“Per una teoria del conflitto”, i saggi di Alessandro Mazzone

feb 16th, 2023 | Di | Categoria: Recensioni

“Per una teoria del conflitto”, i saggi di Alessandro Mazzone

di Rete dei Comunisti

Alessandro Mazzone, Per una teoria del conflittoScritti 1999-2012, a cura di R. Fineschi, Napoli, La Città del Sole, 2022

Per una teoria del conflitto, pubblicato da La Città del Sole, a cura di Roberto Fineschi, frutto di un progetto editoriale a cui hanno collaborato l’associazione Laboratorio Critico, presieduta dal curatore del volume e la Rete dei Comunisti, raccoglie, nel decennale della morte avvenuta nel 2012, una parte degli scritti dell’ultimo periodo della produzione di Alessandro Mazzone.

Si tratta, come scrive il curatore, che di Mazzone è stato allievo diretto all’Università di Siena, di un gruppo di saggi che enucleano «una serie di nodi problematici che, in qualche modo, davano una dimensione teorico-politica più accessibile alla sua sofisticata teoresi degli anni precedenti».

Il volume è suddiviso in tre parti: “Per un’analisi del concetto di classe”; “Teoria della storia e della transizione”; “Stato moderno, democrazia, imperialismo”, precedute dai saggi introduttivi del curatore e di Mauro Casadio, per la Rete dei Comunisti, e dal “Curriculum e autobiografia di Alessandro Mazzone da lui stesso redatti”, tradotti dal tedesco da Nicola De Domenico, a cui è ascrivibile anche la lista delle pubblicazioni e traduzioni mazzoniane.

Con un’appendice, infine, dedicata alla nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels, la MEGA2, di cui Mazzone ha avuto il merito di introdurre lo studio in Italia.

Numerosi ed estremamente densi sono i nodi concettuali affrontati nei saggi pubblicati, dei quali viene data un’articolata illustrazione nelle prefazioni: la nozione di processo storico, il rapporto tra natura e fasi storiche, il concetto di modo di produzione e la teoria delle classi, al punto che sarebbe impossibile nel breve spazio di una recensione fornirne una disamina esauriente.

Appare più significativo concentrare l’attenzione su alcuni dei punti salienti che possono fornire al lettore una chiave per intendere il nesso sistematico tra elaborazione teorica e prassi politica che costituisce il valore fondamentale di questa importante raccolta.

A cominciare dalla distinzione teorica tra il concetto di Modo di Produzione Capitalistico (MPC) e i capitalismi storicamente determinati, laddove la prima nozione, quella di MPC, che si colloca ad un più alto livello di astrazione, delinea la logica, la legge di movimento interna appunto ad un modo di produzione; da distinguere rispetto alle caratteristiche fenomeniche che si manifestano per l’appunto nei modi in cui il capitalismo si è configurato in fasi storiche diverse, dalla fabbrica ottocentesca, alla produzione in serie taylorista fordista, alle più recenti forme dell’accumulazione flessibile, e in condizioni empiriche differenti a seconda dei luoghi e delle caratteristiche specifiche: un conto è indagare le dinamiche del capitalismo ottocentesco inglese, altro è descrivere le condizioni della fabbrica fordista negli Usa del dopoguerra o nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, altro ancora è indagare le dinamiche odierne in un paese del centro o delle periferie capitalistiche.

E tuttavia tali nozioni sono dialetticamente connesse, in quanto tutte le diverse manifestazioni storiche ed empiriche del capitalismo sono unificate dalle leggi appunto del modo di produzione capitalistico che è, peraltro, in quanto tale, un modello che esiste concretamente soltanto nelle articolazioni della sua varia e complessa fenomenologia empirica, secondo un’elaborazione che chiaramente manifesta l’applicazione al reale degli strumenti teorici della logica hegeliana nell’elaborazione di Mazzone.

A non pensare questa come una discussione puramente accademica (ammesso che ve ne siano), contribuisce il testo introduttivo di Casadio, che testimonia il tentativo di uno dei due soggetti promotori di questa iniziativa editoriale, la Rete dei Comunisti, di sostanziare il pensiero dell’organizzazione politica con una teoria.

Non sta a noi dire quanto riuscito sia questo tentativo, ma il tema della acquisizione degli strumenti teorici, non per piegarli alla propaganda ma per farli funzionare, con tutte le dovute mediazioni, come chiave di interpretazione del presente e delle sue tendenze, ci sembra non l’ultimo dei temi che la raccolta mazzoniana pone al lettore.

Altrettanto significativa la teoria delle classi elaborata negli scritti di Mazzone qui raccolti, che consente di superare, come sottolineato da Fineschi, una lettura puramente sociologica delle classi basate sulle caratteristiche esteriori o sull’autopercezione degli individui che le compongono, elaborandone una definizione funzionale legata alla posizione nei rapporti di produzione.

La consapevolezza teorica che «i detentori dei mezzi di produzione hanno un potere di comando sulla forza-lavoro in quanto essa potrà operare solo se e in quanto essi la vogliano utilizzare» (cfr. il saggio Le classi nel mondo moderno), che pertanto i lavoratori privati dei mezzi di produzione abbiano la necessità di porre la forza lavoro sotto il comando capitalistico per vivere, riproducendo in questo modo il rapporto di sfruttamento del lavoro salariato sotto il comando capitalistico, evita la catastrofica conclusione della scomparsa del lavoro e delle classi, tanto in auge nel dibattito che ha inteso accantonare gli strumenti teorici del marxismo.

E ciò costituisce una premessa necessaria per quell’indagine sulle riconfigurazioni e le nuove composizioni della classe lavoratrice che è essenziale per supportare un processo di ricomposizione e riorganizzazione del movimento di classe.

Si possono solo citare brevemente altri fondamentali contributi presenti nei saggi di Mazzone: da un’analisi rigorosa dei meccanismi dell’attuale fase storica dell’accumulazione capitalistica, con la centralità della riduzione del tempo di rotazione dei capitali e quindi della circolazione delle merci che consente di rendere ragione del ruolo cruciale assunto dal ramo della logistica nella produzione odierna, al problema dell’istruzione-educazione come rapporto di egemonia, lasciando al lettore il compito di impadronirsi attraverso lo studio del testo di strumenti di tale fecondità.

Vale la pena concludere questa breve recensione, con una riflessione sul titolo, particolarmente felice, individuato per la raccolta: Per una teoria del conflitto. Se è vero che il conflitto è agito concretamente, nelle dinamiche reali, dai soggetti organizzati che vi sono coinvolti, è pur altrettanto evidente che uno dei tanti aspetti regressivi della dissoluzione del tessuto della tradizione marxista e comunista degli ultimi decenni è stato proprio l’abbandono e lo scadimento del dibattito teorico.

Ciò è stato al contempo effetto e concausa dell’enorme arretramento egemonico di fronte all’avversario di classe, laddove una parte significativa dell’intellettualità che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità teorica del movimento comunista, ne ha in buona misura o del tutto sepolto la memoria o, peggio, ha distorto e piegato quella eredità in forme esplicitamente reazionarie, ormai al servizio dell’egemonia delle frange più aggressive dell’attuale capitalismo imperialistico.

Appare ormai urgente una ripresa sistematica dello studio degli strumenti teorici della tradizione marxista, come condizione necessaria (sebbene naturalmente di per sé non sufficiente) per un salto di qualità nella capacità di ricostruire una soggettività politica in grado di affrontare a tutto tondo le minacce ormai evidenti per la stessa riproduzione del genere umano presenti nella fase regressiva della crisi sistemica del capitalismo in cui viviamo.

L’insegnamento di Mazzone contenuto in questi saggi e l’opera di Laboratorio Critico e della Rete dei Comunisti che ne hanno consentito la pubblicazione costituiscono auspicabilmente un primo passo in questo compito enorme.

Di questo, e di tanto altro, discuteremo con ospiti qualificati, nel pomeriggio del 23 febbraio, alle ore 18 presso l’Hotel Hive di Roma, in via Torino 6. Oltre a Roberto Fineschi e Mauro Casadio, già citati in queste poche pagine, Alexander Höbel, Giuseppe di Marco e Luciano Vasapollo si troveranno a valutare l’attualità e la consistenza di questi testi e di questa raccolta, che è nostra intenzione presentare e discutere anche in tante altre città italiane.

Sinistrainrete

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