IL MILIONE. (Modesto suggerimento per seguire il dibattito su BRI sì, BRI no)

mar 9th, 2019 | Di | Categoria: Politica Internazionale
PIERLUIGI FAGAN
IL MILIONE. (Modesto suggerimento per seguire il dibattito su BRI sì, BRI no) A cosa serve la BRI? La BRI è una opera strategica. L’opera è relativa alla creazione di una logistica per le merci che faccia dell’EurAsia un unico sistema. La s’intende strategica perché la visione sottostante pensa che il destino dell’Occidente ed Oriente del macro-continente, sia quello di convenire ad un sistema comune. La si declina sullo scambio merci perché il commercio è da sempre ciò che unisce popoli diversi in un comune interesse: scambiare eccedenze per sopperire mancanze. Esistono già reti interconnettive nelle telecomunicazioni e per il trasporto delle persone. Quelle per le merci, oggi, sono reti a grana fine, mancano le autostrade, la BRI si ripromette di costruire queste autostrade ovviamente secondo il punto di vista logistico del promotore che è cinese. Occasionalmente, queste autostrade, potranno esser affiancate da condotte di energia e telecomunicazioni ma ciò riguarda interessi regionali. Di contro, una volta sviluppata la BRI cinese, altre reti potrebbero nascere promosse da altri per innervare specifici contesti.

La BRI, per sforzo progettuale ed economico finanziario, è promossa dalla Cina. Un quinto della popolazione mondiale e già seconda economia planetaria, è ovviamente il maggior portatore d’interesse per un’opera del genere. E’ letteralmente vitale, per la Cina, immaginarsi -proiettata nel tempo- come polo massivo di questa rete euro-(afro)-asiatica. Vitale significa che qualità della vita geo-storica della Cina nei prossimi decenni e poi secoli, è legata a questa strategia che è legata a questa opera. Ebbe più o meno la stessa idea anche la famiglia veneziana di Matteo, Niccolò e Marco Polo, settecento anni fa, quando Venezia era la massima potenza mediterraneo-europea. Fu per emulare la loro impresa via mare che Cristoforo Colombo s’incaponì in quel viaggio che poi cambiò la storia.

Questa è la cosa primaria da comprendere, poi ci sono una serie di cose secondarie. L’elenco delle cose secondarie è lungo: 1) quanti altri condivideranno questo progetto? Quali sono i rapporti di forza tra il gigante promotore ed i singoli paesi-partner?; 2) quanto tempo/costo svilupperà per esser realizzato; 3) quando comincerà a dare concreti “ritorni”per l’investimento?; 4) quanti intoppi naturali o procurati incontrerà?; 5) stante che non è un opera di beneficenza a fondo perduto, quanti conflitti di interesse si creeranno tra cinesi ed i vari paesi ospiti e come saranno gestiti e superati? (ci riferiamo ai vari contenziosi su colonialismo, imperialismo, trattative per ottenere il massimo coi soldi dei cinesi da un punto di vista – ottenere il massimo visto che i soldi sono nostri, per il punto di vista cinese); 6) quanti conflitti nella dialettica interna alla Cina si creeranno a favore e contro questo impegno che monopolizza fondi altrimenti destinabili?; 7) quanto tempo sarà necessario per avere almeno la prima infrastruttura portante di modo che la tensione sull’idea non declini perché troppo diluita nel tempo?; 8) dato il previsto a lungo perdurante rallentamento dell’economia planetaria, quanto se ne sentirà l’urgenza visto il declino della curva che dovrebbe sostenere?. E si potrebbe continuare.

Ma attenzione a non confondere questo parziale e già problematico elenco con l’essenza della cosa. L’essenza della cosa è la sua ragione strategica. Se non dovesse aver successo questa idea cinese, quali altre idee ci sarebbero sul tavolo per progettare i prossimi decenni del nostro macro-continente? Qual è l’alternativa alla BRI? Si possono affrontare i prossimi trenta anni senza un progetto, alla “vediamo come viene”?

Mancano ancora due settimane all’arrivo di Xi Jinping in Italia ed ovviamente è scoppiata la guerra dell’opinione telecomandata dai tanti che hanno contrastanti interessi su questa faccenda. Ne leggerete di tutti colori su gli otto punti ed anche di più. Ma se volete un consiglio, per non perdervi nelle nebbie dei vari conflitti d’interesse, tenete ben a mente la premessa strategica. Quella muove inesorabilmente i cinesi ed a noi starebbe solo domandarsi se il loro interesse potrebbe esser anche il nostro o meno, a quali condizioni. Non solo l’interesse sul milione più o il milione in meno, l’interesse a breve o a medio o commerciale o d’investimento o il rischio colonia, l’interesse per i prossimi decenni, la visione di come pensiamo la nostra posizione nel mondo fra trenta anni.

Non farsi questa domanda significa aver già dato una risposta e di una cosa potete star certi, è la risposta sbagliata.

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