Fine dell’Estate

ago 30th, 2010 | Di | Categoria: Primo Piano

di Pietro Garante

Sta per finire l’Estate e in attesa che le rondini, già sempre meno numerose, se ne vadano via dal nostro mefitico Paese, vediamo cosa è successo nel mese in cui apparentemente non dovrebbe succedere nulla, tanto che una volta si dovevano riempire i giornali con i riti pagani del Senatur sulle sponde del Po.

1. Partiamo proprio dall’editoria.

Alcuni “autori Mondadori” di sinistra all’improvviso si sono svegliati dopo lunghi sonni cullati dai diritti d’autore della più grande casa editrice italiana. Sono stati svegliati, poveretti, dal trambusto del decreto “ad aziendam”, e fanno i moralisti. Intellettuali con le pezze al culo, come avrebbe detto un geniale e compianto professore di Lettere che conoscevo.

E poi qualche rimbambito dà del filoberlusconiano a chi ha pubblicato esclusivamente con sfigate case editrici di sinistra DOC e DOP ma non segue l’antiberlusconismo di moda nella sinistra, ma cerca di andare, come diceva Marx, alla radice delle cose. Qualche rimbambito che invece si esalta per questi intellettuali cullati dal sciur padrun del quale si accorgono solo tardivamente che ha li beli braghi bianchi.

Sepolcri imbiancati, che come facevano finta prima di non sapere con chi pubblicavano, fanno finta adesso di non sapere che le beghe del lodo Mondadori non sono tra un lupo e un agnello, ma tra due ex compagni di sbronze dei quali il più pulito ha la rogna, il domicilio fiscale in Svizzera e una consolidata amicizia – anzi parentela – del gruppo da lui guidato col gruppo FIAT, ora alla mercé di Marchionne, svizzero-canadese (e non italiano come si vuole far credere), membro del CDA della gigantesca multinazionale Philip Morris1, e della cui amicizia si fa vanto il sinistro Chiamparino che non ha perso l’occasione per dire che i sindacati sono irriconoscenti nei confronti del mago osannato anche da San Obama.

2. Per far fuori quello meno pulito, da più parti si invocano nuovi CNL, cuciti e rappezzati a seconda di questo o quel protagonista, di questo o quell’interesse personale o partitico, di questa o quell’invidia.

L’ultima invocazione – lo sapevate? – viene da Paolo Guzzanti. Sì, proprio lui, l’ex grande pennivendolo di Berlusconi poi infuriatosi per l’amicizia (categoria cretina in politica) tra il suo idolo e Putin e, a suo dire, miracolosamente scampato a improbabili attentati. Sì, anche lui vuole un CNL antiberlusconiano.

L’antiberlusconismo, così, da Alzheimer della sinistra dilaga ormai ovunque senza più maschera, mostrandosi per quel che è: una concezione pre-politica, o psico-politica, adatta ai giornali che si trovano dal barbiere e non a testi seri di politica, sociologia ed economia, atta a confondere le acque, a gettare fumo e generare confusione nelle anime belle per lasciar orchestrare mene di potere a conclamati e orgogliosi filoamericani, come Guzzanti, o a corsari al soldo politico dell’impero (che sia anche sonante non lo sappiamo e non ci interessa), come il bombardatore D’Alema, o il fascista più antifascista della storia patria, Gianfranco Fini.

3. Come membro di una famiglia di resistenti non ci sto. Non ci sto ad avere nel CNL Paolo Guzzanti, Gianfranco Fini sponsorizzato sulla tivù pubblica da un corresponsabile dell’assassinio di Allende, Edward Luttwak, il “vaticanista” Casini, l’opusdeista Buttiglione o il bombardatore di Serbi, D’Alema2.

Se Hannah Arendt cercava di ricordarci – a quanto pare inutilmente – che il male minore è pur sempre il male, qui vorrei addirittura che uno mi dimostrasse dove sta la minorità.

Un bel CNL dove sono così antifascisti da scordarsi di Falluja, di Gaza e delle migliaia di civili Pakistani democraticamente massacrati dai droni di San Obama, ma che non perdono occasione, tutti quanti, di scagliarsi contro i “dittatori” dell’America Bolivariana (che Dio e Che Guevara li preservino dall’alto dei cieli) fino al punto da voltare vergognosamente lo sguardo dall’altra parte quando l’entourage di Hillary Clinton (idolo del “manifesto” perché donna e democratica e quindi santa subito anche lei come il suo capo – idolo di “Liberazione” secondo solo a Vladimir Luxuria) – mette in atto un golpe di gorilla fascisti in Honduras come ai vecchi tempi.

Il nuovo che avanza!

Luigi Pintor ci mise un bel po’ a capire che la sinistra era morta, però per lo meno in uno degli ultimi editoriali che scrisse per il giornale che aveva fondato, lo scrisse a chiare lettere.

Ora quel giornale, che fu a suo modo glorioso, è in mano a supporter delle invasioni armate statunitensi (ma non dei loro “eccessi”, per carità!) e delle rivoluzioni colorate orchestrate dalla CIA. E’ il nuovo che avanza, anche lì.

A chi non avesse ancora capito ciò che capì Luigi Pintor prima di morire, devo ricordare una crudele realtà: il ruolo della sinistra, da qui in avanti, sarà quello di insultare, calunniare e criminalizzare chiunque metterà ancora al centro della propria elaborazione politica ciò che il grande Giovanni Arrighi definì una volta come la “gloria del marxismo”, ovvero la teoria dell’imperialismo e, conseguentemente, le questioni nazionali che per contrapposizione esso induce e che un tempo erano prese in considerazione da tutti i marxisti e persino dall’iper-internazionalista Karl Marx stesso (vedi la questione irlandese). L’unica che in una certa misura derogò a questa concezione fu Rosa Luxemburg, un’aquila che però in quel momento – come osservò Lenin – stava volando più in basso delle galline.

Una “questione nazionale” che ovviamente prende dimensioni totalmente diverse Paese per Paese, perché è chiaro che la questione nazionale di Afghanistan e Iraq, invasi militarmente, è diversa da quella di Venezuela e Bolivia, minacciati costantemente di golpe, che a sua volta è diversa da quella di un Paese come l’Italia, sub-dominante e percorso da lotte per il potere tra organismi putrebondi.

Una questione che quando non è stata affrontata con successo da forze di emancipazione, regolarmente è stata presa in carico dalla reazione, ma quella vera, non quella del fascista Berlusconi che in 16 anni non è mai risuscito ad instaurare il fascismo.

4. Essendo oramai immersi in pieno clima da basso impero, non aspettatevi dibattiti politici. Agli attacchi di Fini, Berlusconi non ci pensa assolutamente a rispondere con una denuncia politica (perché dovrebbe denunciare se stesso ai suoi amici d’oltreoceano). Scatena allora giornalisti da gossip per scavare nelle vicende sentimental-immobiliari del suo ex alleato. D’altra parte anche i suoi avversari usano gli stessi mezzi: minorenni, puttane d’alto bordo, e via smerdando. Il clima è questo. La politica non si sa più dov’è.

Anzi, non si può dire dov’è, perché la gente, il “popolo sovrano”, la “società civile” potrebbe incazzarsi a sentirsi dire quali sono veramente le poste in gioco, e magari prendere di conseguenza delle decisioni sensate che manderebbero a quel paese tutti questi magliari della politica.

Perché stiamo assistendo alla corsa a chi si riesce ad accreditare meglio come curatore degli interessi dell’alleato americano e della a lui subordinata grande finanza italiana con contorno di industrie come la FIAT che operano ancora nella rivoluzione industriale dell’inizio del secolo scorso e oggi esigono, coerentemente, un ritorno a modalità di sfruttamento della stessa epoca.

Il nuovo che avanza!

Con in più – siamo in Italia – il terzo incomodo della finanza vaticana. Una finanza che ieri era in rotta di collisione con quella anglosassone (vedi la rimozione dalla Banca d’Italia del legionario di Cristo, Antonio Fazio, a favore dell’ex vice-president della Goldman Sachs, Mario Draghi; vedi la lotta tra massonerie laiche e massonerie cattoliche per ogni posto che conta; ma vedi anche l’attuale esclusione di fatto dal dialogo ecumenico dei Protestanti, che notoriamente sono forti nel mondo anglosassone, a favore di un rapporto privilegiato con gli Ortodossi, che notoriamente sono forti nel paese di Putin, una vera e propria geopolitica dell’ecumenismo); ma domani chi lo sa (Tremonti sta forse sponsorizzando un compromesso tra le due finanze che gli permetterebbe di accreditarsi come uomo indispensabile per il dopo-Berlusconi).

5. Un mondo non di sciabolate politiche date alla luce del sole, ma di veleni, pugnalate alle spalle, imboscate, complotti, denunce anonime, insinuazioni, calunnie. Ma si badi bene: non siamo in presenza delle lotte di potere rinascimentali esaltate nel geniale monologo di Orson Wells nel film “Il terzo uomo”. Là c’era un mondo nuovo che stava nascendo – grondando sporcizia e sangue da ogni poro, per parafrasare Marx. Qui ce n’è uno vecchio che sta morendo tra i miasmi della sua cancrena: è una battaglia tra necrofili.

Bisognerebbe fare luce tra queste nebbie mefitiche, ma non c’è nessuna forza politica che voglia farlo. Al più si vuol fornire l’amato popolo dello Stivale di tappanaso, così che senta di meno l’odore della putrescenza: ecco allora la sinistra che con l’aiuto del Presidente della Repubblica cerca di evitare come la peste il ricorso alle urne, terrorizzata dal possibile responso del popolo sovrano. Che infatti è sovrano fin tanto che vota come Dio comanda. Non lo è ad esempio se vota Chávez, Morales, Hamas o Ahmadinejad. E nemmeno se vota Berlusconi.

Alla faccia dei democratici!

Certo, lo so anch’io che la nostra Costituzione prevede che sia il Capo dello Stato a indicare il Presidente del Consiglio sulla base degli equilibri parlamentari. Ma se, per l’appunto, gli equilibri usciti dalle elezioni popolari sono stati sconvolti dal calciomercato iniziato dagli alleati d’oltreoceano e non certo per fare gli interessi della nostra democrazia o del nostro Paese, allora rifugiarsi dietro la Costituzione vuol dire essere di fatto un fautore del trasformismo se non un semi-golpista.

Si vuole fare ciò che si fece a suo tempo per mettere al potere Dini. Così che il baby pensionato milionario della Banca d’Italia poté “riformare” subito le nostre magre pensioni mettendocela in saccoccia a maggior gloria della “globalizzazione”, senza che nessuna “forza sociale” dicesse né ah, né bah, perché finalmente si era sconfitto il Demonio (con un ribaltone)3.

Dopo tutto fu l’avvocato Agnelli a dire: “I miei interessi di destra sono meglio difesi dalla sinistra”. Un uomo con le idee chiare.

6. Nel frattempo, mentre da noi la politica si gioca a così alto livello, il mondo cosiddetto globalizzato si sta disfacendo in più linee di forza geopolitiche.

Avevo accennato al fatto che l’adesione di Cina e Russia alle sanzioni contro l’Iran nascondevano l’ostilità per un nascente asse Iran-Turchia-Siria-Brasile. Ognuno gioca per sé. Ma non c’è ancora nessuno che si sia deciso a mettere in soffitta la parola “globalizzazione” per cercare di capire seriamente cosa sono stati gli anni 1990-2010. E men che meno a sinistra, perché crollerebbe tutto il castello di carta ideologico che si è costruito e la narcosi potrebbe terminare.

La sinistra è morta, diceva Pintor. E possiamo aggiungere: ma è troppo cretina per accorgersene. La battuta è tratta da “Sin City”. Può essere lugubremente divertente. Il guaio è che a Sin City ci viviamo noi.

Insomma, c’è molta confusione sotto il cielo e quindi la situazione sarebbe eccellente se ci fosse una forza politica seria, una forza popolare e di emancipazione.

Non c’è. Non qui da noi.

1 Per gli appassionati gialli segnaliamo che la Philip Morris nel 2000 è stata denunciata dall’Unione Europea alla Corte degli Stati Uniti distretto orientale di New York, per “essersi impegnata nelle attività di contrabbando celando tale comportamento con atti illegali, compreso il riciclaggio di denaro, nonché altre violazioni della legge degli Stati Uniti” ed è stata accusata nel 2001 dalla Commissione Antimafia di essere un’organizzazione dedita ad attività malavitose (vedi il documento XXIII, N. 56 della Commissione Antimafia, del 6 marzo 2001, reperibile sul sito www.publicintegrity.org).

2 Il “consulente” statunitense non poteva mancare nei torbidi spionistici legati a Telecom. Tra le altre cose veniamo informati che secondo Giovanni Tavaroli, ex capo della sicurezza interna della società e imputato numero uno per la raccolta illegale di dossier, riceveva un milione di euro all’anno da Roberto Colaninno, il famoso “capitano coraggioso” di D’Alema (si veda “Luttwak, un consulente speciale” di Claudio Gatti, sul Sole24Ore del 23-11-2008).

3 Io credo che questa gente ridacchi mentre mette mano alle nostre pensioni. Come non avrebbe potuto ridacchiare uno che stava cambiando sfavorevolmente le regole pensionistiche mentre percepiva una pensione da Bankitalia di 13 mensilità da 37 milioni di lire (circa 20.000 euro di oggi) per solo 14 anni di servizio (evidentemente il sistema contributivo da lui varato doveva valere solo per il volgo, specialmente se giovane), cumulata con quella da ex funzionario dell’FMI e col lauto stipendio da ministro (vedi http://web.tiscali.it/ilvoltaire/doc/0086.htm)? Ma niente invidie o illazioni: in fondo è uno di noi, poiché quella pensione gli serviva per pagare l’affitto di casa (vedi l’intervista di Sabelli Fioretti su www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=117). Sottolineiamo solo, per chi fosse interessato, che il governo Dini può essere considerato un prototipo di “governo tecnico” post-ribaltone.

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