Commento alle tesi di Alessandro Ettore Cimò

gen 14th, 2011 | Di | Categoria: Cultura e società

Pubblichiamo di seguito una lettera di Ennio Abate, il quale entra nel merito delle tesi esposte da Alessandro Ettore Cimò, qui. Ringraziamo Ennio per l’intervento e ci auguriamo che sia stimolante per i lettori.

La Redazione

di Ennio Abate

Gentile Alessandro Ettore Cimò,

mi scuso di mantenere così in ritardo la promessa fatta di commentare più a fondo le tue tesi sul «conflitto poetico totale», sulle quali mesi fa avevo lasciato una veloce impressione, ma adesso ci sono e vengo subito al sodo.

Perché mi sento di ribadire quanto scrissi (« troppa enfasi, troppo giovanilismo, troppo nuovismo, troppo futurismo; l’effetto è un solipsismo colto che si esaspera in una contrapposizione astratta con un Nemico altrettanto astratto») anche dopo una lettura più approfondita? Per varie ragioni, che cercherò di esporre – spero – senza la sicumera dei vecchi (io lo sono, essendo del 1941) ma con una sotterranea (e condizionata però…) simpatia per l’insoddisfazione e l’indignazione che comunque intravedo nel tuo scritto.

La prima. Il tuo discorso resta troppo esterno alle pratiche reali (passate e presenti) dei poeti. Non viene fatto un solo nome né della «vecchia poesia» né della giovane, che permetterebbe di entrare più nel merito delle accuse che muovi. E, a dir la verità, pare svolto da uno che più che praticare la poesia è un filosofo ( e per giunta abbastanza dogmatico e non dialettico, come pure a parole rivendica di essere). Ti si dovrebbe credere, insomma, soltanto sulla parola quando affermi che «la vecchia poesia dominante è sempre rimasta il riflesso del pensiero dominante, pensiero inscritto nell‟ideologia dominante e pertanto il vecchio poeta non ha mai parlato» (p.6). Perché non fai nessun esempio. Preferisci, come si suol dire, “sparare nel mucchio”, usare categorie davvero lasche, generazionali (come quella di ‘vecchi’ e ‘giovani’) o abbandonarti a voli pindarici, sintetizzando – scusa la sincerità – con troppa presunzione secoli di ricerche poetiche che non credo davvero esplorate con il rigore necessario.

La seconda. Cosa ci sia nel calderone di quella che chiami «vecchia poesia» davvero non è chiaro. Il tuo discorso è per me fondato, come appena detto, su una contrapposizione esteriore, ideologica, e – ripeto- un po’ dogmatica tra vecchi e giovani poeti. Affermi: « Il vecchio poeta è pertanto l‟uomo contemplativo in grande stile» oppure «il vecchio poeta è una forza conservatrice e conciliatrice: egli è un ideologo». Ma non lo provi, non porti esempi, non fai nomi. Ti chiedi: «si può forse oggi fare poesia senza fare una critica della vecchia poesia, quella poesia borghese dalla poetica dell’effimero, apologia della vanità?», ma la «vecchia poesia» è indicata in termini stereotipati1. Sostieni che «quella poesia è stato il grande pianto dei vecchi valori caduti in disgrazia con l‟aumento di benessere delle masse, il dolore delle salde distinzioni che svaniscono, il lamento della media e piccola borghesia e i canti festosi di coloro che si facevano carico delle richieste dei salariati, di coloro che con la vecchia poesia hanno compiuto una falsificazione del reale santa e giusta, che hanno confuso talmente le acque da condurre il popolo sfruttato all‟accettazione incondizionata della putrefazione e del più vero e sincero relativismo». Ma è davvero così? Il discorso mi pare svolto all’ingrosso e frettolosamente (oltre che ingenerosamente). E quanto imperterrito e sicuro affermi «il vecchio poeta non ha mai parlato: esso è continuamente stato parlato dall’immagine del suo tempo che egli, con più o meno consapevolezza, idolatrava e giustificava», io mi chiedo: davvero tutti indistintamente idolatri del loro tempo i “vecchi poeti”? Anche la poesia di un Fortini, tanto per fare solo un nome di poeta che ho conosciuto e letto, era un «dolce trastullo per collezionisti ed onanisti intellettuali»?

La terza. Quando delinei ( sempre all’ingrosso e senza fare nomi) i tratti della «giovane poesia» o parli del «giovane poeta» quasi tutto quello che dici smentisce l’unica affermazione che mi sentirei di condividere in pieno: ««Il giovane poeta è colui che ispira il dubbio e il quesito, non fornisce risposte da quiz televisivo». Ben pochi dubbi sento e nessun quesito trovo e nessuna prova di fatto adduci in affermazioni che al massimo esprimono delle (aggressive e insofferenti) intenzioni.2

La quarta. Il linguaggio adottato dalle tesi è verbalmente violento3 e in posa4 e non esito a vederne la matrice in quello futurista d’inizio Novecento5. Le tonalità aggressive però mascherano secondo me disperazione e spinte autodistruttive 6.

La quinta. Quando le tesi delineano una prospettiva, il progetto pensato per i «giovani poeti», individuano come bersaglio un cosiddetto «edonismo di massa», che viene letto (troppo moralisticamente e in superficie secondo me) come effetto di «decadenza culturale» e frutto di un «facinoroso nichilismo d‟avanguardia». Ad esso i giovani poeti dovrebbero contrapporre la “realtà.”7 Ma poi questa “realtà” sembra ridursi a una indefinita e ambigua « miseria umana», immergendosi nella quale dovrebbe scaturire una «poesia della miseria», intesa – mi pare – a volte come un dare «sfogo alla nostra sete di perversione», altre volte ad un amore per la vita e per l’azione.8

Il discorso qui, oltre ad essere sbilanciato tutto su un versante grosso modo politico con un’elencazione babelica di rivendicazioni indiscriminate e senza priorità9 e ad ignorare la complessità e l’ambiguità del rapporto ideologia/poesia o politica/poesia (negli anni ’60-’70 al centro dell’attenzione critica di poeti come Sanguineti o Fortini, sempre per fare qualche nome), si abbandona a un insidioso elitarismo10 e ai soliti toni marinettiani- nicciani.11

Avrò saltato vari altri punti interessanti, ma per ora mi fermo qui. Evito di dire come invece su queste cose la penso io, ma sia sul blog Moltinpoesia sia sul sito della rivista Poliscritture ( e qui in particolare in Una discussione sulla poesia nata quasi per caso) troverai varie cose per fartene un’idea e, se pensi di poter continuare questo dialogo, non resta che farti vivo.

Un caro saluto

Ennio Abate

10 gen 2010


1 «quei versi di regime, quei dolci inni all‟inesistenza, quelle litanie della religione della consolazione artificiale, quei cantici rituali della stasi conservatrice, quelle prediche dell‟angoscia esponenziale, quei sermoni sul paradiso in terra».

2

  • « La giovane poesia è nel concreto, per tutti questi motivi qui abbozzati, una sollevazione contro governanti menzogneri e contro maestri menzogneri, contro idee becere e becere merci, contro mode transitorie e ricicli storici. Questo fenomeno di autodistruzione è la cosa più straordinaria che sia mai accaduta. Dinanzi a noi stanno ancora dei secoli, parecchi secoli tristi e pieni di basse agitazioni prima che sia bruciato completamente ciò che è vecchio, e si presenti chiaramente ciò che è giovane. Eppure il giovane poeta non si scoraggia di fronte all‟attesa: egli lavora perché vuole distruggere il dominio di un individuo sull‟altro, dei morti sui vivi; vuole annientare la violenza dei potenti, della legge dei pochi e della proprietà. Sacro per lui è soltanto l‟uomo giovane e non vi è nulla di superiore a lui»
  • «La giovane poesia sarà allora un irriverente eutanasia artistica. Il giovane poeta rifiuterà qualsiasi preconfezionato status: egli non deve cadere mai nella facile tentazione dell‟adeguamento formale e sostanziale. Ecco allora perché il giovane poeta appare malato per colui che intossicato esperisce il suo esser brutalmente violentato come felicità.
  • La bruttezza rende giovani poeti! Il giovane poeta non teme pertanto di prendere posizione: «trovo inconcepibile l‟ingenuità democratica che consiste nel credere che basti instaurare l‟eguaglianza perché ci sia come conseguenza la libertà».
  • «il compito del giovane poeta sarebbe quello di mostrare nell’aria libera la contraddizione di tutte le cose, con lo stesso impeto e la stessa passione; egli dovrebbe riuscire a immobilizzare questa ascesa nell‟immobilità in un attimo di equilibrio, facendo sentire nel contempo il suo slancio, il suo movimento collettivo».

3 « Ricordatevi almeno per qualche becero minuto della vostra esistenza, lettori maledetti, che se alziamo così la mano c‟è sovversione».

4 «Sia dunque chiaro, almeno fino alla fine di queste pagine barbaramente vomitate».

5 «È l‟ora di tornare alle armi! Ecco giungere la seconda battaglia, lo scontro frontale che non ammette tregue per nessuno schieramento…».

6 «i giovani poeti vogliono comprendere e piuttosto annullarsi da sé che soccombere alla marea dello spettacolo della nuova religione!»; «La sistematicità è attualmente defunta e questi stessi pensieri sparsi abortiti dai nostri stomaci di silicone si dissolvono tragicamente nella loro non-rappresentabilità e nella loro in-comunicabilità»

7 «Ma i giovani poeti si sono accorti che dietro alle proprie spalle, sotto il proprio naso, la realtà non smette di sussistere».

8 «il giovane poeta in quanto amante della vita diviene uomo d’azione, movimento per il totale piacere di muoversi. Non rimane più scelta al di fuori del vivere o morire. E non rimane più nemmeno una scelta estetica: questa pratica sovversiva, questa teoria insurrezionale, questi versi rivoluzionari, non saranno mai per tutti».

9 «Perché gli extracomunitari, i nomadi, i rom, le case, gli stipendi, vengono sempre relegati negli speciali notturni oppure dopo notizie del tipo: “il nuovo dio inaugura un supermercato”? Perché i movimenti sociali, la controinformazione, le femministe, chi soffre ogni istante della sua inutile vita, non può avere visibilità? Perché le stronzate tipo il calcio, Miss Mondo, i talent show, i reality e cose simili, hanno tutto questo spazio? Perché i giornalisti si accalcano ad una sfilata di moda e non vengono con noi sotto i ponti di queste martoriate e fredde metropoli? Perché il Papa sta su tutte le prime pagine dei giornali? I mussulmani cosa fanno tutto il giorno? Perché diamo per scontato che loro vivono solamente per preparare attentati contro di noi e riteniamo impossibile che pure loro qualche volta abbiano qualcosa da dire? Perché allo stesso modo vige il silenzio sui valdesi, sui testimoni di Geova, sugli animisti? Perché nessuno risponde a queste domande? Forse perché non rispettano i canoni delle solite domande confezionate ad hoc? Perché certi Stati non possono avere il nucleare mentre altri Stati sì? Perché i primi dovrebbero sicuramente usarlo per scopi di aggressione mentre chi già lo usa non potrebbe usarlo nel futuro per fini distruttivi? Perché definiamo le nostre radici come cristiane ma viviamo giornalmente da razzisti e immersi nel lusso? Perché nell‟era dell‟informazione globale nessuno in realtà sa nulla? Perché ci lamentiamo tanto delle tasse ma in un‟ottica futura non ci poniamo mai e anzi tacciamo la deriva che questo nostro ambiente ha preso a causa di un sistema produttivo che per sopraffare deve necessariamente essere disumano ed immorale? Perché il perbenismo e il moralismo imperversano sotto il naso di tutti ma nessuno osa parlare? Perché si deve giungere al punto da doversi porre tutti questi perché?».

10 « Si abbandoni al populismo questo infame e quotidiano pettegolezzo-mondo perché per una giovane poetica è inevitabile essere elitaria; non è ormai chiaro che ogni arte che aspiri veramente ad essere tale se pretenderà di essere popolare fallirà prostituendosi al mercato?»; «Si deve dunque comprendere fino in fondo che la giovane poesia è per pochi non per mancanza di umiltà ma per una strategia ben consolidata che non permette più passi falsi».

11

  • «Allora i giovani poeti sono disposti a perder tempo, a vivere da straccioni, perché altri si possano cibare del loro dolore e possano vedere ciò che gli specchi celano. Il giovane poeta non è un uomo come gli altri; ha una coscia d‟amianto infatti. Il giovane poeta è essenzialmente più lontano di ogni ente e nondimeno è più vicino all‟uomo di qualunque ente, sia questo un fiore, un volatile, una scultura classica, un computer, una star oppure un dio. Il giovane poeta è ciò che è più vicino. Eppure questa sua vicinanza resta per l‟uomo comune ciò che è più lontano in questo mondo completamente e ripetutamente sviato. Il giovane poeta rimane dunque sempre servo del tempo che nega e del proprio popolo a venire. Né nel tempo né nello spazio è mai stata riscontrata l‟esistenza di un soggetto autonomo. Ogni comportamento di fronte a qualcosa rappresenta un modo storicamente determinato di appropriazione del mondo, così il consumo e così la poesia. Allora anche i giovani poeti sono figli del loro tempo e vogliono che sia diverso perché in loro il futuro ha ancora un senso da scrivere, e questo senso non gli è fornito da un allucinogeno ma dal presente, dai bug di sistema presenti nella realtà odierna» .
  • « Lo dicemmo già una volta: la giovane poesia è arte psicopatica, svelamento totale, insania a catena, violenza assoluta, substrato rivoluzionario e perciò superamento immateriale, ossia «noi morendo vogliamo vivere e acculturarci!». La giovane poesia, proprio in quanto giovane, ha una propria autonomia e una propria verità che va al di là della comune e quotidiana realtà, un al di là che finisce per coincidere inevitabilmente con l‟al di qua, l‟autentica realtà disvelata dall‟apparenza: essa è ambiguità a un tal punto di saturazione da divenire in modo palese il reale».
  • « Qualcuno ancora accuserà meschinamente questa strada di essere autoritaria: ma questo qualcuno è un prete che non sa pensare e parla in nome di altri dei. Egli non vive, egli è vissuto! Fosse anche sovvenzionata da un collettivo di neonati e sponsorizzata ufficialmente da una goliardica taverna di nani, nessuno potrà mai impedire alla giovane poesia di imperversare nei sentieri di questa città imperiale, la capitale del «non chiederti nulla, asino che non sei altro!». Questi viali impareranno col tempo a convivere con la necessità: essi sono la casa delle puttane sfruttate, dei drogati da sogni sfumati e i fogli dei giovani poeti».

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2 commenti
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  1. Ho letto l’articolo, così come avevo letto il manifesto di Cimò, e personalmente condivido la tua risposta. Essere sempre contro, soprattutto in ambito culturale, sfasciare tutto, la ribellione dei vecchi contro i giovani non è sempre rivoluzionaria anzi, il più delle volte, è sostanzialmente reazionaria. E il futurismo e soprattutto il dannunzianesimo, nonostante i loro eccessi vitalistici e ribellistici,, tali furono (anche se comprendere tutto il futurismo in un unico calderone è sostanzialmente inesatto e scorretto: una cosa fu Marinetti, un’altra Sironi, un’altra ancora Palazzeschi). In particolare l’elemento che non mi trova d’accordo con queste tesi “nuove” (ma sostanzialmente vecchie) è l’accusa contro la vecchia poesia(che potrebbe essere la vecchia letteratura, il vecchio cinema) accusandola di essere un’arte borghese. Perché questo vuol dire proprio non aver capito nulla di cosa fosse l’arte borghese che nulla aveva a che vedere con la borghesia.
    Come bene aveva capito Lukàcs, e ancora di più Herbert Marcuse, l’arte denominata borghese era nei fatti “antiborghese” perché fondata sull’”alienazione inconsapevole”, e dunque sul conflitto. E la lotta contro di essa, lo stesso ’68 ha purtroppo avuto le sue colpe su questo versante, non ha avuto altro risultato se non quello di appoggiare la ristrutturazione capitalistica che si contrapponeva a quei valori di opposizione della cultura borghese( o si vorrebbe negare che Dostoevskij, Tolstoj, Freud non fossero esponenti della cultura borghese e al tempo stesso oppositori della borghesia?).

    Rodolfo.

  2. Risponderò volentieri prossimamente sia ad Ennio sia a Rodolfo per cercare di superare l’interpretazione da entrambi estratta dalle mie tesi. In fondo queste tesi sono state scritte proprio per lasciare il massimo spazio ermeneutico possibile, perché non pretendono di fornire alcun dogma. Logicamente tale scelta comporta pure la possibilità di leggervi cose non dette né pensate. Ma tutto ciò sarà argomentato nella mia futura risposta in cui cercherò di presentarvi il metodo strutturale delle tesi e soprattutto la fluidità delle categorie giovane-vecchio, portando quindi anche dei nomi come esempi. Purtroppo in questo perido sono molto impegnato perché sto lavorando su vari progetti pertanto dovrete attendere un po’ di tempo per la risposta; ma sono sicuro che saprete aspettare.
    Cordiali saluti,

    Alessandro Ettore Cimò

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