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	<title>Comunismo e Comunità &#187; Franco Roman</title>
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	<description>Noi non siamo dei comunisti che vogliono abolire la libertà personale. In nessuna società la libertà personale può essere più grande che in quella fondata sulla comunità.</description>
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		<title>Nord Africa, Europa e immigrazione</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 19:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Roman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[franco romanò]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[di Franco Romanò (Dal CORRIERE DELLA SERA  del 3 aprile) “ La Tunisia ha fatto fronte all’afflusso di oltre 150 mila profughi in arrivo dalla Libia, accolti malgrado la difficile situazione del Paese”. Sottinteso: perché non può farlo anche l’Italia?” Già, una domanda bruciante che merita di essere presa sul serio  dopo più di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/immigrazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2462" title="immigrazione" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/04/immigrazione-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Franco Romanò</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">(Dal CORRIERE DELLA SERA  del 3 aprile)</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>“ La Tunisia ha fatto fronte all’afflusso di oltre 150 mila profughi in arrivo dalla Libia, accolti malgrado la difficile situazione del Paese”. Sottinteso: perché non può farlo anche l’Italia?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Già, una domanda bruciante che merita di essere presa sul serio  dopo più di una settimana di guerra libica che sta provocando una serie di effetti a catena ( ma qualcuno ci aveva pensato davvero prima di scatenare il contro-inferno che reagisce all’inferno gheddafiano?). E’ così difficile riconoscere negli sbarchi a Lampedusa  l’inizio di una onda lunga che non può essere fermata con respingimenti speciali. Altro che fora di ball..</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Stanno per saltare le distinzioni semplici tra profughi, rifugiati e clandestini e tutti gli strumenti tipo CIE si rivelano ancor più drammaticamente inadeguati di un tempo, come si fa a essere così stupidi da pensare a tendopoli e accampamenti? </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Idealismo? Estremismo? Ma perché non prendere in serissima considerazione DA SUBITO  strutture come le caserme vuote, le chiese, i centri di accoglienza, perfino gli stadi e i musei al limite? Non è una boutade o una provocazione, 100 caserme. 100 parrocchie, 100  Comuni, tanto più che – come insegna la stessa Toscana di questi ultimi giorni come sia possibile distribuire il contingente degli stranieri in piccoli gruppi anziché allestire tendopoli o concentrare tutti in un unico luogo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il testo dice cose ovvie e di buon senso e l’11 aprile scorso, un altro articolo di Giulio Sapelli ritorna molto lucidamente sull’argomento. Nel mezzo fra questi due articoli, si collocano le riflessioni di Tarek Alì, di Essam Hamalawi e di Rossana Rossanda sul Manifesto, l’intervista a Noam Chomsky sullo stesso quotidiano e il 12 aprile un altro intervento di Mazzadra sui rapporti fra Italia ed Europa. Ci sono stati altri interventi successivi a quelli che ho citato, ma penso che siano sufficienti questi per avviare un ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Partiamo dal Governo tunisino. Esso in una prima fase, ha messo il dito nella piaga in un duplice senso: prima smentendo Frattini sul fatto che esistesse un accordo fra Italia e Tunisia e costringendo il suddetto ad ammettere che in effetti si trattava di un accordo verbale (deliziosa frase che dovrebbe da sola causarne l’immediata rimozione). Che un accordo poi si sia raggiunto, fra Italia, Francia e Tunisia (e che razza di accordo!), non fa venir meno la figuraccia e anche l’arroganza di averlo millantato quando non c’era, forse sperando nell’acquiescenza tunisina, che invece non ha abbozzato.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda ragione, però, è quella sostanziale: come può un paese ricco come l’Italia, che è pur sempre la settima potenza industriale (basta con il vittimismo), lamentarsi per l’arrivo di alcune migliaia di profughi, molti di quali poi se ne vogliono andare altrove?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta a questa domanda è assai complessa perché chiama in causa l’Europa, non nel senso dei piagnucolii anti europei di Maroni ma nel senso che l’Europa, una volta di più, ha rivelato e fin dall’inizio, tutta la sua impotenza e inesistenza, raggiungendo un punto assai prossimo al non ritorno; parlo solo da un punto di vista politico, perché sullo sfondo ci sono poi tutte le questioni che riguardano la tenuta dell’euro, l’elezione del futuro governatore della BCE e tutta un’altra serie di scadenze economiche sia a livello europeo, sia statunitense che rischiano di dare ulteriori picconate al disastrato edificio dall’Unione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Partiamo dal piccolo per arrivare al grande. Il primo errore che compie tutto, o quasi,  lo schieramento politico italiano parlamentare, e in parte anche non, è l’insistenza sulla parola ‘emergenza’.</p>
<p>Alle argomentazioni razziste della Lega, e a Berlusconi che parla di tsunami umano, si sarebbe almeno dovuto rispondere che in Italia ogni anno entrano per vie legali molte migliaia di migranti in più dei 27.000 su cui si sta facendo questa pressione mediatica per pure questioni propagandistiche. In secondo luogo si potrebbe dire che tali migranti vengono per essere assunti molto spesso nelle “fabbrichette” degli imprenditori del Nord, oppure nelle campagne mantovane (molti indiani di religione sik, per esempio), molti di quali leghisti, che se ne servono per tenere bassi i salari  precario il lavoro, oppure degli agrari del Sud che li fanno lavorare in condizioni schiaviste nelle campagne calabresi e pugliesi. Questi argomenti non vengono usati per una ragione molto semplice: che il cretinismo elettorale della sinistra è arrivato a tal punto che tutto ciò che esiste al di fuori del mercato del voto, non conta nulla, salvo poi emettere peana buonisti sugli immigrati che sono esseri umani, che vanno accolti ecc. ecc. ecc. . Tutto questo impedisce a questo ceto politico persino di allargare le contraddizioni dell’avversario. In questo momento la Lega Nord è in difficoltà con il suo elettorato perché, come tutti coloro che seminano vento, sta raccogliendo tempesta, nel senso che a un elettorato così persino i permessi temporanei di soggiorno sembrano troppo: quello che la Lega chiede e che fra un po’ farà di suo, sarà di sparare direttamente sugli immigrati!</p>
<p>Il primo modo di accoglierli, da parte di una forza di sinistra (tanto più se addirittura pretende di essere comunista), sarebbe quello di aiutarli a respingere le condizioni che sono costretti a subire, facendo così emergere il peso reale del loro contributo al PIL, sommerso come quello del lavoro domestico e di cura (spesso nel caso dei migranti le due cose sono connesse); questo significa avviare un ciclo di lotte sociali e non di manifestazioni shopping del sabato pomeriggio, o di chiamate alla piazza sulla scorta delle azioni della magistratura; ma anche creare forme di solidarietà e di comunità che fanno parte della storia e della tradizione del movimento operaio.</p>
<p>LEGA, ITALIA, EUROPA.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>La risposta dell’Europa alle richieste italiane è ovvia e dovuta, visto che i nostri ministri non conoscono nemmeno le leggi e i regolamenti, oppure che fingono di ignorarli perché agiscono solo per ragioni di propaganda. Il governo italiano ha sbagliato tutto o ha voluto sbagliare tutto (tornerò su questo) e non poteva che avere questa risposta: la Germania accolse 250.000 profughi fra polacchi ed ex Jugoslavi, dopo la caduta del muro di Berlino, senza chiedere nulla a nessuno, la Francia è la nazione con il più altro numero di cittadini di religione islamica in Europa: ha molti problemi ma non fa piagnistei, magari reprime e non va bene, ma i piagnistei sono anche peggio.</p>
<p>Tutta la politica italiana su immigrazione, federalismo fiscale e altro, è ostaggio della Lega nord e del suo anti europeismo ideologico e sostanzialmente inconcludente sul piano effettivo, ma pericoloso perché sollecita sempre più l’attitudine sovversiva dei ceti più retrivi della società settentrionale, con pericolose ricadute anche sulla tenuta unitaria del paese. Ora Maroni cerca di fare marcia indietro accreditando la fine dell’emergenza, ma questo non fa che sottolineare una seconda volta, l’errore di analisi che sottostà all’uso di tale termine. La bassezza di questa politica che cerca di nascondere i problemi veri dell’unità europea, rispetto allo scenario nordafricano e oltre, non incontra nessuna vera proposta e risposta alternativa se non prese posizioni del tutto formali.</p>
<p>Giulio Sapelli, questi temi li affronta con grande lucidità analitica nell’articolo dell’11 aprile scorso. Scrive infatti:</p>
<p>“…è l’intera idea di Europa che si infrange sui flutti del Mediterraneo,…incagliata nell’incapacità culturale e quindi economica di consentire la circolazione delle persone… Ho già ricordato sul Corriere che il dramma libico altro non è che la punta di un processo che si dipana a partire dal cuore stesso dell’Africa sub sahariana, come dimostra lo stesso intervento francese e inglese in Libia, che ha come fine il controllo delle risorse della Costa d’Avorio, del Gabon e della Nigeria e poi inevitabilmente dell’ex Congo Belga. Il disegno neo imperiale francese e inglese ha di mira la difesa degli interessi occidentali a fronte del tentativo di dominio cinese dell’Africa, secondo una strategia che è diversa da quella europea. In cambio delle risorse naturali che estrae, l’Impero di Mezzo lascia infrastrutture di ogni genere… a differenza del modello francese che spartisce con i capi tribali locali le risorse. …Ma tutto ciò provoca immensi spostamenti di forza lavoro e crea un esercito industriale di riserva… Nel bel mezzo della guerra le navi cinesi incrociano nel mediterraneo per evacuare 36.000 cinesi che lavorano in Libia…  lo hanno fatto in una settimana… oggi sono i tunisini a ospitare 125.000 libici, ivi rifugiatisi per sfuggire alla guerra…. Credere che tutto questo immenso processo possa essere ostacolato, compresso, deviato solo sulla base di …interessi nazionali è illusorio….. Solo un patto fra Europa e Africa …potrà lentamente creare un ordine… Un compito difficile e immenso…. Se non faremo così la democrazia diventerà incompatibile con lo sviluppo sociale ed economico e lo spettro della dittatura si affaccerà anche in Europa…. Nessuno è un’isola: la campana suona per tutti.”</p>
<h1 style="text-align: justify;"><em> </em></h1>
<p>Sapelli non avrebbe potuto scrivere meglio; la cosa interessante da notare è che questo articolo è comparso sul Corriere della Sera. Le sue argomentazioni toccano due diversi problemi. Il secondo, riguardante l’immigrazione è il più importante e per questo lo lascio per ultimo: prima alcune note sulle sue osservazioni di geopolitica, che sono molto consonanti con quelle di Noam Chomsky rilasciate al Manifesto. Riporto poche cose perché il titolo stesso è più che sufficiente: il filosofo e linguista statunitense parla di “intervento neo imperiale” e afferma in un passaggio che il “controllo delle risorse petrolifere dell’area rimane il primo obiettivo delle potenze occidentali.” Sono espressioni analoghe a quelle di Sapelli. La differenza è che Chomsky, puntigliosamente indica tutte le violazioni della risoluzione Onu 1973, da parte della triplice alleanza.</p>
<p>Un’ultima notazione che riguarda una toccante intervista di ieri 14 aprile a Radio Popolare da parte di un eritreo scampato all’annegamento con altri diciannove fortunati compagni: sul barcone affondato erano in 72. A un certo punto l’intervistatore chiede come mai nessuno li abbia visti, dato che la deriva del barcone rimasto senza benzina è durata parecchi ore. Cito a memoria la risposta dell’eritreo: certo che ci hanno visto, molte navi, navi militari, erano navi della Nato, ma hanno fatto finta di non vederci. Ma toh, guarda! Ma la Nato non è lì per proteggere la popolazione civile?</p>
<p>Tutti sembrano capire molto bene cosa stia accadendo in Libia e non solo: tranne Rossanda Rossanda, Pietro Ingrao e altri.</p>
<p>L’argomentazione forte e inoppugnabile di Sapelli è tuttavia un’altra: che i flussi migratori non sono affatto un’emergenza, ma il connotato di un’epoca che è iniziata ventitre anni fa con la caduta del muro di Berlino e che ci accompagnerà per un lungo periodo. Gli immensi spostamenti di mano d’opera e la creazione incessante di eserciti di riserva saranno nei prossimi anni uno degli effetti congiunti di rivolte popolari più o meno radicate e più o meno spontanee a seconda dei casi e delle risposte prevedibilmente di guerra che aumenteranno a loro volta il numero di profughi. Tali flussi sono inarrestabili, non lo saranno neppure con le cannonate perché chi si muove non ha nulla da perdere, ha l’energia della sopravvivenza e la forza dei popoli giovani.</p>
<p>Rispetto a questo dato, la politica europea è semplicemente inesistente, le differenze fra un paese e l’altro sono di tono ma non di sostanza, tutte fondate sul piccolo cabotaggio il corto respiro.</p>
<p>Quello che propone Sapelli, pur nella sua genericità, è ciò che ci vorrebbe, ma ovviamente Sapelli non porta il discorso fino alle conseguenze necessarie. Perché esista un patto fra Europa e continente africano, bisognerebbe prima di tutto che l’Europa non fosse quello che invece è: un’unione monetaria e basta e per di più sempre più a rischio.</p>
<p>L’Europa è veramente a un bivio e ci sono molti segnali di scollamento. La stessa politica neo imperiale franco-inglese  il parallelo disimpegno della Germania un po’ su tutti i fronti, potrebbero essere segnali di distacco, una politica delle mani libere che prelude a cambiamenti radicali: a questo punto è l’economia a entrare in gioco e su questo non occorrerà attendere molto per capire alcune intenzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Franco Romanò.</p>
<p style="text-align: justify;">Ps. Anche se non in tema con quanto detto in precedenza, non posso fare a meno di commentare le pirotecniche dichiarazioni del tristissimo (da sempre) ed esimio professor Alberto Asor Rosa, che invita il Presidente della Repubblica &#8211; chi altri se non lui &#8211; a intraprendere un’iniziativa istituzionale forte per salvare la democrazia e la costituzione, in accordo nientemeno che con l’arma dei carabinieri. Certo che ad Asor Rosa va riconosciuto un merito: credo che sia la prima volta che una richiesta di colpo di stato venga formulata come petizione via stampa, così come se si trattasse di una proposta qualunque. Il suo ragionamento, però, è ancora più sottile e stupefacente: dal momento che non si riesce a cacciare Berlusconi dal basso perché non provarci dall’alto? Accidenti, ma è l’uovo di Colombo, come è potuto accadere che nessuno ci abbia pensato prima! Di certo Asor Rosa non può essere accusato di mancare di <em>esprit de gèometrie</em>!</p>
<p style="text-align: justify;">In questa brutta e tragicomica deriva di una intellighentia di sinistra senza testa, prima che senza idee, è ancor più avvilente che tutto questo sia comparso sul Manifesto e ancora più grottesche sono le prese di distanza del direttore di Repubblica, giornale che ha probabilmente sponsorizzato cautamente la trovata, anche per saggiare il terreno senza comparire direttamente. Un solo dubbio: nipotini di Stalin o dei fratelli De Rege?</p>
<h1><em> </em></h1>
<p><em> </em></p>
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		<title>L&#8217;inondazione del Nilo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 13:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Roman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<description><![CDATA[Il direttore della rivista on-line “Overleft”, Franco Romanò, ha inviato questa risposta all’articolo di Piero Pagliani, che volentieri pubblichiamo. (La Redazione) di Franco Romanò Pur non essendo nemmeno io un esperto di cose egiziane e del mondo arabo questa insurrezione di cui non tutti i contorni sono chiari, non mi ha colto di sorpresa. Lasciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Il direttore della rivista on-line </em>“Overleft”,<em> Franco Romanò, ha inviato questa risposta all’<a href="http://www.comunismoecomunita.org/?p=2100" target="_blank">articolo di Piero Pagliani</a>, che volentieri pubblichiamo. (La Redazione)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Franco Romanò</p>
<p style="text-align: justify;">Pur non essendo nemmeno io un esperto di cose egiziane e del mondo arabo questa insurrezione di cui non tutti i contorni sono chiari, non mi ha colto di sorpresa. Lasciamo stare gli esperti cosiddetti che nella maggioranza dei casi rispondono a logiche di pura e semplice propaganda, ma togliamoci anche l&#8217;illusione di poter determinare con esattezza il momento in cui una certa situazione entra in uno stato di rottura degli equilibri. Se posso usare una metafora che prendo in prestito dalla fisica delle particelle: è possibile conoscere lo stato di un sistema e le sue contraddizioni, ma non è possibile dire con esattezza quando queste scoppieranno. Ieri sera hanno intervistato a Radio Popolare di Milano un sindacalista egiziano della Cgil che ha mantenuto contatti con parenti amici e anche militanti politici e lui diceva più o meno questo: che era da tempo che si aspettavano tutti una sollevazione del genere che poteva potenzialmente riguardare tutta l&#8217;area. In sostanza i tempi erano maturi da un po&#8217; ma che poi avvenga proprio ora e non prima o dopo può dipendere anche da fattori contingenti. Cerco allora di fare un&#8217;analisi in base a quello che so e che mi sembra di capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono, come del resto individui anche tu, cause lontane di carattere economico e sociale. Nel mio saggio che è stato appena pubblicato su “<em>Comunismo e Comunità</em>”, mettevo in evidenza alcuni dati vistosi sulla crisi che noi occidentali continuiamo a definire soltanto finanziaria, ma che per altre aree del mondo ha investito da subito la cosiddetta economia reale. Questo ora succede sempre di più anche da noi e si sarà sempre più grave ma di questo non vorrei scrivere adesso, semmai in altra occasione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/02/cartina_egitto_b.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2097" style="margin: 5px;" title="cartina_egitto_b" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/02/cartina_egitto_b-300x270.jpg" alt="" width="300" height="270" /></a>Torniamo all&#8217;Egitto. Il problema non è solo che molti egiziani vivono con due dollari, ma è che la situazione si è aggravata dopo un periodo di relativi miglioramenti. Non solo la distruzione del welfare nasseriano, ma a partire dal 2000 o poco più l&#8217;aumento vertiginoso di tutte le materie prime alimentari nevralgiche per paesi come l&#8217;Egitto: la farina per esempio. Soltanto questo, nel giro di dieci anni, ha creato un milione in più di egiziani che vivono al di sotto del minimo di sussistenza. Non che prima stessero bene, intendiamoci, ma sono sempre i peggioramenti rispetto a una situazione che era leggermente migliorata, a scatenare un malcontento potenzialmente più forte che non il rimanere in una situazione statica senza alcuna possibilità di conoscerne un&#8217;altra diversa. Probabilmente il caso tunisino è leggermente diverso, ma non troppo. L&#8217;accumularsi di impoverimento costante, venir meno di minime garanzie sociali, corruzione e arricchimento della casta sono gli elementi che hanno spinto strati crescenti di popolazione in una situazione insostenibile; diciamo che questa è la parte che tu definisci spontanea del movimento e che ha una sua parte importante, niente affatto trascurabile secondo me.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo dato e riflessione. I regimi corrotti filo occidentali dell&#8217;area sono tutti in grave crisi e non funziona più la propaganda che mette la sordina al fatto che sono regimi dittatoriali feroci, ma che per carità di patria imperiale vengono fatti passare quasi per democratici. La presidenza Usa ha tentato probabilmente un cambio preventivo, spaventato dalla eventualità di una ribellione che mettesse in discussione la seconda cintura di sicurezza degli interessi imperiali in Medio Oriente (la prima è costituita dallo stato di Israele ed è ovviamente l&#8217;alleanza strategica più forte), ma è ovvio che la seconda cintura è essa stessa assai importante e ha tre pilastri fondamentali: Egitto Siria e Giordania: più complessa la questione Arabia Saudita. Questo cambio preventivo non è visibilmente riuscito, le insurrezioni di questi giorni lo hanno già spazzato via, perché sia che la ribellione rientri a causa di livelli feroci di repressione, sia che continui, comunque la transizione eventuale non sarà affatto morbida e credo che leader come El Baradei rischiano di nascere già morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Terzo dato e riflessione. I Fratelli Musulmani e le forze marxiste sono certamente le più organizzate ma la prudenza dei primi dimostra quanto meno un fatto e cioè che non  sono stati loro a mettere in moto l&#8217;insurrezione, se mai cercano ora in qualche modo di darle uno sbocco politico, ma la loro presa strategica sulle masse arabe è in netto calo e la ragione è molto semplice: il cosiddetto fondamentalismo islamico non ha risolto un solo problema e non è in grado di offrire una alternativa credibile alla disperazione delle masse arabe.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane il problema dell&#8217;esercito. Neppure io credo che non faccia parte organicamente del sistema di potere egiziano e certamente non è un esercito di capitani portoghesi del &#8217;74, ma gli stati maggiori militari sanno anche, più del governo, che questa crisi non si potrà risolvere con la repressione per quanto feroce perché quei governi hanno perso del tutto la loro credibilità. La scelta di mandare avanti i mazzieri sta a indicare questo: se non basteranno interverrà l&#8217;esercito? Non è detto e bisogna vedere in che modo. Non dobbiamo pensare agli eserciti di questi paesi come a forze armate e basta, spesso sono una specie di superpartito che svolge una funzione istituzionale anche superiore a quella delle istituzioni civili, un po&#8217; come avviene in Turchia. Nel caso dell&#8217;Egitto la loro posizione è molto delicata perché se è tollerabile un periodo di anarchia in Tunisia certamente non lo è in Egitto che confina con un Israele pronta a colpire come sempre fa nei momenti di crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;insieme di questi fattori io li giudico tutti positivamente: il fatto che un altro pezzo della cintura periferica imperiale stia cedendo, è un fatto positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come esser vicini a loro se si può? E&#8217; chiaro che occorrerebbe quello che sappiamo benissimo che non c&#8217;è: una sinistra comunista che offra loro una sponda di analisi ma anche di solidarietà attiva da questa parte del Mediterraneo. L&#8217;appello a non fermarsi a Mubarak è ovviamente condivisibile, ma bisognerebbe conoscere meglio la situazione reale di quelle forze di sinistra egiziane anche nasseriane. E&#8217; possibile che un&#8217;alleanza di questo genere possa costituire una alternativa, magari non nell&#8217;immediato ma con un disegno strategico? Credo che dovremmo cercare, chi può farlo, di prendere contatti.</p>
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		<title>Il ritorno del rimosso</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 16:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Roman</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comunismo e Comunità]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economia capitalistica]]></category>
		<category><![CDATA[franco romanò]]></category>
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		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Ospitiamo con piacere questo articolo inviatoci da Franco Romanò. Per chi non lo conoscesse, Romanò è condirettore della rivista di narrativa, critica letteraria e cultura &#8220;Il cavallo di Cavalcanti&#8221;. Ha pubblicato &#8220;Le radici immaginarie&#8221; per l’editore Campanotto (1995) e un libro di racconti dal titolo &#8220;Figure&#8221;, per Il gatto dell&#8217;ulivo (1996). È presente nella terza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ospitiamo con piacere questo articolo inviatoci da Franco Romanò. Per chi non lo conoscesse, Romanò è condirettore della rivista di narrativa, critica letteraria  e cultura &#8220;Il cavallo di Cavalcanti&#8221;. Ha pubblicato &#8220;Le radici immaginarie&#8221; per  l’editore Campanotto (1995) e un libro di racconti dal titolo &#8220;Figure&#8221;, per Il  gatto dell&#8217;ulivo (1996). È presente nella terza e quarta edizione dell&#8217;Annuario  di Poesia Crocetti 2000 e 2002, a cura di Guido Oldani. Nel 2003 ha pubblicato  il romanzo &#8220;Lenti a distacco&#8221; per le edizioni Excogita, segnalato nell&#8217;edizione  2004 del Premio Sulle tracce di Ada Negri. Nel 2005 ha pubblicato il romanzo  &#8220;Sguardo di transito&#8221; con la casa editrice Azimut di Roma. Suoi saggi sono  presenti nella rivista &#8220;Costruzioni psicanalitiche&#8221;, nel libro collettivo &#8220;Forme  attuali del totalitarismo&#8221;, Bollati Boringhieri e &#8220;Pinocchio in volo, fra  immagini e letterature&#8221;, Bruno Mondadori editore. Suoi testi poetici sono stati  su riviste italiane e straniere: di prossima pubblicazione il poemetto &#8220;Il  ritorno&#8221;, sulla rivista Smerilliana. E&#8217; anche membro della &#8220;Società di psicoanalisi critica&#8221; e ha tenuto  recentemente seminari su &#8220;Il denaro e l&#8217;ideologia del denaro&#8221; per la Libera  Università Popolare, organizzati dal Punto Rosso di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Redazione</em></p>
<p>di Franco Romanò</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/01/borsa_crollo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2072" style="margin: 5px;" title="00002675" src="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/01/borsa_crollo-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>La crisi che sconvolge da mesi i mercati finanziari e l’intera economia capitalistica impone che si parta proprio da ciò che è presente e attuale: non tanto perché quanto accade sia sorprendente per chi non ha mai abbandonato la filosofia della prassi come mezzo imprescindibile di analisi della società contemporanea, ma perché è proprio la filosofia della prassi stessa a imporre un approccio realistico e concreto anche alla teoria: è sempre dalla concretezza di ciò che avviene nell’attualità che occorre partire per poi naturalmente andare a scandagliare lo sfondo e la profondità cui tale superficie rimanda.<br />
Quella cui stiamo assistendo non è una semplice crisi ciclica, ma una nuova crisi strutturale, che chiude una fase storica ventennale, successiva alla fine dell’Unione Sovietica, definita con il termine di neoliberismo, associato spesso a un’altra parola chiave di questi anni e cioè globalizzazione.<br />
Questi due termini sono stati usati largamente anche nella pubblicistica di sinistra. Entrambi sono da sottoporre a una critica serrata, anche se il termine globalizzazione una sua valenza la conserva, come si vedrà nel prosieguo di questa proposta di analisi.<br />
In prima istanza, tuttavia, penso sia utile soffermarsi su alcune questioni elementari, che la propaganda degli apologeti del capitalismo cerca di occultare in ogni modo, rispolverando vecchi ronzini di battaglia. Il più famoso di questi ronzini è la distinzione fra economia cosiddetta produttiva sana e finanza malata, cattiva e dedita alla speculazione. Che la crisi strutturale abbia le sue manifestazione  più spettacolari (e quindi a particolarmente adatte alla non cultura dell’apparenza che ci appesta), sempre o quasi nel dominio finanziario è vero, ma che abbia in quello la propria origine profonda è un altro discorso; ancor meno è vero affermare che l’economia cosiddetta produttiva sarebbe sana e l’altra malata come se non vi fosse alcuna rapporto fra le due. Anche questa crisi si è manifestata nell’economia reale e da lì sarà bene partire per considerare successivamente la relativa autonomia della sfera finanziaria dall’insieme dell’economia capitalistica, il ruolo che le tecniche d’ingegneria finanziaria hanno nel posticipare nel tempo le crisi, ma non di evitarle; anzi, rendendole persino più acute una volta che scoppiano.</p>
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Continua qui: <a href="http://www.comunismoecomunita.org/wp-content/uploads/2011/01/La-crisi-attuale.pdf">Il ritorno del rimosso</a></p>
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