pietoso del mondo politico, mediatico e culturale occidentale.</p>
<p>Non a caso nell’<em>Introduzione</em> vi è un sentito omaggio a John Mearsheimer, a cui si riconosce di aver coraggiosamente denunciato la follia del comportamento degli Usa, veri responsabili della guerra, ma secondo Todd è necessario andare oltre e capire proprio le ragioni di tale irrazionalità. Per dare una spiegazione delle ragioni “profonde” di alcuni comportamenti irrazionali sia degli Usa, sia per quanto riguarda l’Ucraina che l’Europa, il libro avanza talvolta delle ipotesi piuttosto ardite. Ma l’attenzione alla totalità delle società occidentali, e l’attitudine ad avanzare ipotesi e voler spiegare, diversamente da quanti propongono piatte analisi, presunte obiettive, fatte dal punto di vista di un “osservatore” distaccato dai fatti, sono i pregi di questo libro che fonda le basi per una diversa autocoscienza occidentale, lo dico senza timore di esagerare, e che può e dovrebbe essere di stimolo per ulteriori analisi, che partano dalla stessa consapevolezza di un sostanziale declino o meglio, disfacimento del sistema occidentale.</p>
<p>Ma comunque queste analisi che l’autore stesso definisce “speculative” sono corredate da robuste analisi di carattere socio-economico e antropologico che fanno di questo libro un testo unico nel panorama delle pubblicazioni sulle questioni di attualità, dove spesso si nota un appiattimento sul dato immediato, senza rischiare ipotesi teoriche che guardino più in là.</p>
<p>Nell’<em>Introduzione</em> sono elencate le “dieci sorprese” di questa guerra, che sono il portato di tutte le guerre che regolarmente si rivelano “sorprendenti” nelle loro dinamiche ed esiti. Non sto a riportarle tutte, ma tra le sorprese più sorprendenti vi è l’accanita resistenza opposta da una “nazione fallita” come l’Ucraina, e la sua spiegazione sarà l’oggetto di un apposito capitolo. Che voglio riportare in sintesi. Secondo Todd, effettivamente l’Ucraina, che si è costituita come nazione in seguito alla dichiarazione di indipendenza del 1991, ha mostrato di una avere una cultura autonoma (in senso antropologico), soltanto che non è riuscita a costituirsi come Stato, non è riuscita a diventare stato-nazione, soprattutto per la carenza di una classe media concentrata nelle città, che, insieme al forte declino demografico ed economico, l’hanno trasformata in uno “Stato fallito”. Di fronte ad una Russia interessata soprattutto alla Crimea e alle regioni in cui è concentrata la popolazione di fatto russa, che poi sono anche le zone più industrializzate dell’Ucraina, la guerra è stata un modo per restare, in negativo, nella ex-sfera sovietica, e il modo in cui questo “stato fallito” ha trovato una ragion d’essere. Sarebbe stato il momento migliore per l’Ucraina per diventare un effettivo stato-nazione, con il consenso e l’appoggio della stessa Russia che richiedeva solo neutralità, ma non essendovi riuscita, per ragioni di composizione sociale interna, la guerra e il farsi strumento dell’Occidente, è stato un modo per ovviare a questo fallimento, ma preparandone uno catastrofico.</p>
<p>Un’altra sorpresa è stata la stabilità della Russia, ma questa non avrebbe dovuto esserlo per chi avesse letto ad es. un testo come quello di David Teurtrie, <em>Russie. Le retour de la puissance</em>, oppure avesse tenuto presente alcuni dati come il raddoppio della produzione agricola in Russia, che è diventata esportare netto, mentre gli Usa, che una volta “nutrivano il mondo”, sono sulla strada di diventare un importatore di prodotti agricoli.</p>
<p>L’ottava sorpresa riguarda gli Stati Uniti che si sono dimostrati incapaci industrialmente di fornire all’Ucraina l’armamento necessario, e questo rimanda ad una discussione successiva sull’effettiva potenza degli Usa e allo “sgonfiamento” del Pil statunitense, che Todd traduce da PIB (l’acronimo francese per il Prodotto Interno Lordo) a PIR (Prodotto Interno Reale) sfrondandolo di molte voci nei servizi che non sono indice di produzione reale.</p>
<p>L’analisi di Todd volta a definire la reale condizione delle società occidentali non esita a ricorrere a concetti “vetero” come quello di imperialismo, si richiama ad Hobson il quale parlava di una superalleanza tra paesi capitalisti volti a sfruttare tutto il mondo. Addirittura riprende alcune osservazioni di Lenin sull’“aristocrazia operaia”, ovvero il fatto che i superprofitti dovuti all’imperialismo consentivano di distribuire alcune briciole agli strati superiori della classe operaia che in tal modo perdeva il suo carattere rivoluzionario. A Todd interessa mostrare come le delocalizzazioni, e il drenaggio di ricchezza da tutto il mondo grazie alla supremazia finanziaria e del dollaro, abbiano creato negli Usa e nell’Occidente una plebe che vive della produzione che ormai avviene principalmente in Cina e in Asia. Egli riprende quanto scriveva Hobson (uno dei principali punti di riferimento di Lenin per quanto riguarda la teoria dell’imperialismo) secondo cui la situazione in prospettiva poteva venire a somigliare a quello del basso impero romano, dove ad una classe dominante proveniente da tutto il Mediterraneo si associava una plebe romana che viveva delle derrate alimentari provenienti dall’Africa. E avrebbe potuto citare a sostegno anche Sismondi: <em>“il proletariato romano viveva a spese della società, mentre, la società moderna vive a spese del proletariato”</em> (citato a sua volta da Marx ne <em>“Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte”</em>). Ma non siamo ai tempi di Marx, siamo entrati in un contesto da basso Impero, il proletariato laborioso occidentale del dopoguerra, sopravvissuto fino agli anni ’80, si è trasformato in una plebe che vive alle spalle del lavoro di tutto di tutto il mondo, e in particolare di quello asiatico, anzi vivacchia nel terziario e di sussidi, ma rosa dalla mancanza di prospettive, dalla depressione tanto in senso economico che psicologico, dall’atomizzazione sociale e dal vuoto morale, è divenuta una plebe obesa e violenta contro se stessa e contro gli altri.</p>
<p>Mentre per quanto riguarda le classi istruite si sono spostate dagli studi in ingegneria a quelle in ambito economico e legislativo che servono solo a predare la ricchezza collettiva. Motivo per cui la Russia, con una popolazione che è la metà di quella statunitense ha un numero maggiore di ingegneri, necessari all’industria militare. Non sorprende quindi che gli Usa siano rimasti indietro riguardo allo sviluppo dei missili ipersonici, e non siano capaci di fornire agli Ucraini il munizionamento necessario.</p>
<p>Todd quindi procede alla <em>“sgonfiamento dell’economia americana”.</em> Se è vero che gli Usa sono egemoni nel settore informatico con i GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon) e che hanno ripreso la produzione di petrolio, vero è altresì che questi due settori si situano ai due spettri opposti, l’informatica in quello dell’astrazione, e il petrolio nelle materie prime, ciò che manca è il settore della produzione in senso tradizionale, per questo non sono capaci di produrre obici da 155 e missili da fornire agli ucraini.</p>
<p>La guerra, grande rivelatrice delle realtà, ha mostrato questa deficienza dell’industria americana. La globalizzazione orchestrata dagli stessi Usa ha minato la loro supremazia economica, nel 1928 la produzione americana rappresentava il 44% di quella del mondo, nel 2018 è caduta al 16%. Il declino americano nel campo dei beni tangibili è netto anche nell’agricoltura, mentre la produzione agricola russa passava da 37 milioni di tonnellate di grano nel 2012 a 80 nel 2022 quella statunitense cadeva da 65 milioni nel 1980 a 47 nel 2022. Il Pil americano è composto, in maggioranza, da servizi alla persona di cui non si capisce l’utilità, con medici che talvolta uccidono come nel caso degli oppioidi, avvocati e finanzieri predatori. Nel 2020 il Pil comprendeva gli stipendi dei numerosi e remuneratissimi economisti che sono dei “funzionari della menzogna”. Gli Stati Uniti sono dipendenti dalle merci importate, e questo mette in discussione il loro essere “isola del mondo” inattaccabile come afferma Todd, una convinzione generalmente condivisa in ambito geopolitico. Gli Usa vivono soprattutto di importazioni non coperte dalle esportazioni ma dall’emissione di dollari. Nella misura in cui procede la dedollarizzazione è a rischio la loro stessa indipendenza.</p>
<p>Per arrivare alle radici del disfacimento occidentale Todd mette in campo un concetto squisitamente filosofico: il nichilismo. Egli scrive soprattutto del nichilismo prodotto dalla scomparsa del protestantesimo che è stata la religione che ha dato vita al capitalismo moderno, soprattutto quello di marca anglosassone, secondo la classica analisi di Max Weber. Ma è chiaro che l’analisi si applica all’intero cristianesimo che è stato la base della civiltà occidentale. L’analisi è fatta in termini generalissimi e secondo il metodo della longue dureè, ovvero un’analisi che guarda alle dinamiche secolari ma ritengo sia la parte più significativa dell’intero libro.</p>
<p>Tre sono le fasi principali.</p>
<p>Vi è una prima fase in cui la religione viene osservata ed è determinante nel formare la mentalità collettiva.</p>
<p>La seconda è la fase “zombie” che vede venir meno l’influenza morale della religione, non si frequentano le chiese ma ancora se ne osserva il rito in occasione di nascite, matrimoni e morti. Il ruolo della formazione di una mentalità collettiva viene coperto in questa fase dalle ideologie politiche in generale. Mentre negli Usa la fase zombie della scomparsa del protestantesimo ha avuto un esito positivo con il rosveltismo e con il New Deal, nella Germania ha avuto un esito negativo con il nazismo. Todd non indica una ideologia specifica, ma certo possiamo includere il comunismo tra queste ideologie vicarie della religione. Potrebbe coadiuvare Todd Costanzo Preve, il quale nel “<em>Convitato di pietra, Saggio su marxismo e nichilismo”</em> portava alla luce il sottofondo nichilista del marxismo, nel suo carattere pseudo – religioso, che comportava un mito dell’origine e un mito del fine, l’avvento della società senza conflitti, il comunismo. Ma incapace di dare una risposta alla finitudine dell’essere umano, alla morte, un problema angoscioso e insolubile per l’essere umano che lo spinge ad unirsi con gli esseri umani, religione deriva appunto da religio, tenere insieme. Potrebbe coadiuvare l’analisi di Todd l’osservazione di Schmitt secondo cui tutte le categorie politiche moderne sono una secolarizzazione di categorie religiose.</p>
<p>Vi è infine un grado zero della religione che corrisponde a quello attuale in cui la scomparsa dei valori è totale. Esso corrisponde all’azzeramento anche delle ideologie, scompare ogni forza capace di dare forma ad una moralità collettiva e compare il vuoto, che comporta anche l’incapacità di azione collettiva. Tale questione schiettamente religiosa e filosofica, ha dei risvolti “tormentosi”, (termine usato da Todd) molto reali e pratici. Si pensi alla questione dell’elevato utilizzo degli psicofarmaci, degli oppiodi, al problema dell’obesità, all’elevato tasso di suicidi, alla frequenza delle stragi di massa. Cito da un articolo di Emanuel Pietrobon: <em>“Nel complesso, tra il 1999 e il 2022, la Great Depression, intesa come l’epidemia di suicidi e overdosi letali da antidolorifici e antidepressivi, ha cagionato la morte di poco più di due milioni di persone – tre volte la popolazione dell’Alaska. Numeri che parlano di una società in fase di zombificazione, diretta, a meno di una radicale inversione di tendenza, verso la piena liquefazione.”</em> Tutto ciò configura un enorme problema morale che secondo Todd è dovuto a questo grado zero della religione e quindi dell’ethos, della moralità collettiva. Il segnale più evidente della ormai completa assenza di influenza della religione sulla moralità collettiva è il “matrimonio per tutti”. L’autore precisa che egli non intende dare giudizi di valore e di essere a favore della libertà sessuale, tuttavia bisogna guardare al fatto oggettivo che il protestantesimo era una religione che incarnava un determinato modello di famiglia, è un suo aspetto basilare, che possa piacere o meno, e il matrimonio per tutti significa la sua fine come religione che orienta la moralità collettiva. Ritengo che la stessa cosa valga per il cattolicesimo, che l’autore non menziona. Mi viene da pensare inoltre al Pci quando era ancora un vero partito di massa negli anni ’50 e ’60, e a come la sua morale fosse simile a quella cattolica nell’ambito dei rapporti sessuali, come esempio di quella che Todd chiama fase zombie della religione, che viene sostituita dalle ideologie per quanto riguarda la formazione della mentalità collettiva.</p>
<p>Secondo Todd può sembrare ingiusto definire gli Usa nazione nichilista, poiché ciò richiama alla mente il nazismo, visto che il nazismo lo hanno combattuto, l’antisemitismo è assente negli Usa e ammira ciò che gli Usa hanno rappresentato nel passato, cioè una cultura effettivamente democratica. Tuttavia non si può non parlare di nichilismo. Egli si richiama al testo Hermann Rauschning, “<em>La rivoluzione del nichilismo”</em>, relativo alla Germania nazista. In entrambi i casi, la politica funziona senza valori, e ciò porta alla violenza ed appunto in questo modo Rauschining caratterizzava il nichilismo. L’ossessione esclusiva attuale degli Usa sono la potenza e il denaro, e questo denota un assenza di valori. Non conosco il testo di Rauschining ma è chiara l’influenza nicciana. La morte di Dio (grado zero della religione) e fine di tutti i valori.</p>
<p>Per fare un esempio di “nichilismo applicato”, egli riporta l’esempio della questione sanitaria, osservando come, in realtà, gli Usa spendono più delle altre nazioni per quanto riguarda la sanità, ma ciononostante hanno visto un abbassamento importante dell’età media di vita che è 76,3 anni, molto più bassa rispetto a quella europea che è superiore agli 80 (tra l’altro anche guardando a questo indice Todd aveva previsto il crollo dell’Unione Sovietica). Ancora peggiore è il tasso di mortalità infantile (5,4 per 1000), più alto di quello della Russia (4,4), altro indice importante, “annunciatore dell’avvenire” che denota secondo Todd lo stato complessivo di una società. Questi elevati tassi di mortalità sono in stridente contraddizione con il fatto che vi è la più elevata spesa sanitaria nel mondo in rapporto al Pil, e questo è dovuto al fatto che una parte importante della spesa sanitaria è <em>“consacrata alla distruzione della popolazione”</em> (e in merito cita lo studio Anne Case e Angus Deaton, <em>“Morti per disperazione e il futuro del capitalismo”</em>). E qui basta rammentare il caso degli oppioidi. Ebbene, nel 2016 le lobbies hanno fatto votare un Atto che interdice alle autorità sanitarie di impedire l’utilizzo degli oppioidi. Come non parlare di nichilismo?</p>
<p>Anche il modo in cui viene trattata la questione sessuale denota il nichilismo, poiché una questione è il diritto degli omosessuali a non essere discriminati, anche se molti a ragione trovano errato centrare i problemi politici sulle questioni sessuali, un’altra questione è l’ideologia transgender, secondo cui un uomo può diventare donna e viceversa. Questa è una negazione della realtà, che è lo stadio più alto del nichilismo. Possiamo aggiungere a quanto scrive Todd il fatto che oggi ai transgender maschi viene consentito di gareggiare nei tornei femminili, vincendo a man bassa. Negazione grottesca della realtà.</p>
<p>Per quanto riguarda l’Europa l’ipotesi di Todd è che l’Europa voglia “suicidarsi” ovvero sia spinta dall’inconscia volontà di porre fine al “progetto europeo” che ormai apertamente fallito, va avanti per sola inerzia. Questa sarebbe la ragione profonda del fatto che ha seguito così pedissequamente gli Usa, mentre durante la guerra contro l’Iraq c’era stata una decisione opposizione delle nazioni europee in particolare della Germania, seguita della Francia. Ancora una tesi “speculativa”, ma il comportamento autodistruttivo dell’Europa non si può ignorare e va spiegato.</p>
<p>Per quanto il libro sia molto pessimistico e definisca come irreversibile lo stato di declino e decadenza degli Usa e insieme ad esso del cosiddetto occidente allargato, secondo me il libro contiene una sorta di apertura di credito nei confronti della Germania. Per quanto sia stata “sorprendente” la mancanza di reazione della Germania nei confronti della distruzione di Nordstream, secondo Todd il comportamento della Germania è “attendistico” e la conclusione della guerra, che secondo la sua previsione vedrà una vittoria della Russia, comporterà il ripristino delle relazioni tra Russia e Germania.</p>
<p>Todd non fa previsioni a lungo termine, preferisce occuparsi di <em>“ciò che è imminente”.</em> Ma chi scrive è convinto che se si creasse davvero un frattura tra gli Usa e una delle principali nazioni europee, essa potrebbe essere seguita da altre nazioni come la Francia, potrà rinascere una diversa politica nelle nazioni europee, che metta fine al mostro Ue, e rifondi su nuove basi una politica europea che potrà sorgere solo da una rinnovata sovranità nazionale, sulle cui basi progettare una nuova alleanza tra le nazioni europee che possa invertire un destino di declino e disfacimento sociale qualora continuasse la cieca obbedienza alla folle politica statunitense.</p>
<p>In una delle tante interviste rilasciate dopo la pubblicazione del libro, Todd non nascondeva di essere seriamente <em>“preoccupato per figli e nipoti” </em>dato che il declino, anzi il vero e proprio disfacimento occidentale, appare ai suoi occhi irreversibile. Inoltre, se il problema di fondo è la scomparsa della religione, visto che una nuova religione <em>“non si crea in 4-5 anni e nemmeno in 20-30”</em>, il problema appare in tutta la sua radicalità. Ma guardando alla religione Todd non faceva che osservare da un’angolazione particolare la crisi di civiltà dell’Occidente. Ma se davvero siamo arrivati al capolinea, la fine di questa civiltà non è la fine di ogni civiltà, e anche nel passaggio di una civiltà ad un’altra si continua a vivere.</p>
<p><em>SINISTRAINRETE</em></p>
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		<title>Guerra e pace</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Sep 2024 17:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[Guerra e pace Salvatore A. Bravo &#160; Volodymyr Zelensky ha affermato che presenterà al Presidente americano Joe Biden e ai candidati alla Casa Bianca, Kamala Harris e Donald Trump, un piano di pace per porre fine alle ostilità con la Russia. I giornali hanno riportato la notizia ponendo in rilievo la volontà ucraina di perseguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2024/09/OIF.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8977" title="oif" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2024/09/OIF-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<h1>Guerra e pace</h1>
<h2><a title="Post di Salvatore A. Bravo" href="https://www.linterferenza.info/author/salvatore-a-bravo/" rel="author">Salvatore A. Bravo</a></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Volodymyr Zelensky ha affermato che presenterà al Presidente americano Joe Biden e ai candidati alla Casa Bianca, Kamala Harris e Donald Trump, un piano di pace per porre fine alle ostilità con la Russia. I giornali hanno riportato la notizia ponendo in rilievo la volontà ucraina di perseguire la pace. Sembra di leggere un episodio del testo di Collodi <em>Pinocchio. </em>Il leader dell’Ucraina chiede armi e ribadisce che la guerra è voluta dall’Ucraina per difendere l’integrità del proprio territorio. Dunque è l’Ucraina a condurre la guerra, è qui che viene in mente Pinocchio con le sue bugie; se è l’Ucraina a combattere sul campo la guerra e a volerla, perché mai il piano di pace dev’essere vidimato dagli Stati Uniti?</p>
<p>La necessità dell’assenso americano dimostra in modo lapalissiano ed incontrovertibile che la guerra è degli Stati Uniti; l’oligarchia ucraina è solo lo strumento docile e dipendente dei disegni americani. La verità che tutti hanno sempre saputo è ora dichiarata con spavalderia da Volodymyr Zelensky. La dipendenza dagli Stati Uniti, ormai padroni dell’Ucraina, è resa ancora più evidente dalla disponibilità del Presidente dell’Ucraina a condividere il piano di pace anche con i candidati alla Casa Bianca a prescindere dal colore politico. Se la pace dipende dal consenso statunitense, è inevitabile che anche la guerra dipende dagli Stati Uniti. L’unità degli opposti guerra-pace  han un unico fondamento: gli Stati Uniti e la NATO loro emanazione. Si badi che gli altri Stati fornitori di armi non sono interpellati, perché anch’essi subiscono il guinzaglio statunitense.</p>
<p>Le bugie di Pinocchio si manifestavano con l’allungamento del naso, in quanto nessuna bugia resta a lungo celata. Il clero mediatico si limita a riportare le parole di Volodymyr Zelensky o come detto a sottolineare la volontà dell’Ucraina di trovare una soluzione, ma verità debitamente aggirata è ormai palese. Se facciamo un altro passo in avanti dovremmo porci un’ulteriore domanda: il popolo ucraino in questi anni di guerra non è mai comparso nei media, non ha mai avuto parola e non ha potuto votare.  Esso è solo uno spettro, una presenza astratta e muta di cui non conosciamo le parole, i volti e i sogni. Il popolo è stato rimosso dalla storia, benché dia il sangue e muoia sul campo di battaglia o nelle città. È per noi uno sconosciuto. I giornalisti e le oligarchie mondiali  parlano per loro. L’unica certezza conclamata è che l’Ucraina si avvia a diventare una semicolonia formalmente indipendente.</p>
<p>Gli ucraini hanno avuto una grande occasione, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, potevano essere, data la posizione geografica dell’Ucraina,  terra di mezzo che poteva diventare il punto di equilibrio tra l’Est e l’Ovest, tanto più che al suo interno è presente una  consistente minoranza russa. I russi sono circa il 18%.  L’Ucraina poteva giocare la sua partita divenendo ponte tra due mondi, invece oggi è ciò che resta di uno Stato. Il popolo ha perso, non ha avuto la possibilità di scegliere.  Se per avviare delle improbabili trattative di pace  essa deve ricevere la benedizione americana lo Stato ucraino nei fatti non esiste più, è solo uno Stato formale-fantoccio.</p>
<p>Dobbiamo imparare a distinguere le oligarchie dai popoli, i quali spesso non li rappresentano e perseguono solo interessi finanziari transnazionali. In Ucraina, in ultimo, è evidente ciò che è meno palese in Occidente: la crisi pericolosa e a tratti irreversibile delle democrazie. Questo è il tragico punto di contatto tra tutti i popoli a prescindere dagli schieramenti più mediatici che reali. Anche l’iniziativa di pace pare arenarsi tra le bugie e i nasi che si allungano, giacché l’iniziativa è preceduta dalla richiesta fatta all’Italia di usare armi in territorio russo. Si dichiara la pace, ma si pianifica la guerra in modo sempre più aggressivo…</p>
<p><a href="https://www.linterferenza.info/esteri/guerra-e-pace-3/">Guerra e pace &#8211; l&#8217;interferenza (linterferenza.info)</a></p>
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		<title>Capitalismo senza classi e società neofeudale</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 17:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
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		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Salvatore A. Bravo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Inverno dello spirito Salvatore A. Bravo &#160; Il capitalismo nella sua fase totalitaria è penetrante come una tossina, con la sua azione continua di condizionamento e rideterminazione sul soggetto ambisce a ridisegnarlo  razionalmente ed emotivamente. La razionalità umana è logos, pertanto è capacità di misurare i giusti bisogni, perché ascolta e sente la presenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<header>
<h1><img src="https://www.ibs.it/images/9788875882112_0_536_0_75.jpg" alt="Capitalismo senza classi e società neofeudale. Ipotesi a partire da una  interpretazione originale della teoria di Marx - Costanzo Preve - Libro - Petite  Plaisance - Divergenze | IBS" /></h1>
<h1></h1>
<h1>Inverno dello spirito</h1>
<h2><a title="Post di Salvatore A. Bravo" href="https://www.linterferenza.info/author/salvatore-a-bravo/" rel="author">Salvatore A. Bravo</a></h2>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Il capitalismo nella sua fase totalitaria è penetrante come una tossina, con la sua azione continua di condizionamento e rideterminazione sul soggetto ambisce a ridisegnarlo  razionalmente ed emotivamente. La razionalità umana è logos, pertanto è capacità di misurare i giusti bisogni, perché ascolta e sente la presenza dell’altro. Il <em>logos</em>  non è calcolo ma totalità vivente dell’essere umano con il quale si ascolta la presenza dell’altro nella sua carnale presenza che ci invoca eticamente a contenere i desideri, affinché la relazione vi possa essere e possa fiorire la natura dialogica e comunitaria dell’essere umano. Il capitalismo deve deformare e inibire la natura umana per renderla “orcio bucato”, espressione platonica, dai desideri illimitati coltivati in solitudine. Tutto è mezzo per la razionalità calcolante e lasca del capitalismo. Il desiderio è tattica per il solo godimento, in tale quadro la razionalità diventa l’impianto artificiale <em>(Gestell</em>) che disorienta la corrente calda della natura umana per riorientarla sverso l’individualismo strumentale. Nel nostro presente si susseguono genocidi e stragi (il genocidio a Gaza, la cacciata degli armeni dal Nagorno Karabakh, i bombardamenti sui curdi come concessione alla Turchia per il placet all’ingresso della Svezia nella NATO e gli accordi decennali per rifornire Kiev di armi), ma nulla sembra accadere o quasi. La ragione di tale indifferenza sostanziale non è da ricercare solo nell’informazione mutila della verità, ma essa ha la sua fonte prima nell’individualismo edonistico e proprietario con cui il capitalismo addestra i popoli. L’emotività appiattita sull’indifferenza e sul calcolo godereccio diseduca al <em>logos</em>, il quale è pensiero della prassi, per orientare fortemente verso una emotività-razionalità “diabolica” nel senso etimologico della parola. L’indifferenza proprietaria curvata all’illimitato coltiva divisioni e solitudini incapaci di sentire la tragedia che si approssima a noi e i vertici di dolore causato da un  sistema socialmente ed economicamente ingiusto. L’indignazione etica connaturata all’essere umano è neutralizzata mediante il calcolo che diseduca al giudizio etico. La valutazione onto-assiologica dalla semplice descrizione prospettica per inanellare le operazioni tattiche per soddisfare le voglie quotidiane. Uscire fuori da sé e porsi verso l’alterità prossima o lontana è socialmente condannato; la pressione sociale è fortissima in tal senso. Senza scandalo emotivo dinanzi alle tragedie della storia non vi è la motivazione razionale a ricercare la verità storica dei fatti e a giudicarli eticamente. Senza tale passaggio dialettico la corrente fredda regna sovrana e congela l’anima e le mente in un inverno dello spirito pianificato che pare intramontabile. Abbiamo bisogno nel nostro tempo di filosofia per riattivare la natura etica e razionale della natura umana. Capire in profondità significa sfidare il nuovo e guardare nel volto meduseo il capitalismo, ma tale agire etico e archeologico necessita di categorie razionali. Ci sono testi che ci vengono incontro, se siamo disponibili ad ascoltare e a ricercare la verità per l’esodo dal “politicamente corretto e dalle perfidie dell’illimitato”. Si tratta di rientrare in noi e ritrovare con le parole dei testi la realtà nella sua verità umana. Molte resistenze, pressioni e depressioni bisogna vincere per disporsi a vivere le parole che ci vengono donate come possibilità per rinascere a nuova vita e guardare noi stessi nel mondo storico con sguardo nuovo. Ringiovanire il mondo significa ripensarlo, il gesto è tremendo e trasgressivo, per questo il sistema lo inibisce con la “malvagità del bene”. Inganna con parole buone per inchiodarci alla rupe dell’illimitato che ci derealizza e ci rende corresponsabili del male.  L’inverno dello spirito necessita di “parole di realtà” con cui incamminarci sul sentiero del “bene”. Il <em>logos</em> è potenzialità che per essere ridisposta nel quotidiano e rifondare le comunità democratiche necessita delle analisi olistiche, razionali ed etiche della filosofia.</p>
<p>Costanzo Preve in <em>Capitalismo senza classi e società neofeudale </em>ci dona le categorie concettuali con le quali possiamo comprendere, pensare il presente e orientarci verso il futuro. Il capitalismo divora con l’ambiente il senso della temporalità, poiché l’individualismo proprietario è irrigidito nella volontà di potenza del desiderio, vuole sempre e unicamente il medesimo in forme differenti, poiché vive l’eterna diaspora dello spirito. Nell’indignazione etica è la radice prima del filosofare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Indignazione etica</p>
<p>La filosofia, se conserva l’indignazione, è radicale e profonda come nessun’altra disciplina. Necessitiamo di pensieri e concetti che ci guidino verso l’uscita dalle “passioni tristi”. Il totalitarismo del capitale non consente il filtraggio critico delle parole e dei linguaggi, l’appiattimento emotivo è speculare all’omologazione concettuale. Il totalitarismo del capitale offusca la realtà sociale e storica con la feticizzazione delle merci: le relazioni fondate sul plusvalore vorrebbero eliminare dalla natura umana il fondamento comunitario ed assiologico. Il condizionamento tecnocratico per quanto invasivo e capillare non può eliminare l’indignazione dinanzi alla violenza della negazione della natura e al dominio quale paradigma in cui includere ogni attività umana. La natura comunitaria e critica può irrompere anche nella cappa plumbea della condizione storica attuale. La filosofia è “amica degli esseri umani”, essa ha la capacità di rompere automatismi e strutture ossificate nell’abitudine con l’indignazione. All’origine della filosofia vi è un sentimento etico, lo scandalo è all’origine del pensiero, l’indignazione-scandalo è già uscita dalla caverna del fatalismo, un altro mondo è pensabile, se si riattivano le potenzialità etiche assopite in ciascun essere umano. La filosofia conserva l’ottimismo della categoria della possibilità, malgrado la lucida consapevolezza del travaglio storico in cui si trova ad operare. L’indignazione emerge spontanea o come conseguenza non meccanica di un processo di formazione, ma senza di essa la filosofia non avrebbe senso, sarebbe solo una disciplina addomesticata all’ordine delle oligarchie. Essa non emerge dalla meraviglia, ma dall’indignazione che pone domande ed elabora risposte, è attività politica, in cui l’anabasi e la catabasi sono la condizione per costruire sistemi in cui la teoria vive in una proficua relazione con la prassi. L’osmosi tra teoria e prassi trasforma l’indignazione in agire collaborativo e comunitaria per riformare le condizioni che offendono la condizione umana<a name="_ftnref1" href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow#_ftn1"></a><em>[1]</em>:</p>
<p><em>“Al principio di tutto c’è l’indignazione. In generale l’indignazione è preceduta da una vaga irritazione, ma quando l’irritazione si cristallizza in indignazione allora si ha la genesi delle rivelazioni religiose e delle coerentizzazioni filosofiche. L’indignazione è stata all’origine della filosofia greca detta presocratica (erroneamente, perché in un certo senso lo stesso Socrate è stato l’ultimo dei presocratici, e cioè di coloro che filosofavano al servizio diretto ideale della polis  democratica), nella forma della indignazione razionalizzata di fronte all’irruzione sconvolgente della schiavitù per debiti”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Capitalismo senza classi</p>
<p>L’indignazione non è confinata nello spazio e nel tempo delle origini, essa è con noi ogniqualvolta non si accetta passivamente la versione ufficiale, indignarsi significa defatalizzare il presente e guardarlo con gli occhi ardenti e profondi della mente. Significa, quindi, non limitarsi a percepire e registrare il mondo con i suoi dati ed avvenimenti, ma ricostruirli nella loro verità genetica per giungere all’autocoscienza con cui discernere la verità dalla menzogna. Ogni essere umano può mettere in atto il filtraggio, ma solo i filosofi lo trasformano in vita e scopo della buona vita. L’indignazione ci induce a guardare ciò che ci appare nella sua agghiacciante normalità nella sua verità. Il capitalismo senza classi è nel nostro quotidiano, omologa ed offende ogni vita inchiodandola alle direttive del mercato, in apparenza si è tutti eguali “in nome del mercato”, in realtà non solo i soggetti sono privati della loro natura universale e della loro indole, ma dietro la cortina dell’egualitarismo omologante, la realtà sociale è rigidamente divisa tra dominati e dominatori. Questi ultimi colonizzano la mente, la lingua e l’immaginario dei dominati fino a trasformarli in plebe orante che recita il ruolo assegnato dalle oligarchie<a name="_ftnref2" href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow#_ftn2"></a>[2]:</p>
<p><em> “Il capitalismo senza classi è anzi molto più vergognosamente diseguale e barbarico di quello tradizionale, prima da me definito “dialettico” in linguaggio hegeliano. Il fatto che la forma merce, assolutizzata e totalitaria, si impadronisca di tutti gli ambiti della riproduzione sociale, infrangendo persino i vecchi confini mobili delle identità storiche delle due classi fondamentali, porta ad una nuova polarità fra l’oligarchizzazione, da un lato, e la plebeizzazione dall’altro. Ma  l’oligarchia non è più borghesia, e la plebe non è più proletariato, così come i ceti medi declassati  e resi “flessibili”, la cui fidelizzazione al sistema è soltanto più passiva ed  ideologica, non sono più “piccola borghesia”.</em></p>
<p><em> </em>Senza indignazione filosofica non vi è popolo, ma plebe il cui destino è deciso dai dominatori. Le plebi sono il riflesso dei dominatori,  subiscono la loro condizione storica e materiale, dismettono la possibilità di progettare il presente ed un futuro differente. Le plebi sono massa in perenne attesa del Demiurgo che soffi in loro parole e pensieri, si nega, così, la natura umana, la quale è pensante e comunitaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Teorie di  media portata</p>
<p>L’indignazione ci deve condurre a sospettare delle teorie di <em>media portata, </em>esse contribuiscono a sostenere il sistema, poiché la loro critica è limitata come le riforme che propongono. Tali teorie spesso sono il sostegno più organico al sistema, poiché consentono allo stesso di presentarsi come plurale e democratico e, quindi, di conservarlo. L’indignazione filosofica acuisce l’ingegno, permette di scorgere gli aspetti in ombra e il “non detto” che si cela dietro le critiche organiche all’ordine sociale<a name="_ftnref3" href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow#_ftn3"></a>[3]:</p>
<p><em>“Ma cosa significa esattamente teorie di media portata? Significa che prendono certamente atto dell’insufficienza descrittiva delle teorie tradizionali, ma non osano andare fino in fondo, si fermano per opportunismo a mezza strada, e così ritardano per decenni quelle che il grande epistemologo americano Kuhn ha correttamente definito “rivoluzioni scientifiche”.</em></p>
<p><em> </em>Per ricondurre la filosofia alla sua verità radicale e profonda bisogna uscire dalla visione da salotto della filosofia. I filosofi del mainstream spesso sostituiscono la radicalità dell’indignazione con il pessimismo paralizzante. Criticano, anche duramente, il sistema capitale, ma alla fine sostengono che non c’è alternativa. Dobbiamo imparare a distinguere la vera indignazione filosofica con la sua radicalità critica che si manifesta nella prassi, dall’indignazione di facciata, dalla critica barocca dietro la quale vi è una tacita alleanza con i poteri forti. L’indignazione filosofica Costanzo Preve l’ha vissuta con autenticità, non a caso il suo pensiero è stato oggetto di ostracismo e censure dirette ed indirette, per cui nel presente dobbiamo avere il coraggio dell’indignazione, solo in tal maniera la storia potrà riprendere il suo cammino. La storia è multilineare, nessuno la possiede o può prevederne gli esiti, ma solo l’indignazione ha la possibilità di ribaltare il fatalismo nel quale l’Occidente è caduto e che ci trascina in una decadenza senza fine che non si vuole né guardare e né capire. L’inizio del crollo del capitalismo comincerà con l’indignazione comunitaria che in questo momento sembra mancare, ma che dobbiamo preparare<a name="_ftnref4" href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow#_ftn4"></a>[4]:</p>
<p><em>“La “dimostrazione”  del crollo del capitalismo per ragioni esclusivamente economiche mi ha sempre irresistibilmente  ricordato la dimostrazione teologica dell’esistenza di Dio per via puramente teologica. Ma così come la dimostrazione logica dell’esistenza di Dio, pur essendo spesso impeccabile logicamente, non riesce egualmente a far credere in Dio lo scettico e l’ateo, nello stesso modo (ed anzi in modo molto più ridicolo) la dimostrazione logica del crollo del capitalismo, pur essendo impeccabile, non riesce a far crollare il  capitalismo”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><a name="_ftn1" href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow#_ftnref1"></a>[1]Costanzo Preve, Capitalismo senza classi e società neofeudale, PetitePlaisance Pistoia 2021, pag. 12</p>
<p><a name="_ftn2" href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow#_ftnref2"></a>[2] Ibidem pp. 66  67</p>
<p><a name="_ftn3" href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow#_ftnref3"></a>[3] Ibidem pag. 41</p>
<p><a name="_ftn4" href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow#_ftnref4"></a>[4] Ibidem pag. 51</p>
<p><a href="https://www.linterferenza.info/cultura/inverno-dello-spirito/?fbclid=IwAR0HlKcODlWis3ZsLlmbL4-FNjAZic80h7F0gFNyCSxMQo1Mg3IQNn7apow">Inverno dello spirito &#8211; l&#8217;interferenza (linterferenza.info)</a></p>
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		<title>La NATO guida il riarmo globale tra cyberwar e tecnologie quantistiche</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2024 17:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Mazzeo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; La NATO guida il riarmo globale tra cyberwar e tecnologie quantistiche di Antonio Mazzeo Alea iacta est. Il dado è tratto. Ciò che disse Cesare prima di varcare il Rubicone e iniziare la guerra contro Pompeo, lo hanno ripetuto duemila anni dopo i Capi di Stato maggiore della difesa dei 31 paesi membri della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p><em><img src="https://www.sinistrainrete.info/images/storie13/standard_compressed_Seasparrow-1200x640.jpg.webp" alt="standard compressed Seasparrow 1200x640.jpg" data-src="/images/storie13/standard_compressed_Seasparrow-1200x640.jpg.webp" /></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>La NATO guida il riarmo globale tra cyberwar e tecnologie quantistiche</h1>
<h3>di Antonio Mazzeo</h3>
<p><em>Alea iacta est</em>. Il dado è tratto. Ciò che disse Cesare prima di varcare il Rubicone e iniziare la guerra contro Pompeo, lo hanno ripetuto duemila anni dopo i Capi di Stato maggiore della difesa dei 31 paesi membri della NATO più la new entry di Svezia. Solo che stavolta sarà guerra totale e in ogni angolo del pianeta, prima contro Mosca e poi contro Pechino. E se sarà necessario, generali e ammiragli si dichiarano pronti a usare le più sofisticate tecnologie di distruzione di massa.</p>
<p>Il 17 e 18 febbraio i vertici delle forze armate dell’Alleanza si sono dati appuntamento a Bruxelles per il <em>Military Committee NATO</em>: all’ordine del giorno come accelerare il processo di trasformazione delle strategie e delle “capacità di combattimento” e come garantire l’implementazione immediata dei nuovi “piani di difesa” approvati al summit di Vilnius della scorsa estate. È in atto una spasmodica corsa verso il riarmo globale e la NATO si candida a divenire il motore della ricerca e dello sviluppo delle tecnologie di morte, possibilmente in partnership con le grandi holding del complesso militare-industriale e con un ampio numero di attori della società “civile” (università, centri di ricerca, start up, agenzie spaziali nazionali e internazionali, ecc.).</p>
<p>“Le regole su cui si basa l’ordine internazionale sono sotto un’immensa pressione”, ha esordito il vicesegretario generale della NATO, Mircea Geoană, all’apertura della sessione di lavoro del Military Committee dedicata alle “priorità della deterrenza”. Geoană è pure ricorso al minaccioso frasario dei tempi più bui della Guerra fredda, condendolo con suggestivi accenni geologici. “Le placche tettoniche del potere stanno cambiando”, ha enfatizzato il vicesegretario NATO.</p>
<p>“Oggi, la nostra pace è minacciata. Guerra, terrorismo, instabilità e gli stati autoritari minacciano i nostri valori. E come risultato ci troviamo di fronte a un mondo più pericoloso come non accadeva da decenni. In questa nuova era di difesa collettiva, non solo difendiamo la sicurezza fisica della nostra popolazione che conta un miliardo di persone: noi stiamo difendendo la libertà e la democrazia (…) Abbiamo bisogno di una NATO ancora più forte di prima…”.</p>
<p>Nel corso del suo intervento, Mircea Geoană ha delineato i punti prioritari del processo di rafforzamento dell’architettura militare che saranno discussi dai capi di governo dei paesi NATO in occasione del summit che si terrà a luglio a Washington, un appuntamento destinato ad assumere una rilevanza storica anche perché potrebbe riconsegnare la leadership assoluta dell’alleanza agli Stati Uniti d’America. “Al prossimo vertice di Washington, noi andremo oltre: faremo ciò serve per assicurare la sicurezza del nostro popolo, delle nostre nazioni e del sistema basato sul diritto internazionale”, ha affermato il vicesegretario. “Rafforzeremo la nostra difesa collettiva, specialmente nel settore aereo e missilistico, e aumenteremo il nostro sostegno all’Ucraina”. (1)</p>
<p>A enfatizzare l’importanza dei nuovi “piani di difesa” collettiva ci ha pensato il presidente del Military Committee, l’ammiraglio olandese Rob Bauer. “Questi sono i piani di difesa più completi che la NATO ha mai avuto dalla fine della Guerra fredda”, ha spiegato Bauer. “Mai come adesso i piani difensivi della NATO e delle nazioni aderenti sono stati così strettamente interconnessi (…) Essi contengono i requisiti della struttura della forza militare (<em>Force Structure Requirements</em>), con cui è stato fissato il numero e la tipologia degli equipaggiamenti e dei sistemi d’armi richiesti, in tutte le regioni geografiche e i domini. Militarmente, i nuovi piani di difesa richiedono più persone, più attività addestrative ed esercitazioni, più arsenali e capacità operative, maggiori programmi di investimento per la difesa”. (2) Dunque ancora più soldi per gli apparati di guerra che verranno sottratti dai bilanci della sanità, dell’istruzione e del welfare nell’ambito di un processo di militarizzazione sempre più soffocante della società e dell’economia nordamericana ed europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alla guerra in sinergia con le industrie e i centri di ricerca</strong></p>
<p>I 31+1 Capi di Stato maggiore della difesa NATO hanno discusso e approvato le “indicazioni aggiuntive” ai due Comandi strategici dell’Alleanza. Scopi e funzioni sono stati sintetizzati dal generale Chris Badia, vicecomandante supremo dell’Allied Commander Transformation (ACT), il comando con sede a Norfolk (Virginia), preposto a condurre i processi di trasformazione strategica della NATO. “Abbiamo la necessità che l’Alleanza e le nazioni membri siano più agili e più flessibili”, ha spiegato Badia. “Per questo dobbiamo guardare a strutture di comando in grado di adattarsi rapidamente alle minacce in continua evoluzione, a un’interoperabilità costante, a sistemi d’azione unitari pronti ad essere impiegati fin dal primo minuto quando sarà necessario”.</p>
<p>“Poichè la guerra di domani sarà ancora più complessa dal punto di vista dei molteplici domini, abbiamo bisogno di essere ancora più rapidi da tutti i punti di vista e migliori dei nostri avversari”, ha aggiunto il vicecomandante di ACT. “Otterremo questo attraverso operazioni integrate multidominio, quindi conducendo un conflitto senza soluzione di continuità in ambito navale, terrestre e aereo. Ma insieme a questi classici domini ce ne sono due nuovi, quelli cibernetico e dello spazio”. E relativamente al settore spaziale e delle cyberwar, il generale Chris Badia ha spiegato che la NATO punta ad accrescere la cooperazione con gli <em>attori non militari</em>: “In particolare nel settore spazio esistono diverse infrastrutture civili. Non è necessario duplicare ogni cosa in questo campo ma al contrario è meglio procedere verso un’estensione e trasformazione congiunta. Come possiamo cooperare con il mondo civile e trovare tutte queste sinergie? Sincronizzando e facendo convergere ad esempio gli attori militari e non militari e, non ultimo per importanza, arrivando alla loro integrazione”. (3)</p>
<p>La modernizzazione dell’apparato bellico della NATO punta parecchio sullo sviluppo delle tecnologie quantistiche e della <em>quantum strategy</em>. Al vertice dei ministri degli esteri della NATO del 28 novembre 2023 è stata approvata la prima strategia quantistica della storia dell’Alleanza. “Le tecnologie quantistiche stanno per rivoluzionare il mondo dell’innovazione e possono cambiare le regole del gioco della sicurezza, incluse quelle delle guerre moderne”, spiegano i vertici della NATO. “Per questo la quantistica è una delle aree tecnologiche che l’Alleanza ha priorizzato per le sue implicazioni per la difesa e la sicurezza. Essa include l’intelligenza artificiale, la raccolta dati e il computing, l’automatizzazione, le biotecnologie, gli <em>human enhancements</em> (4), le tecnologie ipersoniche, l’energia e la propulsione, i nuovi materiali, le future generazioni di reti di comunicazione e spaziali”. Le prime aree d’intervento della <em>quantum strategy</em> in campo militare e sicuritario comprendono il telerilevamento, il “posizionamento preciso”, la navigazione e la tempistica, in particolare per “rafforzare l’identificazione dei sottomarini” e “potenziare e rendere più sicure le comunicazioni dei dati impiegando una crittografia quantum-resistente”. Anche in questi settori la NATO punta ad una sempre più stretta cooperazione con il mondo accademico e industriale onde “sviluppare un ecosistema transatlantico di tecnologie quantistiche”. Sei delle 44 società già selezionate nell’ambito del nuovo programma DIANA (<em>Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic</em>) a cui la NATO ha destinato oltre un miliardo di euro, sono specializzate nella ricerca quantistica. (5) Un polo accelerativo-innovatore del programma sta sorgendo a Torino in partnership con la Città dell’Aerospazio del team Politecnico-Leonardo SpA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come alimentare il fratricida conflitto russo-ucraino</strong></p>
<p>Al prossimo vertice NATO di Washington, generali e ammiragli sperano di arrivare con intese di cooperazione ancora più stringenti con alcuni paesi partner, estendendo e rafforzando ulteriormente l’alleanza <em>de facto</em> in ambito europeo, asiatico e oceanico. Non a caso al Military Commettee di Bruxelles hanno partecipato i Capi di stato maggiore di Austria, Australia, Corea del Sud, Giappone, Irlanda, Nuova Zelanda e Svizzera, paesi partner del cosiddetto <em>Interoperability Advocacy Group</em>. “Ad essi offriamo accordi di difesa individuali che contemplino lo scambio di informazioni classificate e la partecipazione alle attività addestrative”, spiega la NATO.</p>
<p>Ma è ancora una volta l’Ucraina ad essere al centro delle mire espansionistiche dell’Alleanza nell’esplosivo fronte orientale. Al meeting di Bruxelles i vertici dell’Alleanza hanno incontrato i responsabili delle forze armate di Kiev nell’ambito del <em>NATO-Ukraine Council</em> lanciato il luglio scorso a Vilnius, per fare il punto sul sanguinoso conflitto con la Russia esploso due anni fa. Nonostante l’evidente fallimento della controffensiva ucraina e gli insostenibili costi in termini di vite umane e risorse finanziarie e infrastrutturali, la NATO ha assicurato che sosterrà ancora il governo Zelensky con ulteriori aiuti in armi e munizioni. “Abbiamo consegnato una vasta gamma di sistemi di difesa aerea all’Ucraina e oggi riaffermiamo il nostro impegno a rafforzare ulteriormente le difese ucraine”, ha dichiarato il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. “Condanniamo duramente gli attacchi russi con missili e droni contro i civili ucraini, anche con l’uso di armi provenienti dalla Corea del Nord e dall‘Iran. Per due anni di fila, Putin sta cercando di logorare l’Ucraina con attacchi massicci, ma egli non ci riuscirà. La crudele campagna della Russia rafforza solo la determinazione dell’Ucraina. Mosca intensifica i suoi strike sulle città e i civili ucraini, ma noi continueremo a fornire assistenza ai coraggiosi ucraini affinché essi possano respingere la guerra di aggressione della Russia”. (6)</p>
<p>Ancora più ciniche e brutali le parole dell’ammiraglio Rob Bauer: pur di giustificare il cieco appoggio a Kiev, egli è giunto a mistificare ciò che realmente avviene nei campi di battaglia. “L’Ucraina ha inflitto gravi perdite alla Russia: sono più di 300.000 le vittime russe, tra morti e feriti”, ha dichiarato il presidente del NATO Military Committee. “Migliaia di carri armati e blindati russi e centinaia di aerei sono stati distrutti. Le forze armate ucraine sono riuscite a liberare parti significative del loro paese, cacciando via i russi da circa il 50% del territorio che avevano occupato all’inizio del conflitto. Un altro successo è rappresentato dal fatto che gli ucraini sono stati capaci di condurre attacchi in profondità, distruggendo funzioni chiave dei russi. Senza possedere una reale marina militare, è stata respinta la flotta russa del Mar Nero e l’apertura di un corridoio del grano è stata un’altra vittoria enorme (…) Il solo modo di ottenere una soluzione negoziata duratura è rafforzare la posizione ucraina nel campo di battaglia”. (7)</p>
<p>Il 18 gennaio, a conclusione dei lavori del Military Commette, il comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale statunitense Christopher Cavoli, ha ritenuto doveroso rivelare due fatti importanti che con tutta probabilità incideranno pesantemente sulle già critiche relazioni NATO-Russia. La prima notizia riguarda l’Italia e il ruolo sempre più rilevante che ha assunto nelle scelte geostrategiche dell’Alleanza. “Voglio dare un aggiornamento sulla Forza di Reazione Rapida della NATO (<em>Allied Reaction Force</em>), una componente fondamentale per la realizzazione dei nostri piani militari”, ha esordito Cavoli. “La Forza di Reazione Rapida è capace di effettuare uno spettro completo di missioni e serve da riserva strategica per il dispiegamento in tempi strettissimi. Nell’autunno dello scorso anno, la NRDC-Italy è stata selezionata come quartier generale. Attualmente le sue unità si stanno addestrando in preparazione del nuovo ruolo assegnato”. NRDC-Italy è l’acronimo di <em>NATO Rapid Deployment Corps</em>, il Comando multinazionale delle forze di pronto intervento che ha sede a Solbiate Olona (Varese) e di cui fanno parte più di 400 militari provenienti da 18 paesi dell’Alleanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La più grande esercitazione bellica della “nuova” NATO</strong></p>
<p>Il generale Christopher Cavoli si è dichiarato ottimista che l’infrastruttura ospitata in territorio italiano possa ottenere la “certificazione” di <em>quartier generale ad interim</em> dell’Allied Reaction Force, a partire dalla prossima primavera. Da qui il secondo annuncio shock. “La certificazione è prevista a conclusione dell’esercitazione di deterrenza <em>Steadfast </em><em>Defender 2024</em> che prenderà il via la prossima settimana e proseguirà fino a tutto maggio”, ha affermato il Comandante delle forze alleate in Europa. “<em>Steadfast </em><em>Defender </em>sarà l’esercitazione più grande da decenni a questa parte e vi parteciperanno approssimativamente 90.000 militari di tutti e 31 i paesi membri dell’Alleanza e della Svezia, nostro buon partner. L’alleanza dimostrerà la sua abilità nel rafforzare l’area euro-atlantica grazie al trasferimento transatlantico di truppe dal Nord America. Questo rafforzamento avverrà in uno scenario di conflitto emergente simulato contro un avversario di quasi pari forza. <em>Steadfast Defender </em>sarà una chiara dimostrazione della nostra unità, forza e determinazione nel proteggere i nostri valori e le regole su cui si basa l’ordine internazionale”. (8)</p>
<p>La cerimonia che ha sancito il via alla mega-esercitazione militare è stata celebrata mercoledì 24 gennaio a bordo della nave da sbarco “USS Gunston Hall”, in partenza da Norfolk per l’Europa. Secondo l’ufficio stampa della NATO a <em>Steadfast Defender 2024 </em>prenderanno parte una cinquantina di unità navali, dalle portaerei ai cacciatorpediniere, così come più di 80 aerei da combattimento, elicotteri e droni e almeno 1.100 veicoli da combattimento tra cui 133 carri armati e 533 veicoli di fanteria. Un dispiegamento di forze che non si era mai visto in Europa dopo la fine della Guerra fredda: all’esercitazione NATO “Trident Juncture” nel 2018, la più rilevante dopo la caduta del Muro di Berlino, avevano partecipato “solo” 50.000 militari.</p>
<p>Buona parte dei war games si svolgeranno in Germania, Polonia, Romania, Norvegia e nelle Repubbliche baltiche. Le unità di pronto intervento terrestri, aeree e navali simuleranno la controffensiva a un possibile attacco “nemico” sul fronte orientale. Nel mirino dei reparti d’assalto il “corridoio Suwalki” che attraversa la frontiera tra Polonia e Lituania tra l’enclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia, ritenuto come uno dei punti più “critici” della NATO in caso di conflitto con Mosca. (9)</p>
<p>Mentre il Pentagono non ha ancora fatto sapere quanti uomini e mezzi trasferirà in Europa per le esercitazioni di <em>Steadfast Defender</em>, le autorità di Londra hanno comunicato la presenza di 20.000 militari britannici più un imponente numero di mezzi navali (anche una portaerei della classe <em>Queen Elizabeth</em>), sottomarini, cacciabombardieri di ultima generazione (gli F-35 a capacità nucleare), aerei d’intelligence e un’ampia gamma di forze terrestri. (10)</p>
<p>A conferma della propria intenzione di rafforzare il dispositivo bellico nella prospettiva di un “inevitabile” scontro con la Russia, la NATO sta affidando commesse miliardarie per la produzione di sofisticati sistemi militari. Poche settimane fa la NATO Support and Procurement Agency (NSPA), l’agenzia che si occupa di appalti logistici per l’Alleanza Atlantica, ha firmato un contratto del valore di 5,5 miliardi di dollari con COMLOG (joint venture tra l’azienda statunitense RTX Raytheon e la holding europea produttrice di sistemi missilistici MBDA) per la produzione di un migliaio di sistemi terra-aria “Patriot” che saranno consegnati prevalentemente a una coalizione di paesi tra cui Germania, Paesi Bassi, Romania e Spagna. Buona parte dei missili saranno realizzati nello stabilimento MBDA di Schrobenhausen (Germania). Il sistema “Patriot” sarà impiegato per neutralizzare aerei ed elicotteri ed intercettare missili balistici tattici a grande distanza. Dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022, la NATO ha schierato batterie del sistema missilistico terra-aria in alcuni paesi dell’Europa orientale. Consegne dei “Patriot” sono state fatte anche alle forze armate ucraine. (11)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Si svuotano i granai e si riempiono gli arsenali</strong></p>
<p>A fine dicembre il Dipartimento di Stato USA ha approvato la vendita alla NATO Support and Procurement Agency di 940 missili terra-aria FIM-92K “Stinger” e relativo equipaggiamento per il valore stimato di 780 milioni di dollari. I sistemi missilistici saranno realizzati negli States dai colossi Raytheon e Lockheed Martin. I FIM-92K “Stinger” sono una variante migliorata dell‘omonimo sistema di difesa aerea portatile con maggiori capacità di acquisizione, tracciamento e ingaggio degli obiettivi. Per la sua versatilità possono essere impiegati in ampi contesti ambientali da parte di singole unità, veicoli terrestri o piattaforme aeree contro aerei, elicotteri e droni.</p>
<p>Sempre la Nato Support and Procurement Agency ha siglato nei giorni scorsi un contratto per l’acquisto di circa 220.000 proiettili di artiglieria da 155 millimetri. Il valore della commessa supera l’1,2 miliardi di dollari e rientra nell’ambito delle iniziative varate dall’Alleanza per rafforzare le capacità di “deterrenza” dei paesi membri e sostenere direttamente l’Ucraina nella guerra contro la Russia. Nel periodo compreso tra il luglio e il dicembre 2023 la NATO aveva già stipulato contratti per munizioni per 10 miliardi di dollari. Lo scorso novembre l’agenzia NSPA ha acquistato pure sei Boeing E-7A “Wedgetail” (basati sull’aeromobile civile B-737), velivoli di comando e controllo di prossima generazione che sostituiranno i più vecchi E-3A Awacs (<em>Airborne Warning and Control System</em>), gli aerei radar della NATO che operano dalle basi militari di Geilenkirchen (Germania), Konya (Turchia), Aktion (Grecia) e Trapani-Birgi (Italia). (12)</p>
<p>Al rafforzamento delle dotazioni di munizioni degli alleati europei della NATO darà un importante contributo il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America. A fine dicembre è stata firmata una modifica a un precedente contratto affidato a Raytheon per la fornitura di ulteriori munizioni guidate di precisione “StormBreaker” (SDB II o GBU-53/B) per 344 milioni di dollari circa. Il contratto prevede le vendite militari estere a favore di Italia, Germania, Finlandia e Norvegia. La consegna delle bombe “StormBreaker” sarà completata entro l’agosto 2028. (13)</p>
<hr />
<h6>Note:</h6>
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<h6><a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221905.htm?selectedLocale=en">https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221905.htm?selectedLocale=en</a>2</h6>
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<h6><a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221753.htm?selectedLocale=en">https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221753.htm?selectedLocale=en</a>3</h6>
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<h6><a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_221779.htm">https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_221779.htm</a></h6>
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<h6>Per <em>human enhancements</em>, i settori scientifici e di ricerca della cosiddetta “umanistica digitale” intendono il potenziamento delle prestazioni umane, fisiche, intellettive, cognitive ed emotive per mezzo di un uso intenzionale delle nuove tecnologie e delle conoscenze tecnico-scientifiche.5</h6>
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<h6><a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221601.htm?selectedLocale=en">https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221601.htm?selectedLocale=en</a>6</h6>
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<h6><a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221643.htm?selectedLocale=en">https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221643.htm?selectedLocale=en</a>7</h6>
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<h6><a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_221779.htm">https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_221779.htm</a></h6>
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<h6><a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2024/01/15/nato-nel-2024-lalleanza-impegnata-nella-piu-grande-esercitazione-degli_225c121a-d356-4038-9ea5-45e21062b6c6.html">https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2024/01/15/nato-nel-2024-lalleanza-impegnata-nella-piu-grande-esercitazione-degli_225c121a-d356-4038-9ea5-45e21062b6c6.html</a>9</h6>
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<h6><a href="https://www.stripes.com/theaters/europe/2024-01-16/britain-nato-exercise-steadfast-defender-12691570.html">https://www.stripes.com/theaters/europe/2024-01-16/britain-nato-exercise-steadfast-defender-12691570.html</a>10</h6>
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<h6><a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221626.htm">https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_221626.htm</a>11</h6>
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<h6><a href="https://www.avionews.com/item/1256116-nato-acquista-220-000-proiettili-di-artiglieria.html12">https://www.avionews.com/item/1256116-nato-acquista-220-000-proiettili-di-artiglieria.html12</a></h6>
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<h6><a href="https://aresdifesa.it/stormbreaker-per-italia-ed-altri-alleati-nato/">https://aresdifesa.it/stormbreaker-per-italia-ed-altri-alleati-nato/</a></h6>
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		<title>Il 2023 della politica e dell’economia mondiali visto dalla Cina</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2024 15:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
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		<category><![CDATA[israele]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Il 2023 della politica e dell’economia mondiali visto dalla Cina GIULIO CHINAPPI   29/12/20230  &#160; Il 2023 si conclude con la Cina che, in mezzo alle turbolenze globali, ha svolto un ruolo attivo nella mediazione dei conflitti e ha contribuito alla ripresa economica mondiale. Di seguito la traduzione dell’editoriale del Global Times. Un 2023 pieno di eventi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<header>
<h1></h1>
<p><img src="https://th.bing.com/th/id/OIP.TKc6jxM2XnEUnVFDPTKh6gHaEo?rs=1&amp;pid=ImgDetMain" alt="Cristãos são perseguidos pelo islamismo radical na China – Comunhão" /></p>
<h1></h1>
<h1>Il 2023 della politica e dell’economia mondiali visto dalla Cina</h1>
<div></div>
<div><strong>GIULIO CHINAPPI   <a title="Permalink a Il 2023 della politica e dell’economia mondiali visto dalla Cina" href="https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/12/29/il-2023-della-politica-e-delleconomia-mondiali-visto-dalla-cina/" rel="bookmark">29/12/2023</a><a href="https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/12/29/il-2023-della-politica-e-delleconomia-mondiali-visto-dalla-cina/#respond">0</a> </strong></div>
</header>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Il 2023 si conclude con la Cina che, in mezzo alle turbolenze globali, ha svolto un ruolo attivo nella mediazione dei conflitti e ha contribuito alla ripresa economica mondiale. Di seguito la traduzione dell’editoriale del <em>Global Times</em>.</p>
<div>
<figure><img src="https://giuliochinappi.files.wordpress.com/2023/12/planisfero-sinocentrico.jpg?w=850" alt="" width="850" height="406" data-attachment-id="19859" data-permalink="https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/12/29/il-2023-della-politica-e-delleconomia-mondiali-visto-dalla-cina/planisfero-sinocentrico/" data-orig-file="https://giuliochinappi.files.wordpress.com/2023/12/planisfero-sinocentrico.jpg" data-orig-size="850,406" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="planisfero-sinocentrico" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://giuliochinappi.files.wordpress.com/2023/12/planisfero-sinocentrico.jpg?w=300" data-large-file="https://giuliochinappi.files.wordpress.com/2023/12/planisfero-sinocentrico.jpg?w=850" /></figure>
</div>
<p>Un 2023 pieno di eventi sta volgendo al termine. <a href="https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/12/28/israele-stato-terrorista-netanyahu-come-hitler-sempre-piu-accuse-contro-i-crimini-del-sionismo/">Il conflitto tra Palestina e Israele ha nuovamente coinvolto gli Stati Uniti in un’altra crisi del Medio Oriente</a>, mentre la caotica politica interna degli Stati Uniti, esacerbata dalla polarizzazione interna del Paese, continua a creare incertezza e gettare un’ombra oscura sul mondo. <a href="https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/06/07/lucraina-fallisce-la-propria-offensiva-e-ricorre-ancora-al-sabotaggio/">Il prolungato conflitto tra Russia e Ucraina spaventa l’Europa</a>, che sta trovando sempre più difficile affrontare l’approvvigionamento di armi all’Ucraina. Inoltre, il continente è colpito da difficoltà finanziarie e industriali, oltre che dalla crescente forza dei movimenti di estrema destra.</p>
<p>In mezzo a un contesto così turbolento, la Cina ha cercato, come sempre, di svolgere un ruolo imparziale e attivo nella mediazione dei conflitti, contribuendo con la sua saggezza a promuovere la pace in tutto il mondo. Inoltre, è riuscita anche a iniettare nell’economia mondiale la tanto necessaria energia positiva e stabilità.</p>
<p>Gli osservatori cinesi sostengono che la Cina è entrata in una fase chiave di sviluppo per via dei profondi cambiamenti globali. Poiché lo sviluppo rapido del Paese nei decenni passati è stato in parte dovuto a un ambiente circostante stabile e pacifico, e dato che tale ambiente è ora in pericolo, il Paese deve creare da sé le condizioni favorevoli per la sua nuova fase di sviluppo di alta qualità, affermano gli esperti.</p>
<p>Il Forum di Pechino Xiangshan, tenutosi ad ottobre, ha registrato una partecipazione record quest’anno. È una piattaforma di rilievo attualmente in grado di accogliere partecipanti da Russia, Ucraina, Israele e Iran, specialmente dopo lo scoppio della crisi in Ucraina e l’ultimo conflitto tra Palestina e Israele.</p>
<p>Il colonnello Zhao Xiaozhuo, vice direttore del Segretariato del Forum di Pechino Xiangshan, ha dichiarato che tutti i partecipanti al forum, indipendentemente dal Paese di provenienza, condividono aspettative simili nei confronti della Cina, ovvero che Pechino si impegni maggiormente nella mediazione e nella risoluzione delle questioni globali.</p>
<p>Zhao ha detto al Global Times che ciò non è dovuto solo alla crescente forza della Cina, ma anche al fatto che la Cina è sempre stata un pacificatore e un costruttore di pace a livello internazionale. “<em>Basta guardarsi attorno: crisi e conflitti si estendono dall’Europa al Medio Oriente, all’Africa. Ma la pace prospera nella regione Asia-Pacifico perché la Cina ha svolto un ruolo significativo nel mantenere tale pace</em>“, ha affermato Zhao. Ha sottolineato che questo non si deve al fatto che la regione sia priva di problemi; ma al fatto che la Cina, in quanto grande potenza regionale, propugna la pace.</p>
<p>Retrospettivamente, gli sforzi della Cina per promuovere la pace hanno dato frutti nel 2023, un anno intriso di conflitti e confronti. A marzo, dopo anni di ostilità, A<a href="https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/13/accordo-iran-arabia-saudita-grande-successo-della-diplomazia-cinese/">rabia Saudita e Iran hanno accettato di ristabilire legami diplomatici dopo colloqui facilitati dalla Cina</a>, un sviluppo significativo per entrambe le nazioni e un beneficio per la sicurezza e la stabilità del Medio Oriente.</p>
<p>Ad ottobre, <a href="https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/10/21/cina-il-discorso-di-xi-jinping-al-belt-and-road-forum-per-la-cooperazione-internazionale/">il terzo Forum per la Cooperazione Internazionale della Via della Seta</a> (Belt and Road Forum) si è tenuto con successo a Pechino. Rappresentanti di oltre 110 Paesi hanno partecipato al forum e sono stati raggiunti un totale di 458 risultati, molto più del secondo BRF.</p>
<p>A novembre, a San Francisco, leader cinesi e statunitensi hanno concluso un significativo vertice Cina-Stati Uniti, che gli esperti ritengono abbia stabilito la direzione per uno sviluppo sano, stabile e sostenibile delle relazioni Cina-Stati Uniti, segno di sollievo per il mondo.</p>
<p>Tra le varie sfide e problemi che stiamo affrontando attualmente, la relazione tra Cina e Stati Uniti è la più significativa. L’ultimo incontro tra i capi di stato in San Francisco ha instillato fiducia nella stabilità strategica delle relazioni bilaterali, ha dichiarato l’ammiraglio Yang Yi della Marina dell’Esercito di Liberazione del Popolo Cinese al <em>Global Times</em>. Tuttavia, ha notato che questa fiducia da sola non può risolvere le contraddizioni fondamentali tra i due Paesi.</p>
<p>Dopo l’incontro tra i capi di Stato di Cina e Stati Uniti, Washington non ha cessato i suoi tentativi di ostacolare lo sviluppo della Cina. Il mese scorso, le forze armate delle Filippine e degli Stati Uniti hanno lanciato pattugliamenti congiunti nelle acque vicino all’isola di Taiwan, ha riferito <em>Reuters</em>, notando che potrebbe essere un movimento per “<em>attizzare ulteriormente le tensioni con la Cina</em>“.</p>
<p>La repressione degli Stati Uniti contro la Cina in tutti i settori, incluso quello commerciale e tecnologico, e la creazione di problemi vicino alla porta di casa della Cina, fanno sì che gli osservatori cinesi vedano la rivalità Cina-Stati Uniti come la principale contraddizione che influisce sulla situazione attuale, ha dichiarato Jin Canrong, decano della Scuola di Studi Internazionali presso l’Università Renmin della Cina, al<em> Global Times</em>. Ha aggiunto che di fronte alla pressione degli Stati Uniti, purché mantenga lo sviluppo e la stabilità interni, la Cina potrà gestire bene la situazione.</p>
<p>Zhao ha affermato che negli ultimi 40 anni, lo sviluppo rapido della Cina è stato in gran parte attribuito a un ambiente pacifico e stabile. Tuttavia, attualmente tale ambiente è stato compromesso, e la Cina dovrebbe costruire ed è in grado di costruire un ambiente pacifico per sé stessa, per un’altra fase di sviluppo rapido.</p>
<p>Motore della crescita economica globale</p>
<p>Nel 2023, l’economia cinese si è ripresa ed è in cammino verso uno sviluppo di alta qualità. Nei primi tre trimestri del 2023, il PIL della Cina è cresciuto del 5,2% raggiungendo i 91,3 bilioni di yuan ($12,5 bilioni), mantenendo una posizione di leadership tra le principali economie globali in termini di tasso di crescita.</p>
<p>Gli esperti sostengono che il recupero economico complessivo della Cina quest’anno ha gettato basi solide per raggiungere l’obiettivo annuale di crescita economica di circa il 5%. Con politiche stabili e un forte slancio di crescita, la Cina è diventata una fonte di fiducia nel guidare una ripresa economica globale sostenibile.</p>
<p>Cao Heping, economista presso l’Università di Pechino, ha dichiarato che se l’economia cinese cresce del 5% nel 2023, il suo PIL raggiungerà i 127 bilioni di yuan, rappresentando circa il 18% dell’economia globale.</p>
<p>“<em>La contribuzione della Cina all’economia mondiale è significativa. A differenza della stampa eccessiva di moneta degli Stati Uniti, le politiche stabili della Cina hanno portato a beni accessibili e contribuito in modo tangibile al mondo</em>“, ha detto Cao al <em>Global Times</em>.</p>
<p>Recentemente, diverse organizzazioni internazionali e istituzioni finanziarie hanno rivisto al rialzo le loro previsioni per l’economia cinese. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha alzato la sua previsione di crescita per la Cina quest’anno al 5,2%, mentre il Fondo Monetario Internazionale (FMI) l’ha portata al 5,4%.</p>
<p>Il FMI prevede che il contributo della Cina alla crescita economica globale quest’anno supererà il 30%, consolidando il suo ruolo come un importante motore per una stabile crescita economica globale.</p>
<p>“<em>Le nostre ricerche mostrano che una crescita più rapida in Cina ha anche effetti positivi su tutto il mondo. Ad esempio, un aumento di 1 punto percentuale nella crescita in Cina aumenterebbe, in media, il livello della produzione in altre economie dello 0,3% nel medio termine. Ciò illustra come una crescita robusta in Cina sia buona sia per la Cina che per la domanda globale</em>“, ha dichiarato Steven Alan Barnett, rappresentante residente senior del FMI in Cina, in un’intervista esclusiva rilasciata al <em>Global Times</em> all’inizio di questo mese.</p>
<p>La Cina vedrà più condizioni favorevoli che sfavorevoli per lo sviluppo economico l’anno prossimo e lo sviluppo economico cinese ha ancora enormi opportunità nonostante la crescita globale lenta e la domanda interna insufficiente, secondo un funzionario dell’Ufficio del Comitato Centrale per gli Affari Finanziari ed Economici.</p>
<p>Man mano che le aspettative sociali migliorano gradualmente, il risparmio elevato contribuirà a stimolare il consumo e gli investimenti. Una serie di politiche governative, tra cui l’emissione di 1 trilione di yuan in obbligazioni governative aggiuntive, la riduzioni dei tassi di interesse e dei coefficienti di riserva, e i tagli fiscali e delle tasse, continueranno a produrre effetti l’anno prossimo, ha dichiarato l’ufficiale.</p>
<p><a href="https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/12/29/il-2023-della-politica-e-delleconomia-mondiali-visto-dalla-cina/">Il 2023 della politica e dell’economia mondiali visto dalla Cina | World Politics Blog (wordpress.com)</a></p>
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		<title>Guerra in Ucraina: quando gli anarco-comunisti collaborano coi fascisti…</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 17:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guerra in Ucraina: quando gli anarco-comunisti collaborano coi fascisti… di Redazione Quel pezzo di “sinistra” che è schierata attivamente al fianco dell’Ucraina ha subito ultimamente perdite importanti: ad aprile sono stati uccisi nei combattimenti a Bachmut l’ex marine americano Cooper “Harris” Andrews; l’irlandese Finbar Cafferkey, il russo Dmitri Petrov e altri cosiddetti “volontari internazionali” (o per meglio dire: mercenari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/08/anarchici-ucraina-cover.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8564" title="anarchici-ucraina-cover" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/08/anarchici-ucraina-cover-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></h1>
<h1></h1>
<h1>Guerra in Ucraina: quando gli anarco-comunisti collaborano coi fascisti…</h1>
<h3>di Redazione</h3>
<p>Quel pezzo di “sinistra” che è schierata attivamente al fianco dell’Ucraina ha subito ultimamente perdite importanti: ad aprile sono stati uccisi nei combattimenti a Bachmut l’ex marine americano <strong>Cooper “Harris” Andrews</strong>; l’irlandese <strong>Finbar Cafferkey</strong>, il russo <strong>Dmitri Petrov</strong> e altri cosiddetti “volontari internazionali” (o per meglio dire: mercenari al servizio della NATO). Petrov era uno dei fondatori della BOAK, l’Organizzazione armata degli anarco-comunisti e responsabile tra l’altro di sabotaggi alle linee ferroviarie in Russia. In passato Petrov, come anche Cafferkey, combatteva nella guerriglia curda delle YPG (Unità di difesa del popolo curdo) nel cosiddetto Rojava, la regione siriana occupata dagli americani. Dopo l’avventura curda, in cui ha propugnato il “Confederalismo Democratico”, una sorta di comunismo primitivo autogestionario, nel 2022 si era trasferito in Ucraina per imbracciare le armi contro il “regime fascista” del Cremlino. Insomma là dove faceva comodo agli USA, lui c’era!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Il solito copione dal Rojava all’Ucraina</strong></h4>
<p>C’è da chiedersi a questo punto se si tratti solo di un estremista anarchico alla ricerca di emozioni forti, di un romantico turista della guerriglia eroica, o se siamo di fronte qualcosa di più: e cioè un agente infiltrato per conto dei servizi segreti atlantici. Nessun complottismo: si tratta di una domanda, in realtà, assolutamente legittima. Non solo perché questi “guerriglieri di sinistra” agivano di fatto al fianco dei governi atlantici e della NATO, ma anche perché i loro bersagli sono sempre stati a sinistra: sia nel Rojava come poi in Ucraina hanno sempre sparato contro i militanti del Partito Comunista Siriano e del Partito Comunista della Federazione Russa.</p>
<p>Secondo il fondamentalista cristiano <strong>Dmitro Korchinsky</strong>, ex leader dell’UNA-UNSO di estrema destra, gli anarco-comunisti di cui sopra si erano addirittura arruolati nel suo battaglione di sabotaggio Bratstvo (Fratellanza). Korchinsky, fondatore nel 2013 una prima unità chiamata “I cento di Gesù Cristo” sul modello delle milizie terroriste dell’ISIS, aveva dichiarato nel 2015: “Combatteremo finché Mosca non sarà in fiamme”. “Quando si sono uniti alla Fratellanza, avevano strane convinzioni di sinistra”, ha scritto Korchinsky su Petrov, Cafferkey e Andrews sul suo canale Telegram. “Nella Fratellanza hanno imparato a rispettare la fede e ad amare il Signore. Partecipavano alle funzioni religiose”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>I servizi segreti infiltrano i movimenti disorganizzati della sinistra</strong></h4>
<p>I tre combattenti ucraini non sono apparentemente gli unici strani personaggi apparentemente di sinistra ad essersi facilmente integrati in realtà neofasciste: il britannico <strong>Shaun Pinner</strong>, anch’egli veterano dell’YPG curdo, si era unito nientemeno che al famoso Battaglione neonazista “Azov” prima di essere detenuto a Mariupol nella primavera del 2022. Il presunto “Antifa” <strong>Yuri Samoylenko</strong>, anch’egli organizzato nel BOAK “anarco-comunista” ha invece prestato servizio nel 6° battaglione del Corpo Volontari Ucraini DUK, una milizia controllata dal Partito neo-nazista ucraino “Pravyj Sektor”.</p>
<p>L’anarchico russo <strong>Sergei Petrovichev</strong> si era invece rivelato un fascista a tutti gli effetti posando addirittura in fotografia con i simboli dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), che aveva assistito la Germania hitleriana nella Shoah degli anni ’40, e si era fatto fotografare a braccetto con noti militanti neonazisti e sostenitori della divisione SS “Galizia”. Petrovichev frequentava anche l’entourage del “Rex Bianco” <strong>Denis Kapustin</strong>, capo del cosiddetto Corpo Volontario Russo filo-ucraino responsabile dei recenti raid a Belgorod. Secondo l’esperto britannico di politica di sicurezza russa Mark Galeotti, la banda – così come i sabotatori anarchici – è sotto il controllo dell’intelligence militare di Kiev.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Non solo armi: la guerra la fanno anche i giornalisti</strong></h4>
<p>Una guerra non si combatte solo con le armi, ma anche con la propaganda. Chi sono dunque i giornalisti che sostengono in modo più veemente questi combattenti “libertari”? Uno di essi è <strong>Jake Hanrahan</strong>, che dal 2018 gestisce un progetto di video-reportage finanziato da donazioni chiamato “Popular Front” ed era già attivo – guarda caso – nella solidarietà con il Kurdistan. Nel 2022, il regista, che oggi ha 33 anni, ha ricevuto molti incoraggiamenti dai centri sociali autogestiti europei e della scena degli autonomi di sinistra occidentali con il suo documentario sulla banda di hooligan presuntamente “antifa” dell’FC Arsenal Kiev (“Hoods Hoods Klan”), che vogliono “divertirsi” e “uccidere i maiali russi”. Il 9 maggio ha postato su un canale del Fronte Popolare una foto di una replica della bandiera della vittoria sovietica issata dall’Armata Rossa sul Reichstag a Berlino nel 1945, calpestata con gli stivali.</p>
<p>Interpellato della piattaforma mediatica italiana Voxkomm sui suoi legami con l’estrema destra insurrezionale, ha tagliato corto: “In guerra si devono fare alleanze insolite”. Sempre Voxkomm, che ha smascherato queste strane alleanze tra personaggi di “sinistra” con i neonazisti dopo il golpe di Euromaidan a Kiev, ritiene che gli anarco-comunisti che ora “si trovano dall’altra parte della barricata” siano solo utili idioti manipolati dalla macchina propagandista delle pubbliche relazioni della NATO: sono serviti a “costruire la narrativa” secondo cui le organizzazioni di sinistra serie stanno combattendo contro la Russia insieme ai militanti di destra. Sicuramente questa narrazione esiste ed è un pezzo fondamentale della propaganda filo-atlantista in Occidente rivolta soprattutto ai giovani e nel contempo per disarmare ideologicamente quel che resta della sinistra, ma non sempre si tratta di “utili idioti”, cioè di militanti sinceri che vengono strumentalizzati dai servizi di intelligence, in alcuni casi sono essi stessi agenti, preparati ed addestrati militarmente per infiltrare e deviare quei partiti politici, quei sindacati o quelle redazioni che possono influenzare il pensiero di chi normalmente non accetterebbe le verità di Washington…</p>
<p>Sinistra.ch</p>
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		<title>La “sinistra” liberal-globalista. Il “nulla” contro l’Eurasia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2023 10:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito Politico]]></category>
		<category><![CDATA[CIA]]></category>
		<category><![CDATA[eurasia]]></category>
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		<category><![CDATA[Toni Negri]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; La “sinistra” liberal-globalista. Il “nulla” contro l’Eurasia Stefano Zecchinelli • 12 maggio 2023 • &#160; L’arresto del blogger e reporter antimperialista Gonzalo Lira, da parte della CIA-SBU, dimostra che Washington è passata dall’applicazione della ‘’dissonanza cognitiva’’ di massa (guerra di ‘’quarta generazione’’) alla distruzione psicofisica degli analisti antimperialisti. L’arresto di Lira e la detenzione di Jack Teixeira rappresentano una parte [...]]]></description>
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<h1><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/05/346099527_2851900538326471_4531101711149791928_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8502" title="346099527_2851900538326471_4531101711149791928_n" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/05/346099527_2851900538326471_4531101711149791928_n.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a></h1>
<h1></h1>
<h1>La “sinistra” liberal-globalista. Il “nulla” contro l’Eurasia</h1>
<h2></h2>
<h2><a title="Post di Stefano Zecchinelli" href="http://www.linterferenza.info/author/stefano-zecchinelli/" rel="author">Stefano Zecchinelli</a> • <time datetime="2023-05-12">12 maggio 2023</time> •</h2>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>L’arresto del blogger e reporter antimperialista Gonzalo Lira, da parte della <em>CIA-SBU</em>, dimostra che Washington è passata dall’applicazione della <em>‘’dissonanza cognitiva’’</em> di massa (guerra di ‘<em>’quarta generazione’’</em>) alla distruzione psicofisica degli analisti antimperialisti. L’arresto di Lira e la detenzione di Jack Teixeira rappresentano una parte di ciò che succede nella <em>‘’prigione di popoli’’</em> occidentale, mentre nelle aree periferiche Kiev colpisce replicando il terrorismo di <em>Al Qaeda</em> e <em>Daesh</em>; l’assassinio pianificato dei patrioti russi. La guerra <em>‘’di quarta generazione’’</em>, nei prossimi mesi, diventerà un conflitto <em>‘’di quinta generazione’’.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>La ‘’sinistra eurocentrica’’ non ha compreso la pericolosità del terrorismo di Stato ucraino</strong></p>
<p>Gli ucraino-nazisti hanno appena tentato d’assassinare lo scrittore russo Zakhar Prilepin, dopo aver ucciso i giornalisti Darya Dugina e Vladen Tatarsky. Gli assassinii di Kiev, da un lato, replicano i metodi israeliani nei confronti dei reporter antisionisti e, dall’altra parte, svelano le intenzioni occidentali nei confronti di Julian Assange: uccidere un eroe moderno nell’epoca dell’indifferenza globalizzata. Il <em>deep state</em> ucraino-statunitense è fuori controllo; la <em>sinistra di classe</em>, nei prossimi mesi, dovrà proteggere la vita di Gonzalo Lira e Jack Teixeira, il giovanissimo tecnico-informatico che ha dimostrato quanto siano ingenui gli analisti della <em>CIA</em>. Le verità filtrate delle intelligence non sono <em>‘’verità evangelica’’.</em></p>
<p>I nazisti di Kiev, lungi dal dividere il popolo russo, hanno compattato le classi popolari con la linea politica dell’esercito di leva il quale, attraverso l’<em>Operazione Speciale Z</em>, sta difendendo l’Eurasia dalla versione ‘’fucsia’’ dell’hitlerismo. I patrioti russi e quelle forze marxiste che chiedono il ritorno all’economia pianificata hanno avuto ragione su tutto: la società occidentale, a causa dell’ingegneria sociale <em>transumanista</em>, vive la fase della decomposizione capitalista, un regime anacronistico che prima di uscire dalla storia lancerà una <em>‘’guerra totale’’</em> di annichilimento della gran parte del pianeta. Il terrorismo di Washington e Londra scredita ulteriormente la visione del mondo <em>liberal-globalista</em>: il <em>transumanesimo</em>, abbracciato dalla sinistra ‘’radical chic’’ e progressista, è <em>Daesh</em> in giacca e cravatta.</p>
<p>La politica estera è il proseguimento di quella interna: il sostegno della sinistra progressista ai nazisti ucraini svela l’aderenza del movimentismo <em>post-modernista</em> al neoconservatorismo israeliano e statunitense. Tony Negri <strong>1</strong>  da Papa dell’operaismo eurocentrico e “<em>social-imperialista”</em> (negando la stessa categoria di imperialismo), è diventato il maggior ideologo del <em>transumanesimo</em> di sinistra, mettendosi sullo stesso piano del sionista necrotizzato Noah Harari. In un suo recente articolo scrive:</p>
<p><em>‘’Alle spalle dell’“operazione militare speciale” c’è un “capitalismo politico”, di natura essenzialmente estrattiva e statica: ma c’è anche la costruzione di un regime autoritario, ci sono le guerre in Cecenia e in Siria, c’è la proiezione della potenza russa in Libia e in Mali. Non v’è alcun dubbio che Putin rientri tra i nostri nemici (e in particolare tra i nemici di quanti e quante si battono in Russia per l’uguaglianza e la libertà). Ma con il passare dei mesi appare sempre più chiaro che la reazione dell’Occidente alla guerra e in particolare l’insistenza sulla “vittoria” ucraina rischiano di consolidare il regime di Putin assai più di quanto non contribuiscano a indebolirlo.’’ 1</em></p>
<p>L’unica preoccupazione di Negri è quella d’indebolire il governo indipendente di Vladimir Putin, definito impropriamente <em>‘’regime’’</em>. La transizione ad un mondo <em>multilaterale</em> (concetto elaborato dai marxisti cinesi, differente dal multipolarismo), di cui l’esercito russo si è reso protagonista con l’eroismo dei propri soldati di leva al fronte, getterà l’odierna sinistra ‘’antagonista’’ e russofoba in ciò che Leon Trotsky chiamava <em>‘’la spazzatura della storia’’.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Il Nulla contro l’Eurasia</strong></p>
<p>Gli Stati Uniti d’America hanno legalizzato qualsiasi tipo di droga, ma non dispongono della sanità pubblica. Pur professandosi paladini dei diritti <em>LGBT</em>, il <em>deep state</em> ha incarcerato l’attivista transessuale Chelsea Manning, ‘’rea’’ d’aver sostenuto Julian Assange nella denuncia dei crimini imperialisti USA. Graziata, la Manning ha intrapreso una lotta eroica per i Diritti dell’Uomo, combattendo qualsiasi forma d’ingiustizia: è per questo che il governo Trump-Biden (due facce della stessa medaglia) da anni seguita a vessarla psicologicamente, minacciando di recluderla in un carcere di massima sicurezza.</p>
<p>Il mondo occidentale è il Regno dell’ipocrisia. Durante l’incoronazione del monarca Carlo III, i britannici hanno scelto una simbologia antica, proiettando il colonialismo nel ventunesimo secolo. L’imperialismo inglese ha versato fiumi di sangue, scatenando le guerre dell’oppio in Cina, creando il <em>wahabismo</em>/sionismo e sostenendo segretamente l’<em>Operazione Barbarossa </em>contro l’URSS. Un regime oscurantista che si ostina a dividere l’Umanità in lord e nuove schiavitù. Il mondo è irrimediabilmente spaccato: da un lato troviamo una massa d’individui <em>Alienati Programmati</em> che si genuflettono al dominio capitalistico; dall’altro lato chi ha raccolto l’eredità di Bobby Sands.</p>
<p>In Russia, il 9 maggio, i patrioti hanno ricordato gli orrori della guerra, ma anche la capacità del popolo russo di salvarsi preservando l’etica comunitaria. La Russia capitalista è di gran lunga differente rispetto al primo <em>Stato proletario</em> della storia, ciononostante ha mantenuto il carattere multietnico dell’URSS, raccogliendone la missione civilizzatrice. Putin guida un governo interclassista e tradizionalista, ma la posizione ceh ricopre, derivante dal processo di transizione al capitalismo, non gli ha fatto dimenticare la necessità di difendere la Patria. La transizione dallo <em>Stato proletario</em> sovietico alla Federazione Russa ha fatto sì che una parte dell’esercito finisse in mano a CMP (es. il <em>Battaglione Wagner</em>), ciononostante i soldati di leva che combattono al fronte contro gli ucraino-nazisti non hanno mai dimenticato di essere figli della grande Unione Sovietica.</p>
<p>Incapace di cogliere queste differenze la sinistra <em>liberal-globalista</em> è diventata un Cavallo di Troia del neoconservatorismo. Tony Negri, gli anarchici, i <em>‘’no bordes’’</em> (le <em>‘’anime belle del razzismo’’</em>, utilizzando le parole di Sartre) e gli “antagonisti” sono fra coloro che non credono più in niente, il Nulla.</p>
<p><strong>1</strong> - <a href="http://www.euronomade.info/?p=15117">http://www.euronomade.info/?p=15117</a></p>
<p>http://www.linterferenza.info/esteri/la-sinistra-liberal-globalista-nulla-leurasia/</p>
</div>
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		<title>DIDATTICA RUSSA</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 18:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Formenti]]></category>
		<category><![CDATA[Duma]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Pagliani]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<h1><strong><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/02/slide.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-8366" title="slide" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/02/slide-300x139.png" alt="" width="300" height="139" /></a></strong></h1>
<h1></h1>
<h1></h1>
<h1><strong>DIDATTICA RUSSA</strong></h1>
<div><strong>di Piero Pagliani</strong></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ricevo dall&#8217;amico Piero Pagliani questo bell&#8217;articolo che, prendendo le mosse dalle traiettorie divergenti che hanno imboccato i sistemi formativi russo e americano (il primo che si prepara a tornare al modello sovietico, il secondo allegramente in marcia verso il degrado), approfondisce le riflessioni geopolitiche che Piero ci aveva ha già regalato in precedenti occasioni sulle ragioni profonde del conflitto, vale a dire sull&#8217;incapacità/impossibilità della superpotenza statunitense di adattarsi a un mondo multipolare. PS. Ho lasciato il titolo dell&#8217;autore anche se io avrei preferito qualcosa come &#8220;Usa: il declino inizia sui banchi di scuola&#8221;.       </em>Carlo Formenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei porre l&#8217;accento su un passaggio del recente discorso di Putin alla Duma che è stato trascurato dai nostri media e dai nostri “esperti” cavernicoli (cioè che pensano solo la clava, di cui parlerò solo dopo). Il passaggio riguarda la necessità di una riforma del sistema formativo russo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Il primo punto è tornare alla formazione di base di specialisti con istruzione superiore tradizionale per il nostro paese. Il periodo di studio può essere da quattro a sei anni. Allo stesso tempo, anche all&#8217;interno della stessa specialità e di un&#8217;università, possono essere offerti programmi che differiscono in termini di formazione, a seconda della specifica professione, e della richiesta dell&#8217;industria e del mercato del lavoro. In secondo luogo, se la professione richiede una formazione aggiuntiva, una specializzazione focalizzata, allora in questo caso il giovane potrà continuare la sua formazione in un corso magistrale  o residenziale. In terzo luogo, gli studi post-laurea saranno assegnati come livello separato di istruzione professionale, il cui compito è formare il personale per le attività scientifiche e didattiche».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhgtR1YHWQshuO1KBP0XPzW_UtQ9OxMu82G3HDzvMJfP7G0lq1tr8h9vyJoUrEbzM8bclWw4oGWr9yzoDvIIThK-chlfntnSN_rKTKmUZkJ3w4C2oSmIbmfx2Bp5kPAwvkf5HIHCnu8A9WDQktuQ1hhMd5poFRkVz-oZhCUJQOBWZKP3fg85ErDiUS5/s1314/Emblem_of_Ministry_of_Education_and_Science_of_Russia.svg.png"><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhgtR1YHWQshuO1KBP0XPzW_UtQ9OxMu82G3HDzvMJfP7G0lq1tr8h9vyJoUrEbzM8bclWw4oGWr9yzoDvIIThK-chlfntnSN_rKTKmUZkJ3w4C2oSmIbmfx2Bp5kPAwvkf5HIHCnu8A9WDQktuQ1hhMd5poFRkVz-oZhCUJQOBWZKP3fg85ErDiUS5/s320/Emblem_of_Ministry_of_Education_and_Science_of_Russia.svg.png" alt="" width="292" height="320" border="0" data-original-height="1314" data-original-width="1200" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>L&#8217;emblema del Ministero dell&#8217;Istruzione russo</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo è sostanzialmente un ritorno al sistema d&#8217;istruzione sovietico, come ha fatto notare qualcuno che ha vissuto in Russia durante quel periodo. Ma se si fa attenzione si nota che era molto simile al nostro sistema formativo prima della riforma Berlinguer, prima del “Processo di Bologna” con cui la UE sta cercando di condannare i nostri giovani all&#8217;ignoranza all&#8217;americana.</p>
<p>Una revisione del sistema formativo europeo per adeguarsi, per dirla in termini generali, alla crescente concentrazione di expertise in poche persone e in pochi punti (per le multinazionali, ad esempio, in una singola località per intere aree geografiche transnazionali), dovuta al progresso tecnologico (ad esempio nel campo informatico installazioni che una volta venivano fatte da un team in diverse settimane, adesso possono essere fatte da una persona mentre si beve un caffè e, soprattutto, non sa assolutamente nulla di quel che sta succedendo nel suo computer), alla delocalizzazione e alla finanziarizzazione.</p>
<p>E giù per li rami, intrecciandosi con altri problemi “ambientali” e alle idee strampalate (diciamo così),  ideologiche, avversarie della speculazione e della concettualizzazione della “pedagogia progressista”, ne ha risentito tutto il sistema scolastico.</p>
<p>Ecco, se volete, alcune testimonianze personali, da prendere per quel che valgono.</p>
<p>Io non sono un accademico, ma nella mia disordinata vita sono stato membro di una commissione di laurea di Filosofia e di una di Matematica. Ero là per “chiara fama” come spiritosamente si dice, ma la cosa importante è che avevo seguito delle tesi per il quadriennio (perché allora c&#8217;era il quadriennio) dell&#8217;una e dell&#8217;altra facoltà, in cui i candidati, assieme a me, avevano studiato problemi di Logica e di Algebra che io gli avevo sottoposto e che mi interessavano.</p>
<p>Ignorando gli effetti della suddetta “riforma”, dato che il mondo accademico non mi interessava direttamente poiché non vi lavoravo se non saltuariamente, qualche anno dopo chiesi a una amica ordinaria in un&#8217;università romana, se aveva degli allievi che volessero fare una tesi su alcuni problemi su   cui in quel momento ero impegnato (relativi a certe tecniche di ciò che pomposamente si chiama “Intelligenza Artificiale”). Mi rispose, per dirla con Omero, <em>con un misto di pianti almo sorriso</em> in questo modo: “Tu non sai che livello disastroso hanno le tesi triennali!”.</p>
<p>Un amico britannico che insegnava Storia alla Cabot University di Roma, frequentata da rampolli statunitensi di alto lignaggio, un giorno si disperò con me dei suoi allievi: “Non sanno nemmeno se è venuta prima la Guerra d&#8217;Indipendenza o quella di Secessione. E non ci arrivano nemmeno con la logica” (non poteva esserci una guerra di secessione prima dell&#8217;indipendenza, ovviamente).</p>
<p>Ma se queste sono due testimonianze che possono lasciare il tempo che trovano, ecco cosa ci dice una recentissima <em>survey</em> statunitense sulle scuole dell&#8217;Illinois: nessuno studente conosce la matematica richiesta dal grado e nessuno sa leggere al livello richiesto dal grado scolastico (<em>Not a single student can read at grade level in 30 Illinois schools</em>. <em>Not a single student can do math at grade level in 53 Illinois schools</em>).</p>
<p>Una trentina di anni fa, sempre per il mio lavoro sull&#8217;Intelligenza Artificiale, in quel caso applicata all&#8217;apprendimento, ebbi un incontro con un alto funzionario del Dipartimento dell&#8217;Istruzione degli Stati Uniti. Si metteva le mani nei capelli: “Siamo in una situazione tragica. E non sappiamo come uscirne. Abbiamo tentato inondando le scuole di computer, ma è stato ancora peggio”.</p>
<p>Lui sapeva le cose e ci ragionava sopra, ma se si leggono i CV dei consulenti governativi odierni e dei collaboratori delle pubblicazioni collegate al Dipartimento di Stato e alla Difesa, si rimane sbalorditi: delle nullità “esperte” in cose che sarebbero utili per intrattenere conversazioni in qualche salotto, ma non per governare una potenza, nemmeno di piccolo cabotaggio. E si tenga poi conto che gli USA si dibattono da tempo nel problema (anche nel senso che c&#8217;è chi lo solleva) dei piani di studio da supermarket dei college e delle università: un po&#8217; di questo, un po&#8217; di quello, un pizzico di quest&#8217;altro; di questa materia q. b., come in una ricetta di cucina.</p>
<p>I test d&#8217;ingresso all&#8217;MIT sono più facili dei test richiesti in classe a uno studente russo a metà del liceo e si sta anche pensando all&#8217;esenzione dai test in base alla “<em>positive discrimination</em>”, quindi per i neri e per altre minoranze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, quando si è in declino si è in declino, su tutti i fronti, in un triplice avvitamento materiale, ideale e morale senza fine. Quei trent&#8217;anni di finanziarizzazione selvaggia hanno arricchito a dismisura pochissimi, hanno impoverito a volte fino alla disperazione moltissimi e in più hanno fatto piazza pulita di ogni contatto della classe dirigente e dei suoi funzionari con la realtà. Ad onta di tutta la retorica bellica, siamo noi che stiamo distruggendo la civiltà occidentale, non i nostri presunti nemici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda la clava, ricollegandoci direttamente a quanto detto prima, cosa possiamo pensare di un titolo della CNN come questo: “<em>The West’s hardest task in Ukraine: Convincing Putin he’s losing</em>”.</p>
<p>E&#8217; scritto da Stephen Collison. Lui in realtà è nato negli UK, ma ha lo stesso problema: essere esperto dell&#8217;aria fritta (in questo caso delle campagne elettorali statunitensi). E infatti questo evanescente geopolitico si è inventato una mirabolante strategia: convincere il nemico che lui sta perdendo.</p>
<p>Insomma, uno strabiliante “cavallo di troia” psicologico, che la dice lunga sul modo di ragionare corrente negli States.</p>
<p>Il nemico sta così tanto perdendo, senza accorgersene, che il <em>Washington Post</em> (leggi CIA), pone  speranze, alternate a paure e a volte isterismi, sulla prossima visita di Xi a Putin (preparata dalla visita di questi giorni a Mosca del Consigliere di Stato Wang Yi) e sul ripetuto desiderio cinese che la guerra finisca al più presto.</p>
<p>Anch&#8217;io spero che questa guerra termini al più presto. E&#8217; da un anno che lo spero. Ma devo pormi delle domande e fare ragionamenti. Domande e ragionamenti che seppur influenzati dai miei timori (e come si fa a non essere spaventati dal confronto militare tra due superpotenze atomiche?) non sono però dettati dalla disperazione di cui oggi è preda una banda di politici arroganti e incoscienti che si sono infilati in un pericolosissimo <em>cul-de-sac</em>, ma da considerazioni realistiche. Considerazioni che non si possono ignorare a prescindere da ogni altra valutazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Xi cercherà di persuadere Putin a ritirarsi dal Donbass (e magari anche dalla Crimea), cioè ad accettare i vaneggiamenti di Zelensky e dei <em>crazy freaks</em> in Washington, per arrivare alla pace?</p>
<p>Io credo di no. E per diversi motivi:</p>
<p>1) Intanto non credo che Xi farà nessuna opera di persuasione. La Cina militarmente è “al carro” della Russia e sa che finché gli USA e la Nato saranno impegnati in Ucraina non faranno la guerra a lei. Nel frattempo Pechino si potrà preparare ad affrontare, militarmente ed economicamente, le minacce occidentali (già esplicitate da alti livelli politici e militari statunitensi e Nato).</p>
<p>Il problema è che la Russia deve convincere la UE che il problema è tra Mosca e Washington mentre gli USA cercheranno invece di liberare forze mettendo sempre di più in mezzo la UE e trasformandola (sostanzialmente l&#8217;hanno già fatto) in appendice civile del Patto Atlantico.</p>
<p>2) La Russia sta pian piano demilitarizzando la Nato, le sta prosciugando gli arsenali e annientandone  l&#8217;esercito proxy più potente (Kiev a inizio guerra aveva probabilmente il quinto esercito più potente del mondo, dopo USA, Russia, Cina e Turchia). La Russia non ha fretta, lo schiacciasassi funziona a pieno ritmo.</p>
<p>3) Mosca non accetterà mai un&#8217;Ucraina nazificata e nella Nato (e nemmeno la Georgia se per questo) e meno che meno una base USA/Nato a Sebastopoli.</p>
<p>Per la Russia infatti questa guerra è (anche) una guerra esistenziale. Mentre non lo è né per la UE né per gli USA ma solo per le loro élite cosmopolite finanziarizzate, cioè antisociali. Da un lato abbiamo dunque il peso della terra, della società, della cultura, della Storia, dall&#8217;altro l&#8217;insostenibile virtualità dei numeri che non enumerano un bel nulla, della <em>cancel culture</em>, della mercificazione del tutto e quindi della leggerezza del niente. Questa asimmetria la dice lunghissima su come <em>non</em> può andare a finire<strong> </strong>(come andrà a finire io non lo so, ma come <em>non</em> andrà a finire sì).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
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<td><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh0ccMQDixI3t2V-2thV7cjTWurE5M7cprWY-fh2inltcfHZMk-eB7bP5ChBBVj8mj1ls4cHRTMHkfwGK_5_v1bEEFQqK8qPfMdO32j7gxj81MxC8qRchtI1GlgJt7vZBI00k5wwTdcnmfpVCZHs4urPKjzlNzjLWKRAbZ0bGdflhunu-gWE5FkOFbA/s1024/168703-md.jpeg"><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh0ccMQDixI3t2V-2thV7cjTWurE5M7cprWY-fh2inltcfHZMk-eB7bP5ChBBVj8mj1ls4cHRTMHkfwGK_5_v1bEEFQqK8qPfMdO32j7gxj81MxC8qRchtI1GlgJt7vZBI00k5wwTdcnmfpVCZHs4urPKjzlNzjLWKRAbZ0bGdflhunu-gWE5FkOFbA/s320/168703-md.jpeg" alt="" width="320" height="202" border="0" data-original-height="646" data-original-width="1024" /></a></td>
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<td>Puntin con Xi Jinping</td>
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<p>Putin ha detto che sospende i trattati START e che quindi la Russia reinizierà i test nucleari “se lo faranno prima gli Usa”. C&#8217;è da scandalizzarsi dopo che Washington ha unilateralmente stracciato gli accordi INF sui missili a medio raggio, cioè proprio quegli accordi che preservavano il nostro continente?</p>
<p>Gli Usa battono i piedi: ma come, proprio ora che noi volevamo rilanciare gli START?! Già, ma rilanciare con quali credenziali diplomatiche? Con quelle degli accordi di Minsk traditi in modo premeditato (Merkel e Hollande)? Con quelle delle promesse non mantenute della Nato di non espandersi a Est? Col programma sbandierato ai quattro venti di scagliare l&#8217;Ucraina contro la Russia per indebolirla? Col blocco dei negoziati di pace di Istanbul, come ha rivelato l&#8217;ex premier israeliano Naftali Bennett? Con le 10.000 sanzioni e passa? Coi piani per fare un golpe a Mosca? Con quelli per smembrare la Russia? Con la riserva di <em>first strike</em> nucleare della <em>New Nuclear Posture</em>?</p>
<p>Per negoziare ci vogliono le condizioni e ci vogliono i diplomatici. Gli Usa hanno fatto piazza pulita delle une e degli altri. A meno che si pensi veramente che come diplomatico Blinken sia allo stesso livello di Lavrov e che la Psaki sia allo stesso livello della Zakharova. E allora non saprei proprio più cosa dire.</p>
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<p>Nel frattempo ci sono avvisaglie che potrebbe avverarsi quello che io segnalavo alcuni mesi fa come una possibilità da incubo: allargare la guerra alla Transnistria (regione ex moldava, abitata totalmente da russi e oggi in precario stato di autoproclamata indipendenza). Il presidente della Moldavia, Maia Sandu, è andata a Varsavia, cioè la capitale del Paese in coda per sostituirsi all&#8217;Ucraina nella lotta per cercare di far collassare la Russia, una lotta, possiamo dire oggi, “fino all&#8217;ultimo slavo”.</p>
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<td>Una mappa della regione contesa della Transnitria</td>
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<p>La Sandu ha strillato ai quattro punti cardinali che Putin vuole invadere la Moldavia (glielo avrebbe “rivelato” Zelensky ed è ovviamente un <em>nonsense</em> politico). Mosca dal canto suo ha denunciato che la sua <em>Intelligence</em> è venuta a conoscenza di un piano per un false flag: reparti ucraini travestiti da russi creerebbero un incidente per poter poi “come difesa” far assalire la Transnistria da forze congiunte ucraine e moldave (e probabilmente polacche). Nota: la Costituzione moldava vieta alleanze militari, ma sgretolare <em>de jure</em> le migliori Costituzioni (si veda ad esempio da noi l&#8217;inaudito obbligo, introdotto da Monti, di pareggio di bilancio, che potrebbe far arrestare un redivivo Lord Keynes per “attentato alla Costituzione”) o <em>de facto</em>, sembra che sia un mandato (statunitense) dei governanti europei tutti.</p>
<p>Per buona misura, il segretario dell&#8217;Organizzazione Atlantica, Stoltenberg, farà firmare ai Paesi aderenti un accordo per impegnarli in “<em>out-of-area, non-Article 5 events</em>”, cioè eventi bellici non difensivi in aree remote.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;ufficializzazione dello scopo aggressivo della Nato (forse non tutti sanno che c&#8217;è già da tempo una medaglia “Non Article 5 Nato”. Ne hanno elargite un bel po&#8217; per premiare gli artefici dello smembramento della ex Jugoslavia).</p>
<p>Essendo per la Russia una guerra esistenziale, la combatterà fino in fondo, costi quel che costi, anche contro tutta la Nato (cosa che già mette in conto). Che sia giusto o sbagliato, augurabile o deprecabile, questo è un dato di fatto. Questo dato di fatto se da una parte è atroce, dall&#8217;altra potrebbe avere una conseguenza positiva: le forze che negli USA si oppongono alla politica suicida/omicida dei <em>neo-liberal-cons</em>, potrebbero essere costrette ad agire. Io mi aspetterei in questo caso un qualche Watergate all&#8217;incontrario, cioè per scalzare Biden e la sua corte dei miracoli di <em>crazy freaks</em> e arrivare a un negoziato in cui gli Stati Uniti useranno la loro (grande) forza residua e il proprio (grande) peso residuo per adattarsi (termine darwiniano), alle migliori condizioni possibili, al nuovo mondo multipolare, cioè all&#8217;ambiente circostante. L&#8217;alternativa è una darwiniana estinzione.</p>
<p>Non è certo il modo migliore per arrivare alla pace, è un <em>détour</em> lungo e insidioso, ma forse, e lo dico con angoscia, è l&#8217;unico modo quando a governare sono degli psicopatici sempre più avvitati nei loro deliri.</p>
<p>Il grande ostacolo è l&#8217;ormai ipertrofica ideologizzazione anti-russa, anti-cinese, anti tutto ciò che non è listato come “occidentale” da Washington e Londra (qui ci sono i maestri del razzismo geopolitico). Cioè il grande ostacolo sono le nostre teste finanziarizzate e decerebrate, che vedono i sorci verdi dopo la sbronza della lunga <em>Belle Époque</em> della “Milano da bere”.</p>
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		<title>Slittamento di paradigma</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2023 18:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Pagliani]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ukraina]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Slittamento di paradigma Paradossi, nonsense e pericoli di una svolta storica di Piero Pagliani &#160; Nell&#8217;analisi che segue enuncio quelli che mi sembrano dei dati di fatto, tiro alcune somme, pongo una domanda per rispondere alla quale avanzo un&#8217;ipotesi sull&#8217;oggi e due sul domani concludendo con un&#8217;assunzione che in modo irrituale espongo alla fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p><img src="https://www.sinistrainrete.info/images/stories/stories4/b10bb0598ea2cb70aeb46311c0d51d78.jpg" alt="b10bb0598ea2cb70aeb46311c0d51d78" width="300" height="210" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h1><strong>Slittamento di paradigma</strong></h1>
<h2><strong>Paradossi, nonsense e pericoli di una svolta storica</strong></h2>
<h3>di Piero Pagliani</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell&#8217;analisi che segue enuncio quelli che mi sembrano dei dati di fatto, tiro alcune somme, pongo una domanda per rispondere alla quale avanzo un&#8217;ipotesi sull&#8217;oggi e due sul domani concludendo con un&#8217;assunzione che in modo irrituale espongo alla fine e non all&#8217;inizio. In specifico:</p>
<p>Primo dato di fatto: la guerra contro Kiev ha sancito la fine del monopolio statunitense della violenza planetaria.</p>
<p>Secondo dato di fatto: la guerra stessa ha neutralizzato le sanzioni contro la guerra perché ha ampliato istantaneamente il campo d&#8217;attrazione russo.</p>
<p>Terzo dato di fatto: La Russia ha trasformato in una guerra sistemica quella che per lei è alla base una guerra esistenziale.</p>
<p>Prima conclusione: gli Stati Uniti stanno giocando la propria egemonia globale sul terreno più favorevole al proprio avversario, quello che lo ha sempre visto vincitore.</p>
<p>Ipotesi dello sfasamento cronologico: Lo sviluppo ineguale e i meccanismi del circuito globalizzazione-finanziarizzazione hanno suddiviso il mondo in due parti con processi di accumulazione disallineati, cosa che ha portato a una sfasatura rispetto al loro posizionamento nella crisi sistemica: economie finanziarizzate quelle più mature (Occidente collettivo) ed economie reali quelle più giovani (Sud collettivo).</p>
<p>La domanda fondamentale: si tratta solo dello scontro tra blocchi con sviluppo disallineato (cosa che lo avvicinerebbe a un classico conflitto interimperialistico) o da questo conflitto sistemico uscirà (obbligatoriamente?) uno scenario socio-economico che poggia su basi diverse?</p>
<p>Quinto dato di fatto: una nazione oggi può essere egemone globalmente solo a costi altissimi e quindi per un periodo molto limitato di tempo.</p>
<p>Ipotesi sulla conseguenza del quinto dato di fatto: dallo scontro sistemico attuale uscirà un ordine multipolare, cioè non ruotante attorno a un unico centro egemone.</p>
<p>Ipotesi derivata: nel mondo multipolare i rapporti sociali ed economici saranno sensibilmente diversi da quelli che hanno dominato fino ad oggi, oppure il mondo multipolare si esaurirà in un nuovo e più ampio scontro.</p>
<p>Assunzione: Se si rimetterà al centro di questa architettura l&#8217;accumulazione senza (un) fine tutte le contraddizioni riemergeranno, ancora più gigantesche e in condizioni che renderanno la loro soluzione ancora più difficile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. L&#8217;ammiraglio statunitense Robert Bauer, presidente del Comitato militare dell&#8217;alleanza Atlantica, ha dichiarato alcuni giorni fa che la Nato «è pronta per un confronto diretto con la Russia». Questa dichiarazione segue di pochi giorni la previsione del generale a 4 stellette Mike Minihan riguardo una guerra con la Cina tra due anni. Immediatamente dopo il segretario della Nato, Jens Stoltenberg ha iniziato a preparare il terreno per trascinarci piano piano nel delirio ventilando che sebbene la Cina non sia un avversario della Nato, «la sua crescente assertività e le sue politiche coercitive hanno delle conseguenze». Parole che, in un gioco di squadra, si inserivano nella scia delle accuse di Ursula von der Leyen contro Pechino, rea di voler «rimodellare l&#8217;ordine internazionale a proprio vantaggio [così che] dobbiamo rafforzare la nostra resilienza», sottraendoci in modo crescente alla dipendenza dal commercio con la più grande economia mondiale a parità di potere d&#8217;acquisto (PPP) [1].</p>
<p>Seppure la minaccia di confronto diretto con la Russia e l&#8217;ipotesi di guerra con la Cina sembrino due follie o addirittura due <em>nonsense,</em> tuttavia hanno entrambe, separatamente e congiuntamente, una logica. O meglio una doppia logica i cui due versanti non sono sempre semplici da discernere, sia per la confusione di interessi che essi rappresentano, sia per la situazione caotica della politica statunitense.</p>
<p>Le due dichiarazioni hanno evidentemente degli scopi, non sono state rilasciate con leggerezza.</p>
<p>Uno di essi è mantenere i membri della Nato in stato di soggezione tramite una sorta di mobilitazione permanente e l&#8217;evocazione continua di nemici comuni. E&#8217; una mossa classica, prima l&#8217;Unione Sovietica, poi il terrorismo, oggi la Russia e domani la Cina. Tuttavia ripetere la stessa mossa in condizioni drasticamente mutate può portare a risultati opposti a quelli sperati.</p>
<p>Io sono convinto che alle varie cancellerie europee arrivino (anche) notizie veritiere su cosa sta succedendo nel mondo e in Ucraina in specifico [2]. La domanda più immediata è allora: a parte il governo polacco benedetto da Radio Maria, quanti paesi della Nato se la sentono di fare una guerra senza speranza alla Russia per difendere gli interessi di alcune élite cosmopolite che fanno capo agli Stati Uniti e distruggere definitivamente i propri di interessi?</p>
<p>Ce la sentiremo di difendere la traballante egemonia mondiale di un Paese disastrato, che sta perdendo la sua ciambella di salvataggio, cioè il predominio del Dollaro, e che ci sta spingendo alla rovina assieme a lui e prima di lui? [3]</p>
<p>Ce la sentiremo di andare a combattere a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina e nel Mar Cinese Meridionale, minacciando l&#8217;integrità della Russia e della Cina nei loro stessi giardini di casa se non addirittura sul loro stesso territorio e sui loro mari? Che tradotto vuole anche dire: ce la sentiremo di sfidare per l&#8217;ennesima volta le lezioni della Storia, proprio mentre la congiuntura storica stessa è tutta a nostro sfavore?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. Le risposte dipendono dal concorso di ciò che succede in varie dimensioni.</p>
<p>Una dimensione è legata al caso (qualche incidente può sempre esserci quando si gioca con l&#8217;alta tensione, qualche disastro naturale può sempre avvenire), mentre un&#8217;altra dimensione è legata alla personalità e alla caratura dei governanti occidentali, purtroppo drammaticamente bassa in termini di rettitudine, preparazione, capacità di analisi, e consiglieri di cui si circondano. Possiamo chiamarle “gruppo di dimensioni A” (da “aleatorie”, anche se in realtà sono semi aleatorie, dato che raramente i “disastri naturali” sono esclusivamente naturali ed è il sistema che seleziona le classi dirigenti, le coopta). Un&#8217;altra dimensione riguarda i rapporti di forza militari tra la potenza delle parti in conflitto. La chiameremo “dimensione V” (da “violenza” &#8211; credo che sia il termine più onesto). Collegata ad essa abbiamo i rapporti di forza economico-finanziari che costituiscono la “dimensione D” (da “denaro”). Infine abbiamo la differenza delle loro strutture sociali e politiche, una dimensione che non è meccanicamente deducibile dalla dimensione D, ma è ovviamente ad essa collegata; la chiameremo “dimensione T” (da “territorio”). Alla base di tutto ci sono i differenti rapporti sociali (chiamati spesso, in modo inesatto, “modelli di sviluppo”).</p>
<p>Collettivamente possiamo allora chiamare il compito di analisi “AVDT” e consiste nello sbrogliare il groviglio esistente individuando dove agiscono, come agiscono e come evolvono le varie dimensioni sopra accennate, descrivendo al meglio tramite esse le parti che si contrappongono, i motivi della contrapposizione (le sue origini storiche e logiche) e, infine, cercare di capire cosa uscirà da questo confronto, non per divinazione ma per applicazione della razionalità all&#8217;analisi dei processi in essere.</p>
<p>Un compito difficile, ma per fortuna ci sono lavori che aiutano a non brancolare del tutto nel buio. Sto parlando delle classiche analisi di Lenin, di Rosa Luxemburg, di Karl Polanyi, di Giovanni Arrighi e Samir Amin, della coppia Shimshon Bichler-Jonathan Nitzan, di David Harvey, di Jason Moore, di Gianfranco La Grassa e di Michael Hudson e, in Italia, delle recenti proposte interpretative di Raffaele Sciortino, Pierluigi Fagan, Gianfranco Formenti, del gruppo Brancaccio-Giammetti-Lucarelli, per fare alcuni nomi e, di nuovo, di Michael Hudson e di altri autori, spesso apparsi su Sinistra-in-rete, che coi loro contributi permettono di gettare luce su un aspetto o l&#8217;altro di questo complesso problema [4].</p>
<p>Purtroppo, non essendoci un organismo coordinante, questi contributi non riescono a consolidarsi in una lettura, per l&#8217;appunto, organica. E questo è un problema squisitamente politico. Se la guerra in Ucraina ha fornito la scusa per ampliare e approfondire l&#8217;emarginazione e addirittura la criminalizzazione delle voci dissenzienti, la nostra capacità di opporci a quello che ormai a tutti gli effetti è un regime totalitario, nel senso che impone una visione totale del mondo (sociale, politica, economica, scientifica e valoriale), è indebolita dalla suddivisione in una miriade di “voci” che non si coordinano nelle modalità di presentazione e rimangono scollegate [5]. Queste voci presentandosi prive di un moderatore politico che quanto meno le inquadri e le metta in correlazione le une con le altre, appaiono isolate anche quando concordano tra loro e anche quando sono offerte in un unico involucro, come ad esempio un medesimo portale (cosa in sé meritoria). Anche questo è un segno dei tempi.</p>
<p>Oltre che a rimandare alla bibliografia (che si trova agevolmente sul web) dei singoli autori sopra citati e a raccomandare la visita a portali come questi, l&#8217;esposizione che segue è in forma di note dove le varie dimensioni saranno implicite e non chiamate per nome.</p>
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<p>3. La Nato che affronta direttamente la Russia e muove guerra alla Cina è un&#8217;idea folle. Tuttavia è veramente il sogno proibito dei <em>crazy freaks</em> neo-liberal-con al potere attualmente a Washington. Per gli ambienti statunitensi meno psicopatici è invece una minaccia per cercare di compattare gli alleati, far vedere al mondo che non si intende cedere il posto di comando e infine per spaventare Mosca e cercare di farle accettare un compromesso ed evitare il completo collasso dell&#8217;Ucraina (con eventuale spartizione tra Russia, Polonia, Ungheria e Romania) e quindi l&#8217;umiliazione dell&#8217;Alleanza Atlantica.</p>
<p>Una richiesta di compromesso che Mosca ha già rinviato al mittente perché giudicata poco seria, specialmente dopo l&#8217;ammissione occidentale (Hollande e Merkel riguardo gli accordi di Minsk) che noi tradiamo i patti in modo premeditato (da parte Russa potrebbe essere una scusa, o meglio un utilizzo ai propri fini della sbalorditiva provocazione franco-tedesca istigata dalla Nato).</p>
<p>Bisogna anche sottolineare che le politiche di sicurezza nazionale svolgono un ruolo di potente barriera unitaria protezionistica militare ed economica. Da questo punto di vista, per gli Stati Uniti il conflitto attuale è un mezzo per perseguire un fine economico più ampio dell&#8217;ovvio arricchimento dell&#8217;apparato industriale-militare: cercare di re-industrializzarsi ai danni principalmente dell&#8217;Europa.</p>
<p>Dualmente, l&#8217;innalzamento di una barriera unitaria protezionistica militare ed economica è stata per la Russia e la Cina una reazione obbligata all&#8217;aggressività statunitense, che ha creato ex novo percorsi che non erano previsti, ha accelerato tendenze latenti che avevano altre tempistiche o sbloccato processi che altrimenti difficilmente avrebbero visto la luce. E tutto questo si riversa e riverbera nella configurazione sociale, economica e politica dei due principali Paesi competitor degli Stati Uniti.</p>
<p>Siamo di fronte alla “<em>larger picture</em>”, cioè al quadro di quanto succede al di fuori dell&#8217;Ucraina, il quadro che spiega la guerra e che a sua volta è influenzato da ciò che avviene sui campi di battaglia. Per inserire il conflitto armato stesso nella <em>larger picture</em> occorre per prima cosa, accettare quanto segue:</p>
<p><em><strong>Primo dato di fatto</strong></em><strong>: la guerra contro Kiev ha sancito la fine del monopolio statunitense della violenza planetaria</strong>.</p>
<p>Questo è uno dei monopoli fondamentali del dominio mondiale. Gli altri sono quello dell&#8217;accesso alle fonti energetiche e alle altre risorse fondamentali (come il settore chimico-agricolo-farmaceutico), quello dei sistemi finanziari e di pagamento, quello della cultura e dell&#8217;informazione/comunicazione e infine quello dell&#8217;innovazione scientifica e tecnologica. Monopoli diversi ma collegati tra loro.</p>
<p>Questo collegamento spiega la famosa “resilienza” (termine che detesto) della Russia:</p>
<p><em><strong>Secondo dato di fatto</strong></em><strong>:</strong> <strong>la guerra stessa ha neutralizzato le sanzioni contro la guerra perché ha ampliato istantaneamente il campo d&#8217;attrazione russo</strong>.</p>
<p>E&#8217; un&#8217;osservazione che vale in questo caso, non in generale. Un paradosso, nel senso di contraddizione reale, che non può essere né concepito né spiegato se non si ha una visione sistemica degli eventi. Infatti gli esperti occidentali di scuola canonica (economisti, politologi, geostrateghi e chiromanti d&#8217;altro tipo) si sentono spersi: “Le sanzioni non funzionano. Ma come?”. E cercano spiegazioni nelle minuzie.</p>
<p>Il fatto è che attorno a questa guerra tutto il <em>sistema-mondo</em> si muove, e velocemente, per un terzo motivo:</p>
<p><em><strong>Terzo dato di fatto</strong></em><strong>: La Russia ha trasformato in una guerra sistemica quella che per lei è alla base una guerra esistenziale</strong>.</p>
<p>Se non si capisce, o si fa finta di non capire, che per la Russia questa guerra è esistenziale sarà un disastro di ampiezza mai vista perché le guerre esistenziali la Russia le ha sempre vinte indipendentemente dal prezzo da pagare. Non solo dobbiamo ricordarci di Napoleone, di Hitler o dei Cavalieri Teutonici, ma è meglio che Varsavia e i Paesi baltici si ricordino di come sono finite le mire espansionistiche di Sigismondo III e della sua Confederazione Polacco-Lituana durante il “Periodo dei Torbidi” quando pure la Russia versava in stato di debolezza [6].</p>
<p>Ma Mosca è anche perfettamente consapevole che questa guerra si inserisce diritta nel cuore della crisi sistemica ed è quindi destinata a rivoluzionare il sistema-mondo. Basta rileggersi uno qualsiasi dei discorsi di Putin dell&#8217;ultimo anno. Anche gli Stati Uniti lo sanno perfettamente e ciò lascia sbalorditi, perché la potenza egemone non poteva concepire una strategia peggiore:</p>
<p><em><strong>Prima conclusione</strong></em><strong>: gli Stati Uniti stanno giocando la propria egemonia globale sul terreno più favorevole al proprio avversario, quello che lo ha sempre visto vincitore</strong>.</p>
<p>Ciò che è stupefacente è che questo esito era stato ampiamente previsto con molta precisione da uno dei maggiori geopolitici statunitensi, Georg Kennan, uno dei “padrini” della Nato, che già nel 1997 aveva avvertito: «L&#8217;opinione, per dirla senza mezzi termini, è che l&#8217;espansione della NATO sarebbe l&#8217;errore più fatale della politica americana nell&#8217;intera era post-guerra fredda. Ci si può aspettare che una tale decisione infiammi le tendenze nazionaliste, antioccidentali e militariste dell&#8217;opinione pubblica russa, abbia un effetto negativo sullo sviluppo della democrazia russa, riporti l&#8217;atmosfera della guerra fredda nei rapporti Est-Ovest, e spinga la politica estera russa in direzioni decisamente non di nostro gradimento» [7].</p>
<p>Durante la guerra esistenziale contro Napoleone la Russia si compattò attorno allo zar Alessandro I Romanov. Durante la guerra esistenziale contro Hitler la Russia si compattò attorno al segretario del Partito Comunista Josif Stalin. Oggi nella guerra esistenziale contro la Nato, la Russia si è compattata attorno al presidente Vladimir Putin. Difficilmente si può sostenere che non fosse prevedibile.</p>
<p>Questa strategia suicida dice pressoché tutto dello stato misto di disconnessione epistemologica e dissonanza cognitiva della leadership occidentale. Uno stato ormai patologico dovuto a un gioco di hubris e di disperazione che avvitandosi una sull&#8217;altra rendono impossibile l&#8217;elaborazione di un percorso alternativo, di una via di fuga non distruttiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. Se dunque la nazione russa si compatta attorno ai suoi leader per combattere una guerra esistenziale, attorno alla guerra in Ucraina in quanto guerra sistemica la <em>larger picture</em> si muove.</p>
<p>Si pensi, ed è un solo esempio, alla recente “Dichiarazione dell&#8217;Avana” dei banchieri centrali, presidenti e parlamentari di 25 Paesi riuniti a Cuba il 27 gennaio scorso. E&#8217; un programma per la creazione di un blocco planetario «<em>led by the South and reinforced by the solidarities of the North</em>».</p>
<p>«Il Congresso riconosce l&#8217;opportunità critica offerta dalla presidenza cubana del Gruppo dei 77 più la Cina per guidare il Sud fuori dalla crisi attuale e incanalare gli insegnamenti della sua Rivoluzione verso proposte concrete e iniziative ambiziose per trasformare il più ampio sistema internazionale». «La liberazione economica non sarà concessa ma conquistata».</p>
<p>Quando ci entrerà in testa che non ci sopporta più nessuno e facciamo di tutto per non essere sopportati? Quando capiremo che la maggior parte del mondo, in Ucraina ci vuole vedere umiliati, anche chi all&#8217;ONU vota secondo creanza o pressione?</p>
<p>La ribellione al cosiddetto “ordine internazionale” ha come protagonisti Paesi che si sentono minacciati e Paesi che si sentono soffocati dall&#8217;architettura di potere occidentale. Il verbo “sentire” è però impreciso, perché le minacce occidentali sono da tempo aperte, esplicite, spudorate, così come lo è la rapina. Dietro a questo disastro c&#8217;è l&#8217;abnorme finanziarizzazione dell&#8217;economia occidentale che è stata la via d&#8217;uscita “naturale” (in senso capitalistico) dalla crisi di sovraccumulazione degli anni Settanta. Ovviamente esiste un rapporto tra la disconnessione dell&#8217;economia dai valori reali e la disconnessione del pensiero occidentale dalla realtà. Lo studio dei suoi particolari è un tema seducente ma purtroppo non ho sufficienti conoscenze per affrontarlo e lo lascio quindi ad altri [8].</p>
<p>Il grosso ostacolo a una “revisione” interna all&#8217;Occidente della sua politica, suicida oltre che omicida, è dunque un blocco cognitivo e culturale connesso all&#8217;esasperante livello di finanziarizzazione raggiunto dall&#8217;economia. La bolla finanziaria incombe come un mostruoso ordigno nucleare pronto a scoppiare. Nel tentativo di depotenziare lo scoppio, le élite finanziarie obbligano l&#8217;ambiente esterno al centro capitalistico occidentale ad estrarre quanto più profitto e a sequestrare quanta più ricchezza sociale sia possibile per devolverli al centro egemone in crisi in cui la rendita finanziaria ha sostituito l&#8217;estrazione di profitto alimentando la sovraccumulazione, e parimenti obbligano l&#8217;Occidente stesso a un&#8217;operazione di auto-cannibalizzazione che consiste nell&#8217;avvitarsi in politiche di austerity e deflazione salariale e nella privatizzazione selvaggia del dominio pubblico (welfare, capitale sociale fisso, servizi).</p>
<p>Se l&#8217;inizio della crisi sistemica fu segnalato dal decennio di stagflazione (stagnazione con inflazione, superata dall&#8217;avvio della finanziarizzazione dell&#8217;economia), oggi, dopo poco più di mezzo secolo, nello <em>show-down</em> della crisi concorrono stagnazione, inflazione e finanziarizzazione, un triangolo devastante esasperato dallo scardinamento della globalizzazione dovuto allo scontro sistemico stesso.</p>
<p>Oggi la finanziarizzazione non può più essere un rimedio perché è stata utilizzata fino all&#8217;eccesso (come già avvertiva Thomas Friedman nel 2004 sul <em>New York Times</em>: “gli elefanti possono volare, ma solo per poco tempo” [9]). Non solo, ma il Paese dove oggi sono concentrati i mezzi di pagamento mondiali, la Cina, è largamente al di fuori del raggio d&#8217;azione politico imperiale e quindi della possibilità di far fagocitare le sue risorse dal sistema finanziario occidentale ormai fuori controllo.</p>
<p>Ecco allora un disperato tentativo imperiale di re-industrializzazione che essendo ostacolato dalla neo-compartimentazione dell&#8217;economia mondiale alimentata dagli scontri geopolitici, avviene ai danni dei vassalli in Europa e in Giappone e deve fare i conti con ritardi tecnologici, con mancanza di materie prime e con perdita di know how [10].</p>
<p>Negli Stati Uniti si rendono conto dell&#8217;impossibilità di una strategia coerente e solida per mantenere l&#8217;egemonia mondiale. Esclusa una guerra nucleare dalla quale i generali sanno perfettamente che gli Stati Uniti uscirebbero totalmente distrutti, l&#8217;unica speranza sarebbe un collasso interno della Russia e della Cina, inverosimile per mille ragioni, storiche, geografiche, antropologiche, culturali, economiche e politiche ampiamente studiate.</p>
<p>L&#8217;unica regione che è ripetutamente collassata nella Storia è stata l&#8217;Europa, il continente più violento del pianeta, suddiviso in mille poteri e con la possibilità idro-orografica di fare e disfare mille confini. Gli Stati Uniti si trovano in una situazione, anche geografica, più vantaggiosa di noi, ma il suo sistema economico-sociale ha assunto da subito un andamento “estrovertito”, cioè dipendente dalla conquista diretta o indiretta di crescenti spazi esterni, nonostante spesso si parli delle tendenze “isolazioniste” statunitensi. L&#8217;espansionismo è un fenomeno che era comprensibile per la piccola Inghilterra ma è abbastanza sorprendente in una nazione che nasce e si consolida su spazi enormi (“confederazione” e “impero” erano termini intercambiabili per i fondatori degli Stati Uniti). La spiegazione più verosimile è che esso sia dipeso dalla grande capacità di accumulazione degli Stati Uniti messa definitivamente in moto a livello internazionale proprio dal periodo protezionistico che seguì quella Guerra Civile in cui furono sconfitti gli interessi legati alla preminenza dell&#8217;impero britannico e alla triangolazione atlantica (manufatti inglesi scambiati con schiavi africani, schiavi africani scambiati con prodotti tropicali americani, prodotti tropicali americani scambiati con manufatti inglesi). E&#8217; la ragione per cui considero la fine della Guerra Civile Americana l&#8217;inizio dell&#8217;era contemporanea, o meglio ancora dell&#8217;era “attuale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5. La necessità di “estroversione” degli Stati Uniti si scontra ora con la resistenza di due enormi competitor che storicamente non sono dipesi da un&#8217;esigenza simile. Ciò che sovente viene chiamato “imperialismo russo” e “imperialismo cinese” sono in realtà relazioni economiche internazionali di natura differente. Ad esse viene dato l&#8217;appellativo di “imperialismo” per pigrizia, per comodità, per incapacità di concepire fenomeni diversi da quelli che hanno caratterizzato l&#8217;Occidente nella sua particolare traiettoria storica. Le cose stanno in modo differente e non casualmente Giovanni Arrighi intitolò la sua ultima monografia “Adam Smith a Pechino” e non “Karl Marx a Pechino”. Per quanto riguarda la Russia mancano analisi precise che comunque non dovrebbero sottostimare l&#8217;influenza di oltre 70 anni di bolscevismo. La stessa reazione di Putin alla <em>shock therapy</em> messa in atto da Eltsin ha risentito, sebbene in modo altalenante, di quella tradizione e dell&#8217;attaccamento della popolazione russa ad essa (innanzitutto ai servizi statali e all&#8217;assistenza sociale, ma anche ideale, a giudicare dal fatto che il Partito Comunista della Federazione Russa col 19% è il secondo partito [11]).</p>
<p>L&#8217;ultima grande stagione di estroversione statunitense è stata la cosiddetta “globalizzazione”, «<em>another name</em><em> for the dominant role of the United States</em>», come affermò candidamente Henry Kissinger in una conferenza al Trinity College di Dublino il 12 ottobre del 1999. Ma la globalizzazione ha avuto come esito inintenzionale proprio la crescita dei grandi competitor strategici degli Usa e dei competitor minori che attorno ad essi si stanno aggregando. Questo ha portato a un deterioramento della globalizzazione e a una neo-compartimentazione del sistema-mondo dove le economie giovani e dinamiche stanno da una parte e quelle mature e obsolescenti dalla parte opposta.</p>
<p><em><strong>Ipotesi dello sfasamento cronologico</strong></em><strong>: Lo sviluppo ineguale e i meccanismi del circuito globalizzazione-finanziarizzazione hanno suddiviso il mondo in due parti con processi di accumulazione disallineati, cosa che ha portato a una sfasatura rispetto al loro posizionamento nella crisi sistemica: economie finanziarizzate quelle più mature (Occidente collettivo) ed economie reali quelle più giovani (Sud collettivo)[</strong><strong>12].</strong></p>
<p>Il deterioramento della globalizzazione ha provocato quello dei processi di alimentazione delle prime da parte delle seconde. Se la globalizzazione serviva a sopperire a ciò che non potevano più fare le singole società nazionali occidentali né il loro assemblaggio/coordinamento nell&#8217;economia-mondo centrata sugli Stati Uniti, ovvero “pompare energia” sufficiente dai processi di creazione del valore a quelli di accumulazione monetaria, il suo scardinamento sta obbligando il centro dominante a ricorrere alla “accumulazione per espropriazione” ai danni dei suoi stessi vassalli. Ma facendo ciò gli Stati Uniti si stanno ritraendo dalla posizione di Paese “egemone” per assumere le vesti di Paese “dominante”. Se l&#8217;egemonia è sempre “corazzata di coercizione”, oggi gli Stati Uniti devono usare un massimo di forza dato che ormai godono di un minimo di consenso, pur avendo ancora una notevole presa culturale [13]. Detto in termini generali, il problema che si è trovato di fronte l&#8217;Occidente è stato l&#8217;impossibilità di inglobare altre economie-mondo nella propria, un&#8217;impossibilità di tipo geopolitico (la sconfitta nel Vietnam è forse stato il suo segnale più precoce).</p>
<p>Il problema che il mondo invece si trova oggi di fronte è proprio l&#8217;impossibilità dell&#8217;economia-mondo occidentale di coesistere con altre economie-mondo, un&#8217;impossibilità che ha le sue radici nella logica dei processi di accumulazione che si sono storicamente strutturatati in Occidente.</p>
<p>L&#8217;Occidente è quindi in preda a un giro vizioso perfetto: i tentativi di bloccare l&#8217;ascesa dei competitor inducono un indebolimento della sua economia e un approfondimento della crisi e questo diminuisce la sua capacità di contrastare i competitor. O l&#8217;Occidente cambia strategia, ovvero accetta di negoziare la propria posizione in un mondo multipolare, pagando ovviamente un prezzo in termini di privilegi, comunque destinati a sparire con la forza, o la situazione diventerà sempre più disperata. E questo è pericolosissimo. Il cambio di strategia deve quindi essere rapido.</p>
<p>La disperazione che serpeggia tra le élite occidentali ha infatti già fatto evaporare le loro residue capacità diplomatiche/egemoniche, quasi che si fosse ormai consapevoli che è meglio essere espliciti e brutali dato che non c&#8217;è più possibilità di far identificare il bene degli Usa col bene dell&#8217;Occidente e il bene dell&#8217;Occidente con quello di tutti.</p>
<p>Se si leggono i rapporti dell&#8217;FMI e delle altre istituzioni preposte all&#8217;ordine mondiale occidentale, si vede un quadro di desolazione che grazia solo pochi Paesi [14]. La maggior parte delle nazioni del mondo sono considerate un “problema”. Problema che deve essere risolto con macellerie sociali e, in definitiva, con l&#8217;aggravamento del problema stesso, in un giro vizioso a beneficio dei soliti pochissimi noti.</p>
<p>Se durante la <em>reaganomics</em> un Paese in via di sviluppo dopo l’altro dovette ricorrere ai prestiti delle banche di New York e Londra che riciclavano i petrodollari, accettando di pagare tassi d’interesse inauditi, mentre oggi invece la coda è a Pechino e anche a Mosca, il motivo è proprio questo: in Cina e in Russia non sono considerati come dei problemi e dei polli da spennare. Il BRICS, il BRICS+, la SCO, l&#8217;Unione Economica Eurasiatica, trattano i Paesi come soggetti legittimi, con esigenze e aspirazioni legittime.</p>
<p>Cos&#8217;altro è l&#8217;architettura monetaria che da alcuni anni viene studiata da Sergej Glazyev, il responsabile per l&#8217;integrazione e la macroeconomia della Commissione Economica Eurasiatica, l&#8217;organo esecutivo dell&#8217;Unione Economica Eurasiatica, e che provvisoriamente possiamo definire “Diritti Speciali di Prelievo Multipolari”, se non una sorta di <em>Bancor</em>, quella moneta orientata al debito, cioè ai Paesi che devono svilupparsi, anche in deficit, e non sottoposta a una singola nazione, proposta da Keynes a Bretton Woods e rifiutata a favore del Dollaro (il <em>gold-dollar exchange standard</em>), ovvero una moneta internazionale orientata al credito e al sostegno geopolitico di una parte sola, gli USA, che allora erano la più grande potenza creditrice del mondo?</p>
<p>Il BRICS, il BRICS+, la SCO e la UEE sono impetuosi corsi d&#8217;acqua che finiranno per confluire in un unico fiume, assieme al G77, la ridestata Organizzazione dei Paesi non Allineati. Ridestata, che lo si voglia o no, dall&#8217;Operazione Militare Speciale russa in Ucraina. Un fiume rappresentabile (e non certo metaforicamente) con le Nuove Vie della Seta, la <em>Belt and Road Initiative</em> (BRI) cinese, alla quale già aderiscono 140 Paesi in Asia, Europa e America Latina. Un&#8217;area potenzialmente allargabile a quell&#8217;80% di Paesi che non applicano nessuna sanzione alla Russia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>6. Gli Stati Uniti, o meglio le sue élite, o meglio ancora le sue élite neo-liberal-con legate allo strapotere della finanza e/o a una mentalità eccezionalista, le élite cresciute, spesso anche anagraficamente, e diventate potentissime con la crisi sistemica, guardano a questi processi non capendoli, considerandoli semplicemente degli insulti a un ordine “naturale” che non poteva e non doveva essere perturbato.</p>
<p>E li guardano sempre più impotenti e spaventate. E questo è molto pericoloso, perché può portarle ad atti disperati di cui nemmeno riuscirebbero a calcolare tutte le conseguenze, per via della loro arroganza e dalla loro inesistente, insufficiente o inadatta preparazione culturale e intellettuale.</p>
<p>Che ciò sia evitato dipende soprattutto da come agirà quella parte degli Stati Uniti &#8211; e quella parte dei suoi interessi &#8211; che vede meno pericoloso e più conveniente adattarsi a un mondo multipolare che cercare di lanciarsi a testa bassa contro il muro di contraddizioni politiche, economiche e militari che la crisi e la sua gestione neoliberista hanno eretto. Si farebbe per lo meno guadagnare al mondo tempo prezioso anche se una soluzione più duratura richiederà un patto che ponga la società al centro. E lo stesso vale per l&#8217;Europa.</p>
<p>A questo punto si passa a un altro tema d&#8217;analisi che deve rispondere alla domanda seguente:</p>
<p><em><strong>La domanda fondamentale</strong></em><strong>: si tratta solo dello scontro tra blocchi con sviluppo disallineato (cosa che lo avvicinerebbe a un classico conflitto interimperialistico) o da questo conflitto sistemico uscirà (obbligatoriamente?) uno scenario socio-economico che poggia su basi diverse?</strong></p>
<p>Innanzitutto dobbiamo domandarci se tutti questi soggetti nazionali che si stanno ribellando all&#8217;ordine globale occidentale sperano che la Russia, o la Cina se per questo, prenda il posto degli Stati Uniti come nazione egemone. La risposta molto semplice è No. Ma questo non sembra nemmeno essere nelle intenzioni. Saggiamente, perché la Storia è arrivata a un punto particolare:</p>
<p><em><strong>Quinto dato di fatto</strong></em><strong>: una nazione oggi può essere egemone globalmente solo a costi altissimi e quindi per un periodo molto limitato di tempo</strong>.</p>
<p>E&#8217; un dato storico. Si pensi all&#8217;egemonia statunitense entrata economicamente in crisi dopo meno di trent&#8217;anni, e si sta parlando di una potenza di primissimo livello che alla fine della II Guerra Mondiale concentrava quasi tutti i mezzi di pagamento mondiali e aveva una produttività che surclassava il resto del globo messo assieme.</p>
<p>La Russia e la Cina vedono perfettamente cosa sta succedendo agli Stati Uniti (ad esempio al suo Dollaro, una volta padrone del mondo). E non vogliono ripetere l&#8217;esperienza. Comunque per la Russia i costi sarebbero inaffrontabili se volesse sostituirsi agli USA (tra l&#8217;altro litigherebbe subito col suo principale alleato, la Cina, a cui si applica lo stesso ragionamento). Ne segue un&#8217;ipotesi:</p>
<p><em><strong>Ipotesi sulla conseguenza del quinto dato di fatto</strong></em><strong>: dallo scontro sistemico attuale uscirà un ordine multipolare, cioè non ruotante attorno a un unico centro egemone.</strong></p>
<p>Se ciò è confermato, come molte cose fanno pensare, ci sarà (o dovrebbe esserci) di conseguenza un drastico cambio di paradigma sia nei rapporti internazionali sia nei rapporti economico-sociali interni alle singole nazioni, due aspetti dialetticamente collegati, perché da cinquecento anni a questa parte un&#8217;economia-mondo è proceduta sempre attorno a un centro egemone, si identificava con esso.</p>
<p><em><strong>Ipotesi derivata</strong></em><strong>: nel mondo multipolare i rapporti sociali ed economici saranno sensibilmente diversi da quelli che hanno dominato fino ad oggi, oppure il mondo multipolare si esaurirà in un nuovo e più ampio scontro.</strong></p>
<p>In Russia la guerra stessa sta facendo rivedere il “modello” economico. È troppo presto per un giudizio, ma le cose stanno cambiando, ad esempio riguardo al ruolo dello Stato. Sono movimenti da tener d&#8217;occhio in modo critico.</p>
<p>Siamo di fronte a una ribellione planetaria che obbligherà i futuri studiosi a rivedere la periodizzazione storica e qualche persona non riflessiva o con scarsa capacità di raziocinio potrebbe chiedersi se io, che sono e mi considero occidentale, faccio il tifo per una parte. Di sicuro non faccio il tifo per l&#8217;ipocrisia dei bombardatori “umanitari”, per chi ritiene che mezzo milione di bambini morti in Iraq sono “un prezzo giusto”, per chi dal 1945 ad oggi ha provocato con le sue guerre 20 milioni di morti, per chi a Washington dava l&#8217;ordine di bombardare con droni matrimoni in Afghanistan, per chi ha massacrato milioni di civili in Vietnam. E non faccio il tifo per chi sventola la svastica.</p>
<p>Faccio allora il tifo per il compimento di un processo storico che da oltre due decenni ritengo inevitabile? Che senso avrebbe? Sarebbe come fare il tifo per il moto di rotazione della Terra attorno al proprio asse. Sarebbe del tutto insensato. Certo, quando torna la luce del giorno si possono fare cose impossibili durante la notte al buio. Ma, per l&#8217;appunto, tutto dipende da cosa si fa.</p>
<p>E&#8217; troppo presto per prevedere che tipo di architettura multipolare nascerà dalla ribellione in corso contro il plurisecolare ordine internazionale occidentale.</p>
<p>Posso solo fare ipotesi in base alla Storia e alla logica, ma credo che nessuno possa onestamente dire che le cose sono chiare. Ci separano ancora anni da una bozza di progetto alternativo sufficientemente precisa, e anni per implementarlo, anni che saranno pieni di eventi difficili da prevedere. Anni in cui questo conflitto si amplierà e di conseguenza si approfondirà. Un decennio? Due decenni?</p>
<p>Sulla carta dovrebbe uscirne un sistema più equo. Ma quali livelli di equità sono necessari?</p>
<p>Una cosa per me è certa:</p>
<p><em><strong>Assunzione</strong></em><strong>: Se si rimetterà al centro di questa architettura l&#8217;accumulazione senza (un) fine tutte le contraddizioni riemergeranno, ancora più gigantesche e in condizioni che renderanno la loro soluzione ancora più difficile.</strong></p>
<p>Non tifo dunque perché venga il giorno. Il Sole sorgerà da solo, non ha bisogno di incoraggiamenti. Io posso solo sperare che durante la notte si smetta di uccidere, si cessi di provocare sofferenze e che prevalgano il buon senso e la pietà.</p>
<p>Tifo invece perché durante il giorno, per parafrasare Karl Polanyi, si riesca a trovare il modo perché la società <em>con</em> mercato (cosa naturale) prenda il posto della società <em>di</em> mercato (cosa innaturale, dove i rapporti tra esseri umani sono sostituiti dai rapporti tra merci).</p>
<p>Altrimenti, come si suol dire, in poco tempo saremmo da capo a quindici e tutte queste sofferenze sarebbero servite solo a mettere alla luce un essere ancor più mostruoso.</p>
<p>«<em>Superare il capitalismo è dunque non soltanto “correggere la ripartizione del valore” (ciò che produce solo un immaginario “capitalismo senza capitalisti”) ma anche liberare l’umanità dall’alienazione economica</em>»(Samir Amin).</p>
<hr />
<h6>NOTE</h6>
<h6><a name="tw-target-text2"></a>[1] <a href="https://www.newsweek.com/nato-official-says-alliance-ready-direct-confrontation-russia-1777362">Qui</a> le dichiarazioni di Bauer. <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2023/01/27/us-general-minihan-china-war-2025/">Qui</a> le dichiarazioni di Minihan. <a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_211398.htm">Qui</a> le dichiarazioni di Stoltenberg. Per quelle della von der Leyen si veda <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/speech_23_232">qui</a> e <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/STATEMENT_23_121">qui</a>. I discorsi di Ursula von der Leyen sono casi di studio esemplari sul tema “ipocrisia”. Notevole, ad esempio, questo passaggio: «Il sabotaggio del Nord Stream ha dimostrato che dobbiamo assumerci maggiori responsabilità per la sicurezza della nostra infrastruttura di rete». Realmente fantastico: persino i sassi, anche quelli americani, sanno che questo sabotaggio (e disastro ambientale) è stato opera di Stati Uniti/Nato. Ai sassi che ancora non lo sanno consiglio l&#8217;<a href="https://www.sinistrainrete.info/geopolitica/24886-seymour-hersch-come-gli-stati-uniti-hanno-messo-fuori-gioco-il-gasdotto-nord-stream.html">inchiesta investigativa del Premio Pulitzer Seymour Hersch</a>. Questa inchiesta è piena di dettagli che possono essere conosciuti solo da “insider”. Che alcune “gole profonde” abbiano permesso in questo momento a Hersh di produrre il suo “scoop”, la sua “<em>bombshell</em>”, è evidente sintomo di una lotta interna all&#8217;establishment statunitense. Mi è immediatamente ritornato in mente lo scandalo Watergate e la sua copertura da parte di Bob Woodward e Carl Bernstein per il “<em>Washington Post</em>” (da sempre legato alla CIA) e dallo stesso Hersh per il “<em>New York Times</em>”. In quel caso si è saputo che la “gola profonda” era niente meno che il vicedirettore della CIA, Mark Felt.</h6>
<h6>Per quanto sia incredibile, persiste ancora un mito condensato nella celeberrima frase «È la stampa, bellezza! E tu non puoi farci niente! Niente!» (Ed Hutcheson-Humphrey Bogart alla fine del film di Richard Brooks <em>L’ultima minaccia</em>, 1952): la (libertà di) stampa può mettere in ginocchio il potere. Vedremo in un&#8217;altra nota che fine ha fatto la libertà di stampa negli USA e in Occidente, ma anche all&#8217;epoca del Watergate ci voleva ben altro che un&#8217;inchiesta-bomba, come ha ammesso la stessa editrice del “<em>Washington Post</em>”, <a href="https://www.c-span.org/video/?87494-1/breaking-watergate-story">Katharine Graham</a>: «A volte la gente ci accusa di “aver abbattuto un presidente”, cosa che ovviamente non abbiamo fatto e non avremmo dovuto fare. I processi che hanno causato le dimissioni [di Nixon] erano costituzionali». E persino dallo stesso <a href="https://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/press/interviews/woody2.html">Woodward</a>: “La mitizzazione del nostro ruolo nel Watergate è arrivata al punto di assurdità, in cui i giornalisti scrivono &#8230; che io, da solo, ho abbattuto Richard Nixon. Totalmente assurdo”.</h6>
<h6>Per mettere in ginocchio il potere ci vuole una rivoluzione o un altro potere che vuole scalzarlo, eventualmente “utilizzando” ottimi giornalisti (o comprandone di spregiudicati o vili, cosa che avveniva fin dai primordi della professione come ci racconta Rossini nella sua opera lirica “La pietra di paragone”).</h6>
<h6>Il fine dell&#8217;estromissione di Nixon è ancoro dibattuto negli Stati Uniti (l&#8217;anno scorso c&#8217;è stato il cinquantenario dello scandalo). Io sono convinto che si volesse impedire il suo disimpegno dal Vietnam. Per altri non è così, ma è la stessa caoticità delle forze e dei decisori statunitensi che non permette una lettura univoca.</h6>
<h6>Tornando alla von der Leyen, nei suoi interventi si possono notare anche stupidaggini terminologico-concettuali come «la guerra brutale della Russia». La signora von der Leyen sa indicarci una guerra che non sia stata brutale? Forse quella del Vietnam col 67% di vittime civili? O quella in Iraq col 77%? Tutte le guerre sono brutali!</h6>
<h6>Si noti che il termine composto “guerra della Russia” è accompagnato da due tic, da due automatismi. Il primo è, appunto, aggiungere l&#8217;aggettivo “brutale”, il secondo è aggiungere l&#8217;aggettivo “non provocata” (<em>unprovoked</em>). Da linguista e scienziato cognitivista geniale qual è, <a href="https://www.scoop.co.nz/stories/HL2206/S00043/not-a-justification-but-a-provocation-chomsky-on-the-root-causes-of-the-russia-ukraine-war.htm">Noam Chomsky ha subito commentato</a>: «<em>Of course, it was provoked. Otherwise, they wouldn’t refer to it all the time as an unprovoked invasion. By now, censorship in the United States has reached such a level beyond anything in my lifetime</em>».</h6>
<h6>Per quanto riguarda invece la potenza economica dei contendenti, la Cina supera del 20% gli USA per PIL calcolato in PPP e di 8 volte gli UK (noi siamo al 12° posto). Ma nonostante il confronto sulla base del PPP sia più preciso rispetto a quello in base ai valori nominali, tuttavia è incompleto. Come la stessa RAND Corporation ammette «[Il] PIL fornisce solo un limitato quadro del potere. Dice poco sulla composizione dell&#8217;economia, come ad esempio se è guidata da settori di punta o è invece dominata da quelli vecchi e in declino». Lo stesso discorso riguarda il budget per la difesa (cfr. RAND Corporation, <em>“</em><a href="https://www.rand.org/content/dam/rand/pubs/conf_proceedings/2005/RAND_CF215.pdf"><em>Measuring National Power</em></a>”, 2005).</h6>
<h6>Ma se si prendono sul serio questi “<em>caveat</em>” notiamo un ulteriormente aggravamento della posizione statunitense dato l&#8217;altissimo grado di finanziarizzazione della sua economia che significa ridotte capacità produttive reali. Si pensi solo alla produzione statunitense legata all&#8217;industria militare comparata a quella Russa. Inoltre, la logica di produzione, guidata dai profitti privati e non dall&#8217;efficacia del risultato, spinge i produttori a sviluppare sistemi d&#8217;arma complicatissimi e costosissimi ma operabili con difficoltà nei conflitti reali contro un avversario alla pari.</h6>
<h6>[2] I <a href="https://www.analisidifesa.it/2023/02/continua-il-balletto-delle-cifre-circa-le-perdite-russe-e-ucraine/">dati catastrofici per le forze armate ucraine</a>, ancor più allarmanti se confrontati con le perdite russe inferiori di un ordine di grandezza, fuoriescono ora non solo dagli ambienti del Pentagono ma anche da quelli del Mossad e non sono nascosti nemmeno dalla BBC. Per quanto riguarda l&#8217;economia, l&#8217;FMI ha dichiarato che nonostante la Russia sia la nazione più sanzionata della Storia il suo PIL è più alto di quello della Germania. In compenso il PIL dei bellicosi e revanscisti UK è in zona negativa. Inflazione, fallimenti, disoccupazione, collasso dei servizi pubblici, strette sulle pensioni, il quadro europeo è disastroso e con prospettive foschissime. Non oso nemmeno pensare a cosa succederà quando gli Stati Uniti ci obbligheranno alle sanzioni contro la Cina: dopo la perdita dell&#8217;energia a buon mercato russa andremo incontro alla perdita delle merci a buon mercato cinesi. Al di là di ogni altra conseguenza, la produzione di profitto in queste condizioni sarà impossibile a meno di far ritornare i lavoratori ai tempi di Dickens. E in un sistema capitalistico il profitto è la molla dell&#8217;economia reale.</h6>
<h6>Voglio far notare incidentalmente che un rapporto speciale dell&#8217;ONU sulla povertà negli UK già comparava la situazione del 2019 alle situazioni descritte da Dickens:</h6>
<h6><a name="tw-target-text"></a><a name="page3R_mcid7"></a><a name="page3R_mcid61"></a>«Ad alcuni osservatori potrebbe sembrare che il Dipartimento del lavoro e delle pensioni sia stato incaricato di progettare una versione digitale e sterilizzata del laboratorio del diciannovesimo secolo, reso famigerato da Charles Dickens, piuttosto che cercare di rispondere in modo creativo e compassionevolmente ai bisogni reali di coloro che affrontano una diffusa insicurezza economica in un&#8217;epoca di profonde e rapide trasformazioni indotte dall&#8217;automazione, dai contratti a zero ore e da una disuguaglianza in rapida crescita» (UN <a href="https://digitallibrary.un.org/record/3806308"><em>Report of the Special Rapporteur on extreme poverty and human rights: Visit to the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland</em></a>, pag. 5). Ed è del tutto inutile consolarci con scuse come l&#8217;uscita degli UK dalla UE: <em>Italia, de te fabula narratur</em>.</h6>
<h6><a name="tw-target-text4"></a><a href="https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/24890-giacomo-gabellini-lo-stato-dell-economia-usa-verso-il-punto-di-non-ritorno.html">La situazione degli Stati Uniti non è molto più rosea</a>, se non dal punto della forza geopolitica relativa e quindi della loro capacità di far pagare il più possibile la crisi a noi. Ma mentire è ormai una questione di vita o di morte. E si mente in modo così spudorato ed esagerato che gli esperti si grattano scettici la testa: “<a href="https://www.inquirer.com/jobs/jobs-economists-inflation-labor-market-20230203.html"> &#8217;<em>Too good to be true’ jobs report draws skeptics on data quirks</em></a>”, titola “<em>The Philadelphia Inquirer</em>” il 3 febbraio scorso, un articolo che riporta le stime di Bloomberg che parlano di un aumento di oltre mezzo milione di posti di lavoro in Gennaio, cosa che porterebbe il tasso di disoccupazione addirittura ai livelli più bassi dal 1969, cioè da inizio crisi! L&#8217;<em>Inquirer</em> fa notare però che si tratta di un dato “aggiustato” e che la stessa Bloomberg ammette che «Su base non rettificata, le buste paga sono in realtà diminuite di 2,5 milioni il mese scorso» (“<em>On an unadjusted basis, payrolls actually fell by 2.5 million last month</em>).</h6>
<h6>[3] I BRICS stanno elaborando un sistema di pagamenti alternativo al Dollaro, notizia che non si trova nei media occidentali ma che potete trovare sul <em>media</em> <em>outlet</em> indiano “<a href="https://www.business-standard.com/article/economy-policy/brics-mulling-alternative-to-dollar-dominated-payment-system-south-africa-123011900244_1.html"><em>Business Standard</em></a>”.</h6>
<h6>Comunque il “<a href="https://archive.is/mlXhj"><em>Financial Times</em></a>” ci informa che le due più grandi economie dell&#8217;America Latina, Brasile e Argentina, hanno iniziato la preparazione di una moneta comune, che si dovrebbe chiamare “Sur”, per incrementare il commercio regionale e “ridurre la dipendenza dal Dollaro”.</h6>
<h6>L&#8217;<a href="https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Saudi-Arabia-Is-Open-To-Discuss-Non-Dollar-Oil-Trade-Settlements.html">Arabia Saudita</a> sta considerando di vendere petrolio in divise diverse dal Dollaro.</h6>
<h6>La <a href="https://www.reuters.com/business/energy/chinas-xi-tells-gulf-nations-use-shanghai-exchange-yuan-energy-deals-2022-12-09/">Cina</a> sta trattando per comprare energia dai Paesi del Golfo in Yuan.</h6>
<h6>Le banche centrali di Russia e Iran alla fine dello scorso gennaio hanno firmato un accordo per connettere le banche dei due Paesi attraverso un sistema alternativo allo SWIFT.</h6>
<h6>Intanto le riserve cinesi in bond governativi statunitensi sono diminuite in un anno di 92 miliardi di dollari.</h6>
<h6>Ovviamente l&#8217;Euro non se la passerà meglio: il vice-ministro russo delle Finanze, Vladimir Kolychev<em> </em>ha dichiarato che entro l&#8217;anno la quota di Euro nei Fondi Nazionali Russi sarà azzerata nell&#8217;ambito di una revisione della composizione del fondo che alla fine ammetterà solo Rubli, Yuan e oro.</h6>
<h6><a name="page1251R_mcid3"></a><a name="page5R_mcid86"></a>Per un&#8217;analisi generale recente si veda il rapporto “<a href="https://www.credit-suisse.com/media/assets/corporate/docs/about-us/research/publications/csri-future-of-the-monetary-system.pdf"><em>The Future of the Monetary System</em></a>”, pubblicato niente meno che dal Credit Swiss e redatto da un team diretto da Zoltan Pozsar, un autore che consiglio di seguire.</h6>
<h6>[4] Su un versante politico-filosofico dobbiamo aggiunge Gramsci come classico (la fondamentale nozione politica di “egemonia” è sua) e Costanzo Preve come pensatore contemporaneo.</h6>
<h6>Questi autori non dicono le stesse cose, né hanno le stesse preoccupazioni. Ad esempio, se Lenin e la Luxemburg sono dei politici, Arrighi è un economista e storico, Shimshom e Bichler sono economisti, Harvey è un geografo mentre Moore si occupa di sistemi socio-ecologici. Ma se invece di dare al loro pensiero una lettura tutta interna alla dimensione delle idee, incasellando i loro ragionamenti sui rami di un albero col tronco ben piantato sottosopra con le radici nel cielo, si cercano di capire i problemi concreti, materiali, su cui si sono concentrati, e di localizzare sia i problemi che i punti di vista, (localizzare in senso storico e geografico), allora oltre ai punti di divergenza si potranno notare anche gli elementi comuni senza necessariamente rischiare di cadere nell&#8217;eclettismo. Specie se si traguarda la loro lettura coi problemi che devono essere affrontati oggi. Per parafrasare Marx, non bisogna dividere in quattro le idee, i concetti, per collocarli in una tassonomia accademica («Prima di tutto, io non parto da “concetti”, quindi neppure dal “concetto di valore”, e non devo perciò in alcun modo “dividere” questo concetto», Marx, “Glosse marginali al <em>Manuale di economia politica</em> di Adolph Wagner”).</h6>
<h6>[5] Riguardo lo sprofondamento in un regime da Ministero della Verità orwelliano, si pensi innanzitutto a Julian Assange. O si pensi a Seymour Hersh, il più grande giornalista investigativo statunitense, il Premio Pulitzer che svelò il massacro di My Lai e i bombardamenti segreti della Cambogia durante la guerra del Vietnam e denunciò le torture di Abu Ghraib. Autore di inchieste che comparivano in prima pagina sul “<em>New Yorker</em>” e sul “<em>New York Times</em>”, oggi è emarginato come un paria essendosi opposto alle versioni ufficiali degli attacchi chimici in Siria, del caso Skripal e del sabotaggio del Nord Stream. Si pensi ancora al giornalista britannico Graham Phillips, accusato di “crimini di guerra” per aver detto che il mercenario britannico in Ucraina Aiden Aslin era, per l&#8217;appunto, un mercenario. Gli hanno anche bloccato il conto in banca. Alla giornalista tedesca Alina Lipp oltre che congelare il conto in banca hanno sequestrato il computer e rischia la galera con l&#8217;accusa di aver “diffuso notizie false atte a turbare l&#8217;ordine pubblico” per non essersi uniformata alla copertura dei media Minculpop sulla guerra. Sorte simile per la cineasta francese Anne-Laure Bonnell, acclamata nel 2016 persino dal “<em>New York Times</em>” per un suo documentario sul Donbass e oggi esclusa da ogni evento cinematografico con la colpa di voler continuare a dire la verità sul Donbass. Ha anche perso il posto all&#8217;università parigina dove insegnava. Il giornalista italiano Giorgio Bianchi è entrato nella <em>kill list</em> dei servizi segreti ucraini che appare nel sito “Myrotvorets” (“Il pacificatore”), senza che il nostro ministero degli Esteri si sia sentito in dovere di protestare.</h6>
<h6>La cosa più inquietante è la velocità con cui siamo passati dal pluralismo all&#8217;intolleranza.</h6>
<h6>[6] «A noi non interessa un mondo senza la Russia», ha dichiarato Putin, ma questo è il sentire del 99% dei Russi e lo hanno dimostrato in 1.000 anni di storia. Che quella in Ucraina sia una guerra esistenziale, ai Russi glielo abbiamo fatto capire con abbacinante chiarezza dichiarando esplicitamente: 1. che la guerra in Ucraina è stata deliberatamente preparata per anni, tradendo ogni accordo, per indebolire la Russia; 2. che vogliamo abbattere il legittimo governo che i Russi hanno eletto; 3. che vogliamo smembrare la Russia come abbiamo fatto con la Jugoslavia; 4. che odiamo o ci è estraneo tutto ciò che è russo.</h6>
<h6>[7] George F. Kennan, “<a href="https://www.nytimes.com/1997/02/05/opinion/a-fateful-error.html"><em>A Fateful Error</em></a>”, <em>The New York Times</em>, 5 febbraio 1997.</h6>
<h6>[8] Riguardo questo tema posso fare solo alcune considerazioni di metodo. La classica dottrina della “verità” si basa sulla definizione aristotelica di “a<em>daequatio rei et intellectus</em>” dove il soggetto che parla (<em>intellectus</em>) è distinto dalle cose (<em>res</em>) di cui questo soggetto parla. In tempi moderni, questa distinzione è stata rielaborata dal logico tedesco Gottlob Frege in quella tra “<em>Sinn</em>”, cioè “senso”, e “<em>Bedeutung</em>”, cioè “riferimento”, e l&#8217;interpretazione “realistica” del concetto di “riferimento” era sottintesa anche nella semantica formale del grande logico e matematico polacco Alfred Tarski. Ma col post-strutturalismo (Jacques Derrida, Gilles Deleuze, Jacques Lacan, Michel Foucault, ecc.) il “riferimento” viene relativizzato (o “intenzionalizzato”) abbandonandone l&#8217;interpretazione “realistica”. La semiotica post-strutturalista di Umberto Eco, ad esempio, riallacciandosi alla “semiosi illimitata” di Charles Sanders Peirce, sostiene che l&#8217;enunciato “La neve è nera” è rifiutato non perché si <em>riferisce</em> erroneamente a uno stato di cose, ma perché altrimenti dovremmo «riorganizzare le nostre regole di comprensione”, dato che questa affermazione romperebbe una “unità culturale”» (“Trattato di semiotica generale”, Bompiani, 1975 § 2.5). L&#8217;interpretazione diventa un riferimento interno in una sorta “antinomia del mentitore” metodologica. La critica post-strutturalista, che ha lati interessanti e altri cialtroni, specialmente quando <em>mima</em> il rigore delle scienze esatte, ha condotto a quelle posizioni relativistiche che oggi sono sfociate nei concetti di “narrazione” e di “post-verità”.</h6>
<h6>Già nel 1994 Noam Chomsky era esterrefatto da questa deriva:</h6>
<h6>«Se finisci per dirti: “è troppo difficile occuparsi dei problemi reali” ci sono un sacco di modi per non farlo. Uno di essi consiste nel disperdersi in affari di scarsa importanza. Oppure impegnarsi in culti accademici completamente avulsi dalla realtà e che costituiscono un riparo al doversi occupare delle cose come stanno. E&#8217; pieno di comportamenti di questo genere, anche all&#8217;interno della sinistra. … Oggi nel Terzo Mondo predomina un senso di profonda disperazione e di resa. Il modo in cui si è estrinsecato questo atteggiamento, nei circoli colti che hanno contatti con l&#8217;Europa, è stato di immergersi completamente nelle ultime follie della cultura parigina e di concentrarsi totalmente su di esse. Per esempio, se dovevo parlare di attualità, anche in istituti di ricerca che si occupassero di aspetti strategici, i partecipanti volevano che li traducessi in vaneggiamenti postmoderni. Per fare un esempio, piuttosto che sentirmi parlare dei dettagli dell&#8217;azione politica statunitense in Medio Oriente, cioè a casa loro – che è una cosa sporca e priva d&#8217;interesse – preferivano sapere in che modo la linguistica moderna fornisse un nuovo paradigma argomentativo riguardo gli affari internazionali, capaci di soppiantare il testo poststrutturalista. Questo li avrebbe davvero incantati&#8230; . Tutto ciò è deprimente.» (<em>“</em><a href="https://archive.org/details/NoamChomsky1994KeepingTheRabbleInLine/mode/2up"><em><em>Keeping</em></em><em> the Rabble in </em><em><em>Line</em></em><em>: Interviews With David Barsamian</em></a>”. Questo passaggio è citato opportunamente da Alan Sokal e Jean Bricmon nel loro “Imposture intellettuali” (Garzanti 1999) nel loro tentativo di “mettere in guardia la sinistra da se stessa” (Nota: quasi 30 anni dopo, come stiamo vedendo, il Terzo Mondo è meno disperato e vede la possibilità di sottrarsi agli artigli dell&#8217;Occidente e alle sue “follie parigine” sempre più fuori controllo).</h6>
<h6>Non era necessario che finisse così male, ma così è stato, per questioni storiche: questo modo di concettualizzare fa comodo al Potere, perché la narrazione, la post-verità, è in mano a chi controlla i media, a chi gestisce il “<em>soft power</em>”. Il “politicamente corretto” fa parte di questi esiti: non è corretto dire “negro” (piano linguistico), ma ciò non evita che la stragrande maggioranza relativa di condannati a morte negli USA sia composta da “neri” (piano della realtà). Il grande sforzo ideologico di politici e mass media è convincere il pubblico a lasciar perdere lo stato dei fatti e a concentrarsi solo sul linguaggio. Le contraddizioni devono essere espunte dal linguaggio non dalla realtà. Si potrebbe pensare che quanto meno è un inizio. No! E&#8217; già la fine, pura forma senza sostanza.</h6>
<h6>Allo stesso modo la sinistra si è progressivamente concentrata sugli aspetti più superficialmente “culturali” del conflitto, privilegiando le sottoculture e la difesa dei diritti (e dei bisogni) individuali e di gruppi specifici che non creano nessun reale fastidio, sostituendo con tutto ciò la visione materialista del mondo e la difesa dei diritti e dei bisogni sociali e alienandosi le simpatie popolari a beneficio della destra. Secondo Michael Hudson il tradimento dei propri patti costitutivi è il compito e la ragion d&#8217;essere attuale dei partiti di sinistra. Questa deriva era stata ampiamente prevista da Pier Paolo Pasolini. E&#8217; significativo che negli eventi per il centenario della sua morte si sia glissato su questo aspetto del suo pensiero o lo si sia ridotto a fatto di costume o a polemica.</h6>
<h6>Purtroppo lo scollamento economico e culturale dalla realtà ha indotto equivoci anche in parecchi compagni che assieme ad abbagli sulla globalizzazione si sono messi a teorizzare sul “capitale immateriale”, sulla “infosfera” e sul “lavoro cognitivo” in modi che troppe volte riecheggiavano i vuoti slogan accattivanti dell&#8217;avversario.</h6>
<h6>Faccio notare che a volte persino gli studi statunitensi di geostrategia erano, anche se solo parzialmente, influenzati dall&#8217;approccio, diciamo così, “finanziarizzato-poststrutturalista” (si veda ad es. Ashley J. Tellis, Christopher Layne, “<a href="https://www.researchgate.net/publication/275619692_Measuring_National_Power_in_the_Postindustrial_Age"><em>Measuring National Power in the Postindustrial Age</em></a>”, <em>Foreign affairs</em> (<em>Council on Foreign Relations</em>), January 2001.</h6>
<h6>Una volta messi in circolo questi guasti culturali, agendo sulla de-concettualizzazione promossa dalla “pedagogia progressista” e sull&#8217;ideologizzazione indotta da <em>infotainment</em> e tecniche di marketing centrata sull&#8217;identificazione di desiderio individuale e diritto, contando sull&#8217;ignoranza imposta dalla censura e da un sistema d&#8217;informazione uniformato e normalizzato e infine garantite da un meccanismo di punizione-premiazione che obbliga al conformismo ideologico e politico, le élite dominanti hanno trascinato nel loro stato di disconnessione epistemologica e dissonanza cognitiva il corpo della società, pressoché nella sua interezza.</h6>
<h6>[9] Thomas Friedman, “<a href="https://www.nytimes.com/2004/12/02/opinion/the-911-bubble.html"><em>The 9/11 Bubble</em></a>”. <em>The New York Times</em>, 2 dicembre 2004.</h6>
<h6>[10] La decentralizzazione negli Usa delle industrie europee comporterà anche un&#8217;emigrazione di forza lavoro qualificata e uno avvilimento/smantellamento del ciclo istruzione-ricerca-sviluppo nel Vecchio Continente.</h6>
<h6>[11] Ovviamente occorre tener conto dei dati anagrafici. Ricordo che nel referendum del 1991 la media di chi chiese il mantenimento dell&#8217;Unione Sovietica fu di circa l&#8217;80% dei votanti. E faccio anche notare la cautela con la quale Putin ha affrontato il tema dell&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile (da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 per le donne).</h6>
<h6>[12] Lo sviluppo ineguale è indotto dal fatto che l&#8217;accumulazione si basa su differenziali di sviluppo (economici, finanziari, culturali, politici e geopolitici), sia all&#8217;interno delle singole società sia tra Paesi e blocchi di Paesi. Per il concetto di “differenziali di sviluppo” e il loro ruolo nei conflitti si può vedere i miei “La logica della crisi” in “Dopo il neoliberalismo”, a cura di C. Formenti, Meltemi 2021 e “Al cuore della Terra e ritorno”, 2013, in due volumi scaricabili gratuitamente <a href="http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/filosofiacritica/pagliani1.pdf">qui</a> e <a href="http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/filosofiacritica/pagliani2.pdf">qui</a>.</h6>
<h6>[13] L&#8217;espressione “pompare energia” è usata da Fernand Braudel nel suo “La dinamica del capitalismo”, Il Mulino, 1988, pag. 63: «Il capitalismo è, per natura, <em>congiunturale</em>, cioè si sviluppa in rapporto- alle pressioni esercitate dalle fluttuazioni economiche&#8230; .[P]enso che nella vita mercantile tendesse ad affermarsi solo un tipo di specializzazione: il commercio del denaro. Il suo successo però non è mai stato di lunga durata, come se l&#8217;edificio economico non fosse in grado di pompare energia fino a queste alte vette».</h6>
<h6>Il concetto di “accumulazione per espropriazione” è stato introdotto da David Harvey rielaborando idee di Rosa Luxemburg, Fernand Braudel e il noto capitolo del <em>Capitale</em> di Marx sulla cosiddetta “accumulazione originaria”, interpretata, come da altri esponenti della scuola del sistema-mondo, come un processo in realtà ricorrente. Si veda “<a href="https://socialistregister.com/index.php/srv/article/view/5811"><em>The &#8216;new&#8217; imperialism: accumulation by dispossession</em></a>”. <em>Socialist Register</em> 40, 2004, pp. 63-87.</h6>
<h6>La fondamentale elaborazione gramsciana del concetto di “egemonia” si trova, come è noto, nei “Quaderni del carcere”.</h6>
<h6>[14] Senza contare che una nazione ricca come la Libia, la più sviluppata dell&#8217;Africa, è stata devastata deliberatamente dall&#8217;Occidente (compresa vergognosamente l&#8217;Italia di cui era la maggior alleata nel Mediterraneo).</h6>
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		<title>Guerra russo-ucraina: la pompa del sangue del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2023 15:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Munzner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Buffagni Roberto]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<description><![CDATA[Guerra russo-ucraina: la pompa del sangue del mondo Dal sito Big Serge Thoughts un&#8217;ottima e completa analisi della situazione militare, con alcune considerazioni  sull&#8217;ultimo pacchetto di aiuti messo insieme dalla Nato.  Grazie per la segnalazione e revisione a @BuffagniRoberto Prima gradualmente, e poi all’ improvviso Dalla decisione a sorpresa della Russia di ritirarsi volontariamente dalla sponda occidentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
<h3><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/01/big-titolo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8285" title="big-titolo" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2023/01/big-titolo-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a></h3>
<h3></h3>
<h3>Guerra russo-ucraina: la pompa del sangue del mondo</h3>
<div>
<p><strong><em>Dal sito <a href="https://bigserge.substack.com/p/russo-ukrainian-war-the-world-blood">Big Serge Thoughts</a> un&#8217;ottima e completa analisi della situazione militare, con alcune considerazioni  sull&#8217;ultimo pacchetto di aiuti messo insieme dalla Nato. </em></strong></p>
<p><strong><em>Grazie per la segnalazione e revisione a @BuffagniRoberto</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><strong><em>Prima gradualmente, e poi all’ improvviso</em></strong></p>
<p>Dalla decisione a sorpresa della Russia di ritirarsi volontariamente dalla sponda occidentale di Kherson nella prima settimana di novembre, ci sono stati pochi cambiamenti nelle linee del fronte ucraino. In parte, ciò va ricondotto al prevedibile clima del tardo autunno nell&#8217;Europa orientale, che lascia i campi di battaglia impregnati d&#8217;acqua e intasati di fango e inibisce notevolmente la mobilità. Per centinaia di anni, novembre è stato un mese poco propizio per tentare di spostare gli eserciti su qualsiasi distanza significativa, e puntualmente abbiamo iniziato a vedere video di veicoli impantanati nel fango in Ucraina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il ritorno della guerra di posizione statica, tuttavia, riflette anche l&#8217;effetto sinergico del crescente esaurimento ucraino, unito all&#8217;impegno russo a logorare pazientemente l&#8217;Ucraina e privarla della sua residua capacità di combattimento. Nel Donbas hanno trovato il luogo ideale per raggiungere questo obiettivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È diventato pian piano evidente che la Russia è impegnata in una guerra di logoramento e di posizione, che riesce a massimizzare il suo vantaggio asimmetrico nel fuoco a distanza. C&#8217;è un continuo degrado della capacità bellica dell&#8217;Ucraina, che sta permettendo alla Russia di mantenere con pazienza il ritmo attuale, mentre organizza le forze appena mobilitate per l&#8217;azione offensiva dell’anno entrante, ponendo le basi per perdite ucraine continue e insostenibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel romanzo di Ernest Hemingway <em>Fiesta</em> (<em>The Sun Also Rises</em>, 1926) a un personaggio un tempo ricco, ora caduto in disgrazia, viene chiesto come gli sia accaduto di andare in bancarotta. &#8220;In due modi&#8221;, risponde, &#8220;prima gradualmente e poi all&#8217;improvviso&#8221;. Un giorno potremmo chiedere come l&#8217;Ucraina abbia perso la guerra e ricevere più o meno la stessa risposta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Verdun Redux</strong></p>
<p>È lecito affermare che i media del regime occidentale hanno mantenuto uno standard molto basso nei reportage sulla guerra in Ucraina, data la misura in cui la narrativa mainstream è disconnessa dalla realtà. Nonostante questi standard piuttosto bassi, il modo in cui la battaglia in corso a Bakhmut viene presentata alla popolazione è veramente ridicolo. L&#8217;asse di Bakhmut viene presentato al pubblico occidentale come una perfetta sintesi di tutta la retorica del fallimento russo: in poche parole, la Russia sta subendo perdite terribili per catturare una piccola città con un&#8217;importanza operativa trascurabile. I funzionari britannici, in particolare, sono stati molto espliciti nelle ultime settimane, <a href="https://www.newsweek.com/russia-ukraine-mod-bakhmut-donetsk-1764368">insistendo sul fatto che Bakhmut ha poco onessun valore operativo</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La verità è letteralmente l&#8217;opposto: dal punto di vista operativo Bakhmut è in una posizione cruciale per la difesa ucraina, e la Russia l&#8217;ha trasformata in una fossa mortale che costringe gli ucraini a sacrificare un numero esorbitante di uomini per mantenere la posizione finché possibile. In effetti, l&#8217;insistenza sul fatto che Bakhmut non sia operativamente significativa è piuttosto offensiva per l’intelligenza del pubblico, sia perché una rapida occhiata a una mappa mostra chiaramente che si trova nel cuore della rete stradale regionale, sia perché l&#8217;Ucraina ha dispiegato un numero enorme di unità su quel fronte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Facciamo un passo indietro e consideriamo Bakhmut nel contesto della posizione complessiva dell&#8217;Ucraina ad est. L&#8217;Ucraina ha iniziato la guerra con quattro linee difensive su cui operare nel Donbas, costruite negli ultimi 8 anni sia come parte integrante della guerra a bassa intensità con le repubbliche di Luhansk (LNR) e Donetsk (DNR), sia anche in preparazione di una potenziale guerra con la Russia. Queste linee sono strutturate attorno ad agglomerati urbani e collegamenti stradali e ferroviari e possono essere approssimativamente elencate come segue:</p>
<p>Il Donbas è un luogo particolarmente adatto per costruire formidabili difese. È altamente urbanizzato e industriale (Donetsk era l&#8217;oblast più urbanizzato dell&#8217;Ucraina prima del 2014, con oltre il 90% della popolazione residente nelle aree urbane), con città e paesi dominati dai tipicamente robusti edifici sovietici, insieme a complessi industriali molto produttivi. L&#8217;Ucraina ha trascorso gran parte dell&#8217;ultimo decennio a migliorare queste posizioni, e gli insediamenti in prima linea sono pieni di trincee e postazioni di fuoco chiaramente visibili nelle immagini satellitari. <a href="https://twitter.com/TheHumanFund5/status/1616271864250392580?s=20&amp;t=L6C0e25gh-JfNGAJVPKehg">Un recente video dall&#8217;asse Avdiivka</a> mostra l&#8217;estensione delle fortificazioni ucraine.</p>
<p>Quindi, rivediamo lo stato di queste cinture difensive. La prima cintura, che correva all&#8217;incirca da Severodonetsk e Lysychansk a Popasna, è stata spezzata in estate dalle forze russe. La Russia ha realizzato un importante sfondamento a Popasna, ed è stata in grado di iniziare il processo di completa distruzione di questa linea difensiva con la caduta di Lysychansk, all&#8217;inizio di luglio.</p>
<p>A questo punto, la linea del fronte si situa direttamente su quelle che ho etichettato come la 2a e la 3a cintura difensiva ucraina, ed entrambe queste cinture ora sanguinano pesantemente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cattura di Soledar da parte delle forze del gruppo Wagner ha interrotto il collegamento tra Bakhmut e Siversk, mentre intorno a Donetsk il sobborgo solidamente fortificato di Marinka è stato quasi completamente ripulito dalle truppe ucraine, e la famigerata chiave di volta ucraina ad Avdiivka (la postazione da cui bombardano la popolazione civile della città di Donetsk) è costeggiata da entrambe le direzioni.</p>
<p>Queste posizioni sono assolutamente fondamentali per l&#8217;Ucraina. La perdita di Bakhmut significherà il crollo dell&#8217;ultima linea difensiva che ostacola la via per Slavyansk e Kramatorsk, il che implica che le posizioni dell&#8217;Ucraina ad oriente si ridurranno rapidamente alla sua quarta (e più debole) cintura difensiva.</p>
<p>Per l&#8217;Ucraina l&#8217;agglomerato di Slavyansk è una posizione di gran lunga peggiore da difendere rispetto alle altre cinture, per diversi motivi. Innanzitutto, essendo la cintura più a ovest (e quindi la più lontana dalle linee di partenza del febbraio 2022), è la meno ottimizzata e meno fortificata delle cinture difensive. In secondo luogo, molte delle &#8220;cose interessanti”, diciamo così, intorno a Slavyansk si trovano a est della città, comprese le alture dominanti e le principali autostrade.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto questo per dire che l&#8217;Ucraina ci teneva moltissimo a mantenere la linea di Bakhmut, poiché questa è una posizione di gran lunga preferibile, e di conseguenza ha riversato molte unità nel settore. I livelli assurdi dell&#8217;impegno delle forze ucraine in quest&#8217;area sono ben noti, ma per fare un rapido ripasso, fonti ucraine pubblicamente disponibili individuano almeno 34 brigate o unità equivalenti schierate nell&#8217;area di Bakhmut. Molte di queste sono state schierate mesi fa e sono già distrutte, ma per tutta la durata della battaglia in corso è un impegno sorprendente.</p>
<p>Le forze russe, principalmente le unità della PMC (compagnia militare privata) Wagner e della LNR, stanno lentamente, ma inesorabilmente, facendo crollare questa roccaforte ucraina con un largo impiego dell&#8217;artiglieria. A novembre, l&#8217;ex consigliere di Zelensky Oleksiy Arestovych ha ammesso che l&#8217;artiglieria russa sull&#8217;asse Bakhmut godeva di un vantaggio di circa 9 a 1, il che sta trasformando Bakhmut in una fossa mortale.</p>
<p>La battaglia viene presentata in occidente come quella in cui i russi – solitamente rappresentati secondo lo stereotipo dei detenuti impiegati come soldati dal gruppo Wagner &#8211; lanciano assalti frontali alle difese ucraine e subiscono perdite terribili nel tentativo di sopraffare la difesa, contando semplicemente sul numero. Il contrario è molto più vicino alla verità. La Russia si sta muovendo lentamente perché spiana le difese ucraine con l&#8217;artiglieria, poi con cautela si spinge in avanti attraverso queste difese polverizzate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Ucraina, nel frattempo, continua a riversare sul campo nuove unità per cercar di riempire le trincee con nuovi difensori. Un pezzo del “Wall Street Journal” sulla battaglia, mentre intendeva raccontare una storia di incompetenza russa, inseriva accidentalmente l&#8217;ammissione di un comandante ucraino sul campo che diceva: “Finora, il tasso di cambio delle nostre vite con le loro favorisce i russi. Se continua così, potremmo esaurirci”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I paragoni con una delle battaglie più infami della prima guerra mondiale abbondano (e non posso prendermene il merito): la sanguinosa catastrofe di Verdun. Sebbene non sia il caso di esagerare il valore predittivo della storia militare (nel senso che una conoscenza approfondita della prima guerra mondiale non consente di prevedere gli eventi in Ucraina), sono comunque un grande appassionato di analogie storiche, e lo schema tedesco di Verdun è un&#8217;utile analogia di ciò che sta accadendo a Bakhmut.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La battaglia di Verdun fu concepita dall&#8217;alto comando tedesco come un modo per paralizzare l&#8217;esercito francese attirandolo in un tritacarne preparato in precedenza. L&#8217;idea era di attaccare e conquistare un&#8217;altura difensiva cruciale, un terreno così importante che la Francia sarebbe stata costretta a contrattaccare per tentare di riconquistarla. I tedeschi speravano che la Francia avrebbe impegnato le proprie riserve strategiche in questo contrattacco, in modo da poterle distruggere. Sebbene la battaglia di Verdun non sia riuscita a fiaccare totalmente la potenza di combattimento francese, è diventata una delle battaglie più sanguinose della storia del mondo. Una moneta tedesca che commemorava la battaglia raffigura uno scheletro che pompa sangue dalla terra: una metafora visiva agghiacciante, ma appropriata.</p>
<p>Qualcosa di simile si è effettivamente verificato a Bakhmut, nel senso che la Russia sta facendo pressione su uno dei punti più sensibili della linea del fronte, attirando unità ucraine in una carneficina. Pochi mesi fa, sulla scia del ritiro della Russia dalla sponda occidentale di Kherson, gli ucraini hanno parlato con entusiasmo di continuare i loro sforzi offensivi con un attacco a sud a Zaparozhia, per tagliare il ponte verso la Crimea, insieme al costante impegno per sfondare nel nord di Lugansk. Invece, le forze di entrambi questi assi sono state reindirizzate a Bakhmut, al punto che questo asse sta attivamente prosciugando la forza di combattimento ucraina in altre aree. Fonti ucraine, precedentemente piene di ottimismo, ora concordano inequivocabilmente sul fatto che non ci saranno offensive ucraine nel prossimo futuro. Mentre parliamo, <a href="https://www.newsweek.com/ukraine-reinforcements-head-bakhmut-fight-against-all-odds-1772445">l&#8217;Ucraina continua a incanalare forze nell&#8217;asse di Bakhmut</a>.</p>
<p>Al momento, la posizione dell&#8217;Ucraina intorno a Bakhmut si è gravemente deteriorata, con le forze russe (in gran parte fanteria Wagner supportata dall&#8217;artiglieria dell&#8217;esercito russo) che stanno facendo progressi sostanziali su entrambi i fianchi della città. Sul fianco settentrionale, la conquista di Soledar ha spinto le linee russe a una distanza ravvicinata dalle autostrade nord-sud, mentre la conquista quasi simultanea di Klishchiivka sul fianco meridionale ha spinto le linee del fronte alle porte di Chasiv Yar (saldamente nella retroguardia operativa di Bakhmut).</p>
<p>Gli ucraini in questo momento non sono accerchiati, ma si può facilmente riscontrare il continuo spostamento delle posizioni russe, sempre più vicino alle autostrade. Attualmente, le forze russe mantengono le posizioni a due miglia da tutte le rimanenti autostrade. Ancora più importante, la Russia ora controlla le alture sia a nord che a sud di Bakhmut (la città si trova in una depressione circondata da colline), dando alla Russia il controllo del fuoco su gran parte della zona dei combattimenti.</p>
<p>Attualmente posso anticipare che la Russia libererà la linea difensiva Bakhmut-Siversk entro la fine di marzo. Nel frattempo, l‘impoverimento delle forze ucraine sugli altri assi aumenta la prospettiva di offensive russe decisive altrove.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al momento, il fronte consiste grosso modo di quattro assi principali, con consistenti agglomerati di truppe ucraine. Questi sono, da sud a nord, gli assi di Zaporozhia, Donetsk, Bakhmut e Svatove (vedi mappa sotto). L’impegno per rafforzare il settore di Bakhmut ha notevolmente attenuato la forza ucraina su questi altri settori. Sul fronte di Zaporozhia, ad esempio, al momento ci sono potenzialmente solo cinque brigate ucraine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al momento, la maggior parte della potenza di combattimento russa non è impegnata, e sia le fonti occidentali che quelle ucraine sono (in ritardo) sempre più allarmate per la prospettiva di un&#8217;offensiva russa nelle prossime settimane. Attualmente, l&#8217;intera posizione ucraina ad est è vulnerabile perché si tratta, in effetti, di un enorme saliente, vulnerabile agli attacchi da tre direzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due obiettivi di profondità operativa in particolare hanno il potenziale per distruggere la logistica e il mantenimento delle unità ucraine. Questi sono, rispettivamente, Izyum a nord e Pavlograd a sud. Una pressione russa lungo la sponda occidentale del fiume Oskil verso Izyum minaccerebbe contemporaneamente di tagliare e distruggere il raggruppamento ucraino sull&#8217;asse Svatove (S sulla mappa) e troncare la vitale autostrada M03 da Kharkov. Raggiungere Pavlograd, d&#8217;altra parte, isolerebbe completamente le forze ucraine intorno a Donetsk e interromperebbe gran parte del transito dell&#8217;Ucraina attraverso il Dnepr.</p>
<p>Sia Izyum che Pavlograd si trovano a circa 70 miglia dalle linee di partenza di una potenziale offensiva russa, e offrono quindi una combinazione molto allettante, essendo sia operativamente significative che relativamente gestibili. A partire da ieri, abbiamo iniziato a vedere progressi russi sull&#8217;asse di Zaporozhia. Mentre si tratta, al momento, principalmente di ricognizioni in forze che spingono nella &#8220;zona grigia&#8221; (quell&#8217;ambiguo fronte interstiziale), il Ministero della Difesa russo (RuMoD) ha rivendicato la conquista di diversi insediamenti, il che potrebbe far presagire una vera spinta offensiva in questa direzione. L’indizio chiave sarebbe un assalto russo a Orikhiv, che è una grande città dove è insediata una cospicua guarnigione ucraina. Un attacco russo qui indicherebbe che è in corso qualcosa di più di un attacco di ispezione.</p>
<p>A volte è difficile analizzare la differenza tra ciò che prevediamo accadrà e ciò che vogliamo che accada. Questa, certamente, sarebbe la mia scelta se fossi responsabile della pianificazione russa: un movimento verso sud lungo la riva occidentale del fiume Oskil sull&#8217;asse Kupyansk-Izyum e un attacco simultaneo verso nord, oltre Zaporozhia e verso Pavlograd. In questo caso, credo che limitarsi a controllare Zaporozhia a breve termine sia preferibile che impantanarsi lì in una battaglia urbana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non sappiamo se la Russia tenterà davvero di farlo. La sicurezza operativa russa è molto migliore sia di quella dell&#8217;Ucraina, sia di quella delle sue forze per procura (Wagner e le milizie LNR/DNR), quindi sappiamo molto meno sugli schieramenti della Russia che su quelli dell&#8217;Ucraina. Indipendentemente da ciò, sappiamo che la Russia gode in questo momento di una forte preponderanza nella potenza di combattimento, e ci sono importanti obiettivi operativi a portata di mano.</p>
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<p><strong>Per favore, signore, ne voglio ancora</strong></p>
<p>Uno sguardo dall’alto su questo conflitto rivela un&#8217;affascinante meta-struttura della guerra. Nella sezione precedente, propongo un’interpretazione che vede la Russia sfondare gradualmente e in sequenza le cinture difensive ucraine. Penso che un’analoga interpretazione si applichi anche all&#8217;aspetto della generazione delle forze di questa guerra, con la Russia che gradualmente distrugge un esercito ucraino dopo l’altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Permettetemi di essere un po&#8217; più concreto. Sebbene l&#8217;esercito ucraino esista almeno in parte come istituzione, le sue capacità di combattimento sono stato distrutte e ricostruite più volte, a questo punto tramite l&#8217;assistenza occidentale. Molteplici fasi &#8211; cicli di vita, se volete &#8211; possono essere identificate:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>-          nei primi mesi della guerra, l&#8217;esercito ucraino esistente è stato per lo più spazzato via. I russi hanno distrutto gran parte delle forniture originarie di armi pesanti dell&#8217;Ucraina e molti quadri dell&#8217;esercito professionale ucraino.</li>
</ul>
<ul>
<li>-          sulla scia di questa prima distruzione, la capacità di combattimento ucraina è stata rafforzata trasferendole praticamente tutte le scorte di armi d&#8217;epoca sovietiche dei paesi dell&#8217;ex Patto di Varsavia. Questo trasferimento di veicoli e munizioni sovietici compatibili con le capacità ucraine esistenti, da parte di paesi come la Polonia e la Repubblica Ceca, è stato per lo più completato entro la fine della primavera del 2022. All&#8217;inizio di giugno, ad esempio, <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20220610-ukraine-dependent-on-arms-from-allies-after-exhausting-soviet-era-weaponry">fonti occidentali hanno ammesso che le scorte sovietiche erano state prosciugate</a>.</li>
</ul>
<ul>
<li>-          con l&#8217;esaurimento delle scorte del Patto di Varsavia, la NATO ha iniziato a sostituire le capacità ucraine distrutte con equivalenti occidentali, in un processo iniziato durante l&#8217;estate. Di particolare rilievo obici come l&#8217;americano M777 e il francese Caesar.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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<p>La Russia ha essenzialmente combattuto molteplici versioni successive dell&#8217;esercito ucraino &#8211; distruggendone la forza prebellica nei primi mesi, poi combattendo le unità rifornite con le scorte del Patto di Varsavia, e ora sta logorando una forza che dipende in gran parte dai sistemi d’arma occidentali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciò ha portato all&#8217;ormai famosa <a href="https://www.economist.com/zaluzhny-transcript">intervista del generale Zaluzhny all<em>&#8216;Economist</em></a>, in cui il generale ha chiesto molte centinaia di carri armati da combattimento, veicoli da combattimento per la fanteria e pezzi di artiglieria. In effetti, ha chiesto ancora un altro esercito, poiché i russi sembra che continuino a distruggerli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Voglio notare alcune aree particolari in cui le capacità dell&#8217;Ucraina sono chiaramente degradate oltre livelli accettabili, e osservare come ciò si colleghi all’impegno della NATO a sostenere lo sforzo bellico ucraino.</p>
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<p><strong>Primo, l’artiglieria.</strong></p>
<p>La Russia ha dato la priorità all&#8217;azione di controbatteria ormai da molte settimane e sembra avere un grande successo nell’individuare e distruggere l&#8217;artiglieria ucraina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sembra che ciò coincida in parte con il dispiegamento di nuovi <a href="https://www.rt.com/russia/568427-russia-reconnaissance-penicillin-artillery/">sistemi di rilevamento di controbatteria “<em>Penicillin</em>”</a>. Si tratta di un nuovo strumento niente male dell&#8217;arsenale russo. La guerra di controbatteria consiste in pericolosi giri di valzer tra i cannoni e i sistemi radar. Il radar di controbatteria ha il compito di rilevare e localizzare le armi del nemico, in modo che possano essere distrutte – più o meno come squadre nemiche di cecchini (l&#8217;artiglieria) e osservatori (il radar) che tentano di darsi la caccia a vicenda &#8211; e ovviamente ha senso sparare anche ai sistemi radar dell&#8217;altra parte, per accecarli, per così dire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sistema <em>Penicillin</em> offre nuove potenti capacità alla campagna di controbatteria della Russia, perché rileva le batterie di artiglieria nemiche non con il radar, ma con la localizzazione acustica. Emette un boom di ascolto che, in coordinamento con alcune componenti del terreno, è in grado di localizzare i cannoni nemici attraverso il rilevamento sismico e acustico. Il vantaggio di questo sistema è che, a differenza di un radar per controbatteria, che emette onde radio che rivelano la sua posizione, il sistema <em>Penicillin</em> è passivo: sta semplicemente fermo e ascolta, il che significa che non offre al nemico un modo semplice per localizzarlo. Di conseguenza, nella guerra di controbatteria, l&#8217;Ucraina attualmente non dispone di un buon modo per accecare (o meglio, assordare) i russi. Inoltre, le capacità di controbatteria russe sono state potenziate grazie all&#8217;aumento dell&#8217;uso del drone <em>Lancet</em> contro le armi pesanti.</p>
<p>Tutto questo per dire che ultimamente la Russia ha distrutto un bel po&#8217; di artiglieria ucraina. Il Ministero della Difesa russo ha sottolineato il successo delle sue operazioni di controbatteria. Ora, so che a questo punto starete pensando: &#8220;Perché dovremmo fidarci del Ministero della Difesa russo?&#8221; Abbastanza giusto: fidiamoci, ma verifichiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 20 gennaio, la NATO ha convocato una riunione presso la base aerea di Ramstein, in Germania, nel contesto di un nuovo massiccio pacchetto di aiuti messo insieme per l&#8217;Ucraina. Questo pacchetto di aiuti contiene, guarda caso, un&#8217;enorme quantità di pezzi di artiglieria. Secondo i miei calcoli, gli aiuti annunciati questa settimana includono quasi 200 pezzi di artiglieria. Diversi paesi, tra cui Danimarca ed Estonia, <strong><em>stanno inviando all&#8217;Ucraina letteralmente tutti i loro obici</em></strong>. Datemi pure del pazzo, ma dubito seriamente che diversi paesi deciderebbero spontaneamente, esattamente nello stesso momento, di inviare all&#8217;Ucraina il loro intero inventario di pezzi di artiglieria se l&#8217;Ucraina non dovesse affrontare un livello critico di perdite di artiglieria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, gli Stati Uniti hanno adottato misure nuove e senza precedenti per fornire proiettili all&#8217;Ucraina. Proprio la scorsa settimana, hanno attinto alle <a href="https://www.nytimes.com/2023/01/17/us/politics/ukraine-israel-weapons.html">loro scorte in Israele</a> e <a href="https://www.reuters.com/world/pentagon-asks-us-forces-south-korea-provide-equipment-ukraine-2023-01-19/">Corea del Sud</a>, e secondo alcuni rapporti le scorte americane <a href="https://www.reuters.com/article/ukraine-crisis-ammunition-csg/restocking-western-ammunition-after-arming-ukraine-will-take-years-producer-idINL8N32R4T9">sono così esaurite che ci vorrà più di un decennioper ricostituirle</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rivediamo ora queste evidenze e vediamo se possiamo trarre una conclusione ragionevole:</p>
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<ul>
<li>-          funzionari ucraini ammettono che la loro artiglieria è sottodimensionata in un rapporto di 9 a 1 nei settori critici del fronte.</li>
</ul>
<ul>
<li>-         la Russia schiera un sistema di controbatteria all&#8217;avanguardia e aumenta il numero di droni Lancet.</li>
</ul>
<ul>
<li>-          il Ministero della Difesa russo afferma di aver cacciato e distrutto in gran numero i sistemi di artiglieria ucraini.</li>
</ul>
<ul>
<li>-          la NATO si è affrettata a mettere insieme un massiccio pacchetto di sistemi di artiglieria per l&#8217;Ucraina.</li>
</ul>
<ul>
<li>-           gli Stati Uniti stanno dando fondo alle proprie scorte critiche per rifornire l&#8217;Ucraina di proiettili.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Personalmente penso che sia ragionevole, dato tutto ciò, presumere che l’artiglieria dell&#8217;Ucraina sia stata in gran parte distrutta e che la NATO stia tentando di ricostituirla ancora una volta.</p>
<p><strong>Il mio regno per un carro armato</strong></p>
<p>Il principale argomento di discussione nelle ultime settimane è stato se la NATO fornirà o meno all&#8217;Ucraina i carri armati da combattimento (MBT). Nella sua intervista all&#8217;<em>Economist</em>, in cui ha chiesto centinaia di MBT, Zaluzhny ha accennato a un parco di carri armati ucraini gravemente impoverito. La NATO ha tentato di fornire <a href="https://nypost.com/2023/01/19/us-adding-armored-vehicles-to-fresh-2-6b-ukraine-aid-package/">una soluzione provvisoria fornendo all&#8217;Ucraina vari veicoli corazzati </a>come il <em>Bradley IFV</em> e lo <em>Stryker</em>, che ripristinano una certa mobilità, ma dobbiamo dire inequivocabilmente che questi non sono in alcun modo sostituti degli MBT, e sono di gran lunga inferiori sia come protezione che come potenza di fuoco. Il tentativo di utilizzare i <em>Bradley</em> al posto degli MBT, ad esempio, non funzionerà.</p>
<p>Ad ora, sembra che l&#8217;Ucraina riceverà una piccola manciata di carri armati <em>Challenger</em> dalla Gran Bretagna, ma si parla anche di donare <em>Leopard</em> (di marca tedesca), <em>Abrams</em> (americani) e <em>Leclercs</em> (francesi). Come al solito, l&#8217;impatto sul campo di battaglia della ricezione dei carri armati da parte dell&#8217;Ucraina è sia ampiamente sopravvalutato (dagli imbonitori ucraini e dai pessimisti russi) che minimizzato (dai trionfalisti russi). Suggerisco una via di mezzo.</p>
<p>Il numero di carri armati che può essere ragionevolmente fornito all&#8217;Ucraina è relativamente basso, semplicemente a causa dell&#8217;onere di addestramento e manutenzione. Tutti questi carri armati utilizzano munizioni diverse, parti specifiche, e richiedono un addestramento specializzato. Non sono il tipo di sistemi che possono essere semplicemente prelevati e messi direttamente sul campo da un equipaggio non addestrato. La soluzione ideale per l&#8217;Ucraina sarebbe quella di ricevere solo <em>Leopard</em> A24, poiché questi potrebbero essere disponibili in quantità decenti (forse un paio di centinaia) e almeno sarebbero standardizzati.</p>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dovremmo anche notare, ovviamente, che è improbabile che questi carri armati occidentali cambino le regole del gioco sul campo di battaglia. Il <em>Leopard</em> <a href="https://www.dailymail.co.uk/news/article-5332247/The-4million-German-tank-embarrassed-Syria.html">ha già mostrato i suoi limiti in Siria</a> sotto operazione turca. Notare la seguente citazione da questo articolo del 2018:</p>
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<blockquote><p>&#8220;<em>Dato che i carri armati sono ampiamente gestiti dai membri della NATO &#8211; tra cui Canada, Paesi Bassi, Danimarca, Grecia e Norvegia &#8211; è particolarmente imbarazzante vederli distrutti così facilmente dai terroristi siriani quando dovrebbero essere allo stesso livello dell&#8217;esercito russo&#8221;.</em></p></blockquote>
<p><em></em>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In definitiva, il Leopard è un MBT abbastanza banale progettato negli anni &#8217;70 e surclassato dal russo T-90. Non è un equipaggiamento terribile, ma non è certo il terrore del campo di battaglia. Subiranno perdite e saranno logorati proprio come lo è stato il parco carri armati dell&#8217;Ucraina di prima della guerra. Tuttavia, ciò non cambia il fatto che un esercito ucraino con poche compagnie di <em>Leopard</em> sarà più potente di uno senza.</p>
<p>Penso che sia giusto dire che le seguenti tre affermazioni sono tutte vere:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>    Ricevere un mix di carri armati occidentali sarà per l&#8217;Ucraina un peso difficile da sostenere quanto ad addestramento, manutenzione e mantenimento.</li>
</ul>
<ul>
<li>       I carri armati occidentali come il <em>Leopard </em>hanno un valore di combattimento limitato e verranno distrutti come tutti gli altri.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>-          I carri armati occidentali aumenteranno la potenza di combattimento dell&#8217;esercito ucraino fintanto che saranno sul campo.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Detto questo, al momento non sembra che la NATO voglia dare all&#8217;Ucraina i carri armati da combattimento. All&#8217;inizio è stato suggerito che dei carri armati potessero essere rispolverati dal deposito e consegnati a Kiev, ma il produttore ha dichiarato che <a href="https://www.theguardian.com/world/2023/jan/15/german-battle-tanks-for-ukraine-wont-be-ready-until-2024">questi veicoli non sono funzionali e nonsarebbero pronti per il combattimento fino al 2024</a>. Ciò lascia come unica possibilità quella di attingere direttamente al parco di carri armati della NATO, cosa che finora si sono mostrati reticenti a fare.</p>
<p>Come mai? Il mio suggerimento è che, semplicemente, la NATO non crede nella vittoria ucraina. L&#8217;Ucraina non può nemmeno sognarsi di spostare la Russia dalle sue posizioni senza un&#8217;adeguata forza di carri armati, e quindi la reticenza a consegnare i carri armati suggerisce che la NATO pensi che questo sia comunque solo un sogno. Invece, continuano a dare la priorità alle armi che sostengono la capacità dell&#8217;Ucraina di combattere una difesa statica (da qui le centinaia di pezzi di artiglieria), senza indulgere in voli di fantasia su un grande sfondamento ucraino in Crimea con mezzi corazzati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, data l&#8217;intensa febbre di guerra che si è accumulata in occidente, è possibile che il momento politico ci imponga la scelta. È possibile che siamo arrivati al punto in cui le cose sono andate fuori controllo, che la NATO sia intrappolata nella sua stessa retorica di inequivocabile sostegno fino a quando l&#8217;Ucraina non otterrà una vittoria totale, e potremmo vedere i <em>Leopard</em> 2A4 bruciare nella steppa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sommario: La morte di uno Stato</strong></p>
<p>L&#8217;esercito ucraino è estremamente degradato, avendo subito perdite esorbitanti sia di uomini che di armi pesanti. Credo che i soldati ucraini <em>killed in action</em> (<em>KIA, ovvero uccisi in combattimento, ndt</em>) a questo punto si stiano avvicinando a 150.000, ed è chiaro che le loro scorte di pezzi di artiglieria, proiettili e veicoli corazzati sono in gran parte esaurite.</p>
<p>Mi aspetto che la linea difensiva Bakhmut-Siversk venga ripulita prima di aprile, dopodiché la Russia si spingerà verso l&#8217;ultima (e più debole) cintura difensiva intorno a Slavyansk. Nel frattempo, la Russia ha in riserva una notevole potenza di combattimento, che può essere utilizzata per riaprire il fronte settentrionale sulla riva occidentale dell&#8217;Oskil e riavviare le operazioni offensive a Zaporozhia, mettendo in grave pericolo la logistica ucraina.</p>
<p>Questa guerra sarà combattuta fino alla sua conclusione sul campo di battaglia e terminerà in maniera favorevole per la Russia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conclusione: una nota sui colpi di stato</strong></p>
<p>Sentitevi liberi di ignorare questo segmento, poiché è un po&#8217; più nebuloso e non concretamente correlato agli eventi in Ucraina o in Russia.</p>
<p>Abbiamo sentito molte voci divertenti su colpi di stato in entrambi i paesi: Putin ha il cancro al piede e il suo governo crollerà, Zelensky sta per essere sostituito con Zaluzhny, e così via. I Patrioti al comando e così via.</p>
<p>In ogni caso, ho pensato di scrivere solo in generale sul perché i colpi di stato e le rivoluzioni non sembrano mai portare a regimi democratici carini e coccolosi, ma quasi sempre al trasferimento del controllo politico ai militari e ai servizi di sicurezza.</p>
<p>La risposta, si potrebbe pensare, è semplicemente che questi uomini hanno le armi e il potere per accedere alle stanze in cui vengono prese le decisioni, ma non è solo questo. Si riferisce anche a un concetto della teoria dei giochi chiamato ‘<strong><em>punti </em></strong><em><strong>Schelling</strong>’</em>.</p>
<p>Un punto <em>Schelling</em> (dal nome di colui che ha introdotto il concetto, un economista di nome Thomas Schelling) si riferisce alla soluzione che le parti scelgono, dato uno stato di incertezza e nessuna capacità di comunicare. Uno degli esempi classici per illustrare il concetto è un gioco di coordinazione. Supponiamo che a te e a un&#8217;altra persona vengano mostrati quattro quadrati ciascuno: tre sono blu e uno è rosso. A ciascuno di voi viene chiesto di scegliere un quadrato. Se scegliete entrambi la stessa casella, riceverete un premio in denaro, ma non potete comunicare tra voi le vostre scelte. Come sceglierai? Bene, la maggior parte delle persone sceglie razionalmente il quadrato rosso, semplicemente perché è ben visibile &#8211; risalta, e quindi presumi che anche il tuo partner sceglierà questo quadrato. Il quadrato rosso non è migliore, di per sé, è semplicemente più evidente.</p>
<p>In una situazione politica turbolenta, o addirittura di anarchia, il sistema si muove da sé verso i suoi punti <em>Schelling</em> - figure e istituzioni ben visibili, che irradiano autorità, rappresentano la scelta più evidente per assumere il potere e impartire comandi.</p>
<p>I bolscevichi, ad esempio, lo capirono molto bene. Immediatamente dopo aver dichiarato il loro nuovo governo nel 1917, inviarono commissari nei vari edifici amministrativi a San Pietroburgo dove avevano sede le burocrazie zariste. Trotsky notoriamente si presentò una mattina all&#8217;edificio del ministero degli Esteri e annunciò semplicemente di essere il nuovo ministro degli Esteri. I dipendenti lo derisero: chi era? come faceva a presumere di essere al comando? &#8211; ma per Trotsky il punto era insinuarsi in un punto <em>Schelling</em>. Nella situazione di anarchia che cominciava a diffondersi in Russia, le persone cercavano naturalmente qualche centro di autorità evidente, e i bolscevichi si erano abilmente posizionati come tali, rivendicando il controllo sugli uffici e sulle cariche burocratiche. Dall&#8217;altra parte della guerra civile, l&#8217;opposizione politica ai bolscevichi si raccolse attorno agli ufficiali dell&#8217;esercito zarista, perché anch&#8217;essi erano punti <em>Schelling</em>, in quanto avevano già titoli e posizioni all&#8217;interno di una gerarchia esistente.</p>
<p>Tutto questo per dire che in caso di colpo di stato o di collasso dello stato, praticamente i nuovi governi non si formano mai sui generis, ma nascono sempre da istituzioni e gerarchie preesistenti. Perché, quando cadde l&#8217;Unione Sovietica, l&#8217;autorità politica passò alle Repubbliche? Perché queste Repubbliche erano punti <em>Schelling</em>, rami a cui ci si poteva aggrappare per mettersi al sicuro in un fiume caotico.</p>
<p>Lo dico semplicemente perché sono stanco di storie fantasmagoriche sulla liquidazione del regime in Russia e persino sullo smembramento territoriale. La caduta del governo di Putin non porterà e non può portare a un regime acquiescente, vicino all&#8217;Occidente, perché non ci sono istituzioni di potere reale in Russia che siano disposte in questo senso. Il potere ricadrebbe sui servizi di sicurezza, perché sono punti <em>Schelling</em>, ed è lì che va il potere.</p>
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