“Il nostro agente a Tripoli”.

apr 6th, 2011 | Di | Categoria: Politica Internazionale

Terroristi islamici sponsorizzati da USA e NATO integrano l’opposizione filodemocratica in Libia

di Michel Chossudovsky, Global Research, 3 aprile, 2011 (traduzione di Piero Pagliani)

I concetti sono rivoltati coi piedi sopra la testa: l’alleanza militare USA-NATO sta sostenendo una ribellione integrata da terroristi islamici, nel nome della “Guerra al terrorismo” … .

Ci sono varie fazioni all’interno dell’opposizione libica: monarchici, transfughi dal regime di Gheddafi, compreso il Ministro della Giustizia e più recentemente il Ministro degli Esteri Moussa Koussa, membri delle forze armate libiche, il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia (FNSL) e la Conferenza Nazionale dell’Opposizione Libica (CNOP) che agisce come ombrello.

Raramente ammesso dai media occidentali, Al-Jamaa al-Islamiyyah al-Muqatilah bi Libya, il Gruppo Islamico Combattente Libico (GICL) è parte integrante dell’opposizione libica.

Il Consiglio Libico ad Interim non costituisce un’entità chiaramente definita. E’ basato sulla rappresentanza di consigli locali appena creati, stabiliti per “gestire la vita giornaliera nelle città e nei villaggi liberati” (The Libyan Interim National Council » The Council’s statement).

Le forze di opposizione sono in larga parte costituite da una milizia civile non addestrata, personale fuoriuscito dalle forze armate assieme a paramilitari addestrati del Gruppo Islamico Combattente Libico.

Il Gruppo Islamico Combattente Libico (GICL), che allineato ad Al Qaida, è in prima linea nell’insurrezione armata.

La rete di Al Qaeda come strumento dell’intervento USA-NATO

Il Gruppo Islamico Combattente Libico, GICL, sia come organizzazione sia come singoli appartenenti è catalogato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come terrorista. Secondo il Tesoro statunitense: «Il Gruppo Islamico Combattente Libico minaccia la sicurezza e la stabilità globali con l’uso della violenza e la sua alleanza ideologica con Al Qaida e altre brutali organizzazioni terroristiche» (Treasury Designates UK-Based Individuals, Entities Financing Al Qaida -Affiliated Libyan Islamic Fighting Group – US Fed News Service, 8 febbraio 2006).

Ma i concetti sono rivoltati coi piedi sopra la testa. Sia Washington sia la NATO, che asseriscono di stare conducendo una “Guerra al Terrorismo”, stanno sostenendo un “movimento per la democrazia” integrato da membri di una organizzazione terroristica. Per una crudele ironia, Washington e la Alleanza Atlantica stanno agendo in disprezzo delle proprie leggi e regole antiterrorismo.

Inoltre, il sostegno sotto la “Responsibility to Protect (R2P) a favore delle forze di opposizione integrate dai terroristi è implementato conformemente ad una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la 1973, che è in aperta violazione della risoluzione 1267 dello stesso Consiglio. Quest’ultima identifica la Al-Jama’a al-Islamiyyah al-Muqatilah bi-Libya, il “Gruppo Islamico Combattente Libico” (GICL), come un’organizzazione terroristica.

In altre parole il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è in patente violazione non solo con la Carta delle Nazioni Unite ma persino con le sue stesse risoluzioni (The Al-Qaida and Taliban Sanctions Committee – 1267).

Origini storiche del Gruppo Islamico Combattente Libico

Come è ampiamente documentato, la “Jihad islamica” è stata copertamente sostenuta dalla CIA sin dall’aggressione della guerra Afgano-Sovietica (se veda Michel Chossudovsky, «America’s “War on Terrorism», Global Research, Montreal, 2005).

La Central Intelligence Agency (CIA), usando il Military Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan, ha giocato un ruolo chiave nell’addestramento dei Mujāhidīn. A sua volta, l’addestramento alla guerriglia sponsorizzato dalla CIA veniva integrato con l’insegnamento dell’Islam:

«Nel marzo 1985, il presidente Reagan firmò la Decision Directive 166 della National Security ,…[che] autorizza[va] ad aumentare gli aiuti militari coperti ai Mujaheddin, e chiariva che la guerra segreta afgana aveva un nuovo obiettivo: sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan attraverso azioni coperte per spingere i Sovietici ad un ritiro. La nuova assistenza clandestina iniziò con un incremento formidabile di forniture di armi – una crescita continua di 65.000 tonnellate annue entro il 1987… ed un “flusso continuo” di specialisti della CIA e del Pentagono che raggiungevano il quartier generale segreto dell’ISA pachistano attraverso la strada principale vicino a Rawalpindi in Pakistan. Lì gli specialisti della CIA incontravano gli ufficiali dell’intelligence pachistana per aiutarli a pianificare le operazioni a favore dei ribelli afgani.» (Steve Coll, Washington Post, 19 luglio 1992).

Il Gruppo Islamico Combattente Libico (GICL), Al-Jama’a al-Islamiyyah al-Muqatilah bi-Libya, fu fondato in Afghanistan da combattenti libici veterani della guerra Sovietico-Afgana.

A partire dall’inizio dai primi anni Novanta fino alla metà, il Gruppo Islamico Combattente Libico ha eseguito il ruolo di “intelligence asset” (risorsa spionistica) per conto della CIA e del servizio segreto britannico MI6. Ma a partire dal 1995 il GICL è stato coinvolto attivamente nella conduzione di una Jihad islamica contro il regime laico libico che ha compreso un tentativo nel 1996 di assassinare Muammar Gheddafi.

«Un ex agente dell’MI5, David Shayler, ha rivelato che mentre lavorava all’ufficio per la a metà degli anni 1990, personale dei servizi segreti britannici collaboravano col Gruppo Islamico Combattente Libico (GICL), che è collegato ad un fidato luogotenente di Osama bin Laden. Il GICL è ora considerato da Regno Unito un gruppo terroristico.» (Gerald A. Perreira, British Intelligence Worked with Al Qaeda to Kill Qaddafi, Global Research, 25 marzo 2011, sottolineatura aggiunta)

Attacchi terroristici stile guerriglia, presumibilmente col sostegno dell’MI6, furono condotti regolarmente contro le forze di sicurezza, la polizia e il personale militare del governo libico:

«Duri scontri tra le forze di sicurezza [di Gheddafi] e i guerriglieri islamisti scoppiarono a Bengasi nel settembre 1995, lasciando dozzine di morti di entrambe le parti. Dopo settimane di intensi combattimenti, il Gruppo Islamico Combattente Libico (GICL) ammise ufficialmente la propria esistenza in un comunicato dove si definiva il governo di Gheddafi “un regime apostata che ha bestemmiato contro Dio Onnipotente” e dove si dichiarava che il suo rovesciamento era “il dovere principale dopo la fede in Dio”. Questo comunicato del GICL e quelli futuri furono redatti da “afgani” libici che avevano ottenuto asilo politico in Gran Bretagna … Il coinvolgimento del governo britannico nella campagna del GICL contro Gheddafi è tema di un’immensa controversia. La successiva importante operazione del GICL fu un fallito tentativo di assassinare Gheddafi dove furono uccise parecchie guardie del corpo e fu più tardi sospettato di aver avuto un finanziamento dalla intelligence britannica per 160.000 dollari, secondo l’ex ufficiale dell’MI5 David Shayler. Mentre le accuse di Shayler non sono state confermate da fonti indipendenti, è tuttavia chiaro che la Gran Bretagna ha permesso al GICL di sviluppare sul suo suolo una rete logistica e di raccolta fondi. Ad ogni modo, il finanziamento da parte di Bin Laden sembra essere stato molto più importante. Secondo un rapporto, il GICL ha ricevuto fino a 50.000 dollari dalla mente saudita del terrorismo per ognuno dei suoi militanti caduti sul campo.» [2005] (citato in Peter Dale Scott, Who are the Libyan Freedom Fighters and Their Patrons? Global Research, marzo 2011, sottolineatura aggiunta).

Ci sono rapporti contraddittori riguardo l’ipotesi che il GICL sia proprio parte di Al Qaeda o agisca come un’entità jihadista indipendente. Uno di questi rapporti sostiene che nel 2007 il GICL divenne «una filiale di Al Qaeda, che più tardi assunse il nome di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI).» (si veda Webster Tarpley, The CIA’s Libya Rebels: The Same Terrorists who Killed US, NATO Troops in Iraq, Global Research, marzo 2011).

Continuità delle operazioni segrete degli USA e di suoi alleati: gli agenti di Al Qaeda in Jugoslavia

Fin dalla guerra sovietico-afgana, la rete di Al Qaeda fu usata come una “risorsa spionistica” da parte della CIA. Come è confermato da un documento del Senato statunitense del 1997, agenti di Al Qaeda furono utilizzati dall’amministrazione Clinton per fornire supporto all’Esercito Islamico Bosniaco agli inizi degli anni 1990 (si veda US Senate, Republican Party Committee, “Clinton-Approved Iranian Arms Transfers Help Turn Bosnia into Militant Islamic Base”, http://rpc.senate.gov/releases/1997/iran.htm, 1998) .

E’ ampiamente documentato che l’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK), che era sostenuto dalla NATO, ha sviluppato un esteso legame col terrorismo islamico (US Senate, Republican Party Committee, “The Clinton Administration Sets Course for NATO Intervention in Kosovo”, 1998, http://rpc.senate.gov/releases/1998/kosovo.htm, Si veda anche Michel Chossudovsky, America’s “War on Terrorism”, Global Research, Montreal, 2005).

Nella Jugoslavia Al Qaeda ha svolto il compito di risorsa di intelligence nel contesto della “guerra umanitaria” della NATO quando varie organizzazioni terroristiche furono fondate e sostenute clandestinamente. Nel 1999 l’intervento della NATO andò in soccorso dell’UCK, che era stato integrato da agenti operativi di Al Qaeda. (US Republican Party Committee Documenti sul Kosovo, op cit):

«Uno degli aspetti più inquietanti della presente crisi [per il terrorismo] è che essa può essere stata innescata [nel 1998 in Kosovo] dalla nostra inetta politica estera in Bosnia e Kosovo. Ivi, al di là di ogni buon senso, ci ritroviamo a difendere fazioni musulmane che si procurano sostegno proprio dai gruppi fondamentalisti e terroristici islamici che in altre parti sono i nostri mortali nemici.» G. Summers, “Bringing terrorists to justice”, Washington Times, 8 dicembre 1998, sottolineatura aggiunta. LO scomparso Col. Harry G. Summers (1932-1999) fu un Distinguished Fellow allo Strategic Studies Institute of the U.S. Army War College, Carlisle, PA.).

L’Operazione Odyssey Dawn è parte di uno schema USA-NATO? Uno schema per sostenere una rivolta integrata da terroristi con l’intento di giustificare un intervento umanitario per “salvare la vita dei civili”?

Questa fu anche la giustificazione da parte della NATO per intervenire in Bosnia e in Kosovo. Una lezione per la Libia?

L’ex capo dei servizi libici, il “doppio agente” Moussa Koussa, diserta nel Regno Unito

Il GICL fu sostenuto non solo dalla CIA e dai servizi segreti britannici MI6, ma anche da fazioni all’interno dei servizi segreti libici, guidati dall’ex direttore dell’intelligence e Ministro degli Esteri Moussa Koussa, che alla fine dello scorso mese di marzo ha disertato nel Regno Unito.

Nell’ottobre 2001 Moussa Koussa, allora capo dei servizi segreti libici, incontrò l’Assistente al Segretario di Stato americano William J. Burns. L’incontro Koussa-Burns fu di importanza cruciale. Agli incontri erano presenti ufficiali senior della CIA e dell’MI6, compreso Sir John Scarlett, che all’epoca (ottobre 2001) era capo del Joint Intelligence Committee (JIC) del Gabinetto, e riportava direttamente al Primo Ministro Tony Blair. Il JIC sovrintendeva, in rappresentanza del governo britannico, all’impostazione delle priorità di intelligence per l’MI6, l’MI5 e i servizi della Difesa.

“Il nostro agente a Tripoli” Moussa Koussa doveva giocare il ruolo di doppio agente. In incontri segreti con Sir John Scarlett, «si convenne che un agente britannico avrebbe operato a Tripoli». (Libya defector Moussa Koussa was an MI6 double agent, Sunday Express, 3 aprile 2011).

Lo sviluppo del GICL come movimento paramilitare jihadista e la sua integrazione nelle forze di opposizione anti-Gheddafi è in diretta relazione con il ruolo centrale giocato dal doppio agente Moussa Koussa, che fu determinante nella messa in opera di stretti collegamenti bilaterali tra CIA ed MI6. A questo punto, la diserzione di Moussa Koussa alla fine di marzo ha tutta l’aria di essere stata un’operazione preparata con cura da tempo. Con uno strano contorcimento, l’affare fu negoziato col governo britannico attraverso l’intermediazione di un precedente leader del Gruppo Islamico Combattente Libico, Noman Benotman,che ora sta lavorando con una fondazione per i diritti umani con base a Londra.

Noman Benotman, amico del Ministro degli Esteri libico Moussa Koussa, ha infatti raccontato alla BBC come ha contribuito ad organizzare questa diserzione dal regime di Gheddafi. Mr Benotman era stato uno dei leader del Gruppo Islamico Combattente Libico ma ora lavora per un think tank anti-estremista, la “Quilliam Foundation”. Ha affermato che aveva motivo di credere che Koussa aveva intenzione di negoziare col governo britannico e fu cooperò molto con l’intelligence.

Gordon Corera della BBC ha aggiunto che il governo britannico si trovò di fronte ad un dilemma riguardo il modo in cui bisognava trattare Mr Koussa dato il suo background come capo della intelligence libica.

Mr Benotman raccontò cià a BBC Breakfast e anche come mai una volta fossero rivali (BBC Breakfast 1 aprile, 2011, sottolineatura aggiunta).

Per ironia, Benotman era stato reclutato come mujahid per combattere nella guerra Sovietico-Afgana e fu uno dei fondatori del GICL in Afghanistan. Attualmente, dopo essersi specializzato in questioni di “contro-estremismo”, Benotman ha invece il ruolo di Senior Analyst alla Quilliam Foundation. Le sue attuali responsabilità includono l’assistenza «ad estremisti ed ex-estremisti usando Quilliam come una base da cui condividere con un pubblico ampio la sua conoscenza interna di al-Qaeda e di altri gruppi jihadisti».

Il “Programma antiterrorismo” della CIA in Libia

I collegamenti bilaterali stabiliti tra la CIA-MI6 e l’intelligence libica nell’ottobre del 2001 fornirono ai servizi occidentali una possibilità di accesso e controllo diretto in Libia tramite le loro controparti filoamericane interne all’agenzia di intelligence che era condotta da Moussa Koussa. Gli accordi stipulati permisero infatti ai servizi occidentali di infiltrare efficacemente l’Agenzia Libica di Intelligence che era a quel punto sotto la guida di un doppio agente dell’MI6.

Secondo un rapporto del 2008 del Dipartimento di Stato americano, il governo libico «continua a cooperare con gli Stati Uniti e la comunità internazionale per combattere il terrorismo e il finanziamento al terrorismo. … I funzionari statunitensi contano [perciò] di estendere alla Libia l’assistenza all’ antiterrorismo durante gli anni fiscali 2010 2 2011» (si veda Christopher M. Blanchard, Libya: Background and U.S. Relations, US Congress Research Service, 16 luglio 2010).

Nel 2009, i servizi libici e la CIA misero a punto un programma congiunto di antiterrorismo in base al quale gli ufficiali dell’intelligence libica avrebbero ricevuto un addestramento di antiterrorismo dalla CIA. Questo programma era parte di un accordo negoziato tra Moussa Koussa e la CIA. Si intendeva (in teoria) che col supporto degli operativi della CIA si sarebbe anche smantellato il Gruppo Islamico Combattente Libico. Si tenga in mente l’ambiguità del “controterrorismo” della CIA: la promozione del GICL in Afghanistan dall’inizio a metà degli anni Novanta era stato parte del progetto della CIA volto a creare un ramo libico della rete della sua Al Qaeda.

Nel 2009 i leader del Gruppo Islamico Combattente Libico che erano in prigione dichiaravano di rinunciare alla loro lotta armata contro il regime di Gheddafi per un accordo raggiunto con ufficiali della sicurezza libica. (New jihad code threatens al Qaeda, CNN, Novembre 2009).

Ma quale era il ruolo del programma congiunto antiterrorismo USA-Libia nella prospettiva di Washington?

Ufficialmente bisognava identificare i nomi dei membri del GICL e smantellarne l’organizzazione. Nella realtà le operazioni condotte dagli USA il Libia, compreso l’addestramento degli ufficiali dell’intelligence libica sotto gli auspici CIA, fornivano all’Agenzia una cortina fumogena sufficiente per condurre operazioni di spionaggio all’interno della Libia. Il programma di addestramento forniva infatti alla CIA la possibilità di infiltrare agenti o di acquisire controparti affidabili interne all’intelligence libica.

Il programma di antiterrorismo del 2009 ha una connessione diretta con la ribellione del marzo di quest’anno. Permise all’Agenzia, insieme all’MI6 britannico, di fornire un supporto coperto al GICL in vista dell’insurrezione armata di quel mese.

I media insinuano che il GICL sia stato smantellato (a seguito del programma di antiterrorismo sponsorizzato dalla CIA). Ma non c’è nessuna prova a supporto di ciò. Il GICL continua infatti a rimanere nella lista del terrore (aggiornata al 24 marzo 2011) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite:

QE.L.11.01. Name: LIBYAN ISLAMIC FIGHTING GROUP

A.k.a.: LIFG F.k.a.: na Address: na Listed on: 6 Oct. 2001 (amended on 5 Mar. 2009)

(La “entry” del GICL è a pagina 70 della “Lista consolidata”, Secondo le regole del Consiglio di Sicurezza, le organizzazioni terroristiche smantellate vengono rimosse dalla lista in conformità di una procedura di cancellazione e il GICL come si può verificare non è stato rimosso).

Armi e supporto coperto ai ribelli del GICL

Ci sono indicazioni che la CIA e l’MI6 continuino a fornire supporto coperto al Gruppo Islamico Combattente Libico, che ora costituisce la prima linea dell’insurrezione armata contro il regime di Gheddafi.

Hakim al-Hasidi, il leader ribelle libico, ha detto che i jihadisti che combatterono contro le truppe alleate in Iraq sono in prima linea nella lotta contro il regime di Muammar Gheddafi … Mr al-Hasidi insiste nel dire che i suoi combattenti «sono patrioti e buoni musulmani, non terroristi» ma ha anche aggiunto che «anche i membri di al-Qaeda sono buoni musulmani che combattono contro gli invasori». (“Libyan rebel commander admits his fighters have al-Qaeda links”, Daily Telegraph, 25 marzo 2011, sottolineatura aggiunta).

Abdul Hakim Al-Hasadi, è un leader del GICL che ha ricevuto un addestramento militare in un campo di guerriglia afgano. E’ il capo della sicurezza delle forze di opposizione in uno dei territori controllati dai ribelli e ha circo 1.000 uomini sotto il suo comando (Libyan rebels at pains to distance themselves from extremists – The Globe and Mail, 12 marzo 2011).

La coalizione USA-NATO sta armando i jihadisti. Le armi sono arrivano al GICL tramite l’Arabia Saudita, che storicamente, fin dall’inizio della guerra sovietico-afgana, ha sostenuto copertamente Al Qaeda. I Sauditi ora stanno rifornendo i ribelli di missili anticarro e missili terra-aria.

La disinformazione dei media: i terroristi islamici si uniscono al movimento per la democrazia “a titolo personale”

L’ammiraglio James Stavridis, il Comandante Supremo Alleato della NATO in Europa, ha tacitamente ammesso che «L’intelligence americana ha colto “fremiti” di attività terroristica tra i gruppi dei ribelli … E’ molto allarmante …» Ma non abbiamo a che fare con “fremiti”: il GICL costituisce la spina dorsale dell’insorgenza armata.

Anche i media occidentali hanno espresso preoccupazione, ma contemporaneamente insistono che i jihadisti sono “ex” membri del GICL che hanno raggiunto la lotta armata “a titolo personale” e non come membri di un’organizzazione terroristica. Ad esempio, secondo Benotman in una intervista alla CNN:

«Dozzine di ex combattenti del GICL si sono ora uniti allo sforzo dei ribelli per rovesciare Gheddafi, » ma ha sottolineato che lo hanno fatto a titolo personale e non per organizzare operazioni come gruppo.

«Alcuni funzionari anti-terrorismo occidentali hanno il timore che una guerra civile prolungata in Libia possa aprire degli spazi ad al Qaeda. I governi e le ONG devono essere veloci,» dice Benotman, «a fornire aiuti nelle aree tenute dai ribelli per sviluppare l’istruzione, la sanità e le istituzioni democratiche.» (Paul Cruickshank e Tim Lister, Libyan civil war: An opening for al Qaeda and jihad? CNN, 23 marzo 2011).

Un’organizzazione terroristica collegata ad Al Qaeda integra il movimento per la democrazia in Libia? Da quando i terroristi agiscono individualmente “a titolo personale”?

Ricordiamo che sia il GICL come entità sia i suoi singoli membri sono catalogati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come terroristi, sotto la risoluzione 1267. (The Al-Qaida and Taliban Sanctions Committee - 1267).

Il nostro agente a Tripoli”

Moussa Koussa era “Il nostro agente a Tripoli”. Le circostanze della sua diserzione così come la storia della sua collaborazione con la CIA e l’MI6 suggeriscono che negli ultimi dieci anni egli abbia servito gli interressi degli USA e dei suoi alleati, tra cui la pianificazione dell’insurrezione armata “filodemocratica” nella Libia orientale.

L’ex capo dello spionaggio libico Moussa Koussa ha giocato un ruolo centrale per fornire sostegno coperto al GICL per conto delle sue controparti delle intelligence occidentali. L’ex direttore della CIA, George Tenet, senza riferirsi esplicitamente al “Nostro agente a Tripoli”, ammette nella sua autobiografia del 2007 che «l’allentamento delle tensioni con la Libia [è stato] uno dei maggiori successi del suo mandato, in quanto ha portato alla cooperazione tra i due servizi di spionaggio contro al-Qaeda» (citato in Intelligence Partnership between Qadhafi and the CIA on counter-terrorism, op cit).

Non abbiamo dubbi: la NATO e il GICL sono uniti sotto le lenzuola. L’alleanza militare occidentale sta sostenendo una ribellione integrata da terroristi islamici in nome della “guerra al terrorismo”. Chi sono i terroristi? Con uno sgradevole contorcimento, mentre la Jihad islamica è dipinta dall’Amministrazione USA come una “minaccia alla civiltà occidentale”, queste stesse organizzazioni islamiche, tra cui il Gruppo Islamico Combattente Libico, costituiscono uno strumento chiave delle operazioni dell’intelligence militare statunitense nell’Asia Centrale, nel Medio Oriente, nel Nord Africa, per non parlare delle repubbliche islamiche dell’ex Unione Sovietica.

Michel Chossudovsky è un autore pluripremiato, professore emerito di Economia all’Università di Ottawa e Direttore del Centre for Research on Globalization (CRG) di Montreal. E’ autore di «La globalizzazione della povertà» (Edizioni Gruppo Abele, 2003) e di «America’s “War on Terrorism”» (Global Research, 2005). E’ anche un collaboratore dell’Encyclopaedia Britannica. I suoi lavori sono stati pubblicati in più di venti lingue.

Note del traduttore

1) “Our man in Tripoli” (“Il nostro agente a Tripoli”) è una evidente eco di “Our man in Havana” (“Il nostro agente all’Avana”), l’ironico romanzo del 1958 di Graham Greene da cui l’anno dopo fu tratto il famoso film di Carol Reed (di cui ricordiamo “Il terzo uomo” con Joseph Cotton, Alida Valli e Orson Wells, sempre da Graham Greene) interpretato da Alec Guinnes.

2) L’affermazione dell’ex combattente islamico Noman Benotman «I governi e le ONG devono essere veloci, a fornire aiuti nelle aree tenute dai ribelli per sviluppare l’istruzione, la sanità e le istituzioni democratiche» deve essere confrontata con i dati dell’ONU citati qui secondo i quali prima dell’aggressione occidentale la Libia aveva il più alto indice di sviluppo umano di tutta l’Africa, calcolato proprio con parametri come accesso all’istruzione, sviluppo e accesso alla sanità e lo standard di vita. Le parole di Benotman illustrano allora bene il contorcimento (il “bitter twist”, per usare un’espressione di Chossudovsky): se i bombardamenti della NATO favoriscono la democrazia così come favoriscono cose che la Libia aveva già ai massimi livelli del continente e che ora verranno distrutte, allora quale futuro democratico potrà avere la Libia? Non è che verrà distrutto anche quel poco o tanto di democrazia (non parlamentare occidentale, ovviamente) che c’era? Gli imporremo la nostra democrazia occidentale assieme alla regola che il 5% più ricco deve controllare il 72% della ricchezza del Paese? Imporremo insomma la “regola d’oro” della nostra democrazia: “Chi ha l’oro fa le regole”?

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